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Le mie esperienze feticiste e non solo...

Le mie esperienze feticiste e non solo…

Premessa

Scrivo questo racconto per condividere pensieri, sensazioni, commenti con persone che provano il mio stesso piacere, vale a dire, la passione verso l’abbigliamento femminile, in particolare con ordine di importanza, le calze di nylon possibilmente in seta con reggicalze, collant, mutandine, reggiseni, scarpe rigorosamente con tacco, guepiere, body in nylon o rete, calze a rete, guaine con ganci da reggicalze, culotte, ecc. Questa passione la provo quando una donna indossa quei capi, ma anche quando sono io ad indossarli, e mi eccita ancor di più quando sono a conoscenza di chi, persona femminile, ha indossato quei capi.
Ho 47 anni sono nato nel 1964, sono eterosessuale, sposato con figli. Negli anni 60-70 molte erano ancora le donne che portavano il reggicalze e le calze di nylon, gli anni 80-90 hanno fatto si che il collant fosse più comodo e fosse preferito alle calze con reggicalze, gli anni 2000 addirittura la maggior parte delle donne porta i pantaloni, che peccato !!!
Tanto per capirci, trovo quasi molto più eccitante uno spacco di una gonna con delle belle gambe fasciate da una calza, un decoltè che lascia trasparire il pizzo di un reggiseno che una donna completamente nuda, con questo non voglio dire che disdegno una donna nuda, assolutamente, ma voglio far capire la dipendenza che ho con l’intimo femminile in generale.
Ora vorrei raccontarvi quando e come, mi sono accorto di avere questa stupenda passione, per fare ciò devo partire da qualche anno addietro.

Prima parte

Ho scoperto la masturbazione verso i 5 anni, strofinando il pisellino sul cuscino, avvertendo degli s**tti di piacere. A 6 anni abitavo in affitto con i miei in un condominio con il cortile comune ad altri condomini, una ragazza li vicino, più vecchia di me, un giorno mi fece entrate nella sua portina, dal lato cortile, si tirò su la gonna, giù le mutandine e mi chiese di farle vedere il pisello, io lo feci con molta timidezza e dopo avermi chiesto di mettere il pisello dentro il buchetto della sua farfallina, scappai terrorizzato.

Ci pensò un mio amico, 2 anni dopo, a farmi capire il vero movimento del piacere, questo lo potè fare grazie all'esperienza carpita dai due suoi fratelli maggiori.
Praticamente tutti i giorni ci masturbavamo parecchie volte al giorno, senza l'aiuto dell'altro, cioè ognuno masturbava se stesso, in un qualsiasi posto appartato che trovavamo, in cantina, in garage, in solaio, Ci scambiavamo alcuni giornaletti come “Jacula” “Messalina” “Lando” ecc. trovati nei parchi e nelle zone dove le coppiette andavano a scopare.
Allora dal pisellino usciva una sola e piccola goccia di liquido bianco trasparente e basta, il tutto era accompagnato da 3 o 4 s**tti di piacere.
Un giorno questo mio amico venne a trovarmi a casa mia, i miei non erano in casa per tutto il pomeriggio, ed ad un certo punto mi chiese cosa indossava mia madre sotto la gonna oltre alle mutandine, vale a dire se i collant o le calze con reggicalze, io che sinceramente non mi ero mai posto quella domanda, lo portai al comò dove mia madre riponeva l'intimo.
Con stupore, ammirazione, eccitazione, il mio amico, ma anch’io, dopo aver visto tutta una serie di calze di nylon di tutte le tonalità del marrone dalla più chiara alla più scura, più altre di color grigio e un paio nere, guaine con i ganci da reggicalze bianche, nere, color carne, mutande in pizzo, bustini, sottovesti, reggiseni ecc., mi chiese se poteva masturbarsi toccando l'intimo, sedendosi su una poltrona li vicino. Tutto subito non fui molto d'accordo, ma poi mi convinsi a lasciarlo fare, così avrei potuto di conseguenza, farlo anche io, con l'intimo di sua madre. Paolo iniziò a prendere le calze di mia madre, infilando il pisello dentro, prima in una, poi in un'altra, si masturbava con una eccitazione incredibile, l’affanno si faceva sempre più sentire, prendeva le guaine, le toccava, prendeva le mutande, le odorava, leccava le calze ecc. Questo suo crescere di eccitazione mi fece a mia volta diventare il pisello duro come l'acciaio e mi portò a masturbarmi. Quando Paolo scegliendo una calza di color nero con la riga, che lo faceva impazzire, mi chiese se poteva venirgli dentro, prima di potergli dire di si, mi ero già bagnato la mano con tre o quattro gocce di liquido bianco. Ero venuto nel giro di pochi secondi. Nel frattempo il mio amico, con un’aria godutissima, venne dentro la calza di mia madre. Mi eccitai al massimo, vedere uscire le gocce dal pisello del mio amico sporcando la calza di nylon di mia madre e pensando che le avrebbe indossate sporche di sborra, mi fece ridiventare duro il cazzo. Non riuscii a trattenermi nel ritoccarmi ancora, naturalmente anche a Paolo, non bastò una sola sega, prese una mutanda in seta bianca con pizzo e si masturbò avvolgendo il pisello nelle mutande, fu la seconda sega, poi una terza dove Paolo venne all'interno della coppa di un reggiseno color carne (mia madre porta una bella quarta), infine la quarta sega, dove il mio amico, fece solo più un filino di sperma e lo lasciò sopra un reggicalze nero a 6 ganci. Anche io arrivai al quarto piacere, con una soddisfazione incredibile, avevo le palpitazioni, due cose mi eccitavano tantissimo, una, era il vederlo venire con l'intimo di mia madre, due, il pensare, mia madre vestita con i quattro pezzi di intimo sporcati di sperma dal mio amico.
Passarono diversi giorni prima che potessi trovarmi a casa del mio amico e poter usufruire io, dell'intimo di sua madre. Finalmente arrivò quel giorno, avevamo a disposizione la casa per tutto il pomeriggio. Ricordo l'eccitazione che mi saliva fino in gola, quando vidi, l'armadio, con all'interno i cassetti, che contenevano quelle favolose cose intime. Iniziai a toccare le calze, odorarle, leccare le mutandine, ecc. e fu proprio in quel momento che Paolo mi chiese: hai mai indossato l'intimo di tua mamma?...rimasi per un attimo titubante...quasi non avevo a pieno capito la domanda...poi il mio amico togliendosi i jeans e le mutante si infilò quelle della mamma, prese un reggicalze nero, delle calze color carne e le indossò...dicendomi di fare altrettanto.
Mi ricordo come se fosse ora, scelsi delle mutandine bianche trasparenti, un reggicalze bianco e delle calze nere a rete e le indossai. Ci aiutammo a vicenda nell’infilarci i reggiseni. Ci sdraiammo sul letto matrimoniale dei suoi genitori ed a quel punto Paolo mi disse: chiudi gli occhi... e prendendomi la mano la posò sulla sua coscia fasciata dalla calza, cazzo…cazzo…sembrava quasi di toccare una donna vera...lui fece lo stesso, socchiuse gli occhi e con la mano mi toccò il pisello, io di conseguenza, eccitato come un toro, feci lo stesso. Ci masturbammo a vicenda, prima venne lui che girandosi verso di me mi bagnò la coscia con le sue gocce calde di sborra, poi a mia volta feci lo stesso, venni con una intensità stratosferica, sulla sua coscia e precisamente sul bordo della calza della mamma. Anche in questa occasione non ci bastò una sola sega. Dopo esserci cambiati, indossando altri capi intimi della mamma, mi venni addosso e precisamente su una guepiere bianca in raso. La terza fu dentro una calza marrone scuro, bellissimo vedere sborrare il pisello nella trasparenza della calza. Mentre la quarta fu anche per me solo più un filino e lo feci posare su un reggiseno nero.

Da queste esperienze, avevo scoperto che mi dava un piacere immenso, indossare un capo intimo femminile, soprattutto se di una donna che conoscevo e avevo anche scoperto una sensualità notevole in mia madre. Da allora iniziai a far caso a certi particolari, come il rilievo dei ganci del reggicalze sotto una gonna aderente, le calze nere con la riga, una scarpa col tacco che le slanciava le belle gambe, ecc. Ricordo, quando mia madre, la domenica mattina, mi svegliava verso le 9,30 del mattino, entrava in camera, tirava su la tapparella, girava per qualche minuto, sistemando ciò che era in disordine; tutto questo sempre ben vestita, perchè pronta per andare a messa, alcune volte indossava anche le scarpe coi tacchi. Molte volte mi svegliavo prima, mi toccavo il cazzo sempre in alza bandiera, arrivavo quasi a godere, aspettavo, entrava mia madre in stanza, quando girata di schiena, potevo vederle il culo, il rilievo del reggicalze sotto la gonna, le gambe fino a sopra il ginocchio fasciate dalle calze di nylon e le scarpe col tacco, mi lasciavo andare, sborrando a non finire. Provai, anche d’estate, a porre mia madre in una situazione un po’ imbarazzante, vale a dire, facevo finta di aver sonno e di non riuscire a svegliarmi, con il pisello duro e fuori dal pantaloncino del pigiama, con le lenzuola ai piedi, la prima volta, prese le lenzuola e le tirò su, la seconda volta, si fermò solo qualche secondo a vedere il pisello, la terza, inizialmente uscì dalla stanza per poi rientrare alcuni minuti dopo e avvicinandosi senza far rumore mi sfiorò il pisello per alcuni attimi, mettendolo dentro al pigiama, fu un momento magico. Appena uscita dalla camera, mi feci un segone mega, immaginando mia madre inginocchiata al bordo del letto, mentre mi stantuffava il cazzo, toccandole le tette e alzandole la gonna sentendo i ganci del reggicalze, toccarle la balza delle calze, per poi finire nel sborrarle nelle mani.
Innumerevoli furono anche le volte che la spiavo dal buco della serratura della porta del bagno, sia mentre si accingeva a svestirsi e sia all’uscita dalla vasca, curava molto i suoi piedi, le sue mani, il suo corpo. Imparando la routine del bagno, riuscii a farmi una sega da sballo, mentre si smaltava le unghie del piede destro, poggiato sopra l’angolo della vasca, immaginate la visione laterale dei peli e delle labbra della figa che si intravedevano mentre si smaltava di rosso le unghie dei piedi. Eccitante era anche vederla spalmarsi su tutto il corpo, alcune creme idratanti, in particolare, venni varie volte, mentre spalmava una crema in mezzo alle gambe, immaginando che fosse il mio sperma. Godetti più volte anche guardandole il seno ed in particolare, immaginando di venirle sui bellissimi capezzoli rosei. Venni varie volte nel barattolino della crema, la medesima che si sarebbe spalmata facendo il bagno.
Andavo a rovistare nella cesta dei panni sporchi, trovando sempre calze e mutandine odorose di figa materna.

Io e Paolo riuscimmo diverse volte a ripetere le performances raccontate in precedenza, sia a sua casa, sia a casa mia. Fu molto interessante. Pensate che condivisi con lui anche un paio di mutandine cadute sul mio balcone, dalla signora del piano di sopra, erano lavate a mano ma ancora odorose di figa e di sangue. Siamo riusciti a leccare tutto.
Ricordo ancora, la sua contentezza, quando mi fece vedere, in un sacco di plastica, quattro paia di scarpe da donna, qualcuno le aveva buttate, ma lasciate vicino al cassonetto dell’immondizia, una paio color verde smeraldo con tacco da 12 cm, un paio color bianco con tacco da 8 cm, un paio di stivaletti e delle ballerine nere che vi assicuro avevano un bel profumino.
Nel periodo invernale andammo molte volte verso le 18.00 di sera, quindi con il buio, a spiare le coppiette che scopavano in macchina...anche li ci facemmo tante di quelle seghe…che non vi dico.
Una sera vedemmo in auto una coppia che pomiciava, un uomo li spiava in prossimità dell’auto, questi si avvicinò piano piano alla coppia con il membro completamente fuori dal pantaloncino, aveva un cazzo piuttosto lungo e grosso, la donna tirò giù il finestrino e facendo avvicinare l’uomo, gli prese il membro con la mano e dopo averlo segato, lo mise in bocca, così, come se niente fosse. Lo stava non solo, mettendolo in bocca, ma lo stava decisamente ingoiando. Io e Paolo ci guardammo con una faccia che lasciava trasparire un godimento infinito e un’occasione da non perdere assolutamente. Non facevamo in tempo a far diventare molle l’uccello che già iniziavamo un’altra sega.

Un altro episodio singolare fu quello di aver scoperto che le chiavi della cantina di mio padre aprivano altre cantine del condominio ed in particolare, in una di queste, oltre ad un plastico favoloso di trenini elettrici della Lima, trovammo in uno s**tolone una raccolta di svariati anni di Playboy e in una scarpiera tante paia di scarpe da donna che individuammo subito essere della signora dell’ultimo piano, appassionata di scarpe.
La visione di tutte queste bellissime scarpe, inizialmente, ci indusse alla tentazione di rubarle e nasconderle mettendole in un nostro posto segreto, ma poi capimmo che non saremo più riusciti a utilizzare altre nuove scarpe che la signora andava a deporre in cantina, probabilmente per liberarsi le scarpiere in casa.
Quante volte provammo a camminare con i tacchi, quante volte ci siamo masturbati odorando le scarpe della signora, (avevano un odore favoloso), quante sborrate facemmo su quelle scarpe e sugli stivali ecc. La cosa più bella avveniva quando incrociavamo la signora per le scale e guardandole le scarpe vedevamo se quelle era state sborrate da me o da Paolo.
Poi purtroppo i genitori di Paolo dovettero trasferirsi e non lo vidi mai più.

Parte seconda

L'assenza di Paolo mi lasciò un grande vuoto. Nel frattempo legai con un ragazzo di nome Davide. Era molto timido. Con lui però, non ci fu, inizialmente, la stessa confidenza come con Paolo. Si parlava di seghe, di figa, di lingerie, ma senza molto affiatamento, l'unica cosa che riuscii ad avere... sono state le calze di sua mamma, color carne chiare, semi usate, riposte nel comodino, che gentilmente mi aveva dato sapendo che mi sarei masturbato con le medesime. Nel consegnarmi le calze di sua madre mi lasciò carpire che la cosa lo eccitava, infatti un giorno a stento mi confidò, che si era masturbato pensandomi mentre mi segavo e venivo nelle calze della mamma. Quelle calze diventarono rigide, tante furono le sborrate che gli feci dentro, dopo naturalmente averle annusate al bordo, per percepire l'odore della figa e al tallone per l'odore del piede. Con le calze di nylon, avevo già imparato ad infilarmi la punta delle calze nelle rispettive narici, per sentire l’odore dei piedi, leccavo il tallone sudato delle calze che rilascia un sapore favoloso e facendo scendere la calza fino al cazzo riuscivo ad avvolgerlo di nylon per poter venir dentro con tutta la libertà di questo mondo.
Avevo 11 anni e già mi ero reso conto che il godere con qualcosa di intimo femminile, mi avrebbe eccitato moltissimo.
In un’altra occasione, ci trovammo soli in casa, gli chiesi se mi faceva vedere dove la mamma riponeva i capi intimi, lui mi portò in camera da letto, apri il primo cassetto del comò e con ammirazione il mio sguardo cadde su delle belle cosette. Gli chiesi se mi lasciava andare in bagno con un paio di mutande per segarmi e lui mi disse che potevamo andare in camera sua, anche perché si sarebbe masturbato anche lui. Così facemmo, ci sedemmo sul suo letto, io avevo portato le mutande ad altezza naso per odorare il profumo, lui al mio fianco si toccava guardandomi. Ad un certo punto provò a toccarmi il cazzo, fu in quel momento che mi confermò la sua tendenza omosessualità, che per quanto mi riguarda, inizialmente non mi attraeva più di tanto. Comunque lo lasciai fare, mi allungai sul letto, continuando a odorare le mutande della mamma, chiudendo gli occhi. Dopo qualche minuto Davide si inginocchiò e si mise in mezzo alle mie gambe, mi alzai e non feci in tempo a dire una parola che si mise il cazzo in bocca. In quel periodo, bastava anche solo un battito di ali di farfalla per farmi venire, devo quindi ammettere che sentire in mio uccello nella bocca del mio amico, non mi dispiaceva affatto. Me lo scappellava piano piano, mi baciava la piccola cappella, me lo leccava su tutta la lunghezza fino a raggiungere la testa. Ad un certo punto senti il mio sperma uscire e venni nella bocca del mio amico che la tolse solo dopo tutti gli ultimi schizzi di piacere. Sul momento mi piacque molto il pompino che mi fece, nessuna bocca fino ad allora l’aveva succhiato, ma andando a casa quel pomeriggio, pensai di non ripetere più altre volte quell’esperienza.
Invece, non andò proprio così, i genitori di Davide erano al lavoro, come tutti i pomeriggi, dopo aver fatto qualche parola riguardante la musica, iniziai a dire che mi stava diventando duro il pisello, solo al pensiero di potermi di nuovo masturbare con qualcosa di intimo di sua madre. Andammo nuovamente in camera e dopo aver scelto delle calze marroni scuro, ci ritrovammo ben presto sul suo letto. Davide aveva scelto un paio di mutande nere in raso e pizzo. Avevo infilato il cazzetto in una delle due calze e l'altra la odoravo, mentre il mio amico con le mutande della mamma le sfrusciava sul pisello. Aveva la cappella sproporzionata rispetto al membro, era molto grossa e rossa. Fu la prima volta, che mi venne voglia di prendere in bocca un uccello, il vederlo sfrusciare freneticamente mi aveva eccitato non poco. Mi chinai e lo misi in bocca, succhiavo molto forte quasi con la forza di un’aspirapolvere, con la lingua sentivo il taglio della cappella, mi muovevo tutto intorno senza però troppo scappellarlo, perchè aveva dato segno di non gradire molto. Nel frattempo, lui mi toccava il cazzo dentro la calza trasparente marrone...mi ero prefissato di venire nello stesso momento in cui avessi sentito i primi schizzi caldi di sperma nella mia bocca e così andò. Fu un'esperienza particolare che non ci dispiacque affatto. Insomma ci toccavamo, ci spompinavamo, con l'intimo della mamma, era molto eccitante. Un giorno, la madre scoprì su una calza, dello sperma secco (sicuramente il mio, cercavamo sempre di asciugare, prima di riporre il tutto a suo posto, probabilmente rimase qualcosa) e fece una brusca romanzina a Davide pensando fosse lui, quando me lo raccontò ci ridemmo sopra non poco, per non rischiare, decisi di non venire più nell'intimo della madre, ma lo potevo sempre odorare. Andammo avanti tutta l'estate, un pomeriggio dopo esserci sdraiati nel letto, mi chiese se volessi provare a infilargli il pisello dentro il buco del culo. Gli dissi di si, solo se si fosse indossato una mutanda della mamma, ne scelse una bianca trasparente e se la indossò. Il buco del culo era molto piccolo e non avendo avuto precedenti esperienze, con il mio cazzetto da giovane, quindi non ancora del tutto sviluppato come quello di un adulto, ma molto duro, spostando da un lato le mutandine, provai ad infilarlo pian piano. Era incredibilmente eccitante sentire il buco del culo con la cappella del pisello, quando iniziai a sentire le pareti dell'ano, mi vennero i brividi fino alla punta dei piedi. Quando il cazzo fu completamente dentro ci girammo da un lato, iniziai a muovermi freneticamente, sentivo già i primi s**tti di piacere, buttai un occhio al suo cazzo che era durissimo, non feci in tempo a guardarlo, che iniziò a fare dei filini di sperma, stava praticamente venendo senza toccarsi, eccitato dal sentirmi dentro al suo culo. Quella volta avevo scelto delle calze di nylon velatissime color grigio chiaro e una delle due la infilai sul suo pisello, poco dopo averlo visto venire dentro, glielo presi in mano e scappellandolo piano piano con la calza fradicia, lo feci godere fino in fondo.
Quella scena, mi portò dopo pochi secondi a venire nel culo di Davide con un'intensità favolosa. Dopo essermi sfogato per quasi tutta l’estate, iniziai a capire che era l’ora di giocare con una figa. Piano piano non ci frequentammo più.

Non molto lontano da casa mia, c’era una merceria dove mia madre, andava a comprare. Entrai diverse volte con lei e vi devo confessare che ero eccitatissimo a vedere mia madre comprare calze, ecc. e a vedere l’intimo esposto nel negozio, da ogni parte che mi girassi c’erano capi interessanti, sognai di trovarmi all’interno del negozio di sera e man mano aprire tutte quelle s**tole e scoprire il favoloso contenuto. Questa merceria, aveva all’angolo del negozio, una vetrinetta formata da montanti in alluminio e da un vetro antisfondamento. Erano sempre esposti collant, mutandine, guepiere, ecc. Un giorno passando li, scoprì che un camion facendo retromarcia, aveva in pieno colpito la vetrinetta, accartocciandola da un lato, e lesionando tutti i vetri delle pareti, ma senza infrangerli. Il contenuto era ancora tutto nella vetrinetta. Il mio occhio andò immediatamente a cadere alla base e vedendo che era formato da un semplice piano in legno foderato, pensai di ritornare e fare un bel bottino. Tornai di sera sul tardi, infilando il braccio, da sotto il piano in legno rotto in un angolo presi tutto quello che mi interessava. Mi portai a casa una gupiere bianca a fiori da sballo, calze da reggicalze in sete, di varie taglie e colori, collants di vari colori e denari, insomma tutte marche di alta categoria.

In estate con i miei si andava in un paesino dell’entroterra in puglia a trovare mia nonna, mamma paterna e ci si soggiornava per circa un mese. Andavamo in treno con al seguito l'auto. Un anno nel viaggio di andata, gli scompartimenti della 2^ classe erano formati da 6 posti a sedere, si partiva alle 21.00 di sera e si arrivava al mattino alle 8.00, ci sistemammo e verso le 22.00 tirammo in avanti i sedili, uno con l'altro formando una specie di letto dove si potevano distendere i piedi. Nello scompartimento c'ero io, mio padre, mia madre una coppia di anziani e una signora di circa 50 anni, era una signora piacente, vestita semplicemente, una camicetta, una gonna corta, delle calze di nylon marroni. La sistemazione era la seguente: io mi trovavo verso il finestrino, la signora di fronte, mia madre al mio fianco destro, mio padre di fronte e verso l'uscita la coppia di anziani. Tutti quanti trovammo una posizione comoda per poter affrontare la notte, la signora si allungò e mise i piedi tra me e mia madre. Tutti si addormentarono tranne il sottoscritto, rimasi per parecchio tempo a pensare se provare a toccare le gambe della signora o se solo masturbarmi guardandole nella penombra. Avevo il pisello duro come l'acciaio. La signora sembrava dormire, ma c'era da fidarsi a toccargli i piedi?...e se si fosse svegliata, che figura di cacca, facevo davanti ai miei? Era la prima possibilità che mi si presentava di toccare una donna vera. Avevo il cuore in gola. Mi feci coraggio e provai a sfiorarle le dita dei piedi fasciate dal rinforzo della calza, poi le sfiorai il dorso del piede, il tallone, il polpaccio, peccato che il quella posizione non riuscii ad arrivare alla coscia e alla balza della calza. Che sensazione incredibile sentire il nylon fasciare le gambe della signora. Ad un certo punto, la signora si girò da un lato, spostò i piedi e me li posizionò ancora più vicino, feci un'altra stupenda prova, strusciai il pisello sulla calza, ricordo che bastarono poche volte, per venire in maniera strepitosa, la sporcai con qualche goccia di sperma, praticamente ero venuto solo per lo sfregamento della cappella con il nylon. Decisi di addormentarmi, ma dopo circa dieci minuti, il mio pisello diventò nuovamente duro, non ne voleva sapere di dormire, mi abbassai piegandomi fino ad arrivare con il mio viso vicino ai piedi della signora. Baci, leccai, odorai, i piedi della signora, odoravano di cuoio delle scarpe e di sudore...bastarono due annusate e voilà...di nuovo un piacere intenso. In quella posizione, potei finalmente, arrivare a toccarle anche le cosce…mmmmm, ma soprattutto riuscii ad arrivare alla balza e ad un gancio del reggicalze, la mano si era intrufolata, tra la calza e la sottoveste probabilmente in raso, era di un liscio incredibile. Arrivò il terzo godimento, fu meraviglioso.
Lo feci altre due volte, una di queste tornai ad annusarle i piedi, l’altra tirandomi su mi permise di strusciare nuovamente il pisello scappellato sul dorso del piede, era favoloso sentire il nylon sfiorarmi la cappella, insomma arrivai a quota 5 seghe mega. Al mattino mia madre mi chiese se ero riuscito a dormire bene, avevo due occhiaie!. Non si ripresentò mai più una situazione del genere, peccato, ma mi servì per capire che era eccitante toccare una donna sconosciuta e per di più nel sonno.
Questo periodo fu molto bello, spensierato, e soprattutto molto proficuo per quanto riguarda la mia passione. Come forse tutti non sanno, in questi paesini quando si ha un lutto in famiglia, dalla moglie alle figlie ecc. era d’obbligo vestirsi di nero. Voglio precisare che allora il colore delle calze e dei collant che preferito era proprio il nero, non facile da trovare in città. Un’altra cosa che va spiegata è la seguente, questo paesino era formato al 70% da vecchie case, quindi su un piano solo o eventualmente due, dandomi la possibilità di reperire roba intima facilmente. Un giorno, andando a messa, per far piacere ai miei, vidi in un banco davanti a me sulla sinistra, una signora giovane, molto elegante e bella, tutta vestita di nero, con calze nere con riga molto trasparenti, così tanto da lasciare intravedere il color roseo delle gambe. Usciti da messa con il cuore in gola la seguii ed individuai dove abitava e dove poteva eventualmente stendere il suo intimo. Per giorni e giorni passai di lì a dare un’occhiata, senza grossi risultati, ma la mia perseveranza un giorno mi premiò vedendo uno stendi bagno pieno zeppo di roba nera, era così tanta che dovetti escogitare un piano per poter razziare tutta quella roba, andai velocemente a casa di mia nonna, presi il mio zainetto, ritornai un po’ più tardi in zona, sapevo di rischiare, ma l’eccitazione di possedere quella roba era 10000 volte superiore alla paura. Lo zainetto era così pieno che sembrava una mongolfiera. Bottino: quattro paia di calze nere in seta di cui un paio con la riga, una guepiere, un body, diverse mutandine in seta e culotte in raso, reggiseni, guaine con ganci da reggicalze, due gonne, una camicetta in seta ed infine una maglia in cotone. Fu una manna per quei tempi avere quella roba. Potei vestirmi quasi completamente con l’abbigliamento di quella stupenda e giovane signora, un sogno che diventò realtà. Sento ancor ora nelle mie narici il profumo stupendo di quei capi. Era troppo rischioso tenere lo zainetto in casa e siccome mi piaceva molto girare per lungo e per largo tutte le stradine del paesino, fu proprio in questo modo, che trovai in periferia un casotto semi abbandonato in un oliveto, dove potei nascondere l’intimo.
Andavo periodicamente al casotto e sapendo che quel ben di Dio, trascorsa la vacanza, non l’avrei potuto portarlo interamente a casa mia, mi portò pian piano a fare delle sborrate libere sugli indumenti.
In quella stessa vacanza ebbi un amore platonico con una fidanzatina e un incontro ravvicinato del “terzo tipo” da parte di una delle tante cugine, più vecchia di età, la più porca, che avevo li al paese. Facendola breve, mi trovai con lei, in uno sgabuzzino, nella rimessa molto grande di suo padre, imprenditore edile, con la scusa di doverla aiutare a cercare qualcosa che ora non ricordo cosa fosse. Mi iniziò a chiedere se avevo la fidanzata, se avevo baciato una ragazza e se lo avevo fatto con la lingua, ecc.
Mi ricordo il vestito a fiori che indossava e sedendosi su un ripiano di fortuna, accavallava le gambe come se fosse una porno-star, lasciandomi intravedere le mutandine bianche. Piano piano si avvicinò sempre di più e prendendo la mia mano se la mise sotto la gonna, sopra le mutandine, all’altezza della figa, sentivo il taglio, ero molto eccitato, ma allo stesso tempo molto ansioso, non sapevo esattamente cosa dovevo fare e allora presi a muovere le dita su e giù per il taglio, lei dopo poco, strinse così forte la mia mano nelle sue cosce, che non riuscivo quasi più a muovere le dita, questo non le creava nessun problema, anzi nel giro di pochi minuti ansimò come…come…non so che cosa…decidete voi…poi, per premiarmi del piacere datole, mi infilò la mano nei pantaloncini corti che indossavo, passando prima da una coscia poi dalla patta, mi masturbò ma non riuscii a venire, non so ancor ora darmi una spiegazione di tutto ciò, so solo che questa mia cugina si incazzò molto e non mi parlò più per tutta l’estate.

Purtroppo non avevo ancora quella malizia che si può avere ad un'età più avanzata. Nel frattempo tornato dalle vacanze mi trasferì in un altro condominio, formato da 12 famiglie.
Ebbi le prime amicizie femminili, vale a dire in una di queste famiglie c'erano due sorelle, Monica e Manuela e in un’altra, una ragazza bellissima, della stessa mia età, che si chiamava Antonella e la sorella, gran figa, Patrizia.
Devo per forza raccontare due avvenimenti fantastici che mai dimenticherò e precisamente una festa di carnevale nella tavernetta dei genitori di Antonella e un capodanno a casa di Monica e Manuela.
Nella tavernetta di Antonella eravamo circa una dozzina di persone tra ragazzi e ragazze, Antonella mi aveva già eccitato tutto il pomeriggio, con il suo vestito da spagnola, non so se rendo l'idea, vestito nero, calze nere a rete, con copri spalle e scarpe di color rosso. Dopo aver ballato, bevuto, mangiato, giocammo al gioco della bottiglia, dove riuscì per culo a vincere, un bacio da una ragazza, un' altro bacio con lingua da un'altra, ma il mio pensiero era sempre rivolto ad Antonella. Avevo il cazzo durissimo e quindi decisi di andare al bagno per farmi un gran segone. In quel bagno, piuttosto spartano, scoprì che le ragazze si erano cambiate per indossare i vestiti di carnevale e quindi avevano lasciato delle borse che contenevano, potete immaginare che ben di Dio. Rubai un collant nero molto trasparente, forse un 15 denari, e per la prima volta provai eccitazione per un paio di scarpe di color rosso con un tacco da circa 8 cm. Strofinai la mia cappella, quelle poche volte che bastano, all'interno di quelle scarpe rosse e fu una sborrata colossale. Pulì alla meno peggio le scarpe e proseguì la festa.
Nel corso del tempo, riuscii a rubare dei collant ad Antonella perché abitava al piano terra. Avevo 13 anni non si parlava più di gocce bianche, ma di due o tre schizzi di sborra bianca ma decisamente più densa.
Un anno dopo, mi trovai, invitato insieme ad altre persone, a casa di Monica e Manuela, a festeggiare il capodanno, i genitori a loro volta festeggiavano il capodanno fuori casa, Avevamo la casa a completa disposizione. Si era deciso di aspettare la mezzanotte guardando la televisione, inizialmente sembrava uno di quei capodanni, pallosi al massimo, dove non vedi l'ora di tornare a casa, fino a quando su un divano andò a sdraiarsi Monica per godersi la visione dello spettacolo televisivo, dopo pochi minuti le si avvicinò una sua amica mi sembra si chiamasse Elena e si sdraiò vicino a lei. Nella mia timidezza, scelsi il posto più indietro di tutti, cosa vuol dire, che davanti a me c'era una schiera di sedie con ragazzi e ragazze imbambolati davanti alla TV in bianco e nero e tra loro e la mia posizione, a sinistra, c'era il divano con le due ragazze sdraiate, la luce proveniva solamente dallo schermo della televisione. Con la scusa del freddo si misero un plaid addosso...e cominciarono a baciarsi e toccarsi...immaginatevi di che dimensione e durezza poteva essere il mio cazzo in quel momento! Provai a toccarmi il cazzo da fuori i pantaloni ma l'ansia di essere beccato da tutti a toccarmi, mi fece riflettere e abbandonai quella soluzione. Pensai allora di provare a venire muovendo il muscolo dell’uccello ritmicamente, le gambe fasciate da un collant color carne che fuoriuscivano dalla coperta, i movimenti, che provocavano le ragazze, erano tremendamente eccitanti. Godetti come non mai, senza toccarmi, fu favoloso.
Nel frattempo passata la mezzanotte, qualcuno ebbe la bella idea di giocare a nascondino al buio in casa, tenete presente che il loro alloggio era quasi il doppio di quello dei miei genitori, quindi si prestava benissimo al gioco.
Si fecero varie conte, in una di queste, mi trovai a nascondermi nella camera di Manuela, aveva qualche anno in più di me ed era una bella tipetta, non persi tempo e cercai la roba intima, provai nel comò, niente, provai nell'armadio, niente, al buio completo, naturalmente non era facile vedere, poi ebbi la fortuna di scorgere in un angolo una cassettiera molto alta, con circa otto cassetti molto stretti, li, trovai il paradiso. Rubai un paio di mutandine (bianche) e due collant (uno marrone scuro con tassellino bianco zona figa ed uno blu) e feci la stessa cosa nella stanza di Monica, rubando due collant (uno nero ed uno marrone). Verso le 4 tornammo a casa, io, giuro con 4 collant e un paio di mutandine infilati nelle mie mutante. Incredibile, ma vero. Indossai più volte quei collant e quelle mutandine...quante mega seghe. L'eccitazione era sempre più grande, perché sapevo che quell'intimo era di Manuela e di Monica.


Parte terza

Ho sempre praticato molti sport, ma mi voglio soffermare sul nuoto e sul tennis, perché in ambedue le circostanze sono entrato nello spogliatoio femminile sapendo di non incontrare nessuno, e con una velocità incredibile, portar via dalle borse, mutandine, collant, anche gambaletti usati. La curiosità di odorare i gambaletti mi ha portato a capire che ogni piede femminile ha un suo proprio odore. Questo è bellissimo.
In questo periodo mi ricordo accadde un episodio molto buffo, di fronte al nostro condominio si era sposata una giovane coppia, che dopo circa una settimana, aveva steso, allo stendi bagno, fuori dal balcone al piano terra, precisamente un reggiseno, uno slip, un reggicalze, un paio di calze tutto di color bianco e un reggiseno, uno slip, un reggicalze, un paio di calze tutto di color nero (le calze erano in seta...mmmm). Sapete dove sono andate a finire? Immaginatevelo!
I miei genitori ogni tanto, andavamo a trovare alcuni loro amici e portandomi con loro, scoprì che la moglie di questo amico, usava il reggicalze, perché quando si sedeva sul divano in sala, le calze si raggrinzivano e si vedeva il rilievo del gancio del reggicalze, aveva delle gambe bellissime e lunghissime. Sognavo di inginocchiarmi vicino a lei seduta e di venire sulla piega che si formava dal lato del ginocchio. Una sera mi feci coraggio e chiesi di andare al bagno, fui molto fortunato, perché in una cesta in vimini, trovai delle calze usate color nero. Mi feci una sega galattica, odorai il bordo delle calze che sapevano tantissimo di figa e sborrai lasciando solo qualche goccia nelle calze. L'esperienza riscontrata é quella che in casa altrui, andando in bagno, nella cesta dei panni sporchi, si può trovare, quasi sempre, qualcosa di molto interessante.
L'unica volta che trovai la cesta dei panni sporchi non nel bagno, ma nello studiolo, fu quando presi alcune ripetizioni di inglese da una bella professoressa bionda. Usava molto i kilts, riuscii a rubare un collant blu ed uno bordeaux, molto, molto odorosi Questa professoressa, prendeva il pullman per andare a scuola, aspettando alla fermata, mi dava il tempo, passando dal retro di un condominio di salire le scale e dalle vetrate del piano rialzato, vedendola, di segarmi varie volte, una di queste, lei indossava una minigonna grigia con collant grigi e stivali neri, giuro, feci una sborrata con il cazzo molle, vale a dire ero così eccitato che mi sono bastate 5 o 6 stantuffate con la mano ed il mio cazzo non ebbe nemmeno avuto il tempo di diventare duro che già avevo sborrato.
Le altre ripetizioni, che dovetti prendere, sono state di matematica, la professoressa non era molto bella, anzi era persino un po' cicciottella, faceva il bagno nel profumo, aveva due grosse tette, indossava sempre una gonna sopra il ginocchio e con collant generalmente di color marrone molto velati. Questa professoressa mi si sedeva di fronte ad un tavolo molto stretto e mentre mi dava degli esercizi da svolgere, correggeva i compiti in classe dei suoi allievi, quindi molto concentrata nella correzione, mi dava la possibilità piegando la schiena indietro, abbassando lo sguardo, di vederle le gambe, toccandomi il cazzo da fuori i pantaloni, feci un sacco di sborrate nelle mutande!

Un giorno, andando a trovare un mio compagno di classe, salii su un pullman di linea, c’era solo l’autista, io, e una ragazza più o meno della mia età, con giubbotto e gonna in pelle nera, calze a rete e stivali, aveva i capelli tinti di un bel rosso ramato e con degli orecchini ad anello da zingara. Era seduta alla mia sinistra, due posti più avanti, non persi tempo e sperando che nessuno salisse alle fermate, mi tirai fuori l’uccello e mi masturbai velocemente, guardandole le gambe con le calze a rete nere. Lasciai un vero e proprio laghetto di sperma. Mi eccitò così tanto vederla che aspettai di scendere alla sua fermata e seguendola a meno di 10 metri di distanza, imboccata una stradina secondaria, mi tirai nuovamente fuori l’uccello durissimo e mi masturbai avvicinandomi alla ragazza…aveva un culo da favola…lei non si accorse di nulla…a distanza di quasi un metro…giuro…venni facendo colare tutto per terra.
In questo periodo iniziai ad avere le prime fidanzate, purtroppo, a quel tempo uscendo con una ragazza, se eri fortunato si arrivava alla masturbazione reciproca, ma non di più, solo con una certa Cristiana che ancor oggi, incrocio per la città (sempre molto distinta, sempre vestita in maniera impeccabile, sempre ancora una bella tipetta) le cose furono molto diverse.
Alle superiori nell’intervallo le ragazze stavano da una parte del corridoio ed i maschi dall’altra, ero amico con un compagno ( Ezio ), molto figo, ed ero abituato a vedere le ragazze guardare lui e mai me, Cristiana nell’intervallo incrociò il mio sguardo diverse volte e di li a poco tempo, andai a prenderla sotto casa per andare a fare una passeggiata. Davanti ad una merceria si fermò di s**tto e mi disse: hai voglia di aspettarmi 10 minuti, devo comprare due cosette...naturalmente dissi di si...ero molto curioso di sapere di che cosa si trattasse...ma non ebbi il coraggio di chiederglielo...poco dopo andammo in un bar, a prendere una cioccolata, fu proprio lei, a farmi vedere gli acquisti...erano due paia di collant uno nero con delle foglie disegnate (era ottobre, classico collant autunnale) ed uno bianco ricamato...rimasi attonito per qualche secondo…rispondendole…da inebetito…eh…belli. Nella mia testa frullava un solo pensiero: forse ho incontrato la ragazza giusta a cui piace indossare graziosi capi intimi. Ci frequentammo per vari mesi e dopo i soliti approcci, cercai di farle conoscer meglio la mia passione. Non fu per niente difficile, anzi sentivo nel suo parlare, un piacere interiore intenso se indossava della lussuosa lingerie. Per farla breve, una delle cose più belle, fu vedere il mio uccello infilato in un suo collant 15 denari, la sua bocca andare su e giù, le sue mani affusolate con le unghie smaltate di color rosso torcere lo scroto e intravede il mio sperma uscire dal taglio del glande inondando il suo collant, le sue labbra e la bocca. Riuscii anche a realizzare un altro piccolo sogno quello di sborrarle addosso, sui suoi collant, alla pecorina sulle sue favolose mutandine in raso a fiori, e infilando l’uccello tra la calza nera e la sua coscia, venire vicino al gancio del reggicalze.

Devo ringraziare Ezio, per tutte le volte che mi ha fatto spiare la sorella (Lorella, veramente una gran figa), dal buco della serratura, mentre si accingeva a fare il bagno, questo, stimolò parecchie volte la mia fantasia, facendola colmare con dei piaceri incredibili.

I miei possedevano una casetta in montagna, nel periodo estivo quando il tempo si prestava, trascorrevamo i fine settimana. Mi annoiavo a morte, il paese vicino era squallido, solo le montagne offrivano una panorama piacevole. L’unica giornata che mi piacque, fu quella volta, dove aiutai a spostare dei mobili in casa di una signora di circa 60 anni, che i miei conoscevano, abitava li vicino, scesa al piano di sotto per prepararmi una bevanda, trovandomi nella camera da letto, aprì l’armadio, i cassetti e nel primo trovai calze in nylon da reggicalze quasi tutte grigie e solo qualcuna marrone, nel secondo guaine e bustini con ganci da reggicalze, nel terzo reggiseni di taglia grande (la signora aveva le tette grandi) e mutande a volontà. Mi misi immediatamente nelle mie mutande a contatto con il cazzo, due paia di calze grigie, mi eccitava molto il colore e poi erano molto trasparenti, 10 o 15 denari e un reggiseno bianco. Finito il lavoro, la signora mi chiese ancora, se potevo fissare con un gancio robusto un quadro con raffigurata una madonna, che le piaceva molto, le dissi: domani mi procuro il trapano e un tassello e ci vediamo nel pomeriggio. Trafficavo col trapano, quando la signora mi disse che sarebbe andata in giardino a curare i suoi fiori, il mio cazzo divenne durissimo, quasi da uscire di forza dalla zip dei pantaloni, aspettai qualche istante e dalla finestra la vidi chinata nell’aiuola, aveva delle bellissime gambe, la gonna tirata su, lasciava vedere una parte della coscia che sotto il sole era luccicante, andai nell’armadio, aprì il secondo cassetto e prendendo un bustino color carne, mi riavvicinai alla stessa finestra, infilando il cazzo nel morbido bustino e guardando le gambe della signora, il rinforzo al tallone delle calze, le punte dei piedi fuori uscire dalle ciabatte, mi toccai freneticamente. Portavo sempre un fazzoletto in tasca dei pantaloni, proprio perché se avessi dovuto sborrare senza sporcare da qualche parte, lo avrei potuto fare…ero quasi li per venire, ero così eccitato che decisi di sgocciolare tutto il mio sperma nel bustino, fu favoloso. La stessa signora stendeva molto spesso i collant e le calze che usava, io di notte andavo ad odorarli e a segarmi a volontà, non avendo la lavatrice, probabilmente i capi li lavava a mano, lasciando ancora il suo odore molto gustoso.

Avevo 17 anni, non uscendo da vari mesi con nessuna ragazza, avevo voglia di godere, e facendomi forza decisi di cercare di entrare in un cinema vietato ai minori di anni 18. Il controllore mi fece passare senza chiedere un documento, wuaoo…che figo…entro in galleria e quasi immediatamente vedo una metà della sala, formata da coppie e l’altra metà, formata solo da uomini. Vado a posizionarmi dietro una coppia, lei era una mora trentenne, molto carina. Allora, non esisteva Xhamster, i cd, i dvd, le videocassette porno, quindi potete immaginare come fossi eccitato a vedere quelle scene. Tirai fuori l’uccello duro, ma lo nascosi sotto il giubbotto, poggiato sulle gambe, mentre mi godevo le sequenze del film, osservai il fervore della coppietta seduta nella fila davanti a me, che con discrezione a loro volta sotto i loro cappotti si toccavano. Col cuore in gola, il respiro affaticato, poco prima di venire spostai il giubbotto e cercando di direzionare i getti di sperma verso il basso, decisi di dedicare i primi tre alla mora trentenne, sul maglione nero in lana, altezza spalle.
Questa operazione…vi giuro…lo feci per 4 o 5 volte nel corso di tutta la proiezione del film. Tornai a casa con il cazzo viola. Fu un’altra esperienza sensazionale.
Ritornai altre volte, in una di queste decisi di sedermi dalla parte dei soli uomini, all’inizio del film ero da solo, poco dopo, davanti a me, ma verso destra, si sedette un uomo di circa 50 anni, nella mia stessa fila alla mia destra lasciando un posto libero, si sedette un uomo di circa 30 anni. Feci la solita mossa del giubbotto sulle gambe, mentre l’uomo sulla destra davanti a me non facendosi nessun problema tirò fuori l’uccello dai pantaloni e si masturbò con le due dita, aveva un membro decisamente grosso. Anche alla mia destra l’omino tirò fuori l’uccello e si toccò con disinvoltura. Le scene del film erano sempre più arrapanti e nella foga, anch’io tolsi il giubbotto, così potei muovermi meglio, il trentenne si spostò di posto e si affiancò alla mia destra, poco dopo, con la sua mano sinistra mi toccò la coscia, io feci finta di niente, continuai a masturbarmi, fino a quando pian piano arrivò a toccarmi il cazzo, non dissi niente. Mi stava masturbando mentre a sua volta si toccava. Nella penombra riuscivo a vedere il film, il grosso uccello di quel signore davanti a me, la mano di uno sconosciuto che mi toccava e il suo cazzo. Ero lì quasi per venire, mi tenevo a fatica, il colpo di grazia me lo diedero le schizzate di sperma del grosso membro del signore seduto davanti, questo mi portò a prendere in mano l’uccello del mio vicino e a stantuffarlo a dovere, era caldo, duro, quando sentii i primi s**tti rallentai, poi ripresi, alla seconda serie di s**tti lo vidi sborrare, in contemporanea volarono alti i miei schizzi, non mi fermai, accarezzandogli con le dita la liscia cappella, continuai fino a sentire il suo sperma caldo colare nelle mani. Lui si chinò sul mio uccello e vi giuro, mi ripulì interamente la cappella dallo sperma, ogni volta che sentivo sfiorate la punta della lingua sulla cappella erano enormi s**tti di piacere. Io non sarei riuscito a fare lo stesso, ma lo lasciai fare…
Un’altra volta, vidi un vecchietto di circa 60 anni, andai a sedermi alla sua destra. Dopo qualche minuto di proiezione, dove si poteva ammirare un bel pompino in primo piano, iniziai a sbottonarmi, tirando fuori l’uccello già molto duro, tenendolo sotto il giubbotto. Aspettavo con curiosità i movimenti del vecchietto. Quando il mio uccello iniziava ad ingombrare sotto il giubbotto, lo tirai fuori, il vecchietto sembrò essere anch’esso molto eccitato e con disinvoltura mi guardava. Dopo essersi aperto la zip, tirò fuori anche lui il cazzo, non lungo, ma molto largo e iniziò a masturbarsi guardando la cappella del mio giovane cazzo. Presi l’iniziativa e allungando la mia mano sinistra, mi avvicinai, ricordo che mi fece segno di assenso. Non riusciva quasi a stare nella mano, tanto era largo, ma corto, non era durissimo, comunque lo smanettai non poco, nel frattempo si avventò con la sua mano al mio uccello. Aveva delle mani molto grosse, lo lasciai fare, ricordo che mi toccò i testicoli, facendomeli andare in su, poi da un lato, poi dall’altro, mi accarezzò il ventre, l’interno delle coscie, ecc…
Ad un certo punto, mi borbottò qualche parola, mi chiese se glielo prendevo in bocca, dissi di no, ma colsi l’occasione di dire che se voleva farlo lui, a me andava bene. Non se lo fece dire due volte, iniziò ad ingoiarlo fino alla base, sentivo i primi s**tti del mio cazzo, lo fermai diverse volte, fino a quando sentii il mio sperma nella bocca del vecchietto e la mia mano bagnata del suo. Con l’inizio del secondo tempo, si sedette alla mia destra un altro signore, che già in precedenza nella penombra ci guardava con molta attenzione. Fu la prima e l’ultima volta che presi in mano due cazzi in contemporanea, facendoli sborrare a più non posso, naturalmente schizzando anch’io a non finire e guardando le prestazioni delle pornostar nello schermo.


Parte quarta

Voglio precisare che tutti gli episodi narrati e tutti quelli che andrò ancora a raccontare sono tutti fatti realmente accaduti al sottoscritto. Ho deciso di mettere velocemente per scritto questo racconto per non dimenticare e per mantenere sempre vivo il ricordo di quei momenti erotici favolosi.

Non posso non narrare, il ritorno a casa, da una festa, abbastanza noiosa, a cui avevo partecipato. Non ero del tutto sobrio, arrivai fino alla portina di casa, ma decisi di non sprecare la serata, e il mio uccello volle andare a puttane. Le puttane erano visibili in tutti gli angoli dei grandi vialoni periferici della città e nel centro storico, in alloggi con vetrina, dove lasciavano intravedere all’esterno, il loro abbigliamento arrapante e sexy.
Scelsi una signora bionda di circa 35 anni con un babydoll, niente calze, peccato, entrai, era immediatamente visibile il letto, di fronte un comò, sopra una televisione accesa e in fondo una porta che dava in un bagno molto piccolo. Mi spogliai e salendo sul letto, mi infilò il preservativo, si mise su un fianco e mi toccò l’uccello, prima con le mani unghiate di smalto rosso carminio, poi con la bocca, mi fece diventare il membro così duro da non esitare a ficcarglielo velocemente nella figa, iniziai a muovermi in maniera molto decisa. La puttana guardava la televisione e faceva finta di godere, non troppo disturbato da quel fatto venni dopo pochi secondi. Andai in bagno e mi lavai, mentre mi accingevo ad uscire, la vidi, cambiarsi, mettersi un reggiseno, mutandine nere e aprendo il comò tirò fuori un collant nero molto velato. A quella vista, con la porta semiaperta, mi toccai il cazzo che era già duro come un bastone e mi masturbai. Il tempo trascorreva e la puttana iniziò a chiedersi cosa stavo facendo e avvicinandosi alla porta del bagno, mi vide sborrare a fiotti di sperma. Lei tutto subito si arrabbiò, praticamente avevo sborrato per terra e persino un po’ addosso a lei, io immediatamente, scusandomi, dissi che avrei pulito tutto e che avrei subito tolto il disturbo. Così feci, dopo aver pulito, mi rivestii e mentre ero sulla porta dell’uscio, mi disse: “Potevi dirmelo prima che ti eccitano i collants, la prossima volta se vuoi possiamo giocarci insieme”. Mi domando ancor oggi, come abbia fatto a capire la mia passione…in effetti era una puttana, se non lo sapeva lei, chi doveva saperlo…una suora?
Anche se mi aveva lasciato con quella frase molto allettante, non tornai mai più da lei.

Arrivò il periodo della maturità, eravamo una comitiva di 9-10 ragazzi e 4-5 ragazze, che sostenuto tutti quanti l’esame, decise di partire per le vacanze con le tende, destinazione: località marina tra la liguria e la toscana. Dopo varie peripezie in campeggio, per colpa di un mio amico che aveva sbagliato giorno di prenotazione, finalmente riuscimmo a montare una tenda da 8 posti e altre 3 canadesi. Ma vengo al sodo, due giorni dopo, arrivarono tre ragazze inglesi provenienti dalla capitale e si insediarono con la loro canadese al fianco della tenda da 8. La stessa sera del loro arrivo, Sergio che mi dormiva vicino, mi svegliò verso le 2 di notte, dicendomi che sentiva nelle vicinanze dei gemiti femminili, io assonnato sentii inizialmente solo lo stridio delle cicale, poi effettivamente i gemiti provenivano proprio dalla tenda delle inglesi. Potete immaginare quali fossero stati i commenti che facemmo la mattina seguente. Arrivammo persino a pensare di fare delle orge con quelle tipe…a dir la verità con la faccia da culo che soprattutto due dei miei amici avevano…riuscimmo a fare amicizia molto in fretta, tanto da insospettire ed ingelosire le ragazze del nostro gruppo. Ho ancora delle foto s**ttate con le ragazze inglesi, non vi dico in quali posizioni. Una era bionda, la più bella, una rossa, di media bellezza, una bruna, la più bruttina, ma comunque scopabile, avevano, mi sembra 24 o 26 anni. Erano disinibite al massimo, si spinellavano alla grande, bevevano birra in quantità industriali, lesbicavano tra di loro, insomma è proprio il caso di dirlo, è come se avessero avuto stampigliato sulle loro magliette “sesso, droga and rock’n’roll”. Facendola breve, ce le siamo passate una ad una, la bionda aveva una quarta di tette, fu una bella scopata, muoveva le anche divinamente, la rossa faceva dei pompini favolosi, alcune volte anche ingoiando lo sperma, alla bruna non feci tempo ad arrivarci, anche perché mi soffermai diverse volte con la rossa dagl’occhi azzurri, mi eccitava da morire. Quando venivo le tenevo la testa, sentendo i morbidi capelli, in modo da non farle togliere la bocca dal cazzo, lei non diceva mai di no. Ricordo, che in un incontro sessuale con la rossa, essendosi spinellata a dovere, siccome, era più di là, che di qua, approfittai a girarla in posizione prona per vederla e toccarle il buco del culo, non lo avevo mai fatto, aveva un culo bellissimo, sodo, perfetto, simmetrico, armonico, il buco era piccolo, quindi non dovevano essere stati in molti ad entrarci. Con il cuore in gola, iniziai a leccarle il buco del culo, sentire l’odore, mi fece quasi venire le vertigini, palpai più volte le natiche, strusciai il cazzo sopra l’orifizio, poi mi feci coraggio e provai ad avere un rapporto anale, inizialmente non riuscii, dovetti prima inserirle un dito, poi due, infine dovetti lubrificare con la mia saliva. Quando vidi la cappella del mio uccello entrare nel buco della rossa…mmmmm…mi sentii come a casa. Ci fu un fatto che mi fece andare in ebollizione e fu quella di sentirla godere con enorme gusto, a quell’età non riuscii a capire, non toccavo il clitoride, non toccavo la vagina, non stringeva le gambe, come faceva a godere? Ora me lo so spiegare…l’eccitazione mentale può fare molto. Non tardai molto a venire, non mi feci nessuno scrupolo nel venirle dentro, come vorrei tornare a quel preciso istante, sentire le sette, otto spruzzate di sperma dentro quel favoloso culo…mmmmm.

Arrivò settembre e dovetti partire militare, un anno sprecato in tutti i sensi. L’anno dopo nello stesso periodo feci domanda di sostituzione in una banca locale e per un anno sostituii un ragazzo che anche lui assolveva il medesimo servizio. Nel corso dell’anno lavorai in tesoreria, in esattoria, e allo sportello. In tesoreria l’ufficio era composto dal capoufficio Michele, da Giorgio e 6 donne, precisamente, Vilma: bruttina e vecchiotta Maurizia: una ragazza normale, Elsa: molto carina, ma molto riservata, Franca: la mega zoccola sempre minigonnata, con tacco vertigine, scamiciata, scollata, gambe lunghe 3 km e collants velati, forse anche a dormire, Nicoletta: bruttissima, Valeria: separata, che nel corso dell’anno mi tirò il colpo più volte, ma che sviai sempre, perchè non mi piaceva, non mi attizzava, forse anche perché ero continuamente distratto da Franca. In un giorno di sciopero, fatto, che accadeva assai raramente, mi trovai in ufficio solo con Franca. Io lavorando a tempo determinato, non potevo fare sciopero e Franca non aderiva per farsi vedere bene dai dirigenti. Le scrivanie erano a coppie una di fronte all’altra, la posizione di Franca era quella di darmi la schiena ad una distanza di circa 4 metri. Non riuscii a res****re molto nel toccarmi il membro da fuori i pantaloni, guardandole le cosce, le gambe, le scarpe…sborrai così tanto che dovetti andare a pulirmi in bagno.

In banca conobbi anche Marta una ragazza della mia età che sostituiva un’impiegata in maternità, le parlavo quando ci incrociavamo alla macchinetta del caffè nella pausa di circa 10 minuti mattiniera o pomeridiana. In una di quelle occasioni mi invitò nella pausa pranzo a prendere un caffè a casa sua, i suoi genitori erano al mare. Suonai il campanello, entrai, mi fece sedere sul divano, accese lo stereo e preparò il caffè, la musica era quella degli Style Council, lenta, sdolcinata.
La guardavo con molta attenzione mentre preparava il caffè, era di schiena, potevo ammirare le sue belle gambe e il culetto che il vestito le fasciava, la cosa che mi eccitava di più erano i collant che indossava color carne.
Pronto il caffè me lo portò e si sedette vicino a me sul divano, posammo le tazzine dopo aver bevuto e mi chiese se mi piaceva quella musica, gli rispondetti di sì. Sedendosi sul divano, naturalmente la gonna le salì un po' in alto, lasciando ammirare una parte della coscia, mi stavo eccitando terribilmente, sentivo il cazzo ingrossarsi enormemente nei jeans. Capì che questa situazione le piaceva, mi feci forza, e mi avvicinai con la bocca alla sua, cercando un bacio o una bella slinguata e nel frattempo le posai la mano un po' sulla gonna un po' sulla coscia fasciata dal nylon...mmmmm...la sua lingua nella mia bocca roteava a ritmo vertiginoso...poco dopo la mia mano andò sotto la gonna, mi avvicinai sempre di più alla zona vaginale e da sopra il collant e le mutandine iniziai a toccarla...dopo pochissimi minuti...stringendo la mia mano in mezzo alle cosce...ansimò a s**tti diverse volte...insomma ebbe un orgasmo da favola. Si fece tardi e dovemmo tornare al lavoro, ricordo che le dissi...”io inizio ad andare, così trovo parcheggio più facilmente, ci vediamo al lavoro, ciao”.
Mentre scesi a piedi per le scale, all'altezza di un pianerottolo, mi sbottonai, presi il cazzo in mano e nel giro di pochi secondi feci una sborrata galattica, contro il muro della scala.
Ci vedemmo diverse volte, ma voglio raccontare, quando un giorno, andammo a giocare a tennis, era molto brava, dopo la doccia, entrati in macchina per accompagnarla a casa, mi disse “mi è piaciuto molto come mi hai toccata l'altro giorno, adesso voglio premiarti anche io”...come prima cosa mi fece fare una bellissima limonata, nel frattempo, toccandomi da fuori i pantaloni, quando sentì che il mio uccello non poteva stare più in gabbia, l'ho tirò fuori e iniziò a segarlo, ad un certo punto scese con la testa e con la lingua mi leccò come se fosse un gelato, ogni colpo di lingua era uno s**tto di piacere, muoveva con la mano e leccava con la lingua...insomma mi fece venire letteralmente a colpi di lingua... qualche schizzo le andò sulle labbra e in bocca…fu un indimenticabile pompino.



Parte Quinta

Con alcuni amici, andai ad una festa di carnevale, organizzata dai titolari di una discoteca, io ero vestito da diavolo, tramite un mio amico, che conosceva una gruppo di ragazze, mi venne presentata una ragazza vestita da coniglietta, molto carina. Nell’arco della serata ci ballai insieme, ci scherzai, ci si divertì non poco, di lì iniziò una serie di incontri che ci portarono a frequentarci come “veri” fidanzati. Premetto che questa ragazza era sempre vestita bene, sempre impeccabile, anche senza utilizzare dei capi di alta qualità. Avevo immediatamente avuto la percezione che le piacesse non solo vestirsi bene esteriormente, ma anche internamente con diversi e attraenti capi di lingerie. In seguito potei constatare che le sue lunghissime, proporzionatissime gambe erano sempre fasciate dal nylon.
Alcuni dei ricordi più belli furono quelli di quando ci si imboscava in macchina, era bellissimo passare le mani sopra le sue cosce, scendere fino al polpaccio, usava collant molto velati e lucidi, mi faceva impazzire, indossava gonne a portafoglio molto corte, dove la mia mano poteva inserirsi facilmente all’interno.
La faccio breve quella ragazza di li a quattro anni diventò mia moglie. Il periodo di fidanzamento servì da “apripista” per conoscerci meglio in tutti i sensi, sesso a volontà, ma gli anni migliori secondo il mio parere, sono stati i primi anni di matrimonio, dove abbiamo fatto cadere molti tabù, ci si confidava intimamente e quindi si provavano varie esperienze sessuali. Insomma…ancor oggi se voglio leccare i piedi puliti o sudati a mia moglie, se voglio farmi pisciare sull’uccello facendomi masturbare, se voglio metterlo nel suo culetto, se voglio farle indossare un collant nelle gambe e uno in testa, se voglio sborrarle in bocca, sul reggicalze, sulle autoreggenti, sulle tette, sulle scarpe, se voglio scoparla utilizzando come preservativo un collant, se voglio venirle addosso quando e vestita da figona…ecc, non ho nessun problema a farlo. Il massimo lo raggiunsi, un giorno, quando mia moglie, conoscendo la mia passione verso i capi intimi femminili, mentre stavamo pomiciando mi disse: “vuoi indossare un mio collant?”. Tutto subito fui titubante, le rispondetti che non sarebbe stato un gran bello spettacolo, però dentro di me sentivo una intensa passione che si faceva sempre più palpitante. Riscontravo in mia moglie, una certa eccitazione, se mi avesse visto indossare il suo capo intimo, allora non mi tirai indietro e finalmente lo indossai. Mi fece anche indossare una gonna in pelle nera, una delle poche che mi andavano, (la taglia di mia moglie è 42-44 la mia era 46-48). Parecchie sono le volte che giochiamo in questo modo. In un'altra occasione, dopo aver comprato un collant di taglia molto grande ( XXL ), infilammo insieme le nostre quattro gambe e scopammo avvolti entrambi nel nylon. Provatelo...

Nei primi tre anni di matrimonio eravamo in affitto in una villetta a schiera, fuori città, su due piani, in una zona, molto bella e tranquilla. L’episodio simpatico, fu quello di una trentacinquenne, bruna capelli corti, occhiali da intellettuale, fisico notevole, tette da paura che di lavoro faceva la rappresentante di prodotti farmaceutici, questa tipa era tutti giorni della settimana in giro, tornava ad ore tarde e nei weekend era sempre in casa. Il suo piccolo giardino confinava con il nostro, diviso da un vetro zigrinato che lasciava trasparire discretamente bene le figure. All’insaputa di mia moglie, non vi dico quante seghe mi sono fatto, a vederla in trasparenza, in costume a prendere il sole d’estate. Non vi dico la roba intima che le feci sparire, era molto perfezionista nel suo intimo. Inondai con schizzate di sperma i suoi perizomi (prediligeva quelli di color nero e ne aveva un numero impressionante), i collants, le autoreggenti (le usava parecchio), i reggiseno. Di sera o di notte salivo su una sedia ed affacciandomi dal vetro divisorio, sborravo sopra lo stendibagno, sempre posizionato in quel punto, ricco dei suoi capi intimi. Aveva un modo di fare con gli uomini, che portava a far suonare tutti i campanelli d’allarme alle rispettive mogli. Una domenica pomeriggio di giugno, era una bellissima giornata, la vicina in costume da bagno, mi vide mentre anch’io mi accingevo a sdraiarmi per prendere il sole e iniziò ad intraprendere qualche discorso. Mia moglie immediatamente, arrivò, un po’ per curiosità, un po’ per controllare la situazione. Aveva un corpo da modella, avrei voluto dirle tirandomi fuori l’uccello dal costume: “scusa, ma con il corpo da paura che hai, non resisto nel non masturbarmi, guardandoti”…e sotto il suo sguardo mi sarebbe piaciuto lasciar fili di sperma cader nel prato.
Pensai di fare con mia moglie un bel giochetto, precisamente come già in altre occasioni, mi sono fatto fare da lei un pompino, una sega guardando un film porno, forse, se la convincevo, sarei riuscito a godere, guardando il corpo della vicina. Iniziai a convincerla, notai che mia moglie era abbastanza eccitata, in fondo invece di un film porno, c’era poi solo, un bel corpo longilineo, con due belle tette. Senza fare rumore mia moglie si inginocchiò da un lato, facendo finta di appoggiarsi sulla mia sedia a sdraio per leggere e iniziò con la bocca a slinguarmi la cappella, immediatamente diventata viola dalla durezza del cazzo. Mi leccava i coglioni, mi metteva la punta della lingua nel taglio del glande, insomma feci una sborrata favolosa.

Riuscii, un giorno, in bagno a casa di mia cognata, tra l’altro una bella donna, a rovistare nella cesta dei panni sporchi e trovare tre collants color carne usati e ben odorosi, uno lo rubai, facendomi tante di quelle seghe, da svenire. Per apprezzare meglio l’odore della figa, mi infilavo nelle narici il triangolo bianco, respiravo a pieni polmoni e facendo un buco in un piede del collant, venivo dentro a fiotti di sperma.

Alcuni anni più tardi ci trasferimmo in città, in appartamento di proprietà, dove abitiamo tuttora e qui non posso non raccontare dei simpatici dirimpettai di pianerottolo, precisamente Francesco e Giuliana, lei era infermiera in ospedale. Un giorno Francesco mi disse che mi avrebbe lasciato le chiavi di casa per qualsiasi evenienza ci fosse stata e per bagnare le piante, visto che loro sarebbero partiti quindici giorni per andare in vacanza in Egitto. Andai parecchie volte a bagnare le piante e non solo quelle…i capi intimi di Giuliana erano riposti in tre grossi cassetti del comò nella loro camera da letto, il primo era formato da mutandine, reggiseni, canottiere bianche e non voglio esagerare, ma circa una ventina di collant color carne, era il cassetto di ciò che usava in ospedale, il secondo era composto da capi per tutti i giorni, ricordo diversi perizomi e nel terzo vi erano le cosette più sfiziose. Non c’è che dire era molto ordinata. Aveva alcune guepiere, diversi reggicalze e relative calze di vari colori (bianche con riga, nere, marrone scuro, blu, un paio di calze rosse con balza nera), un collant tipo reggicalze, insomma tra me dissi: “ma che bella porcellina Giuliana”. L’eccitazione era incredibile quando indossai quelle meraviglie…la cappella del mio cazzo la strofinai dappertutto. Lasciai una goccia di sperma all’interno di molte mutandine zona figa. Guardandomi allo specchio dell’armadio, vestito in quell’intimo, mi masturbavo a manetta, la cosa mi eccitava un casino.
I collants mi entravano benissimo, mentre le calze di nylon erano un po’ corte. Ne smagliai una.
Non mi trattenni e portai via un collant color carne, le calze bianche con la riga, e uno slip nero trasparente con bordi in pizzo. Non posso non raccontare un capodanno trascorso insieme a Giuliana, il marito, mia moglie ed altre quindici persone circa, tutte coppie, che dopo aver mangiato, bevuto, ballato in una baita di montagna, andammo tutti a dormire in una mansarda, ognuno con il proprio sacco a pelo. Francesco era contro la parete del muro, affianco la moglie, poi io, infine mia moglie, noi eravamo girati al contrario, vale a dire mentre loro avevano la testa verso il muro, noi avevamo la testa dalla parte opposta. Faceva molto caldo e dopo aver potuto ammirare nei più disparati pigiami le varie mogli, andare a dormire, vidi Giuliana infilarsi nel sacco a pelo con una semplice t-shirt bianca, che le lasciava trasparire il turgido seno e un paio di pantaloncini bianchi corti, che le lasciavano mostrare le gambe belle affusolate. Dormivano tutti, ciò mi consentì di provare a segarmi, guardando Giuliana. Mi venne una fantastica idea, tirai giù fino in fondo la cerniera del sacco a pelo, rivolta dalla sua parte, piegai le gambe, mi girai verso di lei ed arrivai con l’uccello ad una distanza dal suo viso di circa 40 cm. Che figata, vedevo in penombra il mio cazzo e vicino, il suo viso. Fui molto fortunato, perché Giuliana, in quel momento girò il viso verso il mio uccello e si scoprì lasciando vedere il seno nudo sotto la t-shirt bianca, potei avvicinarmi ancora di più, quasi a circa 20 cm. Avevo timore si svegliasse, facendo una gran figura di merda, ma l’eccitazione era grande, sapere mia moglie da una parte, Giuliana dall’altra, mi fece proseguire, arrivando a sborrare nella mia mano destra sboccando gli schizzi per non colpirla. Che goduria!!! Avevo immaginato di sborrarle sul viso, sporcandole i capelli, gli occhi, il naso, la bocca. Non mi bastò, mi avvicinai con il cazzo ancora più vicino, ma all’altezza del capezzolo e fu una seconda goduria strabiliante. Per non rischiare non azzardai assolutamente a toccarla e feci bene infatti fui premiato con due seghe stupende.

Nel 2001 decisi di comprarmi un computer, perché ve lo sto dicendo?...perchè due anni dopo, provai a chattare con programmi come ICQ, C6, Netmeeting, ora sostituiti da Skype, messenger, ecc…
Conobbi una donna di 42 anni, sposata con un figlio, di nome Milena di Pescara, era una vera ninfomane, dopo esserci conosciuti in chat, scambiato foto, chat erotiche, confidati riguardo parecchie cose, mi chiese il numero di cellulare, mi dette il suo e cominciammo una serie di sesso vocale al telefono. Fu molto eccitante, aveva una voce molto sensuale. Mi chiese più volte di andarla a trovare, così avremmo potuto consumare carne con carne dei bei rapporti sessuali (le piaceva sentire il cazzo nel culo). Era troppo lontana per riuscire a trovare una balla così grande da farmi andare fino a Pescara. Pensate, avevo incontrato una donna che si eccitava nel sentire l’odore di cazzo nello slip di un maschio sconosciuto. Inviai in buste sigillate molti miei boxer odorosi di cazzo e sperma indossati per vari giorni e così fece lei con varie mutandine, collant e calze usate. Fu un bel periodo, molto particolare, dove ero sempre eccitato come una bestia. La convinsi, perfino, ad installare una webcam, aveva abbastanza dimestichezza con il computers, questo lo fece anche raccontando qualche balla al marito.
Ricorderò sempre la prima volta in webcam, che si infilò un vibratore rosa nella figa, seduta sulla sedia da computer, con i rispettivi piedini smaltati sul piano della sedia. A quel tempo la connessione non era delle più veloci, ma non importa, furono molte le volte che venimmo insieme. Una volta, Milena aprendo la bocca mi chiese di avvicinarmi con l’uccello in webcam, per sborrarle in bocca…sembrava quasi vero, in un’altra occasione venni nel buco del suo culo dilatato da un membro in lattice nero di discrete dimensioni.
Era veramente una donna molto calorosa, beato il marito, peccato che eravano troppo distanti…

Nel frattempo feci anche la conoscenza di una fisioter****ta, divorziata, 39 anni, di Pisa, veramente molto figa, di nome Sandra, con quel suo accento toscano, mi faceva sbrodolare, solo a sentirla parlare. Anche con lei si passò dalla chat al cellulare con sesso vocale ed infine all’incontro reale e fisico che stabilito a circa mezza strada, risultò essere a Genova. Stavolta con la scusa del lavoro potevo azzardare a compiere l’impresa. Studiati i minimi dettagli e preso il treno, mi diressi verso Genova Principe. Erano le 9.40, era un sabato di aprile, la giornata era stupenda, tiepidina, il cielo terso. Aspettai la telefonata che preannunciava l’arrivo in auto di Sandra. Le foto che mi aveva inviato mostravano una donna molto fascinosa, alta, bionda, occhi azzurri, tette (una quarta abbondante), insomma una strafiga. Non pretendevo che fosse gnocca come appariva nelle foto, mi sarei accontentato anche di qualcosa di più “normale”. Finalmente squillò il mio vecchio Nokia, sentendo la sua voce sensuale, mi disse che mi vedeva e che era esattamente di fronte, dall’altra parte della strada, nel parcheggio auto, dietro alla fermata del bus. Quando la vidi mi venne quasi un infarto, era altissima (era più alta di me, io sono alto 1.78), bionda, ben vestita, veramente una strafiga. Attraversai al semaforo come pedone e quando la raggiunsi, lei che era appoggiata al tettino della sua Y con la portiera aperta, mi venne incontro e tutti e due dopo un bel sorriso ci abbracciammo, come se ci conoscessimo da moltissimi anni. Mi dette subito un bacio sulla bocca. Non capivo più un cazzo. Mi disse di salire in macchina così potevamo raggiungere C.so Italia per poter passeggiare sul lungomare, zona che anch’io come lei, conoscevo e sapevo, luogo molto caratteristico. Nel tragitto in auto, non mi tenni nel farle capire che era una bella donna e rimasi compiaciuto, quando anche lei, era colpita dal mio fascino. La scansionai a 12000 dpi, indossava un paio di jeans leggermente a zampa di elefante che le fasciavano le gambe in maniera divina, stivaletti bassi colore jeans, un maglioncino in lana sottile color panna e un giubbotto altezza vita di montone rovesciato. Trovammo un bar con terrazza esterna rivolta verso il mare (un bel colpo d’occhio) e ci fermammo per fare colazione, parlammo per una buona mezzora, avevamo molte cose da dirci, poco prima di alzarci, mi mise la mano prima sulla coscia, poi mi toccò l’uccello, già duro in precedenza, da fuori i jeans. Senza più dire una parola, incrociando solo i nostri sguardi capimmo che dovevamo trovare un posto tranquillo per andare a fare del sano sesso. Ad un incrocio, vedemmo il cartello di un hotel, poco distante, facemmo così in fretta a registrarci che ci trovammo poco dopo il un bel letto matrimoniale. Aveva portato un borsone con il necessario per dormire, ma non solo, conoscendo le mie passioni, aveva riposto anche dei capi di lingerie, precisamente una gupiere nera con ganci da reggicalze con calze nere 15 denari. Quando capii che aveva portato capi intimi perchè sapeva che mi piacevano, fui letteralmente sopraffatto dalla sua generosità. Dopo esserci assaggiati con vari preliminari (una cosa singolare, aveva quei pochi peli della figa color biondo), mi fece sdraiare supino, mentre lei mi cavalcava, facendo aderire il mio cazzo durissimo in mezzo alle sue grandi labbra, dopo pochi minuti era eccitatissima, sentì colare sul mio ventre un liquido caldo, l'umore della sua figa bagnatissima, continuava e continuava, non mi era mai accaduto una cosa del genere con quella entità. Quando poco dopo la vidi ansimare, vidi il mio uccello sborrare verso la mia pancia. Fu un godere immenso. Ricordo che fece un apprezzamento sulla quantità di sperma che era uscita dal mio cazzo. Io normalmente riesco sempre a fare dalle 10 alle 12 schizzate piene di sperma.
Era quasi ora di andare a mangiare un boccone, Sandra andò in bagno a lavarsi la figa, mi alzai dal letto, mi asciugai la pancia ed avvicinai ad odorare i gambaletti blu, addirittura un pò secchi sulla punta dei piedi, perchè indossati e sudati negli stivaletti. Entrai in bagno, con una nuova forte carica sessuale. Era seduta sul water che stava aspettando l'arrivo della pipì, sentii lo scroscio e il filo dorato, mi eccitò in maniera indescrivibile, poi passò al bidè per lavarsi con un detergente profumatissimo, io, davanti allo specchio del lavandino, ve lo giuro, vidi il mio uccello fare un'alza bandiera da paura, fece in fretta a vederlo nuovamente duro, mi avvicinai e lei prese a succhiare il cazzo mentre si toccava la figa. Non vi dico il piacere che ebbi nel venirle addosso, precisamente le venni sulla guancia e vicino alla bocca, vidi colare il mio sperma sulle stupende tette.
Dopo pranzo, passeggiammo sul mare tra le case dei pes**tori a Boccadasse, un posto veramente romantico. Si parlava, le nostre occhiate si incrociavamo, ci osservavamo, ci abbracciavamo, fu un'emozione meravigliosa. Trascorsero circa due ore, tornammo in albergo, andammo in camera, uscimmo in terrazza, la vista, dava su un vialetto, lei era appoggiata al davanzale del balcone ed io le guardavo il culo vestito dal jeans, aveva due chiappe da favola. La abbracciai da dietro, le baciai il collo, aveva un odore stupendo, le leccai le orecchie, le baciai i suoi biondi capelli, mentre lasciava trasparire un piacere ed un'eccitazione molto intensa, preso dalla frenesia le sbottonai i jeans, glieli calai giusto ad altezza cosce in modo che potessi infilare il mio membro nella sua figa da dietro...lei stette al gioco...non curanti di sguardi indiscreti gli venni dentro (in precedenza le avevo chiesto se dovevo infilarmi un preservativo, ma lei mi aveva risposto che prendeva la pillola e che quindi non era il caso, ci credetti).
Guardammo la televisione per un po', poi la vidi di nuovo calda sul mio uccello, sentivo la punta della sua lingua nel buchetto del mio cazzo, dentro di me iniziavo a pormi una domanda: riuscirò a fare la quarta? Ero in astinenza da alcuni giorni, ma...non avevo più 18 anni...facemmo un bel 69, poi riuscii a leccarle i piedi smaltati di rosso porpora (sapeva che una mia passione era quella dei piedi, infatti me li mise letteralmente in bocca), che profumo, poi il culo, infilandogli la lingua le allargai il buco. Era prona sul letto, le feci diversi massaggi dalla schiena alle natiche, la baciai, depositai la mia saliva su tutto il suo meraviglioso corpo, poi mi chinai verso di lei per infilargli il membro durissimo nella figa, entravo ed uscivo, entravo ed uscivo, uscendo le premevo il clitoride e lei schizzava umori dappertutto. Dopo aver giocato per un po', provai a premere la turgida cappella, umida dei suoi umori, nel buco del suo fantastico culo. Con un po' di fatica, sentì la cappella entrare nel buco, sentì i brividi fino in fondo alla schiena...credetemi...mi ci volle poco a venire...i primi tre schizzi del mio sperma dentro l'ano...gli altri...fuori sulle natiche e sui lacci della gupiere...fu eccezionale.
Purtroppo non era nei piani il potermi fermare a dormire e quindi verso le 19,30, mi accompagnò alla stazione dove presi il treno del ritorno con il cuore distrutto dalla separazione con Sandra. Lei dopo circa un ora non resistette a telefonarmi, ero in viaggio in treno, anche lei sentiva un dolore immenso al cuore. Ci incontrammo altre volte, ma più la cosa si faceva interessante, più avevo paura di perdere mia moglie. Decidemmo all'unanimità, con molto rammarico di troncare!


Parte Sesta

Sono stato abbastanza stringato nel raccontare di mia moglie, anche perchè avrei troppo da scrivere, questo potrebbe essere lo spunto per un eventuale altro racconto.
Segnalo solo una serata a casa di Alberto ed Anna, dove fummo invitati, dopo esserci frequentati in precedenza, altre volte. Quella sera, dopo aver mangiato cena, Alberto che suona in un complesso, mi fece ascoltare le loro nuove canzoni, nello studio, mentre mia moglie ed Anna, erano sedute su un comodo divano, al piano di sopra, a vedere la TV.
Avevamo bevuto tutti e quattro, senza esagerare, ma da essere decisamente allegri. Quando tornammo, al piano di sopra, vidi mia moglie e Anna che si slinguavano, si toccavano le tette, si sfioravano sotto le gonne lasciando trasparire ambedue i bordi dei collant (mia moglie aveva un collant nero con stivali neri con tacco 12, Anna aveva un collant color carne con le pantofole, queste ultime mi eccitavano incredibilmente), avevano le camicette sbottonate e nel momento in cui vennero sorprese, si ricomposero mettendosi a ridere, noi dicemmo di continuare, perchè non ci stavano disturbavano assolutamente. Tra me pensavo: ma Silvia non è lesbica...come mai? sarà l'effetto del vino?.
Ricordo che Alberto attenuò la luce delle lampade, creando penombra nella stanza, si avvicinò alla moglie e mi fece segno di avvicinarmi alla mia...insomma scopammo le proprie mogli, guardandoci uno con l'altro, fu una eccitante e bella serata. Se ricordo bene, venni dentro mia moglie, guardando il movimento ritmico delle grosse tette e dei capezzoli turgidi di Anna, che veniva penetrata dal marito.

Alcuni anni fa, ristrutturammo una casetta in montagna, riuscimmo a recuperare la cucina, la camera da letto, e creammo una cameretta e un bagno. La arredammo pian piano, con i mezzi a disposizione, senza troppa urgenza. Un giorno mia moglie tornando a casa dal lavoro nella pausa pranzo, mi disse che una sua collega era disponibile a regalarci la vecchia cameretta in frassino della figlia, ormai sposata, basta solo che fossimo noi a smontarla. Naturalmente non ci facemmo scappare l'occasione e una sera andai a smontarla, per poi il giorno dopo farmi aiutare dal cugino di mia moglie, a caricare il tutto e trasportare il materiale in montagna.
La casa era vuota era rimasta solo quella cameretta, iniziai a smontarla, quando mi trovai a sfilare i cassetti, con mio imbarazzo e sommo piacere, trovai nel primo cassetto un collant nero velatissimo, aprii velocemente gli altri nella speranza di trovare qualcos'altro e così fu, altri tre collant, uno nero 40 den, uno color panna, uno color carne (questi ultimi erano smagliati, ecco il perchè probabilmente non furono presi). Ero da solo, pensai immediatamente di indossare il collant nero velatissimo, facendo attenzione a non strapparlo. Purtroppo erano stati lavati, quindi non erano odorosi, pazienza. Mi feci un segone da sballo.

Nell'ambito del lavoro avrei anche diversi episodi da raccontare, ora mi limito a ricordarne tre. Uomini e donne, abbiamo a disposizione degli armadietti separati, dove chi vuole può lasciare gli effetti personali. Questi armadietti sono usati maggiormente dalle donne. Claudia era una bella ragazza (ora non lavora più da noi), occhi azzurri, capelli corti, biondi, labbra carnose, molto alta, ne troppo magra, ne troppo grassa, insomma bel piantata, ma proporzionata, delle belle tette, ma una “palla” a sentirla parlare, (non stava mai zitta), posso immaginare, che se fossimo stati a letto insieme, o le si tappava la bocca con il pisello, o non sarebbe mai riuscito a diventare duro. Aveva però una bella abitudine, portare sempre gonne altezza sopra ginocchio e collants dal color panna al marrone scuro, molte volte, d'estate, anche bianchi. Si andava a cambiare le scarpe, quasi sempre con il tacco, con delle pantofole...si proprio così, delle comunissime pantofole da casa.
Non chiudeva mai a chiave il suo armadietto, un giorno, velocissimamente entrai nello spogliatoio vuoto, presi le sue scarpe ed andai in bagno. Erano delle Chanel nere con tacco 12, odoravano del suo piede, aperte in punta tanto da infilargli l’uccello dentro e stantuffando a dovere feci una sborrata gigantesca. Dopo neanche 10 minuti avevo riposto le scarpe nell’armadietto.
Il secondo episodio fu quello di quando le dissi che aveva le calze smagliate, lei dopo aver esclamato il suo dispiacimento, mi disse che aveva un collant di riserva e che quindi si sarebbe andata a cambiare. Aspettai che tutti fossero andati a casa e cercando dappertutto, trovai nel cestino dello spogliatoio femminile, proprio il collants color bianco che per quasi tutta la giornata aveva indossato. Che profumo sia nella punta dei piedi, sia nel triangolo zona figa. Per gli intenditori, si percepiva il profumo che usava abitualmente, l’umore della figa e il sudore dei piedi.
Claudia in molte occasioni, aveva lasciato trasparire un certo attaccamento nei miei confronti, voglio dire, avevo l’impressione che una scopata con me l’avrebbe fatta molto volentieri, anche se aveva il ragazzo. Nelle ore lavorative, varie volte siamo entrati in confidenza, sia con particolari anche molto intimi, sia con battutine (ad esempio: le chiedevo se per 10 euro mi faceva fare un giro sulle sue tette, lei mi rispondeva che fuori dal posto di lavoro, me lo avrebbe fatto fare, anche a gratis).
Infatti questo clima portò l’avvenimento del terzo episodio, quello di un dopocena aziendale, dove andai a prenderla a casa in macchina, perché così volle lei. Premetto, che per tutta una serie di circostanze, che ora non vado a spiegare, ho sempre cercato di non avere un rapporto extraconiugale con colleghe di lavoro.
Infatti quella fu l’unica volta dove mi lasciai andare…finita la cena, scherzando e ridendo arrivammo sotto casa sua. Mi ricordo molto bene come era vestita, l’avevo guardata varie volte a cena, aveva un maglione in lana color salmone, sotto una camicia bianca, una gonna marrone, con collant color carne, stivali marroni con tacco. Accavallò le gambe e si girò verso di me, mi si avvicinò per darmi il bacio della buona notte, ma io fui più veloce di lei, la baciai sulla bocca, aveva delle labbra carnose che mi facevano impazzire, soprattutto se me le immaginavo sulla cappella del mio uccello. Ci slinguammo parecchio, poi presi l'iniziativa e le toccai le tette da sopra il maglione, constatando la sua piena libertà nel farsi toccare, andai avanti e le misi le mani sotto la gonna. Lei, nel frattempo, incominciò a toccarmi da fuori i pantaloni l'uccello, che era già pronto, mi diedi da fare, con la brillante idea di farmi strada per arrivare a toccarle la figa, con un dito, forzai perforando il collant e spostando le mutandine riuscì a sentire il taglio della figa molto bagnata. La feci venire nel giro di pochi minuti, sentendola ansimare a volume piuttosto alto. Poi lei coronò il mio sogno, dopo aver sbottonato la patta si avvicinò con le sue carnose e lucide labbra al mio cazzo. Non persi tempo, forzai il collant da dietro, le misi un dito nella figa e uno nel culo (quelle dita non me le lavai per giorni). Poco prima di venire, tolse la bocca, ma continuò a segarmi con la mano fino a raggiungere gli ultimi spasmi di piacere, mi salutò baciandomi la cappella ancora sporca di sperma caldo e mi disse “ci vediamo lunedì”.

La città brulica di locali dove effettuano massaggi di tutti i tipi, con o senza olio, essenze, ecc…molti di questi sono seri altri un po’ meno. Ho sempre voluto provare a farmi fare un bel tonificante massaggio, lo avevo provato solo una volta in uno di quei centri benessere, esistenti nei “resorts” vacanze.
Un amico mi parlò di uno chiamato quello “romantico”…dopo aver telefonato mi prenotano un sabato mattina alle 10.00…suono il campanello, mi aprono, verso destra, seduta su di uno sgabello, dietro ad un bancone che fungeva da reception, una signora asiatica di circa 50 anni, poco attraente, un po’ troppo rotondetta per i miei gusti, comunque, dopo aver pagato, mi indicò uno spogliatoio, mi diede un asciugamano e mi disse di accomodarmi in un’altra stanza.
In questa stanza, non molto grande, vi era un lettino…aspettai qualche minuto, la signora asiatica mi disse di sdraiarmi prono con il solo asciugamano bianco e di aspettare…non parlava molto bene l’italiano…comunque feci quello che mi disse. Sapevo che il massaggio romantico finiva o con una sega, o una pompa, o una chiavata, sinceramente da quella signora di circa 50 anni, mi sarei fatto fare, solo un bel segone, con magari un dito nel culo.
Dopo pochi minuti, entra una donna di circa 30 anni, capelli neri lisci, asiatica, non bellissima, ma decisamente chiavabile, indossava un vestito corto in raso nero con grandi fiori colorati, ricordo che ne avevo comprato uno simile, ma di color rosso, a mia moglie perché mi eccitava un casino vederla con quel tipo di abbigliamento orientale. Lo sguardo poi mi cadde sul rilievo del bordo delle calze autoreggenti color nero molto velato e sulle pantofole colorate, dove i suoi fantastici piedi andavano a far tana. Mi stavo decisamente eccitando, sia per i massaggi, sia al pensiero di fare qualcosa di godurioso con quella tipa.
Iniziò dai piedi e salendo all’altezza dell’interno cosce, mi tirò lievemente su l’asciugamano e iniziò a massaggiarmi le natiche, che figata!!!...arrivò fino alla schiena, poi mi fece girare, girandomi potei vederla meglio, non era per niente male, un bel corpo. Riprese dai piedi e salendo all’altezza dell’uccello, mi toccò in maniera notevole i testicoli, questo mi fece impazzire. Spostò delicatamente l’asciugamano e iniziò a palparmi il membro, lo sfiorava con quell’olio profumato che riscaldava. Faceva scivolare le mani da professionista, il cazzo era caldissimo, mi faceva già qualche s**tto di piacere. Non tardai a toccarla con la mano sinistra…mmmmm…sentire il nylon della calza, la balza in pizzo, mi dava un’emozione intensa, ma quando andai a cercare la figa e mi accorsi che non aveva slip, l’emozione aumentò ancor di più. Non sapevo se potevo azzardare una decisa palpata e quindi iniziai a toccarla con dolcezza, poco dopo la sentii umida, all’asiatica, le piaceva farsi toccare. Non tardai a venire, avevo il mio dito medio nel buco del suo culo, con le sue mani mi stringeva il glande e con un po’ di malizia poco prima del primo schizzo, mi girai verso di lei, facendo trasparire una goduria incredibile, le sborrai addosso, lei fece inizialmente per spostarsi ma io con il dito nel culo riuscii a bloccarla e una dopo l’altra le schizzate andarono tutte sul vestito. Il numero delle schizzate furono 10 o 12, quindi provate ad immaginare. Non sembrò essere molto contenta e dopo avermi detto qualcosa di incomprensibile, prese un asciugamano e si asciugò il vestito, rimasto però ancora umido del mio sperma…che figata!!!

Un giorno incontrai per strada un carissimo amico, Johnny, era appena arrivato da Las Vegas, lui per lavoro viaggia in continuazione spostandosi da un capo all’altro del mondo. Quando torna in città mantiene sempre quei tre, quattro contatti, per non annoiarsi. Mi chiese se quella sera volevo andare con lui, era stato invitato da una coppia, lei una 40 enne molto prestante con un marito che gode a veder la moglie scopata da estranei. Dopo aver informato che saremmo stati in due, il marito ancora più contento, confermò l’ora del ritrovo. Il mio amico dopo avermi spiegato alcune cose. mi disse: “guarda cosa faccio io e comportati di conseguenza”.
Erano le 21.00 circa, suonammo alla porta, il marito ci fece entrare, fui presentato, ci offrirono un whisky, parlammo di qualcosa e dopo circa 20 minuti ci fecero andare in una stanza ampia molto particolare, vi era un enorme letto circolare in mezzo alla stanza, una X in legno da una parte, un comò, specchi alle pareti e sul soffitto, una poltrona, una videocamera su un treppiedi, una vasca con idromassaggio in un angolo.
Dal comò spuntò fuori una serie di oggettistica da far invidia ad un sexy shop, ricordo che la donna volle che la penetrassi con un enorme fallo nero in lattice, molto venoso, fornito di polpetta, spinsi più che potevo, il cazzo di gomma era lungo 30-35 cm ed aveva un diametro di 7-8 centimetri, entrò nella figa facilmente, nel mentre la donna succhiava il cazzo del mio amico, quando la sentii venire premetti la polpetta facendo uscire il liquido caldo…ero eccitato al massimo…mi stavo toccando già da qualche minuto, poco dopo sfilandole il fallo nero fece uno squirting da sballo, trovandomi inginocchiato davanti a lei, strusciai due o tre volte la cappella viola sulle sue gambe bellissime, ma soprattutto lisce come il marmo levigato e prontamente esplosero le mie schizzate bagnandole le cosce, nel mentre il mio amico le venne in viso e sulle tette. Incredibile, tutto questo davanti al marito, che si smanettava, ma senza arrivare a godere, di lì capì che da noi voleva ancora vedere altro.
L'iniziativa come al solito, venne presa da Johnny...aprì un cassetto del comò e prese delle calze di nylon, una nera, una marrone e legandole prima una mano poi l'altra, la immobilizzò alla X di legno, il mio amico mi fece segno di prenderne altre due per legarle i piedi, così feci, il cassetto era pieno di nylon e seta, da far rizzare l'uccello anche ad un ottantenne.
Presi due calze marroni con la riga di seta e mi avvicinai ai piedi smaltati di nero, ero eccitatissimo, sia perchè le stavo toccando i piedi, sia perchè la stavo legando con un calza di nylon. Era una visione stupenda, da inginocchiato, potevo ammirarla dai piedi, salire per le gambe, guardarle il culo, la schiena, fino ai capelli neri corvini. Dopo circa 20 minuti dalla precedente sborrata, avevo il cazzo durissimo. Johnny si avvicinò e da dietro le mise il cazzo nella figa, poi nel culo, di nuovo nella figa, poi in culo, alternava il movimento con maestria. Il marito continuava a guardare lo spettacolo. La donna ansimava con notevole ardore. Non sapendo esattamente cosa fare andai dalla parte opposta della X per cercare di toccarla, quando la donna mi vide, mi fece capire che voleva farsi una bella slinguata, mi avvicinai e dopo aver vorticosamente usato la lingua, iniziò a leccarmi il viso, la cosa mi eccitava tremendamente. Quando il mio amico le venne nel culo mi fece segno di fare altrettanto, non mi feci pregare due volte, inserendo il cazzo nel culo sentivo la sborra calda depositata in precedenza da Johnny e dopo pochi minuti le venni nella figa, lasciando il cazzo all'interno fino a goderne gli ultimi spasmi. Finalmente il marito arrivo e sbrodolò sulle natiche della moglie.
Dopo nuovamente alcune parole, sorseggiando dello champagne, pensai alla serata ormai conclusa, ma mi sbagliai, la donna ci fece sedere, compreso il marito, sul letto, infilandosi un vibratore nella figa, iniziò a spompinarci uno alla volta, la scena mi fece ricordare un vecchio film con protagonista Moana Pozzi, era una situazione molto eccitante vederla leccare prima il mio cazzo, poi quello di Johnny, infine quello del marito.
Quando mi sentì venire, portò la bocca fino alla base dell'uccello, sentivo la gola, sembrava una figa, le venni dentro fino all'ultima goccia, poi mi fece colare lo sperma caldo sulla cappella. Esattamente nello stesso modo fece con il mio amico e con il marito. Un bel tris di pompe, non c’e che dire.


Parte Settima

Dovetti andare una sera, a fare delle consulenze tecniche, riguardo programmi di contabilità e di magazzino, da un cliente di mio fratello. Era titolare di un colorificio. Entrando nel retro del negozio, c’era l’ufficio, vi erano i computers, un fax, uno scanner, due scrivanie, degli armadi contenenti classificatori vari, ecc…mi diedi da fare…questo signore fu molto contento e fu così che mi chiese altre consulenze. Nell’uscire dall’ufficio mi sbagliai e presi una porta che conduceva ad un altro negozio, era una merceria…si proprio così, era una merceria…il signore mi disse che era il negozio della moglie. Questo ufficio in sostanza era una stanza in comune che si trovava tra il colorificio che dava su una strada e la merceria che dava dall’altra parte sulla strada parallela.
Feci varie consulenze, ma il massimo fu, quando una di queste sere, ricevette la telefonata del figlio diciassettenne che doveva essere recuperato da qualche parte, dopo la partita di calcetto. Insomma, sarei rimasto da solo per circa mezz’ora. Non potevo farmi cazzate, ma non riuscii a trattenermi nel curiosare la merceria. Avevo il cuore in gola, ero eccitato da bestia, il fatto di trovarsi in una merceria da solo, era fantasmagorico. Un sogno, che mi perseguiva da vari anni, era quello di trovarmi da solo, nel piano intimo di un grande magazzino, uno di quelli, dove sono esposte le più belle cose al mondo, per metri quadri e metri quadri. Reparti giganteschi, dove l’intimo è esposto in zone, con tonalità di colori di tutti i generi.
Per noi, amanti della lingerie penso che sia il più bel sogno che si possa avverare. Non ero in un grande magazzino, ma ero in una merceria di un certo livello, a giudicare dalle marche. Immediatamente, diedi un’occhiata al negozio ed individuai la zona dei collant, in particolare quella delle calze di nylon per reggicalze. Mi venne subito un idea, non dovevo perdere tempo, ma potevo prendere un paio di calze da ogni s**tola che ne conteneva 10 senza destare sospetti. Nere, marroni, blu, bianche, grigie, sabbia, ecc…questi furono i colori delle calze, tutte di taglia da poter essere indossate. Poi passai agli espositori dei collant che erano della Perla, Gerbe, Philippe Matignon, Bombana, Omero, Sisi, ecc…presi a vita bassa, 15 den, 20 den, corpino nudo, autoreggenti sensualissime, disegnate, di vari colori, prendevo un po’ da una parte, un pò dall’altra. Per comodità, quando ero per consulenze, portavo sempre una ventiquattrore, morbida, che andai a riempire varie volte svuotando il tutto in macchina parcheggiata lì vicino. Erano presenti in un angolo due s**toloni, in offerta, uno di soli reggiseni, uno di sole mutandine, non vi dico quanti capi presi per poterli indossare con tranquillità a casa. Non riuscii a prendere purtroppo, nessuna guepiere, nessun reggicalze, sarebbe stato troppo rischioso. Nessuno non si accorse di nulla. Quando abitavo con i miei, nascondevo i capi intimi in camera mia, fortunatamente, avevo una stanza molto grande, in cantina, in garage, non fui mai scoperto dai miei, ora da sposato, il luogo più sicuro rimane sempre la cantina, molto ampia, dove bazzico solo io.

Ora vi devo raccontare una stravagante, ma stupenda avventura, una serata trascorsa con un trans, con delle gambe, vi giuro, più belle di una top model. Premetto che sono eterosessuale, ma un forte desiderio, era quello di poter indossare dei capi intimi di un trans, insieme a lui e trascorrere del tempo in tranquillità.
L’avevo più volte adocchiato, facendomi coraggio, gli spiegai cosa volevo fare, lui contento, mi disse di salire sulla sua macchina, così saremmo andati a casa sua. Lo seguì salendo le scale, ero rimasto letteralmente abbagliato dalle sue stupende gambe. Entrai in casa, fuori faceva freddo, si mise a suo agio, ma quando lo vidi che si stava svestendo, gli dissi di non farlo, perché mi piaceva vederlo così, indossava delle scarpe nere tacco 12, calze color carne, gonna in pelle nera molto corta, sopra un gubbottino che lasciava intravedere nella camicetta le curve del seno. Mi fece entrare nella camera da letto e mi aprì un armadio a sei ante pieno di vestiti stupendi e affianco una scarpiera con circa una cinquantina di scarpe di tutti i colori e di tutti i tipi. Guardandomi prese alcuni capi e mi disse di provarli, io subito chiesi se aveva delle calze e un reggicalze da indossare, me li diede, iniziai a vestirmi davanti a lui, infilarmi le calze, color marrone scuro, sentendo il fruscio del nylon mi eccitai a 1000, mi aiutò ad abbottonarmi il reggicalze bianco, mi diede delle mutandine bianche trasparenti, le indossai, un vestito intero molto corto di colore blu petrolio, un reggiseno bianco imbottito, e mi disse di provare 2 o 3 paia di scarpe. Lui portava il 42 io il 44, quindi mi aveva già consigliato alcune paia che potevano essere portate dal sottoscritto. Avevano un tacco 16 cm aperte in punta color nero, appena indossate, il trans mi disse che togliendo qualche pelo di troppo, avrei potuto far ammirare alla gente, le mie gambe di una notevole bellezza. Iniziai a camminare nella stanza, mi sedetti su una sedia, accavallai più volte le gambe, in quella posizione il cazzo era così duro che rigonfiava la gonna. Il trans vedendomi seduto sulla sedia, mi si sedette sopra di fronte, si sollevò la gonna, spostò le mutandine e tirò fuori il suo uccello molto duro e lungo e fece la stessa operazione su di me, faticò a farmi uscire il cazzo dalla mutandine, era così duro che si era incastrato. Lasciai l'iniziativa a lei che non tardò ad avvicinare i due cazzi, uno contro l'altro e dopo averli lubrificati con un olio, li segava entrambi con le sue stupende mani...mmmm...mentre mi segava ogni tanto sentivo le unghie che essendo piuttosto lunghe mi graffiavano, la cosa mi eccitava non poco, si mischiava un leggero dolore al piacere che stava sempre più esplodendo.
Dopo alcuni minuti, eravamo tutti e due molto vicini all’orgasmo, lo sentì, si fermò appena in tempo, giusto per far uscire alcune gocce bianche trasparenti che si fermarono sulle teste delle cappelle da ambedue i cazzi. Con la mano spalmò tutto sui nostri uccelli…fu bellissimo…appena vidi il primo schizzo di sperma uscire dal suo membro, lasciai andare anche i miei, creando una esplosione a 360°. Fu un’altra bella esperienza che sentivo di dover fare e che così feci.

Parlando di puttane, devo raccontare un secondo episodio oltre a quello accadutomi da giovanissimo, (vedi inizio IV parte della mia storia). Nel corso degli anni, in Italia, si passò dalle prostitute italiane, alle africane, alle albanesi, alle rumene, alle ungheresi, lituane, ecc…
Devo essere sincero le africane non mi hanno mai eccitato molto, i miei gusti sono piuttosto rivolti a una donna “ariana”, vale a dire la classica donna con capelli biondi, occhi azzurri, alta, fisico slanciato, ecc…
A differenza di molti altri miei amici, non posso vantare, come loro, nottate ad Amburgo, Amsterdam, Bangkok, con ladyboy, ragazze asiatiche, cubane, ecc…però voglio soffermarmi su due ragazze ungheresi di 22 e 24 anni che conobbi…tramite annunci sui giornali. Fissato l’appuntamento con una delle due, in un appartamento in periferia, ero pronto a tutto. Suonai, entrai, potei ammirare la ragazza veramente, ma veramente, la classica figa ungherese, bionda con occhi azzurri e che soprattutto sprizzava giovinezza da tutte le parti. Mi fece sedere su un divano a fare qualche parola. Mi dette subito l’impressione di una ragazza che si, era una puttana, ma che comunque voleva veramente rendere a suo agio e felice il cliente. Era gentilissima, sensibile, educata, umana, parlava molto bene l’italiano. Nel frattempo sbucò da un angolo l’amica anch’essa strafiga, che mi salutò come se ci conoscessimo da una vita e dopo avermi salutato si ritirò in un’altra stanza.
Aveva un vestitino molto corto, naturalmente non indossava calze, era estate, peccato, mi chiese quale prestazione volessi intraprendere, poco prima vidi i suoi stupendi piedini smaltati e la cosa mi fece subito rizzare il cazzo. Le chiesi se era disposta, come preliminari, a farsi leccare i piedi, lei naturalmente fu d’accordo. Aveva dei piedi stupendi, annusai completamente tutti e due i piedi dal tallone alle dita, iniziai a leccare passando la lingua in mezzo ad ogni dito, sentivo anche lo smalto sulle unghie. Era un momento fantastico, un odore meraviglioso, ad un certo momento mi venne da chiederle se anche l’amica aveva dei piedi stupendi come i suoi, lei mi rispose di si e la chiamò dicendole di partecipare, rimasi annichilito, forse potevo soddisfare un'altra mia fantasia, quella di leccare quattro piedi bellissimi di due stupende ragazze.

continua...



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