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Io e il mio bambino 1

Storia trovata su internet

Ora ho 41 anni ed un figlio di 22 che per 3 anni è stato il mio amante.
Cominciamo dall’ inizio.
A 16 anni conobbi quello che per vari anni fu il mio unico uomo. Gli regalai la mia verginità dopo un paio di mesi, sul sedile posteriore della sua auto. Ero fidanzata con lui da un pio d’ anni quando rimasi incinta. Mi sposai frettolosamente, prima che la pancia si notasse troppo (non era come ora, adesso le spose incinte esibiscono orgogliose la loro pancia. A quei tempi una ragazza che si sposava incinta era considerata, nella migliore delle ipotesi, una “facile”), e avevo compiuto da 3 giorni 19 anni quando partorii Andrea.
Tredici anni dopo il mio matrimonio era ormai irrimediabilmente finito, e ci saremmo ben presto divisi se mio marito non fosse improvvisamente morto per quella che i medici chiamarono “leucemia fulminante”, che se lo portò via nel giro di una settimana. Io gli rimasi vicina fino alla fine, anche se già avevo una relazione con Alfonso, un mio collega, relazione che ufficializzai alcuni mesi dopo. Andrea e Alfonso andavano molto d’ accordo, avevano legato molto bene.
Spesso Alfonso si fermava a dormire da noi, altre volte andavo io da lui. Una sera indossai un abito corto con una vistosa scollatura (porto la quarta di reggiseno) per andare a cena a casa di Alfonso, e chiesi ad Andrea come stavo. La risposta di Andrea fu: “Mamma, sei veramente appetitosa. Se non fossi mia madre ci proverei.”, risposta che mi lasciò allibita. Mi meravigliai molto meno quando invece mi disse: “Mi raccomando, mamma, non fare troppo sesso stasera”. Una battuta del genere da parte di Andrea (che nel frattempo non era più un bambino, aveva 16 anni) era abbastanza normale visto il rapporto che c’ era tra noi. Si parlava infatti tranquillamente di ogni argomento, sesso compreso, senza inibizioni.
Poi, ad un certo punto, io e Alfonso ci lasciammo.
Ad Andrea dispiacque molto. Una sera rientrai a casa dal lavoro, e non vedendo Andrea pensai che fosse uscito con qualche amico. Feci una doccia, e, convinta che non ci fosse nessuno in casa uscii dal bagno nuda. In corridoio mi trovai davanti mio figlio, che, al contrario di quanto pensavo, era in camera sua e si era addormentato. Rimase per qualche secondo a fissarmi da capo a piedi. Indossava un paio di pantaloncini, e notai che si stava sviluppando un certo gonfiore sul davanti mentre mi guardava. Io rimasi come inebetita per qualche secondo, poi corsi in camera mia a rivestirmi. Poi, tornai nella sua stanza, dove lui mi disse: “Scusami, mamma, ma non ti avevo sentita arrivare, sai, dormivo, e…” “No, scusami tu” gli risposi “ero convinta che non ci fossi, per questo giravo per casa completamente nuda…”. Poi io cercai di buttarla sul ridere: “Ma mi sbaglio o a vedere tua madre nuda ti si stava raddrizzando il pisello?” la sua risposta fu pronta: “Sai, non mi è mai capitato di vedere una donna completamente nuda così da vicino. Una con un corpo come il tuo, poi, non parliamone. Se ne vedono poche anche sulle riviste ed in televisione! D’ accordo che sei mia madre, però, sai…”.
Poco dopo Andrea era in bagno, e mi accorsi (anche se non glielo feci capire) che si stava masturbando: mio figlio si era talmente eccitato nel vedere sua madre nuda che appena aveva potuto era corso a farsi una sega! Ma la cosa che mi sgomentava di più era un’ altra: Andrea stava crescendo e stava diventando un gran bel ragazzo, con un bel fisico modellato da un’ intensa attività sportiva. Quel pomeriggio, vedendolo con indosso solo un paio di calzoncini e vedendo che si era eccitato, io, a mia volta mi ero eccitata più di lui, e, per un attimo avevo pensato: chissà come sarebbe fare l’ amore con lui. Ma avevo cacciato immediatamente quel pensiero, dandomi della cretina per aver solo pensato una cosa del genere. Ma poi quell’ idea mi tornò in testa, prepotente.
Qualche giorno dopo, a notte fonda, mi alzai per andare in bagno e vidi un luce accesa nella sua stanza. Entrai e lo sorpresi mentre si faceva una sega. Lui diventò rosso come una lattina di coca-cola, e si affrettò a rimettere il suo membro dentro gli slip. Era Luglio, e nessuno di noi due indossava il pigiama: lui dormiva, appunto, con un paio di slip, mentre io in quel momento portavo solo un paio di mutandine e un reggiseno. Gli dissi: “Ma ti eccita così tanto tua madre nuda?” lui, alzandosi dal letto, disse: “Ma mamma, che dici, io…” “Andrea, io sono più vecchia di te: alla tua età TUTTI i ragazzi si masturbano immaginando di fare sesso con la loro madre, è una cosa normale, se non lo sai.” “Ma mamma, io..” Avevo deciso ormai di farlo, e lo interruppi: “Tu se più fortunato: hai la possibilità di farlo sul serio” e a quel punto mi tolsi reggiseno e mutande e mi coricai sul lettino di Andrea. Lui rimase a guardarmi esterrefatto “Mamma ma sei impazzita? Che vuoi fare?” Allungai una mano e gli calai gli slip: il suo membro era intanto diventato enorme e rigido come un manico di scopa. “Allora, che aspetti, spogliati e vieni qui”. Al che lui si tolse le mutande e si coricò sul lettino al mio fianco. Era ancora un po’ titubante, ma si sbloccò del tutto quando presi la sua mano sinistra e me la posai sul seno. Allora portò la sua bocca contro la mia, sentii la sua lingua insinuarsi dentro la mia bocca. Presi la mano con cui lui mi stava palpando il seno e me la posai sulla vagina. Allargai le gambe, e lui vi si infilò in mezzo. Continuò a baciarmi sulla bocca, sul collo, sulle spalle, sulle tette, poi infilò il suo uccello dentro di me e iniziò a pompare. Lo informai che da quando io e Alfonso ci eravamo lasciati non avevo mai smesso di prendere la pillola. “E questo che significa?” mi chiese. “Che puoi tranquillamente venirmi dentro, tesoro”. Come mi aspettavo, venne quasi subito, dopo poco più di un minuto. In fin dei conti era la sua prima scopata. Aveva 17 anni. Si tolse da sopra di me, e restammo abbracciati per qualche minuto a guardarci in faccia e baciarci senza parlare. Poi lo facemmo di nuovo, e questa volta durò molto di più.
Mi alzai dal letto, raccolsi i miei indumenti da terra e feci per tornare nella mia stanza. Le nostre uniche parole furono: “Buonanotte, Andrea” “Buonanotte, mamma”.
Il giorno dopo non ne parlammo più, fino a dopo cena, quando mio figlio si avvicinò a me e mi chiese: “Mamma, quello che abbiamo fatto stanotte… ti è piaciuto?” “Certo che mi è piaciuto, perché me lo chiedi?” “Lo faremo ancora?” Gli sorrisi: “Certo che lo faremo ancora, tutte le volte che vorrai!”
Quella successiva fu una notte di sesso tra me e mio figlio passata non più nel suo lettino ma nel letto matrimoniale dove avevo fatto l’ amore per tanti anni con suo padre e, successivamente, qualche volta con Alfonso. Entrammo nel letto alle 10 e ci addormentammo alle 3. Ci svegliammo alle 9 di mattina (era domenica e io non lavoravo) e stavolta fui io a volerlo fare ancora. Continuammo a farlo quasi tutte le sere per un paio di settimane, quando lo informai che per una settimana non si sarebbe fatto nulla: mestruazioni in arrivo. Gli promisi una bella sorpresa per quando avremmo ricominciato, dopo avergli consigliato, se ci riusciva, di cercare di res****re una settimana senza farsi seghe.
Passata la fatidica settimana eravamo di nuovo a letto insieme, e gli chiesi se era riuscito a non masturbarsi: mi disse di si, e mi chiese qual’ era la sorpresa. Presi il suo membro, me lo misi in bocca e gli feci il suo primo pompino. Come era prevedibile, dopo una settimana di totale astinenza mi riempì la bocca di sperma. “Mamma, non sapevo fossi così brava a fare pompini” “ci credo, con tutti quelli che ho fatto a tuo padre e ad Alfonso…” Andammo avanti a scopare, sperimentando varie posizioni, fino a notte fonda. Si era creata ormai tra me e mio figlio una ottima intesa sessuale. Questa relazione tra me e Andrea durò circa 3 anni, fino a quando mi confidò di essersi trovato una ragazza di cui si era innamorato e che non voleva tradire. Con questa ragazza esce tuttora, e parlano addirittura di sposarsi. Lei ovviamente non sa e non saprà mai nulla di noi, come non ne sa nulla l’ uomo con cui convivo da qualche mese. Ogni tanto io e Andrea quando siamo soli ne parliamo, ma rimarrà sempre il nostro segreto.


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