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Passeggiata nel bosco con mamma

seguito di Prima notte d’amore con mamma - Storia trovata su internet

Nei giorni di sole, al mattino, andavamo: io e mamma, a stenderci su di un masso nel greto del Bitto. Il fiume era, allora potente, anche se da tempo il getto maggiore delle sue acque era stato imbrigliato dalle dighe che aziende elettriche avevano costruito più a monte. Eravamo in Valtellina, a circa mille metri d’altezza, e mamma aveva affittato una casetta per il mese d’Agosto. Era la prima volta che andavamo in vacanza da soli e lo facevamo dopo che mio padre se n’era andato in compagnia di una collega poco più che ventenne. Al pomeriggio, al posto del Bitto, dopo un riposino, facevamo una passeggiata nei boschi alla ricerca di fragoline e lamponi. Allora ce n’erano in abbondanza e nessuna ordinanza comunale vietava di coglierne e mangiarle. Un pomeriggio che avevamo camminato un po’ più del solito, fino ad arrivare in una piccola radura, incastonata tra gli alberi e riparata da una quinta di roccia naturale, mamma aveva deciso di fermarsi e riposare. Aveva trovato un comodo sedile di pietra e si era sistemata. Stava un paio di metri sopra di me che invece mi ero steso sull’erba. Passato l’affanno della salita, mi volsi verso mamma e cominciai a parlare della natura e del paesaggio. Stavo esaltando l’ebbrezza di stare all’aria aperta, il fascino del bosco, l’odore inebriante della resina e del sottobosco quando con una mossa, quasi impercettibile, mamma divaricò le gambe. Un gesto normale che gliel’avevo visto fare tante altre volte. Fu la mossa successiva che semmai mi colse impreparato. Sollevò, infatti, adagio, adagio la gonna fino a scoprire quasi totalmente le gambe. Notai così che, quel giorno, stranamente, non indossava mutande. Le guardai per un po’ il cespuglio nero che aveva tra le gambe, mi passai più volte la lingua sulle labbra per riportare la saliva che mi stava mancando e poi glielo feci notare. “Come mai – le dissi – oggi, non porti mutande?” .
E lei tranquillamente, fingendo di guardarsi “Ha sì? Non ho le mutande? Forse mi sarò dimenticata d’indossarle!”
“Ma va, non dire fandonie”, dissi io “Se ti fossi veramente dimenticata d’indossarle, da tempo te ne saresti accorta. E, poi, sicuramente non ti saresti messa in quella posizione”. Dopo un attimo di esitazione e sempre fissandomi aggiunse: “Allora vuol dire che non le ho messe per farmi guardare da te... Infatti, mi stai guardando!”
“E con grande piacere!” aggiunsi io.
“E mi trovi interessante?”.
“Altro che, mi sento tutto agitato”.
“Per così poco?” disse lei.
“Forse sarà poco per te, ma per me è una situazione del tutto arrapante”.
“E come mai? Il mio sesso lo conosci bene. Non soltanto perché l’hai più volte visto, ma anche perché l’hai più volte provato”:
“Sempre, però, nel chiuso delle pareti domestiche”.
“E allora che cambia?” chiese lei, “ E’ sempre lo stesso sesso”.
“In un certo senso sì”, dissi io “Di diverso c’è il brivido della sorpresa e del pericolo che qualcuno ci veda”.
“In questo bosco? A quest’ora?” disse mamma, “Ma se non c’è in giro anima viva!”.
“Però- osservai io - può sempre capitare! Che so, un montanaro, o una contadina che stanno tornando a casa e passano di qui!”
“Stai tranquillo è una possibilità quanto mai remota. E poi, se sento dei rumori sospetti faccio presto ad abbassare la gonna e far sembrare la nostra presenza del tutto normale. Piuttosto, invece di preoccuparti perché non lo tiri fuori e mi fai vedere l’effetto che ti ha fatto la scoperta? Su, mostramelo!”.
Titubante, guadandomi attorno come se incombesse su di me un pericolo apocalittico, estrassi il mio cazzo e cominciai ad accarezzarlo.
“Bravo! Continua così, non fermarti. Mi piace guardarti e nel contempo farmi guardare”.
Mentre lo diceva, mamma aveva cominciato ad accarezzarsi l’interno delle cosce e a far scorrere le sue dita sul taglio appena socchiuso delle grandi labbra.
“Mi fai morire dalla voglia di prenderti” dissi io.
“Aspetta, il giochino è appena cominciato. Guarda e riempiti gli occhi della mia natura che ti piace tanto! O sei già stufo e vuoi cambiare?”.
“Macche stufo! Mi piace e se proprio vuoi giocare, perché non mi fai vedere come ti masturbi!”
“Che idea! Lo faccio come tutte le altre donne!”.
“Non è vero e lo sai! Tu stessa un giorno, che ti l’ho chiesto come le donne si masturbano, mi hai detto che ogni donna ha un suo modo particolare di godere ”.
“Ed è vero. C’è chi se l’accarezza tutta, chi usa le dita come fossero il membro maschile, chi si accarezza la clitoride, chi si dà dei leggeri colpetti... E poi, è tanto che non mi masturbo. Dal giorno che facciamo l’amore assieme... non sento più il bisogno di farlo”.
“Allora riesco a soddisfarti?”
“Completamente! Dopo l’amore con te mi sento appagata!”
“Più di quando lo facevi con papà?”
“E’ un’altra cosa. Con te è più coinvolgente. E’ più trasgressivo e... poi farlo con tuo padre era quasi un dovere coniugale, con te, invece, è una cosa diversa e che per i ben pensanti è esecrabile!”.
“Lo è anche per te?”
“Se lo pensassi, mi sarei, fin dall’inizio, negata”.
“Così, per te, l’i****to è normale?”
“i****to...Brutta parola, che cerco nel possibile di non pronunciare. Perché vedi l’i****to è frutto del giudizio della società. Fino al Diciannovesimo secolo la società non soltanto lo tollerava ma lo agevolava. Grandi uomini erano i****tuosi. Einstein sposato con una cugina. Così Darwin. Francesco Giuseppe e Sissi. Per non dire degli eterni divini. In mitologia Iside e Osiride erano fratelli, come Zeus e Era. Artù aveva avuto il figlio: Mordred, dalla sorella Morgana e Edipo era i****tuoso per volere del fato. Nella società patriarcale i rapporti sessuali avvenivano rigorosamente nella ristretta cerchia del clan ed ogni tipo di sconfinamento era severamente vietato. Ancora oggi, in società chiuse come l’indiana o l’africana l’i****to è normale. Spesso un padre alla morte della moglie elegge la figlia maggiore come madre dei suoi fratelli e continuatrice della prole familiare. Cioè va a letto col padre e può generare figli fratelli. Lo stesso succede se in una famiglia manca il padre. Se c’è un fratello del padre è lui che subentra, ma se il padre è figlio unico o non ha fratelli maschi, a prenderne il posto, anche nel letto della madre, è il primo figlio maschio. Come vedi non c’è nulla da stupirsi. Del resto io non ho mai pensato di farti diventare padre di tuoi futuri fratelli. Ho sempre fatto del tutto per evitarlo con precauzioni e con l’uso sistematico di anticoncezionali. Piuttosto, invece di perderci in chiacchiere, continuiamo a masturbarci. Dell’i****to, se proprio ci tieni, ne parleremo un’altra volta. Io continuo ad accarezzarmi la clitoride e tu continua a muoverlo. Stando però attento a non venire. Non voglio interrompere stupidamente il clima erotico che si è creato. Piuttosto perché non ti avvicini e me la baci. Ho uno schizzo pronto per bagnarti la faccia”.
Non aspettai che ci fosse una seconda chiamata. Mi precipitai tra le cosce di mamma e cominciai a leccarle la fica. Appena poi lei, con le dita, divaricò le grandi labbra le morsicai il nottolino di carne che vi stava dentro. Forzai con la punta della lingua il buco della vagina, strapazzai le piccole labbra. Arrivai a leccarle perfino l’ano. Sembravo un ossesso tanto lappavo e insalivavo. Finché mamma non ce la fece più, si alzò, si girò di s**tto, sollevò la gonna sopra il culo e mi chiese di spararle dentro il cazzo e di muoverlo a fondo perché era pronta a venire. E infatti dopo una decina di colpi mi sbrodolò addosso i suoi umori che mai erano stati così abbondanti e prolungati. Anch’io venni e le scaricai in fica tutta la mia sborrata. Alla fine del piacere, quando le idee mi si schiarirono, in preda a un mezzo terrore, le chiesi se fosse pericoloso quanto avevo fatto. Mamma però mi tranquillizzò.
“Stai sereno – disse - quando sono in questo stato così voglioso è perché mi devono venire le mie cose. Domani o al massimo dopodomani ci saranno. Per cui nessuna gravidanza in vista. E’ stato tutto talmente appagante da urlare per la felicità. Spero quanto prima di ripeterlo senza timori e inutili preoccupazioni.
“Sempre all’aperto?”.
“E perché no! Non è stato forse bello?”
“E se qualcuno ci vede?”
“Tanto meglio, sono una esibizionista. Per tutta la vita, per falso pudore, non l’ho mai potuto fare, adesso, che non ho più remore, mi sento libera di dare spettacolo, e di farmi guardare”.


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