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ESORDI

Nel maggio del 1985 compio diciotto anni. Vivo a Bari; sono piccoletto, magrolino, insicuro.. le ragazze non mi considerano nemmeno lontanamente... e io non ho nemmeno i coraggio di guardare negli occhi una compagna di classe, Daniela, di cui sono perdutamente innamorato. Ma sono un ribollire di passioni e di desiderio. Per cui appena posso, un sabato, libero da compiti, mi reco nell'unico cinema porno che allora c'era in città, il Marilon in Via Carafa, vicino al Policlinico. Arrivo con largo anticipo, più di mezz'ora: la serranda è ancora abbassata, ma la locandina, che recita un titolo inequivocabile: "delicatezze bagnate di mia cugina", non lascia spazio a dubbi e mi provoca uno stato di eccitazione insostenibile. Riesco a far passare il tempo camminando nei dintorni, poi finalmente il cinema apre. Esito qualche minuto, osservando da poco lontano alcuni uomini che entrano, poi mi faccio coraggio e varco pure io la soglia del locale. manco a dirlo, la cassiera mi chiede un documento, perché in effetti dimostro meno dei miei diciotto anni. Ma poi mi fa il biglietto ed entro in sala.
La prima immagine che vedo di un film porno non la scorderò mai: una donna completamente nuda inginocchiata davanti ad un uomo ancora in giacca e cravatta, il pene di lui nella bocca di lei. L'adrenalina va a mille... è molto diverso dal vederlo stampato su una rivista! Mi siedo sul primo divanetto libero e comincio subito a masturbarmi come un matto. Un uomo viene a sedersi accanto a me.
E tutto inizia.
Per quattro anni, finché non fummo trasferiti a Milano, frequentai quel cinema. Ci andavo ogni due settimane, di sabato. Lì dentro, in quella sala buia, tra poltroncine malandate e sporche, trovavo la mia compensazione per tutte le frustrazioni che subivo a scuola e poi all'università con le compagne di corso. Tanto le ragazze provavano assoluta indifferenza verso di me, tanto gli uomini che incontravo nel cinema, tutti molto più grandi di me, manifestavano un'eccitazione sessuale per me incredibile, che mi lusingava e faceva sì che mi concedessi loro senza il minimo pudore; ben presto i frequentatori abituali del locale mi conoscevano tutti, e i gestori lasciavano correre che in sala ci fosse un ragazzo praticamente sempre nudo, estate o inverno che fosse. per inciso, devo dire che è un miracolo che non mi sia beccato qualche malattia in quel periodo, perché non usavo mai alcun tipo di protezione. Avevo voglia, tantissima voglia, stavo scoprendo il sesso, il piacere fisico mi stordiva. Vero è che il MIO piacere fisico me lo procuravo per lo più da solo masturbandomi poiché gli uomini con i quali andavo pensavano principalmente a PRENDERE da me il loro piacere, ma la cosa mi andava bene, ero felicissimo di donare il mio corpo per procurare godimento ad altre persone. Erano tutti molto egoisti gli uomini in quel cinema, appena raggiunto l'orgasmo si allontanavano quasi subito da me, spesso senza dire nulla, ma mi andava bene lo stesso, anzi, era la conferma
che io POTEVO essere desiderato, desiderabile, e che ero perfettamente in grado di soddisfare qualcuno.
E quindi mi concedevo ad ogni uomo con trasporto, tenerezza, entusiasmo, lasciavo che il mio esile corpo nudo fosse esplorato da mani sconosciute ed egoiste, che spadroneggiavano in ogni anfratto della mia pelle di giovane ragazzo, che si insinuavano, talvolta dolorosamente, nel mio orifizio riposto al solo scopo di prepararlo ad una più dolorosa penetrazione.
Ogni tanto qualcuno voleva anche baciarmi, anche se non erano molti: la mia bocca si apriva e accoglieva una lingua che spesso sapeva di sigaretta e che quando si ritirava mi lasciava spessi filamenti di bava che mi colavano sul mento: perché, sì, gli uomini che baciavo con tanto trasporto mi sputavano in bocca abbondanti getti di saliva calda e dolciastra, intendendo con quel gesto che io ero per loro solo un pezzettino di carne giovane da marchiare con i segni della loro libidine. E nella mia bocca, e nel mio ano, ma soprattutto nella bocca, accoglievo il frutto delle loro eiaculazioni, dei loro orgasmi egoisti e sbrigativi.
Quanti pomeriggi passati in ginocchio davanti ad un uomo seduto in una stretta poltroncina in ultima fila, che mi serrava tra le sue ginocchia, il suo pene nella mia bocca, a lavorarmelo con un'abilità che via via migliorava col tempo e la pratica, per un tempo che potevano essere due tre minuti o anche mezz'ora, io nudo, le spalle rivolte allo schermo. Una genuflessione che non terminava quando ricevevo il premio dei miei sforzi, lo spruzzo caldo e dolce che il più delle volte deglutivo... no, quella genuflessione spesso non terminava, perché l'uomo si alzava e subito un altro prendeva il suo posto. E tutto ricominciava. Succedeva spesso che mentre io amavo con la bocca un uomo, ce ne fossero altri seduti tutti intorno ad attendere il proprio turno, e non di rado parlavano tra loro di quello che stavo facendo, se ero più o meno bravo a farli godere... e poi, finito tutto con uno, era naturale per me scalare di un posto, e ricominciare. Era dolce per me sentire le loro mani sulla mia testa che premevano verso il basso, soprattutto negli istanti che precedevano il piacere supremo, quando volevano essere sicuri che non li abbandonassi proprio in quel momento. Non ce ne sarebbe stato bisogno, ma era bello che lo facessero. Io mi impegnavo a fondo nel dar loro piacere, e quando arrivavano nella mia bocca ogni volta io provavo per loro immensa gratitudine. Mi facevano stare bene. Anche se per loro io ero solo sesso, solo un volgare pompino, o una scopata in piedi in fondo alla sala, io con loro, con ognuno di loro, FACEVO L'AMORE! Mi concedevo come una fidanzata innamorata, come avrei voluto che una ragazza si concedesse a me. Ecco anche perché, con molta incoscienza, non usai mai preservativi: anche se io per loro ero poco più (o poco meno?) di una puttanella, io mi consideravo il loro amante, l'amante di tutti loro.
Quanti uomini sposati ho avuto in quel periodo: mi piaceva sapere che una volta tornati a casa, dalle loro mogli, avrebbero comunque avuto il ricordo di me che
accettavo la loro lussuria.
E non dicevo di no a nessuno. Andavo con chiunque mi si avvicinasse e quello che mi chiedevano io davo. Non chiesi mai nulla per me, non li sollecitai mai a darmi piacere, se lo facevano era perché lo volevano loro, ma accadeva di rado. Quegli uomini prendevano, MI prendevano, MI usavano, MI bagnavano e io ero felice così.
Alcuni, tra i tanti anonimi che mi sono passati sopra, li ricordo ancora.
Ce n'era uno che chiamavo Lo Sfregiato, perché aveva il viso tutto butterato. Non abbiamo mai scambiato nemmeno una parola; a lui piaceva sedersi vicino a me e masturbarsi, e quando stava per venire mi faceva un cenno affinché io prendessi il suo pene nella bocca. Io assecondavo il suo desiderio, rapidamente calavo su di lui e Sfregiato veniva, in silenzio, sussultandomi contro il palato e riempiendomi la bocca del suo liquido seminale. In genere ingoiavo. una volta invece me lo feci venire sul palmo della mano e poi guardandolo negli occhi iniziai a mangiare il seme leccandolo in punta di lingua. Lui si mise a ridere, si alzò e se ne andò... io mi spalmai il rimanente sul torace nudo. Ogni due settimane lui era uno di quelli fissi.
Un altro invece, si chiamava Oronzo, sempre vestito in pelle, voleva prendermi in piedi in fondo alla sala. Lui lo vedevo una volta ogni due mesi circa. Mi
sodomizzava sbrigativamente con il suo minuscolo pene, per fortuna minuscolo perché per me la sodomia é sempre stata molto dolorosa. Mi faceva chinare sullo schienale di una poltroncina in ultima fila, mi metteva un po' di lubrificante e mi prendeva da dietro... in quei momenti mi sentivo così aperto, così vulnerabile. Durava poco, godeva dentro il mio ano e si ritirava compostamente, asciugando anche me con dei fazzoletti di carta. In genere c'era sempre qualcuno che voleva farmi altrettanto subito dopo, ma per il dolore che provavo non sempre ci riuscivano, perché istintivamente mi chiudevo. La seconda sodomia era un tormento, e a volte ho pure sanguinato. Loro lo capivano e lasciavano perdere, ma mai io mi sono apertamente rifiutato.
In genere gli uomini stavano in piedi accanto a me che sedevo in una poltroncina, e da quella posizione erano comodi a infilarmi il pene in bocca. Pur avendone avuti tantissimi in quegli anni, ogni volta, ogni uomo era per me un miracolo, una novità; scaricavano i loro orgasmi dentro di me, nella bocca, e io potevo così sentire tutta l'intensità del loro piacere.
Non tutti avevano un'igiene impeccabile. Uno in particolare, ricordo, aveva sempre il pene sudato e poco pulito, assaporarlo era sgradevole perché sapeva di urina stantia. Anche lui, come Sfregiato, veniva da me quasi ogni volta che ero al cinema. E sempre quell'odore di pipì. Anche il suo sperma era sgradevole, molto acido e purtroppo anche abbondante: le sue eiaculazioni erano copiose, molto fluide, il suo pene sussultava non meno di sei sette volte e ad ogni sussulto avveniva un'emissione di sperma puzzolente. Ma ugualmente io lo lasciavo fare e poi inghiottivo quello che riuscivo.
Ricordo un vero maiale, Luigi si chiamava. Prima del pompino da parte mia voleva che gli leccassi il buco del culo... puzzava da paura, era sporco... quando lo facevo lui se la rideva, e anche gli altri che guardavano, se c'erano, mi prendevano in giro. Un tizio una volta mi chiamò "il signor baciamilculo"... Lo vedevo quasi ogni volta, e non era l'unico che gradiva quel tipo di attenzioni. E comunque, per tutto il tempo che passavo nel cinema, era un continuo via vai di gente che mi si accostava anche solo per toccarmi, per accarezzare il mio corpo offerto a tutti. Tutti si sentivano liberi di mettermi le mani addosso.
Un anziano signore che incontravo abbastanza spesso non era più in grado di eiaculare, per via di un intervento alla prostata, ma voleva venirmi in bocca ogni volta ed era strano sentire l'orgasmo di un uomo attraverso i fremiti del suo corpo e gli spasmi del pene ma restare a bocca asciutta! Era molto gentile con me, si fermava a chiacchierare sia prima che dopo, spesso infastidendo chi voleva avvicinarsi per godere delle mie attenzioni. In quei casi avevo imparato ad incoraggiare ad avvicinarsi il nuovo venuto e mentre il signore anziano mi coccolava con carezze e lievi baci sul collo io offrivo la mia bocca al tizio di turno che spesso, oscenamente, me la scopava come fosse stata il sesso di una prostituta, la mia testa tra le sue mani, sino a godere di un orgasmo che mi faceva zampillare sperma nella gola.
Quanto sperma ho ricevuto in quegli anni...


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