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Il Diario Della Nonna Prima Parte

Mi chiamo Luigi, ma in famiglia per tutti sono solo Gino. Fin dalla più tenera età io e mia sorella Serena, fummo affidati alla nonna materna, la nostra vita cambiò radicalmente quel maledetto giorno in cui, mentre ritornavano a casa da un viaggio di piacere, un terribile incidente aereo ci tolse entrambi i genitori. Nel periodo in cui si svolsero i fatti che vi sto narrando, io avevo otto anni e Serena soltanto sei. Per giorni e giorni, ci fu nascosta la verità, i nostri parenti non sapevano proprio come spiegare a due bambini molto piccoli, che il papà e la mamma erano morti, la cosa andò avanti per parecchie settimane anche se, nel frattempo, dentro di noi il sospetto che fosse accaduto qualcosa di molto grave, si stava facendo strada. Quando dopo varie bugie e molte mezze verità fu inevitabile informarci, per entrambi fu un grosso trauma e ci volle tutta la dolcezza e la pazienza della nonna per lenire a poco a poco il nostro immenso dolore. Nonostante tutto però crescemmo bene, eravamo due ragazzi educati ed equilibrati e in più scoppiavamo di salute, perché la nonna abitava in un paesino di campagna e la vita all’aria aperta era molto salutare per la nostra crescita. D’inverno frequentavamo la scuola e durante l’estate giocavamo tutto il giorno tra di noi o in compagnia dei tanti amichetti figli dei contadini del villaggio. Ogni sera dopo cena, la nonna Giulia ci chiamava vicino a se e ci raccontava delle storie. Lei sosteneva che fossero vere, ma certe volte, avrei giurato che se le stesse inventando li per li di sana pianta. Ogni volta Serena le chiedeva: “nonna nonna, dai raccontaci qualcosa di quando eri giovane.” Lei la guardava sorridente e con aria furbetta le rispondeva: “Eh mia cara bambina, adesso non è ancora il momento di ascoltare certe storie, magari ne riparliamo quando sarete più grandi.” Chiudeva il discorso e parlava d’altro, tuttavia qualsiasi cosa ci raccontasse era bello stare a sentirla. Passarono gli anni e crescemmo, diventando ragazzi forti e di bell’aspetto, tra di noi c’erano solo due anni di differenza, la mia sorellina era diventata una ragazza bellissima, nonostante ciò, lei non ne era per nulla consapevole, i ragazzi della sua età e anche i più grandicelli se la mangiavano con gli occhi, lei al contrario non li degnava neppure di uno sguardo e quando si accorgeva che qualcuno la fissava insistentemente, scappava via. Insomma, l’unico maschio che poteva avvicinarla senza incorrere nel suo disprezzo ero io: suo fratello. Ci volevamo un

bene immenso, se qualcuno parlava male di uno di noi eravamo pronti a difenderlo con molta energia e decisione. Ormai avevamo raggiunto l’età della maturità sessuale, io avevo compiuto i vent’anni da un pezzo, mentre Serena aveva spento le candeline dei diciotto anni solo da tre mesi. Da parte mia devo confessare di essere stato particolarmente attratto dal gentil sesso, infatti frequentavo assiduamente le ragazze e da tempo avevo avuto le prime esperienze sessuali. Al contrario Serena, non voleva neppure saperne di avere dei contatti con i ragazzi, anzi quelli che tentavano qualsiasi approccio pur di attirare la sua attenzione la infastidivano più di tutti gli altri. Per il resto, vivevamo in serenità ed armonia, le cose filavano lisce, fino a quando dopo sei mesi, stroncata da una malattia improvvisa, anche nonna Giulia ci lasciò. Io e mia sorella non eravamo ancora indipendenti perché studiavamo entrambi, per tale ragione ad occuparsi di noi, fu la zia Marianna, sorella di nostra madre, che abitava poco distante. La nonna nel testamento aveva disposto che la sua casa dovesse andare in eredità a noi due, ne fummo molto contenti, dal momento che potevamo continuare a viverci senza dover cambiare le abitudini. La zia in realtà provvedeva al nostro mantenimento e ci aiutava un po’ nelle faccende domestiche, dopodiché eravamo liberi di vivere la nostra vita senza dover rendere conto a nessuno. I primi tempi le giornate trascorse senza la compagnia di quella stupenda vecchietta passavano lentamente, noi eravamo molto infelici per la sua dipartita e per mesi non uscimmo neppure di casa, ogni occupazione, ogni distrazione che prima poteva essere gradita, ora ci procurava quasi fastidio. Per vincere la noia, avevo preso l’abitudine di rovistare nella soffitta dove in tanti anni, la nonna aveva accumulato i numerosi ricordi della sua giovinezza. Un giorno per puro caso, aprii un baule. Assieme ad altre cianfrusaglie, trovai un grosso libro tutto impolverato e rovinato dal tempo, lo aprii senza pensarci troppo e mi resi conto di essermi sbagliato, quello non era un libro ma il diario della nonna. Cominciai a leggere la prima pagina e di seguito continuai con le altre, dopo pochi minuti, mi resi conto che in quel diario erano custoditi tutti i segreti che non ci aveva mai voluto svelare. Aveva cominciato a scriverlo a soli sedici anni, erano gli anni in cui si combatteva la seconda guerra mondiale. Una mattina uscendo da casa dopo un bombardamento, sotto un albero di fico, le capitò di distinguere una sagoma stesa per terra, andò più vicino e vide un soldato americano ferito. Era giovane e pure bello, la nonna non ci pensò su due volte, lo aiutò a rialzarsi e lo condusse nello scantinato, le ferite non sembravano molto gravi, per cui decise che lo avrebbe nascosto e curato finché non fosse stato in grado di tornare ad unirsi ai suoi compagni. Lo tenne al riparo da sguardi indiscreti per quasi due mesi, senza farne parola con alcuno, sua madre e le sorelle non lo seppero mai, suo padre che era richiamato al fronte, neppure. Le sue cure amorevoli, ebbero l’effetto sperato, pian piano Robert si riprese e i due giovani finirono per innamorarsi. Nel diario, la nonna aveva annotato ogni cosa, anche i particolari più intimi legati al loro rapporto. Non nego che leggendo certe sue descrizioni mi eccitai moltissimo, me ne accorsi subito, perché il cazzo mi era diventato così duro da essere costretto a spararmi una sega. Per alcuni giorni, lessi quasi avidamente quelle pagine ed ebbi la consapevolezza che la nonna, già a soli sedici anni, aveva avuto esperienze sessuali complete e molto coinvolgenti. Quel soldato fu il suo primo uomo, quello che le tolse la verginità e come scriveva lei stessa, che la fece godere come una pazza. In uno dei giorni seguenti, mentre ero impegnato nella lettura del diario, sentii Serena chiamare, istintivamente lo chiusi, sapevo per certo che quelle non erano le pagine che avrebbe gradito leggere, gli uomini non le interessavano e devo dire che a questo proposito ero anche un po’ preoccupato, mi stava balenando persino il sospetto che senza esserne consapevole potesse essere lesbica. Cacciai dalla mente quei pensieri e mi chiesi che effetto le avrebbe fatto leggere gli scritti della nonna, ci pensai per qualche giorno e poi decisi di provare a domandarglielo, probabilmente mi avrebbe mandato a fare in culo, ma valeva la pena di rischiare. Prima gliene parlai in modo vago e senza approfondire l’argomento, poi pian piano mi feci più audace e le svelai che nel diario c’erano parecchie descrizioni sugli incontri amorosi di nonna Giulia. Non disse niente, rimase a pensarci per qualche istante, poi inaspettatamente mi sentii rispondere: “sono proprio curiosa di sapere cosa successe, non riesco proprio ad immaginare la nonna che descrive nei minimi particolari i suoi incontri con un uomo.” “Ma tu non eri quella che si scandalizzava per un nonnulla?” “Si è vero, ma si tratta della storia di nostra nonna ed io voglio conoscerla, anche a costo di provare imbarazzo.” “Se vuoi puoi portarti il diario in camera, magari stando sola proverai meno vergogna.” “No, voglio che ci sia anche tu, io con te sono a mio agio, e poi magari potresti spiegarmi delle cose che non capisco.” La fissai a lungo e lei abbassò lo sguardo intimidita, dopodiché le chiesi: “Leggi tu o leggo io?” “Forse è meglio che legga tu fratellino, comincia pure, io ti ascolto.” Non senza preoccupazioni Iniziai a leggere dal principio, inizialmente non ci fu alcun problema, le pagine infatti non contenevano particolari scabrosi, ma andando avanti nella lettura, giunsi alle pagine dove erano descritti numerosi episodi piccanti, la mia voce a quel punto si era fatta strana, era palesemente rotta dall’emozione, non sapevo come l’avrebbe presa Serena, dato che alcune frasi avrebbero potuto turbarla, in fondo lei era ancora casta e pura. Mi ascoltò tenendo gli occhi bassi e senza proferire parola, andai avanti per un bel po’, finché all’improvviso si alzò di s**tto e scappò via. Ecco, la frittata era fatta, ero stato un coglione, avrei dovuto immaginare che avrebbe reagito in quel modo, non osai raggiungerla per paura che mi aggredisse, richiusi il diario e me ne andai in camera mia, l’indomani avrei cercato di ricucire lo strappo. Quando molto cautamente ripresi il discorso con mia sorella, fui sorpreso nel sentirle pronunciare delle frasi inaspettate: “scusa Gino, ieri sono scappata via come una bambina impaurita, ma sai com’è, io non ho nessuna esperienza, se lo vuoi proprio sapere non ho mai visto neppure il corpo di un uomo tutto nudo e sentire quelle parole scritte da nonna Giulia mi ha fatto un certo effetto.” Pensavo che mi avrebbe insultato, invece era lei che stava scusandosi, dovevo ammettere che la cosa era alquanto strana. “Allora non ce l’hai con me!” “ E perché dovrei, tu non hai colpe in effetti sono stata io che ti ho chiesto di leggermelo.” “Meno male, mi ero preoccupato per niente, credevo che ti fossi arrabbiata.” “Ma no che dici, anzi a proposito di questo, volevo chiederti qualcosa proprio su quello che hai letto ieri, certe cose non le ho capite.” “Dimmi pure,” “la nonna ha scritto: ce l’aveva lungo e grosso ed io ero spaventata a morte, non sapevo se l’avrei potuto ricevere dentro di me.” Diventai rosso in viso e fui consapevole di avere serie difficoltà a spiegarglielo, poi mi feci coraggio e le dissi: “beh tu saprai certamente cosa succede tra un uomo e una donna quando fanno l’amore no?” “Si certo, ma per sentito dire o per averlo letto nei libri di biologia, tecnicamente però non riesco a capire come possano avvenire quei rapporti.” “Ascoltami bene allora, la nonna voleva far l’amore con Robert, ma appena ebbe visto la dimensione del suo pene, ebbe paura, pensava che non sarebbe riuscita a farsi penetrare da quel membro troppo grosso e lungo.” “Allora è vero, far l’amore fa molto male, io me lo sentivo, ecco perché non mi piacciono gli uomini, inconsciamente ho percepito il pericolo.” “Ma guarda che non tutti hanno un pene così grande, alcuni maschi per non dire la maggior parte ce l’hanno di dimensioni normali, altri ancora decisamente piccolino.” Mi ascoltava con un’espressione indecifrabile e poi replicò: “senti Gino, tu sei mio fratello e a te posso chiederlo, io non l’ho mai visto un pene vero, me lo mostreresti il tuo?” La richiesta mi colse di sorpresa, non me l’aspettavo proprio, balbettai qualcosa di confuso e poi risposi: “Serena ma ti rendi conto che io sono tuo fratello?” “Si Gino, ma mica dobbiamo fare l’amore, voglio solo guardare quel coso che voi chiamate cazzo da vicino, al limite toccarlo per sapere che consistenza e che reazioni ha.” Ero spiazzato ma anche estremamente incuriosito, forse era giunto il momento di far capire a mia sorella che il rapporto tra un uomo e una donna era una cosa del tutto naturale. “E va bene, lo vuoi vedere adesso?” “Beh si, se non ti da fastidio lo guarderei molto volentieri.” Dopo un attimo di esitazione, tirai giù la lampo dei pantaloni e li abbassai, rimanendo in mutande per alcuni secondi, avevo lo sguardo di Serena puntato sul rigonfiamento dello slip provocato dal mio cazzo, poi con mossa repentina tolsi le mutande e rimasi con l’uccello fuori li davanti ai suoi occhi. Avevo un cazzo che definirei normale, in piena erezione poteva raggiungere i diciotto o diciannove centimetri e quando ero eccitato, era anche abbastanza grosso, ma in quel momento era in stato di riposo, per cui era abbastanza moscio e riverso sui peli del mio pube. Dopo un po’ mi arrivarono all’orecchio le sue parole: “mi sarei aspettata qualcosa di più grande, la nonna descrivendo il membro di Robert parlava di una cosa enorme invece il tuo...” lasciò la frase incompleta come a voler dire che il mio pisello non era granché, così punto nell’orgoglio le dissi: “ma guarda che il membro di Robert diventava grande dopo aver raggiunto l’eccitazione, anche il mio quando mi eccito cresce molto di più rispetto a come lo vedi adesso.” Rise e rispose: “non ti sarai mica offeso perché ti ho detto che ce l’hai piccolo vero?” “Veramente io non ce l’ho per niente piccolo, è normale, come quello della maggior parete degli uomini.” “Non ci credo, allora spiegami come si fa a farlo crescere.” “Lo vuoi proprio sapere? Allora te lo faccio vedere stai attenta perché da moscio come è adesso, all’improvviso diventa lungo e grosso, certo se fossi eccitato da qualcosa di bello come il corpo di una donna nuda, la cosa avverrebbe molto più rapidamente.” “Se stai pensando che io mi debba spogliare davanti a te, ti sbagli di grosso, ho troppa vergogna anche se sei mio fratello.” “Tu però l’hai voluto vedere il mio cazzo no?” L’avevo incastrata e dovette riconoscere che avevo ragione, esitò un istante poi rispose: “ma mi devo spogliare proprio tutta nuda?” “Si certo così sarebbe meglio non credi?” Malvolentieri accondiscese, cominciò a spogliarsi molto lentamente, ad ogni indumento che si levava, mi guardava timorosa, si vedeva che provava tanta vergogna era molto pudica, di sicuro la cosa doveva costarle tanto. Quando rimase con la sola biancheria intima, potei osservare il suo corpo in tutta la sua bellezza, benché slanciata non si poteva definire magra, dal reggiseno si indovinava la forma delle sue tette, appuntite e piccoline, proprio come piacevano a me, le cosce erano lunghe, carnose e affusolate e dal gonfiore delle mutandine, si intuiva che il suo pube doveva essere bello e consistente, le dissi di voltarsi lentamente e quando lo fece, ammirai la dolce curva armoniosa del suo culetto sodo e sporgente con un malcelato desiderio. Quando si fu voltata nuovamente verso di me, lanciò un’esclamazione di sorpresa, fissava il mio cazzo incredula e indicandolo disse: “non mi sono neppure spogliata completamente ed è già diventato così grande?” “te lo dicevo Serena che se mi fossi eccitato sarebbe cresciuto no?” In un attimo si avvicinò inginocchiandosi vicino a me per osservarlo meglio, lo esaminava incuriosita, ma nei suoi occhi leggevo una certa inquietudine, dopo qualche istante si rialzò in piedi e disse: “bene ora non c’è neanche bisogno che io mi spogli del tutto, ti sei già eccitato abbondantemente no?” “Si ma scommetto che non sai come si fa a farlo tornare di nuovo piccolo vero?” “Invece lo so, ho letto che, dopo aver fatto l’amore, il pene ritorna delle dimensioni iniziali, è così no?” “Si certo, ma se uno volesse farlo tornare piccolo senza far l’amore sapresti come si può fare?” “Beh adesso mi cogli impreparata, spiegati meglio?” “Certo che te lo spiego, si può fare ricorrendo alla masturbazione e dopo aver eiaculato, il cazzo si riduce di nuovo.” “Non mi dire che tu ti sei anche masturbato perché non ci credo.” “E qui ti sbagli, l’ho fatto, anzi tutte le volte che sono eccitato e non posso scopare perché magari sono solo, lo faccio ancora oggi. Certe volte però mi sono fatto masturbare anche dalle ragazze che ho avuto, è molto eccitante sia facendolo con la mano che con la bocca.” Mi guardò come se stesse ascoltando uno che parla una lingua incomprensibile e rispose: “scusa ma di cosa stai parlando quando dici di farlo con la mano e con la bocca?” “Ecco guarda tu stessa, ora mi masturbo con la mano, poi dopo ti spiego come la stessa cosa, si possa fare con la bocca.” Dopo averlo impugnato per bene, cominciai a menarmelo molto lentamente, facevo scorrere dolcemente la pelle del prepuzio per scoprire completamente il glande, lo facevo con gesti studiati nell’intento di eccitarla e mentre procedevo, le facevo notare come fosse diventata grossa e congestionata la cappella, lei osservava con molta attenzione e nei suoi sguardi colsi subito degli insoliti segnali, seguiva ogni movimento della mia mano con il volto teso e gli occhi sbarrati che rivelavano come il vai e vieni della mano, stesse provocandole una certa eccitazione. Spiavo attentamente le sue reazioni e decisi di aumentare la velocità e il ritmo, così mi resi conto che osservava quello spettacolo con una curiosità quasi morbosa. Davanti a me avevo Serena e il suo corpo bellissimo, perciò anch’io cominciavo a provare una grande eccitazione, ora come ora, nonostante fosse mia sorella, se mi avesse detto di si, me la sarei scopata, quei pensieri i****tuosi, fecero crescere ancor più la mia libidine e di sicuro, se avessi continuato a quel ritmo sarei venuto di li a poco. Fortunatamente mi fermai in tempo. Subito dopo Serena mi disse: “Gino mi sento strana, a vederti fare queste cose, sto provando una bellissima sensazione e poi non so perché, ma sono tutta bagnata nelle mutandine, come se dalla farfallina stesse uscendo un liquido, però non è come quando ho le mestruazioni infatti non provo né dolori né mal di pancia, ma solo un vago piacere provenire da sotto.” “Certo sorellina, ti stai lubrificando, adesso la tua vagina si sta preparando a ricevere il cazzo dentro.” “Vuoi dire che a questo punto potrei farmi infilare un coso come il tuo e fare l’amore?” “Proprio così Serena, tu adesso saresti pronta a godere e anche io lo sarei stato, se solo avessi continuato a masturbarmi come stavo facendo prima, ti giuro che se avessi insistito sarei venuto.” “Venuto? E che cosa vuol dire spiegami un po’?” “Significa che quando il piacere arriva ad un livello molto alto, dal glande fuoriesce lo sperma.” “Ma questo succede anche alle donne?” “Certo, quando la donna gode esce una secrezione anche dal suo sesso, a te è successa una cosa simile, ma quella è solo una fase iniziale, ciò che intendo io avviene solo dopo che hai un orgasmo, vedessi quanto è bello quando un uomo ed una donna godono insieme, è la cosa più incredibile che si possa provare.” Non disse altro, ma rimase ad osservare lungamente il mio pene rigido che ormai non chiedeva altro se non di entrare dentro la figa. Però si trattava di mia sorella ed io non avrei mai osato chiederle di farsi scopare. Poco dopo fu lei, che svegliatasi come da un sonno profondo mormorò a bassa voce: “posso toccartelo?” Per me fu più che una sorpresa, non me l’aspettavo proprio, esitai a risponderle, ma alla fine con un filo di voce dissi: “certo.” Si avvicinò timidamente e allungando la mano destra lo toccò appena poi subito dopo lo strinse nel suo pugno e con una certa meraviglia disse: “sembra vivo, lo sento tremare e gonfiarsi nel palmo della mano.” lo tenne stretto molto a lungo come a volerne saggiare la consistenza, poi piano piano, cominciò a muovere la mano come mi aveva visto fare pochi minuti prima, all’inizio era decisamente maldestra, i movimenti erano difficoltosi e impacciati, anziché dare piacere, provocavano quasi fastidio, poi le mostrai molto precisamente come doveva muovere la mano e le cose migliorarono, dopo dieci minuti era diventata persino brava e sembrava quasi prenderci gusto. Mentre mi segava con la destra, con la sinistra, si toccava ritmicamente tra le gambe attraverso il tessuto delle mutandine, stava masturbando me e contemporaneamente accarezzava la sua figa, ormai aveva il viso contratto in una smorfia che lungi dall’essere di dolore era decisamente di godimento. “Ti piace toccarmelo?” Rispose in un soffio: “si mi piace ma non so perché e poi anche la mia passerina sta provando tanto ma tanto piacere.” “Adesso lo sai come può essere bello far l’amore e questi non sono altro che preliminari.” “Chissà allora come sarà far l’amore per davvero.” Non le risposi, non le potevo rispondere, ma avrei voluto dirglielo: “se vuoi te lo faccio provare io.” Anche se eravamo fratelli cominciavo a sentire una forte attrazione verso di lei, era una donna molto bella ed arrapante e a quel punto avrei desiderato tanto possederla. Nel frattempo, mentre Serena mi segava la mia verga era diventata così grossa che a malapena stava nel palmo della sua mano, l’i****to a volte può essere così eccitante da risultare anche più appagante di un rapporto tra due persone che non hanno vincoli di parentela. Mentre anche l’altra mano andava e veniva tra le cosce, dalla sua bocca cominciarono ad uscire dei piccoli gemiti di piacere e subito dopo mi chiese: “Gino ti piace come ti masturbo? Perché a me sta piacendo moltissimo toccarmi la passerina.” “Certo che mi piace Sorellina, mi piace così tanto che a momenti sto per venire, ancora qualche colpetto e vedrai che spruzzi.” Come se l’avesse sempre saputo fare, accelerò ancora di più il movimento della mano e in un attimo sentii forti brividi corrermi lungo la schiena, stavo impazzendo dal piacere, agitavo i fianchi assecondando i suoi movimenti e cominciavo a gemere e a sospirare sempre più forte, quando giunse il momento cruciale, lanciai un urlo e dalla cappella uscirono potenti spruzzi di sperma denso e bianchissimo, tre, quattro, cinque volte, i getti inondarono il suo viso. Serena non se lo aspettava, per la curiosità di osservare il cazzo molto da vicino, ora aveva il viso completamente ricoperto di sperma. Era uno spettacolo nuovo per lei, non aveva mai visto un cazzo che sborrava ed era rimasta estremamente colpita da quella cas**ta improvvisa che le era caduta addosso, io stavo ancora godendo tanto che ad ogni getto di sperma, continuavo a muovermi avanti e indietro come se stessi scopando la figa di una donna e sospiravo: “Serena tesoro, mi hai fatto una sega meravigliosa, hai visto quanto sperma è uscito? Questo significa che ho goduto tanto.” Appena ebbi assaporato l’ultimo brivido di piacere, mi sedetti su di una sedia e stremato dal godimento, rimasi così a gambe larghe a guardare Serena che cercava di ripulirsi il viso. “Che schifo” disse, al che io risposi: “e questo è niente, se anziché la mano, tu avessi usato la bocca, forse molto di quello sperma lo avresti dovuto ingoiare.” “Ah ecco cosa intendevi quando mi dicevi che si può masturbare un uomo con la bocca, adesso capisco tutto.” “Si certo, ma questo non vale solo per l’uomo, anche una donna può essere masturbata con la bocca, se anziché usare la mano per accarezzarti la passera come hai fatto tu, qualcuno avesse usato la bocca e in particolare la lingua, ti avrebbe fatto godere tantissimo come hai fatto tu con me.” Mi guardò stupita, era quasi incredula, ma si intuiva che era desiderosa di saperne di più sul misterioso mondo del sesso. Preso dall’entusiasmo provai a tentarla: “senti adesso che hai capito qualcosa dell’amore, che ne diresti se ti leccassi la farfallina per far venire pure te?” Mi lanciò uno sguardo indecifrabile, il suo sguardo correva come impazzito ora sul mio cazzo che si stava ammosciando ora sulle sue mutandine zuppe di umore e come se fosse stata inseguita da qualcuno, se ne scappò via in un attimo.


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