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La mia padrona di casa

Ero una giovane matricola di psicologia, avevo scelto la lontana Trento per laurearmi e il passaggio dalla Sardegna al clima del Trentino dei primi di novembre mi mise molta malinconia. A casa avevo la ragazza e qui ero assolutamente solo. Avevo preso una stanzetta in affitto da una cara signora Veneta di origine e vedova da molti anni che, vivendo sola, aveva sempre avuto una studentessa. Con me aveva fatto una eccezione perché gli ero risultato simpatico. Poteva essere mia nonna. Oltre i 65 anni capelli bianchissimi, occhiali, gonna di flanella e doppio maglioncino. Ai piedi le pantofole sulle calze coprenti. Era sempre impegnata nelle cose di casa, nella maglia e in cucina. Stabilimmo subito le regole, i miei spazi erano, oltre la mia stanza, anche la stanza da pranzo dove potevo studiare e guardare la tv e l’unico bagno doveva essere necessariamente condiviso. La cucina era invece il suo regno. Dopo le prime settimane la mancanza di casa si faceva sentire e il desiderio sessuale mi costringeva a segarmi furiosamente e ripetutamente nella mia cameretta. La convivenza con la signora Maria (il nome è di fantasia) si stava regolando con naturalezza finché, una domenica mattina la signora, bussando alla mia porta mi comunicò che intendeva farsi il bagno e che pertanto avrebbe occupato il servizio per qualche tempo. Non so cosa mi prese ma, la curiosità fu forte e in pigiama così com’ero mi accostai alla porta del bagno. Aveva una serratura di tipo antico e il foro della chiave era molto grande. Sentivo i rumori dell’acqua che scorreva nella vasca e cominciai a spiare. La visione era perfetta. Il bagno lungo e stretto aveva la vasca sulla sinistra e a seguire bidet e wc mentre sulla destra c’era il lavandino. Maria era ancora in vestaglia e stava togliendola in quel momento. Sotto portava una camicia da notte felpata lunga fino alle caviglie e, per la prima volta notai i seni. Grossi pesanti e, sebbene la camicia fosse consistente si vedevano spuntare i capezzoli. Dopo essersi chinata a verificare la temperatura dell’acqua, regolò i rubinetti e incrociando le braccia sollevò la camicia da notte. Va prima cosa che vidi, in un susseguirsi di flash di immagini furono le gambe: glabre piuttosto sode , poi le larghe mutande bianche usurate e cascanti, un ventre prominente e bianchissimo su cui poggiavano due seni dalla pelle pallida e venata di azzurro con due capezzoli enormi quasi dello stesso colore della pelle. In un'altra situazione quella visione mi avrebbe fatto inorridire, invece nella mia condizione mi ritrovai con una enorme erezione che sformava il mio pigiama. Un’attimo dopo fece calare le mutande e mi ritrovai una culone largo e cellulitico parato di fronte. Devo dire che era tanta la mia fame di sesso che anche quel misero spettacolo aveva una forte carica erotica, data forse anche dalla consapevolezza che lei era all'oscuro di tutto. La vera sorpresa fu quando si girò e mostrandosi difronte vidi il folto pelo inspiegabilmente scuro. Una enorme triangolo incolto di penuria su un pube grassoccio. Il pelo si allargava sull’addome e lungo l’interno coscia offrendo uno spettacolo per me inusuale (abituato ai triangolini sagomati dalle estetiste delle mia fidanzate. Mi godetti lo spettacolo della sua doccia, in piedi nella vasca con abbondanti spugnature. Rimasi incollato alla serratura fino a che non si ricominciò a vestire e mi ritirai nella mia stanza per godere di quello spettacolo. Mi segai 3 volte di seguito e quelle immagini mi accompagnano ancora a distanza di oltre 20 anni. Continuai a spiarla per tutto il semestre ogni volta che sentivo che si chiudeva in bagno. Quando potevo annusavo la sua biancheria, i mutandoni e l’enorme reggiseno da vecchia, l’asciugamano da bidet. Fu lei a farmi appassionare alle mature che anche oggi cerco su internet sperando di trovare la sosia di Maria.
Fin qui la storia vera e adesso le fantasie…



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