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Avventure di uno qualsiasi - fantasmi sulla A14 PT

Alla fine Alberto non si fece vedere per un’oretta, finito di scoparmi Luana, andai nel bagno di servizio e mi lavai l’uccello per bene, ma il mio pensiero era per la nipote, Claudia, ed ero curioso sul perché me la teneva tanto nascosta. L’appuntamento era per un’ora finito il servizio di Luana, quindi Alberto sarebbe arrivato poco prima della nipote, così decisi di fare una fuga.
Tornai nella camera dove Luana ancora nuda stava sul divanetto da psicologo dove mi stava cavalcando poco prima, la guardai, si era pulita con la gonna, si alzò e andò in bagno, si metteva acqua sulla fichetta ancora molto rossa, poi si lavò la faccia e mentre stava uscendo mi vide già vestito.
“Già pronto per vedere la nipote di Alberto?” “ No, prima che Alberto arrivi me ne vado, digli che ho avuto una chiamata da un amico” “Facciamo così, te ne sei andato mentre dormivo, adesso mi rimetto sul divano e mi riposo, devo tenermelo buono” “Fai così, grazie della scopata, sei brava, ciao” “Ma….”
Non fece tempo a dire nulla che ero già fuori dalla camera e gli chiusi la porta sulle parole che stava dicendo e che non ho mai sentito.
Me ne andai a fare un giro sulle colline, suonò il telefono e Alberto incazzato nero che mi chiedeva dov’ero. Farfugliai qualcosa, poi dissi che avrei visto la nipote il pomeriggio seguente, sapevo che lui non poteva esserci, aveva uno spettacolo a roma e sarebbe partito al mattino.
Finalmente era il pomeriggio, mai nessuno mi ha tenuto nascosto una persona come Alberto, e ora la mia curiosità era a livelli massimi.
Ero seduto sulla poltrona dove mi ero scopato Luana, l’eccitazione per il ricordo e ancora l’odore della scopata del giorno prima e la curiosità per vedere questa Claudia mi stava portando ad avere l’uccello già duro. Finalmente sentii bussare, mi alzai di s**tto e andai alla porta, era il momento. Presi la maniglia e finalmente avrei visto Claudia. Eccola.
Avevo di fronte a me una donna meravigliosa, ma soprattutto quel tipo di donna che avevo sempre evitato, da quando Vale, la mia prima vera ragazza, se ne era andata.
Era bionda come l’oro, occhi azzurri come il mare della sardegna, due labbra belle carnose, una pelle leggermente abbronzata, alta circa un metro e sessantotto, Il seno stupendo, una terza, anzi forse una quarta, ed una voce meravigliosa con un leggero accento francese. “Ciao, tu sei Inciu, vero?” “Si, scusa, ciao,entra pure” Rimasi di stucco, ora dentro di me c’erano strane vibrazione, il pene era eretto, ma sentito tremare nel centro dello stomaco, le gambe le sentivo molli. Quando guardai il fondoschiena rimasi stupito, sembra quello della zietta, un attimo meno largo, ma così bellissimo, un culo alla Monica Bellucci per intenderci.
“Prego siediti sul divano, facciamo una cosa informale” “Certo”
Cominciò un serio colloquio, alla fine quello che lei faceva a me poteva davvero servire, in più conosceva cinque lingue, era madre lingua italiana e francese, era figlia del fratello di Alberto, ma la madre era della corsica, aveva vissuto con la madre in francia da piccola, poi si trasferì prima a cagliari, poi a roma dove viveva. Amava i miei lavori, li conosceva tutti, persino quelli che mi ero scordato.
Alla fine parlammo del più e del meno, avevo capito che lei era davvero una mia fans, come quella del parcheggio che vi ho detto poco fa. Senza che io dicessi nulla, mi disse dove potevo andare a cena e se avevo dei lavori in zona, se volevo lei poteva mostrarmi dei luoghi dove andare. Non potevo aspettare il giorno dopo e gli dissi che ero in cerca di posti dove la sera si veda un bel panorama, con un bel borgo, ma che sia piccolo e diroccato, mezzo abbandonato. Gli venne subito in mente Rocca Calascio, se volevo mi portava domani sera, io feci cinta di volerci andare subito piuttosto da solo, quindi si convinse a portarmi subito. Il tempo di prendere una macchina fotografica e una cam e partimmo.
Arrivammo al tramonto, ci mettemmo un oretta, e vi erano molte auto quindi salimmo a piedi al borgo. Avevo già visto alcuni posti abbandonati dove, una volta conquistata, l’avrei portata per scoparla. Salimmo ancora fino alla rocca e mi misi a fare riprese e foto, fino a che il sole non calò.
Eravamo ormai da soli in cima, la rocca era chiusa, mi sedetti fra alcuni muretti, una volta erano una casa o forse una camera da letto dove chissà quante scopate aveva vissuto. Claudia si avvicinò, il mio cazzo era già duro da tempo, ma quando lei mi era vicino, quasi mi faceva male. Si sedete vicino a me,e con una gamba si appoggiò a me, poi mise la testa sulla mia spalla, ed io la abbracciai e la baciai. Il bacio fu ricambiato, lungo, ci guardammo negli occhi e ancora baci, tanti baci. Scendemmo dalla rocca baciandoci spesso, arrivammo verso una casa aperta ed abbandonata, dentro vi era un piccolo caretto, fu lei la prima ad entrare, e senza neanche dire nulla si tolse tutti gli abiti con velocità, ed io con lei. Avevamo entrambi una voglia che sembrava regressa da sempre. Ci baciammo, poi lei si abbassò e inizio un pompino di quelli che non avevo mai sentito, stavo provando nuove sensazioni, non era importante che lei se lo mettesse infondo alla gola o lavorasse la cappella, era importante che fosse lei a farlo. “Prendimi” furono le uniche parole di quel momento, e così feci.
La presi, ma lo feci lentamente, entrando piano, sentendo che la mia cappella la apriva e lei fremeva, cominciò il gioco, fra baci in bocca, sul collo, sentendo le sue unghie sulla mia pelle e io a mia volta la stringevo. Alla fine venni senza nemmeno accorgermene, e fu lo stesso momento che anche lei stava venendo.
Fu bellissimo, la cosa migliore che mi fu capitata da tempo immemore. Non ci rivestimmo subito, restammo li dentro, fra la paglia e la terra, sentendo in lontananza solo un cane che abbaiava, restammo li ore. Lasciammo la casa diroccata, passeggiavamo fra le case vuote, solo un paio erano abitate, la locanda era già chiusa. Poi in auto tornammo a parlare e gli chiesi: ”Sei fidanzata?” “No, son single da tre anni quasi” “Perché tuo zio mi ha detto che lo eri!?” “Perché non vuole che io venga aletto con te, per poi beccarmi un calcio nel culo senza neanche un grazie come spesso fai.
Venni colpito da quelle parole, c’era qualcosa che nello stomaca mi stava urlando, durò parecchio, ma una volta a Pescara, fra i turisti dei bagni di Pescara nord mi passò. Ci baciammo e la salutai, credevo che fosse l’ultima volta che la vedevo, invece, nel giro di pochi mesi lei è diventata la mia metà, la parte persa negli anni, la redenzione che non credevo potesse succedermi.
Il giorno dopo lo dedica a fare un giro per i boschi della majella, dove ogni tanto si becca qualche coppietta, ma niente, sembrava che già fossi in un altro tempo, un altro me. Vidi solo due ragazzi, sui diciannove, lei bella. Li guardai erano vicini al sentiero, ma non mi fermai, andai per la mia strada. Alla sera era ormai ora di rientrare, andai a salutare Alberto, incazzato più che mai, ma faceva finta di nulla, avevamo dei contratti in ballo quindi manda giù e ricorda che un giorno ti vendicherai. Purtroppo non fece in tempo, un giorno, qualche mese dopo il fidanzamento con Claudia, lo ritrovarono nei carruggi di Genova, era stato con una prostituta cubana, un attacco di cuore causato dal viagra o altra schifezza, la tipa lo prese e lo abbandonò in un vicolo, per ore la gente passava e pensava che fosse un drogato mal nascosto.

Roseto, Teramo, Ascoli Piceno, Macerata, Ancona nord. Jesi, anche qui ho avuto l’onore di conoscere una bella donna. Questa è una ragazza che ora ha una trentina d’anni, io la conobbi prima che arrivasse in televisione, studiava ancora a Bologna. Si chiamava Ilaria, bionda, occhi azzurri, era il fantasma di Valentina che tornava a trovarmi nelle notti bolognesi fra le osterie del centro, le puttane dei viali e quelle degli appartamenti di S.Donato. Fisicamente era la sua coppia, stesso seno piccolo ma ben proporzionato alla persona, sedere magnifico e la pelle che sapeva di vaniglia. Con lei il sesso era tutto una risata, era frizzante nel vivere e nel fare sesso. Ogni schizzo se lo gustava e lo voleva ovunque io volessi farglielo, il sesso era vita per lei, il mio seme il nettare degli dei. Durò poco, trovai il primo lavoro serio e dovetti lasciare bologna e la sua vita notturna. L’ho rivista in televisione, in uno dei tanti abiti da persona seria che devo portare quelli come lei, sembra pure invecchiata e ha una fede al dito, buon per lei.

Senigallia, Marotta, Riccione. Rimini ho vissuto a nelle zone, avrei molto da raccontare. Dalla ragazza indiana che serviva al take away indiano, alle cubiste dei locali, oppure di Manuela, una ragazza che prese il cuore per un mese ne fece brandelli e poi mi buttò via nelle segrete del castello di Piero e Francesca. Invece vi parlerò di Alexandra, ragazza rumena, prostituta sulla vecchia strada adriatica, era dalle parti di Rivabella.
Non sono mai stato un fan del pagare una donna, ma una sera mentre rientravo da una serata di lavoro, ad una rotonda vidi una ragazza stupenda. Un fisico slanciato, ancora di più da quei trampolini, perché quello sono e non scarpe, in un vestito nero, capelli lunghi neri e frangetta, occhiali per non farsi vedere bene in viso. Si chiamava Alexandra. La serata era stata grama, era inverno e il locale vuoto aveva fatto poco successo. Finimmo presto e andammo a casa. Alla rotonda non potei non guardarla, per la priam volta una di quell’ambiente me lo stava facendo rizzare. Andai a casa però, sul cancello però mi toccai e lo sentii davvero eretto. Vivo da solo e farmi una sega con i porno non ne avevo voglia, volevo sentire un po’ di carne. Decisi di andare. Arrivato accostai a lei col finestrino già abbassato e gli chiesi quanto, subito senza neppure dire ciao. La cosa buffa, è che ero agitatissimo, la voce era quasi stridula, sudavo e mi guardavo attorno nervosamente e pensavo, che figura di merda se mi riconoscono o se lei mi dice di no. Rispose: “ciao, trenta” mi venne la tachicardia, ma risposi “ok, andiamo” Andammo sul retro di una officina li vicino, fermai la macchina, presi il portafoglio dal suo posto e presi i soldi con le mani che tremavano, mi girai verso di lei. Era gia con la fichetta nuda, si tenne la maglia perché non voleva avere freddo, ma vidi che era restia a mostrare il seno. Era piccolo, ma con due bei capezzoli e le punte dure a solo contatto. Gli diedi e soldi, li mise nella borsa e subito si avvicino al mio cazzo. Ovviamente era già duro, lei mi segò velocemente e mi mise il preservativo. Mi fece appena un su e giù veloce con la bocca, poi mi disse: “scopami”
Gli andai sopra, entrai in una fichetta che la trovai diversa da quello che mi aspettavo, non era larga, slabbrata come mi aspettavo, era giusta, normale, come quella di tante altre donne. Cominciai a sbattermela lentamente, ma in auto non ero comodo, quindi gli chiesi si poteva mettersi su lei, la risposta fu si. Mi venne sopra e cominciò da qualche movimento lento, per poi iniziare come una maratoneta del sesso, non si fermava, non faceva pause. La vedevo sopra di me, vedevo i suoi muscoli del bacino e del ventre che erano tesi, stava proprio dando il massimo per farmi venire il più presto possibile. Così fù, la sborra venne in un attimo, fu come una palla di cannone, non la sentii salire il tronco del cazzo, venne sparata fuori tutta in una volta. Mentre venivo diventai tutto teso e misi le mani sulle sue cosce spingendola verso di me per sentirmi sempre più dentro. Appena la lasciai, si tolse, prese delle salviette e si pulii, me ne diede un paio. Io mi tolsi il preservativo, mi ripulì velocemente e appena rivestito la riaccompagnai alla sua rotonda. Dopo averla fatta scendere ed essere tornato sulla via di casa mi calmai, ma incredibilmente il mio cazzo ne voleva ancora, e dovetti guardare un film di Silvia Saint per calmarlo.
Anni dopo, nemmeno due, la rividi a ferrara, ancora in una rotonda, e per la seconda volta in vita mia mi fermai da una prostitua.

Cesena, Forlì. Imola, nella zona avrei molto da raccontare, ad esempio di Consuelo, una cagnetta che veniva agli spettacoli miei. Una sera, venne nel retro palco, nei camerini, il teatro aveva una doccia,sentivo che c’era qualcuno dentro, ma pensavo che fosse qualcuno dello staff che mi lasciava o prendeva i panni. Invece no, era questa tipa, castana, magra, con un culo che parlava ma un seno piccolo, sproporzionato al resto di lei. Finita la doccia, quando venni fuori la vidi, gia nuda, in ginocchio, con un avambraccio a coprirsi il seno e con l’altra mano la fichetta. Mi vide, mi sorrise e disse solo “godimi come tu fai godere me con la tua arte”. Inutile dire che glielo misi in bocca ma già stava diventando duro alal sola visino di una fan così audace. Un bel pompino, poi la misi a pecora e la presi da dietro, non volevo perdere tempo, fuori c’era nebbia e volevo arrivare a casa presto, quindi aumentai subito gli affondi. Sentivo le palle che sbattevano di già sulle sue natiche, e sentivo che era già fradicia, come poche avevo sentito, difatti vidi un rigagnolo dei suoi umori che scendeva dall’interno coscia verso il terreno. Spingevo, spingevo, la tenevo per i capelli, lei mugolava, ma piano per non farsi sentire dallo staff. Senza rendermene conto sborrai, con un piacere a****lesco che affondavo con un impeto da sentire il rumore del mio bacino sulle sue natiche come se fossero state sberle che davo in viso. Lei mugolava e si lamentava dal piacere, e quando ebbi finito di schizzare ed uscì vidi che molta sborra cade in terra, ma alcune gocce scendevano dall’interno coscia come prima. Lei rimase a pecora, stesa a pancia in giù sul tavolo dove io la scopai.
“ Guarda che non hai finito, succhiamelo e puliscilo.” “Si amore”
Lo prese in bocca e lo massaggiò con la lingua, poi mi pulì tutta al cappella per bene, fece talmente bene il suo lavoro che avevo dei brividi e dei sussulti.
Una sera mentre ero a Milano, me la ritrovai nel backstage in piazza duomo, quasi che ci scappò una litigata. Avevo dato appuntamento a una che ogni tanto andavo a trovare, tale Ilenia, ma con Consuelo che veniva da Imola non potevo fargli fare tutta quella strada per un ciao. Andammo in un hotel lontano dal caos e da occhi indiscreti, ma anche questa è un'altra storia.

Bologna S.Lazzaro, Fiera, A13 Padova, Bologna Casalecchio, A1 Firenze - Milano .
Manca poco, fra un nulla sarò a casa, fra le tue braccia Claudia, i fantasmi di questa autostrada stanno svanendo, come la notte col sole che brilla alle mie spalle.
Eccomi.
Published by inciu
1 year ago
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Story URL: https://xhamster.com/stories/avventure-di-uno-qualsiasi-fantasmi-sulla-a14-pt-688767
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Quanti ricordi, quante scopate, n'infinità.
Beato inciu. :)
1 year ago
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