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Intrigo in famiglia 1

Storia trovata su internet

GALEOTTO FU IL REGGISENO

“Dai vuoi sbrigarti sono in ritardo, tuo padre è sotto che aspetta. Non sai che si arrabbia quando sono in ritardo!”
Esco dal bagno, l’asciugamano cinge stretto i miei fianchi, guardo mamma. È in piedi una gamba sul letto, le mani sembra carezzino la sua pelle, risalgono lente dal polpaccio sistemano l’intrigante righino che impreziosisce le sue calze in seta nera. Si sta agghindando della sua seducente lingerie. Ancora le mani sul bacino sembra sfiorino quell’intimo incrocio. Vi sostano per lunghi secondi. Stranamente sorride! Poi con fare sensuale aggancia un frivolo gancetto ad un civettuolo reggicalze.
Le mani risalgono lente la accattivante sua figura. Sul seno un provocante reggiseno nero, di quelli che coprono a malapena le mammelle, lascia quasi scoperti quei circoletti rosei che sono di grazia a piccanti capezzoli.
Quando mamma vuole riesce a trasformarsi da anonima donna di casa in femmina capace di coniugare fascino e sensualità. Ed in queste occasioni è particolarmente attenta ad esaltare sapientemente un corpo che, nel valorizzarsi, diventa veramente provocante.
“Che fai?”
Sono estasiato davanti a quel suo corpo veramente accattivante che è ancora la gioia di mio padre. E non solo la sua!
Si perché non perdo occasione per spiarla in questi suoi momenti. A dir la verità pochi. Da quando, è ormai quasi sei mesi, ho avuto la fortuna (o sfortuna) di restare affascinato da quel suo corpo chiuso in un camerino a provare della particolarissima lingerie che intendeva acquistare. Era il giorno del compleanno di papà e quello doveva essere il suo particolarissimo regalo (non mi ci volle molto tempo per capire quali fossero le sue reali intenzioni).
Io, il suo bambino come ama definirmi, stavo davanti al camerino a fare da guardia a possibili, ma improbabili, intrusioni.
Lunghi minuti di un attesa che sembravano non trascorrere mai!
Uno sguardo al di là della tendina e lo specchio del camerino rifletteva quel corpo che ignoravo mia madre possedesse. Maliziosa si pavoneggiava sistemando le grandi mammelle nelle coppe di un minuscolo reggiseno. Inutili erano i tentativi di coprire i capezzoli, o forse quel reggiseno i capezzoli non doveva proprio mascherarli. E che dire quando, per provare il piccolissimo slip abbinato (ho scoperto allora cosa fossero i perizoma) sistemava l’esile filino del tessuto tra chiappe di uno splendido culo. L’infido specchio rifletteva la sua immagine di femmina arrapante. Sono rimasto scioccato per lunghi secondi ad ammirare quel suo ciuffettino così corto.
Era la prima volta che vedevo un intimo femminile completamente privo di peli!
Nel seguire tutte le moine di una femmina che intendeva rendere il suo corpo disponibile ad essere apprezzato, qualcosa di grosso cresceva spudorato tra le mie gambe.
Quella stessa notte ebbi la conferma di alcune virtù, fino ad allora a me sconosciute, di mia madre.
Con ancora la conturbante visione del suo corpo nel piccolo camerino ascoltai il parlottare dei miei genitori. Erano rientrati da pochi minuti dalla cena di compleanno di papà. Mi avvicinai di soppiatto alla loro stanza, ed incurante della possibilità di essere scoperto, cominciai a sentire i loro discorsi:
“….quando vuoi sai essere veramente fica. Stasera eri veramente arrapante. Hai un gran bel culo…quel poveretto di Mario ti stava scopando con gli occhi….”
“… che dici… quello non è come te!”
lasciando scivolare dai fianchi una stretta gonna mostrandosi in tutta la sua conturbante figura fasciata da quella eccitante lingerie che aveva suscitato i miei intimi pruriti
“ehi! e questo è!”
“La ciliegina che mancava alla tua torta di stasera!”
Mamma intendeva regalare il suo provocante corpo a papà per la sua festa, mentre la camicetta scopriva il procace seno impreziosito dal rosso fuoco del reggiseno. Il corpo esaltato dalla preziosissima lingerie si offriva in tutta la sua seducente figura al suo uomo in piena eccitazione.
“sei proprio un puttanone”
“ti è venuto duro vero? È il mio regalo. Buon compleanno….”
Mamma lentamente piroettava davanti a papà che, interessato, apprezzava quanto la sua donna stava per offrirgli!
“dobbiamo mettere un bel candelone su questa torta…..”
“eh ma prima dobbiamo accendere la candela e soffiarci sopra….”
Fica, arrapante, puttanone, candelone!
Non ebbi il tempo di realizzare cosa stesse effettivamente dicendo papà che, sbirciando dalla porta, vidi già mia madre, inginocchiata davanti al muscolo teso di mio padre. Lasciva si stava avventando sul suo cazzo per un sontuoso pompino al suo uomo. Mamma mia (è proprio il caso di dirlo…) quanto era brava!
Non avevo mai visto una simile voracità, mamma riusciva a far sparire tutto il cazzo di papà nella sua bocca. Ho ancora vivo il rumore delle sua labbra mentre scorrevano impazzite sull’enorme cazzo di papà. Un pompino fenomenale!
Lunghi minuti dove mamma succhiava con inaudita passione l’uccello di mio padre, e papà gemendo che, a sua volta, con le mani governava i movimenti del suo capo.
“fermati! Sono così duro che te lo voglio schiaffare nel culo!”
Ma che cazzo sta dicendo?
Mi madre già in piedi, le bellissime cosce fasciate da particolari calze a rete offriva, spudorata, il bellissimo fondoschiena divaricando le gambe. Le braccia a far leva ed il viso riflesso nello specchio.
“voglio vedermi godere mentre me lo metti nel culo”
Dio che volgarità.
Lei ebbe un sussulto, un attimo di esitazione
“Mi fai morire quando sei porca. Sapresti soddisfare due cazzi nello stesso tempo. Sei un troione!”
Mio padre cominciò a scoparla a****lescamente. Il cazzo possedeva mamma mentre le sue strozzate grida manifestavano il suo immenso piacere.
Le mani di papà sui fianchi di mamma erano l’ausilio al suo piacere.
Mamma si guardava allo specchio. La sua espressione mi era nuova. Diversa dal suo normale atteggiamentodi madre attenta e premurosa! Una volgare puttana che slinguava in maniera oscena sulle sue labbra.
Ragazzi mia madre mi aveva eccitato!
“ mi fai morire, che troia che sei sto venendo!!! Voglio venirti in bocca”
Papà tirò fuori l’uccello dal culo di mamma menando sul cazzo, mamma sostituì le sue mani a quelle di papà e con il cazzo in mano e cominciò a spugnettarlo. Era veramente brava mentre, poggiava le morbide labbra sulla punta di un cazzo ancora in forte tensione, riprendendo a succhiare. Ci volle poco e papà cominciò a spruzzare un sacco si sborra. Il primo schizzo colpì lo specchio alle spalle di mamma, il secondo la colpì sul viso, il terzo le finì direttamente nella bocca, tenuta oscenamente aperta. Papà continuava a schizzare il suo piacere, con mamma che raccoglieva peccaminosa, con la famelica lingua, il seme di papà. Ansimava in preda alla libidine, mentre da splendida porca si sditalinava!
Non credevo ai miei occhi! Mamma stava leccando il cazzo di papà e, contemporaneamente, si martoriava la bellissima fica morbosamente eccitata.
Ebbi un sussulto, con l’impressione che il mio uccello fosse cresciuto di un paio di centimetri per l’eccitazione.
La bocca di mamma raccoglieva, con una plastica lingua, lo sperma che aveva sul viso succhiandosi le dita
”mmmhhhhh come è caldo!”
CHE MAIALA!
Una espressione del viso che manifestava solo lussuria.
Uno spettacolo sconvolgente. Con un cazzo enorme che mi pulsava in mano, in quel momento scoprì quanto mia madre, nel suo intimo, fosse una gran troia!
Finito di pulire il suo viso, si alzò di colpo.
Ebbi solo il tempo di ascoltare l’implorazione di mia madre
“adesso voglio godere anch’io….”
Mentre, per paura di essere scoperto, scappavo in camera mia.

Da quel giorno ho aspettato, trepidante, il sabato pomeriggio, quando dopo la sua doccia sapevo che dedicava l’arte delle sue mani ad un corpo da preparare per intimi momenti.
Poi la notte abbandonava la sua indole di amorevole madre per diventare la più calda delle amanti.
È quelli per me erano i momenti da imprimere nella memoria e restituirli per oniriche fantasie che si materializzavano chiuso in bagno in solitarie riflessioni.
Mamma, inconsapevole, ha cominciato ad essere attrice delle mie solitarie veglie notturne.

Vedermi adesso lì davanti a lei ora la indispone al punto che con una punta di rabbia copre con una mano il seno e con l’altra il pube reso accattivante da una intrigante culottes semitrasparente. Veloce prende dalla poltrona un suo delicato maglioncino nel futile tentativo di inibirmi il piacere di una visione paradisiaca.
“Che fai ti sei imbambolato lascia il bagno libero, devo finire di truccarmi” tirando su, con particolare veemenza, la delicatissima zip del maglioncino.
“accidenti….”
La zip pizzica il reggiseno e, mentre impreca armeggiando sul delicato indumento, mi ritiro in camera mia con un unico pensiero:
MAMMA È PROPRIO UNA GRAN FICA!

Ho solo il tempo di infilare un boxer che
“Guarda se riesci a staccarlo tu, io non ci riesco”
mamma mi si avvicina trafelata. Indossa ancora il maglioncino con la zip che continua a stringere il piccolo reggiseno. Il seno, costretto, sembra voler scoppiare. Gli alti tacchi delle scarpe le danno una andatura plastica. Non ha ancora indossato la gonna e lo specchio in camera mia riflette il suo gran bel culo esaltato dalle bellissime cosce fasciate da quelle provocanti calze nere …..
“Fammi vedere”
Inebetito prendo atto che la zip ha praticamente pizzicato i gancetti sul davanti del reggiseno. Il mio sguardo tenta di concentrarsi su quei ferretti ma è fortemente distratto dal perfetto disegno di due splendide mammelle.
“dai vedi se ci riesci!”
Le dita timide sfiorano una pelle vellutata. Forzatamente devo sollevare l’intrigante indumento. Stordito cerco di tirare giù la zip. Tento di forzare di quel poco per sganciare ma sono sempre più distratto dalla plastica reazione delle sue sode mammelle al mio fare.
Il seno si gonfia al nervoso suo respiro, accentuando notevolmente il solco di un decolletè veramente accattivante.
Stringo tra due dita i ganci ma sono le altre tre dita che, sfacciate, sfiorano la sua pelle.
Dio come è liscia!
Con l’altra mano tiro verso il basso la zip. Il movimento richiama il delicato tessuto. Cazzo ho scoperto un capezzolo che, adesso, ostenta il suo essere intrigante a pochi centimetri dalla mia bocca. Istintivamente schiudo le labbra. Quei capezzoli a cui da bambino, ricorda mamma, mi attaccavo per ciucciare e succhiando mi assopivo con espressione estasiata e stanca e che adesso vorrei succhiare per provare diverse sensazioni!
Ma che faccio! Come posso pensare queste cose! È mia madre.
“Stai attento non lo rovinare me lo ha regalato papà e non vorrei che si rompesse è delicato” mentre d’impeto copre con il palmo della mano quell’intrigante capezzolo. Il movimento è nervoso, immediato, tra la sua mano ed il capezzolo restano le mie dita.
Non ho mai toccato il capezzolo di una donna. È duro. Gonfio, ma nello stesso tempo tenero e delicato.
Un fremito si ripercuote immediato nel mio basso ventre.
Quel contatto di un attimo altamente eccitante stimola quel mio qualcosa. È forte il mio disagio mentre d’impeto stringo le gambe! Mi ci vuole poco per materializzare quel qualcosa che per nulla al mondo vorrei che mia madre vedesse!
Riprendo ad essere padrone del mio io. Ecco forse ci sto riuscendo, ma per farlo devo impugnare bene i gancetti del reggiseno e tirare la zip.
Mi avvicino più a mamma. Lei si muove nervosa, mentre impacciato tento di mascherare il mio crescente stato. Stato di un ragazzetto di primo pelo che ha la fortuna di toccare il corpo di una bella donna.
Respiro l’intrigante profumo del suo corpo e percepisco il suo fiato riscaldarmi il collo.
Le sue gambe sfiorano le mie, è caldo il contatto della seta sulle mie cosce. Nello stesso istante stringo le gambe e una coscia sfiora un cazzo diventato enorme.
“Pensi di farcela?”
“Si mamma un attimo, aspetta, faccio così”
Con due dita armeggio sui soli gancetti del reggiseno. Tento di sganciare le coppe, si è meglio. Con il reggiseno staccato sarà più semplice sganciare la zip. Una strategia che paga!
È un secondo! Il reggiseno è tra le mie mani ma gli occhi sono su due bellissime poppe che, finalmente libere, si offrono in tutta la loro splendida bellezza!
“Finalmente Ok dammi ora posso continuare io.” Mamma mi priva della visione di un seno che vedo gonfiarsi al suo ritmico respiro
“No mamma aspetta ancora un secondo….forse…. ”
“No tu hai già fatto troppo!”

Mentre mamma esce stizzita. Mentre mi guardo la punta di un grosso cazzo che fa capolino dal boxer. Sono bastati pochi minuti per eccitarmi come un maiale e, meno male, che non se ne accorta sarebbero stati seri problemi.
Sento chiudere la porta della sua camera, contemporaneamente già stringo tra le dita un cazzo nel suo massimo fulgore. Duro teso eccitato come del resto mi sta capitando sempre più spesso.
Prendo atto che è inutile ogni mio tentativo di scacciare ogni zozza fantasia. Eccitato comincio a smanettare. Pesto con foga sul mio uccello, gli occhi chiusi mentre lancio la mente alla mia fantasia più ricorrente! Fantastico sull’eccitante corpo di mia madre.
Quel mio sogno che si ripete ormai costantemente: Sono in piedi con l’uccello turgido davanti al suo corpo. Sono io, e non suo marito, che le offre il’oggetto dei suoi desideri notturni. Lei in ginocchio, un corpo fasciato da provocante lingerie, le labbra serrate e una mano che veloce percorre tutta l’asta. Sogno mia madre come quella sera: La più porca delle donne! Smanetto con entrambe le mani su un cazzo stratosferico, mi avvicino alla sua bocca, appoggio a carnose labbra la punta di una gonfia cappella. La invito a succhiare l’uccello. Lei, con particolare trasporto, si dedica al palpitante muscolo. La lingua gioca assatanata mandandomi in estasi. Il cazzo vibra tra le sue caldissime labbra…..
Sono eccitato da morire! Prendo la sua foto dalla mia scrivania. Nel suo viso rivedo la sua espressione da grande zoccola. Un po’ di saliva sulla cappella e subito riprendo veloce la mia sega. I miei gemiti riempiono la piccola stanza. Gemo rapito dal mio perverso piacere. Sono pronto ad esplodere in un turbinio di eccitazione.
….e …si …ecco… sto per inondarla del mio seme, la gola è pronta a raccogliersi avida la mia sborra, la sua lingua tra le labbra freme….. la mia mano tira sull’uccello, sto per venire
“sii …MAMMMAAA, si anch’io ti voglio venire in bocca mhhh succhialo anche a me, fammi morire……quanto sei porca…”

“che stai facendo! MAMMA! VENIRE IN BOCCA… SUCCHIALO….. PORCA… MA CHE CAZZO STAI DICENDO!”
La voce di mamma, ferma sulla porta della mia stanza, mi raggela. Il tono duro e greve violenta le mie orecchie.
La sua foto mi casca dalle mani.
Cerco di mascherare le mie grazie: 19 centimetri di un muscolo teso, in tutta la sua più sconvolgente eccitazione. Ma è perfettamente inutile.
Sono spaventato dall’espressione stampata sul viso di mamma mentre mi si avvicina con passo spedito. Resto inerme con una mano stretta sul turgido muscolo nel vano tentativo di coprire il mio stato. Lui, incurante, invece non accenna a ridursi anzi, al contrario, le pulsazioni continuano frenetiche. Stringo ancora più forte per evitare il peggio, mi mordo le labbra, mi scuoto, cerco di riportare il mio corpo, ma principalmente la mia mente, alla dura realtà che ho di fronte.
Attimi dove immobile seguo il suo passo veloce. È incazzatissima, rossa in viso, è praticamente furente. Imbestialita, ha perso il senso della ragione si scaglia su di me con tutta la rabbia che ha in corpo.
“MAIALE!”
Grida tutto il suo disprezzo. Comincia a percuotermi in preda ad una rabbia incontrollata. Non bada alla mia nudità.
Gli epiteti nei miei confronti, della peggiore specie, echeggiano nella stanza e rimbalzano sulle pareti senza smorzarsi. La sua mano si libra nell’aria ed in un attimo si abbatte con forza sul mio viso, lasciando impresse su di esso, indelebili, la conformazione delle sue cinque dita.
Le mie mani protese nel vano tentativo di mantenerla il più possibile a distanza. Per difendermi cerco il suo corpo, è inutile. È furente nei suoi movimenti. Si avvicina ancor di più ancora un ceffone. La mia difesa non sortisce effetti. Una mia mano è sul suo seno, lo tocco, senza volerlo, mentre l’altra mano stringe ancora più forte alla base il mio uccello.
NON POSSO VENIRE ADESSO!
“lascialo bastardo”
Un colpo su quell’uccello teso a pochi centimetri da lei che svetta incurante della sua presenza. Ancora tocco il suo seno, solo un istante, lo stringo. È più forte di me non sono capace di controllare i miei istinti. Dio come è morbido!
“SMETTILA”
Urla la sua rabbia svincolandosi dal me.
Ancora un colpo stavolta sul cazzo, che reagisce quasi stizzito! La mia eccitazione è ormai palese!
È costretta a toccarmi l’uccello per farmi mollare la presa. Schifata ritrae la mano. Inconsapevole afferra la mia mano stretta sul muscolo teso. Avvolge con forza la mia mano tra la sua. Stringe con tutta la forza che ha in corpo. Non solo stringe ma tira. Tira ripetutamente …..
E come se stesse lei stessa tirando una sega a suo figlio. È diversa la sua intenzione ma, purtroppo è uguale il fine!
Se ne ravvede! allenta subito la presa, spaventata, centrandomi ancora con un violento ceffone.
Ma il guaio è fatto!

Nello stesso istante, non so come sia potuto succedere, né perché, comincio a schizzare violento. Corpose gocce dalla eccitazione accumulata nel mio onirico sogno presenti nell’uccello teso davanti a lei, fuoriescono ripetutamente, continue.
“MAMMA! OHHH”
Non reagisce, annichilita, segue gocce di sborra che spruzzano veementi. Impietrita le segue librarsi in aria e colpirle le mani. Incurante si china, continua a colpirmi con sempre maggiore violenza, ed io, anzi il mio uccello, insistente comincia a sporcarla. Uno schizzo si stende sulla seta che avvolge le sue bellissime gambe.
Ancora colpi sul mio corpo, mamma colpisce con particolare crudeltà. Io continuo a scaricare l’eccitazione accumulata colpendola, senza alcuna volontà. Una corposa goccia va sul petto, ne seguo il tortuoso percorso che la fa scivolare, infida, tra il solco del suo prosperoso seno.
Insolente la mia mano continua a pestare sull’uccello. Il movimento è naturale non riesco a fermarmi, schizzo ancora. Il suo corpo è bersaglio della mia eccitazione. Un’altra densa goccia le sporca il viso, sfacciata ne lambisce le labbra.
Mamma resta inerme e turbata, nel subire la mia eccitazione.
Alza le mani per ripararsi dal mio sporco attacco, si copre il viso, mentre continuo a schizzare fiotti di sborra.
Un ultimo ceffone trasferisce sul mio viso quel mio seme sparso tra le sue dita.
Una inusuale violenza accompagna la sua reazione sino a quando esausta, mi prende con forza da un braccio e mi sospinge in bagno

“BASTARDO… LAVATI!! che dopo facciamo i conti…." mentre il citofono di casa impazza nel suo gracchiare………


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