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Viaggio nel Magreb

Marco è impaziente di tornare in quella bottega.
- Dobbiamo tornarci! Capisci, Elisa
- Dobbiamo? Devi! Io ti aspetto qui. Vado in spiaggia
- Non ti lascio mica qui, da sola, in albergo con Kaled!

Kaled è uno studente che abbiamo conosciuto un anno fa, al corso di archeologia all’università di Perugia. Siamo venuti in vacanza quaggiù, in Marocco, spinti dai suoi racconti meravigliosi su questi posti. Certo, il suo è un punto di vista privilegiato: quando è a Perugia è un qualunque studente universitario ma qui è il nipote del Re.

- Ma che dici?
- Dico che Kaled, carino e gentile com’è, sarebbe lieto di farti un certo servizietto
- Ma sei scemo?! Che cosa stai blaterando?
- Non blatero niente. Dico soltanto che io, da sola, qui in albergo non ti lascio.
- Grazie per la fiducia
- Ascoltami, Elisa. Se non si trattasse di un pezzo tanto bello, rinuncerei ad andare e ci recheremmo insieme in spiaggia. Ma non posso, capisci? Non posso proprio rinunciarci. La mia collezione… quello… quel coltello, credimi…

Si sforzava di trovare le parole giuste. L’idea di aggiungere quel pezzo alla sua collezione gli faceva brillare gli occhi. Era stregato da quel pezzo che, kaled ce ne diede conferma, risaliva alla fine del 1600. “Peccato che non siano riusciti ad accordarsi” pensai io, ingenuamente

Il giorno prima, scortati da Kaled, c’eravamo introdotti nella città vecchia, nella parte non battuta dai turisti. Kaled stesso gli aveva parlato di una bottega interessante per la sua collezione. C’eravamo trattenuti per almeno mezzora in quella bottega.
Marco e il proprietario, dopo che quest’ultimo gli aveva mostrato il prezioso oggetto con, avevano parlato a lungo, alternando ammiccamenti e discussioni animate. A me, annoiata da morire, aveva indirizzato appena due cenni di impazienza seguiti da tiepidi sorrisi. Curiosavo, spiata dagli sguardi del bottegaio, tra gli oggetti in vendita. Carinamente, a un certo punto, kaled s’era staccato dal terzetto e mi aveva raggiunta per mostrarmi uno di quegli abiti che avrebbe poi comperato per regalarceli. Marco e il suo interlocutore discutevano sempre più animatamente, fin quando adducendo scuse del tipo che il proprietario fosse matto, marco dice di andare via, che non se ne faceva più niente.

- Quello è un capolavoro: la lama, perfettamente proporzionata… bilanciata. Il manico, intarsiato in maniera così raffinata. Quel pezzo vale tutta la mia collezione. non ci rinuncerei per niente al mondo.
- Perché allora non l’hai comperato ieri?
- Il prezzo! Era troppo caro.
- Ed ora, credi che ridurrà le sue pretese?
- Siamo rimasti che se ci avessi ripensato sarei tornato oggi da lui. Mi ha fatto una controproposta che, gli ho detto, avrei avuto necessità di pensarci meglio per decidere
- E ora, che stai facendo?
- Mi vesto, non vedi
- Certo che lo vedo. Ma perché quegli abiti?

- Abbronzato come sono e con questa tunica posso passare per uno del posto e attraversare la città senza troppi problemi. Dai, non stare troppo a pensarci. Vedrai che sarai contenta anche tu. Tieni indossa.

- Forse hai ragione. Ho visto un paio di cosette in quella bottega che non ho avuto il coraggio di comprare. Magari se fai rientrare anche quelle nella contrattazione, riesci a strappare un buon prezzo.

“Metti anche questo sul viso”, dice, passandomi uno shador.

- Sei tu ad averne bisogno. Soprattutto per coprirti gli occhi. Non so quanti marocchini hanno gli occhi azzurri.
- Insisto
- Se proprio ci tieni

Cosi ci avviamo verso il cuore della città vecchia, indirizzandoci prudentemente verso la nostra meta. Appena inoltrati nella città vecchia, le precauzioni prese da Marco, si rivelano in tutta la loro ingenuità. Si vede fin troppo bene che siamo degli europei.

Durante il tragitto i timori, comunque, si allontanano per far posto alla curiosità e alla meraviglia per lo spettacolo offerto da quella infinità di colori e suoni

Siamo stati lì solo il giorno prima eppure sembra tutto così inedito, meravigliosamente nuovo: le stradine sempre più strette; la folla sempre più intensa; i colori, tanto vari e sgargianti da portarmi quasi allo stordimento. E poi le voci, i sorrisi della gente.
Tutto mi appare così bello.

Presa dall’esaltazione di essere così vicini alla nostra meta, non do nemmeno peso al fatto che, nella calca, qualcuno mi sfiora le natiche, qualcun altro le cosce; uno, decisamente più audace, è arrivato a stringere il mio sesso, raccogliendolo nella sua mano. Quel contatto, così deciso ma delicato mi eccita moltissimo. Non dico nulla a Marco anche perché ho notato che anche lui è stato oggetto di attenzioni particolari. La cosa mi eccita ancor di più.

“Siamo quasi arrivati”, sto pensando, quando ci viene incontro il proprietario della bottega. Ci sorride, mostrando il coltello a Marco e ci indica una porta dove entrare. Guardo Marco, che senza esitazione mi fa cenno di entrare.

Entriamo.
E’ buio
Non sento nessun rumore. Solo il respiro della persona dietro di me.

I miei occhi si stanno abituando alla penombra.

Provo a bofonchiare qualcosa, per saggiare la situazione ma subito Marco mi rassicura dicendomi che tutto va per il verso giusto. Erano d’accordo così già da ieri, mi dice. Si sarebbero accordati senza la presenza di Kaled e soprattutto con la mia presenza. La mia presenza? E cosa centro io?

Non capisco e penso che sia meglio che stia zitta, per ora.

Nel buio comincio a distinguere qualcosa.
Qualcosa di chiaro.
Sono i denti bianchissimi di qualcuno che probabilmente sta sorridendo.
Le bocche merlate di bianco sono in realtà quattro. Un momento uno dei quattro ha gli occhi chiari. È Marco.

Ora inizio a riconoscere anche delle sagome.

Riesco ad intuire dove siamo.
Dovrebbe essere una specie di retrobottega. Ma perché non si muovono? Perché stanno tutti zitti?

Vorrei essere a Perugia o comunque lontana da qui mille anni luce.

Riprovo a fare la conta: uno alle mie spalle più due accanto a Marco. Tre. Sono tre uomini, credo. Quello alle mie spalle si sposta: apre uno spiraglio della porta; sbircia all’esterno poi la richiude e la blocca con un paletto. Poi, sempre lo stesso, si porta al centro della stanza, si inchina apre una botola poi mi induce a scendere mi sussurra:
“Quaiett plis! Slow, slow. Don uorri, miss. If iù is gud dont uarning for iù en iour boifrend. Anderstend?”
Non so se quel che ho capito sia proprio quello che voleva dire, ma istintivamente faccio un cenno di assenso con la testa.

La botola sopra di noi viene richiusa. La luce al neon, violenta, illumina di colpo il locale e mi ferisce per un attimo gli occhi.

Vedo Marco, sorridermi imbarazzato affiancato dai due uomini. Questi sono molto simili fisicamente. Direi che si tratta di due gemelli. Cosa insolita, da queste parti, rifletto.

- Tutto bene, Elisa. Un piccolo scambio commerciale.
- Ma perché qui sotto? Non potevi trattare e pagare su, nella bottega?
- Vedi, cara… il fatto è che ieri credo di aver intuito che non siano soldi cio che vuole il mercante
- Non vogliono soldi?
Ho paura a chiedere cosa possa interessare loro. Paura non è il termine esatto. Sono terrorizzata. Sono note le inclinazioni omosessuali di certe tribù marocchine e quindi oso sperare che possano contentarsi di ‘aprire’ Marco a certi piaceri.
Gli sguardi del bottegaio,però, non lasciano molti dubbi su chi sia il vero oggetto di scambio. Mi guarda come una fiera che si sta per avventare sulla preda.

Ma si può cedere a certi scambi per un coltello?

- Farabutto! Per un coltello! Nemmeno per un pozzo di petrolio… per un coltello!
- Per bello che sia, per prezioso che sia, la mia risposta è no! Eppoi il coltello è per te. Che c’entro io?

Marco non risponde. Mi guarda supplichevole.
Non conosco il significato del suo sguardo. È la prima volta che gli vedo quell’espressione.

- Quante volte, mentre facevamo l’amore, mi hai confessato che ti sarebbe piaciuto farlo con più uomini, che ti sarebbe piaciuto farlo davanti a me, che ti sarebbe piaciuto farlo con un negro. Ecco… tutto questo non è più fantasia, se lo vuoi
- E se non volessi?
- Bhe
- Avrei voluto decidere io se, cosa, come e quando, non ti pare?

Con l’indice sulle labbra, il bottegaio, ci fa cenno di fare silenzio, accompagnando il gesto con un sorriso.

Incoraggiata da quel sorriso e dal loro aspetto mite, provo a considerare la cosa da un altro punto di vista. Marco questa volta ha esagerato. Ero decisa a fargliela pagare e chiudere definitivamente con lui. Prima però dovevo uscire da quella situazione e, perché no? Con la mia dose di divertimento e di vendetta.
Il bottegaio, alle mie spalle, porta la punta del prezioso coltello in basso, dietro, in mezzo ai miei reni e, partendo dal fondo schiena inizia a tagliare il mio vestito salendo lentamente su.

Marco tenta una reazione ma è tenuto ben fermo dai due gemelli.
“quaiett” ordina sornione il bottegaio
Il mio vestito cade a terra delicatamente.
Sotto indosso soltanto degli slip di cotone, bianchi. Con le braccia istintivamente mi copro il mio piccolo seno.

Ora le loro intenzioni mi sembrano più chiare. Solo una cosa mi spaventa: l’idea di vedere allontanarsi la possibilità di uscire vivi da li sotto.

Mi rammarico che per evitare noiose paternali, nemmeno in albergo avevamo avvisato qualcuno, circa la nostra intenzione di volerci addentrare nella zona antica.
Quasi leggendomi nella mente, il bottegaio, in un italiano altrettanto stentato quanto l’inglese di prima, chiede, mettendomi la mano dietro la nuca: “Italiani?”.
Con mano esperta mi scioglie i capelli. Annuisco con lo sguardo basso.

- Se voi facite bravi poi torna a casa tua con coltelo. Nessuno male. Tu buona. Piano, piano. Anche tu signore, buono, buono, piano, piano.

La paura più grande per adesso è allontanata.
Guardo Marco. gli lancio la mia sfida: mi hai venduta per uno stupido coltello? Te ne farò pentire a partire da ora.

Il bottegaio mi si avvicina di nuovo; mi carezza il profilo con un dito.
Fissandomi dice qualcosa nella sua lingua ai complici.

La sua mano mi carezza il collo, i capelli, lunghi sulle spalle.
Mi sfiora un seno raccogliendolo nella sua mano.
Si morde il labbro inferiore allargando le narici.
Ho timore ad immaginare cosa stia pensando.

Sono spaventata, è vero, ma non più terrorizzata come pochi minuti prima.
Aveva ragione Marco quando ha detto che essere posseduta da più uomini e per di più simultaneamente, è stato sempre uno dei miei sogni proibiti; che un altro mio desiderio è sempre stato di farlo con un bel ragazzo di colore, per verificare le dicerie sulle dimensioni dei loro sessi; e anche farlo con un altro, davanti a Marco, è una delle mie fantasie ricorrenti. Davvero tutto questo potrebbe realizzarsi in un’unica soluzione?
Story URL: https://xhamster.com/stories/viaggio-nel-magreb-765477
Comments 1
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Bella storia, scritta bene, bravo! Finalmente qualcuno che conosce grammatica, sintassi ed ortografia. Continua così.  
1 month ago
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