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Intrigo in famiglia 1

... possono, o devono incidere nel sano equilibrio di una famiglia.
“anch’io ho avuto il tuo stesso problema. ... Alterna la lingua furiosa sul glande ed è veramente in difficoltà a mantenerlo in bocca.
“MMMMmmmmhhhhhhhhh……”
assaporare le prime gocce di una ... ... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: Masturbation, Taboo, Voyeur  |  Views: 115  |  
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Intrigo in famiglia 1

Storia trovata su internet

GALEOTTO FU IL REGGISENO

“Dai vuoi sbrigarti sono in ritardo, tuo padre è sotto che aspetta. Non sai che si arrabbia quando sono in ritardo!”
Esco dal bagno, l’asciugamano cinge stretto i miei fianchi, guardo mamma. È in piedi una gamba sul letto, le mani sembra carezzino la sua pelle, risalgono lente dal polpaccio sistemano l’intrigante righino che impreziosisce le sue calze in seta nera. Si sta agghindando della sua seducente lingerie. Ancora le mani sul bacino sembra sfiorino quell’intimo incrocio. Vi sostano per lunghi secondi. Stranamente sorride! Poi con fare sensuale aggancia un frivolo gancetto ad un civettuolo reggicalze.
Le mani risalgono lente la accattivante sua figura. Sul seno un provocante reggiseno nero, di quelli che coprono a malapena le mammelle, lascia quasi scoperti quei circoletti rosei che sono di grazia a piccanti capezzoli.
Quando mamma vuole riesce a trasformarsi da anonima donna di casa in femmina capace di coniugare fascino e sensualità. Ed in queste occasioni è particolarmente attenta ad esaltare sapientemente un corpo che, nel valorizzarsi, diventa veramente provocante.
“Che fai?”
Sono estasiato davanti a quel suo corpo veramente accattivante che è ancora la gioia di mio padre. E non solo la sua!
Si perché non perdo occasione per spiarla in questi suoi momenti. A dir la verità pochi. Da quando, è ormai quasi sei mesi, ho avuto la fortuna (o sfortuna) di restare affascinato da quel suo corpo chiuso in un camerino a provare della particolarissima lingerie che intendeva acquistare. Era il giorno del compleanno di papà e quello doveva essere il suo particolarissimo regalo (non mi ci volle molto tempo per capire quali fossero le sue reali intenzioni).
Io, il suo bambino come ama definirmi, stavo davanti al camerino a fare da guardia a possibili, ma improbabili, intrusioni.
Lunghi minuti di un attesa che sembravano non trascorrere mai!
Uno sguardo al di là della tendina e lo specchio del camerino rifletteva quel corpo che ignoravo mia madre possedesse. Maliziosa si pavoneggiava sistemando le grandi mammelle nelle coppe di un minuscolo reggiseno. Inutili erano i tentativi di coprire i capezzoli, o forse quel reggiseno i capezzoli non doveva proprio mascherarli. E che dire quando, per provare il piccolissimo slip abbinato (ho scoperto allora cosa fossero i perizoma) sistemava l’esile filino del tessuto tra chiappe di uno splendido culo. L’infido specchio rifletteva la sua immagine di femmina arrapante. Sono rimasto scioccato per lunghi secondi ad ammirare quel suo ciuffettino così corto.
Era la prima volta che vedevo un intimo femminile completamente privo di peli!
Nel seguire tutte le moine di una femmina che intendeva rendere il suo corpo disponibile ad essere apprezzato, qualcosa di grosso cresceva spudorato tra le mie gambe.
Quella stessa notte ebbi la conferma di alcune virtù, fino ad allora a me sconosciute, di mia madre.
Con ancora la conturbante visione del suo corpo nel piccolo camerino ascoltai il parlottare dei miei genitori. Erano rientrati da pochi minuti dalla cena di compleanno di papà. Mi avvicinai di soppiatto alla loro stanza, ed incurante della possibilità di essere scoperto, cominciai a sentire i loro discorsi:
“….quando vuoi sai essere veramente fica. Stasera eri veramente arrapante. Hai un gran bel culo…quel poveretto di Mario ti stava scopando con gli occhi….”
“… che dici… quello non è come te!”
lasciando scivolare dai fianchi una stretta gonna mostrandosi in tutta la sua conturbante figura fasciata da quella eccitante lingerie che aveva suscitato i miei intimi pruriti
“ehi! e questo è!”
“La ciliegina che mancava alla tua torta di stasera!”
Mamma intendeva regalare il suo provocante corpo a papà per la sua festa, mentre la camicetta scopriva il procace seno impreziosito dal rosso fuoco del reggiseno. Il corpo esaltato dalla preziosissima lingerie si offriva in tutta la sua seducente figura al suo uomo in piena eccitazione.
“sei proprio un puttanone”
“ti è venuto duro vero? È il mio regalo. Buon compleanno….”
Mamma lentamente piroettava davanti a papà che, interessato, apprezzava quanto la sua donna stava per offrirgli!
“dobbiamo mettere un bel candelone su questa torta…..”
“eh ma prima dobbiamo accendere la candela e soffiarci sopra….”
Fica, arrapante, puttanone, candelone!
Non ebbi il tempo di realizzare cosa stesse effettivamente dicendo papà che, sbirciando dalla porta, vidi già mia madre, inginocchiata davanti al muscolo teso di mio padre. Lasciva si stava avventando sul suo cazzo per un sontuoso pompino al suo uomo. Mamma mia (è proprio il caso di dirlo…) quanto era brava!
Non avevo mai visto una simile voracità, mamma riusciva a far sparire tutto il cazzo di papà nella sua bocca. Ho ancora vivo il rumore delle sua labbra mentre scorrevano impazzite sull’enorme cazzo di papà. Un pompino fenomenale!
Lunghi minuti dove mamma succhiava con inaudita passione l’uccello di mio padre, e papà gemendo che, a sua volta, con le mani governava i movimenti del suo capo.
“fermati! Sono così duro che te lo voglio schiaffare nel culo!”
Ma che cazzo sta dicendo?
Mi madre già in piedi, le bellissime cosce fasciate da particolari calze a rete offriva, spudorata, il bellissimo fondoschiena divaricando le gambe. Le braccia a far leva ed il viso riflesso nello specchio.
“voglio vedermi godere mentre me lo metti nel culo”
Dio che volgarità.
Lei ebbe un sussulto, un attimo di esitazione
“Mi fai morire quando sei porca. Sapresti soddisfare due cazzi nello stesso tempo. Sei un troione!”
Mio padre cominciò a scoparla a****lescamente. Il cazzo possedeva mamma mentre le sue strozzate grida manifestavano il suo immenso piacere.
Le mani di papà sui fianchi di mamma erano l’ausilio al suo piacere.
Mamma si guardava allo specchio. La sua espressione mi era nuova. Diversa dal suo normale atteggiamentodi madre attenta e premurosa! Una volgare puttana che slinguava in maniera oscena sulle sue labbra.
Ragazzi mia madre mi aveva eccitato!
“ mi fai morire, che troia che sei sto venendo!!! Voglio venirti in bocca”
Papà tirò fuori l’uccello dal culo di mamma menando sul cazzo, mamma sostituì le sue mani a quelle di papà e con il cazzo in mano e cominciò a spugnettarlo. Era veramente brava mentre, poggiava le morbide labbra sulla punta di un cazzo ancora in forte tensione, riprendendo a succhiare. Ci volle poco e papà cominciò a spruzzare un sacco si sborra. Il primo schizzo colpì lo specchio alle spalle di mamma, il secondo la colpì sul viso, il terzo le finì direttamente nella bocca, tenuta oscenamente aperta. Papà continuava a schizzare il suo piacere, con mamma che raccoglieva peccaminosa, con la famelica lingua, il seme di papà. Ansimava in preda alla libidine, mentre da splendida porca si sditalinava!
Non credevo ai miei occhi! Mamma stava leccando il cazzo di papà e, contemporaneamente, si martoriava la bellissima fica morbosamente eccitata.
Ebbi un sussulto, con l’impressione che il mio uccello fosse cresciuto di un paio di centimetri per l’eccitazione.
La bocca di mamma raccoglieva, con una plastica lingua, lo sperma che aveva sul viso succhiandosi le dita
”mmmhhhhh come è caldo!”
CHE MAIALA!
Una espressione del viso che manifestava solo lussuria.
Uno spettacolo sconvolgente. Con un cazzo enorme che mi pulsava in mano, in quel momento scoprì quanto mia madre, nel suo intimo, fosse una gran troia!
Finito di pulire il suo viso, si alzò di colpo.
Ebbi solo il tempo di ascoltare l’implorazione di mia madre
“adesso voglio godere anch’io….”
Mentre, per paura di essere scoperto, scappavo in camera mia.

Da quel giorno ho aspettato, trepidante, il sabato pomeriggio, quando dopo la sua doccia sapevo che dedicava l’arte delle sue mani ad un corpo da preparare per intimi momenti.
Poi la notte abbandonava la sua indole di amorevole madre per diventare la più calda delle amanti.
È quelli per me erano i momenti da imprimere nella memoria e restituirli per oniriche fantasie che si materializzavano chiuso in bagno in solitarie riflessioni.
Mamma, inconsapevole, ha cominciato ad essere attrice delle mie solitarie veglie notturne.

Vedermi adesso lì davanti a lei ora la indispone al punto che con una punta di rabbia copre con una mano il seno e con l’altra il pube reso accattivante da una intrigante culottes semitrasparente. Veloce prende dalla poltrona un suo delicato maglioncino nel futile tentativo di inibirmi il piacere di una visione paradisiaca.
“Che fai ti sei imbambolato lascia il bagno libero, devo finire di truccarmi” tirando su, con particolare veemenza, la delicatissima zip del maglioncino.
“accidenti….”
La zip pizzica il reggiseno e, mentre impreca armeggiando sul delicato indumento, mi ritiro in camera mia con un unico pensiero:
MAMMA È PROPRIO UNA GRAN FICA!

Ho solo il tempo di infilare un boxer che
“Guarda se riesci a staccarlo tu, io non ci riesco”
mamma mi si avvicina trafelata. Indossa ancora il maglioncino con la zip che continua a stringere il piccolo reggiseno. Il seno, costretto, sembra voler scoppiare. Gli alti tacchi delle scarpe le danno una andatura plastica. Non ha ancora indossato la gonna e lo specchio in camera mia riflette il suo gran bel culo esaltato dalle bellissime cosce fasciate da quelle provocanti calze nere …..
“Fammi vedere”
Inebetito prendo atto che la zip ha praticamente pizzicato i gancetti sul davanti del reggiseno. Il mio sguardo tenta di concentrarsi su quei ferretti ma è fortemente distratto dal perfetto disegno di due splendide mammelle.
“dai vedi se ci riesci!”
Le dita timide sfiorano una pelle vellutata. Forzatamente devo sollevare l’intrigante indumento. Stordito cerco di tirare giù la zip. Tento di forzare di quel poco per sganciare ma sono sempre più distratto dalla plastica reazione delle sue sode mammelle al mio fare.
Il seno si gonfia al nervoso suo respiro, accentuando notevolmente il solco di un decolletè veramente accattivante.
Stringo tra due dita i ganci ma sono le altre tre dita che, sfacciate, sfiorano la sua pelle.
Dio come è liscia!
Con l’altra mano tiro verso il basso la zip. Il movimento richiama il delicato tessuto. Cazzo ho scoperto un capezzolo che, adesso, ostenta il suo essere intrigante a pochi centimetri dalla mia bocca. Istintivamente schiudo le labbra. Quei capezzoli a cui da bambino, ricorda mamma, mi attaccavo per ciucciare e succhiando mi assopivo con espressione estasiata e stanca e che adesso vorrei succhiare per provare diverse sensazioni!
Ma che faccio! Come posso pensare queste cose! È mia madre.
“Stai attento non lo rovinare me lo ha regalato papà e non vorrei che si rompesse è delicato” mentre d’impeto copre con il palmo della mano quell’intrigante capezzolo. Il movimento è nervoso, immediato, tra la sua mano ed il capezzolo restano le mie dita.
Non ho mai toccato il capezzolo di una donna. È duro. Gonfio, ma nello stesso tempo tenero e delicato.
Un fremito si ripercuote immediato nel mio basso ventre.
Quel contatto di un attimo altamente eccitante stimola quel mio qualcosa. È forte il mio disagio mentre d’impeto stringo le gambe! Mi ci vuole poco per materializzare quel qualcosa che per nulla al mondo vorrei che mia madre vedesse!
Riprendo ad essere padrone del mio io. Ecco forse ci sto riuscendo, ma per farlo devo impugnare bene i gancetti del reggiseno e tirare la zip.
Mi avvicino più a mamma. Lei si muove nervosa, mentre impacciato tento di mascherare il mio crescente stato. Stato di un ragazzetto di primo pelo che ha la fortuna di toccare il corpo di una bella donna.
Respiro l’intrigante profumo del suo corpo e percepisco il suo fiato riscaldarmi il collo.
Le sue gambe sfiorano le mie, è caldo il contatto della seta sulle mie cosce. Nello stesso istante stringo le gambe e una coscia sfiora un cazzo diventato enorme.
“Pensi di farcela?”
“Si mamma un attimo, aspetta, faccio così”
Con due dita armeggio sui soli gancetti del reggiseno. Tento di sganciare le coppe, si è meglio. Con il reggiseno staccato sarà più semplice sganciare la zip. Una strategia che paga!
È un secondo! Il reggiseno è tra le mie mani ma gli occhi sono su due bellissime poppe che, finalmente libere, si offrono in tutta la loro splendida bellezza!
“Finalmente Ok dammi ora posso continuare io.” Mamma mi priva della visione di un seno che vedo gonfiarsi al suo ritmico respiro
“No mamma aspetta ancora un secondo….forse…. ”
“No tu hai già fatto troppo!”

Mentre mamma esce stizzita. Mentre mi guardo la punta di un grosso cazzo che fa capolino dal boxer. Sono bastati pochi minuti per eccitarmi come un maiale e, meno male, che non se ne accorta sarebbero stati seri problemi.
Sento chiudere la porta della sua camera, contemporaneamente già stringo tra le dita un cazzo nel suo massimo fulgore. Duro teso eccitato come del resto mi sta capitando sempre più spesso.
Prendo atto che è inutile ogni mio tentativo di scacciare ogni zozza fantasia. Eccitato comincio a smanettare. Pesto con foga sul mio uccello, gli occhi chiusi mentre lancio la mente alla mia fantasia più ricorrente! Fantastico sull’eccitante corpo di mia madre.
Quel mio sogno che si ripete ormai costantemente: Sono in piedi con l’uccello turgido davanti al suo corpo. Sono io, e non suo marito, che le offre il’oggetto dei suoi desideri notturni. Lei in ginocchio, un corpo fasciato da provocante lingerie, le labbra serrate e una mano che veloce percorre tutta l’asta. Sogno mia madre come quella sera: La più porca delle donne! Smanetto con entrambe le mani su un cazzo stratosferico, mi avvicino alla sua bocca, appoggio a carnose labbra la punta di una gonfia cappella. La invito a succhiare l’uccello. Lei, con particolare trasporto, si dedica al palpitante muscolo. La lingua gioca assatanata mandandomi in estasi. Il cazzo vibra tra le sue caldissime labbra…..
Sono eccitato da morire! Prendo la sua foto dalla mia scrivania. Nel suo viso rivedo la sua espressione da grande zoccola. Un po’ di saliva sulla cappella e subito riprendo veloce la mia sega. I miei gemiti riempiono la piccola stanza. Gemo rapito dal mio perverso piacere. Sono pronto ad esplodere in un turbinio di eccitazione.
….e …si …ecco… sto per inondarla del mio seme, la gola è pronta a raccogliersi avida la mia sborra, la sua lingua tra le labbra freme….. la mia mano tira sull’uccello, sto per venire
“sii …MAMMMAAA, si anch’io ti voglio venire in bocca mhhh succhialo anche a me, fammi morire……quanto sei porca…”

“che stai facendo! MAMMA! VENIRE IN BOCCA… SUCCHIALO….. PORCA… MA CHE CAZZO STAI DICENDO!”
La voce di mamma, ferma sulla porta della mia stanza, mi raggela. Il tono duro e greve violenta le mie orecchie.
La sua foto mi casca dalle mani.
Cerco di mascherare le mie grazie: 19 centimetri di un muscolo teso, in tutta la sua più sconvolgente eccitazione. Ma è perfettamente inutile.
Sono spaventato dall’espressione stampata sul viso di mamma mentre mi si avvicina con passo spedito. Resto inerme con una mano stretta sul turgido muscolo nel vano tentativo di coprire il mio stato. Lui, incurante, invece non accenna a ridursi anzi, al contrario, le pulsazioni continuano frenetiche. Stringo ancora più forte per evitare il peggio, mi mordo le labbra, mi scuoto, cerco di riportare il mio corpo, ma principalmente la mia mente, alla dura realtà che ho di fronte.
Attimi dove immobile seguo il suo passo veloce. È incazzatissima, rossa in viso, è praticamente furente. Imbestialita, ha perso il senso della ragione si scaglia su di me con tutta la rabbia che ha in corpo.
“MAIALE!”
Grida tutto il suo disprezzo. Comincia a percuotermi in preda ad una rabbia incontrollata. Non bada alla mia nudità.
Gli epiteti nei miei confronti, della peggiore specie, echeggiano nella stanza e rimbalzano sulle pareti senza smorzarsi. La sua mano si libra nell’aria ed in un attimo si abbatte con forza sul mio viso, lasciando impresse su di esso, indelebili, la conformazione delle sue cinque dita.
Le mie mani protese nel vano tentativo di mantenerla il più possibile a distanza. Per difendermi cerco il suo corpo, è inutile. È furente nei suoi movimenti. Si avvicina ancor di più ancora un ceffone. La mia difesa non sortisce effetti. Una mia mano è sul suo seno, lo tocco, senza volerlo, mentre l’altra mano stringe ancora più forte alla base il mio uccello.
NON POSSO VENIRE ADESSO!
“lascialo bastardo”
Un colpo su quell’uccello teso a pochi centimetri da lei che svetta incurante della sua presenza. Ancora tocco il suo seno, solo un istante, lo stringo. È più forte di me non sono capace di controllare i miei istinti. Dio come è morbido!
“SMETTILA”
Urla la sua rabbia svincolandosi dal me.
Ancora un colpo stavolta sul cazzo, che reagisce quasi stizzito! La mia eccitazione è ormai palese!
È costretta a toccarmi l’uccello per farmi mollare la presa. Schifata ritrae la mano. Inconsapevole afferra la mia mano stretta sul muscolo teso. Avvolge con forza la mia mano tra la sua. Stringe con tutta la forza che ha in corpo. Non solo stringe ma tira. Tira ripetutamente …..
E come se stesse lei stessa tirando una sega a suo figlio. È diversa la sua intenzione ma, purtroppo è uguale il fine!
Se ne ravvede! allenta subito la presa, spaventata, centrandomi ancora con un violento ceffone.
Ma il guaio è fatto!

Nello stesso istante, non so come sia potuto succedere, né perché, comincio a schizzare violento. Corpose gocce dalla eccitazione accumulata nel mio onirico sogno presenti nell’uccello teso davanti a lei, fuoriescono ripetutamente, continue.
“MAMMA! OHHH”
Non reagisce, annichilita, segue gocce di sborra che spruzzano veementi. Impietrita le segue librarsi in aria e colpirle le mani. Incurante si china, continua a colpirmi con sempre maggiore violenza, ed io, anzi il mio uccello, insistente comincia a sporcarla. Uno schizzo si stende sulla seta che avvolge le sue bellissime gambe.
Ancora colpi sul mio corpo, mamma colpisce con particolare crudeltà. Io continuo a scaricare l’eccitazione accumulata colpendola, senza alcuna volontà. Una corposa goccia va sul petto, ne seguo il tortuoso percorso che la fa scivolare, infida, tra il solco del suo prosperoso seno.
Insolente la mia mano continua a pestare sull’uccello. Il movimento è naturale non riesco a fermarmi, schizzo ancora. Il suo corpo è bersaglio della mia eccitazione. Un’altra densa goccia le sporca il viso, sfacciata ne lambisce le labbra.
Mamma resta inerme e turbata, nel subire la mia eccitazione.
Alza le mani per ripararsi dal mio sporco attacco, si copre il viso, mentre continuo a schizzare fiotti di sborra.
Un ultimo ceffone trasferisce sul mio viso quel mio seme sparso tra le sue dita.
Una inusuale violenza accompagna la sua reazione sino a quando esausta, mi prende con forza da un braccio e mi sospinge in bagno

“BASTARDO… LAVATI!! che dopo facciamo i conti…." mentre il citofono di casa impazza nel suo gracchiare………... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: Masturbation, Taboo, Voyeur  |  Views: 634  |  
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Intrigo in famiglia 2

Storia trovata su internet

MIO FIGLIO E' UN PORCO

Incazzatissima in ascensore tento di tentare padrona di me stessa. Una goccia del suo porco piacere scorre sul mio collo. La raccolgo.
Lui è in macchina. Lo raggiungo È veramente tardi. È palese il mio risentimento.
“cosa è successo?”
“tuo figlio… un maiale… un depravato sai cosa ha fatto! L’ho beccato con l’affare in mano che si stava masturbando…”
Rossa di rabbia continuo
“Si è toccato davanti a me. Incurante della mia presenza. Gliene ho date tante… ma non sono riuscita a fermarlo! Ha continuato sino a quando non è venuto…..”
“calmati ….”
“Devi fare qualcosa… una punizione, di quelle solenni… deve capire che queste cose non si fanno”
Scarico come un fiume in piena la mia ira mentre mio marito segue attonito il mio racconto.
“ok ne parliamo più tardi, ora gustiamoci la nostra cena.”
“Non è facile sai mi sono sentita offesa come madre e come donna”
“Non ci pensare vedrai troveremo una soluzione”

La piacevole cena smorza la mia abbia. Il paio d’ore trascorse mi hanno reso più tranquilla. Rientrando a casa il mio primo pensiero è sapere cosa sta facendo quel maiale di mio figlio. Luci e TV spente sono la conferma che sta dormendo. Ritorno in camera e comincio a prepararmi per la mia notte
“Adesso che sei più calma mi vuoi dire cosa è successo?”
“Mi stavo preparando, volevo farti la sorpresa di indossare quel tuo ultimo regalo, ero in camera, mi pavoneggiavo allo specchio. Forse per questo ero in ritardo. …mentre mi vestivo il mio pensiero era rivolto alla tua reazione. Ho cominciato a fantasticare! Cosa mi avresti detto e principalmente cosa mi avresti fatto. Un fremito mi ha preso quando allo specchio mi sono vista veramente gnocca. Stavo per cedere ad una intima tentazione quando ho visto lui sulla porta…. quasi inebetito…. rosso in viso…”
“tutto qui? Ed è per questo che eri incazzata?”
“L’ho redarguito spedendolo nella sua stanza e contemporaneamente nel coprirmi la zip del maglioncino ha pizzicato i gancetti del reggiseno.
Tu continuavi a suonare al citofono. Non riuscivo a staccarla, incazzata sono andata da lui per farmi aiutare.
Forse ho sbagliato, non mi sono adeguatamente coperta. Era impacciato mentre tentava di sganciare la zip. Le mani tremavano sul mio petto. Era nervoso. Ma non potevo fare diversamente. Mi sono avvicinata di più, forse mi sono anche chinata, ora non ricordo. Sarà stata colpa mia ma un capezzolo è uscito dal balconcino. Ma è stato solo un attimo l’ho coperto subito. Credo lo abbia visto. Solo sganciando il reggiseno è riuscito a staccare la zip. Ho dovuto quasi strappargli dalle mani le coppe del reggiseno. Ora a mente fredda credo proprio che sia rimasto scioccato nel vedermi così. Quasi balbettava! Subito sono andata via.
Il tempo di sistemarmi e sono tornata in camera sua. Non so perché ma mi era sembrato fosse rimasto male alla mia reazione. Praticamente mi aveva visto quasi nuda e la cosa mi aveva infastidito!
Era li in piedi con quel coso tra le mani. Grosso e duro. Gli occhi chiusi che tirava con forza. Deve essersi fatto pure male per come pestava. Gemeva non si è accorta che ero sulla porta. Sono rimasta trasecolata dalla forza delle sue braccia. Per più di un minuto sono rimasta senza parole. Il suo respiro si era fatto pesante. Poi con la mano a mò di imbuto ha sputato la sua saliva nel palmo ed ha cominciato a spargerla su quel coso che era diventata enorme. le mani scivolavano su quella cosa così grossa La punta era così rossa che sembrava infuocarsi. Gemeva sempre più forte….”
“Se ti ha visto così non potevi certo pensare che un ragazzo a 16 anni restasse indifferente… è naturale… le mamme non sono indenni… nelle prime erotiche fantasie dei ragazzi lo è stato per me e lo sarà sempre… sai si chiama complesso di Edipo…”
“quando ragioni così ti manderei a quel paese….”
“si ma devi renderti conto che è cosi…. da ragazzo anch’io ho dedicato le mie prime fantasie, al corpo di mia madre. Mi faceva impazzire il suo fondoschiena, non perdevo occasione per incollare i miei occhi alle sue natiche e poi, chiuso in bagno ….”
“stai parlando di tua madre!”
“stavo crescendo e... ogni scusa per me era buona per abbracciarla, e quel contatto fisico, anche se era mia madre, a quell’età, per me era lo stimolo per….. e sicuramente sarà successo anche a lui…..”
“infatti… aveva gli occhi chiusi, le labbra strette, il capo rivolto all’indietro seduto con quel coso enorme stretto in una mano che a stento riusciva a stringere un affare così grosso da far paura pronto a scoppiare, e nell’altra quella mia fotografia che tiene sulla scrivania”
mi sono incazzata quando gemendo ha sussurrato il mio nome.
“lo vedi”
“sei scemo lo vuoi giustificare!”
“amore mio figurati se cerco di giustificare il suo comportamento…. ma non posso che comprendere il suo atteggiamento…. sta crescendo ed è normale che lavori di fantasia. Il tuo corpo ancora tonico, la sensualità che traspare quando ti prepari….. quella tua provocazione e la carica di seduzione….. e poi così preparata pensi che non lo hai eccitato……”
“ma che stai dicendo io sono sua madre”
“per lui sei una donna… certo i tuoi atteggiamenti sono naturali… come succedeva a me la vista di un bel culo o di due morbide mammelle che gli ciondolano… innocenti davanti agli occhi… e poi, onestamente meriti qualche impudico pensiero….”
“ho sempre pensato che fossi un porco… ma non fino a questo punto…”
“te l’ho detto anch’io per anni ho goduto del corpo di mia madre… e credo pure che lei se ne fosse accorta ma mai ha detto niente…. o ancor di più fatto qualcosa…”
“Lei ne era consapevole?”
“Una forma di complicità governava il nostro rapporto. La mia esuberanza era palese. Ho sperato per anni che avesse lei il coraggio di cedere alle mie fantasie ma mai si è offerta oltre quei miei intriganti abbracci. Mi lasciava godere in maniera solitaria di un gioco assurdo racchiuso in un po’ di coscia in più. Lo avesse fatto non so cosa sarebbe accaduto. Ne mai ho percepito che partecipasse, di nascosto ai miei solitari momenti.”

“Io comunque mi sono imbestialita ho cominciato a colpirlo con la rabbia in corpo. Inutile ogni suo tentativo di difendersi. Una mano ha continuato a stringere quell’affare sempre più grosso.
L’ho colpito forte, la rabbia ormai era l’unica padrona dei miei pensieri. Non riuscivo a fargli staccare la mano da quel coso. La rabbia governava i miei movimento gli ho preso la mano e ho cominciato a tirare forte. La sua forza era più forte della mia. Ha cominciato a venire non si fermava più. Mi ha sporcato…tutta!!!”
“MA COSA STAI FACENDO!”
“guarda…..”
“ma sei un porco!”
“guarda quanto è grosso senti quanto è duro …… sono sicura che stavi fantasticando sulla mia reazione a vederti così sistemata come una troia…la mia intima puttana!”
“ma.. ma sei un maiale….”
Pochi secondi per rendermi conto che il suo fare è governato da una corposa eccitazione. Mi si avvicina. Chiaro sento un duro muscolo spingermi tra le gambe, è più massiccio del solito, così come più insistente del normale sono le sue mani sul mio seno a d accarezzarmi i capezzoli. Il fiato sul collo mi procura un sottile piacere, ed è totale la mia accondiscendenza a subire le sue intriganti avances, contraggo, provocatoriamente i glutei mentre un bel cazzo struscia insistentemente sulla fica… che lentamente comincia riscaldarsi di caldi umori!
Impacciata mi confesso
“si è vero… con la fantasia te lo stavo succhiando, lo prendevo in bocca, leccavo la tua cappella, ti offrivo il mio corpo, godevo delle tue vigorose mani sui capezzoli, con gli occhi chiusi… l’eccitazione cresceva forte, ho tentato di scacciare quei perversi pensieri, stringendo le labbra tra i denti … ma era inutile, stavo per toccarmi…. poi ho visto lui Non so da quanto tempo era li davanti a me. Gli occhi sul mio corpo..”
“CHE ZOCCOLA! il minimo che poteva fare era dedicarti una bellissima pugnetta! Dai ora succhiami il cazzo, prendilo in bocca… non era quello che volevi….. così dai, brava, lecca… siii…. con la lingua ora ingoialo, bellissimo…”
“mmmhh sei proprio un porco mmmhh…”
“fatti toccare….. cazzo sei bagnata”
“si, sono eccitata….. dai leccami anche tu… oooh”
“lo ha duro come il mio? È grosso quanto il mio?”
“Si ssssii”
“si… sarò un porco ma tu sei una grande troia… e stasera sei veramente eccitante….”
“lo sai che non resisto ad un bel cazzo!”
“prova ad immaginare se ti vedesse adesso lui e …..eccitato si facessi una sega…. qui davanti a noi… e poi tu che glielo succhi…”
“ma sei scemo sono sua madre….…”
“dai scherzavo…..e che stasera, sarà per quello che ti è successo, sei più fica e più troia… e sicuramente anche più calda… ”
“mmhhh oohhh mmmmhh”
“lecca… si, infila la lingua dentro la fica mhhh adesso, cosi… ooohhh”
Qualche secondo e mi trovo posseduta freneticamente con il suo uccello che mi penetra senza alcuna resistenza, agevolato dalla lubrificazione delle mie labbra. La nostra eccitazione è cresciuta in maniera repentina. Mi trovo sollevata dalle sue forti braccia e subito mi posiziona su un durissimo cazzo. Mi abbandono completamente alla forza del suo uccello e avvio una cavalcata selvaggia sul suo corpo. L’uccello entra ed esce dalla mia intimità procurandomi un piacere sublime. Le mie mani seviziano duri capezzoli mentre le sue esplorano la mia fica alla ricerca della clitoride impazzita di piacere. Respiro profondamente, ad ogni colpo, strizzando in gola il gemito che, naturale, si sprigiona ad ogni colpo.
“più veloce, sii…… daiii”
Pesto sul suo uccello come era tanto che non facevo, un piacere assurdo che si decuplica quando, ansimando, mi inonda di un caldo liquido riscaldandomi tutto il corpo.
“siiiiii aaaahhhhg…”
Anch’io vengo con tutte la libidine che ho in corpo
“mmmmmhhh”
Un gemito intenso, profondo, liberatorio accompagna il mio piacere.
“Adesso abbiamo un problema! Ed è serio dobbiamo comunque fare qualcosa, e ci devi pensare tu!”
“Punizione quale? Dai nonni, non è possibile, cosa potremmo inventare per una decisione così improvvisa. Tenerlo in casa per un lungo periodo non risolve il problema anzi al contrario potrebbe acuirlo. Per cui come nulla fosse consideriamolo solo l’errore di un ragazzetto vittima dei suoi ormoni. La migliore soluzione è fare finta di niente consapevoli che è stata solo un momento. Dobbiamo solo stare attenti, e controllarlo senza assilli. E tu sicuramente sei direttamente coinvolta”
“che vuoi dire?”
“non farlo eccitare!”…………... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: Hardcore, Mature, Taboo  |  Views: 439  |  
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Intrigo in famiglia 3

Storia trovata su internet

ANCH’IO HO AMATO MIA MADRE

Quello che è successo mi ha portato indietro negli anni. Quello che ho confessato a mia moglie è vero! Ma non è tutta la verità!
Come faccio adesso a condannare un ragazzo che manifesta le stesse mie adolescenziali fantasie!
Il mio rapporto con mia madre è andato ben oltre la complicità. È vero mamma non ha ceduto ma è stato sul punto di farlo.
Il solo pensiero del corpo di mia madre mi faceva eccitare come un maiale.
Erano ormai molti mesi che i miei abbracci a mamma si erano fatti intensi ed intimi. Non perdevo occasione per stringermi a lei. Lei non poteva non percepire la corposità di un muscolo che subdolo le poggiavo tra invitanti chiappe.
I suoi fremiti ne erano l’evidente conferma!
E in quei mesi le mie tante provocazioni non avevano sortito effetti sino a quando…

Come ogni domenica mattina a mamma piaceva agevolare il mio risveglio con una fumante tazzina di caffè. Una vestaglia corta allacciata morbidamente in vita copriva quel suo intrigante corpo colpevole delle mie fantasie. Poggiata la tazzina sul comodino si ricuciva un angolino sul mio letto coccolando il mio dormiveglia. Le sue lunghe e curate unghie giocavano tra i miei capelli, si soffermavano sulla nuca, poi lentamente si spostavano sul collo a massaggiarne il muscoloso contorno, poi scendeva sulle spalle alternando i polpastrelli alle unghie. Più volte copriva l’intero percorso, le mani, seguivano il disegno della mia figura.
Come rapita da una soddisfazione interiore, seguiva il mio lento risveglio. Come ogni volta poi mi giravo per offrire alle sue intriganti dita il mio petto. Carezze lente calamitate dalla corposità dei miei muscoli addominali. Più volte e a fil di pelle. I miei occhi, pur intorpiditi dal sonno, le confermavano il mio apprezzamento, ed il mio amorevole sguardo era la migliore soddisfazione che potessi darle.
Le piaceva da morire trasferirmi il calore del suo materno contatto.
Ma quella domenica fu diverso.
Un leggero lenzuolino copriva il mio bacino. Una gamba sopra il lenzuolo, leggermente reclinata, l’altra semicoperta dal solo lembo di tessuto che, a malapena, mascherava il mio basso ventre e lasciava chiaramente trasparire un qualcosa di duro che, prorompente, faceva capolino tra l’intimo incrocio delle mie gambe.
Non poteva non accorgersene! E fu palese il soffermarsi del suo sguardo su quell’intimo svettante nel suo possente alza bandiera mattutino.
Sfacciato ed a occhi chiusi con una mano lentamente cominciai ad accarezzarmi un cazzo particolarmente imperioso. Il mio respiro diventò intenso, parte per la paura di una sua giustificabilissima reazione e parte per lo stato di eccitazione, veramente bestiale, che sfacciatamente le stavo mostrando.
Un gemito mi sfuggì dalle labbra, mentre continuavo, molto lentamente, a toccarmi il sesso.
Mamma inebetita seguiva la cadenza della mia mano sul mio attributo. Sembrava tremasse! Si girò, forse per redarguirmi. Le mani sul volto quasi a schermire la sua vergogna. Un movimento nervoso tant’è che la morbida vestaglia scoprì parte della sua figura. Conturbante era il disegno del suo seno.
Le mani tentarono di coprire quella splendida visione mentre quella mia mano continuava spudorata ad andare, provocatoriamente, su e giù. Chinandosi per baciarmi sulla fronte, non si era accorta che la cintura della vestaglia aveva allentato la sua funzione protettrice. Il bellissimo seno scivolava naturalmente a sfiorare le mia bocca. Le labbra incrociarono gonfi capezzoli, naturalmente si schiusero al provocante contatto. Veloce fu il suo lento risalire sul viso, fermandosi solo per un attimo. Ed in quella frazione di secondo l’immediato mio respiro le scaldò la delicata pelle.
Subito si ricoprì arrossendo mentre cresceva lo stato di forte eccitazione di cui ero pervaso.
Presa da un violento sussulto uscì dalla stanza senza staccare lo sguardo dal mio bacino e con il mio nome strozzato da una voce rotta da una strana emozione.
Quel momento mi diede una conferma. Mamma si era definitivamente accorta di come la sua presenza suscitasse in me morbose fantasie, e nel contempo l’assenza di reazione mi offriva, forse, la possibilità di osare di più!

Passò circa un’ora durante la quale più volte mia madre passò dalla mia stanza. Sapevo che osservava a mia mascolina figura mentre ancora mi deliziavo tra le lenzuola con l’uccello sempre in piena tensione.
Si erano fatte le undici, papà come ogni domenica mattina era impegnato nel suo giro domenicale, e per le sue pulizie si stava facendo veramente tardi.
Con fare spedito entrò nella mia camera, direttamente alla finestra per aprire le imposte. Il sole violento entrò nella stanza rendendo palese lo stato delle mie provocanti grazie.
Sedendosi ancora nel suo angolino, con fare amorevole, tentò di ricopre le mie nudità, lasciando scivolare una mano sulle mie gambe. Con una punta di sottile malizia, tutta nell’occhiatina fugace alla zona pubica, mi fece arguire che la mia esuberanza mascolina cozzava con il suo ruolo di madre.
Spudorato mi accovacciai a lei, cingendo forte il suo corpo tra le mie gambe raccolte in posizione fetale. La strinsi a me trasmettendo al suo corpo, attraverso l’esile lenzuolo, l’intenso mio calore.
Tremò!
Fui sorpreso dalla sua reazione!
Riprese le sue carezze, sempre più amorevoli, sul viso, sfiorando le mie guance, poi ancora sul petto, le dita sostavano ripetutamente sui capezzoli. Percepii chiaramente una forma di trasporto nei suoi movimenti unita alla gioia di un epidermico contatto.
La pressione delle dita diventarono intriganti, le unghie giocavano leggere stringendo i capezzoli, contemporaneamente il leggero vestitino, nel frattempo indossato, scopriva le bellissime cosce, mentre la sua espressione diventava intrigante.

Continuava ad accarezzarmi mentre stringevo sempre più forte a me il suo corpo. Mi fu chiaro il fremito che percosse la sua schiena mentre il mio intimo spingeva contro il suo corpo.
Un calore indescrivibile mi prese, il suo sguardo incrociò il mio.
Le mie mani lentamente andarono perverse tra le sue gambe, mentre le sue sostavano innocenti sul mio addome, continuando a percorrerlo in tutta la sua mascolinità.
Il suo respiro aumentava di intensità ad ogni delicato contatto con le mie dita sulla sua delicata pelle. Il silenzio imperava nella stanza interrotto solamente dai impercettibili gemiti che si andavano amplificando nella stanza.
La guardai negli occhi, diventati lucidi, e rimasi attonito dal suo sguardo intenso che manifestava palese una forte eccitazione.

Le mie mani incrociarono le sue e, in assoluto silenzio, le accompagnarono lentamente a sparire sotto il lenzuolo, vincendo ogni sua debole resistenza. Conturbata non riuscì a trovare la forza di opporsi alla mia provocazione.
Il cuore mi pulsava forte, il cervello mi scoppiava, ed il mio corpo fu scosso da un fremito intenso quando dita tremanti sfiorarono i primi peli ispidi di un muscolo che continuava a spingere con subdola provocazione sul suo corpo.
Fu immediato il suo naturale tentativo di ritrarre la mano.
“mamma …ti prego …”
implorandola, a fil di voce, di sconfiggere definitivamente le sue diventate esili resistenze a compiere l’innato passo che la separava da un qualcosa che comincia ad incidere sulla sua indebolita opposizione
“tesoro non possiamo…”
“lo vuoi tu per come lo desidero anch’io……”
spingendo la sua mano all’intimo contatto.
Senza nessun controllo cedette alla mia supplica. La sua mano con titubante dolcezza, si riportò sul perverso approccio. Le dita timide sfioravano, morbose, il mio muscolo.
Una sensazione perversa la coinvolse come se una frustata percuotesse il suo corpo.

Spudorato anche le mie mani lentamente risalivano tra le sue gambe, sino ad arrivare alla soglia di quella caldissima sua intimità. Mamma le strinse d’impeto ma a nulla servì. Riuscii a sfiorare superficialmente, e con particolare trasporto, i ciuffetti che spuntavano dall’esile suo tessuto, penetrando dolcemente verso il perverso contatto.
Con fare naturale si accostò a me…. gemendo.
Mamma stringeva tra le mani un muscolo che sembrava volerle scoppiare tra le dita. Stringeva forte mentre il suo corpo sussultava ad ogni pulsazione di un cazzo in forte tensione. Stringeva forte spinta da una assurda passione. Un calore intimo si stava diffondendo in me, mentre la sua mano lentamente percorreva la mia asta in tutta la sua possente dimensione. Dolcemente mi masturbava, piano, lenta, come a voler scoprire le reali dimensioni di un cazzo diventato enorme.
La mia mano intanto risaliva lenta sul suo seno, stringendo stupende mammelle. Cercavo i grossi suoi capezzoli. Tra le dita li stringevo morboso. Il suo viso si contraeva, gemeva inspirando profondamente, mentre rapita da una esaltazione che non riusciva più a controllare, stringeva ancora più forte e sentiva pulsare la cappella.
Il suo corpo era una continua vibrazione. Ed il mio pulsava sesso ad ogni respiro.
Rapita dalla sua stessa eccitazione, con le mie dita tra le sue intime labbra bagnate che cominciavano ad assaporare gli umori che abbondanti stava rilasciando. I nostri respiri crescevano di intensità, entrambi vittime, entrambi colpevoli. Continuò ad accarezzarmi intimamente, sospinta da una crescente voglia di perversione, continuò a stringere forte il mio cazzo. Sentiva la cappella gonfiarsi, e tentà di oppore una, sia pur minima, resistenza nel lasciarmi entrare con le dita dentro di se
“mmmhhh… ti prego smettiamola…”
“NO! è troppo bello… dai ancora, sei bravissima… ssssii”
“ti preg….oo…. fermat…iiiiiiii…”
non riuscì ad opporsi al perverso contatto, continuò a masturbarmi, continuai a masturbarla. Poi la mia bocca scivolò prima sulle sue labbra a sfiorarne il contorno poi sul petto, la lingua assaggiò il sapore della sua pelle attorno ai capezzoli.
na mia mano stringeva forte un capezzolo, l’altra completamente dentro di lei. Un mio dito la stava sconvolgendo. Nello stesso istante si irrigidì e un calore assurdo mi permeò le dita. Contemporaneamente schizzi impetuosi, violenti. le riscaldarono la mano, lo stesso calore che lentamente si distribuiva tra le mie dita e le sue cosce. Schizzi impetuosi.
“HHHOOOMMMMM…… mamma”
“amore mio…. SSSSSIII…”

Solo l’anticipato rientro di mio padre fermò ogni nostro possibile successivo i****tuoso rapporto!

Quella mattina mi ha accompagnato per i tanti anni di università passati così lontano da casa. Fu una scelta imposta da mia madre per impedirle particolarmente a lei di starmi vicino!
E adesso rivivendo nelle fantasie di mio figlio le stesse sensazioni come posso condannarlo!... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: First Time, Mature, Taboo  |  Views: 89  |  
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Intrigo in famiglia 5

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LA FEMMINA PREVARICA LA MADRE

Fremiti intensi esaltano il mio corpo mentre mi perdo nel piacere di una sborrata fantastica, e da un orgasmo perverso, comincio a realizzare l’immenso godimento che il bellissimo cazzo, perso nella fica fra poco potrà darmi. Ho goduto come una gran maiala, ma mi manca il cazzo, desidero ardentemente essere sbattuta, solo così potrò calmare i bollenti spiriti che esaltano il mio essere intimamente troia.
“ti prego scopami… ho voglia di cazzo… un cazzo duro… adesso… ”
Ci spostiamo in camera
“ho voglia di fare un giochino”
“che vuoi fare…”
Nella mia voce è altissima l’eccitazione
“vedrai sarà bellissimo….è tanto che ci penso…”
mentre un mio pareo lentamente copre i miei occhi. Elettrizzata lo lascio fare.
Con gli occhi bendati, il buio decuplica la mia eccitazione.
Tremo come una baldracca mentre una maschia lingua mi devasta l’intimo Ne assaporo la corposità; “mmmhhhh…”
Gemo ancora:
“sei una magnifica troia ti vedesse ora tuo figlio impazzirebbe dall’eccitazione, si godrebbe lo spettacolo dedicandoti una bellissima pugnetta. Quante volte hai fantasticato su quel grosso cazzo…ti ho sentito gemere mentre godevi del mio cazzo ma, sono certo hai pensato che fosse il suo a sbatterti. Sei una troia …stai morendo dalla voglia di farti scopare da tuo figlio. Ed io ti voglio vedere…”
“sei un bastardo, non è vero, sono sua madre...”
“si, ma vorresti farlo godere lo faresti morire di piacere, mentre sborra nella mano della sua mammina...”
Sussulto!
Il pensiero mi sconvolge. È proprio vero ho avuto modo di soffermarmi più volte su quel pacco che mio figlio cela tra le gambe e più volte ho tremato ripensando a quanto duro e grosso è quel suo muscolo.

Papà infila la lingua in bocca, per bloccare ogni possibile reazione di mamma mentre con la mano si gusta la rotondità di un culo meraviglioso.
"ti prego scopami…”
“si ma… è lui che ti lecca, è tuo figlio che ti fa tremare, è lui che ti da piacere. E’ lui il tuo focoso amante…è lui che adesso ti scopa…”
Le sue parole mi scuotono. Fremo. Eccitata mi abbandono alla sua fantasia, regalandogli il calore del mio corpo che una frenetica lingua raccoglie tra le mie umide labbra.
Le mie mani guidano il suo fare.
Il pensiero di essere scopata da mio figlio, mi eccita come non mai, non riesco a controllare le mie sensazioni, comincio a toccarmi pensando come quell’uccello adesso potrebbe farmi gemere di un piacere assurdo. Il corpo freme di piacere, nell’immaginare che possa essere il magnifico cazzo di mio figlio mi eccita al punto che comincio a fantasticare sul suo grosso uccello dentro la mia fica. Ed è come se lo sentissi, distintamente.
Il calore cola tra le cosce. Dio come è bello! Prendo atto che è eccitazione allo stato puro che cresce all’i****tuoso pensiero.
Vorrei quel grosso uccello e poterne godere. Mi sento una troia, mentre gemo delle sue carezze sulla mia intimità. Una irruente passione guidano mani frenetiche sul mio corpo.
“stai godendo della lingua di tuo figlio”
Non riesco a contrastare i suoi pensieri … ”
“senti come è duro il suo cazzo”
Papà prende la mano di mamma facendola scivolare su di un magnifico uccello.
“senti come è duro”
Mamma stringe il cazzo tra le mani e ne sente forti le pulsazioni
“Dio è veramente grosso!”
“dai godi del superbo cazzo di tuo figlio”
“Si dai scopami fammi morire ”
Gli occhi bendati incentivano la mia fantasia e cedo alla puttana che è in me stravolta dall’impugnare un cazzo che sento superbo
“ti piace… vero?”
“ssssiii……”
“senti come è duro… dai succhialo… ora… forza… così….”
Lui non ha mai avuto una mazza così potente. Dio è veramente duro! Anche lui è eccitato come un maiale.

Avvicino la bocca, il buoi dei miei occhi aumenta le mie intime sensazioni!
Un inconfondibile sapore di sperma pervade la mia lingua!
DIO È LO STESSO odore….quel perverso odore del piacere di mio figlio che non ha mai abbandonato il mio corpo!
Un attimo per privarmi del pareo
“È IL CAZZO DI MIO FIGLIO CHE STO LECCANDO”
… ho veramente, il cazzo di mio figlio tra la lingua, le sue mani tremano sul mio capo. I
l padre mi è accanto con un cazzo, in splendido tiro, stretto tra le mani
“non ti fermare, continua… fallo morire…”
Una goccia del caldo seme di mio figlio scivola tra le mie labbra. Sussulto!
“È il seme di tuo figlio”
è ancora caldo, una seconda scivola tra le mie labbra l’ha raccolgo con la lingua.
Un attimo per realizzare che è quello che ho ardentemente desiderato in questo mese, quello che suo padre desiderato, quello che anche lui ha vuole da noi.
“mamma…”
Attimi lunghissimi per realizzare quello che desidero ardentemente!!!
“ssshh… non dire niente… voglio solo ascoltare i tuoi gemiti….”
La mia indole puttanesca ha definitivamente prevaricato il mio ruolo di mamma, eccitata come non mai avvicino la bocca al cazzo di mio figlio. Piano comincio ad accarezzarlo, lo passo sul viso, sulle guance, poi sulle labbra, completamente rapita da una assurda lussuria.
È estasiato, eccitato e duro, si gode le mie carezze accompagnandole con sottili gemiti di piacere.
Lascio scivolare della saliva tra le mie mani ed il suo uccello, e con passione riprendo a leccare sul cazzo di mio figlio. Lecco, indugio con la lingua sulla cappella, ne roteo la punta a raccogliere le gocce di una eccitazione bestiale.
Poi lo faccio scivolare la potente asta, lentamente, in gola, le labbra serrate per percepirne i palpiti, lo ingoio avida, lecco forsennata. Lo sento distintamente pulsare.
Quanto è duro. È bellissimo!

Seguo mio marito osservare, eccitato, la mia lingua passare lenta sulla potente asta di suo figlio, la richiamo nella bocca stringendola perversa tra le labbra. Governo il cazzo, con estremo trasporto.
Confermo l’assurda voglia di vivere l’i****tuosa esperienza, finalmente una maiala, sento il suo cazzo pulsare impetuoso, ed enorme, tra le mie carnose labbra e godo al solo pensiero che adesso sia il possente uccello di mio figlio a sbattermi
Tremo intensamente, ho un primo, violento, orgasmo.
“SSSSSiiiiii……”
Sto impazzendo dal piacere!
Le sue mani sono padrone assolute di un corpo in fermento. Le sue labbra sfiorano i capezzoli gonfi. Li bacia dolcemente.
Sul letto le mie gambe cingono il suo corpo completamente nudo, le sue mani impazzano sul seno cominciano a devastarmi i capezzoli. Impazzita dal piacere d’impeto mi possiedo il suo corpo.
“MMMMHHHHHHH……”
In un attimo sono padrona del suo splendido cazzo, duro potente, lo dirigo, senza alcuna remora, verso il mio piacere. Lo faccio scivolare lentamente tra le intime labbra umide.
Sussulto di piacere. Di un enorme piacere. Gemo intensamente mentre inizio ad ondulare ritmica la fica sul suo robusto uccello.
È tutto dentro!
Sento il duro muscolo pulsare, mi abbandono completamente alla forza del suo uccello che sfrega sulla fica, completamente bagnata di caldi umori.
Il padre è alle mie spalle, sento il suo respiro, profondo e intenso, ventilare delicato sul mio collo, le labbra schiuse, la punta della lingua leggera sul mio collo, tutto accentua il mio piacere.
“ti piace…”
“mmmmhhhh…”
Non so cosa altro rispondere mentre si sposta alle mie spalle. La mia lingua è assoluta padrona di quella di mio figlio mentre il padre estasiato dal mio culo, avvia un gioco di lingua tra i glutei. Lecca dolcemente, si insinua tra il solco, sfiora l’intimo foro, lo inumidisce.
“ooooohhhhhhh……”
Non riesco a trattenere i gemiti, contraggo i muscoli mentre assaporo le pulsazioni dell’uccello che mi sta sfondando la fica, gemo, sospiro con affanno contorcendo il corpo su quella lingua.
Suo padre si ferma, qualche secondo, lungo una eternità, mi volto, nel mio sguardo l’implorazione di non smettere. Giusto il tempo di vedere libero un magnifico cazzo, e le mani cingermi i fianchi.
È chiaro quello che vuol fare, divarico le gambe, allargo con le mani le natiche, ed agevolo il suo poggiare la rossa cappella tra le erotiche chiappe.
“era quello che volevo regalarti la gioia di due cazzi in piena eccitazione…. Vedrai sarà bellissimo….”
“si scopatemi assieme… lo voglio…vi desidero…”
Subito mi piego in avanti.
Sto per morire di piacere!
Mi penetra dolcemente, lento spinge un cazzo durissimo, respiro a fatica, ma è bellissimo. Gemo! Sento dolore, ma non voglio che smetta, le mani sulle spalle di mio figlio fanno resistenza alla sua spinta:. Sospingo il bacino e lascio che mi possieda a****lescamente.
Un urlo intenso, non di dolore, bensì di immenso piacere, che mi scuote lasciandomi senza fiato.
Un piacere assurdo!
Un gemito intenso, inarco il busto, e mi ritrovo con due cazzi in corpo che mi stanno distruggendo dal piacere.
Entrambi seguono il mio corpo vibrare di piacere. Il corpo posseduto da un magnifico cazzo, mentre un secondo mi devasta il culo.
Il primo è durissimo, il secondo è massiccio.
Godo di entrambi!
Per frenare le mie urla mi impossesso della lingua di mio figlio che, contemporaneamente, impazza nella mia bocca mentre continua a scoparmi selvaggiamente.
Il seno reagisce ai colpi forsennati dei due possenti cazzi che ho dentro. Colpi che violenti mi stanno mandando in estasi. Un cazzo imperioso dentro la fica umida di piacere, l’altro, superbo, nel profondo culo.
Contraggo i glutei come la più grande troia!
Li sento entrambi pulsare. Stanno impazzendo, li sento gemere dal piacere.
Una mia mano scivola tra la fica, stringe la clitoride in un ditalino devastante, continuo a godere, sto impazzendo!
“è bellissimo… sssiiii…”
Vengo ancora guardando la mia espressione di troia nel grande specchio.
Non credevo potessi godere così tanto.
Un cazzo, duro, nella sua giovanile esuberanza, completamento perso nella mia umida fica, un secondo, teso nella sua esperta eccitazione, pieno di libidine a riempirmi il culo sino a soffocarmi e sconvolgere la mia lussuria più intima.

Do ora sfoggio a tutto il mio essere troia.
Stringo ora, tra le mani, due superbi cazzi, li masturbo, cadenzando i miei movimenti al loro pulsare, percepisco la loro irrefrenabile voglia di godere del mio corpo.
Sono sconvolta dai gemiti sempre più intensi e forti che si stanno amplificando nella stanza!
Le loro mani impazzano sul mio corpo. Quelle di mio figlio perse tra i miei lunghi capelli governano i movimenti del mio capo, spingendo, con forza, la mia bocca sul suo uccello, mio marito con le sue stringe forte tra le dita i capezzoli
Tutto mi sta facendo impazzire!
Lunghi minuti di un piacere che non ha limiti.
Decido di diventare io attrice della perversa situazione che si è creata.
Ancora saliva per lubrificare il potente cazzo di mio figlio, mentre comincio a pestare su quello di suo padre.
Continuo a tirar di sega sui due cazzi che ho ancora tra le mani, li sento gonfiarsi di piacere. Aumento la foga dei miei colpi.
Il ragazzo comincia fremere come un ossesso, il padre aumenta l’intensità dei suoi gemiti.
Con i cazzi fra le mani, tiro con particolare trasporto, i loro occhi incrociano i miei, la mia espressione è tutta nel piacere che sto vivendo, che stiamo vivendo.
Mi accorgo che stanno per venire, sono pronti a scaricarmi addosso la loro sborra.
Prendo in bocca tutta la cappella del mio uomo e stantuffo con innaturale trasporto. Il cazzo gonfio modella le mie guance. Lo sperma sta per arrivare, lo sento risalire. Mio marito si irrigidisce, sfila il cazzo dalla mia bocca e comincia a schizzare. Schizza con una potenza assurda, un fiume inarrestabile di sperma. La bocca famelica, si riceve il suo seme.
Bevo avidamente!
Mi abbandono al cazzo di mio marito, al piacere di perversi schizzi. Schizzi impetuosi in gola, forti inarrestabili.
Subito mio figlio afferra la mia testa la sposta sul suo uccello, preme forte e mi spinge il cazzo in bocca.
Neanche il tempo di godere della potenza di un muscolo possente e, anche lui, mi inonda del suo seme.
Altri schizzi potenti sul viso, con trasporto passivo mi faccio sporcare il viso, i capelli, tutto il corpo.
Continuo a toccarmi la fica, gemo ad occhi chiusi, godo veramente come una baldracca!
Sborrano, entrambi, copiosi sul mio corpo, mi sporcano di sperma, schizzano, ancora sul seno che danza di perversa eccitazione. Si guardano negli occhi.
Prendo il cazzo di mio figlio in bocca e con la lingua raccolgo il suo seme, mentre continua a gemere intensamente.
A mio marito faccio assaporare il calore della mia bocca, lo sento fremere al dolce contatto.
“ooooooooooooohhhhhhh”
Vengo con un altro orgasmo.
Devastante!
Mio figlio mi rimette in bocca il cazzo, e lecco assetata, succhio come più non posso, non sono più padrona dei miei pensieri. Sono eccitatissima, ho voglia di godere e gemo.
Sto sbrodolando come la porca che hanno sognato!
È fantastico, sto impazzendo dal piacere, mi sento troia, una grandissima troia. La troia che entrambi hanno desiderato in questi lunghissimo mese.

Esausta, e con un calore infinito fra le gambe, il viso sporco, il seno martoriato, il corpo oggetto delle sborrate dei miei amanti, ma ho ancora la forza di ripulire i cazzi degli ultimi rivoli di sperma. A turno risucchio il loro piacere e con esso gli ultimi gemiti dei miei amanti.
Un filo di sperma scivola tra le labbra, con un dito ne raccolgo l’essenza e lo riaccompagno alla bocca, dove la lingua, in un ultimo sforzo, ne gusta il piacere.
Eccitata unisco la mia bocca al cazzo di mio figlio responsabile della gioia e, adesso, delle mie pene… mentre mi accingo a cavalcarlo selvaggia un’altra volta, ascolto:
“Papà, nonna mi ha detto che le manca la gioia di quella domenica mattina………….”... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: Group Sex, Mature, Taboo  |  Views: 320  |  
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Intrigo in famiglia 6

Storia trovata su internet

“…le manca la gioia di quella domenica mattina…”
Questa frase è un paio di giorni che mi frulla in testa. Quale è il significato? Perché dopo tanti anni? Perché detta a mio figlio?
Quando sono andato a chiedere a mia madre di ospitare mio figlio per un mese, la sua curiosità era tanta. Ho dovuto giustificare la richiesta prestando molta attenzione a non farle intendere il reale motivo della richiesta. Non potevo certo confessarle che nostro figlio si era masturbato toccando sua madre. Ma mia madre non è sciocca e avrà, sicuramente, capito ciò che tentavo di nasconderle!
Era forte il mio dubbio che avrei potuto rinverdire quel nostro perverso segreto. Quella domenica mattina quando l’improvviso rientro di mio padre pose fine alla morbosa situazione che si era creata in camera mia. Mamma aveva ceduto alle mie provocazioni e, rapita da una crescente lussuria, si era dedicata alla splendida arte di una sega mentre stavo godendo dei suoi calori tra le dita.

Sono rimasto per anni con un desiderio morboso di scoparla. Voglia che non mi è mai passata!
Dopo una settimana iniziò il mio lungo calvario all’Università e lei non mi offri più alcuna opportunità di starle particolarmente vicino. Quasi mille chilometri di distanza e nessuna possibilità di vederla. Ai miei sporadici rientri a casa alcun cenno, nessuna debolezza da parte sua e a me è mancato il coraggio di materializzare la mia libidinosa voglia.
Cosa sarebbe potuto accadere ove avessi fatto delle perverse avances? Avrebbe ceduto al morboso richiamo della carne? Si sarebbe concessa per il mio ed il suo piacere? O avrebbe resistito!
Dubbi rimasti per anni senza risposte.
E adesso quella frase, di colpo, mi riporta a quel giorno.

Una settimana di sesso a strafottere, mattino, pomeriggio sera, con papà ad ass****re e partecipare. È stata la sua assurda complicità ad offrirmi l’opportunità di godere del corpo di mamma e, nel contempo, di farla gioire del mio potente cazzo. Il rapporto di complicità tra i miei, fatto di intrighi e perversione, mi ha coinvolto facendomi scoprire le nascoste virtù di mia madre. Una donna che a letto sa trasformarsi in femmina calda ed esigente.
E proprio ora quella richiesta di nonna!
“Dai una settimana da nonna non può che farci bene. Io lascio riposare la mia passerina e tu ti riprendi un po’. Tra un mese finisce la scuola e mi è stato confermato che sei un po’ indietro. Mica vorrai restare l’estate chiuso in casa mentre noi siamo al mare!”
Quindi una settimana intera da nonna per quella sua paura di non restare sola di notte. Nonno è andato in giro per alcuni impegni della sua azienda.
Nei fine settimana del mese di forzata punizione siamo riusciti a trovare una perfetta simbiosi in termini di equilibrio di orari, di spazi e principalmente di rispetto delle rispettive esigenze. Le sue di una donna virtuosa dedita al focolare domestico disponibile a soddisfare le richieste del suo uomo, le mie di un ragazzo che, scoperto il piacere della fica, si trovava costantemente con il cazzo in tiro e con la voglia di soddisfare la propria eccitazione.
Un equilibrio che non mi pesava. Il sabato all’uscita di scuola alle 13,00 il pranzo era già pronto, trascurati gli impegni scolastici mi dedicavo al calcetto, la pizza la sera con gli amici, il mio rientro non oltre le 22,30, il suo aspettarmi sveglia per il bacio della buona notte. La domenica mattina il portarmi il caffé a letto ed i suoi grattini sulla schiena “lo facevo sempre con tuo padre, sai gli piacevano tanto le mie coccole…” poi il pantagruelico pranzo. Quello che mi pesava, invece, era il continuo pensiero al corpo di mia madre. La notte si materializzava in tutta la sua conturbante figura e, per quanto eterea lei fosse, tangibili erano, invece, le mie mefistofeliche pugnette.
Più volte ho rischiato che nonna mi beccasse con il cazzo stretto in mano!
Fortunatamente il lunedì arrivava presto.

“Allora per questa settimana sistema la tua roba tra il cassettone e l’armadio. Se ti manca spazio dimmelo, vedremo cosa riusciremo a fare”
Cerco spazio per le mie cose nell’armadio della vecchia camera di mio padre. La stessa camera che ora utilizzo io.
Un armadio pieno di vestiti particolari.
Una buona mezz’ora ed ho quasi finito. Tre paia di jeans, qualche felpa ed è fatto. Ho solo da sistemare slip e magliettine, per quelle c’è l’ultimo cassetto. Mi accingo a concludere il mio lavoro ma resto sorpreso da diversi completini intimi tutti di intrigante fattura, conservati, oserei dire dimenticati, da chissà quanto tempo. Busti in pizzo resi accattivanti da sapienti contrasti di trasparenze, reggicalze e giarrettiere arricchiti da finissimi ricami in delicatissimi tessuti. Rovisto con particolare interesse alla ricerca di altro. La mia curiosità è soddisfatta da un provocante coordinato in fantasia leopardata. Una guepiere di lucido tessuto con sottili profili in pizzo che ornano le coppe del reggiseno creando un accattivante effetto chiaro scuro. Sul retro, una intrigante scollatura per lasciare scoperta la schiena quasi fino al culo, civettuoli gancetti in raso per agganciare quelle velatissime calze di finissima seta nera, ancora conservate nello stesso cassetto. Infine una provocante culottes, anch’essa leopardata spudoratamente trasparente, completa il tutto.
“Che fai?”
“e che non so dove posare le mie cose”
“li sicuramente non centrano!”
“ma sono tuoi questi”
“a te non starebbero certo bene”
Ride!
“e non li usi più?”
Ridendo anch’io
“Quelli ormai fanno parte del mio passato”
“Credo ti stia ancora bene”
Nonna resta sorpresa dalla mia sfacciataggine
“Ti va di prendermi in giro?”
“no lo dico veramente”
Con in mano la intrigante guepiere leopardata d’impeto l’appoggio sulla sua figura. L’immagine che mi restituisce questa mia azione è quella di una donna piacente.
Con questo indumento il corpo di nonna doveva fondersi un’unica provocante raffigurazione di particolare seduzione, andando a materializzare i più intimi segreti dell’erotismo e della sensualità del suo interessante fascino femminile. Un capo che doveva renderla strepitosamente sexy agli occhi del suo uomo! e che potrebbe ancora esaltare il suo corpo.
Nonna, una donna che pur avanti con gli anni, fra due mesi festeggia i suoi 60 anni, è ancora piuttosto attraente. Dimostra almeno 10 anni in meno. Il suo brio è tutto nella sua consapevolezza del particolare fascino che, sapientemente, sa ancora emanare. Una figura slanciata in un fisico che si valorizza in una morbida quarta di seno, gambe lunghe e ben disegnate ma è il fondoschiena che, sicuramente, richiama più di un pernicioso interesse. E questi capi sono il segno di una seduzione passata ma che sarebbe ancora capace di trasmettere. Chissà perché non li usa più!
“avessi qualche anno in meno forse… questa adesso starebbe meglio a tua madre!”
Una riflessione che mi spiazza.
“eehhh si… si, hai sicuramente ragione… mamma farebbe veramente una bella figura…”
La mia espressione cambia di colpo.
“è bella tua madre vero?”
Forse ho fatto una gaffe! Spero di non averle confermato quel nostro segreto.

Quel suo gioco mi ha fatto sorridere. Però è vero ho quasi dimenticato questi capi, sono certa che ancora oggi farei la mia splendida figura.
Ma è stata la reazione alla mia ultima sua frase che mi ha lasciato turbata.
Quel dubbio che mi ha assalita ascoltando le parole di mio figlio non vorrei fosse certezza. Devo scoprire se quel mio pensiero che mi sono fatto è vero. Vorrei arrivare a capire se anche mio nipote, come suo padre, smania del corpo della madre.
Intendo sincerarmi se il motivo del mese di punizione sia riconducibile a quella morbosa fantasia della quale anch’io sono stata già consapevole vittima.
È bastato poco per averne la quasi certezza. Tutto il giorno sento i suoi occhi sul mio corpo. Nel mio naturale ancheggiare per casa lo sorprendo più volte alle mie spalle. Seguo il suo sguardo risalire lentamente le mie gambe e fermarsi sulle piccola porzione di coscia che il civettuolo spacchetto della gonna scopre mentre, con una punta di ricercata malizia, accavallo le gambe. La conferma mi è subito data dal suo sforzarsi a guardare al di là della innocente scollatura della maglietta che indosso, e scoprire che ho privato il seno di un inutile costringimento.
Credo proprio che la sua adolescenziale esuberanza gli abbia creato qualche problema. La conferma è nel suo arrossire ogni qualvolta lo guardo.

La sera seduti accanto sul divano guardiamo la tv. Nonna si appisola per la stanchezza di una giornata a sfaccendare. Inconsapevolmente favorisce quella mia fantasia che da un paio d’ore mi ha preso. Approfitto per guardare, con particolare interesse, all’interno della sua moderata scollatura. Il procace seno gonfia la sua magliettina accentuando il profondo solco delle plastiche mammelle. Caspita come sono grossi i suoi capezzoli!
Vado oltre e sbircio anche tra le sue gambe raccolte sul divano, la innocente gonna ha scoperto delle intriganti cosce fasciate da calze nere. Intravedo le sue forme valorizzate dal frivolo gancetto di un reggicalze che, smentendo la sua confessione di stamattina, scopro le piace ancora indossare.
Ho sempre appezzato il suo modo di proporsi con quei suoi abitini sempre alla moda, moderatamente sexy e particolarmente intriganti. Confermo che nonna ha una particolare predilezione per il nero, qualche volta ho ascoltato le sue riflessioni con mia madre sugli abitini che indossa “mi piace come mi sta il nero, sai mi slancia”
Credo le piaccia ancora essere desiderata dagli uomini.
Nel suo dormiveglia più volte seguo una timida lingua inumidire labbra rinsecchite. Le mia immaginazione si fa più intensa. Comincio a fantasticare sul suo corpo. La mia mente libera le sue erotiche fantasie e immagina quelle sue carnose labbra farmi godere di un gran bel pompino. Sono convinto che sono labbra che cercano piacere. Sono quasi certo che sia tra le più esperte pompinare che ci siano.
La mia voglia di fica non porta rispetto neanche a mia nonna!
Una buona mezz’ora di pensieri erotici misti a fantasie scopareccie fino a quando nonna alzandosi consente ai miei occhi di incollarsi sul suo fondoschiena. Subito un pensiero! Immagino il mio cazzo avvolto quelle sue morbide chiappe e perdersi tra intime e ripetute contrazioni che farebbero godere me e, sicuramente, impazzire lei.
Con queste morbose fantasie su mia nonna e con il cazzo in tensione mi ritiro in camera mia.
La voglia di fica cresce e comincio a consumarmi il cazzo a pugnette.
“Ha chiamato tua madre domattina verrà a prenderti se ho capito bene dovete andare a quel megastore che hanno inaugurato qualche settimana fa. Forse ha bisogno di aiuto. Ed anch’io ho da fare quindi sveglia presto…”

Mi sto facendo convinta che il ragazzo viaggi di fantasia, se basta uno scorcio di coscia per sollecitare quelle sue particolare fantasia. Volevo cercare conferme a quelle mie crescenti convinzioni. È vero l’ho provocato ma non pensavo di suscitare quella sua intima reazione. È bastato poco perché quel suo coso crescesse in maniera particolarmente corposa!

Sono a letto. Nudo, il solo lenzuolino copre le mie grazie. Neanche un giorno è passato e mi manca il profumo ed il calore del corpo e, principalmente, della fica di mamma. Sotto le coperte mi trastullo il cazzo, in forte tiro. Una morbosa pugnetta ieri sera non è bastata a calmare i miei bollenti spiriti. Ho diviso la mia fantasia tra il profumo di mamma e l’immagine di mia nonna di ieri sera. Le sue grosse mammelle, le intriganti cosce. Nonna me lo ha fatto venire duro! Accarezzo il pisello lo meno, lentamente, per assaporare meglio il piacere di una intimità solitaria.
Un pò di saliva sulla grossa cappella, dal cassetto ho preso quella sua culottes e……

Stamattina devo uscire. Intendo andare dalla sarta e farmi sistemare qualche vestitino che sta ammuffendo nell’armadio, credo proprio che possa ancora indossarli. Sua madre verrà a minuti e lui è ancora a letto! Lasciando il caffè sul comodino non ho potuto fare a meno di accorgermi di quel qualcosa che da sotto il lenzuolo conferma l’esuberanza mascolina di mio nipote.
Ripasso dalla sua stanza. Non si è accorto della mia presenza. E seguo la sua mano che gioca con un muscolo veramente cresciuto. Lo impugna alla base, la mano si muove lentamente. Ma che sta facendo! No! Non è possibile! Lento con la mano scappuccia un muscolo in stato di grazia, lo stringe fra le dita. Si sta masturbando! La cappella è rossa.
MA COSA?
Ha in mano quel mio capo intimo che ieri mattina lo aveva affascinato. Quella mia culottes in seta leopardata adesso avvolge il cazzo.
La mano aumenta la velocità; “mmmhhhh…”, colpi secchi, forti veloci agevolati dalla delicatezza della seta!
Una mano sulla mia bocca smorza la mia sorpresa mentre un calore indescrivibile risale infido tra le mie gambe.
Continua a pestare con estrema intensità. Un attimo, si ferma, seguo la mano stringere alla base qualcosa che è mostruoso. Lo vedo contorcersi a letto, un attimo si irrigidisce e schizza impetuoso. Una, due tre volte. Resto immobile. Ancora schizzi sul suo petto. Sfrontato strofina quel mio indumento sul cazzo, raccoglie il suo seme “sii nonnaaaa”. Lo sento gemere strozzando il mio nome tra le labbra.
Il citofono ci riporta alla realtà! Sua madre è già qui!
Si alza, di s**tto con una verga ancora in piena erezione. Oddio! Se mi vede! Scappo alla porta, mentre lui è già sotto la doccia.
Sento la mia intimità bagnata. Sono eccitata! Come anni fa!

Ricevo sua madre. Bella e prorompente, una attillatissima t-shirt bianca accentua la procacità di un provocante seno. “è in bagno ed io sto uscendo”
In ascensore lo specchio restituisce il rossore del viso e il calore in mezzo alle gambe non accenna a diminuire.
Scoprire, alla mia età, che sono stata la protagonista delle masturbazioni di un ragazzino mi turba. Certo non è il massimo dell’adulazione per una bella tardona, ma è piacevole scoprire che suscito ancora interessi un po’ particolari. Per cui non mi sento offesa, ma mi preoccupa che il ragazzino in questione sia mio nipote. Mi riconosco delle colpe ma non avrei mai immaginato che un innocente gioco di seduzione, avviato con un preciso scopo, avrebbe s**tenato in modo così dirompente i suoi ormoni.
Prendo atto che è parecchio che non sono oggetto di desideri, come dire particolari, di un uomo e scoprire che il mio corpo è al centro delle fantasie di un ragazzino mi fa proprio piacere.
Nello stesso tempo ritorno indietro negli anni.
Quella mattina ero proprio sul punto di cedere. Era gia qualche mese che mi ero accorta del bel bastoncino che il mio ragazzo trastullava sotto le lenzuola.
Evidenti erano i suoi messaggi al mio corpo. Ma ero sua madre.
Non so cosa mi prese quel mattino. Forse quella voglia troppo trascurata dal mio uomo, forse il mio istinto materno sempre pronto a sacrificarmi per le esigenze di mio figlio, o forse il bisogno di sentirmi ancora intimamente viva e ho ceduto al piacere della carne, ho tremato al contatto delle dita di mio figlio sul mio intimo. Ho goduto del calore dei miei umori tra le cosce.
Chiusa in bagno ho assaporato, tremando, il suo piacere tra le mie dita masturbandomi come una volgarissima troia. Poi ho pianto!
Ho pianto per giorni interi consapevole che non sarei stata capace di res****re alle sue morbose provocazioni. Ho evitato qualsiasi occasione che potesse far generare l’inimmaginabile. Sarei stata capace a lasciarmi sconfiggere dall’oblio di una insana passione.
Solo il tempo, e la distanza, ha posto in essere quella giusta barriera tra lo sconfinato amore di mamma e….. l’i****to!
Quel giorno mi sono posseduta il cazzo di mio marito ed ho goduto come mai mi era successo. Per anni mio marito mi ha scopato ed ogni volta era il cazzo di mio figlio che mi faceva godere.
Ho represso poi nel mio corpo il piacere di pochi momenti di una lussuria sconfinata!
Ma dove ho messo la testa ho lasciato a casa i vestiti da portare alla sarta.

“Mamma mi sei mancata…”
In camera mia lascio cadere ai piedi l’accappatoio mostrandole la corposità di un uccello che dimostra la sua voglia di scoparla “amore per questo sono qui… anche tu mi sei mancato, papà mi ha scopato ma mi mancava il tuo grosso cazzo…”
Mamma si inginocchia mi bacia amorevolmente la cappella, la sua lingua comincia a ruotarci intorno “tesoro è tardi ma non posso certo farti uscire così!”
In un attimo tutto il mio cazzo è nella sua bocca mentre, con le mani mamma carezza le palle gonfie di eccitazione. Mi sta facendo impazzire!
Succhia assatanata un cazzo durissimo e con le mani sui miei fianchi mi tira verso di lei.
Lecca con trasporto. Il cazzo sparisce tra le su labbra. Lo ingoia tutto.
Mi eccita da morire, le mani sui neri capelli governano il movimento della sua bocca.
Mamma si rende subito conto che la mia eccitazione è al massimo. Mi guarda, sorride e aumenta la velocità dei suoi movimenti. La lingua picchietta nervosa sulla rossa cappella.
Sto per venire ho voglia di sborrarle in bocca.
Continua a succhiarmi, la bocca insaliva una minchia tesa, geme strozzando in gola la sua libidine, allarga le cosce, si infila due dita nella fica, con l’altra mano libera il bellissimo seno e stringe due capezzoli grossi tra le dita.
Sono troppo eccitato per res****re.
Grida la sua eccitazione mentre le sborro in bocca.
Spalanca la bocca e come una grande troia, non si perde una sola goccia del mio seme!
Godo di un piacere assurdo.
Ma non ho il tempo di goderne appieno. Mia nonna è sulla porta. È rientrata in forte anticipo rispetto ai suoi tempi e scopre quanto è troia la nuora!
La sua reazione è veemente. Lei, donna piena di valori, vedere la nuora che succhia il cazzo del nipote, per di più suo figlio... non può accettarlo.
Le mani sul viso segno inequivocabile di una vergogna al limite tra la rabbia e la vergogna.
Va via, sentiamo sbattere la porta.
Mamma è preoccupatissima non tanto della sicura reazione quanto dell’aver reso tangibile a sua suocera il suo essere una gran maiala.

La sento rientrare. Tutto il giorno nonna mi evita.
La giornata trascorre con la preoccupazione della sua reazione Mi aspetto la classica paternale da donna di rispetto. Un discorso infarcito di moralismi che mi faccia sentire in colpa. Pranzo da solo. Non mi rivolge la parola. È veramente arrabbiata.
Aver scoperto la moglie di suo figlio che spompina il proprio di figlio deve averla sconvolta.
Ma non è così.

Mi raggiunge in camera. È scura in volto.
“è inutile che facciamo finta di niente. Quello che avete fatto tu e tua madre è immorale. Lei si è comportata come una volgare troia. Aveva in bocca quel tuo coso, e tu le tenevi la testa ferma su quell’affare così grosso e lo spingevi forte nella sua bocca…”
Nonna parla con lo sguardo fisso sul mio basso ventre, Non pronuncia la parola cazzo, uccello, minchia o quant’altro. È come se si vergognasse a chiamarlo con il suo effettivo nome.
“dovreste vergognarvi, come avete potuto. Lei è tua madre dovresti portarle rispetto. E anche lei come ha fatto a darsi al proprio figlio…”
Spudorato ribatto alla sue riflessioni!
“Nonna papà mi ha confessato che anche lui si è toccato spiandoti in casa. Per anni non ha avuto il coraggio di confessarti il suo desiderio…”
Sulle mie parole è palese una vampata di calore arrossire le sue guance. Contemporaneamente comincio ad eccitarmi e il rigonfiamento di un durissimo cazzo traspare corposo dal pantaloncino.
“MA CHE DICI.”
“solo che… io ho avuto più fortuna”
“per questo stamattina ti toccavi con la mia culottes avvolta su tuo ucc……”
Il suo sguardo sempre più intensamente rivolto al mio basso ventre mi autorizza a liberare un cazzo sempre più in tensione e cominciare lentamente ad accarezzarmi perverso.
“MA COSA STAI FACENDO!”
Velocemente mi avvicino senza dire una parola e dirigo la cappella rossa tra le sue labbra.
“nonna da quanto tempo non ti scopi!
Immediata la sua reazione, gira la testa come a rifiutare, offesa, la mia oscena offerta.
Mi aspetto un sonoro ceffone ed invece…

È davanti a me. Sfacciato. Con una magnifica minchia tra le mani. La offre sfrontato alla mia bocca. Un attimo per decidere cosa fare. Non gli do il tempo di reagire. Quella sua confessione ha accentuato il mio stato di donna trascurata. Stringo il suo cazzo, lo sento palpitare nervoso tra le dita, avvicino le labbra! La famelica lingua non gli da tregua, lo lecco, lo succhio, lo insalivo. Con la mano comincio a masturbarlo mentre tengo la cappella ben stretta fra le mie labbra.
“Nonna”
Neanche lo guardo percepisco che è rapito dal piacere. Mi alzo in piedi e sorridendo maliziosa gli poggio i palmi delle mani sul petto, sospingendolo fino al bordo del letto. Subito le mie gambe cingono i suoi fianchi. Gli struscio la fica sul cazzo. Non ho indossato intimo. Risalgo fino alla sua bocca, mi masturbo sulle sue labbra, la sua lingua impazzita mi penetra, ruota, si sofferma sulla clitoride, la lecca, la succhia, la infila fra le grandi labbra la sento dura. Dio mi sta possedendo!
“oooohhh sssi”
Libero la troia che è in me! Divento porca per come non lo sono mai stata ma come ho sempre desiderato essere.
GODO!
Mi sollevo e posiziono il bacino all’altezza del suo cazzo.
Lo afferro con una mano, è duro, lo punto appena appena al di sotto della clitoride. Incrociando il suo sguardo mi impalo d’un colpo sulla sua verga.
Mi sfonda, mi allarga, mi sembra di morire…dal piacere. Urlo, gli conficco le unghie nel petto, lo sento diventare ancora più duro.
Mi sollevo un poco e lui comincia a pompare come un forsennato.
Mi fermo di nuovo, lo voglio gustare, sentire la sua forza, la sua virilità che mi penetra.
“scopami sfondami, fammi urlare, fammi godere” non so come mi siano venute fuori quelle parole così oscene, ma è tanta la voglia che non ragiono più.

Ho il cazzo fra le umide labbra della caldissima fica di nonna. Lei spinge indietro il corpo e si muove smaniosa. Le chiappe sbattono sui miei testicoli. Sento i suoi umori riscaldarmi le cosce. Maiala si sditalina furiosamente. Ansima forsennata mentre la pompo, sento il mio cazzo pulsare dentro di lei.

“fottimi. Ti voglio sentire tutto!!” grido il mio piacere. Non se lo fa ripetere sfila il cazzo dalla mia fica grondante e subito lo reinfila senza fatica! Godo è altissimo il piacere che mi pervade.
Mi prende per i fianchi mi tira a sé ritmico, pompa forte… “dai, dai, vieni, riempimi” sento la cappella pulsare nel mio corpo. Un ultimo affondo ed ecco uno, due tre schizzi di sborra caldissima. Mi giro e lo prendo tutto in bocca, lo succhio, un altro schizzo di sborra mi riscalda lo gola. Ancora un potente schizzo e la lingua ne raccoglie un sapore mischiato al mio.
Sconvolta mi abbandono al suo fianco con un pensiero. Prendo atto che il tempo passato non ha cancellato definitivamente quel giorno. È stato come rivivere quell’insana passione che mi figlio mi ha trasmesso quella mattina.
“Ti è piaciuto? Tra me e tua madre chi ti ha fatto godere di più….”
“nonna siete due gran belle fiche, mamma fa dei gran bei pompini ma tu hai un culo da favola……”
“grazie per il complimento”
“però non saprei risponderti”
“a te tu chiamala, dille che io non sono per niente arrabbiata… così domattina saprai rispondere… perchè stanotte ti voglio tutta per me…..”

Nonna è splendida avvolta da una morbida vestaglia semitrasparente, una intrigante guepiere esalta il suo seno, delicatissime calze di seta nere, sostenute da un piccante reggicalze in pizzo traforato, e quel civettuolo capo leopardato, piuttosto sgambato, rendono il suo corpo seducente e veramente sexy. Una bellissima femmina. Una femmina che ha ritrovato il piacere di un bel cazzo.
È lo dimostra subito!
“ha proprio una gran bella mazza il nostro ragazzo”. Nonna senza mezzi termini esterna un suo perverso pensiero “ed è anche bravo non è vero?”
“Si mamma stanotte nonna è stata splendida!”
Mamma è frastornata. Tutto poteva aspettarsi tranne questa situazione.
Ho dovuto ins****re nel convincerla a venire da nonna. La sua vergogna era forte.
“quando ti ho visto che succhiavi la minchia di tuo figlio mi sono arrabbiata moltissimo. Sono scappata via. Ero incazzata. Ma più passavano le ore e più mi tornava in mente il suo cazzo duro nella tua bocca. Rivivevo i suoi gemiti di altissimo piacere. Lentamente poi la rabbia ha lasciato spazio a qualcosa di sostanzialmente diverso. Come se un qualcosa nel mio passato lottassero con la mia morale. Senza rendermi conto mi sono trovata sul letto, vittima di una altissima eccitazione. Le mie dita subdole sono scivolate sul mio corpo giocando con il mio intimo. Le labbra strette per strozzare intensi gemiti. Il calore si è diffuso fra le mie gambe ed in poco sono stata pervasa da un piacere intenso. Ho goduto come una consumata troia!
Poi sapere che un bel cazzo era alla mia portata ha fatto si che mi assalisse frenetica una perversa voglia di cazzo... e ho deciso!
Tuo figlio stanotte mi ha fatto sentire femmina!”

Nel mentre nonna confessa il suo turbamento, senza pudore, appoggio il mio cazzo tra le conturbanti chiappe di mia madre. Un magnifico cazzo. Mamma ne percepisce forte l’intimo pulsare. Naturalmente spinge il suo corpo al mio, e avverte fisicamente la corposità del muscolo premere infido tra il solco stretto delle sue chiappe. Contraendo i glutei accresce il mio morboso desiderio.
Lo sguardo di nonna incrocia quello di mamma, mentre si avvicina e con la mano le accarezza il viso. Le dita spostano delicatamente i lunghi capelli neri, sfiorano le labbra “Sai il nostro ragazzo sarebbe capace di soddisfare le nostre voglie”
Mamma tutto si sarebbe aspettato tranne che sua suocera condividesse con lei la verga di suo figlio.
Lentamente avvicina le labbra alla bocca di mamma, la punta di una timida lingua ne percorre i contorni
Mamma sussulta, inizia a sospirare, mentre le carezze si fanno piuttosto intriganti.
Le dita di nonna lentamente la privano della leggera camicetta e cominciano a giocare tra il solco del procace seno di mamma
“hai veramente un bel corpo”
Un anelito appena sussurrato accompagna il suo fare.
Agevolo il fare di nonna privando mamma del reggiseno. Non si oppone a delicate dita che sfiorano rosee aureole. Percepisco un suo brivido percorrerle la sua schiena, mentre i suoi capezzoli si stringono tra le dita di nonna reagendo inturgidendosi. Sta salendo il suo intimo piacere.
Nonna poggia dolcemente le labbra sulle aureole, bacia delicatamente il seno, baci a fil di pelle, richiama in bocca un capezzolo, lo inumidisce con un delicato gioco di lingua. Lo succhia!
Mamma freme al dolce contatto. Sospiri prolungati rendono tangibili lo stato di coinvolgimento carnale che la sta assalendo. Mamma è morbosamente eccitata!
Nonna si china, lentamente, infila una mano sotto la corta gonna di mamma alla ricerca di un morboso contatto. La mano risale sfiorando l’interno coscia sino al bordo della delicatissima seta delle calze di mamma. In un attimo slaccio la sua morbida gonna facendole percepire il calore del respiro intenso di nonna tra le sue gambe
Contemporaneamente mamma subisce, inerme, la mia lingua percorrere, lenta, il bordo delle sua carnose labbra. In un attimo sono in una bocca calda ed accogliente. Un bacio appassionato sconvolge il suo corpo.
Mamma freme, sussurrando il nome di nonna con un filo di voce.
Dita intriganti sfiorano la clitoride percependone i primi calori tra le grandi labbra,
Assisto al saffico gioco di nonna sempre più eccitato. Nonna avvolge le mie muscolose gambe e le sue mani mi privano del boxer. Nudo mi offro alle sapienti arti amatoriali di femmine eccitate.

Ho sempre tenuto le chiavi di casa. Non so perché sempre li pronte ad essere usate negli orari più impensati. La mia speranza era di beccare mia mamma in qualche suo momento particolare, magari sotto la doccia, spiarla di soppiatto ed approfittare di ………..
Ma mi è sempre mancato il coraggio.
Oggi no!
Oggi voglio andare da mia madre il pensiero è uno solo chiederle spiegazioni su quella sua frase. Capire se ancora oggi è capace di res****re alle mie perverse offerte.
Mio figlio sarà a scuola.
Entro. In casa non sento alcun rumore. Mia madre probabilmente sarà uscita. Qualche minuto con il dubbio: restare o andare via. Quasi un bisbiglio provenire dalla mia camera richiama la mia attenzione. La porta è socchiusa.
Ma!
Mia madre fasciata da una accattivante guepiere, sdraiata sul letto, che ansima, mia moglie, in piedi, con una arrapante lingerie china a 90 gradi le lecca con foga la fica, mentre mio figlio da dietro la possiede selvaggiamente alternando il cazzo tra la fica di sua madre e lingua di sua nonna.
Una scena assurda!
“Mamma”
Mia madre, smaniando di piacere, guardandomi negli occhi
“tesoro manchi solo tu!1! ”
Una risposta che mi gela.
“E tu”
rivolto a mia moglie
“È bellissimo”
Mio figlio ancora più deciso
“Papà abbiamo due magnifiche troie per mamme!”
mia madre aggiunge
“tesoro sono anni che ti aspetto ...vieni…. ”
Quello che ho sognato per anni si sta avverando sotto i miei occhi! Mia madre da sfogo al suo carattere libertino e puttanesco, pronta a concedersi a quel suo figlio che per anni ha si è consumato il cazzo dalla voglia di scoparla.
Eccitato sfodero il cazzo e lo offro alla bocca di mia madre già pronta ad accoglierlo. Mia madre lo accarezza passandosi la lingua fra le labbra; “sono anni che sogno questo tuo bel cazzone”; con il mio cazzo tra le sue carnose labbra: “mamma succhiami fammi godere!” “sì, sono la tua troia” “mmm... desso ti faccio quello che non ho fatto quella domenica mattina, lo sai quante volte ho goduto sola…”
Ccon mio figlio ci offriamo perversi alle nostre rispettive mamme. Ci facciamo spompinare assieme.
“Vi piace... avere mamme così porche mmmhhh”
Mia madre geme con il mio cazzo che le pulsa frenetico in bocca. Un gemito che ha represso chissà per quanti lunghi anni. Le sue mani risalgono lente tra le mie cosce stringendomi con passione a se.
Le invito ad alzarsi la lingua segue lenta le sue carnose labbra, apre la bocca mi lascia entrare e contemporaneamente avvolge la sua alla mia.
La privo del corpetto la lingua scorre il suo corpo elettrico, stringo con passione i grossi capezzoli, li lecco con trasporto. Scivolo lentamente ai suoi piedi raggiungo il fondoschiena, lo bacio, mordo le natiche, mi soffermo estasiato.
Per anni ho sognato questo momento!
Affondo la punta della lingua tra il solco che divide il morbido oggetto di un morboso desiderio represse per anni. La sento fremere
Per facilitarmi le mie carezze, mamma solleva una gamba, la poggio sul bordo del letto. È veramente conturbante in questa posizione. Mi offre tutto il suo caldo intimo. Le grandi labbra aperte e vogliose pronte per la mia lingua. Sfioro il suo intimo e mamma, con un respiro intenso, si offre alle mie labbra.
“mmmhhh…”
La punta della lingua morbosa raccoglie tra le sue cosce le prime gocce di un piacere caldo figlio di una intensa eccitazione. Il suo corpo vibra .
Libero la lingua nel caldo intimo di mia madre
“sssii leccami! fammi godere…”
Incrocia la sua gamba sul mio collo, come una consumata troia, spinge il busto in avanti, agevola una penetrazione linguale profonda e intima.
Le sue mani sul mio capo spingono la lingua ancora più dentro. Ho in bocca il suo sesso, bevo i suoi umori, stringo tra le labbra la clitoride e la stimolo con delicati colpi di lingua che le danno un infinito piacere.
Mamma è finalmente mia!
Sento che è pronta ad esplodere.
“SSSIIIIIII……”
È violento il suo primo orgasmo! Mamma gode come una puttana, una zoccola che vuole godere di più.

Guardo mia moglie che spompina nostro figlio. E a gambe oscenamente allargate, come la più consumata delle troie, si masturba. Due dita sono perse nell’intima fessura e anche lei geme intensamente.
Sono due donne stravolte da una perversa passione.
Mia madre ha ripreso in bocca il mio cazzo, il calore della sua bocca mi fa impazzire. Il cazzo palpita frenetico tra le sue labbra. Incrocio il suo voluttuoso sguardo e irrigidendomi un potente schizzo si perde nella sua gola.
“si godoooo, dio mamma quanto sei troia”.
Le schizzo il mio piacere in viso, lei lecca avida come una consumata baldracca si spalma la sborra sul seno e con le dita raccoglie la sborra portandola alla lingua.

Anche mio figlio viene tra le labbra di sua madre. Schizzi impetuosi sporcano un corpo eccitato.

Le nostre lingue si uniscono in un i****tuoso bacio mentre i nostri corpi vibrano pronti per un doppio in....to.... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: Group Sex, Lesbian Sex, Taboo  |  Views: 466  |  
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Storie in famiglia 7


Le cose in famiglia si sono assestate. Geoffrey si è stabilmente trasferito nell’appartamento della suocera. Con lei ha avuto un secondo figlio. Il primo loro figlio ha lasciato i nonni e vive con loro. Janet , la nuora di Yvonne, è nuovamente gravida. Dopo aver partorito una bambina concepita con suo cognato Geoffrey si è fatta montare dal figlio di quest’ultimo e di Holly facendosi inseminare. Mancano pochi mesi al parto. La gravidanza non le ha impedito di gestire con profitto e con amore il rapporto che ha con suo marito Serghej e con suo figlio Erick. I due stalloni, per rispetto dello stato di Janet, si alternano nel letto della donna cavalcandola con amore. Erick ha conosciuto una ragazza e le sue scorribande nel letto della madre si sono notevolmente ridotte. Infine c’è Holly e suo figlio Robby. I due continuano ad amarsi. La loro libidine non ha limite. C’è stato un solo periodo in cui non si sono frequentati ed è stato quando Janet decide di avere il suo terzo figlio. Janet vuole che il padre sia suo nipote. Le due donne ne parlano ed insieme convengono che Robby si trasferisca, per il tempo necessario, nel letto della zia e ci rimanga fino a quando il seme piantato nell’utero di Janet non attecchisca. Dopo sarebbe ritornato fra le cosce materne. Il che accade. Il periodo di assenza di Robby dal letto materno viene occupato da Serghej fratello di Holly nonché marito di Janet. Holly ama suo fratello. E’ stato il suo primo uomo. Suo fratello l’ha amata prima ancora che entrasse nel letto di Yvonne. Anche lei per il fratello è stata la sua prima donna. In famiglia non sono mai nati screzi. Ci sono state delle gelosie ma sono state superate. Oggi è un giorno particolare. Nessun uomo e presente in casa. Le tre donne si sono incontrate in casa di Janet. Con loro ci sono i bambini che scorazzano sul pavimento. Sono la figlia di Janet ed il quarto figlio di Yvonne. La padrona di casa è seduta sul divano ed ai suoi lati vi sono la suocera e la cognata. Entrambe accarezzano il pancione della futura mamma. Yvonne allunga una mano e sbottona la camicia di Janet. La nuora indossa un reggiseno con la chiusura sul davanti. La sgancia e le gonfie mammelle balzano fuori. I capezzoli a contatto con l’aria si inturgidiscono. Guardando con avidità quei meravigliosi globi di carne esprime il suo avido desiderio.“Spero che mi farai succhiare il tuo latte così come me lo hai lasciato fare l’ultima volta.” Anche Holly esprime il desiderio di succhiare latte dal seno di Janet. Le tre donne non hanno mai smesso di approfondire la loro componente lesbica. “Da tua madre ho avuto il piacere di succhiare late dalle sue mammelle. Da te invece fino ad oggi non c’è stata possibilità di farlo. Quando ti decidi a farti ingravidare?” “Da chi? Dovrebbe essere mio marito ad inseminarmi. Robby vorrebbe farlo ma è mio figlio e non posso assolutamente concepire un figlio con lui. Tu hai potuto perché ne Geoffrey ne Robby sono tuoi consaguinei. Se proprio volete succhiare latte dalle mie mammelle dovete aspettare che il nascituro di Janet raggiunga l’età adatta a procreare.” “Troppo lontano. Sono già avanti negli anni. Sei mia figlia. Desidero vederti di nuovo incinta. Devi darmi un altro nipotino. Prendi tuo marito e fatti fecondare. Con tuo fratello è tutto a posto?” “Oh sì,. quando viene da me e si ferma a dormire è un vero amore. Quando siamo assieme è come se fosse sempre la prima volta.” “A proposito di tuo figlio perché non racconti di come fu che ti concedesti alle sue voglie. Fosti tu a sedurlo?” “Non fui io.” “Dai, mamma, racconta.” “Il maiale approfittò di un momento di sconforto. È appena un anno che mio marito è passato a migliore vita a seguito di un incidente stradale. È estate. In casa non c’è nessuno. Tu e Serghej siete fuori. Ho appena fatto una doccia. Sono nel salone, seduta sulla poltrona, con ancora l’accappatoio che avvolge il mio corpo. Non è completamente chiuso. Ho il seno completamente scoperto. Ho la testa appoggiata sulla spalliera della poltrona con il viso rivolto verso il soffitto. Ho gli occhi chiusi. I ricordi scorrono nella mia mente. Rivedo i momenti tristi e quelli gioiosi trascorsi con mio marito. Rivedo anche la scena di quando scopro le tracce della perdita della verginità di mia figlia. Holly ha 14 anni. Le chiedo dell’uomo che l’ha deflorata. Non lo dice. In seguito scopro che l’uomo è suo fratello. Fu un caso. Rientro anticipatamente dal lavoro. La casa è avvolta nel silenzio. Solo dei deboli gemiti di piacere giungono al mio orecchio. Incuriosita mi dirigo verso quei suoni. La porta della stanza è aperta. I due perversi credono di essere soli. Mi affaccio nel vano della porta e vedo Serghej che,stando dietro a sua sorella Holly che è piegata in avanti, le stantuffa il cazzo nella vagina. La sta chiavando. Entrambi sono nudi. Sono sconvolta. Scappo in camera e mi chiudo dentro. Cosa fare? Dirlo al padre non se ne parla. Conoscendo mio marito li avrebbe uccisi. Decido di stare zitta. Mi assumo la responsabilità di parlarne con loro due con la speranza di poterli convincere a porre termine al loro rapporto i****tuoso. Per quanti tentativi faccio la vergogna mi impedisce di avere un confronto con loro. Continuano ad amarsi ed a fare sesso. Poi la tragedia. Cado in disperazione. Loro due invece si sentono più liberi. In casa non fanno mistero alcuno del loro rapporto. Serghej si trasferisce nella camera della sorella. Dormono insieme. Scopano come a****li. Lei è una cagna continuamente in calore. Io non ho la forza di fermarli. Poi. Quel giorno Mio figlio rientra. Viene nel salone e mi vede. Gira intorno alla poltrona e si porta alle mie spalle. Si piega in avanti e allunga le mani sulle mie tette. Le artiglia e le palpa. Avvicina la testa al mio orecchio e con voce carica di desiderio mi sussurra:“Mamma, hai due mammelle che sono stupende. Sono due globi di bianco marmo. Dio come sono dure.” Più volte mi bacia il collo. Io sono inebetita. Non mi rendo conto di quello che mio figlio sta facendo. Ritorna sul davanti della poltrona. Mi prende per mano e mi guida verso il divano. Durante il cammino mi toglie l’accappatoio. Sono completamente nuda. Anche lui si spoglia. Mi fa stendere sul divano. Si inginocchia e flette la testa sul mio seno. Mi bacia le tette. Le lecca. Fa vorticare la lingua sui miei capezzoli, che rispondono prontamente alle sollecitazioni indurendosi e innalzandosi. Incomincio a gemere. Si alza e mi cavalca sedendosi sul mio torace. Afferra il cazzo e lo poggia fra le mie mammelle. Incomincia a massaggiarlo stringendolo fra le due colline di soda carne e facendo roteare i due globi intorno al pennone. Il grosso glande è quasi in contatto con la mia bocca. “Su, mamma, dai. Lecca il glande. Succhialo.” Sono ipnotizzata. Come un automa sollevo la testa quel tanto che basta per poggiare le mie labbra sul roseo glande di mio figlio. Prima lo bacio e poi faccio mulinare la lingua sopra ed intorno alla circonferenza del glande. Infine lo imbocco e lo succhio. Dio com’è buono. Lui continua a far roteare le mie mammelle sul suo cazzo. Io continuo a succhiare il glande. Di colpo smette di pastrugnare le mie tette. Sottrae il glande dall’abbraccio delle mie labbra. Si solleva e si distende sul mio corpo. Il grosso glande preme contro la mia vagina. Inconsciamente allargo le cosce. Mi penetra. Avverto la spinta che imprime al cazzo per farlo entrare. Quando è tutto dentro si ferma. Resta in silenzio a guardarmi. Poi incomincia a pompare il cazzo dentro la mia vagina. Ogni tanto sento il glande sbattere contro il mio utero. Dopo pochi minuti si irrigidisce e gode. Scarica abbondanti fiotti di sperma nel mio ventre. E’ in quel momento che realizzo quanto è accaduto. Ho vissuto un incubo. Mio figlio mi ha chiavata ed ha scaricato il suo liquido seminale nel mio ventre. Ha abusato del mio corpo. Lo allontano facendolo cadere dal divano. “Porco. Sei un maiale.” Mi alzo e con le lacrime agli occhi scappo in camera mia. Commetto l’errore di non chiudere a chiave la porta. Mi sono appena distesa sul letto che ecco che la porta si apre e lui entra. Si avvicina al letto. Lo guardo. È ancora nudo ed il suo cazzo gli pende fra le gambe. “Mi hai usato violenza. Non ti basta tua sorella? Hai voluto anche me. Mi hai colta in un momento di debolezza. Da quando stai pensando di chiavarmi?” “Mamma ti amo da sempre. Sei l’incubo dei miei sogni erotici. Oggi ho colto l’occasione. Stavi li con le tue floride mammelle al vento. Non ho resistito. Tu non ti sei ribellata. Ho creduto che anche tu lo volevi.” “Ti rendi conto che hai scopato tua madre? Non ne farò una tragedia, ma mi auguro che in futuro non accada più. Già è troppo sapere che tu e tua sorella siete amanti.” “Come fai a sapere di me e di Holly?” “Siete troppo giovani. Non riuscite a nascondere i vostri istinti. Ti ho visto quando hai pompato il tuo cazzo nella sua vagina. Ho sentito i mugolii di piacere che la troietta lanciava mentre la chiavavi. So che dormite insieme.” “Mamma unisciti a noi.” “Allora non hai capito niente? Sono tua madre e non posso permetterti di depositare il tuo cazzo nella mia vagina.” “Mamma so che tu lo vuoi. Prima quando stavo dentro il tuo ventre ho avvertito un senso di soddisfazione. Sì. È vero. Non hai goduto. Ma a questo possiamo rimediare.” – Capite? L’ometto si sente in obbligo di regalarmi piacere per farmi godere. – Sono sgomenta del suo ardire ed allo stesso tempo mi sollazza l’idea di trastullarmi con il suo cazzo. La libidine ha il sopravvento. Tendo le braccia e lo invito a raggiungermi. “Davvero ti senti in grado di soddisfare la mia sete di cazzo? Dai fammi vedere di cosa sei capace. Vieni chiava tua madre.” Il fringuello riesce nel suo proposito. Diventa il mio amante e si divide tra me e la sorella. La mia vita subisce una piacevole svolta. Mio figlio mi fa uscire dal limbo. Ecco il resto è storia più volte raccontata. In quel momento fa il suo ingresso nel salone l’uomo di cui si decantano le prodezze. È Serghej il marito di Janet; l’amante di Yvonne la madre e di Holly la sorella. “Oh eccolo qui l’oggetto dei nostri discorsi. Vieni qui piccolino. La mia micina sta miagolando e tu solo puoi zittirla. Tempo addietro tua moglie ha espresso il desiderio di vedere il tuo cazzo affondare nella mia vagina. Dai accontentala. Holly ti aiuterà. Serghei non si fa pregare. Si inginocchia davanti alla madre. Le solleva la gonna fin sulla pancia. Le allarga le cosce portando alla luce il folto cespuglio di peli che orna e nasconde la materna vagina. Yvonne non ha le mutande. È una sua prerogativa non portarle. Serghej fionda la sua testa fra le cosce materne. La sua bocca ed il suo naso sono circondati dagli ispidi peli. Li annusa. L’odore pungente gli entra nelle narici. Gli piace quell’odore. La madre gli infila le dita delle mani nei capelli e lo attira contro la sua vagina. Lui sa cosa vuole sua madre. Con due dita si apre la strada fra i peli e raggiunge lo spacco che divide in due le grandi labbra. Le penetra e le dilata. Le bacia e le lecca. Yvonne mugola. Janet si piega a guardare il trattamento che il marito sta riservando alla vagina della suocera. Holly invece fa scorrere le punte delle dita sulla schiena del fratello. Serghej geme. Oramai è lanciato. La vagina della madre non ha segreti. Sono anni che ne saggia le fattezze e la bellezza. Gli piace inebriarsi del profumo che emana. Le secrezioni vaginali materne sono per lui puro nettare. La parte che lo manda in visibilio è il clitoride. Quando lo sente crescere ed indurirsi sotto l’azione vorticosa della sua lingua va in estasi. Lo stesso è per Yvonne. La donna quando sente la bocca del figlio poggiarsi sulla sua vagina perde il controllo di se stessa. In particolare cade in trance quando il figlio aggancia il suo clitoride e lo succhia fino a farla gridare di piacere. E’ così anche stavolta. Serghej con la testa affondata fra le cosce di Yvonne sta facendo un pompino alla madre. La donna è in preda a forti tremiti. Circonda la testa del figlio con le cosce e la stringe contro la sua vagina. Lancia un grido agghiacciante e gode. Un orgasmo l’ha raggiunta. La sua uretra eiacula nella bocca del figlio copiose onde di sperma che Serghej convoglia nella sua gola con la lingua. La stretta delle cosce intorno alla testa dell’uomo si allenta fino a liberarla del tutto. Yvonne resta seduta con le cosce allargate. “Dio com’è bella. Dai marito mio. Mio dolce amore. Chiavala. Voglio vedere il tuo cazzo affondare nella vagina di tua madre.” Gli fa eco Holly. “Sì. Fratello. Fottila. Anch’io muoio dalla voglia di vedere il tuo ariete sfondare la vagina di nostra madre e sparire dentro il suo ventre.” “Ragazze siete due perverse puttane. Mamma. Spogliati. Quando ti chiavo ti voglio nuda.” Yvonne si spoglia. E torna a sedersi sul divano. “No. Mamma. Le due troie vogliono vedere il mio cazzo sparire nel tuo ventre e questa non è la posizione migliore.” Serghej prende una sedia e ci si siede sopra. “Vieni, mamma. Impalati. Così tua nuora e tua figlia avranno una visione completa della scena.” Janet ed Holly si posizionano ai lati delle cosce di Serghej. Yvonne si avvicina. Rotea il suo corpo in modo da dare la schiena al figlio. Allarga le cosce e si siede sulle gambe del figlio. Con una mano afferra il cazzo di Serghej e indirizza il glande fra le grandi labbra. Lentamente lo fa scivolare nel suo ventre. Le due spettatrici guardano affascinate lo scivolare del cazzo del loro amato nel ventre materno. “Che meraviglia. Non trovi, cognata, che è uno spettacolo esilarante.” “Si. Hai ragione. Non ho mai assistito ad uno spettacolo così eccitante.” “Che una di voi venga a succhiarmi il clitoride. Fatemi un pompino.” “Il cazzo che sta sfondando la figa di mia madre appartiene a mio fratello. Tu resta a guardare. Sarò io, sua figlia, a prendermi cura del suo clitoride.” Holly si lancia sulla fregna della madre. Aggancia il clitoride con le labbra e inizia a succhiarlo facendo anche roteare la lingua sul glande del clitoride. Janet ha davanti ai suoi occhi una scena che farebbe sobbalzare il più morigerato degli uomini e la più bigotta delle donne. Suo marito e sua cognata stanno possedendo la propria madre. Yvonne urla e nitrisce. Il pomo della sella del figlio è interamente affondato nella sua figa. Incomincia a sobbalzare. Le mammelle sono due campane. Si sollevano e si abbassano ad ogni colpo che Serghej infligge alla vagina materna. Holly fa fatica a tenere il ritmo della madre e del fratello. ciò nonostante non smette di spompinare il clitoride materno. Janet di fronte a quella rappresentazione di sesso sfrenato non resiste. Appoggia la schiena al divano; allarga le cosce e una sua mano corre a giocare con il suo organo genitale. Da inizio ad una furiosa masturbazione. La stanza è piena di suoni osceni e di grida di piacere. Il corpo di Yvonne comincia tremare. Grida. Uno sconvolgente orgasmo l’assale. Gode. La sua uretra erutta un perlaceo e denso liquido che va a perdersi nella bocca di Holly che lo ingoia emettendo suoni di soddisfazione. Anche Serghej ha goduto. Il suo sperma ha riempito la vagina della madre. Yvonne si solleva liberando il cazzo del figlio e si siede sul divano. Holly la segue e con la lingua opera un’accurata pulizia della vagina materna lappando lo sperma del fratello che fuoriesce dall’orifizio vaginale. Poi ritorna dal fratello e avvolge con le labbra il poderoso cazzo e lo libera degli umori vaginali materni. Infine si precipita dalla cognata che sta quasi sul punto di concludere la sua masturbazione. Non fa in tempo a posare le sue labbra sulla figa della cognata che dalla uretra fuoriescono copiose onde di denso liquido che viene prontamente convogliato dalla sapiente lingua nella propria gola. La stanza piomba nel silenzio. Si sente solo lo schiocco della lingua di Holly che sta ancora assaporando il dolce nettare che i tre le hanno regalato. La scena finale che chiude la rappresentazione vede Serghej seduto tra la moglie e sua madre con Holly seduta ai suoi piedi e con la testa appoggiata sulle gambe del fratello.... Continue»
Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 486  |  
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la famiglia al mare



Ho deciso, su consiglio di alcuni amici lettori che ringrazio tantissimo per la loro fedeltà, di scrivere i prossimi racconti con personaggi diversi, sempre in famiglia, per poter creare le situazioni più diverse e anche più eccitanti.

Sono Gabriele, ragazzo ventiduenne fidanzato con Daniele da quando ne avevo 19 e lui uno di meno. Stiamo molto bene insieme e siamo entrambi bisex versatili. La mia famiglia è composta da papà Sandro e mamma Lucia, di 50 e 46 anni. Papà è alto, robusto, peloso e molto maschio anche se di una dolcezza infinita, mamma è statuaria, molto bella, bionda, con la bocca carnosa e due tette sempre sode con i capezzoli duri e scuri.
Oltre a me, che sono moretto, abbastanza definito di fisico e sempre depilato, c’è mia sorella Anna, biondina come la mamma, ventenne nel pieno della maturità fisica. Non passa mai inosservata né agli amici (credo che se ne sia scopati ormai parecchi la porcellina) né tantomeno a noi che siamo molto aperti mentalmente.
Grazie ai miei genitori infatti, anche io e Anna siamo convinti naturisti e in casa, soprattutto nelle belle stagioni giriamo sempre nudi. Ve da sé che vederci cazzi e fiche depilati (anche questa abitudine presa da loro) in noi due figli ha iniziato da tempo a provocarci reazioni che agli occhi di mamma e papà non sono passati inosservati, per cui con la più grande naturalezza abbiamo iniziato anche a fare sesso insieme. La cosa bella è che papà è un convinto bisessuale: sostiene che il corpo è fatto per godere e far godere, senza che si possano fare distinzioni di sesso: uomo e donna sono diversi ma l’attrazione non dovrebbe avere dei paletti. Per cui anche io, mio malgrado, sono (o sono sempre stato?...) bisex come mia sorella. Spesso tornando a casa ci capita di trovare altri membri della famiglia che stanno facendo l’amore e, normalmente, ci si unisce al gruppo. Ho detto fare l’amore perché è proprio questo il fondamento che ci lega. Siamo molto spinti nel sesso ma lo facciamo sempre con molta passione, una passione “amorosa” che ci fa sentire profondamente legati e che ci piace condividere con altri.
Anche Daniele, in poco tempo a dire il vero, è entrato a far parte di questo entourage familiare. Fin da subito è stato ben accetto in casa e, provando una sottile gelosia mista a eccitazione, lo lascio unirsi anche alla mia famiglia.
L’episodio di cui parlerò si riferisce alla scorsa estate, quando papà, benestante per eredità e per il suo impiego presso un’importante azienda multinazionale, decise di regalarci una vacanza in un esclusivo campeggio nudista.
Aveva prenotato un bungalow di quelli lussuosi per cui ognuno aveva la propria camera matrimoniale: mamma e papà la loro, Anna la sua e io e Dany la nostra.
Ovviamente il campeggio era dotato di ogni confort ma vigeva una unica e ferrea regola: ogni ospite doveva per obbligo stare sempre nudo, sia all’esterno della propria abitazione o tenda, sia nel supermercato del campeggio, sia in spiaggia.
Per me, che di indole sono un maialino nato (come Daniele del resto) era una manna piovuta dal cielo perché avevo modo di vedere cazzi, culi e fiche tutto il giorno, il più delle volte depilati o rasati e poi in camera con Dany sfogare le nostra fantasie con scopate memorabili alle quali, ogni tanto, si univano a piacere anche gli altri membri della mia famiglia. Per i miei genitori Dany era come un figlio per cui era bello vederli ogni tanto coccolarsi e trattarlo come un cucciolo, così come facevano con me e Anna.
Una sera decidemmo di andare a cena nel ristorante del resort, ovviamente nudi.
Immediatamente puntammo gli occhi in giro per vedere chi fosse più di nostro gradimento e notammo, a fianco al tavolo nostro, una comitiva di persone. Erano di età mista, dai 18 anni ai 60 almeno, di nazionalità est europea. Erano molto allegri e uniti e la cosa ci eccitava perché volevamo conoscere qualcuno, visto che in due giorni avevamo goduto solo di spiaggia e acqua di mare.
Così a papà venne in mente un’idea che definirei geniale. Era ormai verso fine serata e, a parte un tavolino di due persone che stavano preparandosi per lasciare il ristorante, rimanemmo solo noi e la tavolata. Papà chiamò il cameriere, un ragazzo di colore davvero molto carino e di viso dolcissimo, ordinando gli di portare due bottiglie di spumante al loro tavolo. Loro erano in otto, cinque maschi e tre donne. La coppia più anziana era composta da un uomo di oltre 60 anni, molto robusto e non tanto alto, con le classiche tettine, calvo ma con un fascino molto particolare. La moglie, formosa anch’ella, con due seni enormi e un po’ cadenti, capezzoli enormi e rosei e una bocca che chiamava cazzi da succhiare. Poi c’erano due coppie di giovani poco più che trentenni, con i ragazzi entrambi molto alti, tonici e biondi, mentre le ragazze minute e con i seni svettanti. Infine c’era un ragazzo di circa 18/19 anni, molto efebico e carino, moretto e un signore sulla quarantina, di fisico normale ma davvero carino.
Appena arrivate al tavolo le bottiglie di spumante offerte da papà, subito ci fu un applauso e ringraziamenti da parte loro. Uno dei due ragazzi si avvicinò al nostro tavolo per venire a ringraziarlo di persona: in piedi poteva essere alto un metro e novanta e in mezzo alle gambe aveva un pezzo di carne lungo almeno 16 centimetri completamente depilato e adornato da uno scroto molto grosso e sodo. Ovviamente a me e Dany non scappò di buttare un occhio piuttosto insistente al suo membro e lui se ne accorse, sorridendoci.
Ci invitò al loro tavolo per unirci alla bevuta collettiva così ordinammo altro vino. Dany si sedette tra la signora anziana e il ragazzo di cui sopra. Al suo fianco mi misi io che avevo papà dall’altro lato. Mamma e Anna si posero tra gli altri dalla parte opposta della tavolata.
Erano tutti dell’est Europa, una comitiva di amici che alloggiava in due bungalow non lontani dal nostro. Mentre si rideva e scherzava, mi accorsi che Dany stava diventando rosso in viso. Mi resi conto che la signora gli aveva messo una mano sul pisello e che lo accarezzava dolcemente mentre lui stesso aveva la sua mano poggiata sulla coscia del ragazzo. La scena mi eccitava e papà se ne accorse. Il pisello era di marmo e papà mise una mano sopra, accarezzandomi di tanto in tanto le palle. Lo agevolai aprendo le gambe cosicché scese con la mano fino a violare il mio buchino che cominciava a reagire per l’eccitazione e a bagnarsi.
Papà propose di comprare qualche bottiglia e di portarla al nostro bungalow invitando la comitiva a passare la serata con noi. Io e Daniele ci guardammo negli occhi e subito brillarono: sicuramente sarebbe stata una serata molto divertente e lunga.
Detto fatto, vidi papà parlare con il cameriere di prima in privato e ci disse che lui stesso avrebbe provveduto a portarci le bottiglie al nostro alloggio.
Quando arrivammo in casa, ci accomodammo tutti tra il salotto e la cucina. Ormai ci eravamo tutti visti nudi e qualcuno dei maschi anche un po’ eccitati: i ragazzi avevano delle dotazioni straordinarie che mettevano le voglie di scopare pure a un morto, il ragazzino era abbastanza mini dotato e faceva tenerezza quel suo corpo efebico. Il vecchio era anche lui abbastanza piccolo in dotazione ma compensava con due palle che sembravano palle da tennis per come erano grosse. Anna non smetteva di togliere lo sguardo di dosso a lui la porcellina. La signora anziana aveva una fica liscissima ma gonfia, con due grandi labbra aperte che lasciavano vedere le piccole labbra, stranamente luccicanti. Infine le ragazze erano delle vere dee: corpi affusolati con due fichette gonfie anch’esse ma più piccole di quelle della vecchia.
Ognuno parlava con qualcuno e con l’alcool già bevuto mamma iniziò a farsi intraprendente con il ragazzino: lo abbracciava e ogni tanto gli dava qualche bacio che piano piano passò dalla guancia alla bocca. La signora anziana, Marta, se ne accorse e iniziò a civettare con papà. Lui, che non aveva molte inibizioni, iniziò ogni tanto ad accarezzarle i seni e a passarle un dito sulla fica. Dany cominciava a essere eccitato e da maialino prese l’iniziativa e disse: “Che ne direste di fare un po’ di sano sesso tutti insieme? Sarebbe bello fare i porcellini tutti quanti, tanto più che siamo già nudi.”. Seguì un fragoroso applauso e una delle ragazze con il compagno dell’altra si avvicinarono a lui e iniziarono a baciarlo in bocca. Immediatamente mi prese un colpo allo stomaco: stavo subendo le corna dal vivo e ero geloso ma la scena mi eccitava da pazzi: volevo vedere Dany preso da tutti e che scopasse con tutti così come avrei fatto io.
La lingua dei ragazzi cominciò a secernere saliva che con passione si scambiavano di bocca mentre Dany aveva due dita nella fica della ragazza che cominciava a contorcersi e il ragazzo segava con calma il pisello del mio ragazzo. Non ce l’aveva molto lungo Dany ma secerneva quantità industriali di precum. Mamma se ne accorse e, da vera porca qual era, si avvicinò al pisello del mio amore e iniziò a ciucciarlo, tenendo in bocca il liquido colloso che gli usciva dal prepuzio che a cazzo duro ancora gli copriva la cappella.
Papà cominciò a eccitarsi a vedere la scena e, seduto sul divano, fece avvicinare Anna e il vecchio a sé e, aperte le gambe, li invitò a leccargli il cazzo. Anna, da perfetta puttanella qual è, si accucciò e inizio a ciucciare le palle di papi, non lesinando di leccare anche il solco delle chiappe così da arrivare al suo buco del culo. Il vecchio intanto iniziò a spampinare papà rumorosamente insalivandogli il cazzo e lasciando che la saliva gli colasse sull’asta e le palle per farla poi leccare da Anna. La seconda ragazza giovane si mise dietro al vecchio e, sdraiatasi a pancia in su, si pose sotto di lui iniziandogli a ciucciare le palle pendenti e dando di tanto in tanto dei colpi di lingua al suo culone. La scena cominciava a surriscaldarsi quando bussarono alla porta e, andato io ad aprire, vidi comparire il cameriere nero con le bottiglie. Non ne potei fare a meno, mi venne fin troppo naturale e gli stampai subito un bacio in bocca, seguito da una slinguata piena di saliva. Il ragazzo mi spinse dentro e, posate le bottiglie in terra, mi prese il viso fra le mani e iniziò un lingua in bocca dolcissimo e passionale, accompagnato di tanto in tanto da sputi diretti in bocca e sula faccia. Lo feci entrare in sala e appena vide la scena vidi il suo cazzone ergersi verso l’alto. Si avvicinò a mamma , postosi alle sue spalle, si chinò per leccarle la fica. Mamma gemette e disse: “Amore negretto, lecca la ficona di mamma.. senti com’è fradicia la troia, scopami!”. Lui la penetrò con le dita, prima due, poi tre, poi ancora quattro. Infine si mise in posizione e, presala a pecorina, le infilò il cazzone in un sol colpo. Mamma urlò, più di piacere che di dolore, mentre il ragazzo cominciava a stantuffarla nella fica ormai colante di broda. Una delle due ragazze si appostò sotto di lei a 69 e, mentre mamma iniziò a leccarle la fica, lei passava dalle palle del negro alla fica di mamma. Per stimolargli la prostata infilò anche un dito nel culo del negretto che disse: “Puttanella che non sei altro, vedrai come ti scopo dopo questa puttana…. Scopami con le dita zoccola!”. E lei per tutta risposta ne infilò altre due nel suo culo ben tornito e sodo.
Papà intanto aveva fatto venire vicino a sé Dany e il vecchio e, abbracciandolo in mezzo a loro, cominciò a limonarlo a turno con il signore (che scoprii chiamarsi Franco). Dany gemeva e diceva: “Papi ti amo, fai vedere a Gabry quanto mi vuoi, dammi la tua saliva che la bevo guardandolo negli occhi. Ci piace farci vedere porci con altri, farci le corna….” E al vecchio: “Vorrei averti come nonno porco e fare l’amore con te!”. Il vecchio, lusingato da quelle parole gli rispose: “Cucciolo tu sei il mio nipotino maialino e vedrai nonno come ti fa godere da porcellino e da puttanella”. E gli insalivò la bocca con uno sputo che lasciò un filo di bava che papà subito leccò. Intanto che si slinguavano con amore e passione, Dany aveva aperto le gambe facilitando le dita di papà e di Franco che iniziavano a tormentargli piacevolmente quel culetto che ormai era bello largo. Ormai aveva tre dita dentro e godeva gemendo come un ossesso e disse: “Sdraiatevi a terra che vi voglio nel culo a fica”. Papà si sdraiò e Franco si mise di fronte a lui sempre sdraiato così che i loro cazzi si toccassero. Dany si mise sopra di loro e piano piano, da vera cagna, si impalò sui due cazzi insieme! Iniziò a urlare che si sentiva puttana, aveva il pisello che colava un liquido che filava fin sulle gambe dei due maschi e io mi avvicinai per bere quel nettare. Appena lo feci Dany mi disse: “Amore non posso non farti le corna. Godo troppo come un porco a darmi ad altri davanti a te. Ti amo ma ho bisogno di far sesso con tutti”. Io mi staccai un attimo dal suo cazzo e dopo essermelo limonato con il suo liquido in bocca e essermelo scambiato con la sua saliva gli risposi: “Amore mio è bello farsi le corna. Anche io ti amo e seppur geloso ti voglio vedere scopare con tutti con passione e amore. Sei una bestia da sesso e mi fai schifo, ma proprio per questo ti amo…. Sono fortunato a avere un ragazzo come te. Ti amo!”. E ripresi a ciucciargli il cazzo. Una delle due ragazze intanto si era avvicinata a noi e, aperte le gambe, porse la fica da leccare a Dany. Lui la prese per i fianchi e affondò la bocca in quelle labbra morbide e sugose, ciucciandole la vagina come fosse una caramella. Poi la ragazza si staccò un momento e disse a Dany: “Amore aspetta che devo andare a pisciare. Arrivo”. Ma Dany di rimando le disse: “Porcellina mia ho sete… Fammela in bocca!!”. Era proprio infoiato il mio cucciolo e la ragazza, sollevata una gamba, cominciò a far uscire la sua urina spruzzando direttamente in bocca al mio amore. Lui si avvinghiò alla sua fica come se la sua sete fosse di uno che attraversava il deserto. Beveva di gusto e il nero con mamma, a vedere la scena si avvicinarono a lui e mamma gli disse: “Porcellino della mamma, passaci la piscia di questa zoccoletta.” Con il volto sfigurato dalla goduria Dany lasciò la bocca piena di piscia e la limonò con mamma e il negro insieme in un bacio appassionato. Io ero infoiato dalla scena, andai da Anna e la posi per terra. Mi accucciai sulla sua bocca e le dissi: “Sorellina il mio culo è caldo. Leccalo e scopami con la lingua troietta…”. Subito lei si diede da fare con la lingua, ma da porca qual è iniziò anche a infilarmi le dita in culo. Prima due, poi tre, poi quattro… “Fratellino, disse, sei una puttana anche tu. Franco ma guarda che culo sfondato ha il mio fratellino. Dici che la mano ci entra?” E il vecchio: “Piccola puttanella di nonnno, secondo me sì. Proviamo?”. E iniziarono a torturarmi il culo con le loro dita: godevo come un porco e il cazzo mi colava come quello di Dany. Alla fine, mentre Anna aveva preso a slinguarsi e sputarsi con Franco, lui riuscì a infilarmi la mano in culo e iniziò a fistarmi facendo dentro e fuori con la mano.
Papà intanto era rimasto da solo e, chiamati i due ragazzi, iniziarono a spompinarsi a trenino, alternando anche colpi di lingua nel culo e ciucciate alle palle. Uno di loro poi si alzò e, preso il cazzo di papà in mano, lo diresse nel culo dell’amico messo supino mentre da sotto con la mano gli massaggiava le palle. Papà prese a scoparselo con foga sputandosi con lui addosso, in faccia e in bocca. L’amico intanto leccava gli sputi e li passava alternativamente a uno e all’altro mentre anche lui, visti i precedenti, cominciò a scoparsi papà con le dita. Così Sandro gli disse: “Porcone mio, pensi che solo mio figlio e il suo ragazzo abbiano il culo aperto? Anche a me entra la mano, porco maiale…”. Così, forzando ancora un po’, papà si ritrovò con il cazzo piantato nel culo di uno dei due ragazzi mentre l’altro lo fistava. Il vecchio intanto si segava assistendo alla scena e ogni tanto spruzzava un po’ di piscia addosso al trio che immancabilmente veniva leccata e ingoiata. Ormai le palle degli uomini doolevano per la voglia di sborrare e le donne avevano le fiche quasi rosse per i colpi inferti dai cazzi che entravano e uscivano. Papà iniziò a scoparsi il nostro amico sempre più forte: “Troia di un maschio, ti sborro nella fica, ti inondo di sborro!” e dopo poco sentimmo un aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhh liberatorio. Anche lui venne sulla sua pancia e l’amico corse subito a leccare la crema che lordava il suo ventre e la passò a mio papà. Il vecchio, anche lui ormai allo stremo, pur avendo il pisello non proprio durissimo, lo mise in bocca ad Anna e le disse: “Piccola nipotina puttanella mia, nonnino vuole pisciarti la sua sborra in bocca…. Ingoiala da zoccoletta e passane un po’ alla mamma. Non vorrai essere egoista…”. “No nonnino mio amore e perverso…. La tengo in bocca e la slinguo con lei e con quella puttana della tua mogliettina.” Detto fatto venne in pochi secondi anche lui con una crema liquida, quasi fosse mista a piscia e la porcellina di Anna si girò subito verso mamma e la vecchia e iniziarono una slinguata lesbica a tre con la sborra che colava di bocca in bocca: un po’ cadeva sui seni e subito si prodigavano per leccarla di nuovo, finché non fu completamente ingoiata.
Dany intanto stava continuando a ciucciare una delle due ragazze in fica mentre mamma da sotto gli ciucciava il cazzo sempre colante (fa sempre quantità industriali di precum ed è buonissima!) e l’altra ragazza infilava le dita in culo per stimolargli la prostata. Quando fu sul punto di venire disse a mamma: “Mammina mi dai il permesso di sborrarti dentro? Anche se ti metto incinta?”. E mamma: “Ma certo amore mio. Pisciami la tua sborra dentro, mettimi incinta, sono la tua mammina puttanella e tu il mio bimbo frocetto.” Così glielo infilò nella ficona materna: si trovava in mezzo a tre donne: mamma con il suo pistolino dentro e le due ragazze che da sotto gli ciucciavano le palle a turno e gli infilavano le dita in culo per stimolarci la vescica. “Mammina vengooooooooooooo!!!! Sei la mia stupenda puttanaaaaaaaaaaa!!”. E le inondò la fica di crema che le ragazze cercavano di bere direttamente da lei, per quella che le colava fuori dal ventre. Mamma intanto gli prese il viso e sputandolo e slinguandolo gli disse: “Porco frocetto pisciami nella fica. Sei solo un figlio maiale ma per questo ti amo da pazzi come Gabry e Anna. Gabry vieni qui e slinguati il tuo amore che mi piscia nella fica.” A quelle parole mi avvicinai a loro e dissi: “Mamma ti amo. Sei la zoccola puttana della famiglia e siamo orgogliosi di te!” e iniziai a limonare con amore con Dany, un amore che solo io e lui capivamo nonostante ci facessimo le corna. Il negro che si segava assistendo alla scena si intromise e disse: “Posso fidanzarmi con la vostra mamma? Voglio sborrarle in fica anche io…”. E mamma, da vera cagna qual era: “Negretto mio, io sarò la tua serva puttana e tu il mio schiavetto negro. Sborrami anche tu in fica così nonsaprò di chi sarà il figlio se rimango incinta”. Le diede ancora pochi colpi, anche lui era allo stremo, ma quando venne fu così copiosa la sborrata che il liquido le usciva dalla fica: mamma era piena…
Papà le si avvicinò e, presa un po’ di sborra in bocca dalla fica, la passò a me, Dany e Anna con amore, quell’amore che può unire solo una famiglia i****tuosa.

Eravamo esausti ma felici per la memorabile scopata. Ci riprendemmo dopo un po’ e mamma preparò un caffè per ristorarci. La vacanza era ancora lunga, ma….. Dov’era finito il nostro amico giovane diciottenne efebico?...
Lo scopriremo solo… scopando!

Ringrazio chiunque commenti i miei racconti anche per critiche: quelle ricevute servono a migliorare, quelle sterili non le considero.... Continue»
Posted by sukh1122 1 year ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 458

Riunione gioiosa (e sessuale) di famiglia

Si dice spesso che il sesso senza amore e sentimento sia arido e sterile. Valeria ebbe un'esperienza che confermò questa idea. Aveva 17 anni, una sorella, Ilaria di 19 anni, e viveva in famiglia. Suo padre, Riccardo, uomo molto bello e leggermente brizzolato, con i suoi 47 anni ne dimostrava decisamente meno. Sua madre, invece, dimostrava ben più dei suoi 44 anni. Da tempo si trascurava e Ilaria spesso diceva che suo padre avrebbe avuto tutte le ragioni per trovare una giovane amante che lo soddisfasse sessualmente. A queste parole Valeria rimaneva sconcertata. Tutto sommato si parlava dei propri genitori e si chiedeva spesso che aspetto avrebbe avuto lei stessa a quell'età. Come diciassettenne era molto attraente. Biondissima, snella, pelle chiara quasi perlacea, una bella terza di seno, e un sedere sodo e compatto. Anche sua sorella era un gran bella ragazza: bionda, occhi azzurri, sembrava un angelo sceso sulla terra. Poco seno, è vero, ma molto molto attraente.
Era un'estate calda, con quel solleone che invita tutti a stare in giardino, al riparo di alberi e cespugli. A sorseggiare granite e bibite fredde, leggendo e perdendo tempo per il solo gusto di perdere giornate oziando. Era una domenica pomeriggio. La madre di Valeria e di Ilaria era partita sabato per una gita con il gruppo di amiche di infanzia. Tre giorni alle Cinque Terre. Fortunate loro: chissà che bagni avrebbero fatto. Valeria pensava con invidia a sua madre immersa nel mar Ligure. Lei invece era immersa nella vasca, coperta di acqua fresca. Si alzò, si asciugò sommariamente, indossò slip e reggiseno, e scese in salotto. Era sua intenzione prendere un libro da leggere e sedersi al fresco in giardino per rilassarsi. Era un po' di tempo che non vedeva suo padre e Ilaria. Chissà dove si erano cacciati. Prese un libro a caso dalla sua immensa biblioteca e andò nel giardino. Il profumo di erba tagliata e di rose era inebriante. Faceva caldo, ma mitigava un po' l'arietta delle colline. Camminò verso il boschetto dove da piccola era solita sedere nascosta da tutti e da tutto.
A pochi metri dal boschetto, però, si accorse che c'era qualcuno. Evidentemente Ilaria aveva avuto la stessa idea. Volle farle uno scherzo. Si avvicino furtiva ad una siepe per studiare la situazione. Scostò le foglie e vide.
Vide ciò che mai avrebbe immaginato.
Sua sorella, completamente nuda, stava succhiando il pene di suo padre, completamente nudo. Ebbe disgusto. Voleva gridare e piangere. Non lo fece. Rimase ferma a guardare. Ilaria era stupenda e anche Riccardo... bellissimo. Riccardo era seduto su una sedia da giardino, con la testa leggermente reclinata indietro, gli occhi socchiusi. Godeva di ogni secondo di quelle succhiate. Ilaria era in ginocchio tra le sue gambe. Piegava il pene verso la sua bocca, e lo ingoiava con desiderio. Era bellissima con quei piccoli seni dalla forma perfetta. Si accorse che desiderava fortemente partecipare. Desiderava dare piacere a suo padre, quel piacere tanto negato dalla mamma. Desiderava far sesso con sua sorella, amava Ilaria, e amava Riccardo. Si alzò, attraversò il cespuglio e si fermò a pochi metri da loro.
Riccardo si accorse che Valeria lo stava fissando. Anzi, guardava il suo pene. Che bel pene che aveva! Lo sapeva. Venti centimetri di durissimo piacere. Sorrise a Valeria. Era irresistibile. Ilaria si voltò, e sorrise. Quanto era bella. Si alzò e si avvicinò a sua sorella. La abbracciò e la baciò. Lentamente. La lingua le penetrava la bocca. Sapeva di donna e di sesso. Valeria era eccitatissima. Voleva scopare ed essere scopata. Voleva essere penetrata da Riccardo. Non era più suo padre. Era il suo uomo, il suo amante. E voleva sentire la lingua di Ilaria sulle sue labbra vaginali. Non era più sua sorella, era la sua giovane amante donna.
Si ritrovò nuda. Ilaria ne succhiava un capezzolo con molta forza, determinata a farlo eccitare come non mai. Riccardo si alzò e iniziò a succhiare l'altro capezzolo. Valeria non capiva più nulla. Prese la mano di suo padre e la avvicinò al suo sesso. Riccardo iniziò a penetrarla con un dito. Era bagnatissima e il dito scivolava dentro con grande facilità. Ilaria si sdraiò su un tavolo e allargò le gambe. Era troppo attraente. Valeria iniziò a leccarla lentamente. Ogni centrimetro della sua fighetta veniva lavorato con attenzione. Prendeva le belle labbra vaginali tra le sue labbra e le succhiava con molto energia. Sentiva Ilaria gemere. Riccardo si posizionò dietro Valeria ed iniziò a leccare il suo sesso. Valeria leccava ed era leccata. Succhiava ed era succhiata. Era sconvolta dal piacere e dalla bellezza di dare amore a suo padre e a sua sorella e a riceverne altrettanto. Penetrava la vagina di Ilaria con un dito, due dita, tre dita, frizionando con forza quelle carni molli e bagnate e nel contempo sentiva le dita della mano di Riccardo violare la sua intimità. Si accorse che stava godendo tantissimo. Ansimava ed emetteva gridolini di piacere continuo. Si accorse che stava chiedendo di essere penetrata. Riccardo la accontentò immediatamente, riempiendola con quel suo preziosissimo pene. Era immensamente grande e anche doloroso, ma Valeria voleva essere posseduta carnalmente mentre dedicava la stessa energia a penetrare sua sorella. Riccardo la penetrava, la penetrava, la penetrava, la penetrava. Sentiva le sue gambe colpirla con energia. Faceva fatica a controllarsi. Il pene scivolava nella sua vagina, violando il corpo. Riccardo uscì da quella paradisiaca vagina e fece sdraiare sul tavolo anche Valeria. Prese a leccare le labbra vaginali sia di Ilaria che di Valeria, le quali cercavano di accarezzarsi i seni a vicenda. Riccardo prese il suo cazzo e lo infilò lentamente nella vagina di Ilaria. Poi uscì e rientrò. Uscì e rientrò. Uscì e rientrò. Uscì ed entrò nella vagina di Valeria. Uscì da Valeria ed entrò in Ilaria. Uscì da Ilaria ed entrò in Valeria. E fece così decine di volte. Ilaria piegò la testa e vide gli occhi di Valeria. Erano bellissimi. Valeria piangeva di gioia e godeva come mai le era capitato. Pensò ai liquidi adesi alla pelle del cazzo di suo padre: erano gli umori di Ilaria mischiati ai suoi e ai primi liquidi seminali di Riccardo. Riccardo iniziò a scopare Valeria, con energia e velocità. Il cazzo sembrava non finire mai, un cilindro continuo che dava piacere e godimento a Valeria e al suo bagnatissimo clitoride. Ilaria si inarcò e sedette in ginocchio sul viso di Valeria. Valeria iniziò a succhiare e a leccare la vagina di Ilaria, che colava umori di continuo. Riccardo penetrava Valeria e palpava le tette di Ilaria. Era un triangolo osceso di amore e sesso. Valeria amava Riccardo e amava Ilaria e si sentiva ricambiata come figlia, sorella e amante. Il pene di Riccardo allargava il canale vaginale di Valeria, cedendo godimento continuo a quel corpo giovane di figlia.
Valeria voleva il nettare di Riccardo. Lo desiderava. Si alzò dal tavolo e prese a succhiare con energia quel pene odorante di maschio e di umori femminili. Aveva le guance bagnate degli umori di Ilaria. Sua sorella si avvicinò e condivise il piacere di succhiare il pene di sua padre. Era un momento intimo bellissimo. Riccardo venne. Ebbe un orgasmo continuo e forte. Lo sperma, caldo e ben liquido, spruzzò il viso di Valeria e di Ilaria più volte. Le due ragazze poi si guardarono ed iniziarono a ripulirsi a vicenda usando la lingua, ingoiando lo sperma paterno. Era una festa.
Valeria in seguito ebbe altre esperienze con suo padre e sua sorella. Sua madre non seppe mai nulla. E fu un vero peccato. Queste riunioni di famiglia necessitavano anche della sua presenza. Chissà... magari un giorno, scostando una siepe per fare uno scherzo, anche la loro madre avrebbe visto e avrebbe condiviso un momento di gioia sessuale di famiglia.... Continue»
Posted by sexfriend2 2 years ago  |  Categories: Group Sex, Hardcore, Taboo  |  Views: 1737  |  
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Storie in famiglia 1


A circa 50 km dalla città, in un fitto bosco di querce secolari sorge una vecchia costruzione che si erge su tre livelli. La costruzione è vecchia solo esternamente. Gli ambienti interni sono stati ristrutturati senza alterare l’architettura originale. Al piano rialzato vi dimora una signora di 45 anni. È una bella donna. Il tempo è passato invano sul suo corpo. Ha un fisico ancora giovanile. Le sue forme sono come scolpite nel marmo. Da quando ha perso il marito in un incidente d’auto si è segregata, insieme ai due figli, un maschio ed una femmina, in questa costruzione. I figli sono cresciuti e si sono sposati. Entrambi vivono nella stessa palazzina. La femmina abita al primo piano. Ha 30 anni; un marito che l’ama ed un figlio di sedici anni. È una bellissima donna. È bruna. Occhi blu. Alta 175 cm. Lunghe gambe, un ben tornito culetto ed un seno (4^ taglia) da suscitare invidia in molte donne. Il maschio un ragazzone di 32 anni abita al secondo piano. Anche lui ha un figlio di sedici anni ed una moglie che in quanto a bellezza fa concorrenza alla cognata. Le due donne sono gelose non dei loro mariti ma del loro corpo. Entrambe, insieme alla matriarca, frequentano palestre e centri di benessere. Ogni giorni le tre donne dedicano almeno un ora del loro tempo alla cura del corpo. Nel piano interrato hanno ricavato, oltre al locale magazzino, uno spazio attrezzato a palestra ed uno a sauna che usano regolarmente. I due cugini sono nel pieno del loro sviluppo fisico e mentale. Entrambi hanno le sembianze di due guerrieri dell’antica Sparta. Sono l’orgoglio dei genitori ed in particolare della nonna. Questa li adora. Hanno molte ammiratrici. Ogni giorno ragazze, colleghe di scuola dei due cugini, riempiono i piani della casa con la loro presenza. Tutte corteggiano spietatamente i due ragazzi i quali ben consci del loro sex appeal si pavoneggiano e fanno nascere false speranze. Queste frequentazioni femminili danno fastidio alle padrone di casa. Alla nonna perché, per un verso, si vede invadere la casa da ragazzine che rompono la sua tranquillità e, per altro verso, perché le rubano l’attenzione dei ragazzi. Alle madri perché sono gelose dei propri figli. Ai due cugini questo atteggiamento della nonna e delle loro madri fa piacere. Il loro comportamento è continuamente rivolto ad incrementare i sentimenti astiosi delle donne di casa nei confronti delle loro spasimanti. Questo ha una ragione precisa. Tutto ha inizio in una afosa giornata d’estate. I due cugini insieme alle rispettive madri ed alla nonna si trovano nella palestra di casa. Il caldo è eccesivo. Tutti sono sudati. Le donne hanno i costumi completamente impregnati di sudore. La prima a non res****re al caldo è la nonna. La donna si reca nella doccia e si libera del costume. Dimentica di chiudere la porta. I ragazzi dalla posizione in cui si trovano hanno una visuale completa della nudità della loro nonna. La bellezza del fisico di Yvonne (questo è il nome) magnetizza i loro sguardi. Ne restano abbagliati. La donna si accorge di loro. Invece di chiudere la porta si gira completamente offrendo ai loro occhi i magnifici globi di alabastro che danno corpo alle sue mammelle, il suo ventre piatto, le sue belle gambe e il cespuglietto di neri peli. Resta ferma per circa due minuti e poi si gira facendo si che gli sguardi dei nipoti si posino sulle rotondità del suo splendido culo. È il colmo. I ragazzi non resistono. Entrambi si allontanano velocemente dalla palestra. La nonna li vede allontanarsi e sul suo viso si allarga un sorriso di compiacimento. Nuda rientra nel locale palestra. La nuora e la figlia al vederla nuda si guardano intorno alla ricerca dei ragazzi. Yvonne: “State tranquille. Sono andati via” La donna racconta loro quello che è accaduto poco prima. Le due donne la guardano incredule poi i loro sguardi si incrociano e scoppiano a ridere. Yvonne si unisce a loro. “Mamma li hai scioccati. Poverini. Perché l’hai fatto?” “Ho voluto mostrare loro com’è fatta una vera donna” “Sei gelosa delle marmocchiette che ronzano intorno ai tuoi nipoti?” “Si! Perché voi forse non lo siete?” “Non so se tua nuora lo è. Parlo per me. E’ vero. Sono gelosa, ma non per questo mi spoglio per farmi vedere nuda da mio figlio. Tu non solo ti sei fatta vedere nuda ma con il tuo comportamento li hai anche provocati. Ti rendi conto di quello che hai fatto. Loro non vedranno più in te la loro nonna” “Questa è la vera ragione per cui ho dato loro in visione il mio corpo nudo. Volevo vedere se piaccio ancora e il fatto di vedere due ragazzini, anche se miei nipoti, che alla vista della mia nudità scappano per andarsi a masturbare mi riempie di felicità. Voglio che mi vedano come una donna. Voglio suscitare in loro desideri inconfessabili. Ogni volta che mi vedono la loro mente deve lavorare di fantasia. Devono fare cattivi pensieri” È la nuora (Janet) a intervenire nel dialogo: “L’assenza di un uomo nel letto di tua madre le sta giocando dei brutti scherzi. I cattivi pensieri li fa anche lei” Holly: “Che intendi dire?” Janet: “Penso proprio che la mia bella suocera entrerebbe volentieri nel letto dei nostri figli. Ti dico di più. Se succederà non mi dispiacerà” Holly: “Che cavolo ti salta in mente? Troveresti giusto che tuo figlio si facesse una galoppata con tua suocera, ovvero con sua nonna?” Janet: “Perché tu non ti faresti cavalcare da mio figlio? Non fare la santarellina. E talmente palese che lo desideri che non fai niente per nasconderlo. Quando è nel tuo raggio visivo lo mangi con gli occhi. Confessalo” La figlia di Yvonne arrossisce. L’espressione del suo viso è la prova che sua cognata ha visto giusto. Holly: “Sì, lo confesso. Amo tuo figlio e desidero che mi scopi. Da quando ho capito anche tu vorresti che mio figlio ti chiavasse. Ecco perché hai detto che non ti dispiacerebbe che i nostri figli entrassero nel letto della loro nonna. Però non è giusto. Lei avrebbe a disposizione due giovani puledri ed a noi ne toccherebbe uno solo” “Non è detto” È stata Yvonne ha parlare. La figlia e la nuora la guardarono con un espressione interrogativa dipinta sul volto. “Ora ragazze, ci facciamo una bella e rigenerante sauna; dopo andremo da me e continueremo il discorso. Mentre parlavate mi è balenata un’idea che risolverebbe il vostro e mio problema”. Dopo la sauna fanno anche una doccia e con i loro corpi avvolti in bianchi accappatoi si recano nell’appartamento di Yvonne. Qui si liberano degli involucri di stoffa e, nude, si siedono sul divano. Yvonne: “Se le cose vanno in porto e spero ardentemente che avvenga, voi due sapete a cosa andiamo incontro? Con l’entrata nei nostri letti dei due puledrini noi consumeremmo quello che il mondo esterno a queste mura chiama i****to. Io sono la loro nonna e voi due siete le loro zie” Janet: “Yvonne non è proprio come dici. L’i****to lo consumereste solamente tu e tua figlia. Per quanto mi riguarda il mio non sarebbe i****to perché il figlio di Holly non è mio consanguineo. Sì, è mio nipote perché la madre è la sorella di mio marito, ma fra me ed il ragazzo non c’è nessun legame di sangue. Potrei anche farmi ingravidare. Il bambino che nascerebbe non avrebbe problemi” Holly: “Hai capito, mamma? La mia cara cognata viaggia sul sicuro. Lei si scoperebbe mio figlio e non correrebbe nessun rischio se non quello, in caso che mio fratello scopra la tresca, di arrivare al divorzio” Yvonne: “Al divorzio ci arriveresti anche tu se tuo marito viene a sapere che ti fai chiavare da tuo nipote. Smettetela di beccarvi a vicenda ed ascoltatemi. In primo luogo dovete promettere che tutto quello che diremo e faremo sarà un nostro segreto e nessuno dovrà mai sapere niente di quello che accadrà fra queste mura. Siete d’accordo?” Le due cognate si guardarono ed all’unisono diedero il loro assenso. Yvonne: “Bene. Quando io parlo di i****to non lo dico senza ragion veduta. Quello che dice Janet a proposito di tuo figlio è vero. Ma è anche vero che i due ragazzi vivono sotto lo stesso tetto. Fino a quando credete che la relazione che avrete separatamente con loro resterà chiusa nella loro mente. Tenuto conto che entrambi verranno a stare nel mio letto e questo per loro non sarà un segreto, essi si parleranno e si confideranno l’un l’altro. La vostra relazione verrà a galla. Scoppieranno le gelosie fra loro. Questa è una cosa che non dovrà mai nascere altrimenti sarà la fine” Holly: “Perché dovrebbero essere gelosi? E di chi?” Yvonne: “Bimbe, sveglia! Loro due insieme si sollazzano con la propria nonna e non si domanderanno il perché con voi non dovrebbe essere lo stesso?” Janet: “Yvonne …..” Holly: “Mamma dove vuoi arrivare?” Janet: “Holly, tua madre sta dicendo che noi due dovremmo fare così come farà lei. Oltre che giacere ognuna con il proprio nipote dovremmo farci chiavare anche dai nostri rispettivi figli”. La donna non crede alle proprie orecchie. Guarda la madre. Holly: “E’ vero quello che sta dicendo Janet? Tu vuoi che io mi faccia chiavare oltre che da mio nipote anche da mio figlio? E lo stesso dovrebbe fare mia cognata? E tutto per evitare tragedie? Mamma l’età ti fa brutti scherzi. Piuttosto che farmi montare da mio figlio preferisco rinunciare anche a trastullarmi con il figlio di Janet” Yvonne: “Che male faresti? La tua passera darebbe ospitalità ad un bel ragazzo.” Holly: “Ma è mio figlio. Mamma sei decisamente impazzita.” Si alza, indossa l’accappatoio ed esce di corsa dal salone. Si sente sbattere la porta. Sono rimaste in due. Janet:“Hai combinato un bel casino. Così hai mandato tutto al monte.” Yvonne: “Tu non hai detto come la pensi?” Janet: “Avevo bisogno di una piccola spinta. Cara Yvonne io mio figlio lo desidero già da un bel po’ e sono sicura che anche lui sia innamorato di me. Lo so perché un giorno ho avuto l’occasione di leggere quello che lui chiama giornale di bordo. È una cartella elettronica dove tiene conservate tutta una serie di lettere a me dedicate. Iniziano tutte con: -Al mio unico amore: mia madre-. Ha una fervida immaginazione. Oltre a scrivere i suoi sentimenti che nutre nei miei confronti descrive anche quello che lui farebbe se si accoppiasse con me. Cara suocera i suoi scritti fanno invidia a scrittori di racconti hard.” Yvonne: “Che amorevole porcellino. E tu?” Janet: “Dopo quel giorno ho cominciato a guardarlo con occhi diversi e ho concretizzato nelle mie fantasie i suoi scritti. Mi sono masturbata desiderandolo. L’ho provocato più e più volte. Ma oltre a trovare i suoi slip pieni di sperma non ci sono mai state altre reazioni.” Yvonne: “Poverino. Deve essere frustrante avere tutti i giorni una bella donna che ti ronza intorno, desiderarla e non avere il coraggio di confessarle il proprio amore. Lui ti vuole ma il fatto di essere tuo figlio lo blocca. A mio parere devi essere tu a fare il primo passo.” Janet:“Credo che tu abbia ragione. Ti giuro che a partire da questo momento appena capiterà l’occasione lo violenterò. E poi dedicherò le mie attenzioni al figlio di Holly. A proposito. E tua figlia? Cosa credi che farà?” Yvonne: “Non stiamo a preoccuparci. Lasciamole il tempo di metabolizzare la mia proposta. Vedrai che si convincerà. Da oggi anche lei guarderà suo figlio con occhi diversi. La bellezza del ragazzo la coinvolgerà fino al punto di concedersi.” Janet: “Abbiamo parlato dei tuoi nipoti e abbiamo trascurato gli altri due stalloni. Come faremo a nascondere loro le nostre maialate? Io amo mio marito e non voglio correre il rischio di divorziare da lui.” Yvonne: “Perché non lo coinvolgi nella tua storia? Le armi non ti mancano.” Janet: “Certo sarebbe bello averli entrambi: padre e figlio nel mio letto e farmi possedere da loro due insieme.” Yvonne:“Hai una fervida fantasia. Immagino la scena. Tu fra loro due. Uno ti prende davanti e l’altro ti chiava dietro. Chi dei due sarebbe il fortunato a romperti il culo?” Janet: “Nessuno dei due. Il culo l’ho dato ad un mio cugino quando ero ancora una ragazzina. Mi facevo chiavare nel culo per non correre il rischio di essere ingravidata.” Yvonne: “Che donna che sei. Mi hai suggerito una splendida idea. Per non farli entrare in competizione farò in modo che i miei nipoti mi stringano in un unico abbraccio” Janet: “E chi sarebbe il primo a farti il culo?” Yvonne: “Credi di essere la sola ad essersi fatta sodomizzare? Cara nuora, tu hai una suocera lussuriosa. Io, sessualmente parlando le ho provate tutte. E prima che me lo chiedi ti dico che le mie performance sessuali si sono tutte consumate in ambito familiare.” Janet: “Che intendi per ambito familiare?” Yvonne: “Quello che stai pensando. Il mio corpo è stato il giocattolo con cui i maschi di famiglia hanno giocato. Prima il mio defunto marito. Fu lui a deflorare il mio culo. Dopo la sua morte, in un momento di sconforto, mio figlio mi fece sua. Disse che mi aveva sempre amata. Divenni la sua amante. La storia dura ancora anche se con minore intensità. Mio figlio mi chiavò anche il giorno del vostro matrimonio. Ricordo ancora quel giorno. Eravamo al pranzo matrimoniale. Stavo, con Holly, seduta insieme ai tuoi genitori allo stesso tavolo. Sentivo i suoi occhi cercarmi. Lo guardai. Lui si alzò e venne verso di noi. Si avvicinò al tavolo a cui stavo seduta e chinandosi mi sussurrò all’orecchio il suo desiderio di avermi. Mi invitò a seguirlo. Lo seguii. Passammo per il tuo tavolo e ti dicemmo che ci allontanavamo perché lui aveva necessità di parlarmi. Ricordi? Ti diedi anche un bacio sulla fronte. Ci allontanammo e andammo nella stanza che l’albergo aveva riservato a voi due per il dopo pranzo. Appena dentro, chiudemmo la porta a chiave, ci liberammo dei vestiti e ci amammo. La nostra carica di libidine non si esauriva. Mai come quella volta fui amata con tanta intensità. Tuo marito nello spazio di un ora mi prese più volte. Poi dopo esserci ricomposti nell’aspetto ritornammo nel salone del ricevimento. Da allora mio figlio, pur continuando ad amarmi, raramente viene a visitare il mio letto.” Janet aveva ascoltato in silenzio la confessione della suocera. Alcuni minuti di silenzio scesero fra loro. Janet allungò il viso verso quello della suocera e la baciò sulle labbra. “Yvonne, finalmente so che mi vuoi bene. Ho tanto aspettato questa tua confessione. Ho sempre saputo che tuo figlio è uno dei tuoi amanti. Non farmene una colpa ma vi ho spiati. Questo non mi ha mai sconvolta. Ti dirò di più. Quando intuivo che veniva da te ero contenta. Mi dicevo che era preferibile fossi tu la donna che riusciva a dargli amore piuttosto che saperlo fra le braccia di un'altra. Se fosse andato con un’altra donna lo avrei perso. Saperlo fra le tue braccia mi rassicura. Lo ami molto?” “È il mio tormento. Quando non viene a trovarmi vado in ansia.” Janet: “Ora che so. Che ne diresti se organizzassimo un incontro a tre con lui quale interprete principale” “Tu faresti questo? Ti faresti amare da tuo marito in mia presenza?” “Per la verità è al contrario. Desidero vedere tuo figlio mentre ti chiava. Voglio vedere il suo pene sparire nella tua vagina” “E poi?” “Vedremo gli sviluppi” “Dio. Che porca che sei.” “Credevi di essere la sola? Hai altro da confidarmi? Questo è il momento adatto” “Hai ragione. Voglio che i veli che mi circondano siano tutti strappati. Si ho altro da confidarti. Poi lo farò anche con Holly. Voglio che anche lei sappia che donna ha per madre. Janet, oltre tuo marito e tua cognata ho un altro figlio. Ha la stessa età di tuo figlio. L’ho concepito nello stesso periodo” “Non dirmi che il padre è tuo figlio?” “Non dire scemenze. Sono sì una pervertita ma non fino al punto da farmi ingravidare da mio figlio anche se tuo marito ha più volte espresso il desiderio di mettermi incinta. No. Il padre è il marito di Holly” “Ecco chi è l’altro uomo che ti frequenta. Sapevo che doveva esserci qualcun altro oltre tuo figlio ma non sono mai riuscita a capire chi fosse. Ti sei fatta chiavare da tuo genero e gli hai partorito un figlio? E dove lo tenete?” “Vive con i nonni. Riuscii a nascondere la gravidanza fino al quinto mese. Poi il pancione cresceva e dovetti allontanarmi. Andai a vivere con i miei genitori ai quali dissi tutta la verità sulle origini della gravidanza. Vi restai per circa due anni. È stato un periodo carico di tensione ed allo stesso tempo pieno di felicità. Avevo un figlio da far crescere. Lo allattavo. Mio genero, il padre del bambino, ci faceva visita di continuo. Ancora oggi il padre gli fa visita tutti i giorni. Io lo vedo tre volte alla settimana. Il ragazzo sa tutto. È a conoscenza che suo padre non è mio marito e sa che la moglie del padre è mia figlia. Il mio desiderio è di vederlo in questa casa. Il padre ed io lo vorremmo con noi” “Ti aiuterò a farlo venire” “Te ne sarò per sempre riconoscente e grata” “Non lo farò per niente. Voglio essere pagata per il mio aiuto e voglio che tu mi dia un acconto” “Vuoi che ti paghi per aiutarmi a portare il mio secondo figlio a vivere con me? Cosa vuoi? Soldi?” “Non sono soldi quelli che voglio da te. Sei mai stata corteggiata da una donna?” “Non lo so. Se è successo non me ne sono accorta. Perché lo chiedi?”. Janet si avvicina alla suocera fino ad entrare in contatto con il corpo nudo della madre di suo marito. Solleva una mano e la poggia su una delle tette di Yvonne. La fa scorrere su quella splendida superficie con delicatezza. La suocera ha un sussulto. “Cosa fai?” “Yvonne, ti voglio. Ti desidero. Ti amo” “Mi ami? Parli come un uomo” “E’ cosi. Ti amo come un uomo ama la sua donna. Voglio fare l’amore con te” “Oh dio. Vuoi scoparmi? Sei una donna. Non l’ho mai fatto con una donna”. Intanto le carezze delle mani di Janet sul prosperoso seno della suocera si fanno più insistenti. Ogni tanto le dita pizzicano i grossi capezzoli che nel frattempo si sono inturgiditi. La nuora avvicina la sua bocca a quella della suocera e vi posa le sue labbra. Inconsciamente Yvonne dischiude le labbra e la lingua della nuora guizza veloce invadendo la sua cavità orale. Un bacio carico d’amore ha inizio. Anche se la lingua che gli sta rovistando la bocca è quella di una donna a Yvonne piace essere baciata. Risponde a quella invasione mettendo in azione la sua lingua. La incrocia e insieme danno vita ad un lungo e dolce duello. Le lingue si attorcigliano, si avviluppano. Yvonne succhia la lingua della nuora come fosse un capezzolo. Di colpo Janet smette di baciare la suocera e porta la sua bocca sul bianco collo. Lo morde strappandole gemiti di piacere. La bocca scorre sul corpo della matriarca. Arriva sulle mammelle. Yvonne gonfia il torace ed offre le sue grosse mammelle alla vorace bocca della nuora. La lingua di Janet vibra veloce sulle rotondità delle grosse mammelle della suocera che si abbandona a gemiti sempre più sonori facendo così capire alla nuora che il trattamento che sta subendo è di suo gradimento. La punta della lingua di Janet gioca con i grossi capezzoli di Yvonne. Li lecca, li titilla e infine li ospita, a turno, nella sua bocca e li succhia con rabbia. Il modo di succhiare le mammelle della suocera da parte di Janet è quello di una bambina affamata che si arrabbia perché latte non ne esce. Intanto una mano di Janet si è portata fra le gambe di Yvonne ed ha raggiunto il fitto cespuglio di neri peli che nascondono l’entrata della vagina. Le dita si muovono frenetiche fra i neri peli. Yvonne allarga le cosce per favorire la manovra della nuora. Prima un dito e poi due si inoltrano fra lo spacco che divide le grandi labbra della polposa fica della suocera e penetrano nell’orifizio vaginale. Incomincia lentamente a chiavarla. Il corpo di Yvonne sotto l’azione congiunta della bocca e delle dita della nuora va in fibrillazione. Accompagna il piacere che prova con urla e nitriti e questa dimostrazione di piacere fa si che Janet intensifichi la sua azione. Le sue dita si muovono con più velocità nella fica di Yvonne. Le mammelle sono prese d’assalto anche dai denti. I capezzoli vengono sottoposti a dei morsi dati non con l’intento di provocare dolore ma di dare piacere che raggiunge il suo culmine in uno sconvolgente orgasmo che invade il corpo di Yvonne scuotendolo tutto. La mano di Janet raccoglie il frutto del suo lavorio e lo porta alla sua bocca. Con la lingua lo raccoglie nel cavo orale. Lo trattiene. Si allunga sul corpo di Yvonne. Porta la bocca sulla bocca della suocera e le travasa nel cavo orale gli umori prima raccolti dalla vagina. Yvonne li accetta di buon grado. Prima li assapora schiacciandoli sotto al palato e poi li ingoia. “Hai un buon sapore” “Mi è piaciuto molto. Non pensavo di avere un buon sapore. Non credevo che una donna potesse darmi tanto piacere. Mi hai fatto godere. Dobbiamo approfondire questo tema. Credo proprio che noi due ci intenderemo. Sarai la mia amante donna” “Anche per me è la mia prima volta con una donna. Sono contenta che ti sia piaciuto. Quanti amanti vuoi avere. Tuo figlio, tuo genero, io, i tuoi nipoti. Chi altro?” “Tutti quelli che vivono sotto questo tetto dovranno passare per il mio letto e amarmi come io li amo” “Anche tua figlia?” “Dopo oggi? Si anche lei? Prima però devo diventare brava e tu sarai lo strumento che mi permetterà di esercitarmi. Non è facile far godere una donna”. La nuora la guarda divertita. La bacia e si rannicchia al suo fianco. Yvonne l’abbraccia e insieme si assopiscono. È così che i due giovani rampolli le trovano. La porta di casa non è stata completamente chiusa da Holly. È socchiusa. Loro entrano e vanno nel salone. Li giunti vedono la nonna distesa nuda sul divano che stringe con le braccia il corpo nudo di Janet. Si fermano a guardare. Si riempiono gli occhi delle magnificenze che quei splendidi corpi stanno offrendo alla loro vista. Ne sono ammaliati. Piano, senza fare rumore, si allontanano ed escono dalla casa. In silenzio si addentrano nel folto degli alberi. Raggiungono uno spiazzo erboso e si siedono sull’erba. Erik (figlio di Janet): “Hai visto? Sono nude e abbracciate fra loro. La nonna già l’avevamo vista ma non credevo che mia madre avesse un corpo cosi arrapante. Cosa credi che abbiano fatto?” Robby (figlio di Holly): “Ehi! Quella è tua madre”. Erik: “E’ vero, ma è una donna e purtroppo anche bella”. Robby: “Andresti a letto con tua madre? La chiaveresti?” Erik: “Che male ci sarebbe. È una donna e questo giustifica qualsiasi azione nei suoi confronti. Sì, la chiaverei e sono sicuro che a lei piacerebbe essere chiavata da suo figlio” Robby: “Sei un depravato” Erik: “In quanto a questo lo sei anche tu. Non dimenticare che siamo andati dalla nonna per tentare di entrare nel suo letto. Non vedo che differenza ci possa essere nel chiavare la propria nonna e chiavare la propria madre. Eppoi credo che anche a te piacerebbe chiavare mia madre. Ti ho visto quando la guardi. Hai sempre gli occhi pieni di libidine. E trovandoci in tema ti dico subito che tua madre mi fa una corte spietata. Anche lei mi vorrebbe nel suo letto” Robby: “Che mia madre ti fa la corte me ne sono accorto anch’io. Che tua madre mi piaccia hai pienamente ragione. Ti dico di più. Io amo mamma da molto tempo. Fino ad ieri mi sono masturbato pensando a lei. Vorrei essere il suo amante.” Erik: “Credo che nostra nonna possa aiutarci ad entrare nel letto delle nostre madri. Dobbiamo però riuscire ad entrare nel suo letto. Torniamo da lei e vediamo cosa succede. Più di una sberla non può darci. Non penso che ce la darà. Ricordati che si è mostrata nuda ben sapendo che noi eravamo li a guardarla. A mio parere la nonna sta aspettando una nostra avance.” Robby: “Non credo che sia il momento. Insieme a lei c’è anche tua madre. Le hai viste. Stanno nude, abbracciate, distese sul divano. Ho il sospetto che abbiano avuto un rapporto lesbico.” Erik: “Sospetto? Caro cugino quelle due hanno scopato. Si sono amate. Seguimi. Vedrai che i nostri desideri si realizzeranno presto.” Intanto Yvonne e Janet sono ancora sul divano. Yvonne sta dicendo alla nuora che ha visto i due puledri entrare nel salone e fermarsi a guardarle. Janet: “Credi che abbiano capito?” Yvonne: “Sì. E ci ricatteranno. Noi staremo al loro gioco. Faremo finta di spaventarci e cederemo alle loro richieste. Questo è il momento di piegare tuo figlio alle tue voglie. Io mi prenderò cura del figlio di Holly. Impareranno a loro spese con chi hanno a che fare. Fra poco li vedremo entrare da quella porta. Mi raccomando. Non far trasparire la tua libidine. Facciamo finta di continuare a dormire.” L’attesa non si fa sentire. Dopo circa un’ora la porta si apre e i due cugini fanno il loro ingresso nel salone. Alla vista dei due corpi nudi avvinghiati fingono sconcerto. Robby: “Nonna!” – Erik: “Mamma” Le due donne, al sentire le voci dei ragazzi, hanno un sobbalzo. La prima a mettersi seduta è Janet che raccoglie il proprio accappatoio si copre le mammelle e il centro delle cosce. Yvonne si mostra ancora assonnata. Lentamente si mette a sedere e si copre, anche lei, con l’accappatoio. Lo fa in modo maldestro. Di proposito lascia scoperta una mammella che attira l’attenzione dei ragazzi. Janet: “Come siete entrati? Perché siete qui? Cosa volete?” Robby: “La porta è aperta. Volevamo parlare con la nonna. Piuttosto voi cosa stavate facendo nude ed abbracciate.” Yvonne: “Non credo che dobbiamo dare a voi spiegazioni del perché stavamo abbracciate. In quando all’essere nude avevamo caldo. Adesso girate i tacchi e andate via.” Janet ha chinato la testa come fosse stata colta in fragranza di reato. Anche lei con una accorta mossa fa balzare fuori dall’accappatoio una tetta con il capezzolo inturgidito. Erik alla vista della tetta della madre sgrana gli occhi. Guarda il cugino che ha gli occhi incollati sulla mammella della nonna. Erik: “Sappiamo benissimo come avete trascorso il vostro tempo. Vi siete sollazzate. Avete fatto l’amore. Siete due lesbiche. Lo dirò a mio padre.” Janet prima lancia un’occhiata alla suocera e poi: “No! Ti prego non dire niente a tuo padre. Sì! È vero ci siamo amate. È stato un momento di debolezza. Fa caldo e ci siamo eccitate. Ti prometto che non accadrà più” Erik: “Delle tue promesse non ho che farmene. Ci vuole ben altro per farmi stare zitto” Yvonne si alza in piedi e lascia cadere l’accappatoio. È completamente nuda. I due ragazzi guardano affascinati quella fulgida bellezza. Le sue sode e grosse mammelle, nonostante l’età, riescono ancora a vincere la forza di gravita ed i capezzoli sembrano le testate di due missili che puntano verso il cielo. Sculettando in modo impressionante la maliarda va a chiudere la porta a chiave. “Così nessuno ci disturberà. Hai capito cosa vogliono questi due mascalzoncelli per non palesare al resto della famiglia la nostra debolezza?” Janet imita la suocera. Anche lei lascia scivolare via l’accappatoio. I ragazzi incominciano a sudare. Credevano di avere in pugno le due donne invece si stanno rendendo conto che sono loro ad essere accalappiati. Janet si avvicina al figlio. Gli gira intorno. Con voce flebile gli sussurra nell’orecchio parole suadenti: “Guardami. È me che vuoi per stare zitto? Ho letto le tue lettere. So che mi desideri. Su dillo?” Erik si sente venire meno. Si sente un topo in trappola. Sua madre sa dei suoi reconditi desideri. Continua ad esplorare con occhi avidi il corpo nudo della madre. Janet allunga una mano e la poggia sul pantalone del figlio, all’altezza del fallo. Lo stringe. Il ragazzo ha un sussulto. “Gridalo. Voglio sentirti gridare il tuo desiderio di avermi” Erik: “Sì Mamma. È vero. Ti voglio. Voglio fare l’amore con te.” Janet: “Finalmente l’hai detto. Poverino quando hai penato? Lo sai che anche la tua mammina ti vuole? Lo sai che sei l’incubo dei miei sogni? Bastava un tuo minimo cenno ed io sarei caduta ai tuoi piedi pronta ad offrirti il mio corpo. Vieni. Oggi i tuoi desideri si concretizzeranno. Sarò tua.” Yvonne: “E tu mio bel porcellino non vuoi bene alla tua nonnina? Vieni lasciamoli soli. Hanno molte cose da dirsi e noi siamo di troppo.” Prima di uscire dal salone Yvonne si gira ancora una volta e vede la nuora che sta spogliando suo figlio. Sorride. Prende per mano il nipote e lo trascina nella propria camera da letto.... Continue»
Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 1322  |  
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Storie in famiglia 6


Da quando Holly ha vinto la guerra ingaggiata con suo nipote Erick è trascorso quasi un anno. La cognata Janet è al nono mese di gravidanza. Mancano pochi giorni al parto. Il padre del bambino che porta in grembo è il marito di Holly. Geoffry dopo aver ingravidato Janet si è trasferito nell’appartamento della suocera. Il figlio nato dal loro rapporto è venuto a stare con la madre. Yvonne ha lasciato libero suo nipote Robby di fare ritorno nella casa materna. Il vuoto lasciato dal nipote è stato occupato da suo genero. Erick è ritornato ad occuparsi del corpo della madre reso più attraente dalla gravidanza. Serghej, il marito di Janet, chiamato dalla moglie ha fatto ritorno a casa. Ha trovato il suo posto nel letto occupato dal figlio. Hanno discusso della situazione venuta a crearsi e di comune accordo, così come Janet ha previsto, decidono di far costruire un letto più grande dove è possibile stare comodamente in tre: la donna, il marito ed il figlio-amante. Nel frattempo Serghej trova ospitalità nel letto dell’amante: sua sorella Holly che, tenuto conto delle condizioni fisiche in cui suo figlio è ridotto dopo la lunga permanenza nel letto della nonna, è ben lieta di accogliere suo fratello nella camera da letto. Di giorno dedica le sue attenzioni al recupero delle forze di suo figlio e di notte soddisfa la sue voglie sessuali facendosi cavalcare forsennatamente da suo fratello. Il tempo passa. Janet partorisce una bella bambina. Yvonne, nonostante l’età, è nuovamente gravida. Serghej è tornato nel proprio appartamento. Insieme al figlio giocano con il corpo di Janet che si dona con grande soddisfazione alle voglie dei due uomini. Robby il figlio di Holly recupera, grazie alle cure amorevoli della madre e grazie alla forzata astinenza sessuale, le proprie forze. Il suo fallo è tornato ad indurirsi. Holly sorveglia con malcelato interesse il recupero del figlio. Ogni notte si reca nella stanza di Robby e si siede in poltrona con gli occhi fissi su un punto del corpo del ragazzo in attesa di qualche segno di ripresa. Il segnale arriva. Un mattino Holly va dal figlio a portargli la colazione a letto. Il ragazzo sta ancora dormendo. Holly poggia il vassoio sul comodino e va ad aprire la finestra/balcone. La luce entra nella stanza. Holly ritorna verso il letto e vede. Il figlio sta dormendo nudo. È disteso sulla schiena. Il suo sguardo è attratto dal pennone che dal basso ventre del figlio si inalbera verso il cielo. Un palo lungo almeno 20 cm. e con un diametro di 3 cm. e con un glande lucido e splendente è quanto di più bello abbia visto circolare in quella casa ed appartiene a suo figlio. Un cazzo di quelle dimensioni non l’ha mai visto. Ne suo marito, ne suo fratello e tantomeno suo nipote Erick l’hanno cosi lungo e così grosso. Ecco spiegato il motivo per cui sua madre non lasciava che suo nipote tornasse da lei. Al suo posto avrebbe fatto lo stesso. Prende la poltrona e l’avvicina al letto. Ci si siede e si ferma a guardare la meraviglia delle meraviglie: il cazzo di suo figlio. Pensieri perversi le turbinano nella mente. Una mano si infilla nello spacco della camicia e si sofferma su una mammella. L’accarezza. Con due dita aggancia un capezzolo e lo strizza. Un mugolio le esce dalle labbra. L’altra mano è scivolata fra le sue gambe e con le dita si picchietta il clitoride. È talmente presa dai pensieri osceni che non si accorge che il figlio si è svegliato. Robby non è per niente infastidito dalla presenza della madre. Ne tantomeno gli da fastidio il fatto che sua madre si stia masturbando. Sua nonna Yvonne lo faceva spesso in sua presenza. A lui piaceva vedere la nonna mentre si masturbava. Si eccitava. La stessa cosa gli accade vedendo sua madre che con una mano si tortura un capezzolo e con l’altra si sgrilletta il clitoride. Un urlo liberatorio gli dice che sua madre sta avendo un orgasmo e sta godendo. È un urlo che lo eccita al punto tale da fargli indurire il cazzo fino ad avere la sensazione che stia per scoppiare. Si alza e si avvicina alla madre. Prende il cazzo con una mano e lo avvicina alla bocca della donna. Holly istintivamente dischiude la labbra e il glande vi si intrufola fra loro. Le viene naturale leccare e succhiare la poderosa verga di calda carne. Robby afferra la testa della madre con le mani e la blocca contro il suo pube. Holly avviluppa il glande con la lingua e lo lecca mentre la sue labbra mungono il favoloso cazzo del figlio. Robby sente il piacere invadere il corpo cavernoso. Lo sente scorrere verso la cima del glande ed esplodere nella bocca della madre la quale ingoia tutta la lava che il vulcano del figlio sta eruttando nella sua bocca. L’eruzione si estingue. Il ragazzo si distende sul letto, Il cazzo perde la sua boria e si affloscia. Holly ritorna sulla terra. Avverte il sapore dello sperma impiastricciarle la bocca. Guarda il figlio e nota che il palo si è afflosciato. “Cosa è successo?” “Quello che ho sempre desiderato. Ho goduto nella tua bocca.” ”Oh dio. Ti ho fatto un pompino?” “No, mamma. Non credo proprio che quello sia stato un pompino. Se cosi fosse ne resterei deluso. No. Hai solo bevuto il mio sperma.” Indicando il fallo afflosciato. “Che fine ha fatto il tuo attrezzo?” “Sta riposando.” “Lo sa che deve trasformarsi in idrante? Deve spegnere il fuoco che divampa nella mia vagina. Lo sa che deve trasformarsi in un ariete? Deve sfondare le mura della mia fortezza. Lo sa che la mia micina vuole ospitarlo per un periodo indefinito nella sua casa?” “Mamma lo sai che sto aspettando questi momenti già da quando ho cominciato a fantasticare sul sesso? Lo sai che sei l’incubo dei miei sogni notturni? Lo sai che le mie prime polluzioni notturne erano a te dedicate? Lo sai che ti amo e voglio stare sempre con te? Dormire nel tuo letto. Essere il tuo amante? Mamma, voglio fecondarti; voglio ingravidarti.” Holly non si aspetta questa dichiarazione d’amore da parte del figlio. Si fa prendere dal panico. “Non ho capito. Ripeti le ultime parole.” “Hai sentito bene. Voglio che tu partorisca un figlio mio.” Robby, suo figlio, vuole inseminarla. È decisamente impazzito. Una cosa è farsi chiavare e un’altra è dargli un figlio. Stare con sua nonna lo ha fatto uscire di senno. “Non si può. Noi possiamo amarci all’infinito ma io e te non possiamo mettere al mondo dei bambini. Non ne faccio una questione morale. Lo dico perché è geneticamente sbagliato. Se non ci fossero conseguenze mi farei ingravidare. Per favore, amore mio, scaccia questo assurdo pensiero dalla tua mente. Prendi pure il mio corpo. Possiedimi. Chiavami. Ma non chiedermi di essere la tua scrofa. Niente figli.” Cosa sta succedendo? Il cucciolo d’uomo vuole che la donna di suo padre ovvero sua madre gli dia un figlio. Cosa deve fare per distogliere la mente del figlio da quell’assurdo pensiero. “Vuoi un figlio? L’unica donna in questa villa che può dartelo è tua zia Janet. Chiedilo a lei. Ha da poco partorito un figlio di tuo padre. Vedrai che sarà contenta di farsi nuovamente ingravidare.” “Mamma il figlio voglio farlo con la donna che amo e quella sei tu.” Che pasticcio. Ha penato per averlo con lei ed ora corre il rischio di perderlo di nuovo per una gravidanza. Ha creduto che il figlio volesse solo possederla. Chiavarla. Ma mai avrebbe pensato che si spingesse fino al punto di chiederle di fargli un figlio. Quella assurda richiesta l’ha gettata nello sconforto più assoluto. Ha bisogno di parlarne con qualcuno. Le vengono in mente due sue amiche: Una psicologa ed una ginecologa. Esce dalla stanza di Robby e va nella sua stanza. Si chiude dentro. Prende il telefono e compone il primo numero. Poi chiama anche il secondo numero. Ha parlato con entrambe ed ha fissato per il fine settimana, a casa della ginecologa, un incontro a tre. Il sabato mattina si reca all’appuntamento con le amiche. È la prima ad arrivare a casa della ginecologa. “Ciao Holly. Ti trovo in perfetta forma. Sei sempre più bella. Spero che ti tratterrai a tenermi compagnia.” L’amica le da un bacio sulle labbra e l’abbraccia stringendola forte. Cinque minuti ed ecco che anche la psicologa è ad abbracciare la bella Holly. “È trascorso molto tempo dall’ultima volta che sei venuta a farmi visita. A che dobbiamo questa chiamata?” Holly le guarda. Sono le sue più care amiche. Tra loro non ci sono segreti. Ognuna di loro conosce vita, morte e miracoli delle altre. Hanno in comune molte cose tranne una. L’unica ad essere sposata è Holly. Le altre due sono libere. Non hanno legami tranne quelli con i figli di cui non ne conoscono la paternità. Tutte e tre sono bisex. Piacciono agli uomini come alle donne. Fra loro tre ci sono stati e ci sono ancora anche legami omosessuali. Le tre donne sono state compagne di letto. Anche se i loro incontri amorosi durano ancora raramente si vedono. “Ragazze, mi trovo in un grosso pasticcio. Sono innamorata.” Le due amiche la guardano e poi si guardano. È la psicologa a parlare. “Ci hai chiesto di incontrarci per dirci che sei innamorata? Questo sta ad indicare che l’uomo in questione non appartiene alla ristretta cerchia familiare. Da quel che sappiamo gli uomini di famiglia sono assidui frequentatori del tuo talamo. Tuo marito e tuo fratello fanno a gara per depositare il loro cazzo nella tua vagina. Tu ne sei soddisfatta. Perché ti vuoi imbarcare in una nuova storia. E chi è questo stallone che ha attirato le tue attenzioni su di se?” “Sappiate che gli uomini di famiglia sono diventati tre. Oltre i due di cui già sapete se ne aggiunto un terzo: mio nipote.” È il turno della ginecologa. “Tuo nipote? Il figlio di tuo fratello. Ma è un ragazzo. Ti sei portata a letto Erick? Lo hai scopato. Scusa se te lo dico: sei diventata una puttana. È di lui che sei innamorata?” “Ti prego di non offendere. No. Non è di Erick che sono innamorata ma di suo cugino, mio figlio Robby.” Le due la guardano a bocca aperta. “Tu ami tuo figlio? Tu che hai sempre detto che non avresti mai fatto sesso con un tuo figlio vai ad innamorarti proprio di Robby.” “Riconosco di aver avuto torto. Come mia madre che si fa chiavare da mio fratello, anch’io desidero farmi cavalcare da mio figlio.” “Vuoi dire che non lo hai ancora chiavato?” “No. Ha solo scaricato il suo squisito sperma nella mia gola.” “Gli hai fatto un pompino?” “No. Ha messo il suo cazzo nella mia bocca ed ha goduto.” “Deve essere un vero maiale.” “Lo ha addestrato sua nonna, mia madre.” “Tua madre ti ha preceduto e gli ha fatto da maestra. Brava Yvonne. Merita un encomio solenne. Ancora non ci hai detto la vera ragione per cui ci hai convocate. Sono sicura che non è l’amore per tuo figlio che ti ha spinto a chiamarci.” Holly le fissa negli occhi. “Vuole un figlio.” “Chi vuole un figlio?” “Robby vuole fecondarmi. Vuole ingravidarmi. Ha detto che solo concependo un figlio suo gli do la dimostrazione di amarlo veramente. Ecco perché vi ho chiamate. Cosa devo fare?” Le due amiche le si avvicinano. La psicologa è la prima a parlare. “Poverina. Sei in un bel pasticcio.” La ginecologa le dice di non farne un dramma. “Continua a prendere la pillola. Portalo a letto. Digli che hai bisogno di riflettere sulla sua richiesta. Mentre rifletti ti fai chiavare. E poi…” “Poi verrà pure il momento che dovrò dargli una risposta.” La ginecologa la prende per mano e la invita a seguirla. La psicologa le sta dietro. Raggiungono una stanza. La porta viene aperta ed entrano. Nella camera ci sono un ragazzo di circa 20 anni; una ragazza di 18 anni ed una bambina di due anni. I tre sono tutti figli della ginecologa la quale si china sulla bambina e la prende in braccio. “Questa è il poi.” E indicando suo figlio “e questo è suo padre.” Holly la guarda con aria sconvolta. Esce dalla stanza e ritorna nel salone. La psicologa e la ginecologa con la bambina in braccio la seguono. “Hai partorito una figlia che è frutto del rapporto che hai con tuo figlio. Ti sei fatta ingravidare dal tuo primogenito? L’hai tenuto nascosto anche a noi due. Perché?” “L’unica a non saperlo eri tu. Non te l’ho detto perché sapevo in anticipo le tue reazioni. Eppoi non sono l’unica a trovarsi in questa situazione.” Holly sposta i suoi occhi sulla psicologa la quale tende una mano verso il viso dell’amica e l’accarezza. “Amore. Sono nella stessa condizione. Anch’io ho una figlia avuta con il mio primogenito e sono contenta.” Holly è sconvolta. Le sue compagne di letto si sono accoppiate come bestie con i rispettivi figli e dall’accoppiamento sono nati due bambini. È questa la sorte che le spetta se si fa chiavare da suo figlio? Anche lei sarà come se fosse una cagna che soggiace alle voglie del maschio. Con la mente in subbuglio Holly raccoglie la sua borsa e va via. Rientra a casa e si dirige in camera sua. Si spoglia lasciando solo il reggiseno e le mutande di pizzo nero. Si distende sul letto e chiude gli occhi. Immagini da film hard le si proiettano nella mente. Si vede lei stessa in posizione carponi e il figlio che le è dietro disteso sulla sua schiena con le mani ancorate alle sue tette. Si vede nuda con il pancione cresciuto a dismisura e il figlio che la monta standogli dietro. Si vede con un bambino fra le braccia che sta succhiando latte dalle sue mammelle mentre Robby la guarda. Mentre le scene si susseguono uno dietro l’altra avverte una presenza ad un lato del letto. Apre gli occhi e lo vede. È Robby. È nudo. La sua figura la sovrasta. “Mamma sei bellissima.” La sta guardando con occhi carichi di desiderio. “Mamma mi faresti un pompino. Di quelli con la P maiuscola.” Solo allora si accorge che il cazzo del figlio si erge imperioso e punta verso di lei. L’oggetto dei suoi desideri, l’incubo dei suoi sogni è lì davanti ai suoi occhi e le sta parlando. Vuole essere baciato; leccato; succhiato. Holly si sbottona il reggiseno e le sue bellissime tette esplodono balzando sotto gli occhi avidi del figlio. “Stenditi.” Il ragazzo prende posto sul letto. La madre si porta fra le gambe del figlio e gliele fa allargare. Circonda il cazzo del giovane puledro con le sue mammelle e lo massaggia. “Mamma è bellissimo quello che mi stai facendo.” Lei non risponde. Continua a massaggiare quel grosso fallo con le sue tette per diversi minuti. Poi smette. Con la mano avvolge il giovane fallo e lo stringe. China la testa verso il luccicante glande e lo bacia. Robby geme. La madre tira fuori la lingua e la fa vibrare sopra ed intorno a quel grosso glande. Le papille della lingua lo sentono pulsare. Senza staccare la lingua dalla superficie del favoloso oggetto scende leccando l’intera asta. Giunge sui testicoli. Sono gonfi e bollenti. Li lecca. Apre la bocca e con le labbra li circonda. Li succhia. Il figlio mugola di piacere. Sostituisce la bocca con il palmo di una mano. Leccando risale lungo la verga. Fa scorrere la lingua più volte sulla superficie del cazzo. Ritorna sul glande. Con la punta della lingua solletica il prepuzio. Dischiude le labbra ed il grosso glande sparisce nella bocca materna. Robby ha un sussulto. Sente la lingua della madre avviluppare il suo glande. Gli piace. Lancia un lungo ululato. Deve fare un grosso sforzo per non sollevare il bacino e affondare il cazzo nella gola della madre. A farlo scivolare verso la profondità della sua gola ci pensa la madre. Holly incomincia a farsi penetrare la bocca. Lo fa lentamente. Il cazzo di Robby scivola nella bocca della madre che lo riceve facendo lavorare la sua lingua che lecca veloce la lunga asta di carne. Le labbra di Holly toccano il pube del figlio. Gli ispidi peli che formano la corona che circonda la base del fallo le solleticano il naso. Il cazzo del figlio, 20 cm di dura carne, è interamente affondato nella sua bocca. Il glande ha raggiunto la trachea. Lei stessa è sorpresa della capacità di ricezione della sua bocca. Pochi secondi di sosta e poi riprende a far indietreggiare lentamente la bocca senza smettere di far vorticare la lingua intorno al glande. Quando le labbra incontrano il prepuzio Holly riprende a far scorrere la bocca di nuovo verso la radice del cazzo. L’operazione si ripete per diverse volte. Ad ogni su e giù gli ululati di Robby si fanno sempre più intensi è più ravvicinati. Holly capisce che il figlio sta per avere il suo momento di godimento. Il ragazzo sente salire lungo il condotto uretrale il suo piacere che culmina in una esplosione di sperma che fuoriuscendo come lava da un vulcano raggiunge la gola di Holly. Uno, due, tre, quattro potenti bordate di denso sperma vengono sparate nella gola materna che si premunisce di convogliarle nel proprio stomaco. Quando è sicura che il cazzo del figlio non ha più il denso liquido da farle bere Holly si solleva e si siede a cavalcioni del figlio. Poggia le mani sul petto del ragazzo e aspetta. Robby apre gli occhi e guarda sua madre. Holly vede negli occhi del figlio il compiacimento per quello che ha ricevuto. “Mamma, sei stata fantastica. Hai succhiato il mio cazzo come nessun’altra ha mai fatto. Hai superato tua madre che pure è una maestra nell’arte del succhiare cazzi.” Holly è soddisfatta. “Sono contenta che ti sia piaciuto. Non credi che meriti un premio.” “Cosa vuoi che ti dia?” “Perché non mi ripaghi della stessa moneta. La mia micina vorrebbe essere baciata e leccata.” “Non sia mai detto che non faccia godere mia madre. Dai scendi dalla mia pancia ed allarga le cosce che voglio mangiartela la tua fighetta.” Holly si sfila le mutandine; poggia la schiena contro la spalliera del letto; allarga le cosce a 160°; tira su le gambe contro il suo corpo; poggia le dita sulle grandi labbra e facendo pressione le allarga mettendo in mostra le parti nascoste della sua polposa vagina. “Il piatto è servito. Puoi mangiare. Spero che ti piaccia.” Robby resta affascinato dalla bellezza della figa materna. “Mamma, è stupenda. Hai una pucchiacca grossa, rosea e luccicante.” Si mette carponi fra le cosce della madre. Passa le braccia sotto i glutei e ancora le mani alle bianche natiche. Fionda la testa sull’organo da cui ha avuto origine il suo essere uomo. La sua bocca entra in contatto con le grandi labbra. Le morde. I peli che fanno da corona alla superba vagina gli entrano nel bocca. L’odore di fregna in calore gli penetra nel naso. Lo inebria. Continua a mordere. La madre geme. “Figliolo da quant’è che non mangi?” Robby smette di mordere e incomincia a leccare. La sua lingua spazia sulla intera superficie vaginale della madre. La punta della lingua incontra le piccole labbra che fanno da ali all’orifizio vaginale. Le circonda con le labbra e dopo aver fatto guizzare la punta della lingua su quelle gonfie e pulsanti ali di farfalla incomincia a succhiarle. Holly ha un brivido. Le piace quello che il figlio sta facendo alla sua sorca. Il sangue che le circola nelle vene aumenta di velocità. Il ragazzo penetra l’orifizio vaginale con la lingua e spazia sulle rosee pareti leccandole e lappando le secrezioni vaginali che, abbondanti, colano verso la sua bocca. Ai brividi che le percorrono il corpo Holly vi aggiunge anche dei tremiti e nitriti di piacere. La donna ha un primo orgasmo. L’esplorazione dell’organo genitale materno prosegue instancabile. Le sue labbra incontrano il clitoride che è del tutto fuoriuscito dal suo nascondiglio. Il glande clitorideo viene circondato dalle labbra di Robby. Prima lo titilla con la punta della lingua poi lo lecca. La donna solleva il bacino. Il figlio smette di leccare e comincia a succhiare l’inturgidito clitoride. Sta facendo un pompino a sua madre. La donna si dimena sul letto in preda a forti convulsioni. Un secondo orgasmo la invade. Questo è accompagnato dalla fuoriuscita dall’uretra materna di liquido denso e cremoso. Holly sta godendo. Robby lappa il nettare materno e lo ingoia. Lo trova squisito e gradevole al palato. Quando l’ape regina smette di produrre miele Robby si solleva e si distende sul corpo della madre. Non deve darle tregua. La sua verga punta dritto verso l’orifizio vaginale. Il grosso glande è fra le grandi labbra. Una spinta del bacino e l’ariete si apre la strada verso l’interno. Favorito dalle secrezioni vaginali il cazzo di Robby scivola nel ventre della madre. Il grosso glande incontra il collo dell’utero e la spinta si ferma. Durante la penetrazione Holly lancia lunghi ululati. Suo figlio è entrato nel suo corpo. La sta chiavando. Non avrebbe mai creduto di arrivare a farsi chiavare dal proprio figlio. Il DNA ereditato da sua madre Yvonne ha favorito l’incontro tra la propria figa ed il cazzo del figlio. Solleva le gambe e le porta dietro la schiena del figlio circondandolo in un forte abbraccio. Il sogno finalmente si sta realizzando. Nessun dubbio le attraversa la mente. Sa che sta avendo un rapporto i****tuoso. Ma non è forse i****tuoso anche il rapporto che da anni ha con il fratello? Lo ha cercato; lo ha voluto. Lei vuole possedere suo figlio come uomo. Ci è riuscita. Con una spinta i due corpi rotolano sul letto e si fermano solo quando Robby si ritrova disteso di schiena e la madre gli è a cavalcioni con il cazzo saldamente piantato nel suo ventre. I muscoli vaginali di Holly avvolgono il cazzo del figlio in un caldo e piacevole abbraccio. Spetta a lei cavalcarlo. Poggia le mani sul torace del figlio e da inizio ad un lento galoppo. Le sue mammelle schiaffeggiano il viso di Robby che non se le lascia sfuggire. Riesce ad afferrare, uno per volta, i grossi capezzoli ed a succhiarli. Le unghia di Holly affondano nei muscoli pettorali di Robby. I grosso globi d’alabastro sono due campane in movimento continuo. La donna, ad ogni sgroppata, lancia possenti nitriti imitata dal figlio che emette suoni di cui non si capisce a quali a****li paragonarli. Di sicuro appartengono all’a****le uomo. Il galoppo gradualmente aumenta l’andatura fino a diventare sfrenato. Il corpo di Holly incomincia a tremare. L’orgasmo sta salendo verso il cervello. Lo invade. La sconvolge. Urla. Gode. Viene. Allo stesso istante il figlio eiacula nel ventre materno. Lei sente il caldo sperma del figlio inondarle la vagina e schiacciarsi contro il suo utero. Arriva la quiete. I due si guardano negli occhi. Sorridono. Non serve parlare per dirsi che si amano. Da quel giorno madre e figlio non smetteranno più di amarsi. Robby si trasferisce nella camera da letto della madre e insieme si lanciano in furiose galoppate. La mente di Holly raggiunge la tranquillità psicologica. Le notti non sono più prede di sogni carichi di sesso. Dorme tranquilla sapendo che il figlio è sempre pronto a soddisfare i sui istinti a****leschi. ... Continue»
Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 487  |  
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Storie in famiglia 4


È intenta a sbottonare la camicia di suo figlio e con la coda dell’occhio vede la suocera allontanarsi insieme al nipote in direzione della stanza da letto. Cosa avrebbero fatto i due una volta chiusosi dentro è facilmente immaginabile ma a lei non interessa. Importa, invece, quello che si accinge a fare lei. Avrebbe amato Erick. Di li a qualche minuto suo figlio l’avrebbe posseduta. Il solo pensarlo la eccita al punto da farla bagnare fra le cosce. La camicia è completamente sbottonata. Gliela fa sfilare. Il torace nudo del ragazzo e ben visibile. È liscio. Non vi è ombra di peli. Lei lo accarezza con delicatezza facendo scorrere sul petto del ragazzo i polpastrelli delle sue dita. “Dai. Non stare lì come una mummia. Toccami anche tu. Si vede lontano un miglio che desideri toccarmi. Sono qui per questo. Voglio, desidero che tu faccia scorrere le tue mani sul mio corpo.” “Sei mia madre.” “Sono anche una donna. E qui ora, davanti a te, c’è una donna desiderosa di essere amata. Quindi niente moralismi.” La donna si avvicina al figlio quel tanto che basta a schiacciare le sue mammelle contro il torace del figlio il quale sentendo la pressione dei turgidi capezzoli contro il suo petto ha un sobbalzo. “Mamma?” “Si?” “Hai un seno favoloso. È duro e i tuoi capezzoli sono due bulloni. Sembrano voler perforarmi il petto.” “Ti piacciono?” “Sì. Non ho mai viste mammelle cosi belle.” “Sono tue. Vieni andiamo sul divano. Staremo più comodi.” La madre gli prende una mano e insieme si dirigono verso il divano. “Spogliati. Togliti i pantaloni e gli slip. Voglio vedere come sei fatto.” Erick sotto lo sguardo arrapato della madre si sfila i pantaloni e toglie anche gli slip. Il pudore lo porta a coprire il pene con le mani. Janet sorride. Si siede sul divano e prendendo una mano del figlio lo attira a se. Quando gli è vicino prende l’altra mano che ancora copre il pene e la tira via. Il cazzo di Erick si libra nell’aria come un uccello che ha acquistato la sua libertà. La madre lo guarda compiaciuta. “È come l’ho immaginato. Bello, lungo e grosso.” Allunga le mani e le porta sulle natiche del figlio. Il cazzo di Erick giunge in contatto con la bocca della madre. La donna avvicina le labbra al glande e gli da uno schioccante bacio. Erick geme. “Mammaaaaaa.” Janet tira fuori la lingua e lo lecca. “Hai un buon sapore.” La lingua di Janet scorre sulla superficie della grossa asta di carne. Scende giù fino a raggiungere i testicoli. Apre la bocca e la borsa scrotale sparisce al suo interno. Le labbra si chiudono intorno ai testicoli. La lingua vibra sulla grinzosa pelle. Li succhia. Erick non riesce a trattenere un lungo nitrito. “iiihihih Mamma mi fai morire” La donna continua a succhiare i testicoli gonfi di ormoni impazziti. “Mamma non ce la faccio più. Sto per venire”. Janet smette di succhiare le palle e, veloce, porta la bocca sul glande. Lo avvolge con le labbra e aspetta. Uno, due secondi e dalla uretra vengono eruttati potenti ed abbondanti fiotti di denso sperma. Sembra un vulcano in eruzione. I fiotti di sperma invadono la bocca di Janet e scivolano nella arida gola. Li ingoia tutti. Con le labbra munge la bestia per far uscire i residui fermatisi lungo il condotto uretrale. Poi si ritrae e poggia la schiena contro la spalliera del divano. Il figlio è davanti a lei nudo e con il cazzo che si sta afflosciando. “Amore da quanto tempo è che non ti scarichi. Sembravi un fiume in piena. Sono contenta perché significa che ti è piaciuto.” “Mamma l’ultima l’ho fatta insieme a Robby dopo aver visto la nonna nuda. Certo che mi è piaciuto. Mi hai fatto un pompino che dire favoloso è poco. Non ti fa schifo ingoiare il mio sperma?” “Amore ti ho solo succhiato le palle. Il pompino è altra cosa. Quando te lo farò allora sì che morirai di piacere. Perché dovrebbe farmi schifo. È buono. Tuo padre mi innaffia la gola ogni qualvolta facciamo sesso. E solo più acidulo. Il tuo ha un buon sapore. Un poco asprigno ma gradevole al palato. Vieni a baciarmi. Ne ho ancora qualche goccia in bocca. Vedrai, piacerà anche a te.” Il ragazzo si siede sul divano ed abbraccia la madre che gli porge la sua bocca. Erick accosta le sue labbra a quelle della madre e la bacia. La sua lingua guizza verso le labbra dischiuse di Janet. Le valica e si addentra nella bocca dove incontra la lingua della madre ed insieme danno vita ad un furioso duello. Si avviluppano e si succhiano le rispettive lingue. Erick, succhiando la lingua della madre, sta anche assaporando il suo stesso sperma di cui la bocca di Janet è ancora impregnata. Una mano della donna si avventura verso il basso ventre del figlio. Incontra il pene che sta rinvigorendosi. Lo artiglia con le dita e lo stringe. Il cazzo comincia a fremere. Lentamente si indurisce e cresce nella mano di Janet. “Ecco. È così che ti voglio. Sempre pronto a rispondere alle mie necessità. Ora mi stendo e tu mio amato ometto entrerai lì da dove anni addietro sei uscito.” Janet si stende sul divano. Tira su le gambe e le porta verso il suo corpo. Le allarga. “Vieni. Entra in me. Possiedimi. Chiavami”. Erick è affascinato dalla posizione assunta da sua madre. Per la prima volta vede la vagina di sua madre. E’ da lì che è passato per venire alla luce. La rosea fica di Janet è un magnete. Lui si lasca attrarre. La sua bocca è sulla vagina della madre. Le sue labbra sono sulle grandi labbra della prima meraviglia del mondo. Sono anni che sogna quel momento. La bacia. La madre geme. Incomincia a leccarla. La madre nitrisce. La lingua si insinua fra le grandi labbra e incontra le piccole labbra. Le avviluppa. Le titilla. Le succhia. Janet guaisce. La lingua del figlio sta rovistando il roseo orifizio vaginale. Ne esplora le pareti. La vulva incomincia a riempirsi di secrezioni vaginali. Erick in un primo momento ha una reazione di disgusto. Vorrebbe tirarsi indietro. Le mani della madre non glielo permettono. Lo trattiene premendo la testa del figlio sulla sua figa. Il ragazzo è costretto a leccare i succhi vaginali di sua madre. Li trova di suo gusto. Li lappa e li ingoia. Janet lo afferra per i capelli e sposta la testa quel tanto che basta a far si che le labbra del figlio incontrino il suo inturgidito ed allungato clitoride. “Lo vedi? Quello che stai guardando è un altro dei miei organi del piacere. Forse il più importante. Rassomiglia ad un cazzo di piccole dimensioni. Aggancialo e trattalo come fosse un vero cazzo. Fammi un pompino. Voglio eiaculare nella tua bocca cosi come tu hai scaricato il tuo sperma nella mia.” “Dio, mamma. Sei eccitante quando ti esprimi.” “E’ la voglia di te che mi fa essere così.” Erick si lancia sul clitoride della madre. Lo imprigiona fra le sue labbra e con la punta della lingua titilla il glande del clitoride materno. Janet lancia un lungo muggito. Il ragazzo lecca e succhia la parvenza di cazzo che sta nell’angolo in alto della vagina della madre, Il corpo di Janet comincia a tremare. La pressione delle mani sulla testa di Erick si fa più forte. Il respiro diventa affannoso. L’orgasmo sta montando possente e veloce. Un urlo da maiala sgozzata le esce dalla gola. Solleva il bacino e viene. Dalla sua uretra scorgono fiotti di denso e cremoso liquido perlaceo che si riversano nella bocca del figlio. Le ondate di sperma si susseguono una dietro l’altra. Il ragazzo fa fatica a ingurgitarle. La madre si calma e si lascia andare sul divano. Il ragazzo opera un’accurata pulizia della vagina materna. Poi si solleva e si distende sul corpo della madre. “Ora tocca a te assaggiare i tuoi succhi. Baciami.” Janet non se lo fa ripetere. Avvicina la bocca a quella del figlio e introduce la sua lingua fra le caldi labbra. Con la lingua frulla il cavo orale del suo puledro e raccoglie gli umori che il figlio non ha ingoiato. “Sei un vero mandrillo. Chi è la tua maestra?” “Sei tu mamma.” “Non dire cretinate.” “Sì mamma. Tutto quello che fin qui abbiamo fatto lo avevo già fatto nei miei sogni.” “Vuoi dire che non sei mai stato con una ragazza? Sei ancora vergine?” “Si. La ragazza che voglio sei tu e non ci sono altre.” “Oh amore. Lasciati stringere. Io sono la tua prima donna. Dio come sono contenta. Io tua madre sono la donna che raccoglierà la verginità di suo figlio. Vieni entra in me.” Con una mano afferra il cazzo del figlio e lo guida a trovare lo spacco della sua vagina. Erick si lascia condurre. Quando Janet sente il glande del cazzo del figlio farsi strada fra le grandi labbra della sua vagina lo circonda con le gambe incrociandole sulla schiena del ragazzo. Porta le mani sulle natiche del figlio e lo attira a se. Allo stesso tempo solleva il bacino e aiuta il figlio a penetrarla. Il cazzo di Erick affonda nel ventre materno così come un piolo affonda nella bruna terra. Le pareti della vagina secernono liquidi sufficienti a favorire il cammino del cazzo nel profondo del ventre materno. “Mamma. Dimmi che non sto sognando. Sono dentro di te. Ti sto chiavando” “Sì figlio mio. Amore mio. Il tuo sogno si è realizzato. Mi stai possedendo. Sono orgogliosa di te. Da oggi sei il mio dolce amante”. Erick non riesce a capacitarsi di stare chiavando la propria madre. Questa volta non è un sogno. La donna dei suoi sogni proibiti sta li, distesa sotto di lui e la sua vagina sta ospitando il suo cazzo. Sta effettivamente chiavando sua madre. Sta sollevato sulle braccia e guarda sua madre negli occhi che lo ricambia con uno sguardo carico d’amore.
“Erick, figlio mio anche per me quello che sto vivendo insieme a te è un momento fantastico e meraviglioso. Anch’io sto concretizzando un mio desiderio. Sto accogliendo nel mio ventre il frutto da me stessa generato.”
Il ragazzo incomincia a pompare il suo grosso fallo nella polposa e calda fica di sua madre. Il ritmo che impone al suo dentro fuori è lento. Janet sembra apprezzare il modo di chiavare di suo figlio. I suoi gemiti e i suoi nitriti sono l’espressione concreta di quando gradisce il modo in cui suo figlio la sta possedendo. Lo sfregamento del cazzo del figlio contro le pareti della sua vagina le provocano sensazioni che fanno navigare la sua mente negli spazi infiniti del piacere. Janet sta vivendo una seconda prima volta. Il figlio continua a stantuffare il cazzo dentro il ventre della madre e lo fa con amore. Gradualmente il dentro fuori aumenta di intensità. Erick avverte che il proprio corpo vuole esplodere. “Mamma mi stanno venendo meno le forze”
“Amore cerca di res****re. Voglio godere insieme a te. Ti dirò io quando puoi”
Janet porta una mano fra il suo corpo e quello del figlio. Aggancia il clitoride con le dita e lo picchietta sul glande. Le sensazioni si propagano per tutto il suo corpo. Le invadono il cervello. Esplodono in miriadi di scintille. Urla il suo piacere. “Siii Dai Lasciati andare”. Erick imprime alla chiavata un ritmo più veloce. La madre ulula e grida. L’orgasmo sta giungendo implacabile. Afferra il figlio per i capelli e attira la testa verso di se. Incolla le labbra su quelle del figlio e gode. “Oh amore. Come è bello”. Erick sente la madre godere e questo gli procura una gioia infinita che si trasforma in godimento. Sente lo sperma salire lungo il condotto uretrale. “Mamma, sto….” “Si, figlio mio. ho capito. Scarica pure il tuo piacere dentro il mio ventre. Non preoccuparti. Innaffia la mia infuocata fucina e spegni il fuoco che la pervade.” Il ragazzo affonda con forza il cazzo nella fica di sua madre e dal glande vengono sparati una sequela di abbondanti fiotti di sperma che vanno ad infrangersi contro l’utero di Janet. L’atto d’amore tra madre e figlio ha raggiunto il suo apice. Erick si lascia andare sul corpo della madre. “Mamma ti amo” “Lo so. L’ho sempre saputo. Oggi abbiamo concretizzato i nostri desideri e realizzati i tuoi e miei sogni. Mi hai chiavato ed io ti ho posseduto. Questo è l’inizio di un lungo ed infinito rapporto. Da oggi sono la tua amante. Ora ritiriamoci nella nostra casa. Verrai a dormire nel mio letto” “E papà?” “E' fuori. Starà via alcuni giorni per lavoro.” Si alzano dal divano. Janet raccoglie il suo accappatoio e insieme al figlio esce dalla casa di Yvonne. Salgono al secondo piano e si infilano nel loro appartamento. Raggiugono di corsa la camera matrimoniale e si infilano sotto le lenzuola. Si abbracciano e si addormentano. Nel corso della notte Erick si sveglia. Sua madre è lì, nuda, stretta tra le sue braccia e con la schiena che preme contro il suo petto. Le sue braccia le cingono il torace e le mani sono chiuse sulle prorompenti mammelle. Il respiro della madre è regolare. Sta dormendo. Lui solleva la testa e la guarda. Janet ha il viso disteso e sembra sorridere. Riporta la testa sul cuscino e la mente va a quanto è accaduto in casa della nonna. Lì, lui e sua madre si sono amati. Hanno fatto sesso consensualmente. Anzi lo hanno cercato, invocato. Le immagini dell’amplesso avuto con sua madre sono ancora presenti nella sua mente. È stato sconvolgente. Quei pensieri gli stimolano gli ormoni che rispondono subito alle sue sollecitazioni. Il cazzo si inalbera e si indurisce. Con le mani allarga le natiche della madre e lo infila nella fenditura. Incomincia a spingere. Il glande e vicino al buco del culo di Janet. La donna si sveglia allarmata. Il figlio sta tentando di sodomizzarla. “Cosa stai tentando di fare?” “Mamma voglio farti il culo.” “Vuoi sodomizzarmi? È passato un bel pò di tempo da quando un cazzo è entrato nel mio culo. Sentirò dolore e non mi piace soffrire.” “Mamma non ti userò violenza. Fammi entrare. Se mi dirai di fermarmi mi fermerò.” La donna resta in silenzio per qualche minuto. Pensa al suo sogno di avere nel letto il marito ed il figlio contemporaneamente. ”Lo prometti? Se mi sentirai gridare per il dolore ti fermerai?” “Sì mamma.” “Va bene. Io ho preso la tua verginità ed è giusto che tu abbia qualcosa in cambio. Non posso darti la mia verginità perché quella la prese tuo padre però ti darò il mio culo che tenuto conto del tempo trascorso dall’ultima volta che sono stata inculata è come se fosse vergine. Vai in bagno. Nell’armadietto troverai della crema emolliente. Prendila e ritorna qui.” Il ragazzo si precipita ed un minuto dopo è di ritorno. La madre è già pronta. Si è messa carponi a pancia in giù. Il culo sollevato e con le gambe allargate. “Vieni. Aiutami a prepararlo a ricevere il tuo cazzo.” “Cosa vuoi che faccia?” “Devi leccarmi il buchetto. Mi dovrai eccitare. Mi spalmerai la crema intorno al buchetto non trascurando di introdurla anche dentro e poi …. Ti dirò io quando puoi farlo entrare”. Erick si china dietro sua madre e affonda il viso fra le bianche natiche del culo della madre. Tira fuori la lingua e comincia a leccare il roseo sfintere. La madre guaisce. Lui continua imperterrito. Non si limita solo a leccare il buco del culo di Janet. Porta una mano fra le cosce della madre e aggancia il clitoride. Lo strizza. Lo tortura. Sua madre lancia un lungo ululato. “Mamma sembri una cagna.” “Siiii; soooono la tua cagna. Mi stai deliziando. È la prima volta che mi leccano il culo ed è eccitante.” L’azione delle dita di Erick sul clitoride della madre producono il loro effetto. Janet è partita per un viaggio astrale. “Dai spalma la crema. Non dimenticare di metterla anche dentro e spalmala anche sul tuo cazzo.” Erick affonda le dita nel vasetto della crema e ne tira fuori una quantità abbondante. La spalma sullo sfintere del culo della madre. Un suo dito si fa strada nel buco anale. Riempie il buco di crema emolliente. “Mamma dovrebbe bastare” “Figliolo non credi che sia opportuno calzare il preservativo?” “No mamma. Voglio sentire la nuda carne del tuo culo stringersi attorno al mio cazzo e voglio che il mio sperma non sia trattenuto da involucri estranei. Quando eiaculerò voglio farlo nel tuo retto” “Non ti facevo così maiale. Dai comincia.” Erick punta il glande contro il buco del culo di Janet e comincia a spingere. Il grosso glande ha difficoltà a penetrare lo stretto buco del culo. Janet vincendo il dolore tenta di rilassarsi in modo da favorire la penetrazione. Dopo una serie di tentativi il glande riesce a valicare lo stretto orifizio anale. Janet lancia un grido di dolore che viene soffocato dal cuscino che sta mordendo. Erick ferma la spinta. “Mamma mi dispiace; non voglio farti male.” “Non preoccuparti. Continua a spingere.” Il ragazzo riprende la spinta. Il cazzo, favorito dalla crema, scivola nel culo della donna. Sale lungo il condotto anale e si inoltra nell’intestino retto. La spinta si esaurisce allorché lo scroto urta contro la vagina. “Mamma sono tutto dentro. Ho il cazzo affondato nel tuo culo. Ora posso dire che sei veramente mia. Ti sto possedendo” “Prima di chiavarmi il culo aspetta che mi sia abituata ad avere il tuo cazzo nel buco”. Erick si abbandona sulla schiena di Janet e le circonda il torace con le braccia. Con le dita artiglia le mammelle della madre e le strizza; le pastrugna; gioca con i capezzoli. Tutte manovre per dare piacere alla madre e fatte per alleviare il dolore provocato dalla penetrazione del suo cazzo nel culo materno. Janet apprezza le attenzioni del figlio e glielo fa capire emettendo mugolii di piacere. I minuti passano veloci. È Janet a dare il via al figlio. “Dai Erick, figlio mio, completa l’opera iniziata. Chiava il mio culo e godi. Innaffiami l’intestino con il tuo caldo sperma.” Erick si lancia al galoppo e stantuffa con veemenza il suo cazzo nel culo della madre. Janet si sente come se la stessero spaccando in due. Incita il figlio con frasi e parole oscene che in condizioni normali mai avrebbe pronunciato. Erick è ormai preda di un raptus. Sta inculando la madre e questo è il massimo delle sue voglie. “Mamma il tuo culo mi è sempre piaciuto ma mai avrei pensato che tu mi concedessi di chiavarlo.” Il pompaggio del suo cazzo nel culo della madre aumenta d’intensità. Diventa più frenetico. La madre lancia grida di dolore miste a muggiti di piacere. Le piace che il figlio le stia fottendo nel culo. Erick raggiunge il culmine ed eiacula nel culo della madre. Il suo sperma viene espulso dal glande come fosse un vulcano in eruzione e dilaga nel retto materno. La sodomizzazione di Janet da parte del figlio ha cosi termine. Erick sfila il cazzo dal buco del culo della madre e si precipita in bagno dove viene raggiunto da Janet. Entrambi entrano nel vano doccia e si lavano a vicenda. Janet, con amore materno, lava e pulisce il cazzo del figlio facendo molto attenzione a liberarlo delle impurità di cui si è impregnato stando infilato nel suo culo. I due si abbracciano e si baciano più volte. Hanno scoperto che il loro amore è aperto ad ogni perversione e sono pronti a tutto pur di soddisfarle. Dopo essersi asciugati ritornano a letto tenendosi per mano come due fidanzatini. Il resto della notte lo trascorrono continuando ad amarsi. Il mattino li sorprende mentre sono lanciati in uno sconvolgente 69. Janet ha la testa fra le gambe del figlio e gli sta succhiando il cazzo. Erick ha la testa fra le cosce della madre e le sta leccando la vagina. Entrambi mugolano e nitriscono. Entrambi raggiungono il culmine del godimento eiaculando l’uno nella bocca dell’altro il piacere raggiunto. Poi si abbandonano sul letto e, esausti, si addormentano. I giorni che seguono quella loro prima notte sono, per i due amanti, una vera e propria luna di miele. Si avvicina, però, il momento del rientro del padre e questo innervosisce Erick. Vede nel padre la figura che si frappone fra lui e la madre. “Mamma, non ti importa quando papà sarà a casa? La sua presenza ci impedirà di stare assieme. Non potrò più amarti.” “Chi ti dice che non potremo più amarci? Non darti pensiero. Noi due continueremo a stare nello stesso letto cosi come abbiamo fatto in tutti questi giorni. Tuo padre non è un ostacolo al nostro amore.” “Cosa stai cercando di dirmi?” “Sappi che io amo tuo padre e non sarà certamente il mio amore per te che me lo farà perdere. Del resto nemmeno tua nonna è riuscita ad allontanarlo da me.” “Che centra la nonna in tutto questo?” “Bimbo tua nonna è come me. Anche lei ha ospitato suo figlio nel suo letto. Tuo padre è il suo amante. E da quel giorno che sai anche tuo cugino è entrato a far parte del suo harem. Sono sicura che anche tu mi tradirai con tua nonna. Lei ti vuole e non sarò certamente io a impedirle di possederti. C’è di più. Il marito di tua zia fa parte dell’entourage della nonna. Con Geoffry la relazione è stata più profonda. I due hanno messo al mondo un bimbo che oggi ha la tua stessa età. Vuoi sapere altro? OK. Tuo zio vorrebbe possedermi cosi come ha fatto con la suocera. Vuole ingravidarmi. Lo so perché l’ha confidato alla moglie. Fino ad oggi ho resistito alle sue avance. Il perché della mia resistenza? È presto detto. C’eri tu. Ti volevo. Mi rubavi il sonno. Ora che il mio giovane stallone mi ha cavalcato credo che gli cederò. Anche a me attizza il pensiero di farmi fecondare. Ti darò un fratellino o una sorellina. E poi c’è tuo cugino. Non posso certo lasciarlo senza concedermi. Un’ultima cosa. Tuo padre è anche l’amante di tua zia: la sorella.” “Dio che famiglia. Ma non mi hai detto come intendi agire con mio padre. Gli dirai di noi due?” “Certo che glielo dirò. Farò di più. La sera stessa che lo metterò al corrente della nostra relazione tu verrai a dormire insieme a me e insieme a tuo padre. Io starò in mezzo e voi due ai miei lati. Ci divertiremo.” “Mamma sei impareggiabile. Questo rafforza il mio amore per te.” “Tu non hai niente da confidarmi? Non hai qualche desiderio nascosto? Oltre me e tua nonna non è che hai fatto un pensierino anche sulla madre di tuo cugino?” “Come hai fatto a capirlo? Sì desidero chiavarla” “Sono una donna e so vedere un uomo che sbava per una mia simile. Approfitta del fatto che tuo cugino sta ancora trastullandosi con tua nonna. Vai da lei e digli che la vuoi” “Non sei gelosa?” “Perché dovrei esserlo? Quando tornerai da me avrai sempre il tuo cazzo attaccato al tuo corpo. Tua zia si farà chiavare ma non ti staccherà il cazzo”... Continue»
Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 914  |  
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La mamma in campeggio 5

Eravamo arrivati in Puglia da qualche giorno io, papà e mamma. Eravamo in vacanza da più di 2 settimane e il viaggio sarebbe proseguito. Come saprete bene se avete letto tutti i miei racconti era nato un rapporto intimo tra me e mia madre durante questa vacanza, ma ora era da più di una settimana che io e lei non facevamo qualcosa insieme. Mio padre era sempre presente ed era diventato davvero difficile trovare un momento per stare solo con mamma. Ma l'unico che si stava struggendo per questa astinenza in realtà ero io, perchè mamma sembrava allegra e solare come sempre. Così dovetti cercarmi altri passatempi e iniziai a conoscere ragazzi del posto e ad uscire con loro, sia di giorno al mare che la sera nei locali. Un giorno però rientrando alla roulotte un po' prima del solito sento dei rumori provenire dall'interno, mi avvicino alla finestrella e vedo i miei che fanno l'amore sul letto. "porca puttana!" pensai io "quel bastardo di papà se la scopa e io no!" In quel momento provai anche un po' di gelosia. restai a spiarli e nessuno di loro si accorse di me. Aspettai che finirono, papà durò forse 2-3 minuti, patetico. Quando finirono mamma disse a papà le stesse cose che gli aveva detto all'inizio del primo racconto "Carlo tesoro, dovremmo stare più cauti, adesso che il ciclo è passato potrei rischiare di rimanere incinta" . "e allora Eli ? di che ti preoccupi?" "come di che mi preoccupo, che dici?" "vedi amore, ci ho riflettuto parecchio in questo ultimo periodo. Ale ormai sta diventando grande, tra qualche anno ci lascerà, avra una sua famiglia, saremo solo io e te, e allora ho pensato, perchè non proviamo ad avere un altro bambino?" "be' se tu lo vuoi io sono pronta ad avere un altro figlio, sai che avrei sempre voluto una secondo bambino" "lo so Eli, ed infatti ci ho pensato anche per questo. Allora da adesso in poi non preoccupiamoci più, se rimarrai incinta ben venga" restarono zitti qualche secondo, poi mio padre le accarezzò il volto e le disse "ti amo" "anche io tesoro" e si scambiarono delle effusioni. Dal canto mio pensai che forse non dovevo restare ad ascoltare tutta la conversazione, e li per li me ne andai a fare un giro. Tornai mezz'ora dopo e feci finta di niente com'era giusto. Ma la cosa sconvolgente accadde il giorno seguente. Una mattina eravamo andati a pescare tutti e tre insieme, ci stavamo godendo la giornata soleggiata , senza pensieri quando arriva una chiamata al cellulare di papà. Lui risponde e si distanzia da noi di qualche metro. Alla fine della conversazione osservo che è scuro in volto e viene da noi con aria greve .."ragazzi purtroppo ho delle brutte notizie" "che succede papà?" "ci sono problemi a lavoro con l'azienda e sono costretto a rientrare". mamma disse "capisco. a questo punto rientriamo tutti". Papà ribattè subito "no amore non se ne parla neanche, non voglio rovinare questa bella gita estiva, prenderò io un aereo, voi starete qui, baderete alla roulotte e tra una settimana al massimo sarò qui con voi e ci sposteremo in Calabria" "ma tesoro sei sicuro? Mi dispiace sapere che mentre noi siamo al mare tu lavori." "Eli amore mio non preoccuparti di nulla, pensa a goderti la vacanza". Inutile dire che dentro di me c'era il carnevale di Rio. Mio padre partì la sera stessa e mamma sembrava triste davvero . Dopo cena le chiesi "mamma cos'hai? Non dici niente" "mi dispiace per papà Ale" "dai tranquilla, ha detto che non devi pensare a lui e che devi goderti la vacanza. Anzi sai che ti dico, stasera vieni in discoteca con me, ci stai?" "mmm" "dai ma' che ti diverti!" "va bene vengo". "dimmelo con un sorriso" "va bene vengoo" "oh adesso mi piace". Mi avvicinai a lei e la abbracciai, le diedi un bacino sulle labbra e le dissi "mamma voglio fare l'amore" .lei mi fece un sorriso e disse "va bene ma prima aiutarmi a spreparare". La aiutai e non appena finimmo la presi per mano e la accompagnai al letto. "quanta fretta" disse lei "aspetto da una settimana ormai" . Mamma ridacchiò e iniziò a spogliarsi, io feci altrettanto. ce l'avevo gia duro da qualche minuto. Mi sdraiai sul letto e mamma si inginocchiò a succhiarmi il cazzo.. Mentre il mio pene veniva accolto dal caldo paradiso che era la sua bocca le dissi "stanotte dormirò in questo letto " "si Ale grazie fammi compagnia sennò mi sentirò sola" ... Fu in quel momento che la presi di forza e la buttai sul letto a pancia in su. la mia bella mammina 37enne nuda con la figa pelosa aprì le cosce e io mi buttai tra di esse con il viso per leccarle la passera.sentivo che dovevo metterglielo dentro subito sennò sarei esploso, così presi a scoparla al missionario e credetemi, durai solamente un minuto prima di esplodere in una sborrata poderosa. la scopata era stata veloce e intensa. "mamma ti ho riempita" le dissi "si Ale lo sento, ma sei venuto subito" "lo so scusami, è colpa dell'astinenza, ti desideravo troppo" "Non fa nulla dai." Restammo sul letto qualche minuto a riprendere fiato mentre dalla sua vagina colavano rivoli abbondanti del mio sperma. "Ale passami dei fazzoletti"glieli passai, si pulì la fica e si rimise le mutandine. "andiamo in discoteca adesso? O ti rimangi quello che hai promesso?" "no mamma, certo che andiamo" ... Passammo una serata favolosa, ballammo in pista e bevemmo qualche drink di troppo.. Una volta tornati mamma era più che brilla e aveva voglia di sesso più di me.. Quando entrammo in roulotte ci buttammo subito a letto, e mamma si mise su di me in posizione 69. Auguro a tutti quelli che lo desiderano di fare un 69 con la propria madre, perchè è una cosa favolosa, anche se in quel caso la sua figa puzzava un po' per la scopata di due ore prima. quella notte io e mia madre facemmo sesso 3 o 4 volte e ci risvegliammo a mezzogiorno del giorno dopo. Per tutta la settimana dunque eravamo rimasti io e lei da soli. Per quel che ricordo quella è stata la settimana più bella della mia vita. Ho chiavato mia madre tutti i giorni 3/4 volte al giorno, in tutte le posizioni e luoghi possibili, anche in acqua al mare, e in un cesso pubblico al ristorante. In una settimana aveva chiavato mia madre 25 volte e avevo sempre goduto dentro di lei, le avevo riempito l'utero di sperma ogni singola volta. Tanto che un giorno provai a dirle "mamma se continuiamo così ti metto incinta sicuramente " . Fu allora che mi raccontò tutta la storiella della decisione presa da lei e papà e allora le dissi "spero di essere io ad ingravidarti" "credo proprio che sarai tu Ale, visto che gli ultimi giorni in cui l'abbiamo fatto erano i giorni in cui ero più fertile". Dunque per tutta la settimana avevo irrorato di sborra il fertile pancino di mia mamma e mio papà era pronto a tornare, inconsapevole di tutto ciò. Prima che papà tornasse mamma comprò un test di gravidanza, il quale risultò positivo e quando papà tornò era all'oscuro di tutto. Alla fine di agosto di quel magnifico 2011 tornammo a casa e mamma annunciò a papà di essere incinta e papà si rivolse a me "contento che avrai un fratellino?" "contento che sarai nonno?" pensai io. I primi mesi di gravidanza di mia madre furono tranquilli, io riuscivo ad avere rapporti con lei solo 1 o 2 volte alla settimana. Nel frattempo avevo ricominciato a studiare e andare a scuola, tornando alla solita vita di sempre. Lo studio era parecchio ed ero sempre sotto stress così mamma mi faceva scaricare la tensione con pompini e spagnole. Non so come mai ma attorno al quinto mese di gravidanza aveva iniziato a negarmi la figa dicendo che era pericoloso per il bambino. Solo qualche volta riuscivo a convincerla insistendo e me la sbattevo alla pecorina sul divano, ma dal sesto mese è diventata intransigente, niente figa fino al parto. I mesi passavano e un giorno, all'ottavo mese mi chiese di accompagnarla dalla ginecologa. Quella era una di quelle settimane in cui papà era assente per lavoro. Una volta fuori dallo studio medico mi accorsi che nella saletta di attesa ero solo e così mi misi con l'orecchio sulla porta per origliare.......... "tutto regolare signora, la gravidanza procede a gonfie vele e il bambino si sta sviluppando come nella norma" "le notizie che mi da sono rassicuranti dottoressa, sapesse quanto sono stressata ultimamente, e poi mi manca molto il sesso" "ma signora non c'è motivo di farlo mancare, lei e suo marito potere continuare ad avere rapporti tranquillamente" "ma scusi, non è pericoloso per il bambino?" "no assolutamente, sono solo dicerie. Si preoccupi solo di non dare peso sul pancione. mi capisce?" "oh certo capisco capisco". Quella conversazione mi fece ben sperare. Una volta tornati a casa mamma non mi disse nulla, evidentemente aveva qualche diffidenza sulle parole della dottoressa. Ma dopo cena verso sera come sempre verso le 10.30 andammo a letto a guardare la tv. (quando papà è via io e lei dormiamo sempre insieme) "hai fatto i compiti per domani?" "si mamma non sono più un bambino sai" "lo so ma è meglio ricordartelo, quest'anno devi farlo bene, perchè a giugno avrai la maturità, non vorrai che il bambino nasca e veda un fratellone asino" "fratello ne e padre" dissi io. "eh si. allora paparino vieni qui e senti come scalcia il tuo piccolo" mamma scoprì il pancione enorme da sotto la vestaglia che portava e io appoggiai la mano sul ventre per sentire il bambino. Mamma incinta era così dolce, faceva tenerezza. Restammo a parlare qualche minuto poi tornammo a vedere la tv. Ad un certo punto lei prese coraggio e disse "Sai Ale devo dirti una cosa" "dimmi mamma" . Mi raccontò della conversazione con la ginecologa. "tu vuoi farlo mamma?" "si certo, sono decisa". Fu così che mi avvicinai a lei e la baciai sulle labbra, dopodichè le tolsi la vestaglia e rimase in topless con il perizoma bianco. Le sue tette erano cresciute notevolmente nell'ultimo periodo ma l'avevo notato solo in quel momento. Portai la lingua su di esse e iniziai a succhiarle i capezzoli. Erano due mesi che io e lei non facevamo l'amore. Eravamo molto eccitati entrambi.. Scesi giù, oltre l'ombelico e iniziai calarle le mutandine. Mamma sdraiata supina aprì le gambe. 2 mesi e mezzo che non vedevo quella splendida passera, che mi sembrava anche un po' piu pelosa del solito. Molto delicatamente avvicinai il viso ad essa per odorarla. Adesso che era incinta mi sembrava che la sua vagina emanasse un odore ancora più forte ed eccitante. Iniziai a leccargliela e mentre lavoravo di lingua la sentivo godere, ma purtroppo non potevo vederle il viso a causa della grandezza del pancione. Il mio cazzo era ormai duro come il marmo, così mi alzai per infilarglielo in figa. "Ale tesoro attento a non fare pressione sulla pancia". Dopo queste parole la presi e la portai a bordo del letto. Io mi misi all'esterno, lei aprì le cosce e io le infilai dentro tutti i miei 22 centimetri di cazzo. Con entrambe le mani afferrai i suoi seni e iniziai a scoparla con dei bei colpi. Ero pronto a regalarle la più bella scopata della sua vita. "si Ale, così, è bellissimo, siii ooo, aaah" io restavo in silenzio e mi godevo la scena. Dopo 5 minuti la feci mettere sdraiata di lato sul letto e la penetrai da dietro.. Anche in questa posizione restammo per alcuni minuti e mentre la sbattevo le leccavo il collo. Eravamo molto sudati e nell'aria si stava diffondendo l'odore forte del sesso e il fetore che proveniva dalla sua figa. Mi misi sotto di lei e mamma si mise a smorza candela su di me. Dopo alcuni minuti dissi "mamma mettiti a quattro zampe"... Lei eseguì, mi misi dietro di lei e iniziai a trombarla alla pecorina.. Mamma continuava a gemere come una cagna in calore. Io la presi per i capelli e continuai a chiavarla con forza. Dentro e fuori frenetico dalla fica calda e stretta di mia madre incinta di 8 mesi.. Infine quando fui al limite la afferrai per il pancione e dopo alcuni colpi di cazzo poderosi, grugnendo come un a****le, mi scaricai, versando litri di sborra dentro la vagina di mia madre. Anche lei sembrava avere goduto molto, infatti si accasciò soddisfatta ed esausta sdraiata di lato. Io andai a bere un bicchiere d'acqua per riprendermi e quando tornai notai che si era addormentata in quella posizione, nuda e felice. Mi soffermai a osservarla, aveva i capelli sudati e dalla vagina colava il solito rivolo di sperma silenzioso che scendeva lungo la coscia fino a bagnare le lenzuola. Restai a vedere la tv un'altra mezz'ora ma il suo culo rivolto verso di me e l'odore fortissimo della sua vagina mi eccitarono ancora, così molto lentamente mi girai, portai il pene turgido all'ingresso della figa e molto lentamente la penetrai. La scopai lentamente per non svegliarla e alla fine svuotai le palle dentro di lei per la seconda volta. Quella fu l'ultima volta prima del parto perchè il giorno dopo lamentò dolori all'addome..........
Nacque un bambino stupendo e i miei decisero di chiamarlo Michele. Ora siamo in quattro in famiglia e le cose vanno esattamente come una anno fa con alcune varianti. Mio padre dopo la nascita di Michele ha deciso di farsi la vasectomia e così i miei teoricamente non possono più avere bambini. Io e mamma abbiamo così deciso di fare sesso solo durante i periodi più sicuri. Così abbiamo rapporti solo durante le sue mestruazioni e poco prima di esse. Scopare con le mestruazioni non è un problema per noi, ci siamo adattati e ogni mese non vedo l'ora che le arrivino perchè significa che in quei giorni ci di dentro come un matto.... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: Hardcore, Mature, Taboo  |  Views: 1207  |  
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Storie in famiglia 2


La bella Holly, dopo l’uscita dalla casa della madre, si è rifugiata nel suo appartamento andando a stendersi sul letto. Nella mente le ronzano ancora le frasi della madre. Che la sua genitrice fosse una donna molto libera e per niente complessata o frustrata l’ha sempre saputo. Sa che ha un rapporto con suo figlio Serghej come pure sa della relazione che suo marito ha con sua madre e dalla quale ha avuto anche un figlio. Tutte cose che non gli sono mai state nascoste ne dal marito ne dal fratello. Ciò nonostante non può credere che la madre gli abbia proposto di far entrare nel suo letto suo figlio Robby e farsi chiavare. Quella “stronza” della cognata le ha anche dato corda. E tutto perché hanno manifestato la volontà di farsi montare dai rispettivi nipoti. Già, è facile a dirsi. Farsi cavalcare dal proprio nipote non è tanto semplice. Si può essere troie quando si vuole ma ci vuole una bella dose di coraggio per trascinare un puledro come Erik nel proprio letto. Figurarsi poi farsi chiavare dal proprio figlio. Cerca di scacciare quei perversi pensieri. Ma la figura dei due ragazzi si proietta continuamente nella propria mente. Sono entrambi nudi ed eccitati. Li vede avvicinarsi e circondarla. Suo figlio Robby le sta davanti e suo nipote le si mette dietro. Entrambi premono il proprio corpo contro il suo. La pressione che esercitano le fa sentire la prepotente eccitazione che li pervade. Si lascia andare. Il figlio la penetra nella vagina ed il nipote la sodomizza. È una sensazione meravigliosa quella che la pervade. I due puledri pompano con foga i loro genitali l’uno nel culo e l’altro nella fica. Li ama. Il suo corpo è in preda a brividi di piacere. Sente salire nella gola un urlo che prorompe nella stanza. Ha avuto un orgasmo. Sta godendo. La sua mano si riempie di umori. Li porta alla bocca e li lecca. Ritorna in se. Il sogno è finito. Si è masturbata desiderando di fare sesso con il figlio ed il nipote. Si gira su un fianco e assume la posizione fetale. Un sorriso le illumina il viso. Ha ragione Yvonne. Il sogno è lo specchio della realtà. Holly è innamorata di suo figlio. Sta per addormentarsi quando nella stanza entra suo marito Geoffrey il quale vista la moglie nuda e con il culo rivolto a lui, si libera dei suoi indumenti e si distende dietro la moglie modellando il suo corpo sulla forma assunta da Holly. Con una mano le allarga le natiche e fa sì che il suo fallo vada a posizionarsi nello spacco che divide i glutei. Le passa le braccia intorno al torace e si ancora alle grosse tette. Il cazzo è a contatto della fica. Gli umori sono ancora presenti. Geoffrey: “Sei tutta bagnata. Ti sei masturbata? Chi è l’uomo che ti ha indotto a darti piacere da sola?” Holly: ”Prima di rispondere alla tua domanda rispondi alla mia. Forse capirai chi è, anzi è meglio dire chi sono gli uomini che mi hanno indotto a masturbarmi. Il tuo rapporto con mia madre com’è? Voglio dire quando siete insieme Yvonne si sente appagata dalle tue performance sessuali? È soddisfatta?” Geoffrey: “Se tua madre non è un’attrice direi proprio di si. Prima di ricoverare il mio cazzo nella sua vagina ci divertiamo ad esplorare i nostri corpi con le mani e con la lingua. Yvonne, tua madre, gode in continuazione. Non credo che finga. Le sue eiaculazioni sono vere. Del resto mi conosci. Quando sto con te faccio le stesse cose che faccio con lei e tu ne sei soddisfatta. Perché mi hai fatto queste domande?” Holly: “La tigre è in calore ed ha adocchiato due bei tigrotti su cui stendere i suoi artigli.. Il bello è che ci ha detto pure di chi si tratta. Qui casca l’asino. Ci ha proposto di fare lo stesso. In un primo momento il mio pensiero è corso a te poi a mio fratello. So che entrambi, a turno, le fate visita e vi trastullate con il suo corpo. Ho creduto che non riuscivate più a soddisfare il suo bisogno di sesso. Da quanto mi dici e credo che anche per mio fratello sia lo stesso, arguisco che si tratta di una vera esplosione di ormoni. Mia madre è innamorata pazza dei due tigrotti e credo che in questo momento si stia facendo cavalcare se non da entrambi ma almeno da uno di loro e so pure da chi.” Geoffry: “Moglie. Per caso i due tigrotti a cui alludi sono nostro figlio ed il figlio di tua cognata? Robby ed Erik? Tua madre vi ha invitate a farvi chiavare dai vostri rispettivi figli? Sono loro i due uomini su cui hai fantasticato? Nella tua fantasia ti sei fatta chiavare da tuo figlio?” Holly: “Sì. E se proprio vuoi saperlo ti dico che non mi sento in colpa per aver desiderato che mio figlio mi chiavasse.” Geoffrey: “Buon sangue non mente. Anche in questo sei uguale a tua madre. Tale madre tale figlia. Da quanto ho capito vuoi entrare nel letto di tuo figlio e farti montare? Tua madre ti ha detto anche di Erik. Farai lo stesso con lui?” Holly: “Certo. Perché lasciarlo solo a sua madre. Non è giusto.” Geoffrey: “Ed io? Nel frattempo che tu ti sollazzi con tuo figlio e con tuo nipote cosa vuoi che faccia?” Holly: “Hai mia madre. E poi c’è Janet. Corteggiala vedrai che ti cadrà fra le braccia. Non farlo in questo momento perché non ti presterà attenzione. È tutta impegnata a soddisfare le voglie di suo figlio. Basta parlare. Tutto questo mi ha eccitata. Amami. Trattami come fossi mia madre.” Geoffrey le fa sollevare una gamba e la penetra standole dietro. Holly sente il grosso cazzo del marito scivolare lentamente nella sua vagina e mugola. Appena il cazzo è affondato per intero nel ventre di sua moglie Geoffrey smette di spingere e con una manovra da acrobata mette sua moglie a pancia sotto e senza sfilarle il cazzo dalla fica. Si ritrova così disteso sul corpo della moglie. Holly continua a miagolare. Sentire il cazzo del marito che preme contro il suo utero la manda in visibilio. Dopo lunghi minuti di stasi l’uomo incomincia a pompare lentamente il cazzo nella vagina di Holly. La donna parte per un viaggio nella via Lattea. Si sente proiettata nella stratosfera. Il marito con le dita le tortura i capezzoli aumentando così il suo piacere. Lei allunga una mano e poggia le dita sull’inturgidito clitoride. Lo artiglia e comincia a menarlo come fosse un piccolo cazzo. Il piacere le invade il cervello. L’uomo aumenta la velocità del dentro fuori. Holly lancia lunghi e sonori ululati. Più e più volte il grosso glande sbatte contro l’utero della donna. Il corpo della donna viene attraversato da scariche di adrenalina. Sta per avere un orgasmo che giunge puntuale. L’uomo lo avverte perché sente la moglie gridare. Anche lui è vicino al piacere. Ancora pochi secondi e poi l’uomo e la donna raggiungono l’acme del piacere. il marito eiacula nel ventre della moglie un fiume di sperma riempendole la vagina. Geoffrey, esausto, sfila il cazzo dalla fica di Holly e si abbatte di schiena sul letto. “Dio. Non mi hai mai chiavata con tanto ardore. E’ così che scopi mia madre? Ora capisco perché lei non rinuncerà mai ad averti nel suo letto. Per quanto mi riguarda puoi continuare ad amarla purché continui ad amare anche me allo stesso modo e con la stessa intensità.” “Puoi essere certa che il mio amore per te e tua madre sarà in eguale misura. Ora mi dici come intendi agire con nostro figlio?” “ Aspetterò che rientri e andrò a trovarlo in camera sua. Mi offrirò e se non mi prenderà giuro che lo violenterò.” “E’ tanto il desiderio che nutri nei suoi confronti? Ricorda che hai detto che in questo momento sta trastullandosi con tua madre e conoscendola ti assicuro che lo ridurrà uno straccio. Non puoi aspettare che si riprenda?” “No. Voglio che avvenga stanotte altrimenti non avrò più il coraggio di farmi chiavare da mio figlio. Ti prego, nei prossimi giorni non mi cercare. Se hai necessità di fare sesso fatti cavalcare da mia madre. La farai felice. Puoi anche dirle che le ho dato ascolto.” Holly trascorre il resto della serata e buona parte della notte aspettando il rientro del figlio. La donna trascorre una notte insonne. Ha atteso invano il rientro del figlio. Quando è ormai certa che Robby non sarebbe rientrato si lascia andare e si addormenta. Prima che la sua mente si offuschi vede l’immagine di suo figlio steso nudo al suo fianco. Dovranno passare molti giorni prima che abbia la possibilità di possedere suo figlio.... Continue»
Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 293  |  
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Storie in famiglia 3


Robby segue la nonna come un cucciolo. I suoi occhi sono puntati sull’ondeggiare delle bianche e sode natiche di Yvonne. Non riesce a staccare gli occhi da quella meraviglia. “Non hai altro cui guardare? Ti piace il mio culo?” Il ragazzo non risponde. Giungono alla camera da letto. Yvonne l’apre ed entra trascinandosi dietro il nipote. Chiude la porta e raggiunto il centro della stanza si gira verso il ragazzo. Gli sta davanti. Robby, di fronte a quello splendore di donna, deglutisce più volte. “Eccoci arrivati. Che intenzioni hai? Vuoi continuare a mangiarmi con gli occhi? Scommetto che il tuo pisellino non è d’accordo.” Si avvicina. Afferra la cintura dei pantaloni e la sgancia. Fa scorrere la zip e introduce la mano nell’apertura. Incontra l’asta turgida del nipote che preme contro la stoffa degli slip. L’aggancia con le dita e lo stringe. “Ho ragione. Lui è più propenso ad interpretare il ruolo per cui è nato. Vieni. Accontentiamolo.” Senza lasciare la presa indietreggia verso il letto facendo in modo che il ragazzo la segua. Si siede sul letto. “Ora liberiamo quest’uccello del paradiso dalla gabbia e vediamo com’è fatto.” Nel mentre la nonna armeggia con i suoi pantaloni Robby ha gli occhi puntati sulle due grosse lune che seguendo il respiro della proprietaria si sollevano e si abbassano con un ritmo regolare. Intanto la nonna è riuscita nel suo intento. Il cazzo del nipote è lì svettante come un missile pronto a partire. “Dio com’è bello e quanto è grosso. È una meraviglia. Non ho mai visto un fallo cosi bello come il tuo. Lascia che lo guardi. Voglio che le sue fattezze si imprimano nella mia mente.” Il cazzo del ragazzo sotto lo sguardo avido della nonna vibra. Sembra essere dotato di vita propria. “Oh dio, deve essere molto arrabbiato. Ci penso io a calmarlo.” Avvicina la bocca al grosso glande e schiocca un sonoro bacio sulla punta. Robby nitrisce come un puledrino. La nonna lo guarda negli occhi e senza distogliere lo sguardo continua a baciare il glande. Poi con le dita esercita una pressione sull’asta di carne facendola appoggiare sul ventre del nipote. La bocca della nonna si sposta dal glande e va a posarsi sulla borsa scrotale. Dilata le labbra e il cavo orale è pronto ad accogliere i coglioni del nipote. Le labbra si richiudono imprigionando i testicoli che subito vengono prima leccati e poi succhiati. “Nonnaaa Sìììì!“. La donna lascia i testicoli e facendo vibrare la lingua sulla superficie del salsicciotto di dura carne risale fino al glande e poi fa il percorso inverso. Il povero Robby incomincia a magnificare l’azione della nonna sul suo cazzo. “Sì, nonna. È stupendo quello che mi stai facendo. Non smettere. Dio, quando ho sognato questo momento.” La nonna smette di leccare l’asta e giunta con la bocca in cima al glande fa in modo che il bastone del nipote trovi alloggio nella sua cavità orale. Tenendolo ben fermo con le labbra incomincia a succhiarlo. Lo tratta come fosse un capezzolo da cui deve sgorgare latte. Le labbra lo mungono e la lingua lo schiaccia contro il palato. Il respiro del ragazzo si fa pesante. I guaiti sono più frequenti. Il denso latte sta montando lungo il condotto uretrale. Arriva in cima al glande e dilaga nella bocca di Yvonne. I primi fiotti di sperma le arrivano direttamente in gola. I successivi è lei che, dopo averli schiacciati contro il palato per gustarne il sapore, li convoglia nella sua gola. Per il giovincello è troppo. Come un fuscello si abbatte sul letto. La nonna gli è sopra. Lo libera di tutti gli indumenti. Lo cavalca. Il suo culo è sulla pancia del nipote. Le sue mani sono sul petto del ragazzo. Lo guarda. “Hai visto? Non c’è voluto molto per calmare la tua bestia” “Nonna ma tu le bestie le calmi sempre in questo modo?” “Ti è piaciuto?” “E lo domandi? A un certo punto mi sono sentito leggero come una piuma. Mi auguro che ci sia un continuo” “Dipende da te. Non è solo il tuo coso che ha bisogno di essere calmato. Anche la mia fucina reclama il suo pompiere. È da stamane che è infuocata. Sta aspettando che il tuo idrante spenga il fuoco che la divora” “Dammi una mezzora e sarò pronto a spegnere il tuo fuoco” “Non posso aspettare mezz’ora. Hai un altro strumento che puoi utilizzare: usa quello. Lo sai fare?” “L’ho visto fare nei filmini porno. Si credo che riuscirò a spegnere l’incendio che ti sta bruciando dentro” “Non l’hai mai fatto?” “No!” “Oh dio, alla tua età non hai mai leccato la fica di una donna? Scusa ma tu con le ragazze che ci fai?” “Nonna quelle che vedi gironzolare per casa non sono le mie ragazze. Io sono sì innamorato ma di nessuna di loro” “Non voglio essere impicciona ma posso sapere chi è questa donna che ami? Sono tua nonna, a me puoi dirlo” “Ho vergona” Yvonne guarda suo nipote dritto negli occhi. “Ho capito. Scommetti che indovino chi è?” “Non credo che ci riuscirai” “Mi prometti che mi dirai la verità se indovino?” “Si!” “Allora vediamo un po’. Tu ami una donna che per te rappresenta tutto. Allo stesso tempo altre donne sono oggetto dei tuoi desideri. Di queste due una sono io e fin qui ci siamo. La seconda è tua zia Janet. Prima che continui mi dici se sono sulla pista giusta?” “Sì nonna lo sei. Tu e la madre di Erik siete parte dei mie sogni erotici” “Non ti spaventa avere una relazione con una donna della mia età? La stessa cosa vale per tua zia. Anche se è di molto più giovane di me ha il doppio della tua età.” Robby allunga le mani ed artiglia le mammelle di Yvonne. Le strizza. ”Dimmi quale ragazza della mia età ha tette belle come le tue e quale ragazza ha un culo come il tuo. Nonna tu le quindicenni le batti tutte. Lo stesso vale per zia Janet.” “Non stringerle troppo forte che mi fai male. Esagerato. Comunque la mia micina ti ringrazia del complimento ed è in attesa di una visita del tuo alieno. Con me problemi non ne sono sorti perché sono stata io, e con piacere, a volerti nel mio letto. Con tua zia problemi non ne sorgeranno perché anche lei sta aspettandoti. La terza donna che poi è la prima è quella che per te rappresenta il problema più grosso. Ha la stessa età di Janet e si chiama Holly. Mio piccolo puledrino tu sei innamorato di tua madre. E’ così? Ho indovinato?” Robby diventa più rosso di un peperoncino. Allenta la presa sulle tette della nonna e le mani cadono sul letto. “Dai, dimmi se ho visto giusto? Hai promesso? Anche se il tuo silenzio ed il tuo rossore mi dicono che ho indovinato voglio sentirtelo dire. Se lo dirai ti farò parte dei miei segreti. Ami tua madre?” Robby smette di guardare sua nonna. Gira la testa in altra direzione e un flebile sì gli esce dalla bocca. “Non ho capito. Liberati. Gridalo che ami tua madre. Non commetti nessun peccato. La storia e piena di amori tra madri e figli e di padri e figlie. Su piccolino liberati della tua angoscia. Dillo”. Robby torna a guardare la nonna si solleva e l’abbraccia. Yvonne si china in avanti e poggia le sue tette sul torace del nipote. “Si nonna. Amo mia madre. L’amo al punto da sognarla tutte le notti. Il mio desiderio di lei è diventato un ossessione. Non so cosa fare”. Yvonne si china e gli da un bacio sulla fronte poi sugli occhi ed infine sulla bocca. “Hai mai provato a dirglielo?” “E’ mia madre. Come si fa a dire alla propria madre ti amo. Vorrei essere il tuo amante.” “Eppure è facile. In questo momento Erik sta, nel salone, facendo sesso con la madre. Tuo zio, il fratello di tua madre, mio figlio, in un giorno di mio sconforto, mi fece distendere sul divano e mi chiavò. Lo fa ancora. Lo amo. Trovandoci in tema ti dico che anche tuo padre è un mio amante. Con lui ho generato un figlio che ha la tua stessa età. Serghej, tuo zio e Janet ne sono a conoscenza. Janet sa anche che il marito di tanto in tanto viene a trascorrere qualche giorno nel mio letto. Anche tua madre sa della relazione che ho con Serghej e con tuo padre. Aggiungi all’elenco il tuo nome e quello di Erik e vedrai che tua nonna non è una santarellina. Ritornando a tua madre non tormentarti va da lei e dille che l’ami. Vedrai che ti accoglierà a braccia aperte.” “Nonna sei straordinaria. Ti amo” “Lo so. Perché non dedichi il tuo tempo a spegnere il focherello che continua a divampare nella mia fornace”. Yvonne si appoggia alla spalliera del letto. Tira su le gambe e le allarga al massimo. La sua vagina è in piena esposizione. Robby la guarda affascinato. Yvonne mette le dita sulle grandi labbra ed esercitando una pressione le dilata scoprendo le piccole labbra l’inizio dell’orifizio vaginale, l’uretra ed infine il clitoride. Poco più sotto un altro forellino si mostra agli occhi avidi di Robby. “Dio, nonna. Che meraviglioso spettacolo. Hai una fica magnifica” “Veramente la trovi bella. Ti piace?” “E lo domandi? Non vedo l’ora di mangiarla. Deve essere squisita” “Accomodati. Lei desidera sentire le tue calde labbra sulla sua bocca. Vuole che la tua lingua la frughi in ogni suo anfranto. Dio non resisto più. Vieni e fa il tuo dovere”. Il ragazzo si pone carponi fra le bianche cosce della nonna. Avvicina la testa verso la stupenda visione. Vi poggia sopra le sue labbra e incomincia a baciarla. La nonna lancia un lungo ululato. Robby le morde le grandi labbra. “Si, così. Mangiala tutta. Oh dio come mi piace quando la mordi”. Il ragazzo porta una mano in prossimità dell’orifizio vaginale. Un suo dito si insinua nell’oscuro antro. La nonna lo accoglie con un lungo nitrito. La bocca del ragazzo si sposta sulle piccole labbra. Le sente fremere. Pulsano. Le circuisce con le labbra e le imprigiona. Le succhia e le lecca. “Nonna hanno uno squisito sapore”. Un altro dito si accompagna a quello già dentro la vagina. Il ragazzo incomincia a stantuffare le dita nella vagina della nonna la quale solleva il bacino andando incontro alle dita del nipote. Intanto la sua bocca continua a lavorarle le piccole labbra. Robby per un attimo smette di leccare le piccole labbra quel tanto che basta per accorgersi che una protuberanza fa capolino dall’angolo alto della stupenda vagina. E’ un piccolo ma ben evidente glande di un pronunciato clitoride. Il ragazzo ci si avventa con la bocca; lo aggancia con le labbra e ci gioca con la lingua. Yvonne lo accoglie con un lungo e sonoro nitrito. “Si mio dolce ed amorevole nipotino. Hai trovato il mio organo del piacere. Fallo vibrare. Fa che esprima la sua gioia di sentire la tua lingua vibrare sul suo capo.” Robby non ha bisogno dell’incitamento della nonna. La sua lingua sta già vibrando, frenetica, intorno a quel luccicante pistoncino. Ancora pochi attimi e dopo un ultima leccatina comincia a succhiarlo. Senza saperlo sta praticando un pompino alla nonna. Yvonne gli dimostra il suo gradimento portando le mani sulla testa del ragazzo, afferra i capelli e spinge la testa del nipote contro la sua vagina. Intanto le dita di Robby continuano a pistonare nella grossa fica della matriarca. Il corpo di Yvonne è attraversato da vibrazioni. La donna sta per avere un orgasmo. Un grido più forte comunica al ragazzo che la nonna sta per raggiungere il suo piacere. Smette di spompinarle il clitoride. Allontana la testa dalla vagina e punta gli occhi sull’intera vagina. E’ cosi che vede l’eiaculazione della nonna. Dalla uretra, ad ondate costanti, fuoriesce un denso liquido giallognolo. È lo sperma di sua nonna. Gli piace vederla godere. “Nonna sei magnifica. La tua vagina sembra un vulcano. Sta eruttando magma. Mi piacerebbe assaggiarlo.” “Perché non lo fai? Io il tuo l’ho bevuto e l’ho trovato buono.” “Veramente posso lapparlo?” “Cosa aspetti?” Robby si precipita a lappare quel denso liquido che continua ad uscire dall’uretra di Yvonne. Con la lingua raccoglie lo sperma di sua nonna e lo convoglia nella sua gola. “Nonna è squisito” “Sono contenta che ti piaccia. Lappane pure quanto ne vuoi”. Robby lappa tutto ed opera anche una accurata pulizia dentro e fuori la vagina. “Nonna. Girati e mettiti carponi come fossi una cagna” “Perché?” “Voglio chiavarti” “Oh dio. È quello che desidero anch’io. Non puoi chiavarmi standomi davanti” “No. Se ti chiavo standoti davanti non ti sento mia. Invece prendendoti standoti dietro non solo ti chiavo ma ti possiedo. Sarai veramente mia” “Ho sempre pensato che ad un uomo bastasse mettere il suo cazzo nella fica di una donna per sentirsi soddisfatto. Non ho mai pensato al possesso. Tu non solo vuoi chiavarmi ma vuoi anche possedermi? Vuoi che sia la tua cagna?” “Si nonna. Tu dovrai appartenermi. Dovrai essere mia. Quando saremo insieme ti chiaverò sempre standoti dietro” “Amore non ti facevo così perverso”. Yvonne si gira e posiziona il suo corpo cosi come gli ha chiesto suo nipote. “Allarga le cosce e poggia le spalle sul letto”. Yvonne esegue la richiesta di suo nipote.“Vuoi altro?” Robby si porta dietro la nonna. Con una mano afferra il suo cazzo e lo accompagna contro lo spacco che divide in due le grandi labbra della polposa vagina della nonna. Una spinta ed il grosso glande si fa strada verso l’interno. Yvonne lancia un gemito. Il puledro si stende sulla schiena della nonna e le passa le braccia intorno al torace ancorandosi con le mani alle grosse mammelle. Un ulteriore spinta ed il grosso cazzo affonda completamente nella vagina della nonna. La spinta si esaurisce solo quando il glande si scontra con il collo dell’utero. La cagna Yvonne lancia un lungo ululato. “Mio possente stallone. Sono tua. Possiedimi”.
Robby incomincia a pompare il suo cazzo nella vagina della nonna. Lo fa lentamente. Le sue dita strizzano i grossi capezzoli. “Nonna ti piace il mio idrante?” “Oh amore. È stupendo. Hai un cazzo da far invidia ai bronzi di Riace. Pompa e spegni il fuoco nella mia fornace” “Nonna. Spegnerò il tuo fuoco. Ti farò gridare di fermarmi”. Il torello non sa di avere sotto di se una cagna in calore e non sa che quando sua nonna è infoiata non basta un cazzo, che per quanto grosso possa essere, a farla gridare di smettere. Eppure riesce a farle raggiungere le vette del piacere. Il suo lento modo di stantuffare il suo cazzo nella vagina della nonna è esilarante. La donna esprime il suo gradimento gemendo, ululando e nitrendo in continuazione ed ad ogni affondo del cazzo del nipote nella sua infuocata vagina. Il ragazzo pur essendo giovane dimostra di avere esperienza. Eppure per lui è la prima volta che sta con una donna. È la sua prima chiavata. In effetti sta mettendo in pratica tutto quello che ha letto nei libri e visto su internet e tutto quello che ha sentito nei discorsi dei suoi compagni. E ci riesce bene. Sta chiavando una donna bellissima e lo sta facendo come un uomo adulto. Forse meglio. Che poi questa donna che sta sotto di se è anche sua nonna poco importa. Lui l’ama e l’amore è importante in un rapporto. Il cazzo di Robby entra ed esce dalla pucchiacca di Yvonne alla velocità di un millimetro al secondo e trattandosi di un fallo lungo 180 mm ci vogliono circa tre minuti perché il possente randello completi l’operazione del dentro fuori. Yvonne è completamente partita. La sua mente si è svuotata. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. In uno sprazzo di lucidità prega il nipote di porre fine a quel dolce tormento. “Basta. Non ce la faccio più. Ti prego poni fine a questo piacevole supplizio”. Robby si sente riempire di orgoglio. È riuscito a farsi implorare dalla nonna di smetterla. La cagna è giunta alla fine della resistenza. L’azione di pompaggio del cazzo nella vagina della nonna subisce una variazione di ritmo. La cavalcata passa dal passo lento al trotto e poi al galoppo sfrenato. Yvonne sembra ritrovare vigore. Invece il ragazzo le usa violenza. Con il suo ariete assesta del violenti colpi nella fica della donna da sembrare che voglia sfondarla. La donna grida il suo piacere. Il suo corpo sembra percosso da uno tsunami di ormoni. Anche Robby sta per avere il suo tsunami. Insieme giungono all’apice del piacere. Insieme godono. Yvonne eiacula riempiendo la sua vagina di succulenti liquidi e Robby eiacula nella vagina della nonna innaffiandola con il suo sperma. I due densi liquidi si fondono e danno origine ad un lago i cui confini sono tracciati dalle rosse pareti della vagina di Yvonne. Quando il culmine del piacere incomincia a defluire Yvonne si abbatte sul letto e perde conoscenza. Anche Robby si abbatte di schiena sul letto. Da bravo ometto non si cura minimamente delle condizioni della nonna. È pieno di sé. Ha posseduto e chiavato una delle tre donne di casa. Ora tocca alle altre due. Con l’immagine della madre proiettata sul soffitto della stanza si addormenta. Yvonne è la prima a recuperare la cognizione del tempo. Andando con il pensiero a quanto è successo qualche ora prima il suo viso si apre ad un sorriso di compiacimento. Suo nipote l’ha chiavata e posseduta e questo basta a farla sentire soddisfatta. Guarda il nipote steso nudo al suo fianco. Il primo obiettivo è stato raggiunto. Un gemito richiama la sua attenzione. Robby si sta svegliando. “Non credere che il nostro discorso si sia esaurito. Tu, mio giovane mandrillo, hai ancora molte cose da dirmi”. Il resto della notte trascorre con i loro corpi sempre avvinghiati in un unico abbraccio. Il mattino li sorprende con il ragazzo che sta facendo colazione succhiando una tetta della nonna che gli sorregge la mammella come lo stesse allattando. Yvonne guarda il nipote succhiare la sua mammella ed il pensiero corre al mattino precedente quando tese la rete per accalappiare i due nipotini. Ne ha catturato uno solo. Il secondo gli è momentaneamente sfuggito. La mancata cattura dell’altro nipote è dovuta alla discesa in campo di sua nuora che ha preso la splendida decisione di farsi cavalcare dal figlio. La sera prima, mentre trascina il figlio di sua figlia nella propria stanza si è voltata ed ha visto che Janet, sua nuora, sta spogliando Erick. Il che significa che la cattura dell’altro nipote è rinviata a data da destinarsi. Nel frattempo si sarebbe sollazzata con il puledro che sta nel suo letto.... Continue»
Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 285  |  
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Storie in famiglia 5



Erick non sta nella pelle. Sua madre gli ha detto che non si stancherà nel farsi cavalcare e lo farà anche in presenza di suo padre. Gli ha anche detto che zia Holly lo vorrebbe nel suo letto. Incomincia a pensare ad Holly sempre con più insistenza. Sua madre lo percepisce. A letto la sua irruenza si è affievolita. Decide di dare una piccola spinta psicologica al figlio. “Erick, figliolo, non ti sembra che sia giunto il momento che tu faccia visita a tua zia?” “Mamma è un po’ che ci sto pensando. Non te l’ò detto per non offenderti” “Domani mattina, dopo che tuo zio sarà uscito, andrai da lei. Non avere paura di tuo zio; ci penserò io a tenerlo lontano. Tu pensa solo a fare il tuo dovere con tua zia. Non tornare da me se non l’avrai sessualmente soddisfatta. Da questo momento, per evitarti tentazioni che possono influire sulle tue prestazioni, ti starò lontana. Non mi cercare." Esce dalla stanza e sparisce dalla casa; in effetti va in giardino e chiama suo cognato col telefonino portatile. Gli chiede, prima di rientrare a casa, di passare da lei. Poi chiama suo marito e gli suggerisce di allungare i suoi impegni per almeno un altro mese. Serghej intuisce il perché dell’invito a tenersi lontano da casa per un tempo così lungo. Senza fare domande assicura la moglie che non farà ritorno a casa fino a quando non sarà lei a chiamarlo. Le augura di trascorrere delle giornate di piacevole divertimento. Janet è soddisfatta. Lei e suo figlio hanno campo libero e tempo a disposizione. Rientra in casa e vede il figlio che si sta preparando per uscire. Sorride. Non gli chiede niente. Ha capito. Erick dopo essersi fatto la doccia indossa una maglietta, gli slip ed i jeans ed esce di casa. Prima che la porta si chiude alle sue spalle sente la voce della madre che gli augura di avere successo. Senza voltarsi il ragazzo esce e si precipita giù per le scale. Raggiunge la porta dell’appartamento della zia e pigia il dito sul pulsante del campanello. Pochi minuti e la porta si apre. Holly, sua zia, gli è davanti. È avvolta in un accappatoio ed ha i capelli bagnati. È appena uscita dalla doccia. “Oh! Sei tu. Vieni entra.” Erick entra e chiude la porta. Segue la zia fin dentro il salone. “Aspettami qui. Cinque minuti e sono da te.” I minuti diventano sessanta. Holly è ritornata in bagno e si sta guardando allo specchio. Una vampata di calore la pervade il corpo. Il viso diventa rosso. La micetta che alberga fra le sue gambe lancia miagolii sempre più forti. I capezzoli si inturgidiscono e le mammelle si induriscono. Uno degli oggetti di desiderio di cui ha discusso con sua madre e sua cognata sta lì in casa sua. Non che le dispiaccia. Al contrario il suo corpo lo desidera. È come lo aspettasse. Avrebbe preferito che ad aspettarla nel salone ci fosse suo figlio. Purtroppo Yvonne non lo lascia andare. Non può lasciarlo ancora ad aspettare. Si libera dell’accappatoio e indossa una camicia che le arriva fino a metà coscia. Sotto non ha niente. La micetta e le tette sono libere. Non sono costrette ad essere circondate da indumenti di cui si può benissimo farne a meno. L’abbottona fino sotto la linea delle tette. Holly ha delle mammelle che farebbero la felicità delle più belle dive del mondo della celluloide. Ne sanno qualcosa suo marito e suo fratello che si sono deliziati leccandole e succhiando latte dai suoi capezzoli. Ne sa qualcosa sua cognata che, nonostante abbia tette altrettante favolose, la invidia. Holly è orgogliosa delle sue mammelle. Ne va fiera. Il resto delle gambe che sbucano da sotto la camicia sono altrettanto belle. Come pure è bello il suo culo bianco con le fattezze di un mandolino capovolto. Per non parlare delle labbra carnose che si ritrova e degli splendenti occhi di colore blu. Ama il suo corpo. Con questo pensiero nella mente arriva nel salone. Al vederla il nipote schizza in piedi dal divano. Sua zia, bella, seducente, solare è lì davanti a lui. Ne è ammaliato. “Come mai sei qui. È un bel pò che non ti fai vedere. Dove sei stato tutto questo tempo?” Erick non può certamente dirle che per circa un mese si è trastullato fra le braccia di sua madre. Il ragazzo non sa che sua zia è al corrente di quello che sta succedendo al piano superiore della villa. “Mi è venuto voglia di vederti. Lo so. Sono stato assente, ma ero molto impegnato.” Holly sa in che tipo di impegno si è trovato ad affrontare il nipote. “Non è che tua madre c’entri qualcosa con le tue mancate visite? Ti ha forse impedito di venirmi a trovare?” Il ragazzo abbassa lo sguardo verso il pavimento. “No zia! Sono io che avevo timore di venire a trovarti.” Holly lo guarda e capisce. Deve incalzarlo. Non deve lasciarselo sfuggire. “Timore? Perché dovresti averne? Mica ti mangio. Sono forse una strega?” “Ecco l’hai detto. Sei una strega e mi hai stregato” “Che cavolo dici? Ti ho stregato?” “Sì. Zia Sono innamorato di te. Tu mi piaci da morire. Voglio fare l’amore con te” “Tu … Tu vuoi scoparmi? Sono tua zia: La sorella di tuo padre” “Sei anche una donna e per di più molto bella. Sono sicuro che anche tu desideri essere montata da me.” Può benissimo abbandonare la tattica di circuirlo. Suo nipote non si dimostra affatto complessato dal fatto di stare parlando a sua zia. “Sei uno sfrontato. Non so chi mi trattenga dal prenderti a schiaffi” “Quello che ti trattiene è la voglia che hai di me. Sono sicuro che è così” “Cosa ti da questa certezza?” Erick si avvicina alla zia alza le mani e, sotto lo sguardo di Holly, sbottona tutti i bottoni della camicia. Infila le mani nell’apertura e le poggia sulle tette. “La tua nudità è la certezza. Il tuo seno sodo libero dal reggiseno e la tua fica libera da mutande. E poi c’è il tempo che hai impiegato per fare ritorno. Mi hai lasciato solo per circa un’ora. Hai impiegato tutto questo tempo per convincerti che le cose devono andare così come le hai sognate. Tu mi ami” Holly deve riconoscere che suo nipote ha ragione. “Sì ti amo. Baciami.” È fatta. Sua madre ha ragione. Bastava dirglielo e sua zia si sarebbe concessa senza porre ostacoli. Le loro bocche si uniscono in un lungo bacio carico di desideri. Le loro lingue si sfidano. Si avviluppano e danno vita ad un lungo e furioso duello. La zia non smette di frullare la sua lingua nella bocca del nipote il quale diventa cianotico per mancanza d’aria. La donna è una furia. Lo spinge facendolo cadere seduto sul divano. Si libera della camicia. Si siede sulle gambe del nipote. Porta le mani sotto le mammelle. Gonfia il torace e offre i suoi globi d’alabastro a suo nipote. “Baciale. Leccale. Succhiale. So che ti piacciono. I tuoi occhi non le danno tregua. Hai sempre sbirciato nelle mie scollature. Prendile, sono tue.” Gli occhi di Erick brillano di cupidigia. Sua zia lo invita a giocare con le sue tette. Lui ci si avventa. Le sue mani strizzano le sode poppe. Con i polpastrelli dell’indice e del pollice torce i capezzoli e li tira come volesse allungarli. “Così mi fai male. Fai piano. Non trattarle male. Non scapperanno” “Zia hai delle tette favolose. Non ho mai visto mammelle belle come le tue. Nemmeno la nonna e mamma le hanno cosi belle” “Hai visto le tette di mia madre e di tua madre. Quando? Dove?” “A casa della nonna. Era presente anche tuo figlio”. Erick non dice che dopo si è trastullato con il corpo della madre e che ha giocato con le tette materne. Sa di essersi sbilanciato. Per riparare all’errore fatto si precipita a prendere fra le labbra uno dei grossi e scuri capezzoli e comincia a succhiare come un cucciolo affamato che si aggrappa alla mammella della propria madre per trarne sostentamento. Holly ha già allattato suo nipote. L’ha fatto quando Erick era un cucciolo d’uomo. Gli ha dato latte cosi come l’ha dato al figlio. A lei piaceva tenerli attaccati al proprio seno e allattarli. Ora, però, le sue tette non producono latte e non può sfamare il porcellino che è attaccato alle sue voluminose poppe. La mancanza di latte non sembra dispiacere suo nipote che succhia le mammelle di sua zia come se ce ne fosse. L’atto d’amore di suo nipote le provoca piacere. Sente l’utero contrarsi e poi rilassarsi. Una sua mano si insinua fra le sue gambe. Le dita agganciano il clitoride e si spara una sega. Dopo pochi minuti sta già godendo. Raccoglie i suoi umori con le dita e li spalma sui suoi capezzoli costringendo il nipote a leccarli come fossero gocce di latte. Erick è contento. Sua zia lo sta nutrendo. A lui piace quel sapore asprigno. “Basta succhiare. Ho la micetta in fiamme. Spetta a te spegnere le fiamme che la divorano” Lo costringe ad alzarsi dalle sue gambe. Si libera della camicia e poi fa spogliare il ragazzo. Di fronte al corpo nudo di suo nipote Holly non riesce a trattenere una esclamazione di meraviglia. Il ragazzo è ben fatto. Un particolare del corpo del nipote attira la sua attenzione: il cazzo. Sembra un ariete. Ne è magnetizzata. “Erick, hai una verga che è favolosa. Ed è puntata verso la mia bocca. Vuoi che ti faccia un pompino?” Dalla bocca del ragazzo non esce nessun suono. Nonostante abbia trascorso gli ultimi giorni della sua vita fra le braccia della madre non riesce a superare il senso di vergogna. Solo un lieve cenno del capo dice che accetta la proposta della zia. “Vieni. Avvicinati” Il glande è alla portata delle sue labbra. Holly china la testa e poggia le sue labbra sul lucido glande. Uno schiocco ed il ragazzo geme. È l’inizio della scalata alla vetta del piacere. La zia ha dato il primo bacio alla vibrante asta di carne del nipote. La donna fa scorrere le sue caldi labbra sulla superficie del cazzo. Raggiunge i testicoli. Apre la bocca e li accoglie nel suo caldo cavo orale. Le labbra si chiudono su di loro. La zia glieli succhia. Erick ulula. Holly li libera dall’abbraccio delle sue labbra. La sua lingua guizza verso l’esterno e la fa vibrare sull’inturgidita asta di rosea carne. Lentamente risale leccando lungo il pennone che le è davanti. Arriva in cima e lo fa entrare nella sua bocca. Lascia che scivoli verso il profondo della sua gola. Lo munge con le labbra. Lo succhia. Il nipote è in preda al delirio. La zia gli sta facendo un pompino di quelli con la P maiuscola. Di certo è più brava della madre. Ha un modo di succhiare il cazzo che sembra voglia svuotarlo della sua linfa vitale. “Dio. Zia. Continuando a succhiarmi il cazzo così come stai facendo presto ti eiaculerò in bocca” La zia non gli risponde. Imperterrita continua a succhiare il cazzo del nipote. Erick è ormai sul punto di esplodere. Afferra la testa della zia e la blocca contro il suo pube. Spinge il bacino in avanti e il piacere lo invade. Dalla sua uretra vengono espulsi copiosi fiotti di caldo sperma che si riversano nella gola della donna che li ingoia tutti. La zia si sta nutrendo dello sperma del nipote. Con le labbra continua a mungere il possente cazzo per far uscire tutto il miele che ancora stagna nel condotto uretrale. Alla fine il ragazzo si sente svuotato e si lascia andare sul divano. Holly lo guarda. È compiaciuta per aver dato piacere a suo nipote. Ha bevuto l’elisir direttamente dalla fonte. Gli è piaciuto. La sua mente gli dice che quanto prima tornerà ad abbeverarsi. Urge calmare la fame della micina i cui miagolii si fanno sentire a grande distanza. Conscia che il nipote è ancora scioccato per il pompino ricevuto Holly ha necessità che il ragazzo riprenda al più presto il proprio vigore. Con una mano avvolge il cazzo del nipote e lo mena. Erick sa che la zia non gli darà tregua. La madre è stata un ottima maestra. Sa che deve impegnarsi a fondo se vuole calmare la libidine di sua zia. Veloce spinge la zia a sedersi sul divano. La costringe ad allargare le cosce in modo tale che la vagina è pronta ad accoglierlo. Fionda la testa al centro delle cosce e porta la bocca sulla vagina. Prima la bacia e poi la lecca. Al contatto della lingua sulle grandi labbra la zia ha un brivido e nitrisce. La lingua di Erick guizza veloce sulla superficie della polposa vagina facendo delle rapide puntate all’interno dell’orifizio vaginale. Nella sua esplorazione la lingua di Erick incontra le piccole labbra e si sofferma a titillarle nonché a succhiarle. Holly dimostra il suo gradimento, per il lavoro che il nipote sta facendo sulla vagina, con lunghi miagolii alternati a possenti nitriti. La vagina produce secrezioni che il giovane Erick lappa con golosità il nettare che sua zia produce in continuazione. Nella sua esplorazione vaginale la lingua si imbatte in una piccola rosea e lucida protuberanza. È il clitoride. L’organo genitale femminile che opportunamente stimolato è capace di mandare in estasi la più fredda delle donne. Non è il caso di Holly. Appena la punta della lingua di suo nipote si posa sul glande del clitoride un ululato riempie il salone. È il momento atteso da Erick. Il ragazzo sa che quello è il momento. Deve far godere sua zia. Avvolge il pistoncino con le sue labbra e lo succhia. Holly muggisce. Un dito del ragazzo penetra la vagina e la chiava. L’azione combinata della bocca di Erick sul clitoride e il pistonare del dito nella vagina provocano nella donna grandi esplosioni ormonali. Il corpo di Holly vibra. Accompagna il raggiungimento dell’orgasmo con lungi nitriti di piacere. Erick si alza in piedi e costringe sua zia a girarsi a pancia sotto. Le fa assumere la posizione cosiddetta “alla pecorina”. Si posiziona dietro di lei e la penetra. Sua zia grida per la violenza del colpo ricevuto ma non si sottrae. Al contrario lo incita. Il grosso glande si apre la strada fra i ricci e folti peli che ornano la vagina di Holly; ne profana l’entrata ed entra nella calda alcova. Lei lo accoglie adattando le sue pareti alla grossa circonferenza del cazzo. Comprime i muscoli vaginali e munge il muscolo di carne che è dentro il suo ventre. Erick appoggia le mani sui fianchi di Holly e comincia a chiavarla. Lo fa lentamente. Il suo lento dentro fuori è dettato dal desiderio di non solo avere piacere, ma di dare piacere alla zia. Lui desidera che la zia goda. È estasiato. Il solo pensare di stare chiavando la sorella di suo padre gli provoca scariche di adrenalina. Attraverso lo specchio si vedono le mammelle della donna che, sotto la spinta dei colpi che il suo cazzo da alla vagina, dondolano come due campane. La donna è sovrastata dal piacere. Dalla sua bocca escono suoni incomprensibili. Il ragazzo si stende sulla schiena della donna; le circonda il torace con le braccia e con le mani si aggrappa alle dondolanti mammelle. Le dita artigliano i capezzoli e li strizzano fino a farle male. La donna grida. Gli morde il collo. Il corpo di Holly è attraversato da scosse. Il nipote accelera il ritmo delle spinte. Il cazzo di Erick entra ed esce dal ventre della zia sempre più veloce. Un urlo squassa il silenzio del salone. La donna ha raggiunto un orgasmo seguito subito dopo da un secondo e poi da un terzo. Anche il ragazzo è all’apice della vetta del piacere. Un grugnito accompagna l’esplosione del vulcano. Come lava che esce dal vulcano cosi lo sperma esce dal cazzo di Erick. Tre, quattro fiotti di denso e caldo sperma si riversano nel ventre di Holly. La innaffiano e la riempiono dando vita ad un lago in cui si perdono le secrezioni vaginali di Holly e del suo stesso sperma- I due corpi madidi di sudore, esausti, si abbattono l’uno sull’altro ponendo fine al loro amplesso. La prima a riprendersi è Holly. La bella donna guarda il guerriero steso al suo fianco. Fa scorrere lo sguardo sul corpo nudo del ragazzo. I suoi occhi si fermano sul fallo del nipote. Nonostante sia afflosciato riconosce che è un bel cazzo. Il suo ventre ha dato ospitalità a quella meraviglia. Ne ha goduto e ne godrà ancora per l’intera durata del giorno e della notte. il desiderio di avere il figlio nel proprio letto è per il momento accantonato. Allunga una mano e prende il telefono. Compone il numero della cognata. La voce di Janet la raggiunge. “Voglio avvisarti che tuo figlio è qui con me e ci resterà fino a domattina.” La cognata gli risponde che lo sa. “Sono stata io ad incoraggiarlo a venire da te” “Sai che fine abbia fatto mio figlio?” “Non dirmi che ti sei decisa a farti cavalcare? In questo momento è di certo ancora a trastullarsi con tua madre. La conosci. Quando tua madre ha un giovane puledro che si lascia cavalcare diventa una ninfomane. Dovrai aspettare che la sua libidine si esaurisca. Un ultima cosa. Tuo marito è qui con me e ci resterà per un bel po’. Ho deciso di farmi ingravidare. Lui è d’accordo. Spero che non ti dispiaccia” Holly guarda il ragazzo steso al suo fianco. Sua madre gli darà un fratellino o una sorellina. “Ti faccio i miei auguri più felici”. Riattacca il telefono e aspetta che il nipote si svegli. La guerra è appena iniziata.
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Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 995  |  
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Mia madre e mia zia... due gocce d'acqua 1

Storia trovata su internet

È una calda mattina d’estate, il sole è già forte ed è intensa la mia sensazione di particolare soffocamento. Cerco un po’ di fresco in soggiorno. È ancora presto per andare giardino dove la fresca acqua della piscina potrà alleviare la gran calura che mi assilla. Sono sul divano con le persiane leggermente abbassate nella disperata ricerca di un po’ di refrigerio.
Ma è inutile perché non è il solo caldo che mi affligge!
Seguo mia madre e mia zia confabulare a bassa voce. Entrambe sorridono. Il sorriso di zia mi appare ambiguo quello di mamma particolarmente interessato. Di che staranno parlando? Mia madre Rosanna e sua sorella Rossana, gemelle monozigote, praticamente identiche come due gocce d’acqua discutono di come pianificare una estate che si preannuncia particolarmente accaldata.
È già il terzo giorno che ci siamo trasferiti nella villetta al mare. Mio padre e mio zio ci raggiungeranno nei fine settimana ed io ho ricevuto piena delega a fare il maschietto di casa!
Dicevo della straordinaria somiglianza di mia madre con sua sorella. Già al momento della nascita, per rafforzare quella loro particolare caratteristica, i miei nonni hanno scelto nomi praticamente simili per poi distinguerle con gli appellativi di Anna, mia madre e Rosa mia zia.
Poi crescendo loro non hanno mai smesso di sfruttare a loro vantaggio quel sottile legame che esiste tra due essere così interiormente intimi. Ed il rapporto tra mia madre e sua sorella è accentuato da una particolare forma di complicità che da sempre consente loro di ritrovarsi su ogni argomento, sia esso serio che frivolo. Raccontano che più di una volta si sono scambiate i ruoli all’università sostenendo esami carpendo la buona fede dei docenti. Mamma molto ferrata nelle discipline umaniste, mentre zia bravissima in quelle scientifiche. Anche nella vita di ogni giorno si sono divertite, e lo fanno ancora oggi, a materializzare quel sottile intrigo che si cela dietro il gioco dello scambio delle parti.
Più volte hanno sottolineato che sono dotate di una particolare forma di empatia che ha consentito loro di vivere le singole esperienze condividendone, anche a distanza, le particolari emozioni che da esse ne s**turiscano. Tale ultimo particolare ha avuto sicuramente un ruolo significativo nel loro fortissimo legame. Mamma ripete spesso che “sentire, l’armonia, la speciale sintonia che la lega alla sorella è qualcosa di molto profondo, misterioso, affascinante e, perché no, anche piuttosto intrigante.”
Praticamente anche a distanza loro non hanno segreti! In concreto vivono in simbiosi.
È vero con la maturità si sono calmate ma quell’indole trasgressiva non le hai abbandonate!
Poterle distinguere non è facile, solo la diversa acconciatura dei loro lunghi capelli aiuta tutti noi in famiglia a riconoscerle. Ma oggi, stranamente, entrambe hanno raccolto i lunghi capelli in una lunga, e sbarazzina, coda di cavallo.
Fatta questa premessa stamattina sono sul divano, un cuscino ben stretto tra le gambe raccolte a coprire quello che la mia morbosa fantasia da un po’ materializza, seguo il loro pianificare la giornata.

Confesso! È un po’ che spio mia madre come eccitante femmina che non già come amorevole mamma. Ogni occasione è buona per osservarla: in bagno mentre fa la doccia accarezzando la sua splendida figura, in camera protetta dalla sua intimità mentre agghinda il suo accattivante corpo con la sua raffinata lingerie, mentre sfaccenda per casa sop****nsiero sculettando sinuosa con la scopa in mano. Come non posso fantasticare sul suo corpo! A 44 anni è ancora una magnifica donna. un bellissimo seno che si gonfia lussurioso ad ogni suo respiro, cosce piene e ben tornite che sinuose risalgono sino ad un culo alto e sodo. Un corpo che sembra sprigioni sesso da ogni poro!
Al suo accattivante corpo sto dedicando il meglio del mio proliferare ormonale. Materializzo i più zozzi pensieri con uno stratosferico pisellone in mano a darmi piacere.
E ieri l’altro, in preda ad uno dei miei particolari pensieri, al massimo di uno stato di fortissima eccitazione, è successo quel qualcosa che sta per modificare in senso tangibile il rapporto con mia madre …e con mia zia.
Mamma mi aveva attizzato come non mai. In piedi su di un predellino stava sistemando s**tolame appena acquistato nella dispensa. Credetemi uno spettacolo. Il corpo fasciato da un trasparentissimo pareo giallo. Nell’aiutarla la seguivo salire e scendere dalla piccola scaletta con un fare atletico e, per me, particolarmente provocante. Il prosperoso seno accompagnava i suoi movimenti. Chinata mostrava quel suo stratosferico culo, che plastico ancheggiava all’altezza del mio viso fasciato da uno stretto indumento che mostrava chiari i bordi di uno slip così piccolo che stimolava la mia fantasia ad immaginare il taglio di una passerina sicuramente calda e succulenta. È vero non ho limiti ma credetemi mamma è una gran fica! Accovacciato ai suoi piedi porgevo le masserizie traguardando al di la di una gamba sollevata sul piolo sfruttando la paradisiaca visione che il bordo del risalito pareo mi offriva. Chiaro era il colore di corti ciuffetti neri ed ispidi che trasparivano dal suo particolare costume. Nel porgerle la spesa più volte ho sfiorato la pelle vellutata delle sue lunghe cosce. Piegandosi in avanti mi offriva, innocente, tutta la sensualità del prosperoso seno che sembrava quasi voler debordare dalla scollatura del variopinto indumento lasciandomi così imbambolato ammirare grossi capezzoli fare capolini dall’accentuata scollatura del pareo. Lunghi minuti di intensa sofferenza dovute ad un cazzo che voleva scoppiarmi tra le gambe. Una visione che lasciava galoppare la mia fantasia. Ho ammirato, concupito, le rotondità del suo gran culo contrarre naturalmente le chiappe. Il mio morboso piacere era tutto nella possente erezione di un cazzo cresciuto a dismisura e, con lui, cresceva perversa in me la voglia di toccarmi morboso.
“Bene adesso ho da sistemare gli armadi, salgo su in camera” Quasi rincretinito ho avuto solo il tempo di mascherare con entrambe le mani sul bacino, ed in maniera goffa, la corposa protuberanza che chiara dal boxer evidenziava lo stato del mio forte coinvolgimento dovuto alla immagine di una femmina che immaginavo porca e vogliosa.
Lo seguita andare via ancheggiando plastica quasi sorridendo!
Al tatto avevo un cazzo da fare spavento. La voglia di scopare mia madre era cresciuta in maniera incontrollata. Con il suo innocente fare (!) aveva s**tenato i miei più a****leschi istinti. Una eccitazione bestiale manifestava chiara la mia immensa voglia di sbatterla li. Lei in piedi sul predellino ed io a stantuffarle lo splendido e plastico culo magari stringendo tra le dita quei suoi turgidi capezzoli. Immaginavo di poterle schiaffare il mio bel cazzo in una avida bocca. Farla ingoiare il potente muscolo, scaricare tra le procaci tette di un corpo eccitato la mia calda sborra. La immaginavo gemere godendosi il mio cazzo nel culo sditalinandosi con una mano e portare con l’altra la mia a stringerle i capezzoli. Non so perché ma mi ero convinto che mia madre avesse una gran fame di cazzo.
Praticamente in trance con un potente cazzo stavo tirando di mano lungo tutta l’asta fino alla cappella. Ho cominciato a spugnettare che era una bellezza, ma talmente eccitato non riuscivo a venire.
“Guarda guarda che bel porcellino che abbiamo qua! te lo ha fatto venire duro. È proprio una gran bella gnocca mia sorella vero? E a quanto pare ti piacerebbe scoparla eh!….” Mia zia alle mie spalle aveva praticamente scoperto le mie porche fantasie. E non solo quelle!
“…è parecchio che me ne sono accorta sai…ma non puoi fare sempre da solo…poverino lo stai martoriando… questo bel cazzone merita molto di più …” Mentre la sua mano, lentamente, aveva sostituito la mia a scorrere interessata lungo l’asta tesa e dura. Mia zia con uno sguardo misto tra lo stupore di un magnifico cazzo e la libidine che lo stesso le aveva procurato manifestava chiara l’indole di quell’intimo troione che alberga in lei!
La sua mano scivolava lenta sul mio cazzo già pronto a schizzare un piacere che per merito suo in poco si era decuplicato. In ginocchio davanti a me e lo splendido cazzo era già tra le turgide labbra di una caldissima bocca.
Una pompa bellissima, stavo impazzendo ai plastici colpi di una esperta lingua rapito dal suo goloso gemere. Quel calore in poco aveva materializzato furiosa la mia libidine. Un prorompente primo schizzo le ha riempito la famelica bocca. Un secondo, violento e lungo le ha sporcato il viso. Poi altri ad un ritmo tale che non mi era possibile controllarli. Il mio caldo sperma si univa ai suo intenso gemere. Mai mi era capitato di avere una sborrata così violenta. Una nervosa lingua mi ha pulito per bene mentre “ehi… eri proprio infoiato….Non crederai mica di lasciarmi così…”
Un attimo e come per incanto eravamo chiusi nella piccola dispensa a scopare. In piedi ho sbattuto in una caldissima fica un cazzo che non aveva perso il suo possente fulgore. Splendido!
Solo il rumore di passi in cucina dietro la porta della nostra alcova, e un sussurro che potrei definire misto a sorpresa e interesse, avevano interrotto la mia particolare, ed intima, conoscenza del corpo di mia zia.
Non ci giurerei ma forse era la mia galoppante fantasia ma non poteva essere quello che avrei voluto fosse. Sta di fatto che mia zia, sorridendo ambigua, con un ultimo risucchio linguale, mi lasciò veloce con la promessa che quello che aveva fatto era solo l’inizio di una estate calda…e travolgente!
Intanto la mia mente aveva ripreso veloce a galoppare verso un sogno irraggiungibile.

Sono due giorni che scopo mia zia con un chiodo fisso: GODERE DEL CORPO DI MIA MADRE. Mamma mi eccita da morire e mia zia soddisfa le mie pornofantasie!
E per le mie morbose voglie ho rischiato più di una gaffe nel rapporto con mia madre in presenza di mia zia. È capitato che eccitato da quello che ritenevo fosse il corpo di mia madre ho attaccato quello di mia zia. Solo il fermo sguardo di mia madre mi ha riportato alla realtà dei fatti facendomi rinsavire giusto in tempo!
Comunque ogni occasione è buona per scopare mia zia (non posso affermare che sono io che la scopo è più corretto dire che è lei che selvaggia sbatte me!)
“Scopami, chiudi gli occhi e immagina che sia lei a godere di questo bellissimo cazzone! DAI FALLA GODERE…….”
Proprio una porca! I suoi inviti incentivano la mia fantasia ed ingrossano sempre di più il mio cazzo. Chiudo gli occhi ed è mia madre che gode del mio potente cazzo. La mia eccitazione si decuplica e ogni volta sono sempre più potenti i miei schizzi di piacere.

Avrete ormai capito che mia madre è una gran bella fica e la sorella è un splendida gnocca e non solo!

E con questi pensieri seduto sul divano fantastico ascoltando il loro pianificare la giornata. “Ok oggi esco io per fare la spesa. Tu intanto finisci di sistemare in casa. Dammi una mezzoretta e poi si va tutti in piscina…oggi prevedo una giornata… veramente caldissima”
La seguo uscire, e ne approfitto per spiare mia madre ancheggiare allegra in casa. Oggi è particolarmente eccitante.
Un paio di minuti di velocissime faccende domestiche e mia madre (?) mi è accanto. Indossa un due pezzi particolarmente succinto. “vieni con me in piscina e, se ti va, mi passi un po’ di olio abbronzante” CAZZO! Vittima delle mie erotiche fantasie non mi capacito di una opportunità il cui solo pensiero mi attizza da morire. Mi assale il terribile dubbio che forse sto sognando vittima di una delle mie ultime, e costanti, immaginazioni. Quanto sborra sto versando desiderando di poter toccare il suo eccitante corpo ed ora, innocente, me ne offre la conturbante occasione. Poterla accarezzare come mai ho potuto prima di oggi, e il suo invito sembra proprio voler incentivare una mia porca reazione.
Rimango immobile rapito da i****tuosi pensieri. Qualche secondo ed il mio mutismo è sopraffatto dalla visione di quei suoi superbi capezzoli che sembra vogliono perforare lo striminzito indumento. China verso di me ribadisce il suo invito. Sbiascico un timido “si…ora…vengo…dammi un attimo….” e lei, rendendosi conto che sto guardando con insistenza quelle sue splendide tette, mi da un buffetto sulla guancia “allora mi aiuti o devo fare…tutto da sola?” “..eccomi… arrivo…” Mi alzo e la seguo sculettare in giardino. Si stende sul lettino a pancia in giù con il procace seno schiacciato dal peso del corpo. Una visione paradisiaca. Il solo guardarla mi sta facendo venire voglia di spugnettarmi lì davanti a lei. “dai forza che voglio farmi riscaldare da questo bellissimo sole…” È in un attimo le mie mani impazzite seguono un plastico corpo. Nervose le dita sono sulla schiena, timide scorrono, più volte, sotto il gancio del minuscolo reggiseno “aspetta sgancio il reggiseno così puoi fare meglio”.
È veloce il suo sfilare il reggiseno così come immediato è il mio riprendere il mio fare.
Sono turbato nel sentire qualcosa muoversi frenetico nel mio costume. Cerco di scacciare quel pensiero non voglio che si accorga di quell’insistente pulsare che si chiama spudorata eccitazione. Cerco di non pensarci ma la mia eccitazione cresce. Cazzo come cresce! Continuo a massaggiare, o meglio accarezzare morboso, la sua pelle mentre lei con la testa poggiata sulle braccia conserte si gode i miei massaggi. Le mie mani spaziano dal collo, scivolano interessate verso la schiena. Facendomi coraggio lascio che le dita lambiscano quella parte del seno che il peso del suo corpo fa sporgere. Nessuna reazione! Dita interessate si soffermano ad accarezzare una morbida porzione di pelle. Non dice nulla, anzi dovessi giurare direi che sembra proprio piacerle. Continuo! Percepisco un respiro che lentamente si fa profondo (sarà piacere o sono io che come al solito fantastico!) La situazione si è fatta incandescente! Ed è ormai palese la mia erezione che spinge dal largo boxer che indosso. Solo se sfiorassi il cazzo sono certo che potrei schizzare, in un attimo, tutto il mio piacere magari sporcandole il conturbante corpo.
Per quanto ho fantasticato su mia madre mai sono stato capace di immaginarmi in ginocchio accanto a lei stesa su di un lettino a massaggiarle il corpo, ad accarezzare con particolare trasporto un seno meraviglioso e con un cazzo palpitare scomposto a pochi centimetri dalle sue carnose labbra.
Continuo nel massaggio non ho il coraggio di essere più sfacciato e ne la voglia di smettere. Lunghi minuti fino a quando “sei proprio bravo…..adesso un po’ sulle gambe”. Tremanti le mani lasciano cadere gocce di olio su tornite cosce, mentre, quasi spudorata, lei stringe il costume sino a farlo praticamente rientrare nel solco di intriganti chiappe. Praticamente ora ha il culo quasi completamente scoperto, e dire che il costume è già sufficientemente piccolo, ed ora è diventato praticamente inesistente. “Passamene anche qui!” toccandosi un culo bianchissimo a dispetto della bronzee cosce. Un attimo dove due pensieri lottano tra di loro: sono particolarmente eccitato per continuare ma anche troppo attratto per smettere. Incrocio il suo sguardo mentre si solleva leggermente. Ha proprio un seno sodo e stupendamente pieno “ma insomma che hai, oggi sembri proprio addormentato! A cosa pensi di tanto importante”
Sapesse!
Impacciato, e con la paura che possa accorgersi dello stato di forte eccitazione che chiaro traspare in tutta la sua prepotente durezza, prima un po’ timidamente e lentamente poi con un crescente ardore figlio della prorompente eccitazione, senza risponderle, lascio scorrere le mani sulle invitanti chiappe. Superato lo stato di timore iniziale percepisco, tra le dita, un corpo rilassato che apprezza mani che spaziano temerarie. Ho il cazzo che pulsa nervoso e ritmico tra le gambe e la intensa sensazione che sto per godere senza nemmeno sfiorarlo.
Sotto le mie dita sento un corpo che sobbalza ogni qualvolta le mie mani, nel risalire tra le cosce, si insinuano sfrontate tra le pieghe del suo splendido culo. Non sono certo ma ascolto il suo respiro farsi più intenso e la mia fervente immaginazione lo associa a gemiti di una crescente eccitazione.
Le mie mani sono libere di fare quello che vogliono. Tocco quel corpo che tanto mi eccita. Una pelle vellutata e soda, la parte esterna del seno, il culo, le sinuose cosce. Spazio con particolare interesse succube di un cazzo che pulsa nervosissimo tra le gambe. Lunghi minuti di un supplizio che non ha fine.

“Eccomi sono tornata…. Dove siete….ah vedo che non mi avete voluto… aspettare”
Solo il rientro di mia zia (!) ha evitato che la situazione potesse diventare particolarmente spiacevole.
“Dai sbrigati che oggi è una giornata particolarmente calda”
“un attimo poso la spesa, mi cambio, e vi raggiungo!”
“dai lo faccio io tu vai a metterti il costume, se Carlo è disponibile ti può passare l’olio abbronzante, sai ha delle mani d’oro” Alzandosi d’impeto, senza preoccuparsi di coprirsi il seno in tutta la sua prorompente bellezza e con in piccolo costume che, nell’intimo incrocio, aveva assunto un colore leggermente più scuro!
Zia Rosa (!) si accorge dove punta il mio interessato sguardo e dandomi uno scrollone passandomi accanto “ehi Carlo, oggi il sole è proprio forte vero?” Parole che mi destano dallo stato di trance in cui mi trovo.
“…e si è proprio caldo” e poi sottovoce rivolto a lei “e io sono in calore…” Alzandomi rendo palese una eccitazione che, pur volendo, anche sua sorella non può non vedere.

Particolarmente euforiche entrambe si incamminano verso casa ed io già in acqua tiro fuori una bestia alla ricerca di un po’ di pace per i miei sensi terribilmente provati da una situazione al limite di ogni naturale sopportazione.
Solo una sonora pugnetta potrà calmare i miei ardori!
Tiro su di un cazzo accompagnando la mia mano con i più sconci pensieri su quel corpo che era alla mercè di mani ardite e concupite. Ad occhi chiusi immagino una gran bella scopata con quella donna che, sono più convinto, saprebbe cogliere il meglio che un impavido stallone è in grado di offrirle. Nel frattempo mille pensieri per riuscire a ricucirmi, con una certa urgenza, lo spazio, ed il tempo, per poter scaricare la mia libidine sul corpo di quel gran troione della sorella.
Pochi secondi e mischio il mio seme al candore di un’acqua fin a ora chiara e limpida.
“Ma allora non sai come governare quelle mani eh! Potrebbero avere altro da fare…..sai è’ bene che anch’io mi protegga dal sole, dai spalma anche la mia di schiena. Voglio proprio vedere se è vero che hai delle mani d’oro?”
Con un variopinto copricostume particolarmente intrecciato ad corpo che mostra, ampiamente scoperte, delle lunghissime gambe e una scollatura molto profonda che lascia ben poco alla mia immaginazione, ho davanti un femminine stratosferico con un costume, credetemi, a dir poco osceno. Due minuscoli triangoli, sicuramente di una misura più piccola di quanto il suo seno reclami, fanno fatica a celare, al mio interessato guardo, il solco profondo di un maestoso seno da dove si ergono stupendi capezzoli fare capolino dal roseo di delicate aureole. Anche lo slip è piuttosto sgambato ed aderente al punto che riesco a intravedere, nettamente, il taglio che separa le labbra della sua fica.
Che porca!
In poco ho il cazzo di nuovo duro e più di prima.
Ma che sta succedendo, quelle due donne oggi mi stanno facendo eccitare da morire. Non posso credere che mia madre (!) stia volutamente costringermi a ripetere l’eccitante esperienza appena vissuta anche con mia zia (!).
Quale è il suo scopo?
Ma forse sono io che lascio galoppare la mia fervida fantasia, però così vestita è chiaro che il femminone che mi è davanti ha voglia di scoparmi. Adesso dovrò solo stare attento a non farmi beccare dalla sorella mentre sarò, certamente, impegnato in una megagalattica scopata. Esco dalla piscina con un cazzo splendidamente in tiro. Mi avvicino ai lettini accorgendomi che lei si è subito privata del minuscolo reggiseno e il piccolo perizoma esalta come non mai uno stupendo culo coperto da un filino che si perde tra il solco di bianchissime chiappe.
Un lungo sospiro e il mio sguardo incrocia il suo, e con dire piuttosto ambiguo “ non fossi arrivata tu ero sul punto di fare una pazzia”
“ehi! piccolo mandrillo cosa avevi in mente?”
“non lo so. Magari mi sarei tirato il cazzo fuori davanti alla sua bocca per poi spingerlo sino alla sua gola. Sono quasi certo che mamma non si sarebbe fatta sfuggire una ghiotta occasione ” “già un bel pompino da tua madre!” mentre in ginocchio le sono già accanto a stendere l’olio sulla sua schiena. Attacco immediatamente il bordo del perizoma, risalgo veloce ad accarezzare il seno. So che le piace farselo stringere. Sfrontato copro la porzione di candida pelle massaggiandola con studiata intensità. Mi sposto sulle cosce sode e tornite facendomi immediatamente più sfacciato. Ascolto subito sottili gemiti di piacere. “Dio che fica che sei” “ehi, ehi siamo volgarotti stamattina!” Con movimenti circolari sul corpo di una caldissima femmina lambisco il bellissimo culo. Impongo alla mia mano di spaziare su chiappe invitanti. La sua reazione è di particolare piacere, si sistema meglio sul lettino divaricando leggermente le gambe. Senza alcun pudore approfitto subito e spingo le mani tra le cosce. L’eccitazione offusca i miei pensieri. Sfioro una prima volta l’intimo incrocio con un solo pensiero: lei non è mia madre (!) ma solo quella splendida troia che mi sta scopando. Un troione che è già pervasa da una voglia di cazzo che dimostra allargando oscena le gambe per favorire il mio morboso fare. Sono eccitato come non mai, oggi è un susseguirsi di intensa eccitazione. Struscio volutamente un potente cazzo contro la sua coscia. Ho un cazzo che vuole prepotentemente sborrare per come lei sa farglielo fare.
Uno sguardo verso casa con la paura che sua sorella possa, con evidente ragione, vederci e urlarci il suo evidente dissenso. Un pensiero di un attimo mentre il troione che mi è accanto sposta la coscia aumentando la pressione del mio cazzo. Credo abbia capito che non vedo l’ora di poterla scopare, così da soddisfare la mia crescente voglia di fica, e perché no il suo desiderio di minchia. Continuo con particolare dedizione a massaggiare l’interno coscia spostandomi verso l’alto. Un unico obiettivo l’intimo incrocio delle sue lunghissime cosce per rendere chiaro che intendo scoparla ORA! Il cuore mi batte forte mentre le dita strusciano sulla sua fica trovandola caldamente bagnata. Ha un corpo palesemente eccitato, il suo sussulto favorisce il contatto del bacino contro alla mia mano e, subito, un mio dito morbosamente sparisce tra i neri ciuffetti di una bagnatissima fica. È incredibile! Sono sul punto di svenire, ma me ne fotto! Ora sono in paradiso con un solo obiettivo approfittare di questo momento, anche se solo un attimo, per poter sborrare tutta la mia eccitazione su quel caldo corpo che vibra intensamente tra il mio dito.
“mmmmhhhhh a quanto vedo si direbbe proprio che ti piace, e molto, toccarmi le gambe?”
Comincia ad essere troppo per la mia giovane età (ho pur sempre 15 anni). Il mio cazzo è talmente grosso, quasi al limite del dolore fisico, e il mio stato di eccitazione è a livelli altissimi, non credo di essere capace di res****re, sono pronto a venire senza neanche toccarmi. “si! Zia e voglio scoparti adesso”
“tesoro…oggi chiamami Anna”
“Si…si…..zi..a…. mamma …voglio farti godere…” “
“hai proprio voglia di scoparti tua madre”
“si so che hai voglia di cazzo… e io sono qui pronto a farti godere …”
Mentre una sua una mano sfiora il mio enorme pacco. Rosso di eccitazione non ho il tempo di replicare che lei continua
“ooohhhh…si…muovi il dito….ancora cos….ssssiiiiii….”
È eccitata!
“ora vediamo un po’ cosa abbiamo qui” privandomi di colpo dei boxer trovandosi di fronte un cazzo palpitante. Così grosso non l’avevo mai visto. Resto immobile praticamente pietrificato. Ha una espressione di meraviglia nel vedere la cappella di un cazzo duro e grosso. “Mmmmhhh è proprio un bell’affare. Complimenti! Il pensiero di tua madre ti fa questo effetto? Ma dimmi è merito mio o di mia sorella?” “di tutte e due!”
Si alza sedendosi sul lettino. Ha proprio un bellissimo seno bello sembra quello di mia madre. Le aureole piccole e i capezzoli grandi e già turgidi. È forte la voglia di attaccarmi e succhiarli ma è lei a prendere l’iniziativa dicendomi “quanto è bello …. vediamo quanto è veramente buono.” È un attimo e la rossa cappella sparisce nella sua bocca. Tutto in un solo colpo. È veramente brava a succhiare cazzi. È altissima la mia voglia di godere. La sua lingua scorre lungo l’asta e la avvolge muovendosi nervosa sulla punta. Lo fa scendere in bocca giù facendo sparire tutta l’asta sino in gola. Sento i gemiti di una altissima eccitazione. Ci mette impegno e sembra voglia succhiarmi anche l’anima. “…che gran troia che sei….” “…ti piace come spompino… sono veramente brava vero?” “zi..aaa….mamma…… sei la più grande puttana di questa terra….” “…mamma ti piace tanto…eh!” “…si….si…mi fa morire…so che ha voglia di cazzo….anche lei una puttanone…” “…e che ne sai tu!...” Parla senza interrompere il suo succhiare aiutandosi con le mani, una avvolta sul grosso cazzo a tirare con fermezza, l’altra a soppesare testicoli già pieni di sborra. “dai spompina…tira…dio come sei brava….è…bellissimo…” Chiudo gli occhi ed immagino sia veramente mia madre a succhiarmi con morboso trasporto il cazzo. Tremo intensamente mentre ho solo il tempo di dire “… si mamma….ve… ve.. vengoooooooooo” non finisco quasi di pronunciare quella parola che schizzo e….
“Anna che ti avevo detto è proprio un bel mandrillo il nostro maschietto!

“ANNA COME ANNA….” mia madre! … la donna che sta spompinando un superbo cazzo, che continua a pulsare frenetico perso in meravigliose e carnose labbra che non lasciano uscire neanche una goccia di sperma che ancora schizza, È MIA MADRE!
Lunghi secondi dove confuso non capisco niente.
Mia madre che non ha nessuna intenzione di fermarsi, assapora con avidità risucchiando la mia sborra pulendo con abilità da consumata pompinatrice tutto il mio uccello. “MMMmmhhh…. avevi proprio ragione. Ho un figlio che non solo ha uno splendido cazzo ma ha proprio una gran voglia di scoparmi! ” un pensiero espresso passando più volte la lingua su di un cazzo che non intende perdere possanza.
Che troie! Mia madre ben consapevole dei mie perversi pensieri, mia zia complice delle mie fantasie, assieme attrici della mia morbosa eccitazione si sono messe d’accordo. Hanno pianificato tutto, giocando ancora allo scambio delle parti ed io povera (ma complice) vittima del loro i****tuoso intrigo.
“mi pare che ora sia arrivato il momento di scopare anche me, mica posso godere solo di riflesso. NON TI PARE?................”
“si ma non essere egoista…ricordati i nostri bei tempi…”

……….continua (…..)... Continue»
Posted by alex1983 2 years ago  |  Categories: First Time, Mature, Taboo  |  Views: 850  |  
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dale felder's story

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ciao amici im dale Felder, im un autore, designer, scrittore, fotografo, e vivo in sanfrancisco, california, avete letto i miei libri fotografici nuovi fare clic sui link qui> http://www.blurb.com/books/3599526 http://www.youtube.com/goodvibetv http://www.justin.tv/dalesblock http://www.facebook.com/dale.felder hi amici il mio nome è il signor Dale felder Io vivo a San Francisco in California, e questa è la storia della mia vita, sono venuto qui a San Francisco nel 1979, ma sono nato a Kansas City mo. febbraio 15,1957, oggi è la bocca di maggio 2012, in modo che mi rende un uomo di 55 anni, nero, in modo da fare i conti. ha ha e so che il tuo probabilmente a cavallo in alto nel cielo su un airplaine e leggendo il mio libro solo per passare il tempo. O forse sei solo seduto in un caffè Starbucks leggere il mio libro sul computer mela e il tuo ebook. O a cavallo su un treno con quella luce lettura po sopra la testa e il tuo solo avere un momento rilassato laterale tranquilla spiritrual con te stesso il nostro è bene adesso? Quindi lasciate che vi parli di viaggio della mia vita comincia a Kansas City mo, mia madre e mio padre incontrò nei primi anni 1950 e si sono sposati. Mio fratello è nato nel 1955, quindi io e mio fratello è venuto dopo altri 1957, poi mia madre ha avuto un ingrossamento del cuore debole ed è morta quando avevo due anni. E un giorno dopo la morte di mia madre mio padre rovinato la ragazza di 18 anni che viveva al piano di sopra da noi nel condominio. così lei è diventata la mia matrigna e lei bambina seduta me ei miei fratelli, quando mia madre era malata in ospedale. Non ho mai conosciuto la mia vera madre il suono della sua voce il suo tocco, ma mai meno vita di mia madre è cara dolce ha avuto uno scopo. e poco dopo la morte di mia madre, mio ​​padre ha usato la sua polizza di assicurazione vita per comprare una casa di due piani. ora è l'anno 1959 ed erano tutti vivendo in questo grande vita di mia madre pagato. e quando ero un ragazzino avrei tutti i modi sentire la mia matrigna lamentarsi di come lei non piace molto a mio padre. e come lei davvero voleva sposare il suo giovane amico ragazzo quando uscì l'ospitare la;esercito. ma guastata mio padre ha una grande casa fuori l'affare. e ora è il primi anni 1960 e mia madre passo è andare a scuola per infermiere ed è il momento per me e mio fratello per avviare la scuola materna. E io ero troppo giovane per capire il comportamento abusivo di mio padre. Ma ricordo che una mattina ero in ritardo alzarsi per la scuola materna ed era inverno. E mio padre è venuto in casa e calci la neve gli stivali di gomma grandi sopra lo sfiato nel corridoio. E andava in bagno e mio padre urlava al mio perché non pronti per la scuola? E poi prende il mio piccolo corpo 4 piedi di altezza di circa 3 metri attraverso la stanza e sono atterrato sul mio culo! E poi mi disse: ogni volta che non per la scuola riuscirò a sconfiggere te e da allora in poi e tutto attraverso il mio cappuccio bambino mio padre ha trovato una qualche ragione pazzo ritardante mentale a calci e picchiato intorno alla casa. e mia madre passo sarebbe andato a casa della sorella sulle sue giorni di riposo dal lavoro in ospedale. e lei avrebbe preso me ei miei fratelli con lei ed era una sorta di divertente andare da qualche parte e la mia matrigna era giovane la pelle ragazza luce partito e avrebbe avuto rapporti sessuali con altri uomini quando mio padre era al lavoro e mio padre avrebbe avuto rapporti sessuali con altre donne e mio padre non riusciva a controllare la mia matrigna di avere rapporti sessuali con altri uomini al di fuori del loro matrimonio. Così sarebbe solo abusivo a lei. Ora voglio dirvi perché mio padre era così violento che è nato nel 1927, nel sud, Atlanta Georgia e mio padre ci raccontava i pezzi sul suo cappuccio bambino in crescita nel sud. Aveva due fratelli e una sorella, e quando era un ragazzo che doveva indossare il suo hammy fratelli maggiori verso il basso le scarpe piedi a scuola tutto il suo cappuccio bambino perché era povero nel 1930 e lui siamo andati solo al grado sei, perché mio padre era a lavorare nei campi di cotone, i campi di melone d'acqua, è stato utilizzato come back del lavoro minorile nel 1930 e il mio padri, padre ha ucciso sua madre e un predicatore nero, e sua moglie ha preso lui e ai suoi fratelli nella loro casa e lo trattava male. il sud lo trattò male tutta la sua vita e quando aveva 18 anni, nel 1940 mio padre andò all'esercito di Parigi e in Germania il suo lavoro nell'esercito è stato quello di scaricare le navi come carri armati, cannoni, bombe, e gli uomini neri era il lavoro più mortale scarico delle bombe dalle navi. E quando mio padre uscì l'esercito è finito a Kansas City, MO., Come? Non so di non aver mai detto a noi, ma Kansas City, MO. deve essere migliore rispetto al sud. perché ha ottenuto buon lavoro presso una società di acciaio in Kansas city dove divenne capo e supervisore della società e mi ricordo nel 1970 sono stato il 7 ° grado mio padre era in ospedale per circa due settimane mia matrigna ci ha detto un filo di acciaio è andato attraverso il suo petto in un polmone. ma io davvero che mio padre ha dovuto sparare un uomo sul posto di lavoro e l'uomo accoltellato mio padre al petto. ma mia madre non passo ci ha portato a vederlo in ospedale, ma non mi importava in quel momento. Ma tutto quello che so è che ho avuto una bella vacanza di ottenere un colpo verso il basso da lui. Quando mio padre uscì dall'ospedale suo stato mentale della mente era peggiorata mio padre è sicuramente un problema mentale che beveva vodka nei suoi giorni di riposo dal lavoro e mi ha picchiato o ha battuto la mia matrigna. Ma tutto quello che so è che un corpo in casa mia stava andando ottenere abbattere da mio padre. Solo per nessuna ragione al mondo o quando stava facendo il flash mentale indietro sulla sua vita sollevato. mia madre passo avrebbe lasciato mio padre e andare a stare a casa sua madre per circa due settimane e la nostra casa sarebbe reale tranquillo e mio padre non ha battuto nessun corpo per tutto il tempo non c'era più casa mia matrigna. ma dopo che mio padre sarebbe stato al telefono implorando a mia madre passo per tornare così tornò e mio padre solo da dire e saremo ancora e mio padre non potremmo fermare la mia matrigna di avere rapporti sessuali con altri uomini. così mio padre l'ha messa in un reparto psichiatrico dell'ospedale. dove rimase per circa due settimane e mi ricordo che era nella primavera del 1970, penso di essere stato circa 13 anni. tutta la mia famiglia è nel nostro grande carro stazione verde e mio zio era seduto sul sedile anteriore con mio padre. e mio padre solo percorrendo e parlando con mio zio e mio padre è stato vorticoso, tessendo l'auto in strada e facendo impazzire per la strada e mio padre stava cercando di guidare l'auto nel parcheggio dell'ospedale, ma lui non potremmo ottenere il controllo del volante e mio zio ha dovuto afferrare il volante e ha nel posto di guida e finire la guida in ingresso dell'ospedale di emergenza e la mia nucle ottenuto il mio padre in ospedale e lo adagiata su uno di quei posti letto piano nel corridoio. E la gente in ospedale sono stati Buzzin in giro per le vie sala dell'ospedale ed è stata presa tanto tempo per un po 'il corpo di prendersi cura di mio padre. E mentre mio padre era disteso sul pianale che aveva gli occhi rossi e solo a fissare il soffitto in tutte le vitrei occhi e la testa di mio padre è stato risuscitato. E che stava cercando in tutti i nostri volti come se fosse l'ultima volta che è stato andare a vedere noi. E l'espressione sul suo volto era come aveva paura che stava per morire. Ma ho avuto sentimento misto che cosa sarebbe la mia vita senza mio padre? Ma mio padre non è morto è rimasto in un reparto psichiatrico dell'ospedale per circa due settimane. E la nostra casa era bella e tranquilla, mentre mio padre non c'era più. Così siamo andati tutti in ospedale a trovare mio padre e lui sembra così pietoso con la testa in grembo. Così, mentre la mia famiglia era in visita con mio padre. Sono andata a camminare intorno a questo grande ospedale solo divertirmi e ho visto un vassoio con una gelatina fresca e tazze budino su di esso. così mi aiuto per le chicche e da quando mio padre non era in casa mi veniva in mente a me e si sentiva bene e tranquillo per un cambiamento nella mia vita e col passare del tempo ho scoperto il motivo per cui mio padre doveva andare in ospedale . E 'stato il giorno in cui mio padre dal suo lavoro, e mio zio e mio padre stava sperimentando con un qualche tipo di droga velocità e aveva una brutta reazione nel corpo di mio padre, quindi non ora lo sai. e ora ho intenzione di dire questo di mia madre passo era una buona madre e si prese cura di me e dei miei fratelli, quando ci stava male perché era un aiuto infermiera. e ha cercato di creare un senso di normalità nella nostra casa e di Natale mia madre passo compra un albero di Natale verde e sedersi nella finestra della camera anterioree comprare un sacco di regali e li rap davvero bello e nei giorni festivi tutta la famiglia è venuto a casa nostra, perché abbiamo avuto la più grande casa di famiglia e abbiamo avuto alcuni picnic in famiglia davvero grande in quella casa c'era grandi tavoli in il cortile grande e mio padre avrebbe messo la macchina gelato insieme. e mia madre conclusione renderebbe la miscela gelato sul fuoco con le uova crema solo tutte le cose che fanno gelato artigianale, ecc, e tutte le zie e nonna ci sarebbe la cottura e il tempo sarebbe stato caldo, ma tutti abbiamo avuto solo un famiglia buon tempo. Le cose non era male tutto e c'erano buon tempo nella mia famiglia, ma ho dovuto prendere la roba brutta fuori del mio sistema e andare su con la mia vita e la mia storia. Mi piace la primavera in quella grande casa casa a due piani. Il 3217 Michigan, strada, abbiamo vissuto in quanto mia madre passo sarebbe tutti i modi essere cucinare cibo quando io ei miei fratelli sarebbe venuto da scuola. E sarebbe stata la pulizia quella grande casa e ceratura dei pavimenti in legno duro. E il profumo di pinesal riempiva l'aria e una fresca brezza leggera soffiava attraverso le finestre aperte. dopo una pioggia di primavera precoce e rendere il fiore lembo stampato tende intorno e tra i cespugli di fiori bianchi nel cortile odore così dolce e mi piace sentire l'odore del giallo e bianco vite succhiare miele che è cresciuto nel cortile sul retro e piccola cosa del genere mi ha fatto sentire felice e sono i primi anni 1970 e ho 15 anni e la famiglia sta caricando la nostra mobili e di passare al periferia passare 63 ° strada, dove i neri non potevano vivere nel 1950 e dopo la rivolta di Martin Luther King nel 1968, i bianchi inizia lasciando i bianchi quartieri cosiddetti solo. E i neri iniziano a muoversi nei cosiddetti quartieri bianchi. E ora la nostra famiglia vive in una casa nuova in periferia era piccola e aveva tre camere da letto di piccole dimensioni e un soggiorno piccolo e una piccola cucina. Così ora ci sono cinque di noi che vivono in questa piccola casa così ora ho intenzione di una scuola di periferia alta e così che cosa. Che la scuola e tutte le altre scuole che ho frequentato gli insegnanti non mi ha insegnato nulla. Gli insegnanti mi stavano giocando sul mio culo con un lungo largo in legno spessore e che ha reso il mio sistema nervoso veramente male attraverso la mia infanzia. Sapevi che ero in seconda media due volte e il nono grado due volte Beh, è ​​vero. Il Kansas City sistema scolastico non ha fatto nulla per me che ho pagato soldi per niente. E non c'erano libri in casa nostra e ogni volta che mi avrebbe portato a casa un libro di scuola di mio padre sarebbe buttare fuori e non ho mai potuto trovare più. Mio padre non era grande fan di educazione quindi ho solo smettere di andare a scuola. Volevo essere un fotografo e di vestiti e non c'era ispirazione nella mia casa e non c'era l'ispirazione a Kansas City nel 1970 così quando avevo diciannove anni, nel 1979 sono andato a lavoro corpo a Clearfield Utah è stato il mio primo aereo viaggio ed era un viaggio gratis ovunque. E quando sono arrivato in Clearfield Utah mio fratello gemello fraterno era stato lì in corpo un lavoro per circa due settimane e lui stava avendo roba mentale passa per la testa. E la lotta di persone in suo dormitorio e quando ho trovato il mio fratello che dormiva su un letto a castello superiore quando sono entrato nel suo dormitorio. ma io non so, non ha permesso di entrare nei dormitori altri e alcuni ragazzi mi guardava media reale come se stesse per picchiarmi. Fino a quando mi sono svegliato mio fratello fino allora non era male e abbiamo appeso fuori ed era proprio come mio fratello non era nemmeno lì, un po 'di tempo è stato nel tempo più spazio. e pensare che è stato insieme per una settimana e poi la caffetteria era bruciare posti di lavoro e noi ragazzi corpi doveva alzarsi presto la mattina reale. E stare in l'aria fresca di montagna innevate e aspettare questo grande autobus giallo scuola di portarci ragazzi di una mensa scolastica. di mangiare tre volte al giorno per circa due settimane fino al termine costruire la nostra nuova caffetteria su due stanze dormitorio sul lavoro centro corpo e quando ero al lavoro corpo mi sono iscritto per imparare a essere cuoco. E ho guadagnato 25 dollari una settimana mentre ero a lavoro corpo ma davvero non ha voglia di cucinare, ma ho continuato a cucinare perché il processo corpo non ha avuto altra formazione che volevo fare. Ma mi stavo divertendo così tanto e tutti i 80 ragazzi che vivono nel mio dormitorio sarebbero andati tutti in questi viaggi sul campo in alto sulle montagne dello Utah e lungo un fiume impetuoso. In una grande gamma bella valle verde e siamo andati su alcune escursioni sul campo molti che non si possono contare. Ma sono felice di lavoro corpo era una parte del mio viaggio vita per nove mesi della mia giovane vita e mentre ero a lavoro corpo è diventato un lavoro coed corpo centrale. Le ragazze cominciarono ad arrivare nel lavoro centro corpo da tutto il mondo. E i ragazzi di Job Corps erano provenienti da tutto il mondo e quando le ragazze è venuto al centro era meno combattimenti dai ragazzi che era una buona cosa. e io ero un ragazzo grande che potevo gestire me stesso abbastanza bene ed è stato tre ragazze dalle isole vergini e che piace uscire intorno a me al centro sono stato un po 'come un fratello maggiore per le ragazze e di lavoro corpo è stata una buona esperienza per me per imparare a stare per conto mio. Ho avuto tempo e un sacco di stupide lotte ragazzino, ma i miei nove mesi di lavoro è aumentato del corpo. e ora sono tornato a casa in Kansas City, MO. e il mio corpo è molto più grande e la mia mente è molto più saggio e di posti di lavoro corpo mi ha mandato un assegno di $ 1.000 dollari. E non ho mai avuto così tanti soldi in vita mia. mio fratello appena uscito della marina e poi si è sposato e la sua casa l'altro mio fratello è andato a la marina sono rimasta a casa per la piccola mentre era all'inizio della primavera mia matrigna era sollevare la casa allo stesso tempo che stavo per Job Corps. e viveva nel suo piccolo appartamento nel centro di cappuccio nel nostro vecchio Linwood blv., e ora im vivente ultimo ragazzo a casa e, infine, mio ​​padre mi ha buttato fuori di casa. Era una calda giornata d'estate a Kansas City, MO. e ottenuto posti di lavoro come lavapiatti a Denny ristorante aperto 24 ore sul 39, la strada principale, perché questo è l'unico tipo di lavoro che ho potuto ottenere. Ma io ne ho mangiato bene a quei posti di lavoro e l'economia era davvero buona per l'anno 1979 e grazie a Dio ci sono stati così tanti ristoranti per me lavorare a. Ora e ho compiuto 20 anni e sono da sola e non guardare indietro mai più. tutti chiudere le porte in faccia così ho vissuto in hotel YMCA per 25 dollari alla settimana in centro città di Kansas City, MO. e io ero giovane e libero a zonzo attraverso la vita notturna della città e non sono mai stato in un bar prima quindi camminare in questo bar con le luci basse ed è stato un isolato dalla YMCA dove mi trovavo e mi ordinare una bibita. E non ero lì a lungo e il rosso Inserisci il testo! Barista signora testa mi ha detto Hey Frank oltre alla fine della barra desidera acquistare si beve. Ho detto ok e cosa tipo di bevanda è quella bevanda arancione e rosso? Il barista ha detto che è una tequila sunrise così ho detto che voglio una di quelle bevande e questa era la prima volta che un uomo mai voluto comprarmi qualcosa. Così mi alzai e camminare e giù per l'altra estremità della barra e mi siedo accanto a questo uomo molto più vecchio bianco che mi aveva appena comprato questa bevanda. e non mi ricordo di cosa stava parlando forse era l'alba tequila e non mi piace il sapore del liquore alcun modo, ma il succo d'arancia sicuramente fatto andare giù un easier.so sacco mentre stiamo parlando e sembra che interessi solo questo dell'uomo bianco era la dimensione della mia canna Johnson quindi questo uomo bianco mi disse: lascia andare alla mia macchina e ho detto ok e ho bisogno un po 'di soldi facili così ora siamo seduti in macchina questa dell'uomo bianco in il parcheggio e frusta il mio Johnson asta e questo uomo bianco lo afferra e inizia a bobina mio bastone Johnson. Penso che un po 'come esso o forse era solo la bevanda tequila ma ogni modo avevo appena scoperto che gli uomini bianchi avevano un forte desiderio per l'asta Johnson di uomini neri. e ha scoperto che posso fare i soldi fuori il mio corpo e c'è stato un momento nel 1960 i bianchi è stata chasseing i neri dai loro quartieri e nel 1970 era alla guida uomini bianchi nei quartieri neri popoli per trovare giovani ragazzi neri per dare orale a lì Johnson asta di quello che una risata. E dopo vorrei scendere dal mio lavoro ristorazione avrei piedi giù città Kansas City. E la luce al neon luminoso dei club sessuali e strip club di Kansas City. HEY AMICI SI COSA LEGGI TUTTO OS storia della mia vita? ANDATE AL LINK SOTTO http://www.blurb.com/bookstore/detail/3640438
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Posted by dalef 2 years ago  |  Categories: Gay Male, Hardcore, Interracial Sex  |  Views: 506

LA FATA DI FERRO

Questa è una storia vera, interpretata con un pizzico di fantasia.
Un grazie particolare alla Principessa che ha voluto donarci questa storia.
Un grazie anche al maestro Mishima e alla sua infinita pazienza.



C’era una volta una giovane principessa, il suo nome era Alba.
Un giorno il re e la regina, suoi genitori, decisero che il piccolo reame, che il buon Dio aveva riservato loro, era troppo angusto, che il denaro per una coppia reale non basta mai e che oltre il bosco, purtroppo lontano, esistevano altri reami … tutti più ricchi, più sontuosi e più alla moda.
In quei luoghi, di sicuro, avrebbero potuto valorizzare la loro nobile discendenza, intrattenere rapporti ed amicizie con famiglie e nobili casate che avrebbero addotto prestigio alla propria ed in ultimo, magari, avrebbero potuto trovare quella fonte, che tutti cerchiamo … ma che alla fine nessuno riesce a trovare: la Fonte dell’eterna giovinezza.
Come si sa, però, dall’altra parte di un bosco tenebroso, si può trovare di tutto; forse è per questo che in fondo ognuno intraprende lo stesso viaggio.
E così fecero i bagagli e partirono, insieme alle persone care e alla principessa Alba, la loro diletta figliola.

Dopo alcuni giorni però il viaggio si dimostrò faticoso e pieno di insidie.
I boschi sono sempre misteriosi ed intricati: di giorno sono pieni di illusioni, ma di notte possono essere popolati di fantasmi e spettri.
Le illusioni però non bastano ai coraggiosi viandanti per superare le ardue prove che li aspettano e i fantasmi li spaventano, facendogli così perdere l’orientamento e la sicurezza in se stessi.
Impressionata da tante peripezie inattese, la regina si preoccupò per la piccola principessa. Allora ricordò, che tanto tempo prima, ella aveva conosciuto una fata molto speciale.
Non che si fidasse ciecamente di questa, ma in fondo lo sanno tutti che le fate, come le sirene, sono frutto delle nostre speranze e della nostra fantasia. Ma, come dicevo, il bosco è insidioso e confonde il viandante mentre la paura, spesso, fa compiere scelte frettolose.
Allora la regina chiamò a se la piccola Alba e le disse:
- Tesoro mio, il nostro viaggio è più complicato di quanto ci auguravamo, ma ormai, lo vedi tu stessa, tutt’intorno a noi le piante sono diventate un groviglio inestricabile e i sentieri insidiosi.
Siamo partiti dai declivi e ora siamo circondati da orridi e burroni; la luce non filtra più gioiosa dalle alte fronde verdeggianti, lasciando posto solo al buio, umido e freddo.
Non voglio che tu soffra per le nostre difficoltà; nel bosco ci sono mille sentieri, molti sono falsi, altri sono ingannevoli e altri ancora non portano da nessuna parte … uno solo conduce alla strada maestra e attraversandolo tutto rivedremo la luce del sole. -
La principessa pendeva dalle labbra della sua mamma, anche perché essendo giovane, non si rendeva conto dei pericoli e delle insidie a cui poteva andare incontro.
Per la ragazza la felicità era stare insieme alla sua mamma e al suo papà … il suo mondo finiva lì e quella era l’unica misura della sua gioia … ma i ragazzi, lo sappiamo tutti, non capiscono niente.
Allora la regina continuò il suo discorso:
- Faremo così! Mentre noi cerchiamo di uscire da questa situazione, tu ci attenderai a casa di una fata che ho conosciuto tanto tempo fa, una vecchia amica, insomma. Ricordo ancora dove inizia la stradina che porta a casa sua, vieni! – e prendendola per mano la condusse in una radura, non troppo lontana.
- Ecco – disse la regina e indicò col dito un vialetto incantevole – guarda attentamente. Quello è il sentiero che porta alla sua casa. Non ti puoi sbagliare, perché all’ingresso c’è quell’insegna infissa sul palo, la vedi? –
Alba aguzzò la vista ed effettivamente vide un paletto sul bordo della via, con un piccolo cartello fatto con la corteccia di un albero secolare.
La principessina annuì e la regina continuò:
- Ecco vai pure da lei e affidati alla sua ospitalità. Ogni sera ci ritroveremo qui, in questa radura, fino a quando non avremo trovato la nostra strada. –
Si baciarono e si abbracciarono e Alba, non senza un’ombra di paura, vide la sua mamma che si perdeva tra le fronde.
Ma durò solo un attimo … poi con la curiosità tipica dei ragazzi, si affrettò lungo il sentiero sormontato dall’antico cartello.
Sul legno si leggeva a stento l'epigramma che il tempo aveva scolorito:
“ Qui abita la Fata di Ferro.
Lei ama tutti e nessuno.
Lei sfida la vita, ma la teme.
Quando gioisce … fa male.
Non è una vera Fata,
ma neppure sa essere una vera Strega. ”
Le lettere, sbiadite, un tempo vergate con il colore del sangue arrugginito, fecero un certo effetto sulla piccola principessa ma visto che non le poteva capire, decise di incamminarsi per il sentiero, che ad ogni passo si arricchiva di fiori, colori e profumo di Gueralin.


Parte prima

- E questa è Nicòle! Visto? Te lo avevo detto che non era più una bambina … il tempo passa in fretta, accidenti! – la mamma della ragazza sorrise a Flora, la sua amica.
– Su Nicòle, stringi la mano a Flora, presentati come si deve. Dai! – la donna incalzava la figlia, in quanto teneva a far bella figura; amava ostentare la figliola come un trofeo, per dimostrare a tutti la sua buona sorte e la conseguente felicità.
Nicòle sbuffò sbarazzina e mimò un inchino teatrale, poi stemperò la scena con un sorriso:
- Piacere! – disse rapidamente - Scusa, ma mia mamma mi farebbe sfilare, come al circo, se potesse.
- Certo! - disse sua madre prendendola in giro – Perché solo in un circo sfilano le scimmie come te! –
Flora rise divertita: – Non c’è che dire – cominciò – non potevate essere più “diversamente” uguali. –
Strinse la piccola mano della ragazza squadrandola da testa a piedi: - Ha ragione tua mamma. Sei veramente bellissima … come scimmietta, intendo! – risero di gusto tutt’e tre.
Poi Nicòle e sua madre seguirono Flora all’interno della villetta in periferia, ma collegata benissimo al centro città.
- Vi preparo un bel tè: lo gradite? Oppure una cioccolata … non so, scegliete voi stesse e non fate complimenti. –
La cucina faceva parte di una sala ricavata in un unico grande ambiente, che ospitava una zona divani e un grande tavolo da pranzo. Sul fondo, davanti ad un ampia vetrata, una lunga banchina di legno di noce, faceva da separé alla zona cucina: era bellissima, tutta rivestita in tozzetti di ceramica dieci per dieci. Una sequenza infinita di sfumature di colore che andava dal giallo al marroncino trasmettevano un senso di calore.
La casa era molto accogliente ed estremamente pulita.
Erano anni che le due donne non si incontravano e la madre di Nicòle si gustò quei momenti.
- Se me lo avesse predetto un’indovina, non ci avrei creduto … così lontane da casa ... per poi ritrovarci qui. Sono proprio contenta! – Mentre Franca, la madre di Nicòle era vivace, a volte quasi aggressiva, Flora aveva un carattere allegro, ma parlava di meno.
Era una di quelle persone che ti danno sicurezza: un sorriso quieto accompagnava ogni suo gesto e guardarla preparare il te era rilassante, così come tutto l’ambiente che si era creata intorno.
A Nicòle piacque subito quella figura di donna matura e prosperosa … con i seni generosi che premevano sotto il camice, solare e sottile, che indossava per casa.
- Nicòle, preferisci della cioccolata calda? – chiese Flora con la sua voce carezzevole e la ragazza non seppe res****re: - Oh, si, per favore … è molto più buona del te, la ringrazio. – rispose la ragazza, mentre ispezionava la casa con lo sguardo.
- Dammi pure del tu, Nicòle – disse Flora - non sono mica vecchierella come la tua mamma … ! – rise, sgranando quei suoi denti piccoli e bianchi che sembravano tante perle.
Franca protestò, bonariamente.
- Vieni Nicòle, forse ho qualcosa per te: ti dovrebbe piacere più delle nostre chiacchiere … - le fece strada verso la zona living, dove un grosso televisore era posizionato su un tavolino, zeppo di film in DVD.
- Qui dovresti trovare qualcosa di adatto a te, la figlia di mio fratello lascia in giro un sacco di questi film … sono quelli che piacciono tanto alle ragazze. –
- Uaho! – esclamò estasiata lei, scartabellando tra le custodie di plastica – ma questo è l’ultimo di Brad Pitt … per favore … - guardò Flora, cercando di fare la migliore interpretazione di “occhi da cerbiatto” – posso guardarlo? -
Flora dovette fare uno sforzo su se stessa, per non restare immobile e godersi quegli stupendi occhioni languidi, sbrigativamente replicò:
- Ah, cara mia, per me Brad Pitt te lo puoi anche sposare, non guardo mai film moderni, quindi … –
- Nicòle! Tra breve torniamo a casa! – urlò Franca in direzione del salotto, dove la figlia si era già impossessata della TV; con la maestria tipica dei giovani aveva già effettuato tutte le manovre per far partire il film sul grande schermo piatto della televisione.
– Dobbiamo rientrare di corsa. – poi rivolta a Flora – Sai cara non stavo nella pelle dalla voglia di rivederti, ma siamo appena arrivati … figurati che a casa ho ancora gli operai che montano i mobili, e lunedì dobbiamo già prendere servizio: non sto qui a raccontarti che casotto possa esserci a casa mia! -
Intanto Flora, incurante del tornado che s**tenava sempre Franca, continuò con metodo le sue operazioni: servì un buon tè per entrambe sul tavolo della cucina e poi raggiunse Nicòle con una tazza di cioccolata fumante e un piatto di biscotti fatti in casa che sparirono rapidamente dal vassoio.
Franca intanto era già in piedi, s**ttata come una molla: - Dai, sono curiosa di vedere la tua casa! – disse la donna, mentre col mento indicava la ragazza, che ignara era rapita dalle immagini del suo “bel tenebroso”. Flora capì e con il suo tè tra le mani fece strada all’amica per le scale che portavano al piano superiore. Di sopra c’erano due camere e un secondo bagno molto comodo e spazioso.
- Ma è carinissima: che bella! – disse la signora Franca – e … queste mattonelle, deliziose … ti spiace se approfitto? -
- Ma scherzi? – disse guardando Franca, che rapidamente si abbassò pantaloni e le collant, per urinare. – Vengono dall’Italia … Vietri sul Mare, per la precisione … i listoni sono tutti decorati a mano, uno per uno. Piacciono tanto anche a me … hanno i colori forti che si vedono solo nei posti in cui il sole è splendente. –
Mentre si dava una controllata davanti allo specchio ovale, incassato nell’intonaco e circondato da una cornice anche essa in ceramica, Franca divenne più confidenziale nei toni e raccontò rapidamente le sue ultime peripezie all'amica.
Era un momento di sbandamento totale … suo marito, il padre di Nicòle, era stato trasferito in fretta da una città all'altra.
La stessa Franca, per fortuna, aveva trovato impiego grazie a un collega di lui: un lavoro da cassiera, anche se spesso le sarebbe toccato svolgere il turno serale. Ma non si lamentava, dopotutto l'importante era aver trovato un lavoro.
Lui aveva altri due figli, dal primo matrimonio, ma erano grandi … anch'essi si erano trasferiti per necessità, ma presto si sarebbero organizzati per andare a vivere nella stessa città dove frequentavano l'università.
Flora la seguiva quieta, sorbendo il tè cercando di non perdersi quelle descrizioni frettolose …
l’amica le aveva accennato qualcosa riguardo a un po’ di aiuto su cui contava, ma Flora preferì ascoltare attentamente, per capire dove “la Franca” sarebbe andata a parare.
In realtà, la mamma di Nicòle, chiedeva che nei pomeriggi in cui lei era al lavoro o impegnata la ragazza potesse stare da Flora, ma non voleva solo un aiuto pratico: tutta la famiglia stava attraversando un momento di confusione.
I figli maggiori erano frastornati dal trasferimento ed erano diventanti intrattabili. Il matrimonio si stava sgretolando a causa di una relazione che il marito aveva con una collega di lavoro.
La stessa Franca venuta a conoscenza di ciò, da oltre un anno era depressa e cercava a sua volta qualcosa di diverso da quell'amore coniugale che ormai le veniva rifiutato.
Vecchi problemi irrisolti del passato si erano insinuati in seno alla sua famiglia ed ora stavano minando ogni rapporto.
- La piccola è agitata e nervosa – continuò la signora Franca – e la nostra famiglia è talmente scombinata, che noi stessi siamo incerti sulle scelte da compiere … - la fissò. – ecco: vorrei affidarti Nicòle per il doposcuola affinché tu possa insegnarle la lingua e aiutarla a passare questo momento piuttosto turbolento. Naturalmente sarai adeguatamente retribuita... è ovvio! Sai non me la sento di affidarla a un’estranea in un paese che non conosce … per lei sarebbe solo un ulteriore trauma e francamente vorrei evitarle altro strapazzo. –
Flora la interruppe, alzando decisa una mano:
- Alt! Tesoro mio! – disse decisa – Non è una questione di soldi... figurati … ma ciò che mi chiedi è di grande responsabilità. Cosa ti fa credere poi che le maioliche italiane e la cucina in veranda rappresentino il paradiso? – la squadrò quasi offesa: - Anche io ho una mia vita, sai? Il fatto che vivo da sola non vuol dire che non ho “nessuno” ma, soprattutto, anche io ho i miei problemi … purtroppo. – e il suo viso si ammantò di una delicata tristezza.
I loro occhi si incrociarono … Flora sorrise, vedendo lo sguardo sparuto di Franca, sembrava lei la bambina confusa, adesso.
- Oh, insomma – disse infine risoluta – e va bene! Facciamo una settimana di prova, ok? – Franca annuì, aveva la stessa aria di un cane che scodinzola – Però voglio sapere con precisione i giorni in cui la ragazza verrà da me. Io posso riceverla dalle tre. Non prima. Sono impegnata col lavoro e dalle mie cose … e la sera a casa alle venti. Domenica prossima ti farò sapere se voglio e posso prendermi l’impegno di fare da baby sitter a una “bambona” più alta di me! – sorrise bonariamente.
Si accordarono su un compenso forfettario per le spese, ma non era quello il problema che sarebbe potuto sorgere tra loro.

Quella sera da sola nel lettone Flora, ad occhi chiusi, tornò con la mente tutto alle impressioni che le aveva suscitato Nicòle.
Le forme acerbe, i seni piccoli e di certo duri come il marmo... a questo punto i suoi pensieri si illanguidirono immaginando il fiore acerbo tra le sue cosce … avrebbe pagato per poterlo almeno annusare, proprio in quel preciso istante, ma per ora poteva essere solo un sogno.
I suoi pensieri diventarono sempre più lascivi.
Allora le immagini, che in quel momento creava con la fantasia, si confusero con i ricordi più reali e tangibili del passato. Il volto della giovane si confuse con quello della madre, quando era giovane e fresca: la rivide mentre abbassava la testa, dai capelli fluenti e lei che si tuffava sulla sua figa bagnata e intrisa di odori che sapevano di piacere.
La lingua di Franca affondava in profondità nel suo fiore. Ricordò tutte le volte in cui ella stessa aveva ricambiato quell’esasperante frugare con la bocca tra i peli della vulva fino a scavarne il solco per profanarlo con bramosia.
La figa di Franca nell’eccitazione si confondeva con quella di un’altra, una donna sconosciuta, dai contorni indefiniti e illuminata dalla luce che le arrivava di spalle, occultando i lineamenti del suo viso. Ma poco dopo, fresca come rugiada, appariva l'innocente visione di Nicòle.
Ansando e grondando umori, la donna se ne venne tra le dita, introdotte da tempo nella sua fessura.

La Fata di Ferro aveva una casa che solo nel mondo delle fiabe era possibile immaginare.
La giovane principessa si era presentata alla Fata armata solo della sua innocenza … della sua voglia di vivere e dei suoi timori.
Aveva vissuto gli echi del bosco e la forza della paura e il peso dell’indifferenza, tutto questo si contrapponeva all’ambiente fiabesco che ogni volta l’attendeva.
Era stata accolta come la più bella delle principesse.
Le miscele di cacao più esclusive arrivavano da ogni parte del mondo per confezionare le sue cioccolate, mentre biscotti, marzapane e miele non mancavano mai all’ora della merenda.
La Fata di Ferro era intransigente: prima di tutto i compiti.
Ma, come per incanto, anche quelle ore, passavano spensierate: era bello studiare se il premio era un sorriso della fata, faceva del suo meglio per collezionare buoni voti, pur di non interrompere quel connubio felice.
La Fata di Ferro sembrava la migliore delle amiche.
Bellissima, grande, prosperosa … indossava sempre vestiti colorati e sgargianti: un vero e proprio inno alla gioia.
Aveva mille abiti, tutti troppo corti per nascondere le sue grosse gambe sinuose, tutti troppo stretti per contenere accuratamente i seni gonfi e tondi o le natiche prorompenti e morbide, proprio come il sedere di una micia, mollemente ingrossato dalla gravidanza.
Nella casa della Fata tutto era a sua disposizione e lei non doveva far altro che essere felice.
L’aiutava nelle sue scelte, condivideva le sue idee, consigliandola di volta in volta con l’esperienza che la donna aveva accumulato negli anni, tanto che Alba non trovava mai da obiettare ai suoi consigli sussurrati ... anzi. Potremmo dire piuttosto che pendeva dalle sue labbra.
Ma la cosa più importante era che la Fata del Ferro le dava tutta la sua attenzione, incondizionatamente.
Nulla in quelle ore era più importante della principessa. Il centro dell’universo per la Fata di Ferro era Alba e tutto ciò che lei diceva era importante, unico e prezioso.
Quando era in famiglia, provava piacere, ma il mondo delle Fiabe l’attendeva, ormai quotidianamente, e non vedeva l'ora di poterci ritornare: alla fine del sentiero tra le buganvillee e gli oleandri colorati e velenosi.
Ogni giorno la principessina si sentiva più grande e più forte, ogni giorno correva verso nuove esperienze. Celato nel suo cuore di piccola peccatrice aveva anche un segreto inconfessabile ma sublime: una delle cose che l’attraeva della Fata era il corpo di lei. Sarebbe rimasta ore a rimirarlo.
Già quell’unico incantamento sarebbe bastato a rendere quelle visite improcrastinabili.
Lei era bellissima e per la gioia di Alba molto distratta.
Quando sedevano al tavolino delle ghiottonerie, spesso accavallava le lunghe e grandi gambe, senza curarsi del camice che si alzava e salendo … andava sempre più su ad ogni movimento della giunonica fata mettendo in mostra le calze … sempre diverse ... sempre di nuovi colori.
Quelle che le piacevano di più erano quelle nere.
Le calze nere sembravano sempre di una misura più piccola, la seta era tesa sulla pelle, rendendola appetitosa, mentre lo sguardo, ipnotizzato da quella visione, cercava il punto dove il nero deciso dell’orlo merlettato, liberava con uno sbuffo lievissimo la carne rosea e chiara della Fata di Ferro.
Anche quando lei si sedeva su un basso puff, sgranocchiando cannellini e lacrime d’amore, era facile che Alba riuscisse a carpire un’immagine delle sue mutandine, schiacciate tra le cosce.
La fata si sedeva lì, poi andava e veniva per sfaccendare; lo faceva per non rubare spazio ad Alba, che da principessa quale era, le aveva riservato il posto d’onore sul divano.
Ad Alba non dispiaceva nemmeno il suo gironzolare per casa alla ricerca di un granello di polvere vigliacco o di uno dei tanti oggetti, che in quella casa fatata avevano la strana tendenza a cadere negli angoli più nascosti.
Da quando aveva scoperto che la fata, per ritrovare gli oggetti, si metteva carponi mostrandole inavvertitamente il fondoschiena oppure le poppe gloriose, Alba, pur essendo affettuosa e servizievole, non si offriva mai spontaneamente come volontaria “nel cercare”, ma lasciava che la donna facesse tutto il lavoro da sola.
La fata aveva infinita pazienza e nulla chiedeva alla sua preziosa ospite.
Per fortuna, tutti i rossori e le vampate peccaminose della giovanetta passavano inosservati, tant’è che una volta, fattasi coraggio, Alba dal gabinetto chiamò la fata con una scusa e si fece trovare seduta sul vaso, con le sottili gambe spalancate e le labbra rosse della vagina dischiuse.
Ma la Fata di Ferro non disse niente e niente notò, chiusa nella sua virginale indifferenza.
Al contrario la principessa, per la vergogna sopravvenuta dopo l’eccitazione, non volle tornare da lei per due giorni.
Ma il terzo giorno la fata chiamò … e tutto riprese come prima.


Flora, credeva di impazzire … tanto la situazione era diventata insostenibile.
Nonostante le promesse fatte a se stessa e alla madre di Nicòle, la presenza della ragazza era diventata troppo intrigante e opprimente per lei.
Il piacere che provava a sentirsi osservata di nascosto da quella piccola troia le rimescolava il sangue nelle vene e appena la vedeva o la pensava, si ritrovava gli slip inzuppati. Dal primo istante in cui Nicòle giungeva a casa, la sua vulva iniziava a grondare di piacere.
Desiderava l’orgasmo per ore, mentre le sue guance avvampavano e i suoi seni sudavano.
La voleva!
Voleva sfogare sul suo corpo quell’infinito desiderio …
Il primo giorno che Nicòle disertò le lezioni, Flora respirò e dopo settimane di stress riprese il controllo sulla sua vita e sulla sua casa.
Era una piccola despota ... piccola canaglia … la sua principessa.
Il secondo giorno si immalinconì. Le mancava. Voleva essere tiranneggiata ancora da quella impertinente spiona … le mancavano i suoi occhioni che le fissavano le cosce.
E si che Nicòle aveva davvero esagerato … farsi trovare nuda nel bagno con passerina ancora bagnata di orina. Per poco non le aveva ancora ordinato di asciugarle la figa … con la bocca... con la lingua.
Ahhhh … che delizia, pensava: ma niente! Doveva comportarsi da donna una adulta e responsabile.
Doveva res****re!
Quella sera chiamò un suo amico, per dare sfogo al vulcano della sua libidine.
Ma l'uomo era già impegnato. Il fatto che lui non potesse raggiungerla, la rese ancora più furiosa.
Si masturbò meccanicamente sul suo letto, ma il piacere la rese ancora più eccitata ed incapace di vincere il desiderio di Nicòle.
La sera del terzo giorno la fece finita … telefonò.
- Ero certa che ti avesse avvisato – diceva Franca, perplessa – i giovani di oggi non hanno più nessun rispetto! -
- No, lasciala stare, sono ragazzi, magari qui da me si annoia … purtroppo non ho vicini con ragazzi della sua età. La capisco … poverina! – la giustificò Flora.
- Aspetta adesso te la chiamo, vediamo come si sente … - poi Flora trepidante e impacciata udì le voci lontane di Nicòle e della madre:
- Ma che ti salta in mente? Perché non hai avvertito Flora che stavi male? – diceva la madre alla figlia e questa di rimando – Uffa, ma io non stavo bene, pensavo che glielo avessi detto tu … -
E la mamma – Sei una gran maleducata … adesso vai al telefono e scusati … - seguirono altre parole che non fu in grado di sentire.
Dopo poco arrivò Nicòle alla cornetta: - Scusa! – esordì.
- E di cosa, tesoro mio, mi dispiace se sei stata poco bene … - disse raggiante Flora – ma adesso come stai? –
- Sto bene – continuò laconica Nicòle. Poi si sentì confabulare … - dice mamma, se non disturbo, posso continuare a venire da te? –
Flora non seppe dissimulare la gioia che le procurarono quelle poche parole, così con la voce rotta dalla trepidazione disse: - Lo sai, Nicòle, ormai questa è casa tua … devi decidere tu, se vuoi … vedermi, ancora. –
- Si. Voglio venirci ancora … - disse la giovane.
Il giorno dopo, quando entrò nella casa, un profumo fragrante di torta di mele e cannella la pervase.
Flora le venne incontro e si abbracciarono senza parlare.
Da allora però, la donna non si sedette più sul puff, ma sul divano … di fianco a Nicòle.

Ormai il ghiaccio era rotto e la Fata di Ferro non teneva più stretti per se i suoi segreti.
Anzi, burrosa e languida, aveva deciso si darsi alla principessa Alba, anima e corpo.
Ad Alba non sembrava vero.
Il pomeriggio facevano una merendina e chiacchieravano del più e del meno, come due amiche del cuore. Poi si dedicavano ai compiti, perché una vera principessa deve essere in gamba, la fata glielo ricordava tutti i giorni.
Poi arrivava il premio.
Il premio era: la confidenza ... l'intimità...
La fata, rassegnata, si donava completamente a lei, perché soddisfacesse la sua lussuria e i suoi sentimenti lascivi … di giovane, curiosa e impertinente.
Allora la screanzata si sedeva accanto a lei. Spesso si servivano di un piccolo plaid con una fantasia scozzese, in quei casi Alba gioiva ancora di più.
Spesso guardavano la televisione nelle lunghe serate invernali; prosperosa e in carne la Fata di Ferro si piazzava sul divano, e seguiva con finta attenzione qualsiasi programma pur di starle vicino, altre volte la donna le leggeva delle storie oppure le parlava della sua gioventù. Le loro gambe celate sotto la coperta iniziavano a strusciarsi... il rumore del feltro che si toccava eccitava entrambe.
Ad Alba non mancava mai la scusa adatta a cominciare: ora per lo spasso, ora per la paura … ogni pretesto era buono per stringersi a fianco della Fata di Ferro.
Allora, specialmente se protette dal plaid di lana, le piccole mani sottili cominciavano a frugare.
La ragazza abbracciava al donna in cerca di affetto e ne esplorava ogni rotondità, ogni curva.
Le dita affusolate vagavano sul cotone del camice, a volte perdendosi tra le roselline sul fondo nero, altre cogliendo le margherite, prepotentemente sparse e più la Fata taceva, più queste si prendevano delle confidenze.
Dapprima voleva accarezzarla con delicatezza e disinteresse: carezze distratte, occasionali, come se nascessero spontaneamente e senza scopo.
Ma poi l’eccitazione aumentava e con essa il parossismo, i movimenti diventavano sempre più rabbiosi, sconnessi, convulsi … quelle mani “possedevano” letteralmente la grossa fata.
Alba le toccava i fianchi abbondanti, poi strisciava serpeggiando fino alla pancia di lei, che era generosa e morbida, allora di piatto si infilava sotto la carne e carezzava l’inguine.
Poi tornava su … cercava le mammelle e tirava e premeva e giocava con i bottoncini dei capezzoli.
Si sentivano al tatto, gonfi e costipati sotto la veste, pressati nel reggipetto.
Poi le dita esploravano il collo, la nuca, titillavano i lobi …
La fata moriva lentamente di languore.
Il cuore impazziva e piccole gocce di perla le cingevano la fronte.
Il plaid faceva da complice.
Allora la ragazza diceva di aver caldo. Da sotto la coltre faceva scivolare via dalle gambe di gazzella la gonna e restava solo in mutandine e calzettoni.
La carne nuda cercava di nuovo il contatto, scostava il cotone, strusciava sulla seta e trovava infine la pelle dell’altra.
E quando la carne delle due si incontrava, per entrambe era il tripudio.
Quel desiderio era tanto più grande quanto più era proibito e sofferto.
Il silenzio falso della fata faceva tremare la giovane principessa. Ogni attimo temeva di essere scoperta, quindi allontanata, scacciata.
Sapeva che stava approfittando di tutte le magie della Fata di Ferro, ma non riusciva a trattenersi!
Doveva bere a quella fonte.
Ogni sera si riprometteva di res****re a quella sete, ma il pomeriggio successivo i suoi buoni propositi capitolavano e si rituffava in quel corpo arrendevole, morbido, materno … che gioie provava e quanto si bagnava il suo fiore nascosto!
Tornava a casa con le mutandine fradice di lussuria.


Il pomeriggio era freddo, nonostante la primavera fosse appena arrivata.
Nicòle arrivò con le guance e le ginocchia arrossate. Il piccolo naso ghiacciato.
La sua figura slanciata emerse superbamente tra i giochi di luce degli specchi della porta.
Flora restò abbagliata dalla sua bellezza.
Era martedì. La ragazza era mancata due giorni, anzi quasi tre, e la donna si rese conto di quanto la amava.
Padrona del mondo, Nicòle si spogliò del soprabito e tolse la sciarpa bianca.
Poi tolse il cappello di lana lasciando scorrere sulle spalle i capelli d’oro.
Inondò poi la casa di sorrisi e parole senza senso …
Niente scuola per domani, niente compiti oggi … stabilì, spadroneggiando, che era il pomeriggio adatto per guardare “Il dottor Zivago”.
Flora avrebbe voluto piangere, ma non lo fece, né si oppose alle richieste della giovane … l’attendeva da troppo per non esaudire i desideri la sua piccola “tiranna”.
Iniziò a sentire le farfalle nello stomaco, mentre con la mente pregustava le carezze che bramava da troppo. Le loro mani avrebbero danzato con le dita, intrecciandosi e respingendosi come ballerine su un palco.
Non riusciva a porre freno al suo desiderio, né a quello della ragazza.
Ma erano in stallo … non poteva continuare così … la donna adulta decise di rompere gli indugi:
- Vai a fare pipì allora – disse Flora – altrimenti dopo ti seccherà alzarti. – le sorrise – io intanto vado a preparare il tè. –
- Si, Badrone! – la prese in giro Nicòle.
r06;Mentre Flora armeggiava in cucina, la giovane che si attardava nel bagno, gridò:
- Ho una sorpresa, vuoi vedere? –
- Ho, hooo! – rilanciò Flora – difficilmente le “tue” sorprese promettono niente di buono per il mio "destino"! –
- E invece si, guardami! – uscì dal bagno e si mise in mostra per l’amica.
Aveva indosso solo lo spesso maglione a coste. Sotto invece dei calzettoni indossava dei collant neri e velati.
Flora ebbe un sobbalzo, nonostante la ragazza tenesse le cosce serrate, era evidente che non indossava le mutandine.
- E guarda, ora! – disse Nicòle, con un sorriso che sapeva di giovanile impertinenza. Divaricò i piedi allargando le gambe. La sua passerina bionda, delicatamente pelosa, faceva bella mostra di sé sotto la pelle candida dell’inguine, tutt’intorno le collant, squarciate grossolanamente con le dita, facevano da cornice a quello spettacolo mozzafiato.
- E’ una mia invenzione! – disse la sgualdrina – Ti piace? –
Non attese risposta. Tanto sapeva bene che non sarebbe arrivata.
La bocca di Flora si era spalancata per lo stupore, ma la povera donna non riusciva a proferire una sola parola. - Queste sono più calde, starò comodissima … e senza le mutandine, posso fare la pipì comodamente. – alzò gli occhi e fissò Flora con aria spavalda, gli occhi di cerbiatta la sfidarono senza pudore.
Flora riuscì a distrarre la sua attenzione da quello spettacolo. Col respiro affannoso finse di borbottare qualcosa sui giovani, voltandosi per nascondere il rossore del suo volto eccitato.
La donna si dedicò tenacemente a filtrare il te e lo versò caldo nelle due tazze preferite, poi senza una parola si ritirò di sopra in camera.
Nicòle si era già sistemata sul divano, accogliente come un'alcova. Il film era appena partito. Dalle scale spiò Flora che tornava in salotto. Si era cambiata: ora indossava una lunga camicia da notte stretta ai seni, in stile impero e sotto si svasava leggermente … sul davanti aveva i bottoni.
La ragazza notò che la donna non aveva più le calze. Avrà caldo, pensò tra sé e provò piacere a quella vista.

Quel pomeriggio la Fata di Ferro aveva indossato una veste leggera con i bottoni sul davanti.
Come sempre, in silenzio, si sedette accanto ad Alba. Dopo pochi minuti la principessa si raggomitolò al suo fianco; come sempre iniziò ad assaporare l'atmosfera di voluttuosa che si creava tra loro. Chiuse gli occhi ed aspirò il profumo fresco sulla sua carne delicata.
Tirò sul divano le due gambe fasciate dalle collant, mentre abbandonava la testa sul braccio della fata; pochi istanti dopo con la mano liberà scivolò dalle sue gambe sottili, a quelle deliziosamente grosse della donna matura.
Spingendo sul cotone leggero, sentì che scivolava facilmente sulla pelle nuda delle cosce. La principessa ebbe uno dei mille brividi, che ormai facevano parte di quella sua precoce sessualità.
Curiosa, col cuore che batteva, la mano trasgressiva scivolò verso l’alto; scavalcò la pancia, si soffermò sull’ombelico teso, per poi risalire il lieve pendio che arrancava sotto i seni generosi.
Avrebbe voluto lanciare un piccolo grido di vittoria, ma si trattenne mordendosi le labbra: si era appena resa conto che la donna aveva tolto anche il reggiseno. Le sue poppe deliziose e calde poggiavano solo sul corpetto della vestaglia ed erano trattenute dal prorompere solo dai bottoni.
La voglia divenne violenta.
La fata taceva ... come se nulla stesse accadendo tra loro.
Il volto sembrava quello della Sfinge.
Guardava senza vedere in direzione della televisione, le labbra serrate enigmaticamente, non un briciolo di emozione faceva capolino sul suo viso.
I suoi occhi penetranti evitavano accuratamente di incrociare quelli di Alba.
Sembrava lievemente annoiata e del tutto indifferente alle passioni contrastanti che agitavano la giovanetta.
Alba voleva toccare la pelle nuda di lei, ma non voleva sembrare troppo insistente. Alla fine si fece coraggio. Stavolta doveva tentare. Non poteva restare per sempre nell’insicurezza e col petto in fiamme.
Le dita sottili della sua mano, acquistarono coraggio, e come artificieri che manipolano una bomba inesplosa ... uno dopo l’altro sbottonò i tre bottoni, che scendevano dall’alto verso il basso, del decolté della Fata di Ferro.
I seni tracimarono come un fiume in piena, privi oramai di ogni difesa. Non più trattenuti, si allargavano mollemente, allontanandosi l’uno dall’altro. Tra di essi apparve allora come una vallata rorida di sudore. Come provenisse dal sottobosco nel mese di agosto: una zaffata di profumo di donna invase le nari della principessa impertinente.
Alba era insicura nel leggere i segnali del piacere, ma di certo non evitò di cercare la voluttà tra quelle due montagne calde e tenere. Sulla sommità, sorgendo come un tempio tibetano, dall’aureola larga e scura i capezzoli, turgidi e torniti, grossi come la punta di un dito svettavano, allettando al piacere.
Il contatto della pelle nuda con i luoghi più intimi della sua “madrina” resero la principessa euforica, come ubriaca. Abbandonò ogni freno inibitore e si avventò con le mani su quei seni e sulla pancia che li sosteneva con le mani bramose di toccare.
Sotto di lei la sua farfalla gocciolava estro macchiando di umido la pelle del divano.

Quel silenzio indifferente e annoiato della fata, che spesso era stato causa di dolori d’amore nella giovane principessa, ora era benedetto.
La donna immobile si lasciava sballottare, tastare, annusare, senza dare segno di fastidio.
Alba aveva perso la testa … adesso era quasi pronta al passo decisivo: la vicinanza del suo viso e della bocca a quel seno generoso la invitava a prendere i capezzoli tra le labbra e a succhiarli con foga e passione.
La voce della Fata di Ferro arrivò pacata, ma decisa ... in maniera del tutto inaspettata ... come uno schiaffo sulle mani.
La matrona uscì all’improvviso dal suo torpore sibillino. Risorse e voltandosi verso Alba, la fissò con gli occhi scuri, ardenti come braci:
- Ma ti piace veramente quello che stai facendo? -
Alba sussultò. Ritirò la mano. Si irrigidì come se fosse stata colpita da un ceffone.
Nonostante la donna continuasse a rimanere immobile sul divano, con i seni fuori dall’abito stretto; nonostante l’orlo sottostante, sollecitato dai moti inarrestabili della ragazza, fosse salito fino a scoprire tutte le grandi cosce e perfino la mutandina bianca di cotone … fu la ragazza a sentirsi a messa a nudo.
Si sentì scoperta, in un gioco che follemente aveva pensato di poter occultare.
Si vergognò di avere approfittato … esagerato … usurpato.
Aveva invaso ogni giorno di più l’amicizia bonaria della fata, frugando sempre di più il suo corpo.
Quel giorno aveva di certo esagerato e all’improvviso provò su di se tutta la violenza della colpa della sua trasgressione.
Rimase impietrita mentre, improvvisamente sobria, dopo la sbornia di piacere, desiderava sprofondare, per non dover ammettere così spudoratamente la sua insana passione.
Il tempo si era fermato nel soggiorno … tutto sembrava tacere.
La Fata di Ferro impassibile come un’aguzzina scrutava l’anima di Alba, passandole attraverso gli occhi, chiari come l’acqua.
Poi finalmente sul suo viso si disegnò un leggero sorriso che odorava di panna montata.
Riprese la sua posizione comoda sul divano e lentamente cercò la mano di Alba, riportandosela al seno e accogliendola sui capezzoli cedevoli.
Appena la ragazza si sciolse dalla morsa della paura, poggiò la testa nuovamente sul braccio della fata. Allora lei l’attirò a sé fino a quando la bocca non si poggiò sul suo seno voglioso.
Mentre Alba succhiava e leccava in maniera inesperta, ma efficace, la fata le sussurrò all’orecchio:
- Tu lo sai che tutto questo è proibito. Saprai mantenere il segreto? -
Liberandosi la bocca bagnata di saliva, Alba promise con tutta l’anima:
- Non dirò mai niente a nessuno di quello che accade tra di noi ... qui. Te lo giuro! –
La fata abbassò lo sguardo e le loro labbra si incontrarono. Le sue erano carnose e pronunciate e si schiusero alla curiosità della fanciulla.
Lei non sapeva bene come fare, ma il contatto fu inebriante. Un attimo dopo si ritrovò con la lingua di fronte a un succo oleoso e trasparente ... era la saliva della donna. Passando da una bocca all’altra il liquido si abbassava di temperatura, portando una freschezza sconosciuta e nuova sulla sua lingua.
Non credeva di res****re a quel sapore senza svenire, ma si fece forza.
Dopo la saliva, più dolce del miele, arrivò la punta della lingua … nooo, non riusciva a credere che tutto questo stesse veramente succedendo.
Quella penetrazione tra le labbra era la cosa più intima e segreta che le fosse mai capitata.
Quando le due lingue si catturarono, Alba voleva piangere per l’emozione … non poteva sapere che quello era solo l’inizio.


Parte seconda

- Sto tanto bene con te, mi piace toccarti tutta e desidero da tanto che anche tu mi accarezzi. – disse Nicòle.
- Sei certa di volerlo? Desideri un contatto più intimo? – disse Flora, mentre erano abbracciate con le guance che si sfioravano.
- Si … lo desidero da mesi ... voglio che mi tocchi anche tu! – poi aggiunse sussurrando – Lo so bene che mia madre non accetterebbe tutto questo, ma io non dirò mai niente. Io voglio essere solamente tua. -
Flora sorrise e si lasciò finalmente andare, come se si fosse finalmente sciolta da un legaccio che ne inibiva le emozioni. Finalmente era ora di raccogliere i frutti dei suoi maneggi e della sua tenacia.
La baciò ancora sulle labbra con complicità … e le sue mani iniziarono a muoversi.
Scivolarono sotto il grosso maglione e le cercarono le spalle e si saziarono di tutto il copro della giovane … dalle spalle scesero sui fianchi. Poi da sopra le calze scese alle natiche. Conobbe le sue gambe, per poi risalire, strisciando il polso sulla passera pelosa della ragazza, ma senza soggiornarvi ... almeno per il momento.
Al contrario le carezze proseguirono di nuovo verso l'alto, rientrando sotto la maglia e raggiungendo i piccoli seni appuntiti e durissimi.
Arrivata all’aureola rosa si fermarono e Flora la fissò con un sorriso di sfida … aspettava un permesso che non le fu negato.
Allora sapientemente seppe pressare e tirare quei seni acerbi. Li circondava e li massaggiava, dopo averla baciata ancora; si diresse con la bocca sulla maglia, offrendo i capezzoli alla voracità delle sue labbra.
L’alito tiepido oltrepassava la lana, inondando la ragazza con un calore del tutto nuovo e inebriante.
Ma poi l’eccitazione della fanciulla divenne sogno. Quando con movimenti voluttuosi Flora fece scivolare verso l’alto la maglia e la canottiera leggera, il contatto delle sue labbra avvenne direttamente sui piccoli bottoncini rosa diventanti duri come la madreperla.
La punta calda della sua lingua sbatteva senza perdono dedicandosi ad un lungo martellare di piacere, mentre li teneva i capezzoli tra le labbra serrate e Nicòle infine conobbe il paradiso.
La ragazza aveva il ventre infuocato. Il desiderio la rimescolava tutta, non sapeva come, ma voleva da quella donna tutto ciò che era l’erotismo poteva offrire.
Nicòle non sapeva che quella danza era solo l’insieme dei preliminari.
Infatti qualche minuto dopo Flora chiuse la porta a doppia mandata e le prese una mano … scalze come ninfe dei boschi salirono al piano superiore dove c’era la camera da letto.
Flora la fece distendere delicatamente e poi si accovacciò sulla giovane, mettendosi a quattro zampe, mentre i seni sconfinati, precipitavano sul collo e sul petto di Nicòle.
- Tesoro – le disse – adesso puoi guardare e toccare … tutto. Non ti devi più trattenere. E’ da tanto che lo desideravo, piccola mia. – Si scostò una ciocca con le dita della mano – Finalmente … -
Allora Nicòle con un gesto liberatorio le aprì tutti i bottoni e lasciò che la sua veste scorresse dal suo corpo verso il pavimento, lasciandola finalmente nuda, nell’opulenza delle sue morbide forme: era tutta in mostra d’avanti ai suoi occhi vogliosi.

La ragazza cominciò a godere già con gli occhi. La possedette con lo sguardo, come un bambino che finalmente diventa padrone di un giocattolo che desidera da tempo.
Finalmente libera Nicòle cominciò ad accarezzare la donna, scoprendone prima i seni, poi gli enormi capezzoli scuri ed infine la pancia ed i fianchi.
Flora indossava ancora le mutandine bianche.
Curiosa di provare le dita di Nicòle frugarono sotto l’elastico, fino ad incontrare i peli scuri della figa gonfia di Flora.
I peletti erano pieni di goccioline; la stessa mutandina della donna era intrisa dei suoi umori.
Non sapeva se poteva osare, ma lo fece ... per provare fin dove si poteva spingere in quella nuova frontiera della sensualità: con le dita cercò l’orlo e iniziò a sfilare l'intimo di Flora.
La donna si abbandonò a quel piacere ... così la giovane, seguendo il suo corpo con le dita, ebbe l’occasione di esplorare tutta la sua carne, fino ai piedi nudi e caldi che tante volte aveva desiderato baciare.
Ora l’enorme Flora era tutta nuda e tutta sua: che piacere inebriante!
La donna matura godeva della passione che lei metteva nello scoprirla.
Come un dono d’amore Nicòle si offrì:
- Prendimi anche tu, Flora, scoprimi, guardami e tocca tutto ciò che desideri di me, il mio corpo ti appartiene. -
Lei fu bravissima: le sue mani le sfilavano i vestiti scorrendo sulla sua pelle giovanile e facendola vibrare, languidamente le sfilò le calze strappate facendole scorre all’infinito, sulle lunghe gambe da gazzella. Poi toccò alla maglietta: anche sfilarle quella, fu un atto delizioso, lento, eccitante.
Le dita leggere sfioravano i piccoli capezzoli turgidi della giovinetta, che reagivano autonomamente ad ogni sua singola carezza. Con fare materno sistemò la biancheria sul cuscino.
In poco tempo anche la ragazza venne completamente spogliata.
Per Nicòle, starle di fronte, era come volare: vedere il corpo di lei, tanto desiderato, la faceva sentire sospesa in uno stato inebriante mai provato prima.
Appena furono nude, fece si che essi si fondessero in un abbraccio totale, dove ogni centimetro di pelle veniva a contatto.
Distese sul letto le mani di Flora, immediatamente seguite dalle sue labbra, iniziarono quel viaggio passionale che mai più si sarebbe cancellato dai ricordi di Nicòle.
Le mani di Flora sul suo corpo erano come piccole scintille di lava incandescente. Scivolavano sulla pelle mentre le dita erano seguite dalle labbra che umide di fiato e di saliva facevano fumare la lava ardente, lasciando su quel corpo acerbo sensazioni fino allora sconosciute.
Quella scia umida, che evaporava per la febbre dell’amore, le procurava brividi eccitanti e incontrollabili.
Nicòle era come in trance. Viveva tutto questo, come se si trovasse in un’altra dimensione. Le sensazioni indescrivibili erano intense, violente, eppure ovattate: come se la sua mente le vivesse sotto l’effetto della più inebriante delle droghe.
Finalmente dopo il lungo peregrinare le dita della donna raggiunsero la piccola farfalla, che come fosse appena sorta dal bozzolo, se ne stava immobile e contrita, in attesa che la natura le insegnasse a schiudersi alla vita.
Ciò che sembrava l’apice insostenibile della goduria, si rivelò solo l’inizio del sentiero del piacere proibito in quell’accoppiamento innaturale.
La mano di Flora si dedicò al gioiellino della giovane Nicòle, carezzandola, confortandola … l’avvertiva di tenersi forte, perché l’affondo stava per giungere.
Infatti, pochi momenti dopo, la bocca carnosa discese implacabile, affamata di quel fiore.
La ghermì, violentandone le ali piene di rugiada, spaccandole fino al vertice con la lingua possente e dura.
La bocca premeva. La lingua penetrava inarrestabile, come un vampiro assetato di miele. Flora penetrò nel sacello bagnato ed al tempo stesso infuocato dalla passione.
E cominciò a suggerne il nettare, filtrandolo tra i piccoli peli biondi di Nicòle.
Un suono osceno si sprigionava da quella scena erotica.
La dolcezza aveva lasciato il posto all’ingordigia.
Un fulmine elettrico, dolce, luminoso, squassante, partì dal ventre di Nicòle e percorrendo ogni suo muscolo più recondito, le raggiunse il cervello, facendola sobbalzare di piacere.
Un piacere mai provato, sconosciuto perfino nelle notti solitarie in cui da sola si martoriava la fighetta bramosa.
Flora le stette addosso con la stessa forza di un maschio che vuol possiede la preda conquistata. Pur senza deflorarla la fece sua ripetutamente, forse in maniera ancora più veemente, marchiandola per sempre col suo peso e con le lettere infuocate del suo desiderio incontenibile.
Gli orgasmi di Nicòle iniziarono pochi minuti dopo quelle ondate di carne, che si squassavano sulla sua riva, con la forza di un fortunale.
Non fu possibile contarli, così come poi non sarebbe stato possibile contare i giorni di amore e di sesso che avrebbero vissuto in seguito. Tutte quelle passate insieme, le avrebbero in amanti indivisibili.
Quando Nicòle cercò di ricambiare dirigendo la bocca verso la figa matura e accogliente della donna, Flora non le permise di raggiungere il suo spacco.
La ragazza si dovette accontentare di poggiarle la guancia sul ventre, cercando di aspirare, vicinissima all’intimità della donna tutto l’odore che quella figa eccitata sprigionava.
Poi le accarezzò la mano e dolcemente la indirizzo verso il centro del suo piacere, le permise di avventurarsi dentro di lei.
Nicòle cominciò a scavare ... a rovistare … tentò la figa grossa con tutte le dita, affondando spesso tra il pelo muschiato.
Infilò fino a quattro delle sue dita nel buco rosso della donna e una volta dentro le arcuava, le uncinava, tirando e spingendo nell’antro lussurioso, fino all’esplosione di Flora.
Quando Nicòle capì che la sua istitutrice stava avendo per raggiungere l'orgasmo, cercò con l’altra mano la sua passera passera e si penetrò a sua volta.
Un orgasmo liquido e sonoro la fece sciogliere … come se svenisse in un lago di piacere.
Per la giovane questa fu la prima vera esperienza sessuale, tutta al femminile.
Essa andava oltre il semplice sesso … sfociava nell’emozione: un'emozione che mai nella sua vita sarebbe stata eguagliata.
Per quanto piacere avrebbe mai assaporato, nessuna successiva relazione avrebbe retto il paragone con quella prima, indelebile, avventura.
Quel paio d’ore intense e travolgenti restarono impresse nei suoi ricordi ad un livello di estasi ineguagliabile.

L’estate torrida scaldava i sensi, mentre i corpi seminudi delle due amanti, la giovane principessa e la fata matura, si mostravano e si avvinghiavano, schiave dello stesso desiderio.
Anche l’autunno, con la sua dolce pacatezza, invitava i loro corpi a scrutarsi e a possedersi, approfittando di ogni occasione.
L’inverno freddo le teneva vicine a , pelle contro pelle, sotto un’unica coperta profumata di umori.
A primavera le loro farfalle fiorivano ed erano eccitate più che mai: il momento migliore per affondare le bocche nel sesso dell’altra, manipolando il bottoncino rosa, fino a quando dalla corolla, l’estroso liquido, intensamente profumato e dolce come il miele, si decideva a sgorgare tra le labbra vogliose.
E così, mescolandosi l’una nell’altra, in un amalgama di sesso e passione, le donne passarono le stagioni di quell’amore avvincente e perverso.
Alba cresceva e imparava.
La Fata di Ferro provava un intenso languore, facendole fare una parte dominante rispetto al possesso del suo corpo maturo.
La principessa oltre ad amarla si divertiva a giocare con lei e a tiranneggiarla.
Spesso la fata non desiderava nulla da lei, ma si accontentava di inginocchiarsi ai piedi del grosso divano, facendole da serva, come una schiava.
Il suo omaggio servile partiva dai piedi di Alba.
Poi la massaggiava, la leccava fino all’orgasmo, lasciandola riposare sotto il suo abbraccio materno.
Pian piano le faceva scoprire il piacere in tutte le sue possibili sfumature.
Prima concedette tutto di sé … poi iniziò anche ad cercare il gusto del possesso.
Le insegnò tutti i giochi e le furbizie; le permise di usare un fallo, uguale a quello degli uomini, per controllare come si faceva a penetrare nei fori reconditi di una donna.
La principessa giocava e sperimentava.
La donna godeva dell’ingenuità di Alba, ogni giorno più provata, più curiosa, più smaliziata nella ricerca sfrenata della passione.
La fata prendeva piacere ormai dalla sua discepola. Da tempo le aveva permesso di leccare i suoi orifizi e di suggere i suoi orgasmi.
Di notte poi la fata, più matura e scaltra nel sesso, da sola nel letto, mentre ascoltava il frinire delle cicale, si arrovellava cercando nuove perversioni per poterne godere l'indomani. Non le sembrava vero di poter coronare i suoi sogni più inconfessabili, servendosi di quel corpo tenero e giovane e di quella mente fertile e incantata.
L’aveva tenuta vergine fino ad allora, ma un giorno decise di sferrare il suo incantesimo erotico più potente.
Nel frattempo i genitori della principessa, ignari di quanto accadeva, si concentravano sulle loro vite.. La regina si fidava ciecamente dell'amicizia che la legava alla fata. Anche se intuiva che in quella casa di marzapane avvenisse qualcosa di più che il solo sorbire del tè con i biscotti.
Ma tutto era tranquillo grazie a quel rapporto tanto speciale. L’amica era dolce e paziente, la principessa veniva su felice e robusta e lei era più libera e spensierata che mai.
Andava bene così. Indagare sarebbe stato inutile ed anche impegnativo.


- Aahhh! Ahaaa! – sospirava languidamente Nicòle mentre se ne stava china sul divano.
Le braccia incrociate sotto la testa che veniva schiacciata contro la spalliera ad ogni pressione.
Le ginocchia a terra, poggiate su un plaid, erano divaricate.
Il culetto le faceva ancora male. Era solo da poco che lo prendeva nel piccolo buco dell’ano, ma non si sottraeva.
Aveva fatto tanto per convincere Flora a incularla, dopo che lei, la piccola Nicòle, le martoriava da anni ogni foro con quel membro di gomma, grosso e spesso, che tanto le piaceva indossare; lo montava come una mutandina, grazie alla cintura di pelle su cui era innestato … poi abusava della sua maestra senza pietà.
Flora prendeva tutto da lei, senza battere ciglio, ma diventava attenta e severa quando si trattava di usare il corpo di Nicòle per il suo piacere.
Così ci aveva impiegato del tempo per farsi leccare la figa fino a venirle copiosamente in bocca e addirittura più di un anno per possederla da dietro.
Ecco perché Nicòle subiva senza lamentarsi le penetrazioni costanti e feroci della sua matrona.
Il grosso fallo penetrava e stantuffava tra le natiche, mentre con la mano libera, Flora le picchiettava la fessura ... in breve sarebbe arrivato l’orgasmo tanto atteso.
Quando finirono di fare, abbracciate sul divano e sfinite dalle emozioni, Nicòle manifestò tutto il suo disappunto:
- Ma insomma … è bellissimo farlo, ma perché non posso averlo anche davanti? Sono una donna ormai. –
Flora sogghignava divertita: e le rimostranze della ragazza divenivano sempre più accese …
- Piccola mia, ma tu ti senti pronta? Sei decisa? – le chiese inutilmente – Lo sai che la verginità è qualcosa che una volta perduta non potrà mai tornare! – continuò materna – Se la perdi non puoi più riacquistarla? Ci hai pensato bene? Lo vuoi davvero?–
- Uff … ancora con queste sciocche storie? – sbottò Nicòle – io ti amo e voglio farlo con te. Cosa dici sempre? Va fatto con amore! – alzò la voce – Ecco io lo voglio fare … con amore e con te. Punto! -
Flora le accarezzò i capelli e la fissò negli occhi intensamente; in quei momenti sembrava volesse scavare dentro la giovane, per capire davvero cosa provasse.
Poi con occhio scaltro disse: - E va bene, ma ti ci vuole un uomo … un ragazzo! Non esiste perdere la verginità con un cazzo di gomma. Dovrà essere un evento … un piacere indimenticabile. – poi rivolta a Nicòle – Ma pensaci bene … non ce l’hai un bel ragazzo che ti corteggia? Fallo con lui, no? – disse con malcelata furbizia. Sapeva perfettamente che la giovane dipendeva totalmente da lei, anima e corpo.
- No … non mi interessano! Non li voglio. Voglio essere tua: stop! –
- Vai a fare la doccia, amore … dopo ti faccio vedere una cosa. –
Ma poi telefonò la madre di Nicòle per portarla con sé per una commissione e il discorso si rimase in sospeso.

Pochi giorni dopo, Flora, subito dopo colazione invitò Nicòle a sedersi sul divano per farle vedere qualcosa alla TV. Fece partire un filmato e poi si sedette al fianco di lei senza dire altro.
Dopo poche, inutili scene, la ragazza si rese conto che quello che stava guardando era un film porno.
Tutte le scene si svolgevano tra tre persone, due donne e un uomo; non sembravano attori professionisti, ma forse era solo un trucco.
Flora cercò di mantenere un atteggiamento rilassato e distante, mentre cercava di attirare l’interesse della ragazza sulle varie operazioni possibili tra i partecipanti.
Nicòle guardava estasiata, attratta soprattutto dalla vista di un cazzo vero e di notevoli dimensioni che passava da una donna all’altra.
L’uomo venne per ben tre volte nelle varie scene … anche lo sperma interessò molto la ragazza eccitata.
- Ti è mai capitato di berlo? – chiese ingenuamente a Flora.
Lei sorrise. – Ma certo - disse!
- E com’è? – chiese Nicòle curiosa.
- Com’è … com’è? E’ particolare. Non ha un sapore speciale, però è particolare. –
continuò – è caldo e odoroso. Lo senti quando sgorga in bocca. Lo senti uscire quando succhi … è molto eccitante. Anche addosso o dentro il corpo è … piacere ... liquido. –
- Più buono della nostra roba? – incalzò la fanciulla – per esempio a me piace molto succhiare quando vieni tu. –
- E’ diverso, te lo ripeto … -
Mentre conversavano e guardavano, ognuna per sé, iniziarono a masturbarsi, come un gioco simmetrico da praticare contemporaneamente.
- Il prossimo week end – disse Flora con la voce ormai provata dall’emozione – chiedi a tua madre il permesso di stare con me. Inventa una scusa. Io ti farò conoscere un mio amico. Che ne dici? -
Nicòle spinse più forte le dita nella figa, mentre con l’altra mano si teneva scostata la mutandina.
- Si ... sarebbe meraviglioso ... voglio provare … - la guardò complice e dolce – ti prego! -
Mentre il film arrivava alle ultime scene orgiastiche, vennero simultaneamente, ma ognuna per sé, come fossero sole … era un gioco che le faceva godere in maniera speciale, tra i tanti che avevano sperimentato.

Parte terza

Il sabato si incontrarono al centro commerciale.
Non era raro che Nicòle, per un motivo o per un altro passasse qualche giorno insieme a Flora. Qualche volta erano anche state in viaggio insieme.
La madre della ragazza, anzi, fu felice della proposta. Ne avrebbe approfittato per un breve viaggio al sud, per controllare la casa al mare, abbandonata da mesi.
Tra le chiacchiere e i saluti, Flora già pregustava ciò che sarebbe accaduto, mentre una sensazione di calda eccitazione già si impadroniva della sua vagina … stava vivendo il periodo più entusiasmante della sua esistenza.
Quella posizione di istitutrice, la totale disponibilità della giovanetta e la sua versatilità sessuale la rendevano costantemente arrapata e desiderosa.
La fortuna le aveva fatto incontrare in quel periodo anche un ragazzo, quasi dieci anni più giovane, leggermente tonto, ma grande chiavatore.
Era uno studente e abitava in una stanza presa in fitto presso una famiglia di anziani a pochi isolati dalla sua villetta.
Una volta gli aveva dato un passaggio e successivamente gli aveva chiesto qualche favore: lavoretti in casa di poco conto e per questi lavori gli riconosceva una piccola paga e qualche regalo.
Una sera lo aveva invitato a restare per vedere un film con lei sul divano.
Da allora tra lei e Marco, così si chiamava il giovane, si era instaurato un bel rapporto di scopate occasionali, senza coinvolgimenti sentimentali.
Ogni tanto, specialmente all’inizio del lungo rapporto con Nicòle, dopo gli estenuanti pomeriggi di toccamenti e di eccitazione trattenuta nella pancia, chiamava il ragazzo non appena la fanciulla era andata via. Poi lo aggrediva, letteralmente, soffocandolo con la sua voglia di venire … ripetutamente ... il più presto possibile.
Si sfogava sul suo cazzo giovane, sempre duro e sempre in tiro.
Il giovane non provava particolari sentimenti per quella donna più grande di lui, ma era la prima vera avventura, dopo le classiche esperienze da fidanzatino diciottenne.
Si riteneva molto fortunato. Solo e lontano da casa aver trovato un’amica di quel calibro gli permetteva una vita felice e spensierata, potendo pensare a studiare senza grilli per la testa.
Egli non era un “superfigo” e le ragazze all’università non facevano la fila per lui … trovarsi una donna avrebbe richiesto molto di impegno.
Poi magari si sarebbe ritrovato innamorato e disarmato dinnanzi a quel sentimento, perdendo di vista la sua carriera universitaria.
Invece questo rapporto appagante e piacevole gli permetteva di avere libertà e sesso con poca spesa.
Ecco perché Marco a Flora non diceva mai di no.
A mezzogiorno come d’accordo il ragazzo si recò all’appuntamento, davanti al McDonald’s. Anche quello era un grande vantaggio; la donna matura era sempre generosa con lui. Ricambiava tutti i suoi favori, invitandolo spesso a colazione o a cena, altre volte al cinema e puntualmente pagava sempre lei.

Intanto, nel parcheggio poco distante, le donne si salutavano. La madre di Nicòle partì con l’auto, mentre lei insieme a Flora si incamminarono verso il McDonald’s. Le donne avanzavano decise senza parlare, l’una accanto all’altra. Le espressioni del loro viso non tradivano l’emozione che faceva battere il cuore di entrambe, per motivi diversi.
Quando incontrarono Marco, poco dopo la ragazza ricordò di averlo visto qualche volta mentre andava o veniva dalla casa di Flora. La donna le aveva detto che era uno studente che a volte le faceva delle commissioni.
Mentre si salutava e scambiavano qualche parola, Nicòle cercò di valutare chi si trovava di fronte e soprattutto se era lui il prescelto da Flora sulla cui verga immolare la propria verginità.
In effetti il ragazzo non era quello che si potrebbe definire il classico principe azzurro: lievemente molle nei modi aveva un fisico tarchiato e le mani delicate di chi non ha mai lavorato nella vita.
Non era né simpatico, né brillante … nonostante questo una strana sensazione cominciò a farsi largo nel plesso solare di Nicòle.
Mentre sceglievano il menù per sgranocchiare rapidamente qualcosa e poi andare a casa, la ragazza era completamente assente e fantasticava su quella situazione incredibile … stava parlando del più e del meno con uno sconosciuto, eppure probabilmente, quello di lì a qualche ora sarebbe penetrato nel suo corpo, più intimamente di quanto lo avesse mai fatto chiunque altro.
Mentre fissava Marco in modo distaccato, immaginava quello stesso viso, a pochi centimetri dal suo mentre la scopava … gli guardò la bocca: probabilmente di li a poco avrebbe succhiato la sua lingua; contorcendosi sulla panca, pensò a come doveva essere il suo cazzo, soprattutto perché, ne era certa, fra non molto gli avrebbe dovuto fare un pompino.

Si erano fatte le due quando tutti insieme entrarono nell’appartamento di Flora. Si misero rapidamente in libertà.
Mentre si rilassavano in salotto, Flora offrì ai ragazzi dei cioccolatini al liquore, poi sedendosi in mezzo a loro iniziò a parlare per rompere il ghiaccio.
- Allora – disse – avete simpatizzato? Voi che siete giovani dovreste avere molte cose in comune … no? – poi rivolta a Nicòle – Ti va di mettere un po’ di musica? –
La ragazza scelse un CD dei Queen, ma prima di inserirlo nell’apparecchio chiese a Marco se gli piacevano. Lui approvò senza riserve; pochi istanti dopo la musica, a basso volume, invase l’atmosfera.
- Vieni Nicòle – la chiamò Flora dal divano – Vuoi provare a baciare Marco? E’ molto bravo sai? –
Nicòle arrossì, ma in maniera abbastanza passiva obbedì sedendosi vicino al ragazzo. Anche lui era abbastanza impacciato nei movimenti, ma per non deludere Flora si avvicinò a Nicòle in modo meccanico.
Si sollevò col busto di quel tanto che gli permetteva di circondare con il braccio i fianchi di lei, mentre accostava la guancia ben rasata al volto di Nicòle.
La giovane intanto era tesa e rigida, come uno stoccafisso. La disinvoltura erotica e sessuale raggiunta con Flora era completamente scomparsa; ora che si trovava in una situazione del tutto nuova ed in presenza di un estraneo si sentiva come una scolaretta il primo giorno di scuola.
Nonostante questo accettò che le labbra di Marco si posassero sulle sue: erano completamente nuove … diverse da quelle di una donna. Erano spesse e dure e cercavano la sua bocca con meno dolcezza e più decisione.
Trascorsero pochi attimi e Marco le apriva le labbra con la lingua grossa e bagnata. Non era spiacevole, ma Nicòle si irrigidì ancora di più.
A stemperare la tensione pensò la bella Flora, che andò a piazzarsi in ginocchio tra i due ragazzi, rivolta verso entrambi.
Accostandosi sussurrò:
- Ho capito, se non interviene la “vecchia” zia non riuscite a lasciarvi andare del tutto. –
Sorrise dolcemente e li abbracciò tenendoli entrambi per le spalle. Poi con delicata sapienza accostò la sua bocca alle loro, che se ne stavano immobili, non sapendo bene come comportarsi. Con una delicatezza perversa, che mai Nicòle aveva riscontrato, Flora si abbandonò alla danza del piacere, piroettando tra le due bocche fresche di rugiada con delle lascive spennellate di lingua.
Poggiare la sua bocca viziosa sulle tenere labbra dei due ragazzi le dava vigore e le insidiava la mente come un sonetto perverso dell'Aretino.
Le labbra dei due ragazzi, sopraffatte dalla confidenza che avevano con le sue, si schiusero come petali e riconobbero subito la loro amante appassionata.
Il bacio a tre durò un tempo infinitamente lungo. La loro saliva si fuse stemperando ogni tensione e facendo deporre ogni indugio.
Il cazzo turgido di Marcò si gonfiò, trattenuto dai suoi Jeans. La passerina di Nicòle provò i primi accenni di calore e la ragazza si sciolse nell’abbraccio della sua istitutrice.
Poi Flora si spostò di lato per sedersi al fianco di Marco, mentre Nicòle guardava curiosa, la donna adulta iniziò ad armeggiare, esperta, con la cintura e la lampo del giovane amico.
Le dita di Flora erano curatissime e lo smalto rosso scuro, scelto per quel giorno, spiccava sul chiarore del suo incarnato.
Scavava lenta e decisa in quel pantalone, rendendo la caccia eccitante e passionale. Alla fine vinse e dai boxer grigi di maglina fece sbucare una nerchia decisa, grossa e gonfia, accompagnata dalle due palle scure, trattenute nello scroto.
Intorno al cazzo una corona di peli faceva da corolla.
Nicòle trattenne il fiato … aveva già visto dei cazzi, nei filmini che Flora aveva proiettato a volte. Ma avere il cazzo di Marco, vivo e presente, a portata di mano le diede una sensazione nuova ed eccitante. Flora fingeva di dedicarsi al pene di Marco, come se ignorasse la sua amante, ma non era così: in realtà ogni mossa, ogni ostentazione di quel membro, che carezzava e ossessionava con le dita, era volta a favore del piacere di Nicòle.
Con quello stesso spirito, aiutò il giovane a mettersi in piedi.
Marco era troppo eccitato per provare una qualsiasi vergogna a esibirsi anche davanti a Nicòle, al contrario, la ragazzina che poche ore prima lo aveva interessato ben poco, viste le forme acerbe e la timidezza del comportamento, adesso lo eccitava:
Si sentì un maschio dominante, mentre quegli occhi di cerbiatta, grandi e profondi, non riuscivano a staccarsi dai suoi genitali.
A buttare legna sul fuoco ci pensò Flora che con voce roca e sensuale sussurrò rivolta alla ragazza: - Libera il cazzo di Marco, tesoro, tira giù i suoi pantaloni ... dai. –
Nicòle non si rifiutò.
Avvicinandosi ai genitali di Marco, non poté fare a meno di prendere confidenza con questi ultimi e con lo sguardo ipnotizzato dal grosso “fungo” del giovane fu pervasa dall’odore umido che sprigionava dalla pelle e dai peli delle sue zone erogene.
Per non perdere il controllo si dedicò, non senza impaccio, ad abbassare i jeans del giovane. Per tirarli via dovette togliergli le scarpe e poi sfilare le gambe strette del pantalone, passando con le mani sulle cosce robuste e muscolose coperte di peli.
Lui rimase con le sole calze bianche di cotone.
Intanto Flora si era sbottonata la camicetta e aveva fatto sì che i due grossi seni scavalcassero il reggipetto, offrendoli tesi con i capezzoli duri alla bocca di lui.
Marco sempre più arrapato cominciò a mungere quelle tette spropositate, succhiando tutto fino all’aureola scura e larga.
Con la mano libera Flora trascinò con volitiva decisione Nicòle sul divano, la tirava per il braccio per vincere ogni sua riluttanza. Ora si trovava con il volto a pochi millimetri dal pene, la guancia poggiava sull’inguine bollente di Marco e le narici erano impregnate di un profumo nuovo e sconosciuto: era l’odore del cazzo.
Nicòle studiò attentamente quell’immagine prima di trovare il coraggio e la forza di saggiarne la consistenza al tatto.
L’affare del giovane era molto bello a vedersi, era più o meno del diametro di un grosso cetriolo. Non era lunghissimo. Stringendolo nel palmo della mano ne restava fuori, svettante, quasi una metà.
La testa del cazzo, ora che era rigido, era completamente libera dal prepuzio. Si distaccava dal tronco attraverso due profondi solchi laterali che sembravano tagliati come branchie, forse per questo, tra i vari nomi dati al membro maschile, da qualche parte veniva chiamato anche: pesce.
Ma la sua contemplazione platonica venne spezzata dalla crudezza dei gesti che seguirono.
Marco, incapace di res****re oltre, aveva abbassato la mano virile dietro la nuca della povera Nicòle e senza cerimonie aveva attratto la ragazza verso il suo cazzo.
Incredibilmente la bocca di lei non obbedì all’intelligenza ma all’istinto sessuale e senza volerlo si schiuse per prenderlo in bocca.
Liscio come la seta, di una consistenza carnosa ed eccitante, il glande penetrò facilmente tra le labbra di Nicòle, venendo a contatto con la piccola lingua nervosa.
I movimenti e le scelte non erano suoi … si rese conto di quanto fosse naturale fare un pompino.
Marco con fermezza premette ancora le dita tra i suoi capelli e la spinse. Per la prima volta la ragazza prese un cazzo tutto in bocca. Si accorse di essere arrivata con le labbra fino ai peli di lui, mentre il naso non riusciva più a prendere aria, per la pressione del membro nella gola, la ragazza ebbe un attimo di panico e si ritrasse, per ritrovare la capacità di respirare.
Ma il piacere di quel gonfiore in bocca era troppo intenso, per rinunciare, così fu lei stessa che fece la giusta pressione per proseguire nella pompa.
Una decina di affondo per prendere confidenza e dimestichezza … rapidamente la ragazza diventò più padrona della situazione.
Schiuse gli occhi e si accorse che Flora si era abbassata, arrivando col viso alla sua altezza. La ragazza capì che era affamata di cazzo e, con maestria, raggiunse l’asta con la destra, porgendola alla sua “madrina”, che prontamente iniziò il suo bocchino.
Marcò era già in visibilio, le gambe aperte sul divano e il cazzo distribuito tra le due beltà.
Non aveva mai fatto sesso con due donne e cominciò a capire quanto sublime fosse stata l’offerta di Flora.
Essere conteso tra due stupende creature, oltre alla sensualità del rapporto, sprigionava tutta una serie di sensazioni uniche, delicate e rare.
Intanto, Flora restituì il cazzo alla bocca di Nicòle e, abbassandosi di qualche centimetro, prese in bocca le palle: le strinse e le succhiò fino alle soglie del dolore, facendo sussultare il ragazzo, incastrato sul divano in balia di quelle due bocche assetate e vogliose.
Le donne si ritrovarono poi col cazzo tra le labbra di entrambe. Quale occasione migliore per carezzare con la lingua il glande e allo stesso tempo baciarsi con passione.
Goccioline di smegma fuoriuscivano dal prepuzio di Marco, eccitato oltre misura, e le femmine prontamente se ne impadronivano passandoselo tra le lingue infuocate.
Ormai era una gara a chi delle due prendesse il cazzo del giovane più profondamente in bocca, a chi lo facesse sussultare di più con succhiate e leccate.
I suoni che provenivano dalle due bocche erano umidi, i sospiri affannosi per lo sforzo di ingurgitare il pene fino all’estremità.
Le mani delle donne viaggiavano sul corpo seminudo di Marco, cercandogli ogni parte per prodigarsi in carezze eccitate. Gli toccavano i capezzoli, il collo e le orecchie … Flora, più navigata, gli cercò l’ano e con il dito puntuto lo penetrò, facendogli male.
Ma l’effetto voluto fu lo stesso. Marco si inarcò verso l’alto e chiavò il membro ancora più profondamente in bocca a Nicòle, che indietreggiò senza mollarlo.
Guardare la scena era da svenire per il ragazzo. Le due bocche erano diverse, le vedeva e le sentiva. Le labbra di Flora erano grosse e carnose, quelle della ragazza sottili e delicate, anche il pompaggio era diverso nell’essenza … così come era diverso il ben di dio che si offriva alle mani di Marco, mentre languido carezzava quei due corpi stupendi.
Le ragazze non erano spogliate, ma discinte, e lui trovava facile, rinvenire le tette così diverse tra loro, le natiche, i fianchi, fino a spingersi nell’intimità delle loro mutandine, per saggiare la sensazione muschiata del loro pelo umidiccio.
- Vieni, amore mio – disse Flora prendendo Nicòle per mano – fai sentire a marco come sei buona! – la giovinetta salì in piedi sul divano, guidata dall’adulta: mettendosi di culo a Marco, si abbassò in avanti tenendosi con le mani sulle ginocchia di lui.
Flora e Marco le tolsero le mutandine, lasciandole le calze chiare.
Marco si spostò in avanti col viso e si avventò sulla figa verginale della ragazza, mai aveva toccato figa dalle grandi labbra più sottili ed elastiche, per aprirle non gli bastò la forza della lingua, ma si dovette aiutare con le dita, per affondare le labbra in quel frutto proibito dal sapore fragrante e intenso.
Nicòle si sentiva esposta e profanata nella stanza illuminata dalla luce potente del meriggio, sapeva di essere completamente in vista … scoperta.
Flora intanto cercava di farla rilassare tra le sue braccia e la stringeva al petto e la baciava in bocca con passione, mentre Marco cercava di farle raggiungere il primo orgasmo leccandole il clitoride appuntito.
Poi la donna fece un movimento che la ragazza non si aspettava, ma probabilmente in quei momenti era troppo avida per pensare a lei.
Flora, già priva delle mutande, indossando solo delle calze nere autoreggenti che le superavano di poco le ginocchia, si tirò su la gonna, come se dovesse far pipì. Invece anche lei voltata si insinuò, arcuandosi agilmente sotto Nicòle, che fu costretta a mollare l’appiglio sulle ginocchia di Marco.
Con mossa decisa e rapida, quasi alla cieca, Flora cercò e agguantò il cazzo di Marco, che oscillava libero a mezz’aria e si introdusse da sola il glande in vagina … un attimo dopo, strusciandosi con le grandi labbra sull’inguine del giovane, aveva fatto sparire il cazzo completamente nella figa.
Marco era alla mercé delle due donne.
Nicòle non voleva sottrarsi a quel rito orgiastico, egoisticamente non voleva cedere l’uomo alla sua maestra.
Anzi incurante degli sforzi che lei faceva per chiavarsi il ragazzo che aveva appena montato, si appoggiò sulle spalle di lei per non perdere l’equilibrio.
Intanto la sua figa era talmente bagnata che la pressione sul volto del ragazzo gli provocava quasi un annegamento nel succo chiaro della sua fighetta bionda.
Senza essere d’accordo, per simpatia alchemica, le due donne vennero contemporaneamente: mentre l’orgasmo arrivava si ricordarono dell’amore che le legava, allora Nicòle si affacciò su Flora, che volse il viso a lei. Si scambiarono le lingue salmastre, mentre sborravano spumosamente i loro succhi su Marco.
Poco dopo ritornarono sfinite accanto a lui sul divano.
Il tempo di riprendersi e rifiatare … poi Marco fu addosso a Nicòle per succhiarle i seni, ormai scoperti. I piccoli capezzoli rosei lo eccitavano col loro senso di acerbo e proibito.
La ragazza lo lasciò fare, mentre Flora, approfittando del fatto che il ragazzo era ancora seduto col pene eretto, iniziò a masturbarlo con la sinistra.
Appena anche lui apparve sazio, si adagiò con le spalle sul divano, rilassandosi totalmente. La donna adulta voleva insegnare ancora qualcosa alla sua ancella e la chiamò a sé: - Vieni amore ... vieni a vedere come si maneggia un cazzo. – Nicòle non se lo fece ripetere due volte e curiosa si avvicinò alla zona pelvica di Marco. Il relativo relax del momento le diede l’opportunità di studiare a fondo il grosso pene ...
- Guarda bene – disse Flora – questo movimento è per farlo venire – e intanto con la mano andava su e giù circondando l’asta con le dita.
- Ti devi servire della pelle del prepuzio. per far scorrere la mano senza creare attrito. – spiegò sibilando – più stringi e acceleri, più presto lo vedrai schizzare. -
Infatti lei si fermò.
- Per dargli piacere e farlo sognare devi invece carezzarlo delicatamente con il pollice sotto la testa … guarda, così! – La ragazza osservò attenta, mentre il dito di Flora si muoveva nell’incavo sotto il pene. L’altra mano di Flora invece si chiuse a coppa sui coglioni in bella mostra – Ecco con questa carezza gli scaldi le palle … anche questo precede una sborrata abbondante e solenne. – La voce roca e libidinosa della donna si scontrava con la finta professionalità con cui descriveva le sue azioni.
Nicòle guardava estatica e senza volerlo iniziò a masturbarsi.
La scena continuò finché Flora, impazzita dalla goduria che l’attendeva, disse alla giovane: - Ecco avvicinati adesso … preparati al tuo primo bocchino vero. – la fissò complice – non ritrarti, bevi tutto, capito? E’ il tuo battesimo del sesso … va bene? –
Nicòle fece cenno di sì, mentre prendeva il glande tra le labbra schiuse.
- Masturbalo tu stessa, così imparerai a dosare la pressione della mano … -
La giovinetta non se lo fece ripetere. Prese il cazzo tra le dita, circondandolo col pollice opposto alle altre dita, strinse forte e viaggiò veloce.
Il cambio di mano fece perdere la testa a Marco: aveva fatto di tutto per durare il più a lungo possibile … ogni espediente era stato ormai adoperato. Era in gioco quasi da un’ora, ma adesso la mano piccola e inesperta di Nicòle con i suoi movimenti stizzosi e irregolari lo trascinarono all’acme come un fiume in piena che non potendone più straripa ed inonda tutto quello che incontra.
L’obbedienza della ragazza era incredibile. Eseguiva militarmente gli ordini della sua padrona.
Per quanto Marco si inarcava e serpeggiava nel corpo eccitato, Nicòle non gli mollava il piffero e mentre lo segava seguiva con la bocca socchiusa ogni performance del glande rosso e grosso che teneva tra le labbra.
Con un salto e un grido inarrestabile, Marco iniziò a sborrare, affondando le dita nel divano.
Flora intanto, mentre a sua volta si teneva due dita nella fica fradicia di liquidi, con la destra fu lesta a bloccare la nuca della giovane, spingendola verso il cazzo del giovane.
La sborra era troppa perché Nicòle riuscisse a gestirla, essendo ancora troppo impreparata e ingenua per gestire un flusso tanto copioso. Fu inondata.
Un senso di soffocamento la fece tossire forte.
Lo sperma leggermente salato e aromatico trovò lo spazio per uscire dalle narici della ragazza e dai lati delle labbra, circondandola di spruzzi biancastri.
Nicòle non capì nemmeno se le piaceva o no … solo dopo quella spruzzata traumatica si rese conto di quanto era desiderabile bere ancora quel nettare d’amore.
Una volta calmati, si rilassarono e si distrassero, aspettando la sera.


Flora sfornò degli stuzzichini di pasta sfoglia e un’insalatona con gamberetti, che non era niente male.
Senza essersi detto nulla i due ragazzi avevano continuato ad indossare solo la parte superiore dei loro vestiti: camicia a quadroni, sportiva per Marco, maglietta aperta davanti e senza reggiseno per Nicòle. La ragazza inoltre si era lasciato addosso le sue calze nonostante fossero sfilate.
Aveva cambiate le mutandine, indossandone un paio nere, a perizoma, che le aveva regalato Flora.
La donna invece indossava uno dei suoi camici pieni di colore, completamente sbottonato sul davanti, cosicché si vedeva perfettamente che indossava l’intimo nero, ma senza mutandine. Infatti spiccava il triangolo scuro della sua figa carnosa.

Il cazzo di Marco, come una cartina di tornasole, scandiva i momenti di maggior eccitazione del trio; l’asta indicava perfettamente la tensione erotica del momento rizzandosi di più o di meno, spesso mettendosi in bella mostra sotto la camicia.

Con una disinvoltura che suonava grottesca, verso le dieci di sera si ritirarono tutti nella camera da letto di Flora.
La donna adulta fece accomodare nel bagno prima l’una poi l’altro dei ragazzi, ad entrambi fece personalmente il bidet con l’acqua tiepida, indugiando sui genitali … forse pregustando la notte d’amore che li attendeva.
Una volta a letto riposarono. Flora si sistemò in mezzo ai due, ma sotto le lenzuola, pur sonnecchiando, si toccarono.
Molte volte si baciarono in bocca, ogni tanto qualcuno scompariva alla vista dedicandosi a un assaggio dei genitali altrui.
Dormirono nudi abbracciati, gustandosi il rapporto carnale e profondo.
L’atmosfera si riempiva di ora in ora di tensione sempre crescente.
Tra veglia e sonno, Nicòle, non riusciva a non togliersi dalla testa l'idea del cazzone di Marco. Così mentre Flora se lo scopava … non vedeva l’ora di donare la sua verginità a quel giovane estraneo, ma eccitante.

Verso le cinque, Marco si svegliò completamente per andare a pisciare.
Il suo pene era perennemente duro, ormai, come se quello fosse il suo stato naturale.
Voleva la ragazza … ora!
Aveva perduto il distacco iniziale. Ora era deciso e aveva voglia di deflorare la giovane, come un toro da monta.
Quando tornò presso il lettone, Flora dormiva ancora.
Lui si accostò a Nicòle. Poi la scosse lievemente sulla spalla: - Vieni – le disse senza vergogna – ti voglio! -
Come una schiava consenziente che accetta il suo destino, la ragazza scese dal letto e si lasciò portare per mano dal giovane col cazzo eretto.
La portò nella camera di fianco, lo studiolo di Flora.
Marco accese una abat-jour coperta di damasco dorato.
La condusse al centro della stanzetta, facendole cenno di inginocchiarsi. Di certo desiderava ancora che lo prendesse in bocca. Il ricordo del sapore dello sperma agì come una droga, dandole immediato calore ai genitali.
Marco si affrettò a far precipitare il suo membro tra le labbra di lei ... segno che ci stava pensando già da un po’.
Nicòle non lo rifiutò, anzi fu felice di trovarlo abbastanza eccitato per poter poi provare la sensazione di portarlo all’estremo della durezza con il suo lavorio orale.
Quando il giovane cominciò ad accusare il piacere nell’essere stantuffato, uscì dalla sua bocca e si fermò.
Con le mani la prese per le spalle e cominciò a baciarla con passione:
- Ti voglio … ora! – le sussurrò semplicemente.
Ma la giovane si irrigidì: - No – disse – voglio anche Flora con me … -
- Va bene – accettò. Marco si allontanò e sicuro di quello che sarebbe accaduto chiamò: - Flora? Puoi venire? – la risposta fu immediata, dato che la donna non dormiva anzi stava attendendo fremente.
Flora arrivò furtiva ed eccitante come una grossa pantera nera nelle sue calze provocanti.
- Voglio chiavarla! – disse Marco, con una veemenza che la donna non gli conosceva.
- E tu … mio piccolo fiore … te la senti? – disse la donna mettendosi di fronte a Nicòle e fissandola negli occhi.
- Io … io credo di si … se tu mi stai vicino. – Nicòle era pronta ed eccitata, ma un po’ secca in vagina per la paura e la tensione che si era prodotta nella stanza.
Non era un atto spontaneo ... non era l’evoluzione di un amore … quindi nessun coinvolgimento sentimentale e nessuna spontanea donazione di sé, ma solo una calda, potente eccitazione.
Trovò in sé la nota giusta per far vibrare il suo diapason all’unisono con l’arrapamento mentale degli altri due.
Avrebbero proceduto alla deflorazione di Nicòle meccanicamente, come un atto dovuto e necessario, eppure questa fredda determinazione a spaccare l’imene col cazzo di Marco era talmente inebriante da far girare la testa a tutti e tre.
- Andiamo in camera – propose Flora - staremo meglio. -
Accese la luce e fece partire una piccola videocamera posta sul comò di fronte ai piedi del letto: - Vale la pena di immortalare il momento, vi pare? –
Totalmente fiduciosi i giovani risposero affermativamente. Lo stesso Marco aveva fatto altre volte l’amore con Flora lasciandosi filmare. Ora sapeva che rivedere quelle scene aggiungeva ulteriore piacere ai rapporti successivi e l’emozione non inibì la sua erezione … anzi contribuiva ad accrescerla.
Flora fece si che Nicòle si stendesse sul letto, comoda … ginocchia alzate e gambe divaricate:
- Vieni dentro di me, Marco. Prendimi come una cagna … - disse Flora con voce roca. Così si chinò in avanti per arrivare col volto tra le cosce della ragazza, per farle la minetta.
Subito iniziò a baciare le labbra tese della giovane figa.
Nicòle sentì la penetrazione di Flora da parte di Marco e tutte le pompate che lui le infliggeva, perché le venivano trasmesse pari pari dalla bocca e dalla lingua di lei, direttamente in mezzo alle cosce.
La donna la leccò e la eccitò per farla bagnare a sua volta, poi all’improvviso fermò con la mano il ragazzo e se lo sfilò dal corpo.
- Ecco vieni, Marco, Nicòle è pronta per te – disse seria. Spostandosi di lato, si mise col busto a fianco della pancia piatta dell’altra.
Marco era infoiato dalla chiavata precedente, bruscamente interrotta e cercava un buco da riempire al più presto.
Si puntellò con le ginocchia sul letto e protese il membro verso la piccola fessura di Nicòle.
Flora, che aveva le mani libere, si diede subito da fare … con le dita della destra divaricò le grandi labbra della fanciulla, mentre con la sinistra agguantò il cazzo duro e lo indirizzo verso la giusta inclinazione.
Il giovane tenendosi con le ginocchia e con i palmi sul letto, lasciò che la donna manipolasse il suo cazzo come un trapano in cerca del suo foro. Lui invece grazie all’appoggio comodo, poteva gestire la discesa in quel piccolo buco, ancora vergine e mai profanato.
Flora gli impose piccole oscillazioni, che permettevano alla sua capocchia rossa e spropositata di aprire e chiudere la fighetta eccitata, arrivando fino all’imene ma senza sfondarlo.
Ma quando i mugolii di Nicòle divennero sconnessi e parossistici, quando le dita si impregnarono di umore bianco e lubrificante, quando il cazzo di Marco era al culmine del suo notevole spessore, allora divenne un’ossessa …
La grossa donna sgattaiolò agile alle spalle del maschio e si abbatté su di lui … le grosse zinne si appiattirono molli sulla sua schiena, la figa gonfia da matrona gli premette le natiche, quella pressione esercitata all’improvviso, prese Marco alla sprovvista, che cedette al peso notevole di lei.
Crollò su Nicòle con violenza inaudita, invadendole il corpo sottile con il suo di maschio maturo, mentre il cazzo scendeva tra le sue cosce come una trivella.
A poco valse la resistenza passiva dell’ imene dell’imene virginale.
Si spaccò in un istante, permettendo al glande di farsi inseguire da tutto il tronco di carne, fino a sbattere con i coglioni sulla fessura divaricata in modo innaturale.
Nicòle urlò per la sorpresa ed il bruciore … non poteva credere al gesto selvaggio di Flora.
Ora annaspava in cerca di aria, ma la pressione su di lei non tendeva a diminuire.
Marco fece del suo meglio per non schiacciarle i polmoni e per permetterle di riuscire almeno a respirare … ma di toglierle il cazzo completamente inzuppato in lei non se ne parlava neppure.
Flora al massimo della goduria mise la mano sotto lo scroto del giovane, analizzando con le dita la totalità definitiva della penetrazione.
Si alzò controvoglia da quel monte di membra avvinghiate.
Era squassata, anima e corpo, come se fosse stata lei ad essere profanata … sfondata senza pietà.
- Chiavatela Marco … è tutta tua, adesso … vienile dentro senza temere. – disse con una voce strana, eccitata ma rabbiosa. Stava soffrendo come non mai per la sua natura che non le permetteva di avere Nicòle completamente sua.
Si ritrasse ai piedi del letto. Si sedette per terra e senza enfasi seguì da vicino tutte le fasi di quella copula da lei stessa organizzata.
Vedere Marco e Nicòle, uniti da quel cordone di carne, stretti in una intimità a lei proibita la fece sentire sola e inutile.
Tre anni d’amore, di abnegazione, di servitù, distrutti dalla natura delle cose … poteva leccarla fino a farsi sanguinare la lingua … ma mai avrebbe potuto farla godere tanto intensamente come solo un pene poteva fare. Aveva gli occhi umidi e, improvvisa, in lei montò la rabbia per quello sconosciuto che adesso stava montando la sua pupilla.
Se la fotteva dimenandosi in lei. Non contento la fece inarcare di più, mettendole un cuscino sotto la schiena, per continuare a chiavare in modo cadenzato e preciso.
Ogni tanto si fermava, col cazzo completamente dentro … allora era la piccola Nicòle che si agitava, scalciando lentamente e ruotando il bacino, per accogliere e saggiare l’asta infissa in lei.
I due ragazzi erano soli nel piacere, lontani da lei … entrambi.
Ecco, ora dimentica del dolore provato da poco, Nicòle si spingeva a favore di lui, emettendo quei suoni che Flora tanto bene conosceva e adorava: la giovane, incapace di controllarsi ancora, se ne veniva a lungo come era suo solito.
L’estasi di lei si trasmise a Marco, che poco dopo, folle di piacere, cominciò a spingere il suo orgasmo, tra le piccole labbra della figa di lei.
Nicòle era leggera e minuta. Marco sborrava e spingeva, al punto da farla risalire lungo il letto, verso la spalliera.
Dopo un lunga serie di spasmi incontrollati, Marco si calmò.
Flora aspettava, benigna, spiando da dietro lo strizzare delle natiche di lui.
Dopo parecchi minuti … tutto finì.
Il membro ancora barzotto, rosso e bagnato venne sfilato dalla vagina.
Flora ritrovò tutta la sua libidine in quell’attimo e volle tutto il piacere per sé.
- Alzati! – ordinò a Nicòle.
La ragazza non capì bene cosa intendesse, ma Flora fu lesta e l’aiutò con la mano a mettersi al centro del letto, in ginocchio e con le gambe divaricate … ma non una sola goccia del suo piacere andò sprecata sulle lenzuola: Flora fu subito sotto di lei.
Con la bocca e con la lingua sollecitò la piccola vagina irritata. Pian piano dalla fessura dischiusa un liquido rosato colò tra le labbra marcate di Flora …

La Fata di Ferro beveva alla fonte della sua piccola Principessa: un amore liquido, fatto di sperma, sangue e umori caldi.
Con grande maestria aveva dosato gli ingredienti nella coppa sacra della sua ancella … ora raccoglieva il frutto delle sue alchimie.
Incapace di amare col cuore, preferiva accontentarsi di sostituirlo con la voluttà estrema, per berne l’erotico liquore.
La domenica successiva fecero festa: più volte danzarono i balli dell’amore e il satiro, invitato alla tregenda, sparse ancora il suo seme virile nelle loro vagine infoiate.

Tre mesi dopo … la donna si accorse suo malgrado che le premure e i calcoli astrali estrapolati per Alba, avevano agito a discapito della dovuta attenzione per se stessa …
La Fata di Ferro era incinta … suo malgrado.
Dalla sua casa nel bosco mugghiò e sbuffò disperata e infuriata … cacciò la principessa dalla sua vita per sempre e nessuno ne sentì più parlare.



Epilogo

Senza l'amore, si sa, tutte le cose stridono e alla fine producono attrito.
L' attrito ha la pessima abitudine di attirare l'attenzione perché produce sforzo, calore e rumore.
L'unico sistema per attutire il rumore è usare il brodo di lacrime, ma produrlo non è sempre facile:
spesso sono in tanti a cercare di attutire gli effetti dell'attrito, versando tante lacrime, talvolta all'insaputa l'uno, dell'altra.

Sono passati tanti anni, il tempo ha cancellato e sbiadito tanti ricordi … anche il vecchio cartello sul sentiero che porta a una casa abbandonata; nonostante gli anni, però, ancora si può leggere l’antica scritta:
“ Qui abita la Fata di Ferro.
Lei ama tutti e nessuno.
Lei sfida la vita, ma la teme.
Quando gioisce … fa male.
Non è una vera Fata,
ma neppure sa essere una vera Strega. ”


FINE

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Posted by giessestory 2 years ago  |  Categories: Anal, Group Sex, Lesbian Sex  |  Views: 1540  |  
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Le mammelle di Raquel


Il racconto e frutto puramente di fantasia , che pero prende spunto da fatti di cronaca reali .


Fin dalla più tenera età il seno femminile è stato per me un incubo. In particolare le tette che più mi attraevano erano quelle di mia madre. Le tette di mamma erano per me un magnete. Da premettere che mamma mi ha lasciato succhiare le sue tette fino ad oltre i due anni. Poi nacque mia sorella che usurpò il mio posto. La odiai. Non durò molto. Anche lei, due anni dopo, dovette lasciare il posto al nuovo venuto: mio fratello. L’odio che prima avevo nutrito per mia sorella lo riversai sul terzo nato. Per tutto il periodo dell’allattamento di mia sorella e di mio fratello sono stato sempre presente. Mai ci fu giorno che non assistetti alle loro poppate traendone anche profitto. Gli anni passarono. Io crebbi. Eppure la figura di mia madre con le tette al vento era sempre presente nelle mie fantasie. Del resto mia madre non fece niente per scacciare dalla mia mente la visione delle sue mammelle. Al contrario era sua abitudine gironzolare per casa con vestaglie trasparentissime che mettevano in evidenza i suoi grossi seni (quarta taglia) con i grossi e scuri capezzoli che premevano contro la stoffa come volessero perforarla. Non solo. Anche quando andava in bagno lasciava sempre la porta aperta in modo che io potessi guardarla mentre stava seduta sulla tazza o sul bidet a fare i suoi bisogni o le sue pulizie. I suoi movimenti favorivano l’aprirsi della vestaglia mettendo in mostra le grosse bianche bocce di alabastro che ondeggiavano ad ogni suo movimento. Lei alzava gli occhi, mi guardava e sorrideva. Mai un rimprovero. Sembrava le piacesse mostrarmi le sue mammelle ne io mi premunivo di giustificare la mia presenza. Una cosa che mi faceva impazzire era quando la vedevo, in camera sua, seduta davanti allo specchio, nuda dalla cintola in su, noncurante della mia presenza, che si passava la crema rassodante su entrambe le zizze e concludeva l’operazione, sollevandole con le mani e portando i capezzoli alle sue labbra dove ad attenderli c’era la sua lingua che, con la punta, li titillava per diversi minuti dopo di che, dava un ultimo sguardo allo specchio e poi la frase che mi mandava in tilt.
“Siete magnifiche e vi amo.”
Raquel (è il nome di mamma) non aveva solo il seno bello e prosperoso. A vederla era uno spettacolo. 38 anni. Due grandi occhi neri. Una bocca con labbra carnose. Bionda. Alta circa 175 cm. gambe lunghe e cosce ben proporzionate che si perdevano in due favolose natiche. Nonostante avesse partorito ben tre volte aveva un corpo da far invidia alle più affermate fotomodelle. Un ventre piatto e, come già ho detto, due belle e grosse mammelle che ornavano il suo largo torace.
In famiglia ero l’unico che aveva un’attrazione morbosa per le tette di mamma. Ero l’unico che rovistava nella biancheria in cerca dei suoi reggiseno ed impossessarmene. Li portavo in camera mia e li conservavo sotto al cuscino dove puntualmente il mattino successivo mamma li trovava. Li prendeva e li riponeva nei suoi cassetti. Molte volte li ha lasciati senza portarli via e me lo rammentava appena tornavo a casa dalla scuola.
“Amore, puoi anche controllare, ho lasciato le cose come stavano. Non ho portato via niente dalla tua camera. Anche il cuscino è al suo posto.”
Io arrossivo e correvo in camera dove sotto al cuscino trovavo il suo reggiseno ben piegato. Lo prendevo e baciavo le coppe immaginando di baciare i suoi seni. Raquel sapeva di questa mia ossessione per il suo seno. A mia madre piaceva sentirsi guardata anche se gli occhi che la divoravano erano quelli del suo primogenito. In famiglia ero l’unico a godere della vista delle mammelle di mamma. La mia genitrice prima di mostrarsi semivestita, si assicurava che in casa non ci fossero ne mio padre, ne mia sorella e nemmeno mio fratello. Lei riservava unicamente ai miei occhi la bellezza delle sue bianche tette. Non solo lasciava che la guardassi ma mi provocava pure. Non faceva altro che torturarmi con domande del tipo:
“Ti piacciono le tette della mammina? Vorresti toccarle? Ti piacerebbe baciarle?”
e tante altre frasi dello stesso tipo. La tortura aveva termine solo quando in casa era presente qualche altro componente della mia famiglia. Non si limitava solo alle frasi. La sera, prima di andare a letto, veniva nella stanza che dividevo con mio fratello e ci dava il bacio della buona notte. Con mio fratello il bacio si limitava a poggiare le labbra della sua bocca sulla fronte; con me invece era diverso. Senza farsi notare da mio fratello si apriva la vestaglia e si chinava facendomi balenare davanti agli occhi le sue mammelle che penzolavano come due grosse campane e con i capezzoli che quasi mi sfioravano la bocca e invece di darmi il bacio della buona notte mi sussurrava:
“Vuoi succhiarle? Peccato che non ho latte altrimenti te lo lascerei fare.”
Già il latte. Ricordo che alla fine di ogni poppata riservata prima a mia sorella e poi a mio fratello mi chiamava e mi faceva succhiare il latte che le sue ghiandole mammarie producevano in eccesso. Ricordo che mi avventavo sulle sue poppe come un affamato. Le svuotavo di ogni goccia di latte. Quella pratica è andata avanti fino a quando ha smesso di allattare l’ultimo nato lasciando in me il mai spento desiderio di succhiarle le zizze. Ancora oggi questa mia ossessione mi toglie il sonno. Mia madre nonostante i suoi anni è una splendida donna. Cinque anni fa ha divorziato da mio padre che è riuscito ad ottenere l’affidamento di mia sorella e di mio fratello che all’epoca del divorzio avevano 11 e 9 anni. Io restai con la mia dea per mia scelta e per decisione del giudice che concesse il divorzio. Avevo 13 anni. Oggi ne ho diciotto. Raquel non si è mai lamentata di essere rimasta senza marito. Ha sofferto per la separazione dagli altri due figli alleviata dal fatto che almeno due giorni alla settimana li trascorre con loro. L’unico rimastogli sono io.
Il mese successivo al divorzio Raquel ha come un sussulto di libertà. La sua vita cambia completamente. Diventa più trasgressiva nell’abbigliamento e nel comportamento senza però mai trascendere nel volgare. Attira l’attenzione di ogni passante uomo o donna che sia. I suoi colleghi di ufficio le fanno continue avance. Lei gode di tutto questo e quando torna a casa mi fa il resoconto della sua giornata di lavoro suscitando in me invidia e gelosia. Raquel se ne accorge.
“Dimmi un po’, non è che sei geloso? Dai confessalo. Vorresti essere tu l’uomo che nel mio letto sostituirebbe tuo padre?”
Ed ogni volta non le rispondo. Mi limito a stringere i denti facendoli stridere e nel farlo le mascelle si induriscono. È il segnale che conferma a mia madre le sue intuizioni sui miei desideri.
“Anche se non rispondi so che è così. Tu mi vorresti nel tuo letto; tu desideri accoppiarti con tua madre.”
Poi il fatidico giorno giunge inaspettato. È estate. Siamo in vacanza nella nostra villa in montagna. Rientro da un’escursione. La villa è silenziosa. Vado in direzione del salone. La porta è aperta. Mia madre è seduta sul divano. Indossa la sua solita camicia che le arriva fino alle ginocchia. È completamente aperta sul davanti. Ha le mani appoggiate sulle prosperose mammelle e se le sta pastrugnando. Le sue dita sono artigliate ai grossi capezzoli e li sta torturando. Ha gli occhi chiusi. Le sue labbra sono dischiuse e dalla sua gola salgono suoni che denunciano un forte piacere. Non ho mai visto mia madre godere. Sono incantato. Di colpo Raquel apre gli occhi e mi vede. Sorride. La mia presenza non la infastidisce. Al contrario stende le braccia verso di me e mi invita a raggiungerla. In un balzo sono seduto al suo fianco. Mi fa il gesto di stendermi e di poggiare il capo sulle sue cosce. Vedo le sue mani adoperarsi per liberarsi della camicia. Resta completamente nuda. Senza distogliere lo sguardo dal mio china il busto in avanti e le sue mammelle ciondolano sul mio viso. Un capezzolo mi sta sfiorando le labbra.
“Su, apri la bocca. E’ giunto il momento. I tuoi sogni stanno per diventare realtà. Dai succhiami le tette. Sono anni che aspetti questo momento e sono anni che desidero che tu lo faccia.”
Non mi sembra vero. Sto certamente vivendo un sogno. Forse devo ancora rientrare a casa. No, non sto sognando. Quelle che pendono davanti ai miei occhi sono realmente le zizze di mamma e me le sta offrendo invitandomi a succhiargliele.
“Cosa stai aspettando? Non è questo quello che hai sempre voluto?”
“Si, mamma.”
Sollevo la testa quel tanto che basta per agganciare con le mie labbra il grosso capezzolo e trascinarlo nella mia bocca. Le mie labbra hanno anche circondato la sua grossa e scura aureola. Con la lingua schiaccio il capezzolo contro il palato e comincio a succhiare. E’ una cosa che ho sempre saputo fare e trattandosi delle zizze di Raquel i miei ricordi non mi tradiscono. Con voracità passo da una tetta altra. Mamma lancia continui miagolii. Una sua mano prende a sbottonarmi la camicia. La lascia scorrere sul mio torace. Le sue dita giocano con i miei capezzoli; continua a scendere; mi slaccia la cinghia dei pantaloni e fa scorrere la zip. La sua mano si posa sugli slip che coprono il mio indurito cazzo. Lo accarezza. Lentamente le sue dita si infilano negli slip. Incontrano il cazzo e lo circondano.
“Però. Sei ben messo. Non credevo avessi un cazzo di tali dimensioni. Da quanto è duro arguisco che vorresti dargli un ricovero per farlo ammorbidire. Ti piacerebbe infilarmelo nel ventre? Vuoi chiavarmi?”
Non è possibile. Mia madre mi sta chiedendo se voglio chiavarla.
“Mamma sarei l’uomo più felice del mondo se il tuo ventre desse ospitalità al mio cazzo. Si, voglio chiavarti. ”
“Fallo. Ho atteso questo giorno da tanto tempo, forse troppo tempo. Vieni entra in me e possiedimi.”
Mi metto in piedi e mi libero dei vestiti. Intanto mamma ha spostato il suo bacino sul bordo del divano ed ha allargato le cosce a compasso. Una folta foresta di peli nascondono la sua vagina. Senza porre altro tempo tra il mio cazzo e le sue grandi labbra mi posiziono fra le sue gambe ed indirizzo il muscolo di soda carne contro la sua vagina. Il glande si apre la strada verso l’interno. Mamma solleva il bacino quel tanto che basta a far scivolare verso il profondo dello scuro orifizio vaginale il mio ariete che, a dispetto di molti altri, è di buone dimensioni sia in lunghezza che in larghezza. Mentre la penetro mamma lancia continui miagolii di piacere.
“Dai, figlio mio, stantuffa questo tuo pistone nel ventre della tua mammina. Sono anni che un cazzo non ara la mia vagina. Ho dimenticato cosa significa farsi chiavare da uno stallone bello e forte. Fammi galoppare fino a sfinirmi.”
Non so come ma metterò tutto il mio impegno per soddisfare la sua voglia di piacere. Devo riuscire a farle dimenticare il periodo di astinenza. Sono suo figlio e non voglio deluderla. Lentamente comincio a pompare il mio cazzo nella sua orrida vagina. Lei apprezza il mio modo di chiavarla.
“Si, continua così. Dai, fai impazzire la tua mammina. Dio come sei bravo. Mi piace molto il modo in cui mi stai chiavando. Dimmi, amore, chi è la tua maestra. Chi ti ha insegnato a chiavare in questo modo?”
Senza smettere di pomparle il cazzo nella pancia le rispondo.
“Tu sei la mia maestra. Io non ho avuto altre donne. Tu sei la prima. Ho fantasticato molto possederti. Ho immaginato come sarebbe stato bello chiavarti e al come procurarti piacere. Ed ora eccomi qui, con il mio corpo fermo fra le tue cosce e con il cazzo piantato dentro al tuo ventre provando e cercando di darti il massimo del piacere. Mamma io non ti ho mai tradito.”
Gli occhi le si riempiono di lacrime.
“Amore, veramente sono la tua prima donna? Prima di me non hai chiavato nessun’altra donna. Non sei stato nemmeno con le prostitute?”
“No, fra me e te non c’è mai stata nessuna altra.”
“Mi stai facendo dono della tua verginità? Figlio mio, stai facendo di me la donna più felice del mondo.”
Mi circonda il torace con le braccia e mi attira a se. Le sue lunghe gambe vanno ad incrociarsi sulla mia schiena. Due bianche cosce stringono i miei fianchi. Avvicino le labbra alle sue e le infilo la lingua in bocca; lei se ne impossessa e la succhia con avidità. In tutto questo tempo il dentro fuori del mio cazzo nella sua vagina non ha avuto un attimo di tregua. Il mio pene affonda nell’agognata figa di mia madre come un piolo affonda nella terra. Ad ogni colpo Raquel emette lunghi ululati che mi eccitano e mi incoraggiano a continuare nell’azione intrapresa. Mai avrei pensato di riuscire a chiavare mia madre, la donna dei miei sogni erotici. La sento irrigidirsi.
“Sì; Sìììììììì, così. Oh dio sto venendo. Non credevo fosse possibile. Non smettere.”
Non ne ho la benché minima intenzione. Al contrario aumento l’andatura del dentro fuori. Il mio ariete affonda nel suo corpo con più vigore. I colpi che le fiondo nel ventre sono violenti. Le sue urla di piacere si intensificano. Un ruggito mi dice che il suo piacere è giunto al culmine. Sta godendo. Un attimo dopo anche il mio vulcano va in eruzione.
“Mamma, non riesco a trattenermi. Vengo.”
“Si vieni pure. Non darti pensiero. Scarica il tuo piacere nella mia pancia. Riempi la mia vagina del tuo liquido seminale.”
Bordate di denso e copioso sperma si riversano nella sua vagina andando ad infrangersi contro il suo utero. Il mio sperma si unisce alle sue secrezioni vaginali dando così vita ad un lago che le colma la figa fino all’orlo. Il mio corpo non più in tensione si abbandona sul suo. Lei mi bacia il viso.
“Grazie. Non credevo riuscissi a farmi godere. Per essere la tua prima volta sei stato meraviglioso. Dai, tiralo fuori e lasciami andare in bagno.”
Mi sollevo e le sfilo il cazzo dalla vagina; mi metto al suo fianco. Lei si alza e si dirige verso il bagno, entra e chiude la porta dietro di se. Resto solo a rimuginare su quanto è accaduto. Ho chiavato mia madre e lei è cosciente di essersi accoppiata con suo figlio. Da oggi la nostra vita non sarà più la stessa. Sono perplesso. Che futuro potrà mai avere il mio amore per mia madre? È Raquel a dissipare ogni mio dubbio. Dopo circa un’ora esce dal bagno; è avvolta in un accappatoio rosa. Si avvicina; si china e mi bacia le labbra.
“Tocca a te. Quando avrai finito raggiungimi nella mia camera da letto. Da questa sera sarà anche la tua camera. Dormiremo nello stesso letto. Sarai il mio amante e niente ti strapperà dalle mie braccia.”
“Mamma sei protetta? Voglio dire hai preso le dovute precauzione?”
Raquel mi guarda con un ghigno dipinto sul volto. Non mi risponde. Si gira e scompare nella camera da letto. Due mesi trascorrono da quella nostra prima volta. Io e mamma ci sollazziamo senza un attimo di sosta. Il kamasutra diventa il libro più seguito. Una sera stiamo nel salone. Sono disteso sul divano e con la testa appoggiata sulle sue cosce. Lei mi accarezza la testa. Le sue dita si intrufolano nei miei capelli. La sua voce mi arriva all’orecchio. Parla con calma.
“Amore è accaduta una cosa meravigliosa. Grazie a te sarò di nuovo madre. Sono incinta. Mi hai ingravidata.”
Balzo a sedere. La guardo sbalordito.
“Stai parlando seriamente? Nel tuo ventre sta crescendo un figlio mio?”
“Sì. Avrai un figlio e sarò io a partorirlo; spero non ti dispiaccia?”
“Dispiacermi? E perché? Avere un figlio da mia madre è la cosa più bella che potesse capitarmi. È il più bel regalo che tu potessi farmi.”
La stringo contro di me e la copro di baci. Mi allontana. Assume un espressione seria.
“Amore, ti rendi conto che non possiamo più restare in questa città. La gente già mormora su noi due e quando mi vedrà andare in giro con il pancione non impiegherà molto a trarre conclusioni. Anche se siamo due adulti avremmo molti fastidi. Nessuno perdonerebbe ad una madre di essersi fatta ingravidare dal proprio figlio. Dobbiamo lasciare questo paese.
Lasciamo il paese. Ci trasferiamo in un’altra nazione dove compriamo un vecchia e grande villa che ristrutturiamo. Trascorso il termine della gravidanza Raquel partorisce una bella bambina. Il rito dell’allattamento viene ripreso. Mamma ha due bambini da sfamare. Io e mia figlia. È l’inizio di una nuova vita.
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Posted by ReLucertola 3 years ago  |  Categories: First Time, Mature, Taboo  |  Views: 1386  |  
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