Vecchio puttanone tunisino


Quando avevo 18 anni e mi iscrissi all’Università, trasferendomi a Catania, andai a stare nella casa in affitto di mio cugino ventiquattrenne e laureando, proprio il figlio di quella zia popputa che era il mio segreto e peccaminoso desiderio erotico. Nonostante l’età non avevo molte esperienze, e la vita universitaria con mio cugino e i suoi amici costituiva il primo momento di libertà dopo una adolescenza provinciale e molto casalinga. I compagni di casa erano mio cugino e due altri ragazzi più grandi di me che uscivano la sera e mi adottarono quasi come una mascotte. Così appresi che avevano l’abitudine almeno una o due volte al mese di recarsi in una casa di appuntamenti e di fare sesso con prostitute. Io ero molto timido e rinunciavo a queste pratiche anche se ero eccitato moltissimo dall’idea di scopare. In casa circolavano giornali porno e io, quando avevo un poco di privacy, mi sparavo magnifiche seghe. Nei sogni mi accoppiavo con belle e pettorute pornostar o facevo la festa alla zia, immaginando di provare la sua fica o di sfondarle il culo nelle posizioni che vedevo in foto. Sapevo che prima o poi avrei dovuto superare le paure e provare con una donna vera, ma rimandavo l’occasione.
Finalmente una sera, dopo una pizza, e il conseguente intento dei miei tre coinquilini di fare un salto alla casa-bordello, incitato dai ragazzi mi feci coraggio e li seguii. Entrammo in un salottino modesto dove un uomo di mezza età avanzata (il magnaccia) ci accolse con grandi sorrisi, mi strinse la mano e mi carezzò pure la testa. Ci presentò due nuove ragazze e una delle due, cominciò a farmi complimenti e coccolarmi. Era una biondina ventenne magra ma graziosa, l’altra, più altezzosa, una spilungona bruna con begli occhi. Ci dividemmo a coppia e io attesi con uno degli amici e con il vecchio che mio cugino e l’altro compagno facessero i loro comodi. Il protettore mi chiese cosa studiassi e come mi trovavo in città, si parlava come in una visita di parenti, ma la cosa allentava la mia tensione. Quando mio cugino tornò, mi diressi allo stanzino dove Doris (così si chiamava la biondina) mi aspettava. Quello che successe dopo lo ricordo senza molta nostalgia. Fu una cosa meccanica, come recitata a memoria, Doris mi masturbò fino a farmelo diventare duro poi mi infilò un preservativo e iniziò a spompinarmi. Ero teso e non riuscivo a concentrarmi. Doris si stese sul lettino e allargò le magre cosce. La fica mi attraeva, ma non riuscivo a toccarla e mi misi sopra per la mia prima scopata e fu lei stessa a guidare il pisello nella fessura. Iniziai a muovermi e nonostante avvertissi qualcosa di gradevole, sapevo già che mi sarebbe stato difficile venire. Dopo 10 minuti di su e giù, Doris si era annoiata e io mollai. Niente di esaltante. Mi lavai e uscii. In realtà ero un poco preoccupato. Avevo perso la mia verginità, ma non era andata come pensavo, anzi. Trovai i ragazzi che stavano bevendo una caffè, seduti nel salottino con il vecchio, e c’era una signora che li serviva. Mi avvicinai e mi offrirono la mia tazzina, fu allora che mi accorsi della scollatura e del seno della signora. Mastodontico, pesante. Anche il mio pene sembrò accorgersene. Era una signora credo sessantenne, con tratti e atteggiamenti molto volgari, bassa, grossa, ma non obesa, aveva un culo potente e camminava come una papera su delle ciabatte deformi, non era gentile, anzi, aveva uno sguardo severo, e faceva pesare quel caffè come qualcosa di assolutamente non dovuto. Compresi che era lo moglie del vecchio e pensai che probabilmente esercitava e sicuramente in passato aveva esercitato. Per i miei amici era probabilmente una vecchia ripugnante, ma non sapevo il motivo a me quella vacca mi attizzava. Al mio secondo sguardo impacciato, rispose severa: “Che c’è, ti piacciono le mie tette?”. Abbassai lo sguardo, per fortuna i ragazzi sembrava non avessero sentito.
Quando mi alzai per pagare il conto della mia misera scopata, il protettore, che non era scemo si era accorto dei miei sguardi, bisbigliò “Ti piacciono le vecchie con le minne grandi?”. Fece e mimò il robusto davanzale. Io dovetti inghiottire. “Mia moglie non fa la puttana da tempo, ma per un bel giovanotto si può fare una eccezione”. Mi diede il resto e aggiunse: “Ti aspettiamo”.
Il freddo della sera non placò la mia concitata eccitazione. Ero con i ragazzi che mi chiedevano come era andata e io rispondevo, ridevo, ma pensavo alle tette e al culo della vecchia baldracca, alla possibilità che mi si era schiusa di farmi una scopata come veramente desideravo.
Ci pensai per giorni, mi masturbai al solo pensiero di farlo. Feci passare una settimana cercando di placare il desiderio. Poi un mattina, tornando da lezione, la incontrai per strada, aveva una borsa della spesa, mi vide, si accorse del mio sguardo e fece una smorfia che voleva essere un sorriso, mi indicò la borsa e disse “Aiutami a portarla”. Ero un ragazzo gentile e lo feci, ma camminare al fianco di quel puttanone mi imbarazzava non poco. Temevo di incontrare qualche mio collega o conoscente. Arrivammo alla casa della donna, nello stesso isolato del bordello, a un paio di numeri civici di distanza. Ero contento di avere evitato incontri e volevo quasi fuggire, ma la vecchia aprì il portone e mi ordinò: “Sali e poggia tutto sul tavolo”. Dopo una breve scala c’era un corridoio e una stanza con un cucinotto, poggiai la spesa sul e lei passandomi accanto mi chiese: ”Vuoi un caffè?”.
Ringraziai e scossi la testa, aggiunsi che dovevo andare. “Sei timido, e non sei più venuto a trovarci”, disse la zoccola. Sentivo la sua presenza, il suo corpo e quello sguardo volgare penetrante che mi squadrava. Mi giustificai dicendo: ”Devo studiare”. “Troppo studio fa male…” rispose immediatamente. Lentamente si alzò un lembo del maglione e scoprì la panza e il reggiseno che teneva sù tettone di tutto rispetto. Ero ammaliato e ipnotizzato. Il cuore mi batteva. La vacca tirò fuori dalla coppa un intero seno con un bel capezzolo rosa e me lo offrì. “Cazzo” mormorai e poi stesi la mano, subito dopo mi trovai abbrancato alla vecchia, le palpavo le poppe, mi sfregavo, le carezzavo il culo. Avevo una voglia belluina ma ridendo la vecchia mi respinse. “Ora è tardi. Stanno arrivando le mie figlie, devo preparare il pranzo, non ho tempo per fottere con te adesso”. Rosso e infoiato le baciai e ciucciai ancora la tetta, mentre lei diceva: “Ora sai dove abito, ti dò il telefono”.
Conservai il bigliettino con il numero per alcuni giorni. Ci pensavo un sacco, ma dovevo studiare, frequentare le lezioni e temevo che dietro l’invito si celasse qualche fregatura. Confesso che non avevo molti soldi e con il costo di una scopata con una puttana ci potevo tirare almeno una settimana. La vecchia non mi aveva fatto cenno al prezzo, ma dopotutto era un puttanone e suo marito non era certo un uomo di cui fidarsi. Non possedevo un telefonino e in città c’erano ancora numerose cabine telefoniche, una sera di pioggia telefonai a casa, e trovai mia zia che si mise contenta a chiaccherare e mi chiese come me la passavo. Mentre cicalava, pensai al suo culo e alle gloriose poppe, forse più grosse di quelle della vecchia e all’idea di carezzare e montare quel corpo mi venne duro. Quando staccai, pensai di andare a casa a giocare con le mie fantasie e dedicare alla zia una bella sega; a casa sarei stato solo, i ragazzi erano tornati tutti in paese quel pomeriggio. In strada c’era freddo e silenzio, potevo tornare nell’appartamento e sfogarmi con una pippa, ma avevo anche un numero di telefono in tasca. Lo presi e lessi ancora il nome della signora: Amina; per la prima volta realizzai che fosse tunisina o marocchina. Mi feci coraggio e telefonai. Al quinto squillo stavo per staccare, quando sentii la voce infastidita della vecchia. Mi presentai e il tono della voce si fece immediatamente più vivace e cordiale. Mi chiese come stavo, dove ero e quando risposi che non mi trovavo molto distante dalla sua abitazione, mi invitò immediatamente. Avevo il pene in tiro, la cosa mi attraeva assai. Precisai che non avevo molti soldi, ma lei rispose che non era importante, che non dovevo pensarci. Mi diressi verso la casa e quando arrivai al portone, trovai il magnaccia che sembrava appena giunto, ma che già sapeva del mio arrivo. Evidentemente la moglie lo aveva avvisato. Cercò di essere gentile, per quanto i suoi modi rozzi e il dialetto stretto glielo permettevano. Lo seguii per la scala, e entrai nell’appartamento dove il donnone in succinta vestaglia scura ci aspettava. La signora Amina mi diede un bacio sulla guancia, si era improfumata e mi scodellava davanti agli occhi una provocante scollatura. Inutile negare che avevo una gran voglia. Mentre la vecchia mi sfregava il seno sul petto e mi carezzava il viso, dicendomi che ero bello e giovane, il marito mi chiamò. La vecchia passandomi la mano sulla patta, constatò l’erezione del mio cazzo, rise e aggiunse “Ora lo facciamo”. Mi diressi dietro il vecchio verso una stanza disadorna, con una grande tenda. Lo spazio oltre la tenda era quasi tutto occupato da un lettone e da un faretto, di quelli usati dai fotografi. L’uomo mi chiese se avessi niente in contrario se faceva delle foto. Ero inibito, avevo paura e la cosa allo stesso tempo mi eccitava. Ero praticamente su un set porno! Imbevuto come ero di immagini hard, non mi sembrava vero, e mi eccitava. L’uomo tirò fuori una polaroid che dubitavo fosse alla sua portata. Vista la mia faccia, garantì che avrebbe fatto delle istantanee, che le avremmo riviste insieme e che in ogni caso non sarei stato riconoscibile. Titubante accettai. L’uomo accese il faretto, si mise in un angolo e in quel momento il troione di sua mogle scostò la tenda e entrò. Cominciai a sentire i clik della ripresa fotografica. Lei mi abbracciò e mi disse “Chi ti faccio pensare? Tua madre? La madre di un tuo amico?”. “Mia zia” risposi senza esitare. Le sollevai la vestaglia, era nuda, sentiì il calore emanato dal suo grosso culo, la pesantezza bestiale dei voluminosi seni. Lei in un colpo solo mi tolse il maglione e la maglietta, e mentre mi baciava il petto, armeggiava sulla mia cintura. Mi trovai a pantaloni e mutande calate e con il cazzo teso. Lei rise L’uomo le tirò una bustina, la troia la prese al volo e la aprì con i denti, tirò fuori il preservativo e con mano pratica me lo appoggiò sul glande e lo srotolò lungo il cazzo. Pensai che era veramente esperiente, ma anche che con mia zia avrei potuto ficcare a carne, senza protezione, ma in fondo ero più tranquillo così. Subito dopo lei si inginocchiò a prenderlo in bocca e succhiarmelo, e cavolo, ci sapeva fare. Mi rilassai un bel poco, sino a quel momento ero stato rigido, in attesa delle iniziative della donna ma adesso andava meglio e lei stessa se ne accorse, Mi lappò i coglioni e poi saltò sul letto. “Vieni, fottiamo”. Mi fece posto e guidò il cazzo verso la figa, Allargò un’oscena e slabbrata porta, al di sotto di un folto pube riccio e nero, Scivolai dentro nella fessura oleosa. La vecchia era già calda, forse troppo. Insoddisfatta si fermò e mi disse. “Aspetta, sono troppo bagnata”, estrasse da sotto il cuscino un panno bianco, mi prese il pene e lo nettò, poi se la passò nella gnocca in profondità. Gliela reinfilai dentro e la troia sembrò più appagata. “Ecco, ora ti sento…”. Mi stava piacendo un sacco montare quella vecchia vacca araba, mi sentivo esaudito nei miei desideri più peccaminosi e segreti, una signora matura con grandi seni e largo culo! E il fatto che fosse bagnata, mi rincuorava, era eccitata anche lei! E poi c’era pure suo marito che ci fotografava. Mi girai a guardarlo e non lo vidi più Allarmato, girai la testa e lo scorsi in ginocchio dietro, la macchina fotografica in una mano mentre con l’altra si smenazzava il cazzo. Ero a culo nudo e mi preoccupai, ma l’uomo mi tranquillizzò con un gesto, “Continua, continua, per favore”. La vecchia lo prese in giro e mi disse sghignazzando: “Noi fottiamo, lui guarda e se lo mena!” , Ci diedi dentro con foga, mentre entrambi mi incitavano, lui ripetitivo, con voce roca ed eccitata (“Vai, vai, ficca”), lei quasi ridendo, ma con preziosi consigli (“ tiralo indietro piano e poi sbattilo dentro forte”) Dopo un poco l’uomo poi ci chiese di cambiare posizione. La troia si inginocchiò per farsi prendere alla pecorina, Il monumentale culo era uno spettacolo, la vecchia si deterse ancora la patonza e ricominciammo a fottere. Gli s**tti fotografici ripresero, stavolta accompagnate dall’ansimare del vecchio che continuava a masturbarsi. Io ero in piena estasi da libidine acuta e svangavo la signora Amina con foga e intensità. Quel culone vivo e tremolante mi eccitava da morire, le puntai un dito sull’ano e ogni volta che lei rinculava, accompagnando la mia spinta, si sorbiva il pistone nella vulva e il dito fin dentro il culo che, a giudicare dalla pressione che ci metteva, non sembrava disprezzare. “Culo magico…” mormorai, ma la troia fermò sul nascere i miei progetti: “Giovanotto, il cazzo no, il dito va bene, ma il cazzo nel culo no…”. Quale fosse la ragione, cedetti. “Ok. Peccato”. Per consolarmi aggiunse, sempre con il suo tono sornione, “Magari un’altra volta, magari ti inculerai la zia” Detta così, sembrava una profezia. Non sapevo che dieci anni dopo si sarebbe avverata. Il vecchio era sudato, come noi. Ci chiese di fargli posto. Dapprima non compresi, ma sua moglie sapeva cosa intendeva. Allargò le gambe, mentre l’uomo si stendeva. Voleva guardare da molto vicino e la sua testa adesso era sotto i nostri sessi. Le mie palle quasi sfregavano sul suo mento. Sentivo il suo alito caldo e ansimante,, ma non dava troppo fastidio e po: contento lui… Continuai a sbattere la signora sino a che raggiunsi l’orgasmo. Un fiotto lungo, prolungato che mi lascìò quasi senza forze.
Venti minuti dopo, sul tavolo della cucina, esaminai le foto. Alcune erano buone. Con un pennarello, il vecchio mi censurava lo sguardo. Una idea che avrei ripreso tempo dopo per le mie foto.
Non so dove siano finite quelle immagini, l’uomo mi disse che le avrebbe smerciate fuori Italia. Sul comodino c’erano delle riviste e in una di esse il titolo era chiaro: “Inzest”, in tedesco, e la copertina era altrettanto eloquente, una donna formosa abbracciava un bambino. Ma non ero scandalizzato. Non pagai nulla, almeno quella volta, perché ci furono altre volte. Per tutti gli anni dell’università, la signora Amina fu il mio sfogo fisico più ricorrente. Mi fece comprendere i segreti e le delizie del sesso con signore mature, e questo mi aiutò molto quando qualche anno dopo riuscì a farmi una tranquilla casalinga, madre di un collega, e poi la mia adorata zietta.



100% (9/0)
 
Categories: Mature
Posted by datteroblu
1 year ago    Views: 2,379
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1 year ago
bella storia grande scopata
1 year ago
stupenda