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Si può fare, mi disse mamma

Seguito di Passeggiata nel bosco con mamma - Storia trovata su internet

Quel giorno mamma non si sentiva bene. Le erano arrivate le sue cose e come sapevo, i primi giorni erano gravosi da sopportare. Forti mal di pancia, ogni tanto una leggera nausea e noiose cefalee. Inoltre la scocciatura dei continui cambi, con l’impedimento di poter liberamente camminare. Ai tempi di questa storia i pannolini femminili non erano come oggi, ultrasottili ed estremamente assorbenti, bensì rettangoli di cellulosa che mal si nascondevano e mal si reggevano nelle mutandine delle donne. Mamma appena svegliatomi me lo disse subito: “Oggi, figlio mio, brutta giornata. Niente sole e niente passeggiate. Se vuoi esci tu, anzi, va tu da solo anche a fare la spesa. Io nel possibile me ne sto in casa e se proprio mi sento troppo male, prendo un antidolorifico e mi rificco a letto”. Il mestruo o, come si diceva allora, le regole o il calore, era arrivato come previsto il giorno dopo che avevamo fatto l’amore. D’altronde mamma l’aspettava. In previsione si era bardata. Quindi niente di traumatico, niente di speciale. Soltanto la noia e il guaio, me lo specificò subito, per alcuni giorni di non poter avere rapporti. “Ci terrei – disse - che non soltanto ci fosse astinenza dal sesso da parte mia, ma anche tu non ti masturbassi. Sacrificati per qualche giorno e poi vedrai che, dopo questa forzata pausa, l’amore sarà più bello e appagante”. E così avvenne. I primi tre giorni passarono abbastanza in fretta, senza creare nessuna difficoltà. Io uscii in paese a fare la spesa. Mi fermai con alcuni ragazzi del posto a parlare, andai con loro un pomeriggio a fare il bagno nel fiume, ma la maggior parte del tempo me ne stetti in casa a leggere e a far compagnia a mamma. E’ stato verso il quarto giorno, che baciandola sulla bocca le chiesi se l’astinenza doveva ancora per molti giorni continuare. Lei mi guardò con affetto e disse: “Se proprio ti è così pesante da sopportare, posso toccarti e baciartelo. Ti posso far godere così. Comunque, mi stanno quasi per finire. Ho visto che le perdite sono molto limitate. Anzi, quasi inesistenti. Il pannolino che ho appena tolto era praticamente pulito, per cui, domani o dopodomani, si può liberamente fare. Godendomi per di più dentro, senza pericolo di procreazione, e senza bisogno di contraccettivi o preservativi con grande soddisfazione mia e tua”. Dopo un po’, quando stava per riprendere le faccende domestiche, girandosi verso di me aggiunse: “Se però a te non fa schifo la vista di un po’ di sangue, e te la senti, possiamo farlo anche adesso”.
La cosa mi entusiasmò. Per cui dissi: “Subito! Figurati, se mi disgusta un po’ di sangue. Forse, dimentichi che è lo stesso sangue che mi ha generato!”.
“Sei sicuro?- mi chiese – lo sai che non mi puoi toccare a fondo, mi duole ancora un po’, e soprattutto non me la puoi baciare?”.
“Trovo la limitazione poco importante. Specie in rapporto a venirti dentro senza la preoccupazione d’ingravidarti”.
Mentre decidevamo sulla possibilità o meno di fare sesso o di rimandare, avevo ripreso a baciarla e lo facevo con crescente ardore. Leccandola sul collo e sulla faccia., palpandole i seni, anzi succhiandoli con l’avidità di un lattante affamato. Ci stavamo scaldando e stavamo superando quel punto di eccitazione di non ritorno. Anche mamma era accaldata e lo disse. “Se non ci fermiamo subito, mi metti in moto e allora addio...”.
Io ero già in moto. Il mio cazzo s’era gonfiato e pulsava disperatamente. Non smisi quindi di baciarla, anzi, andai oltre. L’accarezzai tra le cosce, le scopersi il ventre e lo leccai.
“Aspettami solo un momento” disse, ad un tratto, mamma.
Sparì, in bagno, ma solo per un attimo. Al ritorno disse: “Tutto bene e tutto a posto. Mi sono tolta l’assorbente per essere più libera e disponibile. Ti prego soltanto di far piano. Con molta delicatezza. Tieni presente che la zona è ancora un po’ tutta dolente”.
Cominciai ad accarezzarle la fica più in alto possibile. Praticamente le accarezzavo quasi esclusivamente la clitoride. Mamma mugolava e mi diceva che le piaceva moltissimo. “Dopo le mestruazioni la mia natura è ultra sensibile. Se non ci fossero tutti quei malori che l’accompagnano durante il ciclo sarebbe il momento migliore per fare l’amore in continuazione. La voglia è massima e dentro si sente un continuo formicolio che soltanto entrando con qualcosa di duro può essere chetato”.
Continui così ad accarezzarla andando più a fondo possibile. Non m’importava del mestruo, non m’importava se mi fossi sporcato le dita, se il sangue fosse colato. Dopo mi sarei pulito. Nella foga di toccare la vagina forse ho forzato oltre il consentito tanto che mamma ha emesso un piccolo lamento. Al che mi son subito bloccato. “Ti ho fatto male?”, le ho chiesto.
“Soltanto un po’. Non fa niente, piuttosto non fermarti. Mi piace e mi piace anche se mi fai un po’ male”.
Rinfrancato continuai con maggiore vigore. Mamma ogni tanto aveva un sussulto ma m’incitava a continuare. E... continuai. Le infilai dentro con un colpo secco il cazzo e cominciai a montarla.
“Sì! - mugolava – Montami forte! Fammi male! Mi piace sentire il tuo vigore fino al collo dell’utero. E’ fantastico! Lo sento come non l’ho mai sentito! E’ stupendo! Mi sembra d’impazzire!”.
E l’impazzimento durò parecchio. Perché dopo averla presa in piedi, volle che la prendessi anche seduta sopra il tavolo in modo che schiacciando la vagina il mio cazzo forzasse maggiormente le pareti interne. Senza smettere, Senza disgiungerci neanche per un attimo. E poi, in continuazione lo volle alla pecorina; per farlo dovemmo compiere un passaggio di grande acrobazia. Ma il tourbillon d’amore non poteva cessare. Non poteva lasciare spazio a normali aggiustamenti di sorta. La lotta, perché di lotta si trattò, continuò parecchio. Non saprei quantificare quanto. So soltanto che in quel momento eravamo fuori dal tempo, dalla logica, dal razionale. Tesi soltanto a godere come forsennati. Alla fine dopo che le riversai dentro tutto il mio seme, mamma mentre le sfilavo il cazzo lo avvolse con una salviettina che s’era portata appresso. Poi mi condusse in bagno. Mi disse di girarmi e di non guardare. Sapeva lei come fare. “Non voglio – disse - che tu prova il più piccolo disgusto. Potrebbe privarmi di una gioia che io non voglio assolutamente perdere. Anzi, la prossima volta lo facciamo quando ancora il flusso è abbondante. In quei momenti di dolore soltanto il tuo membro lo può mitigare”.


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