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Alla frontiera con mia moglie Laura


Sono ormai alcuni anni che con mia moglie Laura ci concediamo un po' di simpatiche ed eccitanti divagazioni sul tema sesso. Abbiamo sperimentato lo scambio di coppia, la frequentazione di club privè e anche qualche intrigante situazione pubblica tipo discoteca, spiagge nudiste ecc..., ma mai avevamo vissuto un'esperienza come quella che ci è capitata la scorsa estate.
Avevamo trascorso alcuni giorni a girovagare allegramente fra Austria e Ungheria, avevamo visitato la splendida Vienna e l'affascinante e conturbante Budapest. Poi un paio di giorni, per altro un po' noiosi, sulle spiagge del lago Balaton per dirigerci successivamente alla volta della Croazia.
Percorsa un'autostrada semideserta e di recentissima inaugurazione, siamo giunti al punto di dogana con la Croazia. Al gabbiotto di frontiera ci viene richiesta per la prima volta la carta verde di assicurazione internazionale da uno scorbutico militare croato. A quel punto io e Laura ci siamo guardati negli occhi scoprendo che nessuno dei due aveva pensato di procurarsi il documento ormai necessario solo in caso di viaggio in paesi non comunitari.
Abbiamo cercato di essere simpatici e di dimostrare la nostra buona fede, ma quello non ci considerava neppure e ci ha fatto capire che stava per multarci per una cifra di oltre 1000 euro e minacciava anche il possibile sequestro della vettura. A quel punto la situazione era veramente delicata e non sapevamo che pesci prendere. Intanto il militare era stato raggiunto da 2 colleghi e fra loro se la ridevano sulla nostra situazione.
Non sapevamo che fare. A un certo punto, con un po' di disgusto, ho notato che il loro parlare incomprensibile era alternato a numerosi sguardi e sorrisetti alla volta di mia moglie e la cosa si faceva via via più insistente. Li odiavo profondamente, avessi potuto gli avrei rotto il naso a tutti e tre. Improvvisamente il capo mi si avvicina e, questa volta in perfetto italiano, mi chiede cosa avevamo deciso di fare. Chiesi se potevo pagare con carta di credito (che altro potevo fare) e se potevamo evitare il sequestro della vettura.
Come se niente fosse, quello stronzo mi propose senza mezzi termini di far divertire lui e i suoi amici con mia moglie e di chiudere lì la vicenda. Mi si accappnò la pelle, avrei voluto dargli un pugno su quel sorriso beffardo, ma allo stesso tempo la situazione creatasi mi apparve estremamente eccitante e, perchè no, vantaggiosa.
Non risposi, ma mi girai verso Laura che mi guardava con uno sguardo interrogativo.
Era bellissima e molto sexy, aveva i capelli biondi sciolti sulle spalle, una gonnellina estiva turchese che lasciava ben in vista le sue gambe abbronzate e affusolate su dei sandali con tacco alto; e poi quella camicetta bianca, allacciata in vita che avvolgeva il suo seno meraviglioso lasciat libero...
Laura era molto, molto attraente.
Dissi all'uomo di aspettare un attimo e mi diressi verso di lei. Le spiegai senza giri di parole cosa mi aveva proposto quello e lei rimase esterefatta, non disse nulla sul momento, poi mi guardò in un certo modo e fu sufficente per capire che stavamo per vivere un'esperienza incredibile.
All'uomo risposi che si poteva fare e lui senza dir nulla fece segno agli altri 2 di andare ai punti di controllo; prese mia moglie per mano e fece cenno a me di seguirli.
Mi fece fermare all'angolo fra un container e la strada dicendomi di controllare che non arrivasse nessuno; loro si misero dietro, a qualche metro da me, li guardavo come guardassi un film; era una situazione irreale.
Laura era tesa come una corda di violino, ma lui, con dei modi da bovaro, ci mise poco a sciogliere la situazione. L'apoggiò alla parete del container, le mise la lingua in bocca senza alcun complimento, le infilò una mano sotto la gonna e lo vedevo muoverla alla ricerca dello slip; capii benissimo quando le infilò le dita nella figa: lei mugolò portando la testa all'indietro.
Lui si sbottonò i pantaloni militari e ne tirò fuori un cazzo ancora non duro; le prese la testa staccandosi da lei e gliela portò all'altezza dell'uccello. Laura si inginocchiò e cominciò a succhiarlo e leccarlo con avidità. Ci mise ben poco a svuotarle in bocca e sulla camicetta, all'altezza del seno, una sborrata colossale che la imbrattò anche nei capelli. Laura rimase lì, a carponi, con la camicetta fradicia e ora divenuta semitrasparente; lui si mise a posto il cazzo e contemporaneamente chiamò un collega. Passandomi a fianco mi sorrise e mi diede una pacca sulle spalle.
Il secondo arrivò scambiando una risata col primo, si avvicinò a Laura, le slacciò la camicetta bagnata dello sperma dell'altro, le palpò le sue morbide e abbondanti tette, poi la girò, la spinse contro il container, la sistemò allargandole le gambe, si tirò fuori un cazzo duro e grosso, lo spinse all'altezza del culo cercando la figa e glielo ficcò dentro con un sol colpo. Lei quasi nitrì per il piacere e lui cominciò a darle colpi violenti mentre parlava dicendo cose incomprensibili, ma quando si girò verso di me ebbe cura di parlare in italiano per dirmi: "sapessi com'è bagnata questa troia! Fatti una sega mentre la scopo, coglione!".
Mi andò il sangue alla testa, ma non seppi res****re e comincia a masturbarmi furiosamente.
Andò avanti almeno per un quarto d'ora, sempre nello stesso modo e con la stessa violenta cadenza di colpi. Laura godette, urlò il suo piacere come una cagna, e quando lui la girò per sborrarle addosso, lei si mise carponi e si fece piovere lo sperma sul viso e sulle tette, leccando poi golosamente l'uccello dell'uomo.
Lui si ricompose ridendosela e dicendomi che una troia così poteva essere solo italiana, le diede una sculacciata e poi andò a chiamare il terzo.
Era un ragazzino di neppure vent'anni; arrivò vicino a Laura eccitatissimo e spavaldo. Lei era appoggiata alla parete con lo slip scivolato attorno a una caviglia, la gonna fermata con un giro alla cintura e le tette fradicie e scoperte alla vista del ragazzo e alla mia. Era splendida, laida e affascinante allo stesso tempo. Aspettava di essere presa ancora una volta.
Il ragazzo faceva il duro, ma si capiva bene che non stava nella pelle. Era impacciato, ma riuscì a tirare fuori il cazzo in tempo per sborrarle come un fiume, ancora una volta in bocca e sul seno. Neanche fece in tempo a penetrarla. Si asciugò il cazzo con i capelli di lei con fare quasi umiliante. Mi guardò strafottente e se ne andò. Ora eravamo soli io e Laura. Avevo ancora il cazzo duro in mano e la voglia di svuotarglielo addosso. Lei cercò di riassettarsi alla meno peggio. Mi avvicinai. Incrociammo lo sguardo. Sentii mettermi una mano sulle spalle, mi girai, era il primo militare che mi guardava sferzante.
Mi scostò. Aveva già il cazzo fuori, si avvicinò a mia moglie, mentre lei lo guardava un po' stranita.
La fece accovacciare per infilarle di nuovo l'uccello mezzo moscio in bocca.
Poi lui mi guardò e mi disse: "mi ero dimenticato del culo".
Laura succhiava di fianco a me un cazzo che si gonfiava sempre di più; era avida e aveva sentito quello che lui mi aveva detto. Quando fu duro e pronto fu lei stessa che si alzò, si girò, inclinò bene il suo splendido culo, girò lo sguardo verso l'uomo e gli prese l'uccello in mano; lo diresse verso il suo buco di culo, lo posizionò,poi, guardandolo come una mignotta, lo pregò di fotterla.
Con un sol colpo la impalò mentre lei cacciò un grido di dolore misto a piacere. Prese a incularla con una violenza inaudita, mentre io mi masturbavo a meno di un metro da loro.
Il bastardo mi guardò con un ghigno beffardo sotto la fronte madida di sudore, mentre le tirava i capelli per far aumentare l'inclinatura della schiena e del culo. Non finiva più di incularla, ma Laura ora ne traeva solo piacere e cominciò a godere furiosamente scuotendosi sulle gambe e gridando in continuazione una sola parola: "Siiiii". Quando lui le sborrò nel culo con dei colpi tremendi, lei tremava come una foglia e rimase in quella posizione per alcuni minuti, stremata, sfiancata contro la parete, con le gambe larghe, mentre lui se ne andava come se nulla fosse, sudato come un maiale e dicendomi: "gran troia, potete andare".
Laura era ancora girata di pecora, non parlava, ma il suo volto raccontava il piacere di quell'esperienza.
Io non seppi trattenermi e le sborrai anch'io sulla schiena.
Risaliti alla meno peggio in macchina, rimanemmo in silenzio per alcuni chilometri, poi ci fermammo a una fontanella a ripulirci un poco. Per giorni e giorni, ogni volta che abbiamo scopato, le ho raccontato quello che le avevo visto fare, rigodendo in continuazione di quella irripetibile esperienza



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