io e Doria (2)

Doria mi aveva telefonato, mi voleva, non erano passate 24 ore dal nostro primo rapporto e lei era di nuovo desiderosa di scopare con me.
“Parlami, dimmi cose volgari.” Rantolava al telefono, io mi misi una mano sul cazzo, ce l’avevo già in tiro e le dissi parole oscene per farla bollire al punto giusto:
“sapevo che eri una troia, già vuoi il mio cazzo, non ti è bastato eh?”
“no, lo voglio ancora, vieni, non resisto, sono tutta bagnata, ho le gambe tutte bagnate… vieni ti prego!” Doria gridava stridula, le assicurai che sarei volato da lei, però prima le chiesi di vestirsi in un modo particolare.

Arrivato al portone citofonai, doria neanche chiese chi fosse e aprì. Salii sopra e suonai alla porta, doria mi aprì, era tutta vestita di nero, come le avevo chiesto, i capelli coperti da un foulard nero di seta, indossava una camicetta di seta nera, una gonna al ginocchio, le gambe erano fasciate di nylon e, ai piedi, delle scarpe con zeppa alte, aperte davanti e sul tallone. Doria non disse niente, si voltò e iniziò a camminare verso la stanza da letto, faceva ancheggiare il culo più del dovuto, notai ai polpacci la riga nera delle calze, il tallone rinforzato, mi leccai le labbra pensando che presto avrei potuto toccare quelle meraviglie di seta.
Entrai nella stanza da letto, doria vi era seduta ai piedi, le gambe leggermente divaricate, mi guardava con aria di sfida con quei suoi occhietti lussuriosi.
Mi buttai in ginocchio ai suoi piedi.
“sono qui per renderle i miei omaggi signora, come le avevo detto al telefono.”
“e io ho indossato i vestiti che voleva lei.” Recitò doria. Presi a carezzarle una gamba, poi l’altra, quindi con le mani afferrai entrambi i polpacci, sentivo la riga nera scorrere sotto le mie dita.
“le avevo chiesto di mettere delle calze nere con la riga, calze molto difficili da trovare, e lei ne aveva un paio… si vede che è una donna lussuriosa e affamata di sesso.”
“e allora mi sfami lei, io sono pronta.” Divaricò le gambe e si buttò di schiena sul letto, si alzò la gonna sulle cosce e io potei vedere la sua figa esposta al mio sguardo.
“che lurida, non si è neanche messa le mutande, voleva proprio che io le vedessi la sorca.”
“devi fare di più, me la devi leccare.”
“ai suoi ordini!” naturalmente iniziai dalle scarpe, leccando le zeppe, il cuoio, quindi sfilandole e leccando la pianta del piede inguainato nel nylon, con il rinforzo nero sulla punta e sul tallone, quindi presi a risalire con la lingua la riga nera, rigirai Doria a pancia in giù e risalendo arrivai a leccarle le cosce e quindi, finite le calze, passai alla carne flaccida e al culo, le leccai tutto il culo cadente e rugoso, era senza mutandine e, divaricandole i glutei, vidi il suo buco roseo circondato da una leggera peluria che, passando da sotto, arrivava poi a ricoprirle la figa e il ventre.
La mia lingua andava da sola, presi a leccarle i peli del culo, quindi arrivai con la punta sul suo buchino tutto chiuso, la mia lingua cercò di insinuarsi dentro, sentivo il suo sfintere contrarsi e poi rilassarsi, la posizione era un po’ scomoda, Doria aveva infatti le gambe fuori dal letto, allora la presi e la spostai in avanti, facendola stendere completamente.
Ripresi da dove avevo lasciato, cercando di violarle il buco del culo con la lingua, in quel momento non pensavo all’età di Doria né al suo aspetto, la mia voglia di lei era infinita.
“devi aiutarmi, cerca di rilassarti.”
“non ci riesco.”
“sputa sulle mie dita”, le dissi mettendole la mia mano davanti alla sua faccia, Doria sputò un paio di volte, riempiendomi di saliva le dita, con quel liquido andai a lubrificarle il buco del culo, e iniziai a penetrarla con l’indice, quindi anche con il medio, andavo avanti e indietro e sentivo che la stretta si stava allentando.
“ti faccio male amore?”
“no, ancora!” Doria rantolava di piacere e io continuai, andavo sempre più in fondo ormai il suo condotto anale era pronto per il mio assalto.
“ancora!” supplicò lei non appena tolsi le mie dita dal suo buco.
“non ti preoccupare, questo era solo l’antipasto, ho solo preparato il tuo buco a ricevere la mia minchia, credevi di cavartela con così poco?”
Misi Doria alla pecorina, poi mi spogliai nudo, il mio cazzo non aveva bisogno di lubrificazioni, era già grosso e duro e grondava gocce di piacere, comunque chiesi di nuovo a Doria di sputarmi sulle dita e misi la sua saliva sulla cappella e sull’asta, quindi mi feci una pugnetta per insalivare bene tutto il cazzo e poggiai la cappella sul suo buchino, lei già si sentiva fremere, iniziai a spingerlo dentro e non fece molta fatica ad entrare, per l’asta ci furono maggiori problemi, il mio cazzo era davvero grosso e dovetti spingere molto, dicendo a Doria di trattenere a lungo il fiato.
Dopo alcuni minuti il mio cazzo iniziò a scivolare con più facilità, allora presi ad andare avanti ed indietro sempre più velocemente, riuscii ad infilarle un bel po’ del mio cazzone nel culo, ma io volevo darglielo tutto.
“Dai amore, che ti sfondo il culo!”
“si, prendilo tutto, inculami lo voglio tutto dentro.” Doria mischiava piacere e dolore e io mi eccitavo sempre più. Quando arrivai con la punta del cazzo alla merda, non mi fermai più e spinsi la minchia tutta dentro.
“Prendi amore!”
“siii” la sborra mi saliva nell’asta mentre i miei coglioni sbattevano sul suo culo flaccido.
“Vengo!”
“aaah” gridammo di piacere mentre la mia sborra andava a mischiarsi alla merda nel culo di Doria.
Svuotai tutto dentro, dando alcune chiavate per essere sicuro di riempirla per bene, quindi mi staccai e mi sdraiai sul letto accanto a lei, eravamo esausti.
“puliscimi il cazzo.” Le chiesi, Doria obbedì e si precipitò sulla mia cappella ancora sporca della sua merda.
“non fare la schizzinosa e vedrai che ti piacerà”
Doria non si tirò indietro e mi ripulì per bene il cazzo dando sapienti leccate.
Quando ebbe finito tornò accanto a me e io la baciai ardentemente, leccandole la bocca piena di quei sapori.
“sei una fogna, ma ti amo” le dissi guardandola negli occhi, Doria sorrise, non si era neanche tolta il foulard nero.
Le presi la faccia le aprii la bocca e le sputai dentro, quindi la baciai e la leccai, poi di nuovo, le sputai in bocca e di nuovo la baciai.
“Sono la tua puttana” ripeteva Doria come in trance, intanto le tormentavo la Bernarda con le mie dita.
“sputami tu ora.” Le chiesi offrendole la mia lingua, Doria sputò e io mi misi in bocca la sua saliva.
“sputami sulla mano” ancora una volta Doria sputò, non aveva più molta saliva e dovette fare osceni versi con la bocca per produrne della nuova, sputò di nuovo e mi riempì la mano di sputo, io la leccai con la lingua e quindi glie la passai sulla sua, leccammo entrambi dalla mia mano e alla fine suggellammo il tutto con un bacio bagnato e rorido di saliva.
“oggi non ti scoperò nella figa, sei contenta però che ti ho aperto il culo?”
“si amore mio, ero vergine dal culo, neanche a mio marito l’ho mai dato, solo a te…”
“per dimostrarti il tuo amore voglio leccare la tua biancheria intima e le tue scarpe e farmi una sega.”
Doria aprì il suo armadio e tirò fuori la sua biancheria, io mi buttai a terra strusciandomi addosso mutande, reggiseni, culotte, vestaglie di seta, guaine, calze e collant, infilai un gambaletto nero velatissimo sul mio cazzo a mo’ di preservativo e una calza nera nella mia mano, iniziai a spararmi una sega con gran vigore, la sborrata arrivò presto e venni in quel profilattico di nylon, Doria si abbassò e pulì il gambaletto dalla mia sborra. Quindi passai alle scarpe, aperte e chiuse, estive e invernali le leccai tutte, succhiando i tacchi e insalivando il cuoio, a quelle aperte andai anche a tirarne lo sporco lasciato dai piedi di Doria e inghiottii tutto, di nuovo presi a spararmi una sega ed eruttai in una sua scarpa che Doria indossò, facendosi un giro per la stanza ridendo come una troia, quindi tornò a sedersi a terra, se la sfilò e leccò la sborra residua dentro di essa, mentre io le leccavo la sborra dai piedi fasciati di nylon.

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Categories: FetishMature
Posted by ben_quick
2 years ago    Views: 374
Comments (1)
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2 years ago
Sei grande! Non c'è niente di meglio del culo flaccido di una donna anziana da penetrare fino ad arrivare alla merda che contiene dentro.