Son puttana e me ne vanto......Annabella

Mi chiamo Annabella e all’epoca della storia che sto per narrarvi avevo 21 anni e stavo per sposarmi. A casa non avevano preso molto bene la mia decisione, dicevano che ero troppo giovane, che non conoscevo niente della vita. Perché invischiarmi in una relazione così seria?La mia risposta: - Perché lo amo! - non convinceva nessuno. L’amore non sembrava sufficiente.Il mio futuro marito, Aldo, era un bravo ragazzo siciliano, l’avevo conosciuto a Milano, dove sono nata io.Aveva 28 anni ed esprimeva solidità, protezione, fiducia. Era bellissimo, poi. Quella pelle scurissima, alto, possente, le mani grandi.Faceva il muratore presso una grande ditta edile e, dopo il matrimonio, ci saremmo trasferiti in Sicilia. I miei volevano molto bene ad Aldo, ma l’idea che me ne andassi così lontano li terrorizzava. Ma ero irremovibile.L’unica pecca nel rapporto tra noi due era il sesso: Aldo sapeva che non ero più vergine da quando avevo 16 anni, eppure si rifiutava di fare l’amore con me.- Faremo l’amore solo da sposati - mi diceva.Erano due anni che stavamo insieme e mai era andato più in là dei baci. Baci che via via diventavano roventi e che mi facevano impazzire. A casa mi toccavo infinite volte, pensando al mio futuro marito. Sapevo benissimo che il suo cazzo aveva dimensioni notevoli, una volta avevo potuto sfiorarlo attraverso il jeans e avevo avuto i brividi.Una sera, ormai la data per le nozze era stata fissata per l’anno dopo, Aldo mi disse che mi avrebbe portata giù per farmi conoscere i suoi. Invitò anche i miei genitori, ormai rassegnati, e partimmo. La sua famiglia era molto all’antica. Suo padre era un uomo forte, che mi impressionò subito.Se Aldo mi era sembrato il massimo della solidità, dovetti ricredermi. Il mio futuro suocero, Donato, era scuro come lui, con delle rughe sul volto granitico che mi affascinavano, un’espressione dura, fiera e orgogliosa. Mani gigantesche e molto forti. Aveva 55 anni, e pensare che Aldo era l’ultimo di 6 figli, tutti maschi: il primo era arrivato quando aveva 17 anni lui e 15 la moglie, una donna taciturna e imponente.Io sono alta 160 cm, sono molto piccola e piuttosto magra. Donato mi faceva sentire una bambina, gli arrivavo appena al petto con la mia testa dai lunghi capelli nerissimi. Mi trattarono con ogni riguardo. Donato mi disse che, dal momento che avrei sposato Aldo, sarei diventata sua figlia: - La nostra tradizione impone che tu mi chiami papà, da ora in poi - mi spiegò.Quella settimana passò in fretta. E tornammo a Milano. Passarono 6 mesi, e, in estate, Aldo mi propose di passare dalla sua famiglia due settimane, solo io e lui. Mancavano pochi mesi al matrimonio e accettai, anche se in cuor mio avrei preferito passare più tempo con i miei visto che mi sarei trasferita in Sicilia.Quando arrivammo, mi sistemarono in una camera da sola a pian terreno.- Voi non dormite insieme, vero? - mi domandò la signora Lia, la madre di Aldo.- No, signora - risposi.- Mamma, chiamami mamma. Comunque è giusto così, la verginità è una virtù da conservare.Io non sapevo cosa rispondere. Aldo non aveva voluto fare sesso con me, ma non ero vergine! Decisi di non replicare e di annuire. Il mio futuro marito lo sapeva e non gli importava, perciò non mi interessava di certo ciò che pensava Lia. A parte le loro idee antiquate, imparai ad amarli. Mi volevano molto bene, i fratelli di Aldo mi trattavano come una di loro.Solo Donato mi inquietava. Mi fu chiaro dopo pochi giorni che la mia inquietudine derivava dall’attrazione fisica.Quell’uomo così grosso avrebbe fatto sentire donna uno scricciolo come me. Mi piaceva l’idea malsana di poterlo avere. Aldo non si era lasciato ancora sedurre, chissà se quell’uomo così concreto sarebbe stato più facile da convincere. Tentai di allontanare da me il pensiero, ma questo si aggrappò alla mia mente e in poco tempo non potei più fare a meno di desiderarlo. Inoltre Aldo, non volendomi scopare, non faceva che alimentare la mia voglia irrefrenabile: inconsapevolmente mi stava spingendo verso il passo che decisi di voler compiere.Un pomeriggio, mi ritrovai sola a casa. Fu una stranissima coincidenza, quella casa era così popolata che contava almeno 3 persone in ogni ora del giorno.Aldo e sua madre erano andati con alcuni fratelli a trovare un parente e io in auto non ci stavo, sarebbero tornati piuttosto tardi. Gli altri fratelli erano in vacanza. Donato al lavoro.C’era caldissimo in quella casa, priva di aria condizionata. Adesso che non c’era lo sguardo severo di Lia, girai tranquillamente con una grande maglia di cotone di Aldo che mi arrivava a metà coscia.Non avevo reggiseno, anche perché il mio piccolo seno non ne aveva bisogno, ma solo delle semplici mutandine di cotone blu.Mi sdraiai sul divano in sala a guardare la tv e in breve mi addormentai.Un rumore mi costrinse a riaprire gli occhi. Vidi Donato che passava accanto alla finestra della sala per andare a raggiungere la porta d’ingresso.Al solo vederlo, la mia passera iniziò a grondare umori. Dovevo agire! Ma subdolamente… non dovevo rischiare di essere respinta, con tutte le conseguenze del caso.Mi sollevai la maglietta e mi voltai sulla pancia. Davo la schiena all’ingresso. Doveva pensare che dormissi e che la maglietta si fosse spostata durante i movimenti nel sonno. Sollevai un po’ il mio tondo e piccolo sedere e chiusi gli occhi.Sentii la porta aprirsi e poi chiudersi.- C’è nessuno? - chiese Donato con la sua voce profonda.Entrò in sala e a quel punto non potè fare a meno di vedere il mio culetto.- Oh, mio Signore… - sussurrò.Sorrisi, dal tono capii che avevo fatto effetto. Mossi il mio lato B, come se,dormendo, stessi cercando una posizione più comoda. Allargai le gambe. Sentii che si stava avvicinando circospetto. Il respiro era affannoso.Improvvisamente, lo sentii allontanarsi e andare via velocemente.La porta della sua camera al piano di sopra sbattè.Delusa mi rizzai a sedere. Poi mi preoccupai: aveva scoperto che ero sveglia? Impossibile… almeno speravo.Decisi di non cambiarmi, di restare così. Mi sedetti sul divano. Quando scese, mi trovò a guardare la tv.- Signor Donato, salve… quando è arrivato?- Mezz’ora fa… dormivi. E chiamami papà.- Scusa, papà. Potevi svegliarmi.- Dormivi così bene!Si sedette accanto a me.- Stanco?- Molto.Indossava una maglia di cotone nera che mostrava le braccia forti e muscolose, i pettorali ampi e un po’ di pancetta.Appoggiai la schiena contro il bracciolo del divano e incrociai le gambe. La maglietta si tese, mostrando i miei slip.- Hai un buon odore… - mi disse con voce roca.I miei capezzoli piccoli si indurirono e premettero contro la stoffa di cotone.- Davvero? Grazie… credo sia il profumo - mi chinai verso di lui e gli offrii il collo per permettergli di annusarlo.Lui affondò il volto tra orecchio e capelli e inspirò, procurandomi dei brividi.- Sì - sospirò sulla mia pelle.Tornai al mio posto, sorridendogli.Aveva la barba un po’ lunga e brizzolata. Era imbarazzato e questo mi eccitò: anche lui mi desiderava.- Forse è il caso che vada a stendermi, ho la schiena a pezzi - mi disse.- Papà, lascia che ti massaggi la schiena! - mi offrii subito.- Ah… beh, grazie. Va bene - borbottò lui.Mi alzai in piedi, non credendo a tanta fortuna.- Togliti la maglia e mettiti a pancia in giù a terra, sul tappeto.Lui obbedì. Quando si tolse la maglia, il petto villoso e possente mi fece desiderare di essere stretta a quel muro di muscoli.Si distese. Io mi sistemai a cavalcioni sul suo sedere. A sentire la mia patata a contatto con lui, non potei evitare di strofinarla. Le mie mani iniziarono a percorrere quell’ampia schiena bruciata dal sole. Sembrava cuoio, odorava di uomo. Mi sollevai la maglietta e strofinai il mio piccolo seno su quella schiena.- Annabella… cosa fai? - mi domandò. Non era contrariato, spaventato o stupito. Solo eccitato.- Ti massaggio, papà - sussurrai. Mi tolsi la maglia e la posai accanto al suo volto, in modo che sapesse che ero nuda.Prese la T-shirt e la odorò. Gli diedi un bacio sul collo.- Va molto meglio… - mi disse.Mi tolsi gli slip rapidamente e posai anche quelli accanto al viso dell’uomo.Li prese tra le mani e li guardò. Avevano una macchia scura al centro, annusò: - Bagnata… bagnata…Sollevai il bacino e posizionai la mia passera sulla sua schiena e strofinai.- Lasciami rialzare - mi disse.Mi sollevai e lui si alzò. Si sedette sul divano.- Fatti vedere - mi ordinò.Io mi misi in piedi davanti a lui. Il mio corpo piccolo e magro lo eccitò parecchio, dilatò gli occhi.- Silfide… - mi disse.- Come?- Mia mamma quando ero piccolo mi diceva che in questi boschi viveva una bellissima ragazza molto magra e piccola… che comandava i venti. Sei tu. I miei capezzoli erano tesissimi.- Girati.Obbedii, sentivo il suo sguardo posato sulle mie rotondità. Quando mi girai, decisi di fare la prima mossa. Allungai una mano e tastai il pacco. Non credevo fosse possibile, ma era di dimensioni notevoli. In confronto Aldo era ipodotato.Donato non disse nulla e rimase immobile, mentre, con stupore e impazienza gli toglievo i pantaloncini e i boxer. Era un mostro. La lunghezza in realtà era nella norma, ma aveva una circonferenza niente male.Lui mi afferrò per la vita delicatamente e mi posò sul suo grembo. Avevo quel bestione a contatto con la mia passerina, ma non mi penetrò.Prese in bocca il mio piccolo seno.- Ohhh - esclamai. Succhiò dolcemente e avidamente quelle tettine.- Sei una brava bambina - mi sussurrò.Io affondai le mani nei suoi capelli brizzolati. Strusciavo la fighettina depilata contro quel serpente caldo e vibrante. Mi sollevò senza sforzo, interrompendo il contatto.- Penetrati - mi disse.Io allungai una mano sotto di me, trovai quello che cercavo e mi portai il glande all’apertura vaginale. Ne introdussi un pezzo.- Ci sono, fai piano… - gli dissi all’orecchio.Lui mi lasciò delicatamente andare sollevando il bacino e introducendo calmo il bestione dentro di me.Come prevedibile, fece un po’ di sforzo a entrare.- Mio figlio non ha fatto un buon lavoro - mi disse, rude, quando ebbi smesso di lamentarmi per il dolore e quando iniziai a percepire la deliziosa sensazione che mi provocava il suo membro dentro.- Tuo figlio non vuole scoparmi.- Ma che bravo ragazzo - mi disse mentre mi prendeva per i fianchi e mi muoveva su di sé.Io ero meravigliata da ciò che provavo. Mai un atto sessuale mi aveva così coinvolto. Era un uomo molto più grande di me, poteva essere mio padre. Anzi, ero costretta a chiamarlo papà mentre l’unica voglia che avevo era farmi scopare da lui. Improvvisamente si alzò in piedi. Io ero ancora ancorata a lui, avevo ancora quel pezzo di carne nel mio ventre.Mi scopò in piedi, con una forza impressionante. Non mi appoggiò al muro, era lui a sostenerci, senza sforzo.L’orgasmo era vicino, lo strinsi forte: - Vengo - gli comunicai.Lui annuì, non si scompose mentre, venendo, lanciai un urlo assordante.- Ahhh, papààà!!! -Mi lasciò cadere sul divano.Io presi con due mani il suo cazzo e lo misi in bocca, con una certa difficoltà. Quell’enorme palo mi riempì la bocca, come prima mi aveva riempito il grembo. Giocai con i suoi testicoli enormi e poi si chinò davanti a me, per rimettermelo dentro. Donato non sorrideva mai, mi scopava guardandomi ed era serio. Come se nulla lo sconvolgesse. Mi sentivo protetta, mentre quell’uomo grande e grosso mi pompava.Stavo per sposare suo figlio, stavo per diventare parte della sua famiglia.Quel pensiero accelerò il mio orgasmo, mi colse di sorpresa e mentre urlavo gli afferrai i capelli. Lui non fece una piega. Era abituato a sopportare fatiche e dolori peggiori. Mi attirò a sé. Senza uscire da me si mise in ginocchio, io lo fissai felice.- Mio figlio dovrebbe scoparti, sei insaziabile - mi disse.- Non vuole farlo - gli spiegai.- Dovrò costringerlo - mi promise.Non scherzava, era serio. Vide il mio sguardo perplesso.- Una donna deve provare piacere o ne cercherà altrove. Ho visto come mi guardavi in questi giorni ed è normale. Io ti sto accontentando e finchè mio figlio non ti farà godere, lo farò io. Stai per diventare mia figlia e un padre si preoccupa per il bene di sua figlia.Io ero adorante. Mi fece appoggiare i piedi a terra, mi girò con la faccia sul divano e si sollevò. Mi prese da dietro. Io avevo le braccia larghe sul divano, lui mi schiacciava una delle sue enormi mani sulla testa. Mi stava dominando. Mi entrava dentro tutto, sentivo le sue palle sbattermi sulla vagina, aumentando il piacere che stavo provando. Quando venni, urlai di nuovo. Stavolta più forte perché sentii un piacere ineguagliabile. Mi fece girare.- Resisti per essere un uomo di 55 anni - esclamai, ammirata.Lui mi fissò e mi disse: - Il matrimonio con mio figlio sarà felice. Non dovrai mai avere un amante! Se tuo marito non soddisfa i tuoi bisogni di femmina ci sono io! Ma la famiglia va onorata. Nulla al di fuori della famiglia! Intesi?Io annuii, se avevo lui per amante non mi serviva nulla: - Sì, papà.- Brava bambina, e ora vieni e fammi un bel pompino. Ti verrò in bocca.E così fu.La mia nuova vita di sposa era stata decisa.
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Categories: Hardcore
Posted by willy7880
1 year ago    Views: 1,099
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