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Io e il mio bambino 4

Storia trovata su internet

Mi chiamo Elena, ho quasi 46 anni e un figlio di 27 che si chiama Andrea. Sono vedova da 14 anni, nel frattempo ho avuto un paio di storie con altrettanti uomini che però sono entrambe finite dopo un paio d’ anni. Ora ufficialmente sono single. Dico ufficialmente perché in realtà ho un amante, di cui però nessuno sa nulla, nemmeno mia madre e mia sorella. La relazione con quest’ uomo va avanti a gonfie vele ormai da oltre due anni; mio figlio Andrea è l’unica persona ad esserne a conoscenza. Perché lui è il mio uomo.
La storia cominciò nel 2000 e andò avanti per circa tre anni: era però solo un gioco, solo sesso e nient’ altro. Poi lui era andato a vivere con una ragazza e io avevo allacciato un rapporto con un altro uomo (il secondo dei due di cui parlavo sopra), ma poi un paio d’ anni fa sia io che Andrea ci eravamo ritrovati di nuovo soli. Lui era tornato a vivere da me e la prima sera eravamo finiti a letto. Qualche sera dopo ci siamo accorti che la cosa era molto più seria di quanto non fosse stata prima: io sentivo un’ attrazione per lui che non avevo mai provato prima per nessuno, nemmeno per suo padre, e la stessa cosa per lui. Ci eravamo innamorati l’ uno dell’ altra come un uomo e una donna qualunque nonostante fossimo madre e figlio e da allora viviamo come qualsiasi donna e uomo reciprocamente innamorati: dormiamo insieme e quasi ogni sera facciamo l’amore. Il fatto di dover vivere il nostro amore nel segreto più totale non fa che rendere il tutto ancora più bello ed eccitante. Tuttora io mi sento innamorata di lui come una ragazzina alla sua prima cotta; provo per lui inoltre l’amore di qualunque madre verso il proprio figlio, che va ad aggiungersi a quello di ogni donna verso
l’uomo di cui è innamorata.
Da tempo ormai Andrea ha preso l’abitudine di chiamarmi per nome anche quando siamo con gente che ci conosce e anche quando siamo soli. Sempre più raramente mi chiama “mamma”. Ci siamo fatti anche un paio di vacanze insieme, dove, lontano da chiunque ci conoscesse, ci comportavamo come una coppia qualsiasi, camminando mano nella mano e non disdegnando di scambiarci occasionalmente qualche bacio.
Due anni fa, per Capodanno, abbiamo deciso di regalarci una crociera.
Sull’aereo abbiamo conosciuto Silvia e Roberto, una coppia in cui, come noi, la donna era molto più anziana dell’ uomo. Silvia aveva infatti 42 anni, mentre Roberto ne aveva 17 di meno. Io e Silvia iniziammo a scambiarci un po’ di esperienze:
“È un ragazzo fantastico, mi vuole bene e ha anche fatto amicizia subito con mio figlio” mi disse. Silvia aveva infatti un figlio di 15 anni frutto di un precedente matrimonio finito male. “Da qualche mese viviamo insieme; i suoi genitori da principio erano contrarissimi al nostro rapporto, ma poi, conoscendomi, hanno capito che non sono quella strega che loro credevano. Ora non è che siano contenti, perché avrebbero certo preferito che si mettesse con una ragazza della sua età, ma almeno adesso mi rispettano. E le vostre famiglie? Da quanto siete insieme voi?”
Inventai un po’ di storielle:
“Io lo conosco dal giorno che è nato, è figlio di una mia amica. I suoi genitori sono morti tutti e due, e così mio padre. L’ unica che c’è ancora è mia madre, che ha storto un po’ il naso a pensare che mi mettessi con un uomo che potrebbe essere mio figlio, ma alla fine ha riconosciuto che a 40 e rotti anni suonati ho il diritto di gestirmi la mia vita come meglio credo.”
“Problemi?” mi chiese Silvia
“Nessuno. Ci amiamo alla follia, difficilmente litighiamo e se succede è per cose di poca importanza. È un ragazzo gentile, educato, e anche in quanto al sesso non mi posso certo lamentare”
“Anche per noi è così” mi rispose “ora, tu mi dirai che siamo pazzi, ma abbiamo deciso di avere un figlio e da un paio di mesi ho smesso di prendere la pillola. Tu la prendi?”
“Certo” risposi “l’ anno scorso ho passato una decina di giorni di terrore perché una sera l’ avevo dimenticata. Per fortuna poi non è successo niente”
Poi l’ aereo atterrò e ci ritrovammo all’ imbarco sulla nave. Ci assegnarono la nostra cabina e scoprimmo che la loro era nel nostro stesso corridoio. Quella sera eravamo talmente stanchi che non ci passò nemmeno per la testa l’ idea di fare sesso. In cabina faceva caldo e mi buttai sul letto con addosso solo le mutande, e lo stesso fece Andrea. Ci addormentammo quasi subito.
A mattina mi svegliai sentendo Andrea che mi baciava sul seno. Aprii gli occhi, guardai l’ orologio e vidi che erano quasi le nove. “Buongiorno, Elena” disse. “Buongiorno” risposi io. Notai che si era tolto le mutande rimanendo nudo come io lo avevo fatto e che il suo membro era grande e rigido come un pezzo di legno. Allungò una mano per togliermi le mie e io gli chiesi “Cosa vorresti fare?” con tono malizioso. Mi rispose “Secondo te?”
I miei slip volarono via e rimasi anch’ io nuda. Andrea mi abbracciò e mi baciò mentre con la mano sinistra mi “massaggiava” le mammelle. Poi la mano scese in basso, e sentii due dita entrarmi nella vagina e iniziare a masturbarmi. Sentii la sua lingua guizzare dentro la mia bocca, la mano fu di nuovo sul seno, poi lui fu sopra di me e prese a baciarmi sul collo, sulle spalle, su un seno, sull’ altro, per poi risalire fino a baciarmi di nuovo sulla bocca. Io ero già fradicia per l’ eccitazione. Avevo ancora la sua lingua contro la mia quando sentii il suo pisello entrarmi dentro senza alcuna difficoltà. Iniziò a muoversi, e io lo abbracciai stretto e gli avvolsi le gambe intorno alla vita. Poco dopo, come ormai succedeva sempre quando facevamo l’ amore, l’ orgasmo arrivò, lungo e violento nello stesso momento in cui sentivo anche il suo seme colare dentro di me. Meno male che hanno inventato la pillola, pensai. Ormai da tempo venivamo quasi sempre contemporaneamente. Andrea si fermò senza spostarsi da sopra di me. Io allargai di nuovo le gambe e aprii gli occhi.
“Come sono andato, amore?” mi disse sorridendo “Piaciuta la sveglia?”
“Sei stato meraviglioso come al solito, tesoro. Ti amo” risposi. Lui mi disse “Anch’io ti amo, mamma. Ti amo tanto..”. Solo a letto ogni tanto mi chiamava ancora mamma. Riprese a muoversi avanti e indietro, e solo dopo essermi venuto dentro un’ altra volta si alzò, ci rivestimmo e andammo a fare colazione. Qui ci sedemmo a tavola con Silvia e Roberto, e parlammo del più e del meno. Il discorso tornò sul fatto che loro volevano avere un figlio e si stavano dando da fare per averlo, e mi chiesero se noi non sentissimo lo stesso desiderio. Risposi io, anche qui inventando parzialmente la storia.
“No, non se ne parla nemmeno. Intanto, ad Andrea piacciono tantissimo i bambini…. degli altri. In quanto a me ho anch’ io un figlio di 21 anni a casa. Qualche tempo fa ho pensato che mi sarebbe piaciuto diventare di nuovo mamma, ma poi ci ho ripensato. Adoro i bambini, ma solo al pensiero di ricominciare di nuovo da capo a 43 anni mi sento male. No, è meglio di no.”
Quel giorno passammo qualche ora in spiaggia. Ad un certo momento, eravamo tutti e quattro sdraiati al sole quando Andrea mi diede un bacio lungo e appassionato, e poi si allontanò con Roberto. Silvia aspettò che si allontanassero per dirmi:
“Sei veramente fortunata, Elena: si vede che Andrea ti adora ed è veramente un ragazzo d'oro. Siete veramente fatti l’uno per l’altra. Davvero, si vede proprio che insieme siete felici”
Se avesse mai saputo…
“Dai Silvia, anche tu non ti puoi lamentare: anche voi sembrate innamorati cotti l’ uno dell’ altra. Dimmi, come vi siete conosciuti?”
“Io insegno matematica in un liceo, lui era un mio allievo. Mi aveva sempre incuriosito, perché era molto più maturo e meno stupido di tutti gli altri della sua classe. Aveva l’ entusiasmo di un ragazzino e la sensibilità di un uomo di 40 anni. Quando lui faceva l’ ultimo anno ho accompagnato la sua classe in gita. Allora ero ancora sposata, ma il matrimonio andava male, continuavamo a litigare e insultarci. Ero l’ unica insegnante donna in quella gita, quindi avevo una camera in albergo tutta per me. Gli ho chiesto di aiutarmi a portare le valigie in camera, e lui mi ha detto subito di si. Arrivati in camera mi ha depositato le valigie e poi gli ho detto che se voleva gli avrei offerto qualcosa da bere. Ci siamo fermati per qualche secondo a guardarci negli occhi, poi lui si è avvicinato e mi ha baciata. Io ho fatto un piccolo accenno di resistenza, ma poi gli ho buttato le braccia al collo e mi sono attaccata a lui. Dopo cinque minuti eravamo tutti e due nudi tra le lenzuola, e ho passato le tre ore più belle degli ultimi dieci anni. Poi lui ha dovuto tornare in camera, altrimenti gli altri si sarebbero insospettiti. Il giorno dopo mi sono data della cretina. Ora si vanterà con tutta la scuola di essersi scopato la prof di matematica, ho pensato.”
“Invece no” continuò Silvia “Nei giorni successivi ho notato che in classe non era cambiato nulla. L’ ho preso da parte qualche giorno dopo, per parlargliene. Abbiamo deciso di incontrarci a casa mia un pomeriggio in cui mio marito era via per lavoro e mio figlio sarebbe rimasto tutto il pomeriggio in piscina. Ero partita con l’ idea era di parlare e basta, poi è finita che abbiamo passato il pomeriggio a letto. Da quel giorno in poi lui è stato il mio amante. L’ anno dopo mi sono separata, e dopo circa sei mesi abbiamo ufficializzato la nostra storia e ora siamo qui” concluse.
Poi tornammo sulla nave, e dopo cena in camera.
Appena entrati in camera ci spogliammo ed entrammo nel letto.
Due ore dopo, ormai soddisfatti, eravamo abbracciati insieme. Andrea disse:
“Hai una bella fantasia, Elena: hai raccontato una sfilza di balle a Silvia che ne ho perso il conto”
“Perché dici così?” gli risposi. “Ho mentito su dei dettagli di nessuna importanza, tipo il fatto che saresti il figlio di una mia amica. Mica le potevo dire che mi scopo mio figlio tutte le sere!”
“Però” continuai “su una cosa non ho mentito: sai che c’è stato un momento in cui ho fatto un mezzo pensierino sul fatto di avere un figlio da te?”
“Cosa?! Ma, Elena sei impazzita per caso?”
“No Andrea, non preoccuparti. Semplicemente mi sono detta: ora ho un compagno che amo e se dovessi avere un figlio da lui? Pensa, un bambino di cui sarei stata mamma e nonna contemporaneamente. Poi però ci ho pensato sopra e ho convenuto che era una follia. Intanto ci sarebbe sempre il rischio che, essendo un bambino frutto di una relazione i****tuosa, non sia normale. E poi, ho pensato, dopo 24 anni chi ha voglia di ricominciare da capo con pannolini sporchi e notti in bianco?”
“Comunque” continuai “Stai tranquillo amore, in ogni caso non lo avrei fatto di certo senza prima parlarne con te.”
“Sono sempre più convinto di avere una madre pazza” disse Andrea.
Poi gli misi una mano sul pisello e scoprii che era di nuovo grosso e rigido come prima. Mi disse chiaramente che voleva scopare ancora, e io non mi feci certo pregare.
Il giorno dopo era lunedì 31 dicembre 2007.
Ci stavamo preparando per il cenone. Arrivai in cabina che Andrea era già pronto. Lo vidi e rimasi a bocca aperta. Era vestito in giacca e pantaloni blu e cravatta, alto, scuro di capelli e con due splendidi occhi verde smeraldo. Fra le ragazze della sua età avrebbe fatto strage se solo avesse voluto. Invece era innamorato di me, di una donna che aveva quasi vent’ anni più di lui, che aveva già un matrimonio alle spalle e che per giunta era pure sua madre.
Lui era pronto, io invece dovevo ancora cambiarmi.
Avevo comprato un vestito nuovo apposta per quel cenone di capodanno, ma lui non lo aveva ancora visto. Uscì dalla cabina e tornò dopo una decina di minuti, quando ero ormai pronta, mi stavo mettendo gli orecchini. Entrò in cabina e si fermò a guardarmi.
L’ abito era verde, lungo fino quasi ai piedi ma con uno spacco laterale che arrivava fino quasi all’ anca; era abbastanza scollato sul davanti mentre sulla schiena c’ era una scollatura a V che arrivava fino quasi alle natiche. Avevo messo anche un paio di scarpe con i tacchi alti, cosa che facevo molto di rado essendo già io abbastanza alta: con quelle scarpe infatti ero più alta di Andrea.
“Che dici? Come sto?”
“Elena, sei… bellissima! Scommetto che stasera tutti gli uomini guarderanno solo te!”
“Sei forse geloso?” gli dissi io, sorridendo.
“Direi che ne ho motivo, no?” rispose lui mentre mi veniva vicino e mi abbracciava. Ci scambiammo un lungo bacio e poi ci avviammo al salone.
Anche Silvia non scherzava: aveva una maglietta attillata ed una minigonna che lasciavano ben poco alla fantasia.
Dopo aver finito di mangiare passammo la serata in parte seduti a parlare ed in parte a ballare. Poi arrivò finalmente la mezzanotte.
Si stappò lo spumante e ci si scambiarono i consueti bacini di rito e gli auguri di buon anno. Poi Andrea venne da me e fu un bacio lungo e appassionato. Con la coda dell’ occhio vidi Silvia e Roberto fare altrettanto. Andrea staccò per un istante le labbra dalle mie per sussurrarmi in un orecchio:
“Elena, stasera voglio mettertelo nel culo”
Poi sentii di nuovo le sue labbra sulle mie e la sua lingua che toccava la mia.
Immaginavo che quella sera me lo avrebbe chiesto. Il sesso anale era una cosa che si faceva di media un paio di volte al mese, ed era da parecchio che non lo facevamo. A me non dispiace, pur non andandone pazza. Non sono certo una di quelle donne, sempre che esistano davvero, che quasi lo preferiscono alla scopata tradizionale.
Verso le due andammo a salutare i nostri amici.
“Buonanotte ragazzi, noi ce ne andiamo a nanna” disse Andrea.
“A nanna? Chi volete prendere in giro? Mi sa che per voi il divertimento incomincia adesso!” fu la risposta di Silvia. “Se andate davvero a dormire, allora siete messi male. Noi adesso andiamo in camera a festeggiare il nuovo anno a modo nostro, e intendiamo continuare fino all’ alba” Si allontanarono ridendo e io rimasi a guardarli tra lo stupito e il divertito.
Appena tornati in cabina ci spogliammo, io mi buttai sul letto e Andrea iniziò a lubrificarmi l’ ano con del burro. Sentivo il suo dito che mi esplorava i visceri ed intanto mi spalmava con il burro. Poi sentii qualcosa di decisamente più grosso di un dito appoggiarmisi sull’ ano. Andrea spinse con decisione ed in pochi secondi fu dentro per quasi tutta la sua lunghezza. Nonostante non fosse certo la prima volta che lo prendevo nel culo mi sentii come divelta. Lui iniziò a pompare, dopo un po’ lo sentii rallentare fino a fermarsi mentre una specie di clistere di sperma mi inondava l’ intestino.
Andò in bagno a darsi una ripulita e poi tornò a letto, dove continuammo a coccolarci e a fare l’ amore fino a che non spuntò il sole. Io mi addormentai fra le sue braccia, e ci svegliammo che era passato mezzogiorno.
“Buon anno, Elena”
“Buon anno, amore”
Io ero ancora a letto, mentre Andrea si stava rivestendo quando sentimmo bussare alla porta. Erano Silvia e Roberto, con i quali eravamo rimasti d’ accordo che sarebbero passati a chiamarci. Andrea stava dicendo loro che li avremmo raggiunti, ma io gli dissi di farli entrare.
“Ma come, sei ancora..”
“No, non preoccuparti, falli entrare”
Aprì la porta e loro entrarono. Io mi limitai a coprirmi il seno con le lenzuola.
“Io sono quasi pronto, questa pelandrona invece non è ancora uscita dal letto” disse lui.
Silvia disse: “Ragazzi vi chiedo scusa per ieri sera ma ero un po’ brilla, sapete…”
“Scusa di che?” disse Andrea “Non preoccupatevi, fosse tutto lì…”
“Comunque” continuò Silvia “avevamo un buon motivo per festeggiare: sabato dovevano venirmi le mestruazioni e invece non sono arrivate; dieci minuti fa ho fatto il test: è positivo. Ragazzi, sono incinta!”
Uscii dal letto avvolgendomi nel lenzuolo ed andai a baciare prima Silvia e poi Roberto.
“Sono veramente felice per voi, so che ci tenevate tanto”
Vedendo la loro felicità, Silvia e Roberto non poterono non farmi tenerezza. Desideravano tanto un figlio e ora era in arrivo. Tornò anche a me la voglia. In fondo che ci vuole pensai, basta non prendere più la pillola… Repressi quel pensiero. L’ idea di avere un figlio da mio figlio da una parte mi solleticava, dall’ altra mi inorridiva. Non ci pensai più e non ne parlai più con Andrea.
Un paio di giorni dopo la crociera finì e con Silvia e Roberto ci scambiammo indirizzi e numeri di telefono. Ci ripromettemmo di sentirci e magari di vederci prima che nascesse il loro erede.
Qualche mese dopo io mi ammalai di influenza e ci volle una decina di giorni per farmela passare. Passata l’influenza arrivarono le mestruazioni. Proprio in quei giorni Andrea dovette andare per una decina di giorni in Sudamerica per lavoro: il suo lavoro lo portava spesso in giro per l’Italia e qualche volta per l’Europa, ma era la prima volta che andava così lontano. In totale restammo per oltre tre settimane di fila senza fare l’amore. Mai successo.
Quando Andrea ritornò andai io a prenderlo in aeroporto. Per l’occasione mi vestii in maniera decisamente provocante: maglia attillata e parecchio scollata, push up, minigonna ascellare e tacchi alti. L’aereo di Andrea arrivò con circa un’ ra di ritardo, e girando per
l’aeroporto mi accorsi che vestita in un certo modo a quasi 44 anni attiravo ancora gli sguardi di ammirazione (chiamiamoli così) di tutti i maschi nel raggio di 50 metri. E questo nonostante i segni dell’ età cominciassero a farsi sentire: qualche piccola ruga sul viso, qualche chilo di troppo, il seno che cominciava a farsi un po’ cadente, eccetera.
Finalmente l’ aereo atterrò e una moltitudine di persone arrivò con i bagagli in mano. Ad un certo punto mi sentii chiamare:
”Elena!” Mi aveva visto prima che io vedessi lui. Arrivò da me, lasciò andare la valigia, ci abbracciammo e ci scambiammo un lungo bacio. Scene così in un aeroporto sono abbastanza normali e così nessuno ci fece particolarmente caso. Andrea disse:
“Elena, è meglio che ci muoviamo. Dobbiamo fare 400 chilometri per andare a casa e sono già le sei di sera”
“Tranquillo tesoro, non ho nessuna intenzione di farmi una sfacchinata del genere dopo che già ne ho fatti 400 per arrivare qui. Ho preso una stanza in un motel qui vicino: passiamo la notte qui e torniamo a casa domani”.
Mi avvicinai a lui con un sorrisetto malizioso e gli appoggiai le mani sul petto “Così non avrai la scusa di essere troppo stanco. Stasera abbiamo una ventina di giorni di arretrati da recuperare”
Andammo a mangiare una pizza e poi andammo al motel. Era il classico motel da coppiette più o meno clandestine. Le pareti erano sottili e si sentivano i gemiti di piacere degli occupanti delle stanze vicine. Ora loro sentiranno me, pensai. Ci svestimmo e ci infilammo tra le lenzuola. Andrea prese a baciarmi su ogni centimetro quadrato del mio corpo, soffermandosi alla fine sulla passera. Io lo feci coricare sul dorso e mi piazzai sopra di lui. Gli presi il pisello in bocca e iniziai. Sentivo la lingua di mio figlio insinuarsi dentro la mia vagina e stimolarmi il clitoride. Non passò molto prima che un’ ondata di piacere irrefrenabile mi invadesse il ventre. Ma anche lui veniva da molti giorni di astinenza e nello stesso momento sentii il gusto caldo e salato dello sperma che mi riempiva la bocca. Ne uscì moltissimo, al punto che dovetti inghiottirne subito una parte. Poi mi girai verso di lui, aprii la bocca per mostrargli che era piena del suo seme e lo baciai. Ne passai una grossa parte in bocca a lui e poi ne ingoiammo metà ciascuno, come al solito. Senza staccare la bocca dalla mia Andrea mi fece coricare, si sistemò sopra di me e dentro di me entrò senza troppi complimenti. Non fu comunque un problema perché ero bagnata fradicia. Dopo pochi minuti era venuto di nuovo. Stavolta però dovette continuare dopo una breve pausa per far godere anche la sua mammina. Ci riposammo per qualche minuto e poi fu un’ altra bellissima scopata. Solo dopo un paio d’ ore potevamo dirci sazi.
A mattina di nuovo mi svegliai sentendo le labbra di Andrea che mi baciavano i capezzoli. Mi sentivo già bagnata. Le sue labbra risalirono fino alla mia bocca, e ci scambiammo un lungo interminabile bacio mentre iniziavamo a masturbarci reciprocamente. Ad un certo punto Andrea tolse le dita da dentro di me e ci infilò il suo membro, che era rigido come il marmo. Venne dentro di me dopo pochi secondi, tanto era eccitato.
“Che fai, amore, vieni prima di me?”
“Tranquilla, Elena, ora riparto”
Riprese a pompare e stavolta l’ orgasmo arrivò per me, violento e incontenibile. Si fermò per qualche secondo e poi riprese e continuò fino a che non mi fu venuto dentro di nuovo. Di nuovo pensai: meno male che prendo la pillola, altrimenti chissà quante volte mi avrebbe già messa incinta.
Restammo ancora un po’ a letto a coccolarci e a baciarci. Ad un certo punto Andrea mi disse:
“È meglio che ci alziamo altrimenti stasera siamo ancora qui”
“A me non dispiacerebbe” risposi io.
“Ti amo mamma. Ti amo tanto.”
“Anch’ io ti amo Andrea. Non so come ho fatto a res****re tutto questo tempo lontano da te”.
Ci scambiammo un ultimo bacio, poi ci alzammo, pagammo il conto del motel e ci avviammo verso casa.
Qualche mese dopo venne il mio quarantaquattresimo compleanno.
Io e Andrea decidemmo di andare a farci una mangiata di pesce in un ristorantino al mare in cui io ero già stata altre volte.
Per l’occasione misi più o meno gli stessi indumenti che avevo indossato all’ aeroporto. A tavola Andrea era seduto di fronte a me e non perdeva occasione per dare una sbirciata alla mia scollatura. Ad un certo punto lo apostrofai:
”Beh, che hai da guardare? Sembra che tu non mi abbia mai visto le tette!” facendogli capire chiaramente che lo stavo prendendo in giro. Pensai che stranamente non mi aveva ancora consegnato il suo regalo, come faceva ogni anno, specie da quando era diventato il mio amante. Ad un certo momento andai in bagno e al ritorno vidi un pacchettino sul mio piatto. Lo scartai e appena vidi cosa conteneva dissi:
“Tu sei pazzo. L’ ho sempre sospettato, ora ne ho la certezza.”
Mi aveva regalato un anello, un anello certamente molto costoso. Tolsi la fede, che ancora indossavo pur essendo vedova oramai da 12 anni, e lo provai: mi calzava perfettamente.
“Allora Elena, non mi hai ancora detto se ti piace”
“È bellissimo, Andrea. Ma tu sei matto, ora che dico a tutti quelli che mi chiederanno chi me lo ha regalato?”
“Semplice, dici che lo hai visto, ti piaceva e te lo sei comprato. Oppure ti inventi un fidanzato”
Mi alzai dalla sedia, andai a baciarlo
“Andrea sei meraviglioso” gli sussurrai in un orecchio “Sei l’uomo che qualsiasi donna desidera e sei anche il figlio che qualsiasi madre vorrebbe avere. Ti amo come non ho mai amato nessun altro uomo in vita mia”. Nemmeno tuo padre, avrei voluto dirgli, ma pensai che era meglio di no.
“Ti amo anch’io, mamma. Buon compleanno.”
Un paio d’ ore dopo ci eravamo appena infilati tra le lenzuola. Io ero coricata, con le labbra di mio figlio saldamente incollate alle mie, la sua lingua che esplorava l’ interno della mia bocca e la sua mano destra sul fianco. Io gli presi la mano e me la posai sul seno. Volevo che si eccitasse il più possibile. Lui in quel momento si accorse che portavo ancora l’ anello e mi chiese come mai.
“È la prima volta che porti un anello a letto…”
“È vero, quando faccio l’amore non voglio niente, solo il mio corpo e quello del mio uomo. Anche quando lo facevo con tuo padre toglievo persino la fede. Ora però questo anello lo voglio tenere, non so perché…”
Festeggiammo il mio compleanno, nel modo che potete facilmente immaginare.
Tre giorni dopo era il compleanno di Andrea. Non si poteva fare nulla, perché nel frattempo erano arrivate le mestruazioni. A sera, dopo cena, eravamo in sala, ci stavamo baciando quando io gli dissi:
“Non si può stasera, amore, lo sai”
“Lo so purtroppo. Non immagini la voglia che ho di spogliarti e fare l’ amore con te…”
“Io ho più voglia di te, tesoro, ma proprio non si può. Però una cosa che si può fare c’è”
Mi sedetti su una sedia, gli slacciai i pantaloni e gli calai pantaloni e mutande fino alle ginocchia. Il suo membro era grande, dritto e duro come una verga d’ acciaio. Glielo presi in bocca e iniziai a fargli un pompino. Per due volte sentivo che stava per venire e mi fermai. La terza volta continuai fino a che sentii il fiotto caldo del suo seme riempirmi la bocca. Inghiottii tutto, poi gli strizzai il pisello per farne uscire le ultime gocce, che leccai avidamente. Ripresi quasi subito e dopo una decina di minuti mi venne in bocca di nuovo. Dopo la terza bevuta di sperma gli dissi:
“Ora dovresti essere soddisfatto. Tre pompini di fila non li avevo mai fatti”
Ci baciammo, e appena staccai le labbra dalle sue gli dissi:
“Buon compleanno, Andrea”
“Sarà meglio che andiamo a nanna ora, amore” mi rispose lui.
Comunque qualche giorno dopo la settimana critica era passata. Io ripresi a prendere la pillola e quella notte stessa festeggiammo, anche se in ritardo, il compleanno di Andrea ci facemmo sei belle scopate. Un paio prima di dormire. Verso le quattro di notte mi accorsi che si era svegliato per andare in bagno e volli farlo di nuovo. Lui non si fece certo pregare. Altre tre alla mattina prima di uscire dal letto.
Poi arrivò l’ estate. Nel frattempo ci eravamo sentiti per telefono con Silvia e Roberto. Decidemmo di passare le vacanze in un posto dalle loro parti. Noi ci trovammo un alberghetto proprio in riva al mare, mentre loro vivevano in un paese nell’ interno, ad una quindicina di chilometri di distanza.
Arrivammo in albergo, scaricammo i bagagli ed era già ora di cena. Dopo cena mi feci una doccia, mentre Andrea faceva due passi nei paraggi. Arrivò in camera pochi secondi prima che io uscissi dalla doccia avvolta in un accappatoio.
Disse: ”Sarà meglio che vada io ora a darmi una ripulita. Sono tutto sudato.” Iniziò a svestirsi, rimase in mutande, ne prese un paio pulite e fece per dirigersi verso la doccia.
“Abbi pazienza qualche minuto e esco, poi sono tutto tuo” mi disse con un sorrisetto malizioso. Io in tutta risposta gettai l’ accappatoio in un angolo, rimanendo completamente nuda, e mi coricai sul letto.
“Ti aspetto, Andrea. Ti aspetto così” gli dissi, e spalancai le gambe mostrandogli tutto quello che gli potevo mostrare.
Uscì dalla doccia, si asciugò e non stette nemmeno a rivestirsi. Si coricò su di me, entrò in me e non uscì finché non si fu scaricato.
Il giorno dopo ci incontrammo con Silvia e Roberto. Silvia aveva una pancia abbastanza vistosa, come ci si può aspettare da una donna incinta di sei mesi.
Ci trovammo in spiaggia. La conversazione finì inevitabilmente sul solito argomento.
”Cosa credete, che perché sono incinta non facciamo più sesso? Vi sbagliate di grosso!”
“Beh, in questo” risposi io “non c’ è niente di strano: anch’io ho continuato a farlo tranquillamente fino a un mese e mezzo prima di partorire. Chiaro che certe posizioni” continuai ridendo ”te le devi scordare!”
Affittammo un pattino a pedali e uscimmo in mare. Da lontano vedemmo una piccolissima insenatura con una spiaggetta. “Guardate la” disse Roberto “Noi conosciamo un sentiero che ci arriva. C’ è da fare una mezz’ ora a piedi, ma ne vale la pena” Andrea propose di andarci uno dei giorni successivi, e sia io che Silvia approvammo.
Quella sera eravamo in un bar, e Silvia mi disse:
“Non hai idea di quante scopate mi sono fatta su quella piccola spiaggia che abbiamo visto oggi, prima con mio marito e poi con Roberto. Sono convinta che mi figlio sia stato concepito lì.”
Lanciò la proposta Roberto: “Perché non ci andiamo adesso?” erano le 10 di sera.
“Veramente non abbiamo con noi i costumi, e se rientriamo in albergo a prenderli ho paura che venga troppo tardi”
“E chi se ne frega dei costumi” disse silvia “Facciamo senza! Io in macchina ho un paio di salviette e direi che bastano” Qualche salvietta l’ avevo anch’ io, e dopo un rapido consulto con Andrea decidemmo che si poteva fare.
Arrivammo su quella piccola spiaggia verso le 11. C’ era la luna piena. Ci spogliammo fino a rimanere tutti e quattro nudi. Entrammo in acqua, nuotammo fino ad una piattaforma galleggiante, ci fermammo a riposarci un po’ e poi tornammo a riva. Io mi sedetti sulla sabbia appoggiandomi ad una roccia e subito Andrea fu vicino a me. Poco distante Silvia fece più o meno lo stesso, con la differenza che era un po’ impacciata dal pancione. Andrea mi baciò, e con la coda dell’ occhio vidi Roberto che faceva altrettanto con Silvia. Sentii la mano di mio figlio che mi si posava sul seno. Gliela staccai e gli dissi a bassa voce: “Dai, amore, non siamo mica soli!”
Silvia evidentemente mi aveva sentita, perché disse: ”Ragazzi, fate pure come se non ci fossimo”.
Io risposi: ”Perché, se non ci fossimo noi voi cosa fareste?”
“Voi fate come volete” rispose Silvia.
“Noi facciamo esattamente quello che faremmo se fossimo soli”.
Poco dopo vidi che non scherzavano. Avevano iniziato a fare l’amore. Restammo per qualche secondo a guardarli sbigottiti, poi ci scoprimmo entrambi eccitati da quella strana situazione. Avevano quasi finito quando io mi coricai sulla sabbia, spalancai le gambe. Sentii il membro di Andrea entrare in me e poi muoversi ritmicamente avanti e indietro. Mi faceva un effetto strano consumare un rapporto sessuale mentre altre due persone mi stavano guardando. L’ orgasmo arrivò presto, sia per me che per Andrea. Appena finito vidi loro che lo stavano facendo di nuovo, e mi godetti lo spettacolo come avevano fatto loro prima. Appena ebbero concluso anche loro, Andrea lo volle fare di nuovo, stavolta in piedi: io appoggiai le mani ad una roccia, lui mi sollevò una gamba e mi penetrò. Fortunatamente eravamo lontani dalla strada, così nessuno potè udire i miei gemiti di piacere a parte Silvia e Roberto.
Poi ci rivestimmo e tornammo in albergo. Nessuno disse una parola durante il viaggio.
Lasciammo Silvia e Roberto dove avevano posteggiato la loro auto e ce ne tornammo in albergo.
Più tardi, a letto, Andrea disse:
”Elena ti rendi conto di cosa abbiamo fatto?”
“Si” risposi io “Ci siamo fatti una bella scopata davanti a due spettatori che si godevano lo spettacolo”
“Due belle scopate” precisò lui
“Beh, del resto anche loro hanno fatto la stessa cosa”
“Certo” rispose lui “Ma loro non sono madre e figlio! Quello che hanno fatto loro non è i****to”
Speriamo che non parlino mai con qualcuno che ci conosce, pensai io.
Il bimbo di Silvia nacque circa tre mesi dopo, un bel maschietto di quasi quattro chili.
Ce ne tornammo a casa.
Capitava ogni tanto che Andrea si dovesse allontanare per qualche giorno per lavoro: verso la fine di quell’ anno invece toccò a me: la banca di cui sono dipendente mi spedì per una decina di giorni a tappare un buco in una filiale a 400 chilometri da casa mia. Durante quel periodo mi vennero le mestruazioni: a detta del mio ginecologo la menopausa è ancora di là da venire. Tornai a casa nel pomeriggio della vigilia di Natale. Arrivai in casa e, come mi aspettavo, Andrea non c’ era; arrivò dopo un’ ora circa, quando io mi ero appena rivestita dopo essermi fatta una doccia. Ero stanca per il viaggio e non avevo voglia di cucinare, perciò andammo a mangiare fuori. Tornammo a casa verso le nove di sera; io feci appena in tempo a togliere il cappotto che Andrea mi afferrò e mi baciò appassionatamente.
“Cosa facciamo adesso?” mi domandò. La mia risposta fu: “Non vedo il mio ragazzo da due settimane. Secondo te dopo due settimane di astinenza cosa voglio fare?”
Pochi secondi dopo i nostri indumenti erano sparpagliati per tutta la stanza; io ero coricata sotto le lenzuola, nuda e spalancata; mio figlio era sopra di me, altrettanto nudo, le sue braccia forti che mi stringevano, le sue labbra incollate alle mie, la sua lingua attorcigliata con la mia e il suo membro, grande e duro, che si muoveva freneticamente avanti e indietro dentro di me. Non perdemmo tempo in preliminari, contrariamente al solito. Io ero già fradicia di eccitazione prima ancora di iniziare a spogliarmi, mentre Andrea non era da meno, visto che venne dentro di me quasi subito. Si fermò e ripartì; poco dopo fui io a venire e lo feci fermare per qualche secondo; poi sentii di nuovo il suo seme invadermi il ventre, si fermò ancora e ancora riprese a pompare, fino a che il mio secondo orgasmo di quella sera coincise con il terzo di Andrea. Non eravamo però ancora soddisfatti. Fui io stavolta, dopo una breve pausa, a farlo coricare e sedermi a cavalcioni su di lui con il suo pisello dentro di me e iniziare a muovermi fino a che non lo sentii di nuovo scaricarsi.
Dopo, ormai sazi, eravamo coricati, io tra le sua braccia, quando io dissi:
“Sai, Andrea, dovrei sprofondare dalla vergogna per quello faccio con te, invece, quando siamo a letto io e te, sono solo felice”
“Che hai, ancora sensi di colpa?” rispose lui.
“No, sensi di colpa no, ormai sono più di due anni che siamo amanti e mi sono convinta da tanto tempo che non facciamo niente di male. Non diamo fastidio a nessuno, non facciamo del male a nessuno e non rubiamo niente a nessuno. Facciamo solo qualcosa che secondo qualcuno è immorale e contro natura.”
“Mi ricordo che i primi tempi eri impaurita, volevi quasi troncare..”
“Si, avevo paura che la cosa ci sfuggisse di mano. In effetti ci è sfuggita di mano, nel senso che prima era solo un gioco, poi ci siamo accorti di esserci innamorati l’ uno dell’ altra, e avevo paura di non poter più controllare questa storia… Ma ora sono felice, ho un uomo che amo e che mi ama, cosa potrei chiedere di più? Bé, io sono stanchissima, ora direi che è ora di dormire. Buona notte, Andrea”
“Buona notte, amore” rispose lui. Mi diede un bacio poi si girò dall’ altra parte e si addormentò.
Dormimmo nudi tutta la notte. Mi svegliai verso le nove di mattina, sentendo le labbra di Andrea che mi baciavano sul seno. Nessuno di noi due disse una parola, Andrea iniziò a baciarmi sulla bocca e a piazzarmi le mani sui seni, poi mi penetrò e lo facemmo di nuovo. Solo dopo che mi fu venuto dentro un’ altra volta mi disse:
“Buon Natale mamma”. Ormai mi chiamava sempre per nome, solo a letto mi chiamava ancora mamma, e non sempre.
“Buon Natale tesoro” gli risposi io. Lo facemmo un’altra volta e poi uscimmo dal letto e ci rivestimmo per uscire. Eravamo invitati a pranzo da mia sorella. Tornammo a casa verso le due. Mentre mi svestivo per mettermi qualcosa di più comodo Andrea mi arrivò alle spalle e fece per slacciarmi il reggiseno.
“Che vuoi fare, non ti è bastato ieri sera e stamattina?”
“Secondo te?” disse mentre me lo toglieva e mi metteva le mani sui seni, ed iniziava a baciarmi sul collo.
“Ricordati che vengo anch’ io da due settimane di astinenza” disse. E poi aggiunse:
“Perché a te è bastato?”
“No!” gli risposi io girandomi e baciandolo.
Poco dopo eravamo nuovamente sotto le lenzuola nudi ed avvinghiati l’ uno all’ altra. Restammo a letto tutto il pomeriggio a coccolarci, a baciarci e a scopare come due ricci.
Quella sera, dopo cena aprii il cassetto dei medicinali per prendermi la mia solita pillola, quando notai con orrore che….
“Andrea!” Sentendo il mio tono allarmato lui arrivò di corsa.
“Che succede, Elena?”
“Guarda qui!” Gli mostrai il blister intatto.
“Ieri sera avrei dovuto prendere la prima dopo le mestruazioni e me ne sono completamente dimenticata! Andrea, mi spiace ma fino a che non avrò parlato col ginecologo basta sesso!”
“Tranquilla,Elena, vedrai che non succede niente. E poi non è la prima volta o mi sbaglio?”
In effetti mi era già successo qualche anno prima di dimenticarmi la pillola, ma..
“Si ma l’ altra volta era successo a metà tra un ciclo e l’ altro. Stavolta è la prima. Oddio, Andrea, speriamo che vada tutto bene.”
Infatti fu quello che mi disse anche il ginecologo:
“Signora, se lei si dimentica una volta di prendere la pillola a metà tra una mestruazione e l’altra, poco male: è difficile che capiti qualcosa; è molto pericoloso invece i primi due giorni: prima di accorgersene lei ha avuto rapporti senza protezione?”
“Eccome” risposi io, non senza una buona dose di imbarazzo; “Sa, dottore, io ero stata via per lavoro e non ci vedevamo da due settimane… Tra l’ altro dopo ogni rapporto sono sempre rimasta coricata…”
“Che è quello che io consiglio alle donne che VOGLIONO restare incinte. Signora, ora fino al prossimo ciclo non abbia rapporti non protetti, e incroci le dita. Altro non possiamo fare. A meno che, ovviamente, non voglia avere un altro figlio…”
Ero terrorizzata. Quella sera non riuscivo a prendere sonno.
“Andrea se dovessi essere incinta che facciamo?”
Lui mi abbracciò e mi baciò sulla fronte.
“Elena ricordati una cosa: qualunque cosa succeda io sono sempre con te. Su di me puoi sempre contare.” Io lo abbracciai
“Sei meraviglioso, Andrea. Ti amo”
“Anch’ io ti amo Elena”
La sera successiva eravamo sul divano. Andrea mi baciò, poi mi infilò la mano sinistra sotto la maglia ed iniziò a palparmi il seno
“Andrea, calma i tuoi bollori, non possiamo scopare, lo sai”
“Scopare no, ma c’ è qualche cosa d’ altro che possiamo fare”. Vero.
Poco dopo Andrea era coricato sul letto, nudo, e io ero coricata sopra di lui nella posizione del 69. Sentivo la sua lingua che si insinuava dentro la mia vagina, e in breve mi sentii fremere di piacere. Presi in bocca il suo uccello e iniziai a fargli un pompino. Presto l’ orgasmo mi invase il ventre. Continuai fino a che non sentii un getto caldo e salato di sperma riempirmi la bocca. Mi girai e baciai mio figlio sulla bocca, passandogli una parte dello sperma, e ne inghiottimmo metà ciascuno, come facevamo sempre.
Dopo un po’ Andrea inizio a baciarmi e fece per portarsi sopra di me.
“Che vuoi fare adesso”
“Ora lo vedrai” rispose lui.
Mi sollevò le gambe, appoggiò la punta del pisello al mio ano e iniziò a spingere lentamente ma con decisione. Quando mi fu entrato nell’ intestino per quasi tutta la sua lunghezza iniziò a pompare.
Non mi ero ancora abituata a prenderlo nel culo, nonostante lo avessi già fatto innumerevoli volte e non solo con Andrea, ma anche con suo padre e con gli altri due uomini che avevo avuto dopo. Ogni volta mi sentivo come dilaniata.
Ci mise del tempo prima di venire e scaricarsi dentro i miei visceri.
Fu un mese molto lungo. Ci furono altre sere come quella, poi, inevitabilmente, arrivò il giorno in cui avrebbero dovuto arrivarmi le mestruazioni.
Avrebbero dovuto, perché arrivò il giorno, ma non le mestruazioni.
Al terzo giorno di ritardo comprai un test di gravidanza. Per farlo aspettai che ci fosse Andrea. Lo diedi a lui e gli dissi:
“Guardalo tu, io non ne ho il coraggio”
L’ espressione attonita di mio figlio mi diede prima che lui parlasse l’ ultima conferma di quello che ormai davo per certo.
“Positivo, Elena. Sei incinta.”
Scoppiai a piangere e mi rifugiai tra le sue braccia.
“Cosa abbiamo fatto Andrea? Dimmi che è solo un brutto sogno…”
Quando mi fui calmata gli chiesi:
”E adesso che facciamo?”
“Decidi tu Elena. Qualsiasi cosa decidi io sono con te”
“Grazie! Bel modo di lavarsene la mani! Ti ricordo che è anche figlio tuo quello di cui stiamo parlando!”
“Ascoltami Elena, non intendo lavarmene le mani, come dici tu, ma mi pare giusto che sia più tu che io a decidere cosa fare. In fin dei conti sei tu che devi portartelo dentro nove mesi e partorirlo, non io.”
“Hai ragione amore, scusami. Sono un po’ troppo nervosa.”
“Mi hai chiesto adesso cosa facciamo: te lo dico subito” venne verso di me e mi baciò.
“Ora ce ne andiamo in camera, ci spogliamo, ci infiliamo nel letto e facciamo l’amore. Tanto ormai…”
E così facemmo. Dopo un mese tornammo a fare
l’amore. Fu bellissimo, come sempre, ma avevo sempre in mente la solita domanda: adesso cosa faccio? Non riuscivo ancora a crederci: incinta a 44 anni, ne avrei avuti 45 compiuti al momento del parto, sempre che ci fosse stato un parto, e per giunta ingravidata da mio figlio. Adesso cosa faccio? Faccio nascere un bambino frutto di un i****to oppure abortisco? Difficile dire quale delle due prospettive mi ripugnasse di più.
Dopo qualche giorno, a tavola, ne parlai con Andrea.
“Mi sono informata, Andrea. Le storie secondo cui dalle relazioni i****tuose nascono bambini deformi o focomelici sono leggende metropolitane. Il pericolo è semmai un altro: bambini nati da genitori con il DNA molto simile, come appunto due che sono parenti stretti, hanno un sistema immunitario più debole che non altri. Il problema semmai è un altro: che diciamo agli altri? Non posso certo dire a tutti che mi sono fatta mettere incinta da mio figlio..”
“E tu” rispose lui “Inventati un fidanzato: anzi, meglio ancora: uno che quando gli hai detto che sei incinta si è incazzato, ti ha detto che se non avessi abortito ti avrebbe lasciata, avete litigato e tu gli hai detto di sparire dalla tua vita e di non farsi più vedere. Sempre che non decidi di abortire davvero, naturalmente.”
Presi la decisione in quel momento: non avrei abortito. Sarei diventata mamma e nonna contemporaneamente. Lo dissi ad Andrea, il quale mi abbracciò e mi diede un lungo ed appassionato bacio sulla bocca, con tanto di lingua contro la mia.
“Sono felice, Elena. Speravo che decidessi così, anche se non ti ho mai detto niente perché non volevo influenzarti. Ti amo.”
”Ti amo tanto anch’ io, Andrea”
Quella notte andammo a letto alle 10 e ci addormentammo alle due: cosa abbiamo fatto in quelle 4 ore ve lo lascio immaginare.
Prima di addormentarci dissi a mio figlio:
”Andrea, bisogna mettere in chiaro una cosa: nessuno dovrà mai sapere chi è il padre del bambino che nascerà. E quando dico nessuno intendo nemmeno il bambino stesso, nemmeno quando sarà grande. Pensaci bene, Andrea: avrai davanti agli occhi tuo figlio per il resto della tua vita e mai potrai dirgli che è tuo figlio. Per lui, o lei che sia, tu sarai sempre soltanto suo fratello. Te la senti, amore?”
“Si” rispose molto semplicemente Andrea.
Lo sgomento dei primi giorni sparì velocemente, per lasciare posto al normale entusiasmo tipico di ogni donna che porta in grembo il figlio dell’ uomo che ama.
Quando comunicai la notizia a mia madre mi disse di tutto.
“Razza di una cretina! Capisco che avevi voglia di un uomo, ma stare un po’ attenta a quello che fai, no? Non te lo hanno mai spiegato che hanno inventato tutta una serie di sistemi per farsi montare senza farsi mettere incinte? È la seconda volta che ci caschi, ma prima se non altro avevi la scusante di essere una ragazzina, ora hai quasi 45 anni, pensavo che un po’ di buon senso lo avessi messo!”.
Gli altri parenti, amici e conoscenti accettarono la novità, chi con indifferenza e chi con gioia. Solo una coppia di miei cugini bigotti e ipocriti mi tolsero il saluto, ma non me ne fregava assolutamente nulla. Chissà se avessero saputo chi era il vero padre del bambino…
Tre mesi dopo io e Andrea, dopo la paura iniziale eravamo felici, come una qualsiasi coppia che attende con impazienza la nascita del suo primo figlio. Ancora non sapevamo se fosse maschio o femmina. Avevamo anche ripreso a fare sesso come prima, anche se ormai dovevamo scordarci la classica posizione del “Missionario”, dato che la pancia cominciava a crescere. Spesso la sera, quando eravamo nudi dentro al letto abbracciati l’ uno all’ altra, ormai sazi d’ amore e di sesso, Andrea mi teneva per molto tempo una mano sul ventre, sperando di sentirlo muoversi.
Ma la felicità fu di breve durata. Un giorno ebbi delle perdite abbondanti. Andai subito all’ ospedale dove prestava servizio il mio ginecologo, ma ormai non c’ era più nulla da fare.
“Morte intrauterina del feto. Mi dispiace, signora, non c’ è più nulla da fare se non procedere al più presto con il raschiamento, prima che parta qualche infezione. Del resto la sua non era certo l'età migliore per avere un figlio.”
Spesso quando siamo di fronte a decisioni molto difficili noi tutti speriamo, molte volte inconsciamente, che qualcuno o qualcosa decida per noi. Nei primi giorni dopo aver scoperto che ero incinta ero terrorizzata. Poi mi ero lentamente abituata all’ idea, e poi ero felice di diventare di nuovo mamma dopo tanti anni. E chi se ne frega se avrei partorito il frutto di un i****to, l’ unica cosa importante era che avrei avuto un figlio dall’ uomo che amavo, e questo mi riempiva di gioia. Ora questa grande delusione.
Dovendo fare un raschiamento uterino decisi,
d’accordo con Andrea, di farmi legare le tube.
“Così non dovrò più preoccuparmi di prendere la pillola.”
Lui fu totalmente d’ accordo con me.
Passò un po’ di tempo prima che la nostra attività sessuale riprendesse.
A luglio ce ne andammo al mare. Una mattina sul lungomare passammo davanti ad una bancarella di fiori e Andrea mi comprò una rosa rossa.
In spiaggia c’erano due ragazzi, probabilmente fratelli, che avevano le sdraio di fianco a noi. Anche la loro cabina era di fianco alla nostra. Un giorno li vidi da lontano tutti e due entrare in cabina; subito dopo io entrai nella mia e li sentii parlare.
“Dì, hai visto che gnocca quella della sdraio di fianco a noi?”
Mi sa che stanno parlando di me, pensai.
“Chi, quella alta e mora, la tettona col costume rosso?” rispose l’ altro
“Si, proprio lei” Decisamente stavano parlando proprio di me. “Pare che le piacciano gli uomini giovani! Lei avrà intorno ai 45 anni e se la tromba quel ragazzo che ne avrà una ventina di meno”
“Ma quale” disse il primo “Quello che c’ era sulla sdraio vicino a lei? Ma quello non è mica suo figlio?”
“Ma va, suo figlio! Da retta a me, quello se la scopa”
“Eppure li ho visti prima sul lungomare: lui le ha comprato un fiore e le ha detto: un regalino per la mia mamma”
“No, ti sei sbagliato. Li ho visti prima sotto la piattaforma galleggiante, dovevi vedere come si baciavano”
“Boh, sarà. Magari abbiamo ragione tutti e due: è sua madre e se la scopa”
Scoppiarono a ridere entrambi. Io sentii un brivido lungo la schiena. Quel ragazzo non poteva immaginare quanto vicino era andato alla verità.
“Del resto” continuò lo stesso “Io non saprei dargli torto: io una figa come quella me la tromberei anche se fosse mia madre”
“Che eri un depravato lo sapevo, ma non immaginavo fino a questo punto!”
Poi uscirono dalla cabina e se ne andarono.
Quella sera ero coricata nel letto, nuda come al solito, con la testa di mio figlio appoggiata sul seno. Avevamo appena finito di fare l’amore.
“Dobbiamo stare attenti, Andrea. Oggi a momenti ci scoprono.”
Gli raccontai il dialogo di quei due.
“Che sfiga…” commentò lui “L’ unica volta negli ultimi due o tre anni che ti ho chiamato mamma fuori da un letto…”
La vacanza finì e ce ne tornammo a casa. Un giorno Andrea mi chiese:
“Elena, se tu chiedessi un trasferimento alla tua banca credi che te lo concederebbero?”
“Non so, penso di si. Ma perché vorresti farmi trasferire, e dove?”
“Pensavo che se ti trasferissero definitivamente in qualche posto, diciamo, ad almeno 400 chilometri da qui io potrei licenziarmi, seguirti e cercarmi poi un lavoro in zona. Non dovrei avere grosse difficoltà a trovarlo. Ci stabiliremmo lì, non diremmo a nessuno che sei mia madre e potremmo vivere la nostra storia alla luce del sole”
“Ma ti sei bevuto il cervello?” risposi io. “È troppo pericoloso; qualcuno potrebbe scoprirlo per caso, magari qualche stronzo che poi ci denuncia. Ti ricordo che l’ i****to è ancora un reato. Poi magari salterebbe fuori che sono anche rimasta incinta: finiremmo su tutti i giornali. In più, ti ricordo anche che la prima volta che lo abbiamo fatto tu eri ancora minorenne. Pensa se saltasse fuori anche quello… Dopo dovremmo scappare su Plutone per essere lasciati un po’ in pace. No, non se ne parla nemmeno. Magari un giorno anche le coppie come noi verranno accettate dalla società. Pensa solo che una trentina di anni fa un uomo e una donna che vivevano insieme senza essere sposati erano uno scandalo. Erano considerati concubini e pubblici peccatori, come dicevano i preti. Oggi è una cosa normale a cui non fa più caso nessuno. Ma poi sei sicuro di voler vivere il nostro amore alla luce del sole? Per me, al di là del fatto che siamo innamorati l’ uno dell’ altra, almeno metà della bellezza del nostro rapporto sta proprio nel fatto che è il nostro segreto e che nessuno sa nulla né immagina nulla.”
“Dimmi piuttosto un’ altra cosa, Andrea: cosa farai quando io sarò una vecchia carampana di 60 anni e tu un bell’ uomo ancora in grado di avere tutte le donne che vuoi? Magari con la menopausa non avrò nemmeno più voglia di fare sesso… Mi tradirai o addirittura ti cercherai un’ altra donna?”
“Non dire stronzate, Elena: ti amerò come ti amo adesso” e poi aggiunse ridendo:
“Tu che non avrai più voglia di scopare? Non ci credo. Secondo me a 90 anni tu scoperai ancora almeno un paio di volte la settimana, porca come sei”
“Ah, io sarei porca? Ti rammento che tu, tra le altre cose, hai anche messo incinta tua madre..”
“E tu ti sei fatta mettere incinta da tuo figlio” rispose lui. Poi ci baciammo.
Dopo poco eravamo a letto. Sentii l’ orgasmo esplodere dentro di me nello stesso momento in cui sentii colare copiosamente il seme di Andrea.
Restammo pochi secondi a guardarci negli occhi, poi fu Andrea a parlare per primo:
”Ti amo, mamma. Ti amo tanto”
“Anch’ io ti amo, figlio mio”.
Ormai sono quasi 4 anni che io e Andrea siamo amanti. Ci amiamo alla follia, ed è un amore che va a sommarsi a quello che proviamo l’ uno per l’ altra in quanto madre e figlio. Io ho avuto altri tre uomini oltre a lui, e con tutti e tre è finita male: suo padre è morto, ma se non lo fosse ci saremmo certamente separati molto presto, con gli altri due è durata un paio d’ anni al termine dei quali ci siamo lasciati. Con l’ ultimo, tra l’ altro, in malo modo. Ora la nostra storia procede come meglio non si potrebbe. Dopo lo spavento iniziale non mi sarebbe dispiaciuto avere il mio secondo figlio da lui, ma è andata male. L’ essere rimasta incinta è stato un incidente di percorso, ma se solo avessi avuto qualche anno di meno non mi sarei fatta legare le tube, anzi, probabilmente ci avremmo riprovato. Dopo quella breve gravidanza mi sento ancora più unita a lui, sento di amarlo più di prima. Probabilmente ha ragione lui, fra molti, molti anni saremo ancora innamorati e felici come lo siamo adesso.


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