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La macchina da guerra

Era l’ultimo venerdì di ferie, quasi ora di pranzo e lei cucinava sotto la veranda coperta solo con un minuscolo asciugamano rosso e camminando su quegli zoccoletti che la obbligavano a sculettare. Si avvicinò e mi bisbigliò in un orecchio:
“Hai visto come mi guarda il francese della tenda accanto ? Pensi che gli piaccia”
con fare sornione le risposi :“Se fossi in lui spererei che l'asciugamano si impigliasse … e tu rimanessi con le tette al vento … ma come mai me lo fai notare ? ”.
Come se non la conoscessi, era una donna molto tranquilla nella vita di tutti i giorni, ma quando aveva il luogo e l'occasione si trasformava.
Riprese il discorso: “Ma come sospetti che io … pensi che forse lo abbia visto mentre si cambiava i pantaloncini … e abbia notato che ha almeno un venti centimetri tra le gambe “.
Era un concentrato d’innocenza e sfrontatezza ma era sincera e aveva un grande pregio quegli incontri la rendevano ancora più calda.
Mi sorrise e mi baciò e poiché come sempre mi ero lanciato senza paracadute, diedi una mano alla fortuna, mentre si avviava ai fornelli, trattenni la parte posteriore del mini asciugamano, ed ecco filetto di passera con contorno di tette in bella vista.
Si coprì fingendosi sorpresa e scusandosi, al francese non pareva vero che il suo desiderio si fosse avverato e per stemperare il momento fece il segno di brindare e dicendo: ”J'honore une telle beauté, madame vous êtes d'une vision “, onorandone così la bellezza.

Si voltò a riprendere l'asciugamano per coprirsi, le feci l'occhiolino e lei mi ripagò spedendomi un bacio.
Avevamo come suole dirsi rotto il ghiaccio, terminato il pranzo andai a lavare i piatti ai lavandini comuni ne approfittai per fare quattro chiacchere per capire il tipo di persona e invitarlo a cena.

Lei stava cucinando i classici spaghetti italiani, arrivò il vicino con una buona bottiglia di vino della sua terra e del formaggio. Nonostante tentasse di non porre attenzione, i suoi occhi cadevano sull’abbigliamento della mia Lady, una canottiera lunga bianca che copriva al minimo il sedere, e un malizioso grembiulino rosso, a ogni movimento il vestitino si alzava e lei non faticava certo ad abbassarlo, per non parlare dello spettacolo di quando si chinava leggermente mettendo in mostra le labbra e i piercing che da li pendevano.
Finimmo il pranzo durante il quale scoprimmo che il nostro vicino Albert era Corso ingegnere di sistemi petroliferi sempre in giro per il mondo single non per scelta.
ci accomodammo sul piccolo divanetto e Lucia non potendosi insinuare data la ristrettezza si accomodò sulle nostre ginocchi non dimenticandosi di alzare leggermente il vestito appoggiando la sua calda e morbida pelle sula nostra. Il sole era al tramonto e la semioscurità del camper permise a Lucia di forzare il discorso, chiese ad Emil se fosse impegnato sentimentalmente poi da quanto tempo non frequentava una donna, Quando seppe che era ormai da due mesi, alla volpe s’illuminò il sorriso, pronunciò il suo verdetto: “ Ma Emil … hai resistito senza mai frequentare una donna nemmeno una … di quelle “
Lui fece il classico gesto come stesse tenendo un pallone del “non so che farci” e rispose con calma: ” Lucia perdonami la crudezza ma non sono abituato a pagare le donne per avere in cambio sesso”.
“Bravo Emil” Fece lei, quindi si allungò mettendoci le braccia intorno al collo e proseguì: “Ragazzi la micina la sotto vuole le coccole”. Iniziammo così ad accarezzarle il seno e la vulva, lei cominciò a sospirare prima baciò me poi il francese e come sempre rivolse al suo momentaneo amante una di quelle frasi per cui la conoscevo :” Emil io non sono una puttana … non voglio soldi … sei un uomo gentile ed educato … facciamo uno scambio … io adesso ti faccio un pompino poi tu mi offri un gelato”.
Scese dalle nostre gambe, s’inginocchiò, gli sfilò i pantaloncini e iniziò a succhiare con passione, prima la cappella poi ingoiando completamente il membro, contemporaneamente io la scopavo da dietro con calma.
Data, l'astinenza bastarono poco meno di dieci minuti perché l'ingegnere spruzzasse nella bocca di lucia una discreta quantità di sperma che lei ingoiò quasi completamente.

Decisamente quei mesi nei quali aveva rinunciato ad avere rapporti multipli l'avevano caricata, e quel occasionale compagno così calmo l'avevano rassicurata, si rivestì con la canottierina e pretese di riscuotere il premio; dopo il gelato andammo abbracciati alla spiaggia, nel fioco chiarore della poca luna lei ci fece notare una coppia che nascosta dalle ombre e coperta dal rumore delle onde scopava vigorosamente.
Ridendo ci fece segno di fare silenzio poi sentendosi tra amici ci sussurrò: “ Ragazzi nella roulotte era solo un assaggio vero? … adesso vedete di darvi una mossa … sono una donna … non una verginella alle prime armi”.
Senza parlare le sfilai la canottiera mettendo in luce la siluette del suo corpo, i suoi capezzoli sembravano voler schizzare, era nuda libera felice e come fosse la prima volta che si trovasse in quella situazione roteò nel vento di mare, alzò le braccia invitandoci e iniziammo a baciarle i seni, scesi fino al pube, lei iniziò a gemere di piacere.
A quel punto la tigre che era rimasta a cuccia per diverso tempo iniziò a ruggire, e com’era solita fare spiegò molto chiaramente all’amico cosa voleva che le facesse, si mise carponi sulla nelle onde basse della riva a dopo essersi lubrificata e lo sfintere con una voce dolcissima ma sicura : “ Emil … spingimelo tutto nel culo senza fermarti … sono la tua troia sfondamelo … dai “.

Il Francese sembrava stupito, quella dolcissima donna era diventata un demonio, ma lei non ammetteva repliche quindi in francese : “voulez-vous briser le cul de cette putain ”.
Allargo con le mani il suo bellissimo culo lui lubrificò bene il buco, appoggiò e spinse la cappella, afferrò lucia per le spalle e con tutta la forza spinse i suoi venti centimetri fino in fondo. Lucia si lamento e fece una smorfia, ma aveva avuto ciò che voleva, mentre lui senza fermarsi la stantuffava lei lo afferrò per le gambe dimenandosi e iniziando a emettere gemiti di grande piacere, provocandolo anche con : "Stronzo mi fai male … smettila … toglimi quel palo dal culo” , “Lui avendo capito il gioco rispondeva “Prendi puttana … te lo sfondo … troia telo faccio uscire dalla bocca”.
Lucy si rivolse a me :”e allora anche tu che cazzo aspetti … vuoi infilarmelo in bocca”.
Era veramente indemoniata si sculacciava da sola, volle che le afferrassi la testa per spingerglielo profondamente nella gola.
Improvvisamente mi allontanò, si mise sdraiata prona sulla sabbia umida, Emil continuo ad incularla con forza facendo schioccare le palle sul suo culo e lei ripeteva: “Ancora … più forte … dai stronzo spingi … spingiiiiii”, Lei era gia venuta almeno due volte e ansimava di piacere finchè anche il francese venne con una sorta di ruggito e lei assieme, poi fu il mio turno e per la quarta venne con gemendo e ruggendo anche lei.
Finito si girò e nel chiarore della poca luna vedemmo che sorrideva soddisfatta emettendo un grande sospiro.
La coppia nella penombra che aveva assistito alla prestazione in silenzio, applaudì anzi la ragazza alzò il pollice in segno di gradimento, lei li ringraziò con un piccolo inchino.
Tornammo al camper con lei visibilmente soddisfatta che ci baciava alternativamente facendosi toccare il seno, facemmo la doccia e ci coricammo addormentandoci profondamente.
Sabato mattina, alle sette del mattino, Claudio si presentò a prendere possesso del camper con un sacchetto di cornetti caldi appena acquistati in pasticceria.
Entrò in silenzio per farci una sorpresa e trovandoci ancora a letto, come suo solito senza chiedere permesso, ma sapendo di essere ben venuto, sfilo i pantaloncini e si infilò sotto le lenzuola alle spalle di Lucia appoggiandogli il membro le bisbigliò. “Ciao Morettina sentio che bel regalo ha per te”.
Lei si voltò e: “ Ciao amore sei solo … dov’è la mia bella lesbicona … hei cos’è questa cosa dura”
“Ha dovuto volare ad Amterdam per la nuova filiale e mi ha lasciato tutto solo”
“Poverino e quando torna la vacca”
“Domani verso il pomeriggio”.
Senza aggiungere altro Lei gli salì a cavalcioni iniziò a ondeggiare il bacino”, quindi in tono da bambina innocente gli disse:
“Sai cosa mi hanno fatto quel maiale di mio marito e il suo amico francese”, e continuando a scopare e facendosi sorreggere i seni: “Me lo hanno messo nel culo per un’ ora, non hanno pensato alla mia passerina”.
continuo dolcemente la sua prestazione, allungà la mano verso di me iniziando a masturbarmi.
Quando cominciava era instancabile bastava lasciarla libera di fare, e infine anche questa volta dopo almeno tre suoi orgasmi, anche Io e Claudio venimmo.
“Wow sborra caldissima, chiama la Franci che la saluto poi facciamo colazione”
Claudio Prese il cellulare, dopo alcuni saluti passò il telefono mettendo il viva voce , sapevamo che Lucia avrebbe messo in piazza la prestazione, inutile sperare quelle due si cornificavano a vicenda raccontandosi tutti i particolari e sinceramente a noi piacevano così.
Preso il telefono iniziò “Sai che tuo marito e un bel porco … appena è arrivato si è tolto le mutande e mi ha scopata … porca vacca di fronte a mio marito senza ritegno … me lo ha infilato senza lubrificante … vedi di farlo visitare è pericoloso lo aveva duro come il marmo … è partito dal basso ma mi ha fatto male alle tonsille”.
Dall’atra parte Francesca stava al gioco :” E tu anima santa hai fatto di tutto per evitarlo … ci mancava anche l’amica puttana sempre senza mutande … povera Lucia dalla figa larga … forse dovresti parlare tu con uno specialista ma uno bravo per me soffri di ninfomania cazzoide tremens … comunque eventualmente, se fosse necessario, anticipagli un pompino che poi te lo restituisco con gli interessi”.
Si salutarono ridendo e spedendosi una lunga fila di baci, facemmo colazione e preparammo i bagagli per partire, Lucy ci guardò “ragazzi vado a salutare Emil è stato tanto gentile ed educato”, Io e Claudio ci guardammo sapevamo cosa intendeva. Si infilò nella tenda chiuse la cerniera e la sentimmo ansimare dolcemente e venire un paio di volte , uscì dopo quindici minuti, tenendo per mano il francese ci salutammo cordialmente, sapevo che nonostante lo scambio di numeri di telefono Lucia non avrebbe ripetuto l’esperienza. Solo amanti usa e getta era la sua filosofia, Claudio ed altri erano una eccezione sapevano stare al loro posto, e le loro signore non erano diverse da lei, sapevano quando era il momento e si divertivano senza stress.
Partimmo felici e rilassati lei come ultimo gesto mostrò i seni dal finestrino e ridendo del’ accaduto della sera prima viaggiammo verso la caotica Milano dove avremmo ripreso la quotidiana vita delle brave persone.



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