This is a print version of story Scaramucce by alex1983 from xHamster.com

Scaramucce

Storia trovata su internet

E questo cos’è?”, stavo chiedendo a mamma mentre le agitavo davanti un godemiche.
“Cosa?” fa lei, quasi stupita.
“Questo! Come vuoi che lo chiami: vibratore, dildo, fallo?”.
“Non so... Ma dove lo hai trovato?”:
“Dove l’avevi messo tu. Nel cassetto del comò. In un angolo in fondo sotto la tua biancheria intima”.
“E perché sei andato a rovistare tra la mia biancheria intima? Che cercavi? Mutandine? Perché so bene cosa ci fai. Me ne sono accorta da tempo. Purtroppo, spiacente, per te! Niente più mutandine indossate. Ogni giorno, appena le tolgo, le lavo, così evito che qualche sporcaccione ne approfitti e le annusi”.
“Qui ci siamo soltanto tu ed io. E per giunta siamo arrivati, in questa casetta di montagna soltanto da due giorni”.
“Lo so! Infatti, e lo sporcaccione a cui mi riferivo sei tu. Il mio adorato figlio. Il mio unico bene”:
“Che però, giudichi molto male”.
“Perché ti masturbi? O non sono così puritana. Non mi scandalizzo. Soltanto mi chiedo perché non lo fai con qualche ragazzina della tua età. Sarebbe decisamente più piacevole e meno frustrante”.
“Ma non sempre ci sono ragazzine compiacenti. Quando accenni al sesso rinculano come gamberi e ti danno del depravato”.
“Per una masturbazione? Se lo dicessero a me saprei cosa risponderle. Del resto, anche loro hanno i tuoi stessi problemi. Anche se non lo vogliono ammettere. Nel chiuso della loro stanza, da sole o con qualche amica del cuore, si toccano e godono. Senz’altro più volte al giorno di te”.
“Se le senti, per loro il sesso non esiste!”.
“Ma stiamo scherzando? Se tutto il giorno non parlano d’altro e non pensano ad altro”.
“Certo che tu sei brava a rivoltare la frittata. Hai parlato di mutandine, di piaceri femminili tutto per non rispondere alla mia domanda. Allora non sai che è questo coso, e che cosa ci si può fare”.
“Non mi piacciono gli interrogatori. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, senza dover dar conto a nessuno, soprattutto al proprio figlio”.
“Allora diciamo che è tuo, e che te lo sei portato appresso perché quando ti va lo usi!”.
“Mettiamola pure così! Comunque le mutandine indossate, non le voglio più lasciare in giro. Anche se a te come le lascio forse non vanno del tutto bene. Le preferiresti più impregnate d’adori”.
“So di non essere capito, ma il tuo profumo mi affascina. Lo trovo arrapante”.
“E poi, una volta arrapato da l’effluvio di mamma ti masturbi!”.
“Per te, che mi masturbi, è un chiodo fisso. Forse hai paura che diventi cieco?”.
“Non essere stupido. Mi credi idiota? Mai nessuno masturbandosi è diventato cieco. Sono fandonie messe in giro per spaventare i bambini. Un po’ come l’orco o l’uomo nero”.
“E allora perché umiliarmi e volermelo vietare?”.
“Perché spererei che i tuoi desideri fossero meglio convogliati”.
“Su qualche stronzetta?”.
“Non c’è altra alternativa? O seghe o stronzette?”.
“Forse ci sarà, per ora non mi si è ancora presentata!”.
“Quindi avanti con le mutandine di mamma!”.
“Ti stupisce tanto? E’ così grave che mi senta attratto da te?”.
“Assolutamente no! Anzi, mi lusinga e mi fa piacere. E’ l’attrazione genetica che ha il sopravvento. sui maschi per la madre e sulle femmine per il padre. Soltanto trovo stupido e riduttivo come la sfoghi. Odorando e masturbandosi. Tra l’altro io ho provato a sincerarmi sull’afrore delle mie mutandine e non ci ho trovato altro che un leggero profumo di pulito personale”.
“E dici niente?”.
“Poco! Anche se chi si accontenta gode! Da povero tapino debosciato”.
“Mi fai sentire una nullità. Un povero insipiente, malato”.
“Non esagerare e vittimizzarti. Puoi sempre rimediare. Con le donne ci vuole ardire. Occorre tentare. Meglio un attacco finito male, che l’inanità. E poi ricordati che, se al momento c’è stato un rifiuto, nella mente della donna è s**ttato un meccanismo per cui, quello che ti è sembrato uno smacco oggi, domani è una vittoria a tutto campo”.
“Sì, ma ci sono regole e remore da rispettare”.
“Le regole sono elastiche e possono essere aggirate e le remore vanno sconfitte con l’azione”.
“ Lezione teorica perfetta. Ma in pratica?”.
“Non ti devo dire io cosa fare. Pensa con la tua testa e agisci”.
“Mi stai complicando la vita... Sono ancora più confuso e non so più cosa pensare. Mi viene quasi da piangere. Da accusatore sono diventato vittima. Potevo lasciare quel godemiche dove stava”.
“Su, non sentirti mortificato. Stai parlando con la tua mamma non con una estranea. Vieni qui che ti consolo... Avvicinati e dammi un bacio”.
Mi avvicinai a mamma e le diedi un bacio sulla guancia.
“Tutto qui? Siamo in vena d’avarizia sentimentale”.
La baciai di nuovo con più calore. Una serie di baci che investirono tutta la faccia, gli occhi e le labbra. Proprio quando stavo baciando le labbra, istintivamente tirai fuori la lingua e gliela feci sentire. Già m’aspettavo una nuova filippica, con relativa domanda se mi ero ammattito o su cosa pensavo di poter fare, quando mamma, invece di interrompermi e allontanarmi, dischiuse la bocca, lasciò entrare la mia lingua e, nel contempo, mi fece sentire la sua. Non potevo perdere l’opportunità in cui avevo da tempo sperato e sognato. Per cui mi feci avanti con più ardore. La mia lingua spaziò in bocca a mamma e mamma rispose con altrettanto ardore. Le lingue si toccavano, s’attorcigliavano, si leccavano, uscivano ad insalivare vicendevolmente le labbra, a cercare nuovi spunti per creare piacere, per suscitare calore. Mentre ci baciavamo io avevo introdotto una mano nella scollatura di mamma e le palpavo un seno. E stato allora che lei si è estratta entrambe le mammelle e me le ha date, non soltanto da accarezzare, ma anche da baciare. Giocai con i capezzoli turgidi e duri; li morsicai leggermente, me li strofinai sulla faccia. Accecato dalla foga cercai il bordo inferiore della gonna e cominciai a sollevarlo. Mamma svicolava quel tanto da non palesarmi la sua totale resa. Arrivai alle mutandine, le spostai, e le accarezzai la fica. Entrai dentro le grandi labbra. L’interno era di un calore e di un umidore eccezionali. Peli e interno cosce bagnati. Mamma stava godendo e godendo senza ritegno. Il momento era propizio. Estrassi il mio cazzo duro e turgido e glielo misi in mano. Lei iniziò ad accarezzarlo. Mi stava masturbando. Anch’io del resto le avevo infilato due dita in fica e gliele facevo andare avanti e indietro come fossero un cazzo. Non capivamo più niente. Eravamo in equilibrio precario. La masturbazione non continuò a lungo. Super eccitato dalla conquista non riuscii a res****re più di pochi minuti e flottai tutto il mio seme che andò in parte per terra, in parte sulle mani di mamma, e in parte sulla sua gonna. Ero mortificato per come avevo malamente finito l’approccio. E’ stata mamma ancora una volta a consolarmi. “Non fa niente – disse - anche se breve è stato bello lo stesso e in quanto alla gonna si pulisce facilmente. E’ di cotone e, senza alcun problema, la posso benissimo lavare in casa”. Non voleva rovinare quel momento magico. Avevamo goduto assieme. Finalmente io avevo assaporato l’amore con una donna e lei, dopo tanto tempo di astinenza forzata, un nuovo furore vaginale.
Si sentiva come ai primi amori, alle prime seghe fatte ai fidanzatini. Ai petting consumati per strada. Quando mamma era giovane Marcuse non aveva ancora scritto Eros e società, ed uomini e donne erano entità isolate con il problema di essere additati dalla società o come farfalloni incapaci di metter su casa, o puttane con cui divertirsi ma mai e poi mai sposare. Tra l’altro, non essendoci pillole anticoncezionali spesso nascevano figli indesiderati. Mai come negli anni Trenta le case per trovatelli sono state così frequentate.


Story URL: http://xhamster.com/user/alex1983/posts/137289.html