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Io e il mio bambino 2

Storia trovata su internet

Un venerdì sera stavo per uscire dal lavoro quando una mia collega mi informò che lei e altri si erano messi d’ accordo per andare a mangiare una pizza, e mi chiese se ci volevo andare anch’ io; risposi che mi spiaceva ma non potevo proprio: quella sera mio figlio Andrea compiva 18 anni e tre giorni prima io ne avevo compiuti 37 e avremmo festeggiato a casa.
“Che strano ragazzo, tuo figlio. Preferisce passare il suo diciottesimo compleanno con sua madre anziché con i suoi amici, magari a caccia di ragazzine”.
“Sai” risposi “Andrea è un tipo abbastanza chiuso, non esce mai molto.”
I miei colleghi non potevano sapere della relazione i****tuosa che c’ era tra me e Andrea da parecchi mesi. Era passato infatti ormai quasi un anno da quella sera in cui ero andata nella sua stanza, mi ero spogliata, coricata sul suo letto e gli avevo fatto vivere la sua prima volta. Dalla sera successiva lui si era in pratica trasferito nella mia stanza; dormivamo insieme nel letto matrimoniale e facevamo l’ amore quasi tutte le sere. A parte i periodi in cui io avevo le mestruazioni, in tutto questo tempo non ricordo di essere stata tre sere di fila senza fare sesso con Andrea.
Andai a casa e mi feci una doccia, durante la quale arrivò a casa anche lui. Uscii dal bagno in accappatoio e andai nella mia stanza con l’ intenzione di vestirmi, ma lui arrivò alle mie spalle, mi cinse e iniziò a baciarmi sul collo. Io mi girai con l’ intenzione di protestare, ma lui mi fece coricare sul letto e mi baciò; intanto iniziò ad armeggiare con la cintura dell’ accappatoio.
“Che stai facendo?” gli chiesi appena staccò le labbra dalle mie. Lui rispose:
”Non vedi, mamma? Ti sto slacciando l’ accappatoio” e mi baciò di nuovo. Lo allontanai e gli dissi:
“Guarda che sotto non ho niente”
“Non ci credo” disse lui, e di nuovo piazzò le sue labbra contro la mie e fece guizzare la lingua a cercare la mia. Intanto infilò la mano sinistra dentro l’ accappatoio, me la posò sul seno e iniziò a palpare mentre mi baciava.
“Hai visto che non ti raccontavo balle?” gli dissi sorridendo non appena staccò la bocca dalla mia, senza però smettere di palpeggiarmi il seno.
“È vero, non hai niente”.
“Che vuoi fare? Resisti fino a dopo cena?” gli dissi io. Lui mi aprì l accappatoio, iniziò a baciarmi sul collo, poi sulle spalle, poi su un seno, poi sull’ altro. A quel punto lui poteva anche res****re, ma io no. Ci spogliammo completamente e ci concedemmo un “antipasto” prima di cenare.
Dopo cena ritornammo a letto a fare l’ amore. Dopo che Andrea fu venuto dentro di me un paio di volte, rimanemmo sul letto, lui coricato sul dorso e io abbracciata a lui con la testa sulla sua spalla per una decina di minuti, quando mi fece una domanda che non mi aveva mai fatto:
“Mamma, perché lo fai?”
“Faccio cosa?” risposi.
“Non fare finta di non capire. Non è tanto normale che madre e figlio facciano quello che facciamo noi. Da un anno ormai viviamo non come madre e figlio ma come se fossimo marito e moglie. Si chiama i****to, e per quanto ne so in Italia è anche un reato. Se ci scoprissero finiremmo in galera tutti e due”
“Esagerato! In prigione non ci mettono più neppure gli assassini. All’ inizio per me era un gioco. Chissà cosa si prova a scoparsi il proprio figlio, pensavo. Pensavo di farlo due o tre volte e poi basta, poi invece ho scoperto che mi piaceva. Spesso quando mi trovo in giro o al lavoro in mezzo alla gente mi eccito pensando: chissà cosa penserebbero di me tutte queste persone che mi stimano e mi considerano una brava persona e una buona madre se sapessero quello che faccio con Andrea. Non voglio più legarmi a un uomo, e in quanto al sesso mi basta e avanza quello che mi dai tu. E tu perché lo fai?”
“Quella notte pensavo che fossi impazzita, ma poi ho pensato: sarà anche mia madre, ma è una gran bella donna, con un corpo da urlo, e se proprio vuole essere scopata da me perché non accontentarla? Poi anche io ci ho preso gusto, e mi piace quello che facciamo."
"E poi lo sai quale sarebbe la cosa peggiore se ci scoprissero e ci mettessero in prigione?” gli dissi io
"Quale?" mi rispose lui
"Che non potremmo più farci una scopata ogni volta che vogliamo!" gli risposi con un sorriso malizioso.
Poi mi baciò, e facemmo l’amore un’ altra volta, e lo rifacemmo la mattina appena alzati.
La sera successiva eravamo di nuovo a letto, nudi ed eccitati e pronti ad un nuovo amplesso quando improvvisamente mi chiese:
”Mamma lo hai mai preso nel didietro?” Dopo una risata gli risposi:
”Qualche volta con tuo padre, ma molto di rado. Vuoi provare?” Lo mandai in cucina a prendere un pezzetto di burro con il quale mi lubrificò l’ ano. Quando mi sentii pronta mi coricai sul letto a pancia in sotto, allargai le gambe e gli dissi di entrare. Lui si mise sopra di me, appoggiò il suo membro contro il buco e iniziò a spingere, e cominciò lentamente a entrare. Quando fu dentro per metà della sua lunghezza iniziò a muoversi ritmicamente avanti e indietro, e continuò fino a che non mi ebbe riempito l’ intestino con il suo seme. Qualche minuto dopo mi domandò:
“Ti è piaciuto?”
“Abbastanza, anche se mi ha fatto un po’ male. Con tuo padre lo avrò fatto sette o otto volte in tutto e sempre a distanza di parecchi mesi. Comunque non era male.”
Poi facemmo l’ amore di nuovo, stavolta in modo “tradizionale”.
Una sera di qualche mese dopo, ci stavamo spogliando per andare a letto a spassarcela un po’ dopo una ventina di giorni di fila di astinenza: prima mi ero presa l’ influenza, poi si era ammalato lui e non appena era guarito a me erano venute le mestruazioni. Quella eravamo intenzionati a recuperare gli arretrati; mi chiese se ero disposta a fargli un pompino; io, pensando alla grande quantità di liquido che sarebbe uscita dal suo pisello (e che di solito inghiottivo senza problemi) gli risposi di si, a condizione che accettasse di fare una certa cosa; gli spiegai di cosa si trattava e accettò.
Si coricò sul letto e iniziammo un 69. Mentre lui mi infilava la lingua nella vagina e mi stimolava io presi in bocca il suo pisello e iniziai il lavoro. Arrivai all’ orgasmo prima di lui, lui smise e io andai avanti. Poco dopo sentii la calda ondata del suo sperma che mi riempiva la bocca. Come era prevedibile ne buttò fuori un quantità enorme; ne dovetti inghiottire una parte per conservare in bocca il resto. Poi mi alzai, mi coricai sopra di lui e, con la bocca ancora piena zeppa del suo sperma lo baciai. Gli buttai tutto in bocca, poi ci girammo e una grossa parte del liquido tornò in bocca a me. Io lo ingoiai, e lo stesso fece Andrea con quello che gli era rimasto.
“Questo gioco lo facevo sempre con tuo padre” gli dissi. Da quella volta ogni volta che gli facevo un pompino subito dopo ci baciavamo e inghiottivamo ciascuno metà dello sperma che usciva.
Un giorno ce ne andammo a prendere il sole e a farci qualche bagno in un fiume, in un punto dove il fiume passava tra una gola di roccia e dove c’ era una piccola spiaggetta. Eravamo a oltre 200 chilometri da casa, quindi ci comportammo come una coppia di fidanzati qualunque. In quel punto c’ era parecchia gente e tutte le donne erano in topless, così anch’ io dopo qualche minuto tolsi il pezzo sopra del costume. Andrea mi rimproverò che in quel modo facevo sfigurare le altre donne presenti, quasi tutte abbastanza scarse di seno, mentre io portavo la quarta. Capitava che io e Andrea ci scambiavamo qualche bacio, e mi sembrava di percepire una leggera disapprovazione delle altre persone presenti, dovuta probabilmente alla evidente differenza di età tra me e Andrea. Quelli pensavano: guarda, un troione di 40 anni che se la fa con un ragazzino che potrebbe essere suo figlio. Chissà se avessero anche solo immaginato che lo era davvero.
In acqua notammo una grande roccia piatta e inclinata che partiva dal fondo del fiume e arrivava fin fuori dall’ acqua, e Andrea mi disse:
“Guarda, Elena: quella sarebbe il posto ideale per una bella scopata”
”Cretino!” risposi io. Ovviamente, dato che eravamo in mezzo alla gente, si guardava bene dal chiamarmi “mamma”.
Verso sera eravamo nell’ acqua, immersi fino al collo a baciarci, quando mi accorsi che mio figlio stava cercando di togliermi l’ ultimo pezzo di costume che ancora indossavo.
“Ma che fai, c’ è gente!” Non mi ero accorta (ma lui si) che l’ ultima coppia presente se ne era andata ed eravamo rimasti soli. Mi coricai sulla roccia inclinata che avevamo visto prima, immersa nell’ acqua con solo la testa fuori, divaricai le gambe, lui si piazzò sopra di me e facemmo l’ amore.
Poi uscimmo dall’ acqua con i costumi in mano e lo facemmo di nuovo sulla spiaggia. Fummo costretti a tornare in acqua per toglierci di dosso la ghiaietta che ci era rimasta appiccicata addosso.
Quella sera eravamo di nuovo nel letto, lui coricato e io a cavallo sopra di lui con il suo membro dentro di me che mi muovevo. Alla fine gli dissi:
“Oggi è stato bellissimo, Andrea. Non lo avevo mai fatto nell’ acqua.”
Poco dopo ce ne andammo una settimana al mare in Friuli. Anche qui, essendo molto lontani da casa ci comportavamo non come madre e figlio ma come una qualsiasi coppia di fidanzati. Tra l’ altro avevamo scoperto che ci piaceva stare in mezzo alla gente facendo credere a tutti di essere una coppia qualsiasi, camminare tenendoci per mano, scambiarci qualche bacio in pubblico. La cosa ci divertiva e ci eccitava molto.
Una sera andammo in discoteca. Io, essendo diventata mamma a 19 anni non ho una grande esperienza di frequentazione di discoteche. In un angolo, come in tutte le discoteche, c’ era una zona di penombra con dei divanetti dove le coppiette si sedevano a sbaciucchiarsi; in molti casi i maschi tenevano spudoratamente una mano sul seno della loro compagna, alcuni addirittura infilandola sotto la maglia di lei. Così facemmo anche noi. Io indossavo un top aperto sulla schiena, sotto il quale non si poteva portare il reggiseno e una gonna che non mi arrivava neppure a metà coscia. Normalmente evito di indossare scarpe con tacchi alti, essendo già io alta un metro e 78, ma quella sera avevo fatto un’ eccezione. Andrea si sedette sul divanetto, io mi distesi di traverso e iniziammo a baciarci. Lui infilò le mani sotto la gonna e iniziò a palpeggiarmi le cosce, per poi passare al seno. Dopo un po’ ce ne tornammo in albergo. Passammo tutto il resto della notte a scopare.
Un paio di giorni dopo successe una cosa estremamente imbarazzante: la sera prima ci eravamo dimenticati di esporre il cartello “non disturbare” fuori dalla nostra stanza. Verso le nove di mattina una signora addetta alle pulizie non trovandolo entrò decisa, e ci sorprese proprio nel momento dell’ orgasmo. Non so chi era più imbarazzato tra noi e lei. Non appena fu uscita ci sbellicammo dalle risate. “Che figura di merda” fu il commento di Andrea
Poi ce ne tornammo a casa.
Passammo un paio di settimane di terrore alcuni mesi dopo. Dopo una notte di sesso sfrenato con mio figlio mi accorsi che per la prima (e tuttora unica) volta in tanti anni la sera prima avevo dimenticato di prendere la pillola. Andrea mi era venuto dentro due volte la sera, un’ altra volta a metà notte e poi ancora due al mattino. L’ idea di abortire mi ripugnava non meno di quella di mettere al mondo un figlio frutto di un i****to. Per fortuna poi il ciclo arrivò regolarmente e tutto si risolse con un grande spavento.
La mia relazione con mio figlio andò avanti ancora un anno circa, quando Andrea mi disse di aver conosciuto una ragazza che gli piaceva e con cui aveva iniziato ad uscire. Tre anni dopo quella famosa sera si ritrasferì nella sua stanza e non facemmo più l’ amore.
La ragazza aveva quattro anni più di lui. Chissà, forse l’ essersi scopato sua madre per tre anni gli aveva lasciato un debole per le donne più vecchie. Io intanto iniziai ad uscire con un uomo che da un po’ di tempo mi corteggiava.
L’ anno successivo Andrea andò a vivere con la sua ragazza e Claudio (così si chiamava il mio nuovo fidanzato) si trasferì da me. Naturalmente sia la ragazza di Andrea che Claudio non sanno nulla del nostro rapporto i****tuoso.
Io e Andrea avevamo preso l’ abitudine di trovarci e spesso ci raccontavamo le nostre “prodezze” sessuali con i rispettivi partner scendendo sempre nei dettagli.
Poi, tre anni fa, un anno dopo che la nostra relazione era terminata, una sera che la ragazza di Andrea faceva il turno di notte e Claudio era all’ estero per lavoro Andrea venne a casa mia. Io stavo facendo la doccia, ed uscii in accappatoio per aprirgli. Visti i nostri trascorsi non mi facevo problemi a stare nuda davanti a lui, ma quella sera notai mentre giravo per la mia stanza che si stava di nuovo eccitando.
“Ti eccita ancora vedermi nuda? Magari avresti voglia di fare sesso ancora con me!”
Lui mi prese in giro dicendomi che avevo 40 anni e stavo sparando gli ultimi colpi. Io lo sfidai a spogliarsi e a infilarsi nel letto per dimostrargli il contrario, lui accettò la sfida e ce la spassammo fino alle due di notte, quando si rivestì e se ne tornò a casa sua. Ci dicemmo solo un “Buonanotte, come quella prima volta quattro anni prima.
Da allora ogni tanto ci facciamo una “rimpatriata”, sempre ovviamente all’ insaputa dei nostri compagni.


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