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Non ti muovere dissi a mamma mentre la sculacciavo

Seguito di Si può fare, mi disse mamma - Storia trovata su internet

Erano le 9 di domenica mattina e stavo dormendo. Solitamente sono mattiniero, ma quella domenica gli occhi restavano chiusi dal sonno e dal piacere di sognare qualcosa di particolarmente eccitante. Che il sogno fosse particolarmente eccitante lo si poteva dedurre dal mio cazzo che era duro. Sta di fatto che ad un dato momento mi sentii baciare prima sulle guance e poi sulla bocca. Assimilai i baci alle sensazioni erotiche del sogno e continuai a dormire. Poi mi sentii accarezzare il torace e una mano che mi frugava tra le gambe. A quel punto capii che quanto avveniva non c’entrava nulla con il sogno e, svogliatamente, aprii gli occhi. E’ stato allora che ho visto mamma accovacciata accanto a me che mi stava accarezzando. Le sorrisi. “Chi ti ha dato il permesso d’infilarti nei miei sogni?”, le chiesi.
“Nessuno. Ma ho visto che doveva essere un sogno assai piacevole. Qualcosa di rigido lo denunciava”.
“Forse è perché ho bisogno di andare in bagno. Tutte le mattine sono in queste condizioni”.
“Lo so. Ti conosco bene. So come si comporta questo indisciplinato monello, però questa mattina mi sembra più voglioso di carezze che di fare pipì.”
“Le carezze, in special modo le tue, sono sempre bene accette. Continua così e presto avrai la conferma del gradimento.”
“Direi allora di approfondire la conoscenza e vedere se è rigido per bisogno di andare in bagno o per il desiderio d’essere masturbato.”
“Tu che dici?”
“Io credo di essere masturbato.”
Mamma non perse altro tempo. Si abbassò su di me e cominciò a leccarmi il cazzo per tutta la sua lunghezza, poi dopo aver baciato il glande se lo prese in bocca tutto e cominciò a pomparlo. Io la lasciai fare. Soltanto dopo un bel po’ che mamma mi spompinava, sentii il bisogno di toccarla anch’io. Le spostai le mutandine di lato e le accarezzai la fica. Mamma si agitò come se fosse percorsa da un brivido di freddo. Intanto mi stava scoprendo tutto. Mi abbassò i calzoni del pigiama e si portò il mio cazzo tra i seni. Lo strusciò sulle aureole, sui capezzoli e lo avvolse in un principio di spagnola. Nel frattempo io continuavo ad accarezzarle la clitoride e ad infilarle due dita in vagina. La masturbazione continuò per circa dieci minuti, poi mamma decise di venirmi sopra. Si accovacciò sulla mia pancia e si pilotò il cazzo in fica. Mi scopò roteando ogni tanto l’addome per farsi penetrare meglio. Quando si ritenne sazia della penetrazione si sdraiò accanto a me e mi baciò in bocca con la lingua guizzante in tutti gli anfratti, compresa morsicatura delle labbra, leccatine sul collo e sui lobi. Infoiato dal piacere che si irradiava dai miei lombi mi gettai sul suo ventre e con mossa avvolgente lo leccai fino all’ombelico, poi mi spostai sul lato sinistro del corpo di mamma. Per farlo dovetti farla ruotare leggermente su di un fianco. Lei mi assecondava, accompagnando la mia azione con sospiri e squittii di piacere. Ogni tanto m’invitava ad ins****re su di una zona erogena che a lei, in quel momento, particolarmente eccitava. Il preambolo ebbe fine soltanto quando le montai sopra e la penetrai. Prima nella classica posizione del missionario e poi da dietro dopo averle strusciato il cazzo un paio di volte sulla rosellina anale. Gliel’ho anche forzata con la prima falange del dito medio. A mamma la presa evidentemente non dispiaceva. Infatti, non reclamava e lasciava fare. In quel momento ho pensato che prima o poi avremmo dovuto prenderci anche quella libertà. Ormai avevamo deciso di non lasciare nulla d’intentato.
Ovviamente tra me e mamma erano caduti tutti questi tabù. Così anche l’ano se lo lasciava forzare seppure con la prima falange del mio dito medio. Se a me piaceva facessi pure, riservandosi, magari un giorno, di provare completamente il piacere dell’inculata. Misi mamma a carponi e prima di montarla le affibbiai una sculacciata. Mamma ebbe un sussulto. Poi girandosi disse: “Fallo ancora punisci questa cavallina ribelle”. Le affibbiai ancora un paio di schiaffi cercando nel possibile di inserirmi tra le sue cosce e di colpire lo spacco che mi si apriva e muoveva davanti. I colpi non erano forti. Poco più che vigorose carezze. Mamma comunque reagiva e reagiva bene. I suoi sussulti erano di piacere. Soltanto ad un certo punto mi chiese espressamente d’obbligarla a stare ferma, di non sussultare. “Proibiscimi – disse - di muovermi! Obbligami ad accettare i tuoi colpi senza reagire!”
“Sì, - dissi io - allargati bene la fica e stai ferma!”
“Non mi posso muovere? Non posso reagire neanche se mi fai male?”, mi chiese.
“No! Ti ho detta di star larga e ben esposta alle mie sculacciate!”
“Così? Tutta aperta alle tue punizioni?”.
“Certo alle mie punizioni e alla mia lingua!”.
“Perché dopo me la farai sentire?”.
“Soltanto se stai ferma e sopporti senza lamentarti!”.
Mentre la schiaffeggiavo con un colpo ben assestato le entrai in vagina profondamente con un dito strusciando sulle piccole labbra! Mamma improvvisamente forzata ebbe un sussulto.
“Adagio, mi fai male!”
“Allora vuoi che smetta?”.
“No! Ti prego. Non smettere mi piace!”
“Se però ti muovi e disubbidisci smetto. Non lo faccio più” dissi con una finta aria di rimprovero.
“No! Ti prego sto ferma! Non mi muovo. Sto buona. Colpiscimi come vuoi. Anche entrandomi prepotentemente, con quel dito violatore.”
Quando le natiche e le grandi labbra cominciarono ad arrossarsi smisi di colpirla e la baciai abbondantemente. La insalivai lappando tutto il suo umore che continuava a gocciolare e con un colpo secco le infilai il cazzo. Mamma ebbe un nuovo sussulto.
“Allora ti ribelli! Non accetti d’essere dominata!” le dissi.
“Perdonami, hai ragione, ma è stata un’entrata troppo decisa che mi ha colto di sorpresa! Vedrai che adesso starò brava. Fino alla fine. Ti prego soltanto di venirmi sulla schiena. Non ho preso le precauzioni del caso.”
“Molto male! Allora smetto non mi va di sprecare la mia sborra sulla tua schiena!”
“No! Ti scongiuro! Non lasciarmi così! Quando sei pronto te le prendo in bocca e ti faccio venire. Ho Troppa sete di sperma e ho bisogno di dissetarmi”.
E così fece. Quando sentii che il piacere stava salendo le ordinai di girarsi e di bere tutta la mia sborra. Mamma lo prese in bocca come sempre con grande gioia. Succhiandomi ancora a lungo ottenendo quasi una seconda erezione. Però non volle continuare. “Non voglio tutto il tuo piacere adesso. Voglia riservarmene un po’ per il pomeriggio o per questa sera. Dipende come si evolverà la giornata. Io sono sempre pronta al tuo volere; sono la tua docile schiava!”.


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