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La vendetta dopo le gran scopate del giorno preced

... dopo aver pranzato, doccia, pigiama, accesi la tele e mi misi a letto, raffaella era in bagno, ero distrutto dopo quella gran ... giorno ... ... Continue»
Posted by blue-river 1 year ago  |  Categories: First Time, Mature, Taboo  |  Views: 689  |  
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Mia moglie Rossella e la sua nuova amica Joli

Storia per Joli e la sua patatina


“Guarda che si capisce benissimo….”
“Ehm, scusa?”
“Si vede benissimo che non stai leggendo!”
“Ehm, cioè?”
”Non giri una pagina da un quarto d’ora, hai la bocca aperta e nonostante i tuoi sforzi si vede benissimo il bozzo nel costume!”
Rossella ha abbassato la rivista che sta leggendo e mi lancia uno sguardo ironico.
“Ti conosco troppo bene, ti sei perso a lumare la morettina!”
“Beh, in effetti è un gran bel vedere, non trovi?”
”Già, gran fisico, sembra una gazzella, gambe lunghe, culetto sodo e due tettine magnifiche”
Pensavo che gli occhiali da sole e la visiera calata bastassero a camuffarmi, proprio davanti al nostro ombrellone si è piazzata una topolina da urlo: sui 23/25 anni, alta,snella lunghi capelli castano chiaro, ma soprattutto un culetto da urlo. Indossa un casto bikini colorato che esalta le sue forme. Se ne sta sdraiata tutta sola con le cuffiette dell’ I-Pod in testa.
Da quando è arrivata in spiaggia è cominciata una processione di maschietti che non nascondono un’ aperta ammirazione per quelle forme sinuose.
“Lasciamela almeno guardare, è un tale spettacolo…”
“Guardala pure, su questa son d’accordo, è talmente carina…ma tira dentro la lingua che sei ridicolo! Ricorda che ha la metà dei tuoi anni e potrebbe essere tua figlia”
“Potrebbe, ma non lo è! E’ sicuramente maggiorenne e legalmente scopabile,no? E poi mi ricorda un po’ te quando ci siamo conosciuti”
“Sì, magari, ormai sono una vecchia babbiona!”
“Sai benissimo che come me lo fai tirare tu….”
Mia moglie Rossella ha ormai 50 anni ma non li dimostra. Certo né il culo né le cosce son più quelle di una volta, ma ancora il suo perché.
Ci tiene alla linea, si trucca e si veste con molta classe ed eleganza, oltre ad avere un gran portamento naturale.
Superata la crisi dopo le passate vacanze (vedi:http://xhamster.com/user/Bassotto8/posts/172004.html ) siamo ancora più legati e complici di prima.
Il tradimento reciproco ha rischiato di far fallire la nostra unione, ma dopo lunghe discussioni, litigate ed un bel po’ di pianti abbiamo deciso non solo di lasciarci tutto alle spalle ma anche di non nasconderci più nulla, tanto meno voglie, necessità e soprattutto fantasie. La nostra vita è totalmente cambiata e ora ci piace commentare apertamente il fisico di chi ci sta davanti senza remore o finte gelosie.
“Io magari te lo faccio tirare, ma sta gazzella te lo sta facendo esplodere nel costume! Ti tirò che non hai torto, perché quella ragazza ha un non so cosa che attizza pure me!”
“Ma che sei diventata pure lesbica?” “Macché, è talmente bella e sensuale che un pensierino me lo farei!”
Tornati in spiaggia dopo il pranzo mi sono come al solito appisolato; sto giusto sognando la cipollina quando la voce di Rossella mi sveglia:
“Ehi dormiglione, sveglia che ti presento un’amica.”
Socchiudo un solo occhio e mi ritrovo proprio all’altezza del viso un triangolo di stoffa che mette in risalto le pieghe della passera e sotto il quale riesco a percepire un triangolino di peli.
Faccio scorrere lentamente il mio sguardo sul quel corpo sodo ed abbronzato fino a raggiungere il viso e scopro che si tratta proprio della bambola di stamattina.
“Lei è Giulia, gli amici la chiamano Joli”
Ammutolito dalla sua bellezza servita su un piatto d’ argento riesco a malapena a farfugliare
“Ehm, ciao Giulia, cioè Joli”
Mi rendo conto che sto facendo la figura del pirla, ma non riesco a coordinare una frase.
Rossella mi fa un sorriso ironico e con un cenno del capo indica il mio costume ancora una volta gonfio in modo imbarazzante.
“Rilassati un po’, noi ci facciamo un bagnetto!”
Le guardo mentre vanno verso l’ acqua e la mia erezione aumenta.
In camera Rossella mi racconta un po’ di Joli: è qui con il suo ragazzo, un maniaco del fisico appassionato di subacquea, lei soffre di mal di barca e non lo segue, preferendo restare in spiaggia al sole.
“Oltre ad essere una splendida ragazza è anche matura ed è molto piacevole chiacchierare con lei, mi ci trovo benissimo!”
“A dir la verità mi ci troverei bene anch’io, meglio se sdraiati sul letto!”
“Ma va là, non sei neanche riuscito a spiccicare due parole davanti a lei!”
“Per forza, è una tal fighetta che farei di tutto per scoparmela, pagherei persino!”
“Posso provare a chiederle se le va di portarsi a letto un vecchietto come te, magari mi faccio fare un preventivo…però poi mi racconti tutto!”
“Meglio ancora, ti lascio ass****re…”
“Meglio di no, metti che mi vien voglia”
“Per me non ci sarebbe alcun problema, anzi”
“Dai scemo, andiamo a cena che è meglio”
Al buffet me la ritrovo davanti, è semplicemente incantevole con i capelli raccolti in una morbida coda di cavallo ed un semplicissimo vestito di cotone che indossato da qualsiasi altra ragazza sembrerebbe uno straccetto ma che su di lei fa un effetto a dir poco entusiasmante.
Sta guardando indecisa la varietà di cibo offerta, il dito appoggiato alle labbra come se stesse prendendo chissà quale decisione.
Potrei perdere la testa per una così.
Sento Rossella che le dice
“Sarai mica a dieta? Col fisico che ti ritrovi potresti mangiare due piatti di tutto!”
Joli arrossisce
“Ma dai Ross , piantala è tutto il giorno che mi fai complimenti, mi metti in imbarazzo!”
Poco dopo arrivano al nostro tavolo in tre e Joli mi presenta il suo ragazzo, ha pochi anni più di lei, molto americano, molti denti bianchi ed un fisico ben modellato dalla palestra.
Mi racconta con grande entusiasmo di tutti gli sport che pratica, bici, surf, sub, calcetto, sci.
Che palle! Però almeno ho la possibilità di sedere accanto alla sua ragazza ed inebriarmi del suo profumo.
Dopo cena propongo di trasferirci al bar, ma lui rifiuta perché il giorno dopo si deve alzare presto per la solita escursione in barca, ma dice alla ragazza di fermarsi pure con noi
“Tanto di Rossella mi posso fidare, no?”
Passiamo una bella serata a parlare del più e del meno e verso mezzanotte accompagniamo Joli al suo bungalow. Ci saluta entrambi con una bacio sulle guance.
In camera parliamo della serata e mentre Rossella si spalma la crema sulle sue tette ancora sode mi viene duro.
“Ehi, a cosa dobbiamo questa bella erezione, a me o alla tua nuova innamorata?”
“A dire la verità metà e metà, guardo te e vedo lei”
“Complimenti per la sincerità! Vieni qui”
Si sdraia sul letto, le gambe un po’ aperte e sollevate,
“Ho voglia di fare l’amore”
Mi sdraio sopra di lei e le sfioro la passera con la punta del mio pisello, trovandola pronta e bagnata. Lo infilo fino in fondo con un solo colpo deciso.
“Da quanto sento non sono l’unico arrapato in famiglia”
Non risponde ma solleva il bacino sollecitando il mio movimento. Viene quasi subito ma non ha intenzione di fermarsi, mi fa mettere di schiena e sale sopra di me cavalcandomi con forza mentre la sua mano corre ad accarezzarsi il clitoride. Viene ancora e si accascia sul mio petto
“Che goduta!”
Si rilassa per un paio di minuti poi all’ improvviso si allunga a spegnere la luce senza sfilare il mio pisello.
“Che fai? Lo sai che mi piace guardarti mentre ti scopo”
“Hai detto che l’avevi duro metà per me e metà per Joli, la prima metà della scopata era mia di diritto, adesso al buio puoi fingere di essere con lei”
“E tu con chi lo farai? Col solito Clooney o col ragazzo di Joli?”
Esita un attimo e poi con voce bassa e roca mi sussurra
“…e perché non potrei essere anche io con lei?”
Non solo cosa mi ha detto, ma il “come” me l’ha detto mi fa impazzire. La metto a quattro zampe e la pompo con forza da dietro.
“Dimmi, com’è la tua ragazzina, è calda dentro? Ti sta facendo godere?”
“Sto godendo come un pazzo, è calda e stretta e muove il culo che è un piacere! E a te piace?”
“Da morire, mi ha messo due dita dentro e mi sta facendo venire”
Sono talmente eccitato al pensiero che entro un minuto e scarico dentro Rossella tutto il mio godimento.
“Wow, che scopata! Davvero pensavi di lesbicare?”
“Perché dovrei mentirti? E’ tutto il giorno che stiamo vicine ed ho potuto apprezzare la sua sensualità. Mi piacerebbe davvero fosse lei la mia prima donna, ma è troppo innamorata e credo resterà un bel sogno per entrambi”
“Peccato!”
Ci addormentiamo felici ed appagati.
Passiamo tutto il giorno assieme a Joli in spiaggia. Rotto il ghiaccio anche con me si rivela una ragazza davvero carina e simpatica.
E’ ormai il tramonto quando torna il suo ragazzo che cena con noi e fila subito a letto lasciandoci ancora una volta soli. Dopo un paio di birre Joli propone di andare a ballare.
“Odio ballare, andate pure voi sole, basta che facciate le brave!”
Verso le due Rossella si infila nel letto, mi si struscia contro ed allunga una mano tra le mie gambe facendomelo venir duro.
La giro su un fianco e aderisco a lei da dietro, spingendo il mio pisello tra le sue gambe. Ancora una volta la trovo pronta, calda e bagnata.
“Ehi, c’è un laghetto qua sotto! Cosa ti ha eccitato? Qualche bel maschietto? Hai fatto la brava?”
“In effetti ci hanno subito circondato un sacco di ragazzi e non la finivano più di fare gli scemi, ma abbiamo fatto le brave tutte e due e non l’abbiamo data a nessuno”
La mattina trovo Rossella già sveglia, strano è una dormigliona.
“Che c’è?”
“Ti devo dire una cosa….”
Ecco, adesso mi confessa che si è fatta trombare da un altro.
“Beh, ieri sera le cose sono andate un po’ diversamente da quanto ti ho detto, ad un certo punto della serata ci siamo rotte di tutti quei ragazzi che non ci lasciavano in pace e siamo andate a fare un giro sulla spiaggia. Ci siamo messe vicino al magazzino del bagnino e siamo rimaste lì un po’ a parlare fino a che Joli ha proposto di fare un bagno. Le ho chiesto se fosse pazza e poi non avevo il costume, ma lei si è messa a ridere e in un attimo si è spogliata e buttata in mare. L’ho seguita e dopo una nuotata ci siamo stese sul bagnasciuga. Mi ha raccontato di lei e mi ha confessato di apprezzare molto la mia amicizia. Ad un certo punto mi ha preso la mano….”
Immaginando la scena il mio pisello ha cominciato a pulsare. Ho portato la mano di Rossella sul mio uccello e lei ha cominciato a farla scorrere pian piano su e giù .
“Vai avanti”
“Nulla, ero troppo imbarazzata dalla situazione e mi sono alzata dicendole di avere freddo.
Mi ha sorriso dolcemente e mi ha asciugato con il suo vestito. ‘’ Hai ancora freddo, vero? Hai i brividi e i capezzoli stanno per bucarti il vestito” Mi ha abbracciato forte facendo scorrere le mani sulla mia schiena per scaldarmi. Poi mi ha preso il viso tra le mani, mi ha guardata negli occhi e mia ha dato un bacio sulla bocca”
”Con la lingua?”
“E’ stata una cosa di un attimo, ha passato la lingua sulle mie labbra e poi si è tirata indietro. Senza dire più nulla siamo tornate in camera e sulla soglia mi ha dato un bacetto sulla guancia come nulla fosse successo…”
“Ti è piaciuto?”
“Molto, ma mi ha anche turbata, sconvolta, scombussolata,imbarazzata…non lo so spiegare”
”Però era per quello che sei tornata in camera così arrapata”
“Credo proprio di sì”
“Saresti disposta ad andare oltre con lei”
“Francamente non lo so, forse, non lo so, sì, no….boh”
“L’altra notte però hai detto che te la saresti fatta, no?”
“Un conto sono le fantasie mentre si scopa, un conto è la realtà….”
“Da parte mia nessun problema, ne abbiamo già parlato più volte, basta che tu non faccia nulla di nascosto. Il fatto che sia una ragazza…devo ammettere che mi intriga parecchio, mi darebbe più fastidio se fosse un maschietto!”
Lei non dice più nulla, ma solo l’idea di saperla tra le braccia di Joli mi fa impazzire e vengo come una fontana.
La giornata passa come nulla fosse successo, Rossella e Joli stanno tutto il giorno insieme come vecchie amiche, ma nulla nel loro comportamento fa pensare a ciò che è successo ieri notte tra loro.
Poco dopo pranzo Rossella si avvicina:
“Joli non si sente bene, deve essere stato il pesce a pranzo, l’ accompagno in camera”
Dopo un paio d’ore non vedendole tornare comincio a preoccuparmi e vado a cercarle.
Le tende tirate del nostro bungalow mi fanno pensare che Joli stia davvero male, entro quindi in silenzio.
Non ho parole per descrivere quello che mi si para davanti gli occhi: Rossella e Joli sono sdraiate sul letto, una accanto all’altra, entrambe nude.
Mia moglie è sdraiata sulla schiena e mostra la sua patatina che ben conosco, l’ amica è sul fianco e mi volta la schiena, così che posso ammirare il suo sederino delizioso.
La penombra rende la situazione emozionante: così diverse ma così simili nella loro bellezza, Le forme piene di mia e il fisico sodo di Joli si completano al punto di commuovermi.
Una visione sublime che mi lascia semplicemente estasiato.
Riesco a ritrovare un po’ di padronanza di me stesso solo dopo alcuni minuti di silente ammirazione e solo ora noto sparsi a terra i loro vestiti, Rossella è talmente ordinata che non lo farebbe mai.
Questo mi da’ l’ idea che se ne sia liberata in fretta e la consapevolezza che hanno sicuramente fatto sesso mi eccita da morire.
Vado in bagno e guardandole dalla porta socchiusa non posso che masturbarmi ma nonostante l’ eccitazione alle stelle non riesco a venire: sono talmente sensuali nella loro purezza che mi sembra di profanare il momento con una volgare sega.
Lascio la stanza, in punta di piedi.
Torno all’ ora di cena, Rossella è già vestita e non mi guarda.
“Ciao, come sta Joli, si è ripresa?”
“Sì, sì, tutto a posto”
Anche stasera ceniamo tutti e quattro insieme, le guardo di sottecchi cercando di scorgere nei loro sguardi un segno di quel che hanno combinato nel pomeriggio…nulla, sono solo più silenziose del solito, le pizzico però a scambiarsi occhiate quando pensano di non essere viste da noi maschietti.
Lui come al solito non si accorge di nulla, preso come è a raccontarci dell’ennesima avventura sott’ acqua.
So di essere stronzo ma non riesco più a trattenermi:
“Joli, ti ha morso una zanzara? Hai un bel segno rosso sul collo”
Entrambe arrossiscono di brutto e si guardano terrorizzate.
“Boh, forse sì, mi pizzica un pochino”
La cena scorre veloce e quando lui si alza per andare a dormire lo seguo anche io, pensando di lasciare le ragazze sole.
“No, vengo anch’io con te”
In camera gira per la stanza sistemando prima i vestiti, poi le creme, apre e chiude gli armadi.
“Che ti succede? Stai girando a vuoto da mezz’ora!”
Non mi risponde.
“Vieni sul letto accanto a me”
Finalmente si sdraia accanto a me e si fa abbracciare stretta stretta.
“Tienimi così per un po’ senza dire nulla”
Le accarezzo i capelli, so che questo la tranquillizza.
“Ti devo confessare una cosa….”
“Un’ altra??”
“Taci, scemo. Già non so come dirtelo, se poi fai anche lo spiritoso….Oggi ho fatto l’amore con Joli”
”Fatto l’amore o scopato?”
“Fatto l’ amore….”
“Urca, racconta”
Esita un attimo, poi prende fiato e comincia.
“Non è vero che stava male, abbiamo cercato di parlare tutto il giorno di quello che è successo ieri sera, ma tu eri sempre attorno e non volevamo farci sentire così lei ha proposto di andare in camera per stare più tranquille. Si è seduta sul letto ed è rimasta lì con la testa bassa senza parlare per un po’ finché non le ho chiesto cosa non andasse.
Ha iniziato a parlare come un fiume in piena, accalorata mi ha detto quanto le dispiacesse l’ avermi baciata, che non era da lei, che non aveva mai fatto né pensato di fare una cosa del genere, che si vergognava e che si sentiva in imbarazzo. Ma mi anche detto che quando è tornata in camera si è masturbata al solo ricordo di quel lieve contatto ed anche che con il suo ragazzo non scopa da mesi perché lui è sempre stanco dopo la palestra e che sospetta che prenda anche qualcosa per gonfiarsi i muscoli… Non hai idea di quanta tenerezza mi ha fatto, così le ho messo un braccio attorno al collo e l’ ho abbracciata forte.
Non so chi ha voltato prima la testa, ma ad un certo punto le nostre bocche si sono trovate sempre più vicine ed abbiamo iniziato a baciarci.
Senza staccarci ci siamo distese sul letto continuando a succhiare le nostre labbra e leccare i nostri denti.
Poi lei mi ha morso il labbro ansimando forte e in quel momento sono venuta assieme a lei. Pazzesco, non pensavo si potesse avere un orgasmo solo con dei baci.
Lei mi ha sorriso teneramente, poi mi ha tolto il costume ed ha cominciato ad accarezzarmi ovunque, dalla testa ai piedi, piano piano senza alcuna bramosia, faceva semplicemente scorrere le sue mani lungo il mio corpo, sfiorandomi appena il seno ma senza neppure avvicinarsi alla mia patatina. Poi assieme alle mani ha preso ad usare le labbra, coprendo ogni centimetro del mio corpo.
L’ ho spogliata anche io e le ho reso carezza su carezza, bacio su bacio.
Mentre lo facevo mi stupivo di come il corpo fosse così diverso da quello di un uomo.
La pelle così morbida e liscia, senza un pelo, la sua carne soda eppure così cedevole al tocco… ed il profumo, un naturale profumo delicato che le usciva dai pori.
Siamo rimaste a toccarci per un sacco di tempo poi ho capito di non riuscire più a res****re.
Mi sentivo gonfia dentro, mi sembrava che tutta la mia passerina volesse esplodere verso l’ esterno, non so spiegarti mi sembrava di avere dentro un palloncino sempre più gonfio di aria che mi dilatava tutta. Non ce la facevo più così ho preso la mano di Joli e l’ ho messa in mezzo alle mie gambe. Sono venuta immediatamente e finalmente ho capito cosa intendono per orgasmo esplosivo.
Mi sono sentita contrarre tutta dentro, quasi dei crampi, le dita dei piedi mi si sono arcuate dolorosamente, le gambe hanno cominciato a tremarmi e poi un senso di svuotamento come se stessi partorendo. Ho gridato, anzi sentivo da lontano la mia voce gridare mentre le spinte si susseguivano ad ondate incessanti.
Mi sono ripresa, ma solo un poco e mi sono accorta che stavo piangendo mentre Joli accarezzava e asciugava a baci le mie lacrime.
Ho goduto talmente tanto per un momento ho creduto di morire.
Quando mi ha vista tranquilla Joli mi ha toccato ancora tra le gambe, prima a sfiorato i contorni dei peli, poi ha appoggiato tutto il palmo della mano sul mio monte di venere.
Ha appoggiato lievemente un polpastrello in mezzo alle mie labbra muovendolo su e giù lentamente con movimenti sempre più ampi. E’ bastato che mi sfiorasse la clitoride per farmi venire ancora una volta. Ha infilato un dito dentro di me ma l’ ho fermata: volevo ricambiarle il favore, ma soprattutto portare anche lei al mio livello di estasi continua.
Sai, scopare con un uomo è diverso, il cazzo ti da sensazioni fantastiche, ma è una parabola: godi sempre di più fino a quando hai un orgasmo e poi pian piano scema il piacere fino a lasciarti una tranquilla spossatezza.
Con lei no, dopo l’ esplosione dell’orgasmo il piacere scema un poco, ma resti in bilico e capisci che basta un attimo per averne subito un altro ed un altro ancora.
L’ ho fatta stendere ed ho contemplato il suo fisico perfetto, assaporando ogni centimetro della sua pelle, mi ha detto che sentiva fisicamente scorrere i miei occhi su di lei.
La sua passerina mi attirava troppo, per cui ho affondato il mio viso tra le sue cosce, ho ispirato a fondo nutrendomi del suo profumo.
Ho cominciato a passare la mia lingua su è giù su tutto il solco sempre più dischiuso e sempre più bagnato. Dio mio, sapessi che dolci i suoi succhi! Ha cominciato a gemere e a roteare i fianchi, poi mi ha spinto sempre più a fondo. Ho infilato in lei la lingua più possibile fino a che ho sentito la sua passera contrarsi più volte.
Senza lasciare che si riprendesse ho sfiorato la sua clitoride e poi l’ ho leccata con forza sempre maggiore. Il bottoncino sembrava esplodere quando l’ho preso delicatamente tra le labbra succhiandolo piano come fosse un capezzolo.
Dopo siamo rimaste abbracciate accarezzandoci teneramente fino a che ci siamo addormentate.
Joli si è svegliata per prima accorgendosi dell’ora tarda e che potevi ritornare da un momento all’ altro. Si è rivestita in fretta ed è scappata via ma solo dopo avermi dato un bacio… che ne pensi?”
“Penso che è magnifico sentirti raccontare queste cose così eccitanti in un modo talmente tenero.
Mi fa venir voglia di ass****re, anche senza partecipare, solo per condividere almeno in parte con voi dei momenti così belli. Però, visto che ormai ti conosco, capisco che c’è dell’altro, cosa non mi hai detto?”
“Non ti ho detto che quando è uscita mi ha sussurrato “Ti amo” e che questo mi ha sconvolto”
“Comprensibile, è giovane e per la prima volta nella vita ha provato un’ emozione fortissima, normale che fosse sottosopra…”
“Già, però non è normale che alla mia età non riesca a non pensare a lei e che mi manchi così tanto dopo solo poche ore….forse mi sono presa anch’io una bella cotta”
(to be continued…)










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Posted by Bassotto8 1 year ago  |  Categories: First Time, Lesbian Sex, Mature  |  Views: 1750  |  
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Un Capodanno Indimenticabile Con Mia Cugina Sara!

Stavo giocando con il fuoco. Poteva svegliarsi in un momento qualunque. Ma fu piú forte di me. Vederla su quel letto, in tutto il suo splendore, decisi comunque di toccare le tette di mia cugina assumendomi tutti i rischi. Aiutato da qualche bicchiere di vino in piú a tavola, iniziai a palpeggiarla. Nonostante la sua leggera maglietta ed il reggiseno, non potevo non percepire che lí sotto, mia cugina Sara, aveva due grandi meloni. I suoi seni riempivano completamente le mie mani. Erano belle sode per la loro grandezza, ma allo stesso tempo morbide. Toccarle era un piacere. Sentivo il mio pisello crescere negli slip. Se si fosse svegliata, trovare una scusa per quello che stavo facendo, sarebbe stata dura. Ma erano anni che cercavo di scoparmi mia cugina, anzi, le mie due cugine. Sara aveva una sorella, Rita. La prima volta che mi avvicinai al fisico di loro due, anzi, alla loro fica, fu quando ancora frequentavo le superiori. Era un pomeriggio che andai a trovarle a casa loro e per passare il tempo, decisi di fare uno strano gioco, dove a turno dovevamo toccare le parti intime dell'altra. In altre parole, una masturbazione reciproca. Ma questa storia forse qualcuno di voi l'ha giá letta. Per chi non l'avesse fatto o per chi semplicemente volesse rileggerla, vi rimando ad un mio racconto del passato dal titolo: "Le Mie Prime Masturbazioni". Ma torniamo a quella sera, anzi, partiamo proprio dall'inizio, prima che entrassi nella stanza per toccare il toccabile di quel gran pezzo di fica di mia cugina.
Era la sera di un Capodanno recente, quest'anno, l'anno prima ancora, non importa il tempo. La certezza é che eravamo giá belli che adulti. Sopra gli "enta" e molto vicini agli "anta"! Come quasi tutti gli anni, a rotazione, trascorrevamo i pranzi e le cene delle festivitá in famiglia, a casa. Quell'anno andammo tutti, compresa mia cugina Sara, la sorella ed i genitori, per il cenone del 31 Dicembre, da mia nonna. Come sempre passammo la serata a tavola, tra primi, secondi, contorni e bevende a non finire. Per poi trascorrere il tempo, in attesa della mezzanotte del nuovo anno, tra tombole, carte e bevende alcoliche varie. La serata passó velocemente e verso le tre di notte, uno alla volta, iniziammo a prendere la direzione delle nostre rispettive abitazioni. La famiglia di mia cugina, che arrivava dalla Puglia, rimase a dormire a casa di mia nonna. Mentre Sara e Rita, dato che i posti letto erano finiti, vennero rispettivamente a casa mia e di mio fratello.
Durante il tragitto in auto, notai che Sara era letteralmente distrutta, ma notai anche che aveva due gambe lunghissime ed abbronzate, tipiche delle ragazze del Sud. Anche il suo seno era bello prosperoso, la cintura di sicurezza della mia auto evidenziava le sue grandi forme, passando in mezzo allo spacco delle sue tette, divideva "in due" il seno sinistro da quello destro. Bisognava essere onesti, mia cugina era una gran topa, solo guardandola, sentivo il pisello crescere tra le mie gambe. Ne avrá svuotate di palle, pensai. Mentre fantasticavo con la mente, Sara prese dalla sua borsa delle aspirine per il mal di testa. Durante la serata non aveva fatto altro che mangiare e bere senza freni, cosa che gli causó un fortissimo mal di testa ed una stanchezza senza limiti. Finalmente eravamo arrivati a casa e dato che mia cugina era in uno stato pietoso, cercai di dargli una mano per raggiungere la stanza degli ospiti. Non cercó nemmeno di cambiarsi, di indossare qualcosa per la notte, si buttó sul letto non appena varcammo la soglia di casa mia. Io non stavo tanto meglio, ma trovai comunque la forza di preparare una camomilla per lei e nel frattempo di farmi una doccia. Finalmente rinfres**to e con il bicchiere in mano, andai nella stanza dove si era sdraiata Sara. Entrai piano e cercai di chiamarla con una voce soft:
- "Sara... Sara..... ti ho portato una camomilla calda!"
Ma lei sembrava non sentirmi.
- "Sara... Sara... cerca di berne un pó" Continuai a sussurrarle, mentre con una mano gli toccai una spalla nel tentativo di svegliarla.
Niente. Era completamente andata. Era in un sonno profondo. Il mix aspirina piú alcolici non era stata una buona idea. Per qualche secondo pensai che stesse poco bene, ma vedendo il suo petto fare su e giú, mi tranquillizzai. Se non altro respirava. Tornai in cucina, rovesciai la camomilla nel lavandino e spensi tutte le luci. Mentre prendevo la direzione della mia stanza da letto, mi fermai ancora qualche secondo davanti alla porta dove dormiva mia cugina. "Che gambe. Che tette. Che fica. Me la scoperei anche cosí, nel sonno!" Pensai osservandola. Rimasi qualche secondo sulla soglia, ad ammirare le sue lunghe gambe, cercando uno spiraglio tra le sue cosce per intravedere il suo posto piú intimo. Alla fine feci l'impensabile, entrai dentro la camera con intenzioni che definirei non proprio da cavaliere. Inizialmente la osservai solamente, poi cercai di toccarla. Stavo giocando con il fuoco. Poteva svegliarsi in un momento qualunque. Ma fu piú forte di me. Vederla su quel letto, in tutto il suo splendore, decisi comunque di toccare le tette di Sara assumendomi tutti i rischi. Aiutato da qualche bicchiere di vino in piú a tavola, iniziai a palpeggiarla. Giá carico dal tragitto in auto, il mio pisello inizió ad indurirsi quasi subito. Per fortuna gli slip lo tenevano a bada, in gabbia. Iniziai a palpeggiarla, Sara era davvero gonfia. Che misura di reggiseno portava? Una terza? Una quarta? Non lo so. Ma le mie mie mani erano piene delle sue tette. Poi ne feci scivolare delicatamente una verso il basso, direzione fica. Infilai la mano dentro/sotto la gonna e sempre molto lentamente, mi feci strada tra le sue mutandine. Ero eccitato ed allo stesso tempo sentivo l'adrenalina/paura nel mio corpo. Giunto alla sua fica, rimasi fermo ad assaporare quel soffice posto. Sara apparteneva alla categoria di quelle che tenevano la topa al naturale, pelosa! Il cazzo mi stava esplodendo. Non mi stavo masturbando, ma toccando mia cugina, era come se lo stessi facendo. Sentivo il mio uccello pulsare. Continuai a "massaggiare" la fica di mia cugina, ma senza forzare la mano, se avessi provato ad infilargli un dito dentro, per quanto fosse in un sonno profondo, un ditalino sarebbe stato rischioso. Poi sfilai la mano dalle sue mutandine e decisi di abbassarmi i pantaloni del pigiama. Volevo farmi una sega su di lei, o meglio, volevo masturbarmi con una mano, mentre con l'altra avrei continuato a toccarla. Non appena avessi sentito la sborra salire lungo il mio cazzo, mi sarei fermato ed avrei preso la direzione del bagno per svuotarmi le palle. Stavo davvero rischiando alla grande, ma se si fosse svegliata, gli avrei rifilato la scusa che volevo "rivivere" il vecchio gioco che facevamo da adolescenti. Ormai a cazzo dritto e di fronte a lei, inizia a farmi una sega. Mentre con l'altra mano gli toccai le tette, ma stavolta passando da sotto la maglietta. Ora le sentivo dal vivo, in tutta la loro morbidezza e consistenza. Porca miseria che bombe! Il mio cazzo stava per eruttare, sentivo lo sperma salire lungo l'asta. Allora tolsi la mano dalle tette di mia cugina, dovevo immediatamente correre in bagno prima di sporcare tutto con il mio sperma. Ma prima volevo che mia cugina "toccasse" il mio pisello. Afferrai la sua mano "morta" e la guidai lungo il mio cazzo. Che stupenda sensazione, quella sua mano cosí fredda! Ma non appena la misi sul mio uccello, quel semplice tocco cosí leggero, mi provocó un immeddiata sborrata che non fui in grado di controllare. Una lunga schizzata partí verso Sara, finendo sulle sue gambe. In una frazione di secondo mollai la sua mano, cercavo un modo per fermare quelle sborrate, prima di innaffiare completamente mia cugina con una pioggia di sperma! Afferrai con entrambe le mani il mio cazzo dritto che eruttava e velocemente portai la pelle dello stesso sopra la mia cappella, per cercare di "chiudere" il buco che sputava sperma. Ce l'avevo fatta. Ma comunque, in quel brevissimo lasso di tempo, una seconda schizzata era partita verso mia cugina. Di nuovo sulle sue gambe. Ora si riusciva ad intravedere nella penombra una colata di sborra che scendeva lungo l'interno della sua coscia. Che macello! Accadde tutto in pochi nano secondi. Intanto mi allontanai da lei, con il mio cazzo che continuava a sborrare e stringendo con forza la pelle che avevo "riportato" sopra la mia cappella. Ora lo sperma si stava accumulando in una "bolla". Arrivai in pochissimi secondi al bagno, alzai la tazza del water, mollai la presa del mio pisello e lasciai che una "palla" di sborra finisse dentro di essa. Che liberazione! Ora il mio pisello "esalava" le ultime schizzate dentro quella tazza del cesso. Infine, dopo essermi svuotato le palle e lavato il mio uccello, era ora di ripulire tutto quel casino. Tornai nella stanza di Sara con un tovagliolo di carta, cercai di togliere alla meglio la sborra che io stesso le avevo schizzato sulle cosce ed infine andai anch'io a dormire.
Il giorno dopo mi alzai molto tardi, ma ricordavo alla perfezione quello che accadde la sera prima. E tra una reazione spontanea mattutina di noi appartenenti al sesso maschile, ed il pensiero di mia cugina nell'altra stanza, guardandomi tra le gambe, notai il mio cazzo in una evidente erezione! Andai in cucina a preparare il caffé e dopo pochi minuti ero di fronte alla camere di Sara portando con me un bicchiere di latte macchiato.
- "Sara... Sara, sei sveglia? Ti ho portato la colazione!" Dissi sussurrando.
- "Si... Si, entra pure Chase!" Rispose.
Aprendo la porta, con le prime luci del giorno che entravano nella stanza, notai che mia cugina non era come l'avevo lasciata la sera prima, cioé vestita! Ora era coperta, se cosí si puó dire, da uno slip microscopico ed un reggiseno altrettanto piccolo per quelle forme cosí abbondanti!
-"Se.... Se vuoi torno dopo, appena ti rivesti" Dissi con un finto imbarazzo.
- "Andiamo, non fare il finto timido. Mi hai visto piú di una volta in costume, cosí non é poi tanto diverso. Non potevo dormire con i vestiti, cosí... e poi dopo ieri sera....." Rispose Sara non terminando la frase.
Entrai nella stanza e vederla in biancheria intima, non era come lei sosteneva. Era piú eccitante che osservarla in costume. Intanto il mio pisello non ne voleva sapere di afflosciarsi, ma d'atronde, con quello spettacolo, la vedevo difficile! Mi misi seduto vicino a lei e gli diedi il bicchiere con il latte.
- "Sei sempre in splendida forma Sara. Ma..... ma che intendevi dire con: e poi dopo ieri sera?" Cercai di indagare.
- "Forza Chase! Credi davvero che non mi sia accorta di niente ieri? Ero si stanca e forse un pó brilla, ma non cosí tanto da non accorgermi che ti stavi masturbando su di me!" Rispose lei sorridendo. E mentre diceva quelle parole, poggió il bicchiere sul comodino alla sua destra e poi fece scivolare la mano sui mie pantaloni. Lentamente salí verso l'alto fino ad afferrare il mio cazzo duro con tutto il pigiama.
- "Non mi dirai che questo bel pisello dritto é solo frutto di una erezione mattutina? Continuó lei.
- "Sara... io, veramente..."
Non mi fece finire di parlare, con la mano sinistra mi chiuse delicatamente la bocca e con la destra molló la presa del mio uccello, per cercare di liberarlo dalla morsa dei miei slip che lo tenevano prigioniero. Tiró indietro l'elastico dei pantalancini, poi quello dello slip ed il mio cazzo spuntó fuori come una molla. Dritto e duro come un palo di ferro. Sara lo accarezzó dolcemente, poi lo prese interamente in mano ed inizió a farmi una sega. Mentre mi masturbava, mi guardava dritta negli occhi, come per dire "lo só che ti piace da morire cugino mio"! Ed era cosí. Giá dopo sette, otto movimenti della sua mano lungo l'asta del mio pisello, sentivo la sborra "fermentare" dentro le mie palle.
Allora mi piego verso di lei, decido di prendere tra le mie mani la testa di Sara, l'avvicino alla mia, ed inizio a baciarla. Con la lingua esploro ogni angolo della sua bocca, mentre la sua mano non molla la presa del mio uccello. Quindi mi alzo, sfilo il mio pisello dalla sua morsa ed invito anche lei ad alzarsi. Siamo in piedi, uno di fronte all'altro. Ci baciamo ancora, mentre il mio cazzo in perenne erezione, trova spazio tra le sue gambe, strusciando sotto i suoi slip. Sara lo sente e mentre continua a baciarmi, stringe leggermente le sue cosce ed inizia leggermente a muoverle. Cerca di farmi una sega con le sue gambe. Poi prende lei la situazione in mano, anzi...in bocca! Si abbassa, cerca di inginocchiarsi e mentre lo fa, le sue mani scivolano sui miei fianchi abbassandomi i pantaloni del pigiama. Adesso sono mezzo nudo ed il suo viso é di fronte al mio pisello. Afferra con entrambe le mani il mio culo ed avvicina la sua bocca al mio pisello. Glielo metto tutto dentro, sento la sua lingua muoversi sotto la mia cappella. Diversi spasmi del mio uccello mi fanno capire che lo sperma inizia a salire lungo l'asta del mio cazzo. Gli prendo la testa e sfilo il mio cazzo dalle sue labbra. Non era il momento di sborrare, volevo, dovevo venire dentro la sua fica. Riempirla di sperma fino a farla esplodere. Lei si mette di nuovo in piedi ed intanto mi sfila anche la magliettina. Ora sono completamenete nudo! É il momento che lo sia anche lei! Parto dal basso, inginocchiandomi gli sfilo le mutandine. Rimango qualche secondo ad ammirare quel bosco nero, quel posto oscuro che Sara ha in mezzo alle gambe! Mi ha sempre fatto impazzire la topa pelosa. Metto la testa in mezzo alla sua fica, respiro lentamente immerso in quell'esagerazione di peli neri. Strofino la punta del naso in cerca delle sua grandi labbra. Sento la sua pelle, sento la sua pelle "viva", umida. bagnata! Ci sono. Lo muovo in mezzo allo spacco della sua fica. Con le mani afferro il suo bel sederino e cerco di spingermi ancora piú dentro. Qualche suono esce dalla bocca di mia cugina, forse ha un principio di orgasmo. Continuo a muovermi in cerca del suo buchetto. Quel gioco, quella piccola masturbazione, doveva piacergli. Assaporato la sua fica, mi metto di nuovo in piedi. La bacio e contemporaneamente gli slaccio il reggiseno. Ora anche lei é completamente nuda! Finalmente posso ammirare in tutto loro splendore quelle enormi tette di Sara. Le afferro dal basso sollevandole, mi attacco con le labbra ai suoi enormi capezzoli come farebbe un bambino piccolo in cerca del suo latte. Le succhio, le mordo, le stringo tra le mie mani. Poi mi stacco, osservo le sue grandi areole per qualche secondo e torno a baciarla sulla bocca. Adesso é mia cugina a condurre il gioco. Si distacca da me di qualche centimetro, mi mette una mano sul petto e delicatamente, ma decisa, mi spinge sul letto. Sdraiato ed a cazzo dritto, vedo Sara raggiungermi. Come un equilibrista, rimane in piedi sopra di me. La osservo dal basso verso l'alto, cosí sembra piú alta quanto giá non fosse. Mentre il mio sguardo si concentra sulla sua fica ed ansioso di mettere il mio cazzo lá dentro, mia cugina inizia a giocare con il mio pisello. Poggia la pianta del suo piede sulle mie palle ed inizia a schiacciarle, a muoverle, a "stirarle" verso il basso. Sento il mio cazzo gonfiarsi sempre di piú e sento anche la sborra cercare una via d'uscita. Sara continua a masturbarmi con i suoi piedi, fino a quando, facendo scivolare il suo pollice lungo tutta l'asta, vede le prime gocce di sperma uscire dalla punta della mia cappella. Allora smette. E mentre si abbassa, mentre avvicina la sua fica al mio cazzo, io allungo le mie mani verso le sue tette. Lentamente si inginocchia. É vicina al mio pisello. Ci siamo. Sara si siede sul mio uccello. Glielo infilo tutto dentro, fino all'ultimo centimetro. Mollo la presa dei suoi enormi seni e posiziono le mie mani lungo il suo fondo schiena. Spingo fino in fondo il mio cazzo. Mi cugina poggia le mani sul letto, poco dietro le sue spalle e spinge anche lei la sua fica verso mio uccello. Si muove sopra di me senza fermarsi. Sento che stó pervenire, percepisco gli spasmi del mio cazzo. La sborra inizia a salire. Sara ansima, grida, mi precede con un primo orgasmo. La sua fica pulsa attorno al mio cazzo. La tiro verso di me, spingo sempre piú, lo sperma sale... ci sono... ecco... arriva la prima sborrata... sento chiaramente quella crema calda avvolgere la mia cappella... vengo di nuovo... schizzo ancora e ancora dentro la fica di mia cugina... lei continua ad ansimare... urla, grida... io continuo a schizzare senza limiti... a sborrare non só quante volte... godo! Finalmente mi svuoto. Sara rimane ancora qualche secondo con il mio cazzo dentro di lei, poi sfila la sua fica ed afferra il mio pisello con una mano. Lo stringe con forza, lo strizza con vigore e tirando su la pelle del mio cazzo, un'ultima schizzata riesce a rubarmela. Adesso avevo...aveva davvero svuotato le mie palle! Dieci minuti dopo eravamo entrambi sotto la doccia e pronti per il pranzo di Capodanno da mia nonna!
Quel pomeriggio stesso incontrai, ovviamente, anche la sorella di Sara, Rita. Sapevo che erano molto unite e quello mi disse dopo, me ne diede la conferma. In un momento in cui nella sala da pranzo non c'era nessuno e forse con un pizzico di incoscenza, Rita si avvicinó a me, dicendomi:
- "Sara mi ha detto che vi siete divertiti stanotte. Guarda che sono gelosa!"
E contemporaneamente a quelle parole, toccó la tuta all'altezza del mio pisello, stringendolo per qualche secondo. Poi, con un sorriso malizioso, si allontanó per raggiungere gli altri in cucina. E cosí Sara aveva giá condiviso il nostro piccolo segreto. Ora non mi restava che regalare il mio pisello anche a Rita, appena ne avessi avuto l'occasione.
Ma questa ve la racconto un'altra volta!... Continue»
Posted by Chase90 10 months ago  |  Categories: Sex Humor  |  Views: 519  |  
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Grazie mamma e papà per la punizione 2

Storia trovata su internet

La notte dopo quel breve gioco del dottore dormii male, ero preoccupato che mia sorella si fosse pentita e che il giorno dopo non avrebbe più voluto continuare. fortunatamente mi sbagliavo, il suo nervosismo nei confronti dei nonni e il fatto che diventava rossa ogni volta che ci guardavamo mi faceva capire che aveva la stessa voglia. Finalmente alle tre e mezzo del pomeriggio i nonni uscirono per il solito giro di visite e si levano dai maroni e rimanemmo soli, lei corse in bagno e poi mi raggiunse nella camera da cui si poteva controllare l'entrata e mi disse "Buongiorno dottore, dobbiamo continuare la visita, ieri mi ha controllato sopra, oggi facciamo sotto?" Io le risposi che sopra non avevamo affatto finito e la visita andava fatta per bene, lei sorridendo si levò maglietta e reggiseno e mi ri offrì quelle tettine meravigliose, io ripresi ad accarezzarle e a succhiargliele e lei a respirare forte come aveva fatto il giorno prima, è particolarmente sensibile ai capezzoli, terminata la visita di sopra, eccitatissimo, le feci togliere scarpe e gonnellina, dissi di coricarsi sul letto e le sfilai io stesso le mutandine, quando avevamo giocato qualche anno prima aveva un bel triangolo di pelo, rimai sorpreso, eccitato e anche un pò ingelosito pensando che lo aveva di sicuro fatto per il fidanzato o addirittura che fosse stato lui stesso l'autore, vedendo che al posto di quel triangolo c'era solo una sottile strisciolina di pelo e per il resto era completamente depilata, mi chiese se mi piaceva dissi che mi fa impazzire ed era vero, anche se gliela avesse rasata il ragazzo, in quel momento ero io che stavo per giocarci.
Gliela sfiorai con le dita, era già bagnata, la mia prime e unica esperienza sessuale, prima di quel momento me la stavo facendo con un'amica di mia madre che mi doveva darre ripetizioni scolastiche e invece mi ha insegnato altro, motivo per il quale sono ero bocciato ed ero li. Dovrei ringraziarla anche solo per quello ma ho un altro enorme motivo per esserle grato e che scoprii proprio quel giorno e che invece prima mi pesava molto, il motivo per il quale aveva deciso di cambiare la materia da insegnarmi era che il marito considerava preliminari il metterglielo in bocca e fare l'amore il paio di minuti in cui la scopava lasciandola poi a doversi masturbare da sola per venire. Quindi io per riuscire ad avere il mio momento di gloria e cioè le prime scopate ella mia vita, con tutto che duravo molto di più del marito, dovevo occuparmi del suo piacere lavorandola con dita e lingua tanto a lungo che mi faceva male ogni volta la bocca.
Fortunatamente per me, il ragazzo di mia sorella doveva essere della stessa scuola del marito dell'insegnante e lei non era preparata a tanta abilità, così ad un certo punto mentre la sditalinavo e davo colpetti con la lingua al suo grillettino e lei ansimava, fremeva e aveva sfatto il letto tirando le lenzuola verso di se, lanciò un grido e mi diede uno schiaffo per allontanarmi dalla fica e si mise in posizione fetale ancora scossa dalle contrazioni dell'orgasmo, io anche in quel caso grazie all'insegnante sapevo cosa fare, mi sdraiai a fianco a lei e la abbracciai accarezzandole i capelli e dandole bacietti sul collo cullandola dolcemente, lei mi disse prima "Wow" e poi "che cazzo sei!" la coccolata ancora per un pò godendomi il momento, poi si tirò su e andò in bagno, quando tornò si era rimessa la maglietta e la gonna, io ci rimasi un pò male ma lei, capendo cosa pensavo mi disse: "ora ti devi spogliare tu e se tornano devi correre in bagno a vestirti, io invece apparentemente sono a posto, comunque lei continua ad essere a tua disposizione, le mutandine non me le rimetto, dai su! Via scarpe e calzoni, ora il medico sono io!"
Mi tolse gli slip e mi disse sorridendo: "Anche tu sei cresciuto fratellino!" mi accarezzò il cazzo facendomi provare sensazioni incredibili, io me le assaporavo con gli occhi chiusi, ad un certo punto si fermò, io aprii gli occhi, lei era rossa in volto e mi disse: "non voglio che tu pensi che io sia troppo porca! Io pensavo come visita di farti una sega e basta ma dopo qquello quello che hai fatto tu per me è troppo poco!" le risposi "Mi è piaciuto farlo, e mi piacerà qualunque cosa tu farai quindi fai solo quello che ti senti di fare!" Lei mi sorrise, si chinò e me lo prese in bocca, Mi sentii in paradiso, era il mio primo pompino e me lo stava facendo mia sorella, non poteva esserci niente di più bello, solo un pensiero arrivò a disturbarmi e cioè pensare che quella cosa meravigliosa che stava facendo a me la faceva anche a quel coglione del fidanzato, però riuscii a scacciato pensando che in quel momento ero io il fortunato a cui lo stava succhiando meravigliosamente accarezzandomi le palle e pochissimo dopo schizzai nella sua bocca e sul suo viso tutto il mio piacere, mentre lei correva in bagno a pulirsi guardai l'ora, era passata solo un ora, ne avevamo altre tre a disposizione per continuare a giocare.... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: First Time, Hardcore, Taboo  |  Views: 409  |  
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Manila & Le Sue Prime Esperienze - Confessioni

Ascoltare Manila, mentre raccontava le sue esperienze sessuali, era veramente eccitante.
"I capelli completamente bagnati, un pisello che rilascia su di me le ultime gocce di una lunga pisciata, le mie mutandine gialle, le gambe che sgocciolano lo sperma dei quattro ragazzi, il mio sedere dolorante, due preservativi svuotati sul mio viso, la mia fica sfondata ripetutamente e le mie lacrime che scendono giú, lungo le mie guance, confondendosi con gli umori dei quattro uccelli. Fu proprio questo il momento nel quale dissi basta!"
A quel tempo non conoscevo Manila, la incontrai molti anni dopo quell'evento, dopo quell'episodio che le fece dire la parola fine alla sua vita sessuale sregolata. Feci la sua "conoscenza" su un sito per adulti, questo, l'altro, non importa quale, fondamentale é invece il fatto che giorno dopo giorno, mese dopo mese, iniziammo a scambiarci piú frequentemente messaggi. Prima solo via E-Mail, successivamente tramite uno dei tanti software di messaggistica su Smartphone. Piú o meno partí tutto un giorno qualunque, quando gli scrissi questo:
"Ciao Manila. Sono contento che quello che scrivo nei miei racconti ti piaccia, ti ecciti. Ma sappi che lo stesso vale per me. Le tue storie, i tuoi messaggi, non nascondo che spesso me lo fanno diventare duro. Se ti dicessi che i tuoi racconti mi provocano un'erezione quasi immediata, che piú ti leggo piú vorrei stringerti tra le mie braccia, averti qui con me, baciarti, toccarti e sbatterti il mio cazzo dentro fino a riempire la tua calda fica di sborra, cosa mi rispondi?"
"Bhè..... Chase, quando mi dici così mi sento elettrizzata, mi sento eccitata e le tue parole non possono che farmi piacere. A chi, appartenente all'universo femminile, non lo farebbe? Certo... se fosse uno dei tuoi primi messaggi, ti avrei subito liquidato come un pervertito, ma ormai ci sentiamo da quasi un anno e lo prendo come un grande complimento. Anche io vorrei averti qui con me, davvero e sentirti godere dentro di me. Peró torniamo a noi, a te e le tue precedenti E-Mail. Mi hai posto molti interrogativi e molti spunti di riflessione, spero di riuscire a esaudire ogni tua domanda. Ma prima, Chase, voglio dirti che sono molto interessata a tutto quello che sei, a tutto quello che senti, ritieniti libero di esprimere di te tutto quello che vuoi, ma se non ti senti a tuo agio, a parlare di te non ne farò un dramma, tranquillo. Anche perché, come mi hai giá detto, nei tuoi racconti c'é molto di te. E si vede! Si vede che le storie sono basate su episodi che ti sono realmente accaduti, racconti cosí pieni di dettagli, non possono essere solo frutto della fantasia. Comunque sappi che mi incuriosisci e quindi se mi parli di te, ancora una volta, non puó che farmi solo piacere".
Questa fu la partenza della sua storia, della storia di Manila e delle sue confessioni, che decise di affidare a me la sua, diciamo, "biografia sessuale". Nelle sue successive E-Mail, mi raccontó tutto, o quasi, di lei. Dalla sua adolescenza alle sue prime esperienze, fino alla maturitá, passando per i suoi eccessi, fino ad oggi. Fino ad arrivare al giorno in cui l'ho fisicamente conosciuta, il giorno nel quale ci siamo incontrati dal vivo. Ma andiamo per ordine e partiamo dall'inizio. Lascio che il primo capitolo della sua storia ve la racconti una sua E-Mail. Questa é una parte delle confessioni di Manila:
Allora Chase, il primo discorso che voglio affrontare con te, è forse l’errata comprensione di come io (ma credo tutte le donne) vivo l'autoerotismo. Quindi cercherò di allargare i confini e di spiegarmi meglio. Comunque forse sei l’unico fino ad ora che vorrei assistesse ad una mia seduta di masturbazione, spero che questo risponda giá ad una tua domanda, visto che non l'ho confidato ad anima viva il fatto che anche io, una ragazza, mi tocco lí sotto! Ad ogni modo sei l’unico con cui avrei il coraggio, no..... l’ardire è più esatto, di farlo ed il tutto in un contesto di seduzione. Secondo te, riuscirei a sedurti mentre mi vedi masturbarmi guardandoti negli occhi, forse mezzo spogliato? Come vedi ti rispondo tranquillamente Chase e questo perché nella tua richiesta non c’è perversione, ed io ultimamente vivo la masturbazione molto serenamente. Forse c’è stato un tempo in cui i sensi di colpa mi schiacciavano tutto il godimento dell’essermi coccolata da sola, ma ormai per me è cosa del passato. Tanto è vero che te ne ho parlato e se mi sentissi in colpa, l’ultima cosa che farei sarebbe raccontarlo a qualcuno. Il desiderio in me, di masturbarmi, nasce da un bisogno del corpo, tante volte dalla visione di un film hard, dalla lettura di romanzi o racconti erotici, non c’è una causa s**tenante specifica, ma di base c’è sempre l’esigenza del mio corpo. Un’impressione che devo correggere è che non sempre prolungo il mio piacere, molte volte il desiderio scoppia che sono già a letto e allora chiudo gli occhi ed immagino situazioni piccanti. Tante volte invece non ho voglia di lavorare di immaginazione, allora leggo racconti piccanti (i tuoi in particolare) e inizio a toccarmi, il ritmo lo decido io, tante volte è veloce, sbrigativo, se ho poco tempo e voglio godere subito, altre volte invece me la prendo con comodo.
Ma voglio partire proprio dall'inizio Chase, dalla mia adolescenza, per poi arrivare ad oggi. Se devi raccontare la mia storia, che sia dal principio. Voglio parlarti della masturbazione femminile, della mia masturbazione. Argomento scomodo e segreto per molte ragazze, lo só. Mi sembra di sentire le mie amiche quando ne parlo...masturbazione femminile.... oh no, ma che dici? Una signorina che ne parla! Io le trovo ipocrite certe ragazze che si scandalizzano a parlarne. Come se loro non lo facessero, loro che si sentono così sante, ma poi sono le prime a giudicare le altre e i ragazzi per le seghe, per poi venire a scoprire che sono le prime a masturbarsi, o peggio, che fanno le troie con gli stessi ragazzi che tanto criticano. Tornando a noi poi, trovo che nell'autoerotismo femminile, la masturbazione, i ditalini, chiamalo come ti pare, non ci sia nulla di male! Penso di essere stata una ragazzina precoce nel campo sessuale e di aver scoperto il piacere che poteva darmi il mio corpo toccandolo, molto presto. Forse avevo tredici anni, o quattordici, non ricordo con esattezza, quello che ricordo bene invece, é che le mie prime masturbazioni furono sicuramente sotto la doccia. Il soffione ormai era diventato uno strumento indispensabile per la mia giovane fica, ancora liscia e vergine. Regolavo la temperatura dell'acqua, leggermente calda, ma non troppo e poi diregevo il getto, aumentando o diminuendo la pressione, in mezzo alle mie gambe. Il piacere ed il caldo che sentivo tra le mie giovani cosce, non tardava ad arrivare. In bagno mi toccavo spesso, era il posto che preferivo. E quel soffione poi, é stata la mia piú grande scoperta! Ti lascio immaginare il piacere di un getto d'acqua calda sparato lì sotto cosa poteva essere..... e cos'è anche ora, chiaro! Penso che mediamente a quell'età mi ci volesse un minuto o poco più per stare bene (altro che ora) e quando venivo ricordo che mi bagnavo parecchio, tanto che mi dovevo sempre asciugare. Per non parlare del lieve tremolio che facevano le mie gambe durante i primi orgasmi.
La mia prima (e unica) insegnante di masturbazione, fu mia cugina Alessandra, che era giá piú navigata di me nel settore. Io di autoerotismo e ditalini, a dire il vero, ne avevo giá sentito parlare a scuola dalle mie compagne, ma non capivo niente, o meglio, facevo finta di non capire, visto che sotto la doccia ero ormai una professionista. Ma questa cosa dei "ditalini" mi mancava. In soccorso venne appunto mia cugina. Ogni estate, con la mia famiglia, trascorrevamo almeno due settimane in Puglia al mare a casa degli zii e con l'unica mia cugina, Alessandra, ho da subito stretto un forte legame. Siamo cresciute praticamente insieme ed anche se lei era più grande di me di due anni, alla casa del mare abbiamo sempre dormito nelle camere nostre da sole. Logico che con la crescita si vada a parlare di ragazzi, di sesso, ed è stata lei una sera a spiegarmi cos'erano questi ditalini di cui tanto avevo sentivo dire ma dei quali non avevo capito niente. Fino ad allora, fino alla scoperta che qualcosa poteva entrare dentro la mia giovanissima fica, mi ero limitata semplicemente a strusciare la mia fica ovunque. Ovviamente eravamo piccole alle medie ed era quasi un gioco. Però già a fine estate “praticavo” alla grande, avevo scoperto come è ovvio a quell'età, un mondo di piacere, di godimento gratis a portata di..... mano! A casa lo facevo tranquillamente anche tre volte al giorno: a letto la sera, appena sveglia se avevo tempo, al computer, davanti alla TV se c'era qualche attore che mi piaceva. Naturalmente sempre quando ero da sola e se non lo ero, d'inverno mi coprivo con una coperta sul divano davanti alla TV e lo facevo anche con i miei in cucina, bastava muoversi piano! Come ti ho detto Chase, credo di essere stata una ragazzina precoce nel campo sessuale. Avevo persino iniziato a provocare mio fratello. Intendiamoci, non ho mai provato attrazione per lui e non ci ho mai fatto sesso, ovviamente, ma nell'ingenuitá dell'adolescenza, ero pur sempre una ragazzina che gli piaceva esibire il suo giovane corpo. Una sera, prima ancora che nostro padre ci dividesse "regalandoci" una stanza a testa, mi ricordo che gli feci toccare la mia fica. Lui ovviamente non se l'aspettava. Era notte fonda e gli domandai se volesse fare un gioco prima di addormentarsi. Il gioco consisteva, nel buio della stanza, nell'afferrare o toccare un oggetto e capire cosa fosse. Mi avvicino quindi al suo letto e gli dico di allungare una mano verso di me. Intanto mi abbasso i pantaloni del pigiama, le mie mutandine e guido la sua mano in mezzo alle mie gambe. Mio fratello inizia a toccarmi e rimane sulla mia fica per qualche secondo prima di capire cosa ha tra le mani. Forse intuendo di cosa si tratta, rimane piú del dovuto tra le mie gambe. Forse ingenuamente o forse perché gli veniva naturale, fece scivolare la sua mano avanti e indietro lungo le mie grandi (piccole?) labbra. Ricordo che un brivido attraversó il mio corpo. Poi intuisco che fá finta di non capire cosa sta toccando e mi rimetto sotto le coperte dicendogli che il giorno successivo gli avrei dato la soluzione. Ammetto che in quei secondi che mio fratello mi toccava la fichetta, una certa eccitazione l'ho provata. Nei giorni a seguire, comunque, ho continuato a stuzzicarlo. Qualche volta lasciavo la porta del bagno leggermente aperta sapendo che lui mi avrebbe spiata sotto la doccia o mentre facevo i miei bisogni. Spesso facevo la pipí nel bagno vicino alla nostra stanza, dedicando particolare attenzione al getto di urina, che puntualmente lo indirizzavo aiutandomi con le mani, dritto nell'acqua del water per fargli sentire le gocce di pipí che cadevano giú come la pioggia. Un'altra volta mi sono anche masturbata per lui, sapendo di essere osservata mentre mi facevo il bagno. Con il risultato che il giorno dopo, aiutando mia madre con i panni da lavare, trovai le mie mutandine sporche di sperma. Mio fratello si era segato pensando a me. Ma ovviamente anche questo gioco terminó dopo un pó ed io cercai altri metodi per eccitarmi ed eccitare. Anche se il gioco dell'urinare in bagno, di fare la pipí facendo piú rumore possibile, ancora me lo porto dietro oggi. Só che molti ragazzi si eccitano da morire nel vedere una donna pisciare e cosí io continuo ad accontentarli, a casa di amici, a lavoro, ovunque ci sia una tazza del water, io cerco sempre di centrare l'acqua per farmi sentire, per far sentire quel filino di urina cadere nell'acqua.
Ma voglio continuare a raccontarti di quando ero piú giovane, della mia costante ricerca di nuovi modi per stimolare, masturbare la mia fica. A letto c'era sempre Yoghi che mi aiutava, il mio storico orsacchiotto, che ancora oggi ho in camera! Lo mettevo stretto fra le gambe e mi ci strusciavo, la mattina dopo avevo paura che si vedesse che era bagnato e lo nascondevo in un cassetto. Avevo iniziato persino a masturbarmi a scuola, durante la lezione. Erano le prime cotte (ovviamente non corrisposte) per i professori. Il primo anno delle medie avevamo consumato le nostre fiche a furia di ditalini dedicati a Giulio, il nostro professore di matematica. Hai la mia parola che io e altre tre compagne amiche intime, andavamo a turno in bagno a masturbarci durante le sue lezioni, pensando a lui che fosse lì a guardaci e a fare le porche! Per eccitarmi lo guardavo ad inizio lezione, stringevo e rilassavo i muscoli interni e quando mi sentivo bagnata, partivo per il bagno. Una volta lí mi mettevo due dita dentro la fica ed immaginavo che fosse lui a sgrillettarmi! Tornata in classe, leggermente sudata, lanciavo uno sguardo d'intesa alle mie amiche, del tipo “sono venuta!” ed usciva un'altra a farlo! Quanti ormoni Chase! Se i ragazzi a quell'età pensassero alle ragazze, invece che ai motorini ed il calcio, penso che farebbero strage di fiche. Sempre a scuola ricordo come mi vestivo provocante per farmi guardare dai ragazzi, con top, canottiere scollate, body per tirami su le poche tette che avevo e fusò per risaltarmi il sedere. Ma a quei tempi non mi resi conto che avevo evidenziato involontariamente un altro particolare che eccitava da morire i maschietti. Ci pensarono loro a farmelo notare, con i loro sguardi da maiali in calore che puntavano in mezzo alle mie gambe. Ma che avevo di tanto strano? Alla fine bastava seguire la direzione dei loro sguardi che puntavano dritti sulla mia fica! Quei maledetti fusò di quei tempi erano talmente attillati che si vedeva tutto anche davanti, mi si vedevano le labbra ed il taglio della fica! Che vergogna. Bhé..... relativamente..... non mi dispiaceva poi tanto che sbavassero per me che ero tra le più carine della classe. Chissà quante seghe si facevano i ragazzi in bagno a guardarci ogni giorno culo e fica. Alla fine lo facevamo anche apposta, ci mettevamo in posa di proposito per farli guardare bene, così a fine ricreazione sapevamo che i soliti ritardatari della nostra classe, arrivavano di corsa dal bagno perchè erano andati a “svuotarsi”. Un altro gioco perverso che feci a scuola, era: "chi sono?". A quei tempi non esistevano le macchine fotografiche digitali, ma dentro di me giá si insinuava il gene dell'esibizionismo. Non contenta di mostrare il mio fisico, come ti ho descritto sopra, in tutti i modi che mi passavano per la testa, decisi di regalare al mio pubblico qualcosa da portare a casa, o meglio, nei loro bagni. Un giorno mi chiusi in una cabina per fare quelle foto tessera. Solo che invece di s**ttarmi una foto al viso, cercai di farmi fotografare il mio giovane fisico senza vestiti. Un pomeriggio mi chiudo dentro una di queste, mi metto in ginocchio sul piccolo sedile, abbasso i pantaloncini con tutte le mutandine e mi alzo la maglietta mostrando le mie tettine. Il giorno seguente, senza essere notata, mettevo una foto in ogni zaino che avevo a tiro. Dietro ognuna di esse ci scrivevo, appunto, sono in questa scuola, chi sono? In poco tempo vedevo anche i miei compagni di classe scambiarsi quel quadratino che mostrava una giovane ragazza senza veli. Q quei tempi non c'era La Rete e avere tra le mani una foto di donne nude, non era cosí semplice. Cosí ti lascio immaginare cosa facevano i ragazzi su quella mia foto. Da qualche parte in casa, ben nascoste, devo ancora averne un paio.
Tornando alla mia mitica cugina, un'estate delle tante che trascorsi con lei, stavo andando in crisi d'astinenza dopo neanche una settimana, perchè non avevo un attimo per me, per la mia intimità, per masturbarmi come facevo ormai quasi ogni giorno a casa mia. Dormendo in camera con Alessandra non potevo di certo farlo, davanti alla TV (senza coperta) figuriamoci, in doccia c'era sempre lei che entrava ed usciva dal bagno, insomma, stavo impazzendo. Soprattutto considerando che stando tutto il giorno in spiaggia, di ragazzi ne vedevo a decine e quindi mi saliva ogni giorno di più la voglia, ed avevo bisogno di scaricare anch'io la mia fica! Una sera non ho resistito, a letto ho aspettato che Alessandra si addormentasse ed ho cominciato a toccarmi piano..... talmente piano, che non ci riuscivo a masturbarmi bene, quindi ho dovuto accelerare un pó, ma con la paura di fare rumore con le lenzuola e di svegliarla. Ed infatti all'improvviso, nel buio, lei scoppia a ridere! Cazzo che figura di merda! Ma lei senza dirmi niente si alza, vá in bagno, torna con le nostre due spazzole per capelli, mi passa la mia e spegne la luce. Che ci devo fare? Le chiedo. E lei ridendo mi dice qualcosa tipo: ma ti devo proprio insegnare tutto? Non l'avevo mai fatto così, con qualcosa dentro e devo dire che quella volta non ci trovai niente di speciale. Forse perchè non la muovevo veloce dentro e fuori. Ma al buio, a masturbarci insieme, a sentire godere Alessandra, a darci dentro con la spazzola, facendo però piano a non farsi sentire dai nostri, sono venuta comunque, aiutandomi alternando la mia spazzola e mettendo dentro la mia fica le mie due dita come sempre. Posso dire che quella notte sono stata sverginata dal manico di una spazzola! Cresciuta ho scoperto poi da sola il piacere della penetrazione, prima col famoso manico della spazzola (grazie ancora cugina) poi con le cose più diverse. Ricordo, in ordine sparso, una nota marca di pennarelli colorati più o meno grossi, una pallina di gomma che mi mettevo dentro, la custodia (quella da viaggio, per intenderci) dello spazzolino da denti, provai persino con i classici ortaggi come carote o citrioli, insomma, qualsiasi oggetto potesse stuzzicare la fantasia di provarlo, io me lo infilavo su per la fica! Ormai ero in ascesa, avevo iniziato persino a mettermi qualche pennarello dietro, dentro il mio sedere, mi faceva sentire più porca. Ovviamente più si cresce e più cala la frequenza della masturbazione giornaliera nelle ragazze (e nei ragazzi penso, confermi Chase?). Ma secondo me aumenta la qualità della cosa, con soluzioni, giochi più raffinati, situazioni nuove, in pubblico, sul bus, al cinema, a lavoro. Riprendendo il discorso delle vacanze estive, mi ricordo che iniziai anche a "giocare" con persone piú grandi me. Notavo che i ragazzi, nonostante la mia giovane etá e nonostante avessero il doppio dei miei anni, guardavano con interesse il mio corpo, anche se ancora acerbo su molti aspetti (ero abbastanza alta per la mia etá e questo mi aiutava molto, nonostante le tette tardassero ad arrivare ed i peli sulla fica ancora non erano cresciuti). Purtroppo peró dovevano limitarsi solo a quello, a guardare, consapevoli che non potevano scoparsi una minorenne. Io comunque, forse un pó puttanella, lo ammetto, non perdevo occasione per attirare la loro attenzione. Spesso al campeggio chiedevo a qualche ragazzo, con la scusa di dividere la spesa del gettone, se potevo farmi la doccia insieme a lui per qualche minuto. Ovviamente nessuno diceva di no. Una volta sotto, mi lavavo con il bagnoschiuma insaponandomi tutta, indugiando qualche secondo di piú sulle gambe, sulle parti intime e sulle mie tettine. Ma il bello arrivava alla fine, quando dovevo sciacquare il costume dalla sabbia. Mi sfilavole mutandine con la (finta) innocenza di una ragazzina di quattordici anni, alzavo prima una gamba e poi l'altra, delicatamente e poi mi toglievo il reggiseno (per quello che serviva) ed iniziavo a lavarli sotto il soffione della doccia. Il gioco non durava molto, doveva sembrare naturale e privo di malizia. Cosí dopo pochissimi secondi, mi rimettevo il tutto e lasciavo il malcapitato di turno, che sicuramente una volta solo si sarebbe svuotato le palle con una bella "dedica" alla sottoscritta! Sempre al mare avevo scoperto anche il piacere che poteva darmi (e dare) una sana pisciata. Si..... voglio riprendere questo discorso. Come giá scritto, avevo compreso che ai maschietti piaceva vedere una donna pisciarsi sotto, non ne il capivo perché, anzi, non lo capisco ancora, ma questo non mi importava, se serviva ad eccitare un uomo, a me andava bene. Le prime volte che giocai pubblicamente con la mia urina, fu proprio al mare. Mi sdraiavo sulla spiaggia, quasi vicino all'cqua e con lo sguardo rivolto al cielo, mi lasciavo andare. Sentivo la pipí calda spingere sulla mia fica e non avendo vie d'uscita, la sentivo scivolare sui bordi delle mie grandi labbra per poi finire sulla sabbia. Mi piaceva quella sensazione di caldo che poi si estendeva al mio sederino. E mi piaceva ancora di piú alzarmi, andarmene via lasciando quel piccolo laghetto sulla sabbia ed il mio costume completamente umido che mentre camminavo lasciava cadere ancora qualche goccia a terra. Ma il massimo lo davo con un'altra variante di questo mio gioco in presenza dei miei amici. Non lo facevo spesso, aspettavo sempre che fossero in due, massimo tre ragazzi. Li invitavo a fare una passeggiata sugli scogli, per ammirare il panorama. Ed una volta che eravamo in un punto di ritorno, dove quindi non potevamo piú scendere, ma solo continuare a salire, con la mia finta ingenuitá, facevo notare a tutti che dovevo fare i miei bisogni. Ovviamente tutti mi dicevano di aspettare, che mancava poco alla meta, ma io insistevo e con la voce di una che stava per piangere, gli dicevo che non potevo aspettare oltre. Allora iniziavo a farmela sotto, aggrappata a quegli scogli come uno scalatore. Sentivo la mia urina uscire dalla fica, bloccarsi sul costume per poi farsi strada lungo le mie cosce. Data la forte abbondanza della pisciata, diverse gocce passavano attraverso il costume per finire giú nel vuoto verso il mare. Chi era sotto di me, ne ero sicura, si sarebbe eccitato da morire. Vedere la mia fica da sotto, grondare come se piovesse e vedere sulle mie gambe la pipí che scivolava in tutte le direzioni, lo avrebbe fatto diventare duro a chiunque.
Ma anche a fine stagione, durante l'inverno, i sistemi per masturbarmi all'aperto non mi mancavano. Come giá ti ho detto, ogni oggetto che mi capitava sotto mano (in tutti i sensi) era buono per infilarmelo nella fica e masturbarmi. Hai presente Chase, per esempio, quei paletti di ferro che vedi piantati nei giardini per delimitare una zona o impedere il passaggio di auto? Mi scopavo anche quelli! Vestita in modo leggero, con una semplice gonnellina e senza mutandine ovviamente, cercavo sempre quelli con alla fine una sfera di acciaio. Prima di mettermici sopra, a gambe divaricate, mi stimolavo un pó le grandi e piccole labbra, aspettando che si bagnasse la mia patata. Una volta vicina all'orgasmo, con la fica completamente fradicia, mi mettevo a cavallo di questo paletto e scendendo lentamente su di esso, me lo infilavo dentro. Qualche lieve giro in senso orario e non, due o tre volte su e giú, per poi rimettere dentro la mia fica nuovamente quella sfera metallica e l'orgasmo era servito! Devo dirtelo Chase, piú scrivo e piú mi ritornano alla mente le mie prime masturbazioni. Potrei raccontarti di quando sul bus mi sedevo sui sedili posteriori (che poi lo faccio ancora oggi) con le gambe leggermente divaricate, sapendo che qualcuno ci avrebbe guardato in mezzo. Oppure di quando nei negozi prendevo le scale mobili e cercavo sempre di stare diversi gradini sopra gli altri, sperando che qualcuno guardasse sotto la gonna la mia fica (ovviamente libera dalle mutandine). Lo ammetto, ne sono consapevole, ero una bella porcellina. Ma chi non lo é a quell'etá? Io ancora oggi vedo ragazzine seminude che camminano come se sfilassero. Te la dico tutta Chase: a me piace il sesso! E se questo viene fatto tra due persone consezienti, non é mai sporco! Ma il punto é comunque un altro: se quello che ti ho appena raccontato é solo un riassunto della mia intensa vita sessuale tra (piú o meno) i tredici ed i quindici anni, puoi immaginare quello che ho fatto dopo? Qualcosa giá la sai, ma quello che ti manca, sono i dettagli. Non ti ho raccontato la prima volta che ho visto un pisello, la prima volta che ho fatto una sega ad un ragazzo, la mia prima scopata, la prima volta che l'ho preso in bocca, insomma... ho ancora tanto da dirti! Ora mi fermo peró, anche perché guardandomi in mezzo alle gambe, noto che la mia fica é bagnata. Non ci credo! Mi sono eccitata ripensando al passato con le mie stesse storie. Quindi credo che ora per mantenere l'atmosfra vintage, mi chiuderó sotto la doccia con il mio caro soffione, per completare l'opera con un intenso orgasmo! Prometto di scriverti presto, ho ancora molto da confessarti.
Questa fu la conclusione dell'ultima E-Mail che Manila spedí al sottoscritto. Anche io dovevo ammetterlo, i suoi racconti me lo facevano diventare duro dopo ogni riga che leggevo. E la sua successiva storia, che mi invió dopo meno di una settimana da quella che avete appena letto, fu ancora piú eccitante e perversa! Ve la racconterei anche ora, ma come vi ho detto prima, le sue storie eccitavano anche me durante la trascrizione. Quindi non vi offenderete se ora vi lascio, ho un certo dolore alle palle!
Ma non temete, non appena le avró svuotate, torneró a raccontarvi il resto su Manila.


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Posted by Chase90 5 months ago  |  Categories: First Time, Masturbation, Taboo  |  Views: 442  |  1

Mry e la vendetta chiusa

Dopo quella strepitosa sera non ci vedemmo più..ci sentivamo ogni tanto su fb..ma nulla di che..sembrava non fosse successo nulla..
loro non uscivano più con noi.. F. era diventato fortemente geloso di lei ma , quando la lasciava a casa , si presentava a noi e faceva il fighetto con le altre ragazze...

dopo estenuanti giorni nel vedere F. comportarsi in quel modo mi venne un idea..fare una serata drink con tutti quanti..maschi e femmine..sapevo che F. avrebbe fatto il galletto e quindi pensavo di poterlo sfidare per fare ciò che avevo in mente..
dopo una decina di giorni per organizzare e preparare tutto , finalmente potei felicemente fare quello che volevo..
eravamo una ventina ( quella sera c'era anche monica ) ...
Miry aveva una gonna cortissima di Jeans , tacchi alti e una di quelle maglie che scoprono la schiena e lasciano immaginare le forme del seno..

eravamo tutti in cerchio..iniziammo con dei giochi...tutti bevemmo a turno..
poi feci s**ttare la scintilla...
-Raga perché non ci sfidiamo? cioè che ogniuno di noi sfida uno o più persone a bere ed il primo che perde paga pegno il giorno dopo..
alcuni sembravano pensarci ma essendo un gruppo molto pazzo si decise nel fare ciò che proposi..

iniziarono 4 persone prima che chiesi la sfida..ma mentre la stavo chiamando F. disse : chi mi vuole sfidare a vino? il primo che beve tutta la pet da 5 vince..

qualche compagno mi guardò , perché un'anno prima riuscii a finire 5l d vino , ma ne pagai le conseguenze..
accettai la sfida..e la volli perdere perché volevo che il fighetto doveva ubriacarsi tanto..
così fù..a lui la gloria..ma a me andava la sua ragazza..me lo sentivo..infatti miry mi chiese di portarli subito alla sua seconda casa dove non abitava nessuno..
ci mettemmo in macchina e partimmo..F. dietro e miri al mio fianco..qualche minuto di silenzio e poi..
-Sei un grande :) so che lui fa il latin lover con le altre..e oggi ha voluto fare il figo..ma guardalo ora dorme come un scemo..
-Cosa ci puoi fare miry , è stato sempre accecato dalla sfida con me e per di più quelli che se la tirano mi danno la nausea..
- Si lo so..ma lui mi piace così com'è..fa quello che gli dico quando è con me..comunque..mi daresti una mano a portarlo dentro casa e metterlo a letto?
- Certo .. te lo faccio questo favore ;)

entrammo e riuscimmo a mettere quella spugna fradicia sul letto...non capì manco chi eravamo...
- Miry ma rimani qui con lui tutta la notte? anzi sola tutta la notte?
mi rispose : No..rimani ho voglia di fare una cosa assurda!
-cosa? - le risposi ..
Miry si mise in ginocchio sul letto con il culone in mia vista .. mi sentii il cuore esplodere dall'eccitazione mentre lei con fermezza mi disse : Voglio farlo ora .. voglio provarlo da dietro con lui qui dormiente avanti a me!! Ma fa piano ti prego!

- se tu sei sicura tesoro fai fare a me e fidati..

iniziai ad avvicinarmi al suo bel culo..l'accarezzavo , ci giocavo , lo baciavo ..riuscii a farla eccitare solo con quelle cose..poi le tolsi il perizoma che aveva indosso quella sera ed iniziai a leccare lentamente il suo buchetto e a riempirlo di saliva...le tolsi la gonna..ed ogni tanto le tiravo uno schiaffetto sulle pacche..
iniziavo a massaggiarle il clitoride mentre piano piano facevo entrare il pollice nel buco che sembrava abbastanza largo per farci entrare la lingua..dopo aver fatto abituare il buco al pollice , ci infilai la lingua!! amo sentire il sapore che c'è..e la infilavo con tanta saliva..sentivo lei che si bagnava e mi spingeva con la mano la testa verso il buco...volevo farla godere con molto dolore..perché solo con il dolore si raggiunge il maggior piacere! ( almeno credo , per esperienza )
mi alzai mi tolsi i pantaloni e la girai per farmelo succhiare..
poi la guardai mi avvicinai al suo viso perso e la baciai...
la misi in posizione e puntai il mio pene contro il suo buco..
inizio a premere!
piano piano spingo e sento lei che spinge verso di me..mi tiene la mano ove ho messo per tenere allargato il culo..
quando vedo che entra dentro la cappella le dico :
-tesoro ora sentirai un piccolo fuoco dentro te!!

lei era persa non rispondeva più si muoveva leggermente solo verso me..poi arrivò il più bello..
entrai tutto d'un colpo...cacciò un urlo spaventoso..e F. manco lo sentì..
iniziai a stantuffarla lentamente..sentivo che stringeva il buco..ma più lo stringeva più la sentivo calda..e così iniziai a stantuffarla più forte..lei iniziò ad urlare cose simili a : non mi sento un fuocherello , io mi sento ardere dentro!! ho i capezzoli durissimi!! mi stai facendo male!! Basta basta!!!

io non l'ascoltai..la stantuffavo a ritmo normale..poi quando la sentii soffrire troppo iniziai a calmarli , ma li mi stupì!!
iniziò a spingere contro di me dicendomi di spingere più forte!!
così feci ..le strappai la maglia che aveva ed iniziai a stantuffarla sempre più forte ..poi uscii fuori..mi sedetti al bordo del letto e la impalai seduta di schiena a me..la facevo saltare come una dannata dicendole che volevo riempirla fino allo stomaco , che volevo farle bere il mio sperma..
si faceva stantuffare come una schiava..
ma poi mi venne il colpo di genio..la mia posizione preferita ma da seduto...la feci fermare e poi girare di faccia a me .. ma con il pene sempre dentro il suo culo..quel giro ci fece godere tantissimo..iniziammo a cavalcarci mi faceva succhiare i suoi seni mentre io la tenevo dai glutei..dopo un po' che la stantuffavo mi sentii venire ..venne tutto così automatico..si spostò , si inginocchio a terra e se lo punto in bocca...quanta ne uscì..e come se la ingoiò...

mi rieccitai nel vedere quella scena..tanto che lei mi disse : ho il culo aperto , ho bevuto il tuo seme , mi sento soddisfatta ma tu ce l'hai ancora duro..
allora mettiamoci a letto per bene e facciamo sesso finchè puoi.. affianco a questa spugna!!!


facemmo sesso quasi fino alla mattina.. F. era proprio in c***..passai una notte stupenda..

da allora Miry ed io ci vediamo si..ci salutiamo..
ma facciamo sesso solo quando possiamo..
ma che ragazza maiala è!!... Continue»
Posted by marco1717 1 year ago  |  Categories: Anal, First Time, Voyeur  |  Views: 465  |  
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La mature et le maçon : première par

Il s’agit de ma première histoire, n’hésitez pas à laisser un commentaire, positif ou négatif ;)
Le sexe se trouve dans la deuxième partie, mais si vous voulez connaître le contexte je vous conseille aussi la partie 1 :)
Librement adapté d’une histoire que j’ai vécu.

La mature et le maçon : première partie
Je m’appelle Jonathan, j’ai 22 ans, 1m70, plutôt athlétique grâce à mon passé de sportif de bon niveau, châtain aux cheveux courts… Bref je ne suis pas ce qu’on peut appeler un beau gosse mais je ne suis pas à plaindre non plus :) Je suis en école d’ingénieur en électronique, je n’ai donc pas énormément de possibilités de flirter dans ma vie de tous les jours, à cause du peu de filles présentes dans cette filière.
Je vais vous raconter une « aventure » qui m’est arrivée il y a de cela un an en juillet 2012. A cette époque là de l’année mes cours sont finis, et j’en profite pour bosser en intérim. Cet été là j’ai été envoyé à Courchevel par une entreprise de maçonnerie afin de réhabiliter un chalet. Habitant à Dijon j’étais logé à Courchevel aux frais de l’entreprise durant la semaine. Le chantier était déjà bien avancé, je prenais donc le train en route… Début de l’histoire…
Premier jour de chantier, quelle chaleur ! 35 °C à l’ombre, et y’avais pas d’ombre… Je travaillais avec Thomas, le chef de chantier. Soudain une voix féminine provenant du chalet d’en face :
-« Bonjour messieurs ! »
C’était une femme blonde qui me paru plutôt âgée, mais de là où j’étais je ne pouvais déterminer son âge exactement. Elle était perchée au balcon du chalet voisin.
-« Bonjour ! » répliqua Thomas l’air enjoué, un petit sourire narquois au coin des lèvres.
Probablement une bourgeoise friquée qui vient passer ses vacances à Courchevel avec son mari, me dis-je d’un ton détaché plein de médisance. Ou tout simplement une habitante qui regarde l’avancée des travaux, sembla m’indiquer ma bonne conscience.
-« Elle c’est notre copine, me dit Thomas toujours avec son sourire que je pouvais maintenant qualifier de coquin, elle est toujours là à nous mater ! Depuis des semaines ! Elle veut de la bite ou je m’y connais pas ! » dit il avec la délicatesse habituelle des gars de chantier.
-« Haha arrête elle a probablement un mari » dis-je
-« Ouais ! Qui doit plus la baiser depuis des années, moi je te dis elle est en chaleur ! Si j’avais pas ma femme toujours sur le dos j’irais me la tamponner ! »
Ces phrases crues j’en avais l’habitude, mais quelquechose me dérangeais et je ne savais pas quoi… Probablement le fait que sans mes lentilles je n’avais pas pu me faire une idée du potentiel de séduction de la dame en question et que du coup je ne comprenais pas la ferveur de mon chef de chantier. Je me dis que le lendemain je mettrai mes lentilles, et si Thomas disait vrai, je pourrais jauger la mamie.
Deuxième jour à Courchevel, mes lentilles sur les yeux, prêt à reluquer la « matteuse ». En début d’après midi la voilà qui nous salue du nouveau depuis son balcon. A première vue (lentilles aidant) elle devait avoir entre 40 et 50 ans mais était très bien conservée. Sa poitrine semblait très correcte, son visage souriant et le poids des années ne se ressentais probablement pas sur la balance car elle avait une ligne quasi parfaite. La femme mature des pornos amateurs par excellence ! Mais je me ressaisis, la vie n’est pas un porno, cette dame était probablement une mère de famille fidèle. Quel dommage.

La première semaine de boulot se termina, j’aperçu plusieurs fois dans la semaine « notre copine » , et il me semblait de plus en plus que effectivement son petit plaisir de la journée était de venir mater les ouvriers au boulot. Je me prenais à rêver de trouver un moyen de l’accoster, d’entrer dans son appartement et de tenter de la séduire. Elle me faisait envie la vieille, une mature bourgeoise aussi bien conservé j’en avais vu que dans des films de boules, et sans m’en rendre compte, lors de mes visites quotidiennes sur xhamster durant la semaine mes recherches étaient tournées vers la catégorie Mature…
Deuxième semaine, lors de la première matinée les gars devaient partir chercher du béton pour l’un, des outils pour l’autre, je me retrouvais seul sur le chantier pour la matinée. Le soleil étais toujours de sortie et la madame du balcon d’en face aussi… Elle sortit de son appartement en robe de chambre et regarda dans ma direction sans m’apercevoir (j’étais plus ou moins caché par des banches, grandes plaques de bois utilisées pour coffrer les murs). D’où j’étais j’avais une vue imprenable sur ma Juliette et son balcon, à ce moment là je ne pensais qu’à une chose qu’un coup de vent vienne soulever son vêtement et laisse apparaitre ses jambes. Cette pensée me faisait durcir la queue, j’en profitais pour la frotter à travers mon jean et stimuler un peu plus mon envie de baise, tout en continuant à regarder la vieille de ma cachette.
C’était le moment de sortir mon seul atout, je me mis torse nu et vint travailler juste en dessous de son balcon. J’allais piocher sous un soleil de plomb qui ferait reluire mes muscles sous ma peau humide de transpiration. Je rigolais intérieurement en pensant essayer de séduire une femme du double de mon âge de cette façon, elle en avait probablement vu d’autres ! Petit coup d’œil au balcon, elle est toujours là :
-« Bonjour madame ! » Dis-je, me fendant d’un grand sourire.
-« Bonjour ! Répondit-elle, vous êtes seul aujourd’hui ? »
-« Seulement ce matin oui » dis-je dans un grand sourire, contractant les abdos en relevant la tête, m’appuyant sur ma pioche.
-« Vous n’avez pas trop chaud ? »
-« Vous pouvez me tutoyer vous savez, je pourrais être votre fils » dis-je en me notifiant tout de suite que ce n’était pas une très bonne approche, voire même la plus mauvaise.
-« Haha non mon fils est un musicien classique, rien à voir avec un beau gaillard comme toi, mais c’est d’accord pour le tutoiement » répondit elle
Outch, c’est presque du rentre dedans ça ! Me dis-je, sentant un frisson de désir me traverser le corps.
-« Merci madame » dis-je ne sachant plus quoi répliquer…
-« Fais attention ils annoncent de l’orage pour ce soir, il faudra te couvrir un peu plus »
-« Merci du conseil »
J’eu à peine le temps de lui répondre qu’elle me fit un signe de la main et rentra dans son chalet. J’avais encore le gourdin, elle avait vraiment fini de m’exciter avec son robe de chambre qui laissait apparaitre sa poitrine ronde! Je ne pourrais pas tenir la journée dans cet état, il fallait que je me masturbe. Je m’empressais de me rendre jusqu’aux vestiaires, je pris du papier essuie mains et commença à m’astiquer le bout. Je sentais mon chibre se gonfler sous l’action de va et viens… Putain ça faisait longtemps que je n’avais pas sentie ma bite aussi raide entre mes doigts. Et c’était la première fois depuis longtemps que j’éjaculais en moins de 2 minutes sans porno sous les yeux. Le porno d’ailleurs, sûrement lui qui m’avait perverti et mis dans la tête qu’une femme de 40 ans pouvait avoir des envies sexuelles envers des jeunes hommes… Quoi qu’il en soit il fallait absolument que je me la tape.
L’après midi passa sans que ma dame ne sorte au balcon, je ne travaillais plus, jetant sans arrêt des coups d’œil là haut pour l’apercevoir.
Il était 19h et seul dans mon hôtel, après un rapide tour sur xhamster je me dis qu’il valait mieux que j’aille manger en ville pour me changer les idées au lieu de passer ma soirée à me branler seul.
A suivre…
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Posted by johnjohn91 1 year ago  |  Categories: Anal, Mature, Voyeur  |  Views: 1087  |  
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La mature et le maçon : Deuxième par

Voici la partie sexe, enjoy ;)

La mature et le maçon : Deuxième partie

Me voilà dans les rues de Courchevel à la recherche d’un resto pas cher. Je croisai une pizzeria, elle ferait bien l’affaire. A l’entrée je n’en cru pas mes yeux… La voisine était là, avec son mari, tous 2 attablés autour d’un verre de vin. Je rigolai intérieurement (quoique ça devait se voir à mon grand sourire bête) de la situation, quelle coïncidence ! Soudain elle m’aperçut :
-« Eh mais c’est notre petit maçon ! Bonsoir jeune homme, que fais-tu ici ? » dit elle, visiblement déjà empruntée par l’alcool puisque ses paumettes étaient rouges et ses yeux pétillants… A moins que ce soit le fait qu’elle soit constamment en chaleur ! Son mari me lança un regard vite fait et retourna à son verre de vin après m’avoir serré la main de manière totalement détachée.
-« J’étais seul dans ma chambre d’hôtel, j’avais envie de visiter un peu donc je sors en ville pour manger, dis-je en tendant la joue en direction de la belle, et vous que faites vous ici ? »
Elle se leva pour me faire la bise, mon initiative de la joue tendue portait ses fruits puisque je pu admirer sa magnifique robe noire, moulant ses formes de jeune fille et faisant ressortir ses seins dans un décolleté qui devait empêcher beaucoup d’hommes de la regarder dans les yeux. Je lui attrapai l’épaule en lui faisant la bise, comme je faisais avec toutes les femmes, sauf que j’en profitai pour serrer ma main et la descendre le long de son bras tendrement. Elle me regarda droit dans les yeux, les siens pétillaient toujours :
-« On fête nos 20 ans de mariage, dit elle dans une moue toute retenue puis me montrant son mari, il n’aime pas faire la fête et sortir, c’est déjà un exploit d’arriver à le sortir ici ! » Dit-elle d’un ton réprobateur. L’homme haussa les épaules d’un air agacé.
« Je l’emmène danser après, il y a un concert dans le bar d’en face, monsieur se fendra bien d’une petite danse avec sa femme quand même » le ton employé était mi-sévère mi-résigné.
A ce moment je n’avais envie que d’une chose, lui sauter dessus, la prendre devant tout le monde, son mari compris, qu’il voit ce qu’il loupe en ne s’occupant pas d’elle. Je tentai ma chance :
-« Un concert ? Super je passerai y faire un tour également alors » dis-je, même si je n’aimais absolument pas la musique, il fallait que j’y aille, je pourrais alors tenter un truc, je ne savais pas quoi mais je ne tenais plus en place tellement j’avais envie de la sauter.
Le serveur arriva et me désigna une table libre, je fis un signe de la main au « couple » et j’allai m’assoir puis commanda une 3 fromages sans réfléchir. Ayant déjà fini de manger le couple régla l’addition et sorti puis se dirigea vers le fameux bar d’en face. J’avais encore une trique d’enfer, aucune femme ne m’avait jamais excité à ce point. La pizza arriva… Je n’ai jamais mangé une pizza aussi vite, je me dépêchai de payer et couru aussitôt ass****r au concert.
La salle était pleine mais je ne tardai pas à trouver ma cochonne sur un côté. Je me dirigeai vers elle mais me plaçai discrètement derrière, je pouvais admirer son cul moulé dans sa jolie robe noire. Sa chute de rein était exceptionnelle pour une femme de cet âge, et ses fesses me semblaient bien rebondies, je me voyais déjà la tête dedans. Aucune trace, elle portait un string ou était nue sous sa robe, rien que cette vision suffit à me remettre le soldat au garde à vous. Je décidai d’aller lui parler malgré la présence de son mari. Me rapprochant par derrière, je laissai glisser ma main doucement de son cou jusque sur son épaule, c’était risqué vis-à-vis du mari, et aussi si je me méprenais depuis le début. Mais elle m’aperçu et me sourit aussitôt, aucun mouvement de recul par rapport à ma main plus ou moins baladeuse…
- « Mon petit maçon de retour ! Tu veux danser ? Mon mari ne veut pas » dit-elle me tendant la main. Je la saisie aussitôt et nous nous retrouvâmes sur la piste de danse. L’orchestre jouait un rock, nous avons donc entamé une danse dynamique, à chaque fois que je m’approchais d’elle, je sentais ses seins contre mon torse, j’espérais seulement qu’elle sentirait ma bite toujours en érection, comme ça elle n’aurait plus de doute sur mes intentions, si tant est qu’elle en eu encore. La musique se finit, et après un regard appuyé elle m’embrasse sur la joue :
-« Merci beau jeune homme ! Si seulement mon mari était aussi vigoureux… »
Nous revînmes en direction de son mari, ce dernier lui glissa un mot à l’oreille, elle hocha des épaules et l’embrassa sur la joue. Le mari s’éloigne, ma belle semble triste :
-« Il rentre, il est fatigué, quel anniversaire de mariage pourri ! » dit-elle d’un ton résigné.
Je saisi cette perche tendue :
-« La soirée n’est pas finie, continuez à vous amuser, il ne sait pas ce qu’il rate ! Je vous paye à boire ? » dis-je
-« Une invitation, avec plaisir, même si j’ai déjà bien assez bu… Un verre de plus ne me fera pas de mal. Heureusement que tu es là pour égayer ma soirée»
Je me dirigeai vers le bar et commandai deux martini. Nous nous asseyions et je lui tendis le verre :
-« Tenez, et souriez, vous êtes bien plus séduisante comme ça » C’est la technique infaillible pour faire sourire et faire passer un message, du moins pour mes piètres qualités de dragueur… Elle sourit néanmoins :
-« Merci, quel charmeur ! Tu dois faire tomber un paquet de minettes toi ! » Dit elle dans un grand sourire.
-« Non pas un paquet, seulement celles que je veux, dis-je sur ton de la plaisanterie, mais ne vous sous estimez pas, vous êtes capable de séduire n’importe quel homme dans cette salle j’en suis persuadé »
-« A l’époque oui ! Maintenant ce n’est plus pareil. Arrête un peu je vais finir par croire que tu cherche à me séduire ! » dit elle
-« Et si c’était le cas ? »
-« Et si c’était la cas j’aurais bien du mal à refuser, mais je suis mariée, je n’en aurais pas le droit… »
-« Votre mari n’est plus là… » Dis-je en la regardant dans les yeux. Elle ne dit plus rien, me regardant fixement. Soudain je sentis quelque chose sous la table, c’était son pied, elle me caressais la jambe. Rien qu’a son sourire je savais que c’était parti, j’écartai les jambes en la fixant toujours dans les yeux. Je la sentis enlever son escarpin, et venir me toucher l’entrejambe avec le pied. Ma bite était dure depuis la pizzeria, lorsqu’elle la sentie elle lâcha un haussement de sourcil et dit :
-« C’est donc le cas… »
-« Oh oui et plus que ça même, vous n’avez pas un peu chaud là ? On sortirait pas pour prendre l’air ? » dis-je d’un ton ironique.
Sans un mot elle remit son escarpin et nous sortîmes du bar. Après quelques pas, à l’abri des regards je la plaquai contre un mur et l’embrassa. J’étais tellement excité que je lui fourrai ma langue dans la bouche sans attendre, elle se laissa faire et lâcha même un gémissement de plaisir.
-« Oh mon dieu mais qu’est ce que je fais » dit elle.
Sans lui laisser le temps de réfléchir et sans répondre je la pris par la main et l’entraina dans un recoin plus loin. Je lui mis mes mains sur son cul bien ferme et l’embrassa dans le cou. Elle se laissait toujours faire et je remarquai que sa respiration s’était grandement accélérée. Elle commençait à être entreprenante et glissa ses mains sous ma chemise. Je la sentis hésitante, mais je brulais tellement d’envie que j’attrapai sa main et la posa sur ma bite (par-dessus le jean).
« T’es tout dur mon salaud, je t’excite tant que ça ? »
-« Tu va voir ça » dis-je
Je lui soulevai sa jupe, elle était bien nue dessous comme je l’avais deviné. Je commençai à lui caresser la chatte, elle était toute chaude et surtout déjà trempée.
« Je vois que tu aimes ça » Dis-je en lui enfonçant 2 doigts. Elle lâcha un gémissement encore plus fort et m’agrippa les bras.
-« Oh oui c’est trop bon, ça fait trop longtemps» dit-elle, puis inquiète « on peut pas faire ça là, on peut nous surprendre ».
J’eu alors une idée, la cabane de chantier. Elle n’était pas fermée à clé et n’était qu’à 100 mètres de là où nous nous trouvions. Je l’attrapai par le bras :
-« Viens là, j’ai un coin où personne ne t’entendra crier » dis-je l’entrainant en courant vers notre futur baisodrome.
Arrivés dans la cabane, je refermai la porte et lui arracha quasiment sa robe en la déshabillant, elle était trop bonne :
-« Votre mari ne sait pas ce qu’il rate ! » Dis-je en la regardant les mains accrochées à son cul
Elle m’embrassa et commença à me branler tandis que je lui remettais mes doigts dans sa chatte brulante. Elle gémissait de plaisir. Puis elle se mit à genoux et enfonça totalement mes 18 cm dans sa bouche. Ma première gorge profonde, par une maman, trop bon ! Elle me pompa la queue avec habileté pendant quelques secondes, j’étais au bord de l’explosion ! Lorsqu’elle fit une deuxième gorge profonde je vint dans sa bouche, ayant l’impression d’éjaculer un litre de sperme ! Un frisson de plaisir me parcouru le corps en la voyant avaler tout mon foutre.
-« Dommage que tu sois parti si vite, je commençais juste à m’amuser… » me dit-elle avec un grand sourire.
-« C’est loin d’être fini pour toi » lui répondis-je avec un clin d’œil.
Je l’assis sur le rebord de la table et commençai un cunnilingus, ma bite n’aurait pas de mal à repartir pour un deuxième round vu mon état d’excitation. Je lui léchai le clitoris, lui bouffait les lèvres puis insérait mes doigts. Elle gémissait de plus en plus fort, me serrait la tête avec ses jambes lorsque son vagin se contractait. Je me relevai et présentai ma bite à l’entrée de son vagin, elle me caressait les hanches, déjà cambrée par l’envie de se faire prendre.
-« Prend moi j’en peux plus ! » Cria t’elle en m’attrapant la tête et m’embrassant.
Je m’exécutai commençant mes va et viens à une vitesse très élevée, je sentais son cul taper contre mes boules. Je la démontais littéralement, et ça lui plaisait. Elle était maintenant allongée sur le dos sur la table, nous avions renversé tout ce qui se trouvait sur celle-ci, plans du bâtiment, crayons, thermos de café… Je continuais à la pilonner, elle s’accrochait comme elle pouvait à la table pour retenir ses cris. J’attrapais ses deux seins qui ondulaient à chacun de mes coups de bite, c’est la première fois que je baisais une femme avec autant de fougue, et pour elle ça faisait probablement longtemps que ça ne lui était plus arrivé vu le plaisir qu’elle prenait.
Soudain elle se redressa :
« Allonge toi, à mon tour de te montrer ce qu’est une vraie femme ! » me dit elle en me poussant au sol.
Elle me monta dessus et s’empala sur ma bite, puis commença à me chevaucher en se mordillant les lèvres pour ne pas réveiller le voisinage, qui comprenait mes collègues et son mari entre autres…
La voir me chevaucher, remuant ses fesses sur mon pieu me produit un frisson de plaisir dans tout le corps. Au bout de quelques instants je lui dis de se relever, et de s’appuyer sur la table, puis je commençai à lui lécher l’anus. Elle eu un petit sursaut montrant sa surprise, mais rapidement elle remua ses fesses sur mon visage :
-« T’es un petit cochon toi hein, c’est bon ce que tu me fais ! T’aime mon cul ? » Dit elle, ne cachant pas son plaisir.
-« Oh oui je l’aime, je prépare la suite… » répondis-je.
-« Je suis pas sûre… J’ai jamais essayé par derrière, je sais pas si j’en suis capable… »
-« Il est jamais trop tard pour découvrir, vous allez aimer je vous le garantie ! » dis-je.
Je me remis debout et enfonçai mon index dans son petit trou, elle ne bougeait plus beaucoup, probablement concentrée sur cette sensation nouvelle et peut être un peu désagréable. Je la caressais et l’embrassais pour la détendre, cela fonctionna à merveille et bientôt j’enfonçais un deuxième doigt. Lorsqu’elle fut détendue je plaçai mon gland sur son petit orifice et poussais délicatement pour la pénétrer. Les 5 premiers centimètres rentrèrent sans souci, mais son anus restait serré. Après quelques caresses et baisés je pouvais maintenant recommencer de grands vas et viens dans son cul bien dilaté. Elle gémissait de nouveau, j’accélérai la cadence et les petits cris s’accéléraient. Elle jouissait maintenant comme au début de la pénétration vaginale :
« Alors vous aimez ça dans votre petit cul ? »
« Oh oui c’est trop bon, accélère encore, fait moi jouir petit con ! » Dit elle
Cette insulte me plu et je la démontai bien en règle pendant quelques minutes encore. Soudain l’envie d’éjaculer fut trop forte, je retirai mon chibre de son trou et éjaculais sur son dos, elle s’accroupit immédiatement et vint sucer ma bite quelques instants, la laissant retomber avec délicatesse.
Elle se rhabilla, m’embrassa et me fit promettre de ne pas ébruiter cette aventure, je ne disais rien, j’étais encore sous le choc de cette baise torride. Et je ne dirais absolument rien à mes collègues par respect pour cette dame qui m’a offert son corps pour une soirée. Les jours suivants elle ne passait que rarement au balcon, mais me souriait très largement lorsqu’elle me voyait.
Depuis j’ai arrêté l’intérim et commencé un stage pour mes études, je n’ai jamais revu cette dame et ne connais même pas son prénom, mais j’en garde un souvenir exquis. A toi ma « maman cochonne » :)
... Continue»
Posted by johnjohn91 1 year ago  |  Categories: Anal, First Time, Mature  |  Views: 1900  |  
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Le commencement de la fin, ou le contraire...

La journée avait pourtant bien commencé.

Le printemps était enfin arrivé, le soleil était resplendissant. Quand je sortis mon véhicule du garage vers 9 heures, il faisait déjà quinze degrés.
Je traversai la rue pour faire un gros bisou à ma grande copine de cinq ans qui, son nounours sous un bras, me faisait de grands signes d’amitié en agitant l’autre bras. Sa mère, le buste incliné, déployait un landau à trois roues qui était plié dans le coffre de sa Twingo. Son chemisier était remonté dans son dos et un string mauve débordait largement de son jean.

Après avoir échangé quelques banalités sur la météo capricieuse, la maman installa Juliette dans le landau et demanda à sa mère, venue prendre en charge la gamine, de renouer un lacet de Juliette. La jeune mamie s’accroupit donc en écartant légèrement les jambes pour stabiliser sa position. La jupe, fendue sur le devant, remonta sur ses cuisses et le triangle inférieur de sa petite culotte se dévoila. Elle ne portait pas de bas. Dans cette position, je distinguais le triangle inférieur de sa petite culotte. Elle était jaune abricot, en tissu synthétique assez fin pour que je distingue l’emplacement du sillon laissé par la fente du minou.

C’est au repas de midi que mon optimisme matinal en prit un rude coup.

Je m’étais installé en terrasse du Courtepaille, de trois-quarts par rapport au soleil, pour donner quelques couleurs à mon visage. Une dame d’un certain âge, dans un ensemble veste-pantalon blanc, s’installa à la table voisine avec un gamin. Elle avait les cheveux coupés très court, curieusement décolorés en blanc platine. La sexagénaire me tourna le dos, inclina le buste pour saisir son petit-fils et l’installer confortablement sur une chaise spéciale réservée aux jeunes convives. Ma future voisine m’offrit, involontairement, une bonne minute durant, une vue imprenable sur ses fesses rondes et fermes, moulées dans le pantalon immaculé. Je distinguais parfaitement les contours de sa petite culotte blanche ainsi que les broderies, en relief, qui décoraient la lingerie.
Tout en se goinfrant de frites, le gamin me dévisageait. À un moment, il s’adressa à sa grand-mère, assez fort pour que je perçoive parfaitement les ignominies de ce petit con :

— Je crois que le monsieur d’à côté est aussi vieux que pépé : il a de grosses poches sous les yeux aussi ; peut-être qu’il a aussi un dentier ?

La mamie était rouge de confusion et elle s’excusa immédiatement des propos déplacés de son ignoble petit-fils.

La première chose que je fis en montant dans ma voiture, c’est de scruter mon visage dans le rétroviseur. Horreur : il avait raison, le sale môme ! Je n’avais certes pas de dentier, mais j’avais bien d’horribles poches sous les yeux et je ne m’en étais pas rendu compte. Je n’avais que 53 ans et on m’avait pris pour un vieux ! Sonné, K.O. sur place. Mon réflexe fut d’aller acheter des lunettes de soleil à grands verres pour cacher ce signe irréversible de ma décadence physique. Rentré chez moi, je visitai tous les sites Internet des cliniques qui proposaient de la chirurgie plastique appropriée. Pas dans mes moyens !

Certes, j’étais divorcé depuis trois ans, je n’avais pas de nouvelle copine (et je m’en trouvais très bien ainsi), mais ce n’était pas une raison suffisante pour étaler au grand jour mes signes extérieurs de décrépitude annoncée ! Dans l’immédiat, le port de mes lunettes de soleil à grands verres m’apparut comme indispensable. Il fallait quand même me faire une raison et réviser mes ambitions à la baisse au cas où ma libido se rappellerait à mon bon souvenir. Cela faisait quand même un bout de temps que je n’avais pas eu de relations sexuelles.

Je rentrai du boulot en milieu d’après-midi pour préparer ma valise car je partais quelques jours, en déplacement professionnel, en Alsace. J’attendis, à côté de ma voiture, que Brigitte que j’avais aperçue promener son caniche, soit à ma hauteur pour la saluer. Brigitte avait dix ans de moins que moi mais elle s’habillait et se coiffait comme une mémé. Je qualifierais sa coiffure de « tête de chrysanthème » à cause des nombreuses mèches de cheveux amoncelées sur son crâne, avec des variantes dans la coloration qui passaient du châtain au roux. Une large ceinture en plastique rouge pompier séparait son chemisier blanc de sa jupe plissée. Cerise sur le gâteau, elle s’était chaussée d’horribles ballerines rouges. Mais bon, c’était une dame charmante et l’épouse d’un copain avec qui j’allais régulièrement taquiner le goujon.

Pendant que Brigitte m’informait des derniers potins du village et malgré mes lunettes de soleil, je pouvais distinguer l’armature renforcé du soutien-gorge qui tendait le chemisier légèrement translucide. C’était pour moi le seul atout de cette dame, ni grande ni petite, au visage tout à fait ordinaire par ailleurs. Sa poitrine était vraiment somptueuse : des seins énormes, comme une anomalie de la nature égayant son physique banal. On en arriva à parler de nos boulots respectifs et de leurs contraintes. Je lui parlai de mes déplacements professionnels aux quatre coins de l’hexagone : je venais de passer quatre jours en Normandie et je repartais vers Mulhouse. Galère, fatigue, stress…

— Mais, Pierre, tu ne te trompes pas de semaine ? Tu n’as pas fait une partie de pêche avec mon mari, toute la journée, mardi dernier ?
— Impossible, Brigitte : mardi dernier, je dînais à Honfleur, sur le port.
— L’ignoble salopard… il a revu cette blondasse ! Il m’avait pourtant juré que cela ne se reproduirait plus jamais. Je ne peux pas supporter la trahison et qu’on me prenne pour une conne, qui plus est ! Je vais lui rendre la monnaie de sa pièce, au centuple, à ce guignol : comme tu vis en célibataire maintenant, tu es désigné volontaire pour je cocufie mon mari ; je ne suis pas une fanatique des parties de jambes en l’air, mais je ferai mon possible pour que tu en aies pour ton argent !

C’était le premier test grandeur nature ; j’ai osé enlever mes lunettes de soleil pour voir si Brigitte n’allait pas prendre ses jambes à son cou en apercevant mes valises sous les yeux.
Apparemment, cela ne sembla pas la rebuter car elle commença à se déshabiller dès notre arrivée à l’arrière de la maison, pour profiter de la terrasse baignée de soleil qui donnait sur ma pelouse.
Je fus nu le premier. La jupe plissée et le chemisier posés sur la table du salon de jardin, Brigitte enleva sa petite culotte en coton fleuri sans aucune pudeur, mais elle se débattit avec la fermeture récalcitrante de son soutif que je dus libérer. Après m’avoir laissé me goinfrer de ses grosses mamelles, ses ballerines rouges aux pieds, elle m’entraîna sur la pelouse vers mon bain de soleil, qu’elle élut comme lieu de luxure. Brigitte prit la direction des opérations en me demandant de m’allonger sur le coussin et de la laisser débuter les préliminaires.

Elle se pencha sur mon cas au sens propre comme au sens figuré, histoire de me prouver que la fellation ne la rebutait en aucune façon. Le pénis bien tendu vers le ciel d’un bleu de rêve, je vis Brigitte se redresser puis passer la jambe gauche au-dessus du bain de soleil. Elle m’invita à me glisser sous elle en ouvrant ses jambes anormalement musclées. La foufounette collée sur mes lèvres, les bras tendus pour que mes mains englobent les gros nichons, je fis de mon mieux. Elle devait utiliser de la Soupline au parfum muguet pour ses petites culottes. Je commis involontairement un impair car, quand elle sentit mon index pénétrer et visiter son petit trou du cul, madame n’apprécia pas vraiment ; mais bon… Finalement, elle me tira les bras pour me faire asseoir au bout du bain de soleil avant de s’empaler sur mon membre et de jouer à l’ascenseur, s’appuyant sur mon torse. Je n’avais qu’à la laisser se satisfaire toute seule mais je n’étais pas à l’aise, les testicules coincés entre mes cuisses. Je l’ai donc invitée à faire une pause avant de me relever et de la plaquer sur la table en plastique du salon de jardin. Je lui ai conseillé de s’accrocher aux bords de la table car ça allait chahuter, vu que j’avais déposé ses jambes sur mes épaules et que je m’agrippais à ses nichons pour conclure en beauté ma prestation.

Brigitte reprenait son souffle, assise sur la table ; je me débarrassais du préservatif qu’elle m’avait imposé quand elle sauta précipitamment à terre pour foncer sur les autobloquants de mon allée de jardin. Elle me tourna le dos et, en fléchissant les jambes, très honteuse, elle avoua qu’elle était vraiment désolée mais que c’était urgent ! Madame faisait un gros pipi. On ne peut pas dire qu’elle apprécia vraiment mon apparition inopinée en face d’elle alors qu’elle était en pleine action, sa petite fente libérant un jet puissant qui rebondissait sur le sol et éclaboussait ses horribles ballerines rouges.

Le lendemain matin, juste avant de partir bosser, Brigitte me téléphona, bien contente de m’avoir au bout du fil. Elle m’expliqua, bien embêtée, qu’elle avait fait une grosse bévue : son homme lui avait bien menti sur sa fausse partie de pêche, mais c’était pour la ménager car il devait passer un IRM ; et comme il ne voulait pas la paniquer sans avoir le résultat, le brave homme avait menti sur l’objet de son absence. Elle me fit jurer de ne jamais dévoiler à qui que ce soit notre fornication de la veille.

J’étais quand même plus serein quant à la perception, par une femme, de mon visage.
Dans la foulée de cette bonne nouvelle, je passai chez ma coiffeuse. Mes cheveux descendaient sous le col de mes chemises et frisaient par-dessus mes oreilles. C’était inesthétique et cela faisait négligé. C’est en demandant à la reine des ragots du village et de la coupe au rasoir si je n’avais pas trop de cheveux blancs que je reçus le coup de Jarnac :

— Tu n’as pas trop de cheveux blancs ; par contre, tu as un commencement de tonsure qui s’est nettement agrandi depuis la dernière fois.

Quand j’aperçus le trou de ma chevelure dans le miroir qu’elle tenait à bout de bras derrière le sommet de mon crâne, je fus anéanti : la rondelle de peau nue était de la taille d’une tasse à café. Peut-être que je m’étais déjà fait à l’idée de vieillir, avec l’histoire des poches sous les yeux ? Enfin, toujours est-il que je repris le dessus assez vite. Il y avait tant de gens, bien plus jeunes que moi, qui souffraient dans leur chair : je n’allais pas m’apitoyer sur mon sort pour des cernes sous les yeux et une tonsure naissante !

Je désherbais mon parterre de géraniums devant chez moi. L’ancienne – mais rutilante – Mercedes des Laforge passa devant la maison alors que je finissais mon nettoyage. Elle s’arrêta en douceur avant de faire marche arrière et de se garer devant chez moi. La tête dégarnie de Fernand émergea de la vitre avant.

— Salut, Pierre ; j’aurais bien voulu m’occuper aussi de mon jardin, mais on était invité au vin d’honneur d’un mariage et Jocelyne a tenu absolument à ass****r à la cérémonie religieuse. Je profite de l’occasion pour te demander quand est-ce qu’on pourrait se voir, car on a un service à te demander.
— Pourquoi pas tout de suite ? J’ai fini mon boulot.

Après un bref échange avec son épouse, Fernand m’informa qu’il m’envoyait « Le Chef » car il voulait finir de repiquer ses poireaux pour qu’ils profitent de la pluie prévue en fin de journée. Jocelyne sortit de la voiture, toute endimanchée. Elle s’était mise sur son 31 : son ensemble veste tailleur, vert clair, était cependant mal assorti à la couleur de ses cheveux raides, tirés en arrière et teintés d’un étrange jaune, tirant sur la couleur des frites un peu trop dorées. Ses lunettes en écaille satinée, son rouge à lèvres magenta et le fond de teint généreusement étalé pouvaient – de loin – la faire paraître plus jeune ; mais Jocelyne était à peu près de mon âge. Son mari, par contre, approchait allègrement de la soixantaine. Comme elle était grande, son fessier impressionnant n’enlaidissait pas sa silhouette. Avec son cou puissant et sa largeur d’épaules, on pouvait l’imaginer en première ligne… au rugby ! Quand elle gravit les marches de la maison, sa veste ouverte me permit d’apprécier une animation fort sympathique de ses seins, pas trop prisonniers du soutien-gorge, ma foi.

La famille Laforge habitait la dernière maison de ma rue, juste avant le cimetière. Le petit Fernand (une tête de moins que son épouse) était un passionné de jardinage. Il se faisait un peu d’argent en vendant des plants de tomates ou toutes sortes de variétés de salades à repiquer. C’est comme ça qu’on avait sympathisé car il me prodiguait aussi de très bons conseils pour mes plantations. Le service que la famille Laforge me demandait me fut révélé dans le salon où l’on s’était installé. Il me posait problème : le service à rendre me bousillait une journée complète et m’obligeait à me lever à des heures impossibles. Il fallait les conduire à l’aéroport de Roissy pour qu’ils embarquent à destination du Canada. Leur fils unique les y invitait quinze jours pour qu’ils découvrent sa copine et le Québec où il vivait depuis deux ans. Fernand ne se sentait plus capable de prendre l’A1 puis le périphérique (trop de cinglés inconscients), et Jocelyne tenait absolument à ce que je les chaperonne dans l’aéroport car c’était la première fois que le couple prenait l’avion.

— Je suis désolé, Jocelyne. Vous êtes tous les deux bien gentils – et moi aussi d’ailleurs – mais ça va pas être possible. Faudra trouver quelqu’un d’autre ; vous avez presque deux mois pour le trouver, non ?
— J’ai déjà épuisé toutes les solutions, Pierre, et vous êtes vraiment notre dernier recours… Je suis prête à tout pour que vous acceptiez !

Joignant le geste à la parole, Jocelyne commença à déboutonner son corsage, par le haut. Je l’arrêtai au moment où les broderies du soutien-gorge émergeaient.

— Je ne demande quand même pas un tel sacrifice ; je vais trouver un autre arrangement pour que vous ayez la conscience tranquille si vous tenez vraiment à me remercier.

Très pragmatique, je proposai donc à Jocelyne d’assurer mon repassage jusqu’en fin d’année, ce qui me libérait d’une corvée horrible pour quelques mois.
Affaire conclue.
Je me levai pour signifier la fin de notre entretien ; elle aussi en reboutonnant lentement son chemisier.

— Vous savez, Pierre, que vous m’avez profondément vexée ? Je ne suis quand même pas si moche que ça pour que vous refusiez mes avances ; c’était de bon cœur en plus, et pas vraiment un sacrifice pour moi. Après 35 ans de mariage et la routine conjugale mortelle, je m’étais dit qu’une petite parenthèse coquine dans ma vie me ferait le plus grand bien, et j’adore vos grosses moustaches à la José Bové. Depuis que vous êtes séparé de votre épouse, je vous voyais si désemparé que je voulais vous apporter, disons… du réconfort. Vous ne voulez pas essayer ? Seulement aujourd’hui… Après, je ne vous demanderai plus rien, je vous le promets ; ce sera notre petit secret à tous les deux.

Au pied de l’escalier qui menait aux chambres, Jocelyne enleva la veste de son tailleur pour la déposer soigneusement sur le dossier d’une chaise. Tant qu’à faire, je lui demandai d’enlever sa jupe afin de mater sa croupe hollywoodienne qui me précéderait dans l’escalier. Au bout de deux marches, j’arrêtai Jocelyne. Ses grosses cuisses, un peu molles, gainées de bas satinés ne gênaient pas du tout l’esthétique de la scène. Par contre, cette espèce de culotte-gaine en tissu élastique blanc gâchait tout. Alors j’ai tiré l’horrible slip vers le bas. Pour la première fois, Jocelyne me tutoya, soulevant une à une ses chevilles pour faciliter l’élimination de la lingerie.

— J’étais certaine qu’avec toi, il allait se passer des choses qui sortiraient de l’ordinaire.

Ses intuitions se confirmèrent car je soulevai sa cheville droite pour la monter d’une marche en lui demandant de bien écarter les cuisses pour une petite pause dans l’escalier, histoire de lui offrir une petite gâterie de bienvenue. Un parfum à base de jasmin titilla mes narines. Ses grosses fesses et sa foufoune dodue, dans son écrin velu qui émergeait d’entre ses cuisses, furent l’objet de toute mon attention. Dans la chambre d’amis, Jocelyne passa immédiatement à l’action : elle s’assit sur le fauteuil de la coiffeuse et m’invita à me placer en face d’elle, debout. Elle baissa en même temps le jean et le caleçon sur mes chevilles et se lança dans une fellation vigoureuse. Effet immédiat garanti. Nus tous les deux, debout, l’un à côté de l’autre, je lui léchais les tétons ; sa main droite avait emprisonné mon pénis et s’activait à conserver la raideur du membre. Mes grosses paluches poilues étaient également occupées : la gauche, par derrière, explorait les rondeurs de son arrière-train et la droite se baladait sur son petit ventre rond.

Jocelyne pensa qu’il y avait mieux à faire car sa main inoccupée se posa sur la mienne et la descendit de son ventre pour la guider plus bas, entre ses jambes. Sans la moindre honte, elle me saisit deux doigts et les enfonça dans sa fente. Le message ne pouvait être plus clair. Dès qu’elle sentit l’agitation des visiteurs, elle synchronisa ses hanches dans un subtil mouvement accompagnateur. En fait, c’est elle qui commandait le rythme de la manœuvre. Au plus fort de l’action, je lui enfilai, bien profond, l’index de la main gauche dans le trou du cul. Une grande partie de « ça va-ça vient » s’engagea côté pile et côté face.

Elle s’assit alors brusquement sur le bord du lit, appuyée sur les coudes. Les jambes béantes, elle m’invita à conclure. Je lui saisis les chevilles pour les soulever en les écartant. Je ne pouvais pas manquer ma cible. Je l’ai pénétrée lentement puis, en plaçant mes bras sous les articulations de ses genoux, j’ai repoussé ses jambes sur son ventre. Jocelyne étant maintenant dans la position du poulet à la broche, je l’ai besognée énergiquement. Au plus fort de l’action, elle laissa échapper un râle qui monta en crescendo avant que je me libère d’un flot abondant de quelques millions de spermatozoïdes.
Je n’avais aucune honte de ce qui venait de se passer, Jocelyne non plus. Dans la foulée, elle repartit avec un lot de chemisettes et de tee-shirts fraîchement lavés pour les repasser.
Avant de nous séparer, on évoqua quand même nos relations non protégées, mais il n’y avait pas de problème, ni de son côté, ni du mien ; on était entre gens de bonne compagnie, ou presque : un billet de 50 euros que j’étais certain d’avoir glissé sous le téléphone s’était volatilisé après le passage de madame Laforge…

Finalement, en me cantonnant aux mamies qui désiraient s’encanailler, j’avais des chances, même avec mes poches sous les yeux.
Ma repasseuse me prévint quelques jours après que je pouvais venir rechercher mes chemisettes en rentrant du travail. Le billet de 50 euros me restait quand même en travers de la gorge et je lui en fis la remarque.

— J’en avais besoin, désolée : il y avait une cagnotte à l’Euromillion, et je ne suis pas en mesure de vous rembourser. Je ne veux pas passer pour une voleuse ; donc, en contrepartie, je peux vous accorder une faveur exceptionnelle…

Comme j’étais complètement ignorant de cette pratique, par curiosité j’ai accepté la transaction. On ne peut pas dire que l’on gardera, tous les deux, un grand souvenir de cette première, pour elle comme pour moi ; mais bon ! Ce qui était étrange, c’est que Jocelyne avait un cul énorme mais un orifice anal étroit, qui se dilata très peu malgré une lubrification préalable à l’huile d’olive vierge.

Assez parlé d’Amour !

Je commençai à consulter le Net pour me trouver un voyage à prix cassé pour ma semaine de vacances ; seul impératif : le soleil, et une mer à 25 degrés minimum pour récupérer d’une année sous pression. Je n’avais aucune illusion sur mes chances de séduction et je ne fus pas déçu ; les quelques dames seules repérées dans l’hôtel préféraient faire les yeux doux aux jeunes serveurs albanais du restaurant ou se faire draguer par des gigolos bronzés dans les discothèques.

Depuis deux jours, dans un hôtel de Paros, je rechargeais mes batteries. Dans l’immense piscine, les coudes appuyés sur le bord du bassin, je reprenais mon souffle après mes longueurs en brasse coulée. Une dame bronzée, en maillot rouge, m’adressa la parole, debout au bord de la piscine. Je n’entendais rien avec la musique du cours de salsa d’à côté. Elle était toute menue, et Dame Nature lui avait attribué un appendice nasal hors du commun. La pauvre avait un nez long, trop long, mis encore plus en évidence par le fait que ses cheveux avaient disparu sous un bonnet de bain.

La dame s’accroupit pour se faire comprendre, et elle m’expliqua que la fermeture de son bracelet en or s’était ouverte et que le bijou gisait au fond de la piscine, près d’une l’échelle de remontée. Le tissu rouge de son maillot de bain humide moulait parfaitement le minou de la dame qui, accroupie, ses cuisses musclées légèrement écartées, me racontait sa mésaventure. C’était un minou très étrange : deux lobes dodus et très longs séparés par une fente profonde qui semblait avoir aspiré en partie le tissu mouillé.

Je remis donc mes lunettes de natation et récupérai le bracelet avant d’être chaleureusement remercié par la dame. Je n’avais pas franchi le seuil de la terrasse du restaurant, embaumée par l’odeur du jasmin, que je fus k**nappé par la dame au grand nez. Sans son bonnet de bain, je ne la reconnus pas de suite, avec ses innombrables petites bouclettes frisées teintées en roux. Au vu des taches de rousseur qui parsemaient ses bras malingres, elle devait être une rousse authentique. Madame me guida vers sa table ou elle me présenta sa sœur, beaucoup plus âgée. Elles venaient de Nancy pour les vacances, bien sûr, mais aussi pour remplir les dernières volontés de leur frère, un excentrique célibataire endurci. Il voulait faire disperser ses cendres au bon gré du vent d’une île des Cyclades. C’était un ancien prof de Grec, passionné d’histoire ancienne. C’est la sœur aînée qui me demanda, comme un grand service, d’être le chauffeur du petit 4x4 Suzuki qu’elles avaient loué pour cette mission ; elles seraient plus rassurées si un homme les accompagnait au cas où un ennui survenait au cours de la balade prévue.

Notre sortie mi-touristique, mi-utilitaire se passa sans problème. Elles avaient prévu de déjeuner dans un petit port délaissé par les touristes, au bout d’une route en cul de sac. Les sœurs planquèrent la boîte métallique de galettes bretonnes de Pont-Aven, dans laquelle reposaient les cendres du défunt. Curieuse, mais éphémère, urne funéraire entourée quand même d’un crêpe noir.

Après nous avoir laissé choisir le restaurant, elle partit faire quelques photos sur le charmant petit port, le temps qu’on se prenne un apéro. Je savourais un Ouzo quand une splendide nana descendit de son scooter pour livrer un cageot de tomates au restaurateur. Des jambes interminables, un mini-short taillé dans un vieux jean, des seins arrogants qui se baladaient librement sous un débardeur blanc.

— Mon brave Pierre, j’espère que vous ne le prendrez pas mal, mais permettez-moi de vous dire que vous n’avez aucune chance avec ce genre de minette ! Ce n’est plus du tout de votre âge… Par contre, bien que je ne sois plus un perdreau de l’année – vous non plus, d’ailleurs – je vais oser vous faire une proposition : je vous trouve charmant et, parlons franc, j’ai besoin d’avoir un rapport sexuel car depuis l’opération de la prostate de mon compagnon, il y trois ans, ma libido me joue des tours. Bien sûr, l’esprit domine le corps ; mais une petite aventure de vacances sans lendemain ne peut pas faire de mal, non ? Il faut vous décider vite car on rentre chez nous après-demain.

C’était dans un but humanitaire, ma foi, et je ne voulais pas passer pour un mufle ; et puis j’avais quelques lacunes dans le domaine des rousses !

Sa jupe portefeuille blanche, décorée de pivoines, était fermée par une rangée de gros boutons en bois qui descendaient de la taille au bas du vêtement. Comme sa sœur tardait à nous rejoindre, j’ai déverrouillé, en douceur, le second bouton à partir de la ceinture. Quand Thérèse a senti ma main s’introduire dans l’ouverture ainsi pratiquée, elle fut un peu paniquée et son regard balaya la terrasse du restaurant. Ma main glissa sur le tissu satiné de sa petite culotte avant de faire une pause sur son minou dont je pouvais enfin découvrir le relief. Comme ma voisine ne m’invectiva pas lors de ce premier contact, j’ai passé la main sous l’élastique latéral de son slip et j’ai découvert totalement la foufounette pour lui faire prendre l’air. Ma petite gâterie manuelle sembla lui convenir car Thérèse se mit sur le bord de sa chaise en ouvrant plus ses cuisses fluettes pour me faciliter la besogne.

Bref ; de retour à l’hôtel, quand sa sœur commença à ronfler, vers 23 heures Thérèse me rejoignit dans ma chambre. La fellation, ce n’était pas trop son truc mais elle fit un effort louable. Son minou était vraiment étrange : les deux lobes dodus et moelleux s’ouvrirent naturellement pour accueillir ma langue fouineuse. En plus, mon pénis se trouva très à l’aise à l’intérieur ; c’était spacieux et confortable. Je venais d’enfiler la Nancéenne sur le lit quand elle s’accrocha à mon cou et encercla mon bassin avec ses jambes. Elle voulait que je la soulève et que je la transporte sur le balcon pour admirer, une dernière fois, la mer ruisselante de la lumière d’un clair de lune exceptionnel. Elle était très à cheval sur l’hygiène, la Lorraine : non seulement elle avait exigé que je me lave la queue et que j’utilise un préservatif, mais elle refusa se s’asseoir sur la lunette des WC. Elle fit donc son gros pipi debout, les jambes fléchies au-dessus de la cuvette sans se préoccuper de ma présence.



Épilogue

Finalement, malgré mes doutes, je pouvais garder une pointe d’optimisme : mon apparence physique ne semblait pas rebuter toute la gent féminine.

C’est en consultation chez mon toubib, au retour de vacances, que je repris le sens des réalités. Sur l’ordonnance de ma prise de sang annuelle, il avait ajouté une analyse supplémentaire concernant la prostate. Mieux valait prévenir que guérir, d’après lui, puisque je rentrais dans la tranche d’âge concernée. Il me rassura en m’informant que nombre de ses patients plus âgés que moi avaient une prostate qui ne posait aucun problème, mais bon !

J’avais des courses à faire à Auchan et je décidai d’abandonner le Courtepaille pour tester le Crocodile qui venait de s’ouvrir dans l’immense zone commerciale. Au buffet des entrées, je tombai nez-à-nez avec la dame élégante aux cheveux blanc platine, qui portait encore son ensemble veste-pantalon blanc ; celle dont le petit-fils avait remarqué, au Courtepaille, mes poches sous les yeux. Son bronzage accentuait un peu les deux rides qui encerclaient son cou ; je lui donnai 65 ans au plus.

Elle me salua joyeusement et me présenta son mari. Lui était beaucoup moins élégant, avec son survêtement aux couleurs de l’Olympique de Marseille. Elle informa le petit gros des exploits passés de son petit-fils avant qu’il ne regagne sa table avec ses deux assiettes d’entrées. Quand elle se pencha pour se servir de saumon froid, l’arrière de la veste découvrit des fesses fort sympathiques, ma foi. Cette fois-ci, la petite culotte blanche ne portait pas de broderies, mais dévoilait parfaitement les deux sphères du fessier et la raie qui séparait les deux sphères symétriques. Une étroite bordure de dentelle délimitait le périmètre extérieur de la lingerie. Je crois qu’elle ne fut pas dupe de l’effet produit car elle piocha dans divers plats tout en m’observant du coin de l’œil, avec un sourire complice.

Si le toubib ne m’avait prescrit le test de la prostate, je n’aurais rien fait. Je pris donc une initiative, comme pour conjurer le sort, en quelque sorte. Je me suis levé dès que le couple s’est dirigé à la caisse ; je les ai suivis et j’ai glissé ma carte professionnelle dans la pochette de la veste de la dame en blanc, un peu surprise quand même. Advienne que pourra…

Au retour, j’ai aidé ma vieille voisine de 87 ans qui revenait de la boulangerie avec sa canne à monter les trois marches menant à sa maison.

— Vous savez, Pierre, la meilleure façon de ne pas mourir, c’est encore de vieillir !
... Continue»
Posted by gussman 1 year ago  |  Categories: Mature  |  Views: 1136  |  
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La veuve et le bouc

Brahim se rhabille sans hâte, totalement détendu par ce long moment passé au hammam. Il enfile un sarouel ample, couvre son torse d’une chemisette sans manches largement échancrée, s’enroule dans sa djellaba. La nuit est en train de tomber. Devant la porte, le vieux mendiant aveugle reconnaît son pas et profère en entendant le tintement d’une piécette devant lui « Tiens, il y avait longtemps que tu n’étais pas venu. Que Dieu te bénisse, Abuukir. »

« Abuukir », le bouc en berbère. C’est un surnom rituel qu’il doit depuis son adolescence à ses yeux en amande trop clairs, ses pommettes saillantes, son nez busqué et sa petite barbiche. Un aspect faunesque qui a troublé plus d’une femme se rendant à la fontaine. D’où quelques occasions dont il a su profiter malgré les risques dans cette Kabylie de 1950 où les maris vengent leurs cornes à coups de couteaux ou de fusils de chasse.

Il sort du village et gagne les vignobles. La carcasse décapitée est toujours là. Il dégage quelques pierres et retrouve le sac de jute dans le trou de terre où il l’a caché. Avec un sourire gouailleur il reprend sa route en direction de la grande maison blanche qu’on discerne encore dans le crépuscule à un kilomètre de distance.

C’est le centre d’un grand domaine viticole, dirigé par une jeune femme d’une trentaine d’année, Sophie Ramirez, que tout le monde appelle « La Veuve » depuis qu’elle a perdu son mari dans un accident de voiture. Elle dirige seule, depuis deux ans, la propriété d’une main de fer. Une bande de bandits d’honneur qui court impunément les montagnes proches a tenté de la racketter. En guise de réponse elle a recruté des gardes armés. Et quand en représailles son meilleur coteau de vigne a été brûlé elle a promis à qui voulait l’entendre qu’elle accorderait tout ce qu’il voulait à celui qui lui rapporterait la tête d’Achaoui, le chef de la bande.

Assis à flanc de vigne un garde voit Brahim approcher de la maison. Il n’intervient pas : le type est seul et sans arme, avec juste un petit baluchon. Le visiteur a toute latitude d’arriver à la porte du bâtiment et de frapper avec le marteau de bronze en forme de grappe. Une grosse servante entrouvre l’huis en lui demandant ce qu’il veut à cette heure tardive.

Il lui adresse son sourire charmeur qui en a fait fondre plus d’une et lui répond

— J’ai une livraison que ta dame attend depuis longtemps. Mais je ne la donnerai qu’à elle.
— C’est quoi, Aïcha, s’informe une voix de l’intérieur.
— Un homme qui a une livraison pour vous, Madame
— Eh bien, fais-le entrer

Brahim est introduit dans un petit salon où la maîtresse de maison est en train d’examiner des registres chargés de colonnes de chiffres. C’est la première fois qu’il la voit : une petite rouquine à la peau crémeuse, avec tout ce qu’il faut de rondeurs aux endroits stratégiques et une bouche charnue des plus évocatrices. Elle, de son côté, détaille ce grand gars un plus âgé qu’elle qui ressemble à un satyre échappé d’une sculpture grecque et dégage le même excès troublant de virilité.

— Je suis Sophie Ramirez, dit-elle sans quitter son siège ni lui en proposer un. Que veux-tu ?

Sa voix ne correspond pas à son physique, elle est un peu trop haut perchée, un peu vulgaire. Le ton est autoritaire, désagréable.

— Je m’appelle Brahim et j’ai une information à te donner, mais pas devant ta domestique
— D’accord, Aïcha tu sors mais tu restes à portée de voix. Et toi n’oublie pas qu’ici, c’est moi la patronne. Je t’interdis de me tutoyer. Dis-moi vite ce qui t’amène, j’aimerais me coucher bientôt

« Là, tu ne vas pas être déçue », pense Brahim, qui reprend à haute voix :

— Quand Achaoui a brûlé ta vigne il y a trois mois, tu as promis de donner ce qu’il voudrait à qui te ramènerait sa tête. Alors je suis parti à sa recherche. Pendant des jours j’ai suivi sa trace et celle de sa bande. Et ce matin je l’ai rencontré alors qu’il se promenait seul. On s’est battu au couteau et il a perdu.

La veuve en a le souffle coupé et en oublie du coup le tutoiement persistant. Elle se rappelle sa fureur devant ses ceps transformés en charbon de bois, mais sa menace et sa promesse ont été faites sous le coup de la colère et elle n’y pense plus depuis longtemps. Et voilà que ce type vient lui dire qu’il a tué sur son ordre. Et qu’il en rajoute :

— J’ai coupé sa tête comme tu le voulais, je l’ai cachée et je suis allé au hammam pour me nettoyer du sang. Ce soir j’en suis sorti et je suis venu t’amener ce que tu demandais

Il brandit le sac de jute sous le nez de la veuve horrifiée. Elle pousse un cri étranglé en apercevant à l’intérieur une grosse boule enveloppée dans un linge souillé. Sans tenir compte de son émoi son visiteur entrouvre ce linge sur une barbe grise prolongeant une masse sanguinolente. C’en est trop pour la jeune femme qui ouvre la bouche pour pousser un hurlement que l’homme arrête en la bâillonnant d’une main ferme.

— Tais-toi, femme, si quelqu’un vient il saura que tu as fait tuer ton ennemi et tu auras des ennuis avec les gendarmes
— Retire ce sac de sous mes yeux

L’homme hausse les épaules et dépose le sac dans un coin sombre de la pièce.

— Non, va le mettre dehors, n’importe où, tiens, dans le bûcher à bois derrière la maison
— Après je reviens pour la récompense
— Si tu veux, mais emporte cette chose

Restée seule, Sophie Rodriguez se laisse retomber sur sa chaise avec un gémissement. La voilà dans de beaux draps. Elle ne pleure pas du tout l’incendiaire qui n’a eu que ce qu’il méritait. Mais ce Brahim lui parait un type dangereux qui a entre les mains le moyen de lui soutirer un maximum d’argent. Elle aurait dû garder la tête et la détruire, mais c’était vraiment au-dessus de ses f***es. On verra ça demain. En attendant, que le tueur touche sa récompense et qu’il s’en aille.

Elle a retrouvé tout son calme. Un petit secrétaire en acajou renferme un tiroir secret qu’elle fait coulisser. Elle en sort un petit sac en velours bleu où tintent des pièces d’or. Cela devrait faire l’affaire. Le tout est de ne pas faire monter trop vite les enchères.

Dès le retour de Brahim elle l’invite à s’asseoir et engage d’emblée la négociation. Il s’est trompé, elle ne voulait pas vraiment la mort d’Achaoui, elle a parlé sous le coup de la colère. Mais s’il sait rester discret, elle est prête à le dédommager en lui versant une somme lui permettant de s’acheter une belle Mobylette.

Dans cette Afrique du Nord à peine motorisée, une Mobylette est le rêve de beaucoup d’hommes. Et la veuve s’est gardé une marge de négociation : elle est prête à aller jusqu’à la moto.

Brahim ne répond pas, se contentant de la regarder en souriant. La veuve se dit que ce type a dû être sculpté dans un bloc de testostérone pour dégager un tel magnétisme masculin. Ces yeux jaunes, cette tête de faune l’émeuvent jusqu’aux tréfonds. D’autant plus qu’elle est en manque, son amant attitré, un capitaine de l’armée française, étant parti en manœuvres depuis un mois. Elle se gourmande aussitôt d’avoir eu de telles pensées même fugitives alors que ce n’est vraiment pas le moment. Et en plus, fantasmer sur ce paysan du bled…

Quand il prend la parole elle n’en croit pas ses oreilles

— Tu as bien promis d’accorder ce qu’il voulait à celui qui t’apportera la tête d’Achaoui ? Pour l’instant j’ai faim, sers-moi à manger.

Elle est assez sidérée et balbutie

— Comme tu veux. Je vais appeler Aïcha.
— Non, femme, c’est toi qui me serviras.

Cette exigence absurde déclenche chez la veuve un petit rire de gorge mais elle ne proteste pas. Après tout, si ça lui fait plaisir. Elle fait passer Brahim dans la salle à manger, l’invite à s’asseoir et s’absente en direction de la cuisine. Elle revient chargée d’un plateau, dispose un couvert et sert à son invité surprise un navarin d’agneau réchauffé. Debout à côté de lui elle s’amuse à jouer le rôle de la moukère soumise au service de ce grand Kabyle hyper mâle. À peine se souvient-elle encore qu’il a tué ce matin. Pour achever de l’enjôler elle lui verse un verre de son meilleur vin qu’il avale d’un trait avant de s’en faire resservir un nouveau. Du coup elle va prendre sur la desserte un autre verre et trinque avec son hôte.

Quand il a fini il se lève, se dirige vers elle, la fixe de ses yeux jaunes qui la remuent toujours autant. Et elle n’en croit pas ses oreilles quand il lui ordonne tranquillement :

— Maintenant, femme, montre-moi ta chambre.

Il s’attendait à ce que la veuve se rebiffe et n’est pas déçu. Elle proteste de sa voix criarde jusqu’à la vulgarité, disant qu’il n’en est pas question et qu’il peut aller se faire foutre. Elle est d’ailleurs vraiment indignée : dans cette Algérie coloniale la distance qui sépare un simple indigène d’une riche Européenne est immense. Mais elle se souvient soudain du piège où elle se trouve et se radoucit : la promesse de Mobylette de tout à l’heure se transforme en scooter. Pour toute réponse elle s’entend dire « Tu as promis, j’ai apporté la tête, et tu dois me donner ce que je veux ». Elle le menace d’appeler les gendarmes s’il insiste ce qui le fait carrément rigoler « Appelle, on ira en prison ensemble ».

Il la saisit par un bras et sans tenir compte de ses piailleries mêlées de quelques grossièretés de poissarde (la dame a un vocabulaire fleuri qu’elle n’a pas dû acquérir chez les bonnes Sœurs), pousse au hasard une porte de la salle à manger. Elle donne sur un escalier qu’il escalade jusqu’au palier de l’étage, la veuve toujours en remorque. La première porte qu’il rencontre est celle d’une salle de bain, la deuxième ouvre sur un débarras, la troisième est celle de la chambre. Entre deux protestations la veuve a tenté de poursuivre les enchères : au fil des marches le scooter s’est transformé en moto, puis en voiture. En tirant sa proie dans la chambre Brahim lui souffle dans l’oreille « même pas un camion », ce qui déclenche chez elle un éclat de rire strident inattendu.

La pièce est vaste et claire, avec en son centre un grand lit encadré d’un joli bonheur-du-jour et d’un gros fauteuil de cuir. Brahim lâche le poignet de la veuve et s’enfonce dans le fauteuil. Elle est debout devant lui en se demandant comment il va s’y prendre. De la manière la plus simple : d’un geste sans équivoque il lui intime de trousser sa jupe.

Elle secoue négativement la tête avec résolution. Lui se contente de la regarder en souriant et de refaire le même geste accompagné cette fois d’un claquement de doigts et de ce commentaire prononcé calmement « Tu as promis ce que je voudrais contre la tête. Tu as la tête. Ce que je veux, c’est te niquer. Déshabille-toi ou je m’en charge » Il est passé à l’arabe en cours de phrase et a employé pour désigner l’acte sexuel un mot que tous les Européens comprennent et dont la traduction ne rend qu’imparfaitement la verdeur. La veuve est manifestement estomaquée par la crudité de l’injonction.

Il s’attend à ce qu’elle lui saute dessus toutes griffes dehors mais elle se domine, hésite encore un instant. Elle finit par se décider à dénouer sa ceinture en affichant un sourire de défi. Quelques boutons et quelques agrafes sautent. La jupe glisse au sol, bientôt rejointe par le corsage. La patronne du domaine n’a plus sur elle qu’un soutien-gorge et un grand slip blanc en coton. Brahim a rarement reluqué des rondeurs aussi appétissantes. D’un nouveau signe il lui intime de dénuder sa poitrine. Elle s’exécute en prenant tout son temps puis croise ses bras devant son buste sans trop d’empressement.

Au passage son vis-à-vis a pu se régaler de la vue de deux seins lourds aux tétins mauves érigés. Toujours souriant il écarte la braguette de son sarouel et exhibe une superbe érection qui fait pousser à la jeune femme un petit cri scandalisé de vaudeville. Elle se retourne vers le lit et tente de se réfugier sous les draps. Ce qui ne convient pas à son partenaire qui la saisit par les chevilles, la ramène vers lui et la maintient campée à quatre pattes au bord du matelas. Il tire vers le bas la culotte de coton, dévoilant un popotin rebondi. Il en a vus de mieux moulés mais celui-ci n’est pas mal du tout, même si le sexe n’est pas épilé contrairement à celui des petites Berbères dont il fait son ordinaire. Après tout peut-être que les veuves ne s’épilent pas : c’est la première de sa collection. Et cette toison intime a l’avantage de prouver que la rousseur de la dame ne doit rien aux artifices. Laissant là ces constatations prosaïques, Brahim pèse sur les reins de la vraie rousse pour la faire se cambrer et l’enfile sans sommation. Un glapissement outré répond à ce manque d’égard.

La jeune femme avait pris son parti d’un règlement en nature, d’autant plus que le créancier était loin de lui déplaire. De toute façon, que refuser à un tueur à gage qui a décidé que c’était vous, le gage ? Alors autant profiter largement de l’occasion ! Mais elle s’attendait au minimum à quelques caresses préliminaires. À la place ce faune l’a assaillie ou plutôt l’a saillie comme le bouc auquel il ressemble et la martèle maintenant sans vergogne. À tout prendre, cela vaut quand même mieux que le mois de jeûne qu’elle vient de subir où seuls ses doigts sont venus parfois soulager sa solitude. Son capitaine est d’ailleurs un amant assez médiocre qu’elle a choisi par défaut dans cette campagne où les Européens baisables sont rarissimes. Dix fois moins doué que ce grand lascar dont le calibre rigide poursuit en elle sa course victorieuse et réveille des sensations oubliées. Et tant pis si ce n’est qu’un paysan du bled. Qui le saura ?

Brahim se délecte de ses plongées répétées dans un fourreau brûlant dont il met l’étroitesse sur le compte d’une longue période d’inemploi (il ignore l’existence du capitaine). Cette veuve est peut-être une mégère, mais c’est un bon coup. Sa peau blanche et soyeuse parsemée de tavelures dégage une fragrance capiteuse. Et c’est une chaude femelle : ses protestations de tout à l’heure se sont transformées en acquiescements ravis mêlés de commentaires salés. Parce qu’en plus elle est bavarde, ce qui l’agace au plus haut point. Il se dégage, la retourne sur le dos, la tire au milieu du lit, se décide enfin à se débarrasser de son sarouel qu’il avait seulement baissé aux genoux. Assis au bord du lit, il joue avec les seins de la dame, palpe son ventre et ses cuisses. Elle s’est décidée à se taire et halète comme un soufflet de forge. Brahim a un dernier regard expert et approbateur sur les appas qui l’attendent. Il se soulève, couvre la veuve et la pénètre dans l’élan. Consentante, elle lève haut les cuisses et noue ses jambes autour de ses reins. C’est la manifestation d’une reddition sans condition mais aussi une façon de ralentir la cadence du mâle pour prolonger la durée de l’étreinte.

Liant ses bras autour de son cou, elle cherche sa bouche qu’il lui refuse et souffle alors dans son oreille un « longtemps » péremptoire. Mais son chevaucheur est manifestement peu disposé aux mignardises d’alcôve. Il se dégage, se campe sur les bras et entreprend de la régaler de grands coups de boutoir que saluent des piaulements montant crescendo. Au moment où il sent qu’elle va jouir il la retourne comme une crêpe et d’une main experte lui distend la croupe. Elle rue, tente de se dégager mais il pèse de tout son poids sur elle et l’encule à sec malgré ses trépignements et ses insultes. Sans en tenir le moindre compte il lui administre un va-et-vient continu qu’elle accompagne bientôt de petits geignements qui ne sont manifestement pas dus à la douleur. Un feulement aigu salue la bordée finale.

Brahim finit de décharger et se laisse lourdement retomber sur le dos pendant que la femme file vers la salle de bain attenante à la chambre. Il l’a bien foutue, la veuve, ça lui apprendra à jouer à l’Ange de la mort de sous-préfecture. Il se redresse, s’essuie tout le corps avec le drap du lit, renfile son sarouel, allume une cigarette. Au moment où il se dirige vers le fauteuil où il a jeté sa djellaba il a la surprise de voir la rouquine jaillir du cabinet de toilette vêtue d’une nuisette rose de starlette de cinéma décolletée jusqu’au nombril. Il n’y manque même pas les chaussons assortis et le ruban dans les cheveux. Très à l’aise elle se dirige vers lui et lui demande s’il est intéressé par une petite collation avant de se remettre au lit.

Manifestement la belle a apprécié la séance et en redemande. Un peu déconcerté (ce n’était pas prévu dans son scénario) Brahim prétexte une obligation tôt dans la matinée qui l’oblige à filer et en guise d’adieu gratifie sa conquête d’une bonne claque de propriétaire sur le cul, ce qui lui vaut un « Ça va pas ? » revêche. Il déboule l’escalier, sort dans la fraîcheur de la nuit.

Après un petit somme réparateur sous un olivier il marche vers le village aux premières lueurs de l’aube. Dans les vignobles la charogne du bouc égorgé et décapité la veille commence à sentir. Il rigole tout seul en pensant à la tête que fera la veuve quand elle se décidera à vraiment regarder dans le sac et qu’elle verra que la barbichette grise est celle d’un caprin. Au moment de s’éloigner, il s’entend héler :

— Salam, Brahim Achaoui. Que fais-tu ici ? Je te croyais dans la montagne avec ta bande.

Il reconnaît Youssouf, un vieux berger de ses amis.

— Salam, Youssouf, j’y retourne. J’avais juste une petite affaire à régler. Il faut aussi que je te paie ce bouc qui faisait partie de ton troupeau et que j’ai tué hier.
— C’est justice. Mais ne reste pas ici, les gendarmes te cherchent et cette garce de veuve réclame toujours ta tête à cause de la vigne que tu as brûlée.

Achaoui éclate de rire :

— Ne t’en fais pas pour la veuve. Elle a eu la tête du bouc. Et sa queue en prime !
... Continue»
Posted by gussman 1 year ago  |  Categories: Interracial Sex, Mature  |  Views: 1735  |  
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LA METAMORFOSI DI SELENE


Un drastico ritorno al passato per riattraversare momenti fatidici e ritrovare la propria sensualità totale.



I

Maggio 2011

- … e quindi?-
Nella penombra dello studiolo lo schermo del portatile di Selene all’improvviso si illuminò, attirando, ovviamente, l’ attenzione di Carlo.
Voleva dire che il PC non era spento ma si era solo posizionato sulla funzione: risparmio energetico … però, non era spento.
Chi diavolo poteva essere?
Erano passate le due della notte!
Benché assonnato, Carlo realizzò con rapidità la situazione.
Era solo, nel letto, a dormire: quando il telefono aveva squillato, infatti, Selene non era con lui.
Al momento aveva pensato, ancora intontito tra veglia e sonno, che la sua giovane moglie, fosse nel bagno o in cucina. Adesso intuì che forse era al PC.
“Strano” pensò tra sé e sé.
Ovviamente Selene non poteva immaginare che alle due l’ avrebbe chiamata sua madre chiedendole di raggiungerla quanto prima: il papà stava male!

Carlo le aveva passato il telefono nel corridoio e, subito, indossato un giaccone, Selene si precipitava verso casa dei genitori: pochi passi dal loro isolato.
Quindi adesso cosa avrebbe dovuto pensare?
Probabilmente Selene era in chat davanti al computer.
Carlo avrebbe voluto ignorare lo schermo acceso, ma la curiosità ebbe la meglio su tutti i lunghi discorsi sulla stima e sulla fiducia reciproche.
Sullo schermo troneggiava da due minuti quella sola, insignificante, ma pericolosa scritta: - … e quindi? -
Rapido rispose con il solito, banale: - Asp. … telefono ! -
Attese, restando sulle spine.
Dopo alcuni interminabili momenti, qualcuno dall’ altro lato, scrisse: - OK –
Rapidamente Carlo cercò la conversazione precedente per capire, per sapere.
Il probabile “lui” dall’ altra parte dello schermo si firmava: Franco.
Con crescente raccapriccio si rese conto che le parole scritte finora andavano ben oltre una semplice amicizia.
“Cazzo!” Pensò tra sé e sé. Che idiota era stato a credere che Selene sarebbe stata diversa dalle altre donne! Una vera doccia fredda per lui.
Avrebbe voluto e potuto agire diversamente, ma per la rabbia e la sorpresa agì d’ impulso: si sedette e digitò sulla tastiera:
- Ascolta - scrisse lentamente - la tua amica Troia è uscita, ed io sono suo marito. Non so se lei ti ha detto che è sposata! –
Pochi attimi dopo, lenta e strana, sullo schermo si formò la scritta:
- E quindi? -
- Ascolta, coglione, adesso vedi di sparire … - scrisse Carlo, incazzato nero.
Ma sul PC apparvero una dopo l’ altra queste parole:
- Aspetti,
non sia precipitoso
mi lasci parlare
ho una proposta veramente interessante …
per lei.
Le offro un’ occasione unica, mi stia a sentire
per solo cinque minuti. –

Carlo era allibito.
Pensò “Ma questo e’ davvero stronzo!”
Poi scrisse sui tasti con sarcasmo: - E quindi? Fammi vedere dove cazzo vuoi arrivare! –


II

Settembre 2011

- Che idiota! –
Era talmente arrabbiata con se stessa, si sentiva talmente impotente in quel momento, che gli occhi le si riempirono di lacrime.
Non poteva crederci di essere finita in quella trappola.
Con quanta ingenuità c’ era cas**ta. Furba, sempre sulla difensiva, malfidata nei confronti degli uomini …
Ed ora, eccola lì, legata ai piedi di quel cavalletto, dove volontariamente (incredibile a dirsi), si era poggiata, supina.
La sua mini di cotone era rattrappita sui suoi fianchi, la maglietta tirata su per scoprire i seni. Accartocciato sotto la pancia, come uno straccio, il suo reggipetto.
Lei pesava ora sui suoi grandi seni, sudati.
Il suo tanga color rosa, indossato con un pizzico di femminilità per far risaltare i glutei nudi sotto la minigonna bianca, era stato abbassato a meta altezza, tra il sedere e le ginocchia.
Legata mani e piedi al cavalletto col sedile di cuoio, era costretta a tenere in bella vista il suo culetto prorompente e sodo e, pensò con amarezza, la vulva aperta, a causa della divaricazione imposta alle cosce da quella posizione.
Come aveva fatto a finire lì?
Come si era lasciata ingannare, per poi ritrovarsi ridotta in quello stato servile e sottomesso?
Non poteva nemmeno gridare, né ribellarsi. Le era stato detto chiaramente, anche se con voce dolcemente ironica:
- Non pensarci nemmeno! Altrimenti tuo marito se la vede brutta. Capito? – l’ uomo le aveva carezzato la schiena – Non c’ è che dire, sei una bella donna. Proprio come pensavo. –
Poi riprese, minaccioso:
– Tu limitati ad obbedire! Accontentami per oggi e ti prometto che domani tutto questo non ti sembrerà che un sogno. –
Lei lo mandò affanculo, ribellandosi per quanto poteva, bloccata al cavalletto.
Lui rise e le impose di star buona, se voleva rivedere il suo uomo con tutte le ossa a posto.
Fu allora che, facendo attenzione a non toccarla, l’ aveva spogliata alla meglio e le aveva abbassato le mutandine, solo di quel tanto che bastava per liberarle la figa e (pensò con sgomento) anche il sedere.
Poi Franco la lasciò, completamente sola, in quella stanza calda e strana.
Non era del tutto scomoda.
Il cavalletto era rivestito, ma l’ imbottitura era morbidissima, come quella di un divano.
Dalla sua posizione poteva vedere quasi tutta la stanza.
Il pavimento era di maioliche a tozzetti bianche come quelle dei depositi alimentari, lavabile e sanificabile.
La cosa più strana era che quel pavimento non era dritto, ma aveva una lieve pendenza dai lati verso il centro della camera: pendeva verso uno scarico quadrato coperto da una grata di acciaio, come fosse un tombino.
Oltre al cavalletto, vide su un lato, una specie di altalena.
Funi bianche scendevano dal soffitto attaccate a grossi anelli e finivano negli occhielli di una specie di fascia, forse un sedile, fatto di pelle.
Di fronte a lei un tavolo con sopra alla rinfusa un PC portatile e varie attrezzature, probabilmente cinematografiche, vicino al tavolo due trespoli con lampade professionali, come quelle che si usano negli studi fotografici.
Con un certo sgomento, vide alle spalle della scrivania, proprio a fianco a uno schermo gigante fissato al muro, una rastrelliera in legno che tratteneva, ordinati e in fila, una serie di attrezzi poco rassicuranti: frustini, un asse piatta e una striscia di pelle entrambe con il manico di legno. Varie corde, molti bastoni, alcuni con il manico a forma di enorme fallo.
In un angolo un grosso lavabo in acciaio e accessori non meglio identificati, che lei preferì ignorare.
Passarono alcuni minuti che le sembrarono ore.
Fu presa da un senso di abbandono e di disinteresse, come se fosse stata dimenticata … completamente, ignorata. Senza valore.
La sensazione più orribile che avesse mai provato, e che più detestava nella vita, era tornata ad impadronirsi di Selene, trasformandola da colonna portante a ultima ruota del carro.
La minaccia di fare del male a Carlo aveva avuto un effetto sconvolgente sulla sua psiche. Lei ora si sentiva responsabile, in pericolo e vulnerabile.
Suo marito era completamente vittima in quella situazione, del tutto innocente e inconsapevole.
Lei lo aveva trascinato fino ad Atrani, quel paesino a picco sul mare, dall’ aspetto innocente e sonnacchioso.
Lei si era voluta togliere la curiosità e lo aveva invischiato in quella sordida avventura, mentre lui, più debole e tranquillo, si era più volte ribellato a quella sua idea di passare un week end nel sud Italia, ospite di uno che, alla fine, non era che uno sconosciuto.
Purtroppo … non aveva fatto abbastanza per dissuaderla veramente.
Al contrario, aveva fatto sì che tutti problemi logistici venissero facilmente superati. Certamente, per amore, aveva capito e sostenuto i suoi desideri. Poverino.
E adesso la situazione si presentava ancora più cupa e tragica: da una settimana, infatti, aveva saputo di essere incinta di lui.
Proprio come, mesi prima, quel maiale di Franco aveva previsto.
Ricominciò a piangere silenziosamente.

III

Come in un flashback gli avvenimenti di quegli ultimi mesi le passarono davanti agli occhi della mente.
Tutto era cominciato nel più canonico dei modi: su internet.
Niente tresche su Facebook o avventure al buio su Badoo, intendiamoci.
Lei, per hobby, amava scrivere qualche novella erotica ed aveva trovato il sito adatto per pubblicarle … un ambientino “signorile”, per così dire.
Perché lo faceva?
Beh, perché lei era una “brava signora” da circa sei anni, ormai. Ma non poteva del tutto dimenticare di essere stata una ragazza, spesso molto disponibile, con una carica erotica simile ad un vulcano: sopito, ma mai spento.
Dai diciotto ai venticinque anni aveva fatto, appena si presentava l’ occasione, collezione di uomini.
Appagava così due suoi enormi bisogni: prendere cazzi di ogni tipo, in ogni instante e “maltrattare” gli uomini che la possedevano.
Niente di violento naturalmente, lei amava solo … deluderli.
Scopava con uno per far sapere all’ altro, che non era stato un granché a letto.
Alcuni ragazzi, più coinvolti sentimentalmente, ci rimanevano male a scoprire che lei non li considerava il centro del suo universo e che, alla prima occasione, si lasciava fottere dal loro migliore amico, con la stessa disinvoltura con cui si era fatta scopare all’ improvviso da loro.
Insomma: ognuno si sentiva il fortunato di turno per un attimo e, dopo poco: una nullità dal punto di vista sessuale, uno da buttar via dopo l’ uso.

Con Carlo era stato tutto diverso, però.
Non era bello, ma nemmeno brutto.
Era un uomo dolcissimo e lei lo aveva conosciuto in una singolare circostanza.
Appena laureata, fu fortunata a trovare lavoro.
Decise subito di andare a vivere da sola e sancire così la sua definitiva indipendenza.
Proprio il giorno in cui entrava in modo ufficiale nella nuova casa, una dependance ricavata dal piano terra di una villa del novecento, veramente bella, si trovò di fronte ad uno spettacolo piuttosto singolare: un’ esequie.
La vecchia signora che viveva sola, la proprietaria della casa, era morta.
Alcuni amici e parenti si salutarono davanti ai suoi occhi perplessi. Tra loro, per la maggior parte persone anziane, spiccava la figura di un giovane sulla trentina, alto, silenzioso.
Aveva spalle larghe e fisico asciutto, il taglio rasato dei capelli gli dava l’ aspetto di un militare.
Il suo sguardo era smarrito, perduto nel vuoto.
Un vecchio signore gli parlava sommessamente, con aria di circostanza e da come lo salutarono amici e parenti, Selene si convinse di trovarsi di fronte al figlio della donna scomparsa.
Restò in macchina perplessa sul da farsi. Dopotutto i contratto era fatto, e con l’ agenzia, tra l’ altro. Lei aveva versato un congruo anticipo!
Quindi da donna pratica decise di aspettare che tutti fossero andati via, poi cominciò a portare dentro gli ultimi s**toloni, con le sue cose.
Era sola nel grande cortile, dotato di un elegante e curato giardino; stava cercando di decidere se provare a entrare con la macchina dal cancello per metà spalancato.
Non era segnata questa opportunità, sul contratto.
Decise per il no, meglio evitare discussioni … anche se: non c’ era nessuno.
Ma appena si avviò verso la casa, si trovò di nuovo davanti il giovane vestito di scuro.
Aveva gli occhi arrossati e una espressione stanca.
- Buongiorno - le disse – lei deve essere la signorina Selene, se non sbaglio!
Io sono Carlo, sono … ero il figlio … - fece un cenno con la testa verso la casa.
Lei gli tese la mano e lui riprese subito:
- Lei sarà da sola qui per un certo periodo, e io vorrei chiederle qualche favore; naturalmente pagando il disturbo. Mi permetto di chiedere perché mi trovo in una situazione molto imbarazzante. –
Selene non capiva e preferì ascoltare, per rendersi conto di cosa le stava per proporre, pronta a contattare l’ agenzia e, se necessario, un avvocato.
Laconicamente si lasciò sfuggire un: - Veramente … io …
comunque, condoglianze per sua mamma ! –
- Oh, grazie, davvero - disse lui, poi aggiunse – le spiace se ci accomodiamo un attimo in casa sua? –
Le piacque quel “casa sua”, la fece sentire “grande”.
– Ma certo, venga. – gli disse con un sorriso, lasciandosi seguire all’ interno.
Il giovane le spiegò di essere un militare, un ufficiale, tecnico di marina, impegnato nel golfo Persico. Era alla sua ultima missione, tra pochi giorni sarebbe diventato ufficialmente “borghese” e iniziato una carriera come ingegnere, presso un cantiere di edilizia marittima, a La Spezia.
In pieno spostamento burocratico, incasinato fino al collo, doveva ripartire immediatamente per il Golfo.
La informò che l’ uomo anziano con cui discuteva era il padre, divorziato dalla mamma da tanti anni. Viveva in Inghilterra e probabilmente era già ripartito.
Insomma il giovane era solo e non sapeva a chi rivolgersi per le piccole incombenze della casa.
Lei avrebbe dovuto tenere le chiavi e in emergenza aprire a qualche operaio, pagare qualche bolletta, controllare anche la posta.
Le promise che sarebbe stato solo per poche settimane, poi lui, una volta in Italia, si sarebbe occupato a tempo pieno di quella casa, e tolto lei dalle spine.
Selene non ebbe il coraggio di rifiutare.
Si scambiarono i numeri di telefono e la casella e-mail per la comunicazione di documenti.
- Non so come ringraziarla, davvero. Non avrei potuto essere più fortunato a risolvere in
poche ore tutto questo. Lei, Selene, è apparsa come un angelo, in un giorno, come dire, un po’ pesante! –
Voleva lasciarle del danaro, ma Selene lo rifiutò.
Sulla porta la salutò molto gentilmente, poi fece una cosa che la lasciò senza parole e lievemente commossa: la abbracciò e la baciò in modo formale sulle guance, stringendola al petto, ma con vigore inaspettato.
Lei capì da quel gesto quanta solitudine aveva nel cuore quell’ uomo.
Vide passare un ombra nei suoi bellissimi occhi chiari.
Nel prendere un Taxi, le disse: - Metta pure dentro la sua auto, c’è tanto spazio … faccia come se fosse a casa sua. Addio! –

Passarono quasi due mesi.
Il senso di responsabilità di una ragazza giudiziosa, l’ investitura a “padrona” della situazione, la fiducia riposta in lei e nelle sue capacità, fecero piacere a Selene e lei attribuì questa nuova vita alla sua maturità, ormai acquisita, alla “veneranda” età di ventisei anni.
Ormai si sentiva con Carlo quasi tutti i giorni. Aveva seguito la casa come fosse la sua. Anche i suoi genitori la vennero a trovare e furono contenti della sua sistemazione.
Poi lui tornò.
Lei si era molto affezionata a quell’ uomo e, non avendo impegni sentimentali particolari, si era fatta intorno un certo “spazio vuoto”. Anche se con se stessa trovava mille scuse, mai si sarebbe sognata di sussurrare la parola: amore!

Lui tornava a Piacenza tutti i venerdì, a volte anche il giovedì sera.
Tutte le scuse erano buone per stare insieme.
Una sera lui ebbe un piccolo incidente facendo un aggiusto in casa e lei accorse per aiutarlo. Gli medicò un taglio al braccio che si era procurato.
Era tardissimo.
Lui le volle offrire un bicchiere di vino frizzante, come ricompensa; poi soli, seduti sul divano si guardarono senza sapere bene cosa fare. Fino a che lei prese l’ iniziativa …
Si tolse i jeans, gli slip e si mise a quattro zampe affianco all’ uomo, che la osservava sconvolto.
Con gesto rapido, gli tirò fuori dal pantaloncino il pene moscio e impreparato. Lo prese in bocca e cominciò a succhiare delicatamente ma incessantemente.
Carlo si eccitò rapidamente e capì finalmente cosa fare con le mani a quelle natiche e a quella fighetta, tanto vicine al suo viso.
Comincio a carezzare, ad esplorare, scivolando sul culetto, che aveva tante volte sognato, seguiva le gambe perfette e depilate, lisce come seta.
Un calore profondo alla pancia lo fece sussultare e senza aspettarselo venne copiosamente e in modo liberatorio nella bocca di Selene.
Lei, senza mollare, succhiò lo sperma fino all’ ultima goccia.
Fiottava a sorsi, senza fermarsi, come l’ acqua scorre da una cannula, attraversava il canale del cazzo e lei sentiva l’ ondata lieve, che arrivava e poi sgorgava sulla sua lingua, per poi essere aspirato in gola.
Non si tirò indietro, nonostante per un attimo si fosse sentita soffocare, ma era decisa a
berla tutta. E così fece.
Dopo alcuni minuti, lasciò che il cazzo scivolasse dalla bocca, perfettamente pulito.
Ne era certa: con quell’ uomo la sua vita sarebbe cambiata.

Da quel momento cominciarono a stare sempre più insieme e poi dopo una convivenza effettiva, si sposarono, con la benedizione dei parenti e con l’ approvazione dei pochi, sinceri, amici.
Dopo quasi 4 anni di matrimonio il menage si fece, naturalmente un po’ monotono. Non avevano bambini, non avevano preoccupazioni economiche, tutte caratteristiche adatte per sentirsi annoiati.
Selene ogni tanto ripensava a qualcuna delle scopate più memorabili del suo passato.
Carlo, meno avvezzo di lei alle avventure erotiche, sentiva comunque un certo friccicore nel pensare, nel desiderare qualcosa di nuovo, ma soprattutto sentiva che lei avrebbe avuto, ogni tanto, bisogno di altro.
Non avevano segreti e lei gli aveva fatto capire il suo modo di vivere il sesso da ragazza, come mortificazione e punizione dell’ orgoglio del maschio di turno.
Se dal punto di vista psicologico poteva anche farne a meno, “guarita” da quella esigenza di vendetta, che si perdeva nel suo passato rimosso, quelle avventura all’ epoca monotone, diventavano, nei suoi ricordi, piacevoli spunti per le sue masturbazioni.

IV

Passava tanto tempo al PC per motivi di lavoro e spesso gironzolava tra i siti, anche porno, alla ricerca di distrazione.
Un giorno scoprì uno spazio dedicato a racconti erotici e confessioni sexy di utenti dilettanti. Per ammazzare la noia si divertì a scrivere, romanzandola, qualche sua esperienza.
Non aveva detto a Carlo di questo “gioco”, ma solo perché ancora non era capitata l’ occasione.
La divertiva scrivere, e descrivere, quelle storie, cercando di renderle intense ed eccitanti.
Cominciò anche a ricevere delle e-mail, alcune corrette, altre volgari, ma quello che le procurava piacere era immaginare che un altro, del tutto sconosciuto, si masturbasse e venisse leggendo le sue pagine.
Quel pensiero la faceva sentire “profanata” da sconosciuti.
Una libidine del tutto nuova.
Fino a che, un giorno maledetto, le scrisse Franco, un altro “scrittore” comparso dal nulla.
Aveva un modo diverso di contattarla rispetto agli altri.
Sembrava veramente interessato a lei, aveva un modo di chiedere e di proporsi
particolarmente intrigante.
Dolcemente e con maestria penetrò nella sua blindatura mentale e digitale … diede e prese fiducia, le presentò di se l’ aspetto paterno e familiare, ma anche la capacità di provare eccitazione e di procurane.
Franco la capiva profondamente, capiva soprattutto quel lato sopito della sua sensualità, che non poteva essere completamente cancellato dalla sola forza di volontà.
Le fece rendere conto che lei non era giusta nei confronti di Carlo, perché amare non poteva diventare una crociata che limita i nostri desideri e le nostre aspirazioni.
Se l’ amore ci comprime e ci limita, pian piano cominceremo ad odiare, invece di amare e a sopportare, senza saper più godere.
Avrebbe spesso voluto parlare con Carlo di questa sua amicizia, ma non si presentava l’ occasione.
Una sera, anzi una notte, mentre Carlo dormiva, lei si era trovata trascinata in una chat oltremodo “hard” con Franco, dove gli descriveva del tipo di piacere che provava da ragazza a cambiare continuamente partner.
Di quelle volte in cui cercava di combinare gli appuntamenti con più di un ragazzo, per riuscire a farsi venire dentro dal secondo con cui stava, mentre ancora all’ interno della vulva, teneva la sborra del primo.
Una volta che da ragazza, era stata sola un casa, aveva fatto in modo di ricevere tre “visite”.
Con scuse varie si fece chiavare dai suoi amanti senza quasi lasciare il suo letto, e dopo il terzo che mandò rapidamente via con una scusa, ebbe la faccia tosta di telefonare ad un vicino, medico, che aveva sessantacinque anni: un amico di famiglia.
Gli disse di avere un forte mal di stomaco e gli fece trovare la porta socchiusa.
L’ uomo rimase stupito davvero dalle sue avances molto spinte, aveva fatto di tutto per riuscire a ribellarsi, ma la vista e il contatto del corpo giovane e sinuoso di Selene fece si che l’ eccitazione superasse il senso di professionalità.
Così lei si mise a gambe aperte sul bordo del letto e lui esausto le spruzzò in figa una notevole quantità di sperma.
Quando anche lui se ne fu andato, Selene ripensò a ciò che aveva fatto. Si spostò, lasciva e depravata, nella doccia, dove in solitudine, cominciò a masturbarsi, accovacciata per terra.
Intanto lenti e tepidi le scorrevano da dentro fiotti di sborra ormai liquidi e saponosi, le fuoriuscivano dalla vagina e scendevano lungo le cosce.
Qualcosa di appiccicoso, che aveva l’ odore delle varie sborre mescolate nella sua “coppa”, la sporcava e le attaccava l’ olfatto.
Man mano che veniva violentemente, raccoglieva con le dita l’ acquiccia che le imbrattava le carni, se la spalmava sui seni, sul viso, sulla lingua e poi la succhiava, leccandosi le dita.
Mentre raccontava queste sue esperienze estreme a Franco, improvvisamente, fu interrotta dal telefono che squillava solitario. Erano le due di notte.
Carlo assonnato, con voce impastata, le porse il telefono: era sua mamma. Il padre si era sentito male e doveva essere ricoverato al più presto.
Il malore per fortuna si risolse per il meglio, ma lei era rimasta col dubbio atroce di non avere spento il Computer, nella fretta.

Era sulle spine, ma quando finalmente poté tornare a casa il PC era spento.
Non fu tranquilla finché non sentì la voce al telefono di Carlo.
Tutto bene.
Non aveva letto niente. Per lei sarebbe stato imbarazzante spiegare al marito quella strana relazione.
Decise che nel week end successivo avrebbe parlato con Carlo: di lei, di Franco e dei racconti erotici.
“ E questo era stato il mio grande sbaglio!” pensò con tristezza e impotenza, in quella stanza strana che sembrava un covo di torture.
Alle spalle del ”burattino” non puoi assolutamente sapere chi è il Burattinaio.

V

Ogni istante che passava l’ angoscia si faceva strada nel suo animo.
Il senso di impotente responsabilità, anche per aver trascinato Carlo in quella storia, la attanagliava: “E adesso?”
Chissà il povero Carlo in quale scabrosa situazione si trovava a causa sua.
Subito dopo aver raccontato al marito di questa sua amicizia, vide che lui l’ aveva presa bene. Nei mesi successivi non aveva mai recriminato per le sue chat e per il tempo che dedicava al PC.
Al contrario spesso anche lui partecipava “trasversalmente” al gioco; a volte avevano chiacchierato, molto apertamente e ai limiti dell’ hard, tutti e quattro, cioè anche con la moglie di Franco, sempre che veramente quella donna fosse la moglie.
L’ uomo era abile nel parlare e sapeva far salire la pressione nell’ interlocutore. Le paroline giuste al momento giusto le provocavano spesso un piacevole pizzicore.
Una volta le chiese in “regalo”, poiché li aveva eccitati particolarmente, di dedicargli quella stessa notte una scopata.
Quando Carlo sarebbe venuto dentro di lei, ognuno di loro due avrebbe pensato intensamente di fottere con uno di loro: Carlo con la moglie di Franco e lei con Franco stesso.
Mentre proponeva tutto questo, erano su Skipe, si vedeva chiaramente la moglie di Franco che abbassava e alzava la testa, dai lunghi capelli, sulle sue gambe: insomma gli faceva, in diretta, un languido bocchino.

A colpire Selene era la grande capacità di lui di leggerle nella mente.
Sapeva talmente tante cose di lei che a volte la stupiva.
Anzi, si chiedeva spesso se avesse delle doti paranormali, visto che si dilettava di Geomanzia e di Astrologia.
Le aveva regalato anche un “responso” che l’ aveva lasciata sbalordita.
Penetrava in molti aspetti della sua vita, che non avrebbe assolutamente potuto conoscere.
E infine riuscì a scavare nel suo subconscio, descrivendo per grandi linee l’ episodio della sua giovinezza che l’aveva resa poi una cacciatrice di uomini “usa e getta”.
Perché a lei era successo proprio così.

Negli anni del liceo un’ amicizia sbagliata l’ aveva portata in un giro pericoloso, dove un suo ragazzo, un mezzo delinquente, l’ aveva costretta a fare sesso con chi voleva lui, spesso vendendola, come fosse una prostituta.
In quei pochi mesi, lei che proveniva da una famiglia per bene e di gente corretta, si ritrovò con la feccia delle discoteche peggiori.
Il giovane la ricattava e la terrorizzava, minacciando che avrebbe detto tutto ai suoi, con tanto di foto che la ritraevano mentre aveva rapporti con più uomini e in pose estremamente esplicite.
Per fortuna suo padre aveva un amico che era un pezzo grosso della Polizia, che le era affezionato. Questi, del tutto all’ insaputa dei suoi, si era inserito nella storia.
Aveva recuperato le sue foto e convinto il giovane a sparire completamente dalla vita di lei e … dalla città.
Le foto vennero bruciate.
Ma “l’ amico” pretese di scoparsela varie volte, per sdebitarsi.
Questi episodi l’ avevano resa diffidente e vendicativa verso gli uomini.
Amava dimostrare che non valevano niente e desiderava bastare totalmente a se stessa.
Con Carlo erano sposati ormai da tempo, ma in realtà era lei, col suo carattere forte ad averlo diciamo così, adottato.
Gli voleva bene davvero, ma il suo era più un atteggiamento materno, che quello dell’ amante focosa.
Purtroppo negli ultimi anni, i rapporti sessuali erano scemati parecchio, lei più che fare sesso con lui, accudiva amorevolmente alle sue esigenze, facendolo sborrare ogni tanto, quasi fosse un’ incombenza da espletare.
Ma nei loro rapporti non c’ era più quel mordente, quella tensione erotica che ci sarebbe voluta per lei … e inoltre, non avrebbe mai avuto il coraggio di confessare al marito, i desideri reconditi che si agitavano nel suo pancino.

VI

Intanto … adesso era lì …
Come un trofeo di caccia, legata al cavalletto: le cosce aperte, le chiappe completamente esposte e le grandi labbra divaricate. Per la posizione che doveva tenere, la figa era secca e provava fastidio.
I polsi e le caviglie iniziavano a dolerele. Era passata quasi mezz’ ora.
E pensare che si era lasciata legare proprio lei.
Arrivati ospiti in quella grande casa sperduta tra le colline della Costiera Amalfitana, si erano trovati in un ambiente accogliente e cordiale.
Erano arrivati in mattinata, dopo aver pernottato a Roma.
C’ era Franco, giovanile nonostante i cinquanta, molto ospitale.
Li aveva messi immediatamente a proprio agio, come amici di vecchia data.
Poi incontrarono anche la moglie, una vera sorpresa, vista dal vivo: alta, statuaria, dalle forme giunoniche, estremamente riservata, ma non distaccata.
Era più giovane di lui, praticamente una ragazza.
Selene aveva dovuto ammirare la bellezza speciale di quella donna, che non era passata inosservata nemmeno al marito, Carlo.
L’ aveva portata in giro per casa ad apprezzare il paesaggio e i panorami mozzafiato, la frescura delle logge, le camere bianche e altissime, dalle volte a botte.
Poi giù, nelle cantine e, infine, nella stanza che lui aveva chiamato: “palestra”.
Con la scusa di voler s**ttare una foto e fare uno scherzo al marito, le aveva chiesto di adagiarsi sul “cavallo” … e da quel momento tutto era cambiato. Le certezze di Selene erano precipitate in un baratro e lei si era ritrovata proiettata in un incubo che la stava annientando.
Da lontano senti, improvviso, una musica: forse da uno stereo.
Si udivano anche delle voci, qualche risata.
Selene non riuscì a trattenersi e senza pensare alle conseguenze, con una voce fioca e rotta, cercò di gridare:
- Aiuto … per favore, aiuto ! –
Me niente cambiò per alcuni minuti, forse non potevano sentirla.
Poi entrò lei, la moglie di Franco, vestita come una cameriera, con un camice azzurro di cotone, estremamente semplice.
Sotto portava calze chiare color carne. Il camice era esageratamente sbottonato sul davanti. Non le prestò particolare attenzione.
Selene cominciò a pensare di essere in un sogno, anzi in un incubo.
La donna spostava oggetti nella penombra; poi si avvicinò al lavello e cominciò a sciacquare qualcosa che Selene non vedeva.
La ragazza si trovava in un situazione assurda, si rivolse alla donna:
- Per favore. Per favore mi aiuti. Non è possibile, mi aiuti, sto impazzendo –
Le sembrava un’ allucinazione, non riusciva a credere di essere proprio lei, in quel posto, in quella posizione: prona e sottomessa, a implorare un poco d’ attenzione.
Normalmente avrebbe già fatto intervenire il genio civile, la guardia costiera, i carabinieri e persino la guardia svizzera, in una situazione tanto assurda.
La donna non rispose, ma accennò un lieve sorriso.
Si portò verso la porta, con fare circospetto, come per controllare che nessuno la sentisse. Poi tornò a sfaccendare per la stanza e le disse sottovoce: - Non ti preoccupare, aspetta, non durerà a lungo. Non ti preoccupare. -

A quel punto entrò Franco, con un sorriso spavaldo:
- Oh, ho! – disse con ironia - la bella signora è ancora qui, bene! –
Selene era arrabbiata, livida e con disprezzo disse di rimando:
- Insomma, la smetti con questa farsa, idiota? – poi aggiunse con rabbia – Pagherai caro questo scherzetto, vedrai! –
L’ uomo rispose, con un gesto teatrale, come rivolgendosi a una invisibile platea:
- Oh, oh! Vedete? La vittima minaccia. Sbraita. Ma vedi, cara signora, non mi pare proprio che tu sia in grado di dettare ordini, o mi sbaglio? –
Si avvicinò e le diede una palpata significativa a una delle chiappe, come se rimproverasse un ragazzino con un pizzicotto sulla gota.
Si toccò la cinta dei Jeans, come per minacciarla, poi aggiunse tagliente:
- Niente punizioni corporali, non ti diverti tu e di conseguenza non mi diverto nemmeno io. –
Poi aggiunse: - Facciamo così: se osi ancora alzare la voce o minacciare … Ok! Vado via e ci rivediamo domani a questa stessa ora … va bene? – la guardò canzonatorio dritto negli occhi – Che dici, vuoi così? -
- No, aspetta … - disse Selene – io … io mi sento male ! –
- Ti farà stare ancora peggio, ricordarti che Carlo è in mano mia …
Vedi lui, per i miei gusti, è molto meno interessante di una bella figa come te … Quindi, che decidi? Sei pronta a servire … ? –
- Ma cosa vuoi da me, posso saperlo? Che cazzo ti ho fatto per meritare tanto odio? –
Franco rise di cuore, una risata sincera, quasi cordiale, che risuonò in modo ambiguo in quella sala di torture.
- Ma cosa ti salta in mente, mia giovane pupilla? Quale odio?
Tu sei qui per amore, solo in nome dell’ amore … tutti, qui, ti vogliamo bene e ti vogliamo … “amare” … naturalmente. – Rise.
Le accarezzò il culo, sempre con forza e le carezzò, con la mano chiusa,
la vagina spalancata e asciutta all’ inverosimile.
Selene era inebetita, non capiva più che razza di gioco fosse quello.
Ma era sicura di trovarsi in grave pericolo: era altrettanto sicura che la vita di suo marito era pericolosamente in gioco, per la sua stupida leggerezza.
- Se prometti di obbedire in tutto e per tutto e di subire con pazienza le mie … attenzioni, ti garantisco che a “nessuno” – e fece capire bene a chi alludeva – … a “nessuno” verrà torto neppure un capello. –
Poi aggiunse: - Anzi, ti liberò subito, ma resta dove sei. Sono certo che non sei donna da chiassate. –

VII

- Finalmente – disse più a sé che a lui.
Si stiracchiò e si massaggiò polsi e caviglie, ormai era nuda, praticamente. Si guardò meglio intorno nella stanza che diventava sempre più lugubre nella sua immaginazione.
Franco le fece cenno di sedere su una panca rivestita di morbida pelle. Lei lo fece e, pensosa, si coprì con un braccio il seno.
Franco si avvicinò alla porta aperta e chiamò. Arrivarono due uomini di fatica, uno era nero. Da una parte della stanza recuperarono un grosso paravento pieghevole che aprirono completamente.
Vicino alla porta sistemarono un paio di panchette, simili a quella su cui era seduta Selene, poi davanti alle panche posero il paravento.
Era di legno intarsiato fitto, con una feritoia da dove, di sicuro, era possibile vedere senza
essere visti.
- Ora non muoverti assolutamente, mi raccomando! – intimò Franco, mentre la sua signora in camice lo raggiungeva. Confabularono tra loro, senza darle importanza.
Intanto un vocio di alcune persone che entravano, senza poter essere viste riempì la stanza … dietro al paravento aveva preso posto una piccola platea.

Nella stanza venne accesa l’ aria condizionata in maniera leggerissima.
La donna si dedicò a lei, le porse delle calze parigine spesse, appena sopra il ginocchio, di colore nero – Queste ti staranno benissimo cara, indossale. – poi aggiunse – tieni, metti anche questo - e le porse un reggipetto chiaro, con un taglio particolare, adatto a tenerle in alto i seni con tutto il capezzolo esposto di fuori.
Ai piedi la donna le infilò un paio di scarpe nere, lucidissime, con un tacco vertiginoso e un laccetto con fibbia, molto sexy, alla caviglia.
Selene, di malavoglia, indossò i capi quasi con rabbia.
Una musica soffusa si spargeva per la stanza, il ragazzo nero, con indosso jeans e canottiera, venne fuori dal paravento e le portò della frutta tagliata in una coppetta trasparente.
Lei la mangiò avidamente. Si sentì in parte ritemprata.
- Adagiati adesso, Selene – disse seria la donna: premendole lievemente sulla spalla la fece poggiare su un fianco.
La panca era abbastanza piccola, fece in modo che raccogliesse le gambe verso il petto; Selene si rese conto che in quella posizione tutta la sua area genitale e il culo erano rivolti alla platea, in bella mostra.
Protestò mugugnando.
Franco intervenne, aveva in mano un piatto di frutta e piluccava i pezzetti con calma.
- Ecco, adesso siamo pronti. – disse, come se dovesse tenere una conferenza – La nostra amica Selene, qui, è una bellissima signora, che ci ha onorato di una sua visita … e questo ci fa veramente piacere. – si abbassò e le baciò una natica con uno schiocco sonoro.
- Sappiamo che la nostra amica ha un marito … un gran bravo ragazzo … lo conoscete? – continuò con voce da guitto –
Un vocio dal paravento rispose scherzosamente – No, no !!! –
- Allora ve lo presento – e con gesto teatrale fece con la mano un semicerchio nell’ aria.
Allora i due ragazzi di prima trasportarono dentro alla camera una sedia, sopra col viso provato, un occhio nero e segni di lividi sulle spalle, c’ era Carlo, quasi tramortito.
Aveva le mani dietro la schiena.
Selene sussultò e fece per alzarsi per raggiungerlo, ma Franco la bloccò con una mano, poi le sussurrò all’ orecchio: - Vuoi che gli facciamo male davvero? – Selene imprecò impotente.
– Brava. Stai buona e tutto si svolgerà per il meglio. – Le carezzò la guancia, ma lei si ritrasse, fulminandolo con uno sguardo pieno di odio.

- Sapete, cari amici, che la nostra ospite ha più volte rifiutato il rapporto anale con il suo marito ufficiale, il nostro amico qui presente? – disse Franco alla platea nascosta – ora per prima cosa noi cercheremo di scoprire il perché di questo strano comportamento … eppure, la nostra amica ha un sedere stupendo! -
Guardandole il culetto aggiunse: - Forse magari, in passato, ha anche ricevuto qualche grosso pene nel sedere … chissà?
Ed ora? Ora si trattiene! –
Continuò : - La nostra amica si è rivelata brava nel fottere all’ impazzata senza amore e poi … ora che l’ amore c’è, nega il culo a suo marito, si mostra una donna fredda, si disinteressa al sesso … e magari, in cuor suo desidera chissà quali profanazioni e amplessi. –
Selene era piena di vergogna per quelle rivelazioni fatte ad un pubblico invisibile. Era sconcertata.
Quell’ uomo la stava mettendo a nudo, anima e corpo, davanti a tutti.
Dall’ altro lato del paravento poteva esserci chiunque … il suo peggior nemico, la sua migliore amica, per assurdo anche un suo parente …
Pianse per la vergogna e per il povero Carlo, maltrattato da quegli aguzzini senza cuore.

La moglie di Franco si aprì il corto camice sbottonandolo sul davanti.
Si inginocchiò al suo fianco e cominciò delicatamente a massaggiarle le natiche, ogni tanto le carezze si protraevano fino alla vulva dischiusa.
Selene si preparò ad essere profanata, ne era ormai sicura: di lì a poco sarebbe stata inculata davanti a Carlo.
Un brivido freddo le corse per la schiena.
La donna intanto arrivò a massaggiarle il piccolo orifizio dell’ ano.
Quanto tempo era passato? Forse l’ ultima volta che lo aveva preso dietro era stato sette anni prima. Adesso, all’ improvviso, ricordò la sensazione che si provava.
Alla prima botta quel senso intenso, a volte doloroso di irreversibile lacerazione. Era lo sfintere, un muscolo involontario, che si era dovuto dilatare. Sollecitato con la forza aveva deciso, infine, di lasciarsi penetrare.
Dopo, pian piano, diventava tutto sempre più piacevole e facile.
In pochi minuti non esisteva cazzo, per quanto grosso e spesso che non potesse
viaggiare nel suo buchetto a qualsiasi velocità e profondità.

Intanto si preparò al dolore, pur di farla finita.
La donna le stava passando della crema intorno all’ ano.
Franco si era posizionato dietro alla sedia su cui era adagiato il malridotto Carlo. Nella stanza le luci erano soffuse, ma un faretto illuminava bene la zona in cui Selene, prona, era costretta a dare spettacolo di sé.
Sua moglie, invece, armeggiava con uno strano arnese pieno di punte, ma per Selene fu ancora più sorprendente scoprire cosa fosse.
Si trattava di una cinquantina di bastoncini di legno lunghi circa quaranta centimetri, spessi poco più di uno spiedino.
La donna ne raccolse un gruppetto, circa dieci, e stranamente li infilò in un profilattico
particolarmente grossolano.
“ Questi sono matti” pensò, quando la donna, sempre carezzandola con delicatezza, come dovesse darle una supposta, introdusse, senza sforzo, il preservativo nel suo culetto, provocandole solo un attimo di disagio.
Un – Ohoooo ! – esagerato e stupido, venne dalle spalle del paravento, mentre i bastoncini venivano infissi per oltre venti centimetri dietro di lei.
Immediatamente dopo, la donna di Franco, si mise comoda e sempre carezzando e baciando le sue chiappe chiare e morbide, iniziò lentamente e inesorabilmente, con attenzione e maestria a infilare, proprio al centro degli altri, un altro bastoncino.

VIII

Selene capì, ed ebbe un brivido.
Non era un gioco innocente quello a cui la sottoponevano, ma probabilmente una sottile e crudele tortura.
Questo accadeva sotto gli occhi increduli del povero Carlo: semplicemente terrorizzato.
Anche Selene aveva paura, non riusciva assolutamente a capire dove si potesse mai arrivare in quel contesto.
Aveva sensazioni contrapposte, come pensasse di trovarsi al centro di uno scherzo e di una tragedia, contemporaneamente.
Quelle persone non sembravano cattive, ma si comportavano da aguzzini.
“ Ah !” pensò con raccapriccio Selene “ Se non ci fosse stato Carlo!”
Intanto i bastoncini dietro il sedere aumentavano e mentre tutto era cominciato in modo indolore, adesso la presenza di un oggetto che diventava sempre più largo cominciava a farsi sentire.
Ad ogni piccolissima penetrazione, l’ ano si allargava contemporaneamente spinto dall’ interno e le sue pareti cedevano inesorabilmente.
Quando l’ ultimo bastoncino fu penetrato, Selene si sentiva completamente aperta e indifesa. Controllò con la mano il suo buco spalancato, tastandone le pareti e si rese conto che quella sensazione di apertura che le toglieva il respiro era fondata. Infatti aveva l’ ano spalancato per una larghezza della dimensione di una palla di biliardo, più o meno, il tutto per una notevole profondità, dietro di lei.
Allora Franco si avvicinò eccitatissimo, si vedeva sotto il leggero pantalone nero, la spinta del cazzo, che cercava di uscire dalla patta.
Selene pensò tra se che quel porco di certo non indossava le mutande.
- Bene, cara - disse l’ uomo – così cominci a ricordare quanto ti piaceva farti inculare. Dai, alzati adesso, e mettiti in ginocchio. –
Aggiunse con libidine:
- Tieni le natiche ben strette: i bastoncini non devono uscire dal tuo sedere. –
Mentre parlava continuava a carezzare il suo corpo, soprattutto dove le calze frangiate, che arrivavano poco sopra il ginocchio, lasciavano il posto alla sua carne nuda. Non voleva, ma quelle carezze le davano la pelle d’ oca e Franco registrava tutti i suoi brividi, involontari.
Selene, lentamente e con difficoltà, scese dalla panca su cui era stata riversa.
Faceva ben attenzione, a tenere l’ ano serrato, nonostante questo sforzo, soprattutto fatto sui tacchi delle scarpine, che sembravano trampoli, le desse un disagio e un fastidio indicibili.
Si piegò in avanti, poggiando i gomiti sulla panca: il timore che tutto il “pacco” contenuto nel preservativo scivolasse fuori, le faceva tenere le gambe strette come quella di una “pin-up”, l’ effetto visivo era spettacolare, infatti, dal paravento si sentivano mugolii di piacere …
Sott’ occhi vide che anche Carlo, guardava stupefatto: per fortuna sembrava molto meno provato, quasi tranquillo.
Selene ne fu felice: probabilmente quelle immagini eccitanti che lei era costretta a eseguire, avevano un effetto anche sul suo povero marito, alleviando le sue sofferenze.
Ma, intanto, le sue pene non erano finite.
Franco le girava intorno, gustandosela in tutta la perfezione delle sue forme. Era bellissima, nel fiore dell’ età di una donna.
Ogni tanto sia lui che sua moglie le strizzavano delicatamente i capezzoli, che restavano così duri e appuntiti, in maniera veramente arrapante.
L’ uomo aveva in mano un bastone, grande come un matterello; Selene con raccapriccio constatò che si trattava di un fallo liscio e rudimentale.
Il sangue le si gelò nelle vene, quando capì che l’ uomo era fermamente deciso a usarlo su di lei.
Infatti Franco, davanti ai suoi occhi infilò un profilattico sulla testa tonda del bastone, per poi spostarsi alle sue spalle.
Intanto la sua donna le si mise di fronte a lei. Le prese la testa tra i seni, mentre con le mani le teneva i capezzoli; si rese conto che la posizione era solo una morsa per tenerla bloccata, in modo da res****re alle spinte di suo marito.
Quel cane, infatti, si era messo dietro di lei, e cercava con sapienza il punto più comodo per infilarle in figa la lunga mazza.
Selene gridò, quando venne penetrata in un sol colpo.
Era piena in entrambi i buchi, solo poche volte da ragazza era stata costretta a prendere due cazzi in contemporanea. Non che le fosse dispiaciuto, ma ora qui era tutto più crudo, più tecnico e più offensivo …
Specialmente perché quel trattamento cruento avveniva sotto gli occhi di sconosciuti e del marito, costretto a subire le offese che venivano ora inflitte al corpo di Selene.
Intanto franco la lavorava con due mani, facendole anche roteare nel sedere sfiancato, il gruppo di astine che sprofondavano in lei.
Una lacrima di dolore e di vergogna, solcò il volto della ragazza, profanata in quella stanza, come una schiava d’ altri tempi.
Lei, una laureata, impegnata e professionale, ridotta a fare da vittima. Svergognata davanti a degli sconosciuti, nelle posizioni più oscene e debilitanti.
Naturalmente la sua vergogna era solo all’ inizio.

La moglie di Franco si pose alle sue spalle, solerte collaboratrice dell’ uomo: sapeva perfettamente fare la cosa giusto al momento giusto.
Cominciò a stappare il culetto malridotto della ragazza, liberandola dall’ enorme ingombro.
Le tirò fuori lentamente il profilattico pieno di bastoncini.
Selene divenne viola dalla vergogna quando sentì scorrere i suoi “umori” dal culetto, davanti a tutti i misteriosi spettatori.
L’ odore, inconfondibile, le fece capire che si era sporcata.
Con disinvoltura la donna che si prendeva cura di lei, si avvicinò alle sue terga con una bacile pieno d’ acqua fredda, e la pulì accuratamente.
Poi le sussurrò: - Sei stata bravissima, tesoro. Nemmeno una goccia di sangue.–
Passando una pomata le alleviò il bruciore dell’ ano.
Le carezze di quella donna erano un toccasana ed aveva un modo di fare complice ed eccitante.
Le mise una mano sulla spalla e la fece sedere sulla panca, lei si pose in ginocchio, e mentre le baciava le gambe lisce come la seta, le disse - Rilassati ora, tesoro. –

Si fecero avanti, intanto, i due giovani operai che aveva visto prima,
avevano addosso solo la canottiera, entrambi avevano il membro in bella vista, non completamente duro, ma nemmeno moscio.
Specialmente il pene del nero, come da copione, era veramente notevole. Insomma si capiva di essere davanti a un cazzo da superdotato.
La donna si alzò e con fare autoritario, portò Selene verso il centro della stanza, in prossimità della grata metallica.
Franco aprì intanto un rubinetto e un rivolo d’ acqua iniziò lento a scorrere nel tombino. Mise per terra un asciugamano piegato e le disse di porsi in ginocchio.

IX

La ragazza era ormai in balia di quella coppia satanica.
Vedeva il marito che, nella penombra, faceva del suo meglio per non incontrarne lo sguardo.
Selene ne fu felice, anche perché, il dolore al sedere era passato. Le era rimasto in mente solo il pensiero, eccitantissimo, di essere stata letteralmente sfondata davanti a tutti.
A portarla su di giri, suo malgrado, era stata anche la vista di quei due maschi, con i grossi peni in bella mostra, mentre la donna impartiva delle precise indicazioni.
Lei in ginocchio si trovava col viso all’ altezza di quei cazzi sconosciuti e questo le rimescolava la pancia, facendola arrossire.

Ma Franco e la moglie non sembrava volessero demordere dall’ intento di mortificarla.
La donna fece accostare il primo dei suoi scagnozzi e gli prese con decisione il cazzo in mano.
Lo palpeggiò con esperienza e senza apparente piacere.
Inflisse al cazzo alcune carezze profonde verso il basso, tanto da farne esplodere il grosso glande all’ esterno: quindi, tenendolo tra le dita, indirizzò quel tubo di carne verso Selene, continuando a sollecitarlo, fino a quando un filo di orina cominciò a fuoriuscire, sottilissimo.
Trovava difficile passare attraverso il canaletto schiacciato nel cazzo gonfio.
Comunque la pipì uscì e ne uscì tanta, e per tanto tempo.
Era talmente compressa che il fiotto sembrava tagliente, mentre investiva Selene avvilendola: schizzava sulla faccia, sugli occhi e sulla bocca.
Nonostante tenesse le labbra sigillate, la ragazza non riusciva a res****re abbastanza da evitare che il fiotto violento di liquido caldo e salato le invadesse parzialmente la bocca.
Il tutto poi, dalla bocca e dal viso, scendeva in rivoli attraversando il suo corpo, impregnando di piscio le calze e il reggiseno.
Quando ebbe finito, il giovane venne fatto spostare di lato.
La moglie di Franco si dedicò allora al cazzo del nero, spesso maneggiandolo con due mani come fosse alle prese con un serpente.
Anche questi le pisciò addosso e in bocca, senza ritegno.

L’ odore era intenso ma stimolante intorno a Selene, mortificata e trattata come un orinatoio, per la prima volta, la ragazza iniziò a sentirsi la figa bagnata.
L’ eccitazione aumentò quando una servetta completamente nuda, dal corpo sottile, con uno straccio umido deterse Selene accuratamente.
La signora disse ad alta voce: - Preparati, tesoro, io intanto te li pulisco. –
Infatti, si abbassò e uno alla volta, leccò accuratamente i due cazzi,
dalla testa alle palle, ripulendoli di ogni residuo.
Era molto bella, giunonica, anche lei indossava solo calze e regipetto, con delle scarpe color crema a mezzo tacco.
Avanzò portando con se i due ragazzi, stando tra loro, trionfante, tenendo con le mani i due membri eccitatissimi.
- Dai - le disse - adesso lasciati andare: … e goditela un pochino. –
La donna si allontanò, lasciando Selene inginocchiata tra i due maschi, con i cazzi eretti.
Non poté fare a meno di iniziare un doppio pompino (dedicandosi con la bocca ora all’ uno, ora all’ altro) dei due membri enormi.
I colpi profondi che riceveva (e che desiderava ormai ricevere), le arrivavano in gola, facendola salivare in maniera abnorme.
Goccioloni di saliva cadevano dai cazzi appena li mollava.
Con le mani tirava gli uomini a se, trattenendoli spesso per le palle; non era raro che li tenesse entrambi, nella bocca dilatata in modo osceno.
Non seppe cosa pensare quando vide che la moglie di Franco, aveva tirato fuori dalla patta il cazzo di Carlo, suo marito, duro all’ inverosimile e tenendogli il culo all’ altezza del viso, lo masturbava alacremente, curva verso il davanti.
Non seppe reagire, nè si sforzò di capire quando vide che il marito, incapace di contenersi dal desiderio, cacciò via le mani dalla schiena
e allargando le natiche chiare, cominciò a riempire di baci e leccate il culo e la figa.
Franco guardava la scena eccitato e divertito, intanto la servetta diafana gli massaggiava il pene con la mano infilata nei pantaloni.

X

Da dietro il paravento si sentiva ansimare, qualcuno di certo non se ne stava con le mani in mano.

Mentre Selene cercava di raccapezzarsi in quella scena incredibile, ricevette il primo spruzzo di sborra direttamente in gola, proveniva dal cazzone nero.
Era tanta che, nonostante l’ uomo la tenesse per la nuca, per non permetterle di sganciarsi dal suo glande, lo sperma spruzzava dai lati della bocca, ormai stracolma.
L’ altro arrivò immediatamente dopo, a schizzi violenti. Una parte della sborra le venne fiondata sui seni e sui capezzoli tesi e rosei, il resto, ancora in bocca mischiandosi allo sperma precedente, aggiungendovi un nuovo aroma.
Selene scelse allora di berne una notevole quantità, deglutendo rumorosamente, mentre l’ il liquido lattiginoso le scorreva lento nella gola.

- Meravigliosa creatura – esclamò Franco – eccoti!
Adesso puoi essere te stessa. – aveva lo sguardo esaltato ed eccitato.
Le si avvicinò, liberandosi della serva che gli teneva il cazzo in tiro.
Le prese la mano. Selene non capiva più niente.
Vide la moglie di Franco che si era abbassata ulteriormente, mentre faceva il pompino a suo marito.
Carlo guardava con fermezza verso di lei, adesso.
Selene pensò che, di certo, da quella posizione aveva visto che si era data tanto da fare, con i pali dei due ragazzi, poco prima.
Ma cosa poteva fare? Ormai non era più padrona di se stessa.
Dopo tutto anche lui, maltrattato o no, si stava godendo un bocchino tra i più consapevoli e raffinati che avesse mai ricevuto in vita sua.
Franco, allora, le prese la mano.
La servetta nuda, si avvicinò con un tovagliolino profumato, per detergerle il viso e farla riprendere.
Poi la ragazza si allontanò, andando da suo marito Carlo.
La signora si spostò e la ragazza, con gesto rapido e indifferente, si sedette sul cazzo duro del marito.
Il bacino stretto e le grandi labbra fascianti, fecero sembrare il pene di Carlo più grosso di quanto fosse mai stato.
Anche quella scena piacque indecentemente a Selene.

Da troppo tempo si era vietata il piacere. Quello sano senza compromessi e senza preoccupazioni.
Stava facendo sesso, sesso vero e, finalmente, solo per lei!
Non per vendetta, non per punizione, non per accontentare il suo uomo.
Finalmente si poteva permettere di lasciarsi andare e farsi fare solo per il suo più intimo piacere.
Franco fece cenno ad uno dei ragazzi che si stava riprendendo di accostarsi.
Portarono Selene per mano, verso l’ attrezzo che sembrava una specie di altalena.
La aiutarono a mettersi sospesa sulla striscia di pelle morbidissima.
L’ attrezzo era sì oscillante, ma la teneva in una posizione particolarissima.
Assicurata per le spalle, i gomiti e le ginocchia, Selene venne a trovarsi sospesa, con le cosce spalancate e i seni all’ aria.
A questa vista la donna di Franco si avvicinò alla sua vagina e iniziò una leccata memorabile e sonora, mentre con le mani le lisciava le gambe tornite fino alle caviglie sottili.
Intanto il marito, trovandosi la bocca di Selene all’ altezza giusta, tirò fuori il cazzo e glielo imboccò con gesto disinvolto.
Scivolava tra le labbra, veloce, mentre le stringeva le tette e la faceva oscillare tenendola per i capezzoli.
Selene aveva la lingua di lei dentro la figa, robusta e veloce come un piccolo pene, non riuscì a trattenersi e singhiozzando, con un pianto liberatorio, cominciò a venire nel più lungo orgasmo della sua vita.

La donna non si fermava, mentre era all’ acme del suo piacere, il seme di Franco cominciò a scivolarle delicatamente in gola.
Senza scosse apparenti e senza sforzo, l’ uomo sborrava in bocca a Selene con la stessa semplicità con cui si recava a fare pipì.
Il ruscelletto di sperma veniva succhiato con gusto dalla giovane, come se stesse bevendo a un grosso capezzolo di mucca.

XI

L’ estasi di Selene che beveva ancora sperma in quel pomeriggio estivo, fece esplodere anche Carlo nella vagina della giovane serva.
La ragazza senza segni di particolare piacere, continuò a strusciarsi sul pube di Carlo ritmicamente, anche lei non volle essere da meno nel “mungere” la sborra dell’ uomo fino all’ ultima gocciolina.

Dal paravento allora venirono fuori, due donne di una certa età, con le sottane alzate e senza mutandine e un uomo grasso sulla sessantina.
Anche l’ uomo aveva il pene barzotto fuori dalla patta.
Il grassone si spogliò e chiese a Selene se poteva chiavarla, lei disse di si con un sorriso, allora l’ uomo si masturbò, carezzandole il corpo e la vulva.
Dopo qualche minuto, il suo vecchio cazzo, cominciò a raggiungere una rigidezza idonea a penetrarla.
Allora il cazzetto del vecchio si gonfiò ancora un pochino. Lui smise di farselo in mano e fece del suo meglio per metterlo in figa a Selene.
Appena infilato il glande dentro, cominciò a eruttare sborra liquidissima. Tremava con tutti il corpo … mentre estasiato veniva e guardava il soffitto.
Poco dopo Franco e i due giovani dal cazzo grosso si misero intorno a Selene, appesa e divaricata. Le signore denudate ed eccitate come streghe, trascinavano la ragazza davanti ai tre cazzi sodi e rigidi, e la impalavano, sull’ uno o sull’ altro a turno.
Lasciavano che venisse fottuta in maniera alterna, più e più volte, rigirandola davanti a quegli uomini.
Spesso la prendevano dai lati, una per gamba, e una volta che un cazzo era dentro, la facevano oscillare, avanti e indietro, accertandosi che la penetrazione fosse lunga e profonda.
Approfittando del movimento oscillatorio un altro degli uomini correva a porsi, col cazzo eretto in favore della bocca di lei, che ormai rassegnata, lo accoglieva fino ai coglioni.

A Selene girava la testa ed era ormai in un’ estasi di orgasmi multipli che, come ondate, l’ assalivano uno dopo l’ altro.
Intanto gli schizzi di sperma misti degli uomini che venivano per l’ ennesima volta la irroravano come una doccia lattiginosa.
Infine venne liberata e distesa su un letto, supina.
Con sbigottimento vide la moglie di Franco che, con il latte detergente, cancellava accuratamente l’ occhio nero e … incredibile ! i finti lividi dal volto di Carlo. Ogni tanto lo baciava, affondandogli la lingua in bocca con voluttà.
Più Selene sgranava gli occhi e più la donna slinguava sorridente Carlo, che gradiva, mostrandosi sempre di più in perfetta forma.

Allora la ragazza capì …
Era stato tutto organizzato.
Tutti coalizzati contro (?) di lei o forse, pensandoci bene, a suo vantaggio.
Chissà da quanto si conoscevano Franco e Carlo …
e così Franco l’ aveva pian piano “svelata” a Carlo, mentre Carlo gli raccontava tutte quelle cose che, misteriosamente, l’ uomo fingeva di indovinare.
E con astuzia aveva fatto in modo che anche Selene, trovasse un nuovo equilibrio con se stessa.
Non sapeva che fare, non sapeva se piangere o ridere, attaccare o subire …
allora si lasciò andare completamente.
Lo spettacolo non era finito … ora Franco voleva essere ripagato!
La ragazza lo capì. “Che carogna!” pensò Selene, sorridendo tra se.

XII

Fecero in modo che Carlo si avvicinasse alla moglie, prona, abbandonata e disponibile come mai era stata.
La donna di Franco spogliò del tutto suo marito, gli carezzo più volte in pene, fino a farlo diventare completamente rigido.
Misteriosamente sul cazzo turgido, sapientemente, lei installò un preservativo.
Carlo si avvicinò alla moglie, guardando con voluttà il corpo di lei supino, rilassato … eppure stupendamente sexy.
Lo sguardo passò lentamente in rassegna i capelli corti, il lungo collo, la schiena sinuosa dove il reggiseno era ormai slacciato in maniera discinta.
Poi giù, sempre più giù, lo sguardo dell’ uomo trovò voluttuosa l’ immagine delle natiche strette, serrate; le calze sulle sue cosce erano ormai slabbrate e presentavano delle volgari smagliature. Cosa che non faceva che rendere ancora più arrapante la visione di Selene, che adesso, doma … aspettava il suo maschio.

Chiazze attaccaticce di sperma estraneo davano un odore da prostituta alla sua donna, che lo rese furioso e vendicativo e così … quasi per punirla di essergli piaciuta troppo, Carlo le fu sopra.
Il suo pene si fece strada tra le natiche senza che lei manifestasse alcuna ribellione … in poche mosse trovò il buco con lo sfintere ancora languido, e infilò tutto il cazzo nel culo della moglie.
Scendeva in lei come un treno in una galleria.
Incredibilmente sembrava che non finisse mai di scendere, sembrava che la punta del cazzo riuscisse a scavare sempre qualche millimetro in più, nel culo dilatato della donna.
Cominciò l’ inculata in maniera ritmica e cadenzata.
Si stese completamente su di lei, sentendo la carne sudata della moglie, attaccarsi sotto la sua: come una ventosa: si attaccava, lo seguiva languida verso l’ alto, poi si staccava dal suo corpo.
Tutti i partecipanti si posizionarono intorno a loro due, un po’ discosti, nella penombra.
Non partecipavano fisicamente, ma erano completamente presi, affascinati da quella scena altamente erotica.
Franco e la moglie se ne stavano abbracciati e lui ogni tanto la baciava in bocca.
Aspettavano e godevano.

La cadenza di Carlo dietro Selene la rendeva pazza di goduria.
Col bacino e con le gambe, faceva di tutto per migliorare la profondità della penetrazione di lui nel suo culo.
Sollevò le gambe, intrecciando i piedini, con semplice lascivia. Come fosse una bagnante, che indifferente se ne stava al sole, mentre quasi “distratta”, prendeva il cazzo dietro.
L’ inculata tanto desiderata da Carlo durò a lungo.
Intanto che chiavava, gli passavano davanti agli occhi tutte le scene incredibili a cui aveva assistito.
Aveva scoperto la sensualità nascosta della sua donna e questo lo eccitava, invece che ferirlo.
Le immagini di lei che godeva con altri peni … grossi, piccoli, grassi,
la sborra liquida e lasciva del vecchio, la moglie che leccava due cazzi contemporaneamente …
Tutte immagini fisse nella sua mente che lo eccitavano … crollò su di lei, sussurrando: - Tesoro, oh tesoro, ora ti … io, ora … ti vengo! –
E sentì lei, più gatta che mai, accoglierlo dietro con mille piccoli brividi e tremori che miglioravano all’ infinito il suo godimento.
Allora Franco si sedette e la aspettò.
Selene capì e, appena suo marito le tolse quel paletto dal culo, corse a sedersi sul cazzo rigidissimo di Franco.
La moglie, intanto, raccolse il profilattico dal pene di Carlo, ormai floscio.
Quando Selene cominciò a venire per l’ ennesima volta tuffandosi ripetutamente
sul pene di Franco, la donna, direttamente dal profilattico, le versò in bocca lo sperma ancora caldo del marito …
appena la bocca di Selene fu piena, la donna la baciò in profondità, cercandole la lingua sporca di sborra.
Anche Franco, finalmente, si alzò in piedi e venne addosso alle due donne ripetutamente,
schizzando sui loro corpi riarsi e vogliosi.
Proprio come in un antico rito propiziatorio.
La metamorfosi era compiuta.

FINE

Un racconto scritto con Duplex.... Continue»
Posted by giessestory 2 years ago  |  Categories: Anal, First Time  |  Views: 1329  |  
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LA FATA DI FERRO

Questa è una storia vera, interpretata con un pizzico di fantasia.
Un grazie particolare alla Principessa che ha voluto donarci questa storia.
Un grazie anche al maestro Mishima e alla sua infinita pazienza.



C’era una volta una giovane principessa, il suo nome era Alba.
Un giorno il re e la regina, suoi genitori, decisero che il piccolo reame, che il buon Dio aveva riservato loro, era troppo angusto, che il denaro per una coppia reale non basta mai e che oltre il bosco, purtroppo lontano, esistevano altri reami … tutti più ricchi, più sontuosi e più alla moda.
In quei luoghi, di sicuro, avrebbero potuto valorizzare la loro nobile discendenza, intrattenere rapporti ed amicizie con famiglie e nobili casate che avrebbero addotto prestigio alla propria ed in ultimo, magari, avrebbero potuto trovare quella fonte, che tutti cerchiamo … ma che alla fine nessuno riesce a trovare: la Fonte dell’eterna giovinezza.
Come si sa, però, dall’altra parte di un bosco tenebroso, si può trovare di tutto; forse è per questo che in fondo ognuno intraprende lo stesso viaggio.
E così fecero i bagagli e partirono, insieme alle persone care e alla principessa Alba, la loro diletta figliola.

Dopo alcuni giorni però il viaggio si dimostrò faticoso e pieno di insidie.
I boschi sono sempre misteriosi ed intricati: di giorno sono pieni di illusioni, ma di notte possono essere popolati di fantasmi e spettri.
Le illusioni però non bastano ai coraggiosi viandanti per superare le ardue prove che li aspettano e i fantasmi li spaventano, facendogli così perdere l’orientamento e la sicurezza in se stessi.
Impressionata da tante peripezie inattese, la regina si preoccupò per la piccola principessa. Allora ricordò, che tanto tempo prima, ella aveva conosciuto una fata molto speciale.
Non che si fidasse ciecamente di questa, ma in fondo lo sanno tutti che le fate, come le sirene, sono frutto delle nostre speranze e della nostra fantasia. Ma, come dicevo, il bosco è insidioso e confonde il viandante mentre la paura, spesso, fa compiere scelte frettolose.
Allora la regina chiamò a se la piccola Alba e le disse:
- Tesoro mio, il nostro viaggio è più complicato di quanto ci auguravamo, ma ormai, lo vedi tu stessa, tutt’intorno a noi le piante sono diventate un groviglio inestricabile e i sentieri insidiosi.
Siamo partiti dai declivi e ora siamo circondati da orridi e burroni; la luce non filtra più gioiosa dalle alte fronde verdeggianti, lasciando posto solo al buio, umido e freddo.
Non voglio che tu soffra per le nostre difficoltà; nel bosco ci sono mille sentieri, molti sono falsi, altri sono ingannevoli e altri ancora non portano da nessuna parte … uno solo conduce alla strada maestra e attraversandolo tutto rivedremo la luce del sole. -
La principessa pendeva dalle labbra della sua mamma, anche perché essendo giovane, non si rendeva conto dei pericoli e delle insidie a cui poteva andare incontro.
Per la ragazza la felicità era stare insieme alla sua mamma e al suo papà … il suo mondo finiva lì e quella era l’unica misura della sua gioia … ma i ragazzi, lo sappiamo tutti, non capiscono niente.
Allora la regina continuò il suo discorso:
- Faremo così! Mentre noi cerchiamo di uscire da questa situazione, tu ci attenderai a casa di una fata che ho conosciuto tanto tempo fa, una vecchia amica, insomma. Ricordo ancora dove inizia la stradina che porta a casa sua, vieni! – e prendendola per mano la condusse in una radura, non troppo lontana.
- Ecco – disse la regina e indicò col dito un vialetto incantevole – guarda attentamente. Quello è il sentiero che porta alla sua casa. Non ti puoi sbagliare, perché all’ingresso c’è quell’insegna infissa sul palo, la vedi? –
Alba aguzzò la vista ed effettivamente vide un paletto sul bordo della via, con un piccolo cartello fatto con la corteccia di un albero secolare.
La principessina annuì e la regina continuò:
- Ecco vai pure da lei e affidati alla sua ospitalità. Ogni sera ci ritroveremo qui, in questa radura, fino a quando non avremo trovato la nostra strada. –
Si baciarono e si abbracciarono e Alba, non senza un’ombra di paura, vide la sua mamma che si perdeva tra le fronde.
Ma durò solo un attimo … poi con la curiosità tipica dei ragazzi, si affrettò lungo il sentiero sormontato dall’antico cartello.
Sul legno si leggeva a stento l'epigramma che il tempo aveva scolorito:
“ Qui abita la Fata di Ferro.
Lei ama tutti e nessuno.
Lei sfida la vita, ma la teme.
Quando gioisce … fa male.
Non è una vera Fata,
ma neppure sa essere una vera Strega. ”
Le lettere, sbiadite, un tempo vergate con il colore del sangue arrugginito, fecero un certo effetto sulla piccola principessa ma visto che non le poteva capire, decise di incamminarsi per il sentiero, che ad ogni passo si arricchiva di fiori, colori e profumo di Gueralin.


Parte prima

- E questa è Nicòle! Visto? Te lo avevo detto che non era più una bambina … il tempo passa in fretta, accidenti! – la mamma della ragazza sorrise a Flora, la sua amica.
– Su Nicòle, stringi la mano a Flora, presentati come si deve. Dai! – la donna incalzava la figlia, in quanto teneva a far bella figura; amava ostentare la figliola come un trofeo, per dimostrare a tutti la sua buona sorte e la conseguente felicità.
Nicòle sbuffò sbarazzina e mimò un inchino teatrale, poi stemperò la scena con un sorriso:
- Piacere! – disse rapidamente - Scusa, ma mia mamma mi farebbe sfilare, come al circo, se potesse.
- Certo! - disse sua madre prendendola in giro – Perché solo in un circo sfilano le scimmie come te! –
Flora rise divertita: – Non c’è che dire – cominciò – non potevate essere più “diversamente” uguali. –
Strinse la piccola mano della ragazza squadrandola da testa a piedi: - Ha ragione tua mamma. Sei veramente bellissima … come scimmietta, intendo! – risero di gusto tutt’e tre.
Poi Nicòle e sua madre seguirono Flora all’interno della villetta in periferia, ma collegata benissimo al centro città.
- Vi preparo un bel tè: lo gradite? Oppure una cioccolata … non so, scegliete voi stesse e non fate complimenti. –
La cucina faceva parte di una sala ricavata in un unico grande ambiente, che ospitava una zona divani e un grande tavolo da pranzo. Sul fondo, davanti ad un ampia vetrata, una lunga banchina di legno di noce, faceva da separé alla zona cucina: era bellissima, tutta rivestita in tozzetti di ceramica dieci per dieci. Una sequenza infinita di sfumature di colore che andava dal giallo al marroncino trasmettevano un senso di calore.
La casa era molto accogliente ed estremamente pulita.
Erano anni che le due donne non si incontravano e la madre di Nicòle si gustò quei momenti.
- Se me lo avesse predetto un’indovina, non ci avrei creduto … così lontane da casa ... per poi ritrovarci qui. Sono proprio contenta! – Mentre Franca, la madre di Nicòle era vivace, a volte quasi aggressiva, Flora aveva un carattere allegro, ma parlava di meno.
Era una di quelle persone che ti danno sicurezza: un sorriso quieto accompagnava ogni suo gesto e guardarla preparare il te era rilassante, così come tutto l’ambiente che si era creata intorno.
A Nicòle piacque subito quella figura di donna matura e prosperosa … con i seni generosi che premevano sotto il camice, solare e sottile, che indossava per casa.
- Nicòle, preferisci della cioccolata calda? – chiese Flora con la sua voce carezzevole e la ragazza non seppe res****re: - Oh, si, per favore … è molto più buona del te, la ringrazio. – rispose la ragazza, mentre ispezionava la casa con lo sguardo.
- Dammi pure del tu, Nicòle – disse Flora - non sono mica vecchierella come la tua mamma … ! – rise, sgranando quei suoi denti piccoli e bianchi che sembravano tante perle.
Franca protestò, bonariamente.
- Vieni Nicòle, forse ho qualcosa per te: ti dovrebbe piacere più delle nostre chiacchiere … - le fece strada verso la zona living, dove un grosso televisore era posizionato su un tavolino, zeppo di film in DVD.
- Qui dovresti trovare qualcosa di adatto a te, la figlia di mio fratello lascia in giro un sacco di questi film … sono quelli che piacciono tanto alle ragazze. –
- Uaho! – esclamò estasiata lei, scartabellando tra le custodie di plastica – ma questo è l’ultimo di Brad Pitt … per favore … - guardò Flora, cercando di fare la migliore interpretazione di “occhi da cerbiatto” – posso guardarlo? -
Flora dovette fare uno sforzo su se stessa, per non restare immobile e godersi quegli stupendi occhioni languidi, sbrigativamente replicò:
- Ah, cara mia, per me Brad Pitt te lo puoi anche sposare, non guardo mai film moderni, quindi … –
- Nicòle! Tra breve torniamo a casa! – urlò Franca in direzione del salotto, dove la figlia si era già impossessata della TV; con la maestria tipica dei giovani aveva già effettuato tutte le manovre per far partire il film sul grande schermo piatto della televisione.
– Dobbiamo rientrare di corsa. – poi rivolta a Flora – Sai cara non stavo nella pelle dalla voglia di rivederti, ma siamo appena arrivati … figurati che a casa ho ancora gli operai che montano i mobili, e lunedì dobbiamo già prendere servizio: non sto qui a raccontarti che casotto possa esserci a casa mia! -
Intanto Flora, incurante del tornado che s**tenava sempre Franca, continuò con metodo le sue operazioni: servì un buon tè per entrambe sul tavolo della cucina e poi raggiunse Nicòle con una tazza di cioccolata fumante e un piatto di biscotti fatti in casa che sparirono rapidamente dal vassoio.
Franca intanto era già in piedi, s**ttata come una molla: - Dai, sono curiosa di vedere la tua casa! – disse la donna, mentre col mento indicava la ragazza, che ignara era rapita dalle immagini del suo “bel tenebroso”. Flora capì e con il suo tè tra le mani fece strada all’amica per le scale che portavano al piano superiore. Di sopra c’erano due camere e un secondo bagno molto comodo e spazioso.
- Ma è carinissima: che bella! – disse la signora Franca – e … queste mattonelle, deliziose … ti spiace se approfitto? -
- Ma scherzi? – disse guardando Franca, che rapidamente si abbassò pantaloni e le collant, per urinare. – Vengono dall’Italia … Vietri sul Mare, per la precisione … i listoni sono tutti decorati a mano, uno per uno. Piacciono tanto anche a me … hanno i colori forti che si vedono solo nei posti in cui il sole è splendente. –
Mentre si dava una controllata davanti allo specchio ovale, incassato nell’intonaco e circondato da una cornice anche essa in ceramica, Franca divenne più confidenziale nei toni e raccontò rapidamente le sue ultime peripezie all'amica.
Era un momento di sbandamento totale … suo marito, il padre di Nicòle, era stato trasferito in fretta da una città all'altra.
La stessa Franca, per fortuna, aveva trovato impiego grazie a un collega di lui: un lavoro da cassiera, anche se spesso le sarebbe toccato svolgere il turno serale. Ma non si lamentava, dopotutto l'importante era aver trovato un lavoro.
Lui aveva altri due figli, dal primo matrimonio, ma erano grandi … anch'essi si erano trasferiti per necessità, ma presto si sarebbero organizzati per andare a vivere nella stessa città dove frequentavano l'università.
Flora la seguiva quieta, sorbendo il tè cercando di non perdersi quelle descrizioni frettolose …
l’amica le aveva accennato qualcosa riguardo a un po’ di aiuto su cui contava, ma Flora preferì ascoltare attentamente, per capire dove “la Franca” sarebbe andata a parare.
In realtà, la mamma di Nicòle, chiedeva che nei pomeriggi in cui lei era al lavoro o impegnata la ragazza potesse stare da Flora, ma non voleva solo un aiuto pratico: tutta la famiglia stava attraversando un momento di confusione.
I figli maggiori erano frastornati dal trasferimento ed erano diventanti intrattabili. Il matrimonio si stava sgretolando a causa di una relazione che il marito aveva con una collega di lavoro.
La stessa Franca venuta a conoscenza di ciò, da oltre un anno era depressa e cercava a sua volta qualcosa di diverso da quell'amore coniugale che ormai le veniva rifiutato.
Vecchi problemi irrisolti del passato si erano insinuati in seno alla sua famiglia ed ora stavano minando ogni rapporto.
- La piccola è agitata e nervosa – continuò la signora Franca – e la nostra famiglia è talmente scombinata, che noi stessi siamo incerti sulle scelte da compiere … - la fissò. – ecco: vorrei affidarti Nicòle per il doposcuola affinché tu possa insegnarle la lingua e aiutarla a passare questo momento piuttosto turbolento. Naturalmente sarai adeguatamente retribuita... è ovvio! Sai non me la sento di affidarla a un’estranea in un paese che non conosce … per lei sarebbe solo un ulteriore trauma e francamente vorrei evitarle altro strapazzo. –
Flora la interruppe, alzando decisa una mano:
- Alt! Tesoro mio! – disse decisa – Non è una questione di soldi... figurati … ma ciò che mi chiedi è di grande responsabilità. Cosa ti fa credere poi che le maioliche italiane e la cucina in veranda rappresentino il paradiso? – la squadrò quasi offesa: - Anche io ho una mia vita, sai? Il fatto che vivo da sola non vuol dire che non ho “nessuno” ma, soprattutto, anche io ho i miei problemi … purtroppo. – e il suo viso si ammantò di una delicata tristezza.
I loro occhi si incrociarono … Flora sorrise, vedendo lo sguardo sparuto di Franca, sembrava lei la bambina confusa, adesso.
- Oh, insomma – disse infine risoluta – e va bene! Facciamo una settimana di prova, ok? – Franca annuì, aveva la stessa aria di un cane che scodinzola – Però voglio sapere con precisione i giorni in cui la ragazza verrà da me. Io posso riceverla dalle tre. Non prima. Sono impegnata col lavoro e dalle mie cose … e la sera a casa alle venti. Domenica prossima ti farò sapere se voglio e posso prendermi l’impegno di fare da baby sitter a una “bambona” più alta di me! – sorrise bonariamente.
Si accordarono su un compenso forfettario per le spese, ma non era quello il problema che sarebbe potuto sorgere tra loro.

Quella sera da sola nel lettone Flora, ad occhi chiusi, tornò con la mente tutto alle impressioni che le aveva suscitato Nicòle.
Le forme acerbe, i seni piccoli e di certo duri come il marmo... a questo punto i suoi pensieri si illanguidirono immaginando il fiore acerbo tra le sue cosce … avrebbe pagato per poterlo almeno annusare, proprio in quel preciso istante, ma per ora poteva essere solo un sogno.
I suoi pensieri diventarono sempre più lascivi.
Allora le immagini, che in quel momento creava con la fantasia, si confusero con i ricordi più reali e tangibili del passato. Il volto della giovane si confuse con quello della madre, quando era giovane e fresca: la rivide mentre abbassava la testa, dai capelli fluenti e lei che si tuffava sulla sua figa bagnata e intrisa di odori che sapevano di piacere.
La lingua di Franca affondava in profondità nel suo fiore. Ricordò tutte le volte in cui ella stessa aveva ricambiato quell’esasperante frugare con la bocca tra i peli della vulva fino a scavarne il solco per profanarlo con bramosia.
La figa di Franca nell’eccitazione si confondeva con quella di un’altra, una donna sconosciuta, dai contorni indefiniti e illuminata dalla luce che le arrivava di spalle, occultando i lineamenti del suo viso. Ma poco dopo, fresca come rugiada, appariva l'innocente visione di Nicòle.
Ansando e grondando umori, la donna se ne venne tra le dita, introdotte da tempo nella sua fessura.

La Fata di Ferro aveva una casa che solo nel mondo delle fiabe era possibile immaginare.
La giovane principessa si era presentata alla Fata armata solo della sua innocenza … della sua voglia di vivere e dei suoi timori.
Aveva vissuto gli echi del bosco e la forza della paura e il peso dell’indifferenza, tutto questo si contrapponeva all’ambiente fiabesco che ogni volta l’attendeva.
Era stata accolta come la più bella delle principesse.
Le miscele di cacao più esclusive arrivavano da ogni parte del mondo per confezionare le sue cioccolate, mentre biscotti, marzapane e miele non mancavano mai all’ora della merenda.
La Fata di Ferro era intransigente: prima di tutto i compiti.
Ma, come per incanto, anche quelle ore, passavano spensierate: era bello studiare se il premio era un sorriso della fata, faceva del suo meglio per collezionare buoni voti, pur di non interrompere quel connubio felice.
La Fata di Ferro sembrava la migliore delle amiche.
Bellissima, grande, prosperosa … indossava sempre vestiti colorati e sgargianti: un vero e proprio inno alla gioia.
Aveva mille abiti, tutti troppo corti per nascondere le sue grosse gambe sinuose, tutti troppo stretti per contenere accuratamente i seni gonfi e tondi o le natiche prorompenti e morbide, proprio come il sedere di una micia, mollemente ingrossato dalla gravidanza.
Nella casa della Fata tutto era a sua disposizione e lei non doveva far altro che essere felice.
L’aiutava nelle sue scelte, condivideva le sue idee, consigliandola di volta in volta con l’esperienza che la donna aveva accumulato negli anni, tanto che Alba non trovava mai da obiettare ai suoi consigli sussurrati ... anzi. Potremmo dire piuttosto che pendeva dalle sue labbra.
Ma la cosa più importante era che la Fata del Ferro le dava tutta la sua attenzione, incondizionatamente.
Nulla in quelle ore era più importante della principessa. Il centro dell’universo per la Fata di Ferro era Alba e tutto ciò che lei diceva era importante, unico e prezioso.
Quando era in famiglia, provava piacere, ma il mondo delle Fiabe l’attendeva, ormai quotidianamente, e non vedeva l'ora di poterci ritornare: alla fine del sentiero tra le buganvillee e gli oleandri colorati e velenosi.
Ogni giorno la principessina si sentiva più grande e più forte, ogni giorno correva verso nuove esperienze. Celato nel suo cuore di piccola peccatrice aveva anche un segreto inconfessabile ma sublime: una delle cose che l’attraeva della Fata era il corpo di lei. Sarebbe rimasta ore a rimirarlo.
Già quell’unico incantamento sarebbe bastato a rendere quelle visite improcrastinabili.
Lei era bellissima e per la gioia di Alba molto distratta.
Quando sedevano al tavolino delle ghiottonerie, spesso accavallava le lunghe e grandi gambe, senza curarsi del camice che si alzava e salendo … andava sempre più su ad ogni movimento della giunonica fata mettendo in mostra le calze … sempre diverse ... sempre di nuovi colori.
Quelle che le piacevano di più erano quelle nere.
Le calze nere sembravano sempre di una misura più piccola, la seta era tesa sulla pelle, rendendola appetitosa, mentre lo sguardo, ipnotizzato da quella visione, cercava il punto dove il nero deciso dell’orlo merlettato, liberava con uno sbuffo lievissimo la carne rosea e chiara della Fata di Ferro.
Anche quando lei si sedeva su un basso puff, sgranocchiando cannellini e lacrime d’amore, era facile che Alba riuscisse a carpire un’immagine delle sue mutandine, schiacciate tra le cosce.
La fata si sedeva lì, poi andava e veniva per sfaccendare; lo faceva per non rubare spazio ad Alba, che da principessa quale era, le aveva riservato il posto d’onore sul divano.
Ad Alba non dispiaceva nemmeno il suo gironzolare per casa alla ricerca di un granello di polvere vigliacco o di uno dei tanti oggetti, che in quella casa fatata avevano la strana tendenza a cadere negli angoli più nascosti.
Da quando aveva scoperto che la fata, per ritrovare gli oggetti, si metteva carponi mostrandole inavvertitamente il fondoschiena oppure le poppe gloriose, Alba, pur essendo affettuosa e servizievole, non si offriva mai spontaneamente come volontaria “nel cercare”, ma lasciava che la donna facesse tutto il lavoro da sola.
La fata aveva infinita pazienza e nulla chiedeva alla sua preziosa ospite.
Per fortuna, tutti i rossori e le vampate peccaminose della giovanetta passavano inosservati, tant’è che una volta, fattasi coraggio, Alba dal gabinetto chiamò la fata con una scusa e si fece trovare seduta sul vaso, con le sottili gambe spalancate e le labbra rosse della vagina dischiuse.
Ma la Fata di Ferro non disse niente e niente notò, chiusa nella sua virginale indifferenza.
Al contrario la principessa, per la vergogna sopravvenuta dopo l’eccitazione, non volle tornare da lei per due giorni.
Ma il terzo giorno la fata chiamò … e tutto riprese come prima.


Flora, credeva di impazzire … tanto la situazione era diventata insostenibile.
Nonostante le promesse fatte a se stessa e alla madre di Nicòle, la presenza della ragazza era diventata troppo intrigante e opprimente per lei.
Il piacere che provava a sentirsi osservata di nascosto da quella piccola troia le rimescolava il sangue nelle vene e appena la vedeva o la pensava, si ritrovava gli slip inzuppati. Dal primo istante in cui Nicòle giungeva a casa, la sua vulva iniziava a grondare di piacere.
Desiderava l’orgasmo per ore, mentre le sue guance avvampavano e i suoi seni sudavano.
La voleva!
Voleva sfogare sul suo corpo quell’infinito desiderio …
Il primo giorno che Nicòle disertò le lezioni, Flora respirò e dopo settimane di stress riprese il controllo sulla sua vita e sulla sua casa.
Era una piccola despota ... piccola canaglia … la sua principessa.
Il secondo giorno si immalinconì. Le mancava. Voleva essere tiranneggiata ancora da quella impertinente spiona … le mancavano i suoi occhioni che le fissavano le cosce.
E si che Nicòle aveva davvero esagerato … farsi trovare nuda nel bagno con passerina ancora bagnata di orina. Per poco non le aveva ancora ordinato di asciugarle la figa … con la bocca... con la lingua.
Ahhhh … che delizia, pensava: ma niente! Doveva comportarsi da donna una adulta e responsabile.
Doveva res****re!
Quella sera chiamò un suo amico, per dare sfogo al vulcano della sua libidine.
Ma l'uomo era già impegnato. Il fatto che lui non potesse raggiungerla, la rese ancora più furiosa.
Si masturbò meccanicamente sul suo letto, ma il piacere la rese ancora più eccitata ed incapace di vincere il desiderio di Nicòle.
La sera del terzo giorno la fece finita … telefonò.
- Ero certa che ti avesse avvisato – diceva Franca, perplessa – i giovani di oggi non hanno più nessun rispetto! -
- No, lasciala stare, sono ragazzi, magari qui da me si annoia … purtroppo non ho vicini con ragazzi della sua età. La capisco … poverina! – la giustificò Flora.
- Aspetta adesso te la chiamo, vediamo come si sente … - poi Flora trepidante e impacciata udì le voci lontane di Nicòle e della madre:
- Ma che ti salta in mente? Perché non hai avvertito Flora che stavi male? – diceva la madre alla figlia e questa di rimando – Uffa, ma io non stavo bene, pensavo che glielo avessi detto tu … -
E la mamma – Sei una gran maleducata … adesso vai al telefono e scusati … - seguirono altre parole che non fu in grado di sentire.
Dopo poco arrivò Nicòle alla cornetta: - Scusa! – esordì.
- E di cosa, tesoro mio, mi dispiace se sei stata poco bene … - disse raggiante Flora – ma adesso come stai? –
- Sto bene – continuò laconica Nicòle. Poi si sentì confabulare … - dice mamma, se non disturbo, posso continuare a venire da te? –
Flora non seppe dissimulare la gioia che le procurarono quelle poche parole, così con la voce rotta dalla trepidazione disse: - Lo sai, Nicòle, ormai questa è casa tua … devi decidere tu, se vuoi … vedermi, ancora. –
- Si. Voglio venirci ancora … - disse la giovane.
Il giorno dopo, quando entrò nella casa, un profumo fragrante di torta di mele e cannella la pervase.
Flora le venne incontro e si abbracciarono senza parlare.
Da allora però, la donna non si sedette più sul puff, ma sul divano … di fianco a Nicòle.

Ormai il ghiaccio era rotto e la Fata di Ferro non teneva più stretti per se i suoi segreti.
Anzi, burrosa e languida, aveva deciso si darsi alla principessa Alba, anima e corpo.
Ad Alba non sembrava vero.
Il pomeriggio facevano una merendina e chiacchieravano del più e del meno, come due amiche del cuore. Poi si dedicavano ai compiti, perché una vera principessa deve essere in gamba, la fata glielo ricordava tutti i giorni.
Poi arrivava il premio.
Il premio era: la confidenza ... l'intimità...
La fata, rassegnata, si donava completamente a lei, perché soddisfacesse la sua lussuria e i suoi sentimenti lascivi … di giovane, curiosa e impertinente.
Allora la screanzata si sedeva accanto a lei. Spesso si servivano di un piccolo plaid con una fantasia scozzese, in quei casi Alba gioiva ancora di più.
Spesso guardavano la televisione nelle lunghe serate invernali; prosperosa e in carne la Fata di Ferro si piazzava sul divano, e seguiva con finta attenzione qualsiasi programma pur di starle vicino, altre volte la donna le leggeva delle storie oppure le parlava della sua gioventù. Le loro gambe celate sotto la coperta iniziavano a strusciarsi... il rumore del feltro che si toccava eccitava entrambe.
Ad Alba non mancava mai la scusa adatta a cominciare: ora per lo spasso, ora per la paura … ogni pretesto era buono per stringersi a fianco della Fata di Ferro.
Allora, specialmente se protette dal plaid di lana, le piccole mani sottili cominciavano a frugare.
La ragazza abbracciava al donna in cerca di affetto e ne esplorava ogni rotondità, ogni curva.
Le dita affusolate vagavano sul cotone del camice, a volte perdendosi tra le roselline sul fondo nero, altre cogliendo le margherite, prepotentemente sparse e più la Fata taceva, più queste si prendevano delle confidenze.
Dapprima voleva accarezzarla con delicatezza e disinteresse: carezze distratte, occasionali, come se nascessero spontaneamente e senza scopo.
Ma poi l’eccitazione aumentava e con essa il parossismo, i movimenti diventavano sempre più rabbiosi, sconnessi, convulsi … quelle mani “possedevano” letteralmente la grossa fata.
Alba le toccava i fianchi abbondanti, poi strisciava serpeggiando fino alla pancia di lei, che era generosa e morbida, allora di piatto si infilava sotto la carne e carezzava l’inguine.
Poi tornava su … cercava le mammelle e tirava e premeva e giocava con i bottoncini dei capezzoli.
Si sentivano al tatto, gonfi e costipati sotto la veste, pressati nel reggipetto.
Poi le dita esploravano il collo, la nuca, titillavano i lobi …
La fata moriva lentamente di languore.
Il cuore impazziva e piccole gocce di perla le cingevano la fronte.
Il plaid faceva da complice.
Allora la ragazza diceva di aver caldo. Da sotto la coltre faceva scivolare via dalle gambe di gazzella la gonna e restava solo in mutandine e calzettoni.
La carne nuda cercava di nuovo il contatto, scostava il cotone, strusciava sulla seta e trovava infine la pelle dell’altra.
E quando la carne delle due si incontrava, per entrambe era il tripudio.
Quel desiderio era tanto più grande quanto più era proibito e sofferto.
Il silenzio falso della fata faceva tremare la giovane principessa. Ogni attimo temeva di essere scoperta, quindi allontanata, scacciata.
Sapeva che stava approfittando di tutte le magie della Fata di Ferro, ma non riusciva a trattenersi!
Doveva bere a quella fonte.
Ogni sera si riprometteva di res****re a quella sete, ma il pomeriggio successivo i suoi buoni propositi capitolavano e si rituffava in quel corpo arrendevole, morbido, materno … che gioie provava e quanto si bagnava il suo fiore nascosto!
Tornava a casa con le mutandine fradice di lussuria.


Il pomeriggio era freddo, nonostante la primavera fosse appena arrivata.
Nicòle arrivò con le guance e le ginocchia arrossate. Il piccolo naso ghiacciato.
La sua figura slanciata emerse superbamente tra i giochi di luce degli specchi della porta.
Flora restò abbagliata dalla sua bellezza.
Era martedì. La ragazza era mancata due giorni, anzi quasi tre, e la donna si rese conto di quanto la amava.
Padrona del mondo, Nicòle si spogliò del soprabito e tolse la sciarpa bianca.
Poi tolse il cappello di lana lasciando scorrere sulle spalle i capelli d’oro.
Inondò poi la casa di sorrisi e parole senza senso …
Niente scuola per domani, niente compiti oggi … stabilì, spadroneggiando, che era il pomeriggio adatto per guardare “Il dottor Zivago”.
Flora avrebbe voluto piangere, ma non lo fece, né si oppose alle richieste della giovane … l’attendeva da troppo per non esaudire i desideri la sua piccola “tiranna”.
Iniziò a sentire le farfalle nello stomaco, mentre con la mente pregustava le carezze che bramava da troppo. Le loro mani avrebbero danzato con le dita, intrecciandosi e respingendosi come ballerine su un palco.
Non riusciva a porre freno al suo desiderio, né a quello della ragazza.
Ma erano in stallo … non poteva continuare così … la donna adulta decise di rompere gli indugi:
- Vai a fare pipì allora – disse Flora – altrimenti dopo ti seccherà alzarti. – le sorrise – io intanto vado a preparare il tè. –
- Si, Badrone! – la prese in giro Nicòle.
r06;Mentre Flora armeggiava in cucina, la giovane che si attardava nel bagno, gridò:
- Ho una sorpresa, vuoi vedere? –
- Ho, hooo! – rilanciò Flora – difficilmente le “tue” sorprese promettono niente di buono per il mio "destino"! –
- E invece si, guardami! – uscì dal bagno e si mise in mostra per l’amica.
Aveva indosso solo lo spesso maglione a coste. Sotto invece dei calzettoni indossava dei collant neri e velati.
Flora ebbe un sobbalzo, nonostante la ragazza tenesse le cosce serrate, era evidente che non indossava le mutandine.
- E guarda, ora! – disse Nicòle, con un sorriso che sapeva di giovanile impertinenza. Divaricò i piedi allargando le gambe. La sua passerina bionda, delicatamente pelosa, faceva bella mostra di sé sotto la pelle candida dell’inguine, tutt’intorno le collant, squarciate grossolanamente con le dita, facevano da cornice a quello spettacolo mozzafiato.
- E’ una mia invenzione! – disse la sgualdrina – Ti piace? –
Non attese risposta. Tanto sapeva bene che non sarebbe arrivata.
La bocca di Flora si era spalancata per lo stupore, ma la povera donna non riusciva a proferire una sola parola. - Queste sono più calde, starò comodissima … e senza le mutandine, posso fare la pipì comodamente. – alzò gli occhi e fissò Flora con aria spavalda, gli occhi di cerbiatta la sfidarono senza pudore.
Flora riuscì a distrarre la sua attenzione da quello spettacolo. Col respiro affannoso finse di borbottare qualcosa sui giovani, voltandosi per nascondere il rossore del suo volto eccitato.
La donna si dedicò tenacemente a filtrare il te e lo versò caldo nelle due tazze preferite, poi senza una parola si ritirò di sopra in camera.
Nicòle si era già sistemata sul divano, accogliente come un'alcova. Il film era appena partito. Dalle scale spiò Flora che tornava in salotto. Si era cambiata: ora indossava una lunga camicia da notte stretta ai seni, in stile impero e sotto si svasava leggermente … sul davanti aveva i bottoni.
La ragazza notò che la donna non aveva più le calze. Avrà caldo, pensò tra sé e provò piacere a quella vista.

Quel pomeriggio la Fata di Ferro aveva indossato una veste leggera con i bottoni sul davanti.
Come sempre, in silenzio, si sedette accanto ad Alba. Dopo pochi minuti la principessa si raggomitolò al suo fianco; come sempre iniziò ad assaporare l'atmosfera di voluttuosa che si creava tra loro. Chiuse gli occhi ed aspirò il profumo fresco sulla sua carne delicata.
Tirò sul divano le due gambe fasciate dalle collant, mentre abbandonava la testa sul braccio della fata; pochi istanti dopo con la mano liberà scivolò dalle sue gambe sottili, a quelle deliziosamente grosse della donna matura.
Spingendo sul cotone leggero, sentì che scivolava facilmente sulla pelle nuda delle cosce. La principessa ebbe uno dei mille brividi, che ormai facevano parte di quella sua precoce sessualità.
Curiosa, col cuore che batteva, la mano trasgressiva scivolò verso l’alto; scavalcò la pancia, si soffermò sull’ombelico teso, per poi risalire il lieve pendio che arrancava sotto i seni generosi.
Avrebbe voluto lanciare un piccolo grido di vittoria, ma si trattenne mordendosi le labbra: si era appena resa conto che la donna aveva tolto anche il reggiseno. Le sue poppe deliziose e calde poggiavano solo sul corpetto della vestaglia ed erano trattenute dal prorompere solo dai bottoni.
La voglia divenne violenta.
La fata taceva ... come se nulla stesse accadendo tra loro.
Il volto sembrava quello della Sfinge.
Guardava senza vedere in direzione della televisione, le labbra serrate enigmaticamente, non un briciolo di emozione faceva capolino sul suo viso.
I suoi occhi penetranti evitavano accuratamente di incrociare quelli di Alba.
Sembrava lievemente annoiata e del tutto indifferente alle passioni contrastanti che agitavano la giovanetta.
Alba voleva toccare la pelle nuda di lei, ma non voleva sembrare troppo insistente. Alla fine si fece coraggio. Stavolta doveva tentare. Non poteva restare per sempre nell’insicurezza e col petto in fiamme.
Le dita sottili della sua mano, acquistarono coraggio, e come artificieri che manipolano una bomba inesplosa ... uno dopo l’altro sbottonò i tre bottoni, che scendevano dall’alto verso il basso, del decolté della Fata di Ferro.
I seni tracimarono come un fiume in piena, privi oramai di ogni difesa. Non più trattenuti, si allargavano mollemente, allontanandosi l’uno dall’altro. Tra di essi apparve allora come una vallata rorida di sudore. Come provenisse dal sottobosco nel mese di agosto: una zaffata di profumo di donna invase le nari della principessa impertinente.
Alba era insicura nel leggere i segnali del piacere, ma di certo non evitò di cercare la voluttà tra quelle due montagne calde e tenere. Sulla sommità, sorgendo come un tempio tibetano, dall’aureola larga e scura i capezzoli, turgidi e torniti, grossi come la punta di un dito svettavano, allettando al piacere.
Il contatto della pelle nuda con i luoghi più intimi della sua “madrina” resero la principessa euforica, come ubriaca. Abbandonò ogni freno inibitore e si avventò con le mani su quei seni e sulla pancia che li sosteneva con le mani bramose di toccare.
Sotto di lei la sua farfalla gocciolava estro macchiando di umido la pelle del divano.

Quel silenzio indifferente e annoiato della fata, che spesso era stato causa di dolori d’amore nella giovane principessa, ora era benedetto.
La donna immobile si lasciava sballottare, tastare, annusare, senza dare segno di fastidio.
Alba aveva perso la testa … adesso era quasi pronta al passo decisivo: la vicinanza del suo viso e della bocca a quel seno generoso la invitava a prendere i capezzoli tra le labbra e a succhiarli con foga e passione.
La voce della Fata di Ferro arrivò pacata, ma decisa ... in maniera del tutto inaspettata ... come uno schiaffo sulle mani.
La matrona uscì all’improvviso dal suo torpore sibillino. Risorse e voltandosi verso Alba, la fissò con gli occhi scuri, ardenti come braci:
- Ma ti piace veramente quello che stai facendo? -
Alba sussultò. Ritirò la mano. Si irrigidì come se fosse stata colpita da un ceffone.
Nonostante la donna continuasse a rimanere immobile sul divano, con i seni fuori dall’abito stretto; nonostante l’orlo sottostante, sollecitato dai moti inarrestabili della ragazza, fosse salito fino a scoprire tutte le grandi cosce e perfino la mutandina bianca di cotone … fu la ragazza a sentirsi a messa a nudo.
Si sentì scoperta, in un gioco che follemente aveva pensato di poter occultare.
Si vergognò di avere approfittato … esagerato … usurpato.
Aveva invaso ogni giorno di più l’amicizia bonaria della fata, frugando sempre di più il suo corpo.
Quel giorno aveva di certo esagerato e all’improvviso provò su di se tutta la violenza della colpa della sua trasgressione.
Rimase impietrita mentre, improvvisamente sobria, dopo la sbornia di piacere, desiderava sprofondare, per non dover ammettere così spudoratamente la sua insana passione.
Il tempo si era fermato nel soggiorno … tutto sembrava tacere.
La Fata di Ferro impassibile come un’aguzzina scrutava l’anima di Alba, passandole attraverso gli occhi, chiari come l’acqua.
Poi finalmente sul suo viso si disegnò un leggero sorriso che odorava di panna montata.
Riprese la sua posizione comoda sul divano e lentamente cercò la mano di Alba, riportandosela al seno e accogliendola sui capezzoli cedevoli.
Appena la ragazza si sciolse dalla morsa della paura, poggiò la testa nuovamente sul braccio della fata. Allora lei l’attirò a sé fino a quando la bocca non si poggiò sul suo seno voglioso.
Mentre Alba succhiava e leccava in maniera inesperta, ma efficace, la fata le sussurrò all’orecchio:
- Tu lo sai che tutto questo è proibito. Saprai mantenere il segreto? -
Liberandosi la bocca bagnata di saliva, Alba promise con tutta l’anima:
- Non dirò mai niente a nessuno di quello che accade tra di noi ... qui. Te lo giuro! –
La fata abbassò lo sguardo e le loro labbra si incontrarono. Le sue erano carnose e pronunciate e si schiusero alla curiosità della fanciulla.
Lei non sapeva bene come fare, ma il contatto fu inebriante. Un attimo dopo si ritrovò con la lingua di fronte a un succo oleoso e trasparente ... era la saliva della donna. Passando da una bocca all’altra il liquido si abbassava di temperatura, portando una freschezza sconosciuta e nuova sulla sua lingua.
Non credeva di res****re a quel sapore senza svenire, ma si fece forza.
Dopo la saliva, più dolce del miele, arrivò la punta della lingua … nooo, non riusciva a credere che tutto questo stesse veramente succedendo.
Quella penetrazione tra le labbra era la cosa più intima e segreta che le fosse mai capitata.
Quando le due lingue si catturarono, Alba voleva piangere per l’emozione … non poteva sapere che quello era solo l’inizio.


Parte seconda

- Sto tanto bene con te, mi piace toccarti tutta e desidero da tanto che anche tu mi accarezzi. – disse Nicòle.
- Sei certa di volerlo? Desideri un contatto più intimo? – disse Flora, mentre erano abbracciate con le guance che si sfioravano.
- Si … lo desidero da mesi ... voglio che mi tocchi anche tu! – poi aggiunse sussurrando – Lo so bene che mia madre non accetterebbe tutto questo, ma io non dirò mai niente. Io voglio essere solamente tua. -
Flora sorrise e si lasciò finalmente andare, come se si fosse finalmente sciolta da un legaccio che ne inibiva le emozioni. Finalmente era ora di raccogliere i frutti dei suoi maneggi e della sua tenacia.
La baciò ancora sulle labbra con complicità … e le sue mani iniziarono a muoversi.
Scivolarono sotto il grosso maglione e le cercarono le spalle e si saziarono di tutto il copro della giovane … dalle spalle scesero sui fianchi. Poi da sopra le calze scese alle natiche. Conobbe le sue gambe, per poi risalire, strisciando il polso sulla passera pelosa della ragazza, ma senza soggiornarvi ... almeno per il momento.
Al contrario le carezze proseguirono di nuovo verso l'alto, rientrando sotto la maglia e raggiungendo i piccoli seni appuntiti e durissimi.
Arrivata all’aureola rosa si fermarono e Flora la fissò con un sorriso di sfida … aspettava un permesso che non le fu negato.
Allora sapientemente seppe pressare e tirare quei seni acerbi. Li circondava e li massaggiava, dopo averla baciata ancora; si diresse con la bocca sulla maglia, offrendo i capezzoli alla voracità delle sue labbra.
L’alito tiepido oltrepassava la lana, inondando la ragazza con un calore del tutto nuovo e inebriante.
Ma poi l’eccitazione della fanciulla divenne sogno. Quando con movimenti voluttuosi Flora fece scivolare verso l’alto la maglia e la canottiera leggera, il contatto delle sue labbra avvenne direttamente sui piccoli bottoncini rosa diventanti duri come la madreperla.
La punta calda della sua lingua sbatteva senza perdono dedicandosi ad un lungo martellare di piacere, mentre li teneva i capezzoli tra le labbra serrate e Nicòle infine conobbe il paradiso.
La ragazza aveva il ventre infuocato. Il desiderio la rimescolava tutta, non sapeva come, ma voleva da quella donna tutto ciò che era l’erotismo poteva offrire.
Nicòle non sapeva che quella danza era solo l’insieme dei preliminari.
Infatti qualche minuto dopo Flora chiuse la porta a doppia mandata e le prese una mano … scalze come ninfe dei boschi salirono al piano superiore dove c’era la camera da letto.
Flora la fece distendere delicatamente e poi si accovacciò sulla giovane, mettendosi a quattro zampe, mentre i seni sconfinati, precipitavano sul collo e sul petto di Nicòle.
- Tesoro – le disse – adesso puoi guardare e toccare … tutto. Non ti devi più trattenere. E’ da tanto che lo desideravo, piccola mia. – Si scostò una ciocca con le dita della mano – Finalmente … -
Allora Nicòle con un gesto liberatorio le aprì tutti i bottoni e lasciò che la sua veste scorresse dal suo corpo verso il pavimento, lasciandola finalmente nuda, nell’opulenza delle sue morbide forme: era tutta in mostra d’avanti ai suoi occhi vogliosi.

La ragazza cominciò a godere già con gli occhi. La possedette con lo sguardo, come un bambino che finalmente diventa padrone di un giocattolo che desidera da tempo.
Finalmente libera Nicòle cominciò ad accarezzare la donna, scoprendone prima i seni, poi gli enormi capezzoli scuri ed infine la pancia ed i fianchi.
Flora indossava ancora le mutandine bianche.
Curiosa di provare le dita di Nicòle frugarono sotto l’elastico, fino ad incontrare i peli scuri della figa gonfia di Flora.
I peletti erano pieni di goccioline; la stessa mutandina della donna era intrisa dei suoi umori.
Non sapeva se poteva osare, ma lo fece ... per provare fin dove si poteva spingere in quella nuova frontiera della sensualità: con le dita cercò l’orlo e iniziò a sfilare l'intimo di Flora.
La donna si abbandonò a quel piacere ... così la giovane, seguendo il suo corpo con le dita, ebbe l’occasione di esplorare tutta la sua carne, fino ai piedi nudi e caldi che tante volte aveva desiderato baciare.
Ora l’enorme Flora era tutta nuda e tutta sua: che piacere inebriante!
La donna matura godeva della passione che lei metteva nello scoprirla.
Come un dono d’amore Nicòle si offrì:
- Prendimi anche tu, Flora, scoprimi, guardami e tocca tutto ciò che desideri di me, il mio corpo ti appartiene. -
Lei fu bravissima: le sue mani le sfilavano i vestiti scorrendo sulla sua pelle giovanile e facendola vibrare, languidamente le sfilò le calze strappate facendole scorre all’infinito, sulle lunghe gambe da gazzella. Poi toccò alla maglietta: anche sfilarle quella, fu un atto delizioso, lento, eccitante.
Le dita leggere sfioravano i piccoli capezzoli turgidi della giovinetta, che reagivano autonomamente ad ogni sua singola carezza. Con fare materno sistemò la biancheria sul cuscino.
In poco tempo anche la ragazza venne completamente spogliata.
Per Nicòle, starle di fronte, era come volare: vedere il corpo di lei, tanto desiderato, la faceva sentire sospesa in uno stato inebriante mai provato prima.
Appena furono nude, fece si che essi si fondessero in un abbraccio totale, dove ogni centimetro di pelle veniva a contatto.
Distese sul letto le mani di Flora, immediatamente seguite dalle sue labbra, iniziarono quel viaggio passionale che mai più si sarebbe cancellato dai ricordi di Nicòle.
Le mani di Flora sul suo corpo erano come piccole scintille di lava incandescente. Scivolavano sulla pelle mentre le dita erano seguite dalle labbra che umide di fiato e di saliva facevano fumare la lava ardente, lasciando su quel corpo acerbo sensazioni fino allora sconosciute.
Quella scia umida, che evaporava per la febbre dell’amore, le procurava brividi eccitanti e incontrollabili.
Nicòle era come in trance. Viveva tutto questo, come se si trovasse in un’altra dimensione. Le sensazioni indescrivibili erano intense, violente, eppure ovattate: come se la sua mente le vivesse sotto l’effetto della più inebriante delle droghe.
Finalmente dopo il lungo peregrinare le dita della donna raggiunsero la piccola farfalla, che come fosse appena sorta dal bozzolo, se ne stava immobile e contrita, in attesa che la natura le insegnasse a schiudersi alla vita.
Ciò che sembrava l’apice insostenibile della goduria, si rivelò solo l’inizio del sentiero del piacere proibito in quell’accoppiamento innaturale.
La mano di Flora si dedicò al gioiellino della giovane Nicòle, carezzandola, confortandola … l’avvertiva di tenersi forte, perché l’affondo stava per giungere.
Infatti, pochi momenti dopo, la bocca carnosa discese implacabile, affamata di quel fiore.
La ghermì, violentandone le ali piene di rugiada, spaccandole fino al vertice con la lingua possente e dura.
La bocca premeva. La lingua penetrava inarrestabile, come un vampiro assetato di miele. Flora penetrò nel sacello bagnato ed al tempo stesso infuocato dalla passione.
E cominciò a suggerne il nettare, filtrandolo tra i piccoli peli biondi di Nicòle.
Un suono osceno si sprigionava da quella scena erotica.
La dolcezza aveva lasciato il posto all’ingordigia.
Un fulmine elettrico, dolce, luminoso, squassante, partì dal ventre di Nicòle e percorrendo ogni suo muscolo più recondito, le raggiunse il cervello, facendola sobbalzare di piacere.
Un piacere mai provato, sconosciuto perfino nelle notti solitarie in cui da sola si martoriava la fighetta bramosa.
Flora le stette addosso con la stessa forza di un maschio che vuol possiede la preda conquistata. Pur senza deflorarla la fece sua ripetutamente, forse in maniera ancora più veemente, marchiandola per sempre col suo peso e con le lettere infuocate del suo desiderio incontenibile.
Gli orgasmi di Nicòle iniziarono pochi minuti dopo quelle ondate di carne, che si squassavano sulla sua riva, con la forza di un fortunale.
Non fu possibile contarli, così come poi non sarebbe stato possibile contare i giorni di amore e di sesso che avrebbero vissuto in seguito. Tutte quelle passate insieme, le avrebbero in amanti indivisibili.
Quando Nicòle cercò di ricambiare dirigendo la bocca verso la figa matura e accogliente della donna, Flora non le permise di raggiungere il suo spacco.
La ragazza si dovette accontentare di poggiarle la guancia sul ventre, cercando di aspirare, vicinissima all’intimità della donna tutto l’odore che quella figa eccitata sprigionava.
Poi le accarezzò la mano e dolcemente la indirizzo verso il centro del suo piacere, le permise di avventurarsi dentro di lei.
Nicòle cominciò a scavare ... a rovistare … tentò la figa grossa con tutte le dita, affondando spesso tra il pelo muschiato.
Infilò fino a quattro delle sue dita nel buco rosso della donna e una volta dentro le arcuava, le uncinava, tirando e spingendo nell’antro lussurioso, fino all’esplosione di Flora.
Quando Nicòle capì che la sua istitutrice stava avendo per raggiungere l'orgasmo, cercò con l’altra mano la sua passera passera e si penetrò a sua volta.
Un orgasmo liquido e sonoro la fece sciogliere … come se svenisse in un lago di piacere.
Per la giovane questa fu la prima vera esperienza sessuale, tutta al femminile.
Essa andava oltre il semplice sesso … sfociava nell’emozione: un'emozione che mai nella sua vita sarebbe stata eguagliata.
Per quanto piacere avrebbe mai assaporato, nessuna successiva relazione avrebbe retto il paragone con quella prima, indelebile, avventura.
Quel paio d’ore intense e travolgenti restarono impresse nei suoi ricordi ad un livello di estasi ineguagliabile.

L’estate torrida scaldava i sensi, mentre i corpi seminudi delle due amanti, la giovane principessa e la fata matura, si mostravano e si avvinghiavano, schiave dello stesso desiderio.
Anche l’autunno, con la sua dolce pacatezza, invitava i loro corpi a scrutarsi e a possedersi, approfittando di ogni occasione.
L’inverno freddo le teneva vicine a , pelle contro pelle, sotto un’unica coperta profumata di umori.
A primavera le loro farfalle fiorivano ed erano eccitate più che mai: il momento migliore per affondare le bocche nel sesso dell’altra, manipolando il bottoncino rosa, fino a quando dalla corolla, l’estroso liquido, intensamente profumato e dolce come il miele, si decideva a sgorgare tra le labbra vogliose.
E così, mescolandosi l’una nell’altra, in un amalgama di sesso e passione, le donne passarono le stagioni di quell’amore avvincente e perverso.
Alba cresceva e imparava.
La Fata di Ferro provava un intenso languore, facendole fare una parte dominante rispetto al possesso del suo corpo maturo.
La principessa oltre ad amarla si divertiva a giocare con lei e a tiranneggiarla.
Spesso la fata non desiderava nulla da lei, ma si accontentava di inginocchiarsi ai piedi del grosso divano, facendole da serva, come una schiava.
Il suo omaggio servile partiva dai piedi di Alba.
Poi la massaggiava, la leccava fino all’orgasmo, lasciandola riposare sotto il suo abbraccio materno.
Pian piano le faceva scoprire il piacere in tutte le sue possibili sfumature.
Prima concedette tutto di sé … poi iniziò anche ad cercare il gusto del possesso.
Le insegnò tutti i giochi e le furbizie; le permise di usare un fallo, uguale a quello degli uomini, per controllare come si faceva a penetrare nei fori reconditi di una donna.
La principessa giocava e sperimentava.
La donna godeva dell’ingenuità di Alba, ogni giorno più provata, più curiosa, più smaliziata nella ricerca sfrenata della passione.
La fata prendeva piacere ormai dalla sua discepola. Da tempo le aveva permesso di leccare i suoi orifizi e di suggere i suoi orgasmi.
Di notte poi la fata, più matura e scaltra nel sesso, da sola nel letto, mentre ascoltava il frinire delle cicale, si arrovellava cercando nuove perversioni per poterne godere l'indomani. Non le sembrava vero di poter coronare i suoi sogni più inconfessabili, servendosi di quel corpo tenero e giovane e di quella mente fertile e incantata.
L’aveva tenuta vergine fino ad allora, ma un giorno decise di sferrare il suo incantesimo erotico più potente.
Nel frattempo i genitori della principessa, ignari di quanto accadeva, si concentravano sulle loro vite.. La regina si fidava ciecamente dell'amicizia che la legava alla fata. Anche se intuiva che in quella casa di marzapane avvenisse qualcosa di più che il solo sorbire del tè con i biscotti.
Ma tutto era tranquillo grazie a quel rapporto tanto speciale. L’amica era dolce e paziente, la principessa veniva su felice e robusta e lei era più libera e spensierata che mai.
Andava bene così. Indagare sarebbe stato inutile ed anche impegnativo.


- Aahhh! Ahaaa! – sospirava languidamente Nicòle mentre se ne stava china sul divano.
Le braccia incrociate sotto la testa che veniva schiacciata contro la spalliera ad ogni pressione.
Le ginocchia a terra, poggiate su un plaid, erano divaricate.
Il culetto le faceva ancora male. Era solo da poco che lo prendeva nel piccolo buco dell’ano, ma non si sottraeva.
Aveva fatto tanto per convincere Flora a incularla, dopo che lei, la piccola Nicòle, le martoriava da anni ogni foro con quel membro di gomma, grosso e spesso, che tanto le piaceva indossare; lo montava come una mutandina, grazie alla cintura di pelle su cui era innestato … poi abusava della sua maestra senza pietà.
Flora prendeva tutto da lei, senza battere ciglio, ma diventava attenta e severa quando si trattava di usare il corpo di Nicòle per il suo piacere.
Così ci aveva impiegato del tempo per farsi leccare la figa fino a venirle copiosamente in bocca e addirittura più di un anno per possederla da dietro.
Ecco perché Nicòle subiva senza lamentarsi le penetrazioni costanti e feroci della sua matrona.
Il grosso fallo penetrava e stantuffava tra le natiche, mentre con la mano libera, Flora le picchiettava la fessura ... in breve sarebbe arrivato l’orgasmo tanto atteso.
Quando finirono di fare, abbracciate sul divano e sfinite dalle emozioni, Nicòle manifestò tutto il suo disappunto:
- Ma insomma … è bellissimo farlo, ma perché non posso averlo anche davanti? Sono una donna ormai. –
Flora sogghignava divertita: e le rimostranze della ragazza divenivano sempre più accese …
- Piccola mia, ma tu ti senti pronta? Sei decisa? – le chiese inutilmente – Lo sai che la verginità è qualcosa che una volta perduta non potrà mai tornare! – continuò materna – Se la perdi non puoi più riacquistarla? Ci hai pensato bene? Lo vuoi davvero?–
- Uff … ancora con queste sciocche storie? – sbottò Nicòle – io ti amo e voglio farlo con te. Cosa dici sempre? Va fatto con amore! – alzò la voce – Ecco io lo voglio fare … con amore e con te. Punto! -
Flora le accarezzò i capelli e la fissò negli occhi intensamente; in quei momenti sembrava volesse scavare dentro la giovane, per capire davvero cosa provasse.
Poi con occhio scaltro disse: - E va bene, ma ti ci vuole un uomo … un ragazzo! Non esiste perdere la verginità con un cazzo di gomma. Dovrà essere un evento … un piacere indimenticabile. – poi rivolta a Nicòle – Ma pensaci bene … non ce l’hai un bel ragazzo che ti corteggia? Fallo con lui, no? – disse con malcelata furbizia. Sapeva perfettamente che la giovane dipendeva totalmente da lei, anima e corpo.
- No … non mi interessano! Non li voglio. Voglio essere tua: stop! –
- Vai a fare la doccia, amore … dopo ti faccio vedere una cosa. –
Ma poi telefonò la madre di Nicòle per portarla con sé per una commissione e il discorso si rimase in sospeso.

Pochi giorni dopo, Flora, subito dopo colazione invitò Nicòle a sedersi sul divano per farle vedere qualcosa alla TV. Fece partire un filmato e poi si sedette al fianco di lei senza dire altro.
Dopo poche, inutili scene, la ragazza si rese conto che quello che stava guardando era un film porno.
Tutte le scene si svolgevano tra tre persone, due donne e un uomo; non sembravano attori professionisti, ma forse era solo un trucco.
Flora cercò di mantenere un atteggiamento rilassato e distante, mentre cercava di attirare l’interesse della ragazza sulle varie operazioni possibili tra i partecipanti.
Nicòle guardava estasiata, attratta soprattutto dalla vista di un cazzo vero e di notevoli dimensioni che passava da una donna all’altra.
L’uomo venne per ben tre volte nelle varie scene … anche lo sperma interessò molto la ragazza eccitata.
- Ti è mai capitato di berlo? – chiese ingenuamente a Flora.
Lei sorrise. – Ma certo - disse!
- E com’è? – chiese Nicòle curiosa.
- Com’è … com’è? E’ particolare. Non ha un sapore speciale, però è particolare. –
continuò – è caldo e odoroso. Lo senti quando sgorga in bocca. Lo senti uscire quando succhi … è molto eccitante. Anche addosso o dentro il corpo è … piacere ... liquido. –
- Più buono della nostra roba? – incalzò la fanciulla – per esempio a me piace molto succhiare quando vieni tu. –
- E’ diverso, te lo ripeto … -
Mentre conversavano e guardavano, ognuna per sé, iniziarono a masturbarsi, come un gioco simmetrico da praticare contemporaneamente.
- Il prossimo week end – disse Flora con la voce ormai provata dall’emozione – chiedi a tua madre il permesso di stare con me. Inventa una scusa. Io ti farò conoscere un mio amico. Che ne dici? -
Nicòle spinse più forte le dita nella figa, mentre con l’altra mano si teneva scostata la mutandina.
- Si ... sarebbe meraviglioso ... voglio provare … - la guardò complice e dolce – ti prego! -
Mentre il film arrivava alle ultime scene orgiastiche, vennero simultaneamente, ma ognuna per sé, come fossero sole … era un gioco che le faceva godere in maniera speciale, tra i tanti che avevano sperimentato.

Parte terza

Il sabato si incontrarono al centro commerciale.
Non era raro che Nicòle, per un motivo o per un altro passasse qualche giorno insieme a Flora. Qualche volta erano anche state in viaggio insieme.
La madre della ragazza, anzi, fu felice della proposta. Ne avrebbe approfittato per un breve viaggio al sud, per controllare la casa al mare, abbandonata da mesi.
Tra le chiacchiere e i saluti, Flora già pregustava ciò che sarebbe accaduto, mentre una sensazione di calda eccitazione già si impadroniva della sua vagina … stava vivendo il periodo più entusiasmante della sua esistenza.
Quella posizione di istitutrice, la totale disponibilità della giovanetta e la sua versatilità sessuale la rendevano costantemente arrapata e desiderosa.
La fortuna le aveva fatto incontrare in quel periodo anche un ragazzo, quasi dieci anni più giovane, leggermente tonto, ma grande chiavatore.
Era uno studente e abitava in una stanza presa in fitto presso una famiglia di anziani a pochi isolati dalla sua villetta.
Una volta gli aveva dato un passaggio e successivamente gli aveva chiesto qualche favore: lavoretti in casa di poco conto e per questi lavori gli riconosceva una piccola paga e qualche regalo.
Una sera lo aveva invitato a restare per vedere un film con lei sul divano.
Da allora tra lei e Marco, così si chiamava il giovane, si era instaurato un bel rapporto di scopate occasionali, senza coinvolgimenti sentimentali.
Ogni tanto, specialmente all’inizio del lungo rapporto con Nicòle, dopo gli estenuanti pomeriggi di toccamenti e di eccitazione trattenuta nella pancia, chiamava il ragazzo non appena la fanciulla era andata via. Poi lo aggrediva, letteralmente, soffocandolo con la sua voglia di venire … ripetutamente ... il più presto possibile.
Si sfogava sul suo cazzo giovane, sempre duro e sempre in tiro.
Il giovane non provava particolari sentimenti per quella donna più grande di lui, ma era la prima vera avventura, dopo le classiche esperienze da fidanzatino diciottenne.
Si riteneva molto fortunato. Solo e lontano da casa aver trovato un’amica di quel calibro gli permetteva una vita felice e spensierata, potendo pensare a studiare senza grilli per la testa.
Egli non era un “superfigo” e le ragazze all’università non facevano la fila per lui … trovarsi una donna avrebbe richiesto molto di impegno.
Poi magari si sarebbe ritrovato innamorato e disarmato dinnanzi a quel sentimento, perdendo di vista la sua carriera universitaria.
Invece questo rapporto appagante e piacevole gli permetteva di avere libertà e sesso con poca spesa.
Ecco perché Marco a Flora non diceva mai di no.
A mezzogiorno come d’accordo il ragazzo si recò all’appuntamento, davanti al McDonald’s. Anche quello era un grande vantaggio; la donna matura era sempre generosa con lui. Ricambiava tutti i suoi favori, invitandolo spesso a colazione o a cena, altre volte al cinema e puntualmente pagava sempre lei.

Intanto, nel parcheggio poco distante, le donne si salutavano. La madre di Nicòle partì con l’auto, mentre lei insieme a Flora si incamminarono verso il McDonald’s. Le donne avanzavano decise senza parlare, l’una accanto all’altra. Le espressioni del loro viso non tradivano l’emozione che faceva battere il cuore di entrambe, per motivi diversi.
Quando incontrarono Marco, poco dopo la ragazza ricordò di averlo visto qualche volta mentre andava o veniva dalla casa di Flora. La donna le aveva detto che era uno studente che a volte le faceva delle commissioni.
Mentre si salutava e scambiavano qualche parola, Nicòle cercò di valutare chi si trovava di fronte e soprattutto se era lui il prescelto da Flora sulla cui verga immolare la propria verginità.
In effetti il ragazzo non era quello che si potrebbe definire il classico principe azzurro: lievemente molle nei modi aveva un fisico tarchiato e le mani delicate di chi non ha mai lavorato nella vita.
Non era né simpatico, né brillante … nonostante questo una strana sensazione cominciò a farsi largo nel plesso solare di Nicòle.
Mentre sceglievano il menù per sgranocchiare rapidamente qualcosa e poi andare a casa, la ragazza era completamente assente e fantasticava su quella situazione incredibile … stava parlando del più e del meno con uno sconosciuto, eppure probabilmente, quello di lì a qualche ora sarebbe penetrato nel suo corpo, più intimamente di quanto lo avesse mai fatto chiunque altro.
Mentre fissava Marco in modo distaccato, immaginava quello stesso viso, a pochi centimetri dal suo mentre la scopava … gli guardò la bocca: probabilmente di li a poco avrebbe succhiato la sua lingua; contorcendosi sulla panca, pensò a come doveva essere il suo cazzo, soprattutto perché, ne era certa, fra non molto gli avrebbe dovuto fare un pompino.

Si erano fatte le due quando tutti insieme entrarono nell’appartamento di Flora. Si misero rapidamente in libertà.
Mentre si rilassavano in salotto, Flora offrì ai ragazzi dei cioccolatini al liquore, poi sedendosi in mezzo a loro iniziò a parlare per rompere il ghiaccio.
- Allora – disse – avete simpatizzato? Voi che siete giovani dovreste avere molte cose in comune … no? – poi rivolta a Nicòle – Ti va di mettere un po’ di musica? –
La ragazza scelse un CD dei Queen, ma prima di inserirlo nell’apparecchio chiese a Marco se gli piacevano. Lui approvò senza riserve; pochi istanti dopo la musica, a basso volume, invase l’atmosfera.
- Vieni Nicòle – la chiamò Flora dal divano – Vuoi provare a baciare Marco? E’ molto bravo sai? –
Nicòle arrossì, ma in maniera abbastanza passiva obbedì sedendosi vicino al ragazzo. Anche lui era abbastanza impacciato nei movimenti, ma per non deludere Flora si avvicinò a Nicòle in modo meccanico.
Si sollevò col busto di quel tanto che gli permetteva di circondare con il braccio i fianchi di lei, mentre accostava la guancia ben rasata al volto di Nicòle.
La giovane intanto era tesa e rigida, come uno stoccafisso. La disinvoltura erotica e sessuale raggiunta con Flora era completamente scomparsa; ora che si trovava in una situazione del tutto nuova ed in presenza di un estraneo si sentiva come una scolaretta il primo giorno di scuola.
Nonostante questo accettò che le labbra di Marco si posassero sulle sue: erano completamente nuove … diverse da quelle di una donna. Erano spesse e dure e cercavano la sua bocca con meno dolcezza e più decisione.
Trascorsero pochi attimi e Marco le apriva le labbra con la lingua grossa e bagnata. Non era spiacevole, ma Nicòle si irrigidì ancora di più.
A stemperare la tensione pensò la bella Flora, che andò a piazzarsi in ginocchio tra i due ragazzi, rivolta verso entrambi.
Accostandosi sussurrò:
- Ho capito, se non interviene la “vecchia” zia non riuscite a lasciarvi andare del tutto. –
Sorrise dolcemente e li abbracciò tenendoli entrambi per le spalle. Poi con delicata sapienza accostò la sua bocca alle loro, che se ne stavano immobili, non sapendo bene come comportarsi. Con una delicatezza perversa, che mai Nicòle aveva riscontrato, Flora si abbandonò alla danza del piacere, piroettando tra le due bocche fresche di rugiada con delle lascive spennellate di lingua.
Poggiare la sua bocca viziosa sulle tenere labbra dei due ragazzi le dava vigore e le insidiava la mente come un sonetto perverso dell'Aretino.
Le labbra dei due ragazzi, sopraffatte dalla confidenza che avevano con le sue, si schiusero come petali e riconobbero subito la loro amante appassionata.
Il bacio a tre durò un tempo infinitamente lungo. La loro saliva si fuse stemperando ogni tensione e facendo deporre ogni indugio.
Il cazzo turgido di Marcò si gonfiò, trattenuto dai suoi Jeans. La passerina di Nicòle provò i primi accenni di calore e la ragazza si sciolse nell’abbraccio della sua istitutrice.
Poi Flora si spostò di lato per sedersi al fianco di Marco, mentre Nicòle guardava curiosa, la donna adulta iniziò ad armeggiare, esperta, con la cintura e la lampo del giovane amico.
Le dita di Flora erano curatissime e lo smalto rosso scuro, scelto per quel giorno, spiccava sul chiarore del suo incarnato.
Scavava lenta e decisa in quel pantalone, rendendo la caccia eccitante e passionale. Alla fine vinse e dai boxer grigi di maglina fece sbucare una nerchia decisa, grossa e gonfia, accompagnata dalle due palle scure, trattenute nello scroto.
Intorno al cazzo una corona di peli faceva da corolla.
Nicòle trattenne il fiato … aveva già visto dei cazzi, nei filmini che Flora aveva proiettato a volte. Ma avere il cazzo di Marco, vivo e presente, a portata di mano le diede una sensazione nuova ed eccitante. Flora fingeva di dedicarsi al pene di Marco, come se ignorasse la sua amante, ma non era così: in realtà ogni mossa, ogni ostentazione di quel membro, che carezzava e ossessionava con le dita, era volta a favore del piacere di Nicòle.
Con quello stesso spirito, aiutò il giovane a mettersi in piedi.
Marco era troppo eccitato per provare una qualsiasi vergogna a esibirsi anche davanti a Nicòle, al contrario, la ragazzina che poche ore prima lo aveva interessato ben poco, viste le forme acerbe e la timidezza del comportamento, adesso lo eccitava:
Si sentì un maschio dominante, mentre quegli occhi di cerbiatta, grandi e profondi, non riuscivano a staccarsi dai suoi genitali.
A buttare legna sul fuoco ci pensò Flora che con voce roca e sensuale sussurrò rivolta alla ragazza: - Libera il cazzo di Marco, tesoro, tira giù i suoi pantaloni ... dai. –
Nicòle non si rifiutò.
Avvicinandosi ai genitali di Marco, non poté fare a meno di prendere confidenza con questi ultimi e con lo sguardo ipnotizzato dal grosso “fungo” del giovane fu pervasa dall’odore umido che sprigionava dalla pelle e dai peli delle sue zone erogene.
Per non perdere il controllo si dedicò, non senza impaccio, ad abbassare i jeans del giovane. Per tirarli via dovette togliergli le scarpe e poi sfilare le gambe strette del pantalone, passando con le mani sulle cosce robuste e muscolose coperte di peli.
Lui rimase con le sole calze bianche di cotone.
Intanto Flora si era sbottonata la camicetta e aveva fatto sì che i due grossi seni scavalcassero il reggipetto, offrendoli tesi con i capezzoli duri alla bocca di lui.
Marco sempre più arrapato cominciò a mungere quelle tette spropositate, succhiando tutto fino all’aureola scura e larga.
Con la mano libera Flora trascinò con volitiva decisione Nicòle sul divano, la tirava per il braccio per vincere ogni sua riluttanza. Ora si trovava con il volto a pochi millimetri dal pene, la guancia poggiava sull’inguine bollente di Marco e le narici erano impregnate di un profumo nuovo e sconosciuto: era l’odore del cazzo.
Nicòle studiò attentamente quell’immagine prima di trovare il coraggio e la forza di saggiarne la consistenza al tatto.
L’affare del giovane era molto bello a vedersi, era più o meno del diametro di un grosso cetriolo. Non era lunghissimo. Stringendolo nel palmo della mano ne restava fuori, svettante, quasi una metà.
La testa del cazzo, ora che era rigido, era completamente libera dal prepuzio. Si distaccava dal tronco attraverso due profondi solchi laterali che sembravano tagliati come branchie, forse per questo, tra i vari nomi dati al membro maschile, da qualche parte veniva chiamato anche: pesce.
Ma la sua contemplazione platonica venne spezzata dalla crudezza dei gesti che seguirono.
Marco, incapace di res****re oltre, aveva abbassato la mano virile dietro la nuca della povera Nicòle e senza cerimonie aveva attratto la ragazza verso il suo cazzo.
Incredibilmente la bocca di lei non obbedì all’intelligenza ma all’istinto sessuale e senza volerlo si schiuse per prenderlo in bocca.
Liscio come la seta, di una consistenza carnosa ed eccitante, il glande penetrò facilmente tra le labbra di Nicòle, venendo a contatto con la piccola lingua nervosa.
I movimenti e le scelte non erano suoi … si rese conto di quanto fosse naturale fare un pompino.
Marco con fermezza premette ancora le dita tra i suoi capelli e la spinse. Per la prima volta la ragazza prese un cazzo tutto in bocca. Si accorse di essere arrivata con le labbra fino ai peli di lui, mentre il naso non riusciva più a prendere aria, per la pressione del membro nella gola, la ragazza ebbe un attimo di panico e si ritrasse, per ritrovare la capacità di respirare.
Ma il piacere di quel gonfiore in bocca era troppo intenso, per rinunciare, così fu lei stessa che fece la giusta pressione per proseguire nella pompa.
Una decina di affondo per prendere confidenza e dimestichezza … rapidamente la ragazza diventò più padrona della situazione.
Schiuse gli occhi e si accorse che Flora si era abbassata, arrivando col viso alla sua altezza. La ragazza capì che era affamata di cazzo e, con maestria, raggiunse l’asta con la destra, porgendola alla sua “madrina”, che prontamente iniziò il suo bocchino.
Marcò era già in visibilio, le gambe aperte sul divano e il cazzo distribuito tra le due beltà.
Non aveva mai fatto sesso con due donne e cominciò a capire quanto sublime fosse stata l’offerta di Flora.
Essere conteso tra due stupende creature, oltre alla sensualità del rapporto, sprigionava tutta una serie di sensazioni uniche, delicate e rare.
Intanto, Flora restituì il cazzo alla bocca di Nicòle e, abbassandosi di qualche centimetro, prese in bocca le palle: le strinse e le succhiò fino alle soglie del dolore, facendo sussultare il ragazzo, incastrato sul divano in balia di quelle due bocche assetate e vogliose.
Le donne si ritrovarono poi col cazzo tra le labbra di entrambe. Quale occasione migliore per carezzare con la lingua il glande e allo stesso tempo baciarsi con passione.
Goccioline di smegma fuoriuscivano dal prepuzio di Marco, eccitato oltre misura, e le femmine prontamente se ne impadronivano passandoselo tra le lingue infuocate.
Ormai era una gara a chi delle due prendesse il cazzo del giovane più profondamente in bocca, a chi lo facesse sussultare di più con succhiate e leccate.
I suoni che provenivano dalle due bocche erano umidi, i sospiri affannosi per lo sforzo di ingurgitare il pene fino all’estremità.
Le mani delle donne viaggiavano sul corpo seminudo di Marco, cercandogli ogni parte per prodigarsi in carezze eccitate. Gli toccavano i capezzoli, il collo e le orecchie … Flora, più navigata, gli cercò l’ano e con il dito puntuto lo penetrò, facendogli male.
Ma l’effetto voluto fu lo stesso. Marco si inarcò verso l’alto e chiavò il membro ancora più profondamente in bocca a Nicòle, che indietreggiò senza mollarlo.
Guardare la scena era da svenire per il ragazzo. Le due bocche erano diverse, le vedeva e le sentiva. Le labbra di Flora erano grosse e carnose, quelle della ragazza sottili e delicate, anche il pompaggio era diverso nell’essenza … così come era diverso il ben di dio che si offriva alle mani di Marco, mentre languido carezzava quei due corpi stupendi.
Le ragazze non erano spogliate, ma discinte, e lui trovava facile, rinvenire le tette così diverse tra loro, le natiche, i fianchi, fino a spingersi nell’intimità delle loro mutandine, per saggiare la sensazione muschiata del loro pelo umidiccio.
- Vieni, amore mio – disse Flora prendendo Nicòle per mano – fai sentire a marco come sei buona! – la giovinetta salì in piedi sul divano, guidata dall’adulta: mettendosi di culo a Marco, si abbassò in avanti tenendosi con le mani sulle ginocchia di lui.
Flora e Marco le tolsero le mutandine, lasciandole le calze chiare.
Marco si spostò in avanti col viso e si avventò sulla figa verginale della ragazza, mai aveva toccato figa dalle grandi labbra più sottili ed elastiche, per aprirle non gli bastò la forza della lingua, ma si dovette aiutare con le dita, per affondare le labbra in quel frutto proibito dal sapore fragrante e intenso.
Nicòle si sentiva esposta e profanata nella stanza illuminata dalla luce potente del meriggio, sapeva di essere completamente in vista … scoperta.
Flora intanto cercava di farla rilassare tra le sue braccia e la stringeva al petto e la baciava in bocca con passione, mentre Marco cercava di farle raggiungere il primo orgasmo leccandole il clitoride appuntito.
Poi la donna fece un movimento che la ragazza non si aspettava, ma probabilmente in quei momenti era troppo avida per pensare a lei.
Flora, già priva delle mutande, indossando solo delle calze nere autoreggenti che le superavano di poco le ginocchia, si tirò su la gonna, come se dovesse far pipì. Invece anche lei voltata si insinuò, arcuandosi agilmente sotto Nicòle, che fu costretta a mollare l’appiglio sulle ginocchia di Marco.
Con mossa decisa e rapida, quasi alla cieca, Flora cercò e agguantò il cazzo di Marco, che oscillava libero a mezz’aria e si introdusse da sola il glande in vagina … un attimo dopo, strusciandosi con le grandi labbra sull’inguine del giovane, aveva fatto sparire il cazzo completamente nella figa.
Marco era alla mercé delle due donne.
Nicòle non voleva sottrarsi a quel rito orgiastico, egoisticamente non voleva cedere l’uomo alla sua maestra.
Anzi incurante degli sforzi che lei faceva per chiavarsi il ragazzo che aveva appena montato, si appoggiò sulle spalle di lei per non perdere l’equilibrio.
Intanto la sua figa era talmente bagnata che la pressione sul volto del ragazzo gli provocava quasi un annegamento nel succo chiaro della sua fighetta bionda.
Senza essere d’accordo, per simpatia alchemica, le due donne vennero contemporaneamente: mentre l’orgasmo arrivava si ricordarono dell’amore che le legava, allora Nicòle si affacciò su Flora, che volse il viso a lei. Si scambiarono le lingue salmastre, mentre sborravano spumosamente i loro succhi su Marco.
Poco dopo ritornarono sfinite accanto a lui sul divano.
Il tempo di riprendersi e rifiatare … poi Marco fu addosso a Nicòle per succhiarle i seni, ormai scoperti. I piccoli capezzoli rosei lo eccitavano col loro senso di acerbo e proibito.
La ragazza lo lasciò fare, mentre Flora, approfittando del fatto che il ragazzo era ancora seduto col pene eretto, iniziò a masturbarlo con la sinistra.
Appena anche lui apparve sazio, si adagiò con le spalle sul divano, rilassandosi totalmente. La donna adulta voleva insegnare ancora qualcosa alla sua ancella e la chiamò a sé: - Vieni amore ... vieni a vedere come si maneggia un cazzo. – Nicòle non se lo fece ripetere due volte e curiosa si avvicinò alla zona pelvica di Marco. Il relativo relax del momento le diede l’opportunità di studiare a fondo il grosso pene ...
- Guarda bene – disse Flora – questo movimento è per farlo venire – e intanto con la mano andava su e giù circondando l’asta con le dita.
- Ti devi servire della pelle del prepuzio. per far scorrere la mano senza creare attrito. – spiegò sibilando – più stringi e acceleri, più presto lo vedrai schizzare. -
Infatti lei si fermò.
- Per dargli piacere e farlo sognare devi invece carezzarlo delicatamente con il pollice sotto la testa … guarda, così! – La ragazza osservò attenta, mentre il dito di Flora si muoveva nell’incavo sotto il pene. L’altra mano di Flora invece si chiuse a coppa sui coglioni in bella mostra – Ecco con questa carezza gli scaldi le palle … anche questo precede una sborrata abbondante e solenne. – La voce roca e libidinosa della donna si scontrava con la finta professionalità con cui descriveva le sue azioni.
Nicòle guardava estatica e senza volerlo iniziò a masturbarsi.
La scena continuò finché Flora, impazzita dalla goduria che l’attendeva, disse alla giovane: - Ecco avvicinati adesso … preparati al tuo primo bocchino vero. – la fissò complice – non ritrarti, bevi tutto, capito? E’ il tuo battesimo del sesso … va bene? –
Nicòle fece cenno di sì, mentre prendeva il glande tra le labbra schiuse.
- Masturbalo tu stessa, così imparerai a dosare la pressione della mano … -
La giovinetta non se lo fece ripetere. Prese il cazzo tra le dita, circondandolo col pollice opposto alle altre dita, strinse forte e viaggiò veloce.
Il cambio di mano fece perdere la testa a Marco: aveva fatto di tutto per durare il più a lungo possibile … ogni espediente era stato ormai adoperato. Era in gioco quasi da un’ora, ma adesso la mano piccola e inesperta di Nicòle con i suoi movimenti stizzosi e irregolari lo trascinarono all’acme come un fiume in piena che non potendone più straripa ed inonda tutto quello che incontra.
L’obbedienza della ragazza era incredibile. Eseguiva militarmente gli ordini della sua padrona.
Per quanto Marco si inarcava e serpeggiava nel corpo eccitato, Nicòle non gli mollava il piffero e mentre lo segava seguiva con la bocca socchiusa ogni performance del glande rosso e grosso che teneva tra le labbra.
Con un salto e un grido inarrestabile, Marco iniziò a sborrare, affondando le dita nel divano.
Flora intanto, mentre a sua volta si teneva due dita nella fica fradicia di liquidi, con la destra fu lesta a bloccare la nuca della giovane, spingendola verso il cazzo del giovane.
La sborra era troppa perché Nicòle riuscisse a gestirla, essendo ancora troppo impreparata e ingenua per gestire un flusso tanto copioso. Fu inondata.
Un senso di soffocamento la fece tossire forte.
Lo sperma leggermente salato e aromatico trovò lo spazio per uscire dalle narici della ragazza e dai lati delle labbra, circondandola di spruzzi biancastri.
Nicòle non capì nemmeno se le piaceva o no … solo dopo quella spruzzata traumatica si rese conto di quanto era desiderabile bere ancora quel nettare d’amore.
Una volta calmati, si rilassarono e si distrassero, aspettando la sera.


Flora sfornò degli stuzzichini di pasta sfoglia e un’insalatona con gamberetti, che non era niente male.
Senza essersi detto nulla i due ragazzi avevano continuato ad indossare solo la parte superiore dei loro vestiti: camicia a quadroni, sportiva per Marco, maglietta aperta davanti e senza reggiseno per Nicòle. La ragazza inoltre si era lasciato addosso le sue calze nonostante fossero sfilate.
Aveva cambiate le mutandine, indossandone un paio nere, a perizoma, che le aveva regalato Flora.
La donna invece indossava uno dei suoi camici pieni di colore, completamente sbottonato sul davanti, cosicché si vedeva perfettamente che indossava l’intimo nero, ma senza mutandine. Infatti spiccava il triangolo scuro della sua figa carnosa.

Il cazzo di Marco, come una cartina di tornasole, scandiva i momenti di maggior eccitazione del trio; l’asta indicava perfettamente la tensione erotica del momento rizzandosi di più o di meno, spesso mettendosi in bella mostra sotto la camicia.

Con una disinvoltura che suonava grottesca, verso le dieci di sera si ritirarono tutti nella camera da letto di Flora.
La donna adulta fece accomodare nel bagno prima l’una poi l’altro dei ragazzi, ad entrambi fece personalmente il bidet con l’acqua tiepida, indugiando sui genitali … forse pregustando la notte d’amore che li attendeva.
Una volta a letto riposarono. Flora si sistemò in mezzo ai due, ma sotto le lenzuola, pur sonnecchiando, si toccarono.
Molte volte si baciarono in bocca, ogni tanto qualcuno scompariva alla vista dedicandosi a un assaggio dei genitali altrui.
Dormirono nudi abbracciati, gustandosi il rapporto carnale e profondo.
L’atmosfera si riempiva di ora in ora di tensione sempre crescente.
Tra veglia e sonno, Nicòle, non riusciva a non togliersi dalla testa l'idea del cazzone di Marco. Così mentre Flora se lo scopava … non vedeva l’ora di donare la sua verginità a quel giovane estraneo, ma eccitante.

Verso le cinque, Marco si svegliò completamente per andare a pisciare.
Il suo pene era perennemente duro, ormai, come se quello fosse il suo stato naturale.
Voleva la ragazza … ora!
Aveva perduto il distacco iniziale. Ora era deciso e aveva voglia di deflorare la giovane, come un toro da monta.
Quando tornò presso il lettone, Flora dormiva ancora.
Lui si accostò a Nicòle. Poi la scosse lievemente sulla spalla: - Vieni – le disse senza vergogna – ti voglio! -
Come una schiava consenziente che accetta il suo destino, la ragazza scese dal letto e si lasciò portare per mano dal giovane col cazzo eretto.
La portò nella camera di fianco, lo studiolo di Flora.
Marco accese una abat-jour coperta di damasco dorato.
La condusse al centro della stanzetta, facendole cenno di inginocchiarsi. Di certo desiderava ancora che lo prendesse in bocca. Il ricordo del sapore dello sperma agì come una droga, dandole immediato calore ai genitali.
Marco si affrettò a far precipitare il suo membro tra le labbra di lei ... segno che ci stava pensando già da un po’.
Nicòle non lo rifiutò, anzi fu felice di trovarlo abbastanza eccitato per poter poi provare la sensazione di portarlo all’estremo della durezza con il suo lavorio orale.
Quando il giovane cominciò ad accusare il piacere nell’essere stantuffato, uscì dalla sua bocca e si fermò.
Con le mani la prese per le spalle e cominciò a baciarla con passione:
- Ti voglio … ora! – le sussurrò semplicemente.
Ma la giovane si irrigidì: - No – disse – voglio anche Flora con me … -
- Va bene – accettò. Marco si allontanò e sicuro di quello che sarebbe accaduto chiamò: - Flora? Puoi venire? – la risposta fu immediata, dato che la donna non dormiva anzi stava attendendo fremente.
Flora arrivò furtiva ed eccitante come una grossa pantera nera nelle sue calze provocanti.
- Voglio chiavarla! – disse Marco, con una veemenza che la donna non gli conosceva.
- E tu … mio piccolo fiore … te la senti? – disse la donna mettendosi di fronte a Nicòle e fissandola negli occhi.
- Io … io credo di si … se tu mi stai vicino. – Nicòle era pronta ed eccitata, ma un po’ secca in vagina per la paura e la tensione che si era prodotta nella stanza.
Non era un atto spontaneo ... non era l’evoluzione di un amore … quindi nessun coinvolgimento sentimentale e nessuna spontanea donazione di sé, ma solo una calda, potente eccitazione.
Trovò in sé la nota giusta per far vibrare il suo diapason all’unisono con l’arrapamento mentale degli altri due.
Avrebbero proceduto alla deflorazione di Nicòle meccanicamente, come un atto dovuto e necessario, eppure questa fredda determinazione a spaccare l’imene col cazzo di Marco era talmente inebriante da far girare la testa a tutti e tre.
- Andiamo in camera – propose Flora - staremo meglio. -
Accese la luce e fece partire una piccola videocamera posta sul comò di fronte ai piedi del letto: - Vale la pena di immortalare il momento, vi pare? –
Totalmente fiduciosi i giovani risposero affermativamente. Lo stesso Marco aveva fatto altre volte l’amore con Flora lasciandosi filmare. Ora sapeva che rivedere quelle scene aggiungeva ulteriore piacere ai rapporti successivi e l’emozione non inibì la sua erezione … anzi contribuiva ad accrescerla.
Flora fece si che Nicòle si stendesse sul letto, comoda … ginocchia alzate e gambe divaricate:
- Vieni dentro di me, Marco. Prendimi come una cagna … - disse Flora con voce roca. Così si chinò in avanti per arrivare col volto tra le cosce della ragazza, per farle la minetta.
Subito iniziò a baciare le labbra tese della giovane figa.
Nicòle sentì la penetrazione di Flora da parte di Marco e tutte le pompate che lui le infliggeva, perché le venivano trasmesse pari pari dalla bocca e dalla lingua di lei, direttamente in mezzo alle cosce.
La donna la leccò e la eccitò per farla bagnare a sua volta, poi all’improvviso fermò con la mano il ragazzo e se lo sfilò dal corpo.
- Ecco vieni, Marco, Nicòle è pronta per te – disse seria. Spostandosi di lato, si mise col busto a fianco della pancia piatta dell’altra.
Marco era infoiato dalla chiavata precedente, bruscamente interrotta e cercava un buco da riempire al più presto.
Si puntellò con le ginocchia sul letto e protese il membro verso la piccola fessura di Nicòle.
Flora, che aveva le mani libere, si diede subito da fare … con le dita della destra divaricò le grandi labbra della fanciulla, mentre con la sinistra agguantò il cazzo duro e lo indirizzo verso la giusta inclinazione.
Il giovane tenendosi con le ginocchia e con i palmi sul letto, lasciò che la donna manipolasse il suo cazzo come un trapano in cerca del suo foro. Lui invece grazie all’appoggio comodo, poteva gestire la discesa in quel piccolo buco, ancora vergine e mai profanato.
Flora gli impose piccole oscillazioni, che permettevano alla sua capocchia rossa e spropositata di aprire e chiudere la fighetta eccitata, arrivando fino all’imene ma senza sfondarlo.
Ma quando i mugolii di Nicòle divennero sconnessi e parossistici, quando le dita si impregnarono di umore bianco e lubrificante, quando il cazzo di Marco era al culmine del suo notevole spessore, allora divenne un’ossessa …
La grossa donna sgattaiolò agile alle spalle del maschio e si abbatté su di lui … le grosse zinne si appiattirono molli sulla sua schiena, la figa gonfia da matrona gli premette le natiche, quella pressione esercitata all’improvviso, prese Marco alla sprovvista, che cedette al peso notevole di lei.
Crollò su Nicòle con violenza inaudita, invadendole il corpo sottile con il suo di maschio maturo, mentre il cazzo scendeva tra le sue cosce come una trivella.
A poco valse la resistenza passiva dell’ imene dell’imene virginale.
Si spaccò in un istante, permettendo al glande di farsi inseguire da tutto il tronco di carne, fino a sbattere con i coglioni sulla fessura divaricata in modo innaturale.
Nicòle urlò per la sorpresa ed il bruciore … non poteva credere al gesto selvaggio di Flora.
Ora annaspava in cerca di aria, ma la pressione su di lei non tendeva a diminuire.
Marco fece del suo meglio per non schiacciarle i polmoni e per permetterle di riuscire almeno a respirare … ma di toglierle il cazzo completamente inzuppato in lei non se ne parlava neppure.
Flora al massimo della goduria mise la mano sotto lo scroto del giovane, analizzando con le dita la totalità definitiva della penetrazione.
Si alzò controvoglia da quel monte di membra avvinghiate.
Era squassata, anima e corpo, come se fosse stata lei ad essere profanata … sfondata senza pietà.
- Chiavatela Marco … è tutta tua, adesso … vienile dentro senza temere. – disse con una voce strana, eccitata ma rabbiosa. Stava soffrendo come non mai per la sua natura che non le permetteva di avere Nicòle completamente sua.
Si ritrasse ai piedi del letto. Si sedette per terra e senza enfasi seguì da vicino tutte le fasi di quella copula da lei stessa organizzata.
Vedere Marco e Nicòle, uniti da quel cordone di carne, stretti in una intimità a lei proibita la fece sentire sola e inutile.
Tre anni d’amore, di abnegazione, di servitù, distrutti dalla natura delle cose … poteva leccarla fino a farsi sanguinare la lingua … ma mai avrebbe potuto farla godere tanto intensamente come solo un pene poteva fare. Aveva gli occhi umidi e, improvvisa, in lei montò la rabbia per quello sconosciuto che adesso stava montando la sua pupilla.
Se la fotteva dimenandosi in lei. Non contento la fece inarcare di più, mettendole un cuscino sotto la schiena, per continuare a chiavare in modo cadenzato e preciso.
Ogni tanto si fermava, col cazzo completamente dentro … allora era la piccola Nicòle che si agitava, scalciando lentamente e ruotando il bacino, per accogliere e saggiare l’asta infissa in lei.
I due ragazzi erano soli nel piacere, lontani da lei … entrambi.
Ecco, ora dimentica del dolore provato da poco, Nicòle si spingeva a favore di lui, emettendo quei suoni che Flora tanto bene conosceva e adorava: la giovane, incapace di controllarsi ancora, se ne veniva a lungo come era suo solito.
L’estasi di lei si trasmise a Marco, che poco dopo, folle di piacere, cominciò a spingere il suo orgasmo, tra le piccole labbra della figa di lei.
Nicòle era leggera e minuta. Marco sborrava e spingeva, al punto da farla risalire lungo il letto, verso la spalliera.
Dopo un lunga serie di spasmi incontrollati, Marco si calmò.
Flora aspettava, benigna, spiando da dietro lo strizzare delle natiche di lui.
Dopo parecchi minuti … tutto finì.
Il membro ancora barzotto, rosso e bagnato venne sfilato dalla vagina.
Flora ritrovò tutta la sua libidine in quell’attimo e volle tutto il piacere per sé.
- Alzati! – ordinò a Nicòle.
La ragazza non capì bene cosa intendesse, ma Flora fu lesta e l’aiutò con la mano a mettersi al centro del letto, in ginocchio e con le gambe divaricate … ma non una sola goccia del suo piacere andò sprecata sulle lenzuola: Flora fu subito sotto di lei.
Con la bocca e con la lingua sollecitò la piccola vagina irritata. Pian piano dalla fessura dischiusa un liquido rosato colò tra le labbra marcate di Flora …

La Fata di Ferro beveva alla fonte della sua piccola Principessa: un amore liquido, fatto di sperma, sangue e umori caldi.
Con grande maestria aveva dosato gli ingredienti nella coppa sacra della sua ancella … ora raccoglieva il frutto delle sue alchimie.
Incapace di amare col cuore, preferiva accontentarsi di sostituirlo con la voluttà estrema, per berne l’erotico liquore.
La domenica successiva fecero festa: più volte danzarono i balli dell’amore e il satiro, invitato alla tregenda, sparse ancora il suo seme virile nelle loro vagine infoiate.

Tre mesi dopo … la donna si accorse suo malgrado che le premure e i calcoli astrali estrapolati per Alba, avevano agito a discapito della dovuta attenzione per se stessa …
La Fata di Ferro era incinta … suo malgrado.
Dalla sua casa nel bosco mugghiò e sbuffò disperata e infuriata … cacciò la principessa dalla sua vita per sempre e nessuno ne sentì più parlare.



Epilogo

Senza l'amore, si sa, tutte le cose stridono e alla fine producono attrito.
L' attrito ha la pessima abitudine di attirare l'attenzione perché produce sforzo, calore e rumore.
L'unico sistema per attutire il rumore è usare il brodo di lacrime, ma produrlo non è sempre facile:
spesso sono in tanti a cercare di attutire gli effetti dell'attrito, versando tante lacrime, talvolta all'insaputa l'uno, dell'altra.

Sono passati tanti anni, il tempo ha cancellato e sbiadito tanti ricordi … anche il vecchio cartello sul sentiero che porta a una casa abbandonata; nonostante gli anni, però, ancora si può leggere l’antica scritta:
“ Qui abita la Fata di Ferro.
Lei ama tutti e nessuno.
Lei sfida la vita, ma la teme.
Quando gioisce … fa male.
Non è una vera Fata,
ma neppure sa essere una vera Strega. ”


FINE

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Posted by giessestory 2 years ago  |  Categories: Anal, Group Sex, Lesbian Sex  |  Views: 1536  |  
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Io e il mio bambino 4

Storia trovata su internet

Mi chiamo Elena, ho quasi 46 anni e un figlio di 27 che si chiama Andrea. Sono vedova da 14 anni, nel frattempo ho avuto un paio di storie con altrettanti uomini che però sono entrambe finite dopo un paio d’ anni. Ora ufficialmente sono single. Dico ufficialmente perché in realtà ho un amante, di cui però nessuno sa nulla, nemmeno mia madre e mia sorella. La relazione con quest’ uomo va avanti a gonfie vele ormai da oltre due anni; mio figlio Andrea è l’unica persona ad esserne a conoscenza. Perché lui è il mio uomo.
La storia cominciò nel 2000 e andò avanti per circa tre anni: era però solo un gioco, solo sesso e nient’ altro. Poi lui era andato a vivere con una ragazza e io avevo allacciato un rapporto con un altro uomo (il secondo dei due di cui parlavo sopra), ma poi un paio d’ anni fa sia io che Andrea ci eravamo ritrovati di nuovo soli. Lui era tornato a vivere da me e la prima sera eravamo finiti a letto. Qualche sera dopo ci siamo accorti che la cosa era molto più seria di quanto non fosse stata prima: io sentivo un’ attrazione per lui che non avevo mai provato prima per nessuno, nemmeno per suo padre, e la stessa cosa per lui. Ci eravamo innamorati l’ uno dell’ altra come un uomo e una donna qualunque nonostante fossimo madre e figlio e da allora viviamo come qualsiasi donna e uomo reciprocamente innamorati: dormiamo insieme e quasi ogni sera facciamo l’amore. Il fatto di dover vivere il nostro amore nel segreto più totale non fa che rendere il tutto ancora più bello ed eccitante. Tuttora io mi sento innamorata di lui come una ragazzina alla sua prima cotta; provo per lui inoltre l’amore di qualunque madre verso il proprio figlio, che va ad aggiungersi a quello di ogni donna verso
l’uomo di cui è innamorata.
Da tempo ormai Andrea ha preso l’abitudine di chiamarmi per nome anche quando siamo con gente che ci conosce e anche quando siamo soli. Sempre più raramente mi chiama “mamma”. Ci siamo fatti anche un paio di vacanze insieme, dove, lontano da chiunque ci conoscesse, ci comportavamo come una coppia qualsiasi, camminando mano nella mano e non disdegnando di scambiarci occasionalmente qualche bacio.
Due anni fa, per Capodanno, abbiamo deciso di regalarci una crociera.
Sull’aereo abbiamo conosciuto Silvia e Roberto, una coppia in cui, come noi, la donna era molto più anziana dell’ uomo. Silvia aveva infatti 42 anni, mentre Roberto ne aveva 17 di meno. Io e Silvia iniziammo a scambiarci un po’ di esperienze:
“È un ragazzo fantastico, mi vuole bene e ha anche fatto amicizia subito con mio figlio” mi disse. Silvia aveva infatti un figlio di 15 anni frutto di un precedente matrimonio finito male. “Da qualche mese viviamo insieme; i suoi genitori da principio erano contrarissimi al nostro rapporto, ma poi, conoscendomi, hanno capito che non sono quella strega che loro credevano. Ora non è che siano contenti, perché avrebbero certo preferito che si mettesse con una ragazza della sua età, ma almeno adesso mi rispettano. E le vostre famiglie? Da quanto siete insieme voi?”
Inventai un po’ di storielle:
“Io lo conosco dal giorno che è nato, è figlio di una mia amica. I suoi genitori sono morti tutti e due, e così mio padre. L’ unica che c’è ancora è mia madre, che ha storto un po’ il naso a pensare che mi mettessi con un uomo che potrebbe essere mio figlio, ma alla fine ha riconosciuto che a 40 e rotti anni suonati ho il diritto di gestirmi la mia vita come meglio credo.”
“Problemi?” mi chiese Silvia
“Nessuno. Ci amiamo alla follia, difficilmente litighiamo e se succede è per cose di poca importanza. È un ragazzo gentile, educato, e anche in quanto al sesso non mi posso certo lamentare”
“Anche per noi è così” mi rispose “ora, tu mi dirai che siamo pazzi, ma abbiamo deciso di avere un figlio e da un paio di mesi ho smesso di prendere la pillola. Tu la prendi?”
“Certo” risposi “l’ anno scorso ho passato una decina di giorni di terrore perché una sera l’ avevo dimenticata. Per fortuna poi non è successo niente”
Poi l’ aereo atterrò e ci ritrovammo all’ imbarco sulla nave. Ci assegnarono la nostra cabina e scoprimmo che la loro era nel nostro stesso corridoio. Quella sera eravamo talmente stanchi che non ci passò nemmeno per la testa l’ idea di fare sesso. In cabina faceva caldo e mi buttai sul letto con addosso solo le mutande, e lo stesso fece Andrea. Ci addormentammo quasi subito.
A mattina mi svegliai sentendo Andrea che mi baciava sul seno. Aprii gli occhi, guardai l’ orologio e vidi che erano quasi le nove. “Buongiorno, Elena” disse. “Buongiorno” risposi io. Notai che si era tolto le mutande rimanendo nudo come io lo avevo fatto e che il suo membro era grande e rigido come un pezzo di legno. Allungò una mano per togliermi le mie e io gli chiesi “Cosa vorresti fare?” con tono malizioso. Mi rispose “Secondo te?”
I miei slip volarono via e rimasi anch’ io nuda. Andrea mi abbracciò e mi baciò mentre con la mano sinistra mi “massaggiava” le mammelle. Poi la mano scese in basso, e sentii due dita entrarmi nella vagina e iniziare a masturbarmi. Sentii la sua lingua guizzare dentro la mia bocca, la mano fu di nuovo sul seno, poi lui fu sopra di me e prese a baciarmi sul collo, sulle spalle, su un seno, sull’ altro, per poi risalire fino a baciarmi di nuovo sulla bocca. Io ero già fradicia per l’ eccitazione. Avevo ancora la sua lingua contro la mia quando sentii il suo pisello entrarmi dentro senza alcuna difficoltà. Iniziò a muoversi, e io lo abbracciai stretto e gli avvolsi le gambe intorno alla vita. Poco dopo, come ormai succedeva sempre quando facevamo l’ amore, l’ orgasmo arrivò, lungo e violento nello stesso momento in cui sentivo anche il suo seme colare dentro di me. Meno male che hanno inventato la pillola, pensai. Ormai da tempo venivamo quasi sempre contemporaneamente. Andrea si fermò senza spostarsi da sopra di me. Io allargai di nuovo le gambe e aprii gli occhi.
“Come sono andato, amore?” mi disse sorridendo “Piaciuta la sveglia?”
“Sei stato meraviglioso come al solito, tesoro. Ti amo” risposi. Lui mi disse “Anch’io ti amo, mamma. Ti amo tanto..”. Solo a letto ogni tanto mi chiamava ancora mamma. Riprese a muoversi avanti e indietro, e solo dopo essermi venuto dentro un’ altra volta si alzò, ci rivestimmo e andammo a fare colazione. Qui ci sedemmo a tavola con Silvia e Roberto, e parlammo del più e del meno. Il discorso tornò sul fatto che loro volevano avere un figlio e si stavano dando da fare per averlo, e mi chiesero se noi non sentissimo lo stesso desiderio. Risposi io, anche qui inventando parzialmente la storia.
“No, non se ne parla nemmeno. Intanto, ad Andrea piacciono tantissimo i bambini…. degli altri. In quanto a me ho anch’ io un figlio di 21 anni a casa. Qualche tempo fa ho pensato che mi sarebbe piaciuto diventare di nuovo mamma, ma poi ci ho ripensato. Adoro i bambini, ma solo al pensiero di ricominciare di nuovo da capo a 43 anni mi sento male. No, è meglio di no.”
Quel giorno passammo qualche ora in spiaggia. Ad un certo momento, eravamo tutti e quattro sdraiati al sole quando Andrea mi diede un bacio lungo e appassionato, e poi si allontanò con Roberto. Silvia aspettò che si allontanassero per dirmi:
“Sei veramente fortunata, Elena: si vede che Andrea ti adora ed è veramente un ragazzo d'oro. Siete veramente fatti l’uno per l’altra. Davvero, si vede proprio che insieme siete felici”
Se avesse mai saputo…
“Dai Silvia, anche tu non ti puoi lamentare: anche voi sembrate innamorati cotti l’ uno dell’ altra. Dimmi, come vi siete conosciuti?”
“Io insegno matematica in un liceo, lui era un mio allievo. Mi aveva sempre incuriosito, perché era molto più maturo e meno stupido di tutti gli altri della sua classe. Aveva l’ entusiasmo di un ragazzino e la sensibilità di un uomo di 40 anni. Quando lui faceva l’ ultimo anno ho accompagnato la sua classe in gita. Allora ero ancora sposata, ma il matrimonio andava male, continuavamo a litigare e insultarci. Ero l’ unica insegnante donna in quella gita, quindi avevo una camera in albergo tutta per me. Gli ho chiesto di aiutarmi a portare le valigie in camera, e lui mi ha detto subito di si. Arrivati in camera mi ha depositato le valigie e poi gli ho detto che se voleva gli avrei offerto qualcosa da bere. Ci siamo fermati per qualche secondo a guardarci negli occhi, poi lui si è avvicinato e mi ha baciata. Io ho fatto un piccolo accenno di resistenza, ma poi gli ho buttato le braccia al collo e mi sono attaccata a lui. Dopo cinque minuti eravamo tutti e due nudi tra le lenzuola, e ho passato le tre ore più belle degli ultimi dieci anni. Poi lui ha dovuto tornare in camera, altrimenti gli altri si sarebbero insospettiti. Il giorno dopo mi sono data della cretina. Ora si vanterà con tutta la scuola di essersi scopato la prof di matematica, ho pensato.”
“Invece no” continuò Silvia “Nei giorni successivi ho notato che in classe non era cambiato nulla. L’ ho preso da parte qualche giorno dopo, per parlargliene. Abbiamo deciso di incontrarci a casa mia un pomeriggio in cui mio marito era via per lavoro e mio figlio sarebbe rimasto tutto il pomeriggio in piscina. Ero partita con l’ idea era di parlare e basta, poi è finita che abbiamo passato il pomeriggio a letto. Da quel giorno in poi lui è stato il mio amante. L’ anno dopo mi sono separata, e dopo circa sei mesi abbiamo ufficializzato la nostra storia e ora siamo qui” concluse.
Poi tornammo sulla nave, e dopo cena in camera.
Appena entrati in camera ci spogliammo ed entrammo nel letto.
Due ore dopo, ormai soddisfatti, eravamo abbracciati insieme. Andrea disse:
“Hai una bella fantasia, Elena: hai raccontato una sfilza di balle a Silvia che ne ho perso il conto”
“Perché dici così?” gli risposi. “Ho mentito su dei dettagli di nessuna importanza, tipo il fatto che saresti il figlio di una mia amica. Mica le potevo dire che mi scopo mio figlio tutte le sere!”
“Però” continuai “su una cosa non ho mentito: sai che c’è stato un momento in cui ho fatto un mezzo pensierino sul fatto di avere un figlio da te?”
“Cosa?! Ma, Elena sei impazzita per caso?”
“No Andrea, non preoccuparti. Semplicemente mi sono detta: ora ho un compagno che amo e se dovessi avere un figlio da lui? Pensa, un bambino di cui sarei stata mamma e nonna contemporaneamente. Poi però ci ho pensato sopra e ho convenuto che era una follia. Intanto ci sarebbe sempre il rischio che, essendo un bambino frutto di una relazione i****tuosa, non sia normale. E poi, ho pensato, dopo 24 anni chi ha voglia di ricominciare da capo con pannolini sporchi e notti in bianco?”
“Comunque” continuai “Stai tranquillo amore, in ogni caso non lo avrei fatto di certo senza prima parlarne con te.”
“Sono sempre più convinto di avere una madre pazza” disse Andrea.
Poi gli misi una mano sul pisello e scoprii che era di nuovo grosso e rigido come prima. Mi disse chiaramente che voleva scopare ancora, e io non mi feci certo pregare.
Il giorno dopo era lunedì 31 dicembre 2007.
Ci stavamo preparando per il cenone. Arrivai in cabina che Andrea era già pronto. Lo vidi e rimasi a bocca aperta. Era vestito in giacca e pantaloni blu e cravatta, alto, scuro di capelli e con due splendidi occhi verde smeraldo. Fra le ragazze della sua età avrebbe fatto strage se solo avesse voluto. Invece era innamorato di me, di una donna che aveva quasi vent’ anni più di lui, che aveva già un matrimonio alle spalle e che per giunta era pure sua madre.
Lui era pronto, io invece dovevo ancora cambiarmi.
Avevo comprato un vestito nuovo apposta per quel cenone di capodanno, ma lui non lo aveva ancora visto. Uscì dalla cabina e tornò dopo una decina di minuti, quando ero ormai pronta, mi stavo mettendo gli orecchini. Entrò in cabina e si fermò a guardarmi.
L’ abito era verde, lungo fino quasi ai piedi ma con uno spacco laterale che arrivava fino quasi all’ anca; era abbastanza scollato sul davanti mentre sulla schiena c’ era una scollatura a V che arrivava fino quasi alle natiche. Avevo messo anche un paio di scarpe con i tacchi alti, cosa che facevo molto di rado essendo già io abbastanza alta: con quelle scarpe infatti ero più alta di Andrea.
“Che dici? Come sto?”
“Elena, sei… bellissima! Scommetto che stasera tutti gli uomini guarderanno solo te!”
“Sei forse geloso?” gli dissi io, sorridendo.
“Direi che ne ho motivo, no?” rispose lui mentre mi veniva vicino e mi abbracciava. Ci scambiammo un lungo bacio e poi ci avviammo al salone.
Anche Silvia non scherzava: aveva una maglietta attillata ed una minigonna che lasciavano ben poco alla fantasia.
Dopo aver finito di mangiare passammo la serata in parte seduti a parlare ed in parte a ballare. Poi arrivò finalmente la mezzanotte.
Si stappò lo spumante e ci si scambiarono i consueti bacini di rito e gli auguri di buon anno. Poi Andrea venne da me e fu un bacio lungo e appassionato. Con la coda dell’ occhio vidi Silvia e Roberto fare altrettanto. Andrea staccò per un istante le labbra dalle mie per sussurrarmi in un orecchio:
“Elena, stasera voglio mettertelo nel culo”
Poi sentii di nuovo le sue labbra sulle mie e la sua lingua che toccava la mia.
Immaginavo che quella sera me lo avrebbe chiesto. Il sesso anale era una cosa che si faceva di media un paio di volte al mese, ed era da parecchio che non lo facevamo. A me non dispiace, pur non andandone pazza. Non sono certo una di quelle donne, sempre che esistano davvero, che quasi lo preferiscono alla scopata tradizionale.
Verso le due andammo a salutare i nostri amici.
“Buonanotte ragazzi, noi ce ne andiamo a nanna” disse Andrea.
“A nanna? Chi volete prendere in giro? Mi sa che per voi il divertimento incomincia adesso!” fu la risposta di Silvia. “Se andate davvero a dormire, allora siete messi male. Noi adesso andiamo in camera a festeggiare il nuovo anno a modo nostro, e intendiamo continuare fino all’ alba” Si allontanarono ridendo e io rimasi a guardarli tra lo stupito e il divertito.
Appena tornati in cabina ci spogliammo, io mi buttai sul letto e Andrea iniziò a lubrificarmi l’ ano con del burro. Sentivo il suo dito che mi esplorava i visceri ed intanto mi spalmava con il burro. Poi sentii qualcosa di decisamente più grosso di un dito appoggiarmisi sull’ ano. Andrea spinse con decisione ed in pochi secondi fu dentro per quasi tutta la sua lunghezza. Nonostante non fosse certo la prima volta che lo prendevo nel culo mi sentii come divelta. Lui iniziò a pompare, dopo un po’ lo sentii rallentare fino a fermarsi mentre una specie di clistere di sperma mi inondava l’ intestino.
Andò in bagno a darsi una ripulita e poi tornò a letto, dove continuammo a coccolarci e a fare l’ amore fino a che non spuntò il sole. Io mi addormentai fra le sue braccia, e ci svegliammo che era passato mezzogiorno.
“Buon anno, Elena”
“Buon anno, amore”
Io ero ancora a letto, mentre Andrea si stava rivestendo quando sentimmo bussare alla porta. Erano Silvia e Roberto, con i quali eravamo rimasti d’ accordo che sarebbero passati a chiamarci. Andrea stava dicendo loro che li avremmo raggiunti, ma io gli dissi di farli entrare.
“Ma come, sei ancora..”
“No, non preoccuparti, falli entrare”
Aprì la porta e loro entrarono. Io mi limitai a coprirmi il seno con le lenzuola.
“Io sono quasi pronto, questa pelandrona invece non è ancora uscita dal letto” disse lui.
Silvia disse: “Ragazzi vi chiedo scusa per ieri sera ma ero un po’ brilla, sapete…”
“Scusa di che?” disse Andrea “Non preoccupatevi, fosse tutto lì…”
“Comunque” continuò Silvia “avevamo un buon motivo per festeggiare: sabato dovevano venirmi le mestruazioni e invece non sono arrivate; dieci minuti fa ho fatto il test: è positivo. Ragazzi, sono incinta!”
Uscii dal letto avvolgendomi nel lenzuolo ed andai a baciare prima Silvia e poi Roberto.
“Sono veramente felice per voi, so che ci tenevate tanto”
Vedendo la loro felicità, Silvia e Roberto non poterono non farmi tenerezza. Desideravano tanto un figlio e ora era in arrivo. Tornò anche a me la voglia. In fondo che ci vuole pensai, basta non prendere più la pillola… Repressi quel pensiero. L’ idea di avere un figlio da mio figlio da una parte mi solleticava, dall’ altra mi inorridiva. Non ci pensai più e non ne parlai più con Andrea.
Un paio di giorni dopo la crociera finì e con Silvia e Roberto ci scambiammo indirizzi e numeri di telefono. Ci ripromettemmo di sentirci e magari di vederci prima che nascesse il loro erede.
Qualche mese dopo io mi ammalai di influenza e ci volle una decina di giorni per farmela passare. Passata l’influenza arrivarono le mestruazioni. Proprio in quei giorni Andrea dovette andare per una decina di giorni in Sudamerica per lavoro: il suo lavoro lo portava spesso in giro per l’Italia e qualche volta per l’Europa, ma era la prima volta che andava così lontano. In totale restammo per oltre tre settimane di fila senza fare l’amore. Mai successo.
Quando Andrea ritornò andai io a prenderlo in aeroporto. Per l’occasione mi vestii in maniera decisamente provocante: maglia attillata e parecchio scollata, push up, minigonna ascellare e tacchi alti. L’aereo di Andrea arrivò con circa un’ ra di ritardo, e girando per
l’aeroporto mi accorsi che vestita in un certo modo a quasi 44 anni attiravo ancora gli sguardi di ammirazione (chiamiamoli così) di tutti i maschi nel raggio di 50 metri. E questo nonostante i segni dell’ età cominciassero a farsi sentire: qualche piccola ruga sul viso, qualche chilo di troppo, il seno che cominciava a farsi un po’ cadente, eccetera.
Finalmente l’ aereo atterrò e una moltitudine di persone arrivò con i bagagli in mano. Ad un certo punto mi sentii chiamare:
”Elena!” Mi aveva visto prima che io vedessi lui. Arrivò da me, lasciò andare la valigia, ci abbracciammo e ci scambiammo un lungo bacio. Scene così in un aeroporto sono abbastanza normali e così nessuno ci fece particolarmente caso. Andrea disse:
“Elena, è meglio che ci muoviamo. Dobbiamo fare 400 chilometri per andare a casa e sono già le sei di sera”
“Tranquillo tesoro, non ho nessuna intenzione di farmi una sfacchinata del genere dopo che già ne ho fatti 400 per arrivare qui. Ho preso una stanza in un motel qui vicino: passiamo la notte qui e torniamo a casa domani”.
Mi avvicinai a lui con un sorrisetto malizioso e gli appoggiai le mani sul petto “Così non avrai la scusa di essere troppo stanco. Stasera abbiamo una ventina di giorni di arretrati da recuperare”
Andammo a mangiare una pizza e poi andammo al motel. Era il classico motel da coppiette più o meno clandestine. Le pareti erano sottili e si sentivano i gemiti di piacere degli occupanti delle stanze vicine. Ora loro sentiranno me, pensai. Ci svestimmo e ci infilammo tra le lenzuola. Andrea prese a baciarmi su ogni centimetro quadrato del mio corpo, soffermandosi alla fine sulla passera. Io lo feci coricare sul dorso e mi piazzai sopra di lui. Gli presi il pisello in bocca e iniziai. Sentivo la lingua di mio figlio insinuarsi dentro la mia vagina e stimolarmi il clitoride. Non passò molto prima che un’ ondata di piacere irrefrenabile mi invadesse il ventre. Ma anche lui veniva da molti giorni di astinenza e nello stesso momento sentii il gusto caldo e salato dello sperma che mi riempiva la bocca. Ne uscì moltissimo, al punto che dovetti inghiottirne subito una parte. Poi mi girai verso di lui, aprii la bocca per mostrargli che era piena del suo seme e lo baciai. Ne passai una grossa parte in bocca a lui e poi ne ingoiammo metà ciascuno, come al solito. Senza staccare la bocca dalla mia Andrea mi fece coricare, si sistemò sopra di me e dentro di me entrò senza troppi complimenti. Non fu comunque un problema perché ero bagnata fradicia. Dopo pochi minuti era venuto di nuovo. Stavolta però dovette continuare dopo una breve pausa per far godere anche la sua mammina. Ci riposammo per qualche minuto e poi fu un’ altra bellissima scopata. Solo dopo un paio d’ ore potevamo dirci sazi.
A mattina di nuovo mi svegliai sentendo le labbra di Andrea che mi baciavano i capezzoli. Mi sentivo già bagnata. Le sue labbra risalirono fino alla mia bocca, e ci scambiammo un lungo interminabile bacio mentre iniziavamo a masturbarci reciprocamente. Ad un certo punto Andrea tolse le dita da dentro di me e ci infilò il suo membro, che era rigido come il marmo. Venne dentro di me dopo pochi secondi, tanto era eccitato.
“Che fai, amore, vieni prima di me?”
“Tranquilla, Elena, ora riparto”
Riprese a pompare e stavolta l’ orgasmo arrivò per me, violento e incontenibile. Si fermò per qualche secondo e poi riprese e continuò fino a che non mi fu venuto dentro di nuovo. Di nuovo pensai: meno male che prendo la pillola, altrimenti chissà quante volte mi avrebbe già messa incinta.
Restammo ancora un po’ a letto a coccolarci e a baciarci. Ad un certo punto Andrea mi disse:
“È meglio che ci alziamo altrimenti stasera siamo ancora qui”
“A me non dispiacerebbe” risposi io.
“Ti amo mamma. Ti amo tanto.”
“Anch’ io ti amo Andrea. Non so come ho fatto a res****re tutto questo tempo lontano da te”.
Ci scambiammo un ultimo bacio, poi ci alzammo, pagammo il conto del motel e ci avviammo verso casa.
Qualche mese dopo venne il mio quarantaquattresimo compleanno.
Io e Andrea decidemmo di andare a farci una mangiata di pesce in un ristorantino al mare in cui io ero già stata altre volte.
Per l’occasione misi più o meno gli stessi indumenti che avevo indossato all’ aeroporto. A tavola Andrea era seduto di fronte a me e non perdeva occasione per dare una sbirciata alla mia scollatura. Ad un certo punto lo apostrofai:
”Beh, che hai da guardare? Sembra che tu non mi abbia mai visto le tette!” facendogli capire chiaramente che lo stavo prendendo in giro. Pensai che stranamente non mi aveva ancora consegnato il suo regalo, come faceva ogni anno, specie da quando era diventato il mio amante. Ad un certo momento andai in bagno e al ritorno vidi un pacchettino sul mio piatto. Lo scartai e appena vidi cosa conteneva dissi:
“Tu sei pazzo. L’ ho sempre sospettato, ora ne ho la certezza.”
Mi aveva regalato un anello, un anello certamente molto costoso. Tolsi la fede, che ancora indossavo pur essendo vedova oramai da 12 anni, e lo provai: mi calzava perfettamente.
“Allora Elena, non mi hai ancora detto se ti piace”
“È bellissimo, Andrea. Ma tu sei matto, ora che dico a tutti quelli che mi chiederanno chi me lo ha regalato?”
“Semplice, dici che lo hai visto, ti piaceva e te lo sei comprato. Oppure ti inventi un fidanzato”
Mi alzai dalla sedia, andai a baciarlo
“Andrea sei meraviglioso” gli sussurrai in un orecchio “Sei l’uomo che qualsiasi donna desidera e sei anche il figlio che qualsiasi madre vorrebbe avere. Ti amo come non ho mai amato nessun altro uomo in vita mia”. Nemmeno tuo padre, avrei voluto dirgli, ma pensai che era meglio di no.
“Ti amo anch’io, mamma. Buon compleanno.”
Un paio d’ ore dopo ci eravamo appena infilati tra le lenzuola. Io ero coricata, con le labbra di mio figlio saldamente incollate alle mie, la sua lingua che esplorava l’ interno della mia bocca e la sua mano destra sul fianco. Io gli presi la mano e me la posai sul seno. Volevo che si eccitasse il più possibile. Lui in quel momento si accorse che portavo ancora l’ anello e mi chiese come mai.
“È la prima volta che porti un anello a letto…”
“È vero, quando faccio l’amore non voglio niente, solo il mio corpo e quello del mio uomo. Anche quando lo facevo con tuo padre toglievo persino la fede. Ora però questo anello lo voglio tenere, non so perché…”
Festeggiammo il mio compleanno, nel modo che potete facilmente immaginare.
Tre giorni dopo era il compleanno di Andrea. Non si poteva fare nulla, perché nel frattempo erano arrivate le mestruazioni. A sera, dopo cena, eravamo in sala, ci stavamo baciando quando io gli dissi:
“Non si può stasera, amore, lo sai”
“Lo so purtroppo. Non immagini la voglia che ho di spogliarti e fare l’ amore con te…”
“Io ho più voglia di te, tesoro, ma proprio non si può. Però una cosa che si può fare c’è”
Mi sedetti su una sedia, gli slacciai i pantaloni e gli calai pantaloni e mutande fino alle ginocchia. Il suo membro era grande, dritto e duro come una verga d’ acciaio. Glielo presi in bocca e iniziai a fargli un pompino. Per due volte sentivo che stava per venire e mi fermai. La terza volta continuai fino a che sentii il fiotto caldo del suo seme riempirmi la bocca. Inghiottii tutto, poi gli strizzai il pisello per farne uscire le ultime gocce, che leccai avidamente. Ripresi quasi subito e dopo una decina di minuti mi venne in bocca di nuovo. Dopo la terza bevuta di sperma gli dissi:
“Ora dovresti essere soddisfatto. Tre pompini di fila non li avevo mai fatti”
Ci baciammo, e appena staccai le labbra dalle sue gli dissi:
“Buon compleanno, Andrea”
“Sarà meglio che andiamo a nanna ora, amore” mi rispose lui.
Comunque qualche giorno dopo la settimana critica era passata. Io ripresi a prendere la pillola e quella notte stessa festeggiammo, anche se in ritardo, il compleanno di Andrea ci facemmo sei belle scopate. Un paio prima di dormire. Verso le quattro di notte mi accorsi che si era svegliato per andare in bagno e volli farlo di nuovo. Lui non si fece certo pregare. Altre tre alla mattina prima di uscire dal letto.
Poi arrivò l’ estate. Nel frattempo ci eravamo sentiti per telefono con Silvia e Roberto. Decidemmo di passare le vacanze in un posto dalle loro parti. Noi ci trovammo un alberghetto proprio in riva al mare, mentre loro vivevano in un paese nell’ interno, ad una quindicina di chilometri di distanza.
Arrivammo in albergo, scaricammo i bagagli ed era già ora di cena. Dopo cena mi feci una doccia, mentre Andrea faceva due passi nei paraggi. Arrivò in camera pochi secondi prima che io uscissi dalla doccia avvolta in un accappatoio.
Disse: ”Sarà meglio che vada io ora a darmi una ripulita. Sono tutto sudato.” Iniziò a svestirsi, rimase in mutande, ne prese un paio pulite e fece per dirigersi verso la doccia.
“Abbi pazienza qualche minuto e esco, poi sono tutto tuo” mi disse con un sorrisetto malizioso. Io in tutta risposta gettai l’ accappatoio in un angolo, rimanendo completamente nuda, e mi coricai sul letto.
“Ti aspetto, Andrea. Ti aspetto così” gli dissi, e spalancai le gambe mostrandogli tutto quello che gli potevo mostrare.
Uscì dalla doccia, si asciugò e non stette nemmeno a rivestirsi. Si coricò su di me, entrò in me e non uscì finché non si fu scaricato.
Il giorno dopo ci incontrammo con Silvia e Roberto. Silvia aveva una pancia abbastanza vistosa, come ci si può aspettare da una donna incinta di sei mesi.
Ci trovammo in spiaggia. La conversazione finì inevitabilmente sul solito argomento.
”Cosa credete, che perché sono incinta non facciamo più sesso? Vi sbagliate di grosso!”
“Beh, in questo” risposi io “non c’ è niente di strano: anch’io ho continuato a farlo tranquillamente fino a un mese e mezzo prima di partorire. Chiaro che certe posizioni” continuai ridendo ”te le devi scordare!”
Affittammo un pattino a pedali e uscimmo in mare. Da lontano vedemmo una piccolissima insenatura con una spiaggetta. “Guardate la” disse Roberto “Noi conosciamo un sentiero che ci arriva. C’ è da fare una mezz’ ora a piedi, ma ne vale la pena” Andrea propose di andarci uno dei giorni successivi, e sia io che Silvia approvammo.
Quella sera eravamo in un bar, e Silvia mi disse:
“Non hai idea di quante scopate mi sono fatta su quella piccola spiaggia che abbiamo visto oggi, prima con mio marito e poi con Roberto. Sono convinta che mi figlio sia stato concepito lì.”
Lanciò la proposta Roberto: “Perché non ci andiamo adesso?” erano le 10 di sera.
“Veramente non abbiamo con noi i costumi, e se rientriamo in albergo a prenderli ho paura che venga troppo tardi”
“E chi se ne frega dei costumi” disse silvia “Facciamo senza! Io in macchina ho un paio di salviette e direi che bastano” Qualche salvietta l’ avevo anch’ io, e dopo un rapido consulto con Andrea decidemmo che si poteva fare.
Arrivammo su quella piccola spiaggia verso le 11. C’ era la luna piena. Ci spogliammo fino a rimanere tutti e quattro nudi. Entrammo in acqua, nuotammo fino ad una piattaforma galleggiante, ci fermammo a riposarci un po’ e poi tornammo a riva. Io mi sedetti sulla sabbia appoggiandomi ad una roccia e subito Andrea fu vicino a me. Poco distante Silvia fece più o meno lo stesso, con la differenza che era un po’ impacciata dal pancione. Andrea mi baciò, e con la coda dell’ occhio vidi Roberto che faceva altrettanto con Silvia. Sentii la mano di mio figlio che mi si posava sul seno. Gliela staccai e gli dissi a bassa voce: “Dai, amore, non siamo mica soli!”
Silvia evidentemente mi aveva sentita, perché disse: ”Ragazzi, fate pure come se non ci fossimo”.
Io risposi: ”Perché, se non ci fossimo noi voi cosa fareste?”
“Voi fate come volete” rispose Silvia.
“Noi facciamo esattamente quello che faremmo se fossimo soli”.
Poco dopo vidi che non scherzavano. Avevano iniziato a fare l’amore. Restammo per qualche secondo a guardarli sbigottiti, poi ci scoprimmo entrambi eccitati da quella strana situazione. Avevano quasi finito quando io mi coricai sulla sabbia, spalancai le gambe. Sentii il membro di Andrea entrare in me e poi muoversi ritmicamente avanti e indietro. Mi faceva un effetto strano consumare un rapporto sessuale mentre altre due persone mi stavano guardando. L’ orgasmo arrivò presto, sia per me che per Andrea. Appena finito vidi loro che lo stavano facendo di nuovo, e mi godetti lo spettacolo come avevano fatto loro prima. Appena ebbero concluso anche loro, Andrea lo volle fare di nuovo, stavolta in piedi: io appoggiai le mani ad una roccia, lui mi sollevò una gamba e mi penetrò. Fortunatamente eravamo lontani dalla strada, così nessuno potè udire i miei gemiti di piacere a parte Silvia e Roberto.
Poi ci rivestimmo e tornammo in albergo. Nessuno disse una parola durante il viaggio.
Lasciammo Silvia e Roberto dove avevano posteggiato la loro auto e ce ne tornammo in albergo.
Più tardi, a letto, Andrea disse:
”Elena ti rendi conto di cosa abbiamo fatto?”
“Si” risposi io “Ci siamo fatti una bella scopata davanti a due spettatori che si godevano lo spettacolo”
“Due belle scopate” precisò lui
“Beh, del resto anche loro hanno fatto la stessa cosa”
“Certo” rispose lui “Ma loro non sono madre e figlio! Quello che hanno fatto loro non è i****to”
Speriamo che non parlino mai con qualcuno che ci conosce, pensai io.
Il bimbo di Silvia nacque circa tre mesi dopo, un bel maschietto di quasi quattro chili.
Ce ne tornammo a casa.
Capitava ogni tanto che Andrea si dovesse allontanare per qualche giorno per lavoro: verso la fine di quell’ anno invece toccò a me: la banca di cui sono dipendente mi spedì per una decina di giorni a tappare un buco in una filiale a 400 chilometri da casa mia. Durante quel periodo mi vennero le mestruazioni: a detta del mio ginecologo la menopausa è ancora di là da venire. Tornai a casa nel pomeriggio della vigilia di Natale. Arrivai in casa e, come mi aspettavo, Andrea non c’ era; arrivò dopo un’ ora circa, quando io mi ero appena rivestita dopo essermi fatta una doccia. Ero stanca per il viaggio e non avevo voglia di cucinare, perciò andammo a mangiare fuori. Tornammo a casa verso le nove di sera; io feci appena in tempo a togliere il cappotto che Andrea mi afferrò e mi baciò appassionatamente.
“Cosa facciamo adesso?” mi domandò. La mia risposta fu: “Non vedo il mio ragazzo da due settimane. Secondo te dopo due settimane di astinenza cosa voglio fare?”
Pochi secondi dopo i nostri indumenti erano sparpagliati per tutta la stanza; io ero coricata sotto le lenzuola, nuda e spalancata; mio figlio era sopra di me, altrettanto nudo, le sue braccia forti che mi stringevano, le sue labbra incollate alle mie, la sua lingua attorcigliata con la mia e il suo membro, grande e duro, che si muoveva freneticamente avanti e indietro dentro di me. Non perdemmo tempo in preliminari, contrariamente al solito. Io ero già fradicia di eccitazione prima ancora di iniziare a spogliarmi, mentre Andrea non era da meno, visto che venne dentro di me quasi subito. Si fermò e ripartì; poco dopo fui io a venire e lo feci fermare per qualche secondo; poi sentii di nuovo il suo seme invadermi il ventre, si fermò ancora e ancora riprese a pompare, fino a che il mio secondo orgasmo di quella sera coincise con il terzo di Andrea. Non eravamo però ancora soddisfatti. Fui io stavolta, dopo una breve pausa, a farlo coricare e sedermi a cavalcioni su di lui con il suo pisello dentro di me e iniziare a muovermi fino a che non lo sentii di nuovo scaricarsi.
Dopo, ormai sazi, eravamo coricati, io tra le sua braccia, quando io dissi:
“Sai, Andrea, dovrei sprofondare dalla vergogna per quello faccio con te, invece, quando siamo a letto io e te, sono solo felice”
“Che hai, ancora sensi di colpa?” rispose lui.
“No, sensi di colpa no, ormai sono più di due anni che siamo amanti e mi sono convinta da tanto tempo che non facciamo niente di male. Non diamo fastidio a nessuno, non facciamo del male a nessuno e non rubiamo niente a nessuno. Facciamo solo qualcosa che secondo qualcuno è immorale e contro natura.”
“Mi ricordo che i primi tempi eri impaurita, volevi quasi troncare..”
“Si, avevo paura che la cosa ci sfuggisse di mano. In effetti ci è sfuggita di mano, nel senso che prima era solo un gioco, poi ci siamo accorti di esserci innamorati l’ uno dell’ altra, e avevo paura di non poter più controllare questa storia… Ma ora sono felice, ho un uomo che amo e che mi ama, cosa potrei chiedere di più? Bé, io sono stanchissima, ora direi che è ora di dormire. Buona notte, Andrea”
“Buona notte, amore” rispose lui. Mi diede un bacio poi si girò dall’ altra parte e si addormentò.
Dormimmo nudi tutta la notte. Mi svegliai verso le nove di mattina, sentendo le labbra di Andrea che mi baciavano sul seno. Nessuno di noi due disse una parola, Andrea iniziò a baciarmi sulla bocca e a piazzarmi le mani sui seni, poi mi penetrò e lo facemmo di nuovo. Solo dopo che mi fu venuto dentro un’ altra volta mi disse:
“Buon Natale mamma”. Ormai mi chiamava sempre per nome, solo a letto mi chiamava ancora mamma, e non sempre.
“Buon Natale tesoro” gli risposi io. Lo facemmo un’altra volta e poi uscimmo dal letto e ci rivestimmo per uscire. Eravamo invitati a pranzo da mia sorella. Tornammo a casa verso le due. Mentre mi svestivo per mettermi qualcosa di più comodo Andrea mi arrivò alle spalle e fece per slacciarmi il reggiseno.
“Che vuoi fare, non ti è bastato ieri sera e stamattina?”
“Secondo te?” disse mentre me lo toglieva e mi metteva le mani sui seni, ed iniziava a baciarmi sul collo.
“Ricordati che vengo anch’ io da due settimane di astinenza” disse. E poi aggiunse:
“Perché a te è bastato?”
“No!” gli risposi io girandomi e baciandolo.
Poco dopo eravamo nuovamente sotto le lenzuola nudi ed avvinghiati l’ uno all’ altra. Restammo a letto tutto il pomeriggio a coccolarci, a baciarci e a scopare come due ricci.
Quella sera, dopo cena aprii il cassetto dei medicinali per prendermi la mia solita pillola, quando notai con orrore che….
“Andrea!” Sentendo il mio tono allarmato lui arrivò di corsa.
“Che succede, Elena?”
“Guarda qui!” Gli mostrai il blister intatto.
“Ieri sera avrei dovuto prendere la prima dopo le mestruazioni e me ne sono completamente dimenticata! Andrea, mi spiace ma fino a che non avrò parlato col ginecologo basta sesso!”
“Tranquilla,Elena, vedrai che non succede niente. E poi non è la prima volta o mi sbaglio?”
In effetti mi era già successo qualche anno prima di dimenticarmi la pillola, ma..
“Si ma l’ altra volta era successo a metà tra un ciclo e l’ altro. Stavolta è la prima. Oddio, Andrea, speriamo che vada tutto bene.”
Infatti fu quello che mi disse anche il ginecologo:
“Signora, se lei si dimentica una volta di prendere la pillola a metà tra una mestruazione e l’altra, poco male: è difficile che capiti qualcosa; è molto pericoloso invece i primi due giorni: prima di accorgersene lei ha avuto rapporti senza protezione?”
“Eccome” risposi io, non senza una buona dose di imbarazzo; “Sa, dottore, io ero stata via per lavoro e non ci vedevamo da due settimane… Tra l’ altro dopo ogni rapporto sono sempre rimasta coricata…”
“Che è quello che io consiglio alle donne che VOGLIONO restare incinte. Signora, ora fino al prossimo ciclo non abbia rapporti non protetti, e incroci le dita. Altro non possiamo fare. A meno che, ovviamente, non voglia avere un altro figlio…”
Ero terrorizzata. Quella sera non riuscivo a prendere sonno.
“Andrea se dovessi essere incinta che facciamo?”
Lui mi abbracciò e mi baciò sulla fronte.
“Elena ricordati una cosa: qualunque cosa succeda io sono sempre con te. Su di me puoi sempre contare.” Io lo abbracciai
“Sei meraviglioso, Andrea. Ti amo”
“Anch’ io ti amo Elena”
La sera successiva eravamo sul divano. Andrea mi baciò, poi mi infilò la mano sinistra sotto la maglia ed iniziò a palparmi il seno
“Andrea, calma i tuoi bollori, non possiamo scopare, lo sai”
“Scopare no, ma c’ è qualche cosa d’ altro che possiamo fare”. Vero.
Poco dopo Andrea era coricato sul letto, nudo, e io ero coricata sopra di lui nella posizione del 69. Sentivo la sua lingua che si insinuava dentro la mia vagina, e in breve mi sentii fremere di piacere. Presi in bocca il suo uccello e iniziai a fargli un pompino. Presto l’ orgasmo mi invase il ventre. Continuai fino a che non sentii un getto caldo e salato di sperma riempirmi la bocca. Mi girai e baciai mio figlio sulla bocca, passandogli una parte dello sperma, e ne inghiottimmo metà ciascuno, come facevamo sempre.
Dopo un po’ Andrea inizio a baciarmi e fece per portarsi sopra di me.
“Che vuoi fare adesso”
“Ora lo vedrai” rispose lui.
Mi sollevò le gambe, appoggiò la punta del pisello al mio ano e iniziò a spingere lentamente ma con decisione. Quando mi fu entrato nell’ intestino per quasi tutta la sua lunghezza iniziò a pompare.
Non mi ero ancora abituata a prenderlo nel culo, nonostante lo avessi già fatto innumerevoli volte e non solo con Andrea, ma anche con suo padre e con gli altri due uomini che avevo avuto dopo. Ogni volta mi sentivo come dilaniata.
Ci mise del tempo prima di venire e scaricarsi dentro i miei visceri.
Fu un mese molto lungo. Ci furono altre sere come quella, poi, inevitabilmente, arrivò il giorno in cui avrebbero dovuto arrivarmi le mestruazioni.
Avrebbero dovuto, perché arrivò il giorno, ma non le mestruazioni.
Al terzo giorno di ritardo comprai un test di gravidanza. Per farlo aspettai che ci fosse Andrea. Lo diedi a lui e gli dissi:
“Guardalo tu, io non ne ho il coraggio”
L’ espressione attonita di mio figlio mi diede prima che lui parlasse l’ ultima conferma di quello che ormai davo per certo.
“Positivo, Elena. Sei incinta.”
Scoppiai a piangere e mi rifugiai tra le sue braccia.
“Cosa abbiamo fatto Andrea? Dimmi che è solo un brutto sogno…”
Quando mi fui calmata gli chiesi:
”E adesso che facciamo?”
“Decidi tu Elena. Qualsiasi cosa decidi io sono con te”
“Grazie! Bel modo di lavarsene la mani! Ti ricordo che è anche figlio tuo quello di cui stiamo parlando!”
“Ascoltami Elena, non intendo lavarmene le mani, come dici tu, ma mi pare giusto che sia più tu che io a decidere cosa fare. In fin dei conti sei tu che devi portartelo dentro nove mesi e partorirlo, non io.”
“Hai ragione amore, scusami. Sono un po’ troppo nervosa.”
“Mi hai chiesto adesso cosa facciamo: te lo dico subito” venne verso di me e mi baciò.
“Ora ce ne andiamo in camera, ci spogliamo, ci infiliamo nel letto e facciamo l’amore. Tanto ormai…”
E così facemmo. Dopo un mese tornammo a fare
l’amore. Fu bellissimo, come sempre, ma avevo sempre in mente la solita domanda: adesso cosa faccio? Non riuscivo ancora a crederci: incinta a 44 anni, ne avrei avuti 45 compiuti al momento del parto, sempre che ci fosse stato un parto, e per giunta ingravidata da mio figlio. Adesso cosa faccio? Faccio nascere un bambino frutto di un i****to oppure abortisco? Difficile dire quale delle due prospettive mi ripugnasse di più.
Dopo qualche giorno, a tavola, ne parlai con Andrea.
“Mi sono informata, Andrea. Le storie secondo cui dalle relazioni i****tuose nascono bambini deformi o focomelici sono leggende metropolitane. Il pericolo è semmai un altro: bambini nati da genitori con il DNA molto simile, come appunto due che sono parenti stretti, hanno un sistema immunitario più debole che non altri. Il problema semmai è un altro: che diciamo agli altri? Non posso certo dire a tutti che mi sono fatta mettere incinta da mio figlio..”
“E tu” rispose lui “Inventati un fidanzato: anzi, meglio ancora: uno che quando gli hai detto che sei incinta si è incazzato, ti ha detto che se non avessi abortito ti avrebbe lasciata, avete litigato e tu gli hai detto di sparire dalla tua vita e di non farsi più vedere. Sempre che non decidi di abortire davvero, naturalmente.”
Presi la decisione in quel momento: non avrei abortito. Sarei diventata mamma e nonna contemporaneamente. Lo dissi ad Andrea, il quale mi abbracciò e mi diede un lungo ed appassionato bacio sulla bocca, con tanto di lingua contro la mia.
“Sono felice, Elena. Speravo che decidessi così, anche se non ti ho mai detto niente perché non volevo influenzarti. Ti amo.”
”Ti amo tanto anch’ io, Andrea”
Quella notte andammo a letto alle 10 e ci addormentammo alle due: cosa abbiamo fatto in quelle 4 ore ve lo lascio immaginare.
Prima di addormentarci dissi a mio figlio:
”Andrea, bisogna mettere in chiaro una cosa: nessuno dovrà mai sapere chi è il padre del bambino che nascerà. E quando dico nessuno intendo nemmeno il bambino stesso, nemmeno quando sarà grande. Pensaci bene, Andrea: avrai davanti agli occhi tuo figlio per il resto della tua vita e mai potrai dirgli che è tuo figlio. Per lui, o lei che sia, tu sarai sempre soltanto suo fratello. Te la senti, amore?”
“Si” rispose molto semplicemente Andrea.
Lo sgomento dei primi giorni sparì velocemente, per lasciare posto al normale entusiasmo tipico di ogni donna che porta in grembo il figlio dell’ uomo che ama.
Quando comunicai la notizia a mia madre mi disse di tutto.
“Razza di una cretina! Capisco che avevi voglia di un uomo, ma stare un po’ attenta a quello che fai, no? Non te lo hanno mai spiegato che hanno inventato tutta una serie di sistemi per farsi montare senza farsi mettere incinte? È la seconda volta che ci caschi, ma prima se non altro avevi la scusante di essere una ragazzina, ora hai quasi 45 anni, pensavo che un po’ di buon senso lo avessi messo!”.
Gli altri parenti, amici e conoscenti accettarono la novità, chi con indifferenza e chi con gioia. Solo una coppia di miei cugini bigotti e ipocriti mi tolsero il saluto, ma non me ne fregava assolutamente nulla. Chissà se avessero saputo chi era il vero padre del bambino…
Tre mesi dopo io e Andrea, dopo la paura iniziale eravamo felici, come una qualsiasi coppia che attende con impazienza la nascita del suo primo figlio. Ancora non sapevamo se fosse maschio o femmina. Avevamo anche ripreso a fare sesso come prima, anche se ormai dovevamo scordarci la classica posizione del “Missionario”, dato che la pancia cominciava a crescere. Spesso la sera, quando eravamo nudi dentro al letto abbracciati l’ uno all’ altra, ormai sazi d’ amore e di sesso, Andrea mi teneva per molto tempo una mano sul ventre, sperando di sentirlo muoversi.
Ma la felicità fu di breve durata. Un giorno ebbi delle perdite abbondanti. Andai subito all’ ospedale dove prestava servizio il mio ginecologo, ma ormai non c’ era più nulla da fare.
“Morte intrauterina del feto. Mi dispiace, signora, non c’ è più nulla da fare se non procedere al più presto con il raschiamento, prima che parta qualche infezione. Del resto la sua non era certo l'età migliore per avere un figlio.”
Spesso quando siamo di fronte a decisioni molto difficili noi tutti speriamo, molte volte inconsciamente, che qualcuno o qualcosa decida per noi. Nei primi giorni dopo aver scoperto che ero incinta ero terrorizzata. Poi mi ero lentamente abituata all’ idea, e poi ero felice di diventare di nuovo mamma dopo tanti anni. E chi se ne frega se avrei partorito il frutto di un i****to, l’ unica cosa importante era che avrei avuto un figlio dall’ uomo che amavo, e questo mi riempiva di gioia. Ora questa grande delusione.
Dovendo fare un raschiamento uterino decisi,
d’accordo con Andrea, di farmi legare le tube.
“Così non dovrò più preoccuparmi di prendere la pillola.”
Lui fu totalmente d’ accordo con me.
Passò un po’ di tempo prima che la nostra attività sessuale riprendesse.
A luglio ce ne andammo al mare. Una mattina sul lungomare passammo davanti ad una bancarella di fiori e Andrea mi comprò una rosa rossa.
In spiaggia c’erano due ragazzi, probabilmente fratelli, che avevano le sdraio di fianco a noi. Anche la loro cabina era di fianco alla nostra. Un giorno li vidi da lontano tutti e due entrare in cabina; subito dopo io entrai nella mia e li sentii parlare.
“Dì, hai visto che gnocca quella della sdraio di fianco a noi?”
Mi sa che stanno parlando di me, pensai.
“Chi, quella alta e mora, la tettona col costume rosso?” rispose l’ altro
“Si, proprio lei” Decisamente stavano parlando proprio di me. “Pare che le piacciano gli uomini giovani! Lei avrà intorno ai 45 anni e se la tromba quel ragazzo che ne avrà una ventina di meno”
“Ma quale” disse il primo “Quello che c’ era sulla sdraio vicino a lei? Ma quello non è mica suo figlio?”
“Ma va, suo figlio! Da retta a me, quello se la scopa”
“Eppure li ho visti prima sul lungomare: lui le ha comprato un fiore e le ha detto: un regalino per la mia mamma”
“No, ti sei sbagliato. Li ho visti prima sotto la piattaforma galleggiante, dovevi vedere come si baciavano”
“Boh, sarà. Magari abbiamo ragione tutti e due: è sua madre e se la scopa”
Scoppiarono a ridere entrambi. Io sentii un brivido lungo la schiena. Quel ragazzo non poteva immaginare quanto vicino era andato alla verità.
“Del resto” continuò lo stesso “Io non saprei dargli torto: io una figa come quella me la tromberei anche se fosse mia madre”
“Che eri un depravato lo sapevo, ma non immaginavo fino a questo punto!”
Poi uscirono dalla cabina e se ne andarono.
Quella sera ero coricata nel letto, nuda come al solito, con la testa di mio figlio appoggiata sul seno. Avevamo appena finito di fare l’amore.
“Dobbiamo stare attenti, Andrea. Oggi a momenti ci scoprono.”
Gli raccontai il dialogo di quei due.
“Che sfiga…” commentò lui “L’ unica volta negli ultimi due o tre anni che ti ho chiamato mamma fuori da un letto…”
La vacanza finì e ce ne tornammo a casa. Un giorno Andrea mi chiese:
“Elena, se tu chiedessi un trasferimento alla tua banca credi che te lo concederebbero?”
“Non so, penso di si. Ma perché vorresti farmi trasferire, e dove?”
“Pensavo che se ti trasferissero definitivamente in qualche posto, diciamo, ad almeno 400 chilometri da qui io potrei licenziarmi, seguirti e cercarmi poi un lavoro in zona. Non dovrei avere grosse difficoltà a trovarlo. Ci stabiliremmo lì, non diremmo a nessuno che sei mia madre e potremmo vivere la nostra storia alla luce del sole”
“Ma ti sei bevuto il cervello?” risposi io. “È troppo pericoloso; qualcuno potrebbe scoprirlo per caso, magari qualche stronzo che poi ci denuncia. Ti ricordo che l’ i****to è ancora un reato. Poi magari salterebbe fuori che sono anche rimasta incinta: finiremmo su tutti i giornali. In più, ti ricordo anche che la prima volta che lo abbiamo fatto tu eri ancora minorenne. Pensa se saltasse fuori anche quello… Dopo dovremmo scappare su Plutone per essere lasciati un po’ in pace. No, non se ne parla nemmeno. Magari un giorno anche le coppie come noi verranno accettate dalla società. Pensa solo che una trentina di anni fa un uomo e una donna che vivevano insieme senza essere sposati erano uno scandalo. Erano considerati concubini e pubblici peccatori, come dicevano i preti. Oggi è una cosa normale a cui non fa più caso nessuno. Ma poi sei sicuro di voler vivere il nostro amore alla luce del sole? Per me, al di là del fatto che siamo innamorati l’ uno dell’ altra, almeno metà della bellezza del nostro rapporto sta proprio nel fatto che è il nostro segreto e che nessuno sa nulla né immagina nulla.”
“Dimmi piuttosto un’ altra cosa, Andrea: cosa farai quando io sarò una vecchia carampana di 60 anni e tu un bell’ uomo ancora in grado di avere tutte le donne che vuoi? Magari con la menopausa non avrò nemmeno più voglia di fare sesso… Mi tradirai o addirittura ti cercherai un’ altra donna?”
“Non dire stronzate, Elena: ti amerò come ti amo adesso” e poi aggiunse ridendo:
“Tu che non avrai più voglia di scopare? Non ci credo. Secondo me a 90 anni tu scoperai ancora almeno un paio di volte la settimana, porca come sei”
“Ah, io sarei porca? Ti rammento che tu, tra le altre cose, hai anche messo incinta tua madre..”
“E tu ti sei fatta mettere incinta da tuo figlio” rispose lui. Poi ci baciammo.
Dopo poco eravamo a letto. Sentii l’ orgasmo esplodere dentro di me nello stesso momento in cui sentii colare copiosamente il seme di Andrea.
Restammo pochi secondi a guardarci negli occhi, poi fu Andrea a parlare per primo:
”Ti amo, mamma. Ti amo tanto”
“Anch’ io ti amo, figlio mio”.
Ormai sono quasi 4 anni che io e Andrea siamo amanti. Ci amiamo alla follia, ed è un amore che va a sommarsi a quello che proviamo l’ uno per l’ altra in quanto madre e figlio. Io ho avuto altri tre uomini oltre a lui, e con tutti e tre è finita male: suo padre è morto, ma se non lo fosse ci saremmo certamente separati molto presto, con gli altri due è durata un paio d’ anni al termine dei quali ci siamo lasciati. Con l’ ultimo, tra l’ altro, in malo modo. Ora la nostra storia procede come meglio non si potrebbe. Dopo lo spavento iniziale non mi sarebbe dispiaciuto avere il mio secondo figlio da lui, ma è andata male. L’ essere rimasta incinta è stato un incidente di percorso, ma se solo avessi avuto qualche anno di meno non mi sarei fatta legare le tube, anzi, probabilmente ci avremmo riprovato. Dopo quella breve gravidanza mi sento ancora più unita a lui, sento di amarlo più di prima. Probabilmente ha ragione lui, fra molti, molti anni saremo ancora innamorati e felici come lo siamo adesso.... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: Hardcore, Mature, Taboo  |  Views: 3378  |  
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Una strana vendetta

Sono un assiduo frequentatore di siti porno amatoriali e di chat, sempre con la speranza di trovare qualche bella sposa da incontrare o qualche coppia aperta. Lo scorso inverno, una sera mentre girellavo in rete mi capitò di incrociare in una stanza di una delle chat più frequentate una tipa che usa come nick “Fiorentina doc”. Io sono di Grosseto ma in alcuni periodi dell’anno mi trasferisco a Viareggio, dove ho una casa, e la relativa vicinanza mi invogliò a contattarla per chattare, pur sapendo che probabilmente come al solito si trattava dell’ennesimo uomo che si finge donna in chat. Mi rispose e chattammo per un po’, e le sue risposte mi incuriosivano, al punto da essere molto incerto se fosse un uomo o realmente una donna. Quando le chiesi di descriversi lei si descrisse come una trentacinquenne sposata dal fisico normale, non alta, occhi verdi e capelli lisci non lunghi e tinti. Il giorno dopo la trovai di nuovo lì, stesso nick e stessa chat. Chattammo di nuovo, e cominciavo a convincermi che forse era veramente una donna, pur negandosi alla webcam. Le chiesi se aveva messenger e lei per tutta risposta mi disse che non era in chat per cercare incontri o amicizie, ma solo per passatempo. Le dissi che anche a me piace chattare senza alcun fine diretto, e che mi interessava solo tenere il contatto con lei perché la trovavo molto simpatica e divertente. Riuscii a convincerla ad aggiungermi su messenger, e un paio di giorni dopo mi azzardai a chiederle una foto. Gliene mandai una mia, sulla quale riuscii a farle confessare che le sembravo un bell’uomo, puntualizzandomi però subito che questo non cambiava nulla. Era sospettosa e non voleva mandare sue foto a uno sconosciuto, ma accettò di mostrarmene una usando la finestrella di messenger. Mi mostrò due primi piani. Ovviamente non glielo dissi, ma usai lo strumento di cattura per ritagliare e salvare le seppur minuscole foto: effettivamente era molto carina, un bel visino regolare, occhi dolci, labbra sottili appena aperte in un bel sorriso, occhi verdi, capelli a caschetto di un rosso acceso. Purtroppo si vedeva solo il viso, ma non il corpo, eppure ebbi la sensazione di averla già vista, o che in qualche modo somigliasse a qualcuna che conosco o che ho visto da qualche parte, ma non riuscivo a fare nessun collegamento. Provai a farle qualche domanda ma non ne trassi nessun indizio che mi riconducesse a persone conosciute. Per alcuni giorni non la trovai più in rete, ma ogni tanto tornavo a pensare chi potesse essere o dove potevo averla vista, poi mi venne un dubbio, e ipotizzai che molto probabilmente si trattava di semplice somiglianza con qualcuna che avevo già visto. Mi misi per scrupolo a frugare su alcuni dei siti amatoriali che frequento e sulle foto che ho in archivio (uso Gigatribe e mi piace collezionare foto amatoriali). Passai una intera giornata in ufficio a trascurare il lavoro scorrendo cartelle di foto e pagine web di coppie scambiste e non, ma alla fine trovai quel che cercavo: in un noto sito italiano amatoriale c’erano alcune foto di una bella tipa in pose sexy, su cui mi ero soffermato più volte, alcune fatte anche all’aperto. Il viso era cancellato, ma in alcune si vedevano bene i capelli a caschetto, e in un paio si distingueva molto bene la bocca. Le confrontai subito con i due primi piani della mia nuova amica di chat e mi convinsi che effettivamente un po’ di somiglianza c’era, anche se ci voleva un po’ d fantasia. Erano oltretutto foto molto belle e eccitanti, una bella fichetta decisamente piuttosto esibizionista, anche se mai nuda ma tutte foto in intimo molto sexy: un paio in intimo bianco e autoreggenti, altre in intimo nero molto bello e reggicalze, una con indosso una vistosa guepiere rosa, un’altra con indosso un intimo azzurro a fiori bianchi. E poi ce n’erano un paio fatte da dietro, che mostravano un gran bel culetto. Controllai il profilo di chi aveva messo le foto: si trattava di un toscano, che si professava aspirante cuckold con lei ignara, ma che diceva di non avere alcuna esperienza. Probabilmente era semplice somiglianza, ma mi arrovellai il cervello per studiare il modo per capirlo. Lasciai qualche messaggio privato al tipo, ma non ricevetti nessuna risposta. Alcuni giorni dopo la trovai di nuovo su messenger e provai a farle qualche domanda azzardata, ma lei eludeva argomenti piccanti. Alla fine decisi di rischiare e le chiesi:
-Posso farti una domanda un po’ personale?-
-Beh falla pure, al limite non rispondo-
-Certo. Per caso tu hai una guepiere rosa? E magari anche un completino intimo celeste con dei grandi fiori bianchi sul reggiseno?-
Rispose solo dopo alcuni minuti:
-Scusa ma che razza di domanda sarebbe??
Per tutta risposta le copiai il link del sito in cui c’erano le foto che mi avevano messo il dubbio.
Altri dieci minuti di silenzio da parte sua, pensai che non mi avrebbe più risposto, e in quel caso forse significava che avevo indovinato, poi però finalmente vidi che digitava:
-Perché mi fai vedere queste foto? Che significa?-
-Non sei tu quella nelle foto?-
-Che cazzo dici? Certo che no. Perché dovrei essere io, scusa? Che scherzo sarebbe?-
-Scusa, ma quella nelle foto somiglia alla descrizione che mi hai fatto di te, e dal poco che si intravede somiglia vagamente anche alle foto che mi hai mostrato qualche giorno fa-
-Certo che ne hai, di fantasia! Ha pure il viso cancellato!-
-Si ma si vede la bocca, e ha un bel sorriso come te-
-Si si, ok. Tu hai troppa fantasia-
-Beh scusa se ti ho offesa. Sicuramente mi sono sbagliato-
-Sicuramente! Io non metto certo foto mie su internet, specie foto così-
-Beh tu no, ma magari tuo marito si. Il dubbio c’era-
-Non lo farebbe mai e io non mi faccio fare foto così-
-Ok scusa, mi dispiace.-
Cercai di cambiare argomento, ma pochi minuti dopo lei chiuse, e per diversi giorni non la vidi più in rete. Comincia a pensare che mi aveva cancellato, poi però circa una settimana dopo riapparve, e mi contattò lei:
-Ciao come stai?-
-Io tutto ok, e tu? E’ tanto che non ti vedo qui-
-Si non avevo molta voglia di entrare in chat. Però vorrei dirti una cosa riguardo a quelle foto che mi hai fatto vedere su quel sito.-
Mi sorpresi e mi insospettii:
-Cioè? Sei ancora arrabbiata con me?-
-No, con te no-
-E allora con chi?-
-Con mio marito-
Capii che in realtà ci avevo dato, ma feci il finto tonto:
-Perché? Che è successo?-
-Perché ha pubblicato quelle foto. Io non lo sapevo, e se avessi saputo l’uso che ne faceva, col cavolo che mi sarei fatta fotografare. Che stronzo!-
-Ma allora sei davvero tu?-
-Si-
-Dai non te la prendere, sei bellissima, e comunque il viso non si vede-
-Ok grazie ma è uno stronzo.-
-Ma se sei tanto incazzata, perché non gliele hai fatte togliere? Sul sito ci sono ancora, lo sto vedendo adesso-
-Non gliel’ho ancora detto che le ho scoperte-
-E perché? Non è che alla fine ti piace essere guardata?-
-Non è per questo-
-E allora?-
-Non so, vorrei trovare il modo di fargliela pagare-
-Ah beh hai molte armi, per vendicarti-
-So a cosa ti riferisci, ma non voglio vendicarmi e basta. Voglio trovare il modo che si renda conto da solo di aver fatto una cazzata grossa.-
-Capisco. E che hai mente?-
-Beh un’idea ce l’ho-
-Se posso esserti d’aiuto dimmelo!-
-A te piace fare fotografie?-
La cosa cominciò a farsi intrigante, ma tornai ad avere il dubbio che fosse una presa di giro.
-Beh non sono un fotografo provetto, ma non mi dispiace di certo. Dipende dalle foto.
-Foto come quelle che mi hai fatto scoprire-
Non sapevo cosa rispondere.
-Mi piacerebbe ma mi manca il soggetto, io sono separato e single.-
-E’ ovvio che il soggetto te lo fornirei io-
-Credo di aver capito… Vorresti che ti fotografassi in pose sexy??-
-Potrebbe essere un’idea-
-Questo implica che ci dovremmo conoscere…-
-Ovvio-
-E cosa ne vorresti fare poi delle foto?-
-Potrebbe essere che poi tu le pubblichi su quel sito e trovi il modo di farle vedere a mio marito in maniera casuale-
-Complicato, ma credo fattibile. Ma io cosa ci guadagno?-
-Beh non ti basta l’idea di fare delle foto sexy a una donna?-
-Può darsi. Ma sai com’è, in una situazione del genere, potrebbe anche non bastarmi, poi…-
-Ok, capisco. Sono disposta a stare al rischio-
-Ok, e quando vorresti fare queste foto? E dove?-
-Vorrei fare prima possibile, nei prossimi giorni. Però solo di pomeriggio, e non troppo lontano da qui.-
-Casa tua?-
-No impossibile-
-Casa mia?-
-Nemmeno, se hai detto che stai a Viareggio sei troppo lontano-
-Allora ci devo pensare. E se facessimo un luogo all’aperto?-
-Troppo rischioso, specie di pomeriggio-
Mi venne in mente una mezza idea, e provai a proporla:
-Io ho un buon amico che vive da solo a Pistoia, a pochissimi chilometri dall’autostrada. Se provassi a farmi prestare la sua casa?-
-Beh sarebbe già più vicino. Pensi che te la presterebbe, la casa?-
-Ci posso provare-
-Fammi sapere-
Lo chiamai subito, e gli spiegai la faccenda. Lui si fece una grassa risata e mi prese in giro, dicendomi che ovviamente era una bufala, che il meglio che mi poteva capitare era di ritrovarmi con un grosso uomo peloso che cercava di farsi fare una sega. Ma mi disse che se proprio volevo rischiare, lui non aveva problemi a prestarmi la casa per un pomeriggio, a patto però di essere presente, nel caso la cosa andasse in porto. Gli dissi che probabilmente a questa condizione lei non avrebbe accettato, e gli proposi in cambio di fargli avere le foto che avrei s**ttato. Lui obbiettò che se una era disposta a un incontro del genere, o mi prendeva per il culo, o sarebbe stata sicuramente ben disposta a trovarsi in mezzo a due uomini. Tutto sommato era una teoria attendibile, ma non ero sicuro di proporglielo. Mi riconnettei su messenger, lei era offline e le lasciai un messaggio per dirle che il mio amico era disponibile a prestare la casa, ma non dissi nulla riguardo alla condizione che lui aveva posto. La mattina dopo la trovai su in rete e mi disse che le andava bene:
-Dove ci incontriamo?- mi chiese
-Beh dammi il tuo cellulare e ti chiamo, così fissiamo-
-No niente cellulare, parliamone qui-
-Ok, sei molto diffidente-
-Lo sono di natura-
-Ok, facciamo così allora. Ci vediamo domani pomeriggio all’uscita di Pistoia, dopo il casello sulla destra. Dimmi tu l’ora-
-Facciamo le 14,30. Tu che macchina hai?-
-Una Toyota grigia-
-Ok, ti raggiungo lì-
-Si ma dimmi almeno che macchina hai anche tu, no? Sennò come ti riconosco?-
-Mi faccio riconoscere io, basta che ti fermi con le quattro frecce accese-
Così il giorno dopo, eccitato quanto dubbioso, partii per Pistoia, e alle 14,30 ero parcheggiato al casello con le quattro frecce accese; dopo 10 minuti cominciai a pensare di essere stato effettivamente preso per il culo. Poi però vidi dallo specchietto una Seat grigia che mi lampeggiava, fermandosi dietro di me. Scesi emozionatissimo, mi avvicinai al finestrino, lei copriva il suo imbarazzo con un paio di occhiali da sole scuri, ma ebbi la conferma che era molto carina, un bel visino molto giovanile, aprì il finestrino ma non scese dall’auto.
-Ciao, Sali in macchina con me- le dissi.
-No, ti seguo. Tu vai avanti-
Capii che era ancora molto sospettosa, cosa che trovai un po’ assurda, visto e considerato che quel gioco lo aveva inventato lei, e che aveva accettato di correre i rischi del caso.
-Ok, come vuoi. Però ti devo avvertire che il mio amico è a casa. Lo ha posto come condizione, vuol guardare mentre ti faccio le foto. Se non te la senti ti capisco benissimo, o se vuoi cambiamo posto, magari un albergo o un posto all’aperto fuorimano-
-No, che albergo! Per chi mi hai presa?-
-Scusa, non era per offenderti…-
-Ok, ok – rispose, guardando sempre avanti, con l’aria imbarazzata ma decisa- Va bene la casa dell’amico con l’amico spione. Ma se diventa invadente me ne vado.-
-Tranquilla, di me puoi fidarti, garantisco per lui, lo conosco da una vita…-
-Non sono né scema, né una bambina. So bene che rischi corro.
-Ok non arrabbiarti, ma davvero ti puoi fidare.
-Ok ok vedremo. Hai portato la tua macchina fotografica?-
-Si certo, come mi hai chiesto…-
-Dammela-
Gliela diedi, lei la mise nel cruscotto della sua auto:
-Dovrai usare solo la mia, questa te la restituisco solo quando torniamo via-
-Perché?-
-Perché così le foto che farai le terrò solo io. E nei prossimi giorni te le rimando ma cancellando il mio viso. Solo allora potrai fare quel che ti ho chiesto-
-Come sei sospettosa-
-Mi sembra il minimo…-
-Si ok, hai ragione-
Salii in macchina e partii eccitato, con lei che mi seguiva. Presi il cellulare e chiamai l’incredulo M. per dirgli che stavamo arrivando, e gli spiegai anche della regola che lei aveva imposto riguardo alla macchina fotografica:
-Tranquillo, -mi rispose – Accendo il mio PC e vediamo se in un momento di distrazione ce le scarichiamo prima di renderle la macchinetta.
In pochi minuti arrivammo a destinazione, M. abita in un piccolo terra tetto su una collinetta a tre chilometri dal casello di Pistoia.
Lei parcheggia dietro di me, e finalmente la vedo quando scende: ha un cappottino a quadri marrone e stivali con il tacco, non è alta ma molto carina, anche se continua a tenere gli occhiali scuri.
-Beh finalmente piacere di conoscerti- le dico, dandole la mano.
Entriamo, le presento M., visibilmente sorpreso e anche un po’ impacciato. Lui ci fa accomodare in sala, offrendoci da bere. Io prendo un Whisky, per vedere se un goccio di alcool mi smuove un po’. Lei accetta due dita di Rum e si siede, togliendosi il cappottino, rivelando sotto un bel vestitino abbastanza corto, bianco e nero con la zip sul davanti, e un paio di calze velate color carne. Ha due belle gambe. Chiacchieriamo per un po’, cercando un po’ tutti di superare l’imbarazzo, lei sembra più tranquilla e finalmente si decide a togliersi anche gli occhiali da sole. Io prendo un secondo whisky e poi mi faccio coraggio:
-Allora, come vuoi procedere?-
Prende la macchina fotografica dalla borsetta e me la porge:
-Semplice, tu mi fai le foto con questa, poi dopo me la ridai.-
Si siede di nuovo, accavallando le gambe, e nel farlo le si scopre la coscia, scoprendo il laccetto rosso di un reggicalze. Eccitatissimo s**tto subito la prima foto e poi una seconda.
-Sei davvero molto sexy-
Lei sembra gradire il complimento e sorride, iniziando a muoversi e posare in modo provocante. Comincia ad aprirsi il vestitino, mostrando un reggiseno rosso e rosa che le copre il seno piccolo ma evidentemente ben fatto. Sento M. dietro di me, seduto molto in disparte che emette dei suoni gutturali di compiacimento, mentre io continuo a s**ttare foto in sequenza. Lei continua a posare, io sono eccitatissimo; finalmente si toglie il vestito, rimanendo in stivali calze e quell’intimo rosa-rosso molto sexy e provocante.
-Mmmmm sei bellissima- le dico- E il rosso ti sta davvero bene…-
Lei sorride compiaciuta, poi dice:
-Pensa che questo completino mio marito non me lo ha nemmeno visto indosso, ancora…-
Sento il mio cazzo gonfiarsi irrimediabilmente dentro ai pantaloni, mentre continuo a s**ttare foto.
-Dai bella, osa di più…- le incito.
Lei sembra lasciarsi andare, si mette in pose sempre più provocanti, passandosi le mani sui fianchi, tra i capelli, sulle cosce, sul seno.
Mi giro, e vedo allarmato M. che si è aperto i pantaloni e si sta masturbando. Lei però non si scompone, penso che forse non lo ha ancora visto. Continua a farsi fotografare e io mi avvicino per farle foto più ravvicinate, ma anche per guardarla meglio. Poi sento M. da dietro che dice:
-Tesoro, sei troppo eccitante per me!-
Lei lo guarda, mi aspetto che si incazzi, ma invece gli risponde:
-Grazie! Lo vedo bene, che mi trovi eccitante…-
A quel punto lui vince gli indugi e le si avvicina:
-E magari anche tu sei eccitata…-
Le si mette accanto e inizia a accarezzarle una coscia. Lei non lo ferma, e allora lui va avanti: le prende una mano e se la porta sul cazzo nudo, invitandola a muoversi, mentre inizia a baciarla sul collo. Lei non lo allontana, anzi sembra sospirare eccitata. Lui le scosta il piccolo perizoma rosa e inizia sditalinarla, mentre lei muove lentamente la mano sul suo uccello. Io s**tto qualche foto alla scena, poi decido di farmi sotto: mi chino a baciarla sulle labbra, che in un attimo si schiudono. Ha una lingua piccola che guizza piacevolmente nella mia bocca, mentre inizio a tastarle le tettine, uscite dallo stretto reggiseno. La accarezziamo in due, sentendo che lei si muove sinuosamente sotto le nostre mani. Anche io mi sbottono i pantaloni li lasci cadere sul tappeto, e un attimo dopo sono davanti a lei, con il cazzo davanti ai suoi occhi. Lei non ci pensa un attimo, e inizia a spompinarmi.
Mi accorgo subito che è molto brava. Lui mi prende la macchina fotografica e inizia a immortalare il pompino. E’ bravissima con la bocca, la sua piccola lingua guizzante mi solletica i testicoli alternandosi al pompare dentro alla sua bocca. Anche M. si offre per ricevere lo stesso trattamento, e io gli cedo volentieri il posto. Ci scambiamo la macchina fotografica e contemporaneamente la sua bocca. Io poi mi metto giù, le scosto il perizomino facendola un po’ sbracare sul divano, le allargo delicatamente le gambe e ci infilo la testa, assaporando la sua figa bagnata, e leccandola con gusto. Poco dopo la sto già chiavando, mentre Alberto continua a tenerle la bocca ben occupata. Comincia a diventare difficile s**ttare foto, ma ci proviamo, s**ttando un po’ a caso ma in continuazione. Presto ci diamo il cambio, M. le fa cambiare posizione scopandola con decisione sdraiata sul fianco, cosa che a me permette di penetrarle ancora meglio in bocca, scopandogliela. Sborro sonoramente, scaricandole in bocca e sul bel visino il contenuto dei miei testicoli. M. immortala la scena con vari s**tti, dopodiché sfila il cazzo dalla sua figa e si mette accanto a me davanti a lei, schizzandole a sua volta il viso e le tettine. s**tto un bellissimo primo piano di lei che sorride, con il viso gocciolante e il trucco che le cola dagli occhi.
-Che dici bella? Andranno bene, queste foto, per il tuo maritino?-
-Credo di si- risponde lei sorridendo maliziosamente, - Ma forse, per essere sicuri, bisognerebbe farne delle altre…-
Capiamo che è una che non si sfoga facilmente. M. le toglie il reggiseno e il perizomino, che le avevamo lasciato indosso per puro feticismo o forse per semplice foga, lasciandola con indosso solo reggicalze calze e stivali. Io riprendo a fotografare. Lei è ormai in preda alla sua stessa foia, e comincia a mettersi in pose molto spinte, a gambe larghe, facendo la linguaccia e ridendo divertita. Io ho di nuovo il cazzo duro, M. mi prende la macchina fotografica:
-Perché non ti giri? Facciamo qualche s**tto fatto bene al tuo bel culetto… mettiti a pecorina, dai.-
Lei obbedisce ridendo, mettendosi a quattro zampe sul tappeto. Ha un bel culo, e glielo dico:
-Hai un culetto strepitoso, sei proprio tutta bella!-
Mi avvicino e inizio a palpeggiarglielo, lei sculetta come un cagnolino, mentre le infilo di nuovo due dita nella figa fradicia, poi mi inginocchio dietro di lei e inizio a leccarle il buco del culo. La cosa le piace in maniera evidente, mentre glielo lecco inizio anche ad alternare le dita: il pollice in figa e il medio nel culetto. Un “OH – HOOO” divertito di M. accoglie il momento in cui le infilo il cazzo nel culo, penetrando lentamente e delicatamente ma senza alcuna difficoltà, e spingendolo a fondo fino a sentire i miei testicoli sbattere sulle labbra fradicie della sua figa. La inculo con forza, M. si rifà sotto entrandole in bocca e scopandogliela, e cercando di fotografare a caso. Ci scambiamo di posto, lui la incula, ma lei è un po’ riluttante a prendermi il cazzo in bocca, adesso che gliel’ho messo in culo. Allora decido di fare qualche foto da più lontano mentre lui le affonda il cazzo nel culo, poi decido di provare la doppia penetrazione. Lei non è esperta al riguardo, ma dopo qualche tentativo riusciamo a penetrarla in due. Il difficile è prendere il ritmo, ma ce la facciamo. Mi sorprendo a pensare che è un peccato non riuscire a fotografare quella scena. Ci scambiamo le parti anche in questo caso, fottendola di gusto.
M. ansimando dice:
-Mi vuoi tutto dentro tesoro?-
-No, fate come prima- risponde lei affannatissima.
Allora ci mettiamo davanti a lei, inginocchiata sul tappeto, e le scarichiamo addosso di nuovo la nostra sborra. E’ eccitantissimo vederle lo sperma che le cola dal mento e che le sporca il naso e i capelli. M. con la scusa di andare in bagno si porta dietro la macchinetta fotografica, nascondendola con la maglietta raccolta da terra. Io cerco di distrarla facendole qualche battuta, mentre lei si asciuga alla meno peggio. Quando M. torna, ci mettiamo di nuovo seduti, sempre nudi, e beviamo di nuovo io e M. del whisky e lei altre due dita di Rum. Con mio sollievo non si è accorta del magheggio con la fotocamera. Le chiedo come intende fare con le foto, lei si fa restituire la macchina fotografica, poi dice:
-Ne riparliamo domani in chat-
Dopo esserci un po’ riposati c’è ancora il tempo di farsi un altro giro: stavolta però facciamo a turno e senza foto, inculandola a turno in maniera piuttosto decisa e sudando non poco, e venendole entrambi dentro al culo. Anche lei sembra stanca e si lascia inculare quasi abbandonata.
Più tardi ci rivestiamo, è ormai ora di cena. Le proponiamo di rimanere insieme a cena, magari in un ristorante, ma lei rifiuta. Mi restituisce la mia macchina fotografica, ci salutiamo e se ne va. Io e M. la guardiamo allontanarsi, lui si gira verso di me e mi fa: -Che troia!-
Ridiamo come pazzi e poi ci precipitiamo a controllare le foto. Sono tantissime, più di un centinaio, anche se molte inutili, sfocate o inquadrate male. Lui me le copia su un CD e io me ne torno a casa.
Tre giorni dopo la trovo di nuovo su messenger. La saluto, le chiedo se si è divertita, le dico che se vuole possiamo anche rifarlo, ma lei glissa. Allora le chiedo cosa vuol fare a questo punto.
-Beh facciamo così: tu sei registrato in quel sito?-
-Si certo- le rispondo
-Ok, allora ti spedisco le foto che ho scelto e a cui ho cancellato il viso, tu le pubblichi sul sito e poi ti inventi una scusa e contatti mio marito in modo che poi veda le foto, però non raccontargli che ho architettato tutto questo, e se ti chiede di me non dargli risposte. Posso fidarmi?-
-Si, puoi fidarti-
Mi invia le foto, ne ha scelte quindici, tutte con il viso cancellato. Tredici sono foto di lei in posa da sola, ma le ultime due sono ben diverse, ritraggono lei con i nostri due cazzi davanti. Il viso è parzialmente cancellato, ma le si vedono la bocca e il mento bagnati di sperma, mentre sorride e fa il gesto delle corna con la mano destra.
Faccio come chiede, pubblico le foto e contatto il tipo, fingendo di essere interessato a coppie scambiste. Con mia eccitazione lui mi risponde, dicendo di non essere interessato a incontri con singoli. Io gli rispondo inventandomi che posso anche organizzare scambio con amica, e gli propongo di dare un occhiata al mio profilo per vedere se può interessarlo. Lui però non risponde più al messaggio. Lascio messaggi a lei per qualche giorno, per sapere com’è andata, ma anche lì non ricevo risposta, e non la vedo più online. Alla fine mi convinco che mi ha cancellato dai suoi contatti. Per curiosità vado a vedere il profilo del marito sul sito: le foto sono ancora tutte là. Ogni tanto mi rimetto a guardare le foto s**ttate quel giorno, e mi ritrovo a masturbarmi pensando alla fortuna che abbiamo avuto.
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Posted by Eroticomaremma 2 years ago  |  Categories: Anal, Fetish, Hardcore  |  Views: 634  |  
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Le mie esperienze feticiste e non solo...

Le mie esperienze feticiste e non solo…

Premessa

Scrivo questo racconto per condividere pensieri, sensazioni, commenti con persone che provano il mio stesso piacere, vale a dire, la passione verso l’abbigliamento femminile, in particolare con ordine di importanza, le calze di nylon possibilmente in seta con reggicalze, collant, mutandine, reggiseni, scarpe rigorosamente con tacco, guepiere, body in nylon o rete, calze a rete, guaine con ganci da reggicalze, culotte, ecc. Questa passione la provo quando una donna indossa quei capi, ma anche quando sono io ad indossarli, e mi eccita ancor di più quando sono a conoscenza di chi, persona femminile, ha indossato quei capi.
Ho 47 anni sono nato nel 1964, sono eterosessuale, sposato con figli. Negli anni 60-70 molte erano ancora le donne che portavano il reggicalze e le calze di nylon, gli anni 80-90 hanno fatto si che il collant fosse più comodo e fosse preferito alle calze con reggicalze, gli anni 2000 addirittura la maggior parte delle donne porta i pantaloni, che peccato !!!
Tanto per capirci, trovo quasi molto più eccitante uno spacco di una gonna con delle belle gambe fasciate da una calza, un decoltè che lascia trasparire il pizzo di un reggiseno che una donna completamente nuda, con questo non voglio dire che disdegno una donna nuda, assolutamente, ma voglio far capire la dipendenza che ho con l’intimo femminile in generale.
Ora vorrei raccontarvi quando e come, mi sono accorto di avere questa stupenda passione, per fare ciò devo partire da qualche anno addietro.

Prima parte

Ho scoperto la masturbazione verso i 5 anni, strofinando il pisellino sul cuscino, avvertendo degli s**tti di piacere. A 6 anni abitavo in affitto con i miei in un condominio con il cortile comune ad altri condomini, una ragazza li vicino, più vecchia di me, un giorno mi fece entrate nella sua portina, dal lato cortile, si tirò su la gonna, giù le mutandine e mi chiese di farle vedere il pisello, io lo feci con molta timidezza e dopo avermi chiesto di mettere il pisello dentro il buchetto della sua farfallina, scappai terrorizzato.

Ci pensò un mio amico, 2 anni dopo, a farmi capire il vero movimento del piacere, questo lo potè fare grazie all'esperienza carpita dai due suoi fratelli maggiori.
Praticamente tutti i giorni ci masturbavamo parecchie volte al giorno, senza l'aiuto dell'altro, cioè ognuno masturbava se stesso, in un qualsiasi posto appartato che trovavamo, in cantina, in garage, in solaio, Ci scambiavamo alcuni giornaletti come “Jacula” “Messalina” “Lando” ecc. trovati nei parchi e nelle zone dove le coppiette andavano a scopare.
Allora dal pisellino usciva una sola e piccola goccia di liquido bianco trasparente e basta, il tutto era accompagnato da 3 o 4 s**tti di piacere.
Un giorno questo mio amico venne a trovarmi a casa mia, i miei non erano in casa per tutto il pomeriggio, ed ad un certo punto mi chiese cosa indossava mia madre sotto la gonna oltre alle mutandine, vale a dire se i collant o le calze con reggicalze, io che sinceramente non mi ero mai posto quella domanda, lo portai al comò dove mia madre riponeva l'intimo.
Con stupore, ammirazione, eccitazione, il mio amico, ma anch’io, dopo aver visto tutta una serie di calze di nylon di tutte le tonalità del marrone dalla più chiara alla più scura, più altre di color grigio e un paio nere, guaine con i ganci da reggicalze bianche, nere, color carne, mutande in pizzo, bustini, sottovesti, reggiseni ecc., mi chiese se poteva masturbarsi toccando l'intimo, sedendosi su una poltrona li vicino. Tutto subito non fui molto d'accordo, ma poi mi convinsi a lasciarlo fare, così avrei potuto di conseguenza, farlo anche io, con l'intimo di sua madre. Paolo iniziò a prendere le calze di mia madre, infilando il pisello dentro, prima in una, poi in un'altra, si masturbava con una eccitazione incredibile, l’affanno si faceva sempre più sentire, prendeva le guaine, le toccava, prendeva le mutande, le odorava, leccava le calze ecc. Questo suo crescere di eccitazione mi fece a mia volta diventare il pisello duro come l'acciaio e mi portò a masturbarmi. Quando Paolo scegliendo una calza di color nero con la riga, che lo faceva impazzire, mi chiese se poteva venirgli dentro, prima di potergli dire di si, mi ero già bagnato la mano con tre o quattro gocce di liquido bianco. Ero venuto nel giro di pochi secondi. Nel frattempo il mio amico, con un’aria godutissima, venne dentro la calza di mia madre. Mi eccitai al massimo, vedere uscire le gocce dal pisello del mio amico sporcando la calza di nylon di mia madre e pensando che le avrebbe indossate sporche di sborra, mi fece ridiventare duro il cazzo. Non riuscii a trattenermi nel ritoccarmi ancora, naturalmente anche a Paolo, non bastò una sola sega, prese una mutanda in seta bianca con pizzo e si masturbò avvolgendo il pisello nelle mutande, fu la seconda sega, poi una terza dove Paolo venne all'interno della coppa di un reggiseno color carne (mia madre porta una bella quarta), infine la quarta sega, dove il mio amico, fece solo più un filino di sperma e lo lasciò sopra un reggicalze nero a 6 ganci. Anche io arrivai al quarto piacere, con una soddisfazione incredibile, avevo le palpitazioni, due cose mi eccitavano tantissimo, una, era il vederlo venire con l'intimo di mia madre, due, il pensare, mia madre vestita con i quattro pezzi di intimo sporcati di sperma dal mio amico.
Passarono diversi giorni prima che potessi trovarmi a casa del mio amico e poter usufruire io, dell'intimo di sua madre. Finalmente arrivò quel giorno, avevamo a disposizione la casa per tutto il pomeriggio. Ricordo l'eccitazione che mi saliva fino in gola, quando vidi, l'armadio, con all'interno i cassetti, che contenevano quelle favolose cose intime. Iniziai a toccare le calze, odorarle, leccare le mutandine, ecc. e fu proprio in quel momento che Paolo mi chiese: hai mai indossato l'intimo di tua mamma?...rimasi per un attimo titubante...quasi non avevo a pieno capito la domanda...poi il mio amico togliendosi i jeans e le mutante si infilò quelle della mamma, prese un reggicalze nero, delle calze color carne e le indossò...dicendomi di fare altrettanto.
Mi ricordo come se fosse ora, scelsi delle mutandine bianche trasparenti, un reggicalze bianco e delle calze nere a rete e le indossai. Ci aiutammo a vicenda nell’infilarci i reggiseni. Ci sdraiammo sul letto matrimoniale dei suoi genitori ed a quel punto Paolo mi disse: chiudi gli occhi... e prendendomi la mano la posò sulla sua coscia fasciata dalla calza, cazzo…cazzo…sembrava quasi di toccare una donna vera...lui fece lo stesso, socchiuse gli occhi e con la mano mi toccò il pisello, io di conseguenza, eccitato come un toro, feci lo stesso. Ci masturbammo a vicenda, prima venne lui che girandosi verso di me mi bagnò la coscia con le sue gocce calde di sborra, poi a mia volta feci lo stesso, venni con una intensità stratosferica, sulla sua coscia e precisamente sul bordo della calza della mamma. Anche in questa occasione non ci bastò una sola sega. Dopo esserci cambiati, indossando altri capi intimi della mamma, mi venni addosso e precisamente su una guepiere bianca in raso. La terza fu dentro una calza marrone scuro, bellissimo vedere sborrare il pisello nella trasparenza della calza. Mentre la quarta fu anche per me solo più un filino e lo feci posare su un reggiseno nero.

Da queste esperienze, avevo scoperto che mi dava un piacere immenso, indossare un capo intimo femminile, soprattutto se di una donna che conoscevo e avevo anche scoperto una sensualità notevole in mia madre. Da allora iniziai a far caso a certi particolari, come il rilievo dei ganci del reggicalze sotto una gonna aderente, le calze nere con la riga, una scarpa col tacco che le slanciava le belle gambe, ecc. Ricordo, quando mia madre, la domenica mattina, mi svegliava verso le 9,30 del mattino, entrava in camera, tirava su la tapparella, girava per qualche minuto, sistemando ciò che era in disordine; tutto questo sempre ben vestita, perchè pronta per andare a messa, alcune volte indossava anche le scarpe coi tacchi. Molte volte mi svegliavo prima, mi toccavo il cazzo sempre in alza bandiera, arrivavo quasi a godere, aspettavo, entrava mia madre in stanza, quando girata di schiena, potevo vederle il culo, il rilievo del reggicalze sotto la gonna, le gambe fino a sopra il ginocchio fasciate dalle calze di nylon e le scarpe col tacco, mi lasciavo andare, sborrando a non finire. Provai, anche d’estate, a porre mia madre in una situazione un po’ imbarazzante, vale a dire, facevo finta di aver sonno e di non riuscire a svegliarmi, con il pisello duro e fuori dal pantaloncino del pigiama, con le lenzuola ai piedi, la prima volta, prese le lenzuola e le tirò su, la seconda volta, si fermò solo qualche secondo a vedere il pisello, la terza, inizialmente uscì dalla stanza per poi rientrare alcuni minuti dopo e avvicinandosi senza far rumore mi sfiorò il pisello per alcuni attimi, mettendolo dentro al pigiama, fu un momento magico. Appena uscita dalla camera, mi feci un segone mega, immaginando mia madre inginocchiata al bordo del letto, mentre mi stantuffava il cazzo, toccandole le tette e alzandole la gonna sentendo i ganci del reggicalze, toccarle la balza delle calze, per poi finire nel sborrarle nelle mani.
Innumerevoli furono anche le volte che la spiavo dal buco della serratura della porta del bagno, sia mentre si accingeva a svestirsi e sia all’uscita dalla vasca, curava molto i suoi piedi, le sue mani, il suo corpo. Imparando la routine del bagno, riuscii a farmi una sega da sballo, mentre si smaltava le unghie del piede destro, poggiato sopra l’angolo della vasca, immaginate la visione laterale dei peli e delle labbra della figa che si intravedevano mentre si smaltava di rosso le unghie dei piedi. Eccitante era anche vederla spalmarsi su tutto il corpo, alcune creme idratanti, in particolare, venni varie volte, mentre spalmava una crema in mezzo alle gambe, immaginando che fosse il mio sperma. Godetti più volte anche guardandole il seno ed in particolare, immaginando di venirle sui bellissimi capezzoli rosei. Venni varie volte nel barattolino della crema, la medesima che si sarebbe spalmata facendo il bagno.
Andavo a rovistare nella cesta dei panni sporchi, trovando sempre calze e mutandine odorose di figa materna.

Io e Paolo riuscimmo diverse volte a ripetere le performances raccontate in precedenza, sia a sua casa, sia a casa mia. Fu molto interessante. Pensate che condivisi con lui anche un paio di mutandine cadute sul mio balcone, dalla signora del piano di sopra, erano lavate a mano ma ancora odorose di figa e di sangue. Siamo riusciti a leccare tutto.
Ricordo ancora, la sua contentezza, quando mi fece vedere, in un sacco di plastica, quattro paia di scarpe da donna, qualcuno le aveva buttate, ma lasciate vicino al cassonetto dell’immondizia, una paio color verde smeraldo con tacco da 12 cm, un paio color bianco con tacco da 8 cm, un paio di stivaletti e delle ballerine nere che vi assicuro avevano un bel profumino.
Nel periodo invernale andammo molte volte verso le 18.00 di sera, quindi con il buio, a spiare le coppiette che scopavano in macchina...anche li ci facemmo tante di quelle seghe…che non vi dico.
Una sera vedemmo in auto una coppia che pomiciava, un uomo li spiava in prossimità dell’auto, questi si avvicinò piano piano alla coppia con il membro completamente fuori dal pantaloncino, aveva un cazzo piuttosto lungo e grosso, la donna tirò giù il finestrino e facendo avvicinare l’uomo, gli prese il membro con la mano e dopo averlo segato, lo mise in bocca, così, come se niente fosse. Lo stava non solo, mettendolo in bocca, ma lo stava decisamente ingoiando. Io e Paolo ci guardammo con una faccia che lasciava trasparire un godimento infinito e un’occasione da non perdere assolutamente. Non facevamo in tempo a far diventare molle l’uccello che già iniziavamo un’altra sega.

Un altro episodio singolare fu quello di aver scoperto che le chiavi della cantina di mio padre aprivano altre cantine del condominio ed in particolare, in una di queste, oltre ad un plastico favoloso di trenini elettrici della Lima, trovammo in uno s**tolone una raccolta di svariati anni di Playboy e in una scarpiera tante paia di scarpe da donna che individuammo subito essere della signora dell’ultimo piano, appassionata di scarpe.
La visione di tutte queste bellissime scarpe, inizialmente, ci indusse alla tentazione di rubarle e nasconderle mettendole in un nostro posto segreto, ma poi capimmo che non saremo più riusciti a utilizzare altre nuove scarpe che la signora andava a deporre in cantina, probabilmente per liberarsi le scarpiere in casa.
Quante volte provammo a camminare con i tacchi, quante volte ci siamo masturbati odorando le scarpe della signora, (avevano un odore favoloso), quante sborrate facemmo su quelle scarpe e sugli stivali ecc. La cosa più bella avveniva quando incrociavamo la signora per le scale e guardandole le scarpe vedevamo se quelle era state sborrate da me o da Paolo.
Poi purtroppo i genitori di Paolo dovettero trasferirsi e non lo vidi mai più.

Parte seconda

L'assenza di Paolo mi lasciò un grande vuoto. Nel frattempo legai con un ragazzo di nome Davide. Era molto timido. Con lui però, non ci fu, inizialmente, la stessa confidenza come con Paolo. Si parlava di seghe, di figa, di lingerie, ma senza molto affiatamento, l'unica cosa che riuscii ad avere... sono state le calze di sua mamma, color carne chiare, semi usate, riposte nel comodino, che gentilmente mi aveva dato sapendo che mi sarei masturbato con le medesime. Nel consegnarmi le calze di sua madre mi lasciò carpire che la cosa lo eccitava, infatti un giorno a stento mi confidò, che si era masturbato pensandomi mentre mi segavo e venivo nelle calze della mamma. Quelle calze diventarono rigide, tante furono le sborrate che gli feci dentro, dopo naturalmente averle annusate al bordo, per percepire l'odore della figa e al tallone per l'odore del piede. Con le calze di nylon, avevo già imparato ad infilarmi la punta delle calze nelle rispettive narici, per sentire l’odore dei piedi, leccavo il tallone sudato delle calze che rilascia un sapore favoloso e facendo scendere la calza fino al cazzo riuscivo ad avvolgerlo di nylon per poter venir dentro con tutta la libertà di questo mondo.
Avevo 11 anni e già mi ero reso conto che il godere con qualcosa di intimo femminile, mi avrebbe eccitato moltissimo.
In un’altra occasione, ci trovammo soli in casa, gli chiesi se mi faceva vedere dove la mamma riponeva i capi intimi, lui mi portò in camera da letto, apri il primo cassetto del comò e con ammirazione il mio sguardo cadde su delle belle cosette. Gli chiesi se mi lasciava andare in bagno con un paio di mutande per segarmi e lui mi disse che potevamo andare in camera sua, anche perché si sarebbe masturbato anche lui. Così facemmo, ci sedemmo sul suo letto, io avevo portato le mutande ad altezza naso per odorare il profumo, lui al mio fianco si toccava guardandomi. Ad un certo punto provò a toccarmi il cazzo, fu in quel momento che mi confermò la sua tendenza omosessualità, che per quanto mi riguarda, inizialmente non mi attraeva più di tanto. Comunque lo lasciai fare, mi allungai sul letto, continuando a odorare le mutande della mamma, chiudendo gli occhi. Dopo qualche minuto Davide si inginocchiò e si mise in mezzo alle mie gambe, mi alzai e non feci in tempo a dire una parola che si mise il cazzo in bocca. In quel periodo, bastava anche solo un battito di ali di farfalla per farmi venire, devo quindi ammettere che sentire in mio uccello nella bocca del mio amico, non mi dispiaceva affatto. Me lo scappellava piano piano, mi baciava la piccola cappella, me lo leccava su tutta la lunghezza fino a raggiungere la testa. Ad un certo punto senti il mio sperma uscire e venni nella bocca del mio amico che la tolse solo dopo tutti gli ultimi schizzi di piacere. Sul momento mi piacque molto il pompino che mi fece, nessuna bocca fino ad allora l’aveva succhiato, ma andando a casa quel pomeriggio, pensai di non ripetere più altre volte quell’esperienza.
Invece, non andò proprio così, i genitori di Davide erano al lavoro, come tutti i pomeriggi, dopo aver fatto qualche parola riguardante la musica, iniziai a dire che mi stava diventando duro il pisello, solo al pensiero di potermi di nuovo masturbare con qualcosa di intimo di sua madre. Andammo nuovamente in camera e dopo aver scelto delle calze marroni scuro, ci ritrovammo ben presto sul suo letto. Davide aveva scelto un paio di mutande nere in raso e pizzo. Avevo infilato il cazzetto in una delle due calze e l'altra la odoravo, mentre il mio amico con le mutande della mamma le sfrusciava sul pisello. Aveva la cappella sproporzionata rispetto al membro, era molto grossa e rossa. Fu la prima volta, che mi venne voglia di prendere in bocca un uccello, il vederlo sfrusciare freneticamente mi aveva eccitato non poco. Mi chinai e lo misi in bocca, succhiavo molto forte quasi con la forza di un’aspirapolvere, con la lingua sentivo il taglio della cappella, mi muovevo tutto intorno senza però troppo scappellarlo, perchè aveva dato segno di non gradire molto. Nel frattempo, lui mi toccava il cazzo dentro la calza trasparente marrone...mi ero prefissato di venire nello stesso momento in cui avessi sentito i primi schizzi caldi di sperma nella mia bocca e così andò. Fu un'esperienza particolare che non ci dispiacque affatto. Insomma ci toccavamo, ci spompinavamo, con l'intimo della mamma, era molto eccitante. Un giorno, la madre scoprì su una calza, dello sperma secco (sicuramente il mio, cercavamo sempre di asciugare, prima di riporre il tutto a suo posto, probabilmente rimase qualcosa) e fece una brusca romanzina a Davide pensando fosse lui, quando me lo raccontò ci ridemmo sopra non poco, per non rischiare, decisi di non venire più nell'intimo della madre, ma lo potevo sempre odorare. Andammo avanti tutta l'estate, un pomeriggio dopo esserci sdraiati nel letto, mi chiese se volessi provare a infilargli il pisello dentro il buco del culo. Gli dissi di si, solo se si fosse indossato una mutanda della mamma, ne scelse una bianca trasparente e se la indossò. Il buco del culo era molto piccolo e non avendo avuto precedenti esperienze, con il mio cazzetto da giovane, quindi non ancora del tutto sviluppato come quello di un adulto, ma molto duro, spostando da un lato le mutandine, provai ad infilarlo pian piano. Era incredibilmente eccitante sentire il buco del culo con la cappella del pisello, quando iniziai a sentire le pareti dell'ano, mi vennero i brividi fino alla punta dei piedi. Quando il cazzo fu completamente dentro ci girammo da un lato, iniziai a muovermi freneticamente, sentivo già i primi s**tti di piacere, buttai un occhio al suo cazzo che era durissimo, non feci in tempo a guardarlo, che iniziò a fare dei filini di sperma, stava praticamente venendo senza toccarsi, eccitato dal sentirmi dentro al suo culo. Quella volta avevo scelto delle calze di nylon velatissime color grigio chiaro e una delle due la infilai sul suo pisello, poco dopo averlo visto venire dentro, glielo presi in mano e scappellandolo piano piano con la calza fradicia, lo feci godere fino in fondo.
Quella scena, mi portò dopo pochi secondi a venire nel culo di Davide con un'intensità favolosa. Dopo essermi sfogato per quasi tutta l’estate, iniziai a capire che era l’ora di giocare con una figa. Piano piano non ci frequentammo più.

Non molto lontano da casa mia, c’era una merceria dove mia madre, andava a comprare. Entrai diverse volte con lei e vi devo confessare che ero eccitatissimo a vedere mia madre comprare calze, ecc. e a vedere l’intimo esposto nel negozio, da ogni parte che mi girassi c’erano capi interessanti, sognai di trovarmi all’interno del negozio di sera e man mano aprire tutte quelle s**tole e scoprire il favoloso contenuto. Questa merceria, aveva all’angolo del negozio, una vetrinetta formata da montanti in alluminio e da un vetro antisfondamento. Erano sempre esposti collant, mutandine, guepiere, ecc. Un giorno passando li, scoprì che un camion facendo retromarcia, aveva in pieno colpito la vetrinetta, accartocciandola da un lato, e lesionando tutti i vetri delle pareti, ma senza infrangerli. Il contenuto era ancora tutto nella vetrinetta. Il mio occhio andò immediatamente a cadere alla base e vedendo che era formato da un semplice piano in legno foderato, pensai di ritornare e fare un bel bottino. Tornai di sera sul tardi, infilando il braccio, da sotto il piano in legno rotto in un angolo presi tutto quello che mi interessava. Mi portai a casa una gupiere bianca a fiori da sballo, calze da reggicalze in sete, di varie taglie e colori, collants di vari colori e denari, insomma tutte marche di alta categoria.

In estate con i miei si andava in un paesino dell’entroterra in puglia a trovare mia nonna, mamma paterna e ci si soggiornava per circa un mese. Andavamo in treno con al seguito l'auto. Un anno nel viaggio di andata, gli scompartimenti della 2^ classe erano formati da 6 posti a sedere, si partiva alle 21.00 di sera e si arrivava al mattino alle 8.00, ci sistemammo e verso le 22.00 tirammo in avanti i sedili, uno con l'altro formando una specie di letto dove si potevano distendere i piedi. Nello scompartimento c'ero io, mio padre, mia madre una coppia di anziani e una signora di circa 50 anni, era una signora piacente, vestita semplicemente, una camicetta, una gonna corta, delle calze di nylon marroni. La sistemazione era la seguente: io mi trovavo verso il finestrino, la signora di fronte, mia madre al mio fianco destro, mio padre di fronte e verso l'uscita la coppia di anziani. Tutti quanti trovammo una posizione comoda per poter affrontare la notte, la signora si allungò e mise i piedi tra me e mia madre. Tutti si addormentarono tranne il sottoscritto, rimasi per parecchio tempo a pensare se provare a toccare le gambe della signora o se solo masturbarmi guardandole nella penombra. Avevo il pisello duro come l'acciaio. La signora sembrava dormire, ma c'era da fidarsi a toccargli i piedi?...e se si fosse svegliata, che figura di cacca, facevo davanti ai miei? Era la prima possibilità che mi si presentava di toccare una donna vera. Avevo il cuore in gola. Mi feci coraggio e provai a sfiorarle le dita dei piedi fasciate dal rinforzo della calza, poi le sfiorai il dorso del piede, il tallone, il polpaccio, peccato che il quella posizione non riuscii ad arrivare alla coscia e alla balza della calza. Che sensazione incredibile sentire il nylon fasciare le gambe della signora. Ad un certo punto, la signora si girò da un lato, spostò i piedi e me li posizionò ancora più vicino, feci un'altra stupenda prova, strusciai il pisello sulla calza, ricordo che bastarono poche volte, per venire in maniera strepitosa, la sporcai con qualche goccia di sperma, praticamente ero venuto solo per lo sfregamento della cappella con il nylon. Decisi di addormentarmi, ma dopo circa dieci minuti, il mio pisello diventò nuovamente duro, non ne voleva sapere di dormire, mi abbassai piegandomi fino ad arrivare con il mio viso vicino ai piedi della signora. Baci, leccai, odorai, i piedi della signora, odoravano di cuoio delle scarpe e di sudore...bastarono due annusate e voilà...di nuovo un piacere intenso. In quella posizione, potei finalmente, arrivare a toccarle anche le cosce…mmmmm, ma soprattutto riuscii ad arrivare alla balza e ad un gancio del reggicalze, la mano si era intrufolata, tra la calza e la sottoveste probabilmente in raso, era di un liscio incredibile. Arrivò il terzo godimento, fu meraviglioso.
Lo feci altre due volte, una di queste tornai ad annusarle i piedi, l’altra tirandomi su mi permise di strusciare nuovamente il pisello scappellato sul dorso del piede, era favoloso sentire il nylon sfiorarmi la cappella, insomma arrivai a quota 5 seghe mega. Al mattino mia madre mi chiese se ero riuscito a dormire bene, avevo due occhiaie!. Non si ripresentò mai più una situazione del genere, peccato, ma mi servì per capire che era eccitante toccare una donna sconosciuta e per di più nel sonno.
Questo periodo fu molto bello, spensierato, e soprattutto molto proficuo per quanto riguarda la mia passione. Come forse tutti non sanno, in questi paesini quando si ha un lutto in famiglia, dalla moglie alle figlie ecc. era d’obbligo vestirsi di nero. Voglio precisare che allora il colore delle calze e dei collant che preferito era proprio il nero, non facile da trovare in città. Un’altra cosa che va spiegata è la seguente, questo paesino era formato al 70% da vecchie case, quindi su un piano solo o eventualmente due, dandomi la possibilità di reperire roba intima facilmente. Un giorno, andando a messa, per far piacere ai miei, vidi in un banco davanti a me sulla sinistra, una signora giovane, molto elegante e bella, tutta vestita di nero, con calze nere con riga molto trasparenti, così tanto da lasciare intravedere il color roseo delle gambe. Usciti da messa con il cuore in gola la seguii ed individuai dove abitava e dove poteva eventualmente stendere il suo intimo. Per giorni e giorni passai di lì a dare un’occhiata, senza grossi risultati, ma la mia perseveranza un giorno mi premiò vedendo uno stendi bagno pieno zeppo di roba nera, era così tanta che dovetti escogitare un piano per poter razziare tutta quella roba, andai velocemente a casa di mia nonna, presi il mio zainetto, ritornai un po’ più tardi in zona, sapevo di rischiare, ma l’eccitazione di possedere quella roba era 10000 volte superiore alla paura. Lo zainetto era così pieno che sembrava una mongolfiera. Bottino: quattro paia di calze nere in seta di cui un paio con la riga, una guepiere, un body, diverse mutandine in seta e culotte in raso, reggiseni, guaine con ganci da reggicalze, due gonne, una camicetta in seta ed infine una maglia in cotone. Fu una manna per quei tempi avere quella roba. Potei vestirmi quasi completamente con l’abbigliamento di quella stupenda e giovane signora, un sogno che diventò realtà. Sento ancor ora nelle mie narici il profumo stupendo di quei capi. Era troppo rischioso tenere lo zainetto in casa e siccome mi piaceva molto girare per lungo e per largo tutte le stradine del paesino, fu proprio in questo modo, che trovai in periferia un casotto semi abbandonato in un oliveto, dove potei nascondere l’intimo.
Andavo periodicamente al casotto e sapendo che quel ben di Dio, trascorsa la vacanza, non l’avrei potuto portarlo interamente a casa mia, mi portò pian piano a fare delle sborrate libere sugli indumenti.
In quella stessa vacanza ebbi un amore platonico con una fidanzatina e un incontro ravvicinato del “terzo tipo” da parte di una delle tante cugine, più vecchia di età, la più porca, che avevo li al paese. Facendola breve, mi trovai con lei, in uno sgabuzzino, nella rimessa molto grande di suo padre, imprenditore edile, con la scusa di doverla aiutare a cercare qualcosa che ora non ricordo cosa fosse. Mi iniziò a chiedere se avevo la fidanzata, se avevo baciato una ragazza e se lo avevo fatto con la lingua, ecc.
Mi ricordo il vestito a fiori che indossava e sedendosi su un ripiano di fortuna, accavallava le gambe come se fosse una porno-star, lasciandomi intravedere le mutandine bianche. Piano piano si avvicinò sempre di più e prendendo la mia mano se la mise sotto la gonna, sopra le mutandine, all’altezza della figa, sentivo il taglio, ero molto eccitato, ma allo stesso tempo molto ansioso, non sapevo esattamente cosa dovevo fare e allora presi a muovere le dita su e giù per il taglio, lei dopo poco, strinse così forte la mia mano nelle sue cosce, che non riuscivo quasi più a muovere le dita, questo non le creava nessun problema, anzi nel giro di pochi minuti ansimò come…come…non so che cosa…decidete voi…poi, per premiarmi del piacere datole, mi infilò la mano nei pantaloncini corti che indossavo, passando prima da una coscia poi dalla patta, mi masturbò ma non riuscii a venire, non so ancor ora darmi una spiegazione di tutto ciò, so solo che questa mia cugina si incazzò molto e non mi parlò più per tutta l’estate.

Purtroppo non avevo ancora quella malizia che si può avere ad un'età più avanzata. Nel frattempo tornato dalle vacanze mi trasferì in un altro condominio, formato da 12 famiglie.
Ebbi le prime amicizie femminili, vale a dire in una di queste famiglie c'erano due sorelle, Monica e Manuela e in un’altra, una ragazza bellissima, della stessa mia età, che si chiamava Antonella e la sorella, gran figa, Patrizia.
Devo per forza raccontare due avvenimenti fantastici che mai dimenticherò e precisamente una festa di carnevale nella tavernetta dei genitori di Antonella e un capodanno a casa di Monica e Manuela.
Nella tavernetta di Antonella eravamo circa una dozzina di persone tra ragazzi e ragazze, Antonella mi aveva già eccitato tutto il pomeriggio, con il suo vestito da spagnola, non so se rendo l'idea, vestito nero, calze nere a rete, con copri spalle e scarpe di color rosso. Dopo aver ballato, bevuto, mangiato, giocammo al gioco della bottiglia, dove riuscì per culo a vincere, un bacio da una ragazza, un' altro bacio con lingua da un'altra, ma il mio pensiero era sempre rivolto ad Antonella. Avevo il cazzo durissimo e quindi decisi di andare al bagno per farmi un gran segone. In quel bagno, piuttosto spartano, scoprì che le ragazze si erano cambiate per indossare i vestiti di carnevale e quindi avevano lasciato delle borse che contenevano, potete immaginare che ben di Dio. Rubai un collant nero molto trasparente, forse un 15 denari, e per la prima volta provai eccitazione per un paio di scarpe di color rosso con un tacco da circa 8 cm. Strofinai la mia cappella, quelle poche volte che bastano, all'interno di quelle scarpe rosse e fu una sborrata colossale. Pulì alla meno peggio le scarpe e proseguì la festa.
Nel corso del tempo, riuscii a rubare dei collant ad Antonella perché abitava al piano terra. Avevo 13 anni non si parlava più di gocce bianche, ma di due o tre schizzi di sborra bianca ma decisamente più densa.
Un anno dopo, mi trovai, invitato insieme ad altre persone, a casa di Monica e Manuela, a festeggiare il capodanno, i genitori a loro volta festeggiavano il capodanno fuori casa, Avevamo la casa a completa disposizione. Si era deciso di aspettare la mezzanotte guardando la televisione, inizialmente sembrava uno di quei capodanni, pallosi al massimo, dove non vedi l'ora di tornare a casa, fino a quando su un divano andò a sdraiarsi Monica per godersi la visione dello spettacolo televisivo, dopo pochi minuti le si avvicinò una sua amica mi sembra si chiamasse Elena e si sdraiò vicino a lei. Nella mia timidezza, scelsi il posto più indietro di tutti, cosa vuol dire, che davanti a me c'era una schiera di sedie con ragazzi e ragazze imbambolati davanti alla TV in bianco e nero e tra loro e la mia posizione, a sinistra, c'era il divano con le due ragazze sdraiate, la luce proveniva solamente dallo schermo della televisione. Con la scusa del freddo si misero un plaid addosso...e cominciarono a baciarsi e toccarsi...immaginatevi di che dimensione e durezza poteva essere il mio cazzo in quel momento! Provai a toccarmi il cazzo da fuori i pantaloni ma l'ansia di essere beccato da tutti a toccarmi, mi fece riflettere e abbandonai quella soluzione. Pensai allora di provare a venire muovendo il muscolo dell’uccello ritmicamente, le gambe fasciate da un collant color carne che fuoriuscivano dalla coperta, i movimenti, che provocavano le ragazze, erano tremendamente eccitanti. Godetti come non mai, senza toccarmi, fu favoloso.
Nel frattempo passata la mezzanotte, qualcuno ebbe la bella idea di giocare a nascondino al buio in casa, tenete presente che il loro alloggio era quasi il doppio di quello dei miei genitori, quindi si prestava benissimo al gioco.
Si fecero varie conte, in una di queste, mi trovai a nascondermi nella camera di Manuela, aveva qualche anno in più di me ed era una bella tipetta, non persi tempo e cercai la roba intima, provai nel comò, niente, provai nell'armadio, niente, al buio completo, naturalmente non era facile vedere, poi ebbi la fortuna di scorgere in un angolo una cassettiera molto alta, con circa otto cassetti molto stretti, li, trovai il paradiso. Rubai un paio di mutandine (bianche) e due collant (uno marrone scuro con tassellino bianco zona figa ed uno blu) e feci la stessa cosa nella stanza di Monica, rubando due collant (uno nero ed uno marrone). Verso le 4 tornammo a casa, io, giuro con 4 collant e un paio di mutandine infilati nelle mie mutante. Incredibile, ma vero. Indossai più volte quei collant e quelle mutandine...quante mega seghe. L'eccitazione era sempre più grande, perché sapevo che quell'intimo era di Manuela e di Monica.


Parte terza

Ho sempre praticato molti sport, ma mi voglio soffermare sul nuoto e sul tennis, perché in ambedue le circostanze sono entrato nello spogliatoio femminile sapendo di non incontrare nessuno, e con una velocità incredibile, portar via dalle borse, mutandine, collant, anche gambaletti usati. La curiosità di odorare i gambaletti mi ha portato a capire che ogni piede femminile ha un suo proprio odore. Questo è bellissimo.
In questo periodo mi ricordo accadde un episodio molto buffo, di fronte al nostro condominio si era sposata una giovane coppia, che dopo circa una settimana, aveva steso, allo stendi bagno, fuori dal balcone al piano terra, precisamente un reggiseno, uno slip, un reggicalze, un paio di calze tutto di color bianco e un reggiseno, uno slip, un reggicalze, un paio di calze tutto di color nero (le calze erano in seta...mmmm). Sapete dove sono andate a finire? Immaginatevelo!
I miei genitori ogni tanto, andavamo a trovare alcuni loro amici e portandomi con loro, scoprì che la moglie di questo amico, usava il reggicalze, perché quando si sedeva sul divano in sala, le calze si raggrinzivano e si vedeva il rilievo del gancio del reggicalze, aveva delle gambe bellissime e lunghissime. Sognavo di inginocchiarmi vicino a lei seduta e di venire sulla piega che si formava dal lato del ginocchio. Una sera mi feci coraggio e chiesi di andare al bagno, fui molto fortunato, perché in una cesta in vimini, trovai delle calze usate color nero. Mi feci una sega galattica, odorai il bordo delle calze che sapevano tantissimo di figa e sborrai lasciando solo qualche goccia nelle calze. L'esperienza riscontrata é quella che in casa altrui, andando in bagno, nella cesta dei panni sporchi, si può trovare, quasi sempre, qualcosa di molto interessante.
L'unica volta che trovai la cesta dei panni sporchi non nel bagno, ma nello studiolo, fu quando presi alcune ripetizioni di inglese da una bella professoressa bionda. Usava molto i kilts, riuscii a rubare un collant blu ed uno bordeaux, molto, molto odorosi Questa professoressa, prendeva il pullman per andare a scuola, aspettando alla fermata, mi dava il tempo, passando dal retro di un condominio di salire le scale e dalle vetrate del piano rialzato, vedendola, di segarmi varie volte, una di queste, lei indossava una minigonna grigia con collant grigi e stivali neri, giuro, feci una sborrata con il cazzo molle, vale a dire ero così eccitato che mi sono bastate 5 o 6 stantuffate con la mano ed il mio cazzo non ebbe nemmeno avuto il tempo di diventare duro che già avevo sborrato.
Le altre ripetizioni, che dovetti prendere, sono state di matematica, la professoressa non era molto bella, anzi era persino un po' cicciottella, faceva il bagno nel profumo, aveva due grosse tette, indossava sempre una gonna sopra il ginocchio e con collant generalmente di color marrone molto velati. Questa professoressa mi si sedeva di fronte ad un tavolo molto stretto e mentre mi dava degli esercizi da svolgere, correggeva i compiti in classe dei suoi allievi, quindi molto concentrata nella correzione, mi dava la possibilità piegando la schiena indietro, abbassando lo sguardo, di vederle le gambe, toccandomi il cazzo da fuori i pantaloni, feci un sacco di sborrate nelle mutande!

Un giorno, andando a trovare un mio compagno di classe, salii su un pullman di linea, c’era solo l’autista, io, e una ragazza più o meno della mia età, con giubbotto e gonna in pelle nera, calze a rete e stivali, aveva i capelli tinti di un bel rosso ramato e con degli orecchini ad anello da zingara. Era seduta alla mia sinistra, due posti più avanti, non persi tempo e sperando che nessuno salisse alle fermate, mi tirai fuori l’uccello e mi masturbai velocemente, guardandole le gambe con le calze a rete nere. Lasciai un vero e proprio laghetto di sperma. Mi eccitò così tanto vederla che aspettai di scendere alla sua fermata e seguendola a meno di 10 metri di distanza, imboccata una stradina secondaria, mi tirai nuovamente fuori l’uccello durissimo e mi masturbai avvicinandomi alla ragazza…aveva un culo da favola…lei non si accorse di nulla…a distanza di quasi un metro…giuro…venni facendo colare tutto per terra.
In questo periodo iniziai ad avere le prime fidanzate, purtroppo, a quel tempo uscendo con una ragazza, se eri fortunato si arrivava alla masturbazione reciproca, ma non di più, solo con una certa Cristiana che ancor oggi, incrocio per la città (sempre molto distinta, sempre vestita in maniera impeccabile, sempre ancora una bella tipetta) le cose furono molto diverse.
Alle superiori nell’intervallo le ragazze stavano da una parte del corridoio ed i maschi dall’altra, ero amico con un compagno ( Ezio ), molto figo, ed ero abituato a vedere le ragazze guardare lui e mai me, Cristiana nell’intervallo incrociò il mio sguardo diverse volte e di li a poco tempo, andai a prenderla sotto casa per andare a fare una passeggiata. Davanti ad una merceria si fermò di s**tto e mi disse: hai voglia di aspettarmi 10 minuti, devo comprare due cosette...naturalmente dissi di si...ero molto curioso di sapere di che cosa si trattasse...ma non ebbi il coraggio di chiederglielo...poco dopo andammo in un bar, a prendere una cioccolata, fu proprio lei, a farmi vedere gli acquisti...erano due paia di collant uno nero con delle foglie disegnate (era ottobre, classico collant autunnale) ed uno bianco ricamato...rimasi attonito per qualche secondo…rispondendole…da inebetito…eh…belli. Nella mia testa frullava un solo pensiero: forse ho incontrato la ragazza giusta a cui piace indossare graziosi capi intimi. Ci frequentammo per vari mesi e dopo i soliti approcci, cercai di farle conoscer meglio la mia passione. Non fu per niente difficile, anzi sentivo nel suo parlare, un piacere interiore intenso se indossava della lussuosa lingerie. Per farla breve, una delle cose più belle, fu vedere il mio uccello infilato in un suo collant 15 denari, la sua bocca andare su e giù, le sue mani affusolate con le unghie smaltate di color rosso torcere lo scroto e intravede il mio sperma uscire dal taglio del glande inondando il suo collant, le sue labbra e la bocca. Riuscii anche a realizzare un altro piccolo sogno quello di sborrarle addosso, sui suoi collant, alla pecorina sulle sue favolose mutandine in raso a fiori, e infilando l’uccello tra la calza nera e la sua coscia, venire vicino al gancio del reggicalze.

Devo ringraziare Ezio, per tutte le volte che mi ha fatto spiare la sorella (Lorella, veramente una gran figa), dal buco della serratura, mentre si accingeva a fare il bagno, questo, stimolò parecchie volte la mia fantasia, facendola colmare con dei piaceri incredibili.

I miei possedevano una casetta in montagna, nel periodo estivo quando il tempo si prestava, trascorrevamo i fine settimana. Mi annoiavo a morte, il paese vicino era squallido, solo le montagne offrivano una panorama piacevole. L’unica giornata che mi piacque, fu quella volta, dove aiutai a spostare dei mobili in casa di una signora di circa 60 anni, che i miei conoscevano, abitava li vicino, scesa al piano di sotto per prepararmi una bevanda, trovandomi nella camera da letto, aprì l’armadio, i cassetti e nel primo trovai calze in nylon da reggicalze quasi tutte grigie e solo qualcuna marrone, nel secondo guaine e bustini con ganci da reggicalze, nel terzo reggiseni di taglia grande (la signora aveva le tette grandi) e mutande a volontà. Mi misi immediatamente nelle mie mutande a contatto con il cazzo, due paia di calze grigie, mi eccitava molto il colore e poi erano molto trasparenti, 10 o 15 denari e un reggiseno bianco. Finito il lavoro, la signora mi chiese ancora, se potevo fissare con un gancio robusto un quadro con raffigurata una madonna, che le piaceva molto, le dissi: domani mi procuro il trapano e un tassello e ci vediamo nel pomeriggio. Trafficavo col trapano, quando la signora mi disse che sarebbe andata in giardino a curare i suoi fiori, il mio cazzo divenne durissimo, quasi da uscire di forza dalla zip dei pantaloni, aspettai qualche istante e dalla finestra la vidi chinata nell’aiuola, aveva delle bellissime gambe, la gonna tirata su, lasciava vedere una parte della coscia che sotto il sole era luccicante, andai nell’armadio, aprì il secondo cassetto e prendendo un bustino color carne, mi riavvicinai alla stessa finestra, infilando il cazzo nel morbido bustino e guardando le gambe della signora, il rinforzo al tallone delle calze, le punte dei piedi fuori uscire dalle ciabatte, mi toccai freneticamente. Portavo sempre un fazzoletto in tasca dei pantaloni, proprio perché se avessi dovuto sborrare senza sporcare da qualche parte, lo avrei potuto fare…ero quasi li per venire, ero così eccitato che decisi di sgocciolare tutto il mio sperma nel bustino, fu favoloso. La stessa signora stendeva molto spesso i collant e le calze che usava, io di notte andavo ad odorarli e a segarmi a volontà, non avendo la lavatrice, probabilmente i capi li lavava a mano, lasciando ancora il suo odore molto gustoso.

Avevo 17 anni, non uscendo da vari mesi con nessuna ragazza, avevo voglia di godere, e facendomi forza decisi di cercare di entrare in un cinema vietato ai minori di anni 18. Il controllore mi fece passare senza chiedere un documento, wuaoo…che figo…entro in galleria e quasi immediatamente vedo una metà della sala, formata da coppie e l’altra metà, formata solo da uomini. Vado a posizionarmi dietro una coppia, lei era una mora trentenne, molto carina. Allora, non esisteva Xhamster, i cd, i dvd, le videocassette porno, quindi potete immaginare come fossi eccitato a vedere quelle scene. Tirai fuori l’uccello duro, ma lo nascosi sotto il giubbotto, poggiato sulle gambe, mentre mi godevo le sequenze del film, osservai il fervore della coppietta seduta nella fila davanti a me, che con discrezione a loro volta sotto i loro cappotti si toccavano. Col cuore in gola, il respiro affaticato, poco prima di venire spostai il giubbotto e cercando di direzionare i getti di sperma verso il basso, decisi di dedicare i primi tre alla mora trentenne, sul maglione nero in lana, altezza spalle.
Questa operazione…vi giuro…lo feci per 4 o 5 volte nel corso di tutta la proiezione del film. Tornai a casa con il cazzo viola. Fu un’altra esperienza sensazionale.
Ritornai altre volte, in una di queste decisi di sedermi dalla parte dei soli uomini, all’inizio del film ero da solo, poco dopo, davanti a me, ma verso destra, si sedette un uomo di circa 50 anni, nella mia stessa fila alla mia destra lasciando un posto libero, si sedette un uomo di circa 30 anni. Feci la solita mossa del giubbotto sulle gambe, mentre l’uomo sulla destra davanti a me non facendosi nessun problema tirò fuori l’uccello dai pantaloni e si masturbò con le due dita, aveva un membro decisamente grosso. Anche alla mia destra l’omino tirò fuori l’uccello e si toccò con disinvoltura. Le scene del film erano sempre più arrapanti e nella foga, anch’io tolsi il giubbotto, così potei muovermi meglio, il trentenne si spostò di posto e si affiancò alla mia destra, poco dopo, con la sua mano sinistra mi toccò la coscia, io feci finta di niente, continuai a masturbarmi, fino a quando pian piano arrivò a toccarmi il cazzo, non dissi niente. Mi stava masturbando mentre a sua volta si toccava. Nella penombra riuscivo a vedere il film, il grosso uccello di quel signore davanti a me, la mano di uno sconosciuto che mi toccava e il suo cazzo. Ero lì quasi per venire, mi tenevo a fatica, il colpo di grazia me lo diedero le schizzate di sperma del grosso membro del signore seduto davanti, questo mi portò a prendere in mano l’uccello del mio vicino e a stantuffarlo a dovere, era caldo, duro, quando sentii i primi s**tti rallentai, poi ripresi, alla seconda serie di s**tti lo vidi sborrare, in contemporanea volarono alti i miei schizzi, non mi fermai, accarezzandogli con le dita la liscia cappella, continuai fino a sentire il suo sperma caldo colare nelle mani. Lui si chinò sul mio uccello e vi giuro, mi ripulì interamente la cappella dallo sperma, ogni volta che sentivo sfiorate la punta della lingua sulla cappella erano enormi s**tti di piacere. Io non sarei riuscito a fare lo stesso, ma lo lasciai fare…
Un’altra volta, vidi un vecchietto di circa 60 anni, andai a sedermi alla sua destra. Dopo qualche minuto di proiezione, dove si poteva ammirare un bel pompino in primo piano, iniziai a sbottonarmi, tirando fuori l’uccello già molto duro, tenendolo sotto il giubbotto. Aspettavo con curiosità i movimenti del vecchietto. Quando il mio uccello iniziava ad ingombrare sotto il giubbotto, lo tirai fuori, il vecchietto sembrò essere anch’esso molto eccitato e con disinvoltura mi guardava. Dopo essersi aperto la zip, tirò fuori anche lui il cazzo, non lungo, ma molto largo e iniziò a masturbarsi guardando la cappella del mio giovane cazzo. Presi l’iniziativa e allungando la mia mano sinistra, mi avvicinai, ricordo che mi fece segno di assenso. Non riusciva quasi a stare nella mano, tanto era largo, ma corto, non era durissimo, comunque lo smanettai non poco, nel frattempo si avventò con la sua mano al mio uccello. Aveva delle mani molto grosse, lo lasciai fare, ricordo che mi toccò i testicoli, facendomeli andare in su, poi da un lato, poi dall’altro, mi accarezzò il ventre, l’interno delle coscie, ecc…
Ad un certo punto, mi borbottò qualche parola, mi chiese se glielo prendevo in bocca, dissi di no, ma colsi l’occasione di dire che se voleva farlo lui, a me andava bene. Non se lo fece dire due volte, iniziò ad ingoiarlo fino alla base, sentivo i primi s**tti del mio cazzo, lo fermai diverse volte, fino a quando sentii il mio sperma nella bocca del vecchietto e la mia mano bagnata del suo. Con l’inizio del secondo tempo, si sedette alla mia destra un altro signore, che già in precedenza nella penombra ci guardava con molta attenzione. Fu la prima e l’ultima volta che presi in mano due cazzi in contemporanea, facendoli sborrare a più non posso, naturalmente schizzando anch’io a non finire e guardando le prestazioni delle pornostar nello schermo.


Parte quarta

Voglio precisare che tutti gli episodi narrati e tutti quelli che andrò ancora a raccontare sono tutti fatti realmente accaduti al sottoscritto. Ho deciso di mettere velocemente per scritto questo racconto per non dimenticare e per mantenere sempre vivo il ricordo di quei momenti erotici favolosi.

Non posso non narrare, il ritorno a casa, da una festa, abbastanza noiosa, a cui avevo partecipato. Non ero del tutto sobrio, arrivai fino alla portina di casa, ma decisi di non sprecare la serata, e il mio uccello volle andare a puttane. Le puttane erano visibili in tutti gli angoli dei grandi vialoni periferici della città e nel centro storico, in alloggi con vetrina, dove lasciavano intravedere all’esterno, il loro abbigliamento arrapante e sexy.
Scelsi una signora bionda di circa 35 anni con un babydoll, niente calze, peccato, entrai, era immediatamente visibile il letto, di fronte un comò, sopra una televisione accesa e in fondo una porta che dava in un bagno molto piccolo. Mi spogliai e salendo sul letto, mi infilò il preservativo, si mise su un fianco e mi toccò l’uccello, prima con le mani unghiate di smalto rosso carminio, poi con la bocca, mi fece diventare il membro così duro da non esitare a ficcarglielo velocemente nella figa, iniziai a muovermi in maniera molto decisa. La puttana guardava la televisione e faceva finta di godere, non troppo disturbato da quel fatto venni dopo pochi secondi. Andai in bagno e mi lavai, mentre mi accingevo ad uscire, la vidi, cambiarsi, mettersi un reggiseno, mutandine nere e aprendo il comò tirò fuori un collant nero molto velato. A quella vista, con la porta semiaperta, mi toccai il cazzo che era già duro come un bastone e mi masturbai. Il tempo trascorreva e la puttana iniziò a chiedersi cosa stavo facendo e avvicinandosi alla porta del bagno, mi vide sborrare a fiotti di sperma. Lei tutto subito si arrabbiò, praticamente avevo sborrato per terra e persino un po’ addosso a lei, io immediatamente, scusandomi, dissi che avrei pulito tutto e che avrei subito tolto il disturbo. Così feci, dopo aver pulito, mi rivestii e mentre ero sulla porta dell’uscio, mi disse: “Potevi dirmelo prima che ti eccitano i collants, la prossima volta se vuoi possiamo giocarci insieme”. Mi domando ancor oggi, come abbia fatto a capire la mia passione…in effetti era una puttana, se non lo sapeva lei, chi doveva saperlo…una suora?
Anche se mi aveva lasciato con quella frase molto allettante, non tornai mai più da lei.

Arrivò il periodo della maturità, eravamo una comitiva di 9-10 ragazzi e 4-5 ragazze, che sostenuto tutti quanti l’esame, decise di partire per le vacanze con le tende, destinazione: località marina tra la liguria e la toscana. Dopo varie peripezie in campeggio, per colpa di un mio amico che aveva sbagliato giorno di prenotazione, finalmente riuscimmo a montare una tenda da 8 posti e altre 3 canadesi. Ma vengo al sodo, due giorni dopo, arrivarono tre ragazze inglesi provenienti dalla capitale e si insediarono con la loro canadese al fianco della tenda da 8. La stessa sera del loro arrivo, Sergio che mi dormiva vicino, mi svegliò verso le 2 di notte, dicendomi che sentiva nelle vicinanze dei gemiti femminili, io assonnato sentii inizialmente solo lo stridio delle cicale, poi effettivamente i gemiti provenivano proprio dalla tenda delle inglesi. Potete immaginare quali fossero stati i commenti che facemmo la mattina seguente. Arrivammo persino a pensare di fare delle orge con quelle tipe…a dir la verità con la faccia da culo che soprattutto due dei miei amici avevano…riuscimmo a fare amicizia molto in fretta, tanto da insospettire ed ingelosire le ragazze del nostro gruppo. Ho ancora delle foto s**ttate con le ragazze inglesi, non vi dico in quali posizioni. Una era bionda, la più bella, una rossa, di media bellezza, una bruna, la più bruttina, ma comunque scopabile, avevano, mi sembra 24 o 26 anni. Erano disinibite al massimo, si spinellavano alla grande, bevevano birra in quantità industriali, lesbicavano tra di loro, insomma è proprio il caso di dirlo, è come se avessero avuto stampigliato sulle loro magliette “sesso, droga and rock’n’roll”. Facendola breve, ce le siamo passate una ad una, la bionda aveva una quarta di tette, fu una bella scopata, muoveva le anche divinamente, la rossa faceva dei pompini favolosi, alcune volte anche ingoiando lo sperma, alla bruna non feci tempo ad arrivarci, anche perché mi soffermai diverse volte con la rossa dagl’occhi azzurri, mi eccitava da morire. Quando venivo le tenevo la testa, sentendo i morbidi capelli, in modo da non farle togliere la bocca dal cazzo, lei non diceva mai di no. Ricordo, che in un incontro sessuale con la rossa, essendosi spinellata a dovere, siccome, era più di là, che di qua, approfittai a girarla in posizione prona per vederla e toccarle il buco del culo, non lo avevo mai fatto, aveva un culo bellissimo, sodo, perfetto, simmetrico, armonico, il buco era piccolo, quindi non dovevano essere stati in molti ad entrarci. Con il cuore in gola, iniziai a leccarle il buco del culo, sentire l’odore, mi fece quasi venire le vertigini, palpai più volte le natiche, strusciai il cazzo sopra l’orifizio, poi mi feci coraggio e provai ad avere un rapporto anale, inizialmente non riuscii, dovetti prima inserirle un dito, poi due, infine dovetti lubrificare con la mia saliva. Quando vidi la cappella del mio uccello entrare nel buco della rossa…mmmmm…mi sentii come a casa. Ci fu un fatto che mi fece andare in ebollizione e fu quella di sentirla godere con enorme gusto, a quell’età non riuscii a capire, non toccavo il clitoride, non toccavo la vagina, non stringeva le gambe, come faceva a godere? Ora me lo so spiegare…l’eccitazione mentale può fare molto. Non tardai molto a venire, non mi feci nessuno scrupolo nel venirle dentro, come vorrei tornare a quel preciso istante, sentire le sette, otto spruzzate di sperma dentro quel favoloso culo…mmmmm.

Arrivò settembre e dovetti partire militare, un anno sprecato in tutti i sensi. L’anno dopo nello stesso periodo feci domanda di sostituzione in una banca locale e per un anno sostituii un ragazzo che anche lui assolveva il medesimo servizio. Nel corso dell’anno lavorai in tesoreria, in esattoria, e allo sportello. In tesoreria l’ufficio era composto dal capoufficio Michele, da Giorgio e 6 donne, precisamente, Vilma: bruttina e vecchiotta Maurizia: una ragazza normale, Elsa: molto carina, ma molto riservata, Franca: la mega zoccola sempre minigonnata, con tacco vertigine, scamiciata, scollata, gambe lunghe 3 km e collants velati, forse anche a dormire, Nicoletta: bruttissima, Valeria: separata, che nel corso dell’anno mi tirò il colpo più volte, ma che sviai sempre, perchè non mi piaceva, non mi attizzava, forse anche perché ero continuamente distratto da Franca. In un giorno di sciopero, fatto, che accadeva assai raramente, mi trovai in ufficio solo con Franca. Io lavorando a tempo determinato, non potevo fare sciopero e Franca non aderiva per farsi vedere bene dai dirigenti. Le scrivanie erano a coppie una di fronte all’altra, la posizione di Franca era quella di darmi la schiena ad una distanza di circa 4 metri. Non riuscii a res****re molto nel toccarmi il membro da fuori i pantaloni, guardandole le cosce, le gambe, le scarpe…sborrai così tanto che dovetti andare a pulirmi in bagno.

In banca conobbi anche Marta una ragazza della mia età che sostituiva un’impiegata in maternità, le parlavo quando ci incrociavamo alla macchinetta del caffè nella pausa di circa 10 minuti mattiniera o pomeridiana. In una di quelle occasioni mi invitò nella pausa pranzo a prendere un caffè a casa sua, i suoi genitori erano al mare. Suonai il campanello, entrai, mi fece sedere sul divano, accese lo stereo e preparò il caffè, la musica era quella degli Style Council, lenta, sdolcinata.
La guardavo con molta attenzione mentre preparava il caffè, era di schiena, potevo ammirare le sue belle gambe e il culetto che il vestito le fasciava, la cosa che mi eccitava di più erano i collant che indossava color carne.
Pronto il caffè me lo portò e si sedette vicino a me sul divano, posammo le tazzine dopo aver bevuto e mi chiese se mi piaceva quella musica, gli rispondetti di sì. Sedendosi sul divano, naturalmente la gonna le salì un po' in alto, lasciando ammirare una parte della coscia, mi stavo eccitando terribilmente, sentivo il cazzo ingrossarsi enormemente nei jeans. Capì che questa situazione le piaceva, mi feci forza, e mi avvicinai con la bocca alla sua, cercando un bacio o una bella slinguata e nel frattempo le posai la mano un po' sulla gonna un po' sulla coscia fasciata dal nylon...mmmmm...la sua lingua nella mia bocca roteava a ritmo vertiginoso...poco dopo la mia mano andò sotto la gonna, mi avvicinai sempre di più alla zona vaginale e da sopra il collant e le mutandine iniziai a toccarla...dopo pochissimi minuti...stringendo la mia mano in mezzo alle cosce...ansimò a s**tti diverse volte...insomma ebbe un orgasmo da favola. Si fece tardi e dovemmo tornare al lavoro, ricordo che le dissi...”io inizio ad andare, così trovo parcheggio più facilmente, ci vediamo al lavoro, ciao”.
Mentre scesi a piedi per le scale, all'altezza di un pianerottolo, mi sbottonai, presi il cazzo in mano e nel giro di pochi secondi feci una sborrata galattica, contro il muro della scala.
Ci vedemmo diverse volte, ma voglio raccontare, quando un giorno, andammo a giocare a tennis, era molto brava, dopo la doccia, entrati in macchina per accompagnarla a casa, mi disse “mi è piaciuto molto come mi hai toccata l'altro giorno, adesso voglio premiarti anche io”...come prima cosa mi fece fare una bellissima limonata, nel frattempo, toccandomi da fuori i pantaloni, quando sentì che il mio uccello non poteva stare più in gabbia, l'ho tirò fuori e iniziò a segarlo, ad un certo punto scese con la testa e con la lingua mi leccò come se fosse un gelato, ogni colpo di lingua era uno s**tto di piacere, muoveva con la mano e leccava con la lingua...insomma mi fece venire letteralmente a colpi di lingua... qualche schizzo le andò sulle labbra e in bocca…fu un indimenticabile pompino.



Parte Quinta

Con alcuni amici, andai ad una festa di carnevale, organizzata dai titolari di una discoteca, io ero vestito da diavolo, tramite un mio amico, che conosceva una gruppo di ragazze, mi venne presentata una ragazza vestita da coniglietta, molto carina. Nell’arco della serata ci ballai insieme, ci scherzai, ci si divertì non poco, di lì iniziò una serie di incontri che ci portarono a frequentarci come “veri” fidanzati. Premetto che questa ragazza era sempre vestita bene, sempre impeccabile, anche senza utilizzare dei capi di alta qualità. Avevo immediatamente avuto la percezione che le piacesse non solo vestirsi bene esteriormente, ma anche internamente con diversi e attraenti capi di lingerie. In seguito potei constatare che le sue lunghissime, proporzionatissime gambe erano sempre fasciate dal nylon.
Alcuni dei ricordi più belli furono quelli di quando ci si imboscava in macchina, era bellissimo passare le mani sopra le sue cosce, scendere fino al polpaccio, usava collant molto velati e lucidi, mi faceva impazzire, indossava gonne a portafoglio molto corte, dove la mia mano poteva inserirsi facilmente all’interno.
La faccio breve quella ragazza di li a quattro anni diventò mia moglie. Il periodo di fidanzamento servì da “apripista” per conoscerci meglio in tutti i sensi, sesso a volontà, ma gli anni migliori secondo il mio parere, sono stati i primi anni di matrimonio, dove abbiamo fatto cadere molti tabù, ci si confidava intimamente e quindi si provavano varie esperienze sessuali. Insomma…ancor oggi se voglio leccare i piedi puliti o sudati a mia moglie, se voglio farmi pisciare sull’uccello facendomi masturbare, se voglio metterlo nel suo culetto, se voglio farle indossare un collant nelle gambe e uno in testa, se voglio sborrarle in bocca, sul reggicalze, sulle autoreggenti, sulle tette, sulle scarpe, se voglio scoparla utilizzando come preservativo un collant, se voglio venirle addosso quando e vestita da figona…ecc, non ho nessun problema a farlo. Il massimo lo raggiunsi, un giorno, quando mia moglie, conoscendo la mia passione verso i capi intimi femminili, mentre stavamo pomiciando mi disse: “vuoi indossare un mio collant?”. Tutto subito fui titubante, le rispondetti che non sarebbe stato un gran bello spettacolo, però dentro di me sentivo una intensa passione che si faceva sempre più palpitante. Riscontravo in mia moglie, una certa eccitazione, se mi avesse visto indossare il suo capo intimo, allora non mi tirai indietro e finalmente lo indossai. Mi fece anche indossare una gonna in pelle nera, una delle poche che mi andavano, (la taglia di mia moglie è 42-44 la mia era 46-48). Parecchie sono le volte che giochiamo in questo modo. In un'altra occasione, dopo aver comprato un collant di taglia molto grande ( XXL ), infilammo insieme le nostre quattro gambe e scopammo avvolti entrambi nel nylon. Provatelo...

Nei primi tre anni di matrimonio eravamo in affitto in una villetta a schiera, fuori città, su due piani, in una zona, molto bella e tranquilla. L’episodio simpatico, fu quello di una trentacinquenne, bruna capelli corti, occhiali da intellettuale, fisico notevole, tette da paura che di lavoro faceva la rappresentante di prodotti farmaceutici, questa tipa era tutti giorni della settimana in giro, tornava ad ore tarde e nei weekend era sempre in casa. Il suo piccolo giardino confinava con il nostro, diviso da un vetro zigrinato che lasciava trasparire discretamente bene le figure. All’insaputa di mia moglie, non vi dico quante seghe mi sono fatto, a vederla in trasparenza, in costume a prendere il sole d’estate. Non vi dico la roba intima che le feci sparire, era molto perfezionista nel suo intimo. Inondai con schizzate di sperma i suoi perizomi (prediligeva quelli di color nero e ne aveva un numero impressionante), i collants, le autoreggenti (le usava parecchio), i reggiseno. Di sera o di notte salivo su una sedia ed affacciandomi dal vetro divisorio, sborravo sopra lo stendibagno, sempre posizionato in quel punto, ricco dei suoi capi intimi. Aveva un modo di fare con gli uomini, che portava a far suonare tutti i campanelli d’allarme alle rispettive mogli. Una domenica pomeriggio di giugno, era una bellissima giornata, la vicina in costume da bagno, mi vide mentre anch’io mi accingevo a sdraiarmi per prendere il sole e iniziò ad intraprendere qualche discorso. Mia moglie immediatamente, arrivò, un po’ per curiosità, un po’ per controllare la situazione. Aveva un corpo da modella, avrei voluto dirle tirandomi fuori l’uccello dal costume: “scusa, ma con il corpo da paura che hai, non resisto nel non masturbarmi, guardandoti”…e sotto il suo sguardo mi sarebbe piaciuto lasciar fili di sperma cader nel prato.
Pensai di fare con mia moglie un bel giochetto, precisamente come già in altre occasioni, mi sono fatto fare da lei un pompino, una sega guardando un film porno, forse, se la convincevo, sarei riuscito a godere, guardando il corpo della vicina. Iniziai a convincerla, notai che mia moglie era abbastanza eccitata, in fondo invece di un film porno, c’era poi solo, un bel corpo longilineo, con due belle tette. Senza fare rumore mia moglie si inginocchiò da un lato, facendo finta di appoggiarsi sulla mia sedia a sdraio per leggere e iniziò con la bocca a slinguarmi la cappella, immediatamente diventata viola dalla durezza del cazzo. Mi leccava i coglioni, mi metteva la punta della lingua nel taglio del glande, insomma feci una sborrata favolosa.

Riuscii, un giorno, in bagno a casa di mia cognata, tra l’altro una bella donna, a rovistare nella cesta dei panni sporchi e trovare tre collants color carne usati e ben odorosi, uno lo rubai, facendomi tante di quelle seghe, da svenire. Per apprezzare meglio l’odore della figa, mi infilavo nelle narici il triangolo bianco, respiravo a pieni polmoni e facendo un buco in un piede del collant, venivo dentro a fiotti di sperma.

Alcuni anni più tardi ci trasferimmo in città, in appartamento di proprietà, dove abitiamo tuttora e qui non posso non raccontare dei simpatici dirimpettai di pianerottolo, precisamente Francesco e Giuliana, lei era infermiera in ospedale. Un giorno Francesco mi disse che mi avrebbe lasciato le chiavi di casa per qualsiasi evenienza ci fosse stata e per bagnare le piante, visto che loro sarebbero partiti quindici giorni per andare in vacanza in Egitto. Andai parecchie volte a bagnare le piante e non solo quelle…i capi intimi di Giuliana erano riposti in tre grossi cassetti del comò nella loro camera da letto, il primo era formato da mutandine, reggiseni, canottiere bianche e non voglio esagerare, ma circa una ventina di collant color carne, era il cassetto di ciò che usava in ospedale, il secondo era composto da capi per tutti i giorni, ricordo diversi perizomi e nel terzo vi erano le cosette più sfiziose. Non c’è che dire era molto ordinata. Aveva alcune guepiere, diversi reggicalze e relative calze di vari colori (bianche con riga, nere, marrone scuro, blu, un paio di calze rosse con balza nera), un collant tipo reggicalze, insomma tra me dissi: “ma che bella porcellina Giuliana”. L’eccitazione era incredibile quando indossai quelle meraviglie…la cappella del mio cazzo la strofinai dappertutto. Lasciai una goccia di sperma all’interno di molte mutandine zona figa. Guardandomi allo specchio dell’armadio, vestito in quell’intimo, mi masturbavo a manetta, la cosa mi eccitava un casino.
I collants mi entravano benissimo, mentre le calze di nylon erano un po’ corte. Ne smagliai una.
Non mi trattenni e portai via un collant color carne, le calze bianche con la riga, e uno slip nero trasparente con bordi in pizzo. Non posso non raccontare un capodanno trascorso insieme a Giuliana, il marito, mia moglie ed altre quindici persone circa, tutte coppie, che dopo aver mangiato, bevuto, ballato in una baita di montagna, andammo tutti a dormire in una mansarda, ognuno con il proprio sacco a pelo. Francesco era contro la parete del muro, affianco la moglie, poi io, infine mia moglie, noi eravamo girati al contrario, vale a dire mentre loro avevano la testa verso il muro, noi avevamo la testa dalla parte opposta. Faceva molto caldo e dopo aver potuto ammirare nei più disparati pigiami le varie mogli, andare a dormire, vidi Giuliana infilarsi nel sacco a pelo con una semplice t-shirt bianca, che le lasciava trasparire il turgido seno e un paio di pantaloncini bianchi corti, che le lasciavano mostrare le gambe belle affusolate. Dormivano tutti, ciò mi consentì di provare a segarmi, guardando Giuliana. Mi venne una fantastica idea, tirai giù fino in fondo la cerniera del sacco a pelo, rivolta dalla sua parte, piegai le gambe, mi girai verso di lei ed arrivai con l’uccello ad una distanza dal suo viso di circa 40 cm. Che figata, vedevo in penombra il mio cazzo e vicino, il suo viso. Fui molto fortunato, perché Giuliana, in quel momento girò il viso verso il mio uccello e si scoprì lasciando vedere il seno nudo sotto la t-shirt bianca, potei avvicinarmi ancora di più, quasi a circa 20 cm. Avevo timore si svegliasse, facendo una gran figura di merda, ma l’eccitazione era grande, sapere mia moglie da una parte, Giuliana dall’altra, mi fece proseguire, arrivando a sborrare nella mia mano destra sboccando gli schizzi per non colpirla. Che goduria!!! Avevo immaginato di sborrarle sul viso, sporcandole i capelli, gli occhi, il naso, la bocca. Non mi bastò, mi avvicinai con il cazzo ancora più vicino, ma all’altezza del capezzolo e fu una seconda goduria strabiliante. Per non rischiare non azzardai assolutamente a toccarla e feci bene infatti fui premiato con due seghe stupende.

Nel 2001 decisi di comprarmi un computer, perché ve lo sto dicendo?...perchè due anni dopo, provai a chattare con programmi come ICQ, C6, Netmeeting, ora sostituiti da Skype, messenger, ecc…
Conobbi una donna di 42 anni, sposata con un figlio, di nome Milena di Pescara, era una vera ninfomane, dopo esserci conosciuti in chat, scambiato foto, chat erotiche, confidati riguardo parecchie cose, mi chiese il numero di cellulare, mi dette il suo e cominciammo una serie di sesso vocale al telefono. Fu molto eccitante, aveva una voce molto sensuale. Mi chiese più volte di andarla a trovare, così avremmo potuto consumare carne con carne dei bei rapporti sessuali (le piaceva sentire il cazzo nel culo). Era troppo lontana per riuscire a trovare una balla così grande da farmi andare fino a Pescara. Pensate, avevo incontrato una donna che si eccitava nel sentire l’odore di cazzo nello slip di un maschio sconosciuto. Inviai in buste sigillate molti miei boxer odorosi di cazzo e sperma indossati per vari giorni e così fece lei con varie mutandine, collant e calze usate. Fu un bel periodo, molto particolare, dove ero sempre eccitato come una bestia. La convinsi, perfino, ad installare una webcam, aveva abbastanza dimestichezza con il computers, questo lo fece anche raccontando qualche balla al marito.
Ricorderò sempre la prima volta in webcam, che si infilò un vibratore rosa nella figa, seduta sulla sedia da computer, con i rispettivi piedini smaltati sul piano della sedia. A quel tempo la connessione non era delle più veloci, ma non importa, furono molte le volte che venimmo insieme. Una volta, Milena aprendo la bocca mi chiese di avvicinarmi con l’uccello in webcam, per sborrarle in bocca…sembrava quasi vero, in un’altra occasione venni nel buco del suo culo dilatato da un membro in lattice nero di discrete dimensioni.
Era veramente una donna molto calorosa, beato il marito, peccato che eravano troppo distanti…

Nel frattempo feci anche la conoscenza di una fisioter****ta, divorziata, 39 anni, di Pisa, veramente molto figa, di nome Sandra, con quel suo accento toscano, mi faceva sbrodolare, solo a sentirla parlare. Anche con lei si passò dalla chat al cellulare con sesso vocale ed infine all’incontro reale e fisico che stabilito a circa mezza strada, risultò essere a Genova. Stavolta con la scusa del lavoro potevo azzardare a compiere l’impresa. Studiati i minimi dettagli e preso il treno, mi diressi verso Genova Principe. Erano le 9.40, era un sabato di aprile, la giornata era stupenda, tiepidina, il cielo terso. Aspettai la telefonata che preannunciava l’arrivo in auto di Sandra. Le foto che mi aveva inviato mostravano una donna molto fascinosa, alta, bionda, occhi azzurri, tette (una quarta abbondante), insomma una strafiga. Non pretendevo che fosse gnocca come appariva nelle foto, mi sarei accontentato anche di qualcosa di più “normale”. Finalmente squillò il mio vecchio Nokia, sentendo la sua voce sensuale, mi disse che mi vedeva e che era esattamente di fronte, dall’altra parte della strada, nel parcheggio auto, dietro alla fermata del bus. Quando la vidi mi venne quasi un infarto, era altissima (era più alta di me, io sono alto 1.78), bionda, ben vestita, veramente una strafiga. Attraversai al semaforo come pedone e quando la raggiunsi, lei che era appoggiata al tettino della sua Y con la portiera aperta, mi venne incontro e tutti e due dopo un bel sorriso ci abbracciammo, come se ci conoscessimo da moltissimi anni. Mi dette subito un bacio sulla bocca. Non capivo più un cazzo. Mi disse di salire in macchina così potevamo raggiungere C.so Italia per poter passeggiare sul lungomare, zona che anch’io come lei, conoscevo e sapevo, luogo molto caratteristico. Nel tragitto in auto, non mi tenni nel farle capire che era una bella donna e rimasi compiaciuto, quando anche lei, era colpita dal mio fascino. La scansionai a 12000 dpi, indossava un paio di jeans leggermente a zampa di elefante che le fasciavano le gambe in maniera divina, stivaletti bassi colore jeans, un maglioncino in lana sottile color panna e un giubbotto altezza vita di montone rovesciato. Trovammo un bar con terrazza esterna rivolta verso il mare (un bel colpo d’occhio) e ci fermammo per fare colazione, parlammo per una buona mezzora, avevamo molte cose da dirci, poco prima di alzarci, mi mise la mano prima sulla coscia, poi mi toccò l’uccello, già duro in precedenza, da fuori i jeans. Senza più dire una parola, incrociando solo i nostri sguardi capimmo che dovevamo trovare un posto tranquillo per andare a fare del sano sesso. Ad un incrocio, vedemmo il cartello di un hotel, poco distante, facemmo così in fretta a registrarci che ci trovammo poco dopo il un bel letto matrimoniale. Aveva portato un borsone con il necessario per dormire, ma non solo, conoscendo le mie passioni, aveva riposto anche dei capi di lingerie, precisamente una gupiere nera con ganci da reggicalze con calze nere 15 denari. Quando capii che aveva portato capi intimi perchè sapeva che mi piacevano, fui letteralmente sopraffatto dalla sua generosità. Dopo esserci assaggiati con vari preliminari (una cosa singolare, aveva quei pochi peli della figa color biondo), mi fece sdraiare supino, mentre lei mi cavalcava, facendo aderire il mio cazzo durissimo in mezzo alle sue grandi labbra, dopo pochi minuti era eccitatissima, sentì colare sul mio ventre un liquido caldo, l'umore della sua figa bagnatissima, continuava e continuava, non mi era mai accaduto una cosa del genere con quella entità. Quando poco dopo la vidi ansimare, vidi il mio uccello sborrare verso la mia pancia. Fu un godere immenso. Ricordo che fece un apprezzamento sulla quantità di sperma che era uscita dal mio cazzo. Io normalmente riesco sempre a fare dalle 10 alle 12 schizzate piene di sperma.
Era quasi ora di andare a mangiare un boccone, Sandra andò in bagno a lavarsi la figa, mi alzai dal letto, mi asciugai la pancia ed avvicinai ad odorare i gambaletti blu, addirittura un pò secchi sulla punta dei piedi, perchè indossati e sudati negli stivaletti. Entrai in bagno, con una nuova forte carica sessuale. Era seduta sul water che stava aspettando l'arrivo della pipì, sentii lo scroscio e il filo dorato, mi eccitò in maniera indescrivibile, poi passò al bidè per lavarsi con un detergente profumatissimo, io, davanti allo specchio del lavandino, ve lo giuro, vidi il mio uccello fare un'alza bandiera da paura, fece in fretta a vederlo nuovamente duro, mi avvicinai e lei prese a succhiare il cazzo mentre si toccava la figa. Non vi dico il piacere che ebbi nel venirle addosso, precisamente le venni sulla guancia e vicino alla bocca, vidi colare il mio sperma sulle stupende tette.
Dopo pranzo, passeggiammo sul mare tra le case dei pes**tori a Boccadasse, un posto veramente romantico. Si parlava, le nostre occhiate si incrociavamo, ci osservavamo, ci abbracciavamo, fu un'emozione meravigliosa. Trascorsero circa due ore, tornammo in albergo, andammo in camera, uscimmo in terrazza, la vista, dava su un vialetto, lei era appoggiata al davanzale del balcone ed io le guardavo il culo vestito dal jeans, aveva due chiappe da favola. La abbracciai da dietro, le baciai il collo, aveva un odore stupendo, le leccai le orecchie, le baciai i suoi biondi capelli, mentre lasciava trasparire un piacere ed un'eccitazione molto intensa, preso dalla frenesia le sbottonai i jeans, glieli calai giusto ad altezza cosce in modo che potessi infilare il mio membro nella sua figa da dietro...lei stette al gioco...non curanti di sguardi indiscreti gli venni dentro (in precedenza le avevo chiesto se dovevo infilarmi un preservativo, ma lei mi aveva risposto che prendeva la pillola e che quindi non era il caso, ci credetti).
Guardammo la televisione per un po', poi la vidi di nuovo calda sul mio uccello, sentivo la punta della sua lingua nel buchetto del mio cazzo, dentro di me iniziavo a pormi una domanda: riuscirò a fare la quarta? Ero in astinenza da alcuni giorni, ma...non avevo più 18 anni...facemmo un bel 69, poi riuscii a leccarle i piedi smaltati di rosso porpora (sapeva che una mia passione era quella dei piedi, infatti me li mise letteralmente in bocca), che profumo, poi il culo, infilandogli la lingua le allargai il buco. Era prona sul letto, le feci diversi massaggi dalla schiena alle natiche, la baciai, depositai la mia saliva su tutto il suo meraviglioso corpo, poi mi chinai verso di lei per infilargli il membro durissimo nella figa, entravo ed uscivo, entravo ed uscivo, uscendo le premevo il clitoride e lei schizzava umori dappertutto. Dopo aver giocato per un po', provai a premere la turgida cappella, umida dei suoi umori, nel buco del suo fantastico culo. Con un po' di fatica, sentì la cappella entrare nel buco, sentì i brividi fino in fondo alla schiena...credetemi...mi ci volle poco a venire...i primi tre schizzi del mio sperma dentro l'ano...gli altri...fuori sulle natiche e sui lacci della gupiere...fu eccezionale.
Purtroppo non era nei piani il potermi fermare a dormire e quindi verso le 19,30, mi accompagnò alla stazione dove presi il treno del ritorno con il cuore distrutto dalla separazione con Sandra. Lei dopo circa un ora non resistette a telefonarmi, ero in viaggio in treno, anche lei sentiva un dolore immenso al cuore. Ci incontrammo altre volte, ma più la cosa si faceva interessante, più avevo paura di perdere mia moglie. Decidemmo all'unanimità, con molto rammarico di troncare!


Parte Sesta

Sono stato abbastanza stringato nel raccontare di mia moglie, anche perchè avrei troppo da scrivere, questo potrebbe essere lo spunto per un eventuale altro racconto.
Segnalo solo una serata a casa di Alberto ed Anna, dove fummo invitati, dopo esserci frequentati in precedenza, altre volte. Quella sera, dopo aver mangiato cena, Alberto che suona in un complesso, mi fece ascoltare le loro nuove canzoni, nello studio, mentre mia moglie ed Anna, erano sedute su un comodo divano, al piano di sopra, a vedere la TV.
Avevamo bevuto tutti e quattro, senza esagerare, ma da essere decisamente allegri. Quando tornammo, al piano di sopra, vidi mia moglie e Anna che si slinguavano, si toccavano le tette, si sfioravano sotto le gonne lasciando trasparire ambedue i bordi dei collant (mia moglie aveva un collant nero con stivali neri con tacco 12, Anna aveva un collant color carne con le pantofole, queste ultime mi eccitavano incredibilmente), avevano le camicette sbottonate e nel momento in cui vennero sorprese, si ricomposero mettendosi a ridere, noi dicemmo di continuare, perchè non ci stavano disturbavano assolutamente. Tra me pensavo: ma Silvia non è lesbica...come mai? sarà l'effetto del vino?.
Ricordo che Alberto attenuò la luce delle lampade, creando penombra nella stanza, si avvicinò alla moglie e mi fece segno di avvicinarmi alla mia...insomma scopammo le proprie mogli, guardandoci uno con l'altro, fu una eccitante e bella serata. Se ricordo bene, venni dentro mia moglie, guardando il movimento ritmico delle grosse tette e dei capezzoli turgidi di Anna, che veniva penetrata dal marito.

Alcuni anni fa, ristrutturammo una casetta in montagna, riuscimmo a recuperare la cucina, la camera da letto, e creammo una cameretta e un bagno. La arredammo pian piano, con i mezzi a disposizione, senza troppa urgenza. Un giorno mia moglie tornando a casa dal lavoro nella pausa pranzo, mi disse che una sua collega era disponibile a regalarci la vecchia cameretta in frassino della figlia, ormai sposata, basta solo che fossimo noi a smontarla. Naturalmente non ci facemmo scappare l'occasione e una sera andai a smontarla, per poi il giorno dopo farmi aiutare dal cugino di mia moglie, a caricare il tutto e trasportare il materiale in montagna.
La casa era vuota era rimasta solo quella cameretta, iniziai a smontarla, quando mi trovai a sfilare i cassetti, con mio imbarazzo e sommo piacere, trovai nel primo cassetto un collant nero velatissimo, aprii velocemente gli altri nella speranza di trovare qualcos'altro e così fu, altri tre collant, uno nero 40 den, uno color panna, uno color carne (questi ultimi erano smagliati, ecco il perchè probabilmente non furono presi). Ero da solo, pensai immediatamente di indossare il collant nero velatissimo, facendo attenzione a non strapparlo. Purtroppo erano stati lavati, quindi non erano odorosi, pazienza. Mi feci un segone da sballo.

Nell'ambito del lavoro avrei anche diversi episodi da raccontare, ora mi limito a ricordarne tre. Uomini e donne, abbiamo a disposizione degli armadietti separati, dove chi vuole può lasciare gli effetti personali. Questi armadietti sono usati maggiormente dalle donne. Claudia era una bella ragazza (ora non lavora più da noi), occhi azzurri, capelli corti, biondi, labbra carnose, molto alta, ne troppo magra, ne troppo grassa, insomma bel piantata, ma proporzionata, delle belle tette, ma una “palla” a sentirla parlare, (non stava mai zitta), posso immaginare, che se fossimo stati a letto insieme, o le si tappava la bocca con il pisello, o non sarebbe mai riuscito a diventare duro. Aveva però una bella abitudine, portare sempre gonne altezza sopra ginocchio e collants dal color panna al marrone scuro, molte volte, d'estate, anche bianchi. Si andava a cambiare le scarpe, quasi sempre con il tacco, con delle pantofole...si proprio così, delle comunissime pantofole da casa.
Non chiudeva mai a chiave il suo armadietto, un giorno, velocissimamente entrai nello spogliatoio vuoto, presi le sue scarpe ed andai in bagno. Erano delle Chanel nere con tacco 12, odoravano del suo piede, aperte in punta tanto da infilargli l’uccello dentro e stantuffando a dovere feci una sborrata gigantesca. Dopo neanche 10 minuti avevo riposto le scarpe nell’armadietto.
Il secondo episodio fu quello di quando le dissi che aveva le calze smagliate, lei dopo aver esclamato il suo dispiacimento, mi disse che aveva un collant di riserva e che quindi si sarebbe andata a cambiare. Aspettai che tutti fossero andati a casa e cercando dappertutto, trovai nel cestino dello spogliatoio femminile, proprio il collants color bianco che per quasi tutta la giornata aveva indossato. Che profumo sia nella punta dei piedi, sia nel triangolo zona figa. Per gli intenditori, si percepiva il profumo che usava abitualmente, l’umore della figa e il sudore dei piedi.
Claudia in molte occasioni, aveva lasciato trasparire un certo attaccamento nei miei confronti, voglio dire, avevo l’impressione che una scopata con me l’avrebbe fatta molto volentieri, anche se aveva il ragazzo. Nelle ore lavorative, varie volte siamo entrati in confidenza, sia con particolari anche molto intimi, sia con battutine (ad esempio: le chiedevo se per 10 euro mi faceva fare un giro sulle sue tette, lei mi rispondeva che fuori dal posto di lavoro, me lo avrebbe fatto fare, anche a gratis).
Infatti questo clima portò l’avvenimento del terzo episodio, quello di un dopocena aziendale, dove andai a prenderla a casa in macchina, perché così volle lei. Premetto, che per tutta una serie di circostanze, che ora non vado a spiegare, ho sempre cercato di non avere un rapporto extraconiugale con colleghe di lavoro.
Infatti quella fu l’unica volta dove mi lasciai andare…finita la cena, scherzando e ridendo arrivammo sotto casa sua. Mi ricordo molto bene come era vestita, l’avevo guardata varie volte a cena, aveva un maglione in lana color salmone, sotto una camicia bianca, una gonna marrone, con collant color carne, stivali marroni con tacco. Accavallò le gambe e si girò verso di me, mi si avvicinò per darmi il bacio della buona notte, ma io fui più veloce di lei, la baciai sulla bocca, aveva delle labbra carnose che mi facevano impazzire, soprattutto se me le immaginavo sulla cappella del mio uccello. Ci slinguammo parecchio, poi presi l'iniziativa e le toccai le tette da sopra il maglione, constatando la sua piena libertà nel farsi toccare, andai avanti e le misi le mani sotto la gonna. Lei, nel frattempo, incominciò a toccarmi da fuori i pantaloni l'uccello, che era già pronto, mi diedi da fare, con la brillante idea di farmi strada per arrivare a toccarle la figa, con un dito, forzai perforando il collant e spostando le mutandine riuscì a sentire il taglio della figa molto bagnata. La feci venire nel giro di pochi minuti, sentendola ansimare a volume piuttosto alto. Poi lei coronò il mio sogno, dopo aver sbottonato la patta si avvicinò con le sue carnose e lucide labbra al mio cazzo. Non persi tempo, forzai il collant da dietro, le misi un dito nella figa e uno nel culo (quelle dita non me le lavai per giorni). Poco prima di venire, tolse la bocca, ma continuò a segarmi con la mano fino a raggiungere gli ultimi spasmi di piacere, mi salutò baciandomi la cappella ancora sporca di sperma caldo e mi disse “ci vediamo lunedì”.

La città brulica di locali dove effettuano massaggi di tutti i tipi, con o senza olio, essenze, ecc…molti di questi sono seri altri un po’ meno. Ho sempre voluto provare a farmi fare un bel tonificante massaggio, lo avevo provato solo una volta in uno di quei centri benessere, esistenti nei “resorts” vacanze.
Un amico mi parlò di uno chiamato quello “romantico”…dopo aver telefonato mi prenotano un sabato mattina alle 10.00…suono il campanello, mi aprono, verso destra, seduta su di uno sgabello, dietro ad un bancone che fungeva da reception, una signora asiatica di circa 50 anni, poco attraente, un po’ troppo rotondetta per i miei gusti, comunque, dopo aver pagato, mi indicò uno spogliatoio, mi diede un asciugamano e mi disse di accomodarmi in un’altra stanza.
In questa stanza, non molto grande, vi era un lettino…aspettai qualche minuto, la signora asiatica mi disse di sdraiarmi prono con il solo asciugamano bianco e di aspettare…non parlava molto bene l’italiano…comunque feci quello che mi disse. Sapevo che il massaggio romantico finiva o con una sega, o una pompa, o una chiavata, sinceramente da quella signora di circa 50 anni, mi sarei fatto fare, solo un bel segone, con magari un dito nel culo.
Dopo pochi minuti, entra una donna di circa 30 anni, capelli neri lisci, asiatica, non bellissima, ma decisamente chiavabile, indossava un vestito corto in raso nero con grandi fiori colorati, ricordo che ne avevo comprato uno simile, ma di color rosso, a mia moglie perché mi eccitava un casino vederla con quel tipo di abbigliamento orientale. Lo sguardo poi mi cadde sul rilievo del bordo delle calze autoreggenti color nero molto velato e sulle pantofole colorate, dove i suoi fantastici piedi andavano a far tana. Mi stavo decisamente eccitando, sia per i massaggi, sia al pensiero di fare qualcosa di godurioso con quella tipa.
Iniziò dai piedi e salendo all’altezza dell’interno cosce, mi tirò lievemente su l’asciugamano e iniziò a massaggiarmi le natiche, che figata!!!...arrivò fino alla schiena, poi mi fece girare, girandomi potei vederla meglio, non era per niente male, un bel corpo. Riprese dai piedi e salendo all’altezza dell’uccello, mi toccò in maniera notevole i testicoli, questo mi fece impazzire. Spostò delicatamente l’asciugamano e iniziò a palparmi il membro, lo sfiorava con quell’olio profumato che riscaldava. Faceva scivolare le mani da professionista, il cazzo era caldissimo, mi faceva già qualche s**tto di piacere. Non tardai a toccarla con la mano sinistra…mmmmm…sentire il nylon della calza, la balza in pizzo, mi dava un’emozione intensa, ma quando andai a cercare la figa e mi accorsi che non aveva slip, l’emozione aumentò ancor di più. Non sapevo se potevo azzardare una decisa palpata e quindi iniziai a toccarla con dolcezza, poco dopo la sentii umida, all’asiatica, le piaceva farsi toccare. Non tardai a venire, avevo il mio dito medio nel buco del suo culo, con le sue mani mi stringeva il glande e con un po’ di malizia poco prima del primo schizzo, mi girai verso di lei, facendo trasparire una goduria incredibile, le sborrai addosso, lei fece inizialmente per spostarsi ma io con il dito nel culo riuscii a bloccarla e una dopo l’altra le schizzate andarono tutte sul vestito. Il numero delle schizzate furono 10 o 12, quindi provate ad immaginare. Non sembrò essere molto contenta e dopo avermi detto qualcosa di incomprensibile, prese un asciugamano e si asciugò il vestito, rimasto però ancora umido del mio sperma…che figata!!!

Un giorno incontrai per strada un carissimo amico, Johnny, era appena arrivato da Las Vegas, lui per lavoro viaggia in continuazione spostandosi da un capo all’altro del mondo. Quando torna in città mantiene sempre quei tre, quattro contatti, per non annoiarsi. Mi chiese se quella sera volevo andare con lui, era stato invitato da una coppia, lei una 40 enne molto prestante con un marito che gode a veder la moglie scopata da estranei. Dopo aver informato che saremmo stati in due, il marito ancora più contento, confermò l’ora del ritrovo. Il mio amico dopo avermi spiegato alcune cose. mi disse: “guarda cosa faccio io e comportati di conseguenza”.
Erano le 21.00 circa, suonammo alla porta, il marito ci fece entrare, fui presentato, ci offrirono un whisky, parlammo di qualcosa e dopo circa 20 minuti ci fecero andare in una stanza ampia molto particolare, vi era un enorme letto circolare in mezzo alla stanza, una X in legno da una parte, un comò, specchi alle pareti e sul soffitto, una poltrona, una videocamera su un treppiedi, una vasca con idromassaggio in un angolo.
Dal comò spuntò fuori una serie di oggettistica da far invidia ad un sexy shop, ricordo che la donna volle che la penetrassi con un enorme fallo nero in lattice, molto venoso, fornito di polpetta, spinsi più che potevo, il cazzo di gomma era lungo 30-35 cm ed aveva un diametro di 7-8 centimetri, entrò nella figa facilmente, nel mentre la donna succhiava il cazzo del mio amico, quando la sentii venire premetti la polpetta facendo uscire il liquido caldo…ero eccitato al massimo…mi stavo toccando già da qualche minuto, poco dopo sfilandole il fallo nero fece uno squirting da sballo, trovandomi inginocchiato davanti a lei, strusciai due o tre volte la cappella viola sulle sue gambe bellissime, ma soprattutto lisce come il marmo levigato e prontamente esplosero le mie schizzate bagnandole le cosce, nel mentre il mio amico le venne in viso e sulle tette. Incredibile, tutto questo davanti al marito, che si smanettava, ma senza arrivare a godere, di lì capì che da noi voleva ancora vedere altro.
L'iniziativa come al solito, venne presa da Johnny...aprì un cassetto del comò e prese delle calze di nylon, una nera, una marrone e legandole prima una mano poi l'altra, la immobilizzò alla X di legno, il mio amico mi fece segno di prenderne altre due per legarle i piedi, così feci, il cassetto era pieno di nylon e seta, da far rizzare l'uccello anche ad un ottantenne.
Presi due calze marroni con la riga di seta e mi avvicinai ai piedi smaltati di nero, ero eccitatissimo, sia perchè le stavo toccando i piedi, sia perchè la stavo legando con un calza di nylon. Era una visione stupenda, da inginocchiato, potevo ammirarla dai piedi, salire per le gambe, guardarle il culo, la schiena, fino ai capelli neri corvini. Dopo circa 20 minuti dalla precedente sborrata, avevo il cazzo durissimo. Johnny si avvicinò e da dietro le mise il cazzo nella figa, poi nel culo, di nuovo nella figa, poi in culo, alternava il movimento con maestria. Il marito continuava a guardare lo spettacolo. La donna ansimava con notevole ardore. Non sapendo esattamente cosa fare andai dalla parte opposta della X per cercare di toccarla, quando la donna mi vide, mi fece capire che voleva farsi una bella slinguata, mi avvicinai e dopo aver vorticosamente usato la lingua, iniziò a leccarmi il viso, la cosa mi eccitava tremendamente. Quando il mio amico le venne nel culo mi fece segno di fare altrettanto, non mi feci pregare due volte, inserendo il cazzo nel culo sentivo la sborra calda depositata in precedenza da Johnny e dopo pochi minuti le venni nella figa, lasciando il cazzo all'interno fino a goderne gli ultimi spasmi. Finalmente il marito arrivo e sbrodolò sulle natiche della moglie.
Dopo nuovamente alcune parole, sorseggiando dello champagne, pensai alla serata ormai conclusa, ma mi sbagliai, la donna ci fece sedere, compreso il marito, sul letto, infilandosi un vibratore nella figa, iniziò a spompinarci uno alla volta, la scena mi fece ricordare un vecchio film con protagonista Moana Pozzi, era una situazione molto eccitante vederla leccare prima il mio cazzo, poi quello di Johnny, infine quello del marito.
Quando mi sentì venire, portò la bocca fino alla base dell'uccello, sentivo la gola, sembrava una figa, le venni dentro fino all'ultima goccia, poi mi fece colare lo sperma caldo sulla cappella. Esattamente nello stesso modo fece con il mio amico e con il marito. Un bel tris di pompe, non c’e che dire.


Parte Settima

Dovetti andare una sera, a fare delle consulenze tecniche, riguardo programmi di contabilità e di magazzino, da un cliente di mio fratello. Era titolare di un colorificio. Entrando nel retro del negozio, c’era l’ufficio, vi erano i computers, un fax, uno scanner, due scrivanie, degli armadi contenenti classificatori vari, ecc…mi diedi da fare…questo signore fu molto contento e fu così che mi chiese altre consulenze. Nell’uscire dall’ufficio mi sbagliai e presi una porta che conduceva ad un altro negozio, era una merceria…si proprio così, era una merceria…il signore mi disse che era il negozio della moglie. Questo ufficio in sostanza era una stanza in comune che si trovava tra il colorificio che dava su una strada e la merceria che dava dall’altra parte sulla strada parallela.
Feci varie consulenze, ma il massimo fu, quando una di queste sere, ricevette la telefonata del figlio diciassettenne che doveva essere recuperato da qualche parte, dopo la partita di calcetto. Insomma, sarei rimasto da solo per circa mezz’ora. Non potevo farmi cazzate, ma non riuscii a trattenermi nel curiosare la merceria. Avevo il cuore in gola, ero eccitato da bestia, il fatto di trovarsi in una merceria da solo, era fantasmagorico. Un sogno, che mi perseguiva da vari anni, era quello di trovarmi da solo, nel piano intimo di un grande magazzino, uno di quelli, dove sono esposte le più belle cose al mondo, per metri quadri e metri quadri. Reparti giganteschi, dove l’intimo è esposto in zone, con tonalità di colori di tutti i generi.
Per noi, amanti della lingerie penso che sia il più bel sogno che si possa avverare. Non ero in un grande magazzino, ma ero in una merceria di un certo livello, a giudicare dalle marche. Immediatamente, diedi un’occhiata al negozio ed individuai la zona dei collant, in particolare quella delle calze di nylon per reggicalze. Mi venne subito un idea, non dovevo perdere tempo, ma potevo prendere un paio di calze da ogni s**tola che ne conteneva 10 senza destare sospetti. Nere, marroni, blu, bianche, grigie, sabbia, ecc…questi furono i colori delle calze, tutte di taglia da poter essere indossate. Poi passai agli espositori dei collant che erano della Perla, Gerbe, Philippe Matignon, Bombana, Omero, Sisi, ecc…presi a vita bassa, 15 den, 20 den, corpino nudo, autoreggenti sensualissime, disegnate, di vari colori, prendevo un po’ da una parte, un pò dall’altra. Per comodità, quando ero per consulenze, portavo sempre una ventiquattrore, morbida, che andai a riempire varie volte svuotando il tutto in macchina parcheggiata lì vicino. Erano presenti in un angolo due s**toloni, in offerta, uno di soli reggiseni, uno di sole mutandine, non vi dico quanti capi presi per poterli indossare con tranquillità a casa. Non riuscii a prendere purtroppo, nessuna guepiere, nessun reggicalze, sarebbe stato troppo rischioso. Nessuno non si accorse di nulla. Quando abitavo con i miei, nascondevo i capi intimi in camera mia, fortunatamente, avevo una stanza molto grande, in cantina, in garage, non fui mai scoperto dai miei, ora da sposato, il luogo più sicuro rimane sempre la cantina, molto ampia, dove bazzico solo io.

Ora vi devo raccontare una stravagante, ma stupenda avventura, una serata trascorsa con un trans, con delle gambe, vi giuro, più belle di una top model. Premetto che sono eterosessuale, ma un forte desiderio, era quello di poter indossare dei capi intimi di un trans, insieme a lui e trascorrere del tempo in tranquillità.
L’avevo più volte adocchiato, facendomi coraggio, gli spiegai cosa volevo fare, lui contento, mi disse di salire sulla sua macchina, così saremmo andati a casa sua. Lo seguì salendo le scale, ero rimasto letteralmente abbagliato dalle sue stupende gambe. Entrai in casa, fuori faceva freddo, si mise a suo agio, ma quando lo vidi che si stava svestendo, gli dissi di non farlo, perché mi piaceva vederlo così, indossava delle scarpe nere tacco 12, calze color carne, gonna in pelle nera molto corta, sopra un gubbottino che lasciava intravedere nella camicetta le curve del seno. Mi fece entrare nella camera da letto e mi aprì un armadio a sei ante pieno di vestiti stupendi e affianco una scarpiera con circa una cinquantina di scarpe di tutti i colori e di tutti i tipi. Guardandomi prese alcuni capi e mi disse di provarli, io subito chiesi se aveva delle calze e un reggicalze da indossare, me li diede, iniziai a vestirmi davanti a lui, infilarmi le calze, color marrone scuro, sentendo il fruscio del nylon mi eccitai a 1000, mi aiutò ad abbottonarmi il reggicalze bianco, mi diede delle mutandine bianche trasparenti, le indossai, un vestito intero molto corto di colore blu petrolio, un reggiseno bianco imbottito, e mi disse di provare 2 o 3 paia di scarpe. Lui portava il 42 io il 44, quindi mi aveva già consigliato alcune paia che potevano essere portate dal sottoscritto. Avevano un tacco 16 cm aperte in punta color nero, appena indossate, il trans mi disse che togliendo qualche pelo di troppo, avrei potuto far ammirare alla gente, le mie gambe di una notevole bellezza. Iniziai a camminare nella stanza, mi sedetti su una sedia, accavallai più volte le gambe, in quella posizione il cazzo era così duro che rigonfiava la gonna. Il trans vedendomi seduto sulla sedia, mi si sedette sopra di fronte, si sollevò la gonna, spostò le mutandine e tirò fuori il suo uccello molto duro e lungo e fece la stessa operazione su di me, faticò a farmi uscire il cazzo dalla mutandine, era così duro che si era incastrato. Lasciai l'iniziativa a lei che non tardò ad avvicinare i due cazzi, uno contro l'altro e dopo averli lubrificati con un olio, li segava entrambi con le sue stupende mani...mmmm...mentre mi segava ogni tanto sentivo le unghie che essendo piuttosto lunghe mi graffiavano, la cosa mi eccitava non poco, si mischiava un leggero dolore al piacere che stava sempre più esplodendo.
Dopo alcuni minuti, eravamo tutti e due molto vicini all’orgasmo, lo sentì, si fermò appena in tempo, giusto per far uscire alcune gocce bianche trasparenti che si fermarono sulle teste delle cappelle da ambedue i cazzi. Con la mano spalmò tutto sui nostri uccelli…fu bellissimo…appena vidi il primo schizzo di sperma uscire dal suo membro, lasciai andare anche i miei, creando una esplosione a 360°. Fu un’altra bella esperienza che sentivo di dover fare e che così feci.

Parlando di puttane, devo raccontare un secondo episodio oltre a quello accadutomi da giovanissimo, (vedi inizio IV parte della mia storia). Nel corso degli anni, in Italia, si passò dalle prostitute italiane, alle africane, alle albanesi, alle rumene, alle ungheresi, lituane, ecc…
Devo essere sincero le africane non mi hanno mai eccitato molto, i miei gusti sono piuttosto rivolti a una donna “ariana”, vale a dire la classica donna con capelli biondi, occhi azzurri, alta, fisico slanciato, ecc…
A differenza di molti altri miei amici, non posso vantare, come loro, nottate ad Amburgo, Amsterdam, Bangkok, con ladyboy, ragazze asiatiche, cubane, ecc…però voglio soffermarmi su due ragazze ungheresi di 22 e 24 anni che conobbi…tramite annunci sui giornali. Fissato l’appuntamento con una delle due, in un appartamento in periferia, ero pronto a tutto. Suonai, entrai, potei ammirare la ragazza veramente, ma veramente, la classica figa ungherese, bionda con occhi azzurri e che soprattutto sprizzava giovinezza da tutte le parti. Mi fece sedere su un divano a fare qualche parola. Mi dette subito l’impressione di una ragazza che si, era una puttana, ma che comunque voleva veramente rendere a suo agio e felice il cliente. Era gentilissima, sensibile, educata, umana, parlava molto bene l’italiano. Nel frattempo sbucò da un angolo l’amica anch’essa strafiga, che mi salutò come se ci conoscessimo da una vita e dopo avermi salutato si ritirò in un’altra stanza.
Aveva un vestitino molto corto, naturalmente non indossava calze, era estate, peccato, mi chiese quale prestazione volessi intraprendere, poco prima vidi i suoi stupendi piedini smaltati e la cosa mi fece subito rizzare il cazzo. Le chiesi se era disposta, come preliminari, a farsi leccare i piedi, lei naturalmente fu d’accordo. Aveva dei piedi stupendi, annusai completamente tutti e due i piedi dal tallone alle dita, iniziai a leccare passando la lingua in mezzo ad ogni dito, sentivo anche lo smalto sulle unghie. Era un momento fantastico, un odore meraviglioso, ad un certo momento mi venne da chiederle se anche l’amica aveva dei piedi stupendi come i suoi, lei mi rispose di si e la chiamò dicendole di partecipare, rimasi annichilito, forse potevo soddisfare un'altra mia fantasia, quella di leccare quattro piedi bellissimi di due stupende ragazze.

continua...
... Continue»
Posted by chif2010 2 years ago  |  Categories: Fetish, Gay Male, Masturbation  |  Views: 1545  |  
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L'Ultima Notte Di Sesso Con La Mia Ex Incinta

Era dal liceo che non la vedevo, ma non era cambiata per niente Mirta. É bella oggi come ieri. Anche adesso che é incinta, nuda davanti a me, non posso smettere di ammirarla. Nonostante la sua gravidanza, rimaneva comunque una splendida ragazza..... donna! Solo il suo seno era cambiato, non mi ricordavo che avesse due tette cosí grandi. Ma poi, ripensandoci, mi risposi che era il suo fisico che si adattava alla sua nuova condizione. E quella nuova situazione, mi stava eccitando da morire. Forse era scritto nel grande libro del destino che Mirta doveva essere la prima donna delle mie "prime volte". La prima ragazza che ho portato a casa dai miei, la prima che mi ha detto "ti amo", la prima con la quale ho fatto sesso e la prima che adesso ho davanti nuda... incinta! Mi avvicino a lei lentamente, oggi mi sembra cosí indifesa che voglio prendere i suoi tempi, i nostri tempi, come quando eravamo adolescenti e timorosamente esploravamo il corpo l'uno dell'altro. Un passo dopo l'altro e sono ad un centimetro dalla mia ex ragazza. Nel mentre il mio pisello alla sola visione di lei, inizia a mettersi sul'attenti. Il solo spettacolo di lei nuda dopo oltre venti anni, me lo fanno diventare duro. Ora sono vicino al suo corpo, ed inizio a baciarla. Il mio pisello sfiora la sua fica, o meglio la mia cappella sfira la sua fica, la sua pancia mi impedisce di avvicinarmi oltre. Allora continuo a baciarla, ad esplorare con la lingua quella bocca che da ragazzino mi faceva impazzire. Poi alzo le mie mani e delicatamente le metto sulle sue tette. Le sento piene, gonfie. Ad oggi non riesco a trovare un aggettivo che possa spiegare quello che provavo, sentivo a quel tocco. Era come giocare con due palloncini pieni d'acqua, solo che i palloncini non ti fanno drizzare il cazzo e soprattutto non schizzano. Non fraintendetemi, non era il mio pisello che schizzava dopo qualche minuto di palpeggiamento, ma le sue tette. Mentre la baciavo, prima sulla bocca e poi sul collo, le mie mani stringevano, strizzavano, alzavano verso il mio viso il suo enerme seno. Dopo diversi minuti che "masturbavo" le sue tette, aumentai la stretta, quasi volessi staccargli quelle enormi bombe... quelle bombe che alla fine esplosero, schizzandomi un liquido biancastro sul viso. Mi colsero impreparato e feci un "balzo" indietro con la testa. Adesso capivo perché le ragazze con cui ero stato, quando mi facevano un lavoro di bocca, alla prima sborrata si tiravano indietro. La "spinta" doveva essere davvero forte. Come forti erano le spruzzate delle tette di Mirta. Giocavo con tutti e due i seni, li spremevo entrambi ed altri schizzi di quello che sembrava latte fresco, finivano prima sul mio viso e poi sul mio petto. Poi mi feci piú coraggioso e cercai di approfondire quella nuova esperienza. Avvicinai la mia bocca alle sue areole pronunciate ed inizia a succhiare i suoi capezzoli. Intanto continuavo a premere, schiacciare e palpare con vigore i suoi seni, che a quei massaggi rispondevano con degli altri schizzzi di liquido bianco nella mia bocca. Nessuna mi aveva mai schizzato pima, né in bocca, né sul mio viso. Ma tutto sommato mi piaceva. Cosí continuai a giocare con le sue tette. Vederle "venire", "svuotarsi" di quello che sembrava latte appena munto, mi stava eccitando da morire. Per la prima volta quello che finiva sul pavimento non era il mio sperma, ma fluidi corporei di una donna! Poco dopo Mirta reclamó la sua parte di sesso, con una mano mi staccó dal suo corpo, si mise di spalle e con l'altra afferró il mio cazzo, che fino a quel momento non aveva perso per un solo secondo la sua erezione. Quindi inizió a camminare e come se tenesse un cane al guinzaglio, prese la direzione della sua camera da letto. Durante quei pochissimi secondi, nella mia mente, come un Flashback, inizia a rivivere tutti i momenti trascorsi nel passato con Mirta.
La prima volta che la vidi fu al primo anno del liceo. Entrati in classe, tutti prendemmo posto un pó a caso ed io trovai un banco vuoto accanto a quello di Mirta. Lei all'inizio non mi notó, ero uno dei tanti, ma poi iniziai a "ronzargli" intorno e cominció a dedicarmi qualche attenzione. Erano i tempi in cui per "mettersi insieme" bisognava seguire un percorso. Tramite amicizie comuni si faceva arrivare la "voce" all'interessata o interessato, che qualcuna o qualcuno, voleva mettersi con un lui o una lei. Se dall'altra parte c'era una risposta affermativa, alla prima occasione, che normalmente era una festa di ballo a casa di qualche compagno, si faceva la propria "mossa". Io ero letteralmente cotto di Mirta, una ragazzina mora dai capelli lunghi, che giá dopo il secondo giorno di scuola, mi faceva masturbare sotto le coperte pensando a lei. Dopo un sondaggio tra gli amici, venni a sapere che gli piacevo. Cosí cercai di creare il mio momento, che arrivó durante una cena tra compagni di scuola poco prima di Natale. A fine sera i miei genitori passarono a prendermi al ristorante e per non scomodare anche quelli di Mirta, decisero di accompagnare anche lei a casa. Una volta arrivati, l'accompagnai fino alla porta di casa. Era arrivato il mio momento, avevo il cuore che batteva a duemila. Volevo baciarla, ma non sapevo come "partire". Fortunatamente e con un pizzico di coraggio da parte mia, fu proprio lei a darmi il "via" dicendomi "Buonanotte Chase" con un bacio sulla guancia. Il momento era giusto. Ma non riuscivo a muovermi. Quindi lei fece per entrare in casa. Io gli voltai le spalle, stavo per andarmene. Quando con il cuore che mi esplodeva in bocca, dissi a me stesso "ora o mai piú"! Tornai sui miei passi, dissi il suo nome, lei si giró ed io afferrandola per le braccia gli diedi un bacio. Inizialmente con la bocca chiusa, poi cercai con la lingua di entrare nella sua. Duró pochissi secondi, che peró mi sembrarono un'eternitá a quel tempo. Emozionato e con il cuore che mi batteva in gola, mollai l'osso e tornai in auto dai miei. Ora io & Mirta eravamo ufficialmente insieme. Il giorno dopo eravamo giá piú tranquilli e meno impacciati. I nostri baci diventavano sempre più appassionati e la nostra curiositá verso il corpo dell'altro cresceva ogni giorno di piú. I primi tempi mi avvicinai al suo fisico lentamente, tra un bacio e l'altro, mettevo sempre le mani sulle sue piccole tette. E lei mi lasciava fare. Qualche volta, specialmente quando eravamo soli, riuscivo persino a mettergliele sotto la maglietta. A toccarle senza tessuti che mi facevano da filtro. Il tiro lo alzai un giorno in un noto Parco Giochi della mia cittá, nello specifico sui Roller Coaster (noi le chiamavamo Montagne Russe). Durante un giro, inizia a baciarla, ad infilare la mia lingua nella sua bocca. Intanto con una mano palpeggiavo le sue tette. Andai avanti cosí per qualche minuto, fino a quando non decisi di alzare la posta. Feci scivolare una mano in mezzo alle sue gambe ed iniziai a toccargli l'interno coscia. Dolcemente l'accarezzavo, spostavo la mano su e giu dentro le sue cosce. Poi lentamente tentai la risalita verso la sua giovane fichetta, ma l'accesso era bloccato dalle sue mutandine. Allora con le dita spostai i sui slip su un lato ed infilai completamente la mano in mezzo alle sue gambe, tipo "cucchiaio" e misi la mia mano sulla sua fica liscia. Era fresca, sembrava pulita. Mi limitai a strusciarla lungo quello che sembrava uno spacco in mezzo a due dune. Il pisello mi si stava gonfiando tra le gambe. Ed anche a Mirta quel massaggio sembrava piacere. Per quel giorno non potevo lamentarmi, avevo osato anche troppo. A fine serata, chiuso in bagno, mi svuotai le palle pensando a quel pomeriggio, masturbandomi con la stessa mano che poche ore prima era in mezzo alle gambe di Mirta.
Intanto il tempo passava, i giorni diventavano settimane e le settimane diventavano mesi. Fino a quando, stanco di avere solo baci, stufo di accontentarmi di qualche palpeggiamento rubato e qualche leccata di fica, decisi che era il momento di scopare. Preparai Mirta a quel momento, a piccole dosi. Prima mettendola a suo agio con il mio corpo, ogni tanto baciandola guidavo la sua mano sul mio pisello, poi facendole intuire che volevo qualcosa di piú. Lei non era proprio sicura di volerlo fare, ma nemmeno pronunciava un no deciso. La nostra prima volta avvenne esattamente cinque mesi e due settimane dopo il nostro primo bacio. Niente di pianificato e organizzato, accadde e basta. Mirta mi invitó un sabato a casa sua a pranzo. I suoi non c'erano e lei voleva cucinare per me. Se poi due uova ed un insalata si possono chiamare cucina. Ma a me, a noi, non importava il mangiare, l'importante era stare insieme. Come sempre passammo il pomeriggio in camera sua, tra baci, musica e toccate piú o meno audaci. Abbracciati l'uno a l'altra sul suo letto. Io spalle poggiate al muro e lei tra le mie braccia. La prima mossa la feci io. Inizia a baciarla sul collo, sulle guance, ad accarezzarla per diversi minuti. Prima passai le mie mani in mezzo ai suoi capelli, poi lentamente le feci scendere fino alle sue tette. Lei con le spalle poggiate sul mio petto, mi lasció fare. Allora continuai osando di piú. Abbassai ancora di piú le mie mani portandole lungi i sui fianchi, presi la sua maglia e delicatamente gliela tolsi. Sentivo il mio pisello gonfiarsi nelle mutande e preso dall'eccitazione, gli slacciai anche il suo piccolo reggiseno. Mirta non si voltó mai, lasció fare tutto a me. Continuai a toccarla ovunque, sulle spalle, lungo la schiena, sui fianchi, poi portai di nuovo le mie mani sul suo petto, afferando le sue tette. Ci rimasi non só quanto tempo a massaggiarle, toccarle e strizzarle. Il mio cazzo stava esplodendo e non sapevo se tirarlo fuori o continuare a "giocare". Mi feci coraggio e provai a spingermi oltre. La presi per mano, ed insieme a lei mi alzai dal letto. Ricordo che non sempre mi guardava negli occhi, in fondo era la prima volta che si mostrava quasi completanente nuda a me. Per metterla a suo agio, mi tolsi anch'io la mia maglietta e continuai a baciarla. Prima sulla bocca, poi di nuovo sul collo ed infine sui suoi piccoli seni. Poi scesi in basso, baciandola anche sul ventre, diverse volte, fino a quando non notai dei brividi sulla sua pelle. Allora dal basso la guardai in viso e con le mani lungo i suoi fianchi, gli abbassai i pantaloni. A quel punto Mirta sembró sciogliersi, fece un passo indietro e si sfiló i pantaloni. Io rimasi in ginocchio ad ammirarla. Poi allungai di nuovo le mie mani verso di lei per avvicinarla a me. Adesso ho la sua fichetta davanti al mio viso. O meglio, la sua fichetta avvolta dagli slip. Ancora uno slancio di coraggio da parte di Mirta. Le sue mani fanno scivolare le sue mutandine verso il basso, mentre una gamba le tira in una direzione qualunque. Ora é completamente nuda. Il cuore mi batte da morire, ma la voglia di baciare quelle altre labbra é troppo forte. Avvicino la mia bocca alla sua fica quasi liscia, ed inizio a baciarla. Piú volte. Sento il mio pisello cercare una via d'uscita. Allora mi alzo, guardo il viso di Mirta e mi abbasso i pantaloni insieme ai boxer. Il mio uccello, quasi non aspettasse altro, spuntó fuori dritto come un palo! Mirta lo fissa, lo guarda, non sá cosa fare. Poi lo afferra e mi bacia. Ma la mentre la sua bocca ormai sá cosa fare, la sua mano sembra paralizzata. Il mio pisello mantiene la sua erezione, la sborra la sento riempire l'asta, ma Mirta non mi aiuta a vuotarmi le palle. Non sá come muoversi! Allora mi stacco da lei e mentre le nostre labbra si separano, la invito ad abbassarsi, ad inginocchiarsi, con lei che ancora tiene stretto il mio cazzo. Ora il suo viso é di fronte al mio uccello pronto ad esplodere, Mirta lo fissa, poi mi guarda, ma non fá nulla. Allora gli afferro il polso ed insegno alla sua mano come muoversi. La guido lungo l'asta e finalmente sento le sue cinque dita che iniziano a masturbarmi. Mollo la presa, lascio che Mirta mi faccia una sega in completa autonomia. Sento le palle esplodermi, percepisco lo sperma salire lungo il mio cazzo. Riconosco i "sintomi". Anni di seghe e masturbazioni varie fatte fino a quel giorno, mi dicono che stó per sborrare. Ma riesco a trattenermi, faccio ingoiare al mio cazzo lo sperma che voleva buttare fuori. Se avessi voluto una semplice schizzata maturata da una sega, mi sarei accontentato del bagno di casa mia. No, quel giorno volevo la fica. Quella con la "F" maiuscola. Tolgo la mano di Mirta dal mio pisello gonfio con una imminente sborrata in canna, la invito ad alzarsi e tornare sul letto. La faccio sdraiare, poi la seguo, sopra di lei. La guardo negli occhi e successivamente avvicino il mio pisello alla sua fica. Non só cosa stó facendo. Non seguo un copione, mi limito ad imitare quello che avevo visto nei Film per adulti, sulle riviste. Lascio che il mio cazzo tocchi la fica di Mirta. Ad un tratto sento un posto fresco, umido. Una strana sensazione, qualcosa sembra accogliere prima la mia grossa cappella, poi il mio cazzo dritto. Spingo il mio bacino sempre piú giú, della pelle "viva" avvolge il mio pisello. Come se lo avessi fatto da sempre, inizio a muovermi su e giú dentro Mirta. La sento emettere un piccolo grido, ma non mi fermo. Spingo, mi muovo... su e giú... ancora e ancora... qualcosa ancora si muove intorno al mio cazzo, qualcosa pulsa, batte... mi piace... ora sonto pronto a sborrare e..... vengo, sborro... schizzo dentro la sua fica, della crema bianca calda avvolge il mio pisello. Una vampata di calore circonda il mio cazzo... schizzo ancora... sento chiaramente lo sperma uscire e fermarsi su una qualche barriera... come se appena uscito dal buco della mia cappella si fermasse subito sopra di essa... la sborra copre la mia cappella come del sapone liquido... continuo a spingere ed a venire, fino a quando, dai piani bassi, non sento piú nulla, a parte un sensazione di liberazione, di svuotamento. Infine guardo Mirta, non l'avevo mai vista cosí sudata. Sfilo il mio cazzo dalla sua fica, mi distendo al suo fianco e con gli sguardi rivolti al soffitto, rimaniamo nudi nel suo letto per qualche tempo.
Questa é stata la nostra prima volta. Ne seguirono ovviamente delle altre, ed ovviamente piú lo facevamo, piú diventavamo padroni delle nostre scopate.
Restammo insieme per qualche anno io e Mirta, poi le nostre strade si separarono per tanti motivi. Ma siamo rimasti sempre in contatto. Tra lettere, auguri di compleanno e festivitá varie, non ci siamo mai persi di vista veramente. Almeno non nei primi anni dalla nostra "separazione". Poi, si sá, il tempo e la distanza dividono tutti. Compresi noi. Credevo di non rivedere piú Mirta, che fosse la classica ragazza del primo amore, quello che non si scorda mai, ma che anche non si rivede piú. Ed invece.
Invece quel giorno mi arrivó un SMS di lei che mi chiedeva come stavo, che facevo nella vita, se mi fossi sposato, insomma, le classiche domande che si fanno quando non ci si vede da tanto tempo. Dopo la prima settimana di messaggi, mi dice che gli sarebbe piaciuto rivedermi. Cosí ci organizziamo per un aperitivo un sabato sera. Quando la incontro, rimango per qualche secondo spiazzato. Lei sempre bellissima, ma... in stato di gravidanza! Questo non me lo aveva detto tramite SMS. Si accorge del mio stupore e rompe il ghiaccio con un "non ti piace il mio vestito?". Entrambi scoppiamo a ridere e ci avviamo verso l'inizio della nostra serata. Seduti al tavolo, ci raccontiamo la nostra vita, i nostri lavori, le nostre storie. Mirta mi dice che ha un buon lavoro, una casa tutta sua, ma che da quando é rimasta incinta, le cose con il suo lui non vanno tanto bene. Poi é il mio turno e gli parlo un pó di me. Dopo un pó, l'occhio finisce sull'orologio. É l'una di notte. Accidenti, il tempo é volato. Andiamo via, accompagno Mirta alla sua auto e la saluto.
- "É stato bello rivederti, magari una sera di queste possiamo cenare insieme e continuare a racontarci la storia della nostra vita" gli dico dopo averla baciata sulla guancia.
- "Perché no? Intanto perché non sali da me Chase? Mi segui con la tua auto e ci beviamo qualcosa a casa mia" Risponde Mirta.
- "Lo farei volentieri. Ma domani devo alzarmi molto presto. Ho un impegno a cui non posso proprio mancare" Continuo io.
- "Peccato. Volevo stare ancora un pó con te. Allora facciamo cosí. La prossima settimana cena a casa mia. Cucino io come ai vecchi tempi. Ti asicuro che sono migliorata!" Aggiunge Mirta sorridendo e accarezzandomi la mano affettuosamente.
Cosí rimaniamo d'accordo per vederci il venerdi successivo da lei. Non nascondo che nonostante la sua gravidanza, il pensiero di fare sesso con lei mi ha accompagnato per tutta la settimana, giorno e notte! Vederla dopo tanto tempo, mi fece venire in mente tutte le nostre scopate, tutte le nostre prime volte: dal nostro primo bacio, alla prima volta che facemmo sesso, passando per le nostre prime vacanze insieme. E adesso, anche incinta, non nascondo che il suo corpo mi attira ancora. La sera del nostro appuntamento sono piú che puntuale e qualcosa mi provoca dei brividi, mi fá sentire agitato. Dico a me stesso che é solo una cena con una tua ex, la tua prima ex! Sono sotto casa sua, Mirta mi apre la porta. É stupenda, indossa solo una tuta, ma é comunque stupenda. Mi invita ad entrare, la sua casa é accogliente, é calda. Arriva il momento della cena. Ci sediamo a tavola, lei é una perfetta donna di casa e si, in cucina é migliorata davvero tanto! Mangiamo, beviamo, parliamo ancora e ancora. Poi ci sistemiamo sul divano, alterniamo minuti di silenzio a momenti di lunghe conversazioni. Un digestivo di troppo e la serata prende una piega che forse non era tanto improbabile. Ci avviciniamo l'uno all'altra ed iniziamo a sfiorarci, a toccarci. Infine ci baciamo con passione, come fosse la prima volta tra noi. Lentamente ci alziamo con le nostre labbra unite l'uno a quelle dell'altra. Quindi Mirta si allontana da me ed inizia a spogliarsi. Lentamente, molto lentamente. Prima la felpa, poi le scarpe da ginnastica ed infine i pantaloni. Io la osservo e mentre il mio pisello cresce negli slip, io la imito facendo altrettanto. Prima la cravatta, poi la camicia ed infine tutto il resto. Intanto Mirta si toglie gli ultimi pezzi di stoffa che coprono il suo fisico gravido. Slip e reggiseno! É bella oggi come ieri. Anche adesso che é incinta, nuda davanti a me, non posso smettere di ammirarla. Nonostante la sua gravidanza, rimaneva comunque una splendida ragazza..... donna!
La mia mente inizia a confondere il passato con il presente, ma la sua voce che grida il mio nome, mi riporta alla realtá:
- "Vieni Chase. Qui staremo piú comodi" Disse Mirta trascinandomi nella sua stanza con il mio cazzo tra le sue mani come fosse un cane da tenere al guinzaglio.
Ora siamo nella sua camera da letto, molla il mio uccello e si siede sul letto. Mette le mani dietro le sue spalle, inclina la schiena ed allarga le sue gambe mostrandomi la sua fica. Io in piedi davanti a lei sono sempre piú eccitato. Non era la prima volta che la vedevo nuda, ma era la prima volta che la guardavo con occhi diversi. E quella nuova visone del suo fisico sembrava non dispiacere al mio cazzo che diventava sempre più duro. Mi avvicino a lei, non smetto di osservare la sua fica cosí..... cosí diversa, diversa da quella che mi ricordavo avesse Mirta, ma soprattutto diversa da tutte quelle che avevo visto fino a quel momento. Non era la solita fica depilata, le sue labbra, le sue grandi labbra, erano enormi, gonfie in un modo spropositato. Mi avvicino al suo posto più intimo, mi inginocchio ed inizio a leccargliela. Non appena la mia lingua tocca il suo spacco, Mirta emette un gemito e si distende sul letto. Divarica ancora di piú le sue gambe, metto le mie mani sulle sue cosce ed affondo sempre di piú la mia lingua dentro la sua grande fica. Percepisco dei battiti, la sento pulsare. Poi smetto, bacio le sue labbra all'esterno e mi soffermo qualche secondo ad ammirarle. Non posso non notare che sono esageratamente umide. Vorrei penetrarla, sento le mie palle esplodere ed il mio cazzo gonfiarsi sempre piú. Ma non só come prenderla, come scoparla in quelle condizioni. Fortunatamente é Mirta ad assumere il comando, forse intuisce che per me quella é una situazione nuova. Si alza dal letto ed mi invita a sdraiarmi su di esso. Obbedisco. Completamente supino ed a cazzo dritto, non gli tolgo gli occhi di dosso. Le sue tette sono davvero grandi, leggermente calate, ma sempre gonfie. Adesso é lei che si inginocchia. Mette le mani sulle mi cosce per rimanere in equilibrio, ed inizia a leccarmi l'uccello. La sua lingua parte dalle mie palle fino alla mia cappella, dove si ferma e lascia spazio alla bocca che si infila dentro il mio enorme fungo rosso. Le sue mani intanto passano dalla coscia esterna fino al loro interno, per poi scivolare e salire fino all'attaccatura delle palle. Mentre la sua bocca, la sua lingua, masturba la mia cappella ed i suoi pollici giocano e stimolano i mie testicoli. Ne ha fatta di strada Mirta da quando ero io ad insegnargli come muoversi sotto le coperte. La sua bocca poi lascia il mio cazzo per tornare a leccarmi tutta l'asta, dal basso verso l'alto, una volta, due, tre. Sento lo sperma salire lungo il mio pisello, avverto la sborra pronta ad eruttare. Provo ad alzarmi per prendere in qualche modo Mirta, la voglio sopra di me, dentro di me, in qualche modo. Mentre cerco di alzarmi, la tensione dei muscoli mi fá sborrare, un solo lungo interminabile schizzo che finisce sotto il mento di Mirta, colando poi nel canale che divide le sue tette. Io non spingo oltre, lascio che il mio cazzo si liberi del primo carico di sperma autonomamente e dopo un paio di schizzate, finalmente sono in piedi. Anche Mirta si alza. Ma mi guarda come se volesse dire "come pretendi di scopare da questa posizione?". In effetti oggi sono io che non só dove mettere le mani, o meglio, il mio cazzo. Mirta mi fá nuovamente sdraiare sul letto, ma non completamente. Schiena su di esso e ginocchia piegate con i piedi che toccano il pavimento. Poi lei si avvicina a me, si mette a cavallo e per qualche secondo si lascia osservare senza fare nulla. Poi si piega leggermente verso di me, prende le mie mani, le mette a mezz'aria e con il palmo della sua mano mi fa cenno di aspettare. Fá un passa indietro, si gira di spalle e torna a cavallo su di me, di "retromarcia". Ora capisco. Vuole che la prenda per i fianchi e che l'aiuti a calarsi su di me, sul mio cazzo. Lo faccio! Aiuto il suo fisico ingombrante a scoparmi. Mirta inizia ad abbassarsi sul mio cazzo, piega le ginocchia, la sua fica poggia sulla mia cappella, sento le sue grosse labbra aprirsi, accogliere il mio pisello pieno di sborra. Ci siamo. Se lo infila, glielo infilo tutto dentro. Mirta inizia ad agitarsi, a muovere la sua fica sopra il mio cazzo. Destra, sinistra, avanti, dietro poi effettua movimenti circolari. Le sue labbra avvolgono e stringono il mio pisello, le sento pulsare, lei inizia a godere, sento la sua fica stringersi attorno al mio uccello, sento Mirta gemere. Io ci sono vicino, percepisco lo sperma salire lungo l'asta. Sto per sborrare. Ma poi Mirta, come una sensitiva, si sfila dal mio cazzo, mentre con una mano spinge un punto tra la mia asta e le mie palle. Lo sperma rimane ancora dentro, sono al limite. Si abbassa di nuovo, sfiora il mio cazzo che non é dentro di lei. Il suo culo é sopra le mie cosce e piano piano si avvicina/struscia al mio cazzo. Adesso lo spacco del suo culo tocca il mio uccello. Stringe le sue gambe costringendomi a fare lo stesso. Le mie palle sono schiacciate, sono in tiro sotto le mie cosce. Sento la cappella tirare ed in procinto di schizzare. Poi Mirta, come un atleta, solleva leggermente il suo corpo e cerca di infilare la sua fica sopra il mio palo. La lascio fare aiutandola di nuovo con le mie mani, ma stavolta gliele metto sotto il culo per aiutarla a farsi impalare dal mio uccello. Finalmente la sento scendere sopra il mio cazzo, la sua fica se lo fá scivolare delicatamente tutto dentro. Quindi Mirta inizia a fare su e giú sul mio cazzo. Sono arrivato, la sbora sale, cerca una via d'uscita, le palle gonfie cercano di buttare fuori il loro carico di sperma. Mirta continua a scoparmi, su & giú, su & giú..... si ferma... muove la sua fica in senso orario da seduta... stringe di nuovo le gambe... il cazzo mi tira... cerco di spingerlo piú dentro che posso alzando il bacino.... spingo... spingo... e finalmente vengo, sborro. Sento una lunga schizzata inondarla, poi una seconda, una terza... anche Mirta ha un altro orgasmo, la sua fica non smette di battere... io contiuno a schizzare... a venire piú volte..... poi la sollevo, sfilo il mio cazzo avvolto di sborra e mentre continua ad eruttare, glielo poggio sul suo fondo schiena, lungo lo spacco del suo culo, lo struscio per pochissimi secondi solo per il gusto di vedere la sua schiena innaffiata dalle ultime schizzate del mio pisello. Infine mollo la presa dei sui fianchi e smetto di agitarmi. Le mie palle sono belle che svuotate, giá le sento afflosciarsi e toccare il lenzuolo. Mirta si alza e noto che la sborra ancora gli cola dalla schiena. Ma anche la sua fica non scherza, piccole gocce di sperma le intravedo penzolare dalle sue grandi labbra. Infine si siede vicino a me, dove rimaniamo per qualche minuto in silenzio, in attesa di capire quello che era appena accaduto.
Ma c'era poco da capire. Lei attraversava un periodo negativo con il suo uomo, che negli tempi era assente sia come compagno, sia come amante. E Mirta, nonostante fosse incinta, comunque era una donna e come tale non poteva reprimere l'istinto di fare sesso. Quel sesso che poi mi raccontó, le mancava da mesi. Io invece avevo ritrovato la mia prima ragazza, sempre bellissima nonostante la sua gravidanza, ancora non sposata e con un compagno che la trascurava fisicamente. Questo almeno é quello che ci siamo sempre raccontati, quasi una scusa per quella serata di sesso. La realtá é che io e lei ci siamo sempre piaciuti, ancora oggi proviamo attrazione l'uno per l'altra, ma il destino sembra ci abbia riservato due strade destinate a prendere due direzioni differenti.
Un mese dopo la nostra serata di sesso, l'uomo di Mirta tornó a casa tra mille scuse e centinaia di regali per quel momento di assenza come compagno. Due mesi dopo nacque il loro primo bambino ed a un anno dalla sua nascita, si sposarono. Io e Lei siamo rimasti comunque in contatto, soprattutto con i cari e vecchi SMS (imperdibili e puntuali quelli dei nostri compleanni e di Natale). Ma come ho detto, ormai era arrivato il momento di dividerci, di prendere ognuno la propria strada. Mirta ormai era una donna felicemente sposata ed io avevo forse trovato la persona giusta per iniziare una vita di coppia.
Oggi é una bella giornata e ripensando a tutto questo, ripensando a Mirta, rido da solo sulla panchina del parco della mia cittá mentre attendo la mia donna. Poi il telefono mi avverte che é appena arrivato un messaggio, lo leggo, é lei. É Federica che mi dice che stá arrivando dal fondo del viale. Mi alzo e gli vado incontro. É un mese che stiamo insieme io & lei, ed anche se sono appena trenta giorni, ho voglia di festeggiare. La porteró nel ristorante piú lussuoso della nostra cittá.
E magari..... chi puó saperlo. Forse sará proprio Federica quella giusta!


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Posted by Chase90 10 months ago  |  Categories: First Time, Taboo  |  Views: 564  |  
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Il Segreto Per Un'Abbondante Schizzata!

L'unico pensiero di quando ero adolescente e mi toccavo, era venire! Mi spiego meglio: da quando feci la scoperta che toccarmi il pisello mi procurava piacere, ed anche tanto, la mia sola preoccupazione era ritagliarmi uno spazio (e del tempo) dove masturbarmi. Magari impiegavo anche pochi minuti, ma l'importante era che venissi. Lo stesso valeva quando feci sesso le prime volte: mi interessava semplicemente avere un orgasmo! Collezionare scopate! Qualcuno dirá: "e allora? Se ti fai una sega, se fai sesso, é perché vuoi sborrare, liberarti, tappare il buco di qualcuna". "Ovvio", risponderei a chi me lo chiedesse, ma volevo concentrare l'attenzione sull'atto di masturbarsi o di fare sesso fine a sé stesso, che talvolta é molto (troppo) veloce. Ma questo, per quanto mi riguarda, appartiene al passato, mentre per molte (tante) altre persone, vale ancora oggi. "E quindi?", direbbe ancora qualcuno. Ora ci arriviamo, un altro paio di brevi racconti come introduzione a questa "storia" e tutto sará piú chiaro.
Qualche volta, quando tornavo a casa da scuola, in mezzo alla folla sull'autobus mi mettevo le mani in tasca, scoprivo la cappella strofinando la stoffa sul mio pisello ed in attesa di arrivare a destinazione, me lo toccavo attraverso i tessuti. Una volta a casa, giá carico per quella lenta masturbazione, dritto in bagno a svuotarmi. Altro esempio: a quei tempi non cera La Rete e per eccitarsi, al di lá di qualche pensiero che facevi sulle compagne di classe, dovevi acquistare delle riviste per adulti. Non proprio quelle dove si vedeva il sesso esplicito, in quanto per comprarle dovevi fare i salti mortali, perché spesso (giustamente) gli edicolanti non te le vendevano, anche se poi quando vedevano che eri un cliente (segaiolo) regolare, lasciavano correre, in fondo una sega non ha mai ucciso nessuno! Ma come dicevo, se per aquistare riviste porno era difficile, comprare quelle con le donne nude, era facilissimo. Ne giravano una marea non essendo vietate ai minori. Ed io, come gli altri adolescenti, le compravo per farmi delle seghe.
Spesso veloci, altre volte con piú tranquillitá, bastava approfittarne (ed aspettare pazientemente) quando i miei fratelli andavano a calcetto o mia madre a fare la spesa, in pratica, finché casa non si svuotava, io non mi svuotavo (gioco di parole voluto). Comunque se non sono diventato cieco dedicando le mie sborrate a Samantha Fox o Stephanie Seymour, non lo divento piú. Perche vi stó raccontando tutto questo?
Primo: perché voglio partire proprio dall'inizio, dal giorno in cui sono entrato nel mondo del sesso, da quando mi facevo le seghe (perfezionandomi ogni giorno di piú) fino ad arrivare alle prime scopate (aumentando anche qui l'esperienza con il passare del tempo). Senza questa prefazione, infatti, non sarebbe di immediata comprensione la mia evoluzione sessuale!
Secondo: per darvi un'introduzione a questo manuale. Proprio cosí, non una storia questa volta (ma forse un pó lo é) ma una piccola guida (con tanto di risposta) sulle tante domande che molti lettori negli ultimi anni mi hanno posto con diverse E-Mail, leggendo i miei racconti e guardando i miei video On Line. Quesiti tipo: come mai, Chase, le tue sborrate sono cosí abbondanti? Come riesci a venire senza toccarti il cazzo? Come fai a schizzare almeno dieci o dodici volte a orgasmo? Come riesci a gonfiare la cappella cosí tanto? Come fai a res****re sotto le coperte per almeno un'ora? E molte altre ancora. Avendo poi ho letto numerosi articoli su come fare questo o come fare quello, consigli "su come praticare il ditalino perfetto", "quali posizioni assumere per godere meglio" e cosi via, ho deciso anche io di scrivere una piccola guida (basata sulla mia esperienza) su come avere maggiore resitenza a letto, come fare per espellere "litri" di sperma durante un rapporto sessuale ed altro ancora.
Onestamente non pensavo di dover dare dei suggerimenti a cosí tanta gente, ma quando le richieste iniziano ad arrivare in cosí grandi quantitá, tra l'altro anche da parte del sesso femminile incuriosito, ti senti quasi in "dovere" di condividere alcuni piccoli (grandi?) segreti sul sesso! Ma prima di andare avanti voglio darvi un vivo consiglio, andate a rileggere i miei precedenti racconti, sempre sul tema, come: "Le Mie Prime Masturbazioni", "Un Centro Benessere Con Massaggi & Servizi Particolari", "Le Mie Prime Masturbazioni - Vecchi Ricordi", "Un Centro Benessere Con Massaggi & Servizi Particolari - Nuova Gestione" e "Sette Orgasmi Al Giorno, Tolgono La Sborra Di Torno".
Riassumendo quanto scritto sopra e dando per scontato che abbiate (ri)letto i miei precedenti lavori, sapete ormai che il sesso mi piace in ogni sua forma. Purché sia fatto da due persone consezienti e per quanto mi riguarda, eterosessuali. Le prime masturbazioni me le sono fatte sempre a casa, talvolta sul letto, altre volte sotto la doccia. In bagno era piú semplice, dopo un lungo lavoro di mano, la sborra finiva nel buco della vasca, anche se poi dovevo pulirla per bene. Giá, perché lo sperma aveva il potere di rimanere "bloccato" nella griglia di scarico e quindi dovevi sempre toglierlo successivamente con le mani. In camera era piú complicato, specialmente i primi tempi che dormivo con mio fratello. Non solo avevo il problema di dove schizzare e raccogliere la sborra, ma dovevo anche stare attento a non ansimare nel momento dell'eiaculazione. Il problema della "raccolta" dello sperma lo avevo risolto portandomi dei fazzoletti di carta da avvolgere sul mio pisello in caso di sborrate improvvise, mentre quello del non far rumore durante la sborrata, lo imparai con il tempo. Poi con il passare dei mesi e degli anni, volevo di piú. Ma in ogni caso, volontariamente o per necessitá, masturbandomi sapendo che altre persone erano "intorno" a me, sapendo che non potevo schizzare "tranquillamente", ho "dovuto" anche imparare ad avere piú autocontrollo ed a trattenermi per poi esplodere una volta carico in bagno!
Tralasciando le mie prime scopate che giá vi ho raccontato e che approfondiremo tra poco, sentivo quindi che ero in grado di "fare" di meglio. Avevo giá compreso che potevo prolungare il mio godimento durante la masturbazione. Come? Esattamente come facevo da piccolo la sera sotto le lenzuola! Aspettando, dedicando piú tempo al mio pisello. Quando ero da solo e mi segavo, se sentivo che stavo per venire, mi fermavo, lasciavo riposare l'uccello e poi ripartivo. Su & giú con la mano fino a quando non tornava dritto, poi non appena sentivo la sborra incanalarsi lungo l'asta, mi bloccavo di nuovo. E poi ricominciavo. Le prime volte non andarono bene, venivo dopo soli cinque minuti di masturbazione, ma poi con il passare del tempo, delle settimane, dei mesi e degli anni, riuscivo ad avere un orgasmo ed un'abbondante sborrata, anche dopo un'ora di seghe! In che modo? Appunto controllandomi, trattenendomi, respingendo lo sperma dentro il mio uccello se non mi sentivo carico al massimo. Fino a quando le mie palle non dicevano basta per il dolore dovuto al gonfiore ed alla troppa attesa. Ecco la prima risposta alla domanda di tanti che mi chiedono come possa sborrare cosí tanto: io eiaculo come una fontana perché non ho fretta, lascio che le mie palle producano sperma fino a scoppiare e solo dopo mi svuoto! A volte mi preparo ore prima, se non giorni. Indossando i boxer (ma a volte giro anche senza biancheria intima sotto i vestiti) senza slip interni. Passeggio, frequento la palestra, vado a lavoro sentendo le mie palle ed il mio pisello ciondolare come un orologio a cucú. Una sensazione di libertá ed eccitazione allo stesso tempo, ma anche una lenta masturbazione che non finirá prima che la giornata sia terminata, a casa mia! Qualche volta potrà capitare che vi "perdiate" la sborra camminando, di sentire quelle goccioline incanalarsi lungo l'asta del vostro uccello ed uscire lentamente dal buco della cappella. Ma dovrete des****re, quello è segno che le vostre palle stanno pruducendo sperma, significa che di lì a poco, il vostro vulcano sarà pronto ad eruttare una quantità esagerata di crema bianca! Non dico che sia facile (io ho inziato da adolescente) ma con un pó di "pratica" é possibile. Riassumendo, quando vi fate una sega, provateci, ma provateci davvero. Vi diventa duro? Avete voglia di sborrare? Provate a trattenervi, fate riposare il vostro uccello per qualche minuto e poi ripartite. Cercate di non venire prima di un'ora di masturbazione, perché quello che verrá dopo, sará un lago di sborra, una pioggia di sperma (questo era il commento di una mia Fan vedendo un mio Video) che vi lascerá svuotati e sodisfatti come non mai!
Diverso é in un rapporto sessuale con una donna. Dopo le prime scopate classiche, dove l'importante era farmi una ragazza, una qualunque purché respirasse, avevo capito che pure con loro potevo dare di piú, potevo sborrare di piú! I primi tempi avevo iniziato a barare, nel senso che se sapevo che andavo incontro ad una scopata, mi "preparavo" giá da casa. In pratica mi masturbavo qualche ora prima dell'incontro, ma senza venire, caricavo il mio pisello per la fica di turno e quando ci vedevamo, avevo giá le palle mezze piene. Poi mi bastava scopare quel suo buchetto sul classico, metterglielo dentro e riempirla di calda crema bianca. Mi ricordo che spesso le ragazzine che mi facevo, rimanevano sorprese da tutta quella sborra che tiravo fuori. Ed ancora oggi lo sono le donne che mi porto a letto! Con la differenza che ora io non baro piú per riempire la loro fica di sperma. Il tempo (e l'esperienza) mi ha insegnato a dedicare maggior tempo a loro oltre che a me. Adesso quando faccio sesso, mi dedico molto ai preliminari. Inizio a baciare la lei di turno, a toccarla ovunque, a leccargli la fica e solo dopo un pó glielo metto dentro. Ma cerco di non eiaculare subito, lascio che le grandi labbra accolgano il mio cazzo, poi mi muovo dentro su & giú per un pó, assaporo ogni minuto quel caldo buchetto, quelle morbide pareti di pelle viva, infine se sento che stó per venire, mi trattengo, esco fuori dalla sua fica ed inizio magari a fargli un ditalino, a baciarla di nuovo, giusto il tempo per dare tregua al mio uccello! Poi, non appena avverto che stá per afflosciarsi, ancora dentro la sua fica e fino a quando non sento che sono completamente gonfio, continuo con questo "gioco" che puó durare anche piú di un'ora! Arrivato al punto dove il mio cazzo non ne puó piú, mi svuoto dentro di lei come un vulcano che da troppo tempo non erutta. E qui rispondo ad un'altra domanda, ecco come riesco a durare cosí a lungo sotto le coperte, ecco come riesco a schizzare almeno dieci volte dentro una fica. E non parlo ovviamente di semplici sborrate, ma di veri e propri fiotti di sperma, tanto da poterci riempire un bicchiere classico. Anche qui non sará semplice le prime volte, la voglia di svuotarvi, di riempire la vostra donna e la sua fica di sperma il prima possibile, potrá essere piú forte di voi. Ma dovrete res****re e cercare di combattere anche contro la vostra "Lei" di turno, si perché contrariamente a quello che si pensa, non tutte le donne sono disposte a scopare per piú di un'ora, figuriamoci due! Qualche volta, delle donne "allegre" che ho conosciuto On Line su qualche sito per adulti (questo o l'altro poco importa) mi chiedevano se oltre ad avere un bell'attrezzo, lo sapessi spingere al massimo per almeno un'ora. Gli ho risposto che un'ora era il minimo, ed anche se non dovevo dimostrare nulla a nessuno, ad un paio di loro ho chiesto di "incontraci" in On Line in chat. Ve la faccio breve: siamo rimasti On Line per diverse ore a mostrarci e masturbarci le nostre rispettive parti intime. Lei si toccava ovunque, si sgrilletava la fica come una dannata, io mi masturbavo lentamente, gli mostravo il mio cazzo dritto, la mia cappella, ogni tanto mi tiravo giú la pelle per far fuoriuscire qualche goccia di sperma ed eccitarla di piú. Morale della favola, dopo molto tempo di queste rapporto virtuale, chi mollava per prima, erano sempre loro, che sfinite e con la fica fradicia, zuppa, mi chiedevano di terminare quella "scopata" con una mia sborrata a loro dedicata. Inutile dire la loro sorpresa e soddisfazione quando vedevano quella pioggia di sperma, quel lago di sborra finire sulla tastiera preventivamente coperta da un panno. Infatti molte signore (ragazze) si lamentano di alcuni uomini che sono troppo "veloci" a letto, ma quando poi si trovano di fronte qualcuno che le sfinisce, che é in grado di procurargli piú di un orgasmo, che gli manda letteralmente la fica in fiamme, non vedono l'ora che il partner eiaculi per terminare la scopata. In ogni caso anche io ho capito che questa storia della durata, é piú un raro caso che lo standard. Giá... perché spesso uscendo con amici e colleghi, o meglio amiche e colleghe, quando veniva tra una chiacchiera e l'altra, fuori il discorso "sesso", tutte lamentavano le stesse cose. Di noi uomini la maggior parte purtroppo gli dava ragione, dicendo che fisiologicamente per noi maschietti la durata a letto é minore e quando io sostenevo l'esatto contrario, che si puó scopare anche per tutta la notte volendo, mi dicevano che ero un Alieno, un caso raro. Ovviamente poi la curiositá é donna, ed infatti molte loro a fine sera mi lasciavano il numero e con la scusa di prenderci un aperitivo in un fine settimana, in realtá cercavano l'occasione per scoparmi e testarmi sul campo! Datemi retta, portate il vostro pisello al limite, gonfiate le vostre palle come come un canotto, inondate le vostre signore, sentite la loro fica riempirsi in modo spropositato, osservate la sborra colarvi lungo l'asta per l'eccessiva quantitá di spruzzate e godetevi quel momento fino in fondo. Fatele godere fino in fondo. Perché il piacere che vi dá una serie di lunghe e ripetute abbondanti sborrata, non ha eguali!
Come é possibile? Anche qui con l'esperienza, dedicando del tempo ad un rapporto sessuale, senza correre. Il trucco é anche nell'avere una buona forma fisica ed una corretta alimentazione, bere molta acqua (che poi é un "elemento" base dello sperma) é un altro suggerimento che posso darvi.
Ora mi rimane solo da rispondere ad una serie di curiositá di alcuni lettori (ma anche di chi "colleziona" le mie foto ed i miei video amatoriali) che mi hanno scritto in questi ultimi tempi.
- "Perché non ti depili?" Perché mi piace il mio uccello al naturale, come la fica del resto. E poi mi sembra piú virile. Tu che me lo hai chiesto, perché lo fai? Pensi che il tuo pisello sembri piú grande cosí? A me é bastata una sola volta per far piacere ad un'amica e poi pentirmene. La ricrescita é stata veramente fastidiosa.
- "Come mai la tua cappella si gonfia cosí tanto?" Rileggi quanto scritto sopra e avrai la risposta. In breve: piú sangue fai affluire sul tuo pisello, piú l'uccello ti diventa grosso e la cappella ti si gonfia. E poi credo che la mia sia comunque di natura grande come un fungo.
- "Come fai a sborrare senza toccarti?" Pratica mio giovane lettore, ed anche a te rinnovo il suggerimento di rileggere questo articolo. La versione breve, comunque, é che quando sborro senza toccarmi, é perché in precedenza mi sono masturbato fino allo sfinimento. Almeno due ore! Poi mantengo l'erezione semplicememte toccandomi lungo l'asta o poco sotto la cappella. Quando sento lo sperma incanalarsi nel corridoio e solo dopo che sono dannatamente carico, ed ho voglia di svuotarmi, inizio a spingere fuori lo sperma con il bacino, inizio ad affondare il mio cazzo nell'aria come se mi stessi scopando il buco di una fica.
- "Come fai a spruzzare cosí tanto e più volte?" La risposta é in questa sorta di manuale. Anche per te le versione bignami é che quando faccio sesso, cerco di non venire subito, provo a trattenermi, a far ingoiare la sborra al mio pisello fino a quando non sento le palle esplodere. Vale la regola di cui sopra: devi soffocare la sborrata e mantenere l'eccitazione per qualche ora! Puó servire qualche volta (in passato mi aiutava) bloccare l'uscita dello sperma mettendo un dito sotto la cappella ed un altro tra l'attaccatura delle palle e l'asta del vostro uccello. In questo modo il cazzo pulsa ma non espelle lo sperma che rimane bloccato nella sacca scrotale. Magari puoi anche dare qualche secondo di "tregua" al tuo cazzo dando piacere alla tua donna stimolando e masturbando la sua fica con le mani. Alla fine, quando sei arrivato, quando le palle ti faranno veramente male e stai per eplodere, la tua eiaculazione sará cosí abbondante che non ti basteranno dieci schizzate per svuotarti.
- "Riesci a durare piú di un'ora a letto?" Se é per questo, posso mantenere alte le mie prestazioni anche per tutta la notte. Ma non voglio annoiare chi mi legge, sopra l'ho ampiamente spiegato. Ma a te, proprio a te, ragazza che mi hai scritto l'E-Mail poco tempo fá, dico, citando qualcuno, che io non vendo sogni, ma solide (ed aggiungo dure) realtá. Provare per credere!
Infine, se volete vedere con i vostri occhi, prima ancora di provarci personalmente, qualche filmato per sincerarvi che tutto questo é possibile, che fare sesso per una notte intera non é fantascienza, che spruzzare abbondantemente almeno dieci o dodici volte si puó, cercate i miei Video in Rete e se non li trovate, contattatemi, saró lieto di fornirvi i Link.
Ma scrivetemi anche se volete semplicemente fare quattro chiacchiere su questo ed altri temi, scambiare esperienze o raccontarmi la vostra storia!
Chase.


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Posted by Chase90 4 months ago  |  Categories: First Time, Masturbation, Voyeur  |  Views: 2429  |  
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la mia amica Marisa

La storia con Marisa mi coinvolse per puro caso e mi venne offerta, su un piatto d’argento, da lei stessa. Lontano da ogni pensiero, mai avrei potuto preventivare, un giorno, di farmi “la Marisa”,come veniva chiamata nel nostro gruppo oratoriale di coetanei. Si può dire che la conoscessi da sempre; parecchio più anziana di me, piccola di statura (il suo soprannome era “rasoterra”), ma ben proporzionata con tutte le sue cose al posto giusto, non dava a noi ragazzi molta confidenza, ma del resto quando si hanno quindici anni, i dieci /dodici anni in più di differenza,si avvertono parecchio (noi eravamo ragazzotti alle prime seghe, mentre lei, già signorina, aveva sicuramente accolto nel suo “nido” più di qualche uccello compiacente), per cui per noi “la Marisa” divenne un po’ l’oggetto del desiderio, il mito inavvicinabile; anche il solo suo rivolgerci la parola, per non dire un sorriso di circostanza, o darci il minimo di confidenza, voleva dire per noi essere dei privilegiati. Quel suo portamento, quel suo elegante e civettuolo modo di vestire , quel suo ondeggiare su tacchi vertiginosi, uniti a quella leggera aria di snobismo, facevano si che fosse ammirata con cupidigia da tutti mentre su di lei fiorirono, sempre inventate da noi per rendere tutto il contesto più pepato, leggende metropolitane più inusitate, come il fatto che fosse una gran scopatrice ma che fosse anche “cattivissima” e “pretenziosa” nei rapporti sessuali coi partner (non è mai stata sposata ; usava i maschi e li lasciava: questa almeno era la diceria che aleggiava nel nostro immaginario collettivo). Inoltre uno di noi, suo vicino di casa, si vantava di averla vista seminuda dalla sua finestra della camera e ce l’aveva descritta nei minimi dettagli intimi (certo nessuno avrebbe potuto mettere in dubbio quelle parole), e questo fece si che lui fosse diventato,ai nostri occhi, il più privilegiato di tutti anche perché non ci fu mai verso di farci invitare a casa sua per poter ass****re ad un eventuale spettacolo della Marisa . Alla luce di questi racconti, sempre più fantasiosi ed esagerati, “la Marisa” quindi diventò sempre più irraggiungibile per noi comuni mortali ; ed allora cosa può fare un “comune mortale” in questa situazione : giù seghe a profusione, sborrate solitarie o collettive,dove la suddetta veniva fantasticata nei modi più assurdi e strani, ma anche più maialeschi e depravati ; veniva scopata in tutti i modi possibili , in tutte le situazioni e nulla e nessuno le faceva dire basta. Passarono gli anni e le mie prime esperienze mi fecero quasi dimenticare Marisa, anche se di tanto in tanto incontrandola, il prurito, per i pensieri che mi ricordavano la gioventù, si faceva ancora largo nella mia mente.Poi il nostro rapporto divenne, col passare del tempo , sempre più confidenziale, tanto che arrivammo a darci del tu, cosa impensabile per me solo qualche anno prima, ciò nonostante non ebbi mai il coraggio di confidarle i litri di sborra gettati pensando a lei. Qualche tempo fa, per una serie casuale di circostanze, i nostri incontri si fecero, anche se non voluti, più frequenti e,complici un caffè, due chiacchiere, qualche risata, mi fecero intuire che sotto sotto Marisa non avesse poi tutte quelle amicizie che si poteva pensare per una single come lei e di uomini neppure l’ombra (certo che l’età, ormai ben oltre a quella pensionabile, non le permetteva di spaziare più di tanto). Era sostanzialmente una persona sola che, anche perché a livello di parentela le restava solo una nipote mentre per quanto riguarda le amiche queste erano tutte per lo più sistemate , utilizzava i risparmi di una vita in soggiorni ,più o meno lunghi, solitari, in riviera, anche più volte all’anno o in viaggi organizzati, ma solo quando le rare amiche avevano dei giorni liberi da altri impegni. Fu così che un pomeriggio, mentre stavamo sorseggiando una bibita al solito bar e chiacchierando del più e del meno, lei mi confidò che la mattina precedente si era comprata due parei per andare al mare di lì a qualche giorno; “Veramente” mi disse “ Dopo tanta insistenza e tanta adulazione, mi ha convinto il venditore a prendere quei modelli, in quanto per me sono molto, direi troppo, osèe e qui a casa non potrei indossarli per uscire . Sai, non sono più una ragazzina e tutto quel “vedo non vedo”, tenuto insieme solo da alcune placche metalliche posticce, qui a casa non sai che scalpore farebbe nella gente. Invece lontano dall’ambiente non mi interessa e poi, devo dire , mi sembra proprio che mi stiano bene indossati “ concluse, quasi a giustificarsi dei soldi spesi per qualcosa che avrebbe sfoggiato lontano da casa e solo per un paio di settimane. A quelle parole, un lampo mi balenò nel cervello: “Ma cosa dici,col fisico che ti ritrovi potresti metterteli anche qui e fregartene della gente che è solo invidiosa. Comunque fatti s**ttare una foto al mare con quei parei, così potrò vederti e giudicare se quello che dici è vero” buttai lì di getto ed attesi la sua reazione. “Ma va, non c’è niente di bello da vedere” rispose sorniona stimolata nel suo amor proprio, ed allora io rincarai la dose: “Posso ben immaginare quanti “omini” ti ronzeranno intorno al mare quando li indosserai facendoti la corte e magari con altri pensieri non proprio limpidi”. Marisa fece finta di non raccogliere lasciando cadere le mie parole nel vuoto, ma conoscendola sapevo di aver risvegliato in lei l’istinto di femmina, anche se ben conscia della sua età e, di conseguenza, del suo fisico, che in effetti non era niente male. Il sasso comunque era stato lanciato ed ora ero in attesa di vedere quali conseguenze avesse provocato. Dopo un paio di giorni ci ritrovammo di nuovo a bere qualcosa; io non tornai sull’argomento “parei” e la cosa mi stupì quando fu lei a riprendere il discorso interrotto qualche giorno prima. “Sai, ho di nuovo riprovato i due parei per autoconvincermi che non ho buttato completamente i soldi e devo dire che hai ragione; mi sembra effettivamente di star bene, comunque la decisione è presa: qui a casa non li metterò mai per uscire ma sono soddisfatta ugualmente” decretò e mi parve attendesse una conferma da parte mia. “Pazienza” le risposi con falsa delusione: “Vorrà dire che mi accontenterò di vederti in foto con indosso quelle cosette” ,al che lei riprese: “Ma cosa vuoi che mi faccia fare delle foto; e poi perché”.

Io, a questo punto, l’incalzai: “Me l’avevi promesso però, anche perché mi hai sempre detto che ti interessava il mio parere”. Lei sorrise (il gioco fra noi , perché ormai di gioco si trattava, era in pieno svolgimento; ora bisognava capire chi avrebbe fatto la mossa successiva) rimanendo in silenzio e lanciandomi uno sguardo (almeno così mi sembrò) che mi parve un esplicito invito a proseguire la conversazione sull’argomento. Tergiversai ancora facendole però capire che sarei rimasto amareggiato se non avessi potuto ammirare questi “benedetti” parei che mi avevano così tanto incuriosito ed erano diventati ormai un’ossessione . A questo punto Marisa fece la mossa che non mi sarei aspettato, ma che tanto avrei desiderato facesse, esclamando nei miei confronti: “Va bene. Se proprio ci tieni a vederli, vieni da me quando vuoi che te li mostro”. Era ben di più di quanto avessi potuto sperare, tanto che dovetti deglutire mentre il cazzo dette segni di impazienza. “Domani pomeriggio, se per te va bene, verso le 14 sarò da te” dissi subito,anche per evitare che ci ripensasse, e (ormai dovevo buttarmi) aggiunsi: “Certo che però, a questo punto, vorrei vederteli indossati”, al che lei immediatamente rispose, anche un po’ maliziosamente: “Se fosse stato solo per farteli ammirare così, li avrei portati qui al bar , invece vorrei proprio che, disinteressatamente, mi dicessi come mi trovi, anche per evitare di fare la figura del pagliaccio in giro”. “E’ fatta” pensai “Domani me la faccio” mentre il cazzo mi si indurì al massimo, tanto che dovetti spostarmi più volte sulla sedia per non sentire dolore e per non farmene accorgere. Quando ci salutammo con la conferma per l’indomani, ripensai a quanto e a come tutto ciò fosse successo e, se da un lato la speranza di scoparla fu la logica deduzione del susseguirsi degli eventi, dall’altra il raziocinio mi fece riflettere, per cui si fece largo in me la convinzione di non illudermi più di tanto; in effetti, visti i nostri attuali rapporti, avrei anche potuto aver frainteso le sue parole, forse veramente Marisa avrebbe voluto un parere spassionato, forse aveva bisogno di qualcuno che confermasse le sue convinzioni. Decisi quindi di aspettare l’evolversi degli eventi e comportarmi di conseguenza; ora sarebbe stata lei a dover fare la prima mossa. Il giorno seguente l’appartamento di Marisa mi accolse nella penombra dovuta alle persiane accostate (eravamo in pieno luglio e il sole era a picco). Mi accomodai in salotto e lei, con indosso una vestaglietta sbracciata e in ciabatte, mi offrì un tè freddo. Intavolammo un discorso che effettivamente a nessuno dei due interessava, poi esclamai: “Allora, li vogliamo vedere o no questi spettacolari parei?”. Marisa sorrise :”Ma cosa vuoi vedere, sono semplici prendisole; niente di che” rispose per niente convinta di quel che diceva, mentre si capiva benissimo che moriva dalla voglia di indossarli. Insistetti: “Dai su, vai a metterteli, così finalmente potrò soddisfare la mia curiosità”. Marisa si alzò avviandosi verso ,presumo, la camera da letto, al che io aggiunsi : “Preparati come se fossi al mare e dovessi uscire per la passeggiata dopocena”. “Va bene” rispose con un tono che voleva sembrare di sufficiente compiacimento nei miei confronti, ma che mal celava la sua massima soddisfazione e desiderio di esibizionismo. Passarono alcuni minuti ed eccola comparire in tutto il suo splendore. La sua figura si stagliò sullo sfondo della porta aperta, indossava una specie di lenzuolino di lino colorato in giallo e azzurro portato come una toga e fermato sulla spalla da una spilla dorata. I fianchi erano praticamente aperti fermati da una cordicella in vita e dall’ampia apertura si intravedeva la strisciolina del bordo delle mutandine nere dalla cui dimensione si poteva intuire fossero tanga. La lunghezza del pareo si fermava ben al di sopra delle ginocchia e la scollatura davanti arricciata praticamente lasciava completamente scoperto il reggiseno (al mare naturalmente il reggiseno non si porta per cui in questo caso i seni sarebbero stati liberi di mettersi in mostra al minimo movimento). Ai piedi calzava due infradito dorate decorate con strass e il tacco a spillo che mettevano in mostra due splendidi piedini curatissimi con le unghie smaltate di rosso vermiglio. Era la prima volta che glieli vedevo, o meglio che glieli osservavo, e devo dire che erano tutti da leccare anche perché, vista la sua altezza, erano piccolissimi, avrà portato non più del 35 di scarpe. Per completare l’opera (capii ancora una volta quanto fosse ambiziosa) non si era fatta mancare neppure un leggero trucco sul viso, fine, tenue nel colore, ma arrapantissimo. Rimasi a bocca aperta a quella vista; le uniche parole che riuscii a profferire furono: “Sei splendida” e mi trattenni per non essere volgare. “Dai smettila, non prendermi in giro” mi rispose, e proseguì: “Adesso dimmi veramente cosa ne pensi. Non sarà troppo volgare o troppo spinto per la mia età?” . Le confermai il primo giudizio e lo corredai da altri sinceri complimenti nei suoi riguardi, anche un pò meno velati di doppisensi. “Ti ringrazio. Mi fa piacere che il tuo giudizio collimi col mio. Sono soddisfatta” mi disse orgogliosa, al che, inoltre, le confermai che sul fatto di indossare il pareo a casa, probabilmente aveva ragione lei: era certamente un po’ troppo “nudo” per i puritani dei conoscenti e anche di questo mio giudizio, Marisa ne fu contenta. L’invitai, a questo punto, a venire avanti e a camminare come se sfilasse, per poterla ammirare meglio nell’insieme; non si fece pregare e camminò ancheggiando davanti a me, spargendo tutt’intorno un delicato profumo di cui era cosparsa la sua pelle. Con un’altra donna, arrivato a questo punto, avrei rotto gli indugi e l’avrei presa e coricata sul divano, ma con Marisa avevo ancora qualche titubanza; non ero ancora del tutto convinto che quella fosse la mossa giusta. Poco dopo esclamò: “Vado a provare l’altro, che è completamente diverso, meno nudo ma altrettanto provocante secondo me” e si avviò verso l’uscita della stanza. A questo punto presi il coraggio a due mani e la seguii, mi fermai sulla porta della camera da letto a contemplarla di spalle mentre si sfilava il pareo convinta di essere sola; rimase in tanga e reggiseno sui tacchi a spillo: era uno spettacolo; nonostante l’età non più verde Marisa era ancora desiderabile e soprattutto arrapante per i miei gusti.

Le rinnovai il commento precedente, lei cacciò un grido di sorpresa e,voltandosi, istintivamente si coprì con le mani:“Cosa fai? Vai via” replicò sorridendomi senza convinzione nei miei riguardi; al che mi avvicinai , la presi fra le braccia e la guardai negli occhi. “Cosa stai facendo. Sei matto” disse flebilmente mentre sentivo la sua pelle fremere sotto le mie mani. “E’ da sempre che desidero farlo” le sussurrai e, avvicinando le mie labbra alle sue, la bacia delicatamente. Dopo un primo istante, la sua bocca si schiuse alla mia lingua che cercava di insinuarsi e uno scambio di slinguate fu il suggello ad un tenero ma ardente bacio che probabilmente entrambi volevamo. Quando ci staccammo la vidi abbassare gli occhi mormorando: “Cosa stiamo facendo”, al che le risposi: “Niente che non avessimo desiderato” e strettala di nuovo, le stampai sulle labbra un secondo bacio ancora più passionale. La sentii corrispondere in pieno alle mie avances che si fecero via via più audaci; le mie mani iniziarono a scorrere sulla sua schiena fino alle natiche , le slacciarono il reggiseno che in un attimo fu a terra scoprendo due tette, leggermente cadenti ma ancora sode come consistenza, che subito furono preda delle mie labbra. Marisa socchiuse gli occhi per apprezzare meglio i brividi che la mia lingua le stava trasmettendo, si abbandonò fra le mie braccia emettendo un semplice, languido:“Si”. Senza staccare le labbra, la feci adagiare sul letto ed in breve anche il minuscolo tanga giacque a terra mettendo in mostra una fighetta non rasata ma perfettamente curata, profumata e già abbondantemente umidiccia. Un leggero sfioramento con le dita poi, facendo scorrere la lingua sul suo corpo lasciando dietro una scia di saliva, arrivai sulla sua “natura” pulsante e presi a leccarla, prima delicatamente poi sempre più deciso e penetrante soffermandomi sul clitoride che si stava ingrossando, strappandole ripetuti gemiti di piacere. La mia bocca si riempì del suo umore copioso che fuoriusciva dalle grandi labbra, mentre lei ,abbandonata ogni remora e travolta dal piacere, forzò la mia testa verso quella figa ormai oscenamente dilatata quasi urlando: “Si non fermarti, continua a leccarla. Fammi godere. E’ da tanto che non sento una lingua così dentro di me”. In breve un fremito percorse il suo corpo mentre il suo bacino si inarcò sempre più : aveva raggiunto l’orgasmo. Mi sollevai scostandomi osservandola compiaciuto mentre lei, con un ultimo rimasuglio di pudore, cercò di coprirsi dicendomi: “Cos’hai da guardare. Smettila, sai che non voglio. Sono vecchia”. La mia laconica risposta fu: “Magari tutte le “vecchie” fossero come te. Sei tutta da godere”, al che un sorriso malizioso comparve sulle sue labbra. Notai in lei ancora qualche esitazione che, dopo una languida carezza sul suo viso e lungo il suo corpo, scomparve in quanto Marisa avvicinò la mano alla mia patta rigonfia e, fatta scendere la lampo, cercò di liberare il mio cazzo dall’infelice posizione che aveva assunto mormorando: “Vediamo com’è questo “bambino” così cresciuto” ; “lui” fece capolino in tutta la sua turgidezza , libero da ogni impedimento e svettò pulsante verso di lei. “E’ splendido; è tutto da mangiare” esclamò estasiata e, ancor prima che me ne rendessi conto, lo fece letteralmente sparire nella sua bocca. Un calore dolcissimo lo avvolse e si trasmise lungo tutto il mio corpo; mi lasciai scivolare sul letto mentre lei ,con gesto deciso, senza abbandonare la presa, mi sfilò scarpe , calzoni e intimo. La sua azione era dolce e nel contempo decisa; sembrava volesse succhiarmi tutto quanto avevo dentro, mentre il mio cazzo lo sentivo ingrossarsi sempre più e vedevo le sue labbra allargarsi a dismisura per poterlo contenere tutto. Il pompino che mi stava facendo mi resi conto che in quelle condizioni non avrebbe potuto durare a lungo e cercai, a quel punto, di fermarla o almeno rallentare la sua azione, ma Marisa allontanò decisa la mia mano continuando imperterrita nella sua opera di succhiamento. La sua saliva colava copiosa lungo l’asta ferrea che era diventata lucidissima e scorreva senza fatica fra quelle labbra vermiglie, quindi, subito dopo, sentii la sborra risalire veloce verso la punta del cazzo; non feci tempo a fermarla (forse neppure lo volevo a quel punto) e la scaricai del tutto in quella bocca calda e desiderosa. Nonostante il potente primo getto e i successivi, Marisa non fece una piega continuando a scorrere con le labbra sul “nervo” ingrossato all’inverosimile e contemporaneamente deglutendo l’abbondante liquido che le riempiva la bocca. La sua azione rallentò, fino a fermarsi con ancora tutto il cazzo in bocca, quando si rese conto che “non ne avevo più”, quindi si staccò dando un ultimo colpo di lingua alla cappella ancora pulsante per raccogliere le ultime gocce di sborra rimaste. A questo punto la feci sollevare e ,presale il viso fra le mani, la baciai ardentemente gustando anch’io il sapore della mia sborra di cui la sua bocca era pregna. Ci rotolammo avvinghiati sul letto senza dire nulla (erano i nostri corpi a parlare per noi), baciandoci e toccandoci a vicenda, fino ad abbandonarci ,appagati, sulle lenzuola profumate. Restammo senza parlare per alcuni minuti, poi guardandoci le dissi: “Era da sempre che avrei voluto averti, fin da quando ero ragazzino. Sei sempre stata il mio desiderio segreto”, al che Marisa replicò:” Ma dai. Cosa dici, con tutte le ragazze che ti sei fatto, figurati se pensavi a me”. Allora le spiegai tutto quello che da ragazzo, io e miei amici, pensavamo di lei, delle seghe che mi ero fatto pensandola per finire su tutte le storie che mi ero inventato su di lei. Marisa rimase allibita, mai avrebbe pensato di essere stata oggetto di tanti pensieri e di tante seghe da parte di noi ragazzi e, sotto sotto, mi resi conto che ne fu lusingata. Quindi mi confermò che la storia di quell’amico, suo vicino di casa, che l’aveva vista nuda era inventata (si era escogitato tutto per essere invidiato da noi, ecco perché non ci aveva mai invitato a casa sua ) poiché le sue finestre non erano accessibili alla vista da nessuno.




A quel punto fu d’obbligo spostare il discorso sull’ “E Adesso?” riguardo a noi; le feci intendere che avrei desiderato moltissimo frequentarla ancora (avrei dovuto dire “scoparla”, ma mi sembrò più fine esprimermi così), quando avesse voluto, compatibilmente con i suoi impegni e i miei (il solito ragionamento trito e ritrito fatto con tutte le altre), e pure lei mi sembrò dell’idea, anche perché, mi confermò non senza una punta di soddisfazione,: “Non tutte quelle della mia età si possono permettere uno stallone di almeno dieci/dodici anni più giovane, disponibile e senza problemi di sorta”. E proseguì : “E’ da tanto che non sentivo un bel cazzo in mano e in bocca e devo dire che mi ha fatto piacere, ancora di più di quando ero giovane e di cazzi ne ho fatti passare parecchi”. Mi resi conto che Marisa si stava lasciando andare, anche in fatto di linguaggio, e la cosa mi rallegrò parecchio; voleva dire che anche le ultime incertezze nei miei confronti si erano dissipate. Dal resto non ci sarebbe stato alcun motivo di rimanere sulle sue dopo quel pomeriggio che mi parve avesse soddisfatto entrambi e che , soprattutto, non era ancora finito. Lei , stesa completamente nuda con ai piedi ancora le infradito, aveva cercato di coprirsi appena con un cuscino ( un briciolo di pudore le era rimasto ); era splendida ed io, toltami la camicia che ancora indossavo, mi girai nella sua direzione, nudo e col cazzo che stava di nuovo inturgidendosi, mi avvicinai buttando a terra quel semplice riparo che mal celava le sue grazie e,dopo averla ancora una volta osservata con cupidigia, iniziai a leccarla partendo dalla pancia scendendo verso il basso. Marisa si rilassò e immediatamente divaricò le gambe come per invitarmi a raggiungere con la lingua la sua figa che aveva ripreso a bagnarsi copiosamente. Indugiai nel far fronte alla tacita richiesta e a questo punto lei mi prese la testa e cercò di dirigerla decisa dove avrebbe voluto che le mie labbra si posassero aggiungendo: “Avanti, cosa aspetti; fammela sentire questa lingua. Fammi godere ancora” , poi, visto che io opponevo ancora resistenza tergiversando sulle cosce e tutto intorno, la sua decisione si tramutò in forza che ,unita alla fermezza dell’intento, quasi mi impose il suo volere ordinando: “Vai giù porco. Lecca questa figa, fai godere questa cagna in calore” spingendo il mio viso sempre più verso l’apertura anelante (ciò mi confermò la veridicità delle leggende metropolitane per cui Marisa era pretenziosa ed esigente coi partner). Allora, vista la situazione, decisi di prendere io l’iniziativa; mi staccai con la bocca dal suo corpo, osservai la delusione dipinta sul suo volto, poi la bloccai letteralmente sul letto, le divaricai ancora di più le gambe e con un sol colpo le infilai il cazzo in figa fino in fondo, strappandole un urlo di piacere e gridandole: “Non è meglio il cazzo della lingua per farti godere troia? Prendilo tutto che ti voglio riempire di sborra”. Marisa, una volta ricevuto tutto il cazzo in figa, incrociò le gambe sulla mia schiena e iniziò a muoversi per seguire meglio il mio movimento di penetrazione, mentre nel frattempo ripeteva: “Si scopami, sono la tua troia. Lo sento molto, mi stai aprendo in due. Non fermarti e fammi godere”. In breve per entrambi ci fu un’esplosione di piacere che ci lasciò stesi senza energie, ma pienamente soddisfatti. Ci riprendemmo poco dopo con lei che mi portò altro tè freddo per dissetarmi; ormai si muoveva nella casa nuda, ogni falso pudore era scomparso, solo il tanga era tornato al suo posto, il che rendeva la sua figura ancor più eccitante. “Ma chi l’avrebbe mai detto” riprese a parlare sorridendo dopo essere tornata a distendersi sul letto accanto a me, “Io scopare con te; e che scopata”. “Vedi” le risposi “Non bisogna mai dare nulla per scontato. Si vede che era destino che prima o poi ci godessimo a vicenda; ed ora chi smette più?”. Sorrise di nuovo e, avvicinando il suo viso al mio, mi baciò con passione. Il cazzo mi si indurì immediatamente e divenne subito preda nelle sue mani. “E’ sempre pronto vedo. Chissà quante ne hai fatte godere e penare con questo “affare” che diventa duro a comando”. “Non tante come puoi pensare” risposi, intanto che la mia mano si era adagiata sulla sua figa tornata umida. Ci eccitammo a vicenda toccandoci ed accarezzandoci, anche se non è che ce ne fosse poi tanto bisogno, mentre le nostre lingue si incrociarono più volte scambiandoci saliva a non finire. Presi ulteriore coraggio e cominciai a parlarle insultandola volgarmente per vedere la sua reazione: “Sei proprio una gran porca” le mormorai fra una leccata e l’altra :”Voglio rifarmi di tutte le seghe che mi hai fatto fare”, e lei di rimando: “Sei tu il maiale, il chiavone a cui non so res****re. Si, trattami come una puttana, la tua puttana” mentre le sue labbra sfioravano,baciandola e leccandola,tutta la mia pelle trasmettendomi sensazioni sublimi. Mi resi conto che questa situazione accresceva enormemente la sua eccitazione, quindi scesi con la lingua lungo le sue gambe fino a raggiungere i suoi piedini, li fiutai e presi a leccarli, prima delicatamente poi sempre più profondamente. La mia lingua scorreva sul loro dorso fino alla caviglia, per scendere sotto la pianta ed arrivare alle dita che divennero preda delle mie labbra con un succhiamento come se fossero piccoli cazzetti; anche le infradito subirono la stessa sorte bagnandosi anch’esse copiosamente. Marisa ,abbandonata sul letto, mugugnava di piacere intanto che le sue mani, trascurato il cazzo, si erano infilate fra le sue grandi labbra ed erano quasi scomparse al suo interno. Mi inginocchiai davanti a lei e indirizzai il cazzo fra i suoi piedi che,così bagnati, iniziarono a scorrere lungo l’asta in un principio di masturbazione senza uguali. “Sborrami sui piedi” quasi mi implorò, ma era ben altro il mio desiderio; la feci girare, mettere a pecorina e con il viso mi tuffai letteralmente fra le sue natiche leccandole l’ano furiosamente. Un “Siiiiii” di piacere sgorgò dalle sue labbra, mentre le sue mani cercavano di allargarle per favorire la profondità della mia lingua. Aveva un culo profumatissimo mentre il buchetto si dilatava ad ogni colpo di lingua. A questo punto mi chiese: “Vuoi incularmi vero? Voglio sentirtelo dire” al che risposi prontamente: “Voglio che sia tu a chiedermelo, quasi a supplicarmi di farlo” e intanto non smettevo di leccare e bagnare il buco ormai pronto a ricevere l’asta diventata enorme.

Marisa non si fece pregare e subito quasi mi ordinò:”Inculami avanti. Inculami, spaccami tutta; fammi male ma fammi anche godere tanto”. A quelle parole di incitamento non resistetti, accostai la punta arrossata del cazzo all’ano facendola scorrere su di esso più volte per inumidirla. Lei non resisteva più muovendo il culo come fosse un invito ad entrare, per cui puntai il foro che istantaneamente si dilatò e affondai il cazzo dentro senza fatica fino in fondo fermandomi per saggiare la sua reazione. Un grido soffocato uscì dalla sua gola: “E’ enorme; mi fa male”, ma subito il movimento del suo culo si adattò al membro che l’aveva profanato. “Adesso fottimi e non fermarti fino a che mi hai riempito” mi intimò ed io non mi feci pregare; iniziai a scorrere dentro di lei, prima adagio poi sempre più forte e veloce. La stavo inculando di brutto e Marisa ,dai suoi sospiri , dai suoi movimenti e dal traboccante gocciolamento della sua figa sulle mie mani che l’afferravano, capii stava godendo come non mai e intanto continuava ad incitarmi: “Inculami, inculami. Più forte, più forte. Spaccamelo”. Non capivo più nulla, infervorato com’ero, la stavo inculando ferocemente, in modo a****lesco e a malapena riuscii a gustare il momento della sborrata che arrivò prepotente e copiosa, riempiendole il culo di liquido bollente. “Prendi troia” furono le sole parole che riuscii a pronunciare, mentre lei si espresse con un semplice: “Godo” ed insieme ci accasciammo di nuovo sul letto. Il torpore ci colse facendoci risvegliare dal frenetico bussare della porta: era la nipote che veniva a trovarla. Per un istante fummo presi dal panico, poi, razionalmente, Marisa entrò sotto la doccia uscendone subito bagnata e con l’accappatoio addosso , mentre io mi defilai, vestito alla “ bell’ e meglio”, dalla porta secondaria. Un “ A presto” mi accomiatò mentre la sua voce cristallina ripeteva più volte: “Arrivo”, all’indirizzo della porta d’entrata. Qualche giorno dopo io e Marisa ci rincontrammo al solito bar e lei mi disse che probabilmente, anzi ne era certa, la nipote aveva capito qualcosa avendo trovato per terra il suo tanga e il suo reggiseno e, soprattutto , avendo fiutato l’odore di sesso di cui le stanze erano impregnate. Mi confermò che non immaginava chi fosse “la persona” che stava”intrattenendo” la zia, ma che ne era felice per lei, avendola vista raggiante quando le andò ad aprire la porta. “Finalmente qualcuno che ti scopa” le disse la nipote senza giri di parole a cui Marisa ,con finta meraviglia, rispose: “Ma cosa dici. Ti sembra il modo di parlare”, anche se un largo sorriso di complicità si aprì sul suo viso. Mi confermò inoltre che la nipote, d’ora in poi, capita la situazione, avrebbe evitato di farle certe sorprese e avrebbe sempre telefonato prima di andarla a trovare soggiungendo: “Così sono sicura di non disturbare”. A quelle parole dissi a Marisa, fra il serio e il faceto: “Se tua nipote avesse dei pruriti, dille pure che potrebbe guardare qualora la cosa la stimolasse (non le dissi “partecipare” per non eccedere nella spregiudicatezza anche perché non potevo immaginare come l’avrebbe presa Marisa) “; ma lei quasi inorridì: “Ma sei matto; cosa dici”, quindi replicò: ”Come potrei scopare tranquillamente e concentrarmi sapendo che mia nipote mi sta osservando”, al che ,presa la palla al balzo , aggiunsi:” E magari si sta pure masturbando”, e lei di riflesso si lasciò sfuggire: “Eh, magari anche si”. Fu dopo questa risposta che mi resi conto che anche a Marisa il “voyorismo” l’avrebbe stimolata, e non poco; la sua sola ed unica apprensione non era infatti il farsi vedere, neppure che a guardare fosse la nipote in fondo la preoccupava; il suo solo ed unico timore era il non riuscire a concentrarsi come avrebbe voluto sapendo che qualcuno la stava osservando e magari si stava anche toccando. I nostri incontri cominciarono ad avere cadenza settimanale; Marisa sembrava volesse recuperare il tempo perduto tanta era la foga che esprimeva durante le sue performances e l’argomento nipote non fu più neppure sfiorato, anche perché non fummo più “disturbati”. Si era creata fra noi un’intesa sessuale incredibile, mai l’avrei creduto possibile in così breve tempo; tutto quello che ci frullava in testa, veniva prontamente sperimentato, senza remore ne titubanza alcuna, anzi, dovetti constatare che la mente di Marisa era molto più fertile della mia (che è già un vulcano) in quanto ogni volta mi riservava sorprese sempre nuove. Un pomeriggio si fece trovare sul letto (ormai avevo la chiave per entrare in casa) mentre stava “giocando” con tre cazzi di gomma contemporaneamente, due infilati in figa e nel culo mentre il terzo lo stava facendo scorrere sul suo corpo, lucido di crema profumata, non disdegnando di insalivarlo continuamente. Quando mi vide comparire sulla porta della camera, il suo viso si illuminò di libidine e mi invitò, in modo molto diretto, ad infilarle in bocca anche il mio di cazzo, cosa che prontamente feci. La sua lingua iniziò a “lavorarlo” sapientemente facendolo inturgidire ancor più di quanto già non fosse bagnandolo copiosamente. “Sei proprio una gran troia” le dissi mentre con colpi sempre più violenti le profanavo la bocca spingendoglielo sempre più in gola. Marisa succhiava avidamente e mi chiesi come facesse a non avere rigurgiti tanto il cazzo entrava, fra le sue labbra oscenamente dilatate, sempre più in profondità. Intanto le sue mani spingevano sempre più dentro di sé i due falli di gomma che ormai erano quasi del tutto scomparsi alla vista ed in breve, dopo aver abbandonato il mio cazzo, un urlo di piacere liberatorio s**turì dal profondo della sua gola seguito da inconsulti movimenti del bacino e da un rivolo di liquido che fuoriuscì abbondante dalla figa vibrante. Mi spostai di lato per osservarla meglio e godere della vista del suo profondo piacere; la figa ora era libera dal dildo che aveva fino a poco prima contenuto, mentre il suo culo era ancora ben pieno del secondo che, furiosamente, entrava ed usciva senza sosta strappandole ulteriori gemiti. Il suo viso era trasfigurato e trasmetteva il godimento che stava provando, il quale non era ancora completo in quanto, subito dopo, un ulteriore getto di liquido sgorgò dalla sua figa lasciandola, dopo ultimi fremiti, mollemente spossata sul letto: aveva goduto ancora.


L’osservai compiaciuto languidamente abbandonata con gli occhi socchiusi e un dolce sorriso abbozzato sulle labbra, quindi, avendo il cazzo ancora in tiro, iniziai a segarmelo delicatamente. In breve sentii la sborra risalire lungo l’asta, pronta a zampillare sprigionando il mio godimento; Marisa se ne accorse, sollevò il capo verso il cazzo pronto ad esplodere, aprì la bocca per ricevere il caldo nettare che,subito, a fiotti la riempì scaricandole addosso tutto il mio piacere. La lingua di Marisa,appena l’ultimo zampillo fu esaurito, cercò di raccogliere quanto ne fosse rimasto sulle labbra e deglutì con piacere il tutto . Un sensuale bacio fu il degno coronamento di quella goduta.
Uscendo di casa quel pomeriggio,notai una figura femminile in attesa in auto vicino all’ingresso; figura che, appena mi allontanai dalla porta, vidi entrare da dove ero appena uscito. Non ci volle molto a capire che quella donna era la nipote di Marisa la quale, intuendo che la zia si trovasse in compagnia, aveva atteso pazientemente che “il campo” fosse libero. Probabilmente, pensai, voleva anche vedere chi si scopava la zia la quale negli ultimi tempi si dimostrava sempre più allegra, appagata e contenta. Non riuscii a focalizzare del tutto la donna, ma ad una prima impressione mi sembrò un bel pezzo di figa , molto più alta della zia (ci voleva poco) e con tutte le curve al punto giusto, anche se l’abbigliamento non mi sembrò ricercato ne appariscente; quello che mi colpì di lei, neanche da dire, furono le sue calzature, due alte ciabatte con la zeppa di sughero e la patta nera traforata dalla quale spuntavano le dita che però non riuscii a ben inquadrare. A quel punto un’idea balenò nella mia mente; sicuramente la sua visita sarebbe stata abbastanza breve vista l’ora e dato che la donna era sposata, per cui mi appostai a mia volta e attesi la sua uscita. Non avevo idea di come mi sarei comportato al riguardo: se l’avessi solo osservata di nascosto, se avessi fatto in modo che mi riconoscesse, se le avessi rivolto la parola. Decisi che avrei seguito quello che il mio istinto, al momento, mi avesse suggerito. Poco dopo infatti la vidi uscire ed avviarsi verso l’auto posteggiata, mi avvicinai e salutandola le chiesi come stesse. Angela,questo era il suo nome, mi riconobbe subito tanto è vero che sorridendomi mi rispose a tono senza chiedermi chi fossi o cosa volessi (era la prima volta che ci vedevamo). Ci fu un breve scambio di convenevoli che servirono a farci capire reciprocamente che ognuno sapeva chi fosse l’altro, poi ci salutammo e il mio stupore si palesò quando mi disse: “Ciao, a presto”. Fu infatti quell’ultima frase di congedo che mi fece riflettere sul suo senso più recondito. Cercai di non pensarci più di tanto, “Sarà il suo modo di fare” convenni fra me e me, ma il dubbio mi rimase; inoltre venni a sapere che Angela era incinta, anche se di soli due mesi, per cui le sue forme non avevano ancora subito i canonici cambiamenti delle gestanti. Ebbi inoltre modo di rimirare le sue alte ciabatte che slanciavano la sua figura e le sue dita dei piedi, ben allineate e di giuste proporzioni, che la patta traforata tratteneva insieme armonicamente: una meraviglia. Dopo alcuni giorni, durante una mia consueta “visita” a Marisa, questa mi chiese se avessi conosciuto la nipote (certamente quest’ultima le aveva comunicato del nostro incontro); le risposi di si spiegandole come fosse accaduto. “Mi ha fatto i complimenti per te” concluse Marisa dicendomi inoltre che le avevo fatto una buona impressione. “Cos’è, devo superare l’esame della nipote per “farmi” la zia ?” esclamai scherzando, al che Marisa rispose prontamente con un :”E se anche fosse. Sai, Angela ci tiene molto a me e teme possa soffrire e provare dispiaceri”. Mi sentii, non so perché, come preso in mezzo e volli subito chiarire le cose, per cui , tra il serio e il faceto, chiesi : “Non sarà per caso che mi vorrebbe anche “provare” per capire se ti vado bene?”. Marisa non si stupì della mia affermazione, ne si scompose; mi sorrise maliziosamente e, avendo capito le mie intenzioni, si premurò di spiegarmi. “Vedi” iniziò col dirmi, “Come saprai Angela è incinta di quasi due mesi e il marito, da quando l’ha saputo, non ne vuole più sapere di scoparla; pensa di farle del danno. Inutilmente tutti, medico compreso, lo hanno tranquillizzato; lui ,con le sue convinzioni, non vuole sentire ragioni”. Marisa sospese il racconto, prese fiato (ora veniva la parte più scottante da raccontare) e riprese: “Ad Angela per di più “tira” che è un piacere e anche la masturbazione ormai non la soddisfa più”. Si fermò di nuovo sperando di non dover continuare e che avessi capito , allora io conclusi, evitandole ulteriori spiegazioni : “Quindi vorrebbe, con il tuo benestare, gustare un bel cazzo che la soddisfacesse; e chi meglio dell’uomo che si scopa la zia potrebbe fare al caso suo ?”. Marisa sorrise, abbassò lo sguardo e riprese : “Inoltre non ci sarebbe bisogno di alcuna precauzione in quanto nel suo stato non ci sarebbero problemi di sorta e potresti inondarla di sborra”. Queste parole ebbero su di me un effetto immediato procurandomi un principio di erezione che non sfuggì all’occhio attento di Marisa la quale, apertami la patta, iniziò un delicato massaggio al mio cazzo che si ingigantiva nella sua mano. Era un movimento delicato, lento, senza secondo fine, ma che apprezzai infinitamente. La guardai negli occhi chiedendole: “Tu ,naturalmente vorrai essere della “partita” , e lei prontamente: “No. Credo che sarei a disagio e anche Angela non si lascerebbe andare. Del resto siamo sempre zia e nipote e,nonostante sia cresciuta con me e fra noi non ci siano segreti, sarebbe imbarazzante per entrambe scoparci lo stesso uomo contemporaneamente e magari, visto il contesto, scoparci anche a vicenda”. Quindi,dopo una breve pausa riprese: “Io metterò a disposizione la casa, o meglio la camera, facendo in modo di far “sentire” la mia presenza il meno possibile; potrei anche uscire se me lo chiedesse e se servisse a farla stare più tranquilla, ma……”, “Ti dispiacerebbe molto” conclusi la frase lasciata in sospeso. Marisa sorrise e confermò, al che io ripresi,velatamente ironico: “Naturalmente non cercherai di osservarci di nascosto ,ne di ascoltarci vero?”, al che lei sbottò: “Certo che vi “spierò” e sono inoltre certa che non riuscirò a non toccarmi, ma dato che non parteciperò, concedimi almeno quello. Certamente però Angela non dovrà saperne nulla”.

Assentii e le chiesi di far sapere alla nipote una cosa: “Dille di indossare quelle ciabatte alte di sughero che calzava quando ci siamo visti; sono arrapantissime”. Marisa non si scompose, sapeva bene la mia sviscerata passione per le calzature ed i piedi, confermandomi che l’avrebbe fatto presente e aggiungendo suadente: “Non vedi l’ora di leccarle i piedi e di sborrarci sopra vero?”. Intanto la sua “opera” di mano continuava, il mio cazzo era rigidissimo pronto ad esplodere, allora lei, rivolgendosi al suo indirizzo balbettò lascivamente: “Adesso bello dammela tutta, inondami e fammi sentire il tuo sapore”; così dicendo aumentò il ritmo della masturbazione che immediatamente dette i risultati cercati : un primo potente getto di sborra, seguito da altri altrettanto corposi, investì Marisa sul viso e questa subito indirizzò il getto sul suo petto e sulle sue labbra, lasciando qui sfogare il cazzo che si stava svuotando. Fu una sega fantastica. Ora su trattava di aspettare che concordasse l’incontro con Angela e me lo comunicasse. La cosa andò a buon fine in brevissimo tempo, del resto non si profilavano particolari impedimenti, tutti eravamo quasi sempre liberi il pomeriggio e non si doveva neppure spostarci per evitare sguardi indiscreti ne trovare una location adatta allo scopo. Il pomeriggio stabilito ci vide tutti e tre nel salotto di Marisa che,quasi come una metresse fece gli onori di casa; era vestita in modo molto sportivo con una tutina gialla aderentissima che l’aiutava anche a sostenere le sue curve non più freschissime, mentre ai piedi, anziché avere le classiche sniker come avrebbe dovuto essere la prassi, aveva calzato una ciabattina da sera altissima con listini sottili che lasciavano scoperto tutto il piede perfettamente curato (intuii che ciò fosse stato fatto per me, conoscendo le mie manie e soprattutto per farmi eccitare a quella vista). Il normale reciproco imbarazzo iniziale fu quindi subito fugato dalla sua disinvoltura che fece in modo di farci sentire a nostro agio, quindi, una volta “rotto il ghiaccio” , Marisa si allontanò asserendo che l’aspettavano alcuni non meglio precisati lavoretti in cantina posta nel seminterrato dell’abitazione. Io e Angela rimanemmo soli, un velato disagio fra noi stava riprendendo piede quando fu la sua intraprendenza ad evitare che ciò accadesse. “Ho saputo che ti piacciono le mie ciabatte; le ho messe di proposito, ma non riesco a capire, sono normalissime ciabatte, comprate sul mercato ; non ci vedo quel così grande interesse che la zia mi ha detto suscitano in te” mi disse muovendo il piede , sollevandolo da terra e osservandolo in tutte le sue inclinazioni. Inutile dire cosa provai in quel momento vedendo “ l’oscuro oggetto del mio desiderio” muoversi e oscillare davanti ai miei occhi; inoltre non potei fare a meno di notare la particolare cura che Angela aveva avuto per le sue dita già perfette nella loro conformazione e rese ancor più speciali dal colore rosa antico delle unghie esemplarmente smaltate. Cercai di spiegarle,senza convinzione dato che ero distratto dalla splendida visione, la mia ossessione per i tacchi e i piedi; ossessione che si può definire feticismo, ma che per Angela rimase una semplice mania. “Penso che mia zia ti abbia messo al corrente della mia situazione” esordì Angela, continuando: “Non vorrei però che tu …”; io la interruppi dicendole che non c’era alcun problema, si sarebbe trattato solo ed unicamente di una questione di sesso e mai mi sarei permesso di formulare giudizi sui suoi confronti. Lei sembrò rincuorata e tornò ancora una volta sull’argomento relativo alle sue ciabatte e ai suoi piedi. A questo punto decisi di passare all’azione, la feci alzare e l’accompagnai verso la camera dove la feci sedere sul letto e stendere. “Adesso rilassati e lasciami fare. Chiudi gli occhi , cerca di percepire tutte le sensazioni che il tuo corpo ti trasmette senza pensare da quale parte di esso provengono e fai in modo di lasciarti andare completamente” le sussurrai dolcemente e presale un piede con calzata la ciabatta, iniziai a sfiorarglielo con le labbra, poi pian piano feci uscire la lingua che depositò su di esso un leggero velo di saliva. Con gli occhi cercai il suo viso che,dopo un primo momento di perplessità, si rilassò al tenero contatto abbozzando un leggero sorriso; i suoi occhi si chiusero mentre il respiro si fece più regolare. La mia lingua frattanto divenne più incisiva e saettante passando dalle dita al dorso alla pianta al tallone per risalire fino alla caviglia e ridiscendere sulle dita non disdegnando la patta della ciabatta e depositandovi una gran quantità di saliva. Il suo respiro nel frattempo cominciò a farsi più ansimante mentre alcuni mugugni fuoriuscirono dalla sua bocca ora dischiusa :”Mmmmm. E’ bellissimo”. A quel punto dedicai la stessa attenzione anche al secondo piede del quale presi a succhiare delicatamente, ma profondamente, l’alluce,mentre Angela, ormai coinvolta dalla situazione, sollevò oscenamente la gonna mettendo in mostra due splendide gambe e cominciò a far scivolare le sue mani sulle mutandine già bagnate del suo umore. Risalii allora con la bocca lungo quelle gambe che sentii fremere sotto le mie labbra fino a raggiungere la figa ancora coperta dall’intimo, ma che lei prontamente scostò per darmi modo di appoggiargliele direttamente a contatto della pelle. Il caratteristico profumo di femmina che emanava la sua figa era molto persistente mentre il suo umore prese a sgorgare copioso sulla mia lingua. Questa si fece largo fra il folto pelo raggiungendo in breve la sorgente del piacere iniziando a leccarla decisa gustandone il sapore acidulo . Nel frattempo il mio cazzo si era notevolmente indurito e dovetti “metterlo in libertà” per non sentire dolore; questi infatti, appena districato dall’infelice posizione, svettò pulsante verso l’alto; Angela percepì la “sua” presenza, aprì per un attimo gli occhi che sembrarono gioire a quella vista e quindi la sua mano si allungò per impossessarsi dell’asta. Mi sollevai per favorirle l’operazione cosicché il mio viso si trovò in prossimità del suo avvertendone il respiro sempre più profondo; osservai le sue labbra dischiuse, i nostri occhi si incrociarono per un istante poi lei ritornò a chiuderli mentre mi sembrò che allungasse la sua bocca verso la mia. Feci altrettanto e un caldo bacio con un sensuale scambio di lingue e di saliva suggellò il nostro desiderio.

Mi attirò con forza contro di sé con la mano libera e quando ci staccammo per riprendere fiato, mi sussurrò lascivamente : “Adesso scopami. Ti voglio tutto dentro”. Sembrò, dal tono, più un ordine che un desiderio, a cui non opposi alcuna resistenza; mi liberai , non senza disagio,dei calzoni, appoggiai il cazzo durissimo all’ingresso anelante della sua figa, ingresso tenuto sgombro dall’intimo che ancora portava dalla sua mano, attesi come un segnale inconscio da parte sua, gesto che immediatamente arrivò: il suo bacino si inarcò verso di me cercando la penetrazione. Assecondai il suo movimento e mi ritrovai completamente dentro di lei col cazzo avviluppato da un gradevolissimo calore. Iniziai a spingere e a scorrerle dentro con ritmo sempre crescente; le sue gambe si incrociarono sulla mia schiena, il suo respiro divenne più affannoso e quando percepì di essere ormai vicina all’orgasmo quasi mi urlò :”Vienimi dentro. Riempimi tutta”. Avvertii un getto potente di sborra sgorgare dal mio cazzo e, inondando quella figa già copiosamente bagnata , mescolarsi al piacere di Angela che all’unisono aveva goduto con me. Il tutto era durato pochissimo, ma il piacere provato era stato incredibile. Le sue gambe allentarono la presa così io mi lasciai scivolare appagato al suo fianco mentre anche lei si abbandonò al completo relax. Per alcuni istanti restammo in silenzio , non so se per apprezzare ancor meglio il piacere appena provato e se perché non sapevamo cosa dire; fatto sta che per un momento mi tornò in mente Marisa la quale, probabilmente dietro la porta chiusa, pensai non avesse sentito un gran che del nostro dialogo, sia per la sua breve durata sia per il tono sommesso usato, e che certamente si era si masturbata, ma aveva sicuramente dovuto lavorare molto di fantasia, per cui sarebbe stata abbastanza nervosa nei nostri confronti. “Non hai niente da dirmi” furono le parole di Angela che mi distolsero dai pensieri verso la zia, “Cosa dovrei dirti” risposi, “Che è stato bellissimo, che ho goduto molto e che lo rifarei. E’ questo che vuoi sentirti dire?” conclusi un po’ ironicamente. “No, vorrei solo che fossi sincero con me; non mi servono falsi elogi prestazionali. Vorrei solo che mi dicessi come ti sei trovato a scopare con me, visto che quasi non ci conosciamo. Potrebbe magari esserti sembrato di farlo con una prostituta” ribadì un po’ stizzita lei, che vide interrompersi la sua frase dalla mia lingua che prepotentemente si fece largo nella sua bocca, ricevendone corresponsione. “Spero di farlo ancora presto” fu la mia conseguente laconica risposta a completamento di quel bacio che voleva dir tutto. Due colpetti sulla porta seguiti da un : “Volete un caffè? Un succo?” ci fecero tornare alla realtà; era Marisa che, fin troppo premurosa, non vedeva l’ora di sincerarsi come stessero le cose. Io e Angela ci guardammo come a cercare il consenso reciproco per l’ingresso della zia, facemmo spallucce, al punto in cui eravamo sarebbe stato inutile trincerarsi dietro a falsi pudori, e, mentre io coprii con un lembo del lenzuolo le mie nudità, più per falso pudore che altro e lei, avendo ancora infilata la gonna benchè completamente sollevata, gonna che prontamente fece scendere più per un senso di simulata moralità che per effettiva volontà, rispondemmo insieme: “Vieni pure”. Marisa entrò con un vassoio in mano, ancheggiando sui tacchi altissimi e ancora fasciata nella sua tutina; fece finta di non guardarci, anche se in effetti i suoi occhietti ci scrutavano dappertutto alla ricerca di un segno, un gesto, uno sguardo, che le facesse capire meglio, più di quanto già non immaginasse, quanto era successo nella stanza poco prima. Angela ,a questo punto, le chiese di fermarsi anche lei per il caffè facendole segno di sedersi sul letto, cosa che la zia non si fece ripetere. Il dialogo a tre fu molto gioviale ed esplicativo, anche se condito da tanti doppi sensi e battutine, ma Marisa capì benissimo come fossero andate le cose anche leggendo la soddisfazione che t****lava dal viso della nipote. Intuii, dal suo comportamento e dalle sue parole,che non avrebbe opposto nessuna resistenza se qualcuno di noi due si fosse “fatto avanti” nei suoi confronti; infatti si era seduta con una gamba sotto al sedere facendo in modo che la ciabattina oscillasse maliziosamente con un dangling ricercato (sapeva che la cosa mi faceva impazzire) , continuava ad umettarsi le labbra con la lingua mentre i suoi occhi esprimevano, nei confronti della nipote, un desiderio che neppure la masturbazione appena messa in pratica aveva sopito. Credo che anche Angela avesse intuito qualcosa in merito (chiunque con un briciolo di malizia lo avrebbe capito), ma fece finta di niente, al che Marisa, dopo alcuni minuti tornò,con una scusa, nell’altra stanza portando con sè le tazzine vuote e salutandoci con un : “Fate con comodo” che le lasciò probabilmente un bel po’ di amaro in bocca. Appena soli Angela si rivolse a me dicendomi: “Hai visto come è rimasta delusa la zia? Secondo me avrebbe voluto scoparti”, ed io conclusi: “Secondo me voleva scopare te”. Angela rimase un istante in silenzio poi riprese: “Dici?. Non ci avevo mai pensato di farlo con un’altra donna, ma ora……..devo dire che la cosa, qualora si verificassero i presupposti, mi stuzzicherebbe; ma con mia zia no; penso che non ci riuscirei; sarei imbarazzatissima”. “Ma se si verificassero i presupposti però…..” le feci eco con tono mellifluo mentre la mia mano si era posata sulle sue gambe muovendosi con lieve sfioramento. “Vuoi ancora scopare ?” mi chiese, e la mia risposta fu : “Perché tu no ?” ; ci sorridemmo vicendevolmente, in un istante la sua gonna si ritrovò ai piedi del letto raggiunta subito dopo dalle mutandine; a quel punto Angela mise in mostra tutta la sua natura di femmina con un folto pelo biondiccio e una pancia che cominciava a mostrare un accenno di rotondità dovuto al suo stato. Le chiesi di alzarsi e di calzare di nuovo le ciabatte di sughero; l’osservai con sguardo libidinoso mentre lei , al lato del letto, scherzò facendo una piroetta per farsi osservare meglio. Anche il suo sedere era ben tornito e metteva in risalto un roseo buchetto che a prima vista mi sembrò ancora vergine. “Sei una splendida futura mammina” esclamai e come risposta Angela si inginocchiò sul letto e impossessatasi del mio cazzo già perfettamente in tiro, iniziò a masturbarlo lentamente.

Le nostre bocche tornarono a cercarsi e si unirono in un caldo bacio, quindi lei si mise a cavalcioni su di me e con un solo colpo si impalò fino in fondo. Un gemito di appagamento s**turì dal profondo della sua gola intanto che le sue mani presero a massaggiare vigorosamente i suoi seni duri ed eretti, poi, facendo forza sul mio torace per sollevarsi col bacino, iniziò a cavalcarmi con ritmo che cambiava a seconda del piacere che stava provando. La lasciai fare, cercando ,nonostante non fosse semplice, di trattenermi dal godere subito; sentivo il mio cazzo che si scappellava tutto lasciando il nervo completamente scoperto mentre il suo respiro si faceva sempre più intenso. “Sono io che ti scopo adesso” riuscì a dirmi fra un gemito di piacere e l’altro, e ciò mi fece capire che Angela stava lasciandosi andare completamente: era una perfetta macchina di piacere, molto esigente, ma anche molto disponibile a concedersi. Il ritmo della sua cavalcata cambiava in continuazione seguendo il grado di eccitazione che provava, poi cominciò ad aumentare fino a raggiungere il culmine dell’orgasmo che,una volta raggiunto, la fece quasi urlare di piacere, mentre sollevandosi e sfilandosi dal cazzo, mi riversò addosso un potente getto di liquido caldo. Anch’io a quel punto mi abbandonai e le sborrai copiosamente sulla figa oscenamente aperta. Angela quindi si lasciò scivolare su di me ansimante, mi abbracciò cercando ancora le mie labbra che baciò e leccò come per dimostrarmi il grande piacere provato. Più tardi, una volta rivestiti, uscimmo dalla camera e trovammo Marisa in attesa, seduta sul divano del salotto intenta a leggere un libro ( secondo me aveva riletto chissà quante volte la stessa riga visto il nervoso tamburellare delle sue dita sulla copertina ). “Tutto a posto ? ”, furono le sue prime parole, pronunciate con una punta di sarcasmo. “Si, tutto bene” fu la laconica risposta di Angela che, avendo intuito il momento poco felice, non aggiunse altro, salutò me e la zia congedandosi e se ne andò. Fra noi calò a quel punto una cappa di gelo, al che intervenni subito per fare chiarezza. “E’ inutile che ti incazzi” esordii, “ La situazione la conoscevi benissimo anzi, se non fosse stato per te, non saremmo mai arrivati a questo punto” conclusi, al che Marisa rispose: “E’ vero; scusami , ma è stato più forte di me. Il saperti nell’altra stanza con un’altra donna mentre la stai scopando mi ha fatto andare su tutte le furie. Magari chissà quante te ne sarai fatte in questi ultimi tempi, ma una cosa è sospettarlo e un’altra è esserne sicuri: oggi ne ero certissima, specialmente dopo essere entrata nella stanza e avervi visto stesi sul letto”. Lo sfogo le uscì tutto d’un fiato al che, quando si interruppe, da quel gran porco che sono , l’incalzai con voce melliflua: “Non sarà che ci sei rimasta male perché non ti abbiamo chiesto di partecipare ?” . Lei istintivamente a quella mia affermazione,dopo un attimo di silenzio, mi urlò contro : “Ma sei pazzo; per chi mi hai preso”, ma subito dopo la sua voce si quietò : “E poi con mia nipote per di più; sei proprio un depravato”. La lasciai calmare del tutto e ripresi: “Allora l’unico problema sarebbe la nipote, altrimenti la risposta sarebbe stata affermativa”, al che lei replicò farfugliando che stavo sfruttando la sua arrabbiatura per mandarla in confusione e non si rendeva neppure conto di cosa stesse dicendo. “Pensa” , ripresi allora con calma a dire “Anche Angela ha lo stesso pensiero in merito; si vede proprio che siete parenti. Peccato”, e lasciai cadere la frase in attesa di risposta, ma soprattutto per darle modo di rifletterci sopra. “Sapevo che eri un porco, ma mai avrei creduto che potessi arrivare a pensare a tanto” affermò, dopo alcuni secondi, Marisa, anche se il tono di voce lasciava t****lare un non so che di curiosità e di interesse. La cosa,per il momento, finì lì; l’argomento era stato sollevato, ora si trattava di lasciarlo maturare ; di positivo c’era che da parte di entrambe le donne non avevo riscontrato un rifiuto netto alla mia boutade ; tutte e due avevano lasciato trasparire una , forse seppur minima, possibilità alla sua messa in pratica.
Passarono alcuni giorni e una mattina un sms di Marisa mi chiese se il pomeriggio seguente avessi avuto possibilità di andare da lei dato che la nipote “Aveva bisogno”. Sorrisi mentre rispondevo al messaggio pregustando una nuova scopata con la donna incinta : la cosa mi stimolava sempre più. Mi chiesi anche come la stesse prendendo Marisa, dato che ultimamente non ci eravamo più visti e ora si trovava nella condizione quasi obbligata di “soddisfare” i desideri della nipote avendo creato un precedente; probabilmente non era affatto soddisfatta di come si stavano evolvendo le cose, ma, del resto, non ero stato io a chiedere di scopare ancora Angela. Il pomeriggio concordato ci ritrovammo tutti e tre nel salotto di Marisa; all’euforia di Angela si contrapponeva il mutismo mal mascherato di Marisa che, anche di fronte ad un mio complimento a lei indirizzato, rispose con un sorrisino di circostanza alquanto tirato. Feci finta di niente, riservandomi di chiarire, una volta per tutte a quattr’occhi, la situazione creatasi e, allungata la mano verso Angela a mò di invito, con questa mi indirizzai verso la camera da letto. Immaginai la rabbia che covava in Marisa, la quale comunque fece finta di nulla, dicendo che aveva da fare in cucina. Il furore di Angela appena chiusa la porta alle nostre spalle, mi colse di sorpresa; la sua bocca si incollò prepotentemente sulla mia intanto che la sua lingua frugava insistentemente alla ricerca di un concitato contatto. Dovetti convincermi che, le dicerie per cui una donna incinta è sempre eccitata e sempre vogliosa durante il periodo di gestazione (probabilmente a seguito di fattori ormonali), rispecchiano la pura verità. Angela sembrava assatanata e si “donava” , con tutte le sue grazie, in modo completo e coinvolgente, dimostrandomi la sua incondizionata disponibilità ad essere posseduta. In breve i nostri corpi si trovarono nudi ancor prima di raggiungere il letto con i nostri abiti sparpagliati tutto intorno frutto di un impeto inimmaginabile.


Non senza fatica raggiungemmo il talamo sul quale fui spinto ad adagiarmi supino; subito Angela mi venne a cavalcioni iniziando a sfregare la sua figa bollente e oscenamente dilatata sul mio cazzo già duro come il marmo. Il suo movimento veniva compiuto in modo di evitare la penetrazione, anche se era impossibile che ciò non potesse avvenire viste le nostre condizioni, ma la sua abilità in tal senso fece in modo che entrambi provassimo immenso piacere col semplice reciproco sfregamento dei nostri sessi. Angela, ad occhi chiusi per meglio assaporare la sensazione, guidava, appoggiandosi sul mio petto, il movimento del suo bacino facendo in modo di trarne il massimo godimento; la sua figa continuava a colare bagnando copiosamente la mia asta che tentava in tutti i modi di penetrarla, azione che lei ,con grande competenza, riusciva a evitare, portandomi ad estremi livelli di eccitazione. “Non essere impaziente” continuava a ripetermi; “Voglio farti impazzire prima di darti il giusto premio alla tua spasmodica attesa” continuava ormai in estasi e coinvolta completamente dal contesto creatosi. Nel frattempo nella stanza era entrata silenziosamente Marisa che si fermò in nostra contemplazione ai piedi del letto; percepii la sua presenza e, incrociando il mio sguardo col suo, feci finta di nulla, quasi come assentire sul ciò che prevedevo sarebbe successo di lì a breve. Angela, essendo di spalle, ad occhi chiusi e presa com’era dall’ eccitazione, non si accorse della zia, continuando nella sua azione di godimento. Marisa era in slip e reggiseno neri, ma di una forma e di una misura che a stento contenevano le sue grazie; aveva inoltre infilato due calze a rete autoreggenti a maglia grande da puttanone e calzava due ciabattine col tacco a spillo vertiginoso. Dopo alcuni attimi di ammirazione, si avvicinò a noi salendo in ginocchio sul letto e, delicatamente, appoggiò il suo corpo,cingendolo, alla schiena della nipote intanto che con la lingua prese a leccarle il collo , la nuca e dietro le orecchie. Angela ,al primo istante, trasali irrigidendosi; si girò in direzione della zia incontrando i suoi occhi . “Oh zia, cosa stai facendo” furono le sole parole che fra i sospiri riuscì a profferire, poi un leggero abbozzo di sorriso spuntò sulle sue labbra, la tensione creatasi in lei si stemperò, gli occhi tornarono a richiudersi mentre Marisa, ricevuto così tacitamente il suo consenso, iniziò a sussurrarle all’orecchio: “Stai tranquilla. Non volevo lasciar solo il mio “cucciolo”. Perché tu sei il mio cucciolo vero? Questo sarà il nostro piccolo segreto”. A queste parole Angela si sciolse completamente, il suo corpo cercò di copiare i movimenti sinuosi di quello della zia che intanto si stava dedicando con la sua lingua saettante alla schiena della nipote. “Si zia. Così, continua, non fermarti. Fammi sentire la tua lingua. Chi meglio di te può soddisfarmi in questa esperienza” esclamò Angela ruotando il suo capo alla ricerca delle labbra morbide della zia. Questa non aspettava altro; abbandonò la sinuosa schiena abbondantemente insalivata e portò la sua bocca a contatto con quella della nipote. Il bacio conseguente fu dolce ma nel contempo energico ed estremamente erotico ; le due lingue si incrociarono mentre Marisa si era impossessata dei seni di Angela e li massaggiava stimolando i capezzoli che si erano irrigiditi e ingrossati. Quindi, su sollecitazione della zia, la nipote riprese la sua “cavalcata” intanto che la sua schiena ritornò ad essere percorsa dalla sua calda lingua. Angela era stravolta, stava godendo come non mai alla mercè di un cazzo marmoreo infilato dentro di lei fino alle viscere e della lingua della zia che ben sapeva come leccarla e baciarla dappertutto al fine di portarla all’estremo piacere. “Mi state facendo morire” ripeteva sommessamente, quasi impotente, in nostro potere, mentre Marisa aveva raggiunto con la bocca la sua figa piena di cazzo e di umori ed aveva cominciato a slinguarla non disdegnando di dedicare qualche attenzione all’asta turgida che la stantuffava implacabile. Quando si rese conto che Angela stava per avere un potente orgasmo, si sollevò, l’abbracciò stringendola di nuovo per la schiena e, continuando a passarle la lingua sul collo, prese a sussurrarle lascivamente: “Brava, lasciati andare. Fai vedere alla zia come sa godere il suo cucciolo. Non avrei mai pensato che fossi così porca. Avanti dimmelo, fammi sentire che stai godendo”. A quelle parole Angela non si trattenne più e con un urlo gutturale esplose in tutto il suo piacere: “Siiii. Godo molto. Non fermatevi, continuate . Siete due maiali, ma io voglio essere la vostra troia”. Dalla sua figa pulsante un caldo getto di liquido sgorgò potente,mentre Marisa cercò di raccoglierne il più possibile con la mano che prima portò alla sua bocca e poi accostò a quella della nipote invitandola:”Senti com’è buona.E’ la tua; leccala”. Angela non si fece pregare passando fra le dita della zia la sua morbida lingua. Io nel frattempo, pur esterrefatto dal contesto creatosi, non avevo ancora sborrato; Marisa lo capì e immediatamente spostò la nipote dalla sua posizione sopra di me e preso il suo posto, si infilò il mio cazzo dentro di lei fino in fondo. Un rantolo di piacere uscì dalle sue labbra: “Finalmente, non vedevo l’ora di sentirlo” e la sua “cavalcata ebbe inizio. Al punto di eccitazione in cui mi trovavo la scopata non avrebbe potuto durare molto, infatti in breve un getto di sborra riempì la sua figa fuoriuscendo lateralmente dalle grandi labbra; Marisa continuò a “cavalcare” finchè anch’essa raggiunse l’orgasmo che anelava per poi lasciarsi scivolare sul mio petto a cercare la mia bocca. In breve ci trovammo tutti e tre distesi vicini; nessuno parlò, ma ormai eravamo consapevoli come ogni commento fosse superfluo : avevamo goduto immensamente, desideravamo sicuramente replicare l’esperienza e soprattutto si erano superati tutti i tabù che fino a qualche ora prima parevano insormontabili, ma, dagli sguardi che ci scambiavamo, capimmo di non essere ancora appagati. Fu Marisa infatti che prese l’iniziativa, si impossessò del mio cazzo cominciando un sensuale massaggio per farlo tornare in tiro, quindi, quando lo scopo fu raggiunto (non ci volle poi tanto) , si dedicò ad un sapiente inizio di masturbazione con annessi colpi di lingua sullo scroto al fine di mantenerlo sempre bagnato. Angela osservava la zia sotto altri occhi, probabilmente mai l’avrebbe immaginata così porca , specialmente in sua presenza, ma dovette prendere atto che quella vista la stava eccitando sempre più.
Ricordò la sua gioventù, quando Marisa le faceva il bagnetto in assenza della madre e cercò di trovare in quei gesti così naturali una punta di malizia nei suoi confronti e, non riuscendo a trovarne, fece in modo di inventarsela cosicchè , una volta sola, avrebbero portato la zia a furiose masturbazioni nel pensiero della nipote. Tutto questo non fece che accrescere la sua eccitazione e,quasi senza volere, si ritrovò con la sua mano affondata nella figa grondante di Marisa che aveva,di pronta risposta, allargato oscenamente le gambe. La sua mano si ritrovò subito bagnata di umore mentre i gemiti della zia iniziarono a crescere di intensità: non era da tutte farsi toccare e sditalinare dalla nipote. Io mi ritrovai quindi col cazzo pronto a una nuova sborrata fra le mani di Marisa, mentre questa seguiva il ritmo della masturbazione dettato dal godimento che stava provando al contatto della mano di Angela. Solo quest’ultima si limitava a dare piacere ed a osservare la scena non provando nessuno stimolo diretto,ma avendo il grado di eccitazione alle stelle; fu così che allora l’attirai verso di me cercando la sua bocca con la mia. Angela non si fece pregare, dischiuse le labbra pronta a ricevere la mia lingua insalivata. Il bacio che ne seguì fu intensissimo e carico di sensualità, quasi come forma di riconoscenza verso di me per quanto stava succedendo e a dimostrazione dell’immenso piacere che stava provando. Marisa vide il nostro atteggiamento e non volle restarne esclusa, quindi allungò anch’essa la bocca verso le nostre labbra quasi come fosse alla ricerca di qualcosa che le mancasse. Io ed Angela ci staccammo un istante facendo in modo di accoglierla fra di noi; la sua lingua allora si insinuò fra le nostre labbra cercando il contatto in uno scambio di lingue a tre. Quindi lei si dedicò (si capiva che non vedeva l’ora) completamente alla nipote “possedendola” furiosamente in bocca e riversandole dentro una gran quantità di saliva. Angela corrispose in pieno ed io mi vidi costretto quasi a defilarmi anche se il mio cazzo era ancora decisamente in possesso di Marisa che non smetteva di masturbarlo. Mi avvicinai ,a questo punto, all’orecchio della zia e le sussurrai con tono perentorio: “Voglio il suo culo”; lei non si scompose, aprì per un istante gli occhi sbattendo le palpebre in segno di consenso e riprese a leccare il viso e il collo della nipote sempre più sensualmente mentre questa si era ormai completamente abbandonata al piacere che stava provando e la sua figa colava copiosamente. Abilmente Marisa la fece posizionare a pecorina non staccandosi mai da quel corpo e da quelle labbra sia con la bocca sia con le mani e fece in modo di sistemarsi di fronte a lei. L’opera di toccamento e masturbazione stava dando i suoi frutti; Angela si lasciò “condurre” e “posizionare” come voleva la zia che la stava portando a un livello di estrema eccitazione. Dalle sue labbra dischiuse un susseguirsi di mugugni e di sospiri di piacere sempre più profondi mi fecero capire che la donna era ormai disponibile ad accettare qualunque cosa le fosse stata proposta ed era quindi pronta a tutto pur di soddisfare la sua libido a quel punto giunta al limite. Osservai il suo culo in posizione perfetta per la penetrazione rendendomi conto, dalla dilatazione dell’ano, come non fosse la prima volta che veniva inculata : “Meglio così” pensai, “ Vorrà dire che non dovrò stare particolarmente attento al dolore che potrei procurarle”. Il mio cazzo era un bastone di marmo che mi premurai di bagnare copiosamente raccogliendo con la mano la mia saliva e distribuendola lungo l’asta; allo stesso modo passai le dita bagnate sulla rosea fessura che subito “rispose” al contatto dilatandosi ulteriormente: era pronta! Avvicinai allora la punta, gonfia all’inverosimile, al foro anale, la feci scivolare un poco esternamente sulla fessura già lubrificata, poi di colpo l’introdussi forzando l’entrata. Un debole lamento mi fece intendere che era arrivata fino in fondo e che Angela stava sentendo piacevolmente quel cazzo che le riempiva il suo culo. Marisa intanto continuava a leccare il viso e la lingua della nipote quasi a farle capire che lei era lì, vicina a sostenerla (nonostante avessi intuito che non ce ne fosse bisogno poiché il mio cazzo si era introdotto perfettamente dentro di lei senza alcuna fatica, segnale che quell’ano era abituato a quelle penetrazioni). Dopo essermi fermato un istante tutto dentro di lei, cominciai il movimento di stantuffamento in modo prima delicato , poi sempre più veloce e profondo. Angela, ad occhi chiusi e con la bocca spalancata, sembrò gradire mentre il suo respiro si faceva sempre più affannoso; Marisa nel frattempo continuava a baciarla , leccarla facendole sentire la sua presenza e le sussurrava: “Brava, così. Si vede che stai godendo. Sei proprio una maialina” e ancora “Voglio la tua lingua, fammela sentire fino in fondo e dimmi quando stai venendo che la voglio bere tutta”. Angela si muoveva lascivamente seguendo i miei movimenti finchè poco dopo il suo corpo ebbe un fremito, la sua figa si dilatò ancora di più e cominciò ad emettere fiotti di liquido. “Godo ,non fermarti” urlò al mio indirizzo intanto che il mio cazzo la profanava sempre più deciso e Marisa, portata la bocca sulla sua figa, leccava avidamente tutto quanto ne usciva. In breve anch’io raggiunsi l’apice del piacere e le scaricai nel culo una gran quantità di sborra calda che ,colando fuori dal suo ano, fu preda anch’essa della lingua vorace della zia la quale si stava masturbando furiosamente per arrivare, cosa che puntualmente avvenne, pure lei all’estremo godimento. Mai mi era successo di godere in tre quasi contemporaneamente, e la cosa mi dette una soddisfazione immensa e penso che pure le due porche fossero completamente soddisfatte. Ci ritrovammo così tutti e tre abbracciati, con il nostro sudore che si fondeva ai nostri umori in un miscuglio acre ma erotico nel tempo stesso, quindi più tardi, una doccia ristoratrice ci fece ritornare del tutto in noi mentre una risata collettiva ci fece capire quanto eravamo soddisfatti dell’accaduto.... Continue»
Posted by heirich 2 years ago  |  Categories: Group Sex  |  Views: 1148  |  
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La nostra prima crociera.

Era tanto tempo che avevamo deciso di fare una vacanza diversa. Non era mai capitata l’occasione, però. Mettendo da parte un paio di euro al giorno ho recimolato un bella cifrà in un anno di risparmi e cosi ho comprato du biglietti per una crociera sul Mediterraneo. Ho colto l’opportunità e Volevo che il viaggio sembrasse il più possibile quel viaggio di nozze che non avevamo fatto con mia moglie……frà due giorni saremmo dovuti partire.

E’ stato così che al porto, in procinto di salire sulla nave abbiamo visto salire Pino il suo ex datore di lavoro ed ex amante ,le ho detto che le davo il permesso di scoparselò quando e quanto voleva e di togliersi qualsiasi sfiziò. Non se l’aspettava ed è rimasta a fissarmi con la bocca aperta come per capire se stavo scherzando oppure no, ma ha capito che ero serio dalla mia espressione. Ho posto una sola condizione: sapere prima l’evoluzione delle cose. Dopo un pò si è ripresa ed ha accettato la mia proposta.

La cabina era piacevole, non certo quella da film, ma comunque vivibile. Sembrava anche abbastanza insonorizzata e se non fosse stato per l’altezza del soffitto e per il panorama che si vedeva dai vetri, non si avrebbe avuto la certezza di essere su una nave, piuttosto che il altro ambiente. La giornata è proseguita bene; lo staff era eccellente ed era impossibile annoiarsi, sembrava che se non ti vedevano sorridere, ti trascinassero nei giochi a forza ed eri quasi obbligato a divertirti. La sera dopo cena abbiamo voluto prenderci un po’ di relax dalla giornata frenetica e ci siamo recati nel salone da ballo. Io e mia moglie non siamo capaci, se non qualche lento e dove non ci sia da spostarsi troppo; restavamo nel nostro metro quadrato, accennando qualche leggero avanti e indietro ogni tanto, ma stare vicini ci bastava. Almeno fino a quando Pino che sembrava essersi materializzato lì vicino a noi, mi ha cortesemente chiesto se poteva ballare con mia moglie. Date le nostre capacità sono rimasto meravigliato e, mentre guardavo il volto di mia moglie che cercava scuse per negarsi, In un attimo un no, quasi forse, è diventato un sì. Per la cortesia dimostrata nel chiedere il permesso di ballare con mia moglie, mi sono visto costretto, non avendo lei negato, a cedere il posto e sono tornato al nostro tavolo. Ho seguito così le evoluzioni che mia moglie riusciva a fare, guidata dalla capacità, notevole direi, di pino che la guidava in passi che io avevo visto solo in rare occasioni. Sulle prime sembrava rigida, ma ho visto che parlottavano, lui sorridente, lei con aria di scuse e via via si è fatta più sciolta e si lanciava in qualche passo che lui la guidava a fare.

Poi la musica è cambiata ed hanno suonato musica caraibica. Ho pensato che a quel punto mia moglie sarebbe tornata a sedere, conoscendo le sue capacità. Invece ho visto che era attaccata con il suo bacino a quello del compagno di ballo. Anche in questa specialità era decisamente capace di muoversi,lui ha fatto scivolare una mano sul fondo schiena di mia moglie per guidarla meglio e poi la mano è scesa ancora fino a tenere chiaramente un gluteo a pieno palmo. Lui era vestito con una camicia leggermente sbottonata, prima, adesso i bottoni aperti erano qualcuno di più. Pensavo che forse ballando, si fossero aperti. Ho così guardato anche mia moglie ed ho scoperto che la sua camicetta, sempre aperta del solo primo bottone, era sbottonata mica male, tanto da lasciare intravedere abbondantemente il reggiseno e la bellissima scollatura della terza misura che ha il suo duro seno. Le luci colorate davano ai due varie tonalità, per cui non riuscivo a capire quanto fossero affannati nel frenetico ballare. Si stancheranno, pensavo, ma non davano segni di cedimento. I balli caraibici sono andati avanti un bel po’ e ad un certo punto, colto dalla stanchezza della giornata, ho approfittato di un momento in cui mia moglie mi ha guardato tutta sorridente per farle cenno che sarei rientrato a dormire.Lei mi ha fatto cenno di sì con il capo, intendendo con questo che io sarei rientrato, lei no.

Mi sono coricato non troppo convinto di aver fatto bene a lasciare libero il campo, ma tant’è, ho pensato, tra non molto arriverà anche lei e ci faremo sopra una bella dormita.

Il mattino seguente al mio risveglio mi sono girato per salutarla ed augurarle la buona giornata e…non c’era. La storia non mi andava giù, ma ho pensato, visto che erano circa le dieci, che si fosse alzata prima di me e che fosse andata sul ponte a prendere una boccata d’aria. Mi sono quindi vestito e sono andato anch’io a fare un giro con l’intenzione di trovarla e raggiungerla. Alla fine l’ho trovata appoggiata al pa****tto del ponte che scrutava l’orizzonte. Sembrava pensierosa. Le sono arrivato vicino e l’ho quasi spaventata, facendola riaffiorare dai suoi pensieri. Le ho chiesto com’era andata avanti la sera prima e mi ha risposto che ci stava appunto pensando. A notte tarda era tornata a dormire, ma nonostante la stanchezza, non riusciva a prendere sonno perché le tornavano in mente alcuni particolari della serata. Ho chiesto di quali particolari si trattava e lei, inizialmente restia, ha iniziato a raccontarmi che dopo l’inizale timore di fare brutta figura,ma grazie agli incitamenti di Pino, alla sua evidente capacità nel ballo ed al suo modo gentile di fare, si era sciolta sempre più fino a diventare quasi un unico corpo con lui. Con i balli caraibici poi, lei si era sentita rimestare il sangue continuamente in quanto lui le aveva puntato all’inguine il suo notevole pacco e, con i movimenti dei balli, aveva avuto modo di farglielo sentire duro, grosso ed in tiro. Mi ha confessato che più volte si era sentita bagnata. A fine serata (quasi alba ormai) lui l’ha galantemente accompagnata verso la nostra cabina. In una parte del ponte dove si aveva l’impressione di essere al coperto, un po’ la serata, un po’ gli ultimi discorsi che erano finiti sul sesso e sulle scopate che si erano fatti anni prima, un po’ il mare e tutto l’insieme, lui aveva abbracciata dandole un caloroso lungo bacio…... Lei ha ricambiato con un altro piu’ focoso del primo. Mi ha riferito che lui ha allungato le mani sul suo culo prendendogli entrambi i glutei da sotto la gonna, per poi infilare due dita in mezzo. Non voleva, ma è partita di testa e l’ha lasciato fare. Ha detto che aveva la figa tutta bagnata e che ad un tratto si è ritirata perché altrimenti non avrebbe più resistito e si sarebbe fatta scopare.

Le ho ricordato quello che le avevo detto poco prima di salire sulla nave e le ho ricordato anche che però doveva farmi sapere prima cosa sarebbe accaduto. Mi ha risposto che aveva ben presente quella cosa. Avrebbe atteso gli sviluppi eventuali della situazione.

Il pomeriggio si è rifatto vivo Pino; eravamo vicini la piscina a prendere il sole. Mia moglie aveva un due pezzi telmente ridotto che due stringhe per scarpe avrebbero coperto di più. Era girata a pancia sotto sul lettino quando è arrivato ed è rimasta in quella posizione a parlare fino a quando lui l’ha invitata per un’altra serata di ballo. Nel dire ballo ha usato un altro timbro di voce, come volesse dare altro significato alla parola. Lei a quel punto si è girata sul lettino con i piedi verso lui, gambe leggermente divaricate. Lo sguardo di lui è finito in mezzo alle gambe di mia moglie ed un certo movimento di sopraciglio mi ha fatto capire che gradiva la visione. Lei ha fatto finta di chiedermi il permesso, ma me lo chiesto in modo che non si poteva dare altro che una risposta. Cosi lei gli ha confermato che ci saremmo stati, la sera. Con un po’ di disappunto aveva capito che sarei andato anch’io.

Durante il resto del giorno, un paio di volte l’ho stuzzicata sull’argomento, chiedendole come si sarebbe vestita per il ballo serale. Con uno strano sorriso sulle labbra mi ha chiesto come io volevo che lei si vestisse, spettando una risposta. Le risposi che mi sarebbe piaciuto vederla vestita il meno possibile. Lei ci ha pensato un po’ su e mi ha detto che aveva portato un certo abbinamento di vestiario da usare con me; se volevo lo avrebbe messo la sera. Ho assentito con un nodo alla gola di uno che prova un piacere immenso di fare una cosa, anche se sa che non gli converrebbe.

La sera si è preparata chiusa nel bagno della nostra camera. Quando ne è uscita ho visto una gonna talmente corta che se si abbassava anche solo un po’, si sarebbe visto il bel culo rotondo e sodo che ha. Sopra era coperta con una camicia a rete fina, che lasciava intravedere il suo stupendo seno. Non sembrava avesse il reggiseno. Tanto per coprirsi in caso di umidità serale un scialle in seta che le avevo regalato qualche anno prima. Scarpe alla schiava. Non erano molto adatte a ballare, secondo me, con quei tacchi, ma l’effetto visivo era da sballo.

Pino ci stava aspettando, dopo cena nel salone da ballo. Quando ha visto mia moglie è s**ttato i piedi e le è venuto incontro. Un saluto caloroso mi ha fatto capire che apprezzava l’abbigliamento di mia moglie. Non riusciva a staccarle gli occhi da dosso, pur cercando di dissimulare per la mia presenza. Ci siamo accomodati ad un tavolino rotondo. Quasi impercettibilmente la sua sedia si è avvicinata a quella di mia moglie, facendo sembrare che la coppia fossero loro ed io il terzo. Il cameriere, con modo gentile ha servito le bevande richieste leggermente alcoliche ed i discorsi sono andati avanti quel che bastava per non tagliarmi fuori con il ballo in tempi rapidi.

Sono quindi iniziati i balli. Già in quel momento c’erano i caraibici ed ho considerato che si sarebbe andati subito al sodo. In effetti l’ancheggiare del giorno prima si era trasformato in qualcosa di veramente sensuale, i loro movimenti andavano oltre alla sensualità del ballo ed i loro sguardi magnetizzati uno all’altro davano l’idea di un’intesa tutta particolare. Chissà come andava lo strusciamento di figa di mia moglie; non ci voleva molto ad intuire che i movimenti di lui erano finalizzati a far sentire cosa c’era sotto, e non ci voleva molto a capire che mia moglie aveva già mentalmente le gambe aperte su quello che sentiva.

Uno sguardo di lei, un sorriso in mia direzione accompagnati da un acceso colorito della pelle, mi hanno fatto capire che sarebbe stata la sera giusta.

Da parte mia ho ordinato un bicchiere di brendy e lo gustato dolcemente in solitudine.

Era un piacere stare a quel tavolo e ho bevuto forse piu’ di tre bicchieri di brendy ,tanto che era trascorso così più di un’ora e quando mi sono reso conto di questo, ho allungato lo sguardo sulla pista cercando mia moglie.

Sissi, così si chiama, non la vedevo piu’,intuendo al volo mentre volgevò lo sguardo verso la pista da ballo, li avevo visti andare verso l’uscita che porta sul ponte. Chiedo al cameriere dove porta quell’uscita,e lui mi ha spiegato che da quel ponte, attraverso delle scale si può girare la nave in posti dove c’è poca frequentazione.

l’aveva ormai girata in lungo ed in largo.

Sono rimasto qualche tempo ancora seduto in stato para-confusionale. Ormai erano le quattro del mattino e pensavo a mia moglie che probabilmente era rientrata direttamente in camera.

Infatti, aperta la porta senza fare rumore, ho subito visto, entrando, che era a letto. Dormiva. Si è risvegliata per il casino che avevo involontariamente fatto. Mi ha sorriso, ma ho visto che aveva una luce strana negli occhi. Sono andato dritto al sodo e le ho chiesto com’era andata. …………………………………………………….Lui, comunque sarà anche un gran bel porco perchè non ha perso tempo a chiedere ed ottenere da mia moglie quello che a me non ha mai voluto dare e cioè il suo forellino anale. Stentavo a crederci quando me lo ha raccontato con una dovizia di particolari che mi ha portato ad un orgasmo portentoso.

Ma veniamo al racconto in cui è stata sodomizzata.Appena sono rimasti soli e indisturbati mi dice che lui non perde tempo ad infilarle le mani ovunque palpandola a dovere ma quello che più la fa andare fuori di testa sono i morsetti e i succhiotti che lui riserva al suo collo ed ai capezzoli. Baciata e leccata in quelle parti mia moglie perde subito il controllo e, con lui, anche tutti i freni inibitori. Comincia dunque a baciarle il collo, le morde i lobi delle orecchie e posizionandosi da dietro le infila le mani nelle tette titillandole i capezzoli che diventano subito durissimi con il respiro di lei che diventa affannoso per la crescente eccitazione. Mentre lui le riserva questo trattamento, lei mette le mani all'indietro tastandogli il pacco da sopra i pantaloni facendogli venire un'erezione portentosa che lui le fa sentire contro il culo,parte del corpo molto apprezzata.Più lei sente il cazzo di lui crescere e più si eccita inarcando la schiena e facendo aderire il culo al pacco ormai durissimo. Lui le prende le tette, le strizza, titilla i capezzoli ed in preda ad un'eccitazione sempre più forte le morde il collo facendola infoiare come una vera troia tanto che si gira e gli caccia la sua lingua morbidissima in bocca baciandolo con grande passione e, nel frattempo, gli sbottona i pantaloni ed impugna il suo cazzo ormai durissimo iniziando una lenta sega con la mano destra e carezzandogli le palle con la sinistra sino ad arrivare anche al suo buchino, cosa che lui apprezza molto. Lui la spoglia, la mette nuda davanti a se, la fa sdraiare sopra una barca di salvataggio messa li alla rinfusa e se la scopa infilandole il cazzo completamente nella sua fica fradicia facendola mugolare dal piacere. Mia moglie avvinghia le gambe alla schiena di lui e lo incita a scoparla più forte a farla godere come non mai. Lui le dice che è la sua troia, la sua puttanella e la farà godere come tale e lei si eccita ancora di più chiedendogli di sbatterla più forte, più forte, sempre più forte sino a che un orgasmo devastante la prende tutta, la fa tremare, le parte dalla punta dei piedi e le arriva al cervello facendola gridare come una pazza dicendo che lui le può fare quello che vuole,che ormai è sua, la sua puttana, la sua troia e che vuole soltanto godere. Lui non se lo fa ripetere 2 volte, adora il suo bel culetto, le prende le gambe, le piega sul torace, con 2 dita le allarga il forellino e con la lingua inizia a leccarlo con una certa dovizia, le mette molta saliva, lo lubrifica, lo succhia, lo lecca; il buchino di mia moglie si dilata e lui punta la cappella e, piano piano lo forza... ci sa fare, la sta inculando da vero esperto, fa entrare la cappella e si ferma,fa adattare il buchino al suo cazzo e poi inizia a fare un lento andirivieni nel culo di mia moglie che gradisce quel trattamento regalandogli delle sensazioni fortissime sia perchè il culo è stretto e sia perchè il suo sguardo,mentre lui la incula,è da vera troia.lei è stesa sulla sulla barca gambe piegate sul torace con il cazzo di lui che le sta aprendo il buchino ed è pervasa da un'eccitazione fortissima tanto che inizia a solleticarsi il clitoride che è diventato durissimo dal piacere che lei sta provando e più lui la incula selvaggiamente e più lei si masturba contorcendosi dicendogli che la sta facendo impazzire dal culo,che la sta facendo godere come una porca,che non resiste al suo cazzo e mentre dice tutto questo un orgasmo devastante la pervade facendole schizzare fuori del liquido dalla vagina per quanto è forte e lui a vedere tutto questo inizia ad eruttare sperma nel culo di mia moglie riempiendolo all'inverosimile e grugnendo come un porco.A sentire tutto questo mentre mi masturbava e mentre mia moglie mi solleticava le palle e mi leccava i capezzoli, in quell'istante non ce la feci piu’ a res****re,la presi,la misi a pecora sul letto e la scopai selvaggiamente sino a scaricarle dentro un'infinità di sperma caldissima.sono venuto come non mai gridando come un ossesso che avrei voluto vederla con il cazzo di lui piantato a fondo nel suo culo.E' stata una sborrata fantastica…..grazie… grazie sissi!... Continue»
Posted by syssy2000 5 months ago  |  Categories: Anal, Hardcore, Voyeur  |  Views: 2203  |  
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W la Svizzera

Questa è una storia realmente accaduta che mi è successa un po' di anni fa e siccome è la prima volta che scrivo, chiedo scusa per eventuali errori.
Luglio 1990, in Italia ci sono i mondiali di calcio, l'Argentina batte gli Azzurri in semifinale e tutti sono incazzati neri, mentre io sono al settimo cielo perché ho (s)battuto la Svizzera ed è come se avessi vinto la Coppa del Mondo. Ma cominciamo dall'inizio: io e sei miei amici eravamo un gruppetto di ragazzi ventenni che non sfregavano una figa neanche a pagare e quindi dopo che ogni volta facevamo ritorno dai locali notturni, ognuno a casa propria si sfogava con la mano a suon di seghe ripensando alle ragazze viste in discoteca. Finché un giorno dell'estate del 1989 Giorgio, il bello del gruppo, si intorta una ragazza svizzera, Christine, un gnoccone da paura, bionda non molto alta, ma con due tette ed un culo da paura. Noi del gruppo eravamo contenti per lui, ma anche un po' invidiosi per la fortuna che aveva avuto nel scoparsi quel gran pezzo di fica. Dopo una settimana Christine se ne torna a Ginevra in Svizzera e Giorgio riprende a girare con noi. Passa l'estate, poi l'autunno e l'inverno ed un giorno verso la primavera inoltrata Giorgio ci dice che ha sentito per telefono Christine e gli avrebbe detto che sarebbe tornata in estate con un'amica. Arriva finalmente giugno e verso la fine del mese ecco arrivare Christine con la sua amica, Nathalie. Quando ce la presenta rimaniamo tutti a bocca aperta: se Christine era una gran figa, Nathalie lo era ancora di più, una via di mezzo tra Cindy Crawford e Claudia Schiffer (le top model in voga a quel tempo). Bionda, altezza 1,70, occhi azzurri, una terza di seno ed un culetto da favola, un modo di fare gentile, ma al tempo stesso indifferente, come per dire: "so di essere una gran figa, ma sono qui solo per far compagnia alla mia amica, non cerco avventure quindi non rompetemi le palle". Alla sua vista ho avuto come un colpo al cuore ed uno alla patta dei pantaloni che mi sembrava di impazzire. Poi tornato in me, la mia mente ha cominciato a pensare che mi sarebbe piaciuto provarci, ma che non avrei avuto nessuna possibilità con quel figone e quindi piuttosto di fare una figura di merda era meglio farneticare con la mente. Cominciamo tutti quanti a uscire con le ragazze, di giorno al mare e la sera per i locali della riviera. Mentre Giorgio si scopazzava Christine, gli altri miei amici, a turno, provano ad avvicinarsi ad Nathalie, ma questa manteneva sempre un atteggiamento un po' distaccato. Alla fine ero rimasto l'unico che se ne stava buono, tanto sapevo che se non c'erano riusciti gli altri figurati io. A me bastava, quando non dovevo lavorare, stare in sua compagnia, scarrozzarla ovunque lei volesse mente Giorgio si scopava la sua amica e poterla ammirare al mare con quel suo bikini striminzito in modo di ammazzarmi di seghe appena tornavo a casa. Ogni volta che mi guardava negli occhi avevo un rigonfiamento nei boxer e mi sforzavo di stare calmo,di girarmi da un'altra parte e fare finta di niente, mentre invece le sarei saltato addosso e l'avrei violentata davanti a tutti. C'erano delle volte che mi guardava e si atteggiava che non riuscivo a capire se volesse sfidarmi oppure era la mia mente offus**ta da tanta bellezza a fantasticare. Arriviamo all'ultimo giorno, l'indomani mattina sarebbero ripartite. Nel primo pomeriggio vado al mare per poter ammirare quel dolce corpo per l'ultima volta. Prendiamo il sole, facciamo diversi bagni, chiacchieriamo e soprattutto non mancava occasione per poterla ammirare. Verso il tardo pomeriggio decido di andarmene, saluto Christine e Nathalie, augurando loro buon ritorno a casa sperando che si siano divertite. Mentre sono a casa, dopo aver fatto una doccia, suona il telefono:
"Ciao Massimo, sono Giorgio."
"Ciao Giorgio, che hai fatto?"
"Sai, le ragazze hanno chiesto se le portiamo fuori a cena stasera. Domattina partono e stasera si vogliono divertire."
"A parte il fatto che devo fare il turno di notte al lavoro, ma che cazzo ci vengo a fare? A tenere a bada l'amica mentre tu ti trombi Christine?" gli rispondo un po' seccato, perché non avevo voglia di stare ancora con il cazzo duro tutta la sera per poi tornare a casa e finire il lavoro con la solita mano.
"Ma Nathalie ha chiesto espressamente di te" ribatte lui.
"Co.. come ha chiesto di me?" balbetto io.
"Si, mi hanno chiesto un'uscita a quattro: io, Christine, Nathalie e te. Dai chiama al lavoro e chiedi di stare a casa stasera"
"Ok, chiamo subito e ti faccio sapere."
Chiamai subito al lavoro con il cuore in gola e quando il mio capo mi disse che non c'era problema, lo ringraziai dicendogli che mi sarei sdebitato.
Richiamo subito Giorgio e mi dà appuntamento a casa sua per le 19:30.
Al solo pensiero di stare con lei mi si rizzava subito, così decido di vestirmi comodo bermuda larghi e camicia bianca fuori. Esco a vado a prendere Giorgio e con la mia macchina andiamo a prendere le ragazze all'albergo. Appena escono dall'atrio dell'hotel guardo Giorgio ed esclamo: " Che pezzo di fighe che sono....".
Tutte e due si erano messe un vestitino aderente fino a mezza coscia che risaltava le loro curve, con ampia scollatura davanti e tacchi a spillo, stì capelli lunghi biondi e due tette che sembravano avere due chiodi al posto dei capezzoli. Sembravano due zoccole e noi due i protettori che le portavano al lavoro. Salgono in macchina ed il mio sguardo non può che dirigersi in mezzo alle loro cosce e notare le loro mutandine di pizzo bianche. Rosso come un peperone le saluto e ci dirigiamo al ristorante. Mangiamo dell'ottimo pesce e ci scoliamo due bocce di Greco di Tufo. Avevo bisogno di alcool per lasciarmi andare da tanta bellezza. Finito di mangiare, decidiamo di andare sul porto canale dove c'è un baretto a berci una birretta: è un posto dove mezza città si riversa, quando ci sono serate molto calde, per prendersi un po' di brezza marina. Però quella sera c'era un gran bordello di persone, così decidiamo di andare un poco più avanti dove c'era un circolo velico. Il custode fa un po' storie ma le due ragazze con aria civettuola lo convincono a darci da bere. Si era fatta quasi mezzanotte e faceva ancora caldo e così decidiamo di andare in spiaggia a prendere più aria. Andiamo verso la macchina e Nathalie mi chiede se poteva guidare lei. Acconsento dicendole che le avrei fatto da navigatore. Mentre andavamo, ho notato che intanto Christine si era riversata sul pacco di Giorgio e glielo stava tirando fuori. A quella vista mi è diventato subito duro. Arrivati in fondo al litorale, Nathalie parcheggia l'auto e dice: "Voglio andare a vedere il mare" e così se ne esce lasciandomi solo con quei due che dietro erano ormai pronti per scopare. La raggiungo subito dopo e con naturalezza le prendo la mano dato che faceva fatica a camminare nella sabbia con quei trampoli e la sostengo mentre se li toglieva. Mentre andavamo verso la riva notammo un centinaio di metri più in là un falò con un gruppetto di persone intorno che suonavano la chitarra e probabilmente si facevano delle canne. La luna piena all'orizzonte si stava alzando lentamente e la sua luce, dà fioca diventava sempre più splendente e si rifletteva sul mare.
"Facciamo un bagno?" mi chiede cominciando a togliersi quel poco che la copriva rimanendo nuda come mamma l'aveva fatta.
"Va bene" gli rispondo mentre mi spoglio anch'io. Avevo il cazzo in tiro, ma non m'importava niente anzi speravo che lei lo notasse. Entriamo in acqua e ci tuffiamo, l'acqua era calda e quindi mi rimase duro. Mi avvicino a lei ed esclamo: " Nathalie sei stupenda...".
Lei avvicina la sua labbra alle mie e mi bacia appassionatamente. La stringo a me, volevo farle sentire il mio cazzo che sembrava scoppiare. Comincio a toccare quel corpo tanto desiderato, finalmente: tette, chiappe e la sua bellissima figa. Con la mano prende il mio arnese e comincia a muoverlo delicatamente. Mi stacco dalle sue labbra e scendo fino alle sue tette che nel frattempo erano diventate sode, volevo baciarle, leccarle, succhiarle perfino dare dei piccoli morsettini a quei capezzoli tanto erano diventati rigidi.
Torniamo a riva, la faccio girare verso la luce della luna, mi metto in ginocchio, le allargo un poco le gambe ed inizio a leccarle la figa. La volevo guardare negli occhi mentre la leccavo; il sapore salato del mare piano piano lasciava il posto a quello dei suoi umori. Era uno splendore vedere come si lasciava leccare, come pian pianino il suo corpo ed i suoi capezzoli sì irrigidivano. "Oh mon Dieu, oh mon Dieu.... ne arretez pas, oui, ouiii....". Quando godeva parlava in francese.
A quel punto aumento la velocità, le infilo la lingua e un dito dentro la sua figa ormai fradicia, la sento fremere sempre di più fino a quando mi viene in faccia. Continuo a leccarla come un forsennato, non voglio perdermi neanche una goccia del suo piacere. Poi mi alzo e la bacio per farle sentire il suo sapore.
Raccogliamo i vestiti per terra, mi prende per l'uccello come se fosse un guinzaglio e senza mollarlo ci spostiamo più su verso la duna. Ora la luna si è alzata completamente e camminare con quel bel culo nudo illuminato davanti a me, me lo fece diventare duro come l'acciaio. Arrivati alla duna mi fa stendere sulla sabbia, si mette a carpioni e comincia a farmi un pompino. Sentivo i suoi capelli accarezzare la mia pelle e la sua bocca muoversi su e giù sul mio arnese. Dopo dieci giorni di attesa non potevo sperare di res****re a lungo; difatti sentivo che stavo per venire, le si accorse e cominciò a muoversi velocemente fino in fondo quasi volesse a staccarmelo. " Nathalie, sto per venire....".
"Viens en ma bouche, viens, viens..." di nuovo in francese, mi faceva impazzire e così la riempii di sborra. Ingoiò e mi leccò tutto facendo attenzione a non perdere neanche una goccia del mio sperma. Me lo ripulì tutto per bene facendolo tornare ancora più duro,
"Ti desidero Nathalie, è dal primo giorno che ti ho incontrata che ho voglia di te, di entrarti dentro e sentirti mia" le dissi.
Si mette a cavalcioni appoggiandosi con le mani all’indietro, si avvicina alla mia faccia con la figa come per farmela vedere da vicino, gliela insalivo anche se non ce n’era bisogno poi ritorna un po' indietro, con le sue dolci manine apre le grandi labbra della sua figa e se lo infila dentro senza fatica tanto era bagnata. Comincia a muoversi delicatamente come per gustarsi ogni pompata e a gemere come una cagna: " Oui… oui… continue... plus fort, plus fort... je viens…aaah… je viens...". La giro, lei sotto ed io sopra, la penetro lentamente aumentando la velocità dei colpi. Con le mani mi prende i fianchi, nella foga mi infila le unghie nella mia carne, sono talmente infoiato che non sento dolore (anche se il giorno dopo mi accorgo di avere il corpo tutto graffiato). La scopo violentemente facendola venire diverse volte. Ormai non capisco più niente, la metto a pecorina e riprendo a chiavarla, la tiro su verso di me, le prendo le tette e continuo a chiavarla fino a quando la sento tutta tremante mugolare:
" Oui, viens, viens avec moi..." di nuovo in francese. Le sborro copiosamente dentro la figa mentre lei si contorceva e urlava dal piacere.
Tiro fuori l'uccello e comincio a leccarle la figa con il mio sperma, poi la giro e le infilo la mia lingua nella sua bocca: volevo che assaggiasse il mio sperma infarcito del suo odore. Mi bacia appassionatamente con le lacrime agli occhi.
Mi stendo di fianco a lei spompato, la sua mano mi accarezza e piano piano scende giù. Al contatto con la mani, comincia a rigonfiarsi.
" Fumiamo una sigaretta? Mi chiede
"Volentieri"
Le accendo la sigaretta, poi accendo la mia.
"Sono venuta in Italia solo per accompagnare una mia amica e godermi un po' di mare. A Ginevra sto con un ragazzo da quattro anni. Conoscendo la vostra fama di latin lover, ho cercato di tenere un comportamento un po' distaccato proprio per evitare fraintendimenti". Sembrava che volesse scusarsi.
"Beh, devo dire... che c'eri quasi riuscita" mormorai sorridendo.
"Solo che a forza di sentire quella vacca di Christine raccontare tutte le notti le gesta amatoriali di Giorgio, mi ha fatto venire una voglia pazzesca"
"E perché hai scelto me?" le chiedo curioso.
"Perché sei una persona timida come me, e nonostante mi divorassi con gli occhi, non sei stato invadente e appiccicoso, ma hai saputo aspettare l'occasione giusta. Nessuno mi ha mai fatto godere come te questa sera. Ti adoro". Spegne la sigaretta, si gira e si mette alla pecorina: "Ti va di riprendermi da dietro? Mi è piaciuto da morire...",
A quelle parole mi è ritornato duro come l'acciaio, spengo la sigaretta e mi volgo dietro di lei. Che culo che aveva, sembrava un'opera d'arte. Rimango qualche minuto ad ammirare e accarezzare quello splendore. Poi avvicino il mio viso e incomincio a leccare la sua passera mentre con le mani le allargavo le natiche. Poi piano piano mentre le infilo due dita nella figa vado più su con la lingua fino ad arrivare all'orifizio del suo bel culetto. Quando stavo per entrare con la lingua la sento irrigidirsi.
" No, lì no..." mi dice.
"Non ti preoccupare e rilassati: il mio desiderio è che ricorderai questa notte per tutta la vita" le rispondo caldamente, ma deciso.
Ricomincio a leccarle la figa per poi ritornare su a lubrificarle il culo e continuo questa danza con la lingua e le dita finché non si lascia andare completamente. La penetro nella figa , mentre con le mani le allargo le natiche facendo colare la mia saliva sul buco del culo, poi comincio a sfiorarla con un dito, girando attorno all'orifizio. Sentivo che cominciava a gemere, rallento la penetrazione dolcemente fino ad estrarlo per poi poggiare la grossa cappella sul suo buchetto.
" Ora te lo metto nel culo..." le dico deciso.
"No, ti prego no... ho paura..."
Feci entrare la cappella e poi mi fermai. Emise un grido di dolore accompagnato da parole che non capii, ma che potevo immaginare. Rimago impassibile mentre continuavo a sputare sulla mia verga per poi procedere lentamente fino a quando arrivo fino in fondo. Ho coronato il sogno di una vita, la mia prima inculata per di più con una figa stratosferica. La inculo, lo tiro fuori, glielo metto nella figa, glielo rimetto nel culo. Nathalie è partita con la testa, urla e gode come una troia. Mentre la inculo la tiro su, le prendo le tette con una mano mentre con l’altra le sgrilletto il clitoride, le riempio di baci la spalle, le sussurro nell'orecchio.: "Ti sto sfondando il culo, amore mio... Ti piace prenderlo nel culo, eh?... Senti come ti sto inculando, troia. Si, sei la mia troia, sii..".
Lei sembrava indemoniata e urlava:" Oui, je suis une putain.... je suis ta putain.... oui, je t'adore... baise mon cul… baise-moi, baise- moi... Ouiii..."
Ora il ritmo è frenetico: “Ti riempio il culo di sborra, sii... vengoooo"
" Oui, viens mon amour, je viens aussi moi.... aahh, ouiiii...."
Le vengo dentro, mi sento morire, ma continuo a incularla a venirle copiosamente dentro finché spompato mi lascio cadere sopra di lei.
Poi fece una cosa che mi lasciò di stucco; liberatasi dal mio peso cercò tra i vestiti per terra i miei boxer e li usò per pulirsi il culo pieno del mio sperma. Poi se li portò sulla bocca e cominciò a leccarseli. "Questi li tengo come regalo, in ricordo di questa notte"
"Anch'io volevo chiederti di regalarmi le tue..." le dissi.
Le le prese, le strofinò assiduamente sulla sua figa fradicia, mi diede un gran bacio e me le porse.
"Merci, Massimo..."
"Merci, Nathalie ".
Ormai erano quasi le cinque del mattino e all'orizzonte stava per spuntare l'alba. Ci rivestiamo, metto le sue mutandine odorose nella tasca dei bermuda, lei i miei boxer impregnati nella sua piccola borsa e torniamo verso la macchina. Christine e Giorgio si erano addormentati mezzi nudi e così ho potuto ammirare anche la figa e le tette di Christine. Le riaccompagniamo all'albergo senza dirci una parola, fra poche ore sarebbero ripartite. Al momento dell'addio, dico a Christine che la prossima volta che tornano in Italia le ospito a casa mia, tanto a casa mia c'è solo del posto. Guardo Nathalie negli occhi e la bacio appassionatamente per l'ultima volta. Le mi mette una mano sul pacco e mi ringrazia ancora. E mentre parto con la macchina mi saluta con la mano fino a quando non sparisce dalla visuale.
Non l'ho più rivista. Una settimana dopo ricevo una lettera, francobollo svizzero.
"Sono sola qui in casa con i tuoi boxer tra le mani. Sento ancora il tuo odore. Ti adoro, un bacio dappertutto. Nathalie ".
Christine ci invita a trascorrere il Capodanno in montagna a casa sua. Spero di rivederla, ma Christine mi dice che Nathalie è rimasta incinta del suo ragazzo. In cuor mio pensavo chissà se, mentre stava chiavando con lui, pensasse ancora a me. Comunque Christine vedendomi un pò intristito mi dice:"Sai, qui si è sparsa la voce e io e altre sei mie amiche vorremmo usufruire della tua disponibilità. È ancora valido il tuo invito per la prossima estate, Massimo?".
" E me lo chiedi?" rispondo sorridendo.
Così l'estate successiva mi ritrovai in casa sette ragazze svizzere. Ma questa è un'altra storia....
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Posted by Matisse70 8 months ago  |  Categories: First Time  |  Views: 1330  |  
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