heirich's Blog
La signora

Andavo spesso in quel centro commerciale. Ogni tanto, facendo il rappresentante, mi prendevo una pausa a metà mattinata, e una delle cose che mi rilassavano di più era bighellonare un po' proprio nei centri commerciali. All'epoca, poi, mia moglie era incinta e, visto che era agli ultimi mesi, non era possible scopare in tranquillità, per cui ero molto carico e andavo in cerca di qualche diversivo.
Quella mattina sembrava una come tante altre: noiosa e senza che avessi visto, tra quante facevano la spesa, nessuna "sposina" abbordabile, per cui, dopo aver fatto un paio di acquisti nello store di elettronici, mi stavo avviando verso la macchina pronto a riprendere il mio giro di lavoro. Parcheggiata di fianco alla mia c'era un'auto con il bagagliaio aperto, un carrello, e un culone che sporgeva in fuori. Protesa all'interno c'era una signora che stava cercando di sistemare qualcosa. Come sentì che aprivo la mia auto con il telecomando a distanza, mise il capo fuori dal bagagliaio e mi sorrise: "Giovanotto! Mi darebbe una mano a sistemare questa s**tola, che è troppo pesante per me?"
Li per lì rimasi un po' contrariato. - Cheppalle! - pensai, - Non mi va per niente di faticare... almeno fosse una bella figa! -
Però, siccome mi sentivo in vena di fare il "bravo giovanotto", appunto, mi avvicinai e dissi: "Si figuri! L'aiuto io, non si preoccupi!"
Lei si scostò un pochino e disse: "Vede quella grossa s**tola? Se non la sposto non riesco a mettere dentro la spesa."
Io mi chinai e cercai di spingerla, ma non si muoveva. Lei si accostò per aiutarmi, e mi colpì il profumo che emanava... Dolce ma con una nota di aspro, e a quella sensazione si unì quella del calore del suo corpo morbido, facendomi indurire il cazzo. La guardai: certo, avrà avuto sessant'anni, ma era pur sempre una bella donna, o - pensai - almeno quel che ne restava.
Facemmo forza insieme e, piano piano, la s**tola si spostò. Quando finimmo cominciai, anche se non me lo aveva chiesto, ad aiutarla a caricare la spesa. Mentre lei era di nuovo china sistemando una busta nel bagagliaio, io mi appoggiai al suo culone con la scusa di mettere dentro un'altra busta. Lei non solo non disse niente, ma fingendo di sistemare la busta che aveva in mano, cominciò a dimenare quel bendiddio di chiappe che si portava appresso, e a mugolare sottovoce.
Mi staccai pensando di aver gettato un'esca abbastanza buona (ero sicuro che aveva saggiato ben benino la consistenza del mio pacco), e feci per salutarla: "Bene. Ora devo andare, arrivederci!"
"Ma quale arrivederci, - disse - venga con me, che abito qui vicino e le offro qualcosa!
E' stato così gentile! Lei è proprio un bravo giovane. Mi segua con la macchina, che ci vorranno solo cinque minuti..."
Avevo capito l'antifona, e ormai ero arrapato come un cervo in calore, per cui risposi: "Be', questa faticaccia mi ha messo sete. Bevo qualcosa volentieri!"
Salimmo in macchina, e ci mettemmo davvero non più di cinque minuti. La casa della signora era un villino appartato, con un bel giardino curato. Scesi dalla macchina e mi offrii di aiutarla a portare la spesa in casa, ma lei mi fece: "Ah, non disturbarti, ora chiamo mio marito!" E, raggiunta la porta, l'aprì e chiamò: "Massimo! Vieni che c'è da scaricare la spesa! Ci sono anche i regali per i nostri nipotini!"
Dopo pochi secondi apparve un omaccione di quasi due metri, al che mi spaventai, visto che avevo pensato di poter concludere qualcosa con la sua gentile consorte; ma, per qual giorno, le sorprese non erano finite, e mi sentii dire da quel mezzo armadio:" Bella scelta, amore mio! Mi sembra proprio a posto! Vieni, accomodati, che abbiamo dei vicini parecchio ficcanaso. Non preoccuparti che non mordiamo!"
In quel momento qualcosa mi si mosse nella testa e pensai: - Voi vedere che questi... Massì, oggi rimediamo anche l'orgia con la vecchia. -
Entrammo in casa, e Massimo mi fece accomodare in un bel salottino, mentre Marta (così si chiamava lei), disse che andava a mettersi "in libertà". Mentre parlavo con Massimo, che nel frattempo aveva tirato fuori una bottiglia di prosecco e un po' di stuzzichini, del mio lavoro, e di quello che aveva fatto lui fino pochi mesi prima, cioè l'ufficiale di marina (ora in pensione), Marta fece il suo ritorno. Rimasi davvero senza fiato: è vero che non era più soda e liscia, ma era fatta davvero bene, e con il trucco che si era appena rifatto aveva davvero l'aria della porcona. Aria accentuata dal fatto che indossava solo una liseuse trasparente, calze, giarrettiere, e mutandine anch'esse trasparenti.
Allora Massimo disse: "Vieni qui, cara, vieni a succhiarmelo, dài!" e, slacciati i pantaloni, tirò fuori un obice che sarà stato almeno 24 centimetri e largo 20.
Io rimasi di stucco, ma Marta non si fece pregare e dandomi un'occhiata da vera troia consumata, si inginocchiò davanti al marito e prese a succhiargli il cazzo con passione. Massimo intanto mi disse: "Accarezzala dietro, che ci va matta." Ubbidii subito, e, messa la mano tra le cosce di Marta, sentii che era già fradicia, così mi stesi sotto e cominciai a leccarla la fica. Era spanatissima: il cazzone del marito l'aveva ridotta una vera voragine.
Lei intanto mugolava succhiando il cazzo di Massimo che, se possibile, era diventato ancora più grosso e duro. A qual punto mi spogliai in dieci secondi e, avvicinatomi da dietro, in un sol colpo entrai in quella fogna di fica che aveva Marta. Era davvero aperta come una fogna, e praticamente non sentivo nulla, solo tutto il suo liquido che mi colava sul cazzo.
Massimo si staccò e si spogliò del tutto. Poi mi disse: "Lascia perdere, lì, è troppo larga. Un po' per il mio uccello, e un po' perché questa troia, quando io ero in mare, si è fatta sfondare di continuo da centinaia di persone... mettiglielo nel culo, che lì dovresti ancora andare bene!"
Non mi feci pregare, e, dopo aver inumidito il buco con uno sputazzo, lo ficcai lì dentro.
Che bella sensazione! Era un bel culo elastico e morbido, ma non sfondato come il davanti, e piano piano cominciai a godere davvero. Nel frattempo, Massimo si avvicinò e, dopo essersi sdraiato disse: "Salta qui sopra, amore mio, che lui continua a scoparti da dietro!"
Fu un'interminabile doppia penetrazione. Sentivo il cazzone di Massimo al di là della parete del culo, e questo mi faceva eccitare ancor di più, e ancor di più mi eccitai quando Massimo fece segno che stava per sborrare e, alzatosi mentre io continuavo a inculare la nonnetta, le piazzò tutto il cazzo in gola e l'affogò con una sborrata tremenda.
E altrettanto tremenda fu la sborrata che feci io nel culone di Marta... Penso che fiottai per almeno un minuto!
Ma Marta non era ancora contenta e Massimo lo sapeva. Così la fece sdraiare di schiena, e cominciò a infilarle tre dita nella fica, che poi diventarono quattro, che poi diventò la mano intera... Solo allora Marta riprese a mugolare, e la sua goduria fu visibile quando cominciò a spruzzare sul tappeto i suoi umori vaginali. Imbirrito da questa visione il cazzo mi venne di nuovo duro, e questa volta fui io a farmi spompinare da Marta fino a che, mentre Massimo la scopava ancora con la mano, le sborrai anche io tutto in gola.
Sembrava tutto finito, ma c'era ancora l'ultima sorpresa.
Dopo che ci fummo un po' riposati, Massimo mi disse: "Sai, io ho una strana abitudine."
"E cioè?" dissi preoccupato.
"Cioè: io ho fatto per trent'anni il marinaio, e non godo davvero se non è un uomo a farmi venire..."
Capita l'antifona, e ammaliato dal bestione che aveva tra le gambe, presi a spompinarlo con gusto, mentre Marta, guardandomi maliziosa, ricominciava a cavalcare con il culo il mio cazzo di nuovo duro.
Venimmo ancora, ma questa volta tutti insieme: Massimo nella mia bocca, io nel culo di Marta, e Marta con il mio cazzo nel culo...
Quella mattina tornai a casa sfinito, e mia moglie mi chiese: "Tutto bene, caro? Mi sembri stanco."
"Tutto bene, amore mio! Ma sai che c'è? penso a tua madre, che tra poco diventerà nonna...
Posted by heirich 2 years ago
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