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La Mia Matrigna

Posted by billymanicomio71 1 year ago  |  Categories: Fetish  |  Views: 836  |  
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La Mia Matrigna

La sera del tredici dicembre, ricevemmo una telefonata dalla polizia stradale, l’auto che guidava mio padre era andata fuori strada a causa della pioggia. Ci recammo in ospedale io e la mamma, ma ormai non c’era più niente da fare. Ormai erano due anni che mio padre era morto, allora avevo diciassette anni. L'incidente aveva cambiato la mia vita in modo drammatico. Io ero un ragazzo bello alto quasi 1,80 ero molto timido e sensibile. La mia madre naturale era dell’est europeo e viveva all'estero da quando io avevo solo sei mesi. Ero stato affidato a mio padre poiché lei era dedita all'alcool. Mio padre si era risposato quando io avevo 4 anni con Monica, ma già conviveva con lei da quando io avevo un anno. Monica la consideravo come la mia madre naturale, era ancora una donna molto attraente alta 1,70 con corpo ben proporzionato. Vestiva con abiti un po’ più larghi per non evidenziare le sue forme attraenti. Di sicuro lei aveva ancora desideri sessuali, era rimasta vedova giovane a trentotto anni. Io qualche volta la incoraggiavo a uscire, doveva rifarsi una nuova vita sia sentimentale sia sessuale. Era dirigente in una struttura pubblica. La sua bellezza attirava, da parte degli uomini, diverse attenzioni indesiderate. Lei mi spronava a conoscere ragazze della mia età. Un giorno mi disse “Io ho già un uomo. Te” ed io le risposi “ Anch'io ho una donna. Te” Mamma sospirò dicendo “Siamo una bella coppia”. Confidenzialmente e un po’ imbarazzato le dissi che avevo baciato poche ragazze e tutto era finito lì senza un seguito. Lei pensò che ultimamente, mi avesse trascurato per il lavoro e desiderava dare più spazio al nostro rapporto. Decidemmo di uscire un sabato sera, eravamo entrambi contenti per la decisione presa, poteva essere divertente.
Il sabato sera ci preparammo, ero in attesa che lei uscisse dalla sua camera. Rimasi a bocca aperta quando la vidi con una gonna corta nera, tacchi alti e una camicetta che teneva a stento a freno i suoi seni. Lei si accorse che aveva attirato molto la mia attenzione e disse che si era vestita così per apparire più giovane vicino a me. Le feci i complimenti per l’abbigliamento e il suo look. Mi precipitai alla macchina, le aprii la portiera e non potetti fare a meno di guardare fra le sue cosce quando entrò in auto. Andammo in un ristorante caratteristico sul lago, dove i tavoli erano imbanditi con delle tovaglie rosse e ognuno aveva una vecchia bottiglia di vino al centro con una candela accesa. C’era un trio che si esibiva dal vivo. La cena andò bene, ci sentivamo un po’ brilli e rilassati. I suoi occhi azzurri brillavano

al lume della candela fioca, il suo viso finalmente lo vedevo luminoso. Quando uscimmo dal ristorante, lei era un po’ malferma sulle gambe. Le aprii la portiera della vettura e Monica scivolò dentro. Non importa quanto mi sforzassi, ma i miei occhi andarono nella zona buia tra le sue gambe, quando lei per entrare in macchina, in modo quasi provocatorio per pochi secondi le aprì. Vidi le calze di nylon fino a sopra le cosce con delle mutandine beige pallido. Incrociammo i nostri sguardi e un brivido mi attraversò la schiena. Il viso mi divenne scarlatto quando mi fissò intensamente, con il suo sguardo magnetico. Per terminare la serata andammo a vedere un film divertente e leggero. Verso la metà del primo tempo quando le misi un braccio attorno alle spalle, la sua pelle fu percorsa da un brivido e si rannicchiò verso di me. La vidi sorridere per la mia audacia, si sentiva a suo agio e amata in quel momento. Improvvisamente le mie dita incominciarono a toccare la sua pelle morbida dalla parte superiore del suo seno e il mio cuore incominciò a battere rapidamente in petto. Non mi potevo più concentrare sul film. Il movimento delicato e quasi impercettibile delle mie dita in fiamme sul suo seno, lei lo percepì quasi fosse stato accidentale. Monica pensò fosse stato un tocco innocente, mi guardò con un sorriso accondiscendente, quasi m’incoraggiava, era tempo che nessuno si prendeva cura della sua persona. Le toccai il seno e i capezzoli, ma lei mi bloccò la mano. Mi fermai, scartai un cioccolatino e lo mangiai poi le toccai di nuovo il seno e il suo capezzolo e sentii il suo battito cardiaco accelerato. Lei chiuse gli occhi sospirando profondamente e incominciò quasi a tremare. Quando terminò il film e uscimmo dal cinema, dovetti camminare dietro di lei nella speranza che nessuno potesse vedere la mia erezione. Monica si rese conto del mio problema e a stento si trattenne dal guardarmi una seconda volta. Quando tornammo in macchina apparì coinvolta dalla mia erezione, aprì di nuovo le gambe per entrare in auto e guardandomi con occhi penetranti m’invitò a salire. Ero confuso, guardai le sue gambe e il suo seno prominente. Mi avvicinai e le diedi un bacio sulla guancia, lei si girò piano e mi porse le sue labbra come per riflesso incondizionato. Io mi limitai a darle un bacio a stampo, lei ricambiò con un bacio alla francese, mi sentii scivolare la sua lingua calda nella mia bocca e un tremito attraversò tutto il mio corpo. Il modo con cui giocai con la mia lingua nella sua bocca, la morbidezza e il calore, la fece impazzire. Per un attimo ci perdemmo nel sapore dolce delle nostre bocche. Poi con un fremito incontrollabile nella sua voce mi disse di tornare a casa. Guidando verso casa le presi la mano e lei me la strinse poggiandola sulla sua coscia. Arrivato, parcheggiai nel vialetto. Rientrammo io mi avvicinai e le baciai le labbra. Monica sentiva la mia eccitazione attraverso il mio pene duro che pressava sul suo stomaco. Mi fermò e mi spinse scherzosamente lontano. Disse che per una prima uscita fuori di casa un bacio era più che sufficiente. Io la incalzai e le chiesi di uscire qualche altra volta insieme, lei mi assicurò che era stata una bella serata e che desiderava uscire ancora con me. Andammo a dormire. Quella sera era mamma che dominava tutti i miei pensieri, pensavo alla sua pelle morbida toccata dalle mie dita e al sapore delle sue labbra sulle mie e il sentire la sua lingua nella mia bocca. Mi masturbai e poi andai a lavarmi nel bagno, passando vicino la sua camera sentii dei gemiti di goduria. Anche lei si stava masturbando.
Il mattino successivo a colazione non eravamo più brilli, Monica disse che mi doveva parlare. Il suo viso era serio. Pensai che avesse cambiato idea e fosse pentita di quanto successo la sera precedente. Quando tornò la sera, bussò alla mia porta ed io la feci entrare. Si sedette sul letto accanto a me, con il volto appena velato e teso dalle emozioni e incominciò a parlarmi con voce strozzata: “Ho pensato tutto il giorno a ciò che è successo ieri, è tutta colpa mia, si mise a singhiozzare, io la strinsi a me mentre le sue lacrime bagnavano anche il mio viso. Le sue emozioni represse sembravano venir fuori tutte in una volta. Due anni di solitudine stavano avendo sfogo in quel momento. Le dissi sinceramente: “Mamma ti voglio molto bene”. Lei si appoggiò allo schienale del letto e si asciugò le lacrime, dicendomi che aveva sofferto molto per la perdita di mio padre ma ora si sentiva molto legata a me e aveva bisogno del mio affetto e che dovevamo essere sinceri nei nostri rapporti interpersonali. Mi diede un bacio a stampo sulle labbra e mi disse che saremmo usciti di nuovo il prossimo fine settimana.
Passò la settimana velocemente ed io pensavo sempre a Monica e all'uscita di sabato. Venerdì sera andai a fare una doccia con l’acqua fredda per smorzare i miei bollori. Poi posizionai il miscelatore di nuovo sull'acqua calda, lei era sempre nei miei pensieri, così la mia mano scivolò delicatamente sul mio cazzo, chiusi gli occhi e non ce la feci più, incominciai a masturbarmi. Nel frattempo Monica rientrò, ma io non la sentii, a causa dello scroscio dell’acqua. Mi lasciai andare, chiusi gli occhi e mentre stavo avendo l’orgasmo, ad alta voce pronunciai il suo nome dicendo “succhiarmelo!”. Monica assistette a quello spettacolo poiché la porta del bagno era aperta e vide quando il mio sperma arrivò sulle mattonelle. Mi sentii degli occhi addosso. La vidi che dalla porta mi guardava sorpresa ma anche con occhi lussuriosi. Incrociammo i nostri sguardi e lei si allontanò velocemente. Ero rimasto di stucco e ora ero nervoso per la reazione che poteva avere. Mi sentivo come un idiota.
Quando arrivai, mi disse con un sorriso luminoso che la cena era quasi pronta. Mangiammo in silenzio quando Monica con molto umorismo mi disse “Allora com’è andata questa doccia? Su Dino avevamo deciso di essere onesti gli uni con gli altri. Ti ho visto e mi dispiace. Non avevo capito che eri sotto la doccia, ho visto che ti stavi masturbando, tutti i giovani lo fanno. La prossima volta chiudi la porta. Nella nostra casa ti devi sentire libero.“
Ora lei si sentiva quasi sollevata di aver rotto il ghiaccio e di avermi messo a mio agio. Continuammo a parlare come se niente fosse accaduto. Decidemmo di fittare un film recente e andai dopo cena a prenderlo. Dopo quasi mezz'ora rientrai a casa misi il disco nel lettore e mi avvicinai alla sua camera per chiamarla, la porta era socchiusa, lei era seduta sul letto indossava un accappatoio mentre un asciugamano le avvolgeva la testa. Si alzò e intravidi le sue belle cosce lisce mentre era intenta ad asciugarsi i capelli, si tolse l’accappatoio e mi apparve nella sua immensa bellezza, sapevo che non dovevo sbirciare ma non riuscivo a trattenermi. Vidi che si asciugava, con il phone, i suoi morbidi peli pubici. Aprì le gambe e fece affluire l’aria calda fra le sue cosce, chiuse gli occhi e vidi un’espressione di godimento sul suo viso. Poi si mise di nuovo l’accappatoio e pensai che avesse intuito che la stavo spiando. Indossò uno slip rosso striminzito e se lo tirò su. Mi allontanai dalla porta e l’attesi nel salotto, lei si presentò poco dopo con un vestino estivo un po’ corto. Andai a prendere del vino bianco e lo misi nel secchiello del ghiaccio, gliene versai un po’ e lei mi ringraziò.
Incominciammo a veder il film lei seduta sul divano ed io a terra sul tappeto accanto a lei. Bevemmo altro vino, io mi assentai per andare un attimo in bagno, quando passai vicino la sua camera, vidi il suo slip rosso sul letto. Pensai subito che non avesse indossato nulla sotto l’abito. Quando tornai in salotto, mi misi in una posizione in modo da poter sbirciare tra le sue gambe. Si accorse che il mio sguardo era riverso fra le sue cosce e ogni tanto le muoveva ma non in modo che potessi avere una buona visione. Mi accorsi che si era addormentata, non reggeva molto il vino. Un pensiero mi balenò subito nella mente. Mi alzai delicatamente e con le dita quasi tremanti e con il cuore in gola, incominciai ad alzarle l’abito, scivolai a terra, mi girai e un piccolo gemito uscì dalla mia gola quando vidi le labbra del suo sesso che mi fissavano. Lei si mosse un po’. Il vestito si alzò ancora di più. Ora potevo vedere molto meglio le sue labbra rosa interiori della sua fica. Tirai fuori il mio cazzo scalpitante e incominciai a masturbarmi. Pensai di aver fatto un po’ di rumore perché la vidi muoversi e forse si accorse di cosa stava succedendo. Aprì le sue cosce ed io ebbi una visione migliore della sua fica. Appena ebbi l’orgasmo e pulii il mio sperma, lei si mosse e aprì gli occhi. Sbadigliando sussurrò “Devo essermi addormentata”. Vidi che delle gocce di sperma erano arrivate sulle sue cosce, ma non potevo far niente per toglierle. Il suo sguardo cadde proprio lì, ma non disse niente, mi salutò baciandomi e andò a dormire. Mi appostai vicino la porta della sua camera, sentii dire “mmmhhh come buono”, poi dopo alcuni minuti avvertii dei mugolii e poi un silenzio assoluto. Capii che si era masturbata e poi addormentata.
Ci incontrammo il mattino successivo per colazione era sabato, lei si presentò con un pantaloncino corto e stretto, le labbra della sua fica si evidenziavano enormemente. Cercai di non guardarla lì, ma poi mi stupii quando vidi che non indossava il reggiseno. Ero pronto per andare a disputare una partita a calcetto, lei mi accompagnava di solito se non aveva altro in programma.
Quando arrivammo al campetto, gli occhi di molte persone sia uomini sia donne erano puntati su di lei. Monica per il dopo partita aveva preparato diverse cose per un picnic. Finita la partita, arrivammo su un bel prato soleggiato stendemmo le coperte e mangiammo dei sandwich, mi stesi sulla coperta accanto a lei e dissi: “ti voglio molto bene”. Lei mi rispose “Ti voglio bene anch'io molto intensamente ”. Mi avvicinai e l’abbracciai. Lei si addormentò e la mia mano sfiorò il suo morbido seno, continuai a toccarla delicatamente, vidi la sua pelle che aveva dei brividi di piacere. La toccai sotto il seno e le strinsi dolcemente il capezzolo ormai diventato duro. Il mio pene pulsava nei pantaloni, lei aveva gli occhi chiusi, ma il suo respiro non era regolare, la sentii fremere. Io ora stavo dietro di lei abbracciato, Monica mi faceva esplorare i suoi seni, pensai che potesse sentire la mia erezione premere dietro la sua schiena. Appena si mosse tirai subito la mano dal suo seno. Lei si mise a sedere e si strofinò gli occhi, dicendomi: “Quando bevo un po’ mi addormento quasi subito, andiamo a fare due passi”. Le presi la mano e c’incamminammo verso il lago. Raggiungemmo una piccola radura e ci sedemmo su una coperta che avevo portato con me. Mi tolsi la camicia e lei vide la mia muscolatura e guardandomi con ammirazione, mi disse: “Hai un bel fisico, sei proprio bello.” La ringraziai e le misi un braccio attorno alle spalle. Si vedevano sul lago delle barche con delle persone, mentre si udiva il suono debole di bambini che giocavano e ridevano. Le chiesi se potevo baciarla e lei non si oppose, “Però uno soltanto” bisbigliò.
La strinsi forte al mio petto e la baciai ardentemente, succhiavo la sua lingua e la sentivo fremere, il bacio andò a lungo trasformandosi in due e poi in un terzo mentre le accarezzavo il seno. La mia mano tremava quando le toccai il capezzolo, un gemito le scappò appena glielo strinsi. Poi lei mi fermò. Ma la sua voce non era convincente ed io la baciai di nuovo e le palpai i suoi turgidi capezzoli. Lei mi dissuase a continuare, mentre guardava la mia patta gonfia. Guardando delle nuvole che si avvicinavano disse: “Penso che sia ora di tornare”. Prendemmo il resto delle cose e mano nella mano andammo verso l’auto. Tornammo a casa e appena entrammo, si strinse a me e mi accarezzò dolcemente facendo scivolare la sua mano verso la patta, poi mi sbottonò i pantaloni e mise la sua mano dentro il boxer, accarezzò il mio cazzo e me lo tirò fuori delicatamente, mi incominciò a masturbare. Appena gemetti, lei strinse le mani sul mio cazzo ed aspettò che il liquido chiaro le riempisse le mani. Se le portò alle labbra e se leccò, l’odore del mio sperma era intenso, lei mi strinse di nuovo il pene e mi abbracciò.
La settimana fu pesante per Monica, in quel periodo portava anche il lavoro a casa, mentre io ero indaffarato con l’università.
Quando giovedì sera le chiesi se volesse uscire con me il prossimo week-end lei mi rispose che mi doveva parlare. “Dino, mi sento male per quello che è accaduto lo scorso fine settimana. Mi dispiace per quello che è successo quando siamo tornati dal lago, non avrei dovuto mai fare niente di simile. Ho bevuto troppo, non ci sono scuse, ero totalmente fuori di me” ed incominciò a piangere.
Io l’abbracciai e le dissi “Monica è stata la più bella esperienza della mia vita, non importa di chi sia la colpa” Lei mi strinse e fra le lacrime mi disse “Non ti voglio far del male Dino, io ti amo” le asciugai le lacrime, la baciai sulle labbra e le dissi: “Cercherò di controllare più me stesso” Un piccolo sorriso attraversò il suo volto. “Ma non dimenticare che sono sempre un giovane arrapato” Lei sollevò un sopracciglio e scoppiò a ridere. Le chiesi di uscire di nuovo con me e lei mi rispose:
“Ad una condizione che tu ti comporta bene e poi dobbiamo controllare meglio noi stessi e sapere quando fermarci.”
“Ok. Te lo prometto risposi eccitato, sei tu il capo. Allora per sabato va bene?”
Lei annuì con un cenno del capo.
Uscimmo il sabato sera, mi comportai bene e quando rientrai andai a prendere una bottiglia di vino, mentre lei andò a cambiarsi nella sua stanza. Tornò poco dopo con un pigiama di seta rosso, molto sexi ed elegante. Feci un fischio in segno di apprezzamento. Versai del vino nei nostri bicchieri e poi conversando bevemmo quasi tutta la bottiglia. Le chiesi se le potevo fare una domanda indiscreta. Lei guardandomi interrogativamente mi disse:
“Si, certamente.”
Le chiesi se alle ragazze piacesse di fare il sesso orale. “Ho sentito dire che qualcuna lo fa ma non so se a loro piace o meno il sapore…?” Monica mi rispose che a molte piaceva farlo, ma per il gusto dello sperma non era sicura che piacesse a tutte. Poi aggiunse:
“Devi sapere che anche la donna ha le stesse esigenze dell’uomo.” Mentre lo diceva le lessi negli occhi una voglia, che avevo da poco imparato a riconoscere. La strinsi a me, lei mi baciò sul collo e sentì il mio pene che comprimeva verso il suo addome e si strinse di più. Le presi la testa fra le mani e la baciai sulle labbra, lei ricambiò con la lingua, mentre sentivo che la sua mano si avvicinava alla mia patta. Incominciò a sbottonarmi e poi mi disse:
“Aiutami.”
Mi sbottonai velocemente e mi trovai con i pantaloni e i boxer abbassati mentre Monica con una respirazione difficoltosa dovuta all'eccitazione e con il fuoco negli occhi incominciò a strofinarsi sul mio pene. Le sfilai il top del pigiama e le palpai le tette. Rimase a bocca aperta guardando il mio pene da vicino, vide pulsare il mio cazzo di fronte al suo volto. Si avvicinò fino a pochi centimetri e poi lo prese delicatamente in mano come se fosse di porcellana. Mi disse “stai tranquillo perché per fare un buon pompino devo essere sensuale e non desidero che tu venga molto presto.” Si portò il cazzo vicino le labbra e tirò fuori la lingua, leccandomi quel po’ di liquido seminale che imperlava il mio glande. Non credevo ai miei occhi, fremevo tutto. Lei mi prese con una mano le palle massaggiandomele con cura e con la lingua si divertiva a stuzzicarmi. Poi prese il glande in bocca, succhiandolo delicatamente e me lo strinse un po’ con i denti per dargli più pressione. Il modo in cui mi toccava era inebriante. Si era quasi estraniata, la sua lingua lo leccava e poi lo risucchiava dentro la bocca. Mi teneva sotto controllo quando mi sentiva fremere, si fermava un attimo e poi riprendeva, ero andato in estasi era una sensazione incredibile che non avevo mai provato. Mi tenne così in tensione per più di mezzora. Lei faceva letteralmente l’amore con il mio pene e quasi non desiderava che io venissi. I suoi occhi erano estasiati la sua mente pensava solo a godere di quei momenti irripetibili. Anche lei ora desiderava che io venissi. Strinse forte il mio cazzo alla base e mi leccò con la punta della sua lingua, poi mi guardò quasi stralunata, chiuse gli occhi, prese il glande in bocca e la sua mano si mosse su e giù parecchie volte rapidamente, la mia testa stava per esplodere stavo per avere l’orgasmo. Lei tenne la bocca sul mio glande ed io con un urlo poco soffocato le spruzzai la mia crema calda in gola. Lei ingoiò di corsa aspettando il secondo spruzzo che entrasse nella sua bocca, ingoiò anche questo velocemente in attesa del colpo successivo. Cercò di ingoiare tutto ma era troppo e qualche goccia le colò dagli angoli della sua bocca. Le raccolse scrupolosamente con la sua lingua. Non mi rendevo ancora conto di quanto stava avvenendo. Monica era di fronte a me ed io ero intontito da quelle sensazioni che lei mi aveva fatto provare. La guardai, ora mi fissava con i suoi occhi blu e le sue labbra avevano ancora la pellicola del mio sperma bianco. La presi e le baciai le labbra, ci scambiammo un bacio lunghissimo e molto intimo. Ormai il ghiaccio era rotto e non c’era modo di tornare indietro. La mattina dopo lei era in bagno in reggiseno e mutandine e stava per vestirsi, con la porta leggermente aperta.
Fece un sospiro, si voltò e mi guardò. Io la salutai ed entrai nel bagno. Lei mi rispose “Buongiorno amore” mi baciò le labbra in modo rapido e si voltò verso lo specchio per truccarsi. Andai dietro di lei e le avvolsi le braccia intorno alla vita. Incominciai a guardarla attraverso lo specchio mentre i suoi capezzoli incominciavano ad indurirsi. Le mie labbra si avvicinarono al suo collo, lei ebbe un lieve brivido. Le sbottonai il reggiseno e lei non si oppose, incominciai a palparle il seno e lei gemette di piacere, già sentiva il mio pene duro che premeva contro le sue natiche. I suoi fianchi spinsero il suo culo indietro per aver maggior adesione al mio cazzo, poi si girò baciandomi le labbra, scivolò in ginocchio e mi tirò giù i pantaloncini e i boxer. Prese il mio pene in bocca e cominciò a succhiarlo, incominciai a muovere i fianchi ed il mio pene le arrivò fino in gola. Le chiesi che desideravo venire fra i suoi seni. Lei annuì con un sorriso, prese una crema da una mensola se ne spalmò un po’ fra i seni, si distese a terra e m’invitò a mettere il mio cazzo fra la sua pelle morbida e calda. Lei muoveva il suo bel seno su e giù in cui era avvolto il mio cazzo, il glande quando andavo su arrivava alle sue labbra e lei lo leccava. Incominciai a muovermi velocemente e lei capì che stavo per venire, improvvisamente con dei gemiti le spruzzai il mio seme caldo sul suo petto e sul suo viso d’angelo. Lei se lo spalmò sul petto e si leccò le dita. Poi mi disse di allontanarmi dal bagno, subito uscii, però sbirciai dal buco della serratura e vidi che si tirò giù di colpo le mutandine e cominciò a masturbarsi con una mano coperta del mio sperma fino a raggiungere l’orgasmo. Mi allontanai subito e molto eccitato per quanto avevo visto.
La sera ci preparammo ed andammo ad una festa tra amici di mia mamma, Monica si era vestita in modo non molto provocante ma in maniera elegante, ebbe diversi complimenti, bevve il vino che a lei piaceva molto, verso mezzanotte lasciammo la festa e lei volle fare due passi a piedi, si mise sotto il mio braccio e quasi barcollante ci incamminammo verso casa, ogni tanto io la stringevo fra le mie braccia e le baciavo le labbra. Poi allungai la mano sul suo seno e lei si strinse di più a me. Decisi di prendere un taxi al volo, lo fermai ed arrivammo a casa in pochi minuti. La desideravo e per strada non potevo fare niente.
Aprii la porta quasi in fretta, la strinsi a me e le toccai di nuovo i capezzoli, lei quasi crollò fra le mie braccia si inginocchiò e mentre parlava mi aprì i pantaloni e prese il mio pene in bocca, sembrava quasi annebbiata dal vino ma aveva molta voglia. Il desiderio di entrambi era all'apice e lei mi stimolò come una pazza facendomi venire subito, ingurgitando di nuovo ciò che lei amava molto.
Le serate si susseguivano con dei pompini che Monica mi faceva a regola d’arte, lei era diventata dipendente del mio sperma, qualche volta che si saltava un giorno diventava nervosa.
Una mattina bussai alla porta della sua camera da letto e lei mi fece entrare mentre era completamente nuda, ma non provava più imbarazzo, io le dissi che era bellissima, lei si chinò per prendere le sue mutandine ma prese molto tempo nel farlo. Mi sentì ansimare, mi lanciò un occhiata nelle parti basse e notò la mia patta gonfia. Con un sussurro rauco e soffocato mi chiese di masturbarmi. Io rimasi senza fiato a quella richiesta. Mi spogliai del tutto anch'io. Lei mi osservava maliziosamente con gli occhi vogliosi che mi eccitavano ancora di più. Mi avvicinai a lei accarezzandomi il cazzo, poi la mia mano incominciò ad andare su e giù, lei mi guardava affascinata, con un lungo mugolio quasi l’avvisai che stavo per venire, misi il palmo della mano davanti per raccogliere lo sperma che stava per uscire, ed appena uscì, lei corse verso di me mi prese la mano ed incominciò a leccarmela rapidamente, poi prese il mio cazzo in bocca e si riempì la bocca di quella calda delizia.
Monica godeva molto con le labbra e la bocca, però io desideravo avere un rapporto completo e già immaginavo che sarebbe stato bellissimo.
La sera del giorno successivo, avevamo tutti e due voglia, ma non sapevo come coinvolgerla in quelli che erano i miei desideri.
Lei era seduta alla sua scrivania con il computer acceso e stava pensando, quando io rientrai a casa un po’ prima. La salutai e le chiesi se avesse ancora molto lavoro da svolgere, mi disse che aveva appena terminato. La baciai sulle labbra e poi dissi che le dovevo parlare. Rimase in silenzio perché non sapeva ciò che desideravo dirle.
Mi avvicinai alla sua scrivania e guardando i suoi occhi penetranti, che quasi mi ipnotizzavano le dissi: “Tempo fa mi riferisti che in un rapporto non bisogna essere egoisti ma bisogna dare e avere. In me si è sviluppato un desiderio che solo tu puoi soddisfare. Accarezzo l’dea di fare sesso orale con te.” Lei incominciò quasi a tremare il suo respiro divenne quasi affannoso. Era una situazione nuova che avrebbe comunque dovuta affrontare in seguito.
Mi rispose che ci doveva pensare e per il momento le cose rimanevano così.
Io ero su di giri perché forse avevo intuito che era anche un suo desiderio, ma ciò avrebbe comportato un rapporto molto più intimo per entrambi.
Le palpai il seno e le baciai le labbra, la sentii remissiva mi abbassai il pantalone e i boxer e mi avvicinai a lei, lei aprì la sua bocca, leccò il mio glande e poi mi guardò negli occhi. Mi stava comunicando che anche lei aveva lo stesso mio desiderio ma si doveva sbloccare. Incominciai ad andare avanti ed indietro nella sua bocca come se la volessi chiavare. Lei gemeva sommessamente, la sua saliva cominciò a gocciolare dagli angoli della sua bocca. Le mie mani le presero la testa mentre incominciai a muovermi con violenza, poi mi fermai un attimo, lei mi guardò speranzosa che continuassi, stavo per avere l’orgasmo, presi il mio cazzo in mano e spruzzai tutto il mio sperma sul suo viso e sul suo corpo. Le volevo lasciare quell'odore sulla pelle come fanno gli a****li per marcare un territorio. Lei era in ginocchio chiuse gli occhi ed aspettava che altri spruzzi le bagnassero le labbra. Mi leccò il cazzo e poi assaporò il liquido caldo che giaceva ancora sulle sue guance.
Il mattino successivo a colazione, le rifeci la richiesta e lei con un sorriso mi rispose “Vedremo”. Era quasi un si ed ero molto felice.
La sera decidemmo di uscire per andare in un ristorante molto carino. Prendemmo l’auto. Lei si era vestita con una gonna molto corta ed una camicetta a fantasia coperta da un leggero pulloverino. In macchina la gonna salì un po’ su e vidi le sue mutandine rosa lucido. Le misi la mano sulla coscia e l’accarezzai fino a raggiungere le mutandine, lei mi tirò giù la mano solo quando mi stavo distraendo dalla guida. Arrivammo nel ristorante che aveva diversi separé, era proprio l’ideale per le coppiette. Si assentò per andare in bagno e quando tornò, mi diede qualcosa che aveva appallottolato nel suo pugno, me la porse, aprii la mano e vidi che era la sua mutandina rosa. Ebbi subito un’erezione e divenni rosso come un peperone. Stava arrivando la cameriera ed io nascosi subito la mutandina in tasca. Lei sorrise per il mio imbarazzo.
Ordinammo la cena, presi le sue mutandine. Prima le odorai e poi le leccai. Monica chiuse gli occhi e tirò un profondo sospiro. Era la prima volta che sentivo l’odore di fica. Inalai profondamente quel profumo inebriante nei miei polmoni. Verso metà pasto si tolse il pullover e rimase con la camicetta trasparente. Si potevano vedere i seni sodi e i suoi capezzoli duri che spingevano contro il tessuto sottile. Terminammo la cena ed io le chiesi di tornare a casa subito. Lei mi rispose: “Penso che sia un'ottima idea, del resto, ti devo una lezione." Avevo il cazzo che mi tirava come non mai. In macchina avevo difficoltà a guidare poiché i miei occhi erano sempre riversi sulle sue cosce e al resto che immaginavo.
Arrivammo a casa le aprii la portiera, lei allargò le gambe per scendere, rimasi di stucco vedendo che non aveva i peli sulla fica, il mio cuore batteva così forte. Pensai quasi che lei lo potesse sentire. Quando uscì dall'auto e mi vide in quello stato, sorridendo mi disse: ”Come mai stai così impalato?” Conoscendo già la risposta, si avviò verso casa ed io mi affrettai a seguirla.
Appena entrammo, mi chiese di portarle un bicchiere di vino nel salotto. Quando giunsi con il bicchiere, mi tremava la mano, ma anche la sua quando prese il bicchiere non era stabile. Mi sedetti accanto a lei senza parlare. Lei prese la parola: "Sono così confusa a volte Dino. Quello che abbiamo fatto è così sbagliato, ma ... ma non posso res****re. Potrebbe essere così pericoloso per entrambi. E’ tutto così folle." Stavo per dire qualcosa, lei se ne accorse e mi mise un dito sulle labbra facendo shhhhhh.
Stava in piedi davanti a me. Si tolse la camicetta mostrando i suoi seni nudi. Io la guardavo estasiato. Poi si tirò la gonna fino alle cosce. Per stuzzicarmi, fece una pausa per un secondo quando era appena sotto il livello del pube, poi se la tirò fin sopra la vita. In quel momento si sentì nella stanza un mio rantolo. Rimasi a bocca aperta non avevo mai visto niente di così eccitante. Monica aveva la sua fica gonfia e umida. Le sue labbra erano quasi splendenti e lisce. Sulle sue piccole labbra sporgenti faceva capolino un po’ di liquido appeso precariamente, pronto a gocciolare sul pavimento.
Indossava ancora le scarpe con i tacchi alti. Andò a sedersi su una sedia ancora con la gonna tirata in vita e alzò le gambe appoggiandole sui braccioli della poltrona, mostrandomi la sua fica quasi in modo osceno.
Poi mi chiese di inginocchiarmi fra le sue gambe, pensando che quella fosse la posizione migliore per me. Mi spogliai a tempo di record gettando i vestiti a terra. Ero completamente nudo mentre lei guardava la mia erezione pulsante. Ero fra le sue gambe con la bocca vicino al suo sesso gonfio. Misi le mani fra le sue cosce per distanziarle un po’. Lei mi disse: “Aspetta un minuto, hai bisogno di qualche lezione di anatomia femminile prima di mangiarmela.” Mi appoggiai allo schienale della sedia e quando allargò le gambe, i miei occhi erano fissi sulla sua fica.
Monica usò le dita per aprire le labbra rosa, vidi i suoi umori che spumeggiavano nel suo buco aperto. Indicandomi il clitoride, mi disse che quello era il centro dell’eccitazione sessuale di una donna: “E’ molto sensibile e ha bisogno di essere trattato con grande gentilezza.” Poi allargò le labbra interne per farmi vedere com'erano flessibili e sensibili, mentre quelle esterne lo erano di meno. La sua voce era controllata ma sentivo che qualche volta era molto eccitata. Vedevo che qualche goccia dei suoi umori scendeva sulla coscia. Proseguì dicendomi “Dentro il buco dove va il cazzo, però può anche essere un porto d’approdo dove una lingua soffice può incunearsi.” Poi passò al clitoride disse che era molto sensibile. Ogni volta che lo toccava, vedevo l’eccitazione nei suoi occhi. Il suo clitoride appariva tra le sue labbra e sembrava la miniatura della testa di un pene: “Ora che sono molto eccitata un piccolo tocco mi può far venire.” Si mise prima un dito poi due e poi tre dita nella sua fica mostrandomi che la fica poteva accogliere cose molto grandi, quando tirò fuori le dita gliele andai subito a leccare, il suo sapore era molto particolare. Era quasi dolce e più intenso di quello gustato sulle sue mutandine. Dopo la spiegazione mi disse: “Ora è il tuo turno metti in pratica ciò che ti ho detto, mangiami la fica, ora ho voglia di essere leccata.”
Mi avvicinai a lei quasi timoroso, ma lei mi prese la testa e l’avvicinò alla sua fica gocciolante, il suo profumo mi eccitava moltissimo. Appena la leccai, lei emise un gemito ed io assaporai i suoi umori. Lei mi teneva la testa ferma vicino la sua fica, erano sensazioni nuove e belle quelle che stavo provando. Mi lasciò la testa ed io continuai a leccarle l’interno delle sue labbra gonfie, poi mi disse: “Succhiami le labbra e la fica finché hai forza di farlo!” incominciò a muovere i fianchi quando le leccai il suo clitoride gonfio. Mi strinse la testa fra le sue gambe e imprigionò la mia lingua nella sua fica. Improvvisamente, si lasciò sfuggire un lungo lamento e chiuse gli occhi, tremando e urlando ebbe un orgasmo tremendo. Tirò la mia testa nella sua vagina che aveva delle convulsioni e quasi mi soffocò. Il mio viso era inondato dei suoi umori quasi come quando mangiavo una grossa fetta di succosa anguria. Lei stava avendo quasi delle convulsioni quando la leccai l’interno delle sue labbra e poi nel suo dolce buco. Monica stava avendo molti orgasmi, in special modo quando differivo la zona dove leccavo, era caldissima e molto eccitabile, ora respirava a bocca aperta. Ormai sapevo dove era il suo clitoride e lo accarezzavo con tanto amore, con tutto il talento di un amante esperto. Mi disse che non aveva mai avuto tanti orgasmi consecutivi che durassero anche così a lungo, ma soprattutto che erano stati i più belli della sua vita. Ora stava accasciata sulla sedia con le gambe ancora avvolte al mio collo. Quando mi guardò sorrise perché avevo il viso ricoperto dai suoi umori e con amore mi disse: “Ti amo e ti voglio succhiare il cazzo. Ti voglio succhiare tutto il succo delle tue palle. Vuoi che te lo succhi? Vuoi che ingoi tutto il tuo delizioso sperma? Dimmi, dimmi che vuoi essere succhiato fino a schizzarlo nella mia bocca!”- "Si” le risposi gemendo e mettendoglielo in bocca le ordinai: “Succhiamelo!”.
Mi prese il pene nella sua bocca calda e umida, facendo dei rumori strani, quando me lo succhiò forte. Il mio cazzo pulsava in una maniera fremente per il carico di sperma che stava incominciando ad affluire lungo il mio cazzo. Lei si preparò questa volta orientando il mio cazzo per ricevere il primo schizzo in bocca e non in gola. Lo sperma incominciò a uscire con la stessa compressione delle pompe antincendio, riempendo subito la sua bocca. Subito lo ingoiò con gusto e si eccitò a guardarmi mentre avevo l’orgasmo. Mi succhiò fino all'ultima goccia preziosa. Poi crollai a terra esausto mentre lei ancora in ginocchio mi sorrideva. Sul suo viso non c’era nessuna goccia di sperma, aveva leccato tutto. Fu una notte che avremmo ricordato per sempre.
Andammo avanti così per settimane, lei m’insegnava come si fa a portare al massimo godimento una donna. Mi mostrò come accarezzare e succhiare i seni e i punti più sensibili delle donne ed essere un amante tenero e premuroso. Io ero sempre attento a imparare tutto ciò che c’era da imparare. Entrambi sapevamo che la nostra relazione forse avrebbe avuto un futuro limitato ma eravamo tanto presi e innamorati.
L’ultima settimana Monica ebbe problemi di lavoro e non avemmo nessun tipo di rapporto, era sabato e decidemmo di rimanere a casa per la cena. La sera si presentò nel salotto solo con l’accappatoio e con i capelli ancora umidi della doccia.
Ci sedemmo sul pavimento e ci mettemmo a giocare a carte, lei mi guardava con uno sguardo affettuoso.
Dopo un paio d’ore smettemmo. Aveva il viso affaticato era stanca, mi chiese di massaggiarle la schiena, l’aveva a pezzi. Si stese sul letto e si denudò, il mio massaggio la rilassò, mentre sentiva le mie mani che si muovevano sul petto mi sorrise e si appoggiò allo schienale del letto. Le massaggiai i seni come lei mi aveva insegnato, la sua carne era calda e morbida. Le presi i capezzoli fra le dita e glieli massaggiai delicatamente.
Le sfuggì un gemito e strinse le gambe. Spensi la luce centrale della camera e rimasi accesa solo una luce morbida, mi avvicinai e le diedi un bacio. Mi spogliai anch'io. Ci scambiammo molte coccole, ma i baci erano sempre più appassionati. Lei mi sembrava sempre più bella. Seguii tutti i consigli che mi aveva insegnato, lasciandola senza difese, le baciai dolcemente le labbra poi mi spostai fino al collo e il suo corpo caldo incominciò ad avere dei brividi. Poi con la lingua le toccai l’orecchio lasciandole una scia bagnata dietro. Le dissi: “Ti voglio bene Monica” quando la baciai dietro il collo. La mia lingua scese lentamente verso il basso raggiungendo poi i suoi seni gonfi. Le succhiai i capezzoli, come lei preferiva. Cominciai a baciarla delicatamente appena sotto il seno e seguii un percorso che portò diritto alla fica.
Lei incominciò a tremare, mi misi in ginocchio e le sollevai le gambe sulle mie spalle. Lentamente m’inchinai al suo centro baciandole le sue cosce morbide. Stuzzicandola arrivai molto vicino alla sua fica senza toccargliela. Stavo saggiando la sua resistenza. Poi le allargai un po’ più le gambe e vidi pulsare il suo sesso appena rasato. Stavo quasi sbavando dalla voglia, poi chinai il capo al suo centro.
“Finalmente, Dino” lei mi disse gemendo quando la mia lingua andò su e giù fra le sue labbra lisce all'esterno. Le leccai quelle parti più sensibili inserendo la mia lingua in quella caverna del piacere.
Lei aprì più le gambe per espormi il suo clitoride palpitante, abbassai la testa e attesi. Lei mi pregò: “Per piacere cosa aspetti”. Le alzai di più le gambe e vidi il buco del suo ano. Lei non mi aveva mai parlato e insegnato niente del suo culo. Sentii un impulso e il bisogno di baciarglielo. Lo feci prima che lei potesse reagire non so in che modo. Lei ansimando mi disse: “Che cosa stai facendo?” Feci finta di non sentirla e continuai a leccarla intorno al foro. La sua pelle era anche lì sensibile e la sentii tremare. Poi le misi la lingua dentro e lei m’incitò a continuare dicendomi: “Non ho mai provato niente di simile, è così eccitante.” Ero orgoglioso di me stesso avevo trovato qualcosa che Monica non mi aveva insegnato. La mia saliva sbavava intorno al suo ano. Monica ora era quasi al massimo dell’eccitazione, quando le chiesi se potevo avvicinarmi con il mio cazzo alla sua fica. Lei mi rispose: “Non lo so, ora non posso pensare.” Lo presi come un sì, le feci vedere la mia eccitazione e il mio cazzo vivo mentre il mio battito cardiaco era accelerato. Prima che lei potesse protestare, le avvicinai il cazzo alla fica fino a toccare le sue labbra gocciolanti di umori. Poi le toccai con il glande il clitoride, il suo centro del piacere. Lei gemette. Scesi con il pene lungo le sue labbra. Lei ansimava e quasi mi tratteneva la penetrazione. Io continuavo ad andare lentamente su e giù lungo le sue grandi labbra toccandole poi il clitoride. La sua e la mia testa stavano quasi per esplodere e pulsavano furiosamente ad entrambi.
Le sue mani mi trattenevano i fianchi, ma la sua voce tradiva la sua passione e la voglia di essere penetrata.
Corsi il rischio e le inserii il cazzo solo di un centimetro, sentii che stavo quasi per venire, ma ciò avrebbe compromesso tutto, avevo bisogno di concentrarmi su qualcos'altro e diminuire la mia voglia come mi aveva insegnato lei, così pensai a tutt'altro, mentre sentivo la vagina calda di Monica che accarezzava il mio cazzo come in morbido guanto bagnato. Tenni a freno la mia eccitazione. Lei aprì gli occhi e mi guardò ardentemente con il suo sguardo amoroso. In quell'istante capimmo che amore e sesso s’incastrano. “No, no, no” lei sussurrava vogliosa e sempre più a bassa voce, ma non si mosse per arrestarmi. I suoi umori grondavano sulle sue cosce.
La penetrai ancora un po’, ora ci univano solo le nostre parti sessuali. Sentivo il calore della sua fica sulla punta del mio glande. Involontariamente strinse un po’ la vagina, il suo desiderio era molto forte, stava incominciando a tremare tutta. I nostri corpi erano collegati nel punto più strategico. Lei con una voce roca e lussuriosa quasi implorandomi disse: “Per favore Dino, per favore!” Subito replicai: “per favore cosa?” Lei ripetette: “per favore, per favore!”. Sapeva quello che desiderava ma non voleva dirlo. Allora mi arrischiai a toglierle il pene in parte come lo stessi rimuovendo completamente, ma lei mi afferrò i fianchi e lo tenne fermo dentro il suo corpo. Implorandomi di nuovo “per favore!” Io allora le chiesi “Sii esplicita!”. Lei disse “ti voglio dentro, chiavami!”. “Sei sicura?” Le chiesi “Si” lei replicò “per favore chiavami!”. Avevo vinto questa battaglia emotiva e sorridendo ora reclamavo il mio premio.
Lentamente mi spinsi dentro di lei, centimetro dopo centimetro finché le mie palle non furono a contato con la pelle morbida delle sue natiche. Il mio corpo era in fiamme. Lei abbracciandomi s’incominciò a muovere con degli spasmi, poi sentii un urlo di gioia, era molto tempo che non sentiva il cazzo di un uomo dentro di lei. Io ero in lotta con me stesso per controllare e portare più a lungo il mio orgasmo. Feci ricorso a tutte le mie forze. Mi sentivo benissimo, sentivo il mio cazzo nel suo guanto di velluto. Guardavo il suo bel viso e poi le diedi un bacio sulle labbra, soffocando i suoi gemiti. La mia lingua andò in profondità nella sua bocca come il mio cazzo stava nel suo buco caldo e accogliente. I nostri corpi ora erano in simbiosi ed erano collegati sia fisicamente sia emotivamente. Tirai la lingua dalla sua bocca e le dissi: ”Ora ti scopo!” incominciai a penetrarla e poi indietreggiare. Mi fermai un attimo con il glande sulle grandi labbra e poi la infilzai con veemenza, lei mi strinse il cazzo come in una morsa quasi spremendolo: “Chiavami ho bisogno del tuo cazzo meraviglioso, mettilo tutto dentro!” Il suo controllo sparì si era persa nel delirio sessuale. Ormai lei urlava di piacere, la sua mente aveva perso ogni controllo del suo corpo. Io avevo trovato una fantastica capacità di resistenza e la stavo utilizzando per far diventare Monica pazza di desiderio. La penetrai velocemente e poi quando ebbi il cazzo tutto dentro, glielo strofinai sulle sue pareti, ci muovevamo freneticamente mentre le mie palle schiaffeggiavano le sue natiche. Lei stava avendo delle convulsioni di piacere e dai suoi occhi si vedeva che era innamorata pazza di me. Mi disse: “Ti amo con tutta me stessa”. La sua estasi era dipinta sul suo volto, stavamo vivendo dei momenti magici e avevamo toccato dei picchi di godimento che non avevamo mai raggiunto prima. Lei mi teneva bloccato dentro di sé con le sue gambe che erano avvinghiate alla mia schiena, mentre il mio sperma le irrorava il suo grembo. Crollai su di lei e mi rotolai di lato.
Quando provai a baciarla, mi accorsi che aveva perso conoscenza, poi dopo un po’ si mosse. Si alzò e vide il mio viso preoccupato e mi disse a bassa voce “perché può essere sbagliato quello che abbiamo appena fatto se io mi sono sentita quasi in paradiso vivendo con te questi momenti magici?”. Quella notte facemmo l’amore fino all'esaurimento delle nostre forze con immensa soddisfazione finale.
Il mattino successivo mi alzai tardi, Monica non era più accanto a me nel letto. Andai in bagno e la raggiunsi in cucina. Lei mi salutò con un ampio sorriso mi preparò la colazione e si sedette accanto a me. Aprì di nuovo il suo cuore e mi disse: “Ti amo come non amato mai nessuno, non ho rimpianti per quello che è successo. Sto cambiando il mio modo di pensare. Cerco di essere libera da ogni condizionamento sia religioso sia sociale e non avere tabù. I condizionamenti di qualsiasi tipo da tempo scivolano come l’olio sul piano inclinato del mio essere. Desidero essere libera. Mi attengo alle regole della nostra società, anche se qualcuna non la condivido. Non desidero reprimere le mie pulsioni sessuali, altrimenti diverrei nevrotica. Mi chiedo perché due persone maggiorenni che si amano non possono esprimere apertamente il loro amore?”. Mentre lei parlava, le baciai il dorso della mano e delle lacrime cominciarono a rigare il suo viso. Ci baciammo teneramente sulle labbra, gustai il salato delle sue lacrime e poi la strinsi più vicino a me e le diedi un bacio appassionato.
Passò qualche giorno che non avevamo fatto l’amore, avevo voglia di lei. Quella mattina mi alzai un po’ più presto, aspettai che si svegliasse, la salutai. Lei si preparò per fare colazione ed io lessi sul volto che aveva voglia di me. Feci spazio sul tavolo, le tolsi il vestito di casa quasi con violenza la stesi sul tavolo, mentre lei attonita mi chiedeva cosa stessi facendo, le alzai le gambe e tirai giù lo slip. Lei continuava a chiedere “cosa stai facendo?” Le risposi secco “Devo fare colazione”. La mia bocca era nella sua vagina e la stavo mangiando come un pazzo. Le mie labbra e la lingua erano dappertutto, mi stropicciai la testa nel suo succo profumato, lei gridava di piacere e raggiunse l’orgasmo più volte. Poi appena mi stancai la mascella a furia di leccarla, le infilai il mio lungo cazzo nella fica. "Ahhhhhh!!!" "Ahhhhhh!" lei gridò, il tavolo cigolava sotto il suo peso. La presi in braccio come un fuscello, mentre lei si teneva aggrappata a me cingendomi con le sue braccia il collo. Stavamo in piedi ed ero tutto dentro di lei, vedevo i suoi occhi estasiati e supplichevoli. Mi disse: “lo sento tutto dentro di me sto provando delle sensazioni bellissime”. L’afferrai con una frenesia sessuale, la stesi a terra e la penetrai più volte come a lei piaceva, la sentii tremare e gemere sapevo che stava per venire le strinsi fortemente le tette e tutto il mio sperma le invase la fica, lei si abbandonò quasi senza forze sul pavimento.
Passarono mesi e la nostra unione era sempre più forte. Un giorno che Monica si era vestita con abiti che evidenziavano le sue belle natiche, mi avvicinai e gliele accarezzai. Lei mi disse “ti piace il mio culo non è vero? Le risposi “si certamente”. “Non lo vuoi?” La guardai nei suoi occhi che bruciavano di lussuria. Lei mi disse “sono ancora vergine lì.” Le chiesi come mai mi stava facendo questa proposta. Mi rispose “ti voglio anticipare il mio regalo per la prossima settimana quando sarà il tuo compleanno”. Ci recammo nella camera da letto. Si tolse molto lentamente il vestito lasciandolo cadere ai suoi piedi. Rimase con le scarpe con i tacchi alti e le calze di seta che le coprivano le cosce. Allora che ne dici “Me lo vuoi mettere in culo?” Io non stavo più nella pelle. Lei si distese sul letto e m’invitò a spogliarmi, poi prese due cuscini e se li pose sotto le natiche, mi fece cenno di avvicinarmi. Mi disse di metterglielo prima nella sua fica già bagnata e poi nel culo. La penetrai nelle sue labbra bagnate e poi tentai di metterglielo nel suo buchino stretto. Le alzai le gambe sulle mie spalle e lei mi disse con voce eccitata “ora mettimelo dentro.” Non potevo immaginare come il mio grande glande potesse entrare il quel buchetto cosi stretto. Appena tentai di infilarglielo lei gemette, ma mi disse “vai avanti”, poi sentendo un po’ di dolore disse “aspetta aspetta” respirò a fondo. Si doveva abituare al mio glande di grandi dimensioni. Dopo alcuni secondi lei disse “penetrami” spinsi il mio cazzo delicatamente centimetro per centimetro tutto dentro il suo culo caldo. Avevo timore di farle male. Quasi a malincuore la penetravo mentre il suo culo risucchiava il mio cazzo.
Lei ora con gli occhi quasi spalancati, mi disse: “Si vai avanti così è bellissimo”. Poi si toccò il clitoride e incominciò a masturbarsi. Quando rimanemmo per avere l’orgasmo, urlammo di piacere ed io le riempii il suo foro posteriore con il mio seme.
Passarono due anni furono gli anni più belli mai trascorsi. Il suo lavoro andava bene e noi eravamo diventati amici-amanti. Io mi ero trasferito nella sua camera da letto. Il nostro rapporto sessuale era sempre più intenso. Era difficile desiderare qualcosa di più dalla vita. Io ero insaziabile e lei mi teneva banco. Frequentavo l’università con successo. Ero alto e forte e l’esperienza con Monica mi aveva reso più maturo dei ragazzi della mia età.
Dovevamo festeggiare il suo compleanno, lei aveva preparato una cena con i fiocchi, le candele adornavano il tavolo sul quale erano disposti i vari manicaretti. Monica uscì dalla propria stanza come una principessa, era bellissima, attorno al suo collo risplendeva una collana di perle e le sue labbra erano tinte di rosa. I suoi occhi brillavano come non mai. Il suo abito le calzava a pennello mettendo in evidenza i suoi meravigliosi lineamenti.
Ci accomodammo a tavola e cenammo, ci tenemmo la mano per lungo tempo, poi lei sempre con quel sorriso dolce mi disse che mi doveva parlare seriamente. Era più di una settimana che non avevamo rapporti sessuali, lei mi aveva detto che aveva il suo ciclo, anche se a me parve strano poiché lo aveva avuto due settimane prima.
Mi porse un pacchetto pregandomi di aprirlo, non sapevo cosa mi volesse regalare. Non era un regalo ma un contenitore di pillole anticoncezionale dal quale ne mancavano una decina.
Lei mi guardò e poi mi espose quello che aveva in mente: “Da qualche tempo, amandoti moltissimo, ho coltivato il desiderio di avere un figlio, tuo padre non ne desiderava ed anch'io all'epoca ero d’accordo con lui, forse perché provavo solo affetto per lui e non l’amore profondo ed incommensurabile che provo per te. Per molti giorni non ho preso le pillole perché intendevo proporti qualcosa d’importante. Con tutto il mio animo e con tutto il mio amore, io desidero avere un figlio da te.” Mi guardò negli occhi quasi per leggere subito una mia risposta. Rimasi quasi di stucco ascoltando le sue parole, i suoi brillavano di una luce nuova e intensa, non potevo credere a quello che Monica mi stava chiedendo. Lei ancora aggiunse quasi con le lacrime agli occhi “Spero dal profondo del mio essere che questa mia richiesta sia anche un tuo desiderio. Se desideri non avere un figlio con me restituiscimi le pillole altrimenti buttale via”. La guardai intensamente, lei mi temeva la mano. La sua era un po’ sudata e tremante. Aspettava con ansia un mio gesto. Presi le pillole e le buttai lontano, l’abbracciai e ci baciammo teneramente. “Monica, ti amo più di quanto io pensassi di poter mai amare nessuno. Tu sei tutto per me e farei qualsiasi cosa per te. Voglio questo. Desidero anche io avere un figlio ed in special modo con te”. Lei mi disse “Sei sicuro di questo”. Mi commossi anch'io e la baciai di nuovo. Affermando le mie intenzioni le dissi: “Lo desidero anch'io fortemente, ciò ci legherà ancora di più per tutta la vita”. Lei prendendomi per mano mi accompagnò nella nostra camera da letto dicendomi: “Questo è il periodo in cui sono molto fertile”. Eravamo quasi al buio, la luce della luna filtrava attraverso la finestra a vetri. Ci spogliammo, vedevo attraverso i suoi occhi l’estasi e l’amore che la stava coinvolgendo. Si mise un cuscino sotto i fianchi e mi disse “Questa notte saremo uniti profondamente sia nel corpo sia nell'anima, questo è il mio giorno più fertile, la nostra unione avrà lo scopo del vero amore”. Ero molto coinvolto e percepivo come anche lei lo fosse. Ora potevo diventare padre e questo mi faceva sentire diverso, eccitava tutti i miei sensi. Misi tutto me stesso nel fare l’amore, il sudore imperlava la mia fronte ma ero deciso a portare avanti i nostri intenti. Monica quando le irrorai la prima volta la fica si emozionò dicendomi “Sto per diventare mamma”. Lo sperma stava facendo il suo viaggio e avrebbe trovato il suo ovulo da fecondare. Quella notte rimanemmo quasi legati per condividere il futuro con un’altra persona.
Il mattino successivo eravamo sfiancati ma felici di portare a compimento ciò che avevamo preventivato.... Continue»
Posted by loris86set 2 years ago  |  Categories: First Time, Mature, Taboo  |  Views: 1605  |  
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La mia passione per le BBW

Fin da quando ero un bambino sono stato sempre attratto dalle donne bene in carne, le cosidette BBW. Forse il motivo è dovuto al fatto che la mia dolce tata lo era mentre la mia matrigna era invece magra come un grissino, o forse perchè la prima donna che ho visto nuda era la mamma di un mio amichetto ed anch'essa era "enorme" agli occhi di un bambino di sei anni. Sia ben chiaro non è che mi ha m*****ato o altro perchè l'ho vista di sfuggita a casa sua mentre si toglieva il costume forse dimentica del fatto che io ero stato invitato dal mio amichetto per giocare.
le ipotesi possono essere molteplici ma il risultato è sempre lo stesso: sono sempre stato attratto dalle BBW ed oggi, che ho 40 anni suonati, sono le mie "prede" preferite.
Mia moglie è una mamma, una bravissima amministratrice, un'ottima impiegata con successo (è un manager), volendo è anche una brava cuoca ma ... non è una brava amante.
Il poco sesso che facciamo è per me insoddisfacente rappresentato dalla classica posizione del missionario senza mai una variante per non dire altro tipo un bocchino o l'inimmaginabile anale.
Ogni volta io ci provo anche se so quale sarà la sua risposta ma lo devo fare per ... immagine.
Infatti quello che non posso fare con lei lo faccio con le mie amate BBW e, volendo essere cattivo, grazie anche all'aiuto della mia gelosa mogliettina perchè molte delle sue amiche rientrano in questa categoria, al contrario di lei. C'è chi lo è diventato dopo aver fatto un figlio incapace di perdere i chili accumulati durante i mesi della gestione, chi lo è diventato per golosità e chi lo è di natura.
Tra tutte queste preferisco quelle che rientrano nella seconda categoria perchè incapaci di res****re alle tentazioni, mentre le ultime sono più sicure di sè ed è più difficile convincerle. ma quando ci riesci ... hai fatto tredici!
Dopo che mi sono fatto la sua miglior amica, che giornata indimenticabile è stata per noi due, deve essersi sparsa la voce perchè le occasioni sono rimaste invariate ma non ... quelle divertenti.

FRANCESCA
La conosco da circa quindici anni, cioè da quando ho conosciuto mia moglie che me l'ha presentata come la sua amica del cuore, e mi ha sempre attizzato ma non potevo certo farmi avanti. Vederla quasi tutte le settimane era diventata una routine. Uscivamo per le vie di Roma per fare una passeggiata, o magari in qualche centro commerciale, e lei era quasi sempre presente (da sola). Più volte si è scusata per questo ma non mi ha dato fastidio, anzi. Il più delle volte, soprattutto nei centri commerciali, prendeva a braccetto mia moglie e d iniziavano a chiacchierare delle amiche, di quello che le era successo, oppure raccontava l'ennesima dieta miracolosa che si infrangeva davanti al primo gelato. Ebbene loro camminavano ed io restavo indietro godendomi la vista di quel culone messo in contrasto con quello di mia moglie.
Finalmente dopo tanti anni l'ho incontrata "casualmente" all'ora di pranzo mentre camminava per andare a casa.
"Ciao Francesca" le dico quando arrivo abbastanza vicino
Lei si ferma e cerca di capire da dove veniva quella voce. Quando mi ha visto mi ha abbracciato come fanno le vecchie amiche chiedendomi cosa stavo facendo da quelle parti
"sono andato da un cliente e sto cercando un posto dove pranzare. Mi vuoi fare compagnia? Mi farebbe piacere!"
"certo Luigi lo sai che quando si tratta di mangiare io non mi tiro mai indietro ahahah"
"dai andiamo allora ma andiamo in un posto tranquillo. Ho il rimborso spese quindi sfruttiamolo!"
Mi ha portato in un ristorantino lì vicino ben accogliente con pochi tavoli occupati (dopo ne ho capito il motivo).
L'ho portata al tavolo più appartato possibile ,vicino al muro, facendola sedere di fronte a me ed ho ordinato subito una bottiglia di acqua ed una di vino bianco frizzantino. Dopo aver ricevuto le ordinazioni il cameriere ci ha lasciati tranquilli dandoci la possibilità di parlare tranquillamente.
"Allora Francesca cosa mi dici di nuovo? E' un po' di tempo che non ci vediamo! Novità per il lavoro?"
"Lascia perdere Luigi è meglio non parlarne. Per una come me ci sono poche possibilità! Sai tutti cercano più la bella presenza che l'esperienza. Alla fine mi toccherà accettare il lavoro che mi ha offerto mio fratello, ma proprio non vorrei farlo. Mi sembra che lo faccia più per misericordia che per reale necessità."
"Pensavo che avresti avuto meno difficoltà e proprio per, scusami, la tua presenza. Una donna come te da subito un'immagine di serietà a qualunque società! E poi perchè ti sottovaluti così tanto? Tu sei una bellissima donna e se non fossi la miglior amica di mia moglie ... ci avrei fatto un pensierino! Mi raccomando però questo non dirlo a lei"
"come sei gentile Luigi, anche se so che lo dici solamente per amicizia!
"guarda Francesca se pensi questo mi offendo. Io sono sempre serio, mi conosci ormai da tanto tempo e lo sai. Tu promettimi di non dire nulla a mia moglie ed io ti offrirò oltre al pranzo anche il ... gelato da gustare a casa tua!"
Francesca è rimasta a bocca aperta nel sentire queste parole. Ho visto la sua lotta interiore per rifiutare l'invito ma sapevo che avrebbe accettato visto che rientra nella categorie delle golose. Non riescono a res****re alle tentazioni!
Il cameriere finalmente portò i primi, avevo fame veramente, sbloccando almeno per il momento la situazione. Assaggiai i spaghetti allo scoglio che avevo ordinato e notai che Francesca stava ancora pensando.
"Guarda" le dissi "se ti ho offeso, perdonami. Ti chiedo solamente di non dire nulla a mia moglie, anche per il suo bene. Cosa farebbe? Il mondo le crollerebbe addosso per un tentativo andato male. Comunque i spaghetti sono fantastici. Assaggiali!"
Francesca lo fece quasi controvoglia ma poi, sentito il sapore, cominciò a mangiare di buon gusto.
Devo dire che pur sapendo come sarebbe andata a finire ero sulle spine. E se mi sbagliavo? Decisi di tornare alla carica dicendole "il dolce lo prendiamo qui o preferisci prenderlo a casa?" Lo so sono una carogna ma nella vita a volte bisogna comportarsi come tale per vincere.
Lei mi guardò con gli occhi tristi e alla fine parlò dicendo:
"preferirei prenderlo a casa mia ma ancora non sono sicura se parli seriamente o se mi stai prendendo in giro!"
Udite quelle parole mi tolsi una scarpa e alzai il piede mettendolo direttamente in mezzo alle sue gambe e le dissi "hai ancora dubbi?"
"chiedi il conto, e fai presto" mi rispose sorridendomi
Anche se casa sua fosse stata lontana qualche chilometro ci avremmo ben poco ad arrivarci. Francesca camminava talmente veloce che facevo fatica a starle dietro.
Entrai nell’ascensore dietro di lei e subito le palpai il facendola ansimare. Cazzo, erano anni che lo volevo fare ed ora me lo potevo godere.
Lei si girò e mi mise la mano sul pacco e dopo aver sentito la consistenza si passò la lingua sulle labbra gustandosi il momento, ma mai quanto me.
Appena chiusa la porta di casa le nostre bocche si unirono per la prima volta. Le lingue si cercavano e si sfuggivano cercando di esplorare il più possibile la bocca altrui sentendo i sapori del pranzo appena fatto. Le mani erano alla continua esplorazione del corpo altrui facendo aumentare la già consistente eccitazione. Mi ritrovai con i pantaloni calati senza quasi accorgermene e con il cazzo impugnato dalla sua mano che lentamente lo massaggiava mentre ansimava a causa della mia mano che era arrivata finalmente, e devo dire con qualche difficoltà, dentro le sue “mutandine”.
“Andiamo in camera da letto che staremo più comodi” mi disse con voce roca
La seguii togliendomi la giacca e sbottandomi intanto la camicia. Appena entrati mi spogliai completamente e velocemente per farle capire quanto la desiderassi e le dissi di spogliarsi lentamente per darmi la possibilità di gustarmi la vista del suo corpo passo dopo passo.
Quando vidi le sue enormi poppe pensai che dovevo assolutamente farmi fare una spagnola ma quando si tolse le mutande rimanendo completamente nuda e vidi la sua succosa e fica dovetti fare uno sforzo per non godere all’istante.
Salì sul letto e si attaccò al cazzo succhiandolo con maestria segno che almeno in questo non era una santarellina. Sicuramente qualche ragazzo l’avrà avuto e quella è la cosa più comoda da fare in una automobile per una donna come lei e a noi uomini piace tantissimo!
“fermati e sdraiati sul letto” le dissi all’improvviso e lei obbedì all’istante capendo le mie intenzioni.
Le presi i seni in mano giocando con quegli enormi boccioli rosa che erano i suoi capezzoli facendola eccitare ancora di più. Quando la mia mano scese verso il pube la vidi tremare dal desiderio ed un “oohhhh” uscì dalla sua bocca socchiusa a forma di O quando le toccai per la prima volta il clitoride. Dopo un leggero massaggio i lamenti aumentarono insieme ai movimenti del suo corpo (o dovrei dire del letto) e godette lanciando un urlo liberatorio prolungato.
Le misi il cazzo in bocca e scesi a leccarle la fica grondante di umori e lei si concentrò sui movimenti della mia lingua sul clitoride e si adeguò al mio ritmo. Mentre godeva per la seconda volta le affondai tutto il cazzo in bocca perché sentiva che stavo per godere cosa che feci inondandole la gola con spruzzi di bollente sborra e lei non potè far altro che ingoiare.
L’eccitazione era talmente tanta che il cazzo mi rimase in tiro come se niente fosse accaduto il che mi diede la possibilità di cambiare posizione ed infilarlo decisamente in quella accogliente ed umida caverna .
I suoi gemiti di piacere erano per me un afrodisiaco per non dire dei suoi incitamenti a spingere sempre di più e più forte.
“mettiti alla pecorina” le dissi con il fiatone e lei fu ben felice di farlo
Vedendo quel culo enorme davanti ai miei occhi mi sentii veramente felice. Mi sentivo come mai era capitato precedentemente.
Mentre la stantuffavo il suo corpo sballottava all’impazzata ed io quando le allargai le chiappe e vidi quell’invitante buco marrone che era il suo ano non riuscii a trattenermi per molto.
Per non correre rischi, non penso che prendesse la pillola e non avevamo nessun profilattico, fui costretto ad uscire velocemente dicendole
“girati, veloce”
E feci appena in tempo a vedere la sua faccia per dare il via libera al mio orgasmo e godere urlando per l’immenso piacere innaffiandole il viso e le tette.
Rimanemmo per qualche minuto distesi sul letto chiacchierando e stuzzicandoci ma ormai era tardi e la dovetti salutare.
Davanti alla porta mi chiese se ci saremmo mai più rivisti come amanti ed io le risposi
“Francesca, non sono Paganini. Concedo volentieri i bis. Ma sappi che ogni volta voglio di più. Quindi sai fin da ora cosa mi aspetterò da te”
“luigi , il sesso anale non l’ho mai fatto e non credo che lo farò mai tanto meno con un cazzo del tuo calibro”
“pazienza allora” ed uscii baciandola sulla guancia
... Continue»
Posted by io_nascosto 1 year ago  |  Categories: Hardcore, First Time  |  Views: 1211  |  
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la mia famiglia

Faceva un gran freddo quella mattina.
Il vento, fuori, sembrava non volere più fermare le sue raffiche impetuose.
Dal caldo del mio letto diedi un’ occhiata annoiata al termometro che segnava 2 °C.
“Cacchio che freddo !!” esclamai ancora assonnato, e mi rimboccai le coperte fino al naso beandomi di quella giornata di ferie.
Dopo una ventina di minuti però, la voce imperiosa di mia madre mi costrinse a superare il momento di torpore e ad alzarmi dal letto.
Ancora in stato di semi incoscienza mi diressi verso il bagno per la solita doccia mattutina.
Non accesi la luce (come al solito) e mi iniziai a spogliare.
Non appena abbassai le mutande una voce mi fece sussultare.
“Però ... complimenti!”
“Ma.... chi....?” - dissi rialzando i boxer con un gesto repentino.
Era mia sorella, impegnata a depilarsi le gambe, che aveva lanciato quell’ apprezzamento nei confronti del mio sesso.
“Ma che dici Linda !! sei impazzita ?!”
“No, ho solo fatto un complimento al mio fratellone ! chissà quante ragazze ti corrono appresso !” disse accennando un sorriso malizioso.
“Dai Linda, finiscila ! scusami piuttosto se sono entrato senza bussare ma di solito a quest’ ora tu sei al lavoro.”
“Si fratellone, vero, ma dimentichi che da oggi anche io mi godo le mie ferie, e non solo quelle spero!”
“Che intendi dire ?”
“Avvicinati che te lo spiego”
Non feci a tempo ad avvicinarmi che mi aveva abbassato i boxer ed aveva preso in bocca il mio pene.
In un attimo mi resi conto di cosa stava accadendo: mia sorella mi stava facendo un bocchino e per giunta mi piaceva !
L’ ancestrale divieto si fece strada dentro di me fino a fare si che con un gesto velocissimo mi liberai da quella calda accoglienza e scappai nella mia stanza.
Mi gettai sul letto ripensando a quello che era accaduto e notai che la cosa non mi era dispiaciuta affatto anzi il mio pene era ancora dritto e turgido, un senso di eccitazione mi aveva pervaso, ripensavo insistentemente alla bocca di quella che non era più mia sorella ma una donna che mi aveva cominciato un sapiente pompino che io avevo interrotto.
Ripensavo alla sua bocca che scorreva sul mio membro ed ai suoi occhi che mi fissavano languidi.
A quel ricordo mi masturbai venendo sulla mia mano ma appena mi stavo per pulire sentì di nuovo una voce femminile alle mie spalle.
“Che fai ora ? lo sprechi su un fazzolettino di carta ?”
Era ancora lei, mia sorella, era entrata nella mia stanza mentre mi masturbavo.
“Aspetta, dammi la mano, io non sono per sprecare le cose buone ! e poi sono una golosona !”
Mi prese la mano e cominciò a leccarla e succhiarla come fosse stata una caramella, il contatto con quella lingua non fece che accrescere la mia eccitazione e sentivo il pene spingermi sui boxer.
Ci sapeva fare la mia sorellona porca ! Aveva una maestria incredibile, leccava e succhiava le dita, il palmo, fino a ripulirmela completamente.
Appena finito si leccò le labbra, emise un sospirone come se avesse appena bevuto un bicchiere d’ acqua fresca e mi disse: “Buooono!!! Dolce e saporito ! veramente ottimo !” Mi posò il palmo della mano sul pene cominciando a carezzarmelo e dicendo “hai anche un bel pisello, spero che me lo farai assaggiare con più calma la prossima volta, timidone ! mi piacerebbe anche sentirlo dentro prima o poi, devi essere un grande scopatore tu ! le tue donne che dicono delle tue performances ?”
“Bhe, veramente....io .....”
“Nooooo ! Fratellone sei ancora vergine ?”
“Si !”
“Sei vergine e rifiuti un pompino ? Mica sarai un frocetto ?”
“No !! un pompino mi piacerebbe ma.... ma tu... sei mia sorella !”
“Ma daiii - aggiunse lei - mica ho detto che dobbiamo sposarci o avere figli, ci dobbiamo solo divertire un poco! da piccoli giocavamo agli indiani, ora che siamo cresciuti ci divertiamo in altro modo no ? E’ solo un gioco ! O preferisci ancora gli indiani ? Pensaci e fammi sapere !”.
Rimasi inebetito non sapevo che dire mia sorella era così disinibita ? Cavolo ma fino all’ altro ieri guardava i cartoni !!
Sentì la porta richiudersi e, nel silenzio della mia stanza cominciai a pensare alle parole di mia sorella.
“Solo un gioco” in effetti l’ idea non mi dispiaceva, una 27enne infoiata che mi invitava a scopare, chissà quanti avrebbero voluto essere al posto mio, ripensai alle parole del mio amico Gianni che aveva sempre sostenuto di volere morire affogato dalla quinta di mia sorella, oppure a Filippo che mi diceva sempre che le chiappe di mia sorella lo facevano andare in tiro al solo pensiero e che se fosse stata sua sorella se la sarebbe scopata senza pietà.
Mi convinsi e mi preparai a fare capire a mia sorella che il “giochetto” mi stava bene mi vestì, e scesi, pronto per il pranzo.
Mia madre era in cucina a preparare, mia sorella la stava aiutando io accesi la TV e preparai la tavola quando suonò il telefono, mia madre andò a rispondere ed io ebbi l’ occasione di rimanere solo con mia sorella.
“Allora Linda, io ci avrei pensato, mi sta bene il gioco come lo chiami tu ! ma con mamma come facciamo ? se ci scopre sono cavoli amari per tutti e due !”
“E bravo il mio fratellino, ti sei convinto ! con mamma no problem ci divertiamo solo quando abbiamo via libera ! e poi mica è detto che dobbiamo divertirci solo in casa ! ci sono tanti posti ! Il garage, la macchina, il bagno di un bar e anche se ci scoprisse non credo farebbe dei problemi, mamma è molto all’ avanguardia in questo senso ... vedrai, non ti pentirai di avermi scelta come compagna di giochi !” ed abbozzò un sorriso languido.
“Era papà al telefono, ragazzi ! ha detto che non torna a pranzo, quindi tutti a tavola !”
La voce di mia madre mi fece trasalire, presi le portate e mi diressi verso la tavola preceduto da mia sorella la quale cominciò ad ancheggiare sussurrandomi: “che faresti al mio culetto fratellone? Lo vorresti toccare ? lo sai che sono senza mutandine ?
Io abbassai la zuppiera con il sugo all’ altezza dell’ inguine per non fare notare l’ erezione che mi avevano procurato quelle parole.
Mi accomodai a tavola e cercai di distrarmi guardando la televisione ma il pensiero di mia sorella seduta di fronte a me senza le mutande in dosso mi faceva sentire un senso strano di ansia allo stomaco, le mani mi tremavano e credo che fossi anche sudato.
Pranzammo senza ulteriori allusioni da parte di mia sorella e alla fine del pranzo mi ero leggermente calmato.
Ci sedemmo tutti e tre sul divano a guardare la Tv e mia madre come al solito si appisolò, mia sorella ne approfittò prendendomi la mano e portandosela su una coscia. Mi iniziò a guidare la mano lentamente verso la sua figa e sussurrando per non svegliare mia madre disse : “hai visto che ho messo le autoreggenti come piacciono a te ? ti ho visto sai, ti ci avvolgi il pisellone ogni tanto e ci sborri dentro! Sono abbastanza velate, fratellino ? ti piacciono ? dai, dimmelo che ti piacciono !”
Le sue parole non facevano altro che aumentare la mia erezione e appena il mio mignolo raggiunse la sua fessura lei ebbe un sussulto e mi disse : “ed ora puoi continuare anche solo vero ? dai, infila il dito nella fessurina ! la senti com’è bagnata ?”.
Io ero terrorizzato all’ idea che mia madre potesse svegliarsi quindi tenevo un occhio a quelle cosce da sballo fasciate nelle autoreggenti ed un occhio a mia madre che se ci avesse scoperto non l’ avrebbe certamente presa bene, malgrado mia sorella sostenesse il contrario.
Mia sorella cominciò a mugolare “hmmm, mi fai morire, sei bravo con le dita, ci sai fare !”
A quella frase mia madre si cominciò a svegliare passarono pochi decimi di secondo e tutti e due eravamo di nuovo composti a guardare la TV come due bravi bimbetti e non come due fratelli i****tuosi.
Verso le 20.00 mio padre rientrò a casa raggiante di gioia in quanto era riuscito a concludere un affare piuttosto importante, baciò mia madre, e ci disse di prepararci perchè ci avrebbe portato a cena fuori.
Mentre mi vestivo mia sorella mi chiamò e mi disse di seguirla, mi porto vicino alla porta della camera dei miei genitori e mi disse di ascoltare.
“Non sento niente !” esclamai dopo pochi secondi.
“Appunto – disse lei – secondo te che fanno li dentro in silenzio ?”
“Si staranno preparando ! che domande.”
“E’ li che sbagli fratellone, guarda dal buco della serratura !”
Mi chinai e vidi una scena degna del migliore film a luci rosse.
Mia madre stava facendo una spagnola a mio padre che ne pareva visibilmente soddisfatto e muoveva il bacino avantri e indietro.
“Ma gli scopa le tette ?!” dissi io
“Si – aggiunse mia sorella – e anche lui ha un bel pisellone ! adesso ho capito da chi hai preso !”
“Cazzo ma sei una vacca ! Quello è tuo padre !”
“Che ci posso fare se mi piace il cazzo ! a me non interessa chi ci sia attaccato dietro, mi piace solo il cazzo di un uomo!”
Mi dovevo rassegnare ad avere una sorella ninfomane che si sarebbe scopata pure il padre pur di avere un pisello tra le mani, devo dire però che la cosa cominciava a piacermi.
Dopo circa un’ oretta mia madre e mio padre ci chiamarono chiedendoci se eravamo pronti e aggiungendo che ci aspettavano in garage.
Mia sorella usci dalla sua stanza vestita e truccata come una vera vacca che gioca a fare la santarellina.
Tailleur nero con gonna poco sopra al ginocchio, calze velatissime color carne, delle scarpe con i tacchi alti con una fibbia alla caviglia ed un trucco che metteva in risalto la sua bocca da pompinara.
“Cazzo che figona !” dissi io “Ti pianteranno gli occhi addosso per tutta la sera”.
“Questo è niente – disse lei – guarda cosa ho fatto !”
Si alzò la gonna mostrandomi che non aveva indossato le mutandine poi abbassò la gonna e sbottonò la giacca del tailleur mettendo in mostra le sue stupende tettone senza reggiseno.
I capezzoli già duri e puntati verso l’ alto, le areole brune e grandi, la sua fica appena vista mi fecero l’ effetto di una intera confezione di viagra ebbi una violenta erezione ma lei mi disse : “Già duro ? trattieniti altrimenti non ci arrivi alla fine della serata ! Ti sborri nei calzoni prima della mezzanotte ! Ho in serbo delle sorpresine per te !”.
L’ idea delle “sorpresine”, come le chiamava lei, mi fece peggiorare la situazione mi sentivo il pene umido, duro e dolorante dentro i calzoni non sapevo come fare per allentare la morsa dell’ eccitazione indossai il cappotto che, data la sua larghezza, riusciva a coprire quell’ imbarazzante bozzo ed uscimmo.
In macchina parlammo del più e del meno, dell’ affare concluso da mio padre e del fatto che se tutto andava come lui sperava mi avrebbe regalato la tanto sospirata macchina.
A quelle parole mia sorella mi guardò e mi disse : “Una macchina tutta tua ?? beneeeee ! Un fratellone guidatore ! Spero mi darai un passaggio qualche volta !”, io risposi che certamente non avrei rifiutato un passaggio a mia sorella e lei mi disse in un orecchio : “Finalmente un posto dove potremo trombare in santa pace !” e si mise a ridere della mia faccia sconvolta.
Arrivammo al ristorante e, come previsto, a partire dai camerieri fino ai clienti, tutti gli occhi dei maschietti erano puntati su quel gran pezzo di fica che era appena entrata nel locale.
“Ti mangiano con gli occhi” dissi io e lei si limitò ad una risatina maliziosa.
Mi andai a lavare le mani e sentì che i camerieri stavano tirando a sorte il “fortunato” che avrebbe servito il tavolo 14.
Tornai al tavolo e, dopo pochi minuti, il vincitore si presentò menu alla mano. Mia sorella si appoggiò al tavolo in maniera tale da fare capire al cameriere che non portava il reggiseno, infatti il malcapitato sgranò gli occhi e cominciò a sudare ... potevo ben capirlo una quinta in bella mostra non capita tutti i giorni.
Mangiammo benissimo e, in attesa del dessert, mia sorella disse che andava in bagno a darsi una rinfres**ta, si alzò e si diresse verso il bagno scortata dagli sguardi della intera sala.
Mi era parso che vicino alla porta del bagno avesse lanciato un sorriso malizioso a qualcuno ma pensai che non sarebbe arrivata a tanto, che era solo una mia impressione.
Il dubbio mi attanagliava, però, e decisi di controllare con i miei occhi.
“Vado a lavarmi le mani” dissi ai miei e mi diressi anche io in bagno.
Aprì la porta del bagno delle donne e come sospettavo non vi trovai nessuno, idem in quello degli uomini.
Dove cacchio si era cacciata mia sorella ?
Attrasse la mia curiosità una porticina con su scritto “personale di servizio” e mi avvicinai silenziosamente.
Appena fui vicino abbastanza cominciai a sentire dei sospiri e dei gemiti. Decisi di aprire molto lentamente la porta per farmi uno spiraglio dal quale guardare e, appena mi abituai alla penombra della stanzetta, vidi quello che sospettavo.



Mia sorella era poggiata ad un lavandino con le braccia larghe, la giacca del tailleur completamente abbassata sui fianchi e la gonna alzata in vita, le sue tette ondulavano ritmicamente, lei strabuzzava gli occhi e gemeva leccandosi le labbra con fare voluttuoso.
Aprì ancora di più la porta per vedere il fortunato scopatore e... sorpresa: il cameriere che ci aveva servito a tavola si stava inculando mia sorella.
“Sei una gran troia !” diceva il cameriere e lei rispondeva a tono dicendo “Siiii, hmmm, sono la tua troia .... che bel cazzo hai... sfondami il culo.... mettilo tutto dentro .... ti sento, sei duro come il marmo ... hahaaa ... mi bruci dentro come il fuoco !!!!”
Ero intento ad osservare il culo di mia sorella sfondato da quel possente membro quando alzando lo sguardo mi accorsi che mia sorella si era accorta della mia presenza e guardava nella mia direzione dicendo : “Ti piace ? dai porco dimmelo che ti piace !” rivolta al cameriere ma guardando me che con un filo di voce sussurrai “Si, mi piaci da morire”.
Richiusi la porta e la senti urlare di godimento, mi infilai nel bagno degli uomini chiusi la porta e mi masturbai per scaricare l’ eccitazione accumulata in un’ intera giornata.
Tornai a tavola che mia sorella era già seduta e, vedendomi arrivare, mi sorrise con sguardo complice.
Il cameriere (con un viso visibilmente soddisfatto) portò il dessert ed il conto mio padre andò a pagare e finito il dolce uscimmo.
In macchina mia sorella mi disse ad un orecchio: “Visto tutto ?” ed io “Si, ho apprezzato lo spettacolino, ma sono un poco geloso!”.
“Lo avevamo detto, era un gioco, non siamo sposati, non devono es****re gelosie, io scopo con chi voglio e quando voglio .... anche con un cameriere se mi va ! e poi era tanto carino, per non parlare del suo cazzo ! lo sai che mi brucia ancora il culetto !?”
“Puttana, mi sto eccitando di nuovo !” questa frase la fece esplodere in un risolino acuto e malizioso.
“Che avete da dirvi di così segreto voi due la dietro??” disse mio padre “Niente papà, Marco mi ha raccontato una barzelletta” disse lei “e noi non possiamo sentirla ?”, “No.... no papà è un poco sporchina e mi vergogno un pò a raccontarla a te e la mamma”, “E la racconti a tua sorella ? con che faccia ?” disse mio padre ridendo, io stavo per rispondere che gli raccontavo le barze zozze con la stessa faccia con cui lei si faceva inculare nei cessi di un ristorante, ma mi trattenni e diedi una evasiva risposta buttando la cosa sul comico.
Mia sorella nel frattempo si stava aggiustando una calza mostrandomi apposta la sua peluria bionda ancora visibilmente umida dalla recente eccitazione ed io tornai in tiro come e più di prima.
“Wow, certo che ne hai avute di erezioni oggi ! devi stare proprio male, vero fratellone ?” mi sussurrò lei.
“Fanculo” - le risposi ad un orecchio.
Arrivammo sotto casa e mio padre disse “Ok, stasera vi faccio un regalo, io e la mamma saliamo a casa ma vi lascio la macchina, potete andare dove volete basta che vi portiate anche il cellulare così vi possiamo rintracciare”.
Mio padre che mi lasciava la macchina ? Cacchio! avrebbe dovuto concluderne più spesso di affari come quello !
“Ok, papi, grazie – disse Linda – ci facciamo un giro e rientriamo, niente di particolare”.
Mi misi alla guida e mia sorella al posto del passeggero dopo le ultime raccomandazioni di fare piano di mia madre partimmo senza una meta precisa.
“Lo sai che hanno trovato il modo di liberarsi di noi per farsi una santa scopata, vero ?” disse Linda.
“Si che lo so, sono imbranato, ma questo lo avevo capito anche io” risposi seccato.
“Allora senti imbranatone, che ne dici di fermare questa macchina in un posto appartato per fottere un poco come si deve la tua cara sorellina maggiore?” A quelle parole rimasi come stordito, non sapevo cosa fare, era una intera giornata che venivo sottoposto a sollecitazioni erotiche di ogni genere, la mia eccitazione era tale che pur di sfogarmi mi sarei scopato un buco in un muro ma sentirmi offrire una fottuta da mia sorella mi bloccava, non riuscivo a dire si e non riuscivo nemmeno ad oppormi.
“Senti Linda, tu sei un gran pezzo di figa, mi ecciti veramente, mi hai provocato per tutto il giorno, solo a pensare che sotto questo vestito non hai nulla mi arrapo da morire, ma... ma sei mia sorella !!! non posso scopare con te !”.
“Lo sapevo, ho il fratello frocio !! Eri d’accordo anche tu a divertirci insieme no ?! Adesso che fai mi lasci la fica in fiamme ?! a saperlo prima dal cameriere mi facevo fare servizio completo ! Glie lo prendevo anche in bocca, mi facevo trapanare anche la fica ! almeno non rimanevo con sta voglia ! Sai che ti dico stronzo mi faccio trapanare dal primo che passa, giuro !”
Nel frattempo mi ero fermato e con la coda dell’ occhio mi accorsi che si stava avvicinando una persona, incominciai a tremare, conoscendo mia sorella e avendo visto come si era fatta scopare da quel cameriere che neanche conosceva, la sapevo capace di fermare un tizio qualsiasi e chiedergli se voleva fare sesso con lei.
Man mano che la figura si avvicinava la mia ansia aumentava poi il tizio svoltò un angolo e la strada rimase deserta.
Cazzo che spavento, pensai !
Riaccesi la macchina e mi diressi verso casa “dove vai ora, imbecille ?” ; “A casa !” risposi.
“Ma bravo, lascia almeno scopare loro, no ?! Se arriviamo adesso li troviamo in pieni preliminari, la mamma non ha nemmeno cominciato a succhiarlo che arriviamo noi a rompere .... i coglioni !”
“Hai ragione, che facciamo allora ?”, “io l’ alternativa te la avevo data ! ma siccome sei un imbecille puritano adesso facciamo quello che dico io !”
“Va bene, dove si va allora ?”
“A casa di Gianni, è un mese che ci invita a casa sua e stasera è il suo compleanno”
“Ma non abbiamo neanche un regalo, che figura facciamo ?!”
A queste parole lei mi guardò con sfida e mi disse : “Il regalo per Gianni..... sono io ! Sbaglio o ti ha sempre detto che avrebbe tanto desiderato morire tra le mie tette !?”
“Cazzo Linda ! non puoi farmi questo ! scoparti il mio migliore amico no ! se si sparge la voce che ho una sorella ninfomane sono fottuto !”
“No bello, casomai ad essere fottuta sono io ! ma nel mio caso non mi dispiace per niente.”
Ero in una situazione difficile mia sorella aveva una gran voglia di fottere, io ero eccitatissimo per tutti quei discorsi sul sesso, i miei erano a casa che si godevano la loro scopata, e avrei dovuto portare mia sorella in regalo al mio migliore amico !
“No Linda ! a costo di scoparti io per tutta la notte, ma a casa di Gianni non ti porto !”
“Ma allora ... che aspetti cretino ! fermati in quel vicoletto ! aspettavo queste parole ! dai, scopiamo ! non me ne è mai fottuto un emerito cazzo di quel mollaccione di Gianni !”
Non avevo ancora fermato la macchina che il mio cazzo era già fuori dai pantaloni e preda della sua sapiente lingua, mi leccava la cappella in maniera incredibile e con una mano mi massaggiava le palle.
“Uhmfhm .... fratellone che pisello magnifico hai ... voglio provare tutto stasera”
Io non riuscivo a parlare ma presi coraggio e cominciai a massaggiarle il culo sodo cominciando a tirare su la gonna.
Le scoprì le tette e lei mi disse : “Che te ne pare ? Ti piacciono ? aspetta te le faccio provare !”
Mi strinse il pene in mezzo alle tette e cominciò a fare su e giù con quel seno poderoso.
Sborrai quasi subito tra la sua faccia e le sue tette in fiotti lunghi e potenti.
“Wow, che esuberanza ! mica avrai finito vero ?”
“Non lo so Linda, ti ripeto che per me è la prima volta, non so quante ne posso fare !”
“Non ti preoccupare sono sicura che adesso durerai un sacco, anche perchè lo voglio nella fica che stasera è ancora rimasta a secco !”.
Mi abbassò la spalliera del sedile, si alzò la gonna mettendo in mostra le sue meravigliose cosce fasciate da quelle strepitose autoreggenti e incomincio a menarmelo, poi lo prese nuovamente in bocca succhiando più forte di prima ed il mio pisello tornò di nuovo dritto.
“Benone ! – disse cominciando a salire su di me – adesso tocca alla mia ... hmmm ... fichetta” e si impalò sul mio pene.
Provai una sensazione strana, un misto di dolore e piacere insieme, ma era quest’ ultimo a prevalere.
Linda cominciò a muoversi disegnando un otto col bacino e mi sussurrava parole del tipo : “ti piace la tua sorellona porcella ? Senti come è calda la mia fica ? pompa, maiale, pompami ! Spaccami !”
Parole che non facevano altro che eccitarmi ancora di più allora presi coraggio e con un gesto sincronizzato al suo movimento le piantai un dito nel culo.
Lei con un urlo soffocato dal piacere urlò “HAHAAAA ... Siiiiiiiiii, che belloooo !” e mi inondò il cazzo dei suoi umori, io venni poco dopo in un’ altra sborrata che non mi sarei aspettato (era la quarta della giornata).
Ci ricomponemmo, mia sorella mentre si rivestiva mi baciò in un bacio lungo ed infoiato, con la lingua e mi disse : “Sei un amante da urlo ! Ti amo ! spero che vorrai ancora scopare con me ci sono tante cose che non abbiamo fatto ! e poi il mio culetto lo devo anche a te ... almeno solo perché sei mio fratello !”.
Rientrammo a casa abbastanza stanchi, i miei dormivano, e mia sorella dopo avermi salutato con un bacio profondo mi disse : “Riposati bene, saranno giorni faticosi questi ! mi sono venute alcune ideuzze ... e siccome papà parte per Londra domani, tu rimani l’ unico pisello in giro per casa .... lo dovrai sostituire”. Non capì questa sua deduzione ma ero troppo stanco per analizzarla e mi andai a coricare.

La mattina dopo mi alzai molto tardi, ancora stravolto dalla “esuberanza” di mia sorella.
Andai in bagno cercando di trovare refrigerio sotto la doccia, ma il ricordo degli avvenimenti della sera prima mi portava un senso di eccitazione incredibile che neanche la doccia riusciva a sopire.
Il gioco mi piaceva e adesso volevo vedere dove sarebbe arrivata la fantasia erotica di mia sorella Linda.
“Ragazzi, sveglia, tra poco arriva lo zio” urlò mia madre dal piano di sotto.
Vidi uscire mia sorella dalla sua stanza, perfettamente vestita e truccata, sapeva di buono ed il suo odore mi inebriò.
“Ciao, scopone ! Come va ?”
“Dai Linda, non chiamarmi a quel modo !”
“Cavolo ! e come allora ?! Sei il migliore amante che abbia mai avuto !”
La sua affermazione mi fece piacere, ero un grande scopatore, e pensare che fino a dieci ore fa ero vergine !
“Dai, scendiamo di sotto !”. Mi si piantò davanti lungo tutto il percorso che portava dalle stanze da letto al piano di sotto e la vista di quel sedere tondo e sodo mi estasiava (credo anche che il mio sguardo non doveva essere dei più intelligenti).
Scendemmo ad attendere lo zio e a dare una mano a mia madre.
Dopo circa una decina di minuti suonarono alla porta.
“Ciao zione !” - disse mia sorella abbracciando zio Carlo con una prorompente carica di affetto.
“Wow, che affetto sconsiderato che ha mia nipote nei miei confronti !”
Dopo i soliti saluti ed un buon aperitivo ci sedemmo a tavola; io e mia sorella uno accanto all’ altra e di fronte a noi mia madre e mio zio (mio padre, come già detto, era partito la mattina stessa molto presto).
Mentre mangiavamo mia sorella fece cadere il tovagliolo e si chinò per raccoglierlo, appena rialzatasi mi fece un cenno lasciandomi intendere di fare lo stesso.
Mio zio e mia madre guardavano la tv e ci davano il profilo, io feci cadere una posata e mi calai per raccoglierla.
Sotto al tavolo, tra la penombra ed i riflessi azzurrati che la tv emanava, mi si presentò una scena incredibile: mio zio aveva il cazzo fuori dai pantaloni e mia madre lo stava masturbando lentamente.
La mia eccitazione era cresciuta, mi stava cominciando una erezione (in effetti stavo rischiando di vivere il resto dei miei giorni in perenne erezione, se le cose fossero continuate così).
Vedevo mio zio che socchiudeva gli occhi fissando lo schermo della tv e mia madre che, di tanto in tanto, si passava, voluttuosa, la lingua sulle labbra.
Guardai mia sorella che era visibilmente eccitata e si era messa una mano tra le gambe.
Incominciai ad avere fastidio per la prepotente erezione che spingeva dentro i pantaloni e speravo in una mossa risolutoria da parte di mia sorella, forse si sarebbe alzata per andare in bagno a masturbarsi, io l’ avrei seguita e avrei potuto ....... cavolo ! stavo diventando un maiale !
Non si mosse, mi guardò, mi sorrise provocante ma rimase seduta.
“Stronza !” pensai “Fino a ieri avresti pagato per scoparmi e ora che ne ho bisogno io stai ferma come un ciocco !”
Dopo una decina di minuti mio zio venne (me ne accorsi dall’ espressione che prese in volto) e mi incuriosì pensando a come mia madre avrebbe eliminato le tracce della sborrata, ma non mi ci volle molto a capirlo.
Si portò il fazzoletto alla bocca, coprì la mano e leccò tutto con cura.
Il gesto mi richiamò alla mente la mattina precedente, quando mia sorella mi scoprì mentre mi masturbavo.
“Ma guarda, madre e figlia hanno gli stessi modi ... sarà colpa del DNA ?” pensai
La scena mi aveva veramente eccitato al massimo e mia sorella continuava a rimanere seduta.
Chi si alzò per prima fu mia madre che si diresse verso la cucina, solo allora mia sorella si alzò dicendo: “Ti do una mano a sparecchiare mamma” e mi lanciò un’ occhiata come per dirmi “Ti ho fregato !”; mio zio si alzò in un secondo momento per andare al bagno.
Mi alzai anche io portando in cucina le ultime cose che erano rimaste in tavola e mentre mi avvicinavo sentì mia sorella e mia madre che parlavano.
“Mamma, sbaglio o stavi masturbando lo zio prima ?” disse mia sorella.
“Bhè, si, è da quando siamo ragazzi che facciamo questo giochetto: lui si siede a fianco a me, mi struscia un ginocchio contro la gamba ed io capisco che vuole una pugnetta.”
“Però ! ma dovunque siate ?”
“Si, lo accontento sempre .... una volta lo abbiamo fatto al teatro, un’ altra in un taxi, anche ad una mostra, ed una volta in treno.”
“Cavoli ! ma, con papà come fai ?”
Papà non ha mai sospettato nulla e poi mica lo cornifico, mi limito solo ad un divertimento ogni tanto; anche se il pene dello zio mi piacerebbe sentirlo dentro ogni tanto, ha un bell’ arnese sai ?”
“Ho apprezzato mamma, mentre glie lo menavi ho sbirciato sotto al tavolo, è vero ha un bel pisello.”
Ma che cazzo di discorsi erano tra una madre ed una figlia ! La cosa mi spiazzava definitivamente: avevo una madre ed una sorella ninfomani che parlavano di cazzi, seghe, voglia di scopare, ritenevano il sesso un divertimento, un gioco.
“Sai mamma, anche Roby ha un pisello niente male, e lo usa anche benino per essere alle prime armi !”
“Come ? ti sei scopata tuo fratello ?!”
“Mi sono divertita !... tutto qui ! mi faceva un sacco di tenerezza: 26 anni e ancora vergine ! mi dava fastidio vederlo masturbarsi davanti ai film porno o in bagno, non ti pare che fosse ora di fargli sapere cosa era una sana scopata ?”
“In effetti, meglio con te che con una puttana ! Mi ero accorta delle sue seghe mattutine e mi ero riproposta di insegnargli qualche giochino per iniziarlo alle gioie del sesso”.
Mia madre non era per niente sconvolta dalla notizia che io e mia sorella ce la spassavamo e per di più mi avrebbe voluto fare scoprire di persona cosa significasse scopare !
Ero realmente sconvolto, sapevo delle voci che correvano su mia madre, ma non gli avevo dato molto peso “La gente appena vede una bella donna che si abbiglia in maniera sexy, la etichetta subito come puttana” avevo sempre sostenuto.
Mi feci coraggio ed entrai in cucina con i piatti in mano, mia madre e mia sorella si guardarono e si scambiarono un risolino di complicità, Sistemammo la cucina, poi mia madre si allontanò dicendo che andava a fare un risposino.
“Hai sentito vero ?” mi disse Linda
“Si che ho sentito ! sono sconvolto”
“Ora che siamo soli ti posso confessare un segreto: la prima scopata l’ ho fatta con mamma, lei mi ha insegnato a farlo, ecco perché siamo così in confidenza da quel punto di vista.”
Cazzo che notizia, Mia madre aveva insegnato a scopare a mia sorella ?!
“Ma ... ?!”
“Si ! Mi ha spiegato cosa accadeva e poi mi ha rimorchiato un collega di papà ... ancora oggi ci divertiamo tra noi femminucce !! ma credo che anche tu comincerai a fare parte integrante delle nostre feste! Prometti mooolto bene!”.
Avevo bisogno di riflettere mi misi il cappotto ed uscì, non sapevo cosa fare, ero eccitato e confuso al tempo stesso, vagavo senza una meta precisa, avevo anche pensato di pagare una prostituta ma non ebbi il coraggio, decisi di rientrare a casa.
Mia sorella era nella sua camera intenta a leggere un libro, di mio zio e mia madre nessuna traccia.
Andai in cucina a prepararmi una cioccolata calda quando sentì dei rumori provenire dal garage, mi avvicinai alla porta ed aprii lo spioncino.
Nel garage c’era mio zio intento a sistemare un vecchio frullatore che non usavamo più da anni.
Entrai per comunicargli l’ inutilità della sua premura.
“Ciao zio, non ci sprecare tempo ed energie, lo dobbiamo buttare quel ferro vecchio”
Mio zio saltò per aria appena mi vide.
“Mi hai spaventato ! a dirti la verità non avevo alcuna intenzione di ripararlo, stavo solo cercando di ammazzare il tempo in cerca di vecchi ricordi.”
“Hai visto la mamma ?”, gli chiesi
“E’ andata a comprare .... il caffè, si era accorta che era finito.” Lessi nella sua voce un certo nervosismo.
“Capito, buon divertimento col ferro vecchio allora, io mi vado a gustare la cioccolata.”
Me ne tornai in cucina e mi versai il cioccolato nella tazza e mi misi a ciondolare per la stanza con la tazza in mano quando sentì la voce di mia madre che rientrava nel garage.
“Eccomi, li ho trovati, ma in una tabaccheria, sono dovuta andare in un quartiere dove non mi conoscessero.” , le sentì dire.
“Perché tutte queste precauzioni ?”
“Nel quartiere tutti sanno che mio marito non c’è, e se mi vedono comprare dei profilattici ..... insomma ci vuole poco a capire ... no ? Soprattutto con le voci che girano su di me.”
“Hai ragione, ma adesso cominciamo ! è da quando siamo ragazzini che aspetto !”
Cazzo ! mia madre aveva concesso a mio zio la fica ?!
Corsi in camera a dirlo a Linda la quale non si fece pregare e scese con me in cucina di gran lena.
Appena arrivati ci mettemmo ad ascoltare.
“Io, veramente, Carlo ... non saprei se facciamo bene !”
“Adesso che fai la santarellina ? Ti sei fatta inculare da mezzo paese quando eravamo ragazzi ! Che hai ora ? Ti sei dimenticata come si fa ? O sei fuori allenamento e ti si è stretto il buco ?”
Cacchio, allora non gli dava la fica ma il culo ! Lo spettacolo sarebbe stato unico !
Mia sorella si stava già accarezzando i seni ed i capezzoli spingevano imperiosi contro il maglioncino ! Ci guardammo per un attimo, complici e voyeur.
Io avevo iniziato un lentissimo massaggio al mio pene, che ormai era duro come la roccia e mi faceva addirittura male per l’ erezione.
“Dai, mettimi il preservativo come sai fare tu !” disse mio zio tirando fuori dai pantaloni un bigolo incredibile: lungo e grosso che strappò un “wow” di apprezzamento a mia sorella (ci avreste giurato, vero ?).
Mia madre scartò un profilattico e se lo portò alla bocca, poi si inginocchiò e cominciò a srotolarlo con le labbra sul pene dello zio.
Mentre eseguiva l’ acrobatica inguainatura cominciò lentamente ad alzarsi la gonna, scoprendo un paio di cosce ancora ben fatte e fasciate da un paio di collant neri che riflettevano la luce come fa la seta.
Mio zio la alzò prendendola dalle spalle, la fece girare poggiandola al cofano della macchina che era parcheggiata in garage e cominciò ad abbassarle sia le mutandine che i collant fino a metà coscia.
“Hai visto che bel culo che ha la mamma ?” mi disse mia sorella che nel frattempo aveva cominciato lentamente a masturbarsi.
“E’ vero, ha un culo da favola !” dissi io.
Nel frattempo mio zio aveva poggiato la punta del pene sul buchino della mamma e cominciava a spingere tra gli urli ed i gemiti di quest’ ultima visibilmente eccitata.
Dopo un paio di spinte, il pisello dello zio penetrò completamente nel sedere di mia madre la quale cominciò a muoversi come solo la migliore delle puttane sa fare.
“Guarda che brava la mamma !” disse Linda “dimmi la verità, ti piacerebbe farle il servizietto come sta facendo adesso lo zio vero ?”
Io ormai avevo tirato fuori il pene e mi stavo masturbando molto lentamente, quasi seguendo il ritmo dell’ inculata che si stava proponendo ai miei occhi.
“Si, si Linda, mi piacerebbe, vorrei tanto sfondare il culo a mamma ! Mi piace il suo culo !”
Ormai non connettevo più, i miei ormoni erano in un tale subbuglio che il grado di parentela era annullato dallo stato emotivo in cui mi trovavo.
Presi mia sorella per i fianchi, le alzai la gonna e le piantai il pene nella fica che era un vero lago di umori.
La mamma urlava, lo zio rantolava di piacere.
“Che bel culo caldo che hai ! Quanti te lo hanno messo qui dentro ? dai dimmelo quanti !”
“Tanti Carlo, tanti, anche il garzone del bar, se ti interessa, quando mi porta il caffè vuole sempre come mancia il mio culo ! E adesso anche mio fratello ! Spaccami, porco, sbattilo dentro più forte ! Fammi sentire le palle sulla fica !”.
“Senti com’è porca la mamma Linda ! ecco perché il ragazzo del bar viene sempre con piacere a casa ! E’ la mancia che gli interessa.” Dicendo questo sentì delle contrazioni fortissime e venni nella passera di Linda che ormai non si reggeva più sulle gambe.
Mio zio venne dopo un paio di minuti tra urli e incitamenti di mia madre che sbrodolò dalla fica una quantità di umori da non credersi.
Io e Linda ci ricomponemmo ed andammo verso le nostre camere (eravamo troppo sconvolti dall’ eccitazione per nasconderlo).
Quando scesi al piano di sotto mia madre era sola ed io mi misi a sedere accanto a lei.
“Senti mamma, io avrei da dirti una cosa”
“Dimmi piccolo, cosa c’è ?”
“Sai, dopo pranzo io mi sono preparato una cioccolata”
“Si, ho visto la tazza sporca in cucina .... tutto qui ? Hai quella faccia seria solo perché hai bevuto della cioccolata ? Alla tua età mica ti devo dire io cosa devi o non devi bere, mi pare che sei grande abbastanza per decidere da solo !”
“No ! no, mamma, non è questo, è che mi sarei trattenuto a bere mentre...hem... si mentre ... insomma...”
“Haaa, hai visto me e lo zio che ci divertivamo in garage ?”
“S..ss...si ! E me lo dici così ?”
“E come dovrei dirtelo ? Ci stavamo solo divertendo un poco, mica abbiamo ucciso nessuno !”
Quelle parole mi spiazzarono, in quella casa il sesso era considerato un “passatempo” con chiunque fosse fatto.
“In effetti non hai tutti i torti mamma, vi siete divertiti parecchio però”
“Hmm .... si lo zio è proprio bravo! Tu piuttosto che facevi mentre io e lo zio ci divertivamo?”
“Hem... ero eccitato e anche Linda lo era”
“Anche Linda era li con te ? ma siete due impiccioni, non si può neanche prenderlo in culo in pace che voi siete li a spiare !” e scoppiò in una fragorosa risata che io assecondai (in effetti in quel clima la battuta non era male).
“Ma dimmi una cosa, non facciamo che per caso data la comune eccitazione ti è scappato il pisello dai pantaloni e per sbaglio si è infilato nella fichetta di tua sorella e lei abbia anche gradito?”
“bhè, insomma...io...io...veramente.... un poco” dissi imbarazzatissimo.
“Solo un poco ? Mi deludi ! Guarda che non gli fai mica male ! Tua sorella è una troietta niente male ! Lo sa prendere bene e poi ha una certa esperienza, tutta merito mio modestamente.” Aggiunse con fierezza.
“Lo so, Linda mi ha detto che tu ..... ”
“Le ho fatto fare un bel po’ di pratica”
“Ma come ?”
“E va bene curiosone, per esempio la prima volta io e Linda andammo a prendere papà in ufficio, erano quasi le due ed erano rimasti in pochi al lavoro. A Linda è sempre piaciuto un collega di papà che ha circa quarant’ anni, ed in effetti ha un bel fisico ed è un bell’ uomo, non ti nascondo che anche io un paio di volte ci ho fatto un pensierino. Comunque, eravamo nell’ ufficio di papà sedute sul divano ad aspettare che papà finisse una riunione, vidi che tua sorella aveva lo sguardo puntato su quell’ uomo, allora le consigliai di scoprire un po’ di più le gambe per mostrare il pizzo delle calze se voleva attrarre la sua attenzione e dopo chiamai il collega di papà. Lo intrattenni un poco parlando del più e del meno notando che il suo sguardo si posava con insistenza sulle cosce di tua sorella. Dopo un paio di minuti mi allontanai con la scusa di andare in bagno. Per farla breve tua sorella si è fatta scopare da quel maschione nell’ ufficio di papà.”
La storia mi aveva eccitato parecchio e la mamma se ne accorse.
“Ma, Roberto, ti sei eccitato ? Povero piccolo, forse non dovevo raccontarti questa storia mi devo fare perdonare ! Cosa vorresti che ti facesse la mamma ? Sono brava sai, so fare un sacco di cose! Vediamo te lo prendo in mano ? o preferisci la bocca ? Non ti offro il sederino perché ancora mi brucia, ma in compenso ho una passerina niente male ! Ti va di provare ?” e dicendo questo cominciò ad alzarsi la gonna.
La cosa mi sconvolgeva, mia madre si stava offrendo, le avrei potuto dire qualsiasi cosa in quel momento, avrei potuto persino scoparla ma mi alzai e me ne andai in camera mia.
La lasciai sul divano e notai nei suoi occhi uno sguardo che mi sembrò di delusione.
Ripensai tutto il giorno a quello sguardo, cercavo di capire cosa volesse dirmi con quegli occhi azzurro mare, ma non riuscivo a capirlo.
Uscì dalla mia stanza pronto a chiederlo direttamente a lei e mi diressi verso la sua camera, bussai alla porta e lei mi disse di entrare.
Si stava vestendo, aveva in dosso un vestito rosso che la fasciava in maniera divina mettendo in risalto tutte le sue curve, la scollatura era molto ampia e mi permetteva di notare l’ assenza del reggiseno e lo notai ancora di più quando si chinò in avanti per cercare nel portagioie una spilla.
Aveva dei seni magnifici, con le areole larghe ed i capezzoli tondi e grossi.
“Che cosa guardi !? porcellino ! Le tette della mamma ?”
“No!... no mamma scusami ! è che ... niente lascia perdere !”
“Mettiamo fine a questo strazio per il tuo povero pisello ! Mi metto una spilla per chiudere la scollatura, anche per evitare che qualcuno, al cinema, mi violenti ... no?”
“Si, infatti è meglio ! Ma, ma, quale cinema ?” aggiunsi io ancora inebetito.
“Ha, già, dimenticavo, andiamo al cinema, io e te ! Ma tu cosa volevi dalla mamma ? Dovevi chiedermi qualcosa ?”
“No, no mamma nulla, vado a prepararmi !”
“Aspetta un attimo solo, dammi un consiglio, che calze metto con questo vestito ?”
Dicendo questo aprì un cassetto pieno di calze di ogni tipo ne prese tre modelli e li posò sul letto come per mostrarmi un campionario e mi rifece la domanda.
“Allora ?! Quali metto?”
Indicai un paio di autoreggenti talmente velate da sembrare quasi invisibili; lei le prese e cominciò ad indossarle con fare malizioso.
“Però, sei un buongustaio in fatto di calze ! Hai scelto le più costose sai ? Devo portarti con me la prossima volta che le vado a comprare, sono sicura che ti divertirai”.
Mi richiusi la porta alle spalle e mi andai a vestire.
Uscì dalla mia stanza vestito e profumato, mia madre era già giù che mi aspettava.
“Hei, tiratardi che non sei altro, se non ti sbrighi perdiamo anche l’ ultimo spettacolo.”
“Eccomi mamma, sono pronto, possiamo andare, ciao Linda ci vediamo più tardi”
Mia sorella mi spiazzo completamente dandomi un bacio con la lingua che mi lasciò senza fiato.
“E a me niente ?” disse la mamma mentre si avvicinava a mia sorella.
Si sorrisero e cominciarono a limonare come due vacche, mia sorella allungò una mano sotto la gonna e la mise tra le cosce di mia madre che emise un sospiro di godimento.
“Wow, mi devo rimettere il rossetto adesso” disse la mamma.
Io ormai ero in totale stato di catalessi e la mia erezione era terribile, le gambe mi cedevano, avevo capito che quella non sarebbe stata una serata normale.
Arrivammo al cinema e, pagati i biglietti, ci accomodammo in sala, non c’era molta gente: un signore sulla cinquantina nella terza fila, una coppia di ragazzi nella stessa fila in cui eravamo io e mia madre e una anziana signora in prima fila.
“La crisi del cinema !” disse mia madre ridendo ed io insieme a lei.
“Perché non mi vai a prendere qualcosa da bere Robertino ?”
“Vado subito mamma”
Le presi un chinotto che sapevo tra le sue bibite preferite.
Tornai in sala mi accomodai sulla poltrona alla sua sinistra e le porsi il chinotto ma notai che il signore della terza fila si girava spesso a guardarla.
Capì solo dopo qualche istante il motivo di quegli sguardi insistenti: mia madre aveva tolto la spilla dal vestito e quindi la sua scollatura concedeva un vasto panorama e pergiunta aveva preso a succhiare quella cannuccia simulando un bocchino; stava sbocchinando un chinotto ! era il massimo !
Si spensero le luci e la proiezione cominciò.
Durante il primo tempo mia madre mi si avvicinò e mi sussurrò all’ orecchio: “Roby, c’è uno che mi ha messo una mano tra le cosce”.
Mi girai leggermente, giusto per osservare cosa stesse accadendo con la coda dell’ occhio, e vidi che il signore della terza fila si era spostato ed adesso sedeva accanto a mia madre, muovendogli la mano in mezzo alle gambe.
La cosa più strana e che mia madre cominciava ad emettere dei soffocati mugolii di piacere.
Stavo cominciando a sentire il solito turbamento e la solita prepotente erezione.
Mia mamma era li, accanto a me, e tra le cosce aveva la mano di un prefetto sconosciuto, provandone piacere.
”Cavoli se ci sa fare !” mi disse “Mi sta facendo sbrodolare la passera” e dicendo questo mi afferrò con prepotenza il pene attraverso i pantaloni.
Ebbi un sussulto misto ad un immenso piacere, soprattutto quando gli sentì dire: “Quasi, quasi me lo porto in bagno!” ma non si riferiva al tizio seduto accanto a lei, ma al mio pene.
Infatti richiuse le gambe, allontanò con fermezza il suo occasionale vicino e, presami la mano, mi tirò verso il bagno del cinema.
Richiuse la porta alle sue spalle e la bloccò con il fermo di sicurezza, mi appoggiò spalle al muro e mi disse : “ Ti piace la tua mammina troia ? Adesso la mamma te lo prende in bocca e se sarai bravo ci faremo una scopata memorabile ... forza, tiralo fuori, fai vedere alla mamma come sei cresciuto!”.
Ero in un tale stato di eccitazione che non mi resi conto dell’ imminente atto i****tuoso che stavamo per compiere.
Tirai fuori il mio pisello, ormai dolorante e gonfio, lei non disse una parola, lo guardò con gli stessi occhi che può avere chi vede una pietanza dopo un mese di digiuno, si inginocchiò e lo prese con la bocca cominciando uno dei pompini più belli della mia vita.
Le uniche cose che sentivo in quel bagno erano i suoi risucchi osceni ed i mugolii di piacere che emetteva ogni volta che si rialzava per prendere fiato (cosa che accadeva molto raramente), sentivo lo sperma salire dalle palle con insistenza e credo che lei se ne accorse, infatti mi strinse il pene alla base e diede un risucchio più forte degli altri.
Proruppi in una interminabile serie di schizzi nella sua gola e ad ogni schizzo corrispondeva un suo gemito di piacere.
Non sprecò una goccia del mio seme ingoiando tutto e dicendo: “Sa di buono, hai un cazzo magnifico, ti ho fatto proprio bene, ma ti voglio sentire dentro, ho la passera in fiamme ! Perché non spegni il fuoco col tuo idrante ?!” e dicendo questo cominciò ad alzare in vita il vestito e ad abbassare gli slip alle caviglie.
Si appoggiò con le mani ad un cesso pensile, divaricò oscenamente le cosce, si allargò la fica con due dita e mi disse : “Ti piace la passera della mamma ?”
“Si, si mamma, è stupenda, sembra di velluto!”
“E allora che aspetti ? Sei o no un maschietto ?”
Ero bloccato, le gambe non rispondevano ai comandi del mio cervello, avevo davanti a me una passera aperta eppure non riuscivo a muovere un passo, sapevo che era la fica di mia mamma, non di una donna qualsiasi e questo mi bloccava.
“Hei, piccolino, che hai ? Sei spaventato perché sono la mamma ? Magari se fossi una troietta qualsiasi mi avresti già sfondata ! Dico bene ?”
“Si mamma, io ... io ... ecco, non ci riesco ! Porca puttana, sei mia madre !”
La mamma si ricompose, tirò su gli slip e mi abbracciò, potevo sentire il calore del suo corpo, un calore non di madre ma di femmina. Aveva le guance arrossate ed il rossetto sbavato dal bocchino che mi aveva appena fatto, con un dito le tolsi una sbavatura dal labbro inferiore, lei capì, si abbasso la gonna e si diete una ritoccata al trucco.
“Non mi hai voluta scopare, mi rendo conto delle tue paure (che ti farò superare) ma non puoi lasciarmi in queste condizioni”.
Si mise una mano sotto la gonna, armeggiò un poco con gli slip e tirò fuori le dita completamente grondanti di umori profumati.
“La mamma sta scolando, mi sono eccitata da matti e adesso devo fare qualcosa per farmi passare la voglia che mi hai fatto venire con quel pompino”.
Ero terrorizzato dall’ idea che potesse scoparsi chiunque avesse incontrato (ne era capace a freddo, figuriamoci con quella smania che aveva adesso).
“Va bene mamma, allora io me ne torno a casa, ti lascio sola.” Mi fermò per un braccio con una forza incredibile e, con tono quasi incazzato, mi disse:
“Cosa fai ora ? Torni a casa ? E appena tua sorella ti vede solo cosa le dici ? Che hai lasciato mamma in un cinema a scoparsi lo scopabile perché non hai avuto il coraggio di trobaglierla? Eh no roby, tu ora rimani con me e mi guardi agire, se è il caso e se incontriamo la persona giusta !”.
Era decisamente infoiata alla grande, non conoscevo questo lato della mamma ma avevo come la strana sensazione che mi ci sarei dovuto abituare.
Tornammo a sederci, ma in un’ altra fila, ormai nel cinema non c’era più nessuno, tranne la coppietta che presa da una pomiciata ai limiti dell’ osceno non si era neanche accorta che il film era finito e le luci si erano riaccese.
“Cosa aspettiamo mamma ?”
“Che ti si sgonfi il pisello ! Vorrai mica uscire in strada in quelle condizioni ?!”
Effettivamente ero in uno stato pietoso avevo, ben visibile attraverso i pantaloni, una prepotente erezione in atto che non accennava a smettere.
“Figlio mio ! ma sei incredibile ! Ti ho appena fatto un pompino ed hai ancora il cazzo così in tiro che potresti fotterti dieci donne di fila !”
Dicendo questo mi posò una mano sul pene ed esclamò: “Porc.... ma è durissimo !”
Mi alterai un poco di quelle continue provocazioni le tolsi la mano dalla patta con tanta di quella decisione che credo di averle fatto anche male.
“Cazzo mamma, smettila ! Se continui a fare la troia, come credi che mi passerà questa erezione !”
Mi guardò dritto negli occhi, quasi con odio, si alzò di s**tto, mi porse il cappotto e con una freddezza inaudita mi ordinò : “Andiamo !”
Uscimmo dal cinema lei fermò un taxi e tornammo a casa.
Rimase fredda per tutta la sera, la notte la sentì masturbarsi in modo violentissimo mentre sussurrava il mio nome.... Continue»
Posted by Batman_112 18 days ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 63

la mia amica Marisa

La storia con Marisa mi coinvolse per puro caso e mi venne offerta, su un piatto d’argento, da lei stessa. Lontano da ogni pensiero, mai avrei potuto preventivare, un giorno, di farmi “la Marisa”,come veniva chiamata nel nostro gruppo oratoriale di coetanei. Si può dire che la conoscessi da sempre; parecchio più anziana di me, piccola di statura (il suo soprannome era “rasoterra”), ma ben proporzionata con tutte le sue cose al posto giusto, non dava a noi ragazzi molta confidenza, ma del resto quando si hanno quindici anni, i dieci /dodici anni in più di differenza,si avvertono parecchio (noi eravamo ragazzotti alle prime seghe, mentre lei, già signorina, aveva sicuramente accolto nel suo “nido” più di qualche uccello compiacente), per cui per noi “la Marisa” divenne un po’ l’oggetto del desiderio, il mito inavvicinabile; anche il solo suo rivolgerci la parola, per non dire un sorriso di circostanza, o darci il minimo di confidenza, voleva dire per noi essere dei privilegiati. Quel suo portamento, quel suo elegante e civettuolo modo di vestire , quel suo ondeggiare su tacchi vertiginosi, uniti a quella leggera aria di snobismo, facevano si che fosse ammirata con cupidigia da tutti mentre su di lei fiorirono, sempre inventate da noi per rendere tutto il contesto più pepato, leggende metropolitane più inusitate, come il fatto che fosse una gran scopatrice ma che fosse anche “cattivissima” e “pretenziosa” nei rapporti sessuali coi partner (non è mai stata sposata ; usava i maschi e li lasciava: questa almeno era la diceria che aleggiava nel nostro immaginario collettivo). Inoltre uno di noi, suo vicino di casa, si vantava di averla vista seminuda dalla sua finestra della camera e ce l’aveva descritta nei minimi dettagli intimi (certo nessuno avrebbe potuto mettere in dubbio quelle parole), e questo fece si che lui fosse diventato,ai nostri occhi, il più privilegiato di tutti anche perché non ci fu mai verso di farci invitare a casa sua per poter ass****re ad un eventuale spettacolo della Marisa . Alla luce di questi racconti, sempre più fantasiosi ed esagerati, “la Marisa” quindi diventò sempre più irraggiungibile per noi comuni mortali ; ed allora cosa può fare un “comune mortale” in questa situazione : giù seghe a profusione, sborrate solitarie o collettive,dove la suddetta veniva fantasticata nei modi più assurdi e strani, ma anche più maialeschi e depravati ; veniva scopata in tutti i modi possibili , in tutte le situazioni e nulla e nessuno le faceva dire basta. Passarono gli anni e le mie prime esperienze mi fecero quasi dimenticare Marisa, anche se di tanto in tanto incontrandola, il prurito, per i pensieri che mi ricordavano la gioventù, si faceva ancora largo nella mia mente.Poi il nostro rapporto divenne, col passare del tempo , sempre più confidenziale, tanto che arrivammo a darci del tu, cosa impensabile per me solo qualche anno prima, ciò nonostante non ebbi mai il coraggio di confidarle i litri di sborra gettati pensando a lei. Qualche tempo fa, per una serie casuale di circostanze, i nostri incontri si fecero, anche se non voluti, più frequenti e,complici un caffè, due chiacchiere, qualche risata, mi fecero intuire che sotto sotto Marisa non avesse poi tutte quelle amicizie che si poteva pensare per una single come lei e di uomini neppure l’ombra (certo che l’età, ormai ben oltre a quella pensionabile, non le permetteva di spaziare più di tanto). Era sostanzialmente una persona sola che, anche perché a livello di parentela le restava solo una nipote mentre per quanto riguarda le amiche queste erano tutte per lo più sistemate , utilizzava i risparmi di una vita in soggiorni ,più o meno lunghi, solitari, in riviera, anche più volte all’anno o in viaggi organizzati, ma solo quando le rare amiche avevano dei giorni liberi da altri impegni. Fu così che un pomeriggio, mentre stavamo sorseggiando una bibita al solito bar e chiacchierando del più e del meno, lei mi confidò che la mattina precedente si era comprata due parei per andare al mare di lì a qualche giorno; “Veramente” mi disse “ Dopo tanta insistenza e tanta adulazione, mi ha convinto il venditore a prendere quei modelli, in quanto per me sono molto, direi troppo, osèe e qui a casa non potrei indossarli per uscire . Sai, non sono più una ragazzina e tutto quel “vedo non vedo”, tenuto insieme solo da alcune placche metalliche posticce, qui a casa non sai che scalpore farebbe nella gente. Invece lontano dall’ambiente non mi interessa e poi, devo dire , mi sembra proprio che mi stiano bene indossati “ concluse, quasi a giustificarsi dei soldi spesi per qualcosa che avrebbe sfoggiato lontano da casa e solo per un paio di settimane. A quelle parole, un lampo mi balenò nel cervello: “Ma cosa dici,col fisico che ti ritrovi potresti metterteli anche qui e fregartene della gente che è solo invidiosa. Comunque fatti s**ttare una foto al mare con quei parei, così potrò vederti e giudicare se quello che dici è vero” buttai lì di getto ed attesi la sua reazione. “Ma va, non c’è niente di bello da vedere” rispose sorniona stimolata nel suo amor proprio, ed allora io rincarai la dose: “Posso ben immaginare quanti “omini” ti ronzeranno intorno al mare quando li indosserai facendoti la corte e magari con altri pensieri non proprio limpidi”. Marisa fece finta di non raccogliere lasciando cadere le mie parole nel vuoto, ma conoscendola sapevo di aver risvegliato in lei l’istinto di femmina, anche se ben conscia della sua età e, di conseguenza, del suo fisico, che in effetti non era niente male. Il sasso comunque era stato lanciato ed ora ero in attesa di vedere quali conseguenze avesse provocato. Dopo un paio di giorni ci ritrovammo di nuovo a bere qualcosa; io non tornai sull’argomento “parei” e la cosa mi stupì quando fu lei a riprendere il discorso interrotto qualche giorno prima. “Sai, ho di nuovo riprovato i due parei per autoconvincermi che non ho buttato completamente i soldi e devo dire che hai ragione; mi sembra effettivamente di star bene, comunque la decisione è presa: qui a casa non li metterò mai per uscire ma sono soddisfatta ugualmente” decretò e mi parve attendesse una conferma da parte mia. “Pazienza” le risposi con falsa delusione: “Vorrà dire che mi accontenterò di vederti in foto con indosso quelle cosette” ,al che lei riprese: “Ma cosa vuoi che mi faccia fare delle foto; e poi perché”.

Io, a questo punto, l’incalzai: “Me l’avevi promesso però, anche perché mi hai sempre detto che ti interessava il mio parere”. Lei sorrise (il gioco fra noi , perché ormai di gioco si trattava, era in pieno svolgimento; ora bisognava capire chi avrebbe fatto la mossa successiva) rimanendo in silenzio e lanciandomi uno sguardo (almeno così mi sembrò) che mi parve un esplicito invito a proseguire la conversazione sull’argomento. Tergiversai ancora facendole però capire che sarei rimasto amareggiato se non avessi potuto ammirare questi “benedetti” parei che mi avevano così tanto incuriosito ed erano diventati ormai un’ossessione . A questo punto Marisa fece la mossa che non mi sarei aspettato, ma che tanto avrei desiderato facesse, esclamando nei miei confronti: “Va bene. Se proprio ci tieni a vederli, vieni da me quando vuoi che te li mostro”. Era ben di più di quanto avessi potuto sperare, tanto che dovetti deglutire mentre il cazzo dette segni di impazienza. “Domani pomeriggio, se per te va bene, verso le 14 sarò da te” dissi subito,anche per evitare che ci ripensasse, e (ormai dovevo buttarmi) aggiunsi: “Certo che però, a questo punto, vorrei vederteli indossati”, al che lei immediatamente rispose, anche un po’ maliziosamente: “Se fosse stato solo per farteli ammirare così, li avrei portati qui al bar , invece vorrei proprio che, disinteressatamente, mi dicessi come mi trovi, anche per evitare di fare la figura del pagliaccio in giro”. “E’ fatta” pensai “Domani me la faccio” mentre il cazzo mi si indurì al massimo, tanto che dovetti spostarmi più volte sulla sedia per non sentire dolore e per non farmene accorgere. Quando ci salutammo con la conferma per l’indomani, ripensai a quanto e a come tutto ciò fosse successo e, se da un lato la speranza di scoparla fu la logica deduzione del susseguirsi degli eventi, dall’altra il raziocinio mi fece riflettere, per cui si fece largo in me la convinzione di non illudermi più di tanto; in effetti, visti i nostri attuali rapporti, avrei anche potuto aver frainteso le sue parole, forse veramente Marisa avrebbe voluto un parere spassionato, forse aveva bisogno di qualcuno che confermasse le sue convinzioni. Decisi quindi di aspettare l’evolversi degli eventi e comportarmi di conseguenza; ora sarebbe stata lei a dover fare la prima mossa. Il giorno seguente l’appartamento di Marisa mi accolse nella penombra dovuta alle persiane accostate (eravamo in pieno luglio e il sole era a picco). Mi accomodai in salotto e lei, con indosso una vestaglietta sbracciata e in ciabatte, mi offrì un tè freddo. Intavolammo un discorso che effettivamente a nessuno dei due interessava, poi esclamai: “Allora, li vogliamo vedere o no questi spettacolari parei?”. Marisa sorrise :”Ma cosa vuoi vedere, sono semplici prendisole; niente di che” rispose per niente convinta di quel che diceva, mentre si capiva benissimo che moriva dalla voglia di indossarli. Insistetti: “Dai su, vai a metterteli, così finalmente potrò soddisfare la mia curiosità”. Marisa si alzò avviandosi verso ,presumo, la camera da letto, al che io aggiunsi : “Preparati come se fossi al mare e dovessi uscire per la passeggiata dopocena”. “Va bene” rispose con un tono che voleva sembrare di sufficiente compiacimento nei miei confronti, ma che mal celava la sua massima soddisfazione e desiderio di esibizionismo. Passarono alcuni minuti ed eccola comparire in tutto il suo splendore. La sua figura si stagliò sullo sfondo della porta aperta, indossava una specie di lenzuolino di lino colorato in giallo e azzurro portato come una toga e fermato sulla spalla da una spilla dorata. I fianchi erano praticamente aperti fermati da una cordicella in vita e dall’ampia apertura si intravedeva la strisciolina del bordo delle mutandine nere dalla cui dimensione si poteva intuire fossero tanga. La lunghezza del pareo si fermava ben al di sopra delle ginocchia e la scollatura davanti arricciata praticamente lasciava completamente scoperto il reggiseno (al mare naturalmente il reggiseno non si porta per cui in questo caso i seni sarebbero stati liberi di mettersi in mostra al minimo movimento). Ai piedi calzava due infradito dorate decorate con strass e il tacco a spillo che mettevano in mostra due splendidi piedini curatissimi con le unghie smaltate di rosso vermiglio. Era la prima volta che glieli vedevo, o meglio che glieli osservavo, e devo dire che erano tutti da leccare anche perché, vista la sua altezza, erano piccolissimi, avrà portato non più del 35 di scarpe. Per completare l’opera (capii ancora una volta quanto fosse ambiziosa) non si era fatta mancare neppure un leggero trucco sul viso, fine, tenue nel colore, ma arrapantissimo. Rimasi a bocca aperta a quella vista; le uniche parole che riuscii a profferire furono: “Sei splendida” e mi trattenni per non essere volgare. “Dai smettila, non prendermi in giro” mi rispose, e proseguì: “Adesso dimmi veramente cosa ne pensi. Non sarà troppo volgare o troppo spinto per la mia età?” . Le confermai il primo giudizio e lo corredai da altri sinceri complimenti nei suoi riguardi, anche un pò meno velati di doppisensi. “Ti ringrazio. Mi fa piacere che il tuo giudizio collimi col mio. Sono soddisfatta” mi disse orgogliosa, al che, inoltre, le confermai che sul fatto di indossare il pareo a casa, probabilmente aveva ragione lei: era certamente un po’ troppo “nudo” per i puritani dei conoscenti e anche di questo mio giudizio, Marisa ne fu contenta. L’invitai, a questo punto, a venire avanti e a camminare come se sfilasse, per poterla ammirare meglio nell’insieme; non si fece pregare e camminò ancheggiando davanti a me, spargendo tutt’intorno un delicato profumo di cui era cosparsa la sua pelle. Con un’altra donna, arrivato a questo punto, avrei rotto gli indugi e l’avrei presa e coricata sul divano, ma con Marisa avevo ancora qualche titubanza; non ero ancora del tutto convinto che quella fosse la mossa giusta. Poco dopo esclamò: “Vado a provare l’altro, che è completamente diverso, meno nudo ma altrettanto provocante secondo me” e si avviò verso l’uscita della stanza. A questo punto presi il coraggio a due mani e la seguii, mi fermai sulla porta della camera da letto a contemplarla di spalle mentre si sfilava il pareo convinta di essere sola; rimase in tanga e reggiseno sui tacchi a spillo: era uno spettacolo; nonostante l’età non più verde Marisa era ancora desiderabile e soprattutto arrapante per i miei gusti.

Le rinnovai il commento precedente, lei cacciò un grido di sorpresa e,voltandosi, istintivamente si coprì con le mani:“Cosa fai? Vai via” replicò sorridendomi senza convinzione nei miei riguardi; al che mi avvicinai , la presi fra le braccia e la guardai negli occhi. “Cosa stai facendo. Sei matto” disse flebilmente mentre sentivo la sua pelle fremere sotto le mie mani. “E’ da sempre che desidero farlo” le sussurrai e, avvicinando le mie labbra alle sue, la bacia delicatamente. Dopo un primo istante, la sua bocca si schiuse alla mia lingua che cercava di insinuarsi e uno scambio di slinguate fu il suggello ad un tenero ma ardente bacio che probabilmente entrambi volevamo. Quando ci staccammo la vidi abbassare gli occhi mormorando: “Cosa stiamo facendo”, al che le risposi: “Niente che non avessimo desiderato” e strettala di nuovo, le stampai sulle labbra un secondo bacio ancora più passionale. La sentii corrispondere in pieno alle mie avances che si fecero via via più audaci; le mie mani iniziarono a scorrere sulla sua schiena fino alle natiche , le slacciarono il reggiseno che in un attimo fu a terra scoprendo due tette, leggermente cadenti ma ancora sode come consistenza, che subito furono preda delle mie labbra. Marisa socchiuse gli occhi per apprezzare meglio i brividi che la mia lingua le stava trasmettendo, si abbandonò fra le mie braccia emettendo un semplice, languido:“Si”. Senza staccare le labbra, la feci adagiare sul letto ed in breve anche il minuscolo tanga giacque a terra mettendo in mostra una fighetta non rasata ma perfettamente curata, profumata e già abbondantemente umidiccia. Un leggero sfioramento con le dita poi, facendo scorrere la lingua sul suo corpo lasciando dietro una scia di saliva, arrivai sulla sua “natura” pulsante e presi a leccarla, prima delicatamente poi sempre più deciso e penetrante soffermandomi sul clitoride che si stava ingrossando, strappandole ripetuti gemiti di piacere. La mia bocca si riempì del suo umore copioso che fuoriusciva dalle grandi labbra, mentre lei ,abbandonata ogni remora e travolta dal piacere, forzò la mia testa verso quella figa ormai oscenamente dilatata quasi urlando: “Si non fermarti, continua a leccarla. Fammi godere. E’ da tanto che non sento una lingua così dentro di me”. In breve un fremito percorse il suo corpo mentre il suo bacino si inarcò sempre più : aveva raggiunto l’orgasmo. Mi sollevai scostandomi osservandola compiaciuto mentre lei, con un ultimo rimasuglio di pudore, cercò di coprirsi dicendomi: “Cos’hai da guardare. Smettila, sai che non voglio. Sono vecchia”. La mia laconica risposta fu: “Magari tutte le “vecchie” fossero come te. Sei tutta da godere”, al che un sorriso malizioso comparve sulle sue labbra. Notai in lei ancora qualche esitazione che, dopo una languida carezza sul suo viso e lungo il suo corpo, scomparve in quanto Marisa avvicinò la mano alla mia patta rigonfia e, fatta scendere la lampo, cercò di liberare il mio cazzo dall’infelice posizione che aveva assunto mormorando: “Vediamo com’è questo “bambino” così cresciuto” ; “lui” fece capolino in tutta la sua turgidezza , libero da ogni impedimento e svettò pulsante verso di lei. “E’ splendido; è tutto da mangiare” esclamò estasiata e, ancor prima che me ne rendessi conto, lo fece letteralmente sparire nella sua bocca. Un calore dolcissimo lo avvolse e si trasmise lungo tutto il mio corpo; mi lasciai scivolare sul letto mentre lei ,con gesto deciso, senza abbandonare la presa, mi sfilò scarpe , calzoni e intimo. La sua azione era dolce e nel contempo decisa; sembrava volesse succhiarmi tutto quanto avevo dentro, mentre il mio cazzo lo sentivo ingrossarsi sempre più e vedevo le sue labbra allargarsi a dismisura per poterlo contenere tutto. Il pompino che mi stava facendo mi resi conto che in quelle condizioni non avrebbe potuto durare a lungo e cercai, a quel punto, di fermarla o almeno rallentare la sua azione, ma Marisa allontanò decisa la mia mano continuando imperterrita nella sua opera di succhiamento. La sua saliva colava copiosa lungo l’asta ferrea che era diventata lucidissima e scorreva senza fatica fra quelle labbra vermiglie, quindi, subito dopo, sentii la sborra risalire veloce verso la punta del cazzo; non feci tempo a fermarla (forse neppure lo volevo a quel punto) e la scaricai del tutto in quella bocca calda e desiderosa. Nonostante il potente primo getto e i successivi, Marisa non fece una piega continuando a scorrere con le labbra sul “nervo” ingrossato all’inverosimile e contemporaneamente deglutendo l’abbondante liquido che le riempiva la bocca. La sua azione rallentò, fino a fermarsi con ancora tutto il cazzo in bocca, quando si rese conto che “non ne avevo più”, quindi si staccò dando un ultimo colpo di lingua alla cappella ancora pulsante per raccogliere le ultime gocce di sborra rimaste. A questo punto la feci sollevare e ,presale il viso fra le mani, la baciai ardentemente gustando anch’io il sapore della mia sborra di cui la sua bocca era pregna. Ci rotolammo avvinghiati sul letto senza dire nulla (erano i nostri corpi a parlare per noi), baciandoci e toccandoci a vicenda, fino ad abbandonarci ,appagati, sulle lenzuola profumate. Restammo senza parlare per alcuni minuti, poi guardandoci le dissi: “Era da sempre che avrei voluto averti, fin da quando ero ragazzino. Sei sempre stata il mio desiderio segreto”, al che Marisa replicò:” Ma dai. Cosa dici, con tutte le ragazze che ti sei fatto, figurati se pensavi a me”. Allora le spiegai tutto quello che da ragazzo, io e miei amici, pensavamo di lei, delle seghe che mi ero fatto pensandola per finire su tutte le storie che mi ero inventato su di lei. Marisa rimase allibita, mai avrebbe pensato di essere stata oggetto di tanti pensieri e di tante seghe da parte di noi ragazzi e, sotto sotto, mi resi conto che ne fu lusingata. Quindi mi confermò che la storia di quell’amico, suo vicino di casa, che l’aveva vista nuda era inventata (si era escogitato tutto per essere invidiato da noi, ecco perché non ci aveva mai invitato a casa sua ) poiché le sue finestre non erano accessibili alla vista da nessuno.




A quel punto fu d’obbligo spostare il discorso sull’ “E Adesso?” riguardo a noi; le feci intendere che avrei desiderato moltissimo frequentarla ancora (avrei dovuto dire “scoparla”, ma mi sembrò più fine esprimermi così), quando avesse voluto, compatibilmente con i suoi impegni e i miei (il solito ragionamento trito e ritrito fatto con tutte le altre), e pure lei mi sembrò dell’idea, anche perché, mi confermò non senza una punta di soddisfazione,: “Non tutte quelle della mia età si possono permettere uno stallone di almeno dieci/dodici anni più giovane, disponibile e senza problemi di sorta”. E proseguì : “E’ da tanto che non sentivo un bel cazzo in mano e in bocca e devo dire che mi ha fatto piacere, ancora di più di quando ero giovane e di cazzi ne ho fatti passare parecchi”. Mi resi conto che Marisa si stava lasciando andare, anche in fatto di linguaggio, e la cosa mi rallegrò parecchio; voleva dire che anche le ultime incertezze nei miei confronti si erano dissipate. Dal resto non ci sarebbe stato alcun motivo di rimanere sulle sue dopo quel pomeriggio che mi parve avesse soddisfatto entrambi e che , soprattutto, non era ancora finito. Lei , stesa completamente nuda con ai piedi ancora le infradito, aveva cercato di coprirsi appena con un cuscino ( un briciolo di pudore le era rimasto ); era splendida ed io, toltami la camicia che ancora indossavo, mi girai nella sua direzione, nudo e col cazzo che stava di nuovo inturgidendosi, mi avvicinai buttando a terra quel semplice riparo che mal celava le sue grazie e,dopo averla ancora una volta osservata con cupidigia, iniziai a leccarla partendo dalla pancia scendendo verso il basso. Marisa si rilassò e immediatamente divaricò le gambe come per invitarmi a raggiungere con la lingua la sua figa che aveva ripreso a bagnarsi copiosamente. Indugiai nel far fronte alla tacita richiesta e a questo punto lei mi prese la testa e cercò di dirigerla decisa dove avrebbe voluto che le mie labbra si posassero aggiungendo: “Avanti, cosa aspetti; fammela sentire questa lingua. Fammi godere ancora” , poi, visto che io opponevo ancora resistenza tergiversando sulle cosce e tutto intorno, la sua decisione si tramutò in forza che ,unita alla fermezza dell’intento, quasi mi impose il suo volere ordinando: “Vai giù porco. Lecca questa figa, fai godere questa cagna in calore” spingendo il mio viso sempre più verso l’apertura anelante (ciò mi confermò la veridicità delle leggende metropolitane per cui Marisa era pretenziosa ed esigente coi partner). Allora, vista la situazione, decisi di prendere io l’iniziativa; mi staccai con la bocca dal suo corpo, osservai la delusione dipinta sul suo volto, poi la bloccai letteralmente sul letto, le divaricai ancora di più le gambe e con un sol colpo le infilai il cazzo in figa fino in fondo, strappandole un urlo di piacere e gridandole: “Non è meglio il cazzo della lingua per farti godere troia? Prendilo tutto che ti voglio riempire di sborra”. Marisa, una volta ricevuto tutto il cazzo in figa, incrociò le gambe sulla mia schiena e iniziò a muoversi per seguire meglio il mio movimento di penetrazione, mentre nel frattempo ripeteva: “Si scopami, sono la tua troia. Lo sento molto, mi stai aprendo in due. Non fermarti e fammi godere”. In breve per entrambi ci fu un’esplosione di piacere che ci lasciò stesi senza energie, ma pienamente soddisfatti. Ci riprendemmo poco dopo con lei che mi portò altro tè freddo per dissetarmi; ormai si muoveva nella casa nuda, ogni falso pudore era scomparso, solo il tanga era tornato al suo posto, il che rendeva la sua figura ancor più eccitante. “Ma chi l’avrebbe mai detto” riprese a parlare sorridendo dopo essere tornata a distendersi sul letto accanto a me, “Io scopare con te; e che scopata”. “Vedi” le risposi “Non bisogna mai dare nulla per scontato. Si vede che era destino che prima o poi ci godessimo a vicenda; ed ora chi smette più?”. Sorrise di nuovo e, avvicinando il suo viso al mio, mi baciò con passione. Il cazzo mi si indurì immediatamente e divenne subito preda nelle sue mani. “E’ sempre pronto vedo. Chissà quante ne hai fatte godere e penare con questo “affare” che diventa duro a comando”. “Non tante come puoi pensare” risposi, intanto che la mia mano si era adagiata sulla sua figa tornata umida. Ci eccitammo a vicenda toccandoci ed accarezzandoci, anche se non è che ce ne fosse poi tanto bisogno, mentre le nostre lingue si incrociarono più volte scambiandoci saliva a non finire. Presi ulteriore coraggio e cominciai a parlarle insultandola volgarmente per vedere la sua reazione: “Sei proprio una gran porca” le mormorai fra una leccata e l’altra :”Voglio rifarmi di tutte le seghe che mi hai fatto fare”, e lei di rimando: “Sei tu il maiale, il chiavone a cui non so res****re. Si, trattami come una puttana, la tua puttana” mentre le sue labbra sfioravano,baciandola e leccandola,tutta la mia pelle trasmettendomi sensazioni sublimi. Mi resi conto che questa situazione accresceva enormemente la sua eccitazione, quindi scesi con la lingua lungo le sue gambe fino a raggiungere i suoi piedini, li fiutai e presi a leccarli, prima delicatamente poi sempre più profondamente. La mia lingua scorreva sul loro dorso fino alla caviglia, per scendere sotto la pianta ed arrivare alle dita che divennero preda delle mie labbra con un succhiamento come se fossero piccoli cazzetti; anche le infradito subirono la stessa sorte bagnandosi anch’esse copiosamente. Marisa ,abbandonata sul letto, mugugnava di piacere intanto che le sue mani, trascurato il cazzo, si erano infilate fra le sue grandi labbra ed erano quasi scomparse al suo interno. Mi inginocchiai davanti a lei e indirizzai il cazzo fra i suoi piedi che,così bagnati, iniziarono a scorrere lungo l’asta in un principio di masturbazione senza uguali. “Sborrami sui piedi” quasi mi implorò, ma era ben altro il mio desiderio; la feci girare, mettere a pecorina e con il viso mi tuffai letteralmente fra le sue natiche leccandole l’ano furiosamente. Un “Siiiiii” di piacere sgorgò dalle sue labbra, mentre le sue mani cercavano di allargarle per favorire la profondità della mia lingua. Aveva un culo profumatissimo mentre il buchetto si dilatava ad ogni colpo di lingua. A questo punto mi chiese: “Vuoi incularmi vero? Voglio sentirtelo dire” al che risposi prontamente: “Voglio che sia tu a chiedermelo, quasi a supplicarmi di farlo” e intanto non smettevo di leccare e bagnare il buco ormai pronto a ricevere l’asta diventata enorme.

Marisa non si fece pregare e subito quasi mi ordinò:”Inculami avanti. Inculami, spaccami tutta; fammi male ma fammi anche godere tanto”. A quelle parole di incitamento non resistetti, accostai la punta arrossata del cazzo all’ano facendola scorrere su di esso più volte per inumidirla. Lei non resisteva più muovendo il culo come fosse un invito ad entrare, per cui puntai il foro che istantaneamente si dilatò e affondai il cazzo dentro senza fatica fino in fondo fermandomi per saggiare la sua reazione. Un grido soffocato uscì dalla sua gola: “E’ enorme; mi fa male”, ma subito il movimento del suo culo si adattò al membro che l’aveva profanato. “Adesso fottimi e non fermarti fino a che mi hai riempito” mi intimò ed io non mi feci pregare; iniziai a scorrere dentro di lei, prima adagio poi sempre più forte e veloce. La stavo inculando di brutto e Marisa ,dai suoi sospiri , dai suoi movimenti e dal traboccante gocciolamento della sua figa sulle mie mani che l’afferravano, capii stava godendo come non mai e intanto continuava ad incitarmi: “Inculami, inculami. Più forte, più forte. Spaccamelo”. Non capivo più nulla, infervorato com’ero, la stavo inculando ferocemente, in modo a****lesco e a malapena riuscii a gustare il momento della sborrata che arrivò prepotente e copiosa, riempiendole il culo di liquido bollente. “Prendi troia” furono le sole parole che riuscii a pronunciare, mentre lei si espresse con un semplice: “Godo” ed insieme ci accasciammo di nuovo sul letto. Il torpore ci colse facendoci risvegliare dal frenetico bussare della porta: era la nipote che veniva a trovarla. Per un istante fummo presi dal panico, poi, razionalmente, Marisa entrò sotto la doccia uscendone subito bagnata e con l’accappatoio addosso , mentre io mi defilai, vestito alla “ bell’ e meglio”, dalla porta secondaria. Un “ A presto” mi accomiatò mentre la sua voce cristallina ripeteva più volte: “Arrivo”, all’indirizzo della porta d’entrata. Qualche giorno dopo io e Marisa ci rincontrammo al solito bar e lei mi disse che probabilmente, anzi ne era certa, la nipote aveva capito qualcosa avendo trovato per terra il suo tanga e il suo reggiseno e, soprattutto , avendo fiutato l’odore di sesso di cui le stanze erano impregnate. Mi confermò che non immaginava chi fosse “la persona” che stava”intrattenendo” la zia, ma che ne era felice per lei, avendola vista raggiante quando le andò ad aprire la porta. “Finalmente qualcuno che ti scopa” le disse la nipote senza giri di parole a cui Marisa ,con finta meraviglia, rispose: “Ma cosa dici. Ti sembra il modo di parlare”, anche se un largo sorriso di complicità si aprì sul suo viso. Mi confermò inoltre che la nipote, d’ora in poi, capita la situazione, avrebbe evitato di farle certe sorprese e avrebbe sempre telefonato prima di andarla a trovare soggiungendo: “Così sono sicura di non disturbare”. A quelle parole dissi a Marisa, fra il serio e il faceto: “Se tua nipote avesse dei pruriti, dille pure che potrebbe guardare qualora la cosa la stimolasse (non le dissi “partecipare” per non eccedere nella spregiudicatezza anche perché non potevo immaginare come l’avrebbe presa Marisa) “; ma lei quasi inorridì: “Ma sei matto; cosa dici”, quindi replicò: ”Come potrei scopare tranquillamente e concentrarmi sapendo che mia nipote mi sta osservando”, al che ,presa la palla al balzo , aggiunsi:” E magari si sta pure masturbando”, e lei di riflesso si lasciò sfuggire: “Eh, magari anche si”. Fu dopo questa risposta che mi resi conto che anche a Marisa il “voyorismo” l’avrebbe stimolata, e non poco; la sua sola ed unica apprensione non era infatti il farsi vedere, neppure che a guardare fosse la nipote in fondo la preoccupava; il suo solo ed unico timore era il non riuscire a concentrarsi come avrebbe voluto sapendo che qualcuno la stava osservando e magari si stava anche toccando. I nostri incontri cominciarono ad avere cadenza settimanale; Marisa sembrava volesse recuperare il tempo perduto tanta era la foga che esprimeva durante le sue performances e l’argomento nipote non fu più neppure sfiorato, anche perché non fummo più “disturbati”. Si era creata fra noi un’intesa sessuale incredibile, mai l’avrei creduto possibile in così breve tempo; tutto quello che ci frullava in testa, veniva prontamente sperimentato, senza remore ne titubanza alcuna, anzi, dovetti constatare che la mente di Marisa era molto più fertile della mia (che è già un vulcano) in quanto ogni volta mi riservava sorprese sempre nuove. Un pomeriggio si fece trovare sul letto (ormai avevo la chiave per entrare in casa) mentre stava “giocando” con tre cazzi di gomma contemporaneamente, due infilati in figa e nel culo mentre il terzo lo stava facendo scorrere sul suo corpo, lucido di crema profumata, non disdegnando di insalivarlo continuamente. Quando mi vide comparire sulla porta della camera, il suo viso si illuminò di libidine e mi invitò, in modo molto diretto, ad infilarle in bocca anche il mio di cazzo, cosa che prontamente feci. La sua lingua iniziò a “lavorarlo” sapientemente facendolo inturgidire ancor più di quanto già non fosse bagnandolo copiosamente. “Sei proprio una gran troia” le dissi mentre con colpi sempre più violenti le profanavo la bocca spingendoglielo sempre più in gola. Marisa succhiava avidamente e mi chiesi come facesse a non avere rigurgiti tanto il cazzo entrava, fra le sue labbra oscenamente dilatate, sempre più in profondità. Intanto le sue mani spingevano sempre più dentro di sé i due falli di gomma che ormai erano quasi del tutto scomparsi alla vista ed in breve, dopo aver abbandonato il mio cazzo, un urlo di piacere liberatorio s**turì dal profondo della sua gola seguito da inconsulti movimenti del bacino e da un rivolo di liquido che fuoriuscì abbondante dalla figa vibrante. Mi spostai di lato per osservarla meglio e godere della vista del suo profondo piacere; la figa ora era libera dal dildo che aveva fino a poco prima contenuto, mentre il suo culo era ancora ben pieno del secondo che, furiosamente, entrava ed usciva senza sosta strappandole ulteriori gemiti. Il suo viso era trasfigurato e trasmetteva il godimento che stava provando, il quale non era ancora completo in quanto, subito dopo, un ulteriore getto di liquido sgorgò dalla sua figa lasciandola, dopo ultimi fremiti, mollemente spossata sul letto: aveva goduto ancora.


L’osservai compiaciuto languidamente abbandonata con gli occhi socchiusi e un dolce sorriso abbozzato sulle labbra, quindi, avendo il cazzo ancora in tiro, iniziai a segarmelo delicatamente. In breve sentii la sborra risalire lungo l’asta, pronta a zampillare sprigionando il mio godimento; Marisa se ne accorse, sollevò il capo verso il cazzo pronto ad esplodere, aprì la bocca per ricevere il caldo nettare che,subito, a fiotti la riempì scaricandole addosso tutto il mio piacere. La lingua di Marisa,appena l’ultimo zampillo fu esaurito, cercò di raccogliere quanto ne fosse rimasto sulle labbra e deglutì con piacere il tutto . Un sensuale bacio fu il degno coronamento di quella goduta.
Uscendo di casa quel pomeriggio,notai una figura femminile in attesa in auto vicino all’ingresso; figura che, appena mi allontanai dalla porta, vidi entrare da dove ero appena uscito. Non ci volle molto a capire che quella donna era la nipote di Marisa la quale, intuendo che la zia si trovasse in compagnia, aveva atteso pazientemente che “il campo” fosse libero. Probabilmente, pensai, voleva anche vedere chi si scopava la zia la quale negli ultimi tempi si dimostrava sempre più allegra, appagata e contenta. Non riuscii a focalizzare del tutto la donna, ma ad una prima impressione mi sembrò un bel pezzo di figa , molto più alta della zia (ci voleva poco) e con tutte le curve al punto giusto, anche se l’abbigliamento non mi sembrò ricercato ne appariscente; quello che mi colpì di lei, neanche da dire, furono le sue calzature, due alte ciabatte con la zeppa di sughero e la patta nera traforata dalla quale spuntavano le dita che però non riuscii a ben inquadrare. A quel punto un’idea balenò nella mia mente; sicuramente la sua visita sarebbe stata abbastanza breve vista l’ora e dato che la donna era sposata, per cui mi appostai a mia volta e attesi la sua uscita. Non avevo idea di come mi sarei comportato al riguardo: se l’avessi solo osservata di nascosto, se avessi fatto in modo che mi riconoscesse, se le avessi rivolto la parola. Decisi che avrei seguito quello che il mio istinto, al momento, mi avesse suggerito. Poco dopo infatti la vidi uscire ed avviarsi verso l’auto posteggiata, mi avvicinai e salutandola le chiesi come stesse. Angela,questo era il suo nome, mi riconobbe subito tanto è vero che sorridendomi mi rispose a tono senza chiedermi chi fossi o cosa volessi (era la prima volta che ci vedevamo). Ci fu un breve scambio di convenevoli che servirono a farci capire reciprocamente che ognuno sapeva chi fosse l’altro, poi ci salutammo e il mio stupore si palesò quando mi disse: “Ciao, a presto”. Fu infatti quell’ultima frase di congedo che mi fece riflettere sul suo senso più recondito. Cercai di non pensarci più di tanto, “Sarà il suo modo di fare” convenni fra me e me, ma il dubbio mi rimase; inoltre venni a sapere che Angela era incinta, anche se di soli due mesi, per cui le sue forme non avevano ancora subito i canonici cambiamenti delle gestanti. Ebbi inoltre modo di rimirare le sue alte ciabatte che slanciavano la sua figura e le sue dita dei piedi, ben allineate e di giuste proporzioni, che la patta traforata tratteneva insieme armonicamente: una meraviglia. Dopo alcuni giorni, durante una mia consueta “visita” a Marisa, questa mi chiese se avessi conosciuto la nipote (certamente quest’ultima le aveva comunicato del nostro incontro); le risposi di si spiegandole come fosse accaduto. “Mi ha fatto i complimenti per te” concluse Marisa dicendomi inoltre che le avevo fatto una buona impressione. “Cos’è, devo superare l’esame della nipote per “farmi” la zia ?” esclamai scherzando, al che Marisa rispose prontamente con un :”E se anche fosse. Sai, Angela ci tiene molto a me e teme possa soffrire e provare dispiaceri”. Mi sentii, non so perché, come preso in mezzo e volli subito chiarire le cose, per cui , tra il serio e il faceto, chiesi : “Non sarà per caso che mi vorrebbe anche “provare” per capire se ti vado bene?”. Marisa non si stupì della mia affermazione, ne si scompose; mi sorrise maliziosamente e, avendo capito le mie intenzioni, si premurò di spiegarmi. “Vedi” iniziò col dirmi, “Come saprai Angela è incinta di quasi due mesi e il marito, da quando l’ha saputo, non ne vuole più sapere di scoparla; pensa di farle del danno. Inutilmente tutti, medico compreso, lo hanno tranquillizzato; lui ,con le sue convinzioni, non vuole sentire ragioni”. Marisa sospese il racconto, prese fiato (ora veniva la parte più scottante da raccontare) e riprese: “Ad Angela per di più “tira” che è un piacere e anche la masturbazione ormai non la soddisfa più”. Si fermò di nuovo sperando di non dover continuare e che avessi capito , allora io conclusi, evitandole ulteriori spiegazioni : “Quindi vorrebbe, con il tuo benestare, gustare un bel cazzo che la soddisfacesse; e chi meglio dell’uomo che si scopa la zia potrebbe fare al caso suo ?”. Marisa sorrise, abbassò lo sguardo e riprese : “Inoltre non ci sarebbe bisogno di alcuna precauzione in quanto nel suo stato non ci sarebbero problemi di sorta e potresti inondarla di sborra”. Queste parole ebbero su di me un effetto immediato procurandomi un principio di erezione che non sfuggì all’occhio attento di Marisa la quale, apertami la patta, iniziò un delicato massaggio al mio cazzo che si ingigantiva nella sua mano. Era un movimento delicato, lento, senza secondo fine, ma che apprezzai infinitamente. La guardai negli occhi chiedendole: “Tu ,naturalmente vorrai essere della “partita” , e lei prontamente: “No. Credo che sarei a disagio e anche Angela non si lascerebbe andare. Del resto siamo sempre zia e nipote e,nonostante sia cresciuta con me e fra noi non ci siano segreti, sarebbe imbarazzante per entrambe scoparci lo stesso uomo contemporaneamente e magari, visto il contesto, scoparci anche a vicenda”. Quindi,dopo una breve pausa riprese: “Io metterò a disposizione la casa, o meglio la camera, facendo in modo di far “sentire” la mia presenza il meno possibile; potrei anche uscire se me lo chiedesse e se servisse a farla stare più tranquilla, ma……”, “Ti dispiacerebbe molto” conclusi la frase lasciata in sospeso. Marisa sorrise e confermò, al che io ripresi,velatamente ironico: “Naturalmente non cercherai di osservarci di nascosto ,ne di ascoltarci vero?”, al che lei sbottò: “Certo che vi “spierò” e sono inoltre certa che non riuscirò a non toccarmi, ma dato che non parteciperò, concedimi almeno quello. Certamente però Angela non dovrà saperne nulla”.

Assentii e le chiesi di far sapere alla nipote una cosa: “Dille di indossare quelle ciabatte alte di sughero che calzava quando ci siamo visti; sono arrapantissime”. Marisa non si scompose, sapeva bene la mia sviscerata passione per le calzature ed i piedi, confermandomi che l’avrebbe fatto presente e aggiungendo suadente: “Non vedi l’ora di leccarle i piedi e di sborrarci sopra vero?”. Intanto la sua “opera” di mano continuava, il mio cazzo era rigidissimo pronto ad esplodere, allora lei, rivolgendosi al suo indirizzo balbettò lascivamente: “Adesso bello dammela tutta, inondami e fammi sentire il tuo sapore”; così dicendo aumentò il ritmo della masturbazione che immediatamente dette i risultati cercati : un primo potente getto di sborra, seguito da altri altrettanto corposi, investì Marisa sul viso e questa subito indirizzò il getto sul suo petto e sulle sue labbra, lasciando qui sfogare il cazzo che si stava svuotando. Fu una sega fantastica. Ora su trattava di aspettare che concordasse l’incontro con Angela e me lo comunicasse. La cosa andò a buon fine in brevissimo tempo, del resto non si profilavano particolari impedimenti, tutti eravamo quasi sempre liberi il pomeriggio e non si doveva neppure spostarci per evitare sguardi indiscreti ne trovare una location adatta allo scopo. Il pomeriggio stabilito ci vide tutti e tre nel salotto di Marisa che,quasi come una metresse fece gli onori di casa; era vestita in modo molto sportivo con una tutina gialla aderentissima che l’aiutava anche a sostenere le sue curve non più freschissime, mentre ai piedi, anziché avere le classiche sniker come avrebbe dovuto essere la prassi, aveva calzato una ciabattina da sera altissima con listini sottili che lasciavano scoperto tutto il piede perfettamente curato (intuii che ciò fosse stato fatto per me, conoscendo le mie manie e soprattutto per farmi eccitare a quella vista). Il normale reciproco imbarazzo iniziale fu quindi subito fugato dalla sua disinvoltura che fece in modo di farci sentire a nostro agio, quindi, una volta “rotto il ghiaccio” , Marisa si allontanò asserendo che l’aspettavano alcuni non meglio precisati lavoretti in cantina posta nel seminterrato dell’abitazione. Io e Angela rimanemmo soli, un velato disagio fra noi stava riprendendo piede quando fu la sua intraprendenza ad evitare che ciò accadesse. “Ho saputo che ti piacciono le mie ciabatte; le ho messe di proposito, ma non riesco a capire, sono normalissime ciabatte, comprate sul mercato ; non ci vedo quel così grande interesse che la zia mi ha detto suscitano in te” mi disse muovendo il piede , sollevandolo da terra e osservandolo in tutte le sue inclinazioni. Inutile dire cosa provai in quel momento vedendo “ l’oscuro oggetto del mio desiderio” muoversi e oscillare davanti ai miei occhi; inoltre non potei fare a meno di notare la particolare cura che Angela aveva avuto per le sue dita già perfette nella loro conformazione e rese ancor più speciali dal colore rosa antico delle unghie esemplarmente smaltate. Cercai di spiegarle,senza convinzione dato che ero distratto dalla splendida visione, la mia ossessione per i tacchi e i piedi; ossessione che si può definire feticismo, ma che per Angela rimase una semplice mania. “Penso che mia zia ti abbia messo al corrente della mia situazione” esordì Angela, continuando: “Non vorrei però che tu …”; io la interruppi dicendole che non c’era alcun problema, si sarebbe trattato solo ed unicamente di una questione di sesso e mai mi sarei permesso di formulare giudizi sui suoi confronti. Lei sembrò rincuorata e tornò ancora una volta sull’argomento relativo alle sue ciabatte e ai suoi piedi. A questo punto decisi di passare all’azione, la feci alzare e l’accompagnai verso la camera dove la feci sedere sul letto e stendere. “Adesso rilassati e lasciami fare. Chiudi gli occhi , cerca di percepire tutte le sensazioni che il tuo corpo ti trasmette senza pensare da quale parte di esso provengono e fai in modo di lasciarti andare completamente” le sussurrai dolcemente e presale un piede con calzata la ciabatta, iniziai a sfiorarglielo con le labbra, poi pian piano feci uscire la lingua che depositò su di esso un leggero velo di saliva. Con gli occhi cercai il suo viso che,dopo un primo momento di perplessità, si rilassò al tenero contatto abbozzando un leggero sorriso; i suoi occhi si chiusero mentre il respiro si fece più regolare. La mia lingua frattanto divenne più incisiva e saettante passando dalle dita al dorso alla pianta al tallone per risalire fino alla caviglia e ridiscendere sulle dita non disdegnando la patta della ciabatta e depositandovi una gran quantità di saliva. Il suo respiro nel frattempo cominciò a farsi più ansimante mentre alcuni mugugni fuoriuscirono dalla sua bocca ora dischiusa :”Mmmmm. E’ bellissimo”. A quel punto dedicai la stessa attenzione anche al secondo piede del quale presi a succhiare delicatamente, ma profondamente, l’alluce,mentre Angela, ormai coinvolta dalla situazione, sollevò oscenamente la gonna mettendo in mostra due splendide gambe e cominciò a far scivolare le sue mani sulle mutandine già bagnate del suo umore. Risalii allora con la bocca lungo quelle gambe che sentii fremere sotto le mie labbra fino a raggiungere la figa ancora coperta dall’intimo, ma che lei prontamente scostò per darmi modo di appoggiargliele direttamente a contatto della pelle. Il caratteristico profumo di femmina che emanava la sua figa era molto persistente mentre il suo umore prese a sgorgare copioso sulla mia lingua. Questa si fece largo fra il folto pelo raggiungendo in breve la sorgente del piacere iniziando a leccarla decisa gustandone il sapore acidulo . Nel frattempo il mio cazzo si era notevolmente indurito e dovetti “metterlo in libertà” per non sentire dolore; questi infatti, appena districato dall’infelice posizione, svettò pulsante verso l’alto; Angela percepì la “sua” presenza, aprì per un attimo gli occhi che sembrarono gioire a quella vista e quindi la sua mano si allungò per impossessarsi dell’asta. Mi sollevai per favorirle l’operazione cosicché il mio viso si trovò in prossimità del suo avvertendone il respiro sempre più profondo; osservai le sue labbra dischiuse, i nostri occhi si incrociarono per un istante poi lei ritornò a chiuderli mentre mi sembrò che allungasse la sua bocca verso la mia. Feci altrettanto e un caldo bacio con un sensuale scambio di lingue e di saliva suggellò il nostro desiderio.

Mi attirò con forza contro di sé con la mano libera e quando ci staccammo per riprendere fiato, mi sussurrò lascivamente : “Adesso scopami. Ti voglio tutto dentro”. Sembrò, dal tono, più un ordine che un desiderio, a cui non opposi alcuna resistenza; mi liberai , non senza disagio,dei calzoni, appoggiai il cazzo durissimo all’ingresso anelante della sua figa, ingresso tenuto sgombro dall’intimo che ancora portava dalla sua mano, attesi come un segnale inconscio da parte sua, gesto che immediatamente arrivò: il suo bacino si inarcò verso di me cercando la penetrazione. Assecondai il suo movimento e mi ritrovai completamente dentro di lei col cazzo avviluppato da un gradevolissimo calore. Iniziai a spingere e a scorrerle dentro con ritmo sempre crescente; le sue gambe si incrociarono sulla mia schiena, il suo respiro divenne più affannoso e quando percepì di essere ormai vicina all’orgasmo quasi mi urlò :”Vienimi dentro. Riempimi tutta”. Avvertii un getto potente di sborra sgorgare dal mio cazzo e, inondando quella figa già copiosamente bagnata , mescolarsi al piacere di Angela che all’unisono aveva goduto con me. Il tutto era durato pochissimo, ma il piacere provato era stato incredibile. Le sue gambe allentarono la presa così io mi lasciai scivolare appagato al suo fianco mentre anche lei si abbandonò al completo relax. Per alcuni istanti restammo in silenzio , non so se per apprezzare ancor meglio il piacere appena provato e se perché non sapevamo cosa dire; fatto sta che per un momento mi tornò in mente Marisa la quale, probabilmente dietro la porta chiusa, pensai non avesse sentito un gran che del nostro dialogo, sia per la sua breve durata sia per il tono sommesso usato, e che certamente si era si masturbata, ma aveva sicuramente dovuto lavorare molto di fantasia, per cui sarebbe stata abbastanza nervosa nei nostri confronti. “Non hai niente da dirmi” furono le parole di Angela che mi distolsero dai pensieri verso la zia, “Cosa dovrei dirti” risposi, “Che è stato bellissimo, che ho goduto molto e che lo rifarei. E’ questo che vuoi sentirti dire?” conclusi un po’ ironicamente. “No, vorrei solo che fossi sincero con me; non mi servono falsi elogi prestazionali. Vorrei solo che mi dicessi come ti sei trovato a scopare con me, visto che quasi non ci conosciamo. Potrebbe magari esserti sembrato di farlo con una prostituta” ribadì un po’ stizzita lei, che vide interrompersi la sua frase dalla mia lingua che prepotentemente si fece largo nella sua bocca, ricevendone corresponsione. “Spero di farlo ancora presto” fu la mia conseguente laconica risposta a completamento di quel bacio che voleva dir tutto. Due colpetti sulla porta seguiti da un : “Volete un caffè? Un succo?” ci fecero tornare alla realtà; era Marisa che, fin troppo premurosa, non vedeva l’ora di sincerarsi come stessero le cose. Io e Angela ci guardammo come a cercare il consenso reciproco per l’ingresso della zia, facemmo spallucce, al punto in cui eravamo sarebbe stato inutile trincerarsi dietro a falsi pudori, e, mentre io coprii con un lembo del lenzuolo le mie nudità, più per falso pudore che altro e lei, avendo ancora infilata la gonna benchè completamente sollevata, gonna che prontamente fece scendere più per un senso di simulata moralità che per effettiva volontà, rispondemmo insieme: “Vieni pure”. Marisa entrò con un vassoio in mano, ancheggiando sui tacchi altissimi e ancora fasciata nella sua tutina; fece finta di non guardarci, anche se in effetti i suoi occhietti ci scrutavano dappertutto alla ricerca di un segno, un gesto, uno sguardo, che le facesse capire meglio, più di quanto già non immaginasse, quanto era successo nella stanza poco prima. Angela ,a questo punto, le chiese di fermarsi anche lei per il caffè facendole segno di sedersi sul letto, cosa che la zia non si fece ripetere. Il dialogo a tre fu molto gioviale ed esplicativo, anche se condito da tanti doppi sensi e battutine, ma Marisa capì benissimo come fossero andate le cose anche leggendo la soddisfazione che t****lava dal viso della nipote. Intuii, dal suo comportamento e dalle sue parole,che non avrebbe opposto nessuna resistenza se qualcuno di noi due si fosse “fatto avanti” nei suoi confronti; infatti si era seduta con una gamba sotto al sedere facendo in modo che la ciabattina oscillasse maliziosamente con un dangling ricercato (sapeva che la cosa mi faceva impazzire) , continuava ad umettarsi le labbra con la lingua mentre i suoi occhi esprimevano, nei confronti della nipote, un desiderio che neppure la masturbazione appena messa in pratica aveva sopito. Credo che anche Angela avesse intuito qualcosa in merito (chiunque con un briciolo di malizia lo avrebbe capito), ma fece finta di niente, al che Marisa, dopo alcuni minuti tornò,con una scusa, nell’altra stanza portando con sè le tazzine vuote e salutandoci con un : “Fate con comodo” che le lasciò probabilmente un bel po’ di amaro in bocca. Appena soli Angela si rivolse a me dicendomi: “Hai visto come è rimasta delusa la zia? Secondo me avrebbe voluto scoparti”, ed io conclusi: “Secondo me voleva scopare te”. Angela rimase un istante in silenzio poi riprese: “Dici?. Non ci avevo mai pensato di farlo con un’altra donna, ma ora……..devo dire che la cosa, qualora si verificassero i presupposti, mi stuzzicherebbe; ma con mia zia no; penso che non ci riuscirei; sarei imbarazzatissima”. “Ma se si verificassero i presupposti però…..” le feci eco con tono mellifluo mentre la mia mano si era posata sulle sue gambe muovendosi con lieve sfioramento. “Vuoi ancora scopare ?” mi chiese, e la mia risposta fu : “Perché tu no ?” ; ci sorridemmo vicendevolmente, in un istante la sua gonna si ritrovò ai piedi del letto raggiunta subito dopo dalle mutandine; a quel punto Angela mise in mostra tutta la sua natura di femmina con un folto pelo biondiccio e una pancia che cominciava a mostrare un accenno di rotondità dovuto al suo stato. Le chiesi di alzarsi e di calzare di nuovo le ciabatte di sughero; l’osservai con sguardo libidinoso mentre lei , al lato del letto, scherzò facendo una piroetta per farsi osservare meglio. Anche il suo sedere era ben tornito e metteva in risalto un roseo buchetto che a prima vista mi sembrò ancora vergine. “Sei una splendida futura mammina” esclamai e come risposta Angela si inginocchiò sul letto e impossessatasi del mio cazzo già perfettamente in tiro, iniziò a masturbarlo lentamente.

Le nostre bocche tornarono a cercarsi e si unirono in un caldo bacio, quindi lei si mise a cavalcioni su di me e con un solo colpo si impalò fino in fondo. Un gemito di appagamento s**turì dal profondo della sua gola intanto che le sue mani presero a massaggiare vigorosamente i suoi seni duri ed eretti, poi, facendo forza sul mio torace per sollevarsi col bacino, iniziò a cavalcarmi con ritmo che cambiava a seconda del piacere che stava provando. La lasciai fare, cercando ,nonostante non fosse semplice, di trattenermi dal godere subito; sentivo il mio cazzo che si scappellava tutto lasciando il nervo completamente scoperto mentre il suo respiro si faceva sempre più intenso. “Sono io che ti scopo adesso” riuscì a dirmi fra un gemito di piacere e l’altro, e ciò mi fece capire che Angela stava lasciandosi andare completamente: era una perfetta macchina di piacere, molto esigente, ma anche molto disponibile a concedersi. Il ritmo della sua cavalcata cambiava in continuazione seguendo il grado di eccitazione che provava, poi cominciò ad aumentare fino a raggiungere il culmine dell’orgasmo che,una volta raggiunto, la fece quasi urlare di piacere, mentre sollevandosi e sfilandosi dal cazzo, mi riversò addosso un potente getto di liquido caldo. Anch’io a quel punto mi abbandonai e le sborrai copiosamente sulla figa oscenamente aperta. Angela quindi si lasciò scivolare su di me ansimante, mi abbracciò cercando ancora le mie labbra che baciò e leccò come per dimostrarmi il grande piacere provato. Più tardi, una volta rivestiti, uscimmo dalla camera e trovammo Marisa in attesa, seduta sul divano del salotto intenta a leggere un libro ( secondo me aveva riletto chissà quante volte la stessa riga visto il nervoso tamburellare delle sue dita sulla copertina ). “Tutto a posto ? ”, furono le sue prime parole, pronunciate con una punta di sarcasmo. “Si, tutto bene” fu la laconica risposta di Angela che, avendo intuito il momento poco felice, non aggiunse altro, salutò me e la zia congedandosi e se ne andò. Fra noi calò a quel punto una cappa di gelo, al che intervenni subito per fare chiarezza. “E’ inutile che ti incazzi” esordii, “ La situazione la conoscevi benissimo anzi, se non fosse stato per te, non saremmo mai arrivati a questo punto” conclusi, al che Marisa rispose: “E’ vero; scusami , ma è stato più forte di me. Il saperti nell’altra stanza con un’altra donna mentre la stai scopando mi ha fatto andare su tutte le furie. Magari chissà quante te ne sarai fatte in questi ultimi tempi, ma una cosa è sospettarlo e un’altra è esserne sicuri: oggi ne ero certissima, specialmente dopo essere entrata nella stanza e avervi visto stesi sul letto”. Lo sfogo le uscì tutto d’un fiato al che, quando si interruppe, da quel gran porco che sono , l’incalzai con voce melliflua: “Non sarà che ci sei rimasta male perché non ti abbiamo chiesto di partecipare ?” . Lei istintivamente a quella mia affermazione,dopo un attimo di silenzio, mi urlò contro : “Ma sei pazzo; per chi mi hai preso”, ma subito dopo la sua voce si quietò : “E poi con mia nipote per di più; sei proprio un depravato”. La lasciai calmare del tutto e ripresi: “Allora l’unico problema sarebbe la nipote, altrimenti la risposta sarebbe stata affermativa”, al che lei replicò farfugliando che stavo sfruttando la sua arrabbiatura per mandarla in confusione e non si rendeva neppure conto di cosa stesse dicendo. “Pensa” , ripresi allora con calma a dire “Anche Angela ha lo stesso pensiero in merito; si vede proprio che siete parenti. Peccato”, e lasciai cadere la frase in attesa di risposta, ma soprattutto per darle modo di rifletterci sopra. “Sapevo che eri un porco, ma mai avrei creduto che potessi arrivare a pensare a tanto” affermò, dopo alcuni secondi, Marisa, anche se il tono di voce lasciava t****lare un non so che di curiosità e di interesse. La cosa,per il momento, finì lì; l’argomento era stato sollevato, ora si trattava di lasciarlo maturare ; di positivo c’era che da parte di entrambe le donne non avevo riscontrato un rifiuto netto alla mia boutade ; tutte e due avevano lasciato trasparire una , forse seppur minima, possibilità alla sua messa in pratica.
Passarono alcuni giorni e una mattina un sms di Marisa mi chiese se il pomeriggio seguente avessi avuto possibilità di andare da lei dato che la nipote “Aveva bisogno”. Sorrisi mentre rispondevo al messaggio pregustando una nuova scopata con la donna incinta : la cosa mi stimolava sempre più. Mi chiesi anche come la stesse prendendo Marisa, dato che ultimamente non ci eravamo più visti e ora si trovava nella condizione quasi obbligata di “soddisfare” i desideri della nipote avendo creato un precedente; probabilmente non era affatto soddisfatta di come si stavano evolvendo le cose, ma, del resto, non ero stato io a chiedere di scopare ancora Angela. Il pomeriggio concordato ci ritrovammo tutti e tre nel salotto di Marisa; all’euforia di Angela si contrapponeva il mutismo mal mascherato di Marisa che, anche di fronte ad un mio complimento a lei indirizzato, rispose con un sorrisino di circostanza alquanto tirato. Feci finta di niente, riservandomi di chiarire, una volta per tutte a quattr’occhi, la situazione creatasi e, allungata la mano verso Angela a mò di invito, con questa mi indirizzai verso la camera da letto. Immaginai la rabbia che covava in Marisa, la quale comunque fece finta di nulla, dicendo che aveva da fare in cucina. Il furore di Angela appena chiusa la porta alle nostre spalle, mi colse di sorpresa; la sua bocca si incollò prepotentemente sulla mia intanto che la sua lingua frugava insistentemente alla ricerca di un concitato contatto. Dovetti convincermi che, le dicerie per cui una donna incinta è sempre eccitata e sempre vogliosa durante il periodo di gestazione (probabilmente a seguito di fattori ormonali), rispecchiano la pura verità. Angela sembrava assatanata e si “donava” , con tutte le sue grazie, in modo completo e coinvolgente, dimostrandomi la sua incondizionata disponibilità ad essere posseduta. In breve i nostri corpi si trovarono nudi ancor prima di raggiungere il letto con i nostri abiti sparpagliati tutto intorno frutto di un impeto inimmaginabile.


Non senza fatica raggiungemmo il talamo sul quale fui spinto ad adagiarmi supino; subito Angela mi venne a cavalcioni iniziando a sfregare la sua figa bollente e oscenamente dilatata sul mio cazzo già duro come il marmo. Il suo movimento veniva compiuto in modo di evitare la penetrazione, anche se era impossibile che ciò non potesse avvenire viste le nostre condizioni, ma la sua abilità in tal senso fece in modo che entrambi provassimo immenso piacere col semplice reciproco sfregamento dei nostri sessi. Angela, ad occhi chiusi per meglio assaporare la sensazione, guidava, appoggiandosi sul mio petto, il movimento del suo bacino facendo in modo di trarne il massimo godimento; la sua figa continuava a colare bagnando copiosamente la mia asta che tentava in tutti i modi di penetrarla, azione che lei ,con grande competenza, riusciva a evitare, portandomi ad estremi livelli di eccitazione. “Non essere impaziente” continuava a ripetermi; “Voglio farti impazzire prima di darti il giusto premio alla tua spasmodica attesa” continuava ormai in estasi e coinvolta completamente dal contesto creatosi. Nel frattempo nella stanza era entrata silenziosamente Marisa che si fermò in nostra contemplazione ai piedi del letto; percepii la sua presenza e, incrociando il mio sguardo col suo, feci finta di nulla, quasi come assentire sul ciò che prevedevo sarebbe successo di lì a breve. Angela, essendo di spalle, ad occhi chiusi e presa com’era dall’ eccitazione, non si accorse della zia, continuando nella sua azione di godimento. Marisa era in slip e reggiseno neri, ma di una forma e di una misura che a stento contenevano le sue grazie; aveva inoltre infilato due calze a rete autoreggenti a maglia grande da puttanone e calzava due ciabattine col tacco a spillo vertiginoso. Dopo alcuni attimi di ammirazione, si avvicinò a noi salendo in ginocchio sul letto e, delicatamente, appoggiò il suo corpo,cingendolo, alla schiena della nipote intanto che con la lingua prese a leccarle il collo , la nuca e dietro le orecchie. Angela ,al primo istante, trasali irrigidendosi; si girò in direzione della zia incontrando i suoi occhi . “Oh zia, cosa stai facendo” furono le sole parole che fra i sospiri riuscì a profferire, poi un leggero abbozzo di sorriso spuntò sulle sue labbra, la tensione creatasi in lei si stemperò, gli occhi tornarono a richiudersi mentre Marisa, ricevuto così tacitamente il suo consenso, iniziò a sussurrarle all’orecchio: “Stai tranquilla. Non volevo lasciar solo il mio “cucciolo”. Perché tu sei il mio cucciolo vero? Questo sarà il nostro piccolo segreto”. A queste parole Angela si sciolse completamente, il suo corpo cercò di copiare i movimenti sinuosi di quello della zia che intanto si stava dedicando con la sua lingua saettante alla schiena della nipote. “Si zia. Così, continua, non fermarti. Fammi sentire la tua lingua. Chi meglio di te può soddisfarmi in questa esperienza” esclamò Angela ruotando il suo capo alla ricerca delle labbra morbide della zia. Questa non aspettava altro; abbandonò la sinuosa schiena abbondantemente insalivata e portò la sua bocca a contatto con quella della nipote. Il bacio conseguente fu dolce ma nel contempo energico ed estremamente erotico ; le due lingue si incrociarono mentre Marisa si era impossessata dei seni di Angela e li massaggiava stimolando i capezzoli che si erano irrigiditi e ingrossati. Quindi, su sollecitazione della zia, la nipote riprese la sua “cavalcata” intanto che la sua schiena ritornò ad essere percorsa dalla sua calda lingua. Angela era stravolta, stava godendo come non mai alla mercè di un cazzo marmoreo infilato dentro di lei fino alle viscere e della lingua della zia che ben sapeva come leccarla e baciarla dappertutto al fine di portarla all’estremo piacere. “Mi state facendo morire” ripeteva sommessamente, quasi impotente, in nostro potere, mentre Marisa aveva raggiunto con la bocca la sua figa piena di cazzo e di umori ed aveva cominciato a slinguarla non disdegnando di dedicare qualche attenzione all’asta turgida che la stantuffava implacabile. Quando si rese conto che Angela stava per avere un potente orgasmo, si sollevò, l’abbracciò stringendola di nuovo per la schiena e, continuando a passarle la lingua sul collo, prese a sussurrarle lascivamente: “Brava, lasciati andare. Fai vedere alla zia come sa godere il suo cucciolo. Non avrei mai pensato che fossi così porca. Avanti dimmelo, fammi sentire che stai godendo”. A quelle parole Angela non si trattenne più e con un urlo gutturale esplose in tutto il suo piacere: “Siiii. Godo molto. Non fermatevi, continuate . Siete due maiali, ma io voglio essere la vostra troia”. Dalla sua figa pulsante un caldo getto di liquido sgorgò potente,mentre Marisa cercò di raccoglierne il più possibile con la mano che prima portò alla sua bocca e poi accostò a quella della nipote invitandola:”Senti com’è buona.E’ la tua; leccala”. Angela non si fece pregare passando fra le dita della zia la sua morbida lingua. Io nel frattempo, pur esterrefatto dal contesto creatosi, non avevo ancora sborrato; Marisa lo capì e immediatamente spostò la nipote dalla sua posizione sopra di me e preso il suo posto, si infilò il mio cazzo dentro di lei fino in fondo. Un rantolo di piacere uscì dalle sue labbra: “Finalmente, non vedevo l’ora di sentirlo” e la sua “cavalcata ebbe inizio. Al punto di eccitazione in cui mi trovavo la scopata non avrebbe potuto durare molto, infatti in breve un getto di sborra riempì la sua figa fuoriuscendo lateralmente dalle grandi labbra; Marisa continuò a “cavalcare” finchè anch’essa raggiunse l’orgasmo che anelava per poi lasciarsi scivolare sul mio petto a cercare la mia bocca. In breve ci trovammo tutti e tre distesi vicini; nessuno parlò, ma ormai eravamo consapevoli come ogni commento fosse superfluo : avevamo goduto immensamente, desideravamo sicuramente replicare l’esperienza e soprattutto si erano superati tutti i tabù che fino a qualche ora prima parevano insormontabili, ma, dagli sguardi che ci scambiavamo, capimmo di non essere ancora appagati. Fu Marisa infatti che prese l’iniziativa, si impossessò del mio cazzo cominciando un sensuale massaggio per farlo tornare in tiro, quindi, quando lo scopo fu raggiunto (non ci volle poi tanto) , si dedicò ad un sapiente inizio di masturbazione con annessi colpi di lingua sullo scroto al fine di mantenerlo sempre bagnato. Angela osservava la zia sotto altri occhi, probabilmente mai l’avrebbe immaginata così porca , specialmente in sua presenza, ma dovette prendere atto che quella vista la stava eccitando sempre più.
Ricordò la sua gioventù, quando Marisa le faceva il bagnetto in assenza della madre e cercò di trovare in quei gesti così naturali una punta di malizia nei suoi confronti e, non riuscendo a trovarne, fece in modo di inventarsela cosicchè , una volta sola, avrebbero portato la zia a furiose masturbazioni nel pensiero della nipote. Tutto questo non fece che accrescere la sua eccitazione e,quasi senza volere, si ritrovò con la sua mano affondata nella figa grondante di Marisa che aveva,di pronta risposta, allargato oscenamente le gambe. La sua mano si ritrovò subito bagnata di umore mentre i gemiti della zia iniziarono a crescere di intensità: non era da tutte farsi toccare e sditalinare dalla nipote. Io mi ritrovai quindi col cazzo pronto a una nuova sborrata fra le mani di Marisa, mentre questa seguiva il ritmo della masturbazione dettato dal godimento che stava provando al contatto della mano di Angela. Solo quest’ultima si limitava a dare piacere ed a osservare la scena non provando nessuno stimolo diretto,ma avendo il grado di eccitazione alle stelle; fu così che allora l’attirai verso di me cercando la sua bocca con la mia. Angela non si fece pregare, dischiuse le labbra pronta a ricevere la mia lingua insalivata. Il bacio che ne seguì fu intensissimo e carico di sensualità, quasi come forma di riconoscenza verso di me per quanto stava succedendo e a dimostrazione dell’immenso piacere che stava provando. Marisa vide il nostro atteggiamento e non volle restarne esclusa, quindi allungò anch’essa la bocca verso le nostre labbra quasi come fosse alla ricerca di qualcosa che le mancasse. Io ed Angela ci staccammo un istante facendo in modo di accoglierla fra di noi; la sua lingua allora si insinuò fra le nostre labbra cercando il contatto in uno scambio di lingue a tre. Quindi lei si dedicò (si capiva che non vedeva l’ora) completamente alla nipote “possedendola” furiosamente in bocca e riversandole dentro una gran quantità di saliva. Angela corrispose in pieno ed io mi vidi costretto quasi a defilarmi anche se il mio cazzo era ancora decisamente in possesso di Marisa che non smetteva di masturbarlo. Mi avvicinai ,a questo punto, all’orecchio della zia e le sussurrai con tono perentorio: “Voglio il suo culo”; lei non si scompose, aprì per un istante gli occhi sbattendo le palpebre in segno di consenso e riprese a leccare il viso e il collo della nipote sempre più sensualmente mentre questa si era ormai completamente abbandonata al piacere che stava provando e la sua figa colava copiosamente. Abilmente Marisa la fece posizionare a pecorina non staccandosi mai da quel corpo e da quelle labbra sia con la bocca sia con le mani e fece in modo di sistemarsi di fronte a lei. L’opera di toccamento e masturbazione stava dando i suoi frutti; Angela si lasciò “condurre” e “posizionare” come voleva la zia che la stava portando a un livello di estrema eccitazione. Dalle sue labbra dischiuse un susseguirsi di mugugni e di sospiri di piacere sempre più profondi mi fecero capire che la donna era ormai disponibile ad accettare qualunque cosa le fosse stata proposta ed era quindi pronta a tutto pur di soddisfare la sua libido a quel punto giunta al limite. Osservai il suo culo in posizione perfetta per la penetrazione rendendomi conto, dalla dilatazione dell’ano, come non fosse la prima volta che veniva inculata : “Meglio così” pensai, “ Vorrà dire che non dovrò stare particolarmente attento al dolore che potrei procurarle”. Il mio cazzo era un bastone di marmo che mi premurai di bagnare copiosamente raccogliendo con la mano la mia saliva e distribuendola lungo l’asta; allo stesso modo passai le dita bagnate sulla rosea fessura che subito “rispose” al contatto dilatandosi ulteriormente: era pronta! Avvicinai allora la punta, gonfia all’inverosimile, al foro anale, la feci scivolare un poco esternamente sulla fessura già lubrificata, poi di colpo l’introdussi forzando l’entrata. Un debole lamento mi fece intendere che era arrivata fino in fondo e che Angela stava sentendo piacevolmente quel cazzo che le riempiva il suo culo. Marisa intanto continuava a leccare il viso e la lingua della nipote quasi a farle capire che lei era lì, vicina a sostenerla (nonostante avessi intuito che non ce ne fosse bisogno poiché il mio cazzo si era introdotto perfettamente dentro di lei senza alcuna fatica, segnale che quell’ano era abituato a quelle penetrazioni). Dopo essermi fermato un istante tutto dentro di lei, cominciai il movimento di stantuffamento in modo prima delicato , poi sempre più veloce e profondo. Angela, ad occhi chiusi e con la bocca spalancata, sembrò gradire mentre il suo respiro si faceva sempre più affannoso; Marisa nel frattempo continuava a baciarla , leccarla facendole sentire la sua presenza e le sussurrava: “Brava, così. Si vede che stai godendo. Sei proprio una maialina” e ancora “Voglio la tua lingua, fammela sentire fino in fondo e dimmi quando stai venendo che la voglio bere tutta”. Angela si muoveva lascivamente seguendo i miei movimenti finchè poco dopo il suo corpo ebbe un fremito, la sua figa si dilatò ancora di più e cominciò ad emettere fiotti di liquido. “Godo ,non fermarti” urlò al mio indirizzo intanto che il mio cazzo la profanava sempre più deciso e Marisa, portata la bocca sulla sua figa, leccava avidamente tutto quanto ne usciva. In breve anch’io raggiunsi l’apice del piacere e le scaricai nel culo una gran quantità di sborra calda che ,colando fuori dal suo ano, fu preda anch’essa della lingua vorace della zia la quale si stava masturbando furiosamente per arrivare, cosa che puntualmente avvenne, pure lei all’estremo godimento. Mai mi era successo di godere in tre quasi contemporaneamente, e la cosa mi dette una soddisfazione immensa e penso che pure le due porche fossero completamente soddisfatte. Ci ritrovammo così tutti e tre abbracciati, con il nostro sudore che si fondeva ai nostri umori in un miscuglio acre ma erotico nel tempo stesso, quindi più tardi, una doccia ristoratrice ci fece ritornare del tutto in noi mentre una risata collettiva ci fece capire quanto eravamo soddisfatti dell’accaduto.... Continue»
Posted by heirich 2 years ago  |  Categories: Group Sex  |  Views: 1170  |  
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La mia mamma Daniela



Mia madre come tutte le mattine, uscì di casa verso le nove per recarsi in ambulatorio, la sua attività di medico generico l'assorbiva totalmente e nonostante l'elevato numero di pazienti riusciva a conciliare il lavoro con la famiglia.La sua vitalità e la sua professionalità la rendevano una donna realizzata di bel aspetto di appena 40 anni con una famiglia composta da me da mia sorella Licia e da un gatto soriano di nome “lampo” vivevamo in una cittadina romagnola in una graziosa villetta comperata da mio padre prima che lui ci lasciasse causa un incidente stradale avvenuto cinque anni prima.Licia è sempre stata la donna dei miei sogni buona, intelligente, e sempre pronta ad aiutarmi nei momenti di difficoltà, l'unico problema era che portava il mio cognome ed era mia sorella, un piccolo particolare che faceva frenare tutti i miei sogni e le mie fantasie a volte non proprio fraterne.Da due anni a questa parte mia sorella frequentava il DAMS a Bologna con ottimi risultati, pertanto io e mia madre eravamo spesso da soli a casa, normalmente lei tornava a casa nel fine settimana e per noi ma in particolare per me il suo ritorno mi rendeva felice.Io e Licia avevamo molti punti in comune la fotografia, le attività artistiche e il teatro ci accomunavano sia nella ricerca che nella pratica dal momento che tutti e due praticavamo queste forme di espressioni culturali.Daniela questo era il nome di mia madre, per me rappresentava un punto di riferimento molto importante e lei ricambiava questo mio affetto con molto amore, amavo mia madre al punto che quando usciva con i suoi colleghi per recarsi alle cene o ai simposi medici provavo un senso di malessere di ansia che vagamente assomigliava alla gelosia.... ero molto possessivo nei suoi riguardi.Questa mia dichiarazione di affetto verso Daniela poteva essere scambiato per una dichiarazione d'amore ed in effetti lo era....avevo sempre avuto un amore sviscerato per le donne della mia famiglia e in particolare per mia madre amavo il suo modo di parlare, di muoversi, di gestire le nostre vite, di essere donna, adoravo il profumo della sua pelle la sua femminilità insomma amavo tutto di lei.Nella ricorrenza del mio diciottesimo compleanno alcuni mesi prima mia madre mi regalò una splendida macchina fotografica con la precisa richiesta, conoscendo la mia bravura con la fotocamera, che le avrei fatto degli s**tti fotografici. Nonostante il passare delle settimane questa promessa non fu possibile mantenerla per impegni suoi o per motivi di studio miei, finché un pomeriggio essendo entrambi liberi da obblighi di lavoro e di studio le proposi di fare qualche foto.Lei accettò subito con entusiasmo e mi chiese dove avremmo fatto le foto, non fu sorpresa quando le dissi che il luogo migliore sarebbe stato il mio piccolo studio situato nell'attico della nostra casa e dopo averla messa al corrente sul tipo di ripresa e quali accorgimenti avrei dovuto adottare per fare dei buoni primi piani salimmo le scale che portavano al mio studiolo.Lei mi precedeva e non potei fare a meno di ammirare le sue gambe, affusolate e belle fasciate dal velatissimo nylon delle calze strani pensieri che ben poco avevano di filiale si sovrapposero nella mia testa.Con calma apri la porta del mio studiolo e feci entrare mia mamma, le pareti erano tappezzate di foto di paesaggi, di primi piani delle mie amiche e anche di mia sorella Licia, immagini s**ttate in tempi diversi con prove di stampe e gigantografie molto belle ed imponenti....ma mia madre rimase colpita per non dire tramortita quando vide alcune foto di Licia in mutandine e reggiseno e altre con solo i collant e a petto nudo.La feci accomodare su di una seggiola ma notai che il suo sguardo continuava a fissare le foto di mia sorella e con una domanda a bruciapelo disse: ”Spero vi siate fermati lì” Con aria provocatoria, le risposi:“Ma mamma dopo quando abbiamo scopato abbiamo usato il preservativo”Lei rimase con la bocca spalancata e prima che le venisse un infarto aggiunsi: “Dai sto scherzando”Cominciai con alcuni primi piani le ripresi il volto da diverse angolazioni, la sua pelle era liscia come quella di una diciottenne, mia madre era veramente bella, l'abbigliamento curatissimo e il suo fisico magro e asciutto le toglievano una decina di anni dalla realtà anagrafica.Passai poi ad alcune foto d'insieme, la ripresi in piedi, in campo lungo, frontalmente e di profilo lei rimase molto entusiasta del servizio che le stavo facendo, e in quel momento un'idea che covava già da molto tempo dentro la mia testa si ripresentò.....senza pudore e al limite della follia le proposi di fare alcune fotografie un po più spinte.Lei sgranò gli occhi incredula, mi fissò meravigliata e rimase alcuni secondi con la bocca spalancata poi disse:"Ma Giuliano sei pazzo, vorresti fotografare tua madre nuda”.Senza verecondia e con sfrontatezza le dissi: “Si mamma mi piacerebbe farti delle foto come ho fatto a Licia”La vidi trasecolare, e capii il suo imbarazzo mi avvicinai l'accarezzai e la baciai sulle guance poi tranquillità aggiunsi: “Mamma guarda che la mia è una proposta mica sei obbligata”Però con calcolata perfidia le feci capire che a me sarebbe piaciuto molto, mi avvicinai di nuovo e nuovamente la baciai, non più sulle gote ma sulle labbra, fu un bacio leggero ma significativo lei mi guardò con curiosità e disse con aria provocatoria e di sfida: “Va bene facciamo queste foto però non nuda”Ero felice il mio sogno si stava avverando, mia madre si tolse la camicetta rimanendo con il reggiseno, poi fu la volta della gonna scendere lungo le lunghe gambe coperte dai collant chiari, un piccolo triangolino rosa di pizzo ricopriva il suo inguine.....e lo spogliarello era solo a metà della sua esecuzione.Il mio pene ebbe una vistosa erezione e la cosa non passò inosservata, lei con aria severa si ricompose velocemente rendendosi conto della fragilità della barriera esistente fra due persone di sesso diverso, anche se consanguinee, le andai incontro e le dissi:“No mamma ti prego non andare via ti voglio bene”L' abbracciai la strinsi forte sentii la sua agitazione e mi chiese:“ Ma tu Giuliano cosa vuoi da me”Con un filo di voce le dissi:”Voglio te mamma voglio il tuo corpo” La senti vibrare, come percorsa da una scarica elettrica “Ma ti rendi conto di quello che mi chiedi”Sussurrò con voce flebile.“Si mamma voglio fare l'amore con te” La sua reazione fu decisa, netta senza alcun ripensamento si rivestì ed uscì dal mio studio, lasciandomi triste e consapevole di aver oltrepassato la sottile linea che può portare alla felicità oppure come nel mio caso alla prostrazione.Sentì il rumore della sua auto uscire dal garage ed allontanarsi.Ridiscesi le scale e mi gettai sul divano con la testa in completa confusione e dentro me un grande vuoto.Verso le undici di sera sentì il rumore della “Panda” rientrare, il ticchettio dei tacchi sui gradini delle scale mi preannunciarono la sua visita, la porta si aprì e con passo leggero si avvicinò al mio letto:“Giuliano sei sveglio, ascoltami”Dischiusi gli occhi fingendo di svegliarmi in quel momento.“Ho pensato per ore a quello che mi hai detto, sei mio figlio e ti voglio bene.... ma tesoro quello che mi chiedi e difficile ed esula dal concetto di madre il rapporto intimo fra mamma e figlio è una cosa innaturale.... è immorale non è una cosa giusta..... sono la tua mamma per la miseria ma sono anche una donna tu pensi che rimarrei insensibile se io e te facessimo all'amore "Senza più ascoltare quello che stava dicendo curvai il mio viso verso il suo e la baciai sulle guance, sul collo e poi sfacciatamente appoggiai la bocca contro le sue calde labbra la mia lingua spaziò nella sua cavità orale, le strozzai un sospiro di piacere in gola e la trascinai nel letto con voluttuositàSentì un suo gemito la mia mano cominciò ad esplorare dentro la sua camicetta alla ricerca del gancetto anteriore del reggiseno la mia faccia scivolò fra i suoi seni la sentì dire:“Noo!!!! Giuliano attento che se prendiamo questa strada poi non potremo più tornare ind....ma cosa mi fai... no!! per favore smettila”Presi un suo seno fra le mani le titillai il capezzolo le feci un succhiotto nella parte inferiore della coppa, la stavo letteralmente lavando con la mia saliva, lei gemeva e si lascio andare...... priva di freni inibitori e ormai libera da ogni pudore cominciò ad assecondarmi nella mia "performance" e con voce voce strozzata sussurrò: "Ohh!!! sono pazza ad accettare questa cosa..... ma vaffanculo, chi se ne frega......si bravo cosiiii!!!! baciami i capezzoli maiale.... sei un grandissimo porco figlio mio stai per scoparti tua madre"Era in uno stato di completo transfert erotico dimenava il capo a destra e a sinistra e pronunciava frasi sconnesse, mi venne spontaneo chiederle ”Mamma ma quanto è che non ti chiavano?”Ero incredibilmente eccitato nel vedere mia madre in quello stato che fui sul punto di venire diverse volte, lei era sempre stata il simbolo della riservatezza e della purezza ed ora era li come un oggetto sessuale il solo pensiero di poterla toccare di annusare lasua femminilità e di farmela mi eccitava enormemente, mai neanche nei miei sogni più audaci avrei immaginato che un giorno questo potesse accadere.Le sollevai la gonna oltre la vita e le sue cosce si mostrarono in tutta la loro bellezza, il ventre piatto ebbe un sussulto quando le strappai i collant ed affondai il mio volto fra le sue gambe..... mia madre in un momento di lucidità disse: "No!! ti prego Giuliano, per favore non mi sento pulita li sotto ho fatto la pipi alcune volte e non mi sono lavata"Non l'ascoltai aspirai profondamente, l'odore aspro e pungente del sesso mischiato a quello dell'urina, riempì voluttuosamente le mie narici di questo meraviglioso aroma che traspirava dalle sue mutandine.Le sfilai i collant strappati e le mutandine di pizzo rosa, mi abbassai sul suo inguine e cominciai a leccarle e mordicchiarle la figa, inebriato dal profumo del suo sesso.Misi le mani ai lati della sua fessura e tirai verso l'esterno aprendole la vagina, mi persi nella più profonda intimità di mia madre, un luogo che sapevo, molte persone avevano conosciuto osservai quel piccolo buco rosa attraverso il quale faceva la pipì. Glielo leccai, leccai tutta la dolce carne circostante beandomi del sapore salato che gustavo.Spostai la mia attenzione al clitoride e immediatamente mia madre lanciò un urlo di piacere cominciai a leccarle la vagina con un movimento rotatorio ora i suoi gemiti erano veri rantoli di godimento, la mia bocca si riempì di umori vaginali.Con colpetti precisi le martellai il clitoride fino a farlo ingrossare ed uscire dal suo cappuccio, nella mia testa passarono una miriade di pensieri osceni, stavo leccando la figa di mia madre, le allargai le gambe e fra poco l'avrei posseduta.L'avrei penetrata, mi accingevo ad entrare nella pancia da dove ero uscito diciotto anni fa.Lei mi sussurrò: ”Giuliano mettimelo dentro, scopami tesoro, fammi godere, riempimi l'utero di sperma"“Non resisto più mamma, mi metto il preservativo” “Noooo!!! non voglio......stai attento quando stai per venire, voglio sentirti bene voglio che le nostre carni si tocchino"Ed in pieno marasma erotico aggiunse: "Comunque non me ne frega nulla, se rimarrò incinta lo farò”.Liberai dalla mia testa i pensieri di rimorso ed affondai nella pancia di mia madre il mio cazzo la sua vagina era calda e le sue pareti erano talmente irrorate di umori che le scivolai dentro con enorme facilità:“Si amore si tesoro ti sento hoo!!"La mia eccitazione raggiunse il massimo livello del godimento, stavo scopando mia madre ero dentro di lei.....mi sembrava d'impazzire, il mio arnese era duro come il marmo la sua voce flebile e tremolante disse:"Ti piace essere rientrato dentro la mia pancia, che ti ha tenuto per nove mesi” Le sue parole erano dolci come miele, e il suo stato di eccitazione era nella sua fase più elevata. Cominciai ad affondare i colpi prima con delicatezza poi sempre più violentemente, la sentì urlare frasi sconnesse e parole d'amore rivolte a me, cambiammo posizione diverse volte le chiesi: “Mamma so che vai anche con altri uomini, cosa ti dicono quelli che ti chiavano?”Per un attimo non risponde poi con voce sibilante aggiunse:“Mi dicono che sono una troia una vacca e mi chiamano anche lurida puttana“ La senti urlare mentre veniva..... nello stesso momento venni anch'io, cercai di uscire dalla sua vagina il più velocemente possibile ma la maggior parte di sperma fini nel suo utero e nel cespuglietto di peli che facevano da cornice alla sua fessura, con molta delicatezza sfiorai la sua pancia con le labbra e la baciai come forma di rispetto di quel momento solenne.Passarono diverse settimane la paura di aver ingravidato mia madre svanii, mentre le sensazioni e il sentimento d'amore che provavamo l'uno per l'altro rimase assumendo un' importanza maggiore sia come impegno e come rispetto nel nostro strano, complicato, ma bellissimo rapporto, al punto che i nostri coiti continuarono con una frequenza e una regolarità sempre maggiore con le uniche eccezioni in cui a casa era presente mia sorella Licia, la voglia e il desiderio di amarci ci fece soprassedere anche al piccolo accorgimento che ideammo a difesa del nostro segreto, lo stratagemma anche se reale di un amante ad uso e consumo per mia madre servii allo lo scopo di evitare eventuali pettegolezzi su di noi, consapevole della gelosia iniziale (che divenne con il tempo motivo di stimolo e di eccitazione sapere che un altra persona si scopava mia madre) si sarebbe affievolita senza intaccare minimamente il nostro amore e la nostra felicità.... 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Posted by sukh1122 1 year ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 2436  |  
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La mia storia ovvero come sono diventato una troia

Mi avevi chiesto di dirti come è successo...
Posso raccontarti come sono arrivato a questo punto... non come è successo.
Ho scoperto il mio corpo e le sensazioni che poteva darmi quando avevo 7 anni, insieme agli amici, le prime masturbazioni...
Era una sensazione strana, l'orgasmo quando arrivava mi faceva sentire come se mi scappasse la pipì ma non avevo ancora eiaculazioni allora...
Mi piaceva, la sensazione quando toccandolo e menandolo si induriva, aumentava di dimensioni, la sensazione della pelle della cappella che andava su e giù, l'irritazione che provavo sulla cappella asciutta che bagnavo con la saliva per favorirne lo scorrimento, le pulsioni dell'orgasmo imminente, anche se allora non sapevo cosa fosse l'orgasmo, la sensazione quando arrivava di dover fare pipì che però non sgorgava, il continuare a menarlo anche dopo, quando la cappella ormai era sensibilissima... quasi bruciava...
Fu in quel periodo che vidi la prima figa di una donna, mia cugina. Eravamo in vacanza assieme, lei era nostra ospite in una casetta che mio padre affittava per tutto l'anno sopra il lago d'Orta.
Era un pomeriggio primaverile o estivo, ora non ricodo più. Eravamo al piano di sopra dove avevamo la camera da letto, unica per tutti noi. Non ricordo come iniziò ma ricordo che ad un certo punto lei mi chiese di leccarla alzando la veste e abbassando le mutandine.
Era la prima volta che la vedevo e sentivo il suo odore, lei spalancava le gambe e con le mani apriva le labbra, io vedevo la sua pelle e il suo interno umido ma non provavo nessun piacere, il sapore che sentivo sulla lingua non mi diceva niente, anzi mi faceva anche un po schifo. Se la fece leccare un po e poi cominciò a toccarsi mentre mi chiedeva di toccarmi a mia volta.
Eravamo ambedue sdraiati nei nostri letti, io con il mio cazzo in mano che mi masturbavo e lei con il vestitino sollevato e gli slip abbassati che si toccava... Vedevo la sua mano muoversi tra le gambe ed il suo respiro farsi più frequente, sentivo che emetteva dei mugolii mano a mano che il suo orgasmo si avvicinava... fino a quando godette completamente..
Quella fu l'unica volta che giocammo assieme o meglio che provò a farmi giocare con lei. Ma sucessivamente mi rimase la voglia e la curiosità di vedere la figa delle ragazzine..Ricordo che sempre li al lago, con una ragazza di Milano che, come noi, accompagnava i suoi genitori i fine settimana, giocando agli indiani e con lei che veniva alternativamente fatta prigioniera dagli indiani e poi liberata, una delle torture preferite quando era prigioniera era di obbligarla a sollevare lo scamiciato e abbassare le mutandine. A quel punto veniva frustata sulle natiche o con dei rametti di nocciolo o, a volte, con delle ortiche. Ricordo la sua fighetta glabra e quasi nascosta... stranamente a quell'epoca (avevo circa 7 anni...) non ero attirato dal seno delle ragazze, sia che lo avessero abbondante per la loro età sia che ne fossero quasi sprovviste...
Fu circa a quell'età che durante un viaggio in Germania di mio padre per lavoro, mia madre, mio fratellino ed io lo accompagnammo. Alloggiavamo in una pensione e rimanevamo soli per quasi tutta la giornata. Alla sera o cenavamo in albergo o uscivamo assieme ai suoi ospiti.
Mi vennero dei foruncoli su una gamba che non smettevano di spurgare. Mio padre su indicazione e accompagnato dai suoi ospiti, mi portò nell'ospedale principale di Monaco dove i medici decisero di inciderli. Ricordo che non volevo farmi anastetizzare, tirai dei calci ai medici, morsi una suora e un'infermiera fino a quando riuscirono con l'etere ad addormentarmi. Quando mi svegliai ero in una stanza enorme con due letti ed ero accompagnato da mia madre e mio fratello. Lei si fermava la notte in ospedale con me e mio padre portava mio fratello in albergo da lui, poi lo riportava alla mattina.
Due volte al giorno passava l'infermiera a misurarmi la temperatura e lo faceva prendendo la temperatura rettale...
Mi piaceva la sensazione quando inseriva il termometro di vetro nel mio culo... Io dovevo restare a pancia in giù fino a quando non veniva a togliermelo, ma mentre aspettavo che tornasse ricordo che, cercando di non farmi scoprire, portavo una mano dietro di me e lo spingevo e lo sfilavo lentamente.
Quella sensazione era così strana e piacevole che, una volta tornato a casa, ricordo di averla ricercata quando ero solo in casa e potevo abbassarmi i pantaloni ed infilarmi il termometro da solo...
Piano piano lo spingevo dentro di me e lo estraevo.. ricordo che oltre la sensazione di sentirlo entrare ed uscire mi piaceva moltissimo anche spingerlo più possibile dentro di me... a volte entrava completamente e dovevo spingere per farlo uscire e afferrarlo con le dita... Mi piaceva quando lo sentivo completamente dentro... avrei voluto fosse possibile infilarlo ancora di più...
Passò il tempo... dimenticai quelle sensazioni... Cominciai a rivolgerle alle ragazze.
Durante l'estate andavamo spesso in Grecia a casa dei miei nonni e li si giocava liberamente in cortile ed in strada con gli altri ragazzini e ragazzine...
Nel cortile dei miei nonni abitava una famiglia che aveva tre figli, due ragazzine e un ragazzino. Lui era di mezzo. Con la sorella più grande io mi divertivo a portarla nel gabinetto e a farle sollevare il vestitino e abbassare le mutandine. Mi piaceva guardarle il culo e farle aprire le natiche. Volevo che le spalancasse il più possibile e poi io le infilavo nel buco del suo culetto delle palline di carta che pretendevo non estraesse fino a quando non glielo dicevo. Cosa ovviamente impossibile ma quando sucessivamente la riportavo nel gabinetto (erano ovviamente esterni e senza acqua corrente) e facendole alzare il vestitino e aprire le natiche non li trovavo, la sculacciavo e gliene rimettevo delle altre in numero maggiore...
In quel periodo ero affascinato da culetto delle regazzine, immaginavo di poterlo spalancare ed infilarci gli oggetti più disparati e immaginavo quali potessero essere le loro reazioni... Immaginavo fossero le stesse che provavo io e a volte sperimentavo su di me quello che immaginavo di fare su di loro.. Mi infilavo, non senza difficoltà, il manico di cacciaviti, del martello, godendo della sensazione di sentirmi il buco del culo che si apriva e cedeva, permettendo l'ingresso di quegli oggetti estranei, della sensazione che provavo mentre spingevo lentamente quegli oggetti per permettere il loro ingresso, della sensazione che provavo quando, estraendoli, il buco si rilassava richiudendosi per poi ricominciare a spingerli ancora dentro in un ciclo che ripetevo e ripetevo... godendo di quelle sensazioni. Spesso sperimentavo anche le sensazioni che mi davano cercando di introdurli sempre più a fondo, cercando di farli entrare il più possibile, arrestandomi quando cominciavo a provare dolore... oppure una volta introdotti il più possibile, cercando di non farli uscire, risollevavo le mutandine e i pantaloni e mi muovevo obbligando quegli oggetti a muoversi dentro di me mentre mi muovevo per casa, mentre li sentivo scavare dentro di me, assaporando il piacere ed il dolore che mi provocavano...
Fu in quegli anni che cominciai ad investigare sulle reazioni del mio corpo agli stimoli che riceveva.
Fu anche il periodo in cui cominciarono i primi innamoramenti di ragazze e donne più grandi di me e le fantasie su di loro. Ricordo i pomeriggi passati a masturbarmi pensando a loro...
Fu anche il periodo in cui ebbi le prime relazioni fisiche con alcuni dei miei amici... Eravamo ragazzini e guardavamo le foto sui giornaletti porno disponibili in quell'epoca e ci masturbavamo assieme, fino a quando cominciammo a giocare tra noi, dapprima masturbandoci l'un l'altro fino a venire, poi abbiamo provato a prendercelo in bocca...
Si era creata una strana democrazia... Nessuno di noi era dominante ma ci alternavamo vicendevolmente a prenderlo in bocca agli altri due... Non arrivammo mai a leccarlo fino a quando sborravamo ma ci arrivavamo molto vicino...
La sensazione, almeno per me, di avere un cazzo in bocca mi piaceva, mi piaceva sentire la cappella sulla mia lingua, sentire le contrazioni quando si avvicinava l'orgasmo, passare la lingua sulla cappella...
Da li a pensare di scoparci a vicenda mentre uno era impegnato a succhiare il cazzo dell'altro ci mise poco a nascere... Le posizioni si consolidarono in breve... Uno si sdraiava sul letto nudo, l'altro sempre nudo si inginocchiava tra le sue gambe e glielo prendeva in bocca tenendo il culo in alto, l'altro inculava quello inginocchiato, poi ci scambiavamo i ruoli, con quello che aveva succhiato ed era stato inculato che si sdraiava a sua volta, riprendendo il giro...
Poi cominciammo a fare il "sandwich", con uno di noi che si sdraiava a pancia in giù e veniva inculato dall'altro, che veniva a sua volta inculato dal terzo...
La cosa durò per un certo periodo fino a quando le ragazzine non cominciarono ad attirarci sempre di più...
Le prime esperienze furono tutto sommato normali, baci con la lingua in bocca quando ci si ritrovava in casa di qualcuno i pomeriggi dopo la scuola, palpatine, loro erano giovani e non volevano concedere niente di più in quei momenti. Qualcosa di più si riusciva a combinare con qualche artifizio come il gioco della bottiglia, oppure con le carte del genere "si decideva cosa una persona dovesse fare e se veniva pes**ta una carta dall'asso al 5 doveva eseguire, se dal 6 al re chi aveva proposto subiva la stessa penitenza".
Fu un periodo tutto sommato normale, anche se spesso mentre le palpavo le dita si stringevano sui loro capezzoli, a volte rudemente, facendole sussultare... Ed io ne godevo quando compariva l'espressione di dolore e sorpresa nel sentire la mia stretta sui loro capezzoli...
Fu solo dopo molti anni che compresi quelle che erano le mie pulsioni e perché provavo piacere nel farlo...
Ma, principalmente, quello fu un periodo di cotte, primi innamoramenti...
Nel frattempo però continuavano le mie esplorazioni agli stimoli e reazioni del mio corpo che sottoponevo a diverse prove. I giornalini porno o meglio alcune loro immagini erano l'ispirazione a verificare direttamente cosa si poteva provare quando si era sottoposti a certi stimoli...
E così cominciarono le mollette sui coglioni, cercavo di metterne il più possibile obbligandomi a tenere le gambe larghissime per trovare spazio nell'aggiungerne il più possibile, per poi tentare di richiuderle e sentire la pelle tirare mentre il mio cazzo si irrigidiva e cercavo di masturbarmi senza muovare la mano ma solamente muovendo il bacino in su e giù... La sensazione di dolore che provavo, a volte decisamente intensa e dolorosa, quando cominciavo a toglierle, dolore che era più intenso quando le aprivo velocemente nel toglierle e più sottile quando le aprivo lentamente... La capacità di sopportarne il "morso" fino a quando non sborravo, mentre una volta venuto non riuscivo più a sopportarle e desideravo toglierle immediatamente...
L'uso di internet mi aprì un mondo che non conoscevo, riuscì a dare un nome a quello che confusamente sentivo dentro di me nella mia mente...
Il piacere di infliggere dolore, anche se non in modo esagerato, mi eccitava e me lo faceva diventare duro. Le prime esperienze virtuali ebbero luogo in chat di lingua inglese, con donne che erano lontane e che potevo raggiungere solamente tramite le rispettive webcam.
Godevo nel vederle infliggersi "punizioni" che ordinavo e mi rendevo conto che anche loro godevano nel vedere il mio cazzo che diventava duro nel vedere loro sculacciarsi, mettersi delle mollette sui capezzoli, sulla figa, scoparsi il culo e la figa con vibratori o altri oggetti...
Poi da virtuale sulle chat americane passai a quelle italiane e lì conobbi altre donne... Cominciai a frequentarne alcune dal vivo sperimentando le sensazioni che fino a quel momento erano risultate solamente virtuali. Piano piano affinavo la capacità di comprendere le reazioni dei loro corpi ai diversi stimoli, quando il dolore si tramutava in piacere, quando invece restava solamente dolore e non era più sopportabile... quando si avvicinava il loro orgasmo e potevo spingermi oltre...
Intanto le mie conoscenze si ampliavano e conoscevo altre persone che condividevano le mie sensazioni, le mie pulsioni... Passarono gli anni e le persone... Alcune scomparvero nel nulla, altre rimasero, di qualcuna non ricordo più nulla o quasi... Altre sono ancora nel mio cuore e nella mia mente sia che sia ancora in contatto con loro o no...
Durante la conoscenza con una persona successe una cosa strana...
Comincio a ricevere sms da parte di qualcuno che non conosco e di cui non riconosco il numero. La prima volta lascio perdere poi ai sucessivi rispondo che probabilmente sta sbagliando numero.
La cosa strana è che gli sms sucessivi invece confermano che sono rivolti direttamente a me... La cosa mi incurioscisce anche perché le volte che ho provato a chiamare quel numero di cellulare non rispondeva nessuno o se rispondeva non parlava...
Dopo un po di tempo comincia a lasciare perdere e così per un po di tempo la cosa si interruppe. Nel frattempo ne avevo parlato con Luisa, la donna che avevo conosciuto in chat.. Fu lei piano piano a rivelarmi che il numero da cui arrivavano gli sms era di una sua amica che aveva avuto diversi problemi, sia sentimentali che fisici, e che lei aveva spinto a quel gioco sapendo che io sarei stato al gioco e che avrei compreso...
Devo dire che la cosa mi incuriosiva perciò decidemmo di incontrarci un giorno che tutte e due si sarebbero trovate e così fu.
Dire che fui colpito è dire poco... Non era giovanissima ma aveva un corpo statuario, lunghi capelli biondi, carnagione abbronzata, voce roca.
L'incontro avvenne a casa sua e all'inizio fu una cosa normale, un caffè, una sigaretta, si parlava di tutto e di più. Luisa stava vicino a me e ogni tanto ci baciavamo di fronte a lei che non appariva per nulla imbarazzata.
C'era della musica e con Luisa accennammo alcuni passi di un lento che stava suonando in quel momento.
Poi lei disse che doveva fare una telefonata e si spostò in una stanza e chiuse la porta. Allora chiesi a Miriam, si chiamava così la sua amica, se voleva ballare...
Lei accettò ed il suo corpo aderì al mio immediatamente, sentivo i suoi seni premere contro il mio petto, aspiravo il suo profumo, avvertivo il calore della sua pelle...
Le nostre bocche si cercarono all'improvviso e un lungo bacio ci coinvolse... Nel frattempo Luisa era ancora nell'altra stanza e mi rivelò sucessivamente che lo aveva fatto apposta per permetterci di conoscerci meglio o più intimamente...
La cosa finì li quel giorno ma sucessivamente mi accordai con Miriam per incontrarci ancora lasciando decidere a lei se voleva che ci incontrassimo ancora tutti e tre o solamente noi due... Dopo qualche settimana mi invitò ad andare a trovarla a casa sua.
Pochi attimi dopo essere entrato un casa sua eravamo stesi sul suo letto avvinghiati toccandoci e baciandoci...
Le sue mani accarezzavano il mio corpo dappertutto insistendo sui miei capezzoli che si indurivano sempre più, mentre lei li toccava, stringeva, mordicchiava leggermente... Il mio petto ogni volta si muoveva per permetterle di poterli toccare meglio e di più, e lei se ne accorgeva specialmente quando li mordicchiava allora la sua stretta diventava più forte..
I suoi denti afferravano la loro punta stringendoli e provocandomi delle fitte improvvise dolorose quanto piacevoli, facendo inarcare il mio corpo...
Le sue mani continuavano a percorrere il mio corpo toccando il mio cazzo... le mie palle... scendendo tra le gambe e sfiorando il mio ano...
Le mie gambe inconsapevolmente si aprivano per permetterle di continuare con quelle carezze... Le sue dita cominciarono a frugare sempre più insistentemente... fino a quando mi abbandonò per un momento steso sul letto chiedendomi di aspettare...
Torno nascondendo qualcosa dietro la schiena senza farmi vedere cosa fosse e le sue labbra ricominciarono a percorrere il mio corpo, i suoi denti a solleticare i miei capezzoli... sentii qualcosa tra le mie gambe che toccava il mio ano e non erano le sue dita ma qualcosa di leggermente ruvido, duro...che spingeva cercando di entrare... le mie gambe si aprirono ancora di più, il mio corpo si inarcò ancora di più per permettere a non so cosa di violarmi... fino a quando quel qualcosa entrò in me... e lei cominciò a spingerlo avanti e indietro... sempre più a fondo...
La sensazione di sentirmi violato era violentemente eccitante... volevo che entrasse ancora di più... più a fondo... E intanto le sue unghie e i suoi denti continuavano a torturare i miei capezzoli...
Mi lasciò ancora steso sul letto con il mio copro violato allontanandosi per un momento e tornando con un paio di collant velati che mi mise sulla faccia rendendo la mia vista velata... e poi usò le gambe dei collant per legarmi la mani alla testiera del letto...
Prese delle mollette per i panni e me le mise sui capezzoli... erano molto dure... facevano male... ma mi piacevano...
Scoprii poi cosa aveva violato il mio ano... l'impugnatura di una corda per saltare... la stessa che usò poi per legare i miei piedi alla base del letto...
Mi mise un cuscino sotto la schiena per alzare le mie anche, mentre io le sussurravo di guardare nella mia giacca.
Torno avendo trovato quello che speravo trovasse, la custodia metallica di un sigaro che immediatamente utilizzo per penetrarmi.. mentre la sua bocca si reimpadroniva dei miei capezzoli...
Il mio cazzo era duro e teso... ogni volta che lei spingeva il tubo metallico dentro di me si irrigidiva sempre più... Ad un certo punto si mise a cavalcioni sul mio viso facendosi leccare mentre le sue dita continuavano a stringere e a torturare i miei capezzoli...
Non cmprendevo più quali sensazioni stessero impadronendosi della mia mente, il dolore era tantissimo ai capezzoli ma il piacere di leccarla e di sentire i suoi umori copiosi colare sul mio viso e nella mia bocca mi faceva impazziere...
Vedevo sul suo viso i segni del piacere che stava provando mentre la leccavo ma soprattutto mentre mi stava torturando i capezzoli...Le piaceva immensamente e a me piaceva altrettando immensamente quando lo faceva...
Ormai ogni suo tocco era diventato dolorosissimo sui miei capezzoli martoriati dalle sue unghie e dai suoi denti... ma erano ancora rigidi e desiderosi di quel trattamento...
Poi si mise a cavalciono su di me facendosi penetrare senza smetter di occuparsi dei miei capezzoli facendomi impazzire di piacere... fino a farmi esplodere dentro di se...
Poi, per usare parole scritte da Faber, furono baci e furono sorrisi...
Fu l'inizio di una strana relazione... Ogni tanto ci trovavamo e scopavamo normalmente. Chiaccheravamo spesso di tutto e di più sia quando ci incontravamo che quando eravamo assieme.
Gli incontri non avevano una cadenza fissa ma ci vedevamo ogni qualvolta eravamo disponibili e ne avevamo voglia. Senza nessuna complicazione per tutti e due.
Un giorno capitò di avviare una chiaccherata perlando di bdsm, di cosa significasse, cosa coinvolgeva, come ci si dovesse comportare all'interno del gioco con l'eventuale partner e lei confessò di esserne attirata ma di non sapere come comportarsi e come evitare l'insorgere di eventuali problemi.
Ci inoltrammo nelle spiegazioni e nel come riconoscere dalle espressioni del sottomesso il raggiungimento dei limiti di sopportazione e le offri, se era davvero interessata, a sperimentare assieme come avrebbe dovuto comportarsi nelle varie fasi...
Lei accettò e così un giorno mi presentai da lei e cominciò una strana avventura...
Fu uno scambio, ambedue sperimentammo assieme quelle che erano le nostre fantasie e che piacere ne ricavavamo, approfondendo quello che ci coinvolgeva e abbandonando quello che a una o all'altro non risultava gradito...
Lei imparò molto ma anche io... Mi piaceva quando mi strizzava i capezzoli con le sue dita o unghie, me li mordeva, facendomi sussultare... Rendendoli via via più sensibili, lasciandoli gonfi di piacere, dolore e desiderio...
Quando le sue dita frugavano nel mio ano introducendosi il più a fondo possibile, raggruppandosi tra di loro per allargarmi sempre più... quando usava oggetti o dildi per scoparmi nel culo...
Quando le sue unghie si impadronivano della mia cappella solleticandola, pizzicandola, aprivano la fessura cercando di introducivisi... Quando il mio scroto veniva riempito di clamps in maniera tale che risultava impossibile chiudere le gambe...
Imparai a leccarle la figa, cosa che mi piaceva anche prima, e il culo, cosa che lei apprezzava molto e che io apprezzavo con lei, eccitandomi nel sentire il suo ano ammorbidirsi piano piano quando il piacere si impadroniva di lei, e diventò un gioco per me riuscire ad eccitarla sempre più con la mia lingua nel suo culo... Mi piaceva leccarle la rosetta dell'ano, introdurre la mia lingua dentro di lei.. leccare il solco delle natiche, sentire i suoi umori che traboccavano dal suo sesso. Lei apprezzava moltissimo le sensazioni che le donavo e che sapeva io ricevevo nel leccarla, arrivando a rilassarsi sino quasi ad assopirsi... Ho provato a restare sdraiato tra le sue gambe aperte dedicandomi al suo culo per delle mezz'ore, con l'eccitazione che saliva dentro di me imponente...
A volte lei si metteva supina ed io ero tra le sua gambe, altre voleva che fossi sdraiato di fianco a lei nella classica posizione del "69" ma con lei che mi rivolgeva la schiena e le sue dita trasmettevano ai miei capezzoli l'intensità del suo piacere...
Altre io mi trovavo disteso sulla schiena con le gambe sollevate, allargate e legate alla testiera del letto per lasciare il mio ano a disposizione dei suoi desideri per poterlo violare come e con quello che lei desiderava...
Fu una di quelle volte che lei espresse il desiderio di volerlo violare con la sua mano, cosa che aveva già tentato di fare le volte precedenti in cui cercava di inserire quante più dita potesse...
Incominciò ad usare dildi sempre più grossi e spingendoli sempre più a fondo... la sensazione di sentire lo sfintere allargarsi piano piano quando mi penetrava era piacevolissima, ma ancora di più quando li ritraeva facendoli uscire completamente fuori lentamente e l'anello si richiudeva... non so dire se fosse questo a piacermi di più o se apprezzassi maggiormente la sensazione di avere qualcosa che si facesse strada dentro di me il più possibile...
Arrivò ad usare un dildo da 6 cm di diametro e lungo una 30ina spingendolo completamente dentro di me... Quello che le piaceva particolarmente era mentre lo spingeva e lo muoveva dentro di me era continuare a pizzicarmi i capezzoli facendomi mugolare di piacere e dolore...
Una volta mi fece indossare mentre andavo a trovarla un butt plug quasi sferico che faticai moltissimo mentre lo inserivo... Inizialmente non voleva entrare in nessun modo e non era comodo neanche il luogo dove stavo provando ad inserirlo, la toilette di un autogrill, in cui non potevo muovermi come avrei voluto e in cui non mi fidavo ovviamente a spogliarmi completamente o per lo meno a togliermi i pantaloni e i boxer, non sapendo dove appoggiarli.
Alla fine dopo svariati tentativi e uso abbondante di lubrificante riuscii ad inserirlo sentendolo dentro di me. Non era particolarmente fastidioso una volta dentro, ma la base tra le natiche, dopo alcuni kilometri di autostrada, cominciava ad essere fastidiosa e ad irritarmi la pelle a contatto per lo sfregamento.
Quando arrivai da lei e le dissi cosa avevo dentro le si illuminarono gli occhi e dopo avermi baciato mi fece spogliare immediatamente e sdraiare a pancia in giù sulla sponda del suo letto per vedere cosa avessi inserito... Cominciò a muoverlo, a farlo ruotare, fino a quando lo tirò fuori all'improvviso senza avvisarmi e provocandomi un mugolio di dolore... l'ano non si era ancora rilassato abbastanza ne abituato a quella dimensione...
Ammirò lo sfintere che dopo l'estrazione improvvisa cominciava lentamente a rinchiudersi in se stesso e dopo avermi somministrato due microclicmi mi mandò in bagno per liberarmi e pulirmi...
Al mio ritorno mi fece mettere in ginocchio sul suo letto e dopo avermi stuzzicato i capezzoli ben bene come a lei e a me piaceva, mi fece abbassare il viso sulla coperta e, infilato un guanto di plastica, cominciò a cospargermi il solco tra le natiche con del lubrificante, spingendo ogni tanto alcune dita all'interno del mio culo... Io quando lei infilava le sue dita spingevo verso la sua mano assaporando la sensazione di essere violato... sentire il mio ano aprirsi, le sue dita entrare profondamente in me...
Mano a mano che mi lubrificava sempre più cominciò a spingere sempre più dita dentro me... fino a quando cominciò ad usarle tutte muovendole avanti e indietro, facendole ruotare... Mi sentivo aprire sempre più, sentivo l'anello dello sfintere allargarsi sino a dolere, volevo che entrasse dentro di me ma il dolore si faceva insopportabile...
Nel frattempo ogni tanto allungava l'altra mano sotto di me afferandomi alternativamente i capezzoli e stringendoli fino a farmi mugolare di dolore, mano a mano che spingeva la sua mano dentro di me, trattenendomi quando per il dolore cercavo di spostare il bacino in avanti per sfuggire a quella invasione nel mio corpo che cominciava a diventare insopportabile... Non so se il dolore fosse creato dai muscoli che si rifiutavano di cedere o dalla peluria intorno all'ano che veniva tirata dallo sfregamento contro il guanto di vinile che aveva indossato, ma alla fine dovemmo des****re...
Dopo avermi fatto riposare un poco, continuando a stuzzicare i miei capezzoli decise che era il momento che mi dedicassi al suo culetto, sdraiandosi a pancia in giù ma facendomi mettere in modo tale che potesse continuare a stringere a suo piacimento i miei capezzoli o potesse dedicarsi alle mie palle o al mio cazzo...
I suoi occhi erano socchiusi, il suo viso disteso... il suo ano davanti alla mia bocca...
La mia lingua cominciò a leccarlo piano piano, girandogli attorno, leccando la rosetta che trasmetteva alla mia mente sensazioni paradisiache... Ogni tanto spingevo la mia lingua dentro di lei e lei sollevava leggermente il bacino per agevolarmi l compito, altre scendevo nel solco tra le sue gambe a leccare il suo sesso che si gonfiava e rilasciava umori densi che raccoglievo con la lingua...
Non so quanto andai avanti a leccarglielo... so solo che alla fine i miei capezzoli erano indolenziti per il trattamento ricevuto e il mio cazzo gonfio e duro... Mi fece sdraiare sulla schiena e cominciò a mastrurbarmi graffiandomi ogni tanto la cappella... mentre i suoi denti afferravano i miei capezzoli che appena venivano toccati mi facevano sussultare, al che lei con un sorriso malefico li mordeva facendo inarcare il mio corpo per il dolore misto al piacere... Fermando ogni tanto la masturbazione per poter stringere le mie palle o per poter stringere con tutte e due le sue mani i miei capezzoli mentre mi baciava... Poi riprendeva a masturbarmi e andò avanti così fino a quando non mi fece venire mentre i miei capezzoli erano sempre più doloranti...
Talmente tanto che quando mi rivestii solo lo sfioramento della camicia prima, e della cintura di sicurezza dopo mi provocavano dolore... dolore e piacere nel ricordo di quanto c'era appena stato...
Fu l'inizio di una strana esperienza, in cui tutti e due volevamo esplorare nuovi confini e sensazioni, in cui ognuno dava sfogo alla propria fantasia...
Ricordo una volta in cui a casa sua fui incatenato a gambe divaricate e sollevate alle gambe metalliche del tavolo in soggiorno, con lei che si divertiva ad inserirmi quanto restava della catena (e non era poca) nel mio culo... estraendola piano piano obbligando lo sfintere ad aprirsi e chiudersi lentamente, per poi reinserila ancora e poi a tirarla fuori ancora... ero in sua balia e mi piaceva...
In quella posizione si divertiva ad usare svariati oggetti, siano stati dildi, butt plug normali o gonfiabili, o oggetti di uso comune che le suggeriva la sua fantasia... arrivò ad usare uno scovolino per bottiglie che cominciò ad infilare lentamente provocandomi un grande senso di fastidio per lo sfregamento che provocava nel mio ano anche se non veniva forzato ad aprirsi molto, muovendolo piano piano dentro di me, facendolo girare, estraendolo, fino a quando il dolore ed il fastidio che sentivo cominciavano a tramutarsi in piacere...
Un'altra volta dopo avermi fatto spogliare mi fece mettere a 4 zampe nella vasca e mi bendò, allontanandosi e ordinandomi di restare immobile. La sentivo trafficare nella cucina, sentivo rumore di acqua ma non comprendevo cosa stesse architettando.
Quando tornò cominciò ad accarezzarmi dappertutto, dedicandosi al suo passatempo preferito: torturarmi i capezzoli, per poi sedersi a cavalcino sulla mia schiena. Sentivo la sua pelle a contatto con la mia, mi resi conto che era nuda come me, avvertivo il solletichio dei peli del suo sesso sulla pelle della mia schiena ma ancora non comprendevo cosa avesse in mente.
Ad un certo punto sentii che appoggiava qualcosa contro il mio sfintere e cominciava a spingere, obbligandolo ad allargarsi e a ricevere dentro se qualcosa di non piccolo ma anche non esageratamente grande... Poi la sentii che trafficava con i rubinetti della vasca e un fiotto d'acqua tiepida cominciò ad invadere il mio intestino, mentre lei muoveva non so cosa dentro di me...
Inizialmente mi disse di stringere e cercare di non far fuoriuscire l'acqua, mentre lei invece muoveva non so cosa rendendomi il compito difficile... Quando vedeva che l'acqua non veniva trattenuta i miei capezzoli venivano stretti brutalmente dalle sue dita...
Finalmente mi disse di rilassarmi e lasciare che tutta l'acqua entrata in me potesse defluire, ma i rubinetti non erano stati chiusi... Continuava ad entrarmi gonfiandomi il ventre e scorrendo liberamente sulle mie gambe.
Nel frattempo mi accorsi che, mentre mi scopava il culo con quello che mi aveva inserito e da cui defluiva l'acqua che mi invadeva, aveva cominciato a masturbasi, e i colpi che mi penetravano variavano al ritmo della sua masturbazione, rendendo eccitante la sensazione che provavo... Mano a mano mi accorgevo che si stava avvicinando all'orgasmo, e quando lo raggiunse sentii un fiotto caldo bagnarmi la schiena, colarmi addosso e mi resi conto che stava inondandomi la schiena della sua urina...
Non so dire che sensazione provai in quel momento... fu strana e coinvolgente, ma mi confuse talmente che la accettai rendendomi conto poi, nel futuro, mentre ricordavo le sensazioni che avevo provato, che in fondo avrei voluto che continuasse ancora...
Un'altra volta fu estasiata da dei cateteri che mi aveva dato una amica infermiera e che volevo usare su lella.... Li trovò nella mia borsa e mi chiese con chi volessi usarli.
A quel punto volle provarli su di me e mi fece sdraiare sul letto con le gambe aperte... Cominciò ad infilarlo lentamente provocandomi una strana sensazione... Lo sentivo percorrere la mia uretra e avvertivo il suo avanzare... Ad un certo punto cominciò a ritrarlo... e la sensazione fu ancora più piacevole... Arrivò sino quasi ad estrarlo completamente per poi ricominciare a spingerlo dentro...
Ad un certo punto sentii che incontrava una leggera resistenza e lei lo spinse ancora di più... oltrepassando la valvola della vescica e provocando la fuoriuscita di un getto di urina... lo ritrasse velocemente ma sempre lasciandolo inserito, allontanandosi un momento dal letto e tornando con un asciugamano ed una bacinella... la posò tra le mie gambe e ricominciò a spingere il catettere dentro sino a penetrare la vescica... e lasciando che si svuotasse direttamente dentro la bacinella.
A quel punto si allontanò ancora e tornò con una siringa grande che usò per riempirmi la vescica con l'acqua che conteneva, ma impedendone la fuoriuscita obbligandomi a tenere stretto il tubo e andando di nuovo a riempire la siringa...
Quando sentivo che stavo scoppiando e che non sarei riuscito a sopportare un'altra iniezione tramite il tubicino usò la siringa per aspirare e ributtare dentro l'acqua... provocando uno sgonfiamento e un rigonfiamento continuo della vescica...
La sua espressione mentre lo faceva era estasiata, e immagino lo divenne ancora di più quando decise di continuare questo suo gioco mettendosi a cavalcioni sul mio viso e obbligandomi a leccarle il buco del suo culo mentre lei continuava a dedicarsi al suo nuovo divertimento. A volte si arrestava per dedicarsi ai miei capezzoli che usava per comandare il ritmo della mia lingua stingendoli improvvisamente quando era particolarmente eccitata da come la leccavo... o tirandoli quando voleva che affondassi dentro di lei... poi tornava a dedicarsi al tubo che aveva infilato nel mio cazzo giocandoci come desiderava, spingendolo dentro e tirandolo fuori... Avvertivo la pressione quando raggiungeva la valvola della vescica contro cui si divertiva a premere senza farlo entrare, altre volte forzava il suo ingresso ormai senza problemi, avendola svuotata completamente... Mi scopava il cazzo con quel catetere come voleva... tenendomi ferme le braccia sotto le sue ginocchia e stringendo senza pietà i miei capezzoli... pizzicandoli con le sue unghie, tirandoli... Eccitandomi sempre più... fino a farmi venire con quel coso ancora infilato dentro il mio cazzo...
Quella volta al telefono mentre stavo andando da lei mi disse che aveva in serbo una sorpresa... Non sapevo cosa intendesse e ne ero un po intimorito anche se la cosa mi stuzzicava molto...
Quando arriva mi guardai in giro per vedere se riuscivo ad indovinare di cosa si trattasse nel vedere qualche cosa di diverso ma, a parte le borse della spesa al super, non c'era niente.
Invece era il loro contenuto che nascondeva la sorpresa...
Dopo esserci baciati, e mentre lo faceva le sue mani erano già corse ai miei capezzoli, mi offrì il caffè e ci sedemmo in cucina a chiaccherare del più e del meno normalmente, mentre il fumo delle sigarette saturava l'aria.
Dopo un po mi disse di andare in camera e di spogliarmi completamente, cosa che solitamente precludeva all'inizio di una sessione di gioco, senza sapere ancora cosa sarebbe successo poco dopo...
Per prima cosa mi bendò strettamente gli occhi, in modo da non farmi vedere assolutamente niente di quello che sarebbe successo, e poi accompagnandomi dolcemente mi fece sdraiare sul letto. Ancora non riuscivo a comprendere le sue intenzioni.
Senza parlare ma usando solamente il tocco delle sue mani mi fece prima allargare le gambe, per poi farmele piegare ambedue in modo che i piedi appoggiassero sul letto ma le ginocchia fossero piegate verso l'alto. Poi mi fece mettere in posizione seduta, sempre con le gambe nella stessa posizione. Ancora non comprendevo le sue intenzioni, sapendo della sua predilezione per il buco del mio culo oltre che per i miei capezzoli.
Mi fece allungare le braccia in modo che le mie mani afferrassero le caviglie stando al loro interno. Si allontanò un momento e sentii che armeggiava nei sacchetti che avevo notato in precedenza. Quando tornò avvertii l'appoggiarsi sulle mie braccia e gambe di qualcosa che riconobbi come della pellicola per alimenti, che cominciò ad avvolgere intorno ad ogni singola gamba imprigionandomi l'avrambraccio... Fu molto meticolosa e mi accorgevo che verificava che non fosse particolarmente stretto, ma che i giri effettuati fossero sufficienti per impedire di liberarmi, anche se l'avessi voluto.
Fece la stessa oprazione anche nell'altra gamba e fu così che mi ritrovai seduto con le braccia imprigionate nella parte interna di ogni gamba.
A quel punto mi aiutò a sdraiarmi sulla schiena, con il risultato che per la forza di gravità le mie gambe assieme alle mie braccia restassero allargate, mettendo in mostra il mio cazzo e il mio culo. Mi accorsi però che non era ancora soddisfatta, infatti mi mise un paio di ciscini sotto la parte bassa della schiena, per fare in modo che il culo fosse bene in alto a sua disposizione.
A quel punto si allontanò ancora e risentii il rumore dei sacchetti che venivano aperti e lei che ci frugava dentro. Quando torno la sua voce mentre mi parlava imponendomi di non risponderle sapeva di sorriso... Incominciò ad accarezzarmi il cazzo facendolo diventare in breve tempo duro... A quel punto prese a stuzzicarmi la cappella come sapeva fare con le sue dita... le sue unghie... Uguale trattamento rivolse anche ai miei capezzoli anche se per lei non erano comodi da raggiungere, ma non si arrese regalandomi brividi di piacere assieme al dolore che provocava.
Quando si rese conto che ero eccitatissimo avvertii che prendeva qualcosa che aveva precedentemente appoggiato sul letto, e sentii qualcosa appoggiarsi delicatamente sul mio buco del culo... Qualcosa che non riuscivo a identificare, ma che dava l'idea di essere duro... Cominciò a spingere allargandomi e provocandomi fastidio... era più largo di tutto quello che aveva usato su di me in precedenza, mi sentivo lo sfintere dilatato ma non riusciva a penetrarmi... Versò del lubrificante che sentii colare sullle mie natiche, nel mio culo, e ricominciò a spingere... Ma non riusciva a far entrare quello che voleva usare per penetrarmi... La sentii sbuffare insoddisfatta, e dopo aver tentato ancora una volta decise di cambiare oggetto...
Questa volta l'impressione fu di qualcosa di si duro ma anche cedevole... anche se la dimensione che avvertivo non era da meno di quello che aveva provato ad utilizzare prima...
Piano piano riusciva a forzarmi... ad entrare... Mi sentivo il buco del culo allargato come non mai, mi faceva male... ma avvertivo nel contempo che quello che stava usando si faceva strada dentro di me... Alla fine riuscì a fare entrare quella cosa che aveva deciso di usare e tutta soddisfatta mi baciò mentre con la mano muovava quella cosa che era entrata dentro di me e che sentivo rovistarmi i visceri... Non era solo grande ma anche lunga... Ancora non riuscivo a comprendere cosa fosse... Quando lei si accorgeva che ormai era entrata completamente, anche se mi rendevo conto che non era tutta dentro, mentre mi mordeva i capezzoli dava dei colpi facendomi sobbalzare non potendo riceverne altra dentro... E più sobbalzavo più lei spingeva, con spinte prolungate che mi sfondavano i visceri... Poi estraeva quella cosa che mi aveva infilato fino quasi ad estrarla completamente, e quando il mio sfintere cominciava a rilassarsi nel richiudersi, lei la rispingeva dentro... Non so quanto andò avanti a violare il mio culo in quel modo... Stavo cominciando a tremare per la tensione... Avevo il culo e i capezzoli in fiamme... il mio cazzo era teso spasmodicamente... A quel punto mi tolse la benda dagli occhi e mi permise di vedere cosa avevo ancora infilato nel culo... Era una melanzana, di quelle lunghe, che faceva quasi scomparire dentro di me...
Si sdraiò sulla schiena e mi ordinò di penetrarla con quella cosa dentro di me... senza permettere di uscire, obbligandomi a tenere le chiappe strette, e mentre la penetravo le sue dita si impadronirono dei miei capezzoli che ricominciò a torturare... provocandomi un insieme di piacere e dolore... piacere per l'orgasmo che sentivo avvicinarsi... dolore quando lei li strattonava per ritardare il momento... Quando arrivò anche per lei il momento dell'orgasmo lasciò che anche io godessi dentro di lei... mentre in quel momento le sue unghie affondavano nei miei capezzoli, facendomi uscire un rantolo di dolore e piacere...
A quella volta seguirono altre innumerevoli volte... Quando non ci incontravamo la mia mente divagava fantasticando ed esplorando situazioni irreali ed eccitanti... che forse mai avrei vissuto ma che eccitavano il mio corpo e la mia mente... desideri incoffessati che forse non avrei mai realizzato...
Fui legato.. sculacciato... Il mio culo violato in mille modi diversi... il mio cazzo ed i miei capezzoli usati per la sua soddisfazione...
Ma mai lei riuscì a penetrarmi con la sua mano completamente... Ogni volta mi sentivo dilaniare senza che lei riuscisse a penetrarmi completamente, nonostante la preparazione a cui lo dedicava... Anche se a onor del vero lei assicurava di essere riuscita a far penetrare la sua mano dentro di me fino quasi al polso non ero mai riuscito a sentirmi suo... posseduto completamente...
Anche ora che scrivo il mio corpo reagisce alle sensazioni che provavo allora... I miei capezzoli si induriscono fino quasi a dolere e reclamando attenzioni che non hanno più... Il mio cazzo si irrigidisce... Il buco del mio culo sento che si rilassa per poter essere agevolmente penetrato...
Da allora le mie fantasie hanno viaggiato in ogni direzione... senza mai trovare risposte... senza mai trovare soluzioni o soddisfazioni...
Ormai il convincimento che potrei accettare quasi qualsiasi cosa se opportunamente eccitato e instradato prevale in me...
Prima di quello che ti ho raccontato fino ad adesso successe anche un'altra cosa...
Avevo cominciato a "chattare" su una chat vocale... conobbi una donna con cui ci sentivamo solamente tramite la messaggeria vocale... Mi intrigava e mi accorsi che anche lei era intrigata da me...
Fino a quando ci scambiammo i numeri di cellulare e cominciammo a sentirci... Fu una conoscenza lenta... scambiavamo idee... emozioni...
Poi, complice una cena aziendale per le festività natalizia, in cui avrei fatto molto tardi e per la neve, avvisai a casa che mi sarei fermato a dormire in albergo e che sarei rientrato il giorno dopo...
Invece affrontai un viaggio nella notte per raggiungerla... Arrivai che era notte... Appena entrai lei mi annusò poichè mi aveva avvertito che non fumava e che non avrebbe gradito sentire odore di fumo...
Quello che lei sentì le piacque, visto che non ebbe rimostranze. Mi baciò e mi porto al piano superiore... nella sua camera... Esplorammo i nostri corpi... con le mani.. con la lingua... con le labbra...
Fu l'inizio di una relazione che andò avanti per diversi mesi... Earavamo complici... ci raccontavamo le nostre fantasie...
Anche lei era attirata dall'erotismo in tutte le sue forme... Mi confessò che spesso si masturbava guardando immagini erotiche su internet... Cominciammo ad esplorare assieme siti, foto... scambiandoci impressioni ed apprezzamenti... Lei mostrava di apprezzare molto immagini sm... con donne e uomini umiliati, frustati, legati...
Si eccitava e si sfiorava i seni.. il sesso... La invitai a masturbarsi... Mi eccitai quando cominciò a toccarsi... a sfiorarsi i seni con i capezzoli eretti...
Intanto le immagini scorrevano sulo schermo... A quel punto lei confessò come le piaceva masturbarsi... e le chiesi di farlo...
Si allontanò un momento e quando tornò aveva delle mollettine di legno fermapacchi che si applicò sulle lebbra... La mia eccitazione andò alle stelle... le confessai che anche a me piaceva sentirle sullo scroto... sul prepuzio... sui capezzoli...
Ne prese qualcuna e me le mise sul mio cazzo... mentre continuavamo a masturbarci... vedevo le sue dita muoversi tra le sue labbra... mentre le mollette si muovevano al ritmo dei suoi tocchi... io continuavo a menarmi il cazzo guardandola... i pantaloni abbassati fino alle caviglie... la camicia sbottonata... La mia mano saliva e scendeva... rallentava quando sentiva avvicinarsi l'orgasmo o si fermava... fino a quando non venimmo tutti e due...
Dopo lei volle occuparsi personalmente di pulirmi portandomi in bagno... facendomi sedere sul bidé, insaponandomi lentamente il cazzo e lavandolo accuratamente...
Quando mi fui rivestito disse che le sarebbe piaciuto provare a giocare con le corde... e di portarle la volta successiva...
La volta che tornai avevo con me un rotolo di corda acquistato presso un negozio che trattava articoli da montagna, più che una corda era un cordino ma venne utilizzato bene...
Mi portò nella sua camera facendomi spogliare completamente e poi mi bendò gli occhi... Mi fece sdraiare e cominciò ad armeggiare con la corda... Sentii che per prima cosa mi legava una caviglia, poi me la fece alzare e passò la corda da qualche parte perchè mi accorsi che restava alzata... poi la sentii che la passava sulle mie palle... che si ritrovarono legate e tirate. Poi passò a bloccare l'altra gamba che si ritrovò fissata alla coscia...
A quel punto sentii le sue mani accarezzarmi dappertutto... con tocchi leggerissimi che facevano tirare il mio cazzo... lo sentivo rizzarsi ancora di più...
poi avvertii quasi una puntura nella zona del perineo... che si ripeté più volte... sentivo quel tocco strano spostarsi sulle mie palle... sulla mia cappella che veniva scoperta e poi ricoperta... lo sentii intorno allo sfintere... non capivo cosa fosse ma mi eccitava ed il mio cazzo aveva ogni volta un movimento che lo faceva rizzare...
Continuò così non so per quanto tempo...eccitandomi sempre di più... fino a quando mi accorsi che cominciavo a sussultare sempre più... sentivo l'orgasmo che si avvicinava... si avvicinava... mentre lei continuava con quello strano tocco... e alla fine venni mugolando come un a****le... sentendo lo sperma s**turire da me in un fiotto caldo... lo sentii scorrere sul mio ventre.. sulle mie gambe... lo sentii colare tra di loro... lei mi lasciò così mentre sentivo il suo respiro accelerare... sentivo che stava toccandosi... il mio cazzo ancora ritto ondeggiava seguendo i suoi ansiti... la sentii godere... immaginavo il suo viso... le sue mani nel suo sesso...
Aentivo lo sperma che si raffreddava sul mio corpo mentre colava lentamente... Poi lei ricominciò a toccarmi delicatamente, il mio cazzo ormai molle ricominciò a reagire gonfiandosi e indurendosi... Le sue dita lo scappellavano lentamente mentre lo masturbava... Ogni tanto lo abbandonava per avvivinarsi alla mia bocca baciandomi, facendomi succhiare i suoi capezzoli, per poi tornare ad accarezzare il mio cazzo che diventava sempre più duro... Sentivo che godeva nel masturbarmi così lentamente... La mia cappella bruciava dal desiderio di raggiungere l'orgasmo, ma come lei avvertiva le contrazioni che lo preannunciavano smetteva di toccarlo, a volte semplicemente senza fare altro se non restargli vicino, sentivo il suo respiro sulla mia pelle, sulla cappella, sulle mie palle... altre invece baciandomi o facendosi baciare... altre ancora giocando con le corde che mi avevano immobilizzato, specialmente con quelle che tenevano legate le mie palle tirandole e lasciandole andare... Non so per quanto tempo durò questa piacevole tortura, ho ricordi confusi ma non fu breve...
Un'altra volta mentre eravamo nudi sul suo letto mi propose di bendarmi e la lasciai fare. Dopo avermi bendato mi fece alzare dal letto e mi legò le mani unendomi i polsi, mi fece spostare e mi resi conto che uscivamo dalla camera da letto. Guidandomi dolcemente mi fece scendere le scale che portavano al soggiorno al piano di sotto e mi fece addossare alla parete sottostante la scala chiedendomi di restare li.
La sentii allontanarsi per alcuni minuti e poi tornare vicino a me. Le mie braccia vennero sollevate e mi accorsi che legava la corda che tratteneva i miei polsi in alto sulla ringhiera. mi accorsi che si abbassava davanti a me e sentii la sua bocca afferrare il mio cazzo tra le sue labbra... la sua lingua sulla mia cappella...
Le sue mani allargarono le mie natiche e qualcosa di duro spingere sul mio buco entrando dentro di me. Lo spinse a fondo fino a quando sussultai per la fitta che mi provocava. Non era qualcosa di grosso ma era qualcosa di molto rigido che mi accorsi lei appoggiava al suo seno mentre continuava a giocare con il mio cazzo nella sua bocca. Avvertivo che ad ogni spostamento del suo viso la cosa che mi aveva infilato si muoveva all'unisono, seguiva i suoi movimenti, veniva spinta dentro e si muovava dentro le mie viscere... Credo lei facesse apposta a muoversi amplificando i movimenti che quella cosa aveva dentro il mio culo...
Poi la sentii alzarsi e mi chiede di stringere le natiche per non farla uscire, mentre sentivo lo sfregamento di un fiammifero e l'inconfondibile odore di zolfo spandersi nell'aria...
Dopo alcuni istanti sentii gocce calde cadere sulla mia cappella facendomi sussultare per il bruciore... Mi resi conto che aeva acceso una candela e che la stava facendo colare sul mio cazzo provocandomi strane sensazioni di bruciore e piacere... La sentii allargare la mia fessura e sentii il bruciore improvviso quando le gocce bollenti vi si depositarono... Poi fu la volta dei miei capezzoli a ricevere il bacio bollente della cera...
Una volta che si fu solidificata le sue dita cominciarono a toglierla e la sua lingua leccava e bagnava le zone che erano state ricoperte, mentre una delle sue mani aveva ricominciato a muovere dentro di me l'oggetto che aveva utilizzato per sodomizzarmi...
Sentivo la sua lingua guizzare sui miei capezzoli, succhiarli, mordicchiarli... altrettanto sulla mia cappella... mentre io continuavo ad essere immobilizzato legato alla ringhiera della scala... poi la sua mano cominciò a masturbarmi fino a portarmi all'orgasmo... (quello che aveva usato per sodomizzarmi scopersi dopo che era un manganello da poliziotto che lei teneva su un mobile nell'anticamera del piano superiore...)

Come vedi e come hai immaginato sono una troia... Mi piace essere usato e godere ma mi piace avvertire che quello che subisco dona eccitazione e piacere a chi sta usando il mio corpo... Non conosco i miei limiti... credo di non averli ancora raggiunti come so di non essere un masochista che gode e raggiunge l'orgasmo solamente per il dolore che riceve, ma che il dolore che ricevo abbia la capacità, entro certi limiti, di amplificare il piacere che poi dono e ricevo...
Non so se quanto leggerai risponda alla tua domanda "come è successo" ma sicuramente ti aiuterà a comprendermi meglio...

La tua troia... Continue»
Posted by schiavo_troia 1 year ago  |  Categories: Anal, BDSM, First Time  |  Views: 2071  |  
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Le Corna Il Matrimonio Il Sesso La Mia Mente Il Ca

LE CORNA

E' una filosofia la mia, è una dimensione nella quale mi rifugio più volte al giorno, perché non ci si abitua alle emozioni, alcune sono impossibili da metabolizzare e convertirle alla normalità, sarebbe un processo innaturale che lo stesso istinto respinge.
Se me lo avessero detto non c'avrei mai creduto, io cornuto, non è possibile.
Invece si, invece faccio parte di quella realtà che ho sempre guardato dal basso verso l'alto con ammirazione e devozione, come capitava se giravano voci su qualcuno che conoscevo o che conosceva la mia famiglia, o come in quei film in cui bellissime mogli tradivano ripetutamente il marito con mille amanti diversi.
Anche io cornuto, come alcuni invidiabili mariti, come mio zio, che senza rendersi conto della fortuna che ha avuto ha lasciato la moglie quando l‘è venuto a sapere.
Io a differenza sua ho dovuto impegnarmi per esserlo, ho lavorato su mia moglie liberandola dalle inibizioni e dalla dottrina, ma lui questo dono lo ha ricevuto senza sforzo, senza abnegazione. Cosa c'è di più bello.
Invece gli uomini in genere fuggono al mostro come se dovessero prenderne le distanze, urlando come se dovessero essere visti da tutti perché loro non c'entrano nulla, sono innocenti, vittime di un male assoluto.
Io la penso diversamente, piuttosto credo solamente che alcuni uomini valgono così poco rispetto alle loro mogli, che scappano via perché ne sono impauriti, impauriti dalla consapevolezza di non esserne all'altezza. In fondo la cosa più bella delle corna è proprio avere una moglie che le mette.
Per i cornuti come me la moglie è un feticcio, una creatura divina, un miracolo da custodire e contemplare in attesa di un nuovo prurito, di una nuova svogliatura che la attirerà tra le braccia di un altro uomo, che la porterà a conquistarlo.
Adoro quando accade, quando arriva il momento in cui le sue attenzioni si rivolgono ad un altro maschio dimenticandomi del tutto, mi fa sentire la strana ed emozionante sensazione di averla persa, ed io adoro perderla.
In quei momenti in me quindi imperversa un unico pensiero, mia moglie.
Quando mi sveglio, quando vado a dormire, quando lavoro, quando sono con i miei amici non posso fare a meno di pensare a mia moglie, a lei che bacia, che accarezza un altro uomo e si fa accarezzare da lui, a lei clandestina in un auto tra mille auto nel parcheggio di un centro commerciale, a lei che succhia accovacciata sul sedile, a mani grandi e forti che le tengono la testa, ai suoi sorrisi, alla sua soddisfazione, all’appagamento di essere riuscita a conquistare il suo desiderio. Tutto questo mi rende felice, mi rende felice perché lei è felice e darei la mia vita per la sua felicità.
Sono dell’idea che non c’è differenza tra il mio e l’amore di un qualsiasi altro marito, è cosa lo sprigiona a differire ma non il sentimento. Sentirmi cornuto è come vivere continuamente nell’idillio dei primi mesi, quando tutto funziona perfettamente e sembra non dover finire mai.
Senza alcun indugio posso dire che per lei vale lo stesso discorso. Mia moglie ha rapporti sessuali con altri uomini, alcuni completamente diversi da me, ma non ha mai sentito il bisogno di trasformare quegli incontri in qualcosa di profondo. Ci sono persone con le quali si incontra ripetutamente mentre con altre è bastata una sola volta, ci sono uomini adulti, ma anche ragazzi, però nulla si è spinto oltre il sesso. È il sesso la sua linfa, è quel desiderio di sentirsi preda e cacciatrice allo stesso tempo, quel bisogno ripetuto di conferme che hanno tutti gli esseri umani, la necessità di sapersi belli, attraenti, capaci di conquistare e di essere conquistati.
Mia moglie può avere bisogno di un ragazzino di diciotto anni come di un uomo di sessanta, può desiderare di essere legata per le mani come invece di essere trattata da Regina, è il suo modo di vivere, il suo modo di stare al mondo e credo che questo sia uno degli aspetti che più di tutti amo in lei.
Mia moglie è una donna libera e per libera intendo nel senso più alto e nobile della parola stessa.
La maggior parte delle altre donne, fedifraghe o meno, non sanno cosa sia la libertà. Tradiscono i loro mariti ed il più delle volte lo fanno con un solo uomo del quale si innamorano perché diverso da quello che hanno sposato. Non si rendono conto che è la novità ad attrarle, non valutano l’uomo in quanto essere umano con gli stessi identici difetti del proprio marito, credono di avere davanti il principe azzurro che per il resto della vita sarà sempre profumato, intelligente ed galante come nei giorni del corteggiamento e delle prime avventure assieme. Essere traditi è comunque bello e forse se non avessi avuto quello che ho mi sarei accontentato anche di questo, ma non sarebbe stato come è adesso.
Dentro di me, nei miei pensieri, c’è la gioia di essere cornuto, la felicità dell’essere cornuto.
Quando scorgo la mia immagine riflessa nelle vetrine dei negozi vedo un uomo felice, una persona invidiata da tutti gli altri uomini come me. Lo griderei se fosse per me, farei sapere a tutti che sono un cornuto e che mia moglie mi tradisce continuamente.
Ci sono volte durante le quali so che lo sta facendo in quel preciso istante e sono volte in cui la consapevolezza di essere cornuto si concretizza magicamente con la realtà dei fatti.
Non capita sempre ma succede.
È successo con il proprietario di un locale che se l’è portata nel suo ufficio mentre eravamo li con altra gente. Una scusa stupida e per un ora e mezza sono spariti mentre fingevo che fosse tutto normale.
È stata un’esperienza straordinaria, difficilissima da spiegare nella sua semplicità, ma realmente eccezionale.
Ho galleggiato per tutto il tempo in un pensiero ovattato, come le barchette delle clessidre che da bambini trovavamo nelle uova di pasqua. Sotto di me l’azzurro, sopra il rosso ed in mezzo il bianco dell’acqua.
In quella culla le persone che mi circondavano fingevano di non capire e volevano non capire.
I loro dubbi leciti e legittimi trovavano nella sfacciataggine degli eventi la categorica negazione dei pensieri, come nel più assurdo dei paradossi.
Eppure un affascinante imbarazzo aleggiava su tutti, sulle mie amiche, sui loro fidanzati, sui miei compagni.
Anche i baristi e le cameriere sembravano guardarmi, loro che più di chiunque altro conoscevano il proprietario del locale e la sua matrice di maschio dominante. Chissà quali pensieri avranno avuto, quante parole e risate sulla troia e sul cornuto che non immaginavano minimamente cosa li avrebbe aspettati.
Intanto idee, emozioni ed elucubrazioni convivevano con la naturalezza che dovevo agli altri, nulla da far t****lare, soprattutto il piacevole imbarazzo che stavo provando.
Nel frattempo il pensiero di cosa stessero facendo elargiva adrenalina al mio organismo senza interruzione.
L’immaginazione volava e con lei i miei sensi si amplificavano minuto dopo minuto. C’erano attimi in cui mi sembrava sentire gemiti provenire da un luogo lontano, rumori sordi di poltrone che sbattevano, scrivanie che si spostavano.
Ogni tanto mi assentavo con la mente ed i pensieri finivano inesorabilmente li, a loro, a mia moglie che se ne era andata ridendo e sorridendogli come se noi altri neanche ci fossimo.
Per me è questo essere cornuto e non c’è nulla di più bello.
Mia moglie era andata con un altro uomo in barba alle apparenze, si era chiusa nel suo ufficio fregandosene dell’etichetta e dei pensieri che gli altri avrebbero avuto, se ne era fregata di me e dell’ umiliazione che mi avrebbe procurato e tutto questo perché è così, una fantastica egoista che adoro esattamente per questo motivo.
Chissà come starà godendo pensavo, chissà quanto sarà stata forte la voglia per arrivare a tanto e chissà come sarà felice adesso sbattuta su quella scrivania.
Me la immagino con la gonna alzata mentre il tizio in piedi me la sodomizza fiero e soddisfatto. Un’altra troia da aggiungere alla lista, da raccontare agli amici.
So che il suo cazzo è enorme, è enorme come tutti i cazzi che ho dovuto immaginare ogni volta che mia ha tradito e so che più è grosso, più mia moglie è contenta di prenderlo in bocca, di dietro o nel suo ventre.
Io la conosco la mia principessa, conosco il suo stato d’animo in quei momenti, vuole toccarlo, vederlo, sentirlo, non aspetta altro ed io fuori da li ho i suoi stessi identici bisogni di saperglielo fare.
Vorrei che la mia vita fosse tutti i giorni così.
Tornando non sembrò neanche troppo scomposta, solo io avevo la certezza di cosa avesse fatto. È una specie di simbiosi che ci lega ci fa comunicare a distanza. Gesti, parole, occhi, anche semplici pieghe del vestito possono rispondere alle nostre domande ed io sapevo che lo aveva fatto. Gli altri galleggiavano sempre nel dubbio ma io No.

IL MATRIMONIO

A cosa serve il matrimonio, a cosa serve essere sposati.
Non credo che in merito abbiamo tutti la mia stessa posizione, le donne in generale vedono l’inizio di un film del quale finalmente saranno loro protagoniste, una favola che inizia camminando con un abito sognato una vita intera. Nulla è poi lontanamente simile alla realtà.
Purtroppo le persone riversano nel matrimonio la loro esistenza, le loro ambizioni, tutto ciò che è stato viene accantonato, scansato. Una nuova partenza che magicamente cambierà i loro giorni a venire, un po’ come accade con i figli finché non ne hanno avuto uno.
Nessuno sembra in grado di capire che il prima ed il dopo rimarranno tremendamente simili, il tempo libero, le scelte, il lavoro, nulla subirà le variazioni che credono. Le persone delegano ai sogni le speranze di un cambiamento ma non provano minimamente a rimboccarsi le maniche per ottenerlo davvero. Tutto il loro mondo si ferma all’obiettivo, come in un gioco dell’oca, una volta vinto ci si alza dal tavolo orgogliosi ma senza saper che fare. Il matrimonio, un figlio, per loro sono traguardi, non griglie di partenza. Fatto il bimbo e creata la famiglia si è completi, ma i giorni passano e le esigenze si moltiplicano e per queste persone è come sopperire perché non hanno mai pensato a ciò che sarebbe accaduto dopo, ma peggio ancora, non hanno più sogni ai quali delegare le loro speranze.
Quello che è accaduto a me è stato esattamente l’opposto. Il matrimonio ha significato costruire un mondo dove noi due decidiamo chi far entrare e chi tener fuori, un inizio vero grazie al quale ho potuto dedicarmi a ciò che ho sempre desiderato assecondando anche i miei sogni, i miei desideri, le mie distrazioni.
È stato il matrimonio a dare un colore alla mia condizione di cornuto, come un sigillo che in una qualche misura mi ha regalato l’inconscia consapevolezza che nessuno me la porterà via. Possono usarla o essere usati da lei, ma resterà mia moglie anche con il loro cazzo in bocca.
È questo per me il matrimonio, ciò che definisce il reale cambiamento di vita che esso rappresenta.
È mia moglie la donna che raccontano di aver sporcato con il loro sperma, è mia moglie quella conquista di una sera ed in parte è mio quel buco del culo che hanno posseduto e che lei gli ha permesso di possedere.
Quanti maschi l’avranno presa, dieci, cento, mille? Per ognuno è stata qualcosa di diverso, una troia, una soddisfazione, una gioco, una conquisa, ma per me è sempre stata mia moglie.
Il mondo intero potrebbe fotterla e per me non cambierebbe nulla, al massimo sarebbe solo un bellissimo sogno che si realizza, ma noi rimarremmo comunque legati assieme, io rimarrei comunque suo marito, il suo salvatore, la sua ancora di salvezza nei momenti di sconforto. Mia moglie deve essere solamente felice, mia moglie deve preoccuparsi solamente di aver il maggior numero di orgasmi possibili, con chiunque, con chi vuole, con uno o più uomini assieme, con chi stima, con chi ama o con chi odia a tal punto da farsi scopare.
È così bella mia moglie che tutti dovrebbero avere la possibilità di averla per mostrargli le loro abilità di amanti. Tutti gli uomini sono capaci di far sognare una donna e lei dovrebbe sognare con tutti loro.
Quanti sono i mariti che con lei riscoprirebbero soddisfazioni che in casa sembrano essersi perse, solo nel nostro palazzo ne conto almeno tre.
Questi dovrebbero venire da me e sedersi sulla mia poltrona, al resto penserebbe lei, gli succhierebbe il cazzo con tanta di quella devozione che il loro amor proprio tornerebbe allo splendore di dieci o venti anni prima, diffonderebbe così tanta fiducia che affronterebbero la vita in maniera diversa.
Purtroppo invece a ceti uomini il matrimonio li schiaccia, li annienta, addirittura li sconfigge. La metà di loro darebbe qualsiasi cosa per tornare indietro, per cambiare le cose.
Quando durante la quotidianità mi capita di aver a che fare con ragazzi in procinto di sposarsi io sono l’unico a dir loro che stanno facendo una cosa bellissima, gli altri più o meno seriamente li dissuadono, li sconsigliano, io li incoraggio.
Il matrimonio non è la tomba dell’amore, il matrimonio è l’essenza della vita e le corna il più bel dono che esso possa dare.

IL SESSO

Mia moglie lo prende in culo.
Un pensiero schietto, fulmineo. Feroce.
Ci sono volte in cui mi fermo ad analizzare il perché delle cose, il loro valore, la loro importanza, ma anche la loro incredibile e disarmante semplicità.
Non è un gioco il mio, non è un esercizio di stile, mia moglie si fa sodomizzare senza obiezione e senza opporre resistenza ed io, oltre ad esserne felice, da tutto questo sono anche molto affascinato.
Cosa la spinge a dirottare il piacere certo e concreto dell’orgasmo verso un probabile dolore, verso un possibile fastidio. Mi ha raccontato di un uomo che l’ha portata con se esclusivamente per possederla dietro, la poggiata al muro di un bagno e la sodomizzata fino a venirle dentro. Quanto fascino deve aver avuto costui per convincerla ad alzarsi da un tavolo dove conversava con altre dieci persone, cosa l’ha spinta a dire si, ad accettare di essere usata senza ottenere nulla in cambio.
Gli uomini per indole amano i rapporti impari. L’atto sessuale quando diverge dalla sacralità della procreazione crea dinamiche dalle quali siamo tutti dipendenti. Porgere il cazzo nella bocca di un’altra persona, dominarla o in qualche maniera usarla ed umiliarla per il nostro piacere sono dinamiche naturali, forse inconsce ma naturali. L’incontro di una bocca con un pene equivale a dissacrare la delicatezza e la purezza attraverso la possenza e la virilità e lo stesso può valere se a congiungersi sono anatomie meno nobili ma nate comunque per scopi differenti. Anche le posizioni spiegano cosa intendo, esse assumono un importanza estetica esaltante, volti distanti o impossibilitati a guardarsi, sensi che si amplificano perché occultati dalle circostanze.
Tutto questo ha un valore emotivo non indifferente, ma subirlo cosa dona?
Me lo chiedo continuamente pensando a mia moglie.
È la sfida che la attrae? La possibilità di dimostrare di esserne all’altezza, di esserne capace, di non provare dolore nei confronti di una virilità sovradimensionata, oppure è coprire quel ruolo di preda impotente ed indifesa che la spinge a dire si, ad offrirsi per cinque minuti di soddisfazione altrui.
Mi piacerebbe capirlo, mi piacerebbe essere nella sua mente in quel momento, ascoltare i suoi pensieri soffocare il dolore, oppure accentuarlo sapendosi inculata da un maschio che la sta dominando.
Una vota soltanto mi ha permesso di vederla, di ass****re al momento di un rapporto anale mentre era con un suo amico in casa mia.
Attendevo in sala da pranzo, loro erano già in camera da letto. Dopo trenta minuti mi mandò un messaggio con scritto “vieni ora”.
Entrai nella camera e la trovai carponi con un uomo completamente nudo dietro di lei, io non lo avevo mai visto. In un silenzio tombale le sue mani si portarono alle natiche allargandole e il tizio quindi la penetrò.
Poche volte nella vita il piacere suscita debolezza e senso di svenimento. Per me quella fu forse la prima in assoluto.
Davanti agli occhi il buco del culo di mia moglie ed il cazzo di uno sconosciuto che lo stava elegantemente possedendo. Entrava ed usciva pacatamente, dilatandolo come non avrei mai potuto immaginare.
Quel piccolo fiorellino che appena mi era possibile leccavo ascoltando i racconti delle sue avventure, ora sembrava un enorme bocca di pesce gatto che cercava di ingurgitare la sua grossa preda.
“E’ per questo che mi piace farlo ed è per questo che non lo faccio fare a te”.
Mi disse così ed in quella amara verità racchiuse tutto il senso della mia vita.
Mi mandò via dopo dieci minuti appena, il rapporto anale era terminato e non c’era motivo per cui restassi con loro.
Le sue allusioni e la sua crudeltà mi cullarono e continuano a cullarmi ancora oggi ed ogni volta che sento il bisogno di rifugiarmi in qualcosa di rassicurante.
Forse alle mille domante, nella sua semplicità, la risposta è una soltanto. Mia moglie si fa inculare perché è femmina. Una risposta elementare, ma l’unica plausibile e allora ben vengano uomini affascinanti, ben vengano avventure nei bagni, che il suo corpo continui ad unirsi a quello degli altri e che gioiscano nel sentirsi vivi.

LA MIA MENTE

Cosa possa aver s**turito in me questo modo di essere non credo di saperlo.
A dir la verità ho smesso di pensarci quando ho capito che una risposta avrebbe potuto metter fine alle mie passioni, al mio modo di essere.
Non è una novità spiegare che cornuto mi ci senta sempre, che suscita in me un orgoglio maggiore di qualsiasi altra cosa, ma a volte mi piace capire quanti e quali siano gli aspetti che mi rendono così sereno e felice di esserlo ed allora penso, peso ai motivi elencandoli in una sorta di gioco infinito che conosco soltanto io.
Amo farmi scopare mia moglie perché è bella, perché sarebbe un peccato se la scopassi solo io o una persona sola, amo farmi scopare mia moglie perché il mio cazzo non è abbastanza grande e perché nessuno ce l’ha mai abbastanza grande da potergli chiedere di andare soltanto con lui, amo farmi scopare mia moglie perché sentirla considerata una puttana per me è un privilegio vero.
Avevo forse dodici anni quando vidi per la prima volta nella mia vita una prostituta. Scendeva dall’auto di un uomo vestita solo di una pelliccia bianca e dell’intimo nero. Quando chiesi chi fosse e perché uscisse vestita così mi dissero la verità, era una donna che per lavoro andava con altri uomini. Generico e poco chiaro ed io non conoscevo ancora il sesso e la malizia, ma sapevo che non era un lavoro normale quello. Lo percepii come una specie di missione ed allo stesso tempo una costrizione. Mia madre e le madri dei miei amici erano sempre state con un solo uomo, sempre affezionate ad un solo uomo, come poteva una donna essere la donna di tutti gli uomini.
Non lo dissi a nessuno, ma me ne innamorai.
Naturalmente non di lei, non della prostituta che avevo visto, mi innamorai di quel modo di essere, di quell’idea sfuggente di donna difficile da conquistare ed impossibile da tenere per se, una donna che va con altri uomini, per lavoro, come fosse normale.
Qualcuno a casa aspettava il suo rientro, doveva esserci qualcuno accanto a lei, un marito, un fidanzato, un compagno che sapeva quello che faceva eppure non diceva nulla. Volevo essere lui, volevo essere quell’uomo e lo volevo più di ogni altra cosa al mondo.
A volte penso a quanto la volontà possa aiutare l’essere umano. Ho costruito il mio destino quasi come l’avevo immaginato e sognato, forse non me ne sono neanche reso conto del tutto ma alla fine ho raggiunto un equilibrio, un traguardo. Sono riuscito a scegliere la persona giusta, ho avuto il coraggio di farle sapere chi ero, cosa cercavo e quale fosse per me il modo migliore di essere amato e lei lo ha capito, lo ha accettato ed ora anche lei vive una vita soddisfatta e serena, una vita diversa da quella che credeva affrontare ma pur sempre piacevole.
Il nostro amore è una continua complicità, un intesa perfetta fatta di sesso e dominazione ma anche di affetto e di pari opportunità, lei va con altri uomini, lei sa come farmi soffrire ed allo stesso tempo rendermi felice e per questo la amo più di ogni altra cosa al mondo.
Mi racconta le sue avventure, me le descrive e mi indica i luoghi dove poi mi reco da solo in un pellegrinaggio emozionante ed intimistico.
Amo quei posti. Parcheggi, anfratti isolati, portoni di palazzi o negozi dove ha avuto avventure con i proprietari. Arrivo li ed immagino come sia andata, come sia stata presa, come si sia offerta per la loro felicità.
Lo avrà preso in bocca accucciata ed accovacciata per non essere vista? Lo avrà succhiato coperta da un cappotto? O magari lo ha fatto alla luce del sole senza neanche preoccuparsi troppo.
L’avranno vista forse? Sarà passato qualcuno che conosco e che l’ha potuta riconoscere? Forse si, forse lo sanno tutti. Forse qualcuno credendola facile le ha anche chiesto di succhiarglielo, alla prima occasione se l’è tirato fuori brandendoglielo davanti agli occhi e dicendole di prenderlo in bocca. Voglio pensare che sia successo, voglio pensare che qualche conoscente neanche troppo intimo si sia permesso di fare una cosa del genere e che lei abbia dovuto accettare.
Amo questi processi mentali, queste storie al limite dell’inverosimile in cui mia moglie è vittima e carnefice di se stessa, degli altri, di tutti.
Se dovessi smettere di usare la mia mente, di elaborare le sue avventure esasperandole fino a sentirne l’odore credo realmente che morirei.

IL CAZZO

C’è una cosa che accomuna tutti gli uomini di tutte le razze del mondo. Il cazzo.
Nascosto tra le pieghe dei pantaloni e celato per comune senso del pudore il cazzo è la più alta rappresentazione del sesso che ci sia. Non c’è piacere e non c’è peccato che non costringa l’uomo al pensiero del cazzo, il mezzo con il quale arrivare al fine, la rappresentazione della nostra forza e della nostra virilità.
Il cazzo può offendere, può dare sollievo, il cazzo può regalare emozioni.
Ogni uomo, ogni individuo incontrato per strada non è che un cazzo raccolto nei pantaloni, non è che un oggetto sessuale al quale attaccherei mia moglie per la bocca e dove la lascerei per ore senza darle la possibilità di respirare.
Il maschio in fondo non è nulla senza l’idea di avere un cazzo tra le gambe, senza l’utilità che esso stesso fornisce al suo corpo rendendolo appena qualcosa di più.
Un uomo che va in bagno ad esempio è soltanto un uomo che va in bagno, ma un uomo che urina per strada è un uomo che per strada si tira fuori il cazzo e lo mostra a tutti. La differenza ovviamente non è in loro, ma nel mio modo di guardarli, nel mio modo di considerarli per ciò che si tengono in mano piuttosto che per ciò che sono.
È più forte di me, è un richiamo, un associazione istintiva che mette mia moglie inesorabilmente vicino all’organo sessuale maschile, come se entrambi non sarebbero nulla senza l’altro. Così non posso fare a meno di pensare che la cosa più giusta in assoluto sarebbe farla scendere dall’auto, dirle di aiutare quegli sconosciuti tenendoglielo in mano aiutandoli ad urinare.
Sono gesti semplici ma ricchi di erotismo perché in fondo l’erotismo è solo rendere piccante ciò che consideriamo la normalità. Una donna scende dall’auto e le si vedono le autoreggenti, si china e le si alza la gonna, mia moglie si avvicina e lo prende in mano ad uno sconosciuto.
Credo che per quanto possa sembrare assurdo o strano, il cazzo sia nato per stare tra le mani di mia moglie, tra le mani come nella sua bocca, nel suo corpo. Non ho idea se per gli altri mariti valga lo stesso che per me, ma il cazzo abbellisce il suo volto.
So che sorride quando l’uomo di turno se lo tira fuori, sembra quasi che aspetti quel momento da sempre.
Me lo ha detto un mio amico al quale un suo amico ha raccontato di esserselo fatto succhiare da mia moglie.






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Posted by unoduetre 1 year ago  |  Categories:   |  Views: 2482  |  
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La mia mamma Daniela


Mia madre come tutte le mattine, uscì di casa verso le nove per recarsi in ambulatorio, mia madre è un medico generico, una bella donna di 41 anni e vive con me e mia sorella Licia, in una cittadina romagnola in una graziosa villetta comperata da mio padre prima che lui ci lasciasse causa un incidente stradale cinque anni prima.

Mia sorella Licia studia a Bologna, frequenta il DAMS con ottimi risultati, pertanto io e mia madre siamo spesso da soli a casa, normalmente lei torna a casa al sabato e sebbene per molto tempo ci siamo sopportati a malapena, ora ci vogliamo molto bene, e da quando anche lei ha cominciato ad avere l' hobby della fotografia abbiamo trovato molti punti di affinità .

Daniela questo e il nome di mia madre, per me rappresenta un punto di riferimento molto importante e lei ricambia questo mio affetto con molto amore, spesso quando esce con i suoi colleghi per recarsi a cena o a qualche riunione medica provo un senso di malessere e ansia che mi attanaglia dentro e che vagamente assomiglia alla gelosia.

So che questa confessione rassomiglia più a una dichiarazione d'amore nei suoi confronti e che non ha nulla a che fare con l'amore filiale ma io amo il suo modo di parlare di muoversi di gestire le nostre vite, amo il suo profumo di femmina, la sua femminilità, amo tutto di lei.

Al mio diciottesimo compleanno due mesi fà mi regalò una splendida macchina fotografica con la promessa , conoscendo la mia bravura con la fotocamera, che le avrei fatto delle foto.

Al pomeriggio colsi l'occasione, proposi a mia madre essendo libera da impegni di lavoro di fare qualche foto, lei accettò con entusiasmo e mi chiese dove le avremmo fatte, non fù sorpresa quando le dissi che il posto migliore sarebbe stato il mio piccolo studio situato nell'attico della casa.

Salimmo le scale che portano al mio studiolo e siccome lei era davanti a me non potei fare a meno di ammirare le sue gambe lunghe tornite e bellissime, fasciate dal velatissimo nylon delle calze.

Le pareti del mio studiolo (da notare che il mio studio e off limit vi si accede solo in mia presenza) erano tappezzate di foto di paesaggi,di mie amiche e anche di mia sorella Licia, mia madre rimase colpita quando vide alcune foto di Licia in mutandine e reggiseno e altre con solo i collant a petto nudo, la feci accomodare su di una seggiola ma notai che continuava a fissare le foto di mia sorella e con una domanda a bruciapelo disse: ”spero vi siate fermati lì” con aria provocatoria, le risposi: “mamma abbiamo adoperato il preservativo” lei rimase con la bocca spalancata e prima che le venisse un infarto aggiunsi: “dai sto scherzando”.

Cominciai con alcuni s**tti di primo piano le ripresi il volto, era bella, la pelle di una diciottenne, l'abbigliamento curatissimo e il suo fisico magro e asciutto le toglievano una decina di anni dalla realtà anagrafica, passai poi ad alcune foto d'insieme la ripresi in piedi in campo lungo, lei rimase molto entusiasta dalla serie di foto che le stavo facendo, in quel momento al limite della follia le proposi di fare un servizio osè mi guardò meravigliata e mi disse: "ma Giuliano sei pazzo vorresti fotografare tua madre nuda”.

Senza più pudore e con sfrontatezza le dissi:“si mamma mi piacerebbe farti delle foto come ho fatto a Licia “ la vidi trasecolare, mi avvicinai l'accarezzai, cercando di capire il suo stato d'animo provai a mettermi nei suoi panni le diedi un bacio sulla guancia, lei mi guardò la baciai di nuovo questa volta sulle labbra, lei mi guardò e disse con aria provocatoria e di sfida: “va bene facciamo queste foto però non nuda”

Ero al settimo cielo, vidi mia madre che si toglieva la camicetta rimanendo con il reggiseno nero, poi fu la volta della gonna a scendere lungo le sue lunghe gambe coperte dai collant chiari, un piccolo triangolino nero di seta ricopriva il suo inguine, il mio pene ebbe un erezione prepotente e la cosa non passò inosservata a mia madre lei cercò subito di ricoprirsi rendendosi conto della fragilità della barriera che esiste fra due persone di sesso diverso, sebbene imparentate, le andai incontro e le dissi: “no mamma ti prego non andare via ti voglio bene” l' abbracciai la strinsi forte senti che piangeva..... e mi chiese: “ ma tu Giuliano cosa vuoi da me” con un filo di voce le dissi: ”voglio te mamma voglio il tuo corpo” la senti vibrare come scossa da un leggero fremito: “ma ti rendi conto di quello che mi chiedi” sussurrò con voce flebile: “si mamma voglio fare l'amore con te” la sua reazione fu decisa e netta si rivestì ed uscì dal mio studio lasciandomi triste e consapevole di aver oltrepassato la linea sottile che può portare alla felicita oppure come nel mio caso alla prostrazione, sentì il rumore della sua auto uscire dal garage ed allontanarsi, ridiscesi le scale e mi gettai sul divano con la testa in completa confusione e dentro di me un grande vuoto.

Verso le undici di sera sentì il rumore della “panda” rientrare, il ticchettio dei tacchi sui gradini delle scale che portano alla mia camera mi preannunciarono la sua visita, la porta si aprì e con passo leggero si avvicinò al mio letto: “Giuliano sei sveglio, ascoltami” schiusi gli occhi facendo finta di svegliarmi in quel momento: “ho pensato per ore a quello che mi hai detto ti voglio bene anch'io ma quello che mi chiedi esula dal concetto di madre e mi coinvolge in un rapporto innat......”non la lasciai finire le mie labbra s'incollano alle sue, la mia lingua spaziò nella sua bocca le strozzai il sospiro in gola e la trascinai nel letto con voluttuosità le morsi leggermente le gote, le baciai il collo, sentì un suo gemito la mia mano cominciò ad esplorare dentro la sua camicetta alla ricerca del gancetto anteriore del reggiseno la mia faccia scivolò fra i suoi seni la sentì dire: “Noo!!!! Giuliano attento che se prendiamo questa strada poi non potremo più tornare ind … Ohhh!!! ma cosa mi fai” presi un suo seno le titillai un capezzolo le feci un succhiotto nella parte inferiore della coppa, la stavo letteralmente lavando con la mia saliva, lei ora gemeva e priva di freni inibitori dalla sua voce strozzata uscì un: "Siiiiii!!! Giuliano cosi siiii bravo cosiiii!!!! succhiami i capezzoli tesoro mio " era in uno stato di completa estasi erotica, chiesi: ”mamma ma quanto è che non ti scopano” poi le sollevai la gonna le strappai i collant, buttai la mia faccia fra le sue gambe, mia madre in un momento di lucidità disse: " Noo! ti prego Giuliano,per favore non mi sono lavata li sotto" non l'ascoltai e aspirai l'odore aspro e forte del sesso mischiato a quello della pipi, mi riempì voluttuosamente le narici di questo meraviglioso aroma che traspirava dalle sue mutandine.

Le sfilai i collant strappati e le mutandine di seta nera e cominciai a leccarle la figa con un movimento rotatorio ora i suoi gemiti erano veri urletti di godimento, la mia bocca si riempì di umori con colpetti precisi le martellai il clitoride, nella mia testa passarono una miriade di pensieri, stavo baciando languidamente mia madre, le leccavo la passera, fra poco l'avrei posseduta, mi accingevo ad entrare nel buco da dove uscì diciotto anni fa, lei mi sossurrò: ”dai Giuliano mettimi il cazzo dentro la figa scopami amore, fammi godere, riempimi la figa.... non resisto” “mamma mi metto il preservativo” le dissi “ Noooo!!!stai attento quando stai per venire, voglio sentirti bene voglio che le nostre carni si tocchino" e in pieno marasma erotico aggiunse: "comunque non me ne frega nulla, se rimarrò incinta lo farò”.

Liberai dalla mia testa i pensieri di rimorso ed affondai nella figa di mia madre il mio cazzo la sua vagina era calda e le sue pareti erano talmente irrorate di umori che le scivolai dentro con enorme facilità: “siiiii amore siiii tesoro ti sento hoooo!!la mia eccitazione aveva raggiunto il massimo del godimento stavo chiavando mia madre il mio cazzo era duro come il marmo "ti piace essere rientrato dentro la mia pancia dove ti ho tenuto per nove mesi” le sue parole erano dolci come miele, e il suo stato di eccitazione era nella fase più elevata. Cominciai ad affondare i colpi prima con delicatezza poi sempre più violentemente, la sentì urlare frasi sconnesse, cambiammo posizione diverse volte e le chiesi: “mamma so che vai anche con altri uomini, cosa ti dicono quelli che ti chiavano ?” per un attimo non risponde poi con voce sibilante: “mi dicono che sono una troia una vacca e mi chiamano anche lurida puttana“, la senti urlare mentre veniva e nello stesso momento venni anch'io, cercai di uscire dalla sua vagina il più velocemente possibile ma la maggior parte di sperma fini nel suo utero, con molta delicatezza sfiorai la sua pancia con le labbra e la baciai come forma di rispetto per quel momento solenne.

Fortunatamente non ho impregnato mia madre sta di fatto che il nostro rapporto ora è continuativo ad eccezione di quando mia sorella è a casa, io e mia madre dormiamo assieme e facciamo sesso regolarmente il numero dei suoi amanti si è ridotto di molto, so che ogni tanto si fa scopare da un suo collega ma la cosa non mi crea problemi anzi.......... ... Continue»
Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 2521  |  
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L'Ultima Notte Di Sesso Con La Mia Ex Incinta

Era dal liceo che non la vedevo, ma non era cambiata per niente Mirta. É bella oggi come ieri. Anche adesso che é incinta, nuda davanti a me, non posso smettere di ammirarla. Nonostante la sua gravidanza, rimaneva comunque una splendida ragazza..... donna! Solo il suo seno era cambiato, non mi ricordavo che avesse due tette cosí grandi. Ma poi, ripensandoci, mi risposi che era il suo fisico che si adattava alla sua nuova condizione. E quella nuova situazione, mi stava eccitando da morire. Forse era scritto nel grande libro del destino che Mirta doveva essere la prima donna delle mie "prime volte". La prima ragazza che ho portato a casa dai miei, la prima che mi ha detto "ti amo", la prima con la quale ho fatto sesso e la prima che adesso ho davanti nuda... incinta! Mi avvicino a lei lentamente, oggi mi sembra cosí indifesa che voglio prendere i suoi tempi, i nostri tempi, come quando eravamo adolescenti e timorosamente esploravamo il corpo l'uno dell'altro. Un passo dopo l'altro e sono ad un centimetro dalla mia ex ragazza. Nel mentre il mio pisello alla sola visione di lei, inizia a mettersi sul'attenti. Il solo spettacolo di lei nuda dopo oltre venti anni, me lo fanno diventare duro. Ora sono vicino al suo corpo, ed inizio a baciarla. Il mio pisello sfiora la sua fica, o meglio la mia cappella sfira la sua fica, la sua pancia mi impedisce di avvicinarmi oltre. Allora continuo a baciarla, ad esplorare con la lingua quella bocca che da ragazzino mi faceva impazzire. Poi alzo le mie mani e delicatamente le metto sulle sue tette. Le sento piene, gonfie. Ad oggi non riesco a trovare un aggettivo che possa spiegare quello che provavo, sentivo a quel tocco. Era come giocare con due palloncini pieni d'acqua, solo che i palloncini non ti fanno drizzare il cazzo e soprattutto non schizzano. Non fraintendetemi, non era il mio pisello che schizzava dopo qualche minuto di palpeggiamento, ma le sue tette. Mentre la baciavo, prima sulla bocca e poi sul collo, le mie mani stringevano, strizzavano, alzavano verso il mio viso il suo enerme seno. Dopo diversi minuti che "masturbavo" le sue tette, aumentai la stretta, quasi volessi staccargli quelle enormi bombe... quelle bombe che alla fine esplosero, schizzandomi un liquido biancastro sul viso. Mi colsero impreparato e feci un "balzo" indietro con la testa. Adesso capivo perché le ragazze con cui ero stato, quando mi facevano un lavoro di bocca, alla prima sborrata si tiravano indietro. La "spinta" doveva essere davvero forte. Come forti erano le spruzzate delle tette di Mirta. Giocavo con tutti e due i seni, li spremevo entrambi ed altri schizzi di quello che sembrava latte fresco, finivano prima sul mio viso e poi sul mio petto. Poi mi feci piú coraggioso e cercai di approfondire quella nuova esperienza. Avvicinai la mia bocca alle sue areole pronunciate ed inizia a succhiare i suoi capezzoli. Intanto continuavo a premere, schiacciare e palpare con vigore i suoi seni, che a quei massaggi rispondevano con degli altri schizzzi di liquido bianco nella mia bocca. Nessuna mi aveva mai schizzato pima, né in bocca, né sul mio viso. Ma tutto sommato mi piaceva. Cosí continuai a giocare con le sue tette. Vederle "venire", "svuotarsi" di quello che sembrava latte appena munto, mi stava eccitando da morire. Per la prima volta quello che finiva sul pavimento non era il mio sperma, ma fluidi corporei di una donna! Poco dopo Mirta reclamó la sua parte di sesso, con una mano mi staccó dal suo corpo, si mise di spalle e con l'altra afferró il mio cazzo, che fino a quel momento non aveva perso per un solo secondo la sua erezione. Quindi inizió a camminare e come se tenesse un cane al guinzaglio, prese la direzione della sua camera da letto. Durante quei pochissimi secondi, nella mia mente, come un Flashback, inizia a rivivere tutti i momenti trascorsi nel passato con Mirta.
La prima volta che la vidi fu al primo anno del liceo. Entrati in classe, tutti prendemmo posto un pó a caso ed io trovai un banco vuoto accanto a quello di Mirta. Lei all'inizio non mi notó, ero uno dei tanti, ma poi iniziai a "ronzargli" intorno e cominció a dedicarmi qualche attenzione. Erano i tempi in cui per "mettersi insieme" bisognava seguire un percorso. Tramite amicizie comuni si faceva arrivare la "voce" all'interessata o interessato, che qualcuna o qualcuno, voleva mettersi con un lui o una lei. Se dall'altra parte c'era una risposta affermativa, alla prima occasione, che normalmente era una festa di ballo a casa di qualche compagno, si faceva la propria "mossa". Io ero letteralmente cotto di Mirta, una ragazzina mora dai capelli lunghi, che giá dopo il secondo giorno di scuola, mi faceva masturbare sotto le coperte pensando a lei. Dopo un sondaggio tra gli amici, venni a sapere che gli piacevo. Cosí cercai di creare il mio momento, che arrivó durante una cena tra compagni di scuola poco prima di Natale. A fine sera i miei genitori passarono a prendermi al ristorante e per non scomodare anche quelli di Mirta, decisero di accompagnare anche lei a casa. Una volta arrivati, l'accompagnai fino alla porta di casa. Era arrivato il mio momento, avevo il cuore che batteva a duemila. Volevo baciarla, ma non sapevo come "partire". Fortunatamente e con un pizzico di coraggio da parte mia, fu proprio lei a darmi il "via" dicendomi "Buonanotte Chase" con un bacio sulla guancia. Il momento era giusto. Ma non riuscivo a muovermi. Quindi lei fece per entrare in casa. Io gli voltai le spalle, stavo per andarmene. Quando con il cuore che mi esplodeva in bocca, dissi a me stesso "ora o mai piú"! Tornai sui miei passi, dissi il suo nome, lei si giró ed io afferrandola per le braccia gli diedi un bacio. Inizialmente con la bocca chiusa, poi cercai con la lingua di entrare nella sua. Duró pochissi secondi, che peró mi sembrarono un'eternitá a quel tempo. Emozionato e con il cuore che mi batteva in gola, mollai l'osso e tornai in auto dai miei. Ora io & Mirta eravamo ufficialmente insieme. Il giorno dopo eravamo giá piú tranquilli e meno impacciati. I nostri baci diventavano sempre più appassionati e la nostra curiositá verso il corpo dell'altro cresceva ogni giorno di piú. I primi tempi mi avvicinai al suo fisico lentamente, tra un bacio e l'altro, mettevo sempre le mani sulle sue piccole tette. E lei mi lasciava fare. Qualche volta, specialmente quando eravamo soli, riuscivo persino a mettergliele sotto la maglietta. A toccarle senza tessuti che mi facevano da filtro. Il tiro lo alzai un giorno in un noto Parco Giochi della mia cittá, nello specifico sui Roller Coaster (noi le chiamavamo Montagne Russe). Durante un giro, inizia a baciarla, ad infilare la mia lingua nella sua bocca. Intanto con una mano palpeggiavo le sue tette. Andai avanti cosí per qualche minuto, fino a quando non decisi di alzare la posta. Feci scivolare una mano in mezzo alle sue gambe ed iniziai a toccargli l'interno coscia. Dolcemente l'accarezzavo, spostavo la mano su e giu dentro le sue cosce. Poi lentamente tentai la risalita verso la sua giovane fichetta, ma l'accesso era bloccato dalle sue mutandine. Allora con le dita spostai i sui slip su un lato ed infilai completamente la mano in mezzo alle sue gambe, tipo "cucchiaio" e misi la mia mano sulla sua fica liscia. Era fresca, sembrava pulita. Mi limitai a strusciarla lungo quello che sembrava uno spacco in mezzo a due dune. Il pisello mi si stava gonfiando tra le gambe. Ed anche a Mirta quel massaggio sembrava piacere. Per quel giorno non potevo lamentarmi, avevo osato anche troppo. A fine serata, chiuso in bagno, mi svuotai le palle pensando a quel pomeriggio, masturbandomi con la stessa mano che poche ore prima era in mezzo alle gambe di Mirta.
Intanto il tempo passava, i giorni diventavano settimane e le settimane diventavano mesi. Fino a quando, stanco di avere solo baci, stufo di accontentarmi di qualche palpeggiamento rubato e qualche leccata di fica, decisi che era il momento di scopare. Preparai Mirta a quel momento, a piccole dosi. Prima mettendola a suo agio con il mio corpo, ogni tanto baciandola guidavo la sua mano sul mio pisello, poi facendole intuire che volevo qualcosa di piú. Lei non era proprio sicura di volerlo fare, ma nemmeno pronunciava un no deciso. La nostra prima volta avvenne esattamente cinque mesi e due settimane dopo il nostro primo bacio. Niente di pianificato e organizzato, accadde e basta. Mirta mi invitó un sabato a casa sua a pranzo. I suoi non c'erano e lei voleva cucinare per me. Se poi due uova ed un insalata si possono chiamare cucina. Ma a me, a noi, non importava il mangiare, l'importante era stare insieme. Come sempre passammo il pomeriggio in camera sua, tra baci, musica e toccate piú o meno audaci. Abbracciati l'uno a l'altra sul suo letto. Io spalle poggiate al muro e lei tra le mie braccia. La prima mossa la feci io. Inizia a baciarla sul collo, sulle guance, ad accarezzarla per diversi minuti. Prima passai le mie mani in mezzo ai suoi capelli, poi lentamente le feci scendere fino alle sue tette. Lei con le spalle poggiate sul mio petto, mi lasció fare. Allora continuai osando di piú. Abbassai ancora di piú le mie mani portandole lungi i sui fianchi, presi la sua maglia e delicatamente gliela tolsi. Sentivo il mio pisello gonfiarsi nelle mutande e preso dall'eccitazione, gli slacciai anche il suo piccolo reggiseno. Mirta non si voltó mai, lasció fare tutto a me. Continuai a toccarla ovunque, sulle spalle, lungo la schiena, sui fianchi, poi portai di nuovo le mie mani sul suo petto, afferando le sue tette. Ci rimasi non só quanto tempo a massaggiarle, toccarle e strizzarle. Il mio cazzo stava esplodendo e non sapevo se tirarlo fuori o continuare a "giocare". Mi feci coraggio e provai a spingermi oltre. La presi per mano, ed insieme a lei mi alzai dal letto. Ricordo che non sempre mi guardava negli occhi, in fondo era la prima volta che si mostrava quasi completanente nuda a me. Per metterla a suo agio, mi tolsi anch'io la mia maglietta e continuai a baciarla. Prima sulla bocca, poi di nuovo sul collo ed infine sui suoi piccoli seni. Poi scesi in basso, baciandola anche sul ventre, diverse volte, fino a quando non notai dei brividi sulla sua pelle. Allora dal basso la guardai in viso e con le mani lungo i suoi fianchi, gli abbassai i pantaloni. A quel punto Mirta sembró sciogliersi, fece un passo indietro e si sfiló i pantaloni. Io rimasi in ginocchio ad ammirarla. Poi allungai di nuovo le mie mani verso di lei per avvicinarla a me. Adesso ho la sua fichetta davanti al mio viso. O meglio, la sua fichetta avvolta dagli slip. Ancora uno slancio di coraggio da parte di Mirta. Le sue mani fanno scivolare le sue mutandine verso il basso, mentre una gamba le tira in una direzione qualunque. Ora é completamente nuda. Il cuore mi batte da morire, ma la voglia di baciare quelle altre labbra é troppo forte. Avvicino la mia bocca alla sua fica quasi liscia, ed inizio a baciarla. Piú volte. Sento il mio pisello cercare una via d'uscita. Allora mi alzo, guardo il viso di Mirta e mi abbasso i pantaloni insieme ai boxer. Il mio uccello, quasi non aspettasse altro, spuntó fuori dritto come un palo! Mirta lo fissa, lo guarda, non sá cosa fare. Poi lo afferra e mi bacia. Ma la mentre la sua bocca ormai sá cosa fare, la sua mano sembra paralizzata. Il mio pisello mantiene la sua erezione, la sborra la sento riempire l'asta, ma Mirta non mi aiuta a vuotarmi le palle. Non sá come muoversi! Allora mi stacco da lei e mentre le nostre labbra si separano, la invito ad abbassarsi, ad inginocchiarsi, con lei che ancora tiene stretto il mio cazzo. Ora il suo viso é di fronte al mio uccello pronto ad esplodere, Mirta lo fissa, poi mi guarda, ma non fá nulla. Allora gli afferro il polso ed insegno alla sua mano come muoversi. La guido lungo l'asta e finalmente sento le sue cinque dita che iniziano a masturbarmi. Mollo la presa, lascio che Mirta mi faccia una sega in completa autonomia. Sento le palle esplodermi, percepisco lo sperma salire lungo il mio cazzo. Riconosco i "sintomi". Anni di seghe e masturbazioni varie fatte fino a quel giorno, mi dicono che stó per sborrare. Ma riesco a trattenermi, faccio ingoiare al mio cazzo lo sperma che voleva buttare fuori. Se avessi voluto una semplice schizzata maturata da una sega, mi sarei accontentato del bagno di casa mia. No, quel giorno volevo la fica. Quella con la "F" maiuscola. Tolgo la mano di Mirta dal mio pisello gonfio con una imminente sborrata in canna, la invito ad alzarsi e tornare sul letto. La faccio sdraiare, poi la seguo, sopra di lei. La guardo negli occhi e successivamente avvicino il mio pisello alla sua fica. Non só cosa stó facendo. Non seguo un copione, mi limito ad imitare quello che avevo visto nei Film per adulti, sulle riviste. Lascio che il mio cazzo tocchi la fica di Mirta. Ad un tratto sento un posto fresco, umido. Una strana sensazione, qualcosa sembra accogliere prima la mia grossa cappella, poi il mio cazzo dritto. Spingo il mio bacino sempre piú giú, della pelle "viva" avvolge il mio pisello. Come se lo avessi fatto da sempre, inizio a muovermi su e giú dentro Mirta. La sento emettere un piccolo grido, ma non mi fermo. Spingo, mi muovo... su e giú... ancora e ancora... qualcosa ancora si muove intorno al mio cazzo, qualcosa pulsa, batte... mi piace... ora sonto pronto a sborrare e..... vengo, sborro... schizzo dentro la sua fica, della crema bianca calda avvolge il mio pisello. Una vampata di calore circonda il mio cazzo... schizzo ancora... sento chiaramente lo sperma uscire e fermarsi su una qualche barriera... come se appena uscito dal buco della mia cappella si fermasse subito sopra di essa... la sborra copre la mia cappella come del sapone liquido... continuo a spingere ed a venire, fino a quando, dai piani bassi, non sento piú nulla, a parte un sensazione di liberazione, di svuotamento. Infine guardo Mirta, non l'avevo mai vista cosí sudata. Sfilo il mio cazzo dalla sua fica, mi distendo al suo fianco e con gli sguardi rivolti al soffitto, rimaniamo nudi nel suo letto per qualche tempo.
Questa é stata la nostra prima volta. Ne seguirono ovviamente delle altre, ed ovviamente piú lo facevamo, piú diventavamo padroni delle nostre scopate.
Restammo insieme per qualche anno io e Mirta, poi le nostre strade si separarono per tanti motivi. Ma siamo rimasti sempre in contatto. Tra lettere, auguri di compleanno e festivitá varie, non ci siamo mai persi di vista veramente. Almeno non nei primi anni dalla nostra "separazione". Poi, si sá, il tempo e la distanza dividono tutti. Compresi noi. Credevo di non rivedere piú Mirta, che fosse la classica ragazza del primo amore, quello che non si scorda mai, ma che anche non si rivede piú. Ed invece.
Invece quel giorno mi arrivó un SMS di lei che mi chiedeva come stavo, che facevo nella vita, se mi fossi sposato, insomma, le classiche domande che si fanno quando non ci si vede da tanto tempo. Dopo la prima settimana di messaggi, mi dice che gli sarebbe piaciuto rivedermi. Cosí ci organizziamo per un aperitivo un sabato sera. Quando la incontro, rimango per qualche secondo spiazzato. Lei sempre bellissima, ma... in stato di gravidanza! Questo non me lo aveva detto tramite SMS. Si accorge del mio stupore e rompe il ghiaccio con un "non ti piace il mio vestito?". Entrambi scoppiamo a ridere e ci avviamo verso l'inizio della nostra serata. Seduti al tavolo, ci raccontiamo la nostra vita, i nostri lavori, le nostre storie. Mirta mi dice che ha un buon lavoro, una casa tutta sua, ma che da quando é rimasta incinta, le cose con il suo lui non vanno tanto bene. Poi é il mio turno e gli parlo un pó di me. Dopo un pó, l'occhio finisce sull'orologio. É l'una di notte. Accidenti, il tempo é volato. Andiamo via, accompagno Mirta alla sua auto e la saluto.
- "É stato bello rivederti, magari una sera di queste possiamo cenare insieme e continuare a racontarci la storia della nostra vita" gli dico dopo averla baciata sulla guancia.
- "Perché no? Intanto perché non sali da me Chase? Mi segui con la tua auto e ci beviamo qualcosa a casa mia" Risponde Mirta.
- "Lo farei volentieri. Ma domani devo alzarmi molto presto. Ho un impegno a cui non posso proprio mancare" Continuo io.
- "Peccato. Volevo stare ancora un pó con te. Allora facciamo cosí. La prossima settimana cena a casa mia. Cucino io come ai vecchi tempi. Ti asicuro che sono migliorata!" Aggiunge Mirta sorridendo e accarezzandomi la mano affettuosamente.
Cosí rimaniamo d'accordo per vederci il venerdi successivo da lei. Non nascondo che nonostante la sua gravidanza, il pensiero di fare sesso con lei mi ha accompagnato per tutta la settimana, giorno e notte! Vederla dopo tanto tempo, mi fece venire in mente tutte le nostre scopate, tutte le nostre prime volte: dal nostro primo bacio, alla prima volta che facemmo sesso, passando per le nostre prime vacanze insieme. E adesso, anche incinta, non nascondo che il suo corpo mi attira ancora. La sera del nostro appuntamento sono piú che puntuale e qualcosa mi provoca dei brividi, mi fá sentire agitato. Dico a me stesso che é solo una cena con una tua ex, la tua prima ex! Sono sotto casa sua, Mirta mi apre la porta. É stupenda, indossa solo una tuta, ma é comunque stupenda. Mi invita ad entrare, la sua casa é accogliente, é calda. Arriva il momento della cena. Ci sediamo a tavola, lei é una perfetta donna di casa e si, in cucina é migliorata davvero tanto! Mangiamo, beviamo, parliamo ancora e ancora. Poi ci sistemiamo sul divano, alterniamo minuti di silenzio a momenti di lunghe conversazioni. Un digestivo di troppo e la serata prende una piega che forse non era tanto improbabile. Ci avviciniamo l'uno all'altra ed iniziamo a sfiorarci, a toccarci. Infine ci baciamo con passione, come fosse la prima volta tra noi. Lentamente ci alziamo con le nostre labbra unite l'uno a quelle dell'altra. Quindi Mirta si allontana da me ed inizia a spogliarsi. Lentamente, molto lentamente. Prima la felpa, poi le scarpe da ginnastica ed infine i pantaloni. Io la osservo e mentre il mio pisello cresce negli slip, io la imito facendo altrettanto. Prima la cravatta, poi la camicia ed infine tutto il resto. Intanto Mirta si toglie gli ultimi pezzi di stoffa che coprono il suo fisico gravido. Slip e reggiseno! É bella oggi come ieri. Anche adesso che é incinta, nuda davanti a me, non posso smettere di ammirarla. Nonostante la sua gravidanza, rimaneva comunque una splendida ragazza..... donna!
La mia mente inizia a confondere il passato con il presente, ma la sua voce che grida il mio nome, mi riporta alla realtá:
- "Vieni Chase. Qui staremo piú comodi" Disse Mirta trascinandomi nella sua stanza con il mio cazzo tra le sue mani come fosse un cane da tenere al guinzaglio.
Ora siamo nella sua camera da letto, molla il mio uccello e si siede sul letto. Mette le mani dietro le sue spalle, inclina la schiena ed allarga le sue gambe mostrandomi la sua fica. Io in piedi davanti a lei sono sempre piú eccitato. Non era la prima volta che la vedevo nuda, ma era la prima volta che la guardavo con occhi diversi. E quella nuova visone del suo fisico sembrava non dispiacere al mio cazzo che diventava sempre più duro. Mi avvicino a lei, non smetto di osservare la sua fica cosí..... cosí diversa, diversa da quella che mi ricordavo avesse Mirta, ma soprattutto diversa da tutte quelle che avevo visto fino a quel momento. Non era la solita fica depilata, le sue labbra, le sue grandi labbra, erano enormi, gonfie in un modo spropositato. Mi avvicino al suo posto più intimo, mi inginocchio ed inizio a leccargliela. Non appena la mia lingua tocca il suo spacco, Mirta emette un gemito e si distende sul letto. Divarica ancora di piú le sue gambe, metto le mie mani sulle sue cosce ed affondo sempre di piú la mia lingua dentro la sua grande fica. Percepisco dei battiti, la sento pulsare. Poi smetto, bacio le sue labbra all'esterno e mi soffermo qualche secondo ad ammirarle. Non posso non notare che sono esageratamente umide. Vorrei penetrarla, sento le mie palle esplodere ed il mio cazzo gonfiarsi sempre piú. Ma non só come prenderla, come scoparla in quelle condizioni. Fortunatamente é Mirta ad assumere il comando, forse intuisce che per me quella é una situazione nuova. Si alza dal letto ed mi invita a sdraiarmi su di esso. Obbedisco. Completamente supino ed a cazzo dritto, non gli tolgo gli occhi di dosso. Le sue tette sono davvero grandi, leggermente calate, ma sempre gonfie. Adesso é lei che si inginocchia. Mette le mani sulle mi cosce per rimanere in equilibrio, ed inizia a leccarmi l'uccello. La sua lingua parte dalle mie palle fino alla mia cappella, dove si ferma e lascia spazio alla bocca che si infila dentro il mio enorme fungo rosso. Le sue mani intanto passano dalla coscia esterna fino al loro interno, per poi scivolare e salire fino all'attaccatura delle palle. Mentre la sua bocca, la sua lingua, masturba la mia cappella ed i suoi pollici giocano e stimolano i mie testicoli. Ne ha fatta di strada Mirta da quando ero io ad insegnargli come muoversi sotto le coperte. La sua bocca poi lascia il mio cazzo per tornare a leccarmi tutta l'asta, dal basso verso l'alto, una volta, due, tre. Sento lo sperma salire lungo il mio pisello, avverto la sborra pronta ad eruttare. Provo ad alzarmi per prendere in qualche modo Mirta, la voglio sopra di me, dentro di me, in qualche modo. Mentre cerco di alzarmi, la tensione dei muscoli mi fá sborrare, un solo lungo interminabile schizzo che finisce sotto il mento di Mirta, colando poi nel canale che divide le sue tette. Io non spingo oltre, lascio che il mio cazzo si liberi del primo carico di sperma autonomamente e dopo un paio di schizzate, finalmente sono in piedi. Anche Mirta si alza. Ma mi guarda come se volesse dire "come pretendi di scopare da questa posizione?". In effetti oggi sono io che non só dove mettere le mani, o meglio, il mio cazzo. Mirta mi fá nuovamente sdraiare sul letto, ma non completamente. Schiena su di esso e ginocchia piegate con i piedi che toccano il pavimento. Poi lei si avvicina a me, si mette a cavallo e per qualche secondo si lascia osservare senza fare nulla. Poi si piega leggermente verso di me, prende le mie mani, le mette a mezz'aria e con il palmo della sua mano mi fa cenno di aspettare. Fá un passa indietro, si gira di spalle e torna a cavallo su di me, di "retromarcia". Ora capisco. Vuole che la prenda per i fianchi e che l'aiuti a calarsi su di me, sul mio cazzo. Lo faccio! Aiuto il suo fisico ingombrante a scoparmi. Mirta inizia ad abbassarsi sul mio cazzo, piega le ginocchia, la sua fica poggia sulla mia cappella, sento le sue grosse labbra aprirsi, accogliere il mio pisello pieno di sborra. Ci siamo. Se lo infila, glielo infilo tutto dentro. Mirta inizia ad agitarsi, a muovere la sua fica sopra il mio cazzo. Destra, sinistra, avanti, dietro poi effettua movimenti circolari. Le sue labbra avvolgono e stringono il mio pisello, le sento pulsare, lei inizia a godere, sento la sua fica stringersi attorno al mio uccello, sento Mirta gemere. Io ci sono vicino, percepisco lo sperma salire lungo l'asta. Sto per sborrare. Ma poi Mirta, come una sensitiva, si sfila dal mio cazzo, mentre con una mano spinge un punto tra la mia asta e le mie palle. Lo sperma rimane ancora dentro, sono al limite. Si abbassa di nuovo, sfiora il mio cazzo che non é dentro di lei. Il suo culo é sopra le mie cosce e piano piano si avvicina/struscia al mio cazzo. Adesso lo spacco del suo culo tocca il mio uccello. Stringe le sue gambe costringendomi a fare lo stesso. Le mie palle sono schiacciate, sono in tiro sotto le mie cosce. Sento la cappella tirare ed in procinto di schizzare. Poi Mirta, come un atleta, solleva leggermente il suo corpo e cerca di infilare la sua fica sopra il mio palo. La lascio fare aiutandola di nuovo con le mie mani, ma stavolta gliele metto sotto il culo per aiutarla a farsi impalare dal mio uccello. Finalmente la sento scendere sopra il mio cazzo, la sua fica se lo fá scivolare delicatamente tutto dentro. Quindi Mirta inizia a fare su e giú sul mio cazzo. Sono arrivato, la sbora sale, cerca una via d'uscita, le palle gonfie cercano di buttare fuori il loro carico di sperma. Mirta continua a scoparmi, su & giú, su & giú..... si ferma... muove la sua fica in senso orario da seduta... stringe di nuovo le gambe... il cazzo mi tira... cerco di spingerlo piú dentro che posso alzando il bacino.... spingo... spingo... e finalmente vengo, sborro. Sento una lunga schizzata inondarla, poi una seconda, una terza... anche Mirta ha un altro orgasmo, la sua fica non smette di battere... io contiuno a schizzare... a venire piú volte..... poi la sollevo, sfilo il mio cazzo avvolto di sborra e mentre continua ad eruttare, glielo poggio sul suo fondo schiena, lungo lo spacco del suo culo, lo struscio per pochissimi secondi solo per il gusto di vedere la sua schiena innaffiata dalle ultime schizzate del mio pisello. Infine mollo la presa dei sui fianchi e smetto di agitarmi. Le mie palle sono belle che svuotate, giá le sento afflosciarsi e toccare il lenzuolo. Mirta si alza e noto che la sborra ancora gli cola dalla schiena. Ma anche la sua fica non scherza, piccole gocce di sperma le intravedo penzolare dalle sue grandi labbra. Infine si siede vicino a me, dove rimaniamo per qualche minuto in silenzio, in attesa di capire quello che era appena accaduto.
Ma c'era poco da capire. Lei attraversava un periodo negativo con il suo uomo, che negli tempi era assente sia come compagno, sia come amante. E Mirta, nonostante fosse incinta, comunque era una donna e come tale non poteva reprimere l'istinto di fare sesso. Quel sesso che poi mi raccontó, le mancava da mesi. Io invece avevo ritrovato la mia prima ragazza, sempre bellissima nonostante la sua gravidanza, ancora non sposata e con un compagno che la trascurava fisicamente. Questo almeno é quello che ci siamo sempre raccontati, quasi una scusa per quella serata di sesso. La realtá é che io e lei ci siamo sempre piaciuti, ancora oggi proviamo attrazione l'uno per l'altra, ma il destino sembra ci abbia riservato due strade destinate a prendere due direzioni differenti.
Un mese dopo la nostra serata di sesso, l'uomo di Mirta tornó a casa tra mille scuse e centinaia di regali per quel momento di assenza come compagno. Due mesi dopo nacque il loro primo bambino ed a un anno dalla sua nascita, si sposarono. Io e Lei siamo rimasti comunque in contatto, soprattutto con i cari e vecchi SMS (imperdibili e puntuali quelli dei nostri compleanni e di Natale). Ma come ho detto, ormai era arrivato il momento di dividerci, di prendere ognuno la propria strada. Mirta ormai era una donna felicemente sposata ed io avevo forse trovato la persona giusta per iniziare una vita di coppia.
Oggi é una bella giornata e ripensando a tutto questo, ripensando a Mirta, rido da solo sulla panchina del parco della mia cittá mentre attendo la mia donna. Poi il telefono mi avverte che é appena arrivato un messaggio, lo leggo, é lei. É Federica che mi dice che stá arrivando dal fondo del viale. Mi alzo e gli vado incontro. É un mese che stiamo insieme io & lei, ed anche se sono appena trenta giorni, ho voglia di festeggiare. La porteró nel ristorante piú lussuoso della nostra cittá.
E magari..... chi puó saperlo. Forse sará proprio Federica quella giusta!


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Posted by Chase90 1 year ago  |  Categories: First Time, Taboo  |  Views: 625  |  
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con la mia vicina di casa

Alle due e mezza del pomeriggio feci una veloce doccia in vista dell'incontro galante con la bella vicina. Nonostante il lungo riposo della mattinata non mi sentivo molto in forma, tutt'altro: dal piccolo specchio del bagno riuscii a contare sul mio tronco una decina di piccoli lividi che stavano prendendo un colore scuro; alcuni erano altamente doloranti, altri neanche mi ricordavo di averli nè come, con quale mossa cioè, l'istruttrice me li avesse procurati. Prima di vestirmi mi massaggiai i punti più critici con il balsamo di tigre, l'unguento magico che comprai a Milano su indicazione di Michael.

Poco prima delle tre, sentii l'auto del vicino andare via: il bravo paparino stava portando i figli al maneggio. Mi affacciai alla finestra in tempo per vedere la Jeep svoltare l'angolo; "Al maneggio. Ora al maneggio ci vado io, caro avvocato o dottore dei miei stivali! Si, vado a farmi maneggiare l'uccello dalla tua signora" - sussurrai da dietro la tenda.
In realtà cercai, con quelle parole, di darmi la carica, di farmi coraggio in vista di quello che sarebbe stata la prima scopata dopo un periodo di astinenza di oltre quattro mesi. Dopo quello che successe quel pomeriggio in cui io e Maura finimmo per litigare bruscamente, non avevo più fatto sesso: da una parte, fu come se mi si fossero spenti tutti i sensori deputati a captare ogni più lebile segnale a sfondo sessuale emesso dalle diverse donne quotidianamente incontrate, il che mi impediva di rispondere in modo brillante ed ammiccante nelle occasioni d'incontro con l'altro sesso; ma contestualmente dato che tutte le mie energie si concentrarono sugli ultimi avvenimenti con Maura, anche dal punto di vista psichico la ricerca della scopata settimanale venne messa in disparte. Tutto ci fino a ieri: credo che il fatto di aver maturato la mia decisione e, soprattutto, di aver iniziato a lavorare al progetto, avessero liberato nuovamente le mie pulsioni sessuali. Ed eccomi nell'androne del piccolo condominio a bussare alla porta accanto, con una bottiglia di martini in mano.

"Grazie del pensiero, ma è meglio che riporti la bottiglia a casa sua, mio marito è quasi astemio e, escludendo di finirla oggi noi due, non saprei come giustificarne la presenza in casa. Vada, che intanto accendo la moca" - fu lo strano benvenuto che mi diede la vicina di casa. Mentre ripercorsi velocemente il pianerottolo per riporre in casa la bottiglia, pensavo allimmagine di quella donna, che aveva lasciato socchiusa la porta dingresso. Era venuta ad accogliermi con una vestaglia di seta, dal taglio semplice e di color argento; con i lunghi capelli ancora umidi di doccia, la donna lasci dietro di se una piacevole scia profumata che accese la mia immaginazione: cosa indossava sotto? Forse nulla oppure un classico baby-doll con tutto il resto dell'armamentario di seduzione femminile?
Entrai in quella casa trovandola ad aspettarmi poco lontano dallingresso. Ai piedi, senza calze, portava un paio di pantofoline rosa ornate di qualche piuma sulla parte superiore; si diresse verso la cucina, quasi scivolando lievemente sul pavimento in marmo lucido, con un'andatura che mi parve appositamente studiata per mettere in risalto la nudità delle sue gambe, visibile chiaramente dallo spacco della vestaglia, stretta in vita da una cinta ma posta ad arte in modo da lasciare oltrepassare il mio sguardo. La seguii in cucina, un po per non restare solo nel soggiorno, ma anche per non staccarle gli occhi di dosso. Oltre a dare sfogo alla mia fantasia, ricordandomi della strana sensazione provata la sera prima allo scoprire quanto si dimostr curiosa la donna, per precauzione ritenni più opportuno sincerarmi di ogni sua mossa. Affacciandomi alla porta della cucina, trovai che quella situazione ci port subito ad una maggiore confidenza, come se guardarla armeggiare sui fornelli ci avesse resi più vicini.

"Come lo preferisci, il caffè?" - mi chiese lei, dandomi del tu. "Al primo dopo pranzo mi piace con poco zucchero, preferibilmente con un p di liquore come correzione, ma se non hai amari o simili lo prendo tranquillamente liscio" - risposi. "Sei fortunato. In soggiorno abbiamo qualcosa, sai, per gli ospiti. Vieni che diamo uno sguardo a quello che c'è". Mentre entrammo nella stanza accanto, vidi che il caminetto era acceso, probabilmente da poco dato che l'ambiente non era molto caldo e la brace era poca; sul tavolino vicino al divano in alcantara beige, un paio di libri; il televisore piatto era sintonizzato sul canale a pagamento dei film classici, in bianco e nero, ma il sonoro era spento. Tutto dava l'idea di essere stato appositamente studiato, artificioso, non vi era nulla di spontaneo in quello scorcio di casa che ebbi modo di vedere, che so: un giornale appoggiato sulla poltrona, un gioco dei bambini sul tavolo o per terra, un cappotto appeso in qualche maniera dietro la porta. Nulla fuori posto. Quella sgradevole sensazione si accentu quando iniziammo a visionare le bottiglie: avendo subito notato l'etichetta verde sul vetro scuro, indicai il Branca Menta come la mia ideale correzione del caffè, al chè la mia vicina-tutta-perfettina esclam di adorare quell'amaro, per via del gusto di menta. Ruffiana, pensai, non hai bisogno di darti arie da intellettuale nè di compiacermi nelle mie preferenze, sono qui pronto a darti quello che ho capito che stai cercando: un bel randello con cui godere fino a dimenticare che ... di vita monotona ti tocca fare con quel damerino di tuo marito. Che sicuramente si tromba la segretaria, anzi Office Manager, come si dice. La guardai cercando di simulare sorpresa e curiosità, mentre la sfidai: "Allora, dopo il caffè, ci facciamo due bicchierini con ghiaccio mentre facciamo qualche chiacchiera da condominio". "D'accordo. Tu prendi la bottiglia ed i bicchieri, che io mi occupo del ghiaccio".

La raggiunsi in cucina mentre stava versando il caffè, sempre con movimenti lievi si volt verso il frigorifero, dandomi le spalle; rest qualche secondo piegata in avanti in una posizione che evidenzi le forme del suo bel ... vita abbastanza stretta, messa in risalto dalla cintura allacciata, bacino un po' largo, glutei ben pieni, avanguardia di due lunghe gambe che già ebbi modo di apprezzare poco prima. Poi, nell'azione di prendere cubetti di ghiaccio dal basso sportello del freezer, si accovacci lasciando uscire tutta la gamba destra, visibile fino quasi alla piega formata dalla pelle dove inizia il gluteo, punto in cui normalmente si posiziona l'elastico dello slip. Era nuda! O, forse, portava il tanga? Improvvisamente la donna alz la testa sporgendo da dietro lo sportello del freezer, e mi colse in piena contemplazione sulla sua coscia sguarnita; mi sorrise guardandomi maliziosamente e, alzandosi, lasci sul posto la vestigia. Non c'è che dire, la dolce mammina sapeva bene come giocarsi le carte, riuscendo ad aumentare la mia eccitazione. Rest completamente nuda, un fisico molto molto piacevole, anzi, vista l'età prossima o poco superiore ai quaranta, la donna non avrebbe sfigurato in qualche concorso di bellezza. Restai un po' impacciato poi, dopo qualche secondo, mi avvicinai a lei, appoggiando distrattamente i bicchieri sul tavolo senza distogliere lo sguardo dal suo. "Dato che tutto sommato non abbiamo molto tempo a disposizione, ho pensato di farmi trovare pronta. Ho fatto bene?" - mi disse allungando le braccia verso la mia cintura, che sfil in due sole mosse. "Certo" risposi mentre mi slacciai la camicia, "magari il caffè lo prendiamo dopo, anche freddo". Le diedi uno sguardo più attento, da capo ai piedi: il collo era il suo punto forse più debole, quello in cui il tempo le aveva lasciato i segni più evidenti, che tuttavia venivano ottimamente bilanciati dalla fierezza del suo seno, un paio di belle pere di ottima consistenza, dominate da enormi e turgidi capezzoli, al centro di due ampie corone. Mentre mi slacci i pantaloni le misi una mano sul fianco, andando a raccogliere entro la lunghezza delle mie dita, l'indice ed il pollice, tutta l'ampiezza della sua anca.

I nostri visi vennero a stretto contatto, abbassai lievemente la testa per andare a baciarle il collo, ma lei, sempre mentre continuava ad armeggiare con la mia lampo, par il mio assalto chiudendomi lo spazio. Le nostre guance si toccarono, la fragranza del mio dopobarba si mescol al suo profumo, sul mio orecchio, già accaldato dalla bollente situazione, sentii l'umida freschezza dei suoi lunghi capelli castani. Spostai il pollice dalla punta della sua anca in direzione del bassoventre, leggermente prominente, un po' come lo erano i glutei ben carnosi. Con l'altra mano andai in suo soccorso per sfilarmi pantaloni e slip in una sola volta; quando questi arrivarono a metà gamba, sentii la sua mano correre dal mio fianco a sotto lo scroto, racchiudedovelo completamente. In quel momento, mentre lei mi teneva per le palle, io raggiunsi il suo monte di venere con il mio palmo della mano e, con il dito più lungo, iniziai a massaggiarle l'umida apertura vaginale; i nostri sguardi si incrociarono, vidi nel profondo dei suoi occhi castani l'eccitazione crescere sempre più, e sentii che la stessa cosa stava avvenendo anche a me: bastarono due palpatine là sotto per farmi irrigidire l'arnese. E quando la donna mi si chin davanti e, mettendomi le mani sui fianchi inizi a succhiarmelo, tutti i miei timori furono spazzati via.
Nonostante la mia vasta esperienza con le donne, era la prima volta che scopavo con una donna più vecchia di me di quasi dieci anni e, soprattutto, sposata con figli. In passato mi ero divertito molto con ragazze più giovani o al massimo coetanee; rispetto all'esperienza di quel momento, con le altre si tratt quasi sempre di relazioni molto fisiche, quasi a****lesche, con poco spazio ai giochi di seduzione ed ai preliminari. Questa donna sposata, invece, fu chiaro che, oltre alla sana scopata, fosse in cerca di emozioni erotiche, momenti di evasione fisica ma soprattutto mentale, come suggerivano i preparativi da lei fatti ed il suo comportamento da odalisca. Capii, quindi, che avrei dovuto essere meno egoista, non pensare solo al diletto del mio uccello, ma dedicarmi a lei, al suo piacere, restituendole quello che mi stava facendo. Così le presi le spalle, lei mi assecond alzandosi ed io l'abbracciai, giusto il tempo per farla avvicinare al tavolo della cucina dove, messi da parte bicchieri e tazzine, la feci salire sollevandola per i fianchi.

Mi chinai su di lei che, nel frattempo, si era accomodata a gambe aperte, inclinando il busto indietro, appoggiata sui gomiti; le diedi un leggero bacio sulla fronte, poi, liberatomi dai pantaloni, iniziai a dare qualche leggera pennellata alle sue grandi labbra, facendo scorrere con la mano il glande lungo tutto il suo sesso. La cosa piacque molto alla mia partner, che mi porse una mano aperta perchè io vi incrociassi le mia dita; rimanemmo qualche minuto in quella posizione, poi quando lei mi lasci la mano, allontanai il mio bacino dal suo, presi a massaggiarle la parte interna delle cosce, con movimenti rotatori che sempre più si avvicinavano alla zona del pube.
Sempre rimanendo in silenzio, mi accorsi che i suoi occhi mi stavano pregando di continuare sulla strada che avevo iniziato; così mi accovacciai tra le sue gambe, avvicinando la mia bocca alla sua ben curata peluria. Lintenso intreccio di morbidi peli pareva quasi celare lenorme tesoro che vi stava sotto: mi trovai davanti, infatti, una vagina sproporzionata, con un'apertura mai vista prima. Le piccole labbra sporgevano di molto, nascondendo a stento il più turgido e voluminoso clitoride che avessi mai visto. Mi avvicinai ancora e, fermandomi a pochi millimetri dal suo sesso, vidi il ventre della donna ritrarsi come in uno spasmo; indugiai ancora una manciata di secondi respirandole addosso e poi iniziai a solleticarle con la lingua il punto d'incontro delle piccole labbra. Fu quando le baciai profondamente clitoride, affondandole la lingua sotto l'apertura della vagina, che la sentii gemere fortemente; si lasci cadere con il busto lungo il tavolo e con le mani mi accarezz i capelli, sulla fronte e sulla nuca, mentre io andavo aumentando il ritmo della mia lingua. Volli controllare il suo stato di eccitazione andando a giocare con le mani sul suo seno: trovai subito entrambi i capezzoli terribilmente irrigiditi, ci giocai un po' con le dita per poi palpeggiarle le tette che tendevano a sporgere lateralmente. Capii che riuscii a farle scalare un'altissima vetta del piacere allorché lei mi strinse per qualche istante le cosce attorno alla testa per lasciarle cadere sulle mie spalle. Iniziai a risalire da quella scomoda posizione rannicchiata tracciando un percorso invisibile con la mia lingua dal suo pube fino all'ombellico e al suo seno.

Quando fui chino su di lei, la donna mi abbracci teneramente, facendomi appoggiare la testa sul suo collo; restai ad ascoltare il suo respiro che tornava normale, poi mi alzai di poco per incrociare nuovamente il suo sguardo. Non ci fu bisogno di interpretazioni: "Grazie, erano anni che un uomo non mi faceva godere così. Mio marito dura troppo poco, pensa solo a sé, e neanche sa come baciarmi li, mai fatto; gli altri sono tutti concentrati a durare il più a lungo possibile, rendendo il sesso una faticosa quanto infruttuosa cavalcata. E tu, misterioso scrittore, ti sei rivelato un maestro del piacere femminile. Che sorpresa". Quelle parole mi colpirono: da una parte ero lusingato, ma dall'altra ero sorpreso dallo scoprire quanti uomini si scopava la bella e matura mammina: proprio una bella troiona, insomma! E che ... larga, da elefantessa, come descritto nel kamasutra. Chissà cosa sarei riuscito a fare con il mio uccello, perso dentro quell'ampia grotta? Meglio sarebbe stato farsi concedere il ... nella speranza di trovarlo più stretto. Le sorrisi. "Anni fa frequentai un corso di tanta, dove appresi le basi delle tecniche per la sessualità consapevole. Con la mia ragazza di allora raggiungemmo dei livelli orgasmici inimmaginabili; poi lei, si stanc di noi, mi lasci, ed io non ho più avuto un'altra storia seria, solo avventure". Dissi così un po anche per schernirmi.
"Potrei mollare tutto per stare con te a scopare due tre volte al giorno". Fu la sua risposta che mi conferm quanto fosse sessualmente insoddisfatta. "Non dire così. Penso che anche tu puoi fare qualcosa per te stessa, iniziando a stabilire la giusta armonia con il tuo partner. Per capirsi reciprocamente meglio, a volte è sufficiente provare a chiedere, esprimere i propri desideri per riuscire a migliorare l'intesa. Per ora lasciamoci trasportare ancora per qualche momento..." dissi riprendendo la posizione eretta davanti alle sue gambe aperte.

Dopo averla portata sull'orlo dell'orgasmo sul tavolo in cucina, le presi le mani e la portai nel salotto, dove la legna nel camino stava per terminare, lasciando intravedere qualche sparuta fiammella emergere tra i tizzoni più grossi. Ci avvicinammo; il calore era gradevole e sentii sui piedi nudi la differenza di temperatura nel pavimento adiacente al fuoco. Accarezzai i capelli della donna, con dei movimenti delle mani e delle dita tali da aprirne la chioma, ancora un po' umida dalla doccia; rimanendole di fronte, le passai più volte le dita, aperte a mo' di pettine, tra i capelli partendo dalla nuca, come a volerne favorire l'assorbimento del calore per asciugarli; lei, ad occhi chiusi con il capo inclinato all'indietro un po' lateralmente, si abbandon completamente a me che le sussurravo parole dolci. Ad un tratto, dopo una brevissima pausa, la presi per le anche e la girai verso il camino; la donna, intuendo le mie intenzioni, si chin leggermente in avanti appoggiandosi con le mani alla balaustra in marmo soprastante il caminetto. Nonostante le sue gambe fossero alquanto lunghe, valutai che per penetrarla da dietro non avrebbe dovuto divaricarle; così la invitai, con una pressione delle mani sulle cosce, a chiudere le gambe, unendo i piedi all'interno di una sola e calda piastrella del pavimento. Ora ho quello che voglio, pensai, un pertugio carnoso e stretto con cui giocare, ed iniziai.

Feci scorrere la punta del mio uccello sul suo sedere, partendo dall'incavo sotto l'osso sacro, dove inizia il taglio dei glutei, scendendo lentamente ed affondandoglielo sempre più nelle chiappe strette. Quando raggiunsi l'imbocco dell'ano, feci come per fermarmi: volevo capire se la donna era disponibile a quell'idea, ma non potei cogliere alcun cenno. Dato che non mi andava di forzarla, con il pollice diedi un colpetto verso il basso alla mia asta, sulla cui punta potei sentire l'umido invito della sua ... ma non volli entrare, proseguendo la mia corsa lungo il canale della sua apertura. E tornai a giocare col suo clitoride; solo che ora, grazie alla sensibilità della mia cima, imbos**ta dentro a tanta carne, mi stavo concedendo un bella dose di piacere. Poco dopo, mentre la sua chioma castana ondeggiava sulla schiena, la presi per i fianchi, ritrassi il bacino di qualche centimetro e, mentre il mio arnese che era quasi allo stremo per la lunga e profonda sollecitazione stava prende posizione all'ingresso della sua apertura, lei gir il capo e mi disse:
"Dai, adesso! Non farmi più aspettare, mettimelo...".

Fu accontentata subito, cosi, stringendola forte con le mani sui suoi fianchi, presi a sbattere il mio basso ventre contro il suo bianco e morbido ... continuando in quella posizione per parecchio tempo. Per rompere la monotonia del ritmo, prima le afferrai dolcemente i capelli, rallentando; poi le appoggiai le mani sulla schiena, facendole scorrere lungo la sua colonna, premendola un po' verso il basso per farle abbassare il tronco e stendere le gambe, in modo da cambiare l'angolo d'ingresso del mio ... sempre più duro; poi ancora con le mie ginocchia contro le sue gambe, la invitai a piegarsi, abbassandosi, così che io potessi entrarle un po' più dall'alto. In tutto questo mio daffare, la donna si rivel molto collaborativa, assecondandomi in ogni mossa, ed anche attenta al mio piacere, sia muovendo lentamente il suo bacino in sintonia con il mio ritmo, sia facendo in modo di aumentare la pressione sul mio pene con intense contrazioni dei tessuti addominali interni. Fummo davvero in sintonia; ci bast veramente poco per capire le esigenze e le preferenze l'uno dell'altra, coinvolgendoci reciprocamente. Quando mi accorsi che la mia amante ebbe raggiunto la sua soddisfazione, fermandomi per qualche istante, l'abbracciai; poi la feci andare sul divano, in modo che potesse essere più rilassata ma lasciandomi modo di terminare la mia marcia verso il godimento: la misi a pecorina, inginocchiata sui cuscini ed accomodata con il busto sulla morbida spalliera.
Da quel momento mi bastarono pochissimi minuti di spinte pelviche poderose per essere pronto a venire. "Che facciamo: ti vengo dentro o esco?" - le chiesi ansimando; "Sai che facciamo? Una cosa che non faccio da anni, se ti va... ". Lei si volt e continu, fissandomi con uno sguardo languido. "Mi vieni in bocca! Con i primi ragazzi che mi sono scopata da giovane, mi piaceva molto e so che a voi maschietti sta cosa fa impazzire. Ti va?". Non aveva ancora finito di parlare che già ero salito in piedi sul divano, stringendomi il pisello per non ... all'impazzata. Eccomi, dissi, è fantastico.
Lei si sedette velocemente, avendo capito che non c'era più tempo, si avvent sull'uccello fremente che fui felice di lasciare in sua balia. Fu bellissimo: ad ogni mio spasmo sentii il risucchio della sua gola che inghiottiva, la sua bocca rimase saldamente sigillata al mio ... vibrante che stava iniziando a perdere consistenza. Nemmeno una goccia del mio sperma and perduta, avidamente ingoiata dalla mia sconosciuta vicina di casa. E mentre mi faceva tutto ci, ogni tanto alzava gli occhi per fissarmi, gemendo, come per chiedermi se mi piacesse. Poi, quando ebbe finito di ingoiare il mio seme, prese fiato per un momento, continuando a leccarmelo mentre era ormai ammorbidito. Sapeva bene anche che ai maschi piace sentirselo gingillare appena dopo essere venuti, quando l'uccello, prima di ritirarsi completamente a riposo, resta qualche breve momento in una condizione di morbido gonfiore, altamente sensibile. Fantastico, semplicemente fantastico, sussurrai.

Quella sera, domenica, i vicini erano in partenza dopo cena. Dal mio balcone osservai i fervidi preparativi della famigliola attraverso uno spiraglio della loro finestra aperta. Ad un certo punto, si affacci l'uomo che stava per chiudere finestra e tapparella; i nostri sguardi si incrociarono per qualche istante ed io gli feci un cenno di saluto alzando la mano con il solito bicchiere di brandy di tutte le sere. L'uomo rispose solo con un rapido cenno del capo e poi sparì dietro la tenda; la finestra fu chiusa con decisione e subito dopo scese la tapparella. Punto e a capo. Addio.
Salutai la moglie dell'uomo, splendida quarantenne dai bollori nascosti dietro il ruolo di mamma e lavoratrice, quel pomeriggio dopo la nostra abbondante ora di sesso inteso, con la promessa di un eventuale nuovo incontro nei mesi successivi. Non vi fu un impegno preciso, tant'è che ci lasciammo senza nemmeno presentarci né scambiarci i numeri dei cellulari; lasciammo tutto in mano agli eventi che ci avrebbero guidati ad un successivo incontro. Magari avremmo anche avuto modo di conoscerci meglio e lei, profonda conoscitrice dei dintorni ed amante della natura, mi avrebbe portato nei luoghi della sua giovinezza, lungo sentieri mai frequentati, torrenti incontaminati, laghetti d'alta valle splendidi d'estate e quasi ghiacciati d'inverno. Ovviamente per fare l'amore a contatto con la natura ed al riparo da occhi indiscreti.... Continue»
Posted by salvo33 3 years ago  |  Categories: First Time  |  Views: 3579  |  
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LA MIA FAMIGLIA......APERTA - Capitolo 1

La mia sorellina Claudia - L'iniziazione

Tutto ebbe inizio un giorno di luglio del 1998.
Io (19 anni) ero in bagno a masturbarmi, pensavo al culo di mia madre (37 anni). Un gran bel culo sodo che avevo avuto la fortuna di vedere il giorno prima mentre in bagno faceva il bidet.
Aveva lasciato la porta socchiusa ed io, curioso, l'aprii un pochino, quel tanto che basto' per vedere mia madre, di spalle che faceva il bidet.
Le gambe aperte, aprivano anche la cosce, facendomi intravedere ciuffetti di peli.
Poi, avendo finito di lavarsi, sollevo leggemente il culo per prendere l'asciugamano e li vidi il buchetto marrone, sicuramente vergine, che si stagliava sulla pelle bianca delle cosce di mia madre.
Ebbi una improvvisa erezione, tirai giu' la zip dei pantaloni, spostai lo slip ed il mio cazzo venne fuori prepotente tra le mie mani.
Feci appena in tempo a dare due colpi che subito venni. Fortunatamente ebbi il tempo di chiudere il prepuzio in modo da far rimanere lo sperma all'interno, altrimenti avrei sborrato sulla porta. Me ne andai di corsa in camera mia per non essere scoperto.
Dunque ero in bagno che pensavo al culo di mia madre, con il cazzo in mano quando improvvisamente entro la mia sorellina di 16 anni, Claudia.
- Ma cosa fai perche' non bussi? - dissi io incazzato.
Lei non disse niente, lo sguardo posato sulla mia mano che stringeva il mio cazzo, poi:
- Scusa Giorgio, scusa...non sapevo (i suoi occhi sempre puntati sul mio cazzo turgido) non volevo....scusa....scusa.- ed usci'.
Io continuai a masturbarmi, vedevo il culo di mia madre sollevarsi ed abbassarsi. Immaginavo il mio cazzo tra le sue cosce che andava avanti ed indietro, fino a che non venni schizzando sperma dappertutto.
Ripulii tutto ed uscii'.
La mia sorellina era nel soggiorno che giocava con le sue bambole. Quando mi vide uscire, guardo subito li tra le mie gambe, ma chiaramente il mio cazzo riposava tranquillo.
La mamma disse che era ora di cena. Voleva mangiare perche' era stanca e voleva subito andare a letto.
Quella sera papa' non c'era, era in viaggio, sarebbe tornato dopo 15 giorni.
Fino a qualche mese fa, papa' voleva scopare quasi tutte le sere, ed io li sentivo dalla mia camera, molto vicina alla loro.
Per quanto parlassero sottovoce, riuscivo a sentire i gemiti e le risatine di mia madre.
Sapevo che il culo di mia madre era vergine, perche' avevo sentito molte volte dire a mio padre:
- Giulia, fammelo mettere li' - e mia madre a cui piaceva stuzzicarlo, gli chiedeva:
- Li dove caro?-
- Lo sai benissimo Giulia - diceva lui - nel culo, Giulia nel culo, nel tuo culetto vergine -
Ma mia madre non aveva mai detto di si, e cosi' non gli rimaneva che scoparla, naturalmente dopo che mia madre lo aveva spompinato per bene, per farlo diventare duro duro come piaceva a lei.
Quante seghe mi sono fatto ascoltandoli. Chissa' cosa avra' pensato mia madre, la mattina vedendo le lenzuola macchiate di giallo, ma non mi ha mai detto nulla. Ma ormai era parecchio tempo che non sentivo piu' le loro voci.
Cosi' la mamma, la sera per dormire e per calmare i bollenti spiriti, prendeva quasi sempre dei tranquillanti, perche' durante il giorno, o quando tornava dal lavoro era sempre molto nervosa. Non li vedevo piu' come una volta, affettuosi a scambiarsi baci anche davanti a noi, e credo che a mamma tutto questo mancasse molto.
Erano in un momento di calma piatta sessuale, anche se io vedevo che mamma, ogni tanto lo provocava con delle rispostine a modo, ma mio padre evidentemente non aveva piu' la voglia di un tempo, o forse aveva un'amante.
Torniamo alla cena.
Dopo esserci messi tutti il pigiama mangiammo, io mia madre e la mia sorellina, poi mia madre, dopo aver lavato i piatti, prese il suo tranquillante e se ne ando' a letto, mentre Claudia mi chiese se volevo vedere un dvd insieme a lei. Dissi di si, cosi' lei ando' subito in salotto e mettere su il suo film preferito: Titanic.
Eravamo seduti sul divano tutti e due, ed ogni tanto facevamo dei commenti sul film. A lei piaceva molto Di Caprio ma anche Kate Winslet, insomma le piaceva tutto il film.
Ad un certo punto mi disse:
- Giorgio, posso sedermi sulle tue ginocchia, sto piu' comoda? -
- Certo - le risposi, e cosi sollevo' un po' la sua camica da notte e si sedette su di me.
Ogni tanto rideva e si muoveva sulle mia gambe, si spostava avanti ed indietro.



Cominciai a sentire qualcosa tra le mie gambe, il cazzo mi stava diventando duro, cosi' le presi il sedere tra le mani e la spostai un po' in avanti. Non volevo che sentisse il bozzo del mio cazzo.
Lei non disse niente, ma dopo qualche secondo, con un movimento improvviso si sposto' all'indietro e poso' la sua fichetta proprio sopra il mio cazzo. Rimase un attimo ferma, poi spinse un po' in giu' e rimase cosi'
Non sapevo cosa fare, ma sentivo che il cazzo mi diventava piu' duro ed iniziava a sussultare con piccoli movimenti su e giu'
Mi accorsi che sotto la camicia da notte non aveva messo lo slip.
Sentivo il calore della sua fichetta sul mio cazzo e piano piano i miei pantaloni del pigiama cominciarono a bagnarsi dei suoi umori.
Lei non disse niente, ne si volto' ma inizio' a muoversi leggermente avanti ed indietro spingendo qualche volta in giu'.
Io sollevai un po' la camicia da notte e potei ammirare il suo culetto bianco. Il cazzo stava per scoppiare.
Lei si sollevo' per prendere il telecomando sul tavolinetto, voleva rivedere la scena nella cabina, quando i due fanno l'amore.
Ne approfittai e mentre lei si sollevava, abbassai i pantaloni lasciando il cazzo allo scoperto.
Lei si sedette di nuovo su di me, e quando senti' il calore del mio cazzo tra le sue cosce, rimase un attimo ferma, poi, come se nulla fosse, riavvolse il nastro e si guardo' la scena.
Sentii le grandi labbra aprirsi ed il mio cazzo adagiarsi tra di esse.
Era bagnatissima. Inizio' a muoversi avanti ed indietro, poi con gli occhi puntati verso il televisore, dove Di Caprio scopava Kate, si giro' e disse:
- Giorgio, stiamo facendo la stessa cosa?-
Non sapevo cosa rispondere e buttai li':
- Che cosa scusa, quale cosa?-
- Beh, loro stanno facendo l'amore, noi cosa stiamo facendo? - lo disse mentre con il suo sguardo furbetto butto' l'occhio verso il suo sederino poggiato sul mio cazzo.
- No....niente, non so.... ma che dici - balbettai io.
- Stamattina ti ho visto in bagno, con il tuo.......in mano. Non lo avevo mai visto, non pensavo fosse cosi' grande e lungo.-
- Eh ma tu devi bussare prima di entrare in bagno.- dissi io
- Si vabbe' ma stamattina mentre lo guardavo, ho sentito una cosa strana nello stomaco che poi e' scesa giu' giu' fino alla mia patatina. Ora, lo sento ancora di piu', mi manca quasi il fiato. Che cosa e' Giorgio, perche' mi sento cosi'?-
- Ma sei ancora piccola per queste cose, anzi, lasciamo perdere, levati da sopra di me. e mettiti seduta sul divano.-
- Non ci penso per niente, e poi non sono piccola, Laura, la mia compagna di classe che e’ piu’ piccola di me, lo ha gia' fatto con il fratello, ed ha detto che le e' piaciuto tantissimo. Giorgio, me lo fai fare anche a me?-
- Ma cosa dici, sei scema. - feci io, mentre ero cosi' eccitato che in cuor mio non vedevo l'ora di farlo.-
- Senti mamma dorme, andiamo in camera mia che e' piu' lontata da quella di mamma. Dai io vado, raggiungimi. -
Si alzo' e se ne ando' senza aspettare la mia risposta.
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Posted by jeipei 2 years ago  |  Categories: Fetish, First Time, Taboo  |  Views: 3642  |  
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La Prima Volta Fu Con La Mia Dottoressa!

Solo per il semplice fatto di essere con i pantaloni ed i boxer completamente tirati giú davanti a Lei, qualche disagio poteva esserci! Un conto era spogliarsi per una donna con la quale avevi trascorso una serata, un altro era stare con il proprio pene davanti ad una Dottoressa che ti visita assumendosi tutti i rischi che il tocco di una donna può avere sulle parti intime di un uomo! Ma non avevo molta scelta. Tra l'altro mi chiedevo come mai il mio medico curante avesse deciso di prendere come sua futura (quanto meno probabile) sostituta, una donna, una Dottoressa. Se lo avessi saputo, sarei passato un altro giorno, ma ormai ero lì e quella situazione, un lieve bruciore quando urinavo, unito al fatto che andavo al bagno sei o sette volte al giorno, andava risolta o quanto meno capita il prima possibile. Mi ero subito reso conto del casino in cui mi stavo cacciando non appena misi piede nello studio, ed accanto al mio Dottore di sempre, notai una ragazza (per altro molto carina) con il camice.
- "Buongiorno Sig. Chase. Come stá?" Mi chiede il Dottore
- "Bene, cioé..... credo bene, ero venuto per un controllo generale ed uno un pó piú sullo specifico" Gli rispondo.
- "Cosa intende per specifico?"
- "Bhé, ecco..... le dispiace se parliamo da soli?" Gli dico alludendo con lo sguardo alla presenza della ragazza.
- "Mi scusi Sig. Chase, non vi ho presentati. Lei é la Dottoressa Cardelli, forse prenderá il mio posto entro tre anni. Sà... la pensione si avvicina per me" Mi dice presentandoci.
- "Quello che vuole dire a me, puó dirlo anche a lei. Da oggi mi affiancherá nelle visite" Continua lui.
Cazzo! E adesso? Raccontare al mio Dottore ventennale quanto mi era accaduto, non era un problema, conosceva quasi tutto di me. Ma..... ma parlare ad una sconosciuta questioni che riguardavano la mia sfera sessuale e di conseguenza il mio pisello, era tutta un'altra storia! OK, facciamo un bel respiro, in fondo anche lei quasi vergine del mestiere, avrà un pò di vergogna? Come si dice? Mal comune, mezzo gaudio.
Così inizio a spiegare, con lo sguardo rivolto maggiormente al mio medico, che da circa due settimane vado al bagno per urinare almeno sei o sette volte al giorno, che ogni volta che la faccio avverto come un prurito interno e che per lo stesso tempo la punta della mia, insomma ci siamo capiti, è completamente rossa! Il Dottore sembra impassibile, mentre il viso della Dottoressa inizia ad assumere un certo colorito a cavallo tra l'imbarazzato e lo stupito. Qualche secondo di silenzio e poi finalmente la Dott.sa Cardelli trova il coraggio per intervenire facendo le prime domande per effettuare una diagnosi:
- "Ha..... Ha avuto rapporti non protetti ultimamente?" Mi chiede balbettando leggermente.
- "No, No... cioè si... insomma, lo faccio sempre con la protezione, ma... circa un mese fà per una serie di circostanze, non l'ho usato" Gli dico in tutta sincerità.
Ed era vero. Avevo fatto sesso con mia cugina Rita ad un mese da Natale (racconto "Un Natale Indimenticabile Con Mia Cugina Rita") e senza protezione, ed anche se lei mi aveva assicurato che non aveva malattie trasmissibili e che prendeva comunque la pillola per gravidanze indesiderate, dovevo mettere sul piatto della bilancia che l'avevo posseduta anche da dietro senza preservativo. "Cazzo Chase, non sei l'ultimo dei pivelli e non lo sai che i rapporti anali sono quelli che trasmettono più infezioni?" Dico a me stesso.
Poi la Dottoressa continua con un altro paio di domande ed alla fine prova a buttare giù una diagnosi. Ma viene quasi subito ripresa dal mio medico curante, che gli fà notare come sia possibile fare una diagnosi senza visitare il paziente. Quindi mi chiede inevitabilmente (e non senza vergogna) di sdraiarmi sul lettino ed abbassarmi i pantaloni per fare un Check-Up. Ed ora? Riuscirò a controllarmi senza fare figure di merda con il mio pisello che quasi sicuramente avrà un'erezione al suo primo tocco? Almeno fosse brutta questa Dottoressa, un cesso ambulante, invece no, doveva anche essere una bella fichetta: una ragazzetta sui 24, 26 anni, sul metro e settanta, mora con i capelli lunghi leggermente mossi e con degli occhiali neri che la facevano molto studentessa.
OK, proviamoci! Mi tiro giù i pantaloni mentre lei scrive qualcosa su un foglio (forse prova a mantenere un aspetto professionale) e poi i boxer. Quindi mi siedo sul lettino con il mio pisello flaccido ma che comunque sento un pò teso ed in tiro e provo a pensare a tutto tranne a quella situazione per evitare che mi diventi duro.
Così mentre vedo lei ed il mio Dottore mettersi dei guanti bianchi e contemporaneamente avvicinarsi a me per controllare lo stato del mio pisello, non appena avverto le sue mani toccare i miei testicoli per una prima analisi, la mia mente mi riporta al passato, ad un episodio che fino quel momento avevo completamente rimosso visto i quasi trent'anni che erano passati da quell'evento.
Come tutti gli anni, prima dell'inzio della scuola, mio padre mi portava dal nostro medico curante per una visita di controllo generale. Mi ricordo che a quel tempo, avró avuto circa otto o nove anni, non ricordo bene, iniziai a guardare il nostro medico con altri occhi ed altre sensazioni. Ah, già..... quello che ho omesso di dirvi, fondamentale per quanto ho scritto poco sopra e per quello che scriverò più avanti, è che il nostro medico curante all'epoca era.... una donna, una Dottoressa! Mi ricordo limpidamente che negli ultimi tempi la guardavo come fosse la donna più bella del mondo, non che fosse mai stata brutta, anzi, tutto sommato per la sua età era anche una bella signora, solo che per un bambino che esplorava il mondo femminile azzardando di tanto in tanto qualche bacetto con le coetanee ed il massimo che aveva visto del corpo dell'altro sesso era qualche donna senza reggiseno in spiaggia (a quei tempi, tra l'altro, molto raramente) la visione che mi si stava per presentare, fu decisamente troppo. Quella mattina arriviamo allo studio molto presto, prima di noi solo un paio di bambini con i rispettivi genitori. Così il nostro turno arriva presto. Entriamo, mi dice di spogliarmi e rimanere solo con gli slip. Intanto mio padre si allontana, dice alla Dottoressa che và a prendere il caffè al distributore del corridoio mentre lei esegue tutti i controlli di routine. Inizia quindi la visita e mi fà sdraiare sul lettino. Mentre prende lo stetoscopio, la osservo dalla mia posizione supina. Una nuova sensazione, sconosciuta prima, si insinua nei miei slip, qualcosa di simili ad un brivido, ad un salto "nel vuoto" quando sei nella fase prima di addormentarti. Quindi si avvicina la Dottoressa ed inizia a visitarmi, a sentire il respiro, guardare la gola e tutte le altre cose che si fanno durante un controllo di routine. Poi torna alla scrivania, si siede, prende appunti, scrive qualcosa sul suo grosso quaderno e torna nuovamente verso di me. "Strano" penso, di norma negli anni passati finiva tutto con un paio di respiri misurati dallo stetoscopio. Invece la visita sembra proseguire. Di nuovo vicino a me, si china leggermente in avanti e mi mette una mano dentro gli slip, smuove un pochetto il mio pisellino e lo lascia fuori dalle mutandine mentre per qualche secondo lo osserva passando poi a massaggiare le mie giovani palline. "Qui sembra tutto OK" mi dice tornando alla posizione eretta. Ma nella frazione di quei pochi secondi che si piegò per tastare il mio giovane pisello, il suo camice si apre quel tanto da lasciarmi intravedere i suoi grossi seni. È una questione di attimi ed immediatamente mi viene duro. Lei se ne accorge subito, allora mi dice di scendere dal lettino e di rimanere in piedi. Quindi mi tira giù gli slip del tutto e mi fà fare un passo avanti. Si avvicina quindi alla sua scrivania, scrive nuovamente qualcosa sul suo quaderno e poi torna verso di me inginocchiandosi. Mi ricordo che ero eccitantissimo, sentivo il mio pisellino tirato e duro come non mai. Così la Dottoressa prende con due dita il mio giovane uccellino, ed aprendo delicatamente la fessura della cappella, fà scivolare dietro la pelle che la ricopriva. Ebbi una fortissima emozione in quell'istante, in una frazione di secondo (giusto il tempo che lei mi tiri indietro la pelle della mia piccola cappellina) schizzo improvvisamente del liquido bianco quattro o cinque volte! La prima spruzzata, quella più forte, finì dritta in faccia alla Dottoressa che mi guardò fisso dicendo:
- "Hey..... di giá?"
Dopo la prima, le restanti schizzate cercó di bloccarle con l'altra mano, anche se ricordo che un paio comunque le sporcarono il camice. Successivamente continuò con le due dita quel movimento avanti ed indietro lungo il mio pisellino, come se stesse cercando di svuotare tutto quello che avevo dentro, cosa che avvenne perchè vedevo come della crema uscire senza controllo dal mio pistolino unita a quella piacevole sensazione che continuavo ad avvertire! Infine fece un ulteriore controllo alle mie palline, che ora sentivo piú sciolte del solito, ed inizió nuovamente a massaggiarle e toccarle. Quindi si rimette in piedi, ma non prima di aver toccato la mia crema bianca che avevo sparso su tutto il pavimento per constatarne la consistenza, poi si avvicina alla scrivania, prende dei fazzoletti usa e getta per pulirsi il viso come tutto il resto, ed infine torna da me. Si china leggermente, ed usa una manciata di quei fazzolettini per pulire anche il mio giovane pisello ormai tornato moscio e piccolo, ma che comunque continuava a gocciolare quel liquido bianco. Quindi mentre ripulisce anche in terra, mi guarda dicendo:
- "É stata la tua prima volta, non è vero? Adesso sei diventato un uomo! Ma ricordati queste parole: dovrai controllarti in futuro".
Così mentre mi rivesto, penso a quelle parole: che cosa avrei dovuto controllare in futuro? Quella bellissima sensazione appena provata e mai vissuta prima? Intendeva questo per prima volta? Poi vedo entrare mio padre dalla porta principale dello studio che lancia uno sguardo alla Dottoressa come per chiedere se fosse andato tutto OK. Entrambi si siedono ed iniziano a parlare di me. Non ricordo esattamente le parole, ma piú o meno si misero a parlare di "prima volta che eiacula", "lo ha mai visto masturbarsi", "ha trovato biancheria intima sporca" e roba simile. Parole che fino ad oggi avevo rimosso, perchè a quel tempo per me non avevano alcun significato, ma ora, con il mio futuro (forse) medico curante donna che stava "visitando" il mio pisello ormai cresciuto (prendetelo alla lettera) sotto ogni punto di vista, tutto mi è ritornato alla mente.
A riportarmi al presente, fu un tocco troppo pesante della Dottoressa Cardelli su uno dei miei testicoli che mi provocarono un piccolo grido di dolore.
- "Mi scusi" Mi disse in risposta al mio sfogo vocale.
Quindi vedo il mio medico curante entrare in gioco, per controllare se tutto fosse a posto ed invita la Dottoressa a proseguire. Così dopo aver tastato per bene le mie palle, la ragazza passò direttamente al mio pisello e con delicatezza scoperchio la capella tirando la pelle indietro.
- "La punta del suo..... del suo glande è molto rossa! È sicuro di aver avuto un solo rapporto sessuale non protetto?" Mi dice visibilmente colorita in viso.
Accidenti. Sarà pure giovane, ma è decisamemte brava. "Certo che ne sono sicuro, solo che ho omesso di dirle Dottoressa, un piccolo gioco erotico scoperto e replicato a casa poco dopo aver fatto sesso con Rita" dico a me stesso. Infatti, dopo circa una settimana aver scopato mia cugina, ero in casa da solo e ripensavo a quella notte di sesso meravigliosa con lei. Mi ero scopato Rita da poco, dopo anni di attese e già avevo le palle gonfie ripensando al suo fisico prorompente. Ma non era solo quello, mi piaceva forzare e portare il mio corpo (pisello) al limite. Così in assenza di un corpo femminile da scopare, sono andato sul classico: una sana sega!
Da non molto poi avevo trovato una variante per masturbarmi, oltre alla classica pippa con le mani avanti ed indietro. Così decisi di usare questo nuovo gioco per svuotare le mie palle. In pratica, dopo essermi segato per un bel pò e dopo aver gonfiato per bene le mie palle di sperma, cercavo un altro tipo di stimolazione che prolungasse il piacere. Così pensai a quel gioco del centro benesse (racconto "Un Centro Benessere Con Massaggi Particolari") dove quella orientale mi inseriva dentro il buco del mio pisello una catenina e lo masturbava dal suo interno facendolo scivolare su e giù lungo tutta l'asta! Mi ero giá masturbato dopo quel giorno e quelli a venire, diverse volte usando quel sistema, avevo persino fatto un video poi caricato On Line. Ma come ho già detto, volevo (voglio) sempre spingermi oltre. Così anche se il mio record era una catenina di 28 centimetri completamente inserita dentro la mia asta che scivolava avanti e indietro per tutta la lunghezza del mio cazzo, avevo deciso di migliorare quella prestazione/masturbazione. Così decido di superarmi e compro una catenina lunga ben 40 centimetri... si, avete letto bene: 40 centimetri!
Quindi a distanza solo di qualche pomeriggio dopo aver fatto sesso con mia mia cugina, decisi di battere il mio record personale nonostante quella scopata che mi aveva svuotato le palle per bene... solo per me! Cosí tra il rivivere mentalmente quella serata, una birra vicino ad accompagnare quel pomeriggio solitario e qualche visione di foto On Line di ragazze nude con il mio cazzo in mano, metto in piedi la mia personale masturbazione. Dopo qualche ora di seghe e strofinamenti vari, sento le mie palle belle gonfie e pronte ad esplodere. Così con il mio cazzo dritto che piu non si può, afferro il mio nuovo acquisto da 40 centimetri e cerco di infilarmelo dentro il buco della mia cappella. Ma prima cerco di oleare il corridoio della mia asta, di renderlo unto e facilitare l'introduzione della catenina. Quindi prendo con vigore il mio pisello ed inizo lentamente un movimento avanti e indietro, pochi secondi, il giusto equilibrio per preparare la pre sborrata ma senza eiaculare. Dopo un pò smetto, lentamente ricopro la cappella con la pelle precedentemente tirata in basso per l'erezione e un piccolo fiotto di sborra fuoriesce dal buco della stessa. Adesso che è dritto ed il canale è pieno di sperma, sono pronto per infilarmi la catenina. Ma aggiungo un ingrediente in più a questa masturbazione elaborata, cospargo la catenina per tutta la sua lunghezza di sapone liquido. Forse brucerà un pò, me lo sento, ma voglio farmi scoppiare le palle di piacere. Mi sdraio quindi sul mio letto, il mio pisello è dritto e gonfio in un modo esagerato, scopro la cappella ed inizio lentamente ad introdurre la catenina nella sua cavità: pallino dopo pallino, centimetro dopo centimetro! Un pezzo è dentro, ed io continuo ad infilare il resto. Non c'è abbastanza spazio per entrambi nel condotto della mia asta: o la catenina, o il liquido seminale. Così mentre affondo sempre più 40 centimetri di acciaio nel mio pisello, gocce di sperma furiescono da ogni lato della mia cappella. Anche questa fase è piacevole, eccitante, quasi indescrivibile. Quando la metà è già all'interno di me, inizio anche ad avvertire un intenso bruciore. Questo è il sapone, penso. Ma continuo, inesorabile. Poi però mi fermo qualche secondo, sento qualcosa che offre resistenza ed avverto anche un piccolo dolore. Allora inizio ad accarezzarmi la cappella, proprio sotto di essa, vicino all'attaccatura della pelle dellamia asta, uno dei maggiori punti che mi provocano più piacere. Ma devo essere cauto, non voglio sborrare fino a quando non ce l'ho tutta dentro. Così mi tocco lentamente con una mano, mentre con l'altra sono pronto a bloccare l'eiaculazione stringendo fortemente la cappella, in caso perda totalmente (probabile) il controllo sulla sborrata. Ci riesco. Due piccoli fiotti di sperma escono colando come lava sui lati del mio cazzo. Mi tocco l'asta sempre più gonfia e sento i pallini attraverso la pelle del mio pisello. Allora continuo la discesa. Finalmente dopo quasi un quarto d'ora, ce l'ho quasi tutta dentro. Ma mentre inserisco gli ultimi centimetri, uno spasmo mi fà saltare dal letto, ho toccato qualcosa nelle mie profondità più nascoste, avverto delle contrazioni come se stessi avendo un orgasmo, solo che non vedo nessuna fuoriuscita di sperma, anche se il piacere di aver toccato "quel qualcosa dentro" è stato fortissimo! Quindi continuo la discesa, ed ora è veramente tutta dentro lungo la mia asta, più non só quanti centimetri e centimetri dentro le mie palle ed oltre! Allora decido di iniziare a masturbarmi afferrando il mio cazzo dritto, gonfio, con una cappella rosso fuoco e con tutta l'asta del mio cazzo piena di 40 centimetri di lunghezza di acciaio per 3 millimetri di spessore. I movimenti sono lenti, voglio fare una lunga ed intensa schizzata da lanciare questa catenina fin sopra il soffitto. Continuo a segarmi, avanti e indietro, lentamente. Sento lo sperma muoversi nelle mie palle e salire lentamemte. Sono quasi arivato. Non mi fermo, ancora su e giù e poi su e giù di nuovo. Eccola, la sborrata arriva... lascio il mio cazzo libero di sfogarsi, metto le mani sui fianchi senza toccarlo più, spasmi incontrollati preannunciano la schizzata... ecco, godo... spingo in aria il mio bacino simulando una scopata, vengo ma non eiaculo... a parte qualche goccia di sperma sui lati che cola lungo l'asta... allora in un millessimo secondo spingo con tutta la forza che ho il carico di sperma nelle mie palle, un balzo in avanti con il bacino ed un fiume di sborra esce dalla mia cappella lanciando nel vuoto 40 centimetri di catenina... continuo a spingere... un'altra lunga, intensa e abbondante sborrata parte verso l'aria per poi ricadere ovunque sul letto, su di me, in terra... contino a venire come un vulcano... tre, quattro, cinque, sei volte senza fermarmi... e poi ancora ed ancora... quindi vedo il mio cazzo pulsare senza più sputare liquido seminale. Infine esausto per quella lunga ed intensa masturbazione, aspetto non poco prima che il mio pisello torni moscio. Quindi dopo qualche minuto, finalmente sento la mia asta lentamente abbassarsi e mi alzo dal letto per andare al bagno e concedermi una sana doccia. Così mentre faccio attenzione a non mettere i piedi a terra nei punti in cui erano arrivati gli schizzi, una voce maschile cattura la mia attenzione.
- "Abbiamo quasi finito Sig. Chase" Era la voce del dottore che mi riportava al presente.
- "Ora le metteremo questa sonda all'interno del suo pene, la faremo passare dal foro che ha nel glande per vedere se ha le viee urinarie ostruite" Continua il medico mentre passa alla Dottoressa Cardelli un'asticina di argento di una lunghezza non definita.
- "Non si muova, ci vorranno pochi minuti ed è un'operazione delicata" aggiunge infine.
Così vedo la Dottoressa ungere con un qualche gel la staffa di ferro e successivamemte armeggiare con il mio uccello cercando di mettermela dentro.
- "Ora..... ora sentirà un pò di freddo e forse un leggero... un leggero bruciore, ma lei non si muova. Anche... anche se veloce, è sempre un'operazione su una parte sensibile. Se sente dolore, ce lo dica" Mi spiega la Dottoressa mentre sento il freddo della staffa iniziare a farsi strada nel mio pisello.
Quasi mi viene da sorridere, se solo sapesse questo uccello quante ne ha passate. Così la lascio fare, anche se noto che ad un certo punto lancia uno sguardo di intesa, misto stupore, al mio medico curante, quando vede che l'asta di ferro entra tutta quanta facilmente lungo la mia asta senza che io emetta un suono. Quindi la fà scivolare su e giù un paio di volte per sincerarsi che il corridoio urinario sia libero, ed infine mi invita a rivestirmi dicendomi che il check up è terminato.
Meno male. Pure questa era fatta. Visita finita. Mentre mi rimettevo gli slip, notavo che estraniarmi da quel posto, un pò era servito. Il mio pisello non aveva avuto erezioni "eccessive", nel senso che comunque per tutto il tempo della visita, a parte essersi gonfiato ovviamente un pò, non era mai diventato completamente dritto. In ogni caso non potevo lamentarmi, anche se la visita era durata poco più di cinque minuti (che a me sembravano durare un'eternità) la mano della Dottoressa Cardelli, la mano di una donna, sul mio uccello, poteva creare ben altre situazioni "allegre" invece di un semplice gonfiore e tensione del mio pisello. Una volta completamemte rivestito, i Dottori mi invitano a sedermi.
- "Allora Sig. Chase, da un primo controllo, cioè questo, sembra sia tutto a posto. Per i dettagli lascio la parola alla Dottoressa" Mi dice il Dottore aspettando la diagnosi della sua futura sostituta.
- "Dunque... ecco... Sig. Chase, sembra che fortunatamente lei stia bene. Ha..... ha solo probabilmente un'infezione dovuta a qualche... a qualche comportamento sessuale non proprio sicuro. Da questo primo esame pare che lei non abbia nessun problema al suo... al suo pene. Il condotto urinario sembra perfettamemte libero e... e abbastanza ampio rispetto alla media visto che non si è... che non si è lamentato mai..... normalmente le prime volta i pazienti avvertono un forte bruciore e fanno un pò... un pó di resistenza durante l'inserimento della sonda" Mi dice la Dottoressa guardando per un secondo il mio medico.
- "Ma forse avrà già fatto una visita del genere, comunque non è importante al momento. Per quanto riguarda il rossore... il rossore del suo glande, vale quanto ho detto prima. Sicuramente avrà avuto una qualche relazione a rischio. Faccia attenzione in futuro. Come cura le consiglio semplicemente di trattenere i suoi bisogni il più possibile per le prossime tre settimane. La vescica si è semplicemente ristretta a causa di questa infezione, ora trattenendo i suoi bisogni farà allargare la saccache contiene l'urina fino a portarla alle dimensioni srandard, ed in più la stessa urina le disinfetterà il corridoio dove la stessa esce. Per il rossore la cura è invece questa crema che le stò prescrivendo da mettere due volte al giorno per una settimana. Faccia quanto le ho detto e se fra tre settimane non avrà rislutati migliorativi, torni qui che laindirizzeremo da un andrologo specializzato le un controllo più a fondo e specifico" Conclude la Dottoressa Cardelli. Cosí esco da quello studio un pò più tranquillo e me ne torno a casa.
Oggi è il secondo giorno dell'anno, tutto è tornato nella normalità lì sotto, per fortuna era come aveva diagnosticato la Dottoressa: una semplice infezione che si è risolta in poche settimane di cure mirate, ma che poteva trasformarsi in qualcosa di ben più grave. Ma come si dice? Nella vita non si finisce mai di imparare, ed oggi un'altra lezione che avevo dimenticato, si é stampata a caratteri cubitali nella mia testa:
Mai lasciare il comando al nostro inquilino del piano di sotto!


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Posted by Chase90 4 months ago  |  Categories: First Time, Masturbation, Taboo  |  Views: 2542  |  
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Melany. La mia Signora e Padrona - Parte II

La mia Padrona se ne sta in piedi sul tappetino di spugna al centro del bagno, completamente nuda, con le braccia alzate. Io mi affanno attorno a lei applicandole una crema idratante su tutto il corpo. Applico, massaggio fintanto che la pelle abbia assorbito la crema, applico di nuovo su di un’altra zona, massaggio di nuovo, e così via, finchè la sua pelle d’ebano riluce come la seta.

Sto prendendo confidenza col suo corpo, come voleva lei. Ho massaggiato i seni turgidi, le natiche sode fin dentro la spaccatura, la nera proboscide del suo cazzo di Dea senza esitazioni, come se non avessi fatto altro nella vita. Ne è compiaciuta. Accetta queste attenzioni con assoluta naturalezza, come se la cosa le fosse dovuta a priori. Sento di concordare completamente, dalla mia posizione di schiava femminilizzata e sottomessa.

La ho aiutata ad indossare un morbidissimo accappatoio di spugna bianco. Io sono ancora completamente nuda e faccio per raccogliere i miei abiti. Lei mi ferma.

-Lasciali lì e rimani nuda, che voglio esaminarti bene. Seguimi.

La seguo nella sua camera da letto, si siede davanti al grande specchio di una raffinatissima toletta antica e si fa passare un asciugamano morbido sui lunghi capelli, neri e ondulatissimi, che poi lascia ricadere sulle spalle a finire di asciugarsi in maniera naturale, con solo pochi colpi di spazzola a ravviarli all’indietro. Mi dice che preferisce così; quando può evita di usare l’asciugacapelli che, a sentir lei, li rovinerebbe. Metto tutta la delicatezza di cui sono capace, nell’operazione.

-Che numero di scarpe porti?

Mi chiede di punto in bianco.

-Il 42...Signora.

-Bene, aspettami qui.

Esce dalla stanza per ritornare dopo un paio di minuti. In mano ha un paio di sandali nero lucido dalla suola spessa un due-tre centimetri e dal tacco vertiginoso.

-Mettili.

Mi affretto a calzarli. Il tacco deve essere almeno sui 14 cm, notevolmente più alto di quelli che sono abituata a portare. Spero solo di essere capace di camminarci senza fare figuracce.

-Adesso fammi vedere come ci cammini.

Trascorro il successivo paio di minuti a fare avanti e indietro per la stanza, facendo attenzione a porre un piede davanti all’altro senza barcollare troppo. Dopo appena qualche passo incerto ci prendo confidenza e riesco persino ad ancheggiare in maniera sensuale mentre lo faccio. Sembra molto soddisfatta.

-Ora vieni qui vicino e ruota lentamente su te stessa.

Eseguo prontamente, offrendole una panoramica a 360° del mio corpo nudo. Mi scruta con occhio esperto.

-Girati con le spalle verso di me e piegati in avanti ora...di più...ancora un po’... ok, così va bene. Ora divarica bene le gambe.

Il “così va bene” consiste nell’essere piegata praticamente a 90° in avanti, col culo proteso verso di lei, le gambe aperte a compasso per quanto riesco senza perdere l’equilibrio. Mi fa mantenere la posizione per una decina di secondi, al termine dei quali sento la punta delle sue dita percorrermi la spaccatura tra le natiche, sfiorandomi delicatamente l’ano.

-Non c’è male...sei liscia. Ogni quanto ti depili?

-Una volta a settimana...

-Crema o cera?

Chiede sfiorandomi le gambe, questa volta.

-Crema...

-Non va bene, dovrai farlo almeno due volte alla settimana, se usi la crema...a meno che tu non voglia usare la ceretta.

-Non sono capace di fare la ceretta, non l’ho mai fatta.

-Non preoccuparti di questo. Una volta alla settimana viene in casa un’estetista e, tra le altre cose, provvede anche a questo. Vorrà dire che si occuperà anche di te, il mese prossimo, se sarai qui.

Già...il mese prossimo... se da un lato la cosa mi preoccupa non poco, dall’altro l’idea di trascorrere un mese in questa casa per le mie ferie estive, con Melany, mi fa eccitare come non mai.
-Allora...

Mi riscuote lei dai miei pensieri.

-...dopo averti attentamente esaminata, posso dire di aver riscontrato tre cose in te, per il momento, che non vanno bene nel tuo aspetto fisico.

Con un leggero schiaffetto sulla coscia mi fa cenno di girarmi e riprendere una posizione eretta mentre mi comunica le conclusioni del suo esame.

-Primo: questo ciuffetto qui deve sparire...

E mi punta l’unghia dell’indice destro contro il residuo di peli pubici (giusto una strisciolina) che conservo proprio al centro dell’inguine, appena sopra il cazzetto ingabbiato.

-...secondo: dobbiamo dare una sfoltitina a quelle sopracciglia...sono troppo folte, troppo da maschietto... Per i capelli, fintanto che non ti saranno cresciuti abbastanza, andrà anche bene una parrucca...magari ce ne procureremo una di migliore qualità, di capelli veri.

Come sarebbe “fino a che non ti saranno cresciuti abbastanza”? In un mese non credo riescano a crescere “abbastanza”, visto che li porto corti. Non indago oltre però.

-Terzo, ma non meno importante: a tettine stiamo messe maluccio...

E qui mi mette una mano sulla tetta destra, strizzandomela amichevolmente.

-...capisco che questo è un problema che non si può risolvere in quattro e quattr’otto, ma le tette finte applicate possono andare bene dentro un reggiseno quando sei vestita, altrimenti non ingannerebbero nemmeno un cieco... Meglio decisamente le tette piatte quando sei nuda o quasi, solo che quantomeno dovremmo cercare di sviluppare quei capezzolini da ragazzina che ti ritrovi, renderli grossi e sensibili...questo si può fare, con un po’ di applicazione e di costanza.

Eh no! Non ho nessuna intenzione di lasciarmi trattare come una bambola con cui giocare! Sviluppare i capezzoli...passi per rimuovere completamente i peli pubici, ma per le sopracciglia non se ne parla proprio! Ma figuriamoci... Mica posso andare in giro nella vita di tutti i giorni con le sopracciglia sottili come quelle di una donna, io!

***

Mezz’ora dopo sono seduta davanti alla toletta, rimirando il nuovo look delle mie sopracciglia. Il loro spessore è stato ridotto almeno alla metà, l’arco è molto più pronunciato di prima e anche molto più femminile, devo ammetterlo. Melany sta strappandone via con le pinzette gli ultimi peli superflui. Ah...dimenticavo...il ciuffetto dei miei residui peli pubici è ormai soltanto un ricordo.

-Guarda come stai meglio così! Con un buon rimmel ad effetto volumizzante per le ciglia e l’eyeliner messo come si deve, avrai due occhi da cerbiatta...

Purtroppo devo concordare con lei. Almeno però, per quanto riguarda l’ingrandimento dei capezzoli, non se ne è fatto niente! Beh...quantomeno fino al prossimo mese. Pare ci voglia un po’ più di tempo, per risolvere la questione.

***

Mi è appena stato mostrato il resto della casa. Oltre all’elegante ingresso, che avevo avuto modo di ammirare ieri notte, si tratta di soli altri tre ambienti: un bagno (molto simile a quello in cui prima ho fatto la doccia alla mia Padrona), una sorta di stanzino completamente vuoto ad eccezione di una croce di S.Andrea in legno verniciato di nero con cinghie contenitive alle quattro estremità (anche le pareti dello stanzino sono verniciate di nero, contribuendo a dare un aspetto tetro a tutto l’insieme), e la “sala di ricevimento principale”.

Questo ultimo ambiente merita di essere descritto accuratamente: si tratta di una stanza di oltre una ventina di metri quadri, al centro della quale campeggia un letto enorme, nero, coperto di lenzuola di seta e cuscini anch’essi neri. La singolarità si questo letto però consiste nel fatto che al disotto di esso si trova una vera e propria gabbia in acciaio, alta una sessantina di centimetri, che ne costituisce la base, su cui è poggiato il materasso. Noto anche una fiancata apribile, con tanto di lucchetto a tenerla chiusa.

Le pareti sono completamente tappezzate di strumenti sado-maso: fruste e frustini di ogni forma e dimensione, paddles, canes, cinghie, strumenti contenitivi di ogni forma e materiale, manette, catene, collari e guinzagli, più svariati altri oggetti di cui non arrivo ad intuire l’utilizzo, ma dall’aspetto alquanto inquietante.

Le pareti, per quanto se ne riesce ad intravedere sotto l’impressionante collezione di oggetti che vi sono appesi, sono rivestite in stoffa, di un colore cremisi cupo.
Su di una lunga mensola nera che corre lungo tutta la parete contrapposta a quella su cui è attestato il letto, è disposta in bell’ordine la più stupefacente collezione di dildi, buttplugs, falli realistici e meno di ogni forma, materiale e dimensione, clips con catenelle e senza, pesi di piombo, candele e bastoncini d’incenso, oggetti anche particolari quali speroni, maschere, cappucci e ballgags.

Nei due angoli più lontani rispetto alla porta d’ingresso trovano posto: sulla destra quella che ha tutta l’aria di essere una vera poltrona per visite ginecologiche, con accanto un piccolo carrello ricoperto da un telo bianco su cui sono disposti strumenti medicali assortiti, e sulla sinistra una rastrelliera con appesi decine di completi fetish in cuoio, latex e vinile. Lungo le pareti una scaffalatura stracolma di scarpe e stivali femminili, sempre di aspetto molto fetish.

Al centro della parete di fondo una sorta di trono in legno dorato e velluto rosso posto su una pedana rialzata rispetto al piano del pavimento e, più in alto sulla parete, uno schermo televisivo di dimensioni xxx con annesso riproduttore DVD.

Una cosa da lasciare a bocca aperta, insomma. Tutta questa attrezzatura deve costare veramente una fortuna; nessuna meraviglia che le “prestazioni” da Domina della mia Signora, a quanto ho saputo, vadano da un minimo di 250 euro in su...

Una volta mostratami la casa, la mia Signora si sofferma accanto alla rastrelliera della sala principale, lascia cadere in terra il kimono dorato sotto il quale è completamente nuda, e sceglie un completo in latex rosso fuoco costituito da stivali a mezza coscia con tacchi a spillo in acciaio, corsetto con spunzoni metallici in punta ai seni, guanti lunghi.
Si fa aiutare da me per indossarlo, poi sceglie un secondo completo, stavolta per me, che sono ancora nuda, e me lo fa indossare. Il corsetto, di cuoio molto rigido con stecche interne in acciaio, è conformato in vita in modo tale che, una volta allacciato, accentui il punto vita mettendo in risalto la forma dei fianchi. I seni rimangono esposti, mentre braccia e gambe vengono inguainate da una serie di strisce, anch’esse di cuoio, ma più morbido, che corrono da spalla a polso e da inguine a caviglia fasciando gli arti, ma al tempo stesso lasciandoli nudi. Per quanto riguarda le scarpe mantengo quelle che ho già.

Infine sceglie una sorta di collare in acciaio cromato, rigido, e me lo passa attorno al collo fissandolo dietro con un piccolo lucchetto dorato. E molto alto di spessore e, una volta applicato, mi costringe a tenere il mento sollevato e la testa leggermente inclinata all’indietro, inoltre praticamente mi impedisce quasi del tutto di ruotare la testa.

Il fatto di sentirmi così impedita nei movimenti alimenta ulteriormente il senso di impotenza e di umiliazione. Sul davanti, in corrispondenza dell’ugola c’è un grosso anello metallico cui è infilato un minuscolo campanellino che sottolinea con il suo trillo argenteo ogni mio minimo movimento. Allo stesso anello aggancia un lungo guinzaglio a maglia metallica tramite un moschettone, e mi ci trascina verso il trono dorato su cui finalmente prende posto. Mi viene naturale d'inginocchiarmi ai suoi piedi.

-Dunque Monique...

Fa lei dopo una pausa che a me pare interminabile e che contribuisce a farmi sentire ancor più tesa e alla sua mercè.

-...cerchiamo di conoscerci un po’ meglio...ti va?

Ovviamente non ha bisogno di una mia risposta di assenso, per continuare.

-Ora ti farò delle domande e voglio che tu mi risponda sinceramente. Rispondi senza reticenze e velocemente. Non devi avere segreti per la tua padrona. Dunque...quanti cazzi hai preso nella tua vita, finora?

La domanda così diretta mi spiazza, ma sono determinata ad obbedirle meglio che posso. Dopo un solo attimo di esitazione, inizio a rispondere di getto.

-Prima di ieri, soltanto uno, Signora.

-Stai dicendo la verità, Monique? Una puttanella come te un solo cazzo??

-Si, Signora.

-Quindi vuoi dirmi che avevi preso solo quello di Bruno, che se non sbaglio è il bull di tua moglie già da qualche anno, giusto?

-Si Signora.

-Strano...da come ti comportavi da troia, ieri notte, non lo avrei mai immaginato... Ti ha scopata molte volte, Bruno?

-Cosa intende, per "molte", Signora?

-Che so...10, 20...50 volte?

-Non ho tenuto il conto, Signora, ma credo più di venti sicuramente e meno di 50.

-Mhh...quasi una verginella, allora. Quanto sei aperta, dietro?

-Ma...non so...credo abbastanza...Bull Bruno è piuttosto ben dotato e spesso ho portato buttplug anche per periodi piuttosto lunghi...

-Quanto lunghi?

-Lunghi. Anche mezze giornate sane...

-E una mezza giornata la consideri un tempo lungo?? Una brava slave dovrebbe rimanere tappata 24 ore su 24, 7 giorni su sette, lo sai? Comunque a questo rimedieremo, vedrai... ma piuttosto torniamo al punto... Sei mai stata fistata?

-No, Signora.

-Pensi che riusciresti a ricevere un fisting senza troppi danni, allo stato attuale?

-Non lo so, Signora...

-Va bene, dovremo verificare anche questo. E invece con i pompini come te la cavi? Riesci a prenderli fin giù in gola, i cazzi?

-Ho qualche problema a non avere riflessi involontari, Signora...non ci sono mai veramente riuscita a farmelo arrivare giù in fondo alla gola senza provare lo stimolo di rigettare...

-Male, anzi...malissimo. Quantomeno però sei stata sincera. Dovremo lavorare anche su questo. E’ fondamentale. Bene, parliamo un po’ delle tue prestazioni attive, ora... Da quant’è che dicevi che non scopi? 13 mesi?

-Non ho detto che non scopo da 13 mesi, Signora...ho detto che non VENGO da tredici mesi...

-Ah...capito. Tredici mesi da quanto non ti fai una sega, quindi... E invece che non scopi una donna da quanto è?

-Da anni, Signora...

-Quanti? Due, tre, di più?

-Quasi cinque, Signora.

-Scopavi solo tua moglie, o anche altre?

-Più o meno solo mia moglie, ma qualche volta è capitato anche con altre, Signora.

-E la scopavi spesso?

-No Signora, non molto spesso.

-Come mai? Non avevi voglia di scaricarti?

-Non è per quello, Signora...di scaricarmi avevo sempre voglia, ma...

-Non andava a lei, di farsi scopare da te? Eppure mi dice Bruno che tua moglie ha una carica sessuale molto alta.

-Nemmeno questo, Signora, è che… mi scaricavo in altri modi...

-Seghe, eh!? Dovevo immaginarlo, scusa. E’ molto comune, sai, che una come te preferisca sfogarsi...a mano, piuttosto che montare una donna come fanno i maschi veri. D’altronde se fossi stata un vero maschio invece della femminuccia che sei, tua moglie non avrebbe avuto bisogno di un bull...giusto. E il cazzo ti piace, invece?

-Si, Signora, mi piace.

-Quanto?

-Da morire, Signora.

-Lo preferisci in bocca o in “figa”?

-In...figa, Signora. Credo che mi piaccia sentirmi posseduta.

-Va bene...come prima conversazione conoscitiva può bastare, per il momento. Ora dimostra la tua gratitudine alla Padrona e baciale i piedi in segno di sottomissione, poi passeremo ad un esamino...pratico.

***

Sono stata fatta accomodare sulla poltrona ginecologica. Precedentemente mi è stata concessa mezz’ora di tempo durante la quale ho dovuto prepararmi pulendomi internamente a mezzo di una pompetta per lavande vaginali, incombenza che ho potuto espletare in assoluta privacy, nel locale igienico annesso alla mia cameretta.

La Padrona mi ha assicurato i polsi ai braccioli e le caviglie ai sostegni per le gambe mediante cinghie di cuoio, poi ha reclinato indietro la spalliera tramite una leva e infine ha fatto ruotare verso l’esterno i due sostegni per le gambe, divaricandole.

Sono impressionata, mi sento totalmente esposta e senza difese, in questa posizione. Il collare che porto mi costringe a rimanere indietro con la testa, per cui il mio sguardo risulta inchiodato al soffitto e non riesco a vedere praticamente nulla di quello che succede attorno a me. La qual cosa non contribuisce certo a rasserenarmi.

Con la coda dell’occhio intuisco che la Padrona sposta il carrellino con gli strumenti medicali in prossimità delle mie gambe divaricate, poi accende una lampada che emette luce molto forte puntandola proprio in mezzo alle mie cosce spalancate. Ne riesco a percepire il calore sulla pelle. Comincio ad essere scossa da un leggero ma costante tremito. Ok, lo ammetto, ho una fifa blu.

La sento armeggiare per un po’, poi si allontana e immagino sia uscita dalla stanza perché non percepisco più alcun rumore. Trascorre qualche minuto poi torna.
Continuo a tremare. Se ne è accorta anche lei, perché si affaccia col suo viso sul mio, guardandomi negli occhi e, mollandomi un leggero buffetto sulle guance che ora indossano guanti chirurgici in lattice, mi dice:

-Oi...tranquilla...non sono una pazza maniaca e non ho intenzione di farti più male di quanto tu possa sopportare ...per ora. Rilassati.

Si china su di me e mi stampa sulla fronte un bacio lascivo, mi strizza sadicamente un capezzolo tra pollice ed indice e scompare di nuovo dalla mia visuale rimettendosi al lavoro tra le mie gambe.
Distinguo il rumore come di un tubetto che, schiacciato, rilasci una sostanza appiccicosa, tipo una crema, subito dopo la punta delle sue dita accarezzarmi “la figa”, come la chiama lei, con lenti movimenti circolari, delicatamente. La sensazione di fresco mi conferma che sta applicandomi una qualche sorta di lubrificante, forse un gel. Ne spinge anche un poco dentro con la punta di un dito, poi lo ritrae. Sento di nuovo qualcosa premere sulla rosetta anale ma stavolta è qualcosa di duro e metallico, perché lo sento molto freddo. Poco a poco me lo fo scivolare dentro per una decina buona di centimetri, lo fa delicatamente e non mi provoca alcun dolore.

-Allora...diamo un po’ un’occhiata da vicino a questa bella fighetta... Sto usando un divaricatore, Monique, e può darsi che sentirai un po’ di fastidio... ora voglio che tu mi dica quand’è che ti faccio male. Oh...quando senti MALE, ho detto! Non fermarmi appena ti senti dilatare un po’, chiaro? ...Altrimenti non potrò capire fino a che punto sei aperta e questo mi contrarierebbe NON POCO.

Sento pian piano aumentare la pressione del divaricatore fino a livelli molto ben percepibili, ma ancora decisamente accettabili.

-Come va? Tutto a posto ancora, vero? Beh...per essere quasi una verginella non sei poi troppo stretta... Dilatiamo ancora un po’ e vediamo cosa succede...

La pressione sulle pareti del retto aumenta in maniera decisa, direi raddoppiata rispetto a prima. Inizio a provare dolore, anche se a livelli ancora tollerabili, ma siamo quasi al limite. Sto per gettare la spugna prima di un ulteriore aumento della pressione, ma non ho nessuna intenzione di vederla contrariata “NON POCO”, per cui, lentamente, mi adatto.

- Brava la mia piccola Monique...reggi bene... Non è ancora insopportabile, vero?

Mi passa una mano lungo una gamba a mo’ di incoraggiamento e ne percepisce la tensione nei muscoli.

-Su, su...rilassati un pochino, non essere così tesa...più irrigidisci i muscoli e peggio è. Un po’ di dolore non ha mai ammazzato nessuno, e poi alla tua Padrona piace infliggere dolore e a te piace fare contenta la tua Padrona, vero?

-Inizia a fare male...

Dico io con la gola contratta.

-Mm...si, può essere, ma scommetto che puoi fare ancora meglio...apriamo ancora un po’, su...

Adesso fa proprio male; magari il dolore sarà pure amplificato dalla paura, ma fa proprio male.

-Basta, basta...non ce la faccio!

-Ma si che ce la fai...respira...resisti ancora per qualche secondo...dimostrami quanto sei brava, quanto sei disposta a darmi...a soffrire per essere mia...

Il dolore adesso è stabile, non aumenta e non diminuisce, provo a stringere i denti e riesco a rimanere così per un minuto o due. Poi tutto cessa, il divaricatore viene richiuso e sfilato, mi sembra di rinascere.

-Bravissima la mia Monique! Sei stata proprio brava! E’ importante che tu sappia res****re al dolore, se vuoi diventare la mia schiavetta preferita ...anche se, in realtà, questo era solo un test per permettermi di capire quanto sei elastica. Devo sapere quali sono i tuoi limiti di resistenza per poterli spingere sempre più avanti senza rischiare incidenti seri. Avremo modo di testare anche la tua resistenza al vero dolore, ma lo faremo un’altra volta.

Mi illudo che per il momento sia finita e azzardo un:

-Mi può...liberare adesso, Signora?

-Non ancora, piccola mia...mica avrai fretta, no? Se vuoi diventare la mia schiava speciale dovrai dimostrare molta pazienza con me, lo sai? E’ vero che faccio la Mistress per lavoro, ma la mia natura è VERAMENTE quella di Domina, lo faccio anche per piacere personale, cosa credi? Avere una persona disposta a soffrire per me, ad adorarmi, ad annullarsi per me, mi dà PIACERE, piacere vero, profondo...e se tu dimostrerai di avere soltanto la metà, delle potenzialità che intravedo in te, beh...potresti essere tu, quella persona speciale...

Questo discorso, già di per sé piuttosto intrigante, se sussurrato in un orecchio, guancia contro guancia come sta facendo ora Melany con me, con le sue labbra che sfiorano la mia pelle, col suo profumo che mi pervade le narici e se, soprattutto, finisce con la sua lingua ad avvoltolarsi sensualmente alla mia, diventa decisamente irresistibile.

Temo proprio che questa specie di Dea androgina, scesa in mezzo a noi mortali per essere meglio adorata, d’ora in poi potrà decisamente fare di me tutto ciò che vorrà.

Termina il bacio con un morso al mio labbro inferiore, che mi strappa un gemito di sorpresa e dolore, e riprende a girare per la sala in cerca di qualcosa, continuando a parlarmi con naturalezza.

-Vuoi sapere a che grado di dilatazione sei riuscita a res****re? Hai sopportato ben 6,5 centimetri di dilatazione! Per il momento è un discreto risultato, ma se vorrai farmi veramente contenta dovrai saper fare mooolto di più... Non preoccuparti, ci arriveremo per gradi e senza traumi: è importante che tu rimanga elastica... le fighe strappate e sfondate non piacciono a nessuno e tantomeno alla tua Padrona!

Cavolo! Sei centimetri e mezzo! Per forza faceva male... Ne sarei quasi orgogliosa, se non fosse per quel “mooolto di più”, che mi rovina un po’la festa...

Intanto la mia Signora e Padrona ha trovato quello che cercava e me lo mostra: un fallo in lattice nero di lunghezza normale, ma di diametro impressionante.

-Non fare quella faccia. Questo lo puoi reggere: cinque centimetri e mezzo di diametro. Magari farà un po’ male ma sono sicura che lo saprai sopportare per fare contenta la tua Padrona...non è vero? E poi vorrai ben tenerti in forma per godere appieno del mio gioiello, quando verrà il momento di fartelo assaggiare e di farti definitivamente mia, giusto?

La prospettiva di essere nuovamente dilatata da quel mostro che viene lubrificato proprio davanti ai miei occhi non è molto allettante, ma l’accenno alla programmata futura penetrazione da parte del gioiello della Padrona mi fa sentire le farfalle nello stomaco dall’eccitazione al solo sentirne parlare.

Questa specie di Dea Crudele mi sta stregando. Sto lentamente cadendo nella pericolosa tela che, come un pericoloso ragno, sta tessendo per me.
E il guaio è che mi piace, caderci.

E’ quasi con piacere quindi che ricevo dalle sue mani quel dono doloroso. Me lo spinge dentro tutto, fino in fondo, sento gli sfinteri cedere ad uno ad uno, arrendersi prima, per farlo passare, e poi serrarglisi attorno come a non voler più lasciarlo uscire. La mia “figa”, ancora indolenzita per la dilatazione forzata di poco fa, lo sta accogliendo amorevolmente, come anticipo della promessa di venire, prima o poi, posseduta da quell’essere divino.

-Ora mi scuserai se ti lascio un po’ qui da sola mentre ti tieni...in forma. Ho della corrispondenza da sbrigare sui vari siti di annunci cui sono iscritta. Sono diversi giorni che non controllo e si saranno accumulate centinaia di email... E' un lavorone separare quelle delle persone serie da quelle dei perditempo, sai? Ci vediamo dopo... tu non ti muovere. Mi raccomando eh!

E, con questa facezia finale, si congeda da me, lasciandomi legata alla poltrona.

***

Devo essere qui da più di un’ora. Ho le braccia e le gambe anchilosate. Ho anche tentato di prendere sonno, ma il fastidio provocato dal collare e dall’avere quella specie di palo nero piantato nel culo me lo hanno reso impossibile. Comincio a pensare di essermi cacciata proprio in una brutta situazione e che la sconsiderata libidine che provo ormai da qualche tempo nel sentirmi femmina e sottomessa mi abbia spinta un po’ troppo oltre. Eppure, per qualche perverso motivo, mi sento sempre più attratta dall’oscuro fascino di tutta questa assurda situazione. Ne sono completamente soggiogata.
Il ritorno della mia Perversa Signora mi riscuote dai miei pensieri.

-Allora, Monique, tutto a posto?

Per prima cosa mi sfila il dildo. Sento un senso di vuoto a non averlo più dentro. Mi libera polsi e caviglie e mi aiuta a rimettermi in piedi.

-Purtroppo sembra che per oggi non abbiamo più tempo, ma ho una buona notizia per te: ho appena parlato al telefono con Bruno e gli ho comunicato che il tuo training comincerà dal primo del mese prossimo, non appena lui e tua moglie saranno partiti per le vacanze. Naturalmente dovrai trasferirti qui fintanto che non saranno tornati. Contenta? Oh! piuttosto...ricordati di non far parola con tua moglie di tutto questo... Bruno si è molto raccomandato riguardo a questo punto. Ora vai a cambiarti e torna pure da loro. Ci vedremo il mese prossimo.

Già, ma ci vedremo, il mese prossimo?
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Posted by CagedSissyCuck 2 months ago  |  Categories: Anal, Fetish, Shemales  |  Views: 523  |  
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io con la mia sorella

mia sorella che si chiama Giulia ne ha 19. Un pomeriggio pensando di essere solo in casa (i miei genitori tornano entrambi alla sera) ero in bagno, senza aver chiuso a chiave, seduto sul water a masturbarmi, quando si aprì improvvisamente la porta... era mia sorella rientrata in anticipo!
Un rapido sguardo alla mia mano che impugnava l'asta in piena erezione poi richiuse sbattendo la porta ed urlando indignata " almeno chiudi a chiave ... svergognato!"
Nei giorni successivi nessun cenno all'accaduto finchè un altro pomeriggio ero in salotto a TV ma il volume della radio in camera di Giulia era troppo alto, così andai da Lei per farlo abbassare, aprii la porta e la vidi di spalle di fronte allo specchio ...indossava solo un minuscolo slip..la schiena nuda ed i lunghi capelli castani raccolti dietro la nuca da un elastico e si rimirava coprendosi le tette con le mani....; rimasi zitto finchè Lei non mi scorse allo specchio e mi lanciò un'occhiataccia... anticipai il suo rimprovero dicendo in tono scanzonatorio "vedo che anche tu ti masturbi...."
"non è vero..mi.stavo specchiando...tu invece sì..l'altro giorno...." contrattaccò Lei
"beh!" minimizzai "chissà quante volte l'avrai fatto tu con il tuo ragazzo...che c'è di male...si impara così..."
"ti sbagli" mi interruppe "non l'ho mai fatto...li conosci quelli della compagnia..se lo fai con uno ...passaparola... e gli altri pensano di avere gli stessi diritti"
"vuoi dire che non ti è mai venuto voglia di provarci..." azzardai io
"certo ...ma non posso mica chiederlo al primo sconosciuto che passa..." continuò mia sorella quasi in tono di scusa
Il solo pensiero dell'argomento in questione mi stava procurando un principio di erezione....così mi venne spontaneo proporre uno scambio di informazioni sull'anatomia dell'altro sesso...
"cosa ??" inorridì Lei "vorresti scopare con tua sorella ?"
"ma cosa vai a pensare" rassicurai io "basta anche solo toccarsi per imparare molte cose..." e con naturalezza presi la sua mano e la portai a contatto con i pantaloni che malcelavano un certo gonfiore.
"tocca ...senti come diventa" incitai
Lei rimase senza parole ma con la mano premeva sul mio pube ...meravigliata dalla rapida evoluzione della mia erezione.... poi traendola per il braccio proposi "mettiamoci più comodi" e ci sedemmo sul letto fianco a fianco.
Approfittai del movimento per abbassare l'elastico della tuta che indossavo e Lei mi aiuto a liberarmi degli slip in modo da poter finalmente impugnare la mia asta a pelle nuda.
Con la mia mano sulla sua indicai il movimento su e giù ... lei strinse più forte e rimase a fissare, come ipnotizzata, la grossa cappella che svettava sopra l'impugnatura.... quindi suggerii "adesso prova a baciarlo..."
Si abbassò senza fiatare e con le labbra socchiuse sfiorò la punta del mio cazzo ormai duro come il marmo; liberai Adv
dall'elastico, che li teneva raccolti, i suoi lunghi capelli che coprirono alla mia vista i il suo viso e tutta la scena.
Forse sentendosi protetta dal mio sguardo sentii che di sua iniziativa cominciò dapprima a leccare e subito dopo la sua calda bocca lo inguantò succhiandolo ....
La pressione della mia mano sulla sua testa le insegnò il ritmo giusto.... un pò lento e poi svelto alternativamente...continuò così per alcuni minuti ...quando sentivo che stavo per venire la facevo rallentare ...rimandando il mio orgasmo...
le chiesi se le piaceva continuare così e interruppe solo un attimo per dire che era una bella sensazione sentir fremere la mia cappella con la sua lingua.....
Ormai ero sul punto di esplodere e alle sue parole di consenso non mi trattenni più e quando se lo rimise in bocca fino a metà.... mi lasciai andare ad una sborrata liberatoria....
Non si mosse per qualche secondo poi si girò a guardarmi "l'ho ingoiata......" disse sgomenta mentre dal labbro inferiore gliene colava un pò....
"non succede nulla" la rassicurai "salvo che non ti dia disgusto...."
Lei deglutì un paio di volte "no - disse sorridendo - è caldo, denso e leggermente salato..."
Mi avvicinai alle sue labbra a leccare la goccia che pendeva...lei allora mi porse la sua lingua ancora spalmata del mio gusto e rimanemmo così assaporandoci a vicenda.
Tirai sù i pantaloni e mi alzai , "Come prima lezione non c'è male" strizzai l'occhio ; "vediamo come te la cavi tu ora..." sfidò lei!
Fece cenno di inginocchiarmi davanti a lei e la aiutai a togliersi le mutandine.
Rimase seduta sul letto, appoggiando le braccia all'indietro , le cosce leggermente divaricate ...mostrandomi una fine peluria chiara un pò arricciata al centro. Mi avvicinai col viso percependo un profumo dolciastro a me sconosciuto.....lasciai scivolare la lingua dalle sue cosce verso il centro...fu lei allora, con entrambe le mani sulla mia testa, ad indirizzarmi dove voleva...... leccai un pò disordinatamente finchè decise di indicare con un dito il punto preciso dove voleva sentire la mia lingua...... allora cominciò ad ansimare e ad emettere mugolii di piacere .... si stava lasciando andare e così intensificai lo strofinio della punta della mia lingua con il punto preciso che le procurava tanto godimento.... era tutta bagnata.... emise un gridolino ....strinse il mio viso fra le cosce e mi chiese di fermarmi...."mi piace troppo!!!" ansimò.
Non capivo.... se una cosa piace tanto perchè fermarsi?
"adesso vai di la e chiudi la porta" ordinò.
Nei giorni successivi non parlammo di quanto avevamo fatto ma gli sguardi fra di noi non erano più come prima...c'era una sorta di consapevole complicità.
Finchè un pomeriggio la vedo uscire dal bagno in accappatoio..."sai stasera esco con un'amica" le dissi.
"E' meglio di me ?" ironizzò con fare provocante mettendo in mostra una coscia nuda fino all'inguine.....
"penso di no ...che ne dici di un pò di ripetizione" suggerii
Mi avvicinai ... si lasciò sospingere in camera mia...mi aiuto a denudarmi.
Mi sdraiai sul letto già eccitato ...lei lasciò cadere l'accappatoio...si chinò a succhiarmelo e scavalcò il mio petto con le sue gambe offrendomi la sua fica da leccare ... e l'inconsueta vista del culetto ... che iniziai a stuzzicare con la punta della lingua ......mentre lei ormai padroneggiava il mio cazzo!!!
"fammi appoggiare la cappella su questo bel buchino..." proposi
Si scostò "ho paura del male" disse e dopo un attimo di esitazione si alzò e corse nuda verso camera sua....rimasi fermo senza capire...ma dopo pochi secondi tornò con un vasetto di crema per le mani... allora capii che era quello che voleva...
Lubrificai bene tutto intorno allo sfintere ed anche il canale infilandole quasi tutto il dito...lei mi lasciava fare senza dir nulla.
La feci inginocchiare e tenendola per i fianchi cominciai ad infilarlo... la cappella entrava senza difficoltà ..."piano..." supplicò .... spinsi, entrò tutto..... urlò di dolore ma resistette...anch'io sentivo un bruciore sulla cappella....capii dopo che si era rotto il filetto.....
La scopai così... lei dopo i primi colpi dolorosi, assecondava la penetrazione spronandomi ad infilarglielo tutto...finchè le sborrai dentro....."sto godendo..." dissi....."lo sento" confermò lei.
Allora col peso del mio corpo la spinsi sdraiata bocconi sul letto ...io sopra di lei e il cazzo in fase di rilassamento ancora dentro il culo....
"la mia prima inculata..." le ansimai in un orecchio.
"anche per me..." confermò lei
"adesso mi tolgo..." dissi
"no...aspetta...mi piace sentirlo così... è caldo ....." supplicò
"devo andare a far pipì!" replicai
"allora falla.....si falla dentro!!" chiese lei con tono deciso "voglio sentire mentre mi pisci nel culo...."
Non fu facile per me, anche perchè lo sfintere stringeva ....ma con un pò di sforzo, dopo il primo fiotto, riuscii ad inondarla come un clistere
Quando mi staccai....lei si alzò e corse gocciolando verso il bagno
Pensate.... quella sera l'amica con cui uscii non si fece neppure toccare (la santarellina...) mentre mia sorella mi aveva fatto provare sensazioni che difficilmente avrei ripetuto con altre.....
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Posted by iincest 3 years ago  |  Categories: First Time  |  Views: 2212  |  
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Serena, La Mia Premurosa Suocera

Io e mia moglie Chiara siamo sposati da parecchi anni ormai. La nostra intesa sessuale è diventata, col tempo, sempre più profonda e matura. Come tutte le coppie di una certa età abbiamo i nostri problemi, ma l’amore che ci lega è antico e maturo, e li affrontiamo assieme. E poi c’è sempre stata una persona, soprattutto agli inizi del nostro rapporto, che ci ha aiutato a scoprirci come coppia: il suo nome è Serena e, strano ma vero, si tratta di mia suocera.
Tra me e lei c’è sempre stato un buon rapporto, ci siamo piaciuti sin dalle prime volte che andavo a casa sua per uscire con Chiara. Aveva divorziato dal padre di Chiara pochi anni prima che ci conoscessimo, credo perché si sentiva un po’ soffocata; come ho capito conoscendola negli anni, mia suocera è uno spirito libero, e forse alla lunga il menage matrimoniale l’ha stancata. Ma una donna interessante come lei (ha molti interessi, e di vario genere: culturali, sportivi…) non poteva restare sola a lungo; infatti, negli anni successivi al divorzio, Serena si è concessa (mente e corpo) ad altri uomini. Un po’ ne ho conosciuti, tra il periodo del fidanzamento e i primi anni di matrimonio con Chiara. Erano dei tipi più diversi (professori universitari, agenti di viaggio, fotografi…) ma ognuno era interessante a suo modo per mia suocera. Nessun nuovo marito però, solo storie d’amore tra persone mature che decidono di condividere un pezzo della loro vita; raramente queste storie duravano per più di un anno. Pur sperando io (e anche Serena lo sperava) che Chiara non seguisse l’esempio della madre, a me lo stile di vita della mia futura suocera non dispiaceva; era una donna con cui era piacevole passare del tempo, parlarci di qualsiasi cosa…e poi io le piacevo, mi faceva spesso battute su quanto tempo ci mettevo a sposare Chiara, che dovevo sbrigarmi.

Io e Chiara ci sposammo dopo 2 anni che stavamo insieme, e la prima casa in cui vivemmo fu un trilocale in affitto in città, ad un’oretta di macchina da Serena, che ogni tanto ci veniva a trovare. In quel periodo, Serena si stava lasciando col suo uomo del momento; circa due mesi dopo il matrimonio, un pomeriggio ci chiama per dirci che con lui è finita, che si sente un po’ sola…in pratica si autoinvita da noi per la serata, ma non è un problema. Anzi.
“Chiara, per me potrebbe fermarsi anche a dormire nella singola libera. Che ne dici? Così evita un’ora di strada in piena notte”.
Chiara è un po’ titubante “L’appartamento è piccolissimo, avere mamma nella stanza vicino alla nostra vuol dire privacy zero.” La cosa non mi

turba.
“Tua mamma è una donna di mondo; per me non è un problema.”
“Mah, si potrebbe anche fare…”
Così convinco Chiara, anche se non al cento per cento. Quella sera usciamo tutti e tre per un giro in centro: negozi, banchetti gastronomici in piazza…La serata passa allegra e piacevole, e prima dell’una di notte siamo a letto, io e Chiara nella nostra matrimoniale, Serena nella singola vicina.
“Stasera eri bellissima, amore.”
“Grazie, tesoro.”
“Non riuscivo a smettere di guardarti, ti mangiavo con gli occhi… non vedevo l’ora che venissimo a letto.” Le accarezzo il viso, ci baciamo…con le labbra le passo il collo, mentre lei tende il viso in alto. Il suo nasino arricciato all’insù è erotismo allo stato puro, per me. Accarezzo il suo seno, il suo morbido, bellissimo seno…le scopro dolcemente un capezzolo, e inizio a succhiarlo dolcemente. Lei mi accarezza, dal petto scende giù, fino a sfiorare la mia erezione. Torno a baciarle dolcemente le labbra.
“Ti andrebbe stanotte…di provare…”
“Cosa?”
“Dai, lo sai…”
“Sesso orale?”
Il sesso orale era un argomento problematico, Chiara non aveva mai voluto concedermi una fellatio, e siccome non voleva pretendere qualcosa che non dava, io non le avevo mai praticato un cunnilinguus.
“Lo sai che non mi va.”
“Si ma pensavo che magari, stasera…non so, potremmo provare…cominciare a provarci, almeno.”
“Lo sai che non mi piace.”
“Ma se non abbiamo mai neanche provato? E io vorrei poterti dare questo piacere. Sarebbe una cosa reciproca.”
Cercavo di convincerla senza ins****re troppo, volevo che si sentisse completamente a suo agio. La discussione va avanti per qualche minuto, quando sentiamo un toc toc sulla porta.
“Posso?” Serena, in vestaglia nera, apre la porta della camera.
“Scusate, stavo andando al bagno e per caso ho sentito che parlavate. Tutto ok?”
“Si, mamma, tranquilla. Puoi tornare a dormire.”
“Tutto ok, Serena, grazie. E Tu? Il letto va bene?” le chiedo io.
“Sì si, va tutto bene…” si avvicina al lato di Chiara, e si siede sul letto, vicino a lei “…non vorrei essere troppo invasiva ma…ho sentito che parlavate di sesso orale. Avete dei problemi nell’affrontare la questione?”
Si crea un lieve imbarazzo, almeno in me, ma vedo che anche Chiara è un po’ a disagio.
“No, no, se ne parlava…” non so bene che dire.
“Mamma, mi metti in imbarazzo. Sono fatti nostri.”
“Non voglio mettervi in imbarazzo, vorrei potervi aiutare. Sapete che con me potete parlarne.”
L’argomento è un pò imbarazzante, ma Serena è così dolce e disponibile (come è sempre stata) che pian piano l’imbarazzo sparisce.
“Si, stiamo affrontando la questione, è che Chiara non si sente ancora a suo agio nel…”
“Non mi va, non me la sento ancora, mamma.”
“Ma non è un problema” io cerco di sdrammatizzare “insomma, penso che col tempo…”
“Ma a me fa solo che piacere aiutarvi, possiamo trovare insieme un modo. Credo che il sesso orale possa essere un opportunità di darvi piacere l’un l’altro, ma forse, Chiara, hai bisogno che la tua mamma ti insegni come si fa. Come ti insegnavo da piccola ad allacciarti le scarpe, o ad andare in bicicletta.”
“In che senso insegnarmi?” chiede Chiara.
“Potremmo fare pratica insieme, e io ti condurrei passo per passo. Con il tuo aiuto, ovviamente.” (rivolgendosi a me).
“Cosa? Vorresti che gli facessimo insieme un pompino?”
“Tesoro, è per farti superare i tuoi timori.”
“Ma sei seria?”
“Che male c’è, siamo tutti adulti qui. Tu che ne pensi?” mi chiede.
Devo ammettere che l’idea di un pompino da parte di mia suocera, seppur imbarazzante, mi eccitava. Al tempo Serena aveva 49 anni, ma essendo una sportiva ne dimostrava meno di quaranta, il suo fisico era ancora ben tornito e formoso. Era proprio una gran bella donna, anche per questo non aveva problemi a trovare uomini che la desiderassero. Al solo pensare la sua bocca che vezzeggiava il mio pene, questo ebbe un sussulto. Ma preferii rimanere vago.
“Sei molto gentile a essere così disponibile, ma non so se Chiara…”
“Mamma, è imbarazzante per me.”
“Non devi sentirti imbarazzata” disse Serena“la tua mamma ti vuole tanto bene e non vuole che tu ti precluda alcun piacere insieme al tuo uomo.”
“Io…insomma…se tu dici…possiamo provare.” concluse Chiara.
Ero al settimo cielo per l’eccitazione, ma mantenei un atteggiamento all’inglese, per non fare la figura dell’allupato.
“Bene, mi fa piacere. Tu, caro?” chiede e a me.
“Beh, se Chiara è d’accordo, fa piacere anche a me.” Feci io, un po’ paraculo.
“Ok, allora, per iniziare vai un secondo in bagno a…”
“Ok, vado” la precedo capendo cosa intende, e vado in bagno, a lavarmi il glande. Per l’eccitazione del momento, solo a scappellarlo per lavarlo mi sembra già di venire. Quando rientro, Serena è ancora seduta sulla sponda del letto, e fa un affettuoso massaggio alle spalle di sua figlia, che intanto rotea il collo lentamente.
“Bene caro, mettiti in piedi sul letto, io e Chiara staremo inginocchiate.” Eseguo. Salgo sul letto, e mi appoggio alla parte centrale della alta testiera in legno. Serena e Chiara si mettono inginocchiate davanti a me, Chiara a destra e Serena a sinistra. Hanno già sistemato alcuni asciugamani per coprire le lenzuola. Sotto le leggere braghe del mio pigiama, è ben visibile la forma del pene eretto.
“Per cominciare, Chiara, scoprigli il membro.”
Chiara prende i lembi del mio pigiama, e lo abbassa fin sotto il mio scroto. Il mio uccello appare per la prima volta, in tutta la sua durezza, alla vista di mia suocera.
“Bene, è già eretto. Ora afferra la base dell’asta, e massaggiala.” Chiara prende la base del mio uccello e comincia a massaggiarlo, in pratica una leggera masturbazione, mentre Serena avvicina la bocca, e appoggia le labbra sulla mia punta. Lentamente, le fa scorrere sul mio glande, prendendomi tutta la cappella in bocca. Non riesco a trattenere un gemito soffocato, e stringo i pugni. Mia moglie mi sta facendo una sega, tenendo il mio uccello in bocca a sua mamma, che lentamente sugge dalla mia cappella. Ed è bravissima! Le sue labbra carnose strusciano avanti e indietro sul mio glande. Dal canto mio, cerco in tutti i modi di darmi un contegno, ma dopo poco non riesco più a trattenermi, e comincio a gemere di piacere “Ahhh…mmm” Tanto più che Serena, dopo una prima parte di lenti movimenti, aumenta il ritmo, e ingoia sempre più centimetri del mio uccello. La sua testa, coi lunghi capelli scuri, fa avanti e indietro sotto di me. Dalla mia posizione privilegiata, lo sguardo mi cade per pochi secondi sul suo generoso seno, che si muove al ritmo via via più forsennato delle sue succhiate: per un attimo, immagino il mio cazzo che sburra copioso su quelle formose mammelle. Ma è solo un pensiero. Lo scaccio subito, altrimenti qui non duro mezzo minuto.
Tutto a un tratto, Serena si ferma, e libera il mio uccello dalla sua bocca. La cappella gronda della sua saliva, che in parte scivola fino alla base dell’asta, bagnandomela.
“Ora prova tu, tesoro. Inizia con piccoli baci sul glande.” Chiara, tenendomi sempre l’uccello in mano, avvicina il viso, e con delicatezza stampa alcuni bacini sulla mia cappella, ormai rossa e turgida.
“Ora prova a toccarlo un po’ con la lingua, senza usare le labbra.” Chiara passa allora a leccarmi la cappella, usando solo la lingua.
“Brava, figliola. Ora prova a succhiare la punta, come se stessi assaggiando un gelato.”
Ora Chiara mi da piccoli ciucciotti sulla punta della cappella.
“Bravissima bambina mia, vedi che impari in fretta?”
Chiara accenna dei sorrisi; ci sta prendendo mano, e anche gusto. Serena, per aiutarla a rilassarsi del tutto, riprende il massaggio alle spalle.
“Bene così, lentamente. Non avere fretta. La calma e la lentezza valorizzano al massimo l’orgasmo.” E mi guarda con un sorriso, che io cerco di ricambiare, pur tra i respiri accelerati: mia suocera e mia moglie erano inginocchiate davanti a me, una dietro l’altra. Le mani della mamma carezzavano la figlia, quasi a darle il ritmo di quel pompino. Ed era un ritmo lento.
“Ora, pian piano, cerca di succhiare un po’ più a fondo” le suggerisce Serena, da premurosa insegnante. Il pompino di Chiara si spinge sempre più a fondo, quasi a prendere tutta la cappella in bocca. Ha una dolcezza e una lentezza che adoro, ma che mi conducono quasi alla pazzia: vorrei supplicarla di farmi venire subito, di darmi il colpo di grazia, ma è la sua lezione. Ed è stupenda. Non voglio assolutamente interferire.
E comunque, dopo qualche altro istante di questo lento ma incessante stimolo orale, raggiungo il mio limite. Ma non voglio venirle in bocca; come prima volta, sarebbe eccessivo.
“Chiara” la chiamo, tra un respiro e l’altro, ormai affannosi “…spostati… che…oooh… sto per venire.”
Faccio appena in tempo ad avvisarla; lei, presa di sorpresa, ha giusto il tempo di staccare la bocca, che partono gli zampilli. Chiara molla la presa, per cui il cazzo, senza controllo, espelle gli ultimi fiotti di sperma ballonzolando su è giù. Uno colpisce anche il reggiseno nero di Serena.
“Ops, scusa” fa Chiara.
“Scusa me, dovevo… avvisarvi prima.” mi scuso io, prendendomi qualche secondo per rifiatare dopo quella sburrata da dieci e lode.
“Oh, figuratevi” fa Serena ridendo “Che problema c’è? Questa si lava.” Intanto il mio uccello, ormai esaurita l’eiaculazione, comincia a gocciolare sperma sugli asciugamani sottostanti.
“Ehi, aspetta.” fa Serena, e in un attimo prende una salvietta e pulisce la punta del mio uccello dallo sperma rimasto. Poi, dolcemente, me lo scappella due o tre volte, facendo uscire qualche altra goccia che subito pulisce. “Ecco fatto. Bello pulito.”

Tornammo a dormire, non prima di aver, sia io che Chiara, ringraziato Serena per quello che aveva fatto per noi. Da allora non abbiamo più avuto problemi riguardo al sesso orale, e siamo riusciti a darci sempre più piacere reciproco. E devo esserne grato alla mia cara e amata suocera!... Continue»
Posted by loris86set 2 years ago  |  Categories: First Time, Mature, Taboo  |  Views: 1992  |  
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Mia madre, la mia amante


Sara, mia madre, aveva sedici anni quando io nacqui. Lei, e mio padre frequentavano il liceo quando s’innamorarono e, subito dopo, mi concepirono. Sono trascorsi 20 anni da quel giorno, ed io, visto il successo che ho con le mie coetanee, devo convenire che, grazie a loro, sono un bel ragazzo, palestrato e, cosa non da poco, in regola con gli esami universitari. Mia madre, che adesso ha 36 anni, è una donna affascinante, dal fisico stupendo, e con lo spirito goliardico di una ventenne.
E’ un tipo che non passa inosservato, e gli sguardi che gli uomini le rivolgono, carichi di lussuriose voglie, in un certo senso mi inorgogliscono. Anche i miei amici, infatti, m’accorgo che spesso la guardano con occhi che non lasciano spazi a dubbi. Quando usciamo assieme, spessissimo ci scambiano per fidanzati e noi, divertendoci, lo lasciamo credere.
La nostra vita scorreva felice e senza problemi fino al giorno in cui scoppiò la bomba. In verità, da un po’ di tempo mio padre viaggiava spesso, ed era spesso assente. Quella mattina, scendendo per fare colazione, sentii le loro voci concitate. Stavano litigando in cucina. Poi, sentii mia madre piangere, e la porta della cucina sbattuta violentemente. Mia madre aveva il viso poggiato sul tavolo e piangeva. Mi avvicinai, e stringendosi a me, disse che papà se ne era andato perché da tempo aveva una relazione con un’altra donna di Milano. Provai uno s**tto d’ira, che controllai per non esasperare ancor più il dolore di mia madre. Sembrava una bambina smarrita, ed i suoi grandi occhioni di cerbiatta mi fissavano con profonda tristezza. Trascorsero due mesi tristi. Mia madre, che prima era solita raccogliere tutte le mie confidenze, frequentare le ragazze ed i miei amici, ospitandoli a volte, si era chiusa in un mutismo che nessuno riusciva a scalfire. Malgrado le fossi ancor più vicino del solito, usciva poco, preferendo stare a casa per leggere un libro.
Finalmente, giunse il giovedì grasso, e la mia comitiva organizzò un ballo in maschera. Rimasi sorpreso nel constatare che Sara - chiamavo così, sin da piccolo, mia madre, col nome di battesimo – acconsentì stranamente, e con entusiasmo, a venire con noi. Era splendida! Si vestì da baiadera, e si truccò in maniera divina che sembrava una principessa araba I suoi occhi splendidi che illuminavano quel viso fresco e bello, erano ancor più esaltati dai suoi lunghi capelli corvini. “Che stronzo – pensai tra me e me – è stato mio padre. Ha abbandonatocosì una donna che altri farebbero salti mortali, pur di averla”. Fu una serata stupenda. Non avevo occhi che per lei, felice di vederla nuovamente tornata a vivere. Tutti i ragazzi e le ragazze la coinvolsero, anche loro contenti del recupero. Mangiammo tante cose buone, e bevemmo tanto, e di tutto. L’euforia aveva raggiunto picchi altissimi e, quando m’accorsi che mia madre non solo non si reggeva più tanto, ma si lasciava stringere più del necessario da chi la iinvitava ballare, decisi di portarla via. Sostenendola però, perché ormai barcollava. Tra risolini argentini e frasi sconnesse, la sorressi fin nella sua camera da letto. La feci sdraiare sul letto, e lei si abbandonò ridacchiando più sommessamente lasciando presagire l’arrivo del sonno ristoratore.
Le tolsi le scarpe, il giunbbino di seta ed il velo che, stretto alla vita, tratteneva il leggero tessuto che le fasciava il corpo. Rimase con le calze autoreggenti, in reggiseno e slippino nero. Rimasi sconvolto da quella visione. Quanto era bella, e quanto stupendo fosse quel corpo di giovane femmina che avrebbe risvegliato un morto. Avvertii un insano brivido percorrermi la spina dorsale e, cosa inaspettata, sentii che il mio pene si era repentinamente inturgidito. Non potei fare a meno di accarezzare quelle cosce rotonde, le natiche polpose e sode dalla pelle vellutata. Scostai con le dita la sommità dello slip per intravedere ed accarezzare delicatamente i peletti che già sporgevano. Dopo essermi ricomposto, e scacciati gli insani desideri d’i****to, la adagiai sotto le coperte. Aveva ancora gli occhi aperti e sorrideva, canticchiando una canzoncina a me sconosciuta. Le diedi un bacio sulla fronte e spensi la luce centrale, avendo cura di lasciare accesa quella del comodino. Pian pianino mi allontanai, conservando nella mente quella splendida visione. Al momento di socchiudere la porta, però, mi sentii chiamare. “Tony, vieni qui. Non andare via. Stai con me fino a quando la camera non smetterà di girarmi intorno. Anzi, dormi questa notte accanto a me. Non mi lasciare sola. Ho paura di essere inghiottita da questo vorticoso turbinio…” Sembrava una bambina spaventata, nonostante sorridesse con un’espressione complice e maliziosa. Mi spogliai. Ero solito, a letto, stare a dorso nudo e con gli slip. Mi distesi, lasciandomi accarezzare dalla morbidezza delle lenzuola che emanavano il profumo di Sara.
Avevo il cuore in tumulto. A pochi centimetri da me giaceva il corpo di una splendida donna che senza alcuna esitazione avrei cavalcato, se non fosse stata mia madre. Sara adesso non canticchiava più. Anzi mi stava fissando intensamente, e sorrideva compiaciuta di avermi accanto. Si avvicinò a me e, dopo aver appoggiato il capo sul mio petto disse: “Non doveva farlo tuo padre. Non doveva lasciarmi…per un’altra donna. Per una puttana. Cosa non ha trovato in meche lei è in grado di dargli?Se soltanto sapessi, Tony, quanto mi sento sola…” Si mise a piangere e le lacrime mi bagnarono il petto nudo. Quei rivoletti che scorrevano su di me, avevano uno strano potere così eccitante. Anche perché lei si era stretta a me, e la pressione delle sue cosce nude contro le mie mi avevano fatto indurire il membro, che già fuoriusciva dagli slip facendomi temere che Sara, nel caso se ne fosse accorta, mi avrebbe allontanato. Le torbide sensazioni i****tuose mi avevano catturato al punto tale che non m’importava più che Sara fosse mia madre. Desideravo quella donna meravigliosa e , soprattutto, volevo possederla ad ogni costo. Ma non avevo il coraggio di fare il primo passo…. Ed io mi scervellavo su come fare. Fu lei, invece, che diradò quella nebbia d’incertezze e timore con un solo gesto. La sua mano, spuntata dal nulla, si posò sul mio pene ed iniziò ad accarezzarlo dolcemente. Mi abbandonai sprofondando in un mare di lussuriosa goduria. Me lo estrasse dallo slip, ed iniziò a masturbarmi. La sua piccola mano, stringeva dolcemente il membro mentre andava su e giù scoprendomi il glande. Ad un tratto si sollevò, e chinandosi su di me, se lo prese in bocca, succhiandomelo avidamente. Sarà stata l’eccitazione, oppure lo strano coinvolgimento i****tuoso, a farmi sborrare quasi subito nella sua bocca, mentre lei continuava a spompinarmelo. Aveva ingoiato tutto e , come se nulla fosse avvenuto, lo avevo ancora duro e pronto per un altro giro. Mia madre si sdraiò, e con le gambe aperte mi invitò a montarla. Mi chinai su di lei, che subito mi baciò introducendo la sua lingua nella mia bocca, mentre io le introducevo il membro con delicatezza, facendola mugulare di piacere. Incominciai così a chiavarla dolcemente, con colpi secchi e profondi che le procuravano un piacere immenso. Frattanto le sue mani si affondavano tra i miei capelli mentre mi diceva, quasi sussurrando, di continuare a sbatterla come fosse una troia. Aggiunse poi che sarebbe stata, fin che l’avessi voluto, la mia amante segreta che avrei potuto scoparla come e quando l’avessi voluto. Sentirle dire queste cose mi procurarono un eccitamento indescrivibile. Stavo scopandomi una femmina meravigliosa, che tra l’altro era mia madre, e che mi si offriva incondizionatamente.“Sto venendo….- mi disse - .ti prego, vieni anche tu con me…dai vieni…vieni…sei il mio stallone ….siiiiiiii”. Venimmo contemporaneamente, mentre continuavo ad artigliarle le chiappe, e ci contorcevamo come serpenti in calore.
Ci abbandonammo entrambi stremati, ma felici. Mentre languidamente le accarezzavo i capezzoli, la sua dolce mano mi pizzicava dolcemente lo scroto.
“Hai sentito – mi disse – cosa ti ho detto poco prima? Voglio essere la tua schiava, sempre pronta per essere chiavata. Potrai farmi fare tutto ciò che vorrai, ed io lo eseguirò. E tu sarai il mio superbo stallone” La baciai appassionatamente dicendole che sarebbe stata, invece, la mia regina. Mi aveva dato la vita due volte. La prima, alla nascita. La seconda, invece, adesso, trasformandomi in un uomo. “Si, certo che ti scoperò – le risposi - nessuno mi ha fatto godere come lo hai fatto tu. Sei una magnifica macchina del piacere…” Non mi fece completare la frase perché mi fece zittire. “Adesso ti donerò qualcosa che neanche tuo padre, malgrado me lo abbia chiesto insistentemente, ha mai ottenuto. Si prese il pene nuovamente in bocca, e lo strofinò con la lingua fin quando non rinvenne completamente. “Hai proprio un uccello meraviglioso” mi disse sorridendo maliziosamente. Quando s’accorse che per le pulsazioni ormai fremeva, si mise alla pecorina, facendomi segno di accostarmi. La sua mano, spuntando tra le cosce, afferrò dolcemente il membro e se lo avvicinò al buco del culo. “Tu sarai il primo e l’unico a penetrarmi. E’ il mio dono per il patto che abbiamo fatto. Dai, Tony, amore mio. Ficcamelo tutto dentro. Svergina tua madre, e non ti fermare anche se dovessi lamentarmi”. Aveva un tale garbo nel propormi di scoparla che mi faceva impazzire. Dio, che donna avevo tra le man i. Mia madre. E me la potevo chiavare quando volevo. Appoggia il glande, enorme, sul buchino considerando quanto folle fosse il tentare di infilarglielo. “Dai, Tony, spingi, spingi” e così dicendo iniziò lei a introdurselo. Dopo qualche tentativo il glande scomparve dentro il buco. “Dai, sù Tony, spingimelo tutto dentro. Tutto lo voglio…proprio tutto…e poi scopami ed inondami di sperma”. Iniziai a spingere con decisione, godendo ad ogni pressione come un matto. La sentivo gemere per il dolore, mentre mi esortava a spingere con sempre più decisione. Superato lo sfintere, il mio cazzone la penetrò tutta. Era completamente scomparso dentro di lei che aveva smesso di lamentarsi, ed ora invece si dimenava come una indemoniata. “Dai, dai, sto godendo da impazzire. Mi hai sverginato ed ora sono la tua troia…sfondami…ti prego…sto impazzendo di godimento. Non ho mai goduto cosi, come lo hai fatto tu, amore mio!” Venni mentre ululavamo entrambi di piacere, e così mi addormentai.
Il sole che aveva reso radiosa la camera , mi svegliò. Ero solo sul letto, e intontito com’ero, mi rattristai pensando subito di aver fatto un magnifico i****tuoso sonno. Seduto, e completamente nudo, tentavo invano di trovare un appiglio che mi dicesse che ciò che era avvenuto fosse vero. Ad un tratto si aprì la porta ed entrò Sara, mia madre, con una mini vestaglietta trasparente che non solo lasciava scoperte le sue meravigliose cosce, ma faceva intravedere il cespuglietto di peli che era alla sommità di esse. Sentii tornarmi il buonumore. Forse, non avevo sognato. “Tony – mi disse Sara – devi prepararti. Tra poco verranno i tuoi amici. Hai dimenticato che dovete partire per la gita?”. Guardandola fisso negli occhi, dissi che non avevo alcuna voglia di partire. E poi, ormai avevo tante cose da fare. Sara, sorridendomi maliziosamente, ed ammiccando con gli occhi, si sdraiò accanto a me. Fece scorrere la mano sotto le lenzuola, che allontanò, scoprendomi il pisello. Iniziò ad accarezzarlo e subito dopo…lo fece sparire nella sua bocca…... Continue»
Posted by zizzi87 2 years ago  |  Categories: Anal, First Time, Taboo  |  Views: 1651  |  
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Dopo tanto tempo la mia professoressa..

Un caldo e afoso martedì d'agosto, tanto per evadere dalla mia routine, decido di andare insieme al mio gruppo del diving a fare una stupenda giornata all'insegna delle immersioni. Che dire un bel controsenso visto che il mio lavoro è il mare, sono un biologo marino, ma l'amore per questo ambiente prevalica su tutto. La mattina, puntuale all'imbarco, saluto tutti i componenti del gruppo, novelli o no, e subito il mio sguardo si sofferma e il mio cuore sobbalza, noto una stupenda signora matura, sui 50 anni, oddio ma quella è proprio la mia professoressa delle superiori! Una situazione al quanto imbarazzante e divertente allo stesso tempo. Son passati tanti anni e dopo la laurea, continuo a viaggiare continuamente a causa del mio lavoro, ma lei era qui. Era la classica donna che faceva girare la testa a noi alunni, che fantasticavamo su quella casta gonna lunga, e quelle forme, magre sottili ed estremamente femminili.
Lei aveva un leggero vestito in lino colorato d'arancione con un sole al centro, un cappello tondo a tesa larga, e occhiali grandi. Una vera e propria diva anni 70, che mostrava con il suo sorriso l'estrema femminilità a lei connessa.
Capelli color oro, sorriso bianchissimo, forme sinuose come le onde del mare, capaci di s**turire un fuoco, al suo minimo volere.
Iniziamo con un timido saluto, e poi uno stupendo scambio di opinioni ed esperienze, le classiche frasi di circostanza, ma con un brio in più.
Le spiego che questa volta, sarei stato io il suo maestro, visto la mia professione. Lei mi sorride e l'avventura può incominciare.
L'atmosfera subito diventa solare e divertente, c'era una coppia di sposi novelli, alcune bellissime donne vogliose di far questa nuova esperienza, alcuni professionisti curiosi delle immersioni. Tra chiacchere e brio, arriviamo nel nostro punto d'immersione. Iniziamo col prepararci, lei era visibilmente spaventata, e intimorita, ma l'esperienza li piaceva e non poco.
Davide io ho un po' paura..
Tranquilla, lei con me è al sicuro.
Un timido sorriso e poi iniziamo l'avventura..
Dopo le due classiche immersioni (una al mattino ed una il pomeriggio)
Ritorniamo al porto, con una fame da lupi. Di solito ci si organizza una cena tutti insieme condita con del buon prosecco per commentare e perché no continuare il divertimento di questa splendida serata.
Lei era accanto a me, io da buon professionista non potevo eccedere con le avances, e dovevo dar retta a troppa gente. Ma la voglia di tenerla al mio fianco e farla mia cresceva sempre più.
Dopo la cena, tutti ritornarono, ma lei no. Era li.
Eravamo sullo stupendo paesaggio delle Tremiti e lei aveva prenotato un albergo li per la notte, ma era da sola.
Anch'io dovevo tornare con la barca, era sera e poi non ci sarebbero stati collegamenti, fino al giorno dopo.
Lei Angelica e femminile, era affacciata al balcone di questo ristorante, con un bicchiere in mano di prosecco, che guardava il mare con timidezza e malinconia. Aveva un vestito leggerissimo da sera, lungo e molto sobrio, che con la brezza del vento le si alzava e si muoveva tutto. L'estate è passata ma quei momenti sono rimasti indelebili nella mia memoria.Mi avvicino con una mano in tasca e bottiglia nell'altra.
-Posso?
-Certo, ma non dovevi tornare? La barca parte tra poco.
-Potrei farle la stessa domanda. Son cambiate tante cose e qualcuno deve star pur nel diving. (palla clamorosa, ma al momento non riuscivo ad inventarmi di meglio).
-Davide Davide.. Ti ho visto crescere, quando portavi le converse e quei jeans strappati, adesso sei qui con quella bottiglia di prosecco in mano.
Son passati tanti anni sai?
- Mia cara prof. è vero son cambiate tante cose, ormai quel timido ragazzo scapestrato che suonava la chitarra si è trasformato in un uomo che vive la sua vita al pieno, facendo ciò che ama. Ma come mai, lei è rimasta qui? Noto un alone di tristezza nei suoi occhi.
(lei si chiuse in un silenzio assordante, e iniziò a fissare il bicchiere..)
-Mio caro Davide, quando arrivi ad una certa età, capisci che la routine della vita ti uccide, bisogna evadere. Ma ancora adesso l'ho capito, ed il fiore della mia vita ormai è andato via.
-Ma cosa dice!! Io vedo ancora nei suoi occhi e nelle sue forme, la stupenda donna che mi interrogava, che ogni momento ci faceva girare la testa a noi alunni con quelle gonne e quel profumo dolcissimo.
Lei si voltò fissandomi negli occhi.. finì il prosecco.
-Guarda che l'ho capito che mi fissavi. Anche oggi, a distanza di anni, non mi hai mai lasciato con gli occhi. Certe cose una donna le capisce sai Davide?
Ma ormai è tardi, come ben sai non sono sposata ma io mi sento un fiore appassito.
-Lei non sarà mai un fiore appassito, il mio desiderio di averla, è maturata nel corso degli anni ed ora sta esplodendo nel solo vederla. (mi avvicinai stringendola a me, eravamo faccia a faccia a pochi centimetri, la mia voglia era cresciuta al massimo, il suo profumo mi mandava fuori di testa e tenerla così vicino e stretta, mi faceva letteralmente impazzire).
-Davide è passato così tanto tempo, che non tocco un uomo. Non mi sento pronta. Sembro una stupida adolescente, ma è così.
(rimasi in silenzio, e con un dito le alzati il mento, con delicatezza e iniziai a baciarla sul collo)
un mugolio di piacere.. la sua pelle d'oca e il suo respiro più profondo.
Mi spinse, prese la bottiglia di prosecco dalla mia mano, e mi guardò.
-Tra 10 min raggiungimi in camera, 105.
Con grandissima femminilità, si sfilò i tacchi e iniziò a camminare con lentezza e femminilità degna di una modella. Una donna matura di 50 anni capace di questo è un sogno.
I dieci minuti non passavano mai, La mia eccitazione era all'estremo. Non riuscivo a nasconderlo nei pantaloni, era imbarazzante visto che dovevo passare nella hall dell'albergo. Tentai di rilassarmi guardando ma il mare, ma il pensiero di averla tra così poco tempo, era martellante.
Guardavo nervosamente l'orologio, ecco un altro minuto e passato.
Ma si dai, ora salgo!
Entrai nell'albergo, e subito al primo piano, eccola la stanza 105.
Provavo una certa eccitazione e tensione, ero fuori di me..
La porta era socchiusa.
La aprì con delicatezza:
-Sono io Davide.
Lei era appoggiata alla scrivania con la bottiglia nel secchiello col ghiaccio e due bicchieri pieni.
-Vieni, beviamo un altro po'.
Bevemmo in fretta il prosecco, guardandoci negli occhi. Il suo profumo mi eccitava e inebriava. Posammo i bicchieri e lei si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò:
-Ti desidero anch'io.

Iniziai a baciarla sul collo, sfiorando con le labbra lentamente e leggermente, le mie mani la massaggiavano e stringevano la schiena.
Lei con la testa alzata e occhi chiusi, mi toccava con le mani, e mi aprì la camicia, iniziandomi a toccare gli addominali e il petto.
I suoi baci erano di un altro livello. Solo quelli che una donna vera e capace di darti, con tutto il suo fuoco e la passione che possiede.
Le mie mani aprirono la leggera cerniera sulla schiena per sfilare quel bellissimo vestito.
La sua lingerie raffinata e nera di pizzo. Degna di una donna di tale livello.
Il suo fisico, magro e asciutto, pelle latte e cremosa.
Il suo profumo così intenso mi eccitava e inebriava, facendo crescere la mia voglia per lei.
Mi iniziò a sfilare la cinta e pian piano mi sbottonò la cerniera.
Immediatamente i miei pantaloni caddero al suolo, e la mia voglia era così dura e forte, aveva voglia di lei.
Iniziò timidamente ad afferrarla, agitandola con delicatezza e lentamente.
Non era una donna da preliminare spinto, come tante ragazzine di ora, lei era un altro livello. La classica donna da sesso puro e nudo, come una volta, spingendo a fondo con tutta la forza e il vigore che si ha in corpo.
I miei respiri si fecero più intensi, mentre mi baciava il collo.
Le mie mani le sfilarono la biancheria, i suoi seni bellissimi, una terza misura con capezzoli scuri ed eccitati.
Non era liscia, era naturale, quanto basta. Un pelo d'altri tempi ben curato, bagnato, vogliosa del mio membro dentro di lei.
La presi di forza e l'adagiai sul letto.
-Fammi sentire una vera donna Davide!
Le mie labbra iniziarono a baciarla dal collo e lentamente scendevano. Sfiorando il collo.. i suoi vellutati seni, l'ombelico e infine il suo piacere.
Iniziai a soffiarci delicatamente sopra. Era bagnata, e si mordeva il labbro inferiore dal piacere.
Iniziai lentamente con la lingua, sopra e sotto e facendo dei piccoli cerchi sul suo clitoride, così piccolo, ma teso.
-Non ti fermare.. continua..
Continuai così, la mia lingua giocava sempre con più intensità, e con la mano infilai due dita, e sopra e sotto toccando la sua parte superiore.
Sempre più velocemente, sentendo il classico rumore di donna bagnata, ed il suo sapore era sublime.
-Oddio, ti voglio dentro, vieni qui.
Mi scostai, era un lago. Lei sotto a gambe aperte, era un sogno.
Mi misi sopra e con delicatezza lo strofinai vicino alle sue labbra.
Lei sgranava gli occhi ed era desiderosa di averlo, aveva le braccia attorno al mio collo. Poi entrai, con delicatezza. Era stretta, ma così calda ed umida,
arrivai fino a toccare la sua parete superiore.
- Per favore non farmi male e da tanto che non ho un uomo.
Iniziai a spingere, sopra e sotto, aiutandomi con gli addominali, spingendo come un onda, sopra e sotto, in alto e basso.
I suoi gemiti acuti e femminili rimbombavano nella stanza.
Io continuavo a spingere sempre con più forza, le mie mani, andarono sotto alla sua schiena, sollevandola, ed io di peso e forza iniziai a spingere ancor con più forza.
Sentivo lei bagnata, il suo rumore, i suoi urli di piacere.
-Oddio Davide non ti fermare.
Io ero nel pieno del piacere, fino a quando sentii lei così bagnata da non sentir più nulla, si contraeva, e il suo corpo era fuoco, impregnata di sudore e odore di donna vera!
Rallentai, lei ancora con gli occhi chiusi, respiro profondo e braccia incastrate al mio collo.
-Dav...
-shhh.. (un dito sulle sue labbra semi aperte).
La girai con delicatezza e la misi sopra di me, Sbarro gli occhi!
-Oddio Ti sento tutto!
Con forza inaspettata iniziò a spingere, cavalcandomi. Quei momenti di bacino veloci e decisi, strisciano il suo clitoride sui miei addominali.
Mi piaceva.
Le mie mani sui suoi fianchi l'accompagnavano nel movimento.
Ero eccitatissimo, la sentivo tutta bagnata e le sue contrazioni di piacere mi facevano morire.
-Bravissima continua così.
-Chiamami professoressa, Davide!
Un sogno erotico divenuto realtà!
-Si professoressa continui così lo sente?
Un urlo di piacere provenì dalla sua bocca. Le mie mani toccarono i suoi seni, che si muovevano in una danza, sopra e sotto.
L'avvicinai al mio corpo, le misi le mani sul suo culo e le aprì.
Questa volta toccava a me, Domino io.
Iniziai a spingere di bacino, sopra e sotto. Lei era bagnatissima e delle volte uscivo troppo la foga.
Sempre più forte, il rumore di figa bagnata mi faceva impazzire.
-Davide sono stremata.
La rigirai sotto di me, io sopra.
-Professoressa mi sta facendo impazzire, sto venendo.
Mi sussurrò all'orecchio.
-Ti voglio sentire tutto dentro me.
Non speravo di sentir altro.
Lo infilai ancora dentro, era stupendo, così caldo e bagnato.
Iniziai a spingere a fondo.. il mio corpo fremeva dal piacere.
Sempre più forte, sempre più intenso.
-Oddio si eccolo.
Un fiume in piena di sborra calda si riverso dentro di lei.
-Bravo Davide così ancora!
Ne uscì davvero tanta, io ero sopraffatto dal desiderio, era una sensazione stupenda.
La mia schiena era cosparsa da scariche elettriche, il mio respiro affannoso.
-Bravo il mio studente.
Mi baciò teneramente.
Dopo gli ultimi spasmi di piacere, lei si sfilò da me. E con innata femminilità andò nel bagno con i suoi vestiti, rovesciando alcune gocce per terra.
Dopo 10 minuti uscì dal bagno, ancora scossa e appagata dal piacere.
-Professoressa lei non rimane a dormire qui?
-No mio caro Davide. E' stata un'esperienza forte e stupenda, e voglio che questo sogno finisca come è nato. Con una brezza di vento sul mio viso.
Questa la offro io. Non preoccuparti per me.
Spero di rivederti in un altro sogno di passione, sei stato un amante, un sogno, un uomo. Promosso a pieni voti, mio studente.
Io ancora nel mio letto capii. Annuendo con il capo e ancora nudo nel mio letto.
-Va bene professoressa. Spero di incontrarla ancora in un sogno come questo.

Lei sorrise, e chiuse la porta dietro di se.
L'indomani era già andata via. E' stato davvero un sogno di un'estate.



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Posted by Destelio 2 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 1978  |  
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La mia prima notte da troia. - Parte seconda.

Sto aggirandomi nel locale alla ricerca di maschi. La musica pompa incessante, sugli schermi posti qua e là scorrono video transgender, molto hard e fetish. Devo trovarne almeno sei che mi scopino in una delle dark-rooms, prima che la notte sia finita, devo dimostrare a Melany, la mistress transex con cui sono venuta qui, che quando voglio so essere una vera puttana, che merito di essere la sua slave, la sua troia obbediente.

Mi ha chiesto questa prova per rivendicare i miei servizi con Bull Bruno, il bull di mia moglie Marisa, che da anni mi impiega come sissymaid nel nostro particolare rapporto a tre. E’ stato lui ad organizzare questa serata, la mia prima volta “en femme” fuori di casa e in un locale transgender, perdipiù. Sono sicura che abbia pianificato tutto lui, affidandomi alla sua amica Melany per condurmi in questo locale e portare a termine il mio percorso di femminilizzazione, mentre lui si starà sbattendo in tutta tranquillità mia moglie in casa mia… Beh… sapete che c’è? Non me ne frega proprio niente! Si scopasse quella troia di mia moglie a vita, non ho più bisogno di loro, facessero pure quello che vogliono...a vita!

Io sono dovuta passare forzatamente attraverso un lento e costante percorso di sottomissione, umiliazione, demascolinizzazione, l’ho fatto per mantenere un esile filo che ancora legava me e mia moglie, dapprima controvoglia, ma ora, e forse questo non era previsto, ho trovato la mia vera me: sono femmina! E troia! E sto esplorando i miei nuovi limiti!

Non credo di essermi mai sentita più a fuoco in vita mia. In questo momento ho solo voglia di essere desiderata da maschi, di ricevere conferma della mia femminilità...cazzo...mi sento libera e realizzata come non lo sono mai stata! E poi...la possibilità di diventare la slave di una mistress-trans esperta come Melany mi apre prospettive nuove, imperscrutabili, irresistibili. Fino a pochi giorni fa avrei cinicamente riso, tra me e me, al pensiero di una eventualità del genere: dom...sub...in cuor mio mi sono sempre sembrate menate di quart’ordine, per quanto mi ci potessi essere piegata finora, ma ora...ora riesco a percepirne l’intrinseca potenza, il totale annullamento della mia personalità mi affascina, mi pervade come non mai prima...che altro cazzo?!?
I primi tentativi sono sfortunati, un paio di maschi, evidentemente non tanto maschi poi, si scoraggiano davanti alla mia “chastity cage”: evidentemente cercavano prestazioni non troppo femminili...

Un altro pretende solo un pompino, non vuole saperne di mettermelo dentro. Forse non si fida delle proprie capacità erettili...
Il quarto mi chiede di segarlo facendo in modo si poter sborrare sopra al mio sesso ingabbiato, è gentile, mi comunica di averne avute abbastanza, di fighe, e che ora è interessato solo a femmine col cazzo, come me. Lo accontento con un lavoro di mano che lo fa rilasciare lunghi getti di caldo cremoso sperma sulla mia clitoride ingabbiata.
Appena esco dal bagno, in cui sono andata a ripulirmi dalle abbondanti effusioni del mio ultimo partner, vengo incrociata da un tizio dalla pelle scura che, con fare assolutamente confidente, mi mette un braccio attorno ai fianchi e mi guida verso un vicino camerino libero. In altre circostanze non lo avrei lasciato fare, ma, ora come ora, provo addirittura piacere nel soggiacere alla sua volontà senza opporre la minima resistenza. Appena dentro serra la porta alle sue spalle, mi spinge su di una specie di lettino posto al centro della stanza e inizia a slacciarsi la cinta dei pantaloni. Sono completamente soggiogata dalla sua sicurezza, aspetto che si sia calato pantaloni e boxer, gli porgo un condom e, mentre lo osservo indossarlo srotolandoselo lungo la lunga asta turgida, mi piego sul lettino alzando la gonna e spostando di lato il perizoma pregustando l’imminente penetrazione che, puntualmente, avviene dopo pochi secondi.

Mi pompa a lungo e con vigore, non mi degna di una sola parola. Il suo cazzo è duro come pietra, nella mia figa anale, lo sento penetrare più a fondo ad ogni colpo, emetto qualche mugolio compiaciuto. Inizia a mollarmi sonore pacche sulle natiche nude col palmo delle mani aperte, accompagnando le sue vigorose pompate. Ho il cazzetto che mi si inturgidisce dentro la gabbietta, ne sento la pressione sulle palle. Continua a sbattermi con ritmo costante.
Proprio mentre lo sento accelerare, ormai prossimo al climax, esce da me; poi sento il suo fiato caldo contro la mia natica destra, infine i suoi denti mordermi forte, senza alcun preavviso! Con un balzo mi sollevo dal lettino e mi volto verso di lui, sorpresa, in atteggiamento di difesa. Si stacca da me, allunga le braccia come a volersi difendere, poi chiede scusa, credo, in una lingua che non capisco. Sono sinceramente shoccata, la mia faccia probabilmente esprime contrarietà ma non oso andare oltre. Si strappa via il condom continuando a rivolgermi frasi in quella lingua per me aliena e inizia a masturbarsi freneticamente rivolto verso di me. Sono combattuta tra lo spintonarlo via guadagnando l’uscita e il sottomettermi. Alla fine mi inginocchio davanti a lui e aspetto che i caldi schizzi della sua sborra mi inondino il viso colandomi lungo il collo nudo. Mi riscuoto solo quando mi accorgo di essere rimasta sola nello stanzino. Appena dopo aver eiaculato è scappato via. Bene comunque, meno uno.

I successivi due “clienti” si sarebbero accontentati di un pompino, ma appena gli propongo di scoparmi, invece, non se lo fanno ripetere due volte e mi scopano fino a sborrare dentro di me, uno con me a culo in aria su di un divanetto, uno poggiata contro un muro. Ne mancano solo tre.
Il quarto e il quinto li rimorchio sulla pista da ballo. Ho perso i freni inibitori e chiedo loro direttamente se vogliono venire a scoparmi di là. Accettano. Mi accorgo di essere osservata da Melany. Sorride in maniera che a me sembra compiaciuta.

Mi scopano assieme. Faccio un pompino ad uno mentre l’altro, contemporaneamente, mi scopa in piedi, piegata a novanta gradi. Si scambiano posizione, poi. I loro cazzi non li ricordo, so solo che entrambi vengono dentro di me con grugniti a****leschi. Mi rimane solo un condom.
La gente sta sfollando, evidentemente ci si sta avvicinando all’orario di chiusura. In giro ancora diverse trans, ma i maschi si sono rarefatti, anche la musica si è fatta meno invadente. Melany, Lisa e Maurizio sono seduti su di un divano a fianco della pista da ballo, Melany guarda dalla mia parte, poi si alza e mi raggiunge:

-Noi stiamo per andarcene, com’è andata? Hai fatto la tua parte?

-No, aspetta… me ne manca solo uno...ti prego...dammi un’ultima possibilità!

Guarda l’ora sul telefonino, fa una faccia scettica.

-Ti concedo ancora un quarto d’ora, troia, poi, che tu ci sia o meno, noi ce ne andiamo, ok?
Mi volta le spalle e torna dalla sorella.

Cazzo! Devo riuscirci! Mi guardo intorno...

C’è un ragazzone nero, sulla pista, che sembra un po’ spaesato. Mi faccio coraggio e lo abbordo.

-Ciao...ti andrebbe di concludere bene la serata?

Faccio io con la voce più femminile che mi riesce di fare.

-No, scusa...sto aspettando la mia ragazza.

Sto per sparargli una qualche amenità nella speranza di fargli cambiare idea quando una strafiga (trans senza dubbio) si avvicina, gli infila mezzo metro di lingua in bocca e se lo porta via non senza aver prima lanciato un’occhiata di scherno al mio indirizzo.

Sta per sfumare tutto. Sulla pista praticamente non c’è più nessuno e sto per darmi per vinta quando incrocio lo sguardo di Melany. E’ uno sguardo irridente, divertito. Invece di demoralizzarmi, in qualche modo mi dà la giusta carica. Mi rituffo nelle parte “dark” del locale, cercandomi attorno.
Poca gente, sto per darmi per vinta, quando un ragazzo sulla trentina mi si avvicina:

-Senti...è da un po’ che ti osservo...sei molto femminile...stavo cercando il coraggio di chiedertelo...ti andrebbe di farlo con me?

Lo prendo per un braccio e lo trascino dentro un camerino, senza pensarci su due volte.

-Scopami.

Gli dico mentre gli porgo l’ultimo preservativo rimastomi.

-Ecco...appunto...volevo dirti...io sono un donatore di sangue per cui se vuoi potremmo farlo anche senza...se vuoi ti mostro il tesserino...

Mi andrebbe, non lo nego. Il pensiero di ricevere lo sperma di un maschio direttamente dentro di me, senza barriere, mi attira, ma così non consumerei l’ultimo condom rimasto...certo, potrei barare, avrei potuto farlo fin da subito, ma ci ho tenuto ad essere leale, ne ho fatto un punto d’onore, per cui sono io stessa a infilarglielo, ha un cazzo lungo il giusto, niente di anormale, ma straordinariamente largo. E’ spesso come il mio polso e mentre lo sento scivolarmi dentro ne posso apprezzare pienamente la consistenza. Mi scopa con trasporto, non ci mette molto a venire, un tre, quattro minuti al massimo.
Mi ringrazia, mi bacia su una guancia e se ne va. Io mi precipito di nuovo nella sala principale, ho il terrore che se ne siano andati lasciandomi lì: non saprei davvero come fare. Invece mi stanno aspettando, Lisa , Maurizio e Melany. Mostro a Melany l’involucro vuoto dei sei condoms che mi ha consegnato prima...

***

Siamo sotto casa di Bull Bruno, in macchina, faccio per scendere ma Melany mi trattiene, scende solo Lisa.
Dopo qualche minuto ritorna con una busta, la porge a Melany. Lei la porge a me, a sua volta: dentro ci sono i miei abiti e i miei effetti personali, la prendo mentre si stanno salutando. Maurizio riparte e a me sembra assolutamente normale, normale come dare un addio alla mia precedente vita, a mia moglie Marisa, a Bull Bruno. Mentre ripartiamo nella notte romana non ho più nessun rimpianto per la mia vita passata, sono del tutto proiettata verso ciò che d’ora in poi mi aspetta, semza rimpianti, senza esitazioni...

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Posted by CagedSissyCuck 2 months ago  |  Categories: Anal, Voyeur, Shemales  |  Views: 1106  |  
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L'UNICA VOLTA CON LA MIA EX SUOCERA

INTRODUZIONE:
Sono Italiano, di madre americana, sono del '69, 1,84 x 85 kg, atletico, molto dotato come vedete da foto, in lunghezza e larghezza, e completamente circonciso (nato a Detroit, Michigan).

Nella vita ho sempre fatto lavori e attività che mi mettevano al centro dell'attenzione, specialmente femminile, come il bagnino, l'istruttore di sci e di sub, il gestore di un karaoke, e via dicendo.

Ho avuto quasi 1000 donne nella vita, tra storie serie e donne per 1 sera; e di alcune racconterò la storia, sperando vi piaccia.

Graditi commenti, sono tutte storie vere.

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Questa storia risale a più di 10 anni fa, quando ero ancora sposato.
Poi l'amore è finito e mi sono separato in grande pace e tranquillità con mia moglie, di cui sono rimasto molto amico.

Mia moglie aveva 9 anni meno di me, e la madre l'aveva avuta molto giovane, quando lei ne aveva 19. Perciò con la madre non mi passavo molti anni, 10 per essere esatti.

Con la madre ho sempre avuto un buon rapporto, fatto anche di confidenze; ma mi oltre il limite.
La madre era del sud Italia, di un paese in provincia di Lecce; Parabita.
Si era trasferita a Roma a 18 anni insieme al fratello per trovare lavoro e aveva conosciuto uno del suo paese, amico del fratello, che stava già qui a Roma da anni e aveva trovato lavoro come giardiniere.
In poco tempo si erano fidanzati e lei, rimasta incinta, si era sposata.
Mi aveva sempre fatto capire, ma non esplicitamente, che il marito era stato il primo e unico uomo della sua vita e me lo diceva riferendosi alla figlia, visto che io per la figlia ero stato il primo "vero" uomo; colui che l'aveva avuta per primo.
Coi fidanzatini solo bacetti.
Mia moglie aveva 18 anni quando la conobbi. 20 quando la sposai.

Il fatto di cui vi parlo, avvenne circa 10 anni dopo il matrimonio.

La mia ex suocera non gradiva mai fare sesso col marito, lo sapevo perchè scherzando loro due ne parlavano sempre, davanti a noi, senza tabù.

Lui non era mai riuscito a faglielo piacere, sempre egoista, sbrigativo, la penetrava, veniva in 2-3 botte, e dormiva.
Un bravo uomo, una brava persona, ma completamente inesperto in fatto di sesso, come di altre cose della vita.

Lei però gli voleva bene e gli era sempre stata vicino, sacrificando la propria femminilità.

All'epoca aveva circa 49-50 anni e non era una ficona, ma a volte il gusto del proibito fa venire voglia di fare, col cervello, cose che non si penserebbe mai.

Inoltre la confidenza totale instaurata tra noi, faceva si che per il caldo lei l'estate girasse spesso solo in vestaglia, o in sottana; e senza curarsi, muovendosi per casa, di non far vedere le mutande (castigatissime), o il reggiseno.

Più di una volta io anche girando per casa per brevi tratti (dalla camera degli ospiti al bagno), l'avevo fatto in mutande; e usando quelle elasticizzate a culotte, disegnavano spesso benissimo il mio arnese, non usuale per dimensioni e spesso accentuate da una mezza erezione prima di fare pipì.

Questa la situazione.

Nel marzo di quell'anno per cogliere le mele dall'albero nel loro giardino di casa caddi dalla scala e mi fratturai entrambe le braccia e la mano destra, rendendomi completamente dipendente da tutti per tutto visto che ero ingessato e bloccato.

Siccome mia moglie lavorava tutto il giorno, ci trasferimmo dai miei suoceri fintanto che non fossi guarito del tutto; così qualcuno poteva sempre aiutarmi anche nelle cose più semplici.

Come fare la pipì.

Quel giorno mia moglie non c'era, era al lavoro e mio suocero anche. Io mi alzai dalla poltrona sul patio nel giardino e mi diressi verso il bagno.

Incrocia mia suocera nel corridoio che mi chiese:

"dove vai? A letto?"
e io
"no, veramente dovrei fare la pipì..."
"ah va bene, se hai problemi chiama che ti sento dalla cucina"
"va bene, grazie Lucia"

Mi diressi nel bagno e chiusi la porta spingendola. Non la chiusi a chiave, non potevo, e comunque tanto in casa c'era solo lei e sapeva che nel bagno c'ero io.

Con estrema difficoltà mi calai i pantaloni della tuta, che vestivo tutti i giorni per comodità, viste le circostanze e le mie condizioni.

Calai i boxer e il pisello, per gravità, scese verso il basso e mi sedetti sul water (l'unica posizione comoda con 2 braccia rotte) e cominciai a fare pipì.

Non potei non notare, nel frattempo, il cesto della biancheria, aperto.

I miei occhi si fecero curiosi e finito di pisciare, sbirciai dentro, trovando subito un paio di mutande nere in pizzo, larghe. Quelle di mia suocera. Con grande difficoltà, infilai il braccio sinistro e le presi.
Le odorai e sapevano di donna, di ormoni.
Il cazzo svettò all'istante, sebbene, quasi ogni sera mia moglie si prendeva cura di lui, con lenti e lunghissimi pompini o salendoci sopra (l'unica posizione in quello stato!) e scopandosi lentamente.

Il cervello viaggiò lontano e la situazione di noi due soli in casa fece il resto.

Rimisi le mutande nella cesta, mi risedetti sul water e chiamai Lucia:

"Lucia...Lucia!"

dopo 2 secondi, fuori dalla porta

"dimmi Paolo, stai bene? Tutto ok"

"Veramente ho un problema"

"Che problema, dimmi...?"

"Non riesco a ritirarmi su i pantaloni e i boxer"

"mannaggia, ti aiuto io, posso entrare?" disse lei.

"Si, beh, certo, però devo avvertirti che sono completamente nudo..."

"beh, questo l'avevo capito sennò il problema non c'era, no?" disse scherzando e mi resi conto di aver detto una mezza minchiata.

"Si, vero..."

"Allora? Entro si o no?" sembrava quasi ora un problema suo...

"si certo..."

Avevo il cuore in gola per l'eccitazione quando la porta si aprì e lei entrò indugiando. Mi trovò seduto sul water e sorrise:

"Strano vedere un uomo fare pipì così, ma ti ringrazio perchè so che lo fai per non sporcare"

"Esatto..." risposi.

"beh, dai alzati e sistemiamo la pratica"

Aspettai 2 secondi poi mi alzai, e l'uccello uscendo dal cerchio della tavoletta, svettò completamente in avanti, dritto come il l'obelisco di Axum(Come una volta mi disse una mia ex dell'Università, molti anni prima...).

Lei si tirò di s**tto indietro, fra lo spaventato e il timido.

"Scusami... è l'effetto di fare pipì, non si è ancora rilassato... è una questione "meccanica"..."

Lei si mise una mano davanti la bocca ed era paonazza ma non staccava gli occhi dal mio cazzo che restituiva il complimento restando duro come il granito.

Era sicuramente una visione per lei, lei che aveva visto solo quello di mio suocero per decenni e non avrei detto che ce l'aveva così, vedendolo in costume.

"Oh mio....Dio....Scusa Paolo la reazione... Non mi aspettavo...Non sapevo...Non ho calcolato sta cosa..."

"Scusa tu, esci se vuoi, e perdonami..." le dissi

"Ma no!Che scuse? Sono io che non dovevo reagire così, sono cose naturali...E sono contenta per Elena, mi immagino che con una cosa di questo genere tu la renda felice...Io, beh, non dovrei dirtelo, forse non dovremmo neanche parlarne visto che sono tua suocera, però, io...giuro...si, ne ho visto 1 solo dal vivo, e forse un paio in un vecchio giornale che aveva tuo suocero, ma non sapevo neanche potesse es****re una cosa del genere, così grosso...scusa, non dovrei dirtelo, non dovremmo parlarne...perdonami..."

"Mah, a me sembra normale..." dissi fingendo...

"macchè normale! E' una cosa enorme... ma...scusa se te lo chiedo, ma non fai male a Elena?"

Decisi di esagerare...

"All'inizio, era vergine...Però poi dopo le prime volte, solo immenso piacere... E anche dietro sono riuscito a farglielo piacere, c'è voluto di più, e molto lubrificante, però adesso riesce ad avere violentissimi orgasmi da dietro..."

"Santoddio!! Che mi dici??? Dietro?? Oddio non dovremmo parlarne, sto violando la privacy di mia figlia...ma non posso non chiedertelo...ma glielo metti dietro?"

"eh si, quasi tutti i giorni"...

A questo punto ero eccitatissimo, lei rossa e sudava e non staccava gli occhi dal mio cazzo che era diventato abnorme per l'eccitazione, e cominciavano a uscire piccolissime goccie dalla punta...

"Madò, sai quante volte Gino me l'ha chiesto? Io però ho sempre rifiutato. Se non m'è mai piaciuto davanti, figuriamoci dietro!"

"Mah, è soggettivo..."

"Posso farti una domanda personale?" mi disse

"certo...dimmi"

"Quello di Gino ha una pelle che copre la punta e lui la tira indietro scoprendola, perchè tu non ce l'hai?"

"Perchè me l'hanno tagliata quando sono nato, lo fanno a tutti in America, a meno che non glielo dici espressamente...E' una cosa istituita nell'800 da un presidente mormone...E ancora è in vigore...Vedi se fai caso si vede che è colorato diversamente e si intravede la vecchia cicatrice del taglio..."

Lei si avvicinò notevolmente per vedere ed era rossissima e respirava forte. Era straeccitata.

Io anche. Quindi spinsi ancora la cosa.

"Anzi, questo è un altro problema, sai?"

"Cioè? Dimmi..."

"Siccome sono circonciso, quando faccio la pipì si secca un pò la pella con l'aria (buuugiaaaa) e devo idratarmi"

"Vuoi farti il bidet? Fai così?"

"No, ci andrebbe sopra un pò di crema idratante, tipo Nivea. Così starei proprio bene...Solo che Elena torna stasera tardi...Vabbè, dai res****rò..." e aspettai la sua reazione.

"Mah...senti...ormai...tanto vale... Confidenza per confidenza...Senti, se resta tra noi, io se vuoi... boh...dai, ti aiuto...che dici?"

"Beh, si sarebbe bello, starei bene, ma non ti posso chiedere una cosa del genere..."

"Ma mi sono offerta io. Però: aho, nessuna parola mai con nessuno, eh?"

"Certo, ci mancherebbe...!!"

"Ok, dai che devo fare?"

"Prendi la Nivea..."

Lei apre la specchiera del bagno e prende la Nivea.

"Ora spalmane un bel pò sulle due mani..."

Lo fa.

"Mettiti in ginocchio davanti a me, penso sia la posizione meno scomoda per farlo"

In realtà pensavo già al finale della cosa... ;-)

"Ecco, e ora..."

Ora ce l'aveva durissimo e rosso peperone proprio a 20 cm dalla faccia.

"Ok, ora semplicemente spalma la crema con le mani sull'intero membro, sul corpo e sulla punta intendo"

Lei delicatamente, quasi con paura, lo sfiora, poi con una mano si fa coraggio e lo impugna.

Mi da la scossa la sua mano sul mio cazzo.

Spalma con tutte e due le mani la Nivea sulla lunga asta e sulla punta, e volente o nolente mi comincia una sega a due mani, per spalmare la crema e farla assorbire...

Cerco di restare impassibile ma dopo 1 minuto di quel trattamento il mio fiato diventa pesante.

Lei è rossa, in totale silenzio, sta spalmando la crema, muovendo alternativamente tutte e due le mani su e giù. E sembra farlo con piacere, suo.

"Come ti senti? Va meglio?"

"Si, molto meglio, si sta idratando e rinfrescando"

"Ci mette un pò questa crema ad assorbirsi, meglio continuare e farla assorbire tutta sennò resta e ti imbratti e poi Elena magari pensa che hai avuto sogni erotici e ti sei venuto nei boxer!" e ride ma è una risata forzata, isterica, perchè continua a muoverlo, a guardarlo, a stringerlo fortissimo.

"Madò, Paolo, com'è caldo... Com'è grosso... Guarda, ormai stiamo in confidenza, posso dirtelo tanto resta tra noi: com'è bello, 'sto cazzo!"

E gli da una tirata violenta che lo fa arrivare a 2-3 cm dalla sua faccia.

"Grazie, sei troppo buona..."

"Guarda se mi prometti di non dire niente a nessuno ti dico un'altra cosa: se fossi venuta a letto con te, invece di incotrare Gino, mi avresti sventrata con una cosa del genere...Però... Chissà che male ma anche che bene che deve fare, dentro...Secondo me ti arriva fino alla bocca dell'utero..."

Stavo godendo e mi stava eccitando come un bue con quelle parole...

Inarcai la schiena, tanto a questo punto... E dissi "ahhhh mamma mia che bello...Che mani che hai, d'oro Lucia..."

Lei sorrise, e disse "Guarda, se potevo...Madò, non mi fare parlare! Chissà che sapore hai, chissà se ce l'avrei fatta a tenerlo in bocca almeno metà!"

Questo è stato troppo. Il pensiero di lei che mi succhia il cazzo è stato veramente troppo.

"Cazzo, Lucia, togliti, sto sborrando, sto sborrando!!"

"Vabbè, dai ormai, era chiaro...finisci..."

Cominciai a sborrare, come un pompiere di 20 anni. 4-5 schizzoni che s'infransero sui suoi capelli legati sulla testa alla meglio e sul suo generoso seno che si apriva generoso davanti a me, nella sottana estiva...

"Cazz...ammazza che idrante che c'hai..."

Per poco non la presi in faccia...

Lei però finì di farmi venire senza togliersi, muovendolo più lentamente e strizzandolo...

Ce l'avevo proprio grosso ora...

Avevo fatto un casino, in bagno e sui suoi capelli.

Mi pulì la cappella con la carta igienica e mi rivestì tirando su boxer e tuta.

"Grazie Lucia, madò, scusami non mi sono potuto controllare...Mi perdoni?"

"Ma certo, ma figurati, era chiaro che potevi finire solo così...mica sei di marmo...Anzi, si, sei proprio di marmo!" e se la rise.

Si ripulì alla meglio e poi mi disse

"Adesso però devo farmi una doccia e cambiarmi. Esci per favore"

Uscendo mi disse

"Mi raccomando, nessuna parola con nessuno e 'sta cosa finisce qui..."

Annuì uscendo. Dopo 10 minuti passai davanti la porta del bagno e sentii lo scroscio della doccia che a mala pena copriva dei gemiti e poi la sentii:

"Madò, Paolo, che cazzo bello che hai, si, dammelo, riempimi, scopami, fammi male...ahhhhh"

Tirai dritto, dritto come il cazzo che di nuovo si era risvegliato.

Finì lì, così...Non la cercai più, nè lei.

Guarii e tornammo a casa nostra.

Siamo separati oggi e spesso mi riviene in mente forse la più eccitante sega della mia vita.

Una storia vera....

Obelisco69

PS: Spero di avervi eccitato e rallegrato un vostro sogno "Onanico"...Graditi commenti.





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Posted by obelisco69 1 year ago  |  Categories: First Time, Masturbation, Taboo  |  Views: 2449  |  
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