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Un incontro a Firenze

Impiegammo ben poco tempo ad organizzarlo, il nostro viaggio a Firenze. Non ci volle davvero molto a decidere su quale albergo incontrarci, e in quale giorno. Bastò un rapido scambio di email, ed un paio di prenotazioni on line. Del resto, fu on line che iniziammo a desiderarci. Due camere diverse. Una singola per lei, una matrimoniale per me. “Amo stare comodo – spiegai al concierge – quando dormo occupo spazio!”
Lei veniva da nord, io da sud. Firenze era un compromesso di distanze.
Ci incontrammo alla stazione, bagaglio al seguito e tanta voglia di scambiarci quel bacio che avevamo da sempre desiderato. Fu un lampo improvviso. Un mescolarsi di labbra, lingue e salive in piedi nell’atrio della stazione.
Fummo in albergo dopo una breve passeggiata. Lasciai la porta della stanza aperta, mentre lei posava la valigia nella sua. Sentivo il suo profumo impregnare la camicia, le mani, diventare tuttuno con il mio respiro, mentre la aspettavo. Entrò di slancio, per non farsi notare dal portiere o da una cameriera, si chiuse la porta alle spalle e mi fu addosso, come io fui addosso a lei. Premuti contro la parete, mentre le nostre labbra si premevano contro i denti in una fame di baci che sapevamo di avere, ma non credevamo così violenta. L’avrei presa a morsi, tanto la desideravo, ma non lo feci per non lasciarle sul corpo segni che al marito non avrebbe potuto nascondere.
Ci baciammo in piedi, a lungo, prima di spogliarci reciprocamente. Le sue mani mi sbottonano la camicia, la sua bocca divorò la pelle del mio petto, si strofinò contro i miei peli, si impossessò dei miei capezzoli, leccandoli piano prima di scendere a prendermi in bocca il cazzo. Mi succhiò e leccò brevemente, stando in ginocchio, mentre le affondavo le mani tra i riccioli. Poi la tirai su, con forza, per sdraiarla sul letto.
Finalmente ce l’avevo davanti, nuda eccetto che per le autoreggenti che indossava, sempre, perché odiava i collant e perché le piaceva farsi fottere con quelle indosso. Le aprii le gambe tenendola per l’incavo delle ginocchia e tuffai la testa tra le sue cosce. Leccarle la fica era quel che desideravo di più. Assaggiare le sue labbra intime, i suoi umori…sentire la mia lingua entrare nella sua fica, saziarmi del suo sapore dolce e pieno.
La sentivo gemere, respirare a ritmo sempre più veloce mentre mi spingeva la testa ancora più a fondo, tenendomi con una mano, incrociandomi le gambe dietro il collo…non respiravo nemmeno; leccavo la sua fica, giocavo con il suo clitoride mentre le infilavo tre dita dentro finchè non la sentii arrivare al primo orgasmo…gemiti, contorsioni, suppliche: “ Oh si, si, ancora…non ti fermare, ancora, ancora…mmm…”. Mi riempii la bocca del suo orgasmo, ingoiando umori e saliva e aria e la sua voce che mi chiedeva soltanto di scoparla.
Sollevandomi con le braccia scivolai sul suo corpo, la baciai sui seni e in bocca. Intrecciando alla mia lingua piena del sapore della sua fica quello della sua, che sapeva di tabacco e menta. Le fui dentro in un attimo, spingendo forte il mio cazzo dentro di lei.
Dopo qualche colpo che la fece gemere ancora, mi spinse con le braccia su un lato, facendomi rotolare dall’altra parte e mi venne sopra per cavalcare la mia erezione. Ero duro, gonfio, pulsante di desiderio solo per lei.
Si mosse su di me roteando i fianchi, spingendo con le mani sul mio petto per impalarsi ancora di più sul mio cazzo. Venne ancora. Quasi ridendo. Dicendo che avrebbe voluto urlare, ma aveva paura di essere sentita fino in strada!
Eravamo amanti, clandestini. Dovevamo essere discreti. Io dovevo ancora venire. La spinsi giù, la penetrai di nuovo. Con forza. Rudemente. Le tenevo i polsi ancorati al letto mentre stantuffavo la sua fica bollente di orgasmi. La tenni stretta fino all’ultima spinta, fino a riempirla della mia sborra. Uscìì dalla sua fica così com’ero: bagnato dei suoi umori e del mio sperma, con il cazzo ancora duro e pulsante. Mi sdraiai sulla schiena, e lei, accarezzandomi piano il petto e la pancia con una mano, lo prese in bocca, lo ripulì con la lingua e con le labbra per dedicarsi ad un lussurioso pompino. Sentivo la sua bocca accogliermi, succhiarmi, la sua lingua che roteava in un’infinita carezza. Sollevando la testa sussurrò appena: “Voglio bere tutto. Averti ancora più dentro. Perchè ti amo.”
Mi abbandonai alla sua bocca, venendole in gola.

Fumammo una sigaretta, abbracciati, scherzando su noi, su cosa ci facessimo lì. A centinaia di chilometri dalle nostre esistenze, impegnati a fotterci fino allo stremo per sentire che finalmente tutto quello che era nato chattando su uno stupido sito web era il nostro momentaneo presente.




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