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La mia ex racconta…….


Spesso, con sempre maggiore frequenza, quando facevamo l’amore, immaginavamo di avere nel letto un altro uomo. Queste fantasie ormai erano accettate da entrambi come qualcosa di naturale. Ritenevamo giusto condividerle, consapevoli di essere riusciti a separare i sentimenti rispetto all’incontro sessuale. Ormai rappresentavano un desiderio cosciente che ci consentiva di esplorare, in una forma innocua, sensazioni e desideri.
Queste fantasie mi facevano sentire protagonista del mio piacere erotico, mi aiutavano a valorizzare il mio corpo, per meglio trasformarmi in un oggetto del desiderio. Sentivo di potermi concedere un piacere senza essere direttamente responsabile. Tutto ciò mi portò spesso a sognare o immaginare scene di moderato esibizionismo, che contribuivano ad alimentare la mia eccitazione erotica, mi consentivano di soddisfare desideri che le inibizioni dell’essere donna le faceva ritenere irrealizzabili, iniziavo ad uscire da una realtà che da sempre mi aveva limitata nell’espressione dei miei bisogni.
All’inizio è stato difficile accettare questa nuova condizione, ma lentamente iniziavo a vivere la trasgressione, che mi consentiva di amplificare il desiderio e la voglia di andare oltre i limiti, per godere di nuove e più intense sensazioni erotiche. Ho quindi scoperto nell’erotismo la gioia dei sensi, come soddisfazione che pervade il corpo e lo fa fremere, lo carica con una benefica energia. Perché non lasciarsi sedurre dalle emozioni e dagli intrighi, che incatenano le relazioni ?
Perché non lasciare libera la fantasia di correre dietro ad un profumo che ci inebria o ad una movenza sensuale che ci rapisce? L’unico rischio sarà quello di scoprire lo stupore dell’intrigo e una sensualità che forse non credevo di possedere o di saper trasmettere. Perché come donna non dovrei concedermi alle lusinghe di uno sfacciato desiderio o di una inimmaginabile performance sessuale, in grado di esaltare la sensualità del mio corpo ?
La mia immaginazione iniziava a non avere più ostacoli inibitori, per cui quando incontravo un uomo che mi inspirava lo guardavo, lo spogliavo e lo immaginavo che mi accarezzava, che mi penetrava nelle più bizzarre e stravaganti situazioni. Spesso mi soffermavo a guardare con insistenza fra le sue gambe, per poter meglio sognare il suo membro e se ero seduta aprivo e chiudevo lentamente le gambe con l’intento di catturare la sua attenzione e per cercare di scaricare l’incontenibile tensione erotica, che in quei momenti mi travolgeva.
Il mio sogno più ricorrente era di poterlo fare con più uomini contemporaneamente, sentire tante mani sul mio corpo, vedere tanti cazzi, tutti per me, desiderosi di riempire tutti i possibili buchi di cui dispone il mio corpo, ma in quel periodo le residue inibizioni impedivano alla mia immaginazione di trasformarsi in azione concreta, mi restava solo il risveglio e un senso di smarrimento che in quel periodo non riuscivo ancora a comprendere. Con il trascorrere del tempo l’idea di Antonio di immaginarmi a letto con un altro uomo, si trasformò in un incontenibile desiderio da parte sua e in un’attesa di un qualcosa che riuscisse a liberare le mie residue inibizioni, ma sembrava non presentarsi mai un’occasione che potesse trasformare in opportunità, il desiderio e la sua speranza. Finalmente un giorno accadde quello che entrambi inconsciamente ormai attendevamo da tempo. Un sabato pomeriggio, decidemmo di andare in centro per alcuni acquisti e per evitare problemi di parcheggio decidemmo di spostarci con il bus. Quel giorno era particolarmente affollato. Ad un tratto sentii qualcosa di duro vicino alla mia gamba. Era la prima volta dopo diversi anni che sentivo molto vicino, un cazzo diverso da quello di Antonio. Dopo un primo istante di indecisione, iniziai lentamente ad avvicinarmi con la mano fino a toccarlo, prima in modo quasi casuale, poi spostandomi leggermente, cercai di afferrarlo meglio, in modo da iniziare un lento massaggio, su giù, su giù, ci giravo intorno e man mano che proseguivo sentivo che diventava sempre più duro.Ormai avevo, in modo inequivocabile, segnalato allo sconosciuto la mia disponibilità e sollecitato la sua audacia. Dopo qualche secondo sentii la sua mano che contraccambiava la carezza, toccandomi con decisione il culetto. Cercai, senza successo, di segnalare l’evento ad Antonio, al fine di renderlo partecipe di ciò che stava accadendo. Iniziai a muovermi, perché mi risultava impossibile restare ferma, mentre la sua mano sembrava allungarsi sempre di più, fino a giungere a toccare la carne ormai infuocata delle mie cosce lasciate scoperte dalla gonna corta, spostai lentamente la gamba per consentire alla sua mano di salire, fino a quando non la sentii arrivare lì, con le dita si fece spazio fra quel sottile filo di tessuto che lo ricopriva e sentii il suo dito mentre accarezzava il buchetto per poi lo sentii lentamente entrare  e ad iniziare quel movimento avanti indietro trasferendomi la sensazione di essere penetrata. Poi d’improvviso velocemente si staccò ed ebbe l’accortezza di tirarmi giù anche la gonna. Fu in quell’istante che mi resi consapevole che altri avrebbero potuto vedermi disponibile in quel modo così perverso, ma stranamente invece di turbarmi mi procurò un piacere nuovo. Ormai eravamo giunti a destinazione, scendemmo e ci avviammo verso la nostra meta. Raccontai l’accaduto ad Antonio, che pur accennando ad un sorriso, manifestò quasi indifferenza per l’accaduto. Dopo un breve percorso entrammo in un negozio di abbigliamento, in quanto desideravo comprarmi un completino intimo. Notai che lo sconosciuto ci stava seguendo. Dopo aver scelto alcuni capi di abbigliamento, mi recai verso uno spogliatoio per provare gli indumenti. Mentre provavo un vestito, con una scusa Antonio spostò leggermente la tendina, per dirmi che si allontanava per un attimo, ma non la rinchiuse. Con la coda dell’occhio notai lo sconosciuto sbirciare dentro la cabina. Mi spogliai completamente ed indossai la sottana, mi girai verso lo specchio ed iniziai a muovermi, sollevandola lentamente in modo da mostrare le nude cosce sopra il reggicalze, poi mi abbassai per mostrare sia il buchetto che la fessura. Ero imbarazzata, ma nello stesso tempo ero anche molto eccitata. Era la prima volta che mi accadeva, ero spaventata ma decisa ad andare fino in fondo. Iniziai a toccare le labbra socchiuse e gonfie, rese umide dagli umori che bagnavano appena il mio gioiellino quanto bastava a renderlo più brillante. Le scostai leggermente, in modo da mettere in mostra il clitoride ormai eretto ed iniziai a massaggiarlo mediante cerchi concentrici. Aprii lentamente le frementi labbra, che mi procurano un piacere. Le mie dita si soffermano sul piccolo buchetto, lo stuzzicano, per poi scivolare dentro. Lentamente aprivo con maestria le gambe in modo da mostrare il mio nido pronto e desideroso di ricevere l’oggetto del desiderio. La percepivo muoversi, quasi volesse strozzare le mie dita,  ormai completamente dentro. Fu un piacere che raggiunse un livello che non avrei immaginato poter raggiungere in un luogo pubblico. Altre volte avevo giocato con il mio gioiellino, ma non avevo mai provato un piacere così intenso. La cosa che maggiormente mi eccitava era l’idea di masturbarmi in presenza di uno sconosciuto, in una situazione ed in un luogo pubblico, insolito. Mi ero toccata non curante del fatto che uno o più persone potessero vedermi. Quando il piacere invade la mente le inibizioni si attenuano e si diventa più disponibili ad osare….



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