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Gnatas (racconto)

... prima volta non lo comprendo. Mi rispose sorridendomi di chiamarsi Gnatas.

Subito, mi diede l’idea di una persona educata e ... a casa. Mentre cercavo di andarmene, evitando la conversazione vidi Gnatas, che usciva dalla doccia, che si massagiava il pacco e ... ... Continue»
Posted by vanesya 2 years ago  |  Categories: Anal, First Time, Shemales  |  Views: 795  |  
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L'onore - The honour









“Gli uomini hanno per natura più paura della verità che della morte”

Kierkegaard


1

- Facibuk? – la signora Silvana rise, con la solita genuinità – Nooo! Nun fa pe' mia! Sono cose per voi, che siete giovani! –
- Ma perchè, voi non siete giovane? – la apostrofò Daniela.
La ragazza, sedeva sempre vicino a Giuseppe, il primo figlio di Silvana, e lei, lo aveva notato.
Una sola cosa si era imposta nella sua vita e non transigeva, anzi, spesso si era scontrata col marito su questo: non sarebbe mai intervenuta sulle scelte dei figli.
Erano bravi ragazzi, ringraziando iddio?
Erano intelligenti e rispettosi?
Bene!
Lei aveva fatto il suo dovere. Educarli, dargli sempre il buon esempio, controllare che non uscissero dal “seminato” ... questo sì. Per il resto la vita era la loro e loro le scelte e le decisioni.
- V’insegno io – disse prontamente Diego, il più malandrino della combriccola. La signora Silvana aveva spesso intercettato i suoi sguardi indiscreti mentre, furtivamente, cercava di intuirne le forme, nascoste dagli vestiti.
“Tipico!” pensava Silvana, facendo sempre attenzione a starsene composta. Una caterva di ragazzi invadeva, periodicamente, la sua grande cucina. Con tre figli cresciuti, ne aveva dovuti domare di sguardi, procaci e curiosi.
Con Diego, però, era stato sempre più difficile: in quel ragazzino, adesso, più che ventenne aveva sempre notato una maggior decisione, a volte una vera e propria sfida, ma non era mai successo niente.
- Che c’entra? – intervenne Giuseppe – Non capisci mai niente ... Facebook è uno strumento: stop! E’ come la macchina, dipende da come la guidi, dall’uso che ne fai. –
- Non offendere la tua mamma, sai! – Silvana si armò, minacciosa, della “cucchiarella” (il mestolo di legno) che, per caso, si trovava sul lavello, a portata di mano. Tutti risero, divertiti, mentre Giuseppe sbuffava, fingendosi seccato.
- Vedete, zia – tutte le ragazze la chiamavano così, anche quelle che non le erano nipoti – Effebbì non è altro che una bacheca gigantesca ... immaginate: è come un cartellone nel bar in piazza. – Daniela era sempre dolce con lei, forse cercava di passar attraverso il suo cuore, per conquistare quello di Giuseppe. – Voi volete condividere qualcosa? Non so ... una foto, un viaggio, un pensiero, allora lo scrivete qui. E tutti, possono vedere ... –
- ... i fatti miei?! – la stoppò Silvana, con un sorriso.
Silvana, era rimasta ferma alle pagine di ricette e ai siti di archeologia, la sua vecchia passione. E suo marito, Rosario, era ancora più refrattario di lei.
- No, mica tutti, mamma. – disse Giuseppe – Solo le persone che fanno parte della tua cerchia. Che ne so ... familiari, amici ... –
- Ah, ah, ma questi qua i fatti miei già li sanno ... telefono e glieli dico! E tuo padre si lamenta della bolletta ... –
Quei momenti pomeridiani, quando arrivavano ondate di ragazzi, le mettevano allegria. Dipingevano di rosa la monotonia dei suoi giorni grigi e anche dei suoi pensieri, a volte più grigi dei giorni.
Forse perché il vederli così speranzosi, così proiettati verso il futuro: pregava spesso perché ognuno di loro, non solo i suoi ragazzi, potesse perseguire i sogni che teneva nel cuore.
- Serve pure a farsi nuove amicizie – intervenne Diego – o, per le belle signore, come voi, a ritrovare qualche vecchio spasimante ... – stavolta la “cucchiarella” partì in direzione del giovanotto, ma lui se lo aspettava e fu lesto a schivare, ridendo.
Più tardi, mentre sistemava i piatti della cena nella lavastoviglie, Silvana pensò che forse Diego aveva ragione, forse avrebbe potuto tentare di capire come funzionava “sto’ cacchio di Facebook”.


2


Due mesi dopo.
- Stai al posto tuo! – bisbigliò Silvana a Diego, che seduto al suo fianco, davanti al tavolo della cucina, come il solito ci provava.
Inavvertitamente, la sua gamba premeva con più insistenza contro quella della donna. Lei aveva il doppio della sua età.
Naturalmente fingeva di non farlo apposta, però arrossiva davvero, quando Silvana lo richiamava.
Diego, nonostante avesse solo ventidue anni, era un vero galletto e, parole sue, il più “esperto” di tutti. La madre di Giuseppe riusciva a mortificarlo con due parole: nel suo tono non c’era solo il rifiuto ma la derisione.
Approfittando del “corso” d’informatica, che si era offerto di farle a tempo perso, Diego già due o tre volte, aveva provato a fare la “mano morta” con la Silvana e, ogni volta, era stato messo a posto con un sussiego, una padronanza, che nemmeno sua madre riusciva a tenere, con lui.
Diego, improvvisamente, si sentiva minuscolo, schiacciato, come fosse stato trovato nel bagno, a farsi una sega su un giornaletto. Non era il gesto in se, nemmeno le parole ... a ucciderlo, era il senso d’inadeguatezza che lei gli trasmetteva e lo rendeva ogni giorno più “cotto”. Innamorato di quella donna, che lo faceva impazzire fin da quando aveva quindici anni o poco più.
In quei momenti, desiderava ardentemente che lei lo ritenesse un porco; ma che non si accorgesse mai di quanto, inutilmente, la amava.
Pensandoci diventare ancora più rosso; allora si ricordava di essersi spacciato per play boy ... e il rossore raggiungeva limiti non più percepibili dall’occhio umano.
Basta!
Deciso: era l’ultima volta che metteva piede in quella maledetta casa!
Già sapeva che domani, come il solito, avrebbe inventato qualsiasi scusa pur di tornare a casa di Giuseppe, che forse per questo, era il suo miglior amico.
Silvana ne aveva visti tanti di ragazzi eccitati ma la sua incrollabile fedeltà alla famiglia, solenne promessa, fatta più a se stessa che al marito, la rendevano una domatrice esperta di animi infervorati.
- Procediamo! – disse con una simpatia che stemperò totalmente i timori del povero Diego. - Quindi, se volessi, potrei aprire un altro ... come dici tu? Ah, Account, con un altro nome, diciamo di fantasia, per non far vedere a tutti i fatti miei. Giusto? –
- Proprio così – Diego si riprese; era felice di rendersi utile e poi, la mamma di Giuseppe, non era una “vongola”, come si poteva pensare. Pochi lo sapevano ma, la donna, aveva anche frequentato la facoltà di Archeologia.
Ormai, Silvana, era presente su FB col suo vero nome ma, entrando in quel mondo, con sorpresa, si era scontrata con suo marito. Questi sguazzava nel Social, anche con una certa maestria, come lo stesso Diego le aveva potuto dimostrare.
La signora, dopo pochi giorni dalla sua iscrizione, mentre si scambiava le amicizie con parenti e amiche, incappò, ovviamente, nel profilo di Rosario Messina, dalla foto era proprio lui, suo marito. Ne fu colpita ma non eccessivamente e, con ingenuità, gli chiese l’amicizia.
Altro che amicizia! Quella sera, apriti cielo!
Rosario piantò un casino, del tutto incomprensibile per Silvana, dopo le prime battute, lei, con fermezza, lo bloccò:
- Scusa ma tu non eri quello che non sapeva nemmeno accenderlo, un Computer? –
- Che c’entra – si scherni Rosario – all’ufficio ce l’hanno tutti sto “Facebuk” è una stronzata! –
- E allora, se è una stronzata, perchè ti scaldi tanto? Forse che ci fai le “acchiappanze”? – lo redarguì – Ti pensi che non ho visto che foto hai messo? E’ di dieci anni fa: il bello di facebook! Eccolo, lo tengo in casa! –
La lite proseguì ma senza spargimento di sangue, però, suo marito, l’amicizia non la accettò mai e quando la vedeva al PC, faceva una faccia talmente brutta che, alla fine, Silvana preferì evitare di andare sul sito, quando c’era il marito.


3


Il signor Rosario era un uomo all’antica.
Ormai soddisfatto della sua riuscita nella vita, si riteneva anche abbastanza fortunato: aveva raggiunto ciò che desiderava.
La sua esistenza era migliore di quella di suo padre, operaio ed emigrante. Lui si era evoluto, aveva avuto le sue “esperienze” e alla fine aveva sposato la donna che voleva.
Grazie ai consigli della mamma, santa donna ... insomma “santa” nel senso che era stata in gamba, lui era riuscito a incastrare e domare, la più bella del paese: un fiore.
L’aveva presa, concupita, sverginata e, per riparare, sposata: tutto secondo i piani.
La sua mamma, gli aveva spiegato come fare ogni passo. A pensarci bene, la madre gli aveva sempre dato tutto, ma su quest’argomento, oggi Rosario, uomo fatto con prole e famiglia onorata, si ritrovava sempre confuso e vittima di pensieri, forti e contrastanti.
Le velleità giovanili di Silvana, i suoi sogni di ventenne (figurarsi: voleva fare l’archeologa e girare il mondo), con la nascita dei figli, i primi a raffica, uno dopo l’altro a un anno di distanza, l’avevano impegnata abbastanza da imparare ad amare la famiglia e anche suo marito, alla fine.
Sua madre aveva visto giusto. Silvana era divenuta saggia, per forza di cose.
Infine, un posto fisso, prezioso. Anche in questo caso era stato decisivo l’intervento di sua madre, aveva convinto un prelato a prendere a cuore la situazione di suo figlio.
Allontanarsi dalla Sicilia e trasferirsi al nord era stato un toccasana per la sua famiglia.
Nonostante la segretezza delle loro azioni giovanili, in un paesino siculo, i muri hanno orecchi. La gente non ha molto da fare e, spettegolare, è uno sport nazionale.
Al nord, in una grande città, anche i figli erano cresciuti diversamente e con opportunità migliori.
Sì: era un uomo fortunato ... e, con l’età, aveva imparato, anche a essere scaltro.
Oggi, avere al suo fianco una moglie ancora bella, onesta e desiderata, soddisfaceva la sua libido al massimo. Un vero leone che contempla il suo dominio.
Lei gli voleva bene, col tempo, forse, lo aveva anche amato. Questo interrogativo che, quand’era giovane lo tormentava a causa della sua “ingenuità” sentimentale, con gli anni non lo interessavano più, anzi.
I ricordi forti, estremi, della sua incredibile gioventù, lo portavano, con la fantasia, a cercare situazioni sessuali molto più intricate, cariche di libidine e, ammettiamolo, più perverse, rispetto a quanto gli poteva offrire una donna sicula, limitata, cresciuta e vissuta, tra quattro mura, come la sua “dolce metà”.
Silvana era bella ma non era zoccola, e così doveva essere: madre esemplare, bastava!
Il sesso canonico e sempre più diradato, vissuto nel talamo, soddisfaceva anche Rosario, ormai. Tanto, con qualche euro in più in tasca, si poteva permettere un paio di trasgressioni al mese, in tutta segretezza.
Ora, da quando nell’ufficio polveroso, gli avevano installato un PC collegabile a internet, stava scoprendo anche un mondo nuovo, segreto e pregno di pornografia.
Non gli sembrava vero, dopo tanti anni, poter rivedere e riprovare situazione e sentimenti che appartenevano a un passato, che aveva voluto credere sepolto, remoto.
Scoprì, tra l’altro che, in vari siti, molte persone affidavano a racconti erotici, spesso autobiografici, le loro esperienze più intriganti.
Il piacere provato a sbirciare in certe storie di vita vissuta, lo invase al punto di portarlo persino a masturbarsi, mentre s’invischiava in quelle confessioni morbose e realistiche.
Erano in molti a scrivere male ... finché un bel giorno Rosario decise:
- Se lo fanno questi “cani” perchè non posso farlo anch’io? Certo che ne avrei di cose da raccontare ... li lascerei tutti a bocca aperta! –
E così comincio, sotto uno pseudonimo, a scrivere le prime confessioni, le prime pagine del suo racconto.
Caricò i capitoli sul server; poi si firmò, “rossoenero” e poi, nello spazio riservato all’identificazione del “genere del racconto”, cliccò sulla casella: i****to.
Premette invio e ... sparse le penne.
“Fu vanagloria? ... ai posteri l’ardua sentenza.”


4


La sera, quando tutti erano impegnati a fare i fatti loro per poi, a mano a mano, crollare tra le braccia di Morfeo, Silvana non perdeva tempo alla TV, né si faceva vedere al PC ... così suo marito non rompeva le palle. Cucinava, discreta, nel suo piccolo regno.
Con questo stratagemma si era ritagliato uno spazio tutto suo. Infatti, il giorno dopo, quando tutti erano fuori, lei aveva campo libero per lo meno fino alle due.
Allora, prendeva il piccolo PC che le aveva procurato Diego e, nella più totale segretezza, iniziava, per qualche ora, una seconda “vita”. Niente d’illecito ma, dopo essersi fatta una nuova identità, su FB, se la spassava, fingendosi una giovane, abbastanza disponibile e disinibita.
Aveva caricato foto false, alcune persino osé, e facendo la “gatta morta” si tirava indietro una miriade di “micioni” più o meno allupati.
Era solo uno svago ma la divertiva e la teneva impegnata.
Solo Diego conosceva i suoi segreti ... ma il ragazzo le era devoto: ora lei lo teneva al corrente di tutto e fingeva di non accorgersi di qualche palpatina, poco innocente.
Nel loro rapporto, spingendosi leggermente oltre, Silvana aveva capito che la voglia di “fottersela” del ragazzo, nascondeva ben altro: il povero Diego era cotto di lei. Adesso, con la profferta di qualche piccola confidenza ben dosata, era diventato il suo paladino ... una specie di cavaliere, che pendeva “inpappagallito” dalle labbra della sua Dulcinea.
Gironzolava tra i video e le foto, chattava con amici, amiche e illustri sconosciuti.
“Dieguito” la contattava spesso ed era talmente entusiasta, del rapporto con l’alter ego di Silvana, Nefertite, che quasi lo preferiva a quello, regolare, che tenevano davanti a tutti.
La donna guardava, capiva, si emancipava ma rimaneva nei limiti, sani, della sua natura semplice.
Alla fine cercava sempre qualcosa ... un’illusione inutile che non sarebbe mai stata coronata dal successo. Ma senza un pizzico di nostalgia nel cuore, la vita non varrebbe la pena di essere vissuta.
A volte, era talmente rapita dalle schermaglie da “Nefertite” che, per giorni, dimenticava completamente di avere un altro nick, ufficiale e realistico: Silvana Negri, 43 anni, sposata.
Eppure, una mattina del tutto normale, fu proprio quell’account a rivelarle una sorpresa che le avrebbe cambiato la vita.

“Toc, toc” diceva un messaggio ... solo questo e poi una sigla, forse una firma: A. S.
Anche tra le richieste di amicizia, molto rade per la verità, c’era una notifica: A. S. ti ha inviato una richiesta.
“A. S., uhm?” Silvana ci rimuginò e fece finta che il suo cuore non battesse all’impazzata.
Non voleva illudersi, anche se, come Penelope aveva sempre sperato ... sognato ... mentre gli anni passavano come pagine di uno stesso, monotono, copione.
“Prego?” rispose Silvana: solo questo.
Poteva non essere lui, anzi, di certo non lo era. Poteva essere anche uno scherzo, o peggio, una trappola.
Conosceva suo marito, nonostante che, negli ultimi anni, si fosse quasi completamente disinteressato a lei, era un tipo abbastanza subdolo e vendicativo ... mai trasparente riguardo a ciò che davvero gli passava per la testa.
Intanto, le ore passavano.
“Aesse” sembrava lo facesse apposta.
Silvana s’inventò di tutto e lustrò la casa, nevroticamente, fino a “consumare” le superfici degli arredi ... poi, poco dopo le dodici:
“Nuovo messaggio da A. S.”
Lo aprì trepidante, sapeva che, dall’altro lato, sarebbe stato lampante che lo avesse letto solo un millesimo di secondo dopo la sua comparsa sul video, ma non se ne curò.


5


“Ciao, io mi chiamo Antonio Salzano, credo di conoscerti. Se mi sbaglio, scusami.
Altrimenti, vorrei chiederti l’amicizia ... se lo ritieni possibile.”
“Ho conosciuto un ragazzo ... tanti anni fa, si chiamava così. Ma come faccio a sapere se è lei?”
Il cuore di Silvana batteva nel petto e gridava: “E’ lui ... è lui ... !” ma lei non si fidava.
Solo in quel momento se ne rese conto: erano vent’anni che aspettava!
“Ci vuole poco: premi quel bottoncino con una piccola telecamera e mi vedrai.”
Sempre più certa: “Io non faccio cam!” rispose, fingendosi indignata e poi, subito, “Veramente nemmeno potrei ... ho a stento il PC: niente videocamera.”
“Non m’interessa vederti, sarai diventata brutta e anziana:-)” poi digitò “Ma se vuoi, premi e vedrai me! ”
Basta giocare a rimpiattino: Silvana schiacciò il piccolo pulsante e, pochi istanti dopo, nel riquadro nero, apparve un viso sconosciuto; o no?
No! Era lui ... oh si: era lui.
Fu travolta da un’emozione che non avrebbe mai creduto di provare.
Era lui, Antonio. Nascosto tra le pieghe di qualche ruga, acquattato tra i capelli più radi, Antonio guardava verso di lei, senza vederla.
Il ragazzo con cui aveva costruito i sogni più belli.
Nascosti nei cortili, quando il sole mordeva le strade bianche; scampati negli androni, quando la pioggia scrosciava: parlavano, sognavano e si toccavano, carichi di desiderio ... si baciavano.
Quei baci innocenti, lontani, Silvana non li avrebbe mai dimenticati.
Suo marito, negli anni, aveva ispezionato e violato ogni suo anfratto, posseduto ogni parte del suo corpo ma, i baci ... i baci glieli aveva sempre negati o, perlomeno, li aveva venduti cari.
Non voleva perdere il ricordo dolcissimo dei baci di Antonio. L’unico ricordo che le era concesso: relegato nel profondo dell’anima.
“Antonio ... che piacere, ero certa che non ti avrei visto mai più” cercò di dare un tono conviviale alla conversazione ma lui tagliò corto.
“Senti, a me questi aggeggi mi fanno schifo, poi ti spiego perchè ... posso telefonarti?”
Fu presa alla sprovvista, non voleva fare niente di avventato, non ebbe il coraggio di dirgli di no.
“Va bene ... ma solo per pochi minuti, io ...” e gli diede il suo numero.
Un attimo dopo, il telefono squillava e Silvana rispose. Parole, dolcissime, sbocciarono tra loro, come fiori impazienti che, a primavera, hanno fretta di rompere l’ultima brina dell’inverno.

Pochi giorni dopo, “Dieguito”, più incantato che mai dalla sua “musa”, le invase la cucina, alle undici del mattino. Orario insolito: ma Silvana si sarebbe sentita ridicola a non farlo entrare.
Il ragazzo era concitato, gli occhi un po’ esaltati, era, evidentement,e preda di qualche forte emozione. Per un attimo Silvana temette di avere sbagliato ad aprire ... chissà? Con i giovani di oggi non si sa mai ... circola tanta droga.
Il ragazzo aveva il PC sotto un braccio e, senza parlare, lo pose sul tavolo della cucina, poi sedette: sembrava sfinito.
- Vorrei farti vedere una cosa ... – cominciò.
Silvana, gli aveva concesso di darle del tu, come lui anelava, ma solo quando erano soli.
Capì che l’eccitazione del giovane non era rivolta a lei, ebbe la netta sensazione che qualcosa di grave aleggiasse nell’aria.
Per un momento temette di essere stata scoperta ... ma, per fortuna, Antonio Salzano non c’entrava per niente.


6


Silvana era allibita e incredula ma fece del suo meglio per nascondere la sua trepidazione.
Dopotutto, perchè farsi coinvolgere nell’esaltata visione di Diego?
- Non capisco come ti è venuto in mente che questa storia possa riguardare noi? – Silvana lo guardò fredda e nervosa.
Diego fu colto alla sprovvista e iniziò a pentirsi della confidenza che si era preso.
- Ma, mi sembrava una cosa interessante; alcuni particolari, raccontati da tuo marito ... – cercò di riprendere terreno, ma capì di aver fatto un enorme sbaglio e che una donna come Silvana sarebbe stata intransigente, su certi punti.
- Vedi, Diego – Silvana si addolcì, artatamente, – io mi sono accorta di questa tua ... come dire, predilezione, nei miei confronti, ma devi rassegnarti: è del tutto impossibile. Non ci sono speranze, io non sono quel tipo di donna ... non ci riuscirei mai, capisci? – lo guardava fisso negli occhi.
- Inutile cercare mezzucci, denigrare mio marito ... non fai che darmi un grande dispiacere e so che questo tu non lo vuoi, vero? –
Silvana cercava di calmare il giovane e, soprattutto, di spostare la sua attenzione su altri argomenti. Faceva di tutto perchè il racconto, che le aveva sottoposto, passasse in secondo piano.
- Forse è meglio che per un po’ non vengo, allora. – disse Diego, rassegnato – io non ce la faccio ... tu, tu mi fai impazzire, non riesco ... è più forte di me. –
- Ma è impossibile. Mi puoi volere bene, ma solo nei tuoi pensieri. Voglio che tu mi stimi proprio per come sono fatta! – incalzò Silvana – Tu non puoi saperlo ma anch’io ho amato, per tanti anni, una persona senza potere averla, mai. –
Le brillavano gli occhi: – Nessuno lo sa! –
Sconfitto e amareggiato Diego raccolse le sue cose e si avviò mesto alla porta.
Silvana lo accompagnò e con grande dolcezza gli disse: - Io lo chiudo questo benedetto account, per evitare altri malintesi. –
Diego aprì la porta ma Silvana lo trattenne e la appannò di nuovo:
- Vieni qua – disse e gli diede un lungo bacio sulle labbra. Voleva essere il suggello di un addio.
Il ragazzo andò via quasi di corsa, non voleva mostrare le sue emozioni.
Non lo avrebbe mai saputo, ma per Silvana, donna molto trattenuta nel piacere, quel bacio era stato veramente tanto.
Mentre le si rimescolava lo stomaco, per l’emozione sopita, alle sue spalle la chiave girò nella toppa in maniera del tutto inattesa.
Silvana si raggelò: era ancora nell’ingresso e, di fronte a lei, Rosario, la scrutava, come se volesse indagare sulle sue emozioni.
- Ch’è stato? Che hai visto un fantasma? – le disse scontroso – Che cazzo voleva il ragazzo? Per poco non mi buttava giù dalle scale ... che viene a far qua? Giuseppe c’è? –
Silvana fece del suo meglio per riprendersi: Rosario non tornava mai prima di sera!
- Ma tu ... che cosa ci fai qui? – disse lei, abbastanza ingenuamente.
- Che ci faccio ... che ci faccio? Proprio non ti accorgi neppure che esisto. C’hai sempre la testa nel pallone. –
Rosario le passò davanti e, attraversando la sala, andò spedito in camera, per cambiarsi.
Da dentro, continuò: - Te ne sei accorta che avevo la febbre ieri, o no? Mi sento una schifezza, ecco tutto. –
Il cuore di Silvana batteva all’impazzata, per fortuna, il marito, non aveva posto l’occhio al PC, che era aperto sul tavolo.
Era partito il salvaschermo, ma sarebbe bastato un leggero tocco e, in primo piano, il racconto erotico di “Rossoenero” avrebbe fatto bella mostra di se sullo schermo.
Anche se non l’avesse scritto lui, le descrizioni contenute in quelle pagine, avrebbero potuto far arrossire Silvana per i prossimi due secoli.


7


Antonio tamburellava con le dita sulla scrivania, mentre guardava quegli appunti scritti, grossolanamente a matita.
Per esperienza, non salvava mai niente di compromettente, sul PC.
Sul foglio c’erano tutti gli indizi che Silvana gli aveva voluto procurare ...
“Rossoenero”; sito: http.piacereprofondo.bal; racconto: La femmina onesta;
su facebook: rosario due; la sua e-mail: rosariomessina65@... e persino la password. Silvana, conoscendo bene il marito, sapeva dove frugare e l’aveva trovata

Povera, innocente Silvana ... quanto l’aveva amata e quanto aveva sofferto per lei.
Gli fu sradicata da dentro, come se gli strappassero il cuore: una parte fisica di lui.
Da un giorno all’altro, lei e gli altri (ora sapeva che era stata costretta a farlo) avevano deciso del suo destino e lo avevano condannato, senza appello.
Il suo reato? Quello di non averne commessi.
Come un coglione, aveva rispettato Silvana e i suoi sogni. Per tre anni, aveva aspettato e desiderato che si sposassero, per poterla fare sua, finalmente.
Tre anni di rapporti arrangiaticci, mortificanti ... infantili.
E poi: fuori!
Rosario Messina e quella vipera di sua madre avevano fatto tutto.
Un pacco confezionato, al destinatario: e Silvana, si sposa con l’altro.
Per Antonio non c’era più niente, nessuno spazio; fu la stessa Silvana a dirglielo. Aveva le lacrime agli occhi ma non disse niente, non diede spiegazioni, non accampò scuse; solo poche parole: “E’ tutto finito! Non ti voglio vedere mai più.”
Se non glielo avesse detto lei ... se non fosse stata lei stessa a leggere il verdetto finale, forse lui avrebbe combattuto, lottato, magari fino alle estreme conseguenze. E Silvana questo non lo avrebbe sopportato, mai.
E Antonio, condannato da lei ... non aveva speranze, non aveva più forze. Tutto era finito per sempre. Quella storia gli aveva segnato la vita.
Ora, l’aveva ritrovata ... ma fino a pochi giorni prima era per lei un’amicizia affettuosa, niente di più.
Non una sola parola sul passato, non una sola speranza sul futuro.
Adesso tutto era cambiato: Silvana, la signora Silvana, era molto incazzata e chiedeva il suo aiuto ... ma lei non poteva immaginare che, queste cose non si fanno!
Invadere la privacy di un utente non è difficile, ma è molto pericoloso. Tutte le azioni sono tracciate e si perdono, tra milioni di altri dati.
Se nessuno li cerca ... transeat, ma se, da un qualunque evento, viene richiamata l’attenzione su qualcosa, i dati e tutto il resto, ritornano chiari e leggibili: ogni manovra può essere interpretata, riconosciuta e, lui, funzionario della Arex, nota produttrice di antivirus, avrebbe potuto passare un guaio serio.
Dopo la fine della storia con Silvana era scappato via, lontano. Si era laureato in Inghilterra: informatica. Una carriera fulminante, ora era un pezzo grosso e abitava al centro di Milano.
Analizzò attentamente la situazione.
La telefonata di Silvana era stata fatta da un fisso a un centralino: era quasi impossibile tracciare la loro conversazione.
Prese il foglietto con i dati che aveva segnato e avvisò la segretaria che, per oggi, aveva finito.
Nell’androne aprì la cassetta della posta aziendale, poi assicurandosi che non ci fosse nessuno, aiutandosi con una graffetta, sollevò uno scomparto segreto, invisibile, e mise le mani in un vano.
La sua cassetta poggiava sul vecchio foro del contatore Enel; adesso era stato spostato di fuori. Aveva approfittato di quell’opportunità durante i lavori di ristrutturazione. Prese una cartellina nera e uscì nella frenetica mattinata milanese.


8


Il bar-tavola calda, a pochi passi dalla stazione Bovisa, dopo le quattordici, si spopolò rapidamente.
Antonio aveva fatto colazione là, poi presentò fugacemente un documento ma non fu registrato, la cassiera infreddolita e distratta gli disse il codice a voce e lui si spostò nella saletta attigua, dove c’erano solo un paio di extracomunitari, intenti probabilmente a giocare on line o a cercarsi un lavoro.
Apri la valigetta nera, ne estrasse un iPhone e rimise a posto il documento falso, che aveva mostrato alla cassiera.
Dopo pochi secondi, attivata la connessione, lesse il racconto erotico di rossoenero: era la storia, intima e libidinosa, di un ragazzo siculo, molto introverso che per tutta l’adolescenza ha rapporti i****tuosi con la mamma. Approfittavano del fatto di essere soli in casa e si consolavano, l’un l’altra, per le rispettive solitudini.
Ovviamente, era solo un racconto, quindi poteva essere tutto, o quasi, frutto di fantasia. Niente di speciale, tranne che ad Antonio, quel tipo di descrizioni morbose, sui rapporti i****tuosi, procurava disgusto.
Ma la parte finale , invece, lo lasciò molto impressionato.
In realtà, poteva essere benissimo la storia dettagliata, di come, complice la madre e alcuni parenti, l’uomo si era impossessato di Silvana, costringendola, in un paesino di poche anime, a uniformarsi alle regole severe e antiquate di quei luoghi.
Rossoenero, descriveva con dovizia di particolari come aveva concupito la ragazza, come ne aveva approfittato e con quanta determinazione aveva proceduto, senza alcun rispetto né pietà, alla sua deflorazione e, subito dopo, all’inseminazione.
Metodico, preciso e sicuro di se, come una macchina; obbediente ai dettami di sua madre, il protagonista, aveva bloccato la vita della ragazza in pochi minuti, decidendo il suo destino futuro.
Tutto era descritto nei minimi particolari, anche ciò che successe dopo: la reazione delle famiglie, dei paesani ... indicava persino la macchina, con cui si era appartato, per sverginare la ragazza cha aveva puntato.
La rabbia montò nella pancia di Antonio, riportando in vita ricordi brucianti e dolorosi della gioventù.
Lesse e rilesse quelle parole, incredulo, poi emozionato, poi incazzato come una furia.
Fu doloroso ammettere con se stesso, che ciò che aveva scritto l’autore, sembrava troppo la sua storia, per non farlo infuriare e, allo stesso tempo, per fargli pesare tutta la vigliaccheria di allora.
Era solo un ragazzo!
Però oltre vent’anni di malinconia e di disincanto, l’incapacità di godersi la vita ... l’amore: probabilmente, derivavano da quel primo, tremendo, smacco.
Erano le cinque. Chiamò la cameriera e si fece portare un caffè e un brandy. Il calore del caffè fece entrare l’alcool in circolo, donandogli vigore ed euforia ... si sgranchì le mani e partì.
Entrò per prima cosa nella mail di Rosario, la password era corretta.
Naturalmente non c’era niente d’interessante, l’uomo era abbastanza scaltro, ma ignorante in informatica ... una mentalità comune, che porta a commettere errori madornali.
Ad esempio, nel cestino, aveva una mail, che lo avvisava di un cambio di password su un’altra casella, segreta.
Dopo un’ora, Antonio aveva sciorinato tutti i rapporti che il sig. Rosario Messina aveva avuto con il web, dal primo momento in cui accese un PC.
Era iscritto a siti con cam a pagamento, siti d’incontri hard e altre cosette.
Da qualche mese, scommetteva pure on line e ci aveva già rimesso oltre 6.000 euro.
Ma la notizia più importante, per lui, era che Rosario, incapace di trattenere la sua vanagloria, era, certamente, l’autore di quel racconto.
Chiese di telefonare dalla cabina. Sempre telefoni fissi, e rischiando di sbagliare orario, chiamò a casa di Silvana.
Per fortuna rispose lei.
- Dobbiamo vederci! – disse.
Dopo, prese un altro caffè; era quasi sera quando riprese la metropolitana.
L’iPhone, spento e senza batterie, era tornato nella sua custodia all’interno della borsa.
Quella notte, Antonio, dormì male.


9


Incontrare Antonio, dopo tanti anni, fu un’emozione tremenda e anche lui ne risentì.
Rimasero in silenzio a lungo, fissandosi solo negli occhi, come per convincersi che, l’altro, fosse proprio chi diceva di essere. Guardandosi, si cercavano l’anima.
Parlarono un po’ di loro, giusto per rompere il ghiaccio; Antonio non si era mai sposato, aveva avuto delle compagne e non aveva figli.
- E’ tutto vero – disse lui alla fine - ho controllato: è rischioso farlo, ma ne valeva la pena ... o forse no? Alla fine ti sto dando solo un’altro, tremendo dispiacere. –
- No, Antonio, non devi dire così! – s**ttò lei – ormai sapevo tutto, ti ho chiesto solo di aiutarmi, una verifica ecco ... volevo una certezza. –
- E adesso, “amica” mia? –
Silvana era po’ smarrita, forse pensava ad altro.
– Adesso devo riprendermi, pensare. Sai, a parte i figli, che amo più di me stesse ... questa vita che ho fatto, pare che non appartenga più. Mi sento come una che è stata in carcere ... una cui sono stati imposti ventidue anni di una vita che era scandita da altri. –
- Ti posso capire – disse Antonio, aveva le lacrime agli occhi e distolse veloce lo sguardo.
- Lo so, tesoro mio, lo so! – disse Silvana, prendendogli la mano e stringendola, un gesto che, in pubblico, non avrebbe fatto mai, fino a pochi giorni prima. Ma adesso non importava più.
Lui si confessò: in tutti quegli anni, la cosa che lo aveva devastato era stato il fatto di non aver saputo fare niente. Silvana lo redarguì, sincera: era proprio per questo che lo aveva scacciato, allora. Per evitargli di fare qualche sciocchezza ... lei si era rovinata e lei sola doveva pagare.
Si lasciarono con un abbraccio. Poi Antonio non la sentì per quasi un mese. In un messaggio, Silvana gli aveva chiesto di darle un po’ di tempo ... poi nient’altro, sparita.

Rosario Messere stava rientrando solito orario. Scese dal metrò due fermate prima.
A un’edicola, comprò Famiglia Cristiana, con l’inserto sulle dimissioni del Papa, la Settimana Enigmistica e pian piano si avviò, a piedi, verso casa.
Era molto turbato. Pochi giorni prima aveva accettato una nuova amicizia su Facebook. Una donna, sembrava ... una tipa un po’ strana.
In pochi giorni gli aveva fatto girare la testa, che troia doveva essere.
Si era confessata con lui, semplicemente e in maniera molto eccitante, fino a raccontargli del suo passato i****tuoso, con un fratello.
Il giovane era uno scapestrato, diceva lei. Approfittando che erano cresciuti solo con la madre, spesso la costringeva ad avere rapporti con lui, di ogni tipo. Inoltre, lei era convinta, dai rumori che a volte sentiva provenire dalla stanza da letto, che il giovane possedesse anche lei.
- Ma a te ti piaceva o ti faceva schifo? – chiedeva Rosario, eccitato, e lei gli aveva fatto capire che, ripensarci adesso, le portava calore, la eccitava, insomma ... e giù descrizioni ad alto contenuto erotico, mentre Rosario sudava e si eccitava davanti allo schermo.
L’uomo “arrapato” aveva perso un po’ l’autocontrollo e, per solidarietà erotica, le disse che la poteva capire benissimo.
Le parlò di lui, le disse che aveva avuto esperienze simili, arricchì la sua storia con molti particolari ... mentre, approfittando del fatto che era solo in ufficio, si carezzava il pene, duro all’inverosimile.
Ora, passeggiando, a mente fresca, si riprendeva dal vortice dei sensi che lo aveva portato a masturbarsi in cam, per la gioia della donna. Lei non aveva la videocamera, ma lui si fece vedere lo stesso, solo i genitali, naturalmente, per dimostrarle l’effetto che gli facevano quei discorsi.
A ripensarci, gli sembrava di aver detto troppo e turbato, ripensò alle domande particolari, specifiche che lei faceva. Solo adesso si rendeva conto di quanto era strana tutta quella storia. ”Nefertite” si chiamava: chi poteva essere?
Il giorno dopo, Silvana, chiamò Antonio e volle incontrarlo, subito.
- Ricordi? – disse – ti sei rammaricato perche non avevi mai fatto niente? Bene, adesso devi fare una cosa per me: è implorante. –
- E cosa, tesoro? – disse lui sorpreso.
- Niente di complicato. Un viaggetto fuori programma e tu non mi dirai di no! -


10


Antonio aveva letto qualcosa su internet ... adesso stringeva tra le mani una copia della Gazzetta del sud.
Si sentì gelare. Non era un vigliacco, ma leggere la notizia e sapere come c’era finita, non era cosa da poco.
Si sentiva come un elefante in una cristalleria. Bevve un sorso di brandy, mai successo di mattina.
“ENNESIMA TRAGEDIA FAMILIARE! – Ieri, tre persone sono rimaste coinvolte in un fatto di sangue, consumatosi, ancora una volta, tra le pareti domestiche. Hanno perso la vita, una coppia di coniugi anziani, mentre il figlio, R.M. di anni 45, ha riportato ferite al braccio. Ora è ricoverato, piantonato dai CC.
La tragedia si sarebbe s**tenata a causa di una lettera, proveniente dalla Germania, paese in cui aveva lavorato il padre, per anni. Sul testo gli inquirenti mantengono il più assoluto riserbo.
Il figlio, che vive al nord, avrebbe raggiunto i genitori in tutta fretta, probabilmente avvertito dalla stessa madre.
I vicini hanno sentito prima le urla di un litigio furibondo poi, dopo le 20, i colpi d’arma da fuoco.
L’anziano avrebbe colpito la moglie a coltellate e il figlio, forse per difenderla, gli avrebbe sparato, con un fucile da caccia, regolarmente detenuto.”
Non sapendo assolutamente che pesci pigliare, Antonio pregò solo che, il suo week end a Berlino, passasse completamente inosservato.
Adesso non gli restava che aspettare gli eventi.

- Le do un passaggio, se permette. – disse il dottor Canali, aprendo lo sportello della grossa Lancia scura.
- Ho accettato tanto da lei, dottore, che adesso questa è una bazzecola ... è stato un vero angelo custode. – Silvana occupò il sedile posteriore, mentre Canali, passando dall’altro lato, aggiunse: - Le spiace se vengo dietro con lei? – poi, una volta in macchina, diede disposizioni all’autista per riportarli all’albergo di Silvana.
Intanto, la donna, gettava un ultimo sguardo ai muri alti e grigi del vecchio carcere.
Si allontanavano, e lei si allontanava da Rosario, per l’ultima volta ... finalmente.
Era passato quasi un anno, molte cose erano cambiate, radicalmente, e adesso pareva che tutto fosse finito.
- La porto in albergo, così potrà riposare. Se parte domattina, potremmo prendere il volo insieme ... – disse il funzionario: il padre di Diego era un pezzo grosso, Silvana lo aveva capito da come aveva sciolto tutti i muri burocratici che, prima, sembravano insormontabili.
- La ringrazio tanto ma stavolta devo rifiutare la sua, ennesima cortesia. – disse lei – vorrei approfittare per passare un paio di giorni con i miei, visto che son qui ... –
Poi, accorata, si voltò verso l’uomo, quasi commossa – Davvero non so come ce la saremmo cavata senza di lei, io mi sento veramente obbligata ... persino qui. Accompagnarmi in Sicilia è stato ... è stato veramente troppo. Io, io non so come ... –
Canali le sorrise apertamente: - Silvana, non deve ringraziare me, ma Diego, che ha fatto il diavolo a quattro ... me l’ha stregato quel ragazzo. – poi con uno sguardo lievemente malizioso, aggiunse – Se non fosse per la differenza di età, direi che si è innamorato di lei. –
Poi cambiò discorso: - Vedrà, suo marito in cinque o sei anni, sarà a casa. –
- Non m’interessa – disse li fredda – ora che la bufera è passata, ho deciso di divorziare. –
- Lo immaginavo! –
Arrivati all’Hotel, la donna scese e Canali la seguì per salutarla ancora. Lei lo abbracciò, spontaneamente, senza dire nulle.
Grazie a quell’uomo, aveva limitato al massimo i danni di quella terribile faccenda.
Approfittando di esserle vicino, Canali disse piano:
- Mi sono documentato, sa? Grande regina, quella Nefertiti ... una donna di carattere. –
Si staccarono, Silvana rabbrividì ma fu solo per un attimo, gli occhi di lui le confermarono che era tutto finito.
La macchina partì e si perse nel traffico della sera. Dal bar dell’Albergo, Antonio la vide: era raggiante, la aspettava.


FINE
... Continue»
Posted by giessestory 2 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 312  |  
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"Le farfalle nello stomaco" Parte 2

Eccomi davanti al portatile a scrutare i siti di annunci, ma non è facile trovare quello che si cerca in questo mondo, in realtà ogn’uno di noi nella testa ha un immaginario, sia per lei che per lui, e quando si passa dalla fantasia alla realtà bisogna trovare un compromesso che possa essere gradito ad entrambi.
Si, ho confessato a mia moglie Paola le mie fantasie più intime, quelle che mai pensavo sarebbe riuscita a capire, quelle che mi vedono godere nel farla corteggiare da un altro uomo, che poi mi vedono a guardare mentre la sta sbattendo nel peggiore dei modi, e che si masturba nel sentire le loro oscenità rivolte verso di lei o di me.
Come ci sono riuscito dopo tanti anni di matrimonio? Bè… che ci crediate o no è successo dopo avere scritto un racconto su questo sito, dove ho potuto, in maniera anonima, dare sfogo a tutte le mie fantasie anche quelle più scabrose, poi ho detto a mia moglie che avevo scritto un racconto in un sito ma che non glie lo avrei fatto leggere perchè troppo personale, poi si sa, la curiosità è femmina ed è bastato aspettare un paio di giorni perché venisse alla carica.
Alla fine ho ceduto e una sera gli ho fatto leggere il mio racconto, un racconto che narra di un marito che convince la moglie ad andare in un club ,e che una volta li, hanno incontrato un singolo etc etc (il racconto si chiama “le farfalle nello stomaco”), si è messa a leggere e nel frattempo io scrutavo le sue reazioni, ogni tanto gli chiedevo a che punto era arrivata e lei mi descriveva la situazione del momento, ma non lo faceva in maniera schifata come per dire “ma guarda cosa va a scrivere questo porco” anzi sembrava interessata, via via che leggeva ogni tanto sorrideva un po’ compiaciuta ma io non vedevo l’ora che finisse per capire cosa ne pensasse.
Una volta finito di leggere invece di guardarmi si è messa ad armeggiare con il portatile e ho visto che cominciava a scrivere qualcosa, con i suoi tempi, visto che non è abituata a scrivere con la tastiera, alla fine chiude il programma e mi gira il portatile, non mi dice niente del racconto perche, dice lei, alla fine del testo c’era un indirizzo e_mail dove mandare le eventuali impressioni, “e li te le ho mandate, vai a vedere”.
Entro subito nella posta e vedo l’ultima e_mail arrivata, la apro pieno di emozione e leggo queste parole “ciao, solo due parole per farti i miei complimenti .Da donna mi sento di dirti bravo ,scritto molto bene ma soprattutto in modo semplice ma eccitante e spero di leggere ancora qualcosa di tuo molto presto.Se questa è stata solo un'opera di fantasia complimenti ,se invece è realmente accaduta beh sono invidiosa perché avrei voluto esserci io al posto della lei !!!!!!! Ciao e spero di leggere presto qualcos' altro “.
La guardo, lei sorride e si viene a sedere vicino a me e mi sussurra… “sei un porco. ma non credere che io sia da meno”, solo a queste parole comincio ad agitarmi e il mio cazzo ancora di più, mi bacia teneramente e mi dice “ non preoccuparti, so che molti uomini hanno di queste fantasie, e so che non è facile confessarle, poi voi uomini avete paura di essere giudicati, avete paura che noi donne non vi riteniamo più veri uomini o bravi mariti” “ è vero” dico io “ in realtà siamo gli uomini di sempre, amiamo le nostre donne come non mai, ma le fantasie nella vita cambiano, si, mi piacerebbe davvero vederti scopata da un altro uomo, mi piacerebbe guardarti e segarmi mentre lo fai, ma sarebbe solo una questione di libidine, e questo non cambierebbe mai il rapporto di amore che provo nei tuoi confronti, la paura, semmai, è che tu non lo capiresti, e pensassi erroneamente che, o sia diventato matto, o non ti ami più abbastanza” la Paola mi guarda “credi che anche io non abbia le mie mille fantasie? Ci sono momenti che mi piacerebbe essere la troia più troia che ci sia sulla faccia della terra, mi piacerebbe per una sera passare da un uomo all’altro, mi farei fare di tutto e di più senza nessun limite, leggendo il tuo racconto e sapere di essere la protagonista di quel sogno mi ha eccitata da matti, ma poi? Devono rimanere fantasie? Riusciremmo a metterle in pratica senza farci del male? Tu Bruno cosa mi dici adesso che sai che anche io come te mi eccito pensando a certe situazioni”.
Io ho il cazzo sempre più duro, guardo mia moglie, mi sta facendo delle confidenze o mi sta implicitamente chiedendo se me la sento di provare a fare un passo in più oltre le fantasie?
“Bè Paola, visto che per la prima volta siamo riusciti a parlare apertamente di questo io direi che i tempi sono maturi per uscire dalla nostra solita routine e cercare qualcosa di sfizioso da fare, e direi che, visto che a me va bene tutto, lascio a te la scelta di cosa cercare”.
“Allora Bruno, diciamo che per fare coincidere le nostre fantasie l’unica cosa da fare è cercare una persona che abbia il carisma per fare sentire, mè una vera femmina da letto, e te un compartecipe guardone, quindi datti da fare e battiamo il ferro fin che è caldo, altrimenti poi mi passano le strane idee e non se ne fa più niente”.
Ecco perché sono qui che sto cercando, tra i tanti annunci di varie categorie, un sacco di foto, tra tante trovare l’ispirazione, un qualche cosa che ti faccia dire ok questo è quello giusto.
“Bull master esperto 50enne si propone per coppie sub, ottimo aspetto, rispettoso della privacy ma inflessibile nella disciplina sia di lei che di lui” leggo questo annuncio e non so perché mi attizza subito, guardo qualche foto dell’album allegato e vedo delle situazioni con lei immobilizzata con le gambe aperte e la didascalia che recita “la troia pronta per la monta e il cornuto che guarda” un’altra foto inquadra lei bendata su un letto sempre con le gambe larghe e con la figa grondante di sborra, “la moglie riempita e il cornuto pronto a pulire” penso tra me che sarebbe troppo per noi ma in quel momento non so perché non sono riuscito a non rispondere all’ annuncio, “ciao siamo Paola e Bruno rispettivamente 45 e 49 anni, abbiamo visto le tue foto e vorremmo conoscerti, ti proponi come bull esperto ma noi non abbiamo esperienze al riguardo, siamo solo molto curiosi di esplorare questo mondo, non conosciamo i nostri limiti, abbiamo solo molte fantasie al riguardo e abbiamo deciso di provare questa esperienza, considera che è la nostra prima volta e non vorremmo esagerare, se sarà, ci affideremo volentieri a te confidando nell’esperienza di cui ti fregi, aspettiamo gentile risposta ciao da Paola e Bruno”.
Tempo un paio d’ore e mi arriva una e_mail, la apro emozionantissimo, “Ciao sono Davide, sono un bull master, nel senso che oltre a essere quello che domina la donna di solito metto sotto anche l’uomo, ho avuto molte esperienze con coppie neofite, e devo dire che sono quelle che mi hanno dato più soddisfazione, non vi preoccupate per i limiti li decideremo insieme, ospito a casa mia essendo singolo separato e avendo a disposizione locathion adeguata ed attrezzata, l’unica cosa che vi chiedo è un minimo di decisione, non voglio perdere tempo, se interessati ancora il miuo cel è xxx xxxxxxx per rapido contatto”.
Faccio leggere la e_mail a Paola con le foto allegate, “non lo so Bruno, tu sei davvero convinto? Mi sembra che questo sia uno che va giù pesante, non vorrei fosse troppo per noi, anche se a dire la verità … questo fantomatico Davide mi intriga molto” “tranquilla Paola, anche io ho sollevato questi dubbi ma mi ha rassicurato dicendomi che spesso ha a che fare con coppie prima alla esperienza, quindi siccome è, ora o mai più, io direi di provare a fare questo passo e comunque si tratterebbe solo di un incontro conoscitivo, poi c’e’ il libero arbitrio e potremo scegliere se proseguire nella conoscenza o no” Paola mi guarda pensierosa ma si capisce che anche lei non vuole farsi scappare l’occasione, “va bene, allora arrangiati tu e basta che mi sai dire come, dove, e quando”.
Non perdo tempo e chiamo subito il numero, prima che questo magic moment svanisca, un paio di squilli e mi risponde una voce abbastanza profonda, gli dico, “ciao sono Bruno, senti, ho parlato con Paola e mi ha dato l’ok per un incontro, per tranquillizzarla le ho detto che sarà, nel caso, solo un incontro conoscitivo, so che non vuoi perdere tempo ma devi considerare che per noi è tutto nuovo” mi risponde con voce calma Davide “tranquilli, immagino i dubbi e le perplessità e quindi non obbligo nessuno a fare checchessia, chiedo di non fare perdere tempo solo a quelli che sono solo curiosi e inconcludenti, ma sono sicuro non sarà il vostro caso, vi do l’indirizzo e se vi va ci vediamo domani sera a casa mia, ovviamente siete ospiti per la cena così ci facciamo due chiacchiere”
La sua voce e il suo tono mi sembrano rassicuranti e quindi comunico a Paola dove, come, e quando, “ah di già? Subito cosi? E va bene, ma per domani sera mi devo preparare in qualche modo particolare?” “ ma dai Paola hai un sacco di vestiti sexy nell’armadio che non metti mai, metti pure quello che vuoi, non credo serva un abbigliamento particolare ma decidi tè”
Il giorno dopo gia al mattino sono particolarmente agitato, invece la Paola fa le sue faccende come se fosse un giorno come un altro, o quanto meno, se è tesa non lo da a vedere, la giornata passa come se niente fosse e nessuno torna sull’argomento per capire se era il caso o no di intraprendere questa avventura, la sensazione era che il dado fosse tratto e che fosse inutile avere dei dubbi, oppure entrambi avevamo paura che a domanda l’altro decidesse di fare un passo indietro, invece anche al momento di prepararci per uscire entrambi ostentavamo sicurezza, io mi sono vestito con i miei jeans neri e un maglione con cerniera molto sportivo, mentre Paola si era preparata di tutto punto, una camicetta nera in pizzo abbastanza sbottonata da lasciare vedere le coppe del reggiseno in tessuto tipo raso, una gonna che le fasciava il sedere e le cosce fino a una spanna sopra il ginocchio, scarpe tacco 12, abbastanza inusuali per lei, ma che le stavano benissimo, il colpo d’occhio era di una donna molto affascinante e sexy. “pronti per andare caro il mio marito” “pronti” rispondo io, e con una pacca sul culo la invito a uscire.
L’indirizzo ci porta in quel di Vicenza, nella periferia una serie di villette e alla fine identifichiamo il numero giusto, parcheggiamo la macchina davanti a una di queste e scendiamo, adesso si che comincia a denotarsi per entrambi un certo turbamento, ma con lei sotto braccio percorriamo il vialetto che ci porta davanti alla porta, ancora prima di suonare ci apre Davide “ciao vi stavo aspettando” la voce che avevo sentito al cell si sposa con la persona che mi trovo davanti, un uomo sulla cinquantina, assolutamente impeccabile nel vestire, camicia con cravatta, pantaloni eleganti che cadono bene su un paio di scarpe che sembrano di plastica da quanto sono lucide, sorriso accattivante, accidenti, mi dico, qua l’unico fuori luogo sono io con l’abbigliamento.
Ci saluta con una forte stretta di mano, molto cortesemente ci invita ad entrare in soggiorno, dopo avere posato il giacchino di Paola, per rompere il ghiaccio ci offre un aperitivo, uno “spriz” come si usa da queste parti, accettiamo volentieri.
Tutto della casa denota una certa classe, l’arredamento, le colorazioni delle pareti, i quadri, insomma deve essere una persona molto colta questo Davide, anche la libreria è piena zeppa di libri e, una volta accortosi della mia curiosità nel guardarmi attorno, mi svela che è un avvocato, e quei libri sono il retaggio di tutto il suo studiare.
La Paola sembra molto interessata, quasi soggiogata dalla personalità di questo uomo, al punto che una forma di timidezza sembra la abbia colpita, ma Davide ci sa fare e con qualche battuta smorza la tensione, e ci invita ad accomodarci a tavola, ottimo, non c’e’ di meglio che del buon cibo per fare due chiacchiere.
Ci sediamo intorno a un tavolo rotondo, e dal carrello a fianco Davide tira fuori del roast-beef già affettato, e un sacco di contorni freddi sperando che siano di nostro gradimento in quanto lui non poteva dedicarci troppo tempo per cucinare e quindi si era rivolto a una gastronomia vicina, era tutto molto buono e anche il vino aveva fatto la sua comparsa, li Davide aveva tirato fuori la sua cultura enologa, stappando prima un buon vino nero, e poi via via passando ai bianchi sempre presentati con dovizia di storia e particolari, la Paola sembrava apprezzare e si è buttata giù più di qualche bicchierino, sembrava molto allegra ad un certo punto, e Davide dopo averci fatti accomodare nel salotto per il caffè, una volta visto che ci eravamo abbastanza sciolti, cominciò a chiederci esattamente cosa cercavamo da questo mondo.
“questa è un ottima domanda” gli risposi, “da tempo abbiamo delle fantasie più o meno confessate o inconfessabili, quando ne parliamo o immaginiamo di metterne in pratica qualcuna ci eccitiamo da pazzi, e ci siamo chiesti se non fosse il caso di provare a metterle in pratica, al momento però siamo qui per un incontro conoscitivo e per capire noi per primi se ci potremmo riuscire” Davide guardando Paola che, ancora con il calice di vino in mano, ascoltava e annuiva gli disse “Paola, spesso mi capita di avere a che fare con donne che mi cercano, magari dopo avere letto uno dei tanti libri che vanno di moda ultimamente sul bdsm, molte donne scoprono da me il piacere di essere dominate, parlo di donne normalissime nella vita di tutti i giorni, madri di famiglia, donne più o meno in carriera, insomma le più insospettabili, è questo che mi attrae, vedere la trasformazione di una donna da una, fra virgolette, normale a una macchina da sesso, da una timida e pudica a una donna sboccata che in grado di proferire le peggiori oscenità, dall’altro però mi intriga molto di più “praticare” su coppie laddove il maschio sia disposto ad ass****re passivamente a tale trasformazione, e comunque mi piace sottomettere anche lui, più psicologicamente che fisicamente, mi da una sensazione di potere, e per fare tutto ciò mi sono dovuto attrezzare con una stanza assolutamente strutturata per fare questi giochi, poi più tardi se siete curiosi ve la faccio vedere”.
Sia a me che a Paola le parole di questo signore che, secondo me abituato per il lavoro che svolgeva ad essere convincente, stava facendo salire una certa curiosità, Paola addirittura sembrava soggiogata dal tono profondo della sua voce, e alla fine decidemmo che prima di andarcene saremmo stati davvero interessati a vedere questa alcova di cui parlava abbastanza orgogliosamente.
Dopo un’altra oretta di chiacchiere, più che altro sul nostro lavoro e il suo, e vari aneddoti ma, con nostra delusione, non inerenti al motivo per cui ci eravamo incontrati, arrivò l’ora di andarcene, ma come promesso non prima di vedere la famosa stanza dei giochi, quindi Davide ci fece strada giù per la scala che porta al piano interrato, e tra il garage e la cantina una porta che una volta aperta ci porta in questa sala buia, Davide accende un paio di luci e davanti a noi si palesa una serie di marchingegni, un tavolo di legno rivestito in pelle rossa, una croce formata da due travi messi a forma di X con alle estremità vari anelli, sul lato una specie di inginocchiatoio con una sacco di cinghie per bloccare gli arti, addirittura su un angolo una gabbia rotonda con una porta apribile su cui faceva bella mostra un lucchetto, e sul muro una serie infinita di fruste, corde, maschere etc etc.
Davide ci guarda “allora che ne dite, vi piace la mia collezione?” ci dice questo con aria molto seria, Paola guarda me poi guarda lui e se ne esce con un “ non ci credo che ci siano donne disposte a farsi fare tutto questo, io francamente non sono per queste cose, sarei piuttosto per un rapporto più tradizionale, sono sincera, non mi sono neanche mai immaginata in queste situazioni”D. “come sarebbe a dire che non ci credi, anzi ti dirò di più, quando hanno provato questa esperienza fatico a sganciarmi da loro, io non sono per i rapporti ripetitivi, ma per farti capire quanto possono essere coinvolgenti queste situazioni, chi le ha provate fatica a rinunciarci in seguito, hai mai provato Paola ad essere immobilizzata?” questa gli rispondo io anticipandola “ credo di conoscere bene mia moglie, abbastanza per potere dire che lei non si farebbe mai legare è una cosa che la infastidisce da matti non avere il controllo” conoscevo abbastanza mia moglie anche da essere sicuro che queste parole avrebbero acceso in lei un motto di sfida, sapevo che anche se era vero non amava che io rimarcassi i suoi limiti di fronte ad altre persone, e di fatti..”cosa vuoi sapere te che ti fai le pippe mentali al pensiero che altri ti sbattano la moglie e poi ti ricordo che fino a 2 giorni fa tu eri il maritino perfettino e geloso e io la moglie integerrima quindi..” Davide da persona intelligente quale era si stava già sfregando le mani “ vedete? Alla fine nessuno conosce nessuno e nemmeno noi conosciamo i nostri limiti almeno finchè non proviamo ad oltrepassarli, quindi Paola ti faccio una proposta, che ne dici di provare a farti immobilizzare sulla croce? Così come sei, e se ti senti a disagio ti libero subito, considera che qui c’e’ tuo marito e quindi sei in una botte di ferro per quanto riguarda la tua sicurezza”.
“capirai che sicurezza con quello li” borbottando questo la Paola si era avvicinata alla croce e guardandomi con aria di sfida “dai forza che poi andiamo a casa, proviamo, tanto sono abituata alle croci” quasi con disprezzo indicandomi con una mano.
Davide si avvicinò con un’espressione molto professionale a Paola, e con le mani gli prese i polsi alzandoli verso l’alto e prima uno e dopo l’altro li strinse in delle polsiere di pelle agganciandole alle estremita della croce, poi abbassandosi prese una caviglia facendogli divaricare le gambe e la immobilizzo allo stesso modo idem per l’altra, alla fine lo spettacolo era molto eccitante, la Paola aveva le braccia larghe e alte al punto che la camicetta si alzava e lasciava intravedere l’ombelico, mentre le gambe messe nella stessa posizione verso il basso avevano costretto la gonna a risalire al punto di diventare un mini davvero striminzita, lei si guardava attorno come dire “tutto qui?” ma a quel punto Davide prese dallo scaffale una benda in raso nero, e bendò gli occhi di Paola, “allora ti senti a disagio?” disse Davide, “bè.. è una strana sensazione devo dire, è come se fossi sospesa in attesa di non so che cosa, direi piacevole ed eccitante” Davide rivolto verso di me fa un occhiolino e allungando una mano “bè… forse sei in attesa di questo ad esempio” gli appoggio la mano sulla pancia in quel momento scoperta dalla camicetta sollevata, e cominciò, con un movimento circolatorio, a sfiorarla, nel momento del contatto lei ebbe un sussulto, non parlava più, ma sembrava molto concentrata a captare qualsiasi movimento o rumore che arrivasse da quel buio imposto.
Visto che da Paola non era arrivata nessuna reazione Davide comincio a risalire con la mano sotto la camicetta, e piano piano a sbottonarla, arrivato all’ultimo bottoncino la camicetta si aprì lasciando in bella mostra i seni coperti da un bellissimo intimo, e io godevo di questa vista, il cazzo sotto i pantaloni mi stava diventando di marmo.
“Allora cosa mi dicevi Bruno? che tua moglie non si sarebbe lasciata legare? Guardala, secondo mè sta aspettando che gli tocchi un po’ le tette, lo vedi come è protesa?” aveva ragione, la Paola non parlava più, aveva lasciato cadere la testa su un fianco e muoveva impercettibilmente il bacino in modo sinuoso, a quel punto la mano di Davide cominciò a tastarle prima una tetta poi l’altra, fino a quando non decise di farle uscire dalle coppe del reggiseno, aveva i capezzoli dritti come chiodi, tanto che fu naturale per lui prenderne uno tra le dita e farlo roteare quasi fosse una piccola manopola di una vecchia radiolina, la Paola sempre passiva e io sempre più eccitato di fronte a quello spettacolo che si svolgeva in un silenzio quasi religioso tranne che per qualche piccolo sospiro da parte di lei.
Davide si staccò per un attimo lasciandola in attesa, e si vedeva che il respiro lasciava intendere una certa eccitazione da parte sua, e dopo un tempo, che a lei sicuramente sarà sembrato lungo, sapientemente gli appoggio una mano all’interno di una coscia, altro sussulto da parte di Paola, ma lentamente la mano saliva e con lei anche la gonna, fino ad arrivare al pube, a quel punto la mano risalendo un altro po’ con le dita si insinuò tra il bordo dell’elastico dello slippino per poi affondare tra la peluria, fino a raggiungerne l’intimità, la Paola a quel punto si lasciò scappare qualcosa di più di un sospiro, quasi gli cedettero le gambe dalla piacevole sorpresa di fare trovare a quelle dita una fica bagnatissima, e il bacino cominciò una lenta danza per approfittare di quel movimento della mano.
“Allora Bruno, lo vedi? Come ti dicevo ho una certa esperienza e conosco i miei polli, quando siete entrati da quella porta io già sapevo che sarei riuscito ad appendere tua moglie a questa croce, come adesso so che nessuno di voi due fermerà questo gioco, me lo dice la fica di Paola che sta sbavando come una troia e me lo dice il tuo cazzo che sta scoppiando dentro ai tuoi pantaloni, quindi adesso scordatevi di potere andare via e lasciatemi fare il mio lavoro, sono sicuro che non aspettate altro”
Aveva ragione, la Paola sospirava sempre più forte,e io non vedevo l’ara di potermi prendere il cazzo tra le mani per potermelo trastullare un po’.
Davide mi ordinò di spogliarmi completamente, lo feci subito, nel frattempo lui continuò il suo ditalino fino a fare esplodere Paola in un rumoroso orgasmo, a cui seguì una specie di silenzio assenso, “Vieni qui Bruno, renditi utile, dammi una mano a liberare tua moglie” obbedii, e mi diressi nudo con il cazzo in pieno “alzabandiera” verso la croce per sganciare la polsiera dalla mia parte, una volta liberata Paola quasi si accasciò su di me che la tenevo abbracciata , e mentre Davide armeggiava per liberargli le caviglie per un attimo guardandomi disse “che bello Bruno” rimettiamo in piedi dritta la Paola e Davide mi ordina ti togliergli la camicia il reggiseno la gonna e le mutandine inzuppate, di fatto rimane solo con le scarpe, lei si lascia fare e, sempre bendata, si fa portare in una specie di inginocchiatoio, dove praticamente è obbligata ad appoggiare le ginocchia su due cuscini rossi ma con due cinghie che gli bloccano le gambe tenendole ben larghe, il collo appoggiato su una specie di gogna dove viene bloccata la testa in mezzo e i polsi sui lati, in pratica messa a pecora con il sedere ben esposto come la schiena e sotto le tette ballonzolanti, lei si lasciava fare completamente soggiogata da questa situazione, “adesso vediamo un po’ fino a che punto avevo ragione, se tanto mi da tanto tu sei un cornuto nato e adesso vai a sederti li nell’angolo a menarti quel penoso cazzetto, mentre io voglio proprio vedere quanto è vacca questa donna” e detto questo gli piazzò un sonoro schiaffo sulla natica della Paola che non proferì parola, poi con una mano diede una “ravanata” molto rozza alle tette nonché due piccoli buffetti sui seni che in quella posizione ballonzolavano letteralmente.
La Paola subiva in silenzio ed era curioso da parte mia vederla in quella posizione con la figa completamente esposta e davvero immobilizzata come una bestia, con Davide che gli armeggiava intorno sempre vestito a puntino e che sapientemente sapeva dosare azioni e pause verso mia moglie sempre bendata e assolutamente passiva.
A quel punto Davide prese da un cassetto uno strano oggetto fatto a mo’ di microfono, ma quando lo accese comincio a ronzare, lo appoggiò sulla figa della Paola che a quel contatto comincio a dimenarsi come una pazza, ma più di tanto non poteva sottrarsi, lui lo orientava sapientemente ora tra le labbra della vagina e ora sulla clitoride, la Paola aveva delle convulsioni atroci, sembrava quasi soffrirse invece stava godendo come una pazza, con l’altra mano gli stava strizzando ora un capezzolo ora l’altro quasi fino a torturarli, ma lei sembrava non sentisse dolore tanto era il piacere, fino a che con un urlo prolungato inarcò la schiena per poi seguire con una decina di forti convulsioni, pazzesco… non avevo mai ne visto ne sentito mia moglie godere così, anzi lei quando godeva tendeva a soffocare le emozioni per non dare troppo a vedere un qualcosa che invece qui in questo contesto stava uscendo alla grande e senza falsi pudori.
“Se vuoi ci fermiamo qui oppure se credi…. Che mi dici Paola” levandogli la benda, “dico che non ho mai goduto tanto, e non voglio fermarmi, anzi, fammi quello che vuoi basta che mi fai godere, voglio godere come la più grande delle troie, era la mia fantasia e adesso sta diventando una realtà” D .“e a Bruno che hai da dire?” “chi se ne frega di Bruno, guardalo, li nudo con il cazzo in tiro che se lo sta menando, ti pare un uomo? E poi adesso che conosco le sue fantasie so che lui gode a farsi cornificare e quindi che corna siano , datti da fare”
Una sonora scudisciata colpì la Paola sulle natiche, non si era accorta che, mentre parlava, lui aveva preso in mano un frustino da cavallerizzo, “non rivolgerti mai più a me con quel tono, io non mi devo dare da fare, io faccio quello che voglio, io sono il tuo signore, anzi, il vostro signore” lei si era appena ripresa dalla sorpresa di quella frustata e quando se ne aspettava un’altra invece sentì il frustino che gli strisciava sulla schiena poi giù per le natiche per poi passare sotto alle tette, quando improvvisa una seconda sferzata arrivò, la Paola inarcò la testa e abbozzò un “non lo faccio più per favore basta,” a quel punto Davide appoggio l’attrezzo e con le mani cominciò ad accarezzare le natiche segnate, poi affondò la mano tra la peluria della sua figa e cominciò un massaggio quasi brutale, sempre più veloce come il respiro di Paola, ancora un altro urlo di piacere.
Io guardavo e mi segavo li in piedi in un angolo della stanza, dovevo stare attento a non sborrare, anche se era molto difficile davanti a quello spettacolo, ma quello che doveva ancora venire era ancora meglio perché a quel punto Davide si aprì la patta dei pantaloni per tirare fuori un cazzo veramente di ottime proporzioni, si posizionò davanti alla faccia di Paola e senza che dicesse niente lei aprì la bocca per accogliere quel grosso pezzo di carne, lei non poteva muoversi in quanto costretta ma lui praticamente la stava scopando in bocca, poi rivolto verso di me “ che ne dici cornuto di preparare la vacca per la monta e andare a leccare un po’ la figa di tua moglie che poi ci penso io ad allargartela” ubbidii subito e mi posizionai in ginocchio dietro di lei cominciando a leccare quasi istericamente una vagina fradicia da tutti gli umori rilasciati durante gli orgasmi precedenti, “tirati via adesso che ti faccio vedere come si procede alla monta, guarda tua moglie, non ti sembra una di quelle vacche costrette e immobilizzate per non sfuggire alla monta del toro?”
A quelle parole per poco non mi sborro adosso, e lui piazzandosi dietro senza nessuna difficoltà affondò il suo cazzo in un colpo unico fino alle interiora di Paola che si lasciò scappare un AAAAHHH….. per poi cominciare un andirivieni molto deciso, “guarda coglione come si monta una troia come tua moglie, è questo che gli piace, non vedeva l’ora, ma adesso la sistemo io, tu guarda e menatelo” 5 minuti di pompaggio e di nuovo la Paola esplose in un ennesimo orgasmo e ogni volta sembrava più potente del precedente.
Si tolse per prendere dallo scaffale uno strano aggeggio con una pompetta, era un fallo con una forma a punta a mo’ di cuneo, glie lo infilò nella figa e cominciò a gonfiarlo premendo sulla palla della polpetta, la Paola urlava sentendosi così allargata, ma si vedeva che provava anche molto piacere, tolse il cuneo che nel frattempo era diventato una palla, e quando uscì il rumore fu quasi quello di un tappo appena tolto, sembrava fosse finita li invece da dietro Davide comincio a penetrare Paola prima con un dito poi con due infine con tre, e facendo colare da sopra una specie di olio aggiunse anche il quarto dito cominciando a premere per farli entrare tutti, faceva roteare la mano per lubrificare bene l’entrata ma nel frattempo spingeva, la Paola sembrava impazzita e se ne usci con un “siiiiiiiiiiii sfondamiiiiii” a quel punto ritrasse la mano vi aggiunse anche il pollice e con la mano a mo di cuneo cominciò davvero a spingere, non ci credevo, era una scena irreale, mi stavano davvero sfondando la moglie, ma lei non si lamentava… anzi.
Dopo qualche interminabile momento tra le urla di piacere di Paola la mano entrò completamente con l’ennesimo squassante orgasmo di lei, questa volta condito con la fuoriuscita dalla figa di un abbondante liquido viscido, quasi come una pisciata ma non era urina.
Non contento, una volta estratta la mano, cominciò di nuovo con un dito a penetrare questa volta l’ano che si capiva non fosse avvezzo ad essere deflorato tanto era stretto, poi con 2 dita, al chè la Paola quasi lo supplicò di lasciarglielo stare in quanto era vergine, la risposta di Davide fu sprezzante “a bè allora sarà più divertente” tolte le dita previo un’abbondante lubrificazione comincio a premere la cappella verso il pertugio, entrò per pochi cm, con molteplici suppliche da parte di Paola, ma poi d’un tratto affondò il colpo quasi lasciando senza fiato Paola, che non sapeva se piangere o urlare, ma dopo pochi istanti il dolore si tramutò in piacere, un piacere intenso e perverso, tanto da cominciare di nuovo a godere e gridare “dai spaccami questo culo, sfonda questa grandissima troia, sono la tua troia, dai inculami” per 5 minuti continuò a incularla in maniera barbara, lei ebbe un nuovo e se possibile ancora più intenso orgasmo seguito anche da quello di lui che non si fece scrupolo di venirle in culo , dopo il quale Davide reputò che era giunto il tempo di liberarla, Paola si sollevò da quella posizione quasi rattrappita, sicuramente sfinita ma assolutamente beata dal piacere provato.
Le attenzioni di Davide a quel punto si rivolsero verso di me, “di un po’ Paola, ti sembra giusto che il cornuto di tuo marito se la cavi con così poco?” “ assolutamente no” rispose lei “ cose si potrebbe fargli fare?” D. “vieni qua cornuto” mi avvicinai a loro, mi fecero sdraiare sopra il tavolaccio, e immobilizzato come lo era prima Paola sulla croce solo che questa volta in posizione orizzontale, ordinò a lei di posizionarsi sopra di me a gambe larghe e di abbassarsi sopra la mia faccia, mi ritrovai con la figa oscenamente aperta proprio sulla mia bocca e da dietro vedevo un filo di sperma che colava dal buco del culo, “lecca coglione” queste parole vennero da Paola che sembrava assolutamente cambiata rispetto alla donna che avevo sempre conosciuto “ LECCA!” di nuovo, fu allora che cominciai a slinguare prima la figa grondante di ogni tipo di umore e sapore, per poi passare al culo e piano piano sentire anche il sapore acre della sborra del bull che era stata scaricata nelle profondità anali di Paola e che adesso da quella posizione piano piano stavano scendendo verso la mia faccia, a quel punto senza che nessuno ordinasse niente alla Paola di sua iniziativa si alzò e dalla mia posizione vedevo che con le dita si stava sgrillettando la fica, sempre più velocemente e inaspettatamente da sotto vidi partire un getto di liquido verso la mia faccia, mi stava pisciando addosso… e senza che nessuno glie lo ordinasse, era diventata esattamente la troia di cui parlava Daniele, e ne era compiaciuta, una volta finito si abbassò di nuovo per farsi leccare per bene la figa ancora grondante,ripulito tutto per bene scese dal tavolo e sempre senza parlare ma con uno sguardo di intesa con il bull si posizionò tra le mie gambe e prendendomi in mano il cazzo cominciò a menarmelo, ma con l’altra mano cominciò a penetrarmi l’ano con 2 dita, ci volle davvero poco per venire copiosamente, e a quel punto Paola togliendomi le dita dal culo mi disse “sei proprio un grandissimo e perverso porco!” .
Ci ricomponemmo e senza tanti ringraziamenti ci salutammo con Davide, quasi come non fosse successo niente, sembrava che tutti avessimo fretta a ritornare in noi stessi e alle nostre sane abitudini, e anche se c’era un senso di riconoscenza verso di lui nessuno di noi due voleva darlo a vedere, veramente strana come situazione, dopo i convenevoli ci avviammo verso la macchina e una volta saliti chiedo Paola “ allora ti sei divertita?” risposta quasi curiosa di lei “si dai persona interessante, molto colta, e poi anche la casa era bella, ma si… abbiamo passato una bella serata in compagnia” nessun accenno a tutto i resto, io di nuovo “intendevo divertita nella stanza..” di nuovo una risposta strana “stanza.. quale stanza? Non ho visto nessuna stanza, è stato bello parlare amabilmente con Davide ma non mi sembra ci sia altro..” da li ho capito la sua filosofia, avevamo aperto una parentesi nel nostro rapporto, bellissima parentesi, intensa, eccitante ma già richiusa, mi sembra un modo intelligente per gestire queste pulsioni senza poi dovere stare li a giudicarsi.
Come sempre le donne hanno ragione, solo che adesso mi metterò in attesa della prossima apertura……
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Posted by BelMoroItaliano 2 months ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 89  |  
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Il ragazzo dagli occhi di ghiaccio

Storia di un ragazzo dagli occhi di ghiaccio ( che sono io )


Una luce abbagliante e delle urla sono gli unici ricordi che ho di quando ero bambino e non ricordo nient’altro della mia infanzia fino all’età di dieci anni. Erano i miei primi ricordi, poco chiari e offus**ti sempre più dagli anni che passavano e che lentamente facevano sbiadire da questa immagine ogni dettaglio, particolare dopo particolare. Spesso mi chiedevano come fosse possibile che io non ricordassi niente, ma io rispondevo dicendo che neanche io riuscivo a comprendere. Quando provo a ricordare qualcosa , faccio un grande sforzo che non viene minimamente ripagato dai quei piccoli frammenti che riporto alla memoria. Ho scoperto che non ha più alcun senso provare a riportare alla memoria qualcosa in più, perché le immagini che riesco a vedere sono sempre le stesse e mai se ne aggiunge una nuova o si disegna più chiaro un particolare. Sarei felice anche di un solo ricordo in più, che mi possa fare capire chi sono o un odore che mi riporti indietro nel tempo, facendomi rivivere un’emozione passata, o una foto s**ttata quando ero più piccolo, o un oggetto che avevo ricevuto in dono. Ma , purturoppo, niente di tutto ciò è mai successo e tutto ciò che riesco a vedere del mio passato, non molto chiaramente è una casa in condizione decadente, circondata da mura alte e grigie, fatte in cemento armato e l’unica via d’uscita era un insormontabile portone in ferro. Di ciò che vi era all’interno non ricordo pressoché niente: solo un prato, dove spesso vi erano bambini che correvano e giocavano, miei coetanei, ma mai posso dire di aver visto sul loro viso l’accenno velato ad un sorriso. Gli alberi erano quasi sempre spogli e i cespugli quasi incolti, poiché venivano potati e sistemati solo quando era necessario. Le maestre ci tenevano sempre sotto controllo, sembrava quasi che non volessero che noi ci divertissimo. Infatti quando qualcuno faceva qualcosa di divertente, che potesse far provare lui un poco di gioia, loro lo chiamavano in disparte e lo sgridavano come se avesse fatto qualcosa di tremendamente sbagliato, un reato imperdonabile. In realtà il bambino aveva solo espresso la sua personalità, che qui doveva essere repressa, come sembra dai fatti, e non c’era miglior modo di reprimere l’individualità che fare un completo lavaggio del cervello. Crescevamo come automi e la fantasia era solo un’utopia irraggiungibile, poiché ogni strada ci veniva sbarrata: ogni volta che disegnavamo o scrivevamo qualcosa ci venivano strappati i fogli e non era minimamente ammesso cantare, né ascoltare musica. Non sapevo nemmeno cosa fosse la televisione, né ero a conoscenza dell’esistenza dei cartoni animati o dei videogiochi, cose di uso quotidiano nella vita di un bambino normale. La formazione del nostro carattere ci era negata e infatti, molto spesso, non sapevamo come comportarci in situazioni differenti da quelle scolastiche.
Inizio ad avere ricordi più chiari e nitidi dal momento in cui una coppia mi venne a prendere e mi portò via da quel posto così triste. I loro nomi sono Ella e Martin e ricordo bene il momento in cui mi fecero entrare nella loro macchina, una Ford Fiesta vecchio modello. Mi chiesero se avessi preso tutto, poiché non sarei mai più tornato in quel posto ed io feci un semplice cenno con la testa che stava a indicare che ero pronto ad andare e a lasciare quel luogo, che per anni era stata una torutra mentale. Per la timidezza non mi uscì un filo di voce, la sentivo bloccata in gola e le guance mi si colorarono di rosso. Li avevo già visti altre volte in quel luogo , anche prima che mi venissero a prendere. Parlavano spesso con le maestre e con la direttrice, e portavano sempre con sé molti fogli. Ricordo che una volta, mentre tornavo dalla lezione di matematica, li vidi uscire dalla mia stanza accompagnati dalla direttrice che diceva loro
- Questa è la stanza dove alloggia.-.
I visi, quindi, non mi erano nuovi, né sicuramente il mio era nuovo a loro, poiché una volta, mentre correvo nel prato mi scontrai con Ella e lei con tranquillità mi sorrise dicendomi che non era successo niente, ma la maestra continuava a rimproverarmi e io con lo sguardo basso andai lentamente via.
Mentre andavamo verso casa , la strada era lunga e la meta lontana, mi chiesero quale fosse il mio nome. Ero sicuro che lo conoscessero, mi sembrava una scusa per iniziare una discussione, poiché non avevo parlato durante tutto il viaggio. Non la avevo fatto per ineducazione, ma solo per timidezza. Infatti prima ebbi paura e non risposi, ma dopo qualche minuto cercai in me il coraggio di rispondere e dissi sicuro
- Io sono Kyle e ho dieci anni. -
Proprio in quel momento Ella, che non era impegnata nella guida, spense la radio, che trasmetteva delle canzoni bellissime che non avevo mai sentito, si voltò verso di me e vidi per la prima volta qualcuno sorridere. Con la mano mi spostò i capelli che mi coprivano gli occhi e disse
- Ciao Kyle, io sono Ella. – e guardandomi fisso negli occhi continuò – Anche se i tuoi
capelli lunghi ti coprono gli occhi, sono troppo chiari e li lasciano trasparire. I tuoi occhi sono grandissimi e raccontano tutto di te. Sembra che ti si possa leggere dentro e quello, certamente, non deve essere un bel posto… Si vede che sei molto spaventato, ma allo stesso tempo felice, perché i tuoi occhi ancora tristi, sono inumiditi da lacrime di gioia, che forse riesci appena a trattenere, ma sono visibili. -
Scavando in profondità nella mia memoria, quei pochi ricordi che mi rimanevano, mi fecero rendere conto che era proprio così: quel posto è austero e invivibile.
Come ciò si potesse evincere dai miei occhi, non riuscivo a capirlo ma avevo ipotizzato due spiegazioni possibili : Ella aveva una sensibilità maggiore rispetto a tutte le altre persone che avevo conosciuto fino a quel momento oppure ciò che provavo non era più al sicuro sotto la combinazione grigio ghiaccio-azzurro chiarissimo dei miei occhi, un colore più unico che raro. Come aveva ben visto Ella erano appena umidi e luminosi, poiché trattenevo appena le lacrime di gioia, che non lasciavo libere per paura di sembrare debole. Per niente al mondo volevo apparire debole agli estranei, e infatti celavo tutto dietro una corazza durissima, ma penetrabile, dal momento che Ella era riuscita a capire tutto di me: cosa provavo e quali erano le mie paure.
-Io ho ventisei anni, mentre Martin ne ha ventotto . Abitiamo a Londra, dove siamo nati e conduciamo una vita piuttosto normale. I nostri genitori non abitano più a Londra: i miei si sono trasferiti da circa sei anni a Dublino, mentre i genitori di Martin non ci sono più. Io non ho sorelle, né fratelli mentre Martin ha un fratello che è andato via di casa ad appena sedici anni per andare a vivere in Australia, a Sydney. Io sono un’insegnante di una scuola elementare della città perché amo i bambini, anche se spesso mi fanno impazzire. Martin lavora invece allo Starbucks vicino casa nostra. Non sono grandi lavori ma grazie all’aiuto economico che i nostri genitori ci hanno lasciato e con quel poco che riusciamo a guadagnare possiamo condurre una vita abbastanza agiata.- .
Mentre Ella parlava, io immaginavo come da lì a poco la mia vita sarebbe cambiata. Speravo di vivere una vera vita, ricominciando da quel momento e stabilendo un distacco con il passato. Non volevo essere ancora comandato e oppresso, volevo far capire a tutti chi fossi realmente. Vedevo tutto da una prospettiva diversa e per la prima volta pensai che il sole brillasse anche per me, forse anche perché era la prima volta che lo vedevo nella mia vita da una posizione esterna a quel cancello. Era bellissimo vedere come tutto fosse diverso qui fuori. Il sole illuminava le colline e i le verdi distese di prato che scorgevo appena dal finestrino della macchina mentre che eravamo in autostrada. I corsi d’acqua scorrevano veloci e limpidi e le rondini volavano libere in cielo, dove le nuvole non erano minacciose, ma sembravano bianchi e morbidi cuscini. M
Mentre io osservavo tutto ciò Ella riprese
-Abitiamo in una casa abbastanza grande. Ovviamente c’è una stanza anche per te. Era la casa dei miei genitori, ma loro la hanno lasciata a noi non appena trasferiti. Io sono cresciuta lì, ma ora è totalmente diversa da quando io avevo la tua età. I miei genitori avevano iniziato a renderla più bella e ad aggiungere qualche piccolo dettaglio. Poi sono partiti e noi abbiamo fatto il resto- continuò Ella fino a quando Martin non la interruppe dicendo
- Ora che sai molto di noi, anche se non sappiamo niente di te, passiamo ai tuoi doveri.- sorrise a Ella, le fece l’occhiolino e poi si voltò verso di me e continuò – gli unici doveri che hai è quello di mantenere il rispetto nei nostri confronti e di andare a scuola, impegnandoti con tutti i tuoi mezzi a dare il massimo. Per il resto…-
Non lo lasciai neanche terminare e, per la gratidune, mi uscì dalla bocca, quasi involontario
- Prometto che non sarò disobbediente- e dopo ciò iniziò a spiegarmi tutto dicendomi
- Ok. La scuola è vicino casa nostra e ogni giorno prenderai l’autobus alle sette e mezzo . A che ora eri solito svegliarti la mattina ?–
- Alle sei e un quarto poiché le lezioni iniziavano alle otto meno un quarto quindi non sarà un problema. L’unica cosa che mi spaventa sono i nuovi compagni e soprattutto le nuove maestre. Non sono molto bravo a fare amicizia, perché lì avevamo degli amici “costretti” e soprattutto sono molto timido. Ho quasi sempre paura di sbagliare e non è raro che io mi senta a disagio, anzi succede piuttosto spesso .-
Mi rassicurò dicendomi che i compagni sono sempre felici di avere un nuovo amico ed essendo ancora bambini non c’era alcun motivo di preoccuparsi, poiché non c’era ancora in loro la rivalità che si potrebbe creare contro un nuovo arrivato in una scuola di persone più adulte: i ragazzi delle scuole medie e i liceali hanno la tendenza a screditare tutto e tutti, anche gli amici, per affermare la loro superiorità nella scuola.
Poi chiesi delle maestre con tono preoccupato ed Ella lo avvertì. Si mise in agitazione, poiché aveva paura che mi trattassero male nella vecchia scuola e perciò chiese con tono preoccupato
–Come ti trattavano lì?-
- Vuoi davvero sapere come mi trattavano lì? Non è una bella storia, però sembri una signora simpatica e perciò te la racconto. Durante la settimana, dal momento che la mattina non avevo quasi mai voglia di alzarmi, gli educatori mi costringevano a scendere giù dal letto con la forza, mentre il sabato e la domenica non venivano nemmeno a svegliarmi, poiché non figurava niente nei compiti da svolgere durante la giornata e quindi la mia presenza nei corridoi o nel giardino era solo superflua e fastidiosa. Così si comportavano anche con gli altri bambini. La colazione era un pasto velocissimo, che spesso saltavamo se non riuscivamo ad essere in tempo nel salone grande, poiché le lezioni iniziavano subito dopo e non ci era concesso di perdere nemmeno un minuto. A scuola i maestri erano molto severi e non ci era permessa la minima distrazione: con una bacchetta in legno colpivano le nostre mani quando ci comportavamo male o disturbavamo le lezioni e quando non avevamo svolto il grande carico di compiti che ci avevano assegnato il giorno prima la punizione era ancora più dolorosa perché ci davano colpi sulla schiena e sulla pancia. A pranzo ci riproponevano sempre la stessa cosa e qualora noi non volessimo mangiare, saremmo andati incontro a due punizioni : erano soliti spingere la nostra testa dentro il piatto con violenza oppure ci mandavano via senza pranzo e ci facevano lavare i piatti. Durante il pomeriggio dovevamo studiare e quindi ci portavano in biblioteca, ma non vi era la luce elettrica e di conseguenza studiavamo con la luce di una candela: non cambiavano la candela finché tutta la cera non si fosse sciolta e quindi la candela si fosse spenta da sola. Se non studiavamo e parlavamo ad alta voce, ci picchiavano a mani nude o con una cintura, poiché quello era il posto dove si poteva solo studiare e accrescere la cultura: spesso uscivo dalla biblioteca con i lividi. Era un posto pieno di libri di ogni genere ed era diviso in varie sezioni ma noi bambini avevamo il libero accesso solo ad alcune, mentre le sezioni “ proibite” erano protette da un piccolo cancelletto in ferro chiuso a chiave, come se dietro quella porta vi fosse nascosto qualcosa che non doveva essere scoperto: c’erano solo delle scritte che le identificavano, come “ Corrispondenza” o “ Archivio” .
Era molto raro che un bambino finiva i compiti prima che il sole tramontasse e l’unica luce che potevamo scorgere, solo dalla finestra e furtivamente era quella della luna. Era la mia unica e vera amica: l’unica con cui riuscivo a parlare e confidarmi. Spesso lei era lì ad ascoltarmi e anche se alcune volte andava via per qualche giorno e non si faceva vedere, tornava subito dopo con le risposte che io chiedevo. Per andare a giocare fuori nel giardino occorreva che tutti i compiti fossero stati portati a termini in modo corretto e che le maestre avessero la pietà di farti uscire fuori : spesso le supplicavi di portarti fuori ma loro, con aria superba, facevano finta di non ascoltarti e se ti lagnai troppo ti portavano nella stanza della detenzione, dove dovevi stare quando eri in punizione. Era una stanza senza finestre, dove una maestra ti obbligava a scrivere su un foglio determinate frasi in relazione alla punizione che avevi fino a quando le mani non iniziavano ad essere doloranti. Ricordo che entrai solo poche volte in quella stanza, due o tre al massimo, ma ne rimasi traumatizzato. A cena si ripeteva quasi sempre la stessa storia del pranzo ma con una piccola differenza: dovevamo mangiare obbligatoriamente e spesso ci ingozzavano loro. Dicevano tra di loro che erano obbligate a farlo perché non ci potevano lasciare morire di fame. Ci facevano lavare ogni sera con l’acqua presa dal pozzo, che raccoglieva l’acqua piovana, e ci mandavano a letto. Se non volevamo dormire ci picchiavano oppure ci chiudevano in una stanza buia.-
- Ma è una tortura- urlò Martin e continuò – tranquillo che da adesso non sarà più così.-
Ciò mi rassicurava molto e con un sorriso continuai il mio racconto
-Ricordo solo di una persona in particolare, forse perché era l’unica che cercava in ogni modo di aiutare noi bambini. Era una delle suore che stava in cucina, ma era diversa dalle altre. Se durante la cena si accorgeva che qualcuno non mangiava, di notte e di nascosto gli portava un pezzo di pane con un bicchiere d’acqua. Quando finiva il suo turno di lavoro controllava i nostri compiti e ci aiutava affinchè le maestre non ci picchiassero. Facendo così rischiava molto infatti ricordo che una volta la direttrice la cacciò fuori dalla sua stanza dicendole che non le avrebbe mai permesso di portarci fuori da quelle mura per visitare e conoscere il posto dove vivevamo. Si avvicinò a me, che stavo vagando per i corridoi, e mi sussurò con voce dolce e bassa, come se mi stesse confidando un segreto, che non sopportava la direttrice perché era così difficile da persuadere e non faceva niente per permettere a noi bambini di provare un po’ di gioia, giusto per allontanare i brutti ricordi che ci riempivano la mente. La suora, che si chiama Laura se la memoria non mi inganna, era l’unica che proponeva questo genere di attività e che la domenica ci portava in giardino. Per queste ragioni fu cacciata da quel posto qualche mese fa: si esponeva troppo a favore di noi bambini e ciò non piaceva né alle suore, né alle maestre, né soprattutto alla direttrice.-
Quel giorno per me iniziava una vita nuova, avevo una nuova speranza di tornare a vivere, lasciandomi tutti i brutti ricordi alle spalle. Avevo molti brutti ricordi e li trascinavo dietro ma avevo capito che adesso era arrivato il momento di lasciare quel pesante fardello e andare avanti senza alcun rimorso, né alcun timore.
Erano passate più o meno tre ore da quando eravamo saliti in macchina e perciò chiesi a Martin se mancasse ancora tanto prima di arrivare perché avevo molta sete. Ella mi passò una bottiglietta con l’acqua ma prima che io iniziassi a bere Martin disse:
- Siamo arrivati!- e proprio in quel momento urlai
-WOOW!- . Lui mi chiese cosa fosse successo e io con il cuore in gola ed eccitato per felicità risposi
– Va tutto bene, per la prima volta.
La casa era bellisima già a prima vista, mi sembrava di vivere in un sogno. Era una villetta a due piani con un enorme giardino dove vi era una piscina. Il giardino era verde con molte aiuole e gli alberi rigogliosi, vi erano anche un altalena per bambini e un’amaca. Poco più in là vi erano una depandance e una tettoia, solo dopo avrei scoperto che nella depandance vive il mondo di Ella e della sua vena di pittrice , mentre sotto la tettoia Martin dava libero sfogo alle sue passioni, il pianoforte, la chitarra e la musica in generale. Dietro la casa i genitori di Ella fecero costruire uno spazio adatto per fare barbecue e Martin mi disse che spesso invitavano amici, soprattutto nelle calde sere d’estate per magiare un po’ di carne cotta alla brace e poi stare insieme e divertirsi grazie alla musica, che lui ritiene unico metodo per unire i cuori.
Scesi dalla macchina e continuando ad esprimere la mia felicità, correndo e saltellando caddi per terra e mi sbucciai un ginocchio. Non avvertì nemmeno il dolore, ma Ella mi portò dentro e mi medicò: mentre disinfettava la ferita, questa bruciava un po’ ma sopportai il dolore sorridendo. In quel momento la abbracciai, come segno di riconoscimento, ma subito dopo averlo fatto ritrassi indietro le braccia e mi allontanai, poiché non volevo che nessuno fosse capace di leggere le mie emozioni, interpretarle e quindi sapere ciò che provavo. Mi guardò stranita e mi disse di seguirla, perché mi avrebbe fatto vedere la mia stanza. Siamo saliti al piano di sopra e la seconda porta a sinistra era la mia stanza. Era diversa dalla quella che avevo prima : questa era piena di colori ed era mia. Avevo un armadio tutto mio, pieno di vestiti puliti della mia taglia ( non so come facevano a conoscerla ) un letto con le lenzuola che profumavano di ammorbidente con un cuscino morbido e soffice. Accanto al letto vi era un orsacchiotto enorme, ma non lo usai mai e col tempo lo feci sostituire con un comodino. Appeso alla parete vi era un canestro e nella parete opposta una finestra da cui si poteva vedere la piscina. Il sole entrava da quella finestra la mattina tardi, verso le dieci: infatti successivamente presi l’abitudine di alzarmi dal letto di domenica solo quando venivo raggiunto dalla luce del sole. Avevo anche la televisione nella mia camera e tutto ciò mi sembrava molto strano perché non l’avevo nemmeno mai vista. C’era una libreria con accanto una scrivania su cui vi erano una divisa scolastica estiva, una invernale, dei libri e tutto il materiale che mi sarebbe servito per andare a scuola. Scesi di nuovo sotto e Martin mi chiese
- Come va con il ginocchio? Tutto bene? –.
Io lo avevo già scordato e quindi gli feci capire che andava bene. Poi gentilmente chiesi
- Sono molto stanco, e preferirei andare a letto anche se non ho ancora mangiato. Domani inizia la scuola e mi piacerebbe essere carico d’energia il primo giorno. Se per voi non è un disturbo Signori Davis- Ella mi interruppe dicendo – Ok Kyle, vai a dormire! Domani sarà sicuramente una giornata impegnativa. Sicuro che non vuoi niente? Ho preparato della pizza.-
- No, grazie. Vado a letto. Buonanotte e grazie Signori Davis- e mi diressi verso le scale. Mentre le salivo Martin urlò – Noi non siamo i Signori Davis! Siamo Ella e Martin!-
Entrai nella mia stanza e mi misi a letto ma non presi subito sonno. Ricordo infatti che dopo qualche minuti Ella entrò nella mia stanza, mi rimboccò le coperte, mi diede un bacio sulla fronte e se ne andò via.
Ero felice e per la prima volta pensavo di poterlo essere per sempre: finalmente avevo trovato che qualcuno si preoccupasse di me. Avevo apprezzato molto il gesto di Ella e mi era ancor più gradito poiché sapevo che lì dove stavo prima, mai nessuno lo avrebbe fatto.
La mattina dopo, venne Ella a svegliarmi dicendomi – Il sole si alza e tu devi fare lo stesso. Devi andare a scuola e non c’è tempo da perdere. Vedrai che ti piacerà.-
Mi alzai di s**tto e la salutai con un bacio sulla guancia e un abbraccio. Subito dopo andai a lavarmi e mi misi la divisa. Una volta pronto per andare a scuola, scesi in cucina dove incontrai Martin che mi disse
- Buongiorno campione! Dormito bene?-
- Sì! Benissimo-
- Cosa vuoi per colazione? Latte e cereali vanno bene?-
- Sono perfetti, grazie.-
- Ok! Aspetta due secondi seduto lì che vado a prepararti la colazione.-
Mi preparò la colazione e mentre mangiavo velocemente disse
-Prendi questa busta e mettila dentro lo zaino. Ci sono un pacchetto di patatine e una merendina per quando farete pausa.-
- Grazie, poggiali lì, per favore. Non appena finisco di fare colazione li sistemo nello zaino.-
Era tardi e per questo, dopo aver sistemato le ultime cose, salutai di fretta Ella e Martin e mi diressi verso la fermata del bus, che si trovava ad appena cento metri da casa mia, giusto alla fine della via.
Arrivato, vidi alcuni bambini, potevano essere una decina, che aspettavano l’arrivo dell’autobus come me e iniziai a parlare con uno di loro , che sembrava avere la mia età. Iniziai dicendo
- Ciao! Io sono Kyle e tu?-
-Ciao Kyle! Io sono Ben. Sei nuovo di qui? Non ti ho mai visto a scuola e di solito le facce le conosco tutte, vivendo nello stesso posto dalla nascita e frequentando la stessa scuola per 5 anni consecutivi.-
- Hai ragione! Sono nuovo, appena arrivato! La famiglia Davis mi ha preso con sé appena ieri.-
- Sei un ragazzo fortunato. La famiglia Davis è una famiglia perfetta e sono anche giovani. Hanno tutte le carte in regola per essere una buona famiglia e poi sembrano gentili e disponibili. -
- Lo sono e ne sono felice. Guarda l’autobus è arrivato! Saliamo.-
- Ok! Andiamo- rispose Ben.
L’autobus ci portò diretti a scuola, con qualche breve fermata. Guardavo attentamente la strada mentre continuavo a parlare con Ben, poiché non volevo pertermi il più piccolo dei dettagli delle cose e dei paesaggi che stavano scorrendo davanti ai miei occhi. Vedevo tutto quello che non avevo visto mai: donne con un passeggino, ragazzi che passeggiavano i loro a****li e molto altro ancora.
La scuola sembrava molto più bella di quella che frequentavo prima. Era in condizioni migliori e non sembrava isolata dal resto del mondo, poiché era circondata da grandi costruzioni, dal momento che si trovava quasi al centro della città. Mentre stavamo scendendo dall’autobus Ben mi chiese se questa scuola somigliasse minimamente a quella che frequentavo e ovviamente io risposi di no, in quanto questa sembrava diversa e anche nell’aria si respirava più tranqullità. Nella mia vecchia scuola tutto, anche la cosa più bella, poteva diventare una tortura da un momento all’altro, anche se tu non avevi fatto niente per peggiorare la situazione. Tutto era nelle mani degli educatori, che ti muovevano come marionette e tu dovevi sottostare ai loro ordini. Per un loro sbalzo di umore potevi passare anche ore ed ore chiuso nella stanza della detenzione e per una loro incomprensione potevi anche essere punito.
Non appena attraversata la soglia della scuola, Ben mi chiese
- Sai già in che classe sei ?-
- Sì, so che sono in quinta.-
- Volevo chiederti se tu sapevi già la sezione perché ci sono molte quinte.-
- No, questo non lo so. Vieni con me in presidenza prima che inizino le lezioni? Andiamo a chiedere.-
- Sì, ma dobbiamo affrettarci. Sai, possibilmente saremo compagni di classe, perché nella mia classe ci sono meno alunni.-
- Non so dove sia la presidenza, mi accompagni?-
- Seguimi!- e dopo avere percorso alcuni corridoi e salita una rampa di scale siamo arrivati alla presidenza.
-Eccocci arrivati! Ora bussa e parla.- disse Ben
- Ok!- bussai e mi aprì una signora, un poco avanti con gli anni, con le rughe che gli tagliavano il viso ma con lo stesso sorriso che potrebbe avere anche una quindicenne, carico di energia e voglia di vivere.
- Come posso aiutarti, giovanotto?- mi disse la signora ed io risposi
- Sono appena arrivato in questa scuola, la mia domandina d’iscrizione era stata già presentata per me. Volevo sapere quale fosse la mia classe.-
- Io non mi occupo di ciò. Guarda lì, vedi quella porta?- mi disse mostrandomi una porta all’interno del suo ufficio
- Quella è la porta della presidenza. Entra lì e la preside Howell ti darà tutte le informazioni di cui hai bisogno.-
-Grazie, signora.-
- Di niente, figliolo.-
Detto ciò, con Ben che stava sempre un passo dietro me, mi feci strada nel suo ufficio , che sembrava piuttosto in disordine poiché era pieno di fogli, carpettoni, moduli e s**tole, e arrivai alla porta della presidenza. Bussai e chiesi
- Posso entrare?-
- Sì, certo!-
Non appena la preside vide due ragazzini entrare nel suo ufficio chiese
-Posso aiutarvi? Non trovate la classe?- ed io risposi
- In effetti no. Non so nemmeno in che sezione sono stato ammesso. I miei genitori hanno compilato il modulo d’iscrizione quest’estate.-
- Come ti chiami?-
- Kyle Davis-
- Ok. Trovato la tua classe è la VA. Questo è la tua tabella degli orari, mentre queste sono le chiavi del tuo armadietto è il numero AV19. La combinazione è questa ma ovviamente puoi cambiarla.-
- Grazie per le informazioni. Ora vado prima che le lezioni inizino.-
-Ok. Ci vediamo presto.-
Ben, che aveva aspettato fuori dalla porta, non appena fui uscito mi chiese
- Sezione?- ed io risposi
- A –
Subito mi diede il cinque e mi disse
- Siamo nella stessa classe, amico.-
Io e Ben eravamo compagni di classe e sarebbe anche diventato il mio migliore amico, con il passare del tempo.
Era appena suonata la campanella quando Ben mi disse
-Dobbiamo andare nell’aula di Mrs Schwarz, la nostra insegnante di Inglese, Storia e Geografia. Questa è la lezione della prima ora. Gli altri insegnanti che oggi conoscerai sono Mr Jones, l’insegnante di Educazione Fisica e Mrs Haynes, l’insegnante di Matematica e Scienze. Gli unici professori che non conoscerai oggi sono Mrs Wade, docente di Arte e Disegno, Mr Newman, docente di Informatica e Mrs Coyle, la nostra insegnante di Musica e Teatro. L’ultima che ho nominato è la migliore perché riesce a farti sognare e le sue ore di lezione sembrano volare.-
La giornata è passata velocemente e arrivata la fine delle lezioni chiesi a Ben
- Torni a casa con l’autobus?-
- Certo! Perché i miei lavorano. Tu?-
- Sì. Ti siedi accanto a me?-
- Certo. Perché no? In questo modo possiamo continuare a parlare.-
Sull’autobus parlammo di molte cose e mi resi conto di quanto fosse divertente: sapeva giocare con l’autoironia e le sue battute facevano sempre sorridere, almeno un po’.
Arrivati alla fermata gli dissi
- Ci vediamo domani-
. -Certo! A domani.-
E io andai verso casa mia mentre lui andava verso casa sua.
Il primo giorno di scuola non è stato per niente pesante: forse perchè era il primo o forse perché nell’altra scuola ero abituato a lavorare molto di più. Le maestre erano giovani e simpatiche e i compagni molto solari e amichievoli, ma ora ricordo i nomi di quelli che mi sono stati accanto: Robert, Will, Josh, Laura e Emily. Tornato a casa raccontai tutto a Ella, perché le si leggeva in volto la voglia che aveva di sapere tutto e così feci.
-Come ti è sembrata la scuola?-
- Molto più grande di quella che frequentavo prima. L’altra aveva al suo interno anche le stanze dove noi dormivamo e proprio per questo le aule erano molto più piccole.-
Anche Martin quando si rientrò a casa da lavoro, anche se stanco, volle sapere tutto nei minimi particolari. Mi sentivo strano perché per la prima volta c’era qualcuno che voleva sapere di me, di ciò che avevo fatto durante la giornata, qualcuno disposto ad ascoltarmi. Era un’emozione che non avevo mai provato e devo ammettere che mi piaceva trovarmi al centro dei discorsi . Mentre Ella cucinava mi sedetti a vedere alcuni programmi televisivi, soprattutto cartoni animati, poiché ero ancora un bambino. Stavo disteso sul divano ,quando Martin mi alzo la testa e la pose sulle sue gambe: avevo capito che voleva pormi ancora qualche domanda. Allora mi alzai , spensi la televisione e mi misi in ginocchio sul divano e ricordo che Martin mi chiese
- Come hai trovato i tuoi compagni di classe? Sono stati carini con te?-
- Certo! Soprattutto uno. Si chiama Ben e vive molto vicino a noi, Bradford Road se non ricordo male. Si è seduto vicino a me sull’autobus e a scuola, mi ha chiesto molte cose e soprattutto ha ascoltato con interesse la mia storia.-
- Bradford Road, eh? Il suo cognome è Sellen?-
- Sì, proprio così. Come fai a saperlo?-
- I suoi genitori sono nostri grandi amici. Suo padre era un mio compagno di liceo, mentre sua madre è insegnante e lavora nella stessa scuola in cui lavora Ella. Se vuoi, puoi farlo venire quando vuole. Strano che non ti abbia detto nietne di noi, siamo stati molte volte a casa sua e lui diverse volte è venuto a casa nostra con i suoi genitori.-
- Mi ha detto che siete delle ottime persone, molto simpatiche e disponibili. Per quanto riguarda il fatto di venire a casa nostra glielo dirò domani stesso.-
Il telefono squillò e Martin dopo aver ascoltato la mia risposta corse a rispondere. Io mi alzai dal divano e andai in camera a sistemare lo zaino per il giorno dopo. Qualche minuto dopo Ella mi invitò a scendere perché la cena era pronta, e mi avvertì che se non mi fossi sbrigato si sarebbe freddato tutto. Spensi la televisione, mi chiusi la porta dietro di me e andai in bagno per lavare le mani. Subito dopo scesi in fretta le scale e mi misi a tavola con Ella e Martin. Ella aveva cucinato lasagne al forno con pesto, come secondo un semplice filetto di carne e come contorno un insalata di lattuga, mais e pomodoro. Era tutto molto buono e mentre cenavamo Martin mi disse che aveva chiamato Drew, il padre di Ben e che sarebbero venuti a cena qualche giorno dopo e Ben sarebbe rimasto a dormire a casa nostra. Fui molto lieto di ricevere questa notizia poiché mi piaceva l’idea di passare del tempo con Ben, la sua famiglia e soprattutto Ella e Martin. Lui mi faceva ridere tantissimo e proprio per questo desideravo passare con lui più tempo possibile. Finita la cena andai a dormire e come il giorno precedente Ella sistemò coperte e lenzuola e mi diede la buonanotte. Questa volta anche Martin mi diede la buonanotte con un bacio sulla fronte proprio come Ella.
Il giorno dopo andai a scuola regolarmente e finalmente conobbi Mrs Coyle, la docente di Musica e Teatro. Quello che Ben mi aveva detto in precedenza era vero: è un’ottima professoressa. Il tempo sembra volare durante le sue lezioni e ogni minimo sforzo che richiede viene subito ripagato. Oggi ha cantato per noi un brano di Celine Dion : il titolo è My Heart Will Go On. La sua voce mi ha stregato e sembrava possibile vivere i sentimenti celati dietro le parole di quella canzone che tutti i miei compagni idealizzavano in un film che io non avevo mai visto : il Titanic.
Mentre cantava, la sua voce veniva accompagnata dal suono armonioso e melodico del pianoforte che lei stessa suonava. Poi ci ha raccontato una storia, quella del Titanic che io non conoscevo e rimasi colpito da questa storia d’amore, quasi impossibile. Il suo racconto era quasi giunto alla fine quando suonò la campana: mentre andavamo via ci disse che avremmo visto il film la lezione seguente.
Quella sera, ritornato a casa, chiesi a Ella di raccontarmi la storia di quel transatlantico perduto negli abissi dell’Oceano Atlantico e lei me la raccontò nei minimi dettagli, capace di farmi rivivere tramite le sue parole tutte le emozioni provate da ogni personaggio: dalla paura alla gioia, dall’amore al disprezzo. Me la raccontò mentre stava cucinando e vedendo sul fuoco più pentole del solito chiesi
- Perché ci sono tutte queste pentole? Cosa stai cucinando?-
- Vedo che non ti sfugge nulla. Ci sono molte più pentole sul fuoco perché oggi non siamo soli a cena. Vengono a farci visita Drew e Marta, i genitori di Ben, e si fermano per cena.-
- Veramente? –
- Sì!-
- Sono molto felice. Vado a prepararmi.-
Corsi di fretta in camera e mi sistemai per l’arrivo dei Sellen. Fatta una doccia, indossai una camicia bianca con un paio di pantaloni blu. Non appena avevo finito di allacciare le scarpe suonarono al campanello e Ella mi invitò ad aprire la porta. Lo feci volentieri e appena visti Ben lo abbrcciai. I suoi genitori si salutarono con i miei e poi mi dissero
- Ciao Kyle. Ben ci ha raccontato molto di te.Tieni questo è per te. Martin sa come usarla e ti aiuterà.-
- Grazie signori Sellen.-
Mi diedero un pacco che scartai immediatamente. Dentro vi trovai una chitarra acustica.
Cenammo velocemente e poi io e Ben andammo in camera mia a vedere un po’ di cartoni, mentre i nostri genitori rimasero sotto a parlare.
Si fece mezzanotte e i genitori di Ben andarono via mentre lui rimase a dormire da me.
Il giorno dopo venne Ella a svegliarci, poiché dovevamo andare a scuola. Scesi in cucina, abbiamo trovato la colazione già pronta, che consumammo in fretta poiché era tardissimo. Per prendere l’autobus abbiamo fatto la strada correndo perché mancavano appena due minuti al suo passaggio, ma arrivati a scuola iniziammo le lezioni normalmente, senza un minuto di ritardo. Sebbene le lezioni diventavano sempre più complesse e i ritmi sempre più accelerati la mia vita di studente continuava tranquillamente. Il tempo passava veloce e il mio rapporto con Ben migliorava sempre più. Quest’anno scolastico era quasi giunto al termine e si avvicinava la data del mio compleanno, il 7 giugno e mancava più o meno un mese alla fine della scuola. Ella e Martin avevano deciso di organizzare una festa e avevano deciso di invitare tutti i miei compagni di classe. Avevo contribuito in minima parte ai preparativi, poiché volevano fare tutto loro. L’unica cosa che ho fatto è stato spedire gli inviti e fare finta di non capire alucne discussioni fra di loro, in particolare quelle in cui parlavano del regalo. L’unico aiuto che richiesero fu per scelta degli addobbi e infatti qualche giorno prima vennero a prenderemi a scuola alla fine delle lezioni per andare a comprarle.
Con noi venne anche Ben, che mi aiutò nella scelta dei festoni. Ho scelto qualcosa di molto sobrio, per niente legato al mondo dei cartoni animati, benché Ella e Martin fossero accondiscendeti. Preferivo qualcosa che non mi catalogasse nel mondo dei bambini e perciò avevo completamente escluso il mondo dei cartoni animati. Stavo per compiere undici anni e quindi era già abbastanza crsciuto. Giorno 6 Ben era rimasto a dormire a casa mia perché voleva essere il primo a farmi gli auguri appena sveglio. Quando il mattino seguente mi svegliai Ben mi aveva preparato una sorpresa. Un video in cui diceva quanto mi voleva bene anche se ci conoscevamo da così poco tempo. Quando lo vidi, lo ringraziai per il video ma non ebbi il tempo di parlare poiché entrarono Ella e Martin nella stanza e volevano farmi gli auguri anche loro. Ci dissero di scendere in cuicina poiché la colazione era pronta : una torta-gelato solo per noi. Poi più in fretta che abbiamo potuto ci lavammo e appena pronti ci avviammo verso la fermata dell’autobus.
La giornata a scuola è stata fantastica, mi sentivo quasi un re. Anche Mrs Coyle aveva intonato la canzone del “ Buon Compleanno ” per me e tutti la seguirono cantando. Finite le lezioni Ella venne a prendere me e Ben con la macchina, poiché non avevamo molto tempo per preparare le cose. Arrivammo a casa e dopo due ore tutto era pronto : la festa poteva iniziare.
Non ricordo mai di aver festeggiato il mio compleanno, non sapevo neache l’esistenza di questa ricorrenza e ricordavo il giorno in cui ero nato solo perché nell’orfanotrofio ci dividevano per età e ogni 7 giugno io cambiavo stanza. Dove vivevo prima era un giorno come tutti gli altri, niente di speciale: non ricevevo né un dolcetto, né una carezza in più. Avevamo deciso di fare la festa nel giardino, in modo da avere più spazio per giocare e non soffrire il caldo dentro casa.
Martin aveva pensato a tutto quello che riguardava la musica, mentre Ella aveva pensato al le bevande e alle cose da mangiare: aveva fatto anche la torta. Ho ricevuto molti regali: i signori Sellen mi regalarono un comupter, i miei compagni di classe un telefono cellulare, ma il regalo più bello è stato quello di Ella e Martin. Verso le otto e mezza di sera si è fermato un piccolo camion davanti casa nostra ed Ella mi disse
- Vai a prendere il tuo regalo.-
Ci spostammo tutti dall’altro lato del giardino e aperta la s**tola vidi la cosa più dolce che avevo mai visto: un cucciolo di Labrador che poteva avere massimo due o tre mesi. Sembrava affettuoso e appena mi ha visto mi è saltato addosso. Decisi di chiamarlo Sean.
Alla fine della festa tutti andarono via e rimase solo Ben, che saerbbe rimasto da noi anche per la notte. Ben era già andato in camera mentre io mi ero soffermato un po’ a parlare con Martin ed Ella che mi chiesero
- Ti è piaciuta la festa?-
- Certo! E anche molto. Non avevo mai festeggiato il mio compleanno.-
- Da oggi e per gli anni a venire lo festeggerai ogni anno.-
- Davvero? Grazie. Ora sono un po’ stanco, oggi è stato una giornata abbastanza impegnativa. Vado a riposarmi. Ben aspetta zitto zitto che io arrivi per farmi uno scherzo, come se non lo sospetto.-
-Ok, piccolo. Vai a dormire. Domani non c’è scuola quindi non vi sveglierò presto.-
- Ok. Buonanotte mamma.- dissi a Ella – e buonanotte anche a te, papà.- dissi a Martin.
- Come ? Ripeti ….- e entrai di corsa in camera. Ben stava stranamente dormendo, ma non aveva messo il lenzuolo, così lo sistemai io e dopo mi misi a dormire. Ma non presi subito sonno, benchè fossi molto stanco : pensavo a ciò che avevo detto. Avevo chiamato Ella e Martin mamma e papà, anche se sapevo per certo che non lo erano. I miei non c’erano più, non li ricordo nemmeno.
-Ben, fermati.- queste sono state le prime parole che ho pronunciato al risveglio. Ho ritrovato Ben nel mio letto che tentava in tutti i modi di svegliarmi e alla fine mi ha buttato un bicchiere di acqua fredda in faccia.
Lui rideva e anche se ero arrabiato mi misi anche io a ridere.
Dopo aver fatto colazione ci preparammo per andare a fare un’escursione. Non ricordo esattamente il posto, ma ricordo le emozioni che provai, intense e cariche di felicità.
Alla fine della giornata non ero per niente stanco, anche se avevo camminato per diverse miglia : ero ancora pronto a vivere milioni di emozioni, tutte quelle che non avevo provato negli anni precedenti. Accompagnato Ben a casa, anche noi tornammo a casa, dopo aver fatto un salto al negozio di a****li perché dovevamo comprare da mangiare per Sean. Appena arrivati lasciammo Sean libero nel giardino, mentre noi andammo a fare una doccia.
Erano quasi le otto di sera ed eravamo pronti per cenare quando Martin mi dice di seguirlo in giardino. Io non indugiai e gli andai dietro, come se fossi la sua ombra. Mi portò nel capannone dove teneva tutti i suoi strumenti musicali e anche se ero entrato varie volte in quel posto, ogni volta mi sembrava la prima e mi emozionava sempre più: non è possibile capire quanto mi piacesse quel posto, perché neanche io so spiegare cosa provavo quando entravo lì dentro.
- Vieni, avvicinati.- mi disse Martin
- Cosa devi farmi vedere?-
- Vieni qui! Chiudi gli occhi e apri le mani.-
In quel momento, mi poggiò qualcosa sulle mani, piccolo e di forma triangolare e mi disse
- Apri gli occhi-
Non appena lo vidi e realizzai cosa fosse gli dissi un po’ deluso
-Un plettro? E a cosa dovrebbe servirmi se non so nemmeno suonare la chitarra?-
- Questo non è un plettro, ma è il primo plettro che io ho ricevuto in regalo. Sono passati molti anni dall’ultima volta che l’ho usato, perché avevo deciso di conservarlo. Ora, voglio regalarlo a te, perché è un oggetto a cui tengo molto. Non importa se non sai suonare perché da domani ti insegnerò qualcosa.-
- Wow! Il primo plettro con cui hai suonato? Vuoi realmente regalarmelo?-
- Sì e adesso è tutto tuo.-
Subito dopo rientrammo in casa ed Ella ci chiese cosa avessimo fatto fuori e Martin le rispose, strizzandomi l’occhio
- Segreti da uomini!-
Ella sorrisee disse
- Ah ok! Allora non mi intrometto.-
Dopo qualche minuto andammo a cenare e finita la cena, abbiamo visto sul divano un film piuttosto divertente.
Il giorno dopo mi svegliai sul divano. Guardai l’orologio ed segnava già le nove meno venti. Mi alzai di fretta e andai a fare colazione. In cucina trovai solo Ella che mi salutò e mi domandò per quale ragione fossi già sveglio alle nove circa del mattino quando di domenica di solito non mi alzo mai prima delle dieci. Mentre mi preparava la colazione io le risposi dicendo che ero troppo felice poiché Martin mi aveva detto che quella mattina avrebbe iniziato ad insegnarmi qualcosa di chitarra.
-A proposito… Dov’è Martin?-
- Martin è nel capannone. Mi aveva detto di dirti che ti aspettava lì.-
- E perché non me lo hai detto prima?-
Divorai velocemente la colazione e corsi da Martin.
- Buongiorno campione, dammi il cinque! Hai portato il plettro?-
- Sì, certo. Eccolo qui.-
- Dammelo! Ne creerò una collana, in modo che tu non lo perda.-
Non ci mise più di due minuti e appena aveva finito disse
- Sei pronto?-
Ed io risposi
-Non aspettavo altro.-
In un giorno avevo appreso tutte le scale naturali ed alterate delle varie note musicali, sia normali che minori. Potevo leggere nel suo viso quanto fosse orgoglioso di me e ciò non mi dispiaceva affatto. Mi aveva anche detto che avevo una voce abbastanz buona, doveva solo essere perfezionata ed educata ( la voce si educa al canto o almeno così diceva Martin ).
Siamo stati sotto la tettoia tutto il giorno, avevamo saltato anche il pranzo benchè Ella ce lo avesse portato.
Rientrati a casa, feci vedere a Ella quanto avevo appreso e rimase molto colpita.
Diventavo sempre più bravo e grazie all’aiuto di Martin la mia voce era stata corretta. Suonare e cantare erano diventate le mie passioni, perché solo cantando o suonando riuscivo ad esprimere tutto ciò che avevo dentro ed era l’unico metodo che funzionava quando avevo bisogno di distendere i nervi e rilassarmi, lasciandomi alle spalle tutte le preoccupazioni.
A scuola tutto andava bene e non avevo alcuna insufficienza, i professori erano molto contenti di me, in particolare Mrs Coyle che in occasione degli incontri scuola-famiglia diceva sempre ai miei genitori adottivi che io possedevo un talento ed era da sciocchi non accorgersene. Durante le sue lezioni mi sentivo nel mio mondo e pregavo affinchè durassero il più allungo possibile.
Finito il mio primo anno scolastico a Londra, tutto cambiava. Dall’anno seguente noi alunni eravamo obbligati a studiare solo inglese, matematica e scienze e poi avevamo la possibilità di scegliere 6 o 9 materie. Io durante gli anni successivi scelsi sempre :Teatro, Storia della Musica, Chitarra, Pianoforte, Disegno, Francese, Spagnolo e Storia. Alcuni corsi erano difficili da seguire, ma affrontandoli con passione ed energia non ho mai avuto alcun problema.
Ben era sempre presente nella mia vita, ma frequentavamo corsi diversi, poiché lui non amava affatto la musica, né le lingue, preferiva le scienze e la tecnologia. Anche se a scuola avevamo orari diversi e ci vedevamo solo la pausa o a pranzo, stavamo incollati lo stesso perché quasi ogni giorno veniva a casa mia, o io andavo a casa sua.
Proprio in questi anni conobbi una ragazza che era mia compagna di corso nelle ore di Spagnolo e Francese. Il suo nome è Nicole e ricordo che mi piaceva molto. Ci frequentammo e uscimmo insieme per qualche mese, fino a poco prima che io compissi sedici anni.
Tralasciando la fine di questa relazione, avvenuta in modo pacifico, tutto sembrava andare bene, ma presto sarebbe cambiato qualcosa.
Avevo appena compiuto sedici anni quando una sera , mentre stavamo cenando, Ella e Martin mi dissero che dovevamo traslocare. Proprio in quel momento mi cadde il mondo addosso.
Non ero pronto a lasciare quel posto e avevo solo quattro settimane di tempo per abituarmi all’idea.
- Andremo via di qui- disse Martin
- Come? Lascieremo questo posto?-
- Sì, Kyle. Dobbiamo andare via. Mio fratello ha trovato un posto di lavoro per me a Sydney e non penso che rifiuterò l’offerta. Guadagnerei molto di più e potrei essere vicino a l’unica persona della mia famiglia che mi rimane.-
- Certo, papà. Ma ora guarda la situazione dal mio punto di vista. Io sono arrivato qui da sei anni circa e solo ora mi sento pienamente appartenente a questo posto. Non voglio cambiare né scuola, né casa, né abiutidini. E poi Ben, come faccio io senza potergli più parlare? Senza vederlo più piombare in casa nostra? Senza più picchiarlo? Senza più piangere insieme a lui? Senza più dormire nella stessa stanza e svegliarsi la mattina in modi più o meno bizzarri? Senza litigare con lui? Come potrei mai separarmi da questo posto? Non penso di farcela, il distacco sarebbe per me troppo traumatico…-
- Non c’è scelta da fare, è già stata presa. So che sarà difficile affrontare un mondo completamente a noi nuovo, ma ci riusciremo se restiamo uniti come una famiglia.-
Mi alzai di s**tto dalla tavola buttando il bicchiere a terra e entrato nella mia stanza chiusi violentemente la porta. Ella stava per raggiungermi in camera ma Martin la bloccò, e lei si limitò solo a prendere il bicchiere che avevo fatto cadere e ad asciugare l’acqua che si era riversata sul pavimento. Era la prima volta che mi capitava di arrabiarmi con Ella e Martin, di trovarmi in disaccordo con loro e la sensazione che provavo era molto strana. Dovevano sentirsi molto confusi anche loro, poiché non mi ero mai comportato in quella maniera e sicuramente non sapevano nemmeno loro come comportarsi. Ero indeciso tra tornare indietro subito per chiedere scusa dell’azione che avevo commesso o aspettare che fossero loro a fare il primo passo. Pieno di dubbi, adesso ero nella mia stanza illuminata da un argenteo raggio di luna che entrava pallido dalla finestra, sdraiato sul mio letto e pensavo a tutto quello che era successo da quando avevo lasciato l’orfanotrofio fino a questo momento ed ero molto spaventato, perché non sapevo ancora quello che mi sarebbe successo in una trentina di giorni. Certezze oramai ne avevo poche, ma una era proprio quella di non avere l’intenzione di perdere Ben. Ben era il mio migliore amico e condividevamo tutto: piangevamo insieme e la gioia di uno era la gioia dell’altro, eravamo sempre in contatto e sembravamo telepatici, poiché bastava uno sguardo per capirci.Ci siamo conosciuti in un modo così banale che non avrei mai immaginato che sarebbe diventato il mio migliore amico, ma invece da quel momento è sempre stato presente nella mia vita, l’unico che conosce ogni minimo dettaglio e a cui dicevo realmente tutto senza aver paura di dover omettere qualche particolare, perché lui accettava i miei punti di vista e mi consigliava che scelte fare. Le nostre idee erano spesso in contrapposizone, ma trovavamo alla fine una soluzione che accomunava entrambi i pensieri , ma era difficile arrivare a questa conclusione e spesso stavamo anche ore a discutere. Litigavamo spesso, ma non ero mai arrabbiato con lui, né portavo dietro rancore perché era come un fratello per me e gli volevo realmente bene. Confuso, decisi di liberare un po’ di emozioni scrivendo

“ Cara luna,

Sono fermo qui, ad osservarti dalla finestra della mia stanza e il tuo bagliore è l’unica luce che illumina il mio volto. Solo tu riesci a vedere la lacrima che mi taglia il viso e solo a te voglio dire ciò che provo in questo momento. Mi rimani solo tu, perché a Ben non so come dire che sto per andare via.
Sono confuso e non so cosa fare. Meglio dire tutto a Ben o lasciare che passi ancora un po’ di tempo? Meglio tagliare i rapporti in modo che nessuno soffra o godersi questi ultimi momenti?
Non mi piace mentirgli, e non l’ho mai fatto.
Mi piacerebbe trovare una risposta a tutte queste mie domande, ma nessuno è capace abbastanza.
Mi chiedo perché proprio adesso, che tutto sembrava andare bene, il destino abbia deciso di giocare con il mio umore.
Sono molto triste e non so cosa fare. Per la prima volta mi sento realmente solo perché anche Ella e Martin sono contro di me.
Vorrei solo chiudere gli occhi e sperare che questo fosse tutto un incubo, ma so che non è così.”

Non appena ebbi finito di scrivere quella lettera, essendo stanco e abbastanza sconvolto, mi misi sotto le coperte e iniziai a dormire.
La mattina seguente tutto sembrava diverso. Ella e Martin mi avevano appena salutato, ma in modo molto freddo: si vedeva benissimo che non sapevano cosa fare, né cosa dire. Ella si tratteneva a stento dall’abbracciarmi, mentre Martin era molto sulle sue. Io avevo appena ricambiato quel saluto, sentendomi quasi costretto a ricambiare quel saluto, ma non avendo alcuna voglia di farlo. Lasciai casa silenziosamente e mi diressi verso la scuola. Camminavo per la strada: jeans a vita bassa di un blu non molto scuro, snickers bianche con lacci blu, maglietta bianca disegnata la bandiera degli Stati Uniti , felpa con zip e cappuccio, rigorosamente indossato e occhiali da sole decorati a tema USA. Visto dall’esterno sembravo un ragazzo normale che stava andando a scuola ( non indossavo più la divisa in quanto ero già alla Sixth Form ), ma solo io sapevo che il peso delle parole portavo dentro era difficile da sostenere. Ascoltavo un po’ di musica con il lettore Mp3 ma ero distratto dall’eco rimbombante delle parole che avevo sentito e dai mille pensieri che avevo in testa: cercavo di trovare un modo per scappare da quella situazione infernale e non riuscivo a trovarlo. Ero molto spaventato perché pensavo di non poter riuscire ad affrontare Ben non credendomi capace di potergli dire tutto, ma presto o tardi lo avrebbe scoperto.
Vedere ogni giorno Ben a scuola era una tortura: dovevo trovare il modo di dirgli quello che stava succedendo, ma ogni volta che se ne presentava l’occasione, io dissimulavo.
I giorni passavano rapidamente e mancava una settimana alla mia partenza. Stavo studiando per gli ultimi test quando mi arriva un messaggio da parte di Ben

“ Per quanto tempo ancora vuoi continuare a fingere che vada tutto bene? Che non hai niente da dirmi? Io mi sono stufato di questo gioco.
Grazie di tutto. ”

L’aveva saputo. Ma chi aveva potuto dargli questa notizia se io stesso ne ero talmente turbato da non averne fatto nemmeno un piccolo accenno con nessuno? Potevano essere stati i miei genitori ?
Ne dubito perché era quasi un mese che Ben non veniva a stare un po’ a casa mia, nemmeno per studiare. Non mi interessava minimamente come aveva potuto saperlo, ma mi preoccupava il fatto di non sapere come risolvere la situazione. Gli mando un messaggio che diceva

“ Te lo avrei detto prima, se avessi saputo come farlo senza farti stare male. Scusa.
Se mai volessi parlare, vieni a casa mia.”

La risposta non arriva subito, tarda di qualche minuto. Ma appena arriva non tardo nemmeno un secondo ad aprire il messaggio e leggo

“ E secondo te è stato meno doloroso saperlo così? Sapere che tu lo sapevi ma continuavi a mentirmi… A me? Ti consideravo come un fratello e giuro che se penso ancora oggi a me, vedo la tua figura perché ormai eravamo una cosa sola e non avrei mai pensato che tu fossi capace di nascondere una cosa di così grande importanza. Stai per andare dall’altro lato del mondo e non penso che tornerai mai. Scusa amico, ma non posso accettarlo. Prova a vedere la situazione dal mio punto di vista.”

“So che ho sbagliato, sono pienamente cosciente di ciò. Ma già lo sapevi? Da quanto tempo? Chi te lo ha detto?”

“ So tutto da più o meno quattro settimane ho aspettato fino a questo momento per dirtelo perché speravo che fossi tu a dirmi tutto ( e anche perché fino all’ultimo non ci volevo credere e speravo che tu non partissi ). ”

“ Come fai a saperlo da quattro settimane, se io l’ho saputo 20 giorni fa ? L’hai saputo prima di me!! In questo periodo non sei neanche venuto a casa mia.”

“ I tuoi genitori mi hanno detto tutto e mi hanno anche chiesto di allontanarmi da te in modo che tu avvertissi meno dolore al distacco. Io li ho ascoltati perché pensavo fosse la cosa giusta. Vederti ogni giorno a scuola mi fa stare sempre più male.”

“ Vieni a casa mia! ORA! Penso che sia arrivato il momento di parlare.”

“ I tuoi non mi lasciano entrare e lo sai!”

“ Non ti preoccupare di ciò, aprirò io la porta.”

“ Ok, sto per uscire di casa. Fra dieci minuti sarò da te.”

“ Ok. Ti aspetto.. Non tardare!”

“ Mi dai il tempo di levarmi il pigiama e indossare una maglietta e un paio di jeans o vengo in pigiama?”

“ Ah ah! Non scherzare e sbrigati =)”

Aspettavo con ansia il suo arrivo ma non riuscivo a capire cosa mi stesse prendendo. Il momento in cui aspetti qualcuno è secondo me l’attesa più lunga che puoi provare nella vita e il tempo non sembra passare e ogni secondo che passa ti fa pensare sempre più al peggio. Tutto ciò mi metteva ancor di più in agitazione, considerando quello che stava succedendo. Questi dieci minuti sembravano non passare mai. Tra un monologo e un altro ( sembravo un cretino mentre parlavo da solo nella stanza ) dalla finestra lo vedi camminare lungo il vialetto, fermarsi davanti alla mia porta un attimo a pensare e poi suonare.
I miei aprirono la porta, visto chi era e la chiusero subito ancor prima che io arrivassi sotto per aprire. Sento solo Martin che pronuncia la frase – allora non hai capito – e poi la chiusura brusca della porta.
Appena arrivato sotto chiesi
-Chi è ?-
- Nessuno!- risponde Martin
- Ah ok! Apro io la porta e vedo chi è-
-Cosa intendi dire?- mi chiese Martin con aria sospettosa e io nemmeno risposi.
Mi diressi verso la porta e dopo averla aperta mi resi conto che non c’era veramente nessuno, era andato via.
Chiusi la porta con violenza ed entrai in camera. Non riuscivo a capire come mai era andato via.
E allora gli mandai un messaggio

“ Perché sei andato via? ”

“ Sono andato via perché tuo padre ha aperto la porta e mi ha cacciato. Sapevo che sarebbe finita così. Non capiscono proprio.”

“ Se solo avessi aspettato tre secondi in più, sarei arrivato io ad aprire la porta e saresti ancora qui.”

“ Scusa. Non lo sapevo! Ma tuo padre mi ha cacciato, quindi sono andato via.”

“Ok. Va bene! Ne parleremo a scuola”

Ma purtroppo questi ultimi sei giorni passarono velocissimo e così arrivai al giorno prima della partenza senza ancora avere chiarito nulla con Ben, poiché tra verifiche e molto altro non avevamo avuto nemmeno il tempo di vederci. Il pomeriggio appena rientrato a casa ricevo un messaggio

“ Domani parti. Addio”

“ Non mi dire tutto ciò. Non essere così freddo con me. Non me lo mertio perché sai che non voglio partire. Se dipendesse da me, resterei qui, poiché mi trovo bene e soprattutto non voglio lasciare né le mie abitudini, né tanto meno le persone.”

“ Anche se non vuoi farlo le tue parole restano solo intenzioni che rimangono in contraddizione con ciò che stai facendo, Kyle! Renditene conto! Stai andando via e io sto per rimanere solo.”

“ Lo so Ben ! Lo so ! Pensi che non sto già abbastanza male? Anche io rimarrò solo, in un mondo a me completamente sconosciuto. Pensi che la mia situazione sia migliore?”

“ Non lo so, ma penso che devi venire a casa mia stasera. Voglio stare con te un ultima volta… e questa volta penso proprio che piangeremo ( forse anche per l’ultima volta insieme )”.

“ Ok arrivo. Solo il tempo di preparare alcune cose e vengo. Né Ella, né Martin potranno fermarmi.”

Metto il telefono in tasca, prendo il mio Eastpak nero e metto dentro tutto quello che può servirmi per una notte.
Scendo giù e incontro Ella che mi chiese dove stessi andando e io risposi
-Vado da Ben! Dormo a casa sua perché vogliamo passare quest’ultima notte insieme dato che non ci rivedermo mai più! Se ti va bene, perfetto! Se non ti va bene e cercherai in tutti i modi di bloccarmi a casa, sappi che ti sarà impossibile. Non rinuncerò a passare l’ultima notte con il mio migliore amico e finigere un mezzo sorriso nei vostri confronti. –
- No, vai pure tranquillo. Non ho alcuna intenzione di fermarti. A Martin penso io.-
Avevo dedotto che neanche a lei piaceva l’idea di traslocare, quindi era tutta una costrizione di Martin. Mi abbracciò, non lo faceva da molte settimane, le uscì una lacrima e mi lasciò andare.
Mentre camminavo per la strada pensavo a come mi sarei dovuto comportare una volta trovatomi faccia a faccia con Ben. Dopo dieci minuti di camminata, che equivalevano a dieci milioni di dubbi, arrivai a casa di Ben e proprio Ben aprì la porta. Mi abbracciò come non ha mai fatto in sei anni e mi disse
- Finalmente sei arrivato! Non sai quanto è brutto attendere qualcuno a cui tieni, l’attesa sembra infinita.-
- Vedi? Siamo telepatici! Quando l’altro giorno sei venuto a casa mia e Martin non ti ha fatto entrare ho detto la stessa cosa!-
- Entra!-
Chiuse la porta dietro sé e mi fece salire in camera. Quella casa la conoscevo ormai come se fosse la mia. Erano più o meno le sei del pomeriggio e il sole al tramonto era l’unica luce di cui avevamo bisogno. Dava un atmosfera più accogliente rispetto al neon e quindi avevamo deciso di non accendere la luce fino a quando non si sarebbe fatto buio. Ben indossava una magliettina bianca a maniche corte e poi una tuta azzurra che gli cadeva molto larga. Non aveva scarpe ma solo calzini e portava in una mano il guanto senza dita che avevamo comprato insieme. Nell’altro polso, quello sinistro, aveva un polsino interamente nero. Io indossavo invece un paio di jeans larghi, una maglietta con cappuccio e alcuni bracciali in plastica. Non appena avevo tolto le scarpe ci sedemmo sui letti e io iniziai a parlare.
- Prima di iniziare a parlare di qualsiasi cosa, della mia partenza o altro voglio che tu sappia una cosa e infatti ora inizierò a raccontarti una storia. All’inizio cercherai di capire ma ti sarà impossibile e allora aspetterai che io finisca tutto il racconto. Abitavano una volta a Brighton una coppia che si amava tantissimo. Si chiamavano James and Katie ed erano sposati dall’età di 18 anni. Si erano conosciuti a scuola e i loro genitori erano sempre stati contrari a questo amore, ma alla fine si dovettero adeguare alla situazione. Katie, subito dopo il matrimonio concepì un figlio e l’attesa della nascita di quel bambino aveva riempito di gioia quella famiglia. Il padre, quando ogni giorno rientrava da lavoro, portava qualsiasi cosa che potesse servire al bambino che stava per nascere : un ciuccio, un orsacchiotto, un biberon e molto altro. Anche i nonni volevano essere resi partecipi della nascita di questo bambino e infatti il padre di James, che era un falegname, aveva costruito per il nipote la più bella culla in legno che era mai stato capace di fare. Per tutta la gravidanza Katie non aveva avuto alcun problema, ma allo s**ttare del settimo mese tutto cambiò tremendamente. I primi di giugno Katie diede alla luce il suo primo figlio, anche se la nascita era prevista per la metà di luglio. Katie non vide mai suo figlio e al figlio fu tolta la madre dal destino.
Durante il parto, che i dottori fecero d’urgenza, la pressione della madre si era alzata talmente tanto da provocare un’emorragia interna, benchè fosse sotto effetto di anestesia totale. Katie è passata dalla vita alla morte senza nemmeno accorgersene, ma il bambino non seppe mai il significato della parola mamma. Crescendo, egli veniva trattato dal padre e dai nonni come un principe ed era sempre felice, o così sembrava essere. Nessuno ha mai capito quanto gli facesse male non avere una madre come tutti gli altri. All’età di otto anni però successe una cosa che distrusse quest’equilibrio familiare, che si era creato con molta fatica, come se risalendo da un burrone, quasi impossibile da scalare, scivoli di nuovo giù quando sei quasi arrivato in cima e riesci già a rivedere la luce. Anche James aveva sofferto tanto per la perdita della moglie e rimanendo fedele a lei non si era mai più risposato anche se aveva appena diciotto anni. Qualche anno dopo si traferirono a York, poiché vi abitavano i nonni. Un giorno decise di dire tutto al figlio e lo portò dove la madre era sepolta. Era una giornata piuttosto cupa, il sole era sempre nascosto dietro le nuvole, il vento soffiava forte e pioveva, anche se piano. James e il bambino stavano viaggiando da York verso Brighton ma durante il tragitto una ruota della macchina slittò a causa dell’asfalto bagnato. Il bambino si rannicchiò impaurito nel sedile posteriore e sentì solo le urla di James che non sapeva cosa fare. La macchina uscì fuori dalla strada e sbatte contro un’insegna pubblicitaria. Il bambino non si mosse, aveva troppa paura di vedere. L’ambulanza arrivò subito, ma per James non c’era niente da fare, mentre per Kyle c’era ancora qualche speranza, poiché aveva riportato solo qualche livido. Ma il trauma più grande era quello della perdita anche dell’altro genitore.-
- Kyle? Hai detto Kyle?- mi interruppe Ben
- Sì, Kyle aveva ancora una speranza.-
-Kyle? Questa è la tua storia? Tu sai chi sono i tuoi genitori ? Li hai conosciuti?-
- Sì, ma non ricordo molto bene quelle immagini.-
- Avevi dei nonni, giusto? Perché non sei andato con loro? Perché ti hanno messo in orfanotrofio?-
- Il giudice riteneva i miei nonni incapaci di essere i miei tutori poiché già anziani e senza alcuna entrata economica, esclusa la pensione, non ritenuta sufficiente per la cura di un bambino della mia età.-
- E quindi ti hanno costretto ad andare lì.. Ma hai mai più rivisto i tuoi nonni?-
- No! Quando ero all’orfanotrofio le maestre mi dissero che gli unici parenti che avevo erano morti e quindi non ho mai più avuto opportunità di vederli.
- Hai mai raccontato a qualucno questa storia? C’è qualcuno oltre me che è a conoscenza di questo tuo grande segreto? Ella sa qualcosa ? Martin?-
- NO! Nessuno sa niente di questa storia e non voglio che nessuno la sappia. Tu sei la prima persona a cui la racconto, poiché persino alle maestre e alle balie dell’orfanotrofio ho sempre mentito dicendo di non ricordare niente, forse perché è ciò che voglio.-
-Vuoi davvero non aver vissuto niente di tutto ciò? Sembra veramente difficile superare tutto quello che hai passato, ma è questo che ti ha portato ad essere la persona speciale che sei ora, con il tuo carattere e con tutti i sentimenti che sai esprimere.-
- Non è questo che intendevo dire! Io non rinnego il mio passato, né lo disprezzo, ma a volte desidero che tutto fosse andato in maniera differente e almeno una volta nella vita una scelta fosse facile.-
- Ti capisco. Grazie di avermi confidato questo segreto.-
- E di cosa, stupido? Sei o non sei il mio migliore amico?-
- Lo sono. E fra poco mi ritrovero solo.-
- Ah finiscila! Anche se saremo lontani, esiste il cellulare, internet, o anche le lettere. Rimarremo in contatto, non temere e sarà come se io fossi rimasto qui.-
- Beh in realtà ora tocca a me parlare.-
- Vai, ti ascolto.-
-Sai proprio non riesco ad immaginare la mia vita qui senza te :sarebbe così noiosa e vuota.Ti prego non partire! Non sarebbe la stessa cosa anche considerando i vari modi per tenersi in contatto.-
-Sai che se dipendesse da me, io rimarrei qui.-
Ben si alzò dal suo letto e si sdraiò sul mio e disse
-E allora non partire. Non mi lasciare solo!-
- Ahah! Gli occhi dolci non funzionano. E poi non è una scelta che ho preso io, ma che Martin ha fatto per me.-
E proprio in quel momento in cui non so ancora spiegarmi bene cosa sia successo e soprattutto perché sia successo, Ben mi prese la mano e le nostre dita si intrecciarono, si avvicinò repentinamente al mio viso e mi iniziò a toccare i capelli e ad accarezzarmi. Si avvicinò ancora di più e mi baciò. Penso che quello di Ben è stato il bacio più bello che ho mai ricevuto nella mia vita, poiché era carico di emozione e vi si celavano dietro tutti i dubbi e le speranze che erano proprie del nostro futuro. Entrambi avevamo dentro la paura di perderci per sempre e non è un sentimento facile sa gestire. Appena dato il bacio, si staccò rapidamente, le gote gli si colorarono di rosso per la vergogna e disse
- Scusa, non volevo! Non so che mi è preso …-
Gli dissi – Shh.. Stai zitto, non è un problema..- e lo baciai.
Non sapevo se ciò che stessi facendo fosse giusto o sbagliato, ma stava accadendo e non mi ero mai sentito più felice prima.
La mattina dopo mi svegliai io prima di lui mi misi a sorridere vedendo la scena. La camera non era ancora illuminata dal sole: era l’alba o forse il cielo era coperto dalle nubi. Avevo freddo e quindi rimisi la maglietta e tirai il lenzuolo sopra Ben, poiché doveva avere freddo anche lui.Niente era cambiato rispetto alle altre volte. Eravamo sdraiati nello stesso letto ma c’era un piccolo particolare in più: le mie braccia erano attorno al suo petto e lui era accovacciato tra di esse. Sorrisi ancora, gli baciai la nuca e mi riaddormentai.
Non so se fosse già passato molto tempo, ma lui si svegliò e si girò verso di me, mi baciò e mi risvegliai immediatamente, quasi di soprassalto.
- Buongiorno Kyle, dormito bene?- mi disse
- Sì, mai dormito meglio. Sei speciale e non ti voglio perdere.-
- Pensi che io ti voglio perdere? Pensi che mi piace sapere che già fra qualche ora tu sia in viaggio per raggiungere l’altro lato del mondo ?-
- No. Suppongo di no.-
Il danno era ormai fatto: bisognava ripararlo oppure nasconderlo. E noi ovviamente scegliemmo la seconda opzione, cioè nascondemmo tutto.
Dopo aver passato ancora un po’ di tempo a parlare di quanto fosse ingiusta questa partenza, siamo scesi in cucina per fare colazione. Mrs Coyle aveva ragione sul fatto che noi fossimo degli ottimi attori : ci siamo comportati come di solito niente di nuovo.
Dopo aver finito di far colazione, uscimmo a razzo da casa per andare verso casa mia, poiché dovevo sistemare le ultime cose prima della partenza. Per la strada ci tenemmo per mano e qualche bacio è pure scappato, volevo mantenere il contatto con lui il più a lungo possibile. Ma appena arrivati a casa, costretti di nuovo a dissimulare ritornammo a fingere, fino a quando non eravamo al sicuro nella mia stanza e avevo chiuso la porta, a chiave.
Stavo riponendo nelle valigie alcune magliette mentre Ben era seduto nel mio letto. Non ricordo cosa stesse facendo, ma ricordo che non parlava, era impegnato a fare qualcosa.
Era l’ora di pranzo e la partenza era imminente. Il volo era alle quattro meno venti e quindi era arrivato il momento di salutarci e ci salutammo con un semplice bacio, dopo il quale vidi scorrere lenti i suoi passi, e ad ogni passo che faceva il mio cuore si stringeva sempre più. Una lacrima mi tagliò il viso e cadde dritta sul telefono che vibrò di colpo. Era un suo messaggio

“ Penso che non ci vedremo mai più e inizio a piangere. Già mi manchi.
Sei tutto quello che ho, e ora che vai via non ho più niente.”

Era il messaggio più triste che io avessi mai letto ed aveva lasciato in me un vuoto incredibile.
Forse ciò che era successo di notte non aveva fatto che peggiorare la situazione o meglio aumentare il bisogno che l’uno aveva dell’altro.
Non appena tutto era stato preso e sistemato nei vari camion per il trasloco, Martin chiuse la casa ed il momento di andare era arrivato.
Salimmo in macchina e il viaggio era appena iniziato, ogni secondo mi sentivo sempre più insicuro, avevo sempre più paura di non riuscire ad affrontare tutto ciò che stava per accadere. Mando allora un messaggio a Ben

“ Noi ci vedremo ancora, fosse l’ultima cosa che faccio. Verrò presto dammi solo due anni di tempo e tornerò indietro. Non voglio perderti. Per adesso devo andare perché sono minorenne e sono sotto la loro tutela, ma il giorno stesso dei miei diciotto anni tornerò indietro. ”

La risposta arriva immediatamente

“ Sono solo parole.”

“ Credimi non sono parole! Sono emozioni e speranze. Quel bacio mi ha fatto capire quanto tu sia dannatamente importante per me e quanto io non voglia partire. Sento già il vuoto dentro me e so che quel vuoto è il posto che tu stai lasciando. ”

“Non voglio lasciare quel posto che ho conquistato con il passare degli anni.Allora non posso che aspettare il tuo ritorno e 700 giorni passano velocemente no?”

“ Sì. Spero proprio di sì. E adesso ciao… Sto per salire in aereo. Le lacrime mi stanno tagliando il volto, sento un vuoto che non ho mai provato. Sento il TUO VUOTO che non riesco a colmare. ”

“ Sono qui e aspetto solo te. Torna presto. Ancora non capisco perché sei dovuto andare via.”

Avevamo fatto il check-in e raggiunto il gate. L’hostess di terra mi aveva appena chiesto la carta d’imbarco e io l’avevo mostrata. Mi sentivo come quando un condannato a morte va verso il patibolo: è cosciente di cosa sta per succedere e sa che è ciò che non vuole, ma è obbligato a farlo. Dentro gli si s**tenano tutte le emozioni che ha provato nella vita, i ricordi saltano alla mente uno dopo l’altro, vuole scappare ma non sa come fare e alla fine affronta tutto o per coraggio o per disperazione.
E così anche feci io. Ma ero certo di aver affrontato tutto ciò non con coraggio ma per disperazione .
Presi posizione in aereo e chiusi gli occhi, mi addormentai perché ero piuttosto stanco e sconvolto.
Mi svegliai alla fine del volo, quando più o meno mancavano 30 minuti all’atterraggio.
Appena atterrato l’aereo non avevo ancora realizzato che mi trovassi dal lato opposto del mondo. Subito dopo andammo a recuperare i bagagli e lo zio venne a recuperare noi.
Lo zio Pauly sembrava simpatico e somigliava molto a Martin : aveva solo qualche ruga in più. Era il figlio maggiore, come mi avevano raccontato in passato, aveva lasciato casa all’età di sedici anni circa per inseguire il suo sogno: quello di girare il mondo. La prima tappa fu Sydney e fu anche l’ultima : come spesso accade, si fermò qui perché aveva trovato la donna della sua vita. Con ciò non voglio dire che la amasse ma solo che Martin diventò zio più o meno un anno dopo che suo fratello fosse partito da casa. Erano ormai quasi venticinque anni che viveva lì con la sua famiglia indubbiamente numerosa: escludendo la moglie Mary rimanevano Mark che aveva ventiquattro anni, Sophie che ne aveva venti, Christopher che ne aveva sedici e le due gemelline Clara e Faith di appena cinque anni. Vivevano in una casa piuttosto grande, simile come dimensioni a quella dove io abitavo quando vivevo a Londra e noi avremmo alloggiato nella depandance che era appena dietro la casa fino a quando non avessimo trovato casa migliore. Sistemate le valigie e saliti in macchina, ci diressimo verso casa, che non era molto lontana. Passata circa mezz’ora eravamo a casa: era piccola e non era per niente arredata. Il camion con i mobili e il resto delle cose che non entravano in valigia sarebbero arrivati solo quattro giorni dopo, quindi dovevamo aspettare e accontentarci di ciò che avevamo. Martin sembrava sapere tutto ciò e infatti non aveva fatto traslocare altro che non fosse lo stretto indispensabile. La mia stanza era grande quanto la metà di quella che avevo in precedenza, se non più piccola e soprattutto non avevo due letti. Dopo qualche minuto mi resi conto che non avevo che farmene di due letti : ero solo con davanti una vita nuova da iniziare, mille ostacoli da affrontare e con nessuno al mio fianco. Sistemate le prime cose, dopo aver aiutato un po’ anche Ella e Martin, decisi di conoscere la famiglia dello zio.
Suonai un paio di volte il campanello e Mary mi venne ad aprire. La prima impressione che mi fece fu positiva: mi è sembrata una bonacciona, timida che non riusciva proprio a fare un torto a nessuno . Il suo colore della pelle era molto chiaro, somigliava più ad una svedese che a un’australiana, che di solito hanno la carnagione scura. Era bionda platino e aveva due grandi occhi azzurri.
Mi accolse in casa chiedendomi come fosse andata e mi fece accomodare sul divano. Lo zio Pauly era andato a comprare la cena, mentre i ragazzi, o meglio i miei “ cugini ” , erano ognuno nella propria camera, escluse le Faith e Clara che stavano in cucina con la mamma. Appena avvicinatomi alle bambine per salutarle, mi sorrisero e mi chiesero chi fossi e io risposi loro
-Sono vostro cugino, e sono mi sono appena trasferito qui da Londra.-
- Da Londra? Deve essere una bellissima città.-
- Sì, è veramente bellissima e non volevo partire.-
- Avevi molti amici lì? –
Non risposi, ma non potevo colpevolizzare l’ingenuità delle bambine, rendendole capro espiatorio del dolore che provavo. Per fortuna Mary mi sottrasse all’obbligo di dare la risposta dicendomi
- Ora ti presenterò agli altri cugini…- e urlò – Mark … Chris…. Sophie … scendete! Sono arrivati gli zii da Londra e qui c’è vostro cugino.-
Il primo che scendeva sembrava avere la mia età e perciò dedussi che egli fosse proprio Christopher. Era alto qualche centimetro in meno di me, ma avevamo lo stesso colore di capelli e anche lo stesso taglio. Indossava degli occhiali da nerd, dietro i quali nascondeva duo occhi di colore verde smeraldo. Per quello che potevo notare avevamo lo stesso stile anche nel vestire.
-Ciao Christopher. Piacere Kyle.-
- Ehi Kyle! Chiamami Chris… Come è andato il viaggio?-
- Bene, ho dormito tutto il tempo.-
- Ahaha tranquillo… ora ti faccio svegliare io! In giro in città ci sono delle ragazze che …-
Allora arrivò Sophie che non lasciò che Chris terminasse la frase e si intromise nella discussione in modo piuttosto scontroso verso il fratello - Stai zitto! Sai usare quella bocca solo per dire cose insensate. Da quando sei nato non ho mai sentito uscire da quella bocca una frase che potesse minimamente avvicinarsi al concetto di un periodo grammaticalmente e sintatticamente corretto.- e poi continuò – comunque sono Sophie e guardandoti bene sembri la fotocopia esatta di mio fratello. Meglio tornare a studiare e non perdere tempo.-
Sembrava proprio una secchiona antipatica e speravo che la prima impressione mi ingannasse.
Subito dopo arrivò Mark e devo ammettere che era uguale al fratello solo poco più alto e più muscoloso in quanto andava in palestra dal lunedì al mercoledì e i giorni che restavano, esclusa la domenica, andava ad allenarsi in piscina.
- Non ti preoccupare. Chris e Sophie litigano sempre: lei è troppo perfettina mentre lui è troppo stupido. Non troveranno mai un accordo.-
Sorrisi e lui mi chiese
- Vuoi un po’ d’acqua?-
- No, grazie. Ora vado a casa. Devo ancora sistemare alcune cose e poi vorrei fare una passeggiata in città.-
- Perché non vieni con me e Chris stasera? Usciamo con dei nostri amici.-
- Ok. Ci penserò su, sono un po’ stanco.-
- Sì, ma divertirti un po’ ti farà bene. Ti si legge negli occhi che sei molto triste e hai già nostalgia.-
- Ahah! Forse è un po’ troppo evidente. Comunque ci penserò su.-
- Va bene. Se volessi venire, fatti trovare qui alle nove.-
- Ok. A dopo.-
Sono rientrato a casa e ho sistemato nei cassetti la poca roba che ho. Appena finito decisi di fare una doccia, ma resi subito conto che l’acqua calda non era ancora disponibile, perché non avevo acceso la caldaia. Uscito dalla doccia, letteralmente congelato, mi asciugai e subito dopo cercai i vestiti adatti per uscire. Non avevo molte cose ancora e quindi presi le prime cose che trovai. Sono uscito di corsa dalla camera, pensando che fosse tardissimo, ma arrivato in cucina mi resi conto che erano appena le otto e venticinque. Ella era ancora molto indaffarata nel sistemare ogni cosa e Martin la aiutava. Dovevo chiedere loro il permesso di uscire e allora dissi
-Mamma, Chris e Mark mi hanno chiesto se mi piacesse uscire insieme a loro. Io, sinceramente sento il bisogno di uscire da queste quattro mura e incontrare gente. Posso?-
- Certo che puoi non c’è alcun problema. Me lo avevano già chiesto e io avevo risposto di sì. Dormirai da loro stanotte.-
- Ok. Allora vado.-
- Non è un po’ presto?-
- Sì, in effetti. Sono nella mia camera per un altro po’, se non vi serve una mano.-
- No, tranquillo. Vai.-
Rientrai nella mia camera e presi un foglio per scrivere una lettera a Ben. Non avevo ancora il computer e non volevo usare quello dei miei cugini, perché avrebbero potuto controllare tutte le mie conversazioni. Iniziai a scrivere di getto

“ Ciao Ben,

Sono Kyle e questo è il mio nuovo indirizzo: vedi quanto è distante?
Sono appena arrivato: qui sono quasi le nove di sera mentre lì il sole sta ancora sorgendo.
Ho conosciuto la famiglia di mio zio Pauly e devo dire che sono molto simpatici.
Però anche se tutto sembra normale, c’è una cosa di cui non posso fare a meno : TE.
I giorni sembrano infiniti qui, consideranto che sono qui da poche ore. Non ho nessuno con cui parlare e niente da fare: solo ora capisco quanto riempivi la mia vita.
Ora vado, stasera esco con i miei cugini per cambiare aria e per evitare di deprimermi rimanendo chiuso in queste quattro mura, davanti la televisione con una vaschetta di gelato in mano.
Spero che questa lettera ti arrivi presto e che tu risponda il prima possibile.

Kyle xoxo ”

Piegai la lettera e la ma misi in una busta, in cui scrissi il suo indirizzo: 153 Bradford Road, London. Ora dovevo solo trovare un francobollo, ma erano già le nove meno un quarto e mi diressi verso casa di zio.
Suonai al campanello e Sophie mi aprì la porta dicendo
- Anche tu ti aggreghi alla mandria?-
Sorrisi, ma non risposi e tirai dritto verso la cucina, dove vedevo Chris seduto.
Entrai in cucina e mi accorsi che c’erano altri due ragazzi e Chris subito me li presentò
-Ah finalmente Kyle, stavamo proprio parlando di te. Questi sono i miei migliori amici : Cody e Joey. Frequentano la mia stessa scuola e l’anno prossimo, a partire da settembre, tu sarai con noi. Non vivono molto lontano da qui, infatti sono sempre qui a casa mia.-
- Sono Kyle e ho visto che Chris vi ha già parlato di me, quindi non aggiungo niente.-
Proprio in quel momento arrivò Mark che chiese se fossimo pronti e noi rispondemmo affermativamente.
- Non è che avete dei francobolli?- chiesi io
- Posso controllare in camera, forse ne ho qualcuno.- mi rispose Mark e continuò
- Andate in macchina. Vi raggiungo subito, il tempo che controllo se ho i francobolli o meno.-
-Ok.-
Chris prese le chiavi che Mark gli aveva lanciato e in gruppo andammo verso la macchina. Saliti in macchina Cody incominciò un discorso dicendo
- E tu? Inglese? Come sono le ragazze lì? Come passavi il tempo?-
- Sono abbastanza carine.-
- Che eri solito fare la sera?- chiese ancora
- Non uscivo spesso. Di solito stavo a casa mia con il mio migliore amico.-
- Che noia! Mai una serata in cerca di ragazze?-
- Quasi mai.-
- Noi, invece, quando usciamo, siamo incontrollabili. Ci piace bere nei diversi pub e spesso ubriachi ci ritroviamo a fare cose con ragazze sconosciute. Per fortuna che a fine serata Mark ci viene a riprendere e ci mette in macchina anche se siamo in condizioni pietose.- mi raccontava Cody ma Chris lo interruppe dicendo
- E tu sei pronto a stare con noi stasera? Hai mai bevuto fino a vomitare?-
- Ma perché fate questo? Non potete divertirvi normalmente?-
- La normalità non è per noi! Noi ci divertiamo così e imparerai anche tu.-
- Ah ok .-
La nostra discussione, che sembrava degenerare verso argomenti un po’ imbarazzanti per me, fu interrotta da Mark.
- Tieni i francobolli. Ti hanno spaventato?- mi disse
- No. Non ti preoccupare io alcune volte faccio di peggio. Penso di poter res****re.-
- Perfetto! Allora andiamo.-
Mise in moto la macchina e ci dirigemmo verso il centro della città.
La città non sembrava molto diversa da Londra: stessi blocchi di appartamenti e stessa gente che corre veloce per la strada. Ma non provavo nessuna voglia di vedere quel posto.
Ricordo solo di aver capito che non era il posto per me anche se solo a prima vista e volevo tornare indietro.
La gente parlava con un accento diverso e storpiava le parole e anche al bar mi prendevano in giro, facendo finta di non capirmi. Non parlavano in inglese, ma un dialetto derivato dall’inglese con parole e nomi diversi , pronuncia completamente diversa e grammatica più o meno simile.
Non voglio dire che non ci capivamo per niente, ma che il modo di parlare era diverso.
Posteggiammo vicino ad un pub e scendemmo dalla macchina.
- Kyle, là puoi imbucare la posta.- mi disse Mark indicandomi un bidone blu in lontananza.
- Grazie. Torno subito.-
Imbucai la lettera e raggiunsi gli altri che erano appena entrati nel pub. Volevo dimenticare tutto e andare avanti ma non so se ce l’avrei fatta. Mentre Chris, Cody e Joey si ubriacavano, Mark si sedette accanto a me. Dopo aver preso più di otto cocktail mi disse
-Ora basta! Vuoi ridurti come quei tre?-
- Mi piacerebbe svegliarmi domani mattina e non ricordarmi più niente, né chi sono, né da dove vengo.-
- Non dire queste cretinate. Parlamene! Sfogati!-
- Ok! Ma non giudicarmi.-
Gli chiesi di non giudicarmi poiché è difficile comprendere ciò che in realtà provavo. Risultava difficile anche a me, perché ero cresciuto in ambienti in cui non era possibile neanche solo pensare di poter avere una relazione con una persona dello stesso sesso. Qui in Australia sembra una cosa piuttosto normale e lo stesso accade negli USA, come mi hanno riferito alcuni amici. A Londra, dove vivevo prima, non era ancora del tutto accettato e c’erano molte persone che ti guardavano con aria di disprezzo e disgusto , ma la stituazione è di gran lunga migliore rispetto a quella che vi è in Italia. Conosco diverse persone che abitano in Italia, grazie ai vari social networks, ma quelli con cui ho più contatti sono due : Riccardo, che vive a Torino e Francesco, che vive vicino Brindisi. Riccardo mi ha raccontato che al Nord la situazione è simile a quella londinese, ad eccezione di qualche sporadico atto di violenza nei confronti degli omosessuali. Scendendo più a Sud, come mi racconta Francesco, l’omosessualità non è per niente accettata. Francesco si è sempre battutto per i diritti degli omosessuali, anche essendo eterosessuale, e sempre è stato preso in giro, ma ha continuato questa battaglia perché detesta vedere quanto le persone siano chiuse come mentalità e come continuino a disprezzare queste persone.
Gli raccontai della mia infanzia, di quando Ella e Martin mi vennero a prendere all’orfanotrofio (ma ero già certo che lui sapesse tutto), di Londra e di Ben. Gli dissi proprio tutto. Nel frattempo avevo mandato giù altri cinque o sei bicchieri di vodka. Iniziavo a parlare in modo disconnesso e di ciò Mark si era reso conto. Il racconto lo aveva lasciato basito ma non aveva affatto l’aria di uno che intendeva giudicare. Spezzò il silenzio dicendo
-Kyle per quanto ancora starai seduto al bancone di quel pub a bere drink? Se vuoi cambiare la situazione non bere, alzati e affronta tutti e torna indietro. Bere non servirà a dimenticare e anche se funzionasse dimenticare non serve a niente.
Io vi aspetto in macchina. Quando avete finito venite.-
Quelle parole mi fecero pensare molto, per quanto non avessi la lucidità adatta per farlo.
Le altre cose che successero quella notte non le ricordo nemmeno, perché ero totalmente ubriaco.
La mattina mi svegliai in macchina e vidi che i ragazzi stavano peggio di me. Eravamo ancora sulla strada per casa e mi telefono mi vibrò: era un messaggio di Ben che diceva :

“ In questo momento riesco a vedere la luna, una luna che tu hai già visto. Sta sorgendo ed è tanto luminosa da illuminare la mia camera. Sembra molto vicina e sembra quasi volermi dire qualcosa. Forse tu gli hai già affidato dei segreti, o un messaggio per me. Lo stesso farò io: le dirò quanto sei importante per me. Buonanotte Kyle.”

Non mi sembrava adatto rispondere in quel momento, perché forse avrei solo scritto un testo senza senso. Decisi di rispondere dopo.
Ritornammo a casa ed io entrai a casa , stanco e sconvolto. Le parole di Mark riecheggiavano nella mia mente e adesso ero molto pronto a prendere una decisione. Mi chiedevo perché ogni persona alla quale mi affezionavo spariva dalla mia vita.l Avevo sofferto molto a causa della morte dei miei genitori e solo dopo anni ero riuscito a sorridere di nuovo, grazie a Ella e Martin. Mi sono affezionato a loro , ma Martin mi ha deluso per la sua prepotenza , e anche per questo ho sofferto. Mi ero affezionato a Ben e il destino ci ha voluti lontani. Perché sono sempre io quello che doveva soffrire nelle relazioni di qualsiasi genere?
Durante l’estate che mi separava dall’ingresso nella nuova scuola cambiai molto e anche Ella se ne rese conto. Mi ero fortificato dentro, e non provavo più alcun sentimento. Non volevo più essere fragile perché avevo sofferto abbastanza e non avevo ottenuto niente.Mi piaceva vedere le persone strisciare ai miei piedi e soprattutto più mi volevano bene, più le facevo soffrire. Chi mi voleva bene era come una marionetta nelle mie mani: si muoveva proprio come piaceva a me . Chi non stava con me o era mio nemico veniva schiacciato come un insetto, insultato e portato alla esasperazione, tanto da abbandonare la scuola. Chris, Cody e Joey mi rispettavano, come tutti ed esiguivano tutti gli ordini che davo loro.
C’era solo una persona con cui ero ancora fragile e tenero, mio fratello Zayn. Ella è rimasta incinta poco dopo del nostro arrivo a Sydney e già a Marzo dell’anno successivo Zayn era nato.
Era bellissimo e anche Ben che lo aveva visto in foto lo aveva detto. Il nostro rapporto sembrava essere uguale, come se non fossi mai partito. La scuola era sempre più noiosa e non avevo nessuno che aveva tanto carattere da tenermi testa. Ma qualche mese dopo sei arrivato tu.
Io?- mi interruppe Josh.
-Sì. Tu mi hai aiutato in questo inferno! Ti ricordi di quando ci siamo conosciuti a scuola? Ahaahah è stato fantastico. Entrambi dal preside per aver saltato più volte le lezioni.-
- Ahaha vero!-
- E quando abbiamo bucato le gomme all’insegnante di matematica?-
- Sono stati dei bei momenti.-
Mi fece segno di battere il cinque.
- Wow.. la tua storia è interessante! La mia, in confronto, è piuttosto comune. Ho sempre desiderato avere una via un po’ più movimentata.-
- Ogni storia ha i suoi particolari e ti assicuro che spesso avere una vita movimentata e piena di cambiamenti non è semplice né divertente.-
- E quindi stai per partire?-
- Sì fra un paio di giorni torno in Inghilterra. Martin non ha venduto la casa, quindi mi lascia le chiavi. Loro non vogliono tornare ma io non riesco più a stare qui. E poi li c’è Ben!-
- Ahah! Quindi io sono stato la riserva?-
- Scemo! Io ti voglio bene… Perché non vieni con me?-
- No, grazie! Preferisco stare qui. E poi dovrei fare il terzo incomodo?-
- No! Stai qui.. la tua ragazza si offenderebbe molto se tu partissi.-
-Almeno accompagnami all’aereoporto.-
- Certo che lo farò.-
Mi rimanevano appena quarantotto ore alla partenza. Avevo già sistemato tutto in valigia, avvertito Ben del mio ritorno e preso il diploma, con molta fatica. Salutare Ella, Martin e il piccolo Zayn è stato abbastanza traumatico, ma dovevo farlo.
Josh mi ha accompagnato all’aereoporto e arrivati al momento di salutarci mi ha detto
- Fratello , quando vuoi ritorna! Casa mia è sempre aperta.-
- Come se non avessi la mia! Ahaha .. Ora devo andare.-
Voltai le spalle e mi diressi verso il gate. Mi urlò qualcosa come “fai un buon viaggio” , ma non ricordo esattamente le parole.
Era arrivata la fine del mio soggiorno a Sydney che anche se durato appena due anni mi sembrava essere stato lungo quanto il tempo trascorso in orfanotrofio.
Ero pronto per prendere l’aereo e a lasciare l’Australia. Era stato un bel soggiorno ma sentivo che qualcosa mi mancava e stavo andando a raggiungerla.
Gli ultimi messaggi di Ben erano sempre più freddi, sicuramente perché sono dei testi scritti dai quali non si possono evincere emozioni.
Il volo mi è sembrato molto più lungo rispetto a quello di andata, forse perché non sono riuscito a chiudere occhio.
Appena atterrato a Londra ho gridato “Finalmente a casa!”
La prima cosa che ho fatto dopo avere preso i bagagli è stata mandare un messaggio a Ben

“ Sono finalmente a casa. Stasera non possiamo vederci perché devo sistemare un paio di cose, ma domani non appena ti svegli raggiungimi a casa.”

“ Non so! Ho molti impegni…”

“ Cosa? Sono appena tornato da Sydney dopo due anni e tu mi dici che hai impegni e non puoi trovare un po’ di tempo per me? Il tuo migliore amico?”

“ Scusa. Ma sono davvero troppe le cose che devo fare.”

“ Ok. Io sono tornato quando vuoi cercami.”

Ero un poco arrabbiato, devo ammetterlo, perché non riuscivo a capire il motivo per cui Ben fosse così schivo nei miei confronti.
Ritornai a casa con un taxi poiché nessuno poteva venirmi a prendere.
Ma mentre eravamo distanti da casa mia appena tre isolati, vidi per la strada una faccia che mi sembrava conosciuta. Ma solo qualche secondo dopo realizzai che era Ben. Decisi in fretta di voler scendere dal taxi e infatti chiesi al taxista
- Scusi può accostare?-
- Ma non siamo ancora arrivati a destinazione, manca poco, due o tre minuti.-
- Mi faccia scendere, non si preoccupi. Vado a piedi perché ho bisogno di sgranchire le gambe dopo molte ore di volo. Quanto le devo?-
Pagai e scesi. Presi le valigie e me le trascinai, come fardello pesante. Avevamo avanzato un po’ rispetto al punto in cui avevo visto Ben e quindi dovetti voltare le spalle e ritornare più indietro.
Sarebbe stato meglio non avere voltato le spalle: Ben non era solo e teneva per mano una ragazza. Che scena pietosa vista dall’esterno!
Il cuore mi si era ristretto e stavo per piangere, ma fui capace di trattenere le lacrime. Camminavano ad appena trenta metri più avanti rispetto a me e io li guardavo da dietro, come uno studipo, tenendo la mia valigia. Mi sentivo strano, deluso e tradito. Avevo riposto in lui tutti i miei sogni e il mio futuro, ma li stavo vedendo distrugersi e svanire. Avevo ancora voglia di parlargli, o forse ne avevo anche più di prima: intendevo chiarire tutta questa situazione.
Urlai, con la poca voce che mi rimaneva in gola e che riusciva ad uscirmi, una voce strozzata da un pianto appena trattenuto e stroncata dalla rabbia e delusione che provavo
-Ben!-
Si voltò di s**tto e lo stesso fece la ragazza. So per certo che non aveva capito chi fossi e per esserne sicuro si avvicinò. Lo stesso feci io. Ogni passo che facevo era sempre più marcato e ogni secondo che passava sempre più scandito dalla voglia che avevo di parlargli, di abbracciarlo, di dargli uno schiaffo e caricarlo di insulti. Più vicini eravamo più il cuore mi saliva in gola e mi era quasi impossibile respirare. Quando ci trovammo ad appena qualche metro, mi riconobbe e lasciò la mano della ragazza di s**tto, come se non volesse che io vedessi questa azione. Si allontanò da lei, ma io avevo già visto tutto.
- Kyle! Sei tornato finalmente.-
Lo disse con un tono così spento e povero di emozioni, che mi fece rendere conto di quanto la situazione fosse oramai degenerata e che l’unico cosa rimasta del nostro rapporto fossero i ricordi. Ben non era più la mia metà, la persona senza la quale non potevo vivere, poiché ormai, aveva sostituito la mia figura assente con quella di un’attraente ragazza e soprattutto io non ero più il suo centro, la persona che riempiva la sua vita.
- Questa è Emma.- disse con la voce così spaventata e piena di vergogna che quasi non riuscivo a sentire.
- Piacere, io sono Kyle. Ero il migliore amico di Ben. Ci incontriamo in giro! Ora vado a casa. Sono piuttosto stanco! Ci sentiamo tramite messaggi, ok?-
Non avevo voglia neanche di sentire la risposta: con gli occhi gonfi di pianto mi voltai e mi diressi verso casa. Non sapevo che pensare: ero io lo stupido della situazione perché ero tornato indietro come gli avevo promesso o era lui quello che stava sbagliando?
Mentre camminavo non riuscivo a trattenere le lacrime perché mi passavano in mente i ricordi di tutto ciò che avevamo passato insieme. Quantilitigi e quante riappacificazioni che avevamo passato! E anche tutto quello che era successo il giorno prima di partire, forse, per lui non contava più niente, ma per me era ancora tutto importante. Arrivato davanti alla porta di casa mia, presi le chiavi nella mia tasca e devo ammettere che rientrare a casa è stato come fare un salto nel passato. Vedevo ogni immagine ridisegnarsi nitida nei miei ricordi, ogni sorriso o ogni lacrima. La mia mente era come una tela: lentamente prendeva colore e solo dopo aver finito il disegno di base si disegnavano nitide anche le più piccole sfumature, che erano forse i ricordi che faccevano più male. Lasciate le valigie all’entrata, faccio un giro veloce della casa e mi accorgo che ogni cosa era al suo posto: le riviste aperte sul tavolo e i bicchieri vicino al lavandino. Era come se il tempo si fosse fermato e solo ora tutto riprendesse vita. Sembrava assurdo ma tutti gli orologi di casa segnavano le dodici e trenta, il momento in cui avevamo lasciato casa e ora le lancette avevano appena riniziato a muoversi.
Anche la mia stanza era proprio così come l’avevo lasciata, era tutto uguale: stesso letto, stesso armadio e stessa sistemazione. Ritornai per un attimo bambino, presi quel peluche che non avevo mai toccato e che era messo sopra l’armadio e lo poggiai sul letto. Mi misi anche io sul letto e strinsi forte il cuscino. Mi accorsi di avere sfiorato qualcosa e con la mano la presi. Mi sembrò un appunto, scritto di fretta e piegato in quattro per essere più piccolo e non essere notato. Solo leggendolo mi resi conto di cosa fosse realmente

“ Kyle,
Ti scrivo questo messaggio mentre tu sistemi le ultime cose prima della partenza. Mi sembra piuttosto inutile ripeterti che non voglio che tu parta, ma è tutto ciò che mi viene in mente ogni volta che ti vedo e anche quando mi sei distante, perché ho paura di non rivederti più.
Ieri notte è stata la notte più bella della mia vita, perché per la prima volta ho provato qualcosa di veramente speciale e solo grazie a te. Mi hai aperto il tuo cuore e mi hai dato la forza di esprimere veramente quello che provo per te, che è molto più di una semplice amicizia. Con la tua storia mi hai fatto capire che non c’è motivo di nascondere chi siamo o cosa proviamo realmente, perché forse non ci sarà mai più l’occasione di dimostrarlo. Per queste ragioni ti ho baciato, non facendo nemmeno caso al fatto che domani sarai dall’altro lato del mondo. Ho deciso di vivere quel momento solo irrazionalmente e per due minuti ho smesso di avere paure e preoccupazioni.
Averti accanto mi rende felice e l’ho capito proprio stamattina, appena sveglio. Svegliarmi e trovarmi avvolto dalle tue braccia è stato bellissimo. Anche se vai via non ho alcuna intenzione di perderti e spero nel tuo ritorno.
Anche se lontano, resterai per sempre nel mio cuore e nessuno potrà mai sostituirti.
Non so se leggerai mai questa lettera, ma voglio che tu sia a conoscenza di ciò che provo per te in questo momento: il sentimento più forte che ho mai provato.


Ben”

Questa non l’avevo trovata prima, l’aveva nascosta veramente bene. Aveva ragione sul fatto che forse non l’avrei mai trovata , perché così sarebbe stato se non fossi tornato a casa.
Mi butto nel letto realmente stanco, confuso, perché non riesco più a capire chi sono realmente e cosa provo. Vorrei realmente capire cosa voglio: se voglio vederlo oppure scappare e non rivederlo più. Mi arriva un suo messaggio. Inizialmente ignorai il messaggio ma subito dopo lo lessi

“ Sono felice che tu sia tornato. Ora la luna possiamo anche vederla sotto lo stesso cielo.
La vediamo insieme stasera?”

Non risposi.
In pochi minuti il telefono iniziò a squillare incessantemente, ma vedendo che era lui che chiamava non risposi, perche ciò che aveva fatto mi aveva ferito troppo e non ero ancora disposto ad ascoltarlo, né se fossero state scuse, né se fosse stato un addio.
Rifiutai la decima chiamata in modo da fargli capire che non volevo parlare con lui e subito dopo spensi il telefono.
In un decina di minuti arrivò qualcuno alla porta e suonava insistentemente il campanello. Ero più che sicuro che fosse Ben alla porta, ma scesi lo stesso.
Aperta la porta, senza nemmeno darmi il tempo di salutarlo o cacciarlo, disse
-Posso spiegarti!-
-Non voglio stare ad ascoltare te e le tue bugie. Per favore vai via. Non pensi di avermi già mentito abbastanza?-
Stavo per chiudere la porta quando la blocco con il piede e disse
-Per adesso sto resistendo col piede ma molto presto cederò, ma anche se questa dannata porta che ci separa si chiuderà alle mie spalle, starò qui dietro ad aspettare che tu mi apra. Ricordi cosa ti ho detto? Che non ti voglio perdere e ora che sei qui non ti farò fuggire di nuovo.-
- Non mi aspettare nello stesso modo in cui hai aspettato il mio ritorno dall’Australia. Non voglio vederti davanti casa mia con quella ragazza. Andate a casa tua per fare le vostre cose. Ora leva quel piede e vai via! Non puoi nemmeno immaginare come sono stato male quando vi ho visto insieme. Non sapevo cosa fare, né come reagire, perché ogni cosa che facevo poteva essere sbagliata. Stavo per scoppiare in lacrime perché mi sono sentito tradito. Ora vai via!-
- No! Mai… So che ho sbagliato e lei forse è solo un errore. Avevo bisogno di qualcuno che mi stesse accanto come te. Non riuscivo a sopportare la tua assenza.-
- Anche io non ti avevo al mio fianco, ma non ho cercato nessun altro. Non l’ho fatto perché sapevo che le cose che provavo con te erano uniche e che non le avrei mai potute provare con un'altra persona. Io provavo davvero qualcosa per te e tu hai tradito me e la mia fiducia. E ora al mio ritorno tu avevi troppo da fare per venirmi a salutare… Perché non mi dicevi sin dall’inizio che stavi con lei? Non avrei perso tempo e non sarei tornato.-
- Fammi entrare! Ti spiegherò tutto.-
Dibattemmo ancora un altro po’ fino a quando si arrese e levò il piede. Si sedette dietro la porta e aspettò tutta la notte. Era una notte dannatamente fredda.
Alle cinque del mattino, mi alzai e vidi dalla finestra che lui era ancora seduto dietro la mia porta. Non riuscivo a capire se fosse sveglio o stesse dormendo, ma ricordo che era vestito benissimo: quel look stramaledettissimo che mi aveva fatto innamorare.
Sotto la porta, aveva fatto scivolare un biglietto.

“ Questa è una notte dannatamente fredda e sto cercando di capire cosa posso fare per farmi perdonare. Non mi riconosco neanche io e so di aver sbagliato. Non soffro tanto il freddo, ma il fatto che il mio cuore sia vuoto, perché tu hai deciso di lasciare libero quel posto ed ora non so a chi affidarlo.
Emma? Vale meno di zero. Ho bisogno di te per andare avanti.
Rimarrò dietro questa porta anche ore, giorni, settimane o mesi, non mi importa il tempo che passa, perché non ha senso che io lo viva, senza averti al mio fianco.”

Decisi di aprirgli.
- Come hai potuto?- gli dissi, dopo avergli dato uno schiaffo
- Lo schiaffo me lo merito! Non so come è successo.-
- Ma è successo! Dimmi la verità! Provi per lei ciò che provavi per me?-
- No! Per lei non provo niente rispetto a quello che provo per te, ma non posso lasciarla.-
- Certo! Io ho lasciato la mia famiglia e tutto ciò che ho difficilmente conquistato in due anni per te e tu non puoi lasciare una ragazza per cui non provi niente?-
- Ci starebbe troppo male. E poi con quale pretesto?-
- Le dici la verità. Che tu vuoi stare con me… Cosa c’è di strano? Se tu provi veramente qualcosa per me, non dovrebbe essere così difficile-
-Cosa? Non lo farò mai! Quello che è successo deve rimanere solo un segreto.-
- Se deve rimanere solo un segreto vai fuori da qui! Ti interessi troppo di quello che gli altri pensano di te e per me non va bene. Quando si ama qualcuno, non ti dovresti interessare di ciò che dicono gli altri, perché vorresti che tutti sapessero di chi sei innamorato.Io sono venuto dall’altro lato del mondo fino a qui per te e non mi merito tutto ciò che mi stai facendo. Devo ammettere che non ho detto la vera ragione ai miei genitori, perché non avevo certezze, ma ai miei cugini ho dettto tutta la verita. Se vuoi che io resti solo un segreto e meglio che te ne vai.-
E lo cacciai fuori di casa.
Dopo tutto quello che avevo fatto per la nostra relazione, non era ancora disposto ad ammettere i suoi sentimenti e ad accettare che la nostra era molto di più che un’amicizia e che forse era arrivato il tempo che i nostri genitori lo sapessero. Non erano passati più di cinque minuti, quando gli mandai un messaggio

“ Domani mattina partirò. Tornerò a Sydney dalla mia famiglia, dato che qui non ho nessuno.
Avevo fatto tutto questo per noi. Io mi sono sacrificato molto, ma tu non hai mai contribuito. Addio”

“ Non partire! Ti prego… rimani.”

“ E perché? Non c’è nessun motivo che mi tenga legato qui! E’ vero, provo ancora qualcosa per te, ma non voglio essere il segreto di nessuno.”

“ Rimani qui… fallo per me”

“ Per te? .. Tu non mi vuoi bene e ora che puoi avermi non ti interessa. Vuoi soltanto sapere che io sono disposto a tornare indietro ogni volta come un cane.”

“ No! Non voglio questo!”

“ Invece sì! Io sono tornato solo per te… per abbracciarti ancora e baciarti ancora.”

“ Ed è ciò che faremo… Te lo prometto!”

“ Non voglio essere il tuo segreto o la tua ruota di scorta! Voglio essere la tua priorità!
E non mi importa se non vuoi dirlo ai tuoi. Se lo fai tu lo farò anche io! Dobbiamo solo trovare il coraggio.”

“Giuro che la lascierò e che lo dirò ai miei, ma dammi più tempo.”

“ Non più di una settimana! Vieni a casa… Parliamo un po’… dedichiamoci un po’ a noi.”

“ Arrivo! :)”

Volevo dargli un’altra possibilità, in fondo provavo qualcosa per lui e ci sarei rimasto davvero male se lo avvessi perso per sempre.
Non appena è arrivato a casa lo baciai e lo abbracciai e lui mi disse
- Scusa sono stato proprio uno stronzo! Prometto di non lasciarti mai più!-
- Sì! Lo spero anche io!...-
Mentre continuavamo a baciarci gli squillò il telefono, lo prese e vedendo che la chiamata era di Emma lo lanciò sul divano, sembrava non volerne sapere più niente, veramente questa volta. Qualche istante dopo, dall’ingresso di casa mia, arrivammo sul divano e ci sedemmo sopra il telefono senza nemmeno rendercene conto.
Dopo qualche ora stavamo già parlando, ma continuavamo ad avere il contatto : eravamo abbracciati. Il mio sguardo si perdeva nei suoi occhioni verdi mentre continuavamo ad accarezzarci il viso. La sua testa era appoggiata sul mio petto, sudato e riuscivo ad avvertire il suo respiro affannato. Le nostre mani si intrecciavano, mentre i nostri cuori erano già una cosa sola.
- Perché sei andato via?- mi disse baciandomi
-E perché tu non sei venuto con me?-
- Ok. Basta parlare del passato. Non mi interessa quello che è successo prima ma mi interessa ciò che sta accadendo ora. Ora non ti lascierò andare mai più.-
- E io non mi farò portare via da una ragazza il mio migliore amico.-
- Migliore amico? … Volevi dire fidanzato… -
- Come? Suona un po’ strano ahah –
- Sì è vero, ma adesso ho capito che anche io desidero che la cosa diventi ufficiale.-
Suonò di nuovo il telefono, che ci aveva disturbato per tutto il pomeriggio, ma non capimmo da dove venisse il rumore. Solo dopo qualche minuto ci accorgemmo che si trovava nascosto tra i cuscini del divano. Lo ignorammo per un altro po’, circa mezz’ora, ma poi esausti decidemmo che era opportuno controllare le chiamate e i messaggi
Ben legge ad alta voce :
- Dodici chiamate perse e otto messaggi tutti da parte di Emma ! Suppongo che sia il caso di chiamarle.-
-Fai pure. Ma ricorda che sono geloso.-
Dopo essersi rimesso la maglietta uscì fuori di casa e le chiamò.
Hanno litigato un po’ al telefono, non so per cosa in quanto non ho ascoltato la situazione e alla fine Ben mi chiese
- Posso farla venire ?-
Ed io risposi
- Ok.-
Il nemico stava per arrivare e fra poco Ben avrebbe scelto tra me e lei. Qualunque scelta avrebbe fatto, uno dei due ci sarebbe rimasto male ( e speravo vivamente che quello che non ci sarebbe rimasto male fossi io ).
Suonò il campanello e io andai ad aprirle la porta.
Avevo stampato in viso un finto sorriso che cercai di mantenere anche quando si sedette sulle gambe di Ben e lo baciò.
Non la respinse e ciò non mi piacque per niente.
Li lasciai parlare, e me ne andai nella mia stanza. Dopo qualche minuto andarono via di casa e mi arrivo un messaggio.

“ Vado a casa con lei. Non ce l’ho fatta.”

“ Ok. Hai fatto la tua scelta. Domani parto.”

Stavo realmente male e piangevo. Avevo bisogno di sfogarmi un po’, pertanto andai sotto il capannone della musica, dove vi era ancora il pianoforte. Qualche settimana prima del mio rientro, Martin aveva chiamato una persona per accordarlo, quindi mi misi a suonare. Avevo imparato a suonare durante il mio soggiorno in Australia, e stavo ancora imparando. Come per la chitarra, mostrai subito una grande capacità, ma ovviamente la strada era ancora molto lunga e la meta, che io delineavo nella perfezione era ancora lontanissima.
Mi misi a suonare una canzone di Avril Lavigne, When you are gone ( Quando tu sei via ) e le parole mi emozionavano sempre più, a tal punto che non smisi di piangere nemmeno per un attimo.

Ho sempre avuto bisogno di tempo solo per me e
Non ho mai pensato di aver bisogno di te quando piangevo
E i giorni sembrano anni quando sono solo
E il letto dove dormivi si ha perso la tua forma.
Quando tu vai via conto i passi che fai,
Non vedi quanto ho bisogno di te proprio in questo momento?
Quando sei via ogni, manchi ad ogni pezzo del mio cuore
Anche la faccia che mi sembrava conoscere mi manca
E tutto ciò che ho bisogno di sentire per affrontare ogni giornata e per stare bene è
Mi manchi.
Non mi sono mai sentito così e ogni cosa che faccio mi ricorda di te
E i vestiti che hai lasciato giacciono ancora sul pavimento e profumano di te.
Amo tutto ciò che fai.
Siamo fatti l’uno per l’altro, anche se non qui ma per sempre: so che lo siamo.
Tutto ciò che ho sempre desiderato dirti
Tutto ciò che ho fatto ho dato il meglio di me
Solo per sentirti respirare qui con me.

Era proprio la canzone adatta a tutto ciò che stava succedendo. Sentivo ancora il suo calore sulla mia pelle e respiravo ancora il suo odore, e avvertivo ancora i segni e le conseguenze di quell’incontro. Prima di partire dovevo mettere un paio di cose a lavare e per questo la mattina seguente mi svegliai presto. Il volo era dopo pranzo e quindi avevo il tempo di sistemare tutto. Ben non si era fatto sentire, quindi la sua scelta mi sembrava più che chiara.
Non appena ebbi finito di pranzare, presi la valigia e chiusi casa, questa volta consapevole che non sarei più tornato in Inghilterra. Chiamai un taxi e mi diressi verso l’aereoporto.
Ero così deluso da far fatica a parlare.
Arrivato all’aereoporto Gatwick di Londra andai subito a fare il check-in.
Subito dopo, mentre mi stavo dirigendo verso il gate da cui partiva il mio aereo, mi arrivò un messaggio

“ Ti prego aspetta! Ho fatto un’altra cazzata…”

Era Ben il mittente, ma era anche troppo tardi. Gli risposi dicendo

“ Sto partendo. Scusa ma è troppo tardi. Mi sto già dirigendo verso il gate.”

“ Sono qui al check-in numero dodici. ”

“ Cosa ci fai qui? E soprattutto perchè al mio stesso check-in?”

“ Speravo di trovarti qui. Vieni!”

Tornai indietro e lo vidi lì al check-in con una valigia. Mi avvicinai e gli dissi
- Sei pazzo?-
- Sì! Completamente pazzo!! Di te! Ho deciso che voglio partire con te. Ricordi cosa ho detto? Non ti permetterò di andare via.–
- Zitto! Tu Sei andato via con lei, senza dirmi niente. Mi avevi promesso che saresti stato con me.-
- Sono andato via con lei e siamo andati a casa mia …questo è vero!-
- Non mi serve sapere nient’altro. Grazie. Rispamiami i dettagli-
- Non fare il sarcastico e ascolta... L’ho lasciata e le ho detto tutto davanti ai miei genitori. Mi hanno sequestrato il telefono e mi hanno buttato fuori di casa. Stamattina solo rientrato a casa con la forza, ho preso il telefono e…-
- E ora sei qui con me.-
- Sì!! E voglio partire con te…-
Dopo che Ben aveva fatto il check-in ci dirigemmo velocemente al gate, perché l’aereo stava per decollare. Nelle scale mobili che portavano al gate, Ben mi ha baciato, per la prima volta in pubblico.
Ero felice e tutto sembrava perfetto, ma arrivarono i suoi genitori, che videro tutta la scena.
Suo padre urlò
- Ben torna subito qui. Ultima possibilità di tornare a casa.-
Con loro c’era anche Emma. Povera ragazza… Sembrava amare veramente Ben e io glielo stavo sottraendo: mi sentivo un verme.
Ben doveva scegliere me o i genitori. Mi ha guardato negli occhi con uno sguardo penetrante e proprio così ho capito che aveva preso la sua decisione.
Avrebbe mai potuto fare scelta diversa? Non credo.
... Continue»
Posted by AndrewKyleGay 2 years ago  |  Categories: Gay Male  |  Views: 832  |  
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La donna misteriosa (attenzione niente sesso!)

ATTENZIONE
Questo è un racconto molto diverso da quelli pubblicati in questo bellissimo sito. Vi avverto quindi che non troverete scene di sesso bensì una storia misteriosa che è nata per caso.
Infatti all’inizio volevo scrivere un racconto diverso molto erotico, con scopate continue e magari un’orgia ma quando sono arrivato a metà racconto mi sono accorto che i protagonisti non si erano dati neanche un bacio (sono proprio una frana). Sono stato anche tentato di riscrivere tutto ma quando ho riletto quello che avevo scritto … ho trovato la storia avvincente ed interessante.
Nella maggior parte dei racconti che ho letto il sesso è divertimento, è solamente il rapporto tra due o più persone che si godono (è proprio il caso di dirlo) la vita, ma nella realtà il sesso è anche amore. Ho deciso quindi di portare a termine il racconto senza neanche sapere come sarebbe finito. Vi ripeto quindi che non troverete scene di sesso e, di conseguenza, vi conviene scegliere un altro racconto se cercate solamente quello.
Dovendolo classificare per forza l'ho inserito nella categoria che si avvicinava di più anche se, ripeto, non c'è sesso nella storia.


Questa mattina tra le lettere della posta ho trovato una busta senza mittente cosa ormai quotidiana vista la storia che mi ha visto come protagonista.
In questo Stato, che considero ancora magnifico nonostante tutto, noi italiani abbiamo la bruttissima abitudine di mettere al rogo gente senza aspettare la conclusione delle indagini e qualora quest’ultimo risultasse innocente o peggio ancora parte lesa, come nel mio caso, il tutto viene archiviato da parte della stampa con quattro righe di scuse in quinta pagina rispetto ai i titoloni in prima pagina dei mesi precedenti che hanno ormai creato il mostro.
Purtroppo non tutti leggono quelle quattro righe e, di conseguenza, la nomea rimane e grazie a questa arrivano lettere anonime che promettono o richiedono vendette da parte di … ancora non l’ho capito.
Scusatemi se preso dalla frenesia non mi sono ancora presentato ma sono mesi che devo sopportare questo stillicidio oltre a cercare di dimenticare l’accaduto e pensare ad un futuro.
Mi chiamo Alessandro, sono nato a Milano trentacinque anni fa, lavoro presso una società farmaceutica e sono … single.
Non sono un vanitoso ma, permettetemi almeno questo, con il fisico da palestra che mi ritrovo, moro, occhi verdi, di bell’aspetto alto cm 190 devo dire la compagnia femminile non mi è mai mancata fino a … pochi mesi fa quando la mia compagna è stata trovata morta nell’appartamento in cui vivevamo insieme.
All’inizio si è parlato di furto, poi di suicidio ed infine di omicidio passionale con prove così schiaccianti verso di me che nel giro di pochi giorni mi sono ritrovato chiuso in una cella del carcere nonostante dichiarassi assiduamente la mia innocenza.
Quest’ultima è stata provata, dopo quattro mesi, grazie ad un colpo di culo, per me, quando sono stati arrestati un gruppo di rumeni per furto e, dopo la confessione di uno di loro, omicidio della mia amata Anna.
Molte volte quando cammino per le strade mi sento osservato, vedo gente che cambia direzione pur di non incontrami, vedo quelli che consideravo amici nascondersi in vicoli bui ed aspettare il mio passaggio e questa è una cosa che fa male, molto male, quasi quanto la perdita della tua donna.
Lei sarà sempre presente nei miei pensieri ma … non c’è, non vive come non sto vivendo io ma … io respiro e vorrei tornare a vivere.
Apro la posta lasciando per ultima quella busta anonima indeciso se aprirla o no. Le prime volte ho sofferto tanto per queste lettere ma ora c’ho fatto il callo e mi lasciano indifferente. Alla fine l'apro quasi meccanicamente ed estraggo la lettera preparandomi a leggere quali mali mi sono stati augurati questa volta. Rimango colpito quando vedo che le due righe che compongono la lettera sono scritte a mano con una calligrafia femminile mentre di regola sono stampate. Le parole sono diverse da quelle che mi aspettavo e sono solamente “SE VUOI, UN’AMICA” seguite da un indirizzo email.
Accendo automaticamente il computer e di getto scrivo:
ciao, ho appena ricevuto la prima lettera gentile da oltre quattro mesi, la tua.
Ti ringrazio Alessandro
Invio l’email prima di pensarci due volte perché so che altrimenti non lo farei più.
Come tutte le sere ormai mi ritrovo a sgranocchiare qualcosa guardando la televisione senza seguire i programmi. Mi serve per rompere il silenzio che altrimenti sarebbe il padrone assoluto di questa casa che considero come una prigione, se non di più. Ho tolto tutte le cose che mi ricordavano Anna ma non ci sono riuscito perché quelle poche rimaste mi torturano la mente con lampi di ricordi.
Decido di accendere il computer per navigare in quel mondo telematico dove nessuno mi riconosce e dove posso curiosare su tutto quello che mi passa per la mente.
Noto con stupore che ho ricevuto una email, stupore che passa a meraviglia quando leggo il messaggio.
“VORREI ESSERTI D’AIUTO MA ALLO STESSO TEMPO NON HO INTENZIONE DI INVADERE IL TUO MONDO. SE VUOI UN’AMICA”
Chi sarà? Cosa vorrà dire? Sara sincera? Il fatto che si firmi “AMICA” fa presupporre che sia una donna ma potrebbe essere anche un uomo che si diverte.
Prendo la decisione di non rispondere all’email, facevo meglio a non rispondere neanche alla prima.
--- ° ----
Sono passati due mesi e torno proprio ora dal dottore che parlando con franchezza mi ha comunicato che se non cambio vita la depressione mi porterà alla pazzia (le sue parole non sono state così crude ma il contenuto era questo).
Esco di casa per la prima volta da molto tempo per fare un giro al centro come facevo una volta con Anna. Un’occhiata veloce alle vetrine, un panino da Mc Donald, l’acquisto dell’ultimo libro del mio scrittore preferito e, senza accorgemene, mi ritrovo davanti al portone di casa con le chiavi in mano.
Prima di salire decido di noleggiare un paio di film in videoteca per far passare in modo più veloce il resto della serata.
Il negozio è deserto a parte la solita commessa bionda, molto carina, occupata a far quadrare la cassa e che al mio ingresso mi comunica che sta chiudendo.
Sul bancone ci sono due film appena restituiti e prendo la decisione di noleggiarli. Molte volte ho scelto dei film che o non mi sono piaciuti oppure non ho neanche visto quindi tanto vale tentare la fortuna.
“Sicuro?” mi risponde la ragazza con una smorfia che non riesco a decifrare e che, alla mia risposta affermativa, si trasforma in un malcelato sorriso quando me li consegna dopo aver fatto le dovute registrazioni.
Arrivato a casa mi impossesso della solita bottiglia di liquore, inserisco il primo DVD e mi siedo sul divano premendo contestualmente il tasto start.
Il titolo del film è “C’è posta per te” non l’ho mai visto ma i protagonisti, Meg Ryan e Tom Hanks, sono attori che mi piacciono. E’ una classica commedia americana, che in parte mi annoia ma, sarà per il “messaggio” del dottore o sarà per la bellezza dell’attrice che in parte assomiglia alla commessa della videoteca, riesco a vederlo tutto bevendo solamente due bicchierini di scotch e fumando (solamente?) una decina di sigarette.
Non avendo sonno inserisco il secondo DVD e … rimango con la bocca aperta quando scopro che è un film hard del genere amatoriale.
La sola vista del menù basta a eccitare il mio cazzo che è a digiuno da ormai diversi mesi. La prima reazione, a parte quella del cazzo, è quella di togliere quel film, spengere la TV, farmi un ultimo goccio ed andare a letto ma poi ci ripenso.
Vedere quelle scene di sesso fatte da gente comune è una tortura doppia in quanto l’eccitazione mi ritrovo ben presto con il cazzo in mano e, allo stesso tempo, ripenso a quando era Anna ad urlare i suoi orgasmi.
La conclusione di queste torture avviene quando, alla fine della prima scena, mi ritrovo con le mutande piene di sperma e con le lacrime agli occhi.
Il mio sonno è stato agitato, ho dormito veramente male, e quando al mattina mi alzo dal letto ho un cerchio alla testa che si restringe sempre di più.
Come un automa accendo il computer e scrivo tutto quello che mi passa per la mente inviando poi l’email all’unica persona che posso considerare vicina: AMICA.
“DOPO TUTTO QUESTO TEMPO TI SCRIVO QUESTA EMAIL PIÙ PER CURIOSITÀ CHE PER ALTRO. LA MIA VITA È SEMPRE UGUALE, NON È CAMBIATA, MA HO CAPITO CHE DEVO IMPEGNARMI A FARLO. LA PRIMA PERSONA A CUI HO PENSATO SEI STATA TU, FORSE PERCH… NON TI CONOSCO, NON SO CHI SEI, DOVE ABITI. SE NON TI DISTURBA, E SE SEI ANCORA DISPONIBILE, CERCHER“ DI SFOGARMI MANDANDOTI QUALCHE MESSAGGIO. ALESSANDRO”
Attendo con impazienza una sua risposta che non arriva se non il giorno successivo.
“LA MIA PROPOSTA E’ SEMPRE VALIDA. ATTENDO TUE NUOVE. UN’AMICA.”
Da quel giorno ci scambiammo almeno un messaggio al giorno (certo che quel film aveva segnato in parte la mia vita) all’inizio brevi e contenuti per arrivare poi a vere e proprie lettere. Non mi ha mai voluto dire chi è, “CHIAMAMI ROSA MA TI AVVERTO CHE NON È IL MIO NOME” mi ha risposto una volta alle mie continue richieste, ed abita nella mia stessa città. Da quello che scrivo ho intuito che forse ci conosciamo e che qualche volta la incontro, magari di sfuggita, ma non ne ho la certezza.
Altro segno che ha lasciato quel giorno, o meglio quella sera, è il fatto che ogni tanto vado da qualche prostituta per farmi una scopata.
E’ molto tempo che chiedo a Rosa di incontrarci o di darmi il suo cellulare per poter almeno sentire una volta la sua voce ma la sua risposta è sempre la stessa: “SI VEDRÀ”.
La sera ormai è impostata nel seguente modo: invio della email, passeggiata al centro, noleggio di un film a volte consigliato da Serena (la commessa biondina), lettura dell’email ricevuta, veduta del film accompagnato da un solo bicchierino e poi … a ninna.
Con Serena ho ormai fatto amicizia grazie anche alla figuraccia fatta quando ho riconsegnato i film noleggiati quella sera e qualche volta, scherzando, mi annuncia con un sorriso l’arrivo di nuovi film hard.
Mi dimenticavo di dire che ho cambiato lavoro trovando nella nuova azienda colleghi che, all’oscuro della mia storia, sono diventati miei amici facendomi riscoprire il suo significato.
Sto scrivendo per l’ennesima volta a Rosa ringraziandola per tutto quello che ha fatto ed ha significato, per ora, nella mia nuova vita concludendo il messaggio con la solita frase “ASPETTO CON ANSIA LA TUA RISPOSTA E SONO SICURO CHE MI PERMETTERAI DI CONOSCERTI PERSONALMENTE. CON AMORE ALESSANDRO”.
E’ la prima volta che le scrivo quel “con amore” ma ho capito che il mio sentimento è quello, che l’amo veramente, che sto struggendomi nell’attesa di conoscerla personalmente e che quando avverrà sarà ancora più bello.
Faccio un salto in videoteca più per fare quattro chiacchiere con Serena che altro ma vedo subito che oggi non è nella giornata giusta. Mi saluta con un freddo ciao abbandonandomi alla scelta del film nonostante nel negozio non ci sia nessuno e continuando a pigiare i tasti della tastiera con sempre maggior violenza. Incuriosito dal suo fare la guardo di sottecchi notando che, per la prima volta da quando sono cliente, oggi indossa una gonna al posto dei soliti jeans, è leggermente truccata, i capelli sembrano più corti e più curati, e porta ai piedi scarpe con tacchi a spillo.
Già precedentemente ero rimasto colpito dalla sua bellezza ma oggi è veramente uno schianto.
Quando arrivo al banco per noleggiare i film scelti Serena è obbligata a dare un po’ di respiro a quella povera tastiera per potermi servire. Mi auguro che il cattivo umore le sia passato ma è una speranza vana perché a momenti neanche mi rivolge la parola. Mi consegna velocemente i film e mi liquida con un “ciao” per ritornare subito dopo al computer.
Già ero nervoso del mancato arrivo dell’email di Rosa e l’inatteso comportamento di Serena non ha fatto altro che peggiorare la situazione. In due minuti sono anch’io davanti al computer per collegarmi ad internet e controllare la mia casella email dove trovo finalmente il messaggio di Rosa.
“ SONO RIMASTA COLPITA DALLA TUA EMAIL. VORREI INCONTRARTI MA ALLE SEGUENTI CONDIZIONI: SARAI BENDATO E LEGATO DA UNA MIA PERSONA DI MIA FIDUCIA. STAI SICURO, NIENTE SADOMASO. RESTO IN ATTESADI UNA TUA RISPOSTA IMMEDIATA. ROSA.”
Queste parole mi hanno colpito al cuore. Speravo si di incontrarla ma senza queste stupide condizioni. Cosa faccio ora? Se rispondo negativamente può darsi che non avrò mai più una seconda occasione.
“OK” Queste due lettere sono quelle che compongono la mia risposta nella speranza di non dovermene pentire.
“VAI AL BAR XXXXXX E ORDINA UN APERITIVO E POI VAI AL BAGNO. SARAI AVVICINATO DA UN MIO AMICO. FAI TUTTO QUELLO CHE TI DIRA’ ALTRIMENTI …”
Quando esca da casa sono emozionato come un adolescente alla sua prima esperienza e le gambe mi tremano. Eseguo alla lettera le indicazioni ricevute e, dopo pochi minuti che a me sono sembrati secoli, sono avvicinato da un ragazzo robusto che si presenta come Luciano. Rimaniamo nel bar per diverso tempo consumando un paio di birre a testa. E’ quasi mezzanotte quando usciamo dal bar ed entriamo nella macchina di Luciano.
Prima di partire vengo bendato e i miei polsi vengono legati dietro alla schiena. La paura iniziale è passata grazie anche all’atteggiamento di Luciano che è sempre stato molto calmo e … comprensivo. “Mi dispiace ma sono ordini di Rosa” mi ha detto con voce calma mentre mi bendava facendomi capire dal tono della sua voce il suo imbarazzo per questa messa in scena. Non so quanto sia durato il percorso, avendo perso la condizione del tempo, e neanche la direzione presa comunque finalmente ci fermiamo in un posto silenzioso (forse in campagna) dove vengo sbendato per entrare dentro una stanza di quello che mi è sembrato un villino. Sono ora seduto su una poltrona, di nuovo bendato, in attesa dell’arrivo di Rosa. Sento il rumore della porta che si apre e si richiude e quello classico dei tacchi a spillo che si stanno avvicinando.
“Rosa sei tu” che domanda cretina ho fatto ma avevo bisogno di rompere quel silenzio
“Ciao Alessandro, finalmente possiamo sentirci. Scusami per questo, mi dice mentre mi toglie la benda dagli occhi, ma è ancora presto per conoscerci veramente. Volevo vederti anche io senza però farmi riconoscere.” La sua voce è molto sensuale e calda ed anche lei è molto bella. Indossa un vestito da sera che mette in risalto tutte le sue forme. Sul suo viso c’è una maschera di carnevale che lo nasconde tutto.
“perché mi hai aiutato? Come hai fatto a conoscermi? Rispondimi, ti prego”
“ci conosciamo da molto tempo, a volte ci incontriamo anche. Ti ho offerto il mio aiuto perché mi hai sempre affascinato, ti sogno da prima che succedesse quello …, e sapevo quanto soffrivi. Ho pensato di farlo in quel modo altrimenti non l’avresti accettato, ti conosco. Ora ho deciso di accontentarmi, in parte, rivelandoti queste poche cose e parte del mio corpo. Così ora puoi stare tranquillo che non sono una tardona ma bensì una ragazza.”
“Se tutto quello che stai dicendo è vero non ti sembra che questa messa in scena sia inutile visto che proprio oggi ti ho confessato il mio amore? Togliti quella maschera e fatti riconoscere, ti prego.”
“No. E’ ancora troppo presto. Come ricordo di questo incontro e conferma di quanto dichiarato ti lascio questo in cambio” mi dice avvicinandosi per poi baciarmi appassionatamente “ora è tempo di salutarci. Alla prossima” ed esce dalla stanza senta darmi la possibilità di parlare.
Sono disteso sul letto guardando il soffitto illuminato, ogni tanto, dai fari delle automobili che passano sotto casa. Sono ore ormai che rivivo continuamente l’incontro con Rosa riassaporando il suo bacio sforzandomi di capire chi essa sia, ma inutilmente. Sono rimasto in contatto con poche persone conosciute antecedentemente l’omicidio di Anna e poche persone ho conosciuto nel frattempo. Finalmente la stanchezza mi assale e cado in un profondo sonno.


E’ ormai passato un mese dal primo ed unico incontro con Rosa.
Continuiamo a scriverci email sempre più appassionate, se tali possono essere considerate delle parole lette su un monitor, ma ho capito che è inutile richiedere continuamente un incontro diverso dal precedente. Rosa è inamovibile. La sua risposta è sempre la stessa “FORSE DOMANI” ma poi il suo domani non corrisponde mai con il mio. La sera non esco più per paura di perdermi un suo invito e, di conseguenza, sto diventando un … esperto di cinema.
Giornalmente entro nella videoteca e cambio due parole con Serena che continua a consigliarmi film di ogni genere. La nostra “amicizia” è tutta là. Riconosco che la vedo sempre più bella e divertente, a volte si comporta in modo strano come se mi stesse facendo il filo lanciandomi messaggi da me mai percepiti. Questa sera sono entrato nel negozio ed ho visto che insieme a lei c’era un collega che, appena poteva, la mangiava con gli occhi.
“Ciao, ti presento il mio collega Mario. Oggi mi sostituisce perché, dopo non so quanto tempo, vado al cinema con degli amici.” Mi dice sorridendo “perché non vieni anche tu. Sono l’unica che si presenterà sola. Mi farebbe veramente piacere”. Il suo invito mi sorprende tanto che non riesco a parlare
“guarda che non sei obbligato” mi dice arrossendo violentemente
“No. Scusami è che non me lo aspettavo. Tutto qui. Certo che vengo, mi fa piacere.”
“Ok sei scusato. Ci vediamo alle otto.”
Ho giusto il tempo di controllare il computer, leggere l’email di Rosa e farmi una doccia che è già l’ora di uscire. Non è che la cosa mi attiri più di tanto ma ormai è troppo tardi per ripensarci.
La comitiva di Serena mi ha accettato subito bene, sono ragazzi con voglia di vivere e divertirsi e mi sembrano, per ora, abbastanza “adulti” da stare lontani da droghe.
Il film è stato una delusione ma il dopocinema assolutamente no. Siamo andati in un pizzeria dove a mezzanotte è iniziato uno spettacolo di cabaret, fatto da artisti alle prime armi, veramente divertente.
Alla fine dello spettacolo ci salutiamo promettendoci di ripetere la serata il prima possibile. Salgo in macchina con Serena per accompagnarla a casa. Ho l’impressione che abbia bevuto troppo vino, ni sembra un po’ alticcia, e questo è ben presto confermato dal fatto che lungo la strada per casa mi ritrovo una sua mano sul mio pacco. Mi sento gelare il sangue nelle vene ma questo non serve certo a lasciarmi indifferente visto l’erezione che mi ritrovo in mezzo alle gambe.
“Vieni a casa mia” mi invita Serena guardandomi con occhi vogliosi
“Serena” dico pensando a come esprimermi senza offenderla “sei una ragazza bellissima e fantastica. Ma ..”
“Ma”
“sono innamorato di una donna e non sono il tipo che mette le corna. Se fosse successo un paio di mesi fa sarei stato ben contento ma ora non posso proprio”
“E chi sarebbe questa fortunata che non ho mai visto. Ti ho sempre visto solo, tutte le sere noleggi dei film, non credo che questa donna esista veramente. Ha almeno un nome”
“Rosa. Questo è il suo nome ed esiste veramente. E’ bellissima anche lei e ci amiamo.”
“Scusami allora”
Lascio una Serena delusa sotto casa e parto verso il mio appartamento sconcertato anche io di quanto successo. Sono mesi che non faccio sesso, ancora il cazzo mi tira in mezzo alle gambe, ma il solo pensiero di tradire Rosa mi è impossibile.
Entro in casa ancora confuso, prendo un bicchiere e mi verso una buona dose di scotch con ghiaccio indeciso se parlare di quanto accaduto con Rosa. Decido che per oggi è meglio chiudere così e mi preparo a dormire anche se non mi sento stanco.
Sono le due del mattino quando sento il segnale di un msm pervenire dal mio cellulare. Colgo l’occasione per fare un salto al bagno e poi leggo il msm.
“DOVE SEI? XCHE’ NON MI RISPONDI? ROSA”
E’ la prima volta che ricevo un suo msm e dal fatto che il numero non appare capisco che mi attende una sua email. Corro ad accendere il computer dove trovo il messaggio.
“SE VUOI VIENI IN VIA xxxxx N. 80. CITOFONARE RIGHETTI.”
Non faccio in tempo a rispondere con un “ARRIVO” che già mi ritrovo alla guida dell’automobile diretto verso l’indirizzo indicatomi. Per fortuna conosco abbastanza bene la città per sapere dove recarmi senza perdere tempo a cercare la via. Premo il tasto del citofono e subito s**tta la serratura del portone senza ricevere neanche l’indicazione del piano. Salgo di corsa le scale fino ad arrivare al secondo piano dove trovo una porta aperta.
“E’ permesso” dico con voce strozzata dall’emozione e dalla corsa
“Avanti, avanti” mi risponde una voce che conosco ma che non riesco a ricordare a chi appartenga. La casa è illuminata con luci soffuse e mi dirigo verso la porta da dove è arrivata la voce e vedo Rosa. Anche adesso porta una maschera ma questa lascia scoperti i capelli che scopro biondi.
“Ciao Rosa. Finalmente ci rivediamo”
“si oggi ho pensato molto a te ed ho deciso di incontrarci. Cosa facevi dormivi? Come mai non hai controllato la posta?”
“devi sapere che sono uscito con una amica, una conoscente più che altro, la ragazza della videoteca. Siamo andati al cinema e a cena con la sua comitiva.”
“E’ così che mi pensi tu? Dici che mi ami e poi esci con le ragazze. Qualcosa non mi quadra.” Mi dice Rosa con una voce tagliente ed accusatrice
Capisco che nessuno crederebbe a quello che è successo nella realtà con Serena, al mio rifiuto di una notte di sesso per non tradire la donna che amo e che conosco solamente via email e mi sento furioso con me stesso per aver accettato quello che voleva essere solamente uno svago ed invece si sta mostrando come la fine di una storia mai iniziata.
“Rosa ti giuro che non è come tu pensi” le rispondo con voce debole sapendo che crederà mai alle mie parole. Mi sento perduto.
“Alessandro cosa penseresti al posto mio? Mettiti nei miei panni e dimmi sinceramente se crederesti a quello che mi stai dicendo. Raccontami tutto quello che è successo guardandomi negli occhi”
Inizio il racconto della serata partendo dall’invito di Serena per arrivare al mio rifiuto dovuto all’amore che provavo per lei, Rosa. Quando termino cerco una sua reazione che non arriva. Rosa continua a guardarmi negli occhi come se cercasse di leggere nel il mio corpo.
“Aspettami qui e se vuoi serviti da bere” mi dice improvvisamente indicandomi la bottiglia di scotch sul tavolo (la mia marca preferita) ed uscendo dalla stanza.
Sorseggio un goccio di liquore cercando in esso la forza di continuare a lottare per la conquista della sua fiducia pur sapendo che potrebbe essere un errore ma ne sento veramente il bisogno.
Rosa riappare accanto a me come per magia con un addosso un soprabito nero invitandomi a seguirla. La strada è deserta e ci incamminiamo lungo lo stradone che porta in piazza. Cammina rasente il muro senza preoccuparsi di eventuali incontri. In questi tempi la gente preferisce farsi gli affari propri, non si sa mai chi si incontra, e quindi sa che nessuno “noterà” la mascherina che le copre il viso.
Durante la passeggiata ricominciamo a parlare di noi, arriviamo addirittura a scherzare su cose che ci siamo scritti, mi sento sempre più a mio agio nonostante la paura di aver rovinato tutto. L’atmosfera tra di noi è sempre più distesa e di colpo mi accorgo che sto stringendo la sua mano nella mia. Rosa ha lasciato fare oppure anche lei non si è resa conto della situazione.
Siamo arrivati alla piazza, deserta anch’essa, e ci fermiamo davanti alla fontana da cui l’acqua continua a spruzzare creando un gioco di luci di una bellezza unica. Sento le braccia di Rosa che stringono il mio corpo, sento il suo seno sul mio petto, e penso che lei senta anche mia eccitazione. Ci baciamo per la prima volta sotto quel gioco di luci e acqua che mai dimenticherò nella mia vita.
Bacio atteso da non so più quanto tempo e che sarei stato disposto ad aspettare molto di più viste le sensazioni provate in quel momento. La sua lingua ricercava la mia, giocava con la mia, sfuggiva alla mia in una lotta continua e dolce mai provata precedentemente. Mi sentivo risucchiare tutte le forze da quella bocca calda ed accogliente tanto che alla fine mi dovetti mettere seduto per non cadere per terra. Il silenzio che seguì il nostro primo bacio fu molto lungo perché nessuno voleva interrompere quel momento magico. A questo bacio ne seguì ben presto un altro e poi un altro ancora fino a quando non ci mancò il fiato per continuare.
“Questo significa che mi hai creduto?” domandai a Rosa
“Si, ti ho creduto perché già sapevo quello che era successo ma volevo sentirlo dire da te. Ti ho messo alla prova per l’ennesima volta, e di questo mi devi scusare, ma nella mia vita ho sempre incontrato uomini diversi da te che si dichiaravano innamorati solamente per portarmi a letto per poi lasciarmi soffrire la mattina dopo quando, avendo raggiunto il loro scopo, mi salutavano scoparendo dalla mia vita. Dalla prima volta che ti ho visto” mi disse Rosa togliendosi la mascherina rivelando il viso di Serena rigato dalle lacrime che sgorgavano dai suoi occhi “mi sono innamorata di te. Ho visto in te l’uomo che ho sempre sognato, il mio principe azzurro, l’uomo che poteva farmi felice ma che, allo stesso tempo, amava un’altra donna. Quando è successo il … il … fattaccio ho sempre creduto alla tua innocenza ed ho pensato di aiutarti a superare quel momento spedendoti quella lettera che fortunatamente ti ha colpito. Non pensavo di arrivare al punto di farti innamorare ma ne sono contenta. Forse mi considerai egoista ed insensibile per tutto quello che ti ho fatto passare ma le delusioni vissute mi hanno insegnato a non fidarmi più di nessuno, neanche dell’uomo che amo, se non dopo averlo conosciuto bene. Ora so che non mi sbagliavo. Sei gentile, corretto, divertente, sai stare in compagnia, hai tutto quello che cerco nella mia anima gemella. Ora sta a te fidarti di me.” Mi disse guardandomi con quegli occhi rossi segnati dalle lacrime (di gioia o di paura?) restando in attesa della mia reazione.
Rimasi di sasso quando scoprii la vera identità di Rosa ma dentro di me sentivo di averlo sempre saputo. Era una sensazione strana, difficile da descrivere, ma era così. Avvicinai la mia bocca alla sua dicendole “Ti amo”.... Continue»
Posted by io_nascosto 9 months ago  |  Categories: First Time  |  Views: 368  |  
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Una notte brava in autostrada

Nel mese di agosto avevo fissato con un mio amico in un luogo di incontri quando sono arrivata l'ho trovato che stava facendosi fare un pompino da un ragazzo efebico ... al mio arrivo il ragazzo è scappato via ... lui mi ha detto che non era male, ma che andava meglio così perchè preferiva la mia femminilità (il mio amico è bisex più tendente all'etero).
Siamo rimasti qualche decina di minuti in attesa di capire se il ragazzo sarebbe tornato, oppure se qualcun'altro sarebbe arrivato, ma purtroppo nessuno si è fatto vivo.

Allora lui mi ha proposto di fare un giro in autstrada, ad agosto non è il massimo, però mi pareva una cosa carina, si sarebbe stati insieme e magari qualcun'altro poteva approfittarne ;)

Alla prima area di sosta non c'erano auto, scendiamo per aspettare, il buio di una notte senza luna e le stelle cadenti ci elettrizzano, lo tocco un pochetto e gli diventa subito duro, allora lo lecco ma ... un faro! ci ristemiamo e guardiamo meglio, un camion ...

Ci mettiamo ai bordi di un boschetto, visibili ma un po nascosti, glielo ritiro fuori e lo prendo tutto in bocca ... lo sento diventare durissimo mentre lui controlla cosa fa il camionista ... scende dalla cabina e viene verso di noi ... si sbottona i pantaloni e lo tira fuori, ancora molle ma già grande, appena glielo tocco diventa turgido e ... in bocca diventa durissimo. Spompino entrambi finchè il mio compagno non mi gira mettendo il mio sedere vicino al cazzo durissimo del camionista che non aspettava altro e in solo qualche secondo mi penetra violentemente facendomi urlare dal piacere e dal dolore mentre il mio compegno continua a mettermelo in bocca e, tenendomi i fianchi, mi spinge verso il cazzo del camionista per farlo entrare fino in fondo, e io sentendomi smembrare, urlo di piacere col suo pene in bocca ...
Il camionista allunga una mano sul mio davanti e toccandomi aumenta il ritmo fino ad un suo urlo di godere che è coinciso con il mio orgasmo e quello del mio compagno ... che goduta fenomenale ...

Scambiamo i contatti con il nostro nuovo amico, così quando sarebbe ripassato dalle nostre parti ci avrebbe potuto contattare ... mmmm ...

In questo fremito di godimenti non ci eravamo accorti di un camion che aveva posteggiato dietro al nostro nuovo amico camionista, che dopo che se ne è andato ci ha permesso di vedere un bellissimo ragazzo dai capelli lunghi nella cabina illuminata. Il mio amico mi dice di fare un giro intorno a quel camion. Ma appena sotto il suo finestrino lui mi chiede se voglio salire, gli dico che sono con il mio compagno e lui mi chiede di chiedergli se posso andare da sola. Il mio compagno ovviamente è contento e salgo in cabina.
Lui si spoglia e iniziamo a pomiciare, mi tocca dietro, mi sculaccia dolcemente facendomi mugolare di piacere, poi mi mette anche due diti nel sedere ... e allora non ci ho più visto, godevo come una porca ... l'ho preso in bocca e lui continuava da dietro a toccarmi ... finchè non ce la facevo più e mi sono tirata su, ma lui a quel punto mi ha toccata anche davanti e ha iniziato a strofinare il suo pene sulle mie calze e ... mentre con le mani mi teneva le natiche ben larghe, con uno strattone mi ha girata e penetrata col suo cazzone durissimo. Mi ha letteralemnte sbattuta sul lettino e ha iniziato a pompare dentro il mio sedere come un forsennato. E' durato pochissimo, mi ha levato il pene dal sedere e mi ha schizzato tutta la sua sborra tra i capelli e sulla schiena .... mmmmmmmmm ...

Siamo scesi dalla cabina e il camionista ha detto al mio compagno che ha una bella zoccola tra le mani di non lasciarsela sfuggire, che anche lui avrebbe fatto salti mortali per averne una simile :)
A quel punto mi ha dato un bacio in bocca con la lingua così improvviso che non sono riuscita a evitare, ma era così eccitante che anche il mio compagno se ne è accorto e mi ha alzato la gonna e toccata dietro eccitatissimo.

Dopo un po che non passavano altri camion o auto, abbiamo deciso di andare al parcheggio successivo (Crocina in direzione Arezzo), c'erano tre-quattro camion fermi di cui due con le luci di cabina accese, facciamo un giro e uno di questi inizia a venirci dietro, allora ci fermiamo, il camionista scende immediatamente e ci propone una cosa a tre nella sua cabina, saliamo e ... non aveva capito che io ero una trav :(
Ma continua a guardarmi e il mio compagno capisce una curiosità nel camionista e mi alza la gonna e mi carezza dietro mostrando il sedere a lui che si tira giù la cerniera dei pantaloni e lo tira fuori.
Non ancora completamente duro mi prende per i capelli e mi spinge la bocca al suo pene che sento crescere nella sua bocca fino a diventare durissimo e grossissimo ... mi tira su per i capelli e mi tocca il sedere dicendo "però che bel culo per essere una trav, quasi meglio di una donna!", mi gira e vuole che lo prenda in bocca al mio compagno, mentre lui continua a contemplare il sedere, me lo unge ben benino e poi, io sempre a pecora con la bocca sul cazzo del mio compagno, mi inzia a strofinare il suo pene sul buchetto ... e lo affonda facendomi impazzire di gioia ... mentre il mio compagno eccitatissimo mi spinge la testa su e giù e il camionista mi afferra i fianchi e mi muove a suo piacimento ... quando lo sento un po più fermo mi alzo e mi muovo facendolo godere come un porco sia andando su e giù che muovendo le natiche lateralmente, ma è talmente un movimento eccitante che sento il suo pene pulsare dentro di me in una sborrata fortissima mentre il mio compagno sfila il pene dalla mia bocca e mi schizza in faccia, sono esausta ma felicissima.

Scendiamo dalla cabina e il nostro nuovo amico camionista si congratula per la mia femminilità che mi eccita di nuovo, il mio compagno lo capisce e mi propone di andare a Arezzo per tornare indietro e fermarsi all'area di sosta nell'altra direzione, visto che qui i camion e le auto hanno tutte spento fari e luci.

Nell'are di sosta Crocina Est troviamo coppie in azione, singoli e un camion buio. Usciamo e facciamo due passi nei giardinetti, solo dopo oltre 5 minuti l'unico ad avvicinarsi è il camionista, degli altri presenti nessuno/a è sceso dall'auto.
Il mio compagno mi dice di andargli un po più vicino, come mi stacco da lui il camionista viene verso di me e mi invita in cabila, gli dico che sono col mio compagno, ma mi chiede se posso venire da sola, dopo che anche il mio compagno è daccordo salgo in cabina e mi trovo un uomo con il pene fuori dai pantaloni durissimo e con una cappella enorme, non faccio in tempo a levarmi la gonna che lui lo ha talmente tanto avvicinato al mio viso che non posso fare altro che leccarglielo e poi prenderglielo in bocca tutto ... mi tocca ovunque, davanti, dietro, i capelli e spinge la mia testa così a fondo che quasi soffoco. Mentre riprendo fiato e mi appogio alla branda lui si appoggia su di me, non c'è bisogno di fargli trovare il buco, è entrato da solo e io inizio a godere. Lui spinge e lo sento parlare "che troia" ... "che fica" ... "godi maiala" ... questo turpiloquio mi manda in estasi e comincio a ansiamre con la bocca e sento che mi sta facendo godere proprio dietro ... "sto venendo!" urlo ... e mentre ho le contrazioni del mio orgasmo anale, sento le sue contrazioni dell'ogasmo, e poi la sua schizzata nel mio didietro ... crollo sulla sua branda e lui continua a muoversi su e giu dicendomi le cose più porche ... ce l'ha ancora duro e la sua cappellona la sento ancora dentro di me ... solo allora capisco che gli piace mentre sono così inerme ... continua e lo sento sempre più eccitato, dalle parole che mi dice "cagna", "sei mia", ecc. ... mi lascio andare, sono eccitatissima e così mi piace da morire, mi prende per i fianchi con forza e mi sculaccia fino allo spasmo ... non resisto, sto per godere ovunque, iniziano le mie contrazioni del secondo orgasmo ... sento anche le sue ... godo davanti e dietro insieme e lui si accascia su di me mentre il suo pene pulsa nel mio sedere pulsante con un'altra schizzata memorabile.
Sono distrutta resto accasciato sulla branda mentre lui si rialza e mi dice parole gentili, "sei favolosa", "mai fatta una scopata così", "che fica divina" ... e molto altro ... scendiamo e il mio compagno vede il mio stato con stupore, ma il camionista ci chiede se ci si può rivedere ... scambiamo i contatti, poi salgo in auto del mio compagno che mi chiede e io racconto ... tornando verso casa ... mentre racconto non mi ero accorta che le mie parole lo hanno eccitato talmente tanto che ... si ferma nell'area di sosta successiva, mi prende la mano e l'appoggia sul suo pacco durissimo ... lo carezzo e mi metto a pecorina sul seggiolino per prenderlo in bocca ... mentre gli faccio una pompa prendendolo in bocca fino in fondo ... lui mi laza la gonna e mi dice nell'orecchio "ci stanno guardando" alzo lo sguardo e vedo un'altra auto e un ragazzo carinissimo che si tocca davanti i pantaloni ... mmmm ... il mio compagno apre il finestrino e gli fa qualche cenno che non vedo, io continuo a succhiarglielo ... poi rialzato lo sguardo vedo l'altro ragazzo col cazzo in mano davanti al nostro finestrino, si avvicina e glielo lecco un po, poi torno a leccare il mio compagno, sento che il inestrino dall'altro lato si apre (il mio compagno l'ha aperto) e una mano che mi carezza le natiche ... poi rialzo lo sguardo e lui è di nuovo li davanti al mio finestrino ... glielo prendo in bocca mentre il mio compagno mi tocca davanti e dietro .... vado da un cazzo in bocca all'altro ... poi rialzo la testa dal pene del mio compagno e lui non lo ritrovo, ma sento che qualcosa mi strofina il sedere, è lui dall'altro finestrino aperto ... continuo col mio compagno e sento sempre più che lui strofina vicino al buchetto ... finchè non entra ... mmmmm .... godo ... lui stantuffa dentro di me dal finestrino, il mio compagno è eccitatissimo ... mi prende la testa e me la muove su e giù fino alla base del suo pene lasciandomi senza fiato, mentre l'altro mi prende i fianchi e mi tira e se e mi respinge in un urbine di violenza delicata ... ma sento il mio compagno iniziare a pulsare e anche io provo forti spasmi di eccitazione ... i miei spasmi sono avvertiti dal ragazzo fuori dall'auto che mi afferra più deciso e spinge in fondo e allora sento il suo pene gonfiare e pulsare mentre il mio compagno mi riempie la bocca col suo caldo liquido e io vengo davanti e dientro ...

Abbiamo fatto un po tardi e il mio compagno mi riaccompagna a casa e abbracciandomi e baciandomi mi dice che una come me la vorrebbe tutti i giorni .... vediamo una stella cadente, gli sorrido e ci abbracciamo ...

Jasmine

PS: In questo racconto ho omesso una cosa fondamentale, per brevità e per rendere il racconto fluido, tutti i rapporti che ho avuto quella sera sono stati rapporti protetti, sono troia, ma ci tengo a vivere ;)... Continue»
Posted by jasmineTRAV 4 years ago  |  Categories: Group Sex, Hardcore, Shemales  |  Views: 5810  |  
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Volevi le corna? Eccoti accontentato!

“VOLEVI LE CORNA? ECCOTI SERVITO!”

DEDICATO AD UN CARO AMICO

Finalmente sono riuscito a ritagliarmi una intera giornata di tempo libero.
Ti ho seguito e so dove abiti, mi hai detto che dopo il lavoro andrai in palestra.
Mi presento a casa tua con due bottiglie di prosecco gelato e una vaschetta di gelato.
Sfodero il mio sorriso più accattivante quando lei mi apre la porta di casa e mi guarda un po’ stupita e anche sospettosa.
Mi presento come il tuo nuovo collega, le lascio intendere di essere un tuo superiore, lei è imbarazzata quando le dico che mi hai tanto parlato di lei.
Faccio il galante e le dico che è ancora più bella di come la descrivi.
Arrossisce imbarazzata e mi fa accomodare in sala scusandosi per la tenuta da casa e dicendo che va a cambiarsi.
Le dico di non formalizzarsi per me e che sta benissimo anche così, che vista la confidenza che ho con te non c’è bisogno che si metta in ghingheri.
Non può non accorgersi di come la guardo ammirato, sa perfettamente che il grembiule che indossa non nasconde che non ha il reggiseno, è consapevole che posso vedere in trasparenza sia i suoi capezzoli che le mutandine di cotone bianco.
Mi vedo davanti agli occhi le foto che mi hai mandato, conosco le sue mutande come fossero quelle di mia moglie ormai.
Solo a sentire la sua voce il cazzo mi si è indurito nei calzoni.
Senza far rumore la seguo in cucine e quando si abbassa per mettere il gelato in frigorifero faccio fatica a res****re alla vista del leggero tessuto che si tende attorno alle sue chiappe.
Mi dice che dopo il lavoro non verrai subito a casa e che ti chiama per farti rientrare prima.
Ribatto che non è il caso, dicendole che so che ci tieni molto alla palestra e che fa bene ai tuoi chiletti di troppo.
Mi alzo e le dico che tornerò più tardi, ma lei gentilmente insiste perché ti aspetti lì.
Si siede davanti a me e chiacchieriamo del più e del meno.
Non stacco gli occhi dalla sua scollatura e dalle sue labbra, immaginando di infilare il mio cazzo in mezzo alle sue tette prima di farmelo succhiare.
E’ molto imbarazzata, complice il caldo ha un velo di sudore sul labbro superiore e mi vedo già a leccarlo.
Mi offre una bibita fresca, le propongo di aprire una bottiglia di vino.
Si schernisce dicendo che non è abituata a bere, ma insisto.
Le tremano le mani, si vede benissimo che non è a suo agio sola in casa con me, non riesce a stappare la bottiglia.
Mi avvicino a lei per aiutarla, lei è seduta ed io in piedi accanto a lei. Mi chino e copro le sue mani con le mie.
Con indifferenza appoggio il mio uccello duro al suo braccio e lo lascio lì per qualche secondo.
Arrossisce ancora di più e fa cadere qualche goccia di vino sul tavolo tanto è nervosa.
So di essere stronzo, ma non faccio nulla per tranquillizzarla, anzi, le fisso spudoratamente le tette mentre le parlo.
Dopo soli due bicchieri è già un po’ brilla, ridacchia nervosamente un pochino imbarazzata alle mie battute.
Le chiedo se non le pesa avere tanto tempo libero mentre tu sei al lavoro e quando mi dice che va spesso in spiaggia approfitto per chiederle quanti ragazzi le fanno la corte.
Si schernisce dicendo che ormai è vecchia per queste cose.
La copro di complimenti, e fissandola negli occhi le dico che la trovo estremamente sexy.
“Se non fossi amico e collega di Alex…”
Mi stupisce rispondendo
“Cosa farebbe?”
“Farei esattamente così: mi alzerei, mi avvicinerei a lei, le metterei una mano nella scollatura e la bacerei sulla bocca”
“Meglio di no, mio marito potrebbe tornare da un momento all’altro”
“Non regge come scusa, non rientrerà prima di un’ora.”
E’ davvero molto agitata adesso, accavalla le gambe e si tocca nervosamente i capelli.
Sorrido tra me e me pensando a quanto poco la conosci, si capisce lontano un chilometro che l’idea la solletica nonostante tutte le sue convinzioni.
“C’è tutto il tempo per fare ciò che ho in mente”
“Sarebbe a dire?”
“Non mi limiterei certo a baciarla, le metterò anche le mani sotto la gonna”
Apro la seconda bottiglia e le verso una dose abbondante di vino.
“Se mi fa bere ancora mi ubriacherò”
“Meglio, così avrà una scusa per lasciarmi fare”
Guarda l’orologio, non capisco se non vede l’ora che tu rientri o stia solo calcolando quanto tempo abbiamo a disposizione.
Non ho più voglia di giocare con lei, mi alzo e mi avvicino lentamente.
Lei abbassa la testa e non mi guarda.
Le metto una mano sotto il mento e le sollevo il viso verso di me.
Non perdo tempo e le infilo tutta la lingua in bocca.
Lei appoggia le mani sul mio petto per allontanarmi, ma faccio resistenza e le metto una mano nella scollatura.
Le afferro una tetta e la maneggio rudemente, tenendo il grosso capezzolo indurito tra le dita.
Lei finalmente risponde al mio bacio intrecciando la sua lingua con la mia.
Si dimena sulla sedia, ansima.
Sposto la mia mano dalle tette e la infilo senza sotto il vestito che si è sollevato a mostrare le sue belle cosciotte.
Stringe istintivamente le gambe, ma ha aspettato un secondo di troppo, così la mia mano è imprigionata proprio contro la sua fica.
Riesco a muoverla quanto basta per massaggiarla un po’ proprio nel punto giusto e sento il tessuto delle mutande completamente intriso di umori.
Mi stacco dalla sua bocca per vederla in viso: è sudata ed arrossata, ha gli occhi chiusi e sta tremando.
Le bacio il collo coperto da un velo di sudore, ha un buon sapore, leggermente salato.
“Voglio scoparti, adesso, qui e subito”
Lei scuote la testa e sussurra ripetutamente “No, no,no, non posso” mentre cerca di spingermi via.
Arretra la sedia su cui è seduta ma ormai è appoggiata al mobile e non può andare oltre.
Le infilo un ginocchio tra le gambe e le apro con decisione.
Lei offre resistenza per un po’, ma poi cede di schianto e le spalanca.
Posso finalmente infilare due dita sotto le mutandine bianche e le passo su è giù sulla fica bollente.
E’ talmente eccitata che appena le appoggio all’orifizio mi sembra di esserne risucchiato.
Rovescia la testa all’indietro, la bocca è spalancata in una spasmodica ricerca di ossigeno.
La scopo velocemente con due dita e lei dimena i fianchi.
Nonostante stia godendo per bene continua a sussurrare come una litania “No,no,no, basta, fermati, non posso, non voglio”
“No, che non mi fermo, anzi, adesso te lo sbatto dentro e ti faccio godere”
Ricomincio a baciarla in bocca e senza smettere di pasticciarle la fica la faccio alzare per appoggiarla al mobile della cucina.
Cerca di nuovo di spingermi via mettendo entrambe le mani sul mio petto, ma ho troppo voglia di infilarle dentro il mio uccello e non mi fermo di certo.
Impugno una manciata dei lunghi peli neri della sua passera fradicia e tiro.
So che le sto facendo un po’ male, ma voglio che capisca chi sta conducendo il gioco.
La prendo per i fianchi e la sollevo, facendola sedere sul ripiano a fianco del lavello.
Lei ne approfitta per serrare di nuovo le cosce.
Le prendo allora entrambe le tette con le mani e le stringo.
Appoggio il mio uccello duro come un sasso alla sua gamba e ricomincio a limonarla.
Il vestito è risalito e mi mostra tutte le sue belle cosce carnose.
Avevi ragione,quando è eccitata la pelle su tutto il corpo è arrossata, se possibile mi arrapo ancora di più.
A fatica mi slaccio i calzoni , libero il mio uccello e le porto una mano su di esso.
Lei la lascia abbandonata senza fare nulla, allora le chiudo le dita attorno e la costringo a farmi una sega.
Di nuovo cerca di divincolarsi e ne approfitto per infilare un ginocchio tra le sue gambe, divaricandole un poco.
Appoggio le mie mani sulle sue ginocchia e con decisione le spalanco.
Le sue mutande sono talmente bagnate da essere ormai trasparenti e riesco a vedere in mezzo ai peli scuri la sua fica spalancata.
Ai lati spuntano ancora peli, è davvero come me la immaginavo: una ficona pelosa, carnosa e ben bagnata.
Tento di sfilargliele ma lei oppone ancora resistenza, così le afferro saldamente e do uno strappo deciso strappandole.
Adesso è troppo per lei, spalanca le cosce e mi avvolge con le sue gambe tirandomi contro di sé.
Mi mette le braccia al collo e affonda il viso sul mio petto.
Il mio cazzo è appoggiato di piatto sulla sua fica e mi tiene talmente stretto che non riesco a scostarmi per infilarlo.
E’ talmente fradicia che sento i suoi umori scivolarmi lungo l’asta tesa fino a bagnarmi le palle.
La spingo indietro e le porto la mano sul mio uccello:
“Prendilo e mettitelo dentro, voglio che ti chiavi da sola”
Esita solo un momento, poi esegue puntando la mia cappella sulla sua passera spalancata.
Lo infilo in un solo colpo strappandole un ansito violento.
Lo lascio lì piantato a godermi il calore bollente e la stretta della sua fica.
Riesco a malapena a darle un paio di colpi quando sento armeggiare alla porta.
Ci stacchiamo velocemente, a fatica riesco a mettere il mio cazzo nei pantaloni, lei si abbassa il vestito e si siede cercando di ripigliarsi.
Entri un cucina e resti paralizzato sulla soglia.
I tuoi occhi corrono veloci da me a lei e viceversa.
Lei ti farfuglia un saluto.
Io ti sorrido sornione senza dire una parola.
Capisci subito, non potrebbe essere altrimenti, la conosci bene e così sudata e paonazza in volto non può nascondere quello che stavamo facendo.
Nonostante tutto vedo un bozzo nei tuoi calzoni, il tuo sguardo scorre veloce fino a notare le mutandine strappate rimaste per terra.
Con voce rotta ti parla e, cercando di essere disinvolta ti dice che sono appena arrivato.
Tu non parli, io neppure.
Poi lei ci spiazza:
“Dai, non stare lì impalato, abbiamo un ospite e nulla da offrirgli, perché non vai a comprare un gelato?”
Sei quasi uscito quando lei ti richiama indietro:
“Mi raccomando compralo dalla Marisa”
“Ma devo prendere la macchina!”
”Non importa, lì è molto più buono”
“Ma ci metterò almeno mezz’ora!”
“Non discutere, vai e basta!”
Chini il capo docile e prendi le chiavi della macchina mentre ti volti a guardarmi.
Mi spiace un po’ vedere la tua espressione triste e sconsolata, forse non ti piace poi così tanto che le tue fantasie si siano finalmente avverate.
Ma poi penso che te la sei cercata, che in fondo mi hai portato tu fino a qui, che mi hai detto per mesi che volevi sentirti cornuto ed ora lo sei per davvero.
Finalmente potrai capire cosa significa davvero tornare a casa e trovare tua moglie con la fica sfondata e ben riempita da un altro.
Quando siamo soli mi avvicino a lei sorridendo:
“Non ti piace il gelato che ti ho portato? Bella scusa per restare ancora un po’ soli e finire quel che abbiamo iniziato”
“Ma che dici? L’ho mandato via con la prima scusa che mi è venuta in mente, ho bisogno di riprendermi da quello che è successo prima di poterlo guardare ancora in faccia! Che cavolo mi hai costretta a fare?”
“Non ti ho costretta a fare nulla che tu non volessi”
“Non so cosa mi abbia preso, mi hai preso alla sprovvista e non è da me fare certe cose. Sono assieme a mio marito da quasi trent’anni e non ho mai desiderato e tanto meno avuto un altro uomo”
“Evidentemente i tempi erano maturi perché accadesse!”
Mentre parliamo si aggira nervosa per la cucina sistemando le cose un po’ a caso, sposta tre volte le bottiglie vuote, poi decide di lavare i bicchieri che abbiamo usato.
Solo allora sembra accorgersi delle mutandine strappate e le gambe le tremano al punto di doversi appoggiare al banco della cucina.
Senza voltarsi mi dice:
“Dici che le ha viste? Sono rovinata, che succederà appena torna?”
Mi avvicino piano, le appoggio il cazzo duro al culo, la abbraccio da dietro e le tocco le tette.
“Smettila, vai via, lasciami stare”
“Guarda che tu non conosci tuo marito!”
“Certo che lo conosco!”
“Non credo proprio, pensi che non abbia capito cosa stavamo facendo prima che arrivasse? Ha visto benissimo in che stato eri e certamente ha anche notato le mutandine nel lavandino”
“Come fai a dirlo?”
“Da come mi ha guardato”
“E allora perché non mi ha detto niente e se ne è andato lasciandoci soli?”
Sono molto tentato di raccontarle tutta la verità, su Xhamster, sulle tue fantasie e la tua voglia di farla scopare da un altro, ma poi decido che non sono affari miei e mi limito a dirle:
“Guarda che è abbastanza comune che dopo tanti anni di matrimonio ti vengano certi desideri”
“Quali desideri?”
“A qualcuno viene voglia di provare un nuovo partner, ad altri piace immaginare che qualcuno gli scopi la moglie. Sai la vecchia storia della minestra riscaldata e di dare pepe ad un rapporto un po’ stanco”
“Guarda che a me va bene così, sono soddisfatta del mio rapporto”
”Mah, da come ti sei appena fatta scopare da me non mi sembra”
E’ paonazza.
“Non mi sono fatta scopare, mi hai costretta!”
“Forse ti ho spinta un pochino, ma non ti ho certo dovuta violentare! E poi, non mi sembra che in questo momento tu stia respingendomi con tutte le tue forze visto che ti sto toccando le tette”
“Lasciami stare! Sei sicuro che lui abbia capito?”
“Certo che sì, e sono anche convinto che ci abbia lasciato soli apposta”
“Che stronzo, quando torna mi sente! Dai lasciami stare, vado a sistemarmi”
“Prima dammi un bacio”
“No, dimentica quello che è successo, non dovrà mai più accadere niente del genere”
“Dammi almeno un bacio d’addio!”
“Ti ho detto di no!”
“Dai, piccolo piccolo”
“Smettila!”
“Dai, non fare così, vieni qua”
La faccio girare, lei tiene la testa bassa, le metto una mano sotto il mento e gentilmente le sollevo il viso.
Ci guardiamo negli occhi per un istante, non riesco a decifrare il suo sguardo.
Mi abbasso e le appoggio un lieve bacio a labbra chiuse, poi un altro ed un altro ancora.
Lei non si sposta, ma
lei metto una mano sulla nuca ed al bacio successivo trovo le sue labbra aperte ad accogliermi.
Infilo la mia lingua nella sua bocca e la bacio profondamente.
Lei si appoggia a me, è più bassa e non può non sentire la mia erezione contro la sua pancia.
Le accarezzo la schiena, la sento remissiva, quindi cerco di essere dolce mentre la mia mano scende lenta verso il suo culo.
Le accarezzo le chiappe morbide attraverso la stoffa sottile.
Ha gli occhi chiusi e comincia a diffondersi sul suo viso il rossore che ormai ben conosco.
Abbasso anche l’altra mano a massaggiarle il culo, piano piano faccio risalire il vestito fino a sentire la sua pelle nuda.
Quando insinuo un dito lì in mezzo a raggiungere il suo buchetto la sento trasalire.
Si stacca da me di un centimetro e mi sussurra sulle labbra:
“No, lì no”
Lo prendo come un invito a proseguire, scendo ancora fino ad arrivare ai peli della sua fica.
E’ bagnata fradicia, ancora una volta il mio dito non fa alcuna fatica ad entrare nella sua bella passera.
E’ eccitata e muove i fianchi strusciando la pancia su mio cazzo sempre più duro.
“Voglio mettertelo dentro, voglio fare l’amore con te”
“No, ti prego, sono troppo confusa, non devo, sono sposata, amo mio marito, non so cosa mi prende, non dovrei fare queste cose”
“Sssst, taci, non parlare e baciami”
“No, ti prego, fermati tu, io non posso”
Non smetto di muovere le mie dita dentro di lei, è sempre più bagnata, difficilmente ho visto tanti umori uscire da una fica.
Non parla più adesso e trema tutta, il corpo sembra squassato dai fremiti.
“Fammi vedere la tua fica, voglio vederla da vicino”
“No, ti prego, mi vergogno”
Mi inginocchio in mezzo alle sue gambe, lei le chiude contro le mie orecchie, la mia bocca è appoggiata direttamente in mezzo alla folta peluria.
Muovo la lingua su e giù lungo la sua fessura bevendo la sua crema dolce.
“Smettila ti prego, così mi fai godere e non voglio”
La ignoro e continuo a passare la lingua sul suo clitoride gonfio e proteso mentre le metto prima due e poi tre dita nella fica, più in fondo possibile.
E’ talmente vogliosa da essere letteralmente spalancata, provo a infilarci anche il quarto che entra con poco sforzo. Penso che se avessi un po’ più di tempo potrei infilarci tutta la mano, ma so che presto tornerai e ho troppa voglia di sentire ancora una volta la stretta bollente della sua fica avvolta attorno al mio uccello.
Lei si agita sempre di più, si muove come un’ossessa dice cose che non riesco a capire perché la sua voce è rotta da ansiti e gemiti.
Capisco che sta godendo come una pazza e che sta per venire ma non si decide a lasciarsi andare all’orgasmo.
Accelero i movimenti delle mie dita raccolte a cuneo dentro di lei, ruotandole ed aprendole quando sono all’interno della sua figa, la dilato sempre di più mentre prendo il suo clitoride tra le labbra e lo succhio stringendolo sempre più forte.
“Fermati, ti prego, smettila, non ce la faccio più”
La ignoro e proseguo nella mia opera appassionata fino a quando le sue mani mi prendono la testa schiacciandola forte contro si sé.
Espira violentemente e rumorosamente.
Mentre sento le contrazioni della sua fica sulle mani le scappa un piccolo getto di pipì che mi cola sul mento e sul polso.
Vorrei poterla bere direttamente dalla sua fica, ma non voglio smettere si succhiarla.
Anziché rallentare gli spasmi dell’orgasmo aumentano di intensità e sembra non smettere di godere.
Sono orgoglioso dell’orgasmo che le sto procurando e sorrido tra me e me pensando a quante volte mi hai raccontato che lei con te si tira indietro prima di lasciarsi travolgere in questo modo.
Sembra indemoniata e scuote la testa violentemente.
Quando sento che sta scemando la sua goduta mi alzo in piedi e le sbatto dentro il mio cazzo che sta per esplodere.
La prendo per i fianchi e la tiro con decisione verso di me appoggiando le sue gambe sulle mie spalle senza smettere di fotterla con profondi e violenti colpi di uccello.
“Mio marito potrebbe rientrare da un momento all’altro”
“Vuoi che smetta di fotterti?”
“Sì, smettila, anzi no, continua ti prego, non fermarti”
La sbatto per bene per almeno dieci minuti, facendole ballare le sue belle tette morbide.
Lei ricomincia a godere rumorosamente e quando mi sembra stia per venire di nuovo la incito.
“Dai, godi, fammi sentire come godi, voglio godere insieme a te”
Le mie parole la eccitano e comincia di nuovo a mugolare e a dimenarsi.
“Dimmelo che stai godendo, voglio che me lo dici”
Lei scuote la testa, si sta mordendo un labbro, capisco che vorrebbe gridare ma si trattiene.
Sento che la sua fica si sta contraendo per l’orgasmo, così affondo il mio cazzo dentro di lei fin dove riesco ad arrivare e lo tengo fermo appoggiato alla bocca del suo utero.
Non ce la faccio più e comincio a sborrare con lunghi e abbondanti fiotti.
“Ti sto sborrando dentro, la senti com’è calda? Senti come ti sto inondando?”
“Sì, lo sento, continua non smettere, la sento calda dentro di me”
Il mio orgasmo sembra non finire mai, così come il suo.
Finalmente mi abbandono stremato contro di lei, che appoggia il viso sul mio collo.
Restiamo fermi qualche minuto, poi mi scosto e la bacio dolcemente sulla bocca.
Risponde teneramente al mio bacio. Ma presto mi spinge via.
“Che abbiamo combinato? Non doveva accadere, perché non ti sei fermato? Ma ti rendi conto che sono sposata?”
“Non abbiamo combinato nulla di grave, abbiamo solo dato corso alla natura, l’attrazione fisica era troppo forte per potere res****re!”
Il mio cazzo è ancora saldamente piantato dentro di lei e sembra non avere intenzione di ammosciarsi.
“Lo senti che è ancora duro? Non mi capita spesso che lo resti dopo che sono venuto! Sei una gran donna e mi ecciti da morire, se solo potessimo avere più tempo! Vedrai la prossima volta, ti farò godere cento volte di più”
“Non ci sarà una prossima volta, non so come sia potuto accadere, ma non accadrà mai più, ti prego di sparire dalla mia vita e non tornare più a casa mia.”
“Non so se riuscirai a res****rmi, scommetto che ci saranno ancora molte occasioni per rifarlo!”
“”No di sicuro, come potrò guardare in faccia mio marito dopo quello che ho combinato? Se solo lo sapesse”
“Guarda che lo sa benissimo!”
“Ma che dici?”
“Ha capito benissimo quello che stavamo facendo, eppure ha accettato di andare a comprare il gelato ed è fuori da almeno quaranta minuti…secondo te perché?”
L’orologio preoccupata.
“Mio Dio, è tardissimo, arriverà da un momento all’altro”
“Non credo proprio, scommetto che se guardi dalla finestra lo vedrai qua sotto in macchina ad aspettare che abbiamo finito.
“Non ci credo, è impossibile!”
“Facciamo una scommessa: arriverà cinque minuti dopo che avrà visto accendersi la luce del bagno”
Mi guarda sospettosa:
“Come fai a dirlo?”
“Te lo dico con certezza, sono assolutamente sicuro che non vedeva l’ora che ti facessi scopare da un altro, me lo immagino seduto in macchina mentre si tocca il cazzo duro pensando a noi due”
”Non ci credo, lui non è certo il tipo, è sempre così geloso”
“Sarà, ma fino a che non saprà con certezza che abbiamo finito non rientrerà, a costo di far sciogliere il gelato!”
Mi fissa negli occhi con uno sguardo indagatore:
“Non mi stai dicendo tutta le verità, giusto?”
“No, se vorrà sarà lui stesso a dirtela, per ora fidati di me. A proposito, se perdi la scommessa mi dovrai fare un pompino”
Arrossisce fino alle orecchie.
“Ma se la perdi?”
“Sono talmente sicuro di avere ragione che se dovessi perdere ti prometto che non mi vedrai mai più”
E’ curiosa, adesso e la vedo concentrata sulle mie parole.
“Dai fammi andare a sistemarmi prima che arrivi davvero”
Mi allontana da lei, il mio cazzo esce da lei con un rumore vischioso e solo allora lei sembra realizzare che le ho sborrato dentro
“Mamma mia, che disastro ma che hai combinato? Guarda che roba! Per fortuna ho appena finito il ciclo, altrimenti sarebbe stato un disastro, non prendo la pillola!”
Si guarda tra le gambe, la mia sborra sta fluendo copiosa da lei, ha già formato una piccola pozza sul ripiano della cucina.
“Passami un pezzo di Scottex”
“No, voglio che te la tenga dentro tutta quanta!”
“Smettila, scemo, mica posso restare così”
La bacio dolcemente sulle labbra e lei mi ricambia con un sorriso.
Scende dal ripiano della cucina tenendo una mano a coppa sulla sua fica e si allontana svelta verso il bagno.
Sta per accendere la luce ma poi si gira a guardarmi e la lascia spenta.
Seduta sul bidet lascia scorrere l’acqua mentre sono seduto al suo fianco, il cazzo mezzo duro e coperto dei nostri umori ancora fuori dai calzoni.
“Ma quanta ne fai? Lui ne farà un quinto!”
“Beh, ha anche il cazzo più piccolo del mio!”
“Come fai a saperlo?”
“Boh, lo immagino”
Me lo guarda un po’ soprappensiero, penso stia facendo il confronto.
“Mettilo via”
”Perché, ti fa venire brutti pensieri?”
Non risponde e si concentra sul lavaggio della sua fica da cui continuano a uscire lunghi filamenti bianchi.
La voglio mettere alla prova, così mi alzo e mi avvicino a lei.
“Non posso metterlo via in queste condizioni”
Lei non alza la testa e mi guarda con la coda dell’occhio.
“Cosa intendi dire?”
”Che prima di metterlo via dovrei dargli una ripulita,no?”
“Ho quasi finito,ti lascio il posto”
”Avrei in mente qualcosa d’altro!”
Le prendo la testa e la giro verso il mio cazzo.
“Dai, prendimelo in bocca, a lui piacerebbe lo facessi e sarebbe deluso se sapessi che non l’hai neppure assaggiato”
Mi guarda perplessa.
“Non mi racconti tutta la verità”
”Fidati di me, avrai tutto il tempo di chiedere conferma a lui”
La tiro deciso verso il cazzo, ma lei tiene la bocca chiusa, così lo sfrego sulle sue labbra, lasciandole una striscia biancastra su labbra e mento.
“No, basta, mi sento già abbastanza sporca così, ti prego, finiscila”
“Come vuoi, tanto perderai la scommessa e me lo succhierai per benino la prossima volta”
”Non ci sarà una prossima volta!”
”Fossi in te non ne sarei così sicura!”
“Dai, vai un cucina ad aspettarmi mentre mi rivesto.”
Non le tolgo gli occhi di dosso mentre platealmente mi pulisco l’uccello sul tuo accappatoio appeso lì vicino.
Lei sta per dire qualcosa, ma poi scuote la testa e si avvia verso la camera da letto.
La seguo e resto a guardarla restando sulla soglia.
“Vai via, non mi guardare mentre mi cambio”
“Non mi muovo, voglio vedere quel poco di te che non ho ancora visto per bene dal vivo”
Si ferma immobile e si gira verso di me
“Che vorresti dire?”
“Scusa?”
“Che vorresti dire con ciò che non hai ancora visto ‘ dal vivo ‘ ??”
“Niente, sbrigati che così possiamo far rientrare il tuo maritino che non starà nella pelle per tornare ed avere la certezza di essere cornuto”
“Non parlare così di mio marito”
E’ scocciata al punto da fregarsene di me, si toglie il vestito dalla testa restando nuda davanti a me.
Mi godo la vista del suo corpo pieno e morbido, la sua pancetta, le cosce carnose, le morbide tette coi capezzoli ancora eretti.
Avevi ragione, il suo corpo ha un alone rossastro e sulle chiappe ha ancora i segni di dove era appoggiata sul mobile della cucina.
Mi avvicino a lei e le do un lieve bacio.
“Sei bellissima, sei così attraente, sei una donna splendida”
Arrossisce ancora di più.
“Smettila, dai, non vedi che sono un disastro!”
“Direi di no, mi piaci da morire, guarda qua che effetto mi fai”
Le mostro il mio cazzo duro nei calzoni.
“Sei eccitante e splendida, opulenta e sexy”
La abbraccio da dietro e tenendole le mani a coppa sulle tette la giro verso il vostro lettone, facendole sentire la mia erezione appoggiandomi al suo bel culone.
“Guarda, pensa alla prossima volta, quando avremo tutto il tempo che vorremo e ti scoperò su questo letto fino a farti svenire.”
Sento il suo corpo fremere tra le mie braccia.
Le do un lieve bacio sul collo e le sussurro in un orecchio:
“Sarà ancora più bello di oggi, e sarà ancora più eccitante sapere che tuo marito ci lascerà soli un intero pomeriggio e si masturberà pensando a noi due proprio sul vostro letto!”
La lascio sola così che possa ben digerire quello che le ho appena sussurrato e torno in cucina ad aspettare il tuo ritorno….ma non prima di avere acceso la luce del bagno!
L’aspetto seduto al tavolo della cucina e torna dopo pochi minuti.
Ha indossato un paio di fuseaux viola e sopra una semplice maglietta bianca che lascia intravedere il reggiseno, anche lui bianco.
Ha un paio di ciabattine aperte e solo ora mi accorgo che ha davvero dei bei piedi, ben curati con le unghie dipinte di rosso.
Si è data una rinfres**ta veloce e si è pettinata alla meglio, ma tu che la conosci non puoi non capire che è ancora sottosopra.
Si siede di fronte a me e non riesce a guardarmi in faccia.
Ha la voce rotta quando mi dice:
“Credo tu abbia perso la scommessa, ho visto che hai acceso la luce del bagno ma non si vede. Credo abbia trovato qualche conoscente”
Le sorrido sornione:
“Forse sta solo aspettando che si spenga la luce, vado e te lo dimostro”
Per andare a spegnere la luce passo dietro di lei e non posso fare a meno di buttare l’occhio nella sua scollatura.
Mi fermo e mi chino a baciarle il collo.
“Sei bellissima, anche così al naturale sei una donna splendidamente conturbante”
Arrossisce un poco e non risponde.
Torno a sedermi di fronte a lei:
“Hai dei piedi magnifici”
Lei imbarazzata cerca di nasconderli.
“Abbiamo un paio di minuti, fammeli vedere per bene”
“Smettila, dai”
Mi inginocchio davanti a lei, le prendo delicatamente una caviglia tra le mani, le levo la ciabatta e le bacio il collo del piede.
Le accarezzo la caviglia e risalgo fino al bordo del fuseaux.
Le si appoggia allo schienale del divano rassegnata.
Le bacio tutte le dita uno per uno e prendo in bocca il suo alluce succhiandolo piano.
“Basta, per favore” La sua voce è un sussurro.
Sento armeggiare alla porta e le schiaccio l’occhio:
“Credo proprio tu abbia perso la scommessa, ragazza mia!”
Ti guardiamo entrare col sacchetto della gelateria.
Ti affacci alla porta della sala dicendo di aver trovato un sacco di traffico e che porti il gelato in frigo.
Le dico sottovoce:
“Hai visto il bozzo che aveva nei calzoni?”
“Smettila, adesso basta, guai a te se dici una sola parola”
Torni in fretta, le dai un rapido bacio sulla guancia e ti siedi in modo di poter vedere entrambi.
“C’è stato un incidente e tutto il traffico era bloccato, mi spiace avervi fatto aspettare.”
“Vai tranquillo, tua moglie mi ha intrattenuto da brava donna di casa, stavamo appunto parlando di te”
Sgrani gli occhi e deglutisci rumorosamente, poi le chiedi di servirci il gelato.
Appena soli mi sussurri:
“Come è andata? Sei riuscito a scoparla? Dai racconta”
Hai gli occhi sgranati e sei visibilmente eccitato, ma la vedo che mentre prepara il gelato ha l’orecchio teso verso di noi e mi limito a sorriderti sornione.
Aspetti che lei torni e la fissi cercando di scoprire qualcosa dai suoi movimenti.
E’ tesa e nervosa, non ti guarda in faccia.
La conosci bene e capisci che l’ha fatto davvero.
“Scusate, devo andare in bagno”
Appena rimasti soli la afferro per un braccio e me la tiro vicina.
Sottovoce mi dice di smetterla ma non cedo.
La bacio sulla bocca e le sussurro sulle labbra:
“Che ti avevo detto? Ha capito benissimo e adesso è andato a masturbarsi”
“Ma che dici, mica si masturba lui!”
“Mah, fossi in te non ne sarei così sicura! Mi dà l’idea di una che le seghe se le fa eccome!”
“Ma è sposato!”
“Beata donna, proprio gli sposati sono i peggio segaioli”
Le rimetto le labbra sopra le sue e lei mi apre la bocca.
Le nostre lingue serpeggiano un poco, poi lei si scosta
“Basta, te l’ho detto non deve più succedere. Anzi, finito il gelato te ne vai immediatamente”
Torni dal bagno dopo cinque minuti, sei arrossato in volto, io le sorrido e lei ti guarda con una strana luce negli occhi.
Siete entrambi nervosi e decido di andarmene appena ne ho l’occasione.
Mi alzo e scusandomi vi dico che è ora che vada.
Tu vorresti che rimanga ancora un po’, ma sono deciso ad andarmene davvero, siete troppo tesi e l’ambiente non mi piace.
“Aspetta, ti accompagno, ho una cosa in garage da mostrarti, prima però vado a lavarmi le mani”
Ci lasci ancora una volta da soli e ne approfitto per salutare bene tua moglie, la bacio e mentre le palpo le belle tettone sento i capezzoli che si inturgidiscono.
“Ci rivedremo, sei in debito con me!”
Non mi dice di no e sono ora sicuro che ci sarà una prossima volta.
Ci metti un po’ a tornare e lo faccio notare a lei
“Hai visto quanto ci mette a lavare le mani? Cosa significa se non che è d’accordo a lasciarti in mano mia?”
La saluto con una stretta di mano e un innocente bacio sulla guancia e ti seguo in garage.
Appena dentro chiudi la porta e mi chiedi ansioso:”Dai racconta, l’hai scopata? Sei venuto dentro? Te lo sei fatto succhiare? Raccontami tutto”
Parto dall’inizio e subito la tua mano va a massaggiare il cazzo duro nei calzoni.
Quando ti racconto che le strappato le mutandine sembra tu stia per collassate.
”Guarda che se vuoi puoi tranquillamente masturbarti, non mi da certo fastidio. L’hai fatto anche prima in bagno vero?”
Annuisci in silenzio mentre ti abbassi i calzoncini e impugni il tuo cazzo già bello duro.
“Vai avanti ti prego”
Assorbi ogni parola del mio racconto e quando ti dico che l’ho riempita con la mia sborra godi schizzando sul pavimento.
Le gambe ti cedono e ti devi appoggiare al muro.
Continuo e ti racconto di lei che corre in bagno trattenendo a stento la mia crema che le cola tra le dita.
L’hai di nuovo duro e ricominci a menartelo.
“Continua dai, mi fai morire”
Terminato il mio racconto inizi a farmi delle domande:
“Ha goduto? L’hai fatta venire? Ha gridato? Cosa ti diceva mentre la scopavi? Ma è successo davvero o mi stai prendendo in giro?”
“Sapevo che me l’avresti chiesto! Puoi andare in bagno e guardare il tuo accappatoio dove ho ripulito il mio uccello, di sicuro ci trovi delle belle tracce di umori! Ma se vuoi puoi sentire adesso che il mio uccello sa ancora della fica di tua moglie, non l’ho lavato apposta”
“Sul serio non l’hai lavato? Me lo faresti davvero vedere?”
Senza dire una parola faccio scendere i calzoni a mezza gamba e te lo mostro.
“Mmmm, che bell’uccello ci credo che me l’hai fatta godere per bene! Posso avvicinarmi?”
Ti inginocchi davanti a me e con gli occhi socchiusi lo annusi inspirando profondamente.
La tua mano scorre sempre più veloce sul tuo cazzo.
“Mi spiace solo di non avere avuto il tempo di sborrarle in bocca ma la prossima volta lo farò di certo”
“La scoperai ancora? Ti è piaciuto così tanto?”
“Certo, lei è una gran fica e non vedo l’ora di averla tra le mie mani per tutto un pomeriggio. Te la sbatterò per bene sul tuo lettone e le farò anche il culo”
“Mmmmm, e la riempirai di sborra per me? Le verrai dentro?”
“Certamente, la chiaverò a sangue e poi la sborrerò ovunque, adesso però me l’hai fatto venire duro, vedi di porre rimedio, succhiamelo tu visto che per colpa tua lei non ha potuto farlo, non ci hai lasciato abbastanza tempo!”
“Ma….”
Ti prendo per la testa e ti appoggio la cappella alle labbra:
“Taci e succhia”
Esiti ancora un secondo poi spalanchi la bocca ad accogliere il mio cazzo.
“Cazzo, piano con quei denti”
Con gran foga ti dedichi al mio uccello senza smettere di menartelo.
“Bravo, succhia così, pensa a come me lo succhierà tua moglie la prossima volta e ringraziami per aver realizzato il tuo sogno, volevi essere cornuto finalmente lo sei”
Mi eccita l’idea di fare un po’ lo stronzo con te, so che in fondo ti piace.
E’ la prima volta che lo metto in bocca ad un uomo e la cosa mi agita un po’, ma in fondo una bocca è sempre una bocca. Penso a lei, alla sua fica bagnata e pelosa davanti al mio viso, alle sue belle tette che mi sono goduto per bene, a come ha appoggiato le sue gambe sulle mie reni mentre la fottevo con gusto appoggiata al mobile della cucina e presto sento montarmi un orgasmo.
Quando il mio primo schizzo ti scende in gola stai per ritrarti ma ti prendo per la testa e ti tengo fermo fino a che non finisco di sborrare.
Presto sborri anche tu in terra.
Ti faccio rialzare, ripongo il mio uccello ancora mezzo duro e ti tendo la mano:
“Grazie per la splendida serata, ci rivedremo presto, te l’assicuro!”
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Posted by Bassotto8 1 year ago  |  Categories: Mature, Voyeur  |  Views: 1820  |  
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Manila & Il Suo Primo Uccello - Diario

La ripresa video parte dall'alto, inquadrando le sue tette, poi si sofferma per qualche secondo su di loro, mentre una mano inizia a toccarle ed a massaggiarle. Ancora una strizzatina ai capezzoli con le dita e poi la telecamera scende verso il basso, fermandosi in mezzo alle sue gambe. La sinistra inizia quindi a strusciare sulla bionda fica avanti e indietro, nell'audio si avverte anche il lieve rumore che fá la mano sfregando sui biondi peli. Due dita inziano quindi ad allargare le grandi labbra, mentre il dito medio inizia a sgrillettare ed a farsi strada dentro la fica, vedo la pelle viva e sento contemporaneamente ansimare la protagonista che si stá masturbando nel video. Blocco immediatamente il video sullo Smartphone e mentre lo inserisco nella tasca dei jeans, mi guardo intorno, ma fortunatamente non vedo nessuno. Meno male, se fossi stato in pubblico, sarebbe stato un bel problema spiegare quel filmato. Respiro con calma qualche secondo, poi riprendo di nuovo il cellulare e guardo il mittente: era Manila! Dovevo immaginarlo. Apro il messaggio allegato e leggo:
"Ciao Chase, spero ti sia piaciuto il mio spettacolo, era un modo per ringraziarti per aver raccontato come solo tu sai fare, la mia storia. Quando torni a casa apri la tua E-Mail, ho altro da confessarti. Un bacio, Manila".
Ho conosciuto Manila su un sito per adulti, questo o quell'altro non fá differenza. Ci sentiamo ormai da quasi un anno e ci siamo giá visti di persona un paio di volte. Ma se volete conoscerla meglio, sapere perché vi stó parlando di lei e perché mi ha "ringraziato" inviandomi quel video, vi rimando ad un mio precedente racconto dal titolo: "Manila & Le Sue Prime Esperienze - Confessioni".
Se invece volete continuare la lettura, senza conoscere la prima parte della sua storia, vi dico solo che Manila mi ha incaricato di scrivere per lei la sua, diciamo "biografia sessuale". Qui di seguito, il resto della sua storia:
Ciao Chase, dove eravamo rimasti? Ah..... si, alle mie prime esperienze sessuali. Come giá sai, sono sempre stata una ragazzina molto aperta (in tutti i sensi) fin da quando avevo quattordici anni. Mi ricordo che da quando ho scoperto il piacere che puó darmi e dare (agli altri) il mio corpo, ne ho combinate di tutti i colori. I miei primi giochetti sessuali li feci a casa, come ben sai. Masturbarmi con il soffione della doccia, sparandomi un getto d'acqua dritto in mezzo alle gambe, era solo l'inizio. La sera poi, sola e nel silenzio della mia stanza, facevo anche il bis. Nuda sul letto, mi strofinavo la mano sulla mia giovane fica liscia e profumata, quando poi mi bagnavo, mi mettevo dentro due dita facendomi lunghi ditalini fino a far diventare la mia fica completamente fradicia. Riuscivo ad avere anche due o tre orgasmi in poco tempo. Quanta energia a quei tempi. Ma il mio divertimento piú grande era provocare gli altri, sapevo di piacere e non perdevo occasione per mostre il mio fisico. Spesso quando uscivo e prendevo i mezzi pubblici, mi sedevo nei posti centrali alla fine dell'autobus. Poi facevo finta di leggere una di quelle riviste per adolescenti e mentre la sfogliavo, tenevo sempre le gambe leggermente aperte (ovviamente non portavo le mutandine). Non le divaricavo molto, non volevo passare proprio per sfacciata, ma le lasciavo spalancate quel tanto da permettere a chi sedeva nei posti davanti, di guardarci in mezzo. Ogni tanto poi, per aggiungere un pó di sale alla situazione, me la grattavo ed in questo caso con molta provocazione, visto che usavo il dito medio come se mi stessi sgrillettando la fica. Penso che avró fatto drizzare e svuotare parechi cazzi con quel gioco. Gioco che, lo ammetto, ancora oggi ogni tanto faccio in metropolitana. Si lo só Chase, sono un pó puttanella! Comunque sempre sul bus, mi piaceva vedere le facce dei miei coetanei quando cercavano di sbirciare attraverso le mie scollature. Non che allora ci fosse molto da vedere (ero quasi piatta) ma per un tredicenne che le uniche tette che vedeva erano quelle delle riviste porno, era comnque molto, dato che erano comunque dal vivo. Ad ogni modo, io cercavo di rendergli la vita piú semplice, ed ogni volta che prendevamo i mezzi pubblici, mi reggevo ai sostegni in alto, in modo tale che la connottiera si sollevasse un pó, lasciando scoperto un pizzico di pancia, ma soprattutto lasciando un buco poco sotto l'ascella dove potevi intravedere i miei piccoli seni. Sapevo che sia i miei piccoli amici, sia gli altri ragazzi sconosciuti, avrebbero approfittato di quella generosa scollatura per buttare un'occhiata a quelle giovani tette ancora acerbe ma giá appetibili per qualunque maschietto. Anche questo gioco me lo porto dietro ancora oggi, te lo confesso. Ma oltre che offrire, appena ne avessi avuto l'occasione, spettacoli erotici a chi mi capitava a tiro in qualunque occasione, dedicavo anche molto tempo a me stessa. Sempre alla ricerca di nuovi modi per stimolare la mia fichetta. Nel precedente racconto ti ho fatto una bella lista Chase, ti ho spiegato quanti modi avevo inventato per masturbarmi sempre in modi diverso, ma qualcosa mi torna sempre alla mente. Una volta (l'unica, poi capirai perché) mi sono domandata come poteva essere masturbarsi in pubblico, sentire la propria fica bagnarsi, senza che gli altri lo sapessero. Di oggetti dentro la mia fica, come ben sai, ne mettevo, dopo le mie dita (non meno di due) sono passata al manico della spazzola per i capelli, i pennarelli, persino la custodia da viaggio per i spazzolini da denti aveva sverginato la mia profumata e liscia fica da quattordicenne. Un giorno decisi di provare qualcosa di nuovo, di mettermi qualcosa su per la mia fichetta e andare a spasso per negozi. Mi sarei masturbata lentamente tutto il giorno. Andai i bagno, presi della carta igienica ed inizia ad arrotolarla su sé stessa fino a farne un bel cilindro lungo e spesso. Dopo me lo sono infilato tutto dentro, centimetro dopo centimetro. Quando la mia fica lo accoglie completamente, mi infilo la gonna senza indossare le mutandine (ormai erano diventate superflue) e vado in giro per negozi. Passo dopo passo, quel masso di carta igienica faceva il suo dovere. La sentivo strusciare lungo le pareti della mia patatina, ogni tanto mi fermavo in qualche angoletto e mi passavo anche la mano lungo le grandi labbra. Quanti orgasmi Chase. Ogni tanto mettevo la mano sotto la gonna per il solo piacere di sentire la mia fica bagnata. Spesso dovevo anche fermarmi, gli spasmi della mia patatina non mi permettevano di camminare liberamente. La masturbazione andó avanti per tutto il pomeriggio e notai anche che la gonna iniziava a bagnarsi a causa della mia fica completamente fradicia dei miei umori. Decisi che forse era arrivato il momento di tornare a casa, piú che altro perché dopo un pomeriggio di autoerotismo e orgasmi multipli, la mia fica iniziava a prudermi. Sentivo un forte bruciore ogni minuto che passava. Una volta a casa quindi, mi sono subito chiusa in bagno per vedere cosa era successo lí sotto. Un macello Chase. Le mie grandi labbra erano completamente rosse. Non avevo considerato che la carta igienica dentro la mia fica, bagnandosi per tutto quel tempo, si era completamente sgretolata e fatta in milli pezzi! Che casino. Cerco di toglierla un pó alla volta, con una mano allargo le mie grandi labbra e con l'altra cerco di mettere le mie dita dentro ed afferrare l'afferrabile. Mentre eseguo quel lavoro certosino, la sensazione é un misto di dolore e godimento, ma comunque l'impresa é difficile, la carta igienica dentro la mia fica é troppa ed in tanti piccoli pezzettini, impossibile prenderli tutti. L'idea di andare in ospedale si insinua nella mia testa, sai che vergogna. Allora tento un ultimo gesto disperato, il tutto per tutto. Entro nella vasca da bagno, rimango in piedi a gambe divaricate e mi sforzo per pisciare. Sento che l'urina sta per arrivare, avverto quella sensazione di caldo lungo le pareti della mia fica, eccola, vedo il piscio uscire dal mie grandi labbra, insieme ad esso noto anche i pezzi di carta igienica. Faccio un sospiro di sollievo, ma per essere certa che niente rimanga all'interno della mia giovane vagina, prima che termini la lunga pisciata, inserisco dentro la mia fica il dito medio e lo muovo al suo interno alla ricerca di eventuali residui. Tra godimento e sollievo, sento che all'interno della mia patatina non c'é piú nulla. Lascio che le ultime gocce di urina nella vasca, poi mi sciacquo la fica ed infine spalmo una crema intima lungo tutta la mia fica. Che paura quella volta, peró... che esperienza elettrizzante anche. Ma facciamo un salto in avanti Chase, come avrai capito, ormai nel campo dell'autoerotismo e dell'esibizionismo ero una Leader! Ora voglio parlarti delle mie prime esperienze con l'altro sesso, d'altronde se prima non avessi conosciuto bene il mio corpo, non potevo certo esplorare quello appartenente ai ragazzi. Cosí per non arrivare impreparata con un futuro ragazzo, ne scelsi uno a portata di mano. No, non é chi pensi Chase, non é mio fratello, cosa ho fatto a lui giá te l'ho raccontato e mi sono fermata lí. La vittima che scelsi, fu mio cugino Fabrizio. Il solito ragazzino che pensava ai motorini ed ai videogiochi e quando gli andava bene, si segava su riviste porno. Ero consapevole che un pensierino su di me l'aveva fatto, il vecchio detto "non c'é cosa piú divina che scoparsi la cugina" si era insinuato come a tutti i ragazzi, nella sua testa. Io comunque, da quando decisi di prenderlo come cavia, iniziai a provocarlo. Qualche volta, quando veniva con gli zii a cena da noi, ci chiudevamo in camera con i videogiochi di mio fratello. Poi dopo un pó, con la scusa che sudavo, mi cambiavo le magliette davanti a lui. In quei secondi (che facevo durare un'eternitá) che passavo da una maglia all'altra, vedevo che lui sbirciava e diventava tutto rosso. Un'altra volta, che passó di mattina presto a chiamarmi per andare al mare, mi venne a svegliare direttamente in camera (su suggerimento di mia madre). Sentendolo salire per le scale, mi tolsi subito il pigiama rimanendo solo con le mutandine. A quel punto non mi rimaneva che far finta di dormire e vedere la sua reazione. Una volta davanti alla camere, Fabrizio mi chiama e mi dice che é ora di alzarsi. Io non rispondo, cosí lui entra e cerca di chiamarmi di nuovo. Ma non appena la sua bocca pronuncia il mio nome, si blocca di colpo. Sento il suo sguardo su di me, con gli occhi socchiusi vedo che mi osserva. Forse é la prima volta che vede, anche se molto piccole, delle tette dal vivo. Lo lascio spiarmi per un pó, voglio che la sua eccitazione cresca, poi apro gli occhi, mi alzo lentamente e con finto stupore gli domando cosa ci facesse in camera mia:
- "Fabrizio! Che ci fai qui? Non si usa bussare? Esci da qui immediatamente!" Gli urlo in faccia.
-"Io... io, credvo fossi vestita... io... ero venuto a chiamarti per andare al mare!" Mi risponde balbettando e con il viso rosso fuoco dalla vergogna.
-"Bhé, adesso mi hai chiamata. E poi cos'hai da guardare? Non hai visto abbastanza? Esci ed aspettami fuori!"
Mentre gli dico quelle parole, mi alzo dal letto mostrandomi ora mezza nuda, coperta solo dalle mie mutandine. Fabrizio diventa sempre piú rosso. Lo facevo apposta, volevo torturarlo fino alla fine. Anche per tutto il tempo che ho fatto la finta incazzata, non mi sono mai coperta le mie piccole tette, lasciandogli ammirare il panorama per tutto il tempo. Dopo una serie di incidenti "casuali" su questo genere, decisi che era ora di riscuotere la mia parte. Un giorno qualunque andai a trovarlo a casa sua, sicura che fosse da solo e con la scusa che dovevo parlargli, ci chiudemmo in camera. Senza mezzi termini e andando dritta al punto, gli chiesi se avesse mai avuto una ragazza. Lui diventa ancora una volta rosso e mi dice di si. Allora prendo la situazione in mano e gli dico alzandomi la maglietta e mostrando il mio petto acerbo ma invitante:
-"Quindi queste le avevi giá viste?"
Fabrizio é visibilmente imbarazzato, non sá cosa dire.
-"Ed anche questa?" Aggiungo lasciando cadere a terra i miei pantaloncini.
Mio cugino é paralizzato, non sá cosa dire, cosa fare. Io faccio un passo avanti lasciando i miei bermuda a terra e mi avvicino a lui. Fabrizio continua a non muoversi, il suo viso passa da rosso a rosso inferno. Quindi faccio la mia mossa senza pensarci due volte. Credo non se lo aspettasse quel mio gesto cosí diretto, ma volevo assolutamente vederne uno. Mi inginocchio davanti a lui, gli slaccio i pantaloni e gleli tiro giú, poi afferro i suoi slip per i lati e abbasso fino a terra anche quelli. Ora il suo pisello é davanti al mio viso. Mi fermo qualche secondo a guardarlo, a studiarlo. Non era il primo uccello che vedevo, o meglio, in foto ne avevo visti decine, ma dal vivo no, proprio no. E cosí é questo quello che hanno in mezzo alle gambe i ragazzi, quello che piú di una volta ho visto solo dietro un jeans o un costume, quel coso che tanto mi incuriosiva dall'esterno, quell'oggetto in grado di cambiare forma e lunghezza in pochi minuti. Mi domandavo sempre come era possibile. Un secondo prima sembrava non ci fosse nulla ed un minuto dopo vedevi un gonfiore, un bozzo. Ad ogni modo il pisello di mio cugino era diverso da quelli che avevo "visto". Questo sembrava come la mia fica, solo con un serpente attaccato. Era tutto liscio, con della pelle che gli avanzava sulla punta. Ma non ci dovevano essere dei peli lí? Vabbé, ci saranno diversi tipi di piselli, penso. Comunque Fabrizio non aveva un uccello grande e stranamente era ancora moscio. Forse l'imbarazzo e la mia (allora finta) sicurezza, gli bloccarono l'eccitazione. Ad oggi posso comunque dire che ce l'aveva davvero piccolo, ma a suo tempo a me sembrava enorme. Spero che il tempo poi gli abbia regalato qualche centimetro. Ma torniamo a quel pomeriggio. Inizio a sfiorare l'uccello di mio cugino, non só bene cosa fare, come muovermi, quindi mi limito a toccarlo ovunque. Afferro le sue palle, poi me le passo tra le dita come biglie ed infine provo a srtringerle tra due dita. Sembrano delle noci di cocco. Intanto vedo che il suo pisello inizia a crescere di dimensioni, un mezzo sorriso spunta sul mio viso. Penso che gli piaccia come lo tocco. Continuo ad accarezzarlo e gli dó persino un bacio. L'uccello di Fabrizio inizia a prendere il volo, cresce sempre di più. Ora posso afferrarlo completamente con tutta la mano. Lo stringo, muovendo la mano in modo irregolare in ogni direzione, tranne che su & giú (ancora non sapevo come si masturbava un ragazzo). La forte presa lascia scoperta la punta del pisello di mio cugino, praticamente era in piena erezione e la stretta della mia mano aveva tirato involontariamente la pelle indietro dalla sua cappella. Continuo a massaggiarlo, un altro bacio se lo merita e torno a stuzzicare le sue palline. Avverto un lieve tremolio nelle sue gambe e sento anche il sangue fluire lungo la sua asta. Passo lungo tutto il suo pisello, sotto, il mio dito avanti e indietro, voglio fargli il sollettico. Ma dopo qualche secondo che lo stuzzico, vedo sulla punta del suo uccello uscire della schiuma bianca. La sua cappella é rossa, gonfia, quello che cola fuori sembra piscio, ma piú denso e sotto forma di goccioline. Sento Fabrizio ansimare. Gli piace che gli faccia il sollettico lí sotto, allora continuo. Ma all'improvviso Fabrizio mi ferma e si sposta. Poggia le mani su due sedie e mi guarda tutto sudato. Poi osserva il suo giovane pisello dritto e gonfio che continua a far uscire qualcosa dal buco della cappella con maggiore pressione. Non ci credo che non sá come masturbarsi. Lascia che sia il suo corpo (con il mio precedente aiuto) a liberarsi del "carico" in eccesso in modo naturale, o quasi. Ad ogni modo vedo il suo pisello che pulsa, fá dei movimenti dall'alto verso il basso e viceversa, senza che nessuno lo tocchi, contemporaneamente espelle anche quella crema bianca, solo piú corposa. Le sue non sono non sono vere e proprie sborrate ed a parte le prime due schizzate in terra, il suo pisello sembra una rubinetto che perde. Un rubinetto che continua a rilasciare sperma senza fermarsi. Allora allungo una mano sotto il suo uccello e lascio che un pó di quella sostanza mi cada sul palmo. Sembra sapone liquido, solo piú caldo. Provo a odorarlo, ma il suo "non profumo" non mi piace. Cosí rimango ancora qualche secondo ad ammirare mio cugino che viene. Tutto peró finisce quasi subito, in pochi secondi le sue palle si svuotano e quello che vedo dopo é un pisello che gronda ancora goccioline di crema calda mentre torna alle sue piccole dimensioni. Oggi ti posso dire Chase, che forse mio cugino era troppo piccolo (aveva pur sempre un anno meno di me) e inesperto per fare una lunga schizzata. Il suo uccello era forse anche vergine di seghe. Certo, quella che aveva avuto era si una sborrata, ma molto fiacca, tipica di chi é ancora molto giovane ed ha le palle che ancora devono produrre sperma in modo regolare. Comunque una vera e propria sega l'ho fatta qualche tempo dopo, con un mio amico che era un pó piú sveglio di mio cugino. Quella volta prese lui l'iniziativa e guidó la mia mano lungo il suo cazzo, fino a quando non venne sulla mia cannottiera appena comprata. Ma questa te la racconto un'altra volta, insieme ad un'altra mia esperienza, anche se accaduta in tempi recenti, in cui ho eiaculato per la prima volta! Lo sapevi che una donna puó eiaculare, vero? Vá bene, ora ti lascio, ho bisogno di una doccia. Ancora una volta mi sono accorta che la mia fica si é bagnata ripensando al passato. Sono completamente zuppa lí sotto! Alla prossima Chase, ciao.
Manila non finiva mai di stupirmi, era davvero una bella porcellina. Ora non mi resta che attendere la sua prossima E-Mail pazientemente.
Adesso invece sará il caso che mi faccia una bella doccia fredda pure io, il suo racconto ha fatto prendere il volo anche al mio uccello!


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Posted by Chase90 8 months ago  |  Categories: First Time, Masturbation, Taboo  |  Views: 299

Marina di Vecchiano (Toscana)

Il mio amico in chat mi racconta di cosa succede a Marina di Vecchiano la notte e io tutta eccitata dai suoi racconti gli chiedo se una sera mi ci avrebbe portata, così fissiamo per giovedì.
Sono super-sexy, con guêpière, calze autoreggenti, perizoma mini, metto un maglioncino leggero che si possa facilmente sfilare e la giacca e mi incammino all'appuntamento col mio amico.

In autostrada mi fermo alla solita area di sosta per vedere com'è, ci trovo molti camion e molte auto, ricevo avances da tre camionisti, ma non sono interessanti, quindi, scesa dall'auto, faccio due passi nei boschetti dell'area di sosta.
Ci sono molti ragazzi carini, ma nessuno mi si fila più di tanto, evidentemente cercano altro.

Si ferma un'altra auto e ne scende un bellissimo ragazzo che si avvicina a dove sono io, mi vede e sorride, facciamo un gioco di incrocio di sguardi e giri finché decido di andare in un posto lontano da sguardi indiscreti e lui mi segue, quando mi fermo si avvicina deciso e, non avevo notato finora, ha l'uccello fuori grosso e duro, glielo prendo in mano e lo carezzo dolcemente, lui sorride e mi apre la giacca mostrando la guêpière e carezzandomi le natiche facendomi fremere di desiderio.
Il mio desiderio e il suo si fondono e mi piego per prendere il suo cazzo duro in bocca. Lo pompo bene bene fino a quando lui con una mano mi spinge la testa costringendomi a prenderlo tutto in bocca fino alle palle, ho un conato ma è troppo bello da farmi res****re e continuare con lui che spinge la mia testa su e giù mentre con l'altra mano mi carezza le natiche avvicinandosi sempre più al mio buchetto. Ci spinge dentro un dito e inizio a fremere e muovere il sedere spingendo verso il suo dito. Lo sento diventare sempre più duro nella mia bocca, alzo la testa e lui con entrambe le mani mi prende per i fianchi e mi tira verso il suo cazzone duro, lo strofina sul mio fondo-schiena facendomelo desiderare come non mai. Mi accorgo che un'altra persona ci sta guardando e si sta toccando davanti e sotto i pantaloni mostra un discreto rigonfio, il ragazzo dietro di me deve avergli fatto un cenno perché questo si avvicina deciso e, mentre il ragazzo dietro inizia a puntare al mio buchetto, l'altro lo tira fuori e si mette davanti alla mia bocca col suo cazzo duro, entrano contemporaneamente nella mia bocca e nel mio culo due cazzi durissimi.
Il ragazzo dietro pompa di brutto facendomi muovere automaticamente la bocca su e giù sul cazzone dell'altro che anche mi prende per la testa e spinge.
Con la coda dell'occhio vedo altre due persone a circa 5-6 metri da noi con l'uccello in mano che si stanno masturbando.
Il ragazzo dietro di me continua a spingere su e giù facendomi avere un orgasmo anale che, con le contrazioni che io ho, lo fanno godere con pulsazioni della sborrata che avverto nel mio sederino, quello davanti lo sente e avverto in bocca le pulsazioni gonfie di sperma che attraversano il suo pene, me lo sfila di bocca e mi schizza la faccia con il suo liquido caldo a getti.
Il ragazzo dietro lo muove ancora dentro completando il suo godimento e le sue pulsazioni nel mio culo mi fanno avere un altro orgasmo anale molto forte.
Mentre l'altro davanti si pulisce e se ne va, vedo i due guardoni schizzare piegando le ginocchia come se queste non li reggessero più.
Il ragazzo dietro invece, dopo averlo dolcemente sfilato dal mio buchetto, resta lì vicino a me e parliamo qualche minuto, mi dice che era la sua prima volta con una ragazza T*, che è stato bellissimo, che secondo lui sono troia, e molte altre cose carine mentre io gli racconto dell'appuntamento per andare a Marina di Vecchiano. Dopo esserci puliti ci salutiamo e lui mi augura una “bella” serata/nottata :)

Arrivo al mio appuntamento, salgo in auto col mio amico e dopo un'oretta siamo a migliarino. Percorrendo la strada che porta a Marina di Vecchiano (una strada senza uscita, si arriva sul mare e si ritorna indietro) vediamo molte auto che vengono in direzione opposta e molte che vanno nella nostra direzione e concordo col mio amico che c'è movimento, ma non ci aspettavamo quello che troviamo, sembrava di essere in città all'ora di punta.
Ho bisogno di fare pipi e lui si ferma in un slargo sul lungomare, immediatamente un'auto con una coppia (M/F) si ferma accanto a noi e ci chiedono cosa facciamo, restiamo sul vago quindi loro se ne vanno, ma ecco un'altra auto che si ferma e un ragazzo moro ricciolino ci chiede la stessa cosa, questa volta rispondo decisa di aspettare 5 minuti che avrei fatto pipi e poi si sarebbe andati al parcheggio in fondo al lungomare, ma lui fa retromarcia e parcheggia la sua auto dietro la nostra, provo a scendere per fare pipi, ma la sua presenza mi infastidisce, quindi risalgo e partiamo. Nel frattempo altre auto ci hanno visti e si accodano.

Entriamo nel parcheggio e ci fermiamo, scendiamo e tutte le altre auto che ci seguivano fanno lo stesso, ancora non riesco a capire quanti sono. Il mio amico mi dice che arrivando ha visto due auto parcheggiate con due trav dentro. Stiamo lì e ci raggiunge il ricciolino, mi appoggio alla staccionata e cerco di capire quanti maschi ci sono nei paraggi, con il mio amico concordiamo che sono almeno quattro, gli dico di tenermi d'occhio e vado oltre la staccionata con il ricciolino alle calcagna. Mi levo la giacca e resto in guêpière, lui si avvicina e gli metto la mano sul pacco, non è ancora duro penso, ma tempo di sbottonargli i pantaloni è già barzotto. Nel frattempo arriva un altro che si avvicina e lo tira fuori ma aspetta un cenno per avvicinarsi, allora inizio a prendere in bocca il cazzo del ricciolino che nel frattempo si sta svegliando nella mia bocca e in pochissimo tempo diventa durissimo mentre mi carezza il sedere, nella penombra vedo meglio l'altro, un signore smilzo piuttosto carino, allora allungo la mano come per arrivare a prendergli il cazzo in mano, ovviamente non arrivo, ma lui non aspettando altro con tre passi lo appoggia alla mia mano, passo la mia bocca dal cazzo del ricciolino al cazzo del signore, e poi ancora al ricciolino. Decido quindi di offrire il mio didietro al ricciolino e mi giro puntandogli il sedere al suo pene.
Lui si china e mi lecca il buchetto, sempre mentre a pecorina, ho il cazzo del signore in bocca. Con la coda dell'occhio vedo altre due persone nella penombra, che però vedo restano distanti. Il ricciolino si alza e molto dolcemente spinge il suo cazzo duro dentro il mio buchetto, mentre mi leccava si è eccitato ancora di più ed è diventato ancora più grosso, lo sento dentro e lui dolcemente spinge fino a farlo entrare tutto dentro, facendomi anche un po male, ma il piacere del suo cazzone dentro è così grosso che il dolore della sua lunghezza è trascurabile al confronto, intanto mi prende per i fianchi e inizia a spingere e tirare, provo una sensazione bellissima e mugolo con la bocca piena del cazzo del signore.
Adesso vedo, oltre alle altre due persone passare una trav che mi guarda, passa oltre e poi ripassa per tornare da dove era venuta, sempre guardandomi.
Un ragazzo smilzo si è avvicinato e ha l'uccello in mano, ripeto il gesto di tendergli la mano e anche lui si avvicina con tre passi, adesso, sbattuta dal ricciolino, con l'uccello del signore in bocca e il cazzo dello smilzo in mano riesco a capire poco e sento un gran fremito da dietro, le contrazioni del ricciolino mi fanno avere un orgasmo, ma non ho tempo di goderlo fino in fondo, perché mi toglie il cazzo dal culo e se ne va. Il signore mi prende i fianchi e me lo infila dentro, mentre lo smilzo mi prende i capelli e me lo caccia in bocca. Immediatamente completo l'orgasmo e le mie contrazioni fanno schizzare anche il signore che me lo leva dal culo e mi sborra sulla schiena, mentre lo smilzo me lo leva di bocca e mi schizza in faccia.

Mi sollevo e mi rendo conto che le gambe mi stanno tremando sia per lo sforzo che per gli orgasmi avuti, il signore mi tiene per un braccio, mentre lo smilzo fila via. Ho lasciato le salviette in macchina, vado a prenderle e il signore mi ripulisce amorevolmente mentre mi dice paroline tipo “troia”, “bona”, “che culo”, “che gambe”, “una vera femmina”, “che bella lingerie”, ecc.
Stiamo lì ancora un po poi torno dal mio amico che mi chiede e gli racconto mentre mi appoggio alla staccionata per riposare le gambe, e noto che c'è ancora un gran via vai di auto sia nel parcheggio che sulla strada davanti (lungomare), decido di riprovare a fare la pipi, vado di nuovo oltre la staccionata e mi chino togliendomi le mutandine, ma non faccio a tempo a fare pipi che vedo un tipo che si avvicina, mi rimetto le mutandine e passeggio, lui mi scruta, allora mi apro la giacca facendomi vedere quasi nuda e lui come risposta si tocca il pacco, ci avviciniamo e mi prende la mano e se la porta al pacco, sento sotto un bel cazzo durissimo.
Glielo tiro fuori e mi piago per prenderlo in bocca, non è lunghissimo né grossissimo, ma durissimo, così lo ingoio tutto facilmente, lo spompino bene bene e lo sento mugolare di piacere, alla mia domanda “ti piace?” mi risponde “vorrei mettertelo in culo, anche”, sicché mi giro e sempre a pecora mi faccio penetrare, questa volta non ho orgasmi, lui però mi scopa a lungo e io provo molto piacere mugolando, evidentemente abbastanza forte perché vedo un altro uomo che, a distanza, ci guarda. Il tipo continua a pomparmi il suo cazzo nel culo e l'uomo si carezza la patta davanti.
A un certo punto vedo l'uomo, che comunque non si avvicina, tirarlo fuori e segarsi, mentre il tipo continua a scoparmi. Sento le pulsazioni del tipo nel mio sedere e vedo che l'uomo si piega all'indietro e fa un schizzata lunghissima, mentre il tipo rallenta esausto.
Me lo sfila e si pulisce offrendomi un fazzolettino, poi mi dice che è un muratore di Napoli e che gira tutta la Toscana per lavoro, gli dico che se passa dalle mie parti di cercarmi, gli dico come sul web. Ci salutiamo e torno dal mio amico e gli racconto, purtroppo è quasi l'ora di andare.
Un'auto però si avvicina, passa davanti a noi e si ferma, scende un omone, a piedi passa davanti a noi e mi guarda, dico al mio amico vado un attimo a vedere, e lo seguo, lui si ferma e tira fuori l'uccello, appena lo raggiungo glielo prendo in mano, è molto duro, ma il modo di fare, di parlare, la sua stazza e soprattutto l'alito mi fanno passare la voglia, no, non mi va con lui e glielo dico, lui insiste e io cerco di allontanarmi mi viene dietro solo qualche metro per fortuna, poi desiste e torno dal mio amico.

Fumo una sigaretta prima di risalire in auto e poi andiamo, mi fa vedere l'altro parcheggio dove rivediamo la coppia in auto e un bellissimo ragazzo a piedi, sicché il mio amico posteggia e scendiamo, mi avvicino al ragazzo, vedo l'auto della coppia andarsene. A un certo punto il ragazzo mi avvicina e non ricordo le parole, ma dopo qualche parola, si allontana sale in auto e se ne va senza dire niente altro.

Ri-saliamo in auto e mi porta a vedere la rotonda, dove vedo uno carino che sta rientrando in auto, chiedo sei rifà la rotonda, ma quello nel frattempo se ne era andato, vedo i suoi fari sul lungomare, il mio amico lo segue e vediamo che entra nel primo parcheggio, ci mettiamo abbastanza vicini alla sua auto e io scendo, passo davanti ai fari dell'auto del mio amico e apro la giacca, immediatamente sento la sua portiera aprirsi e lo vedo, veramente carino, robusto al punto giusto, si avvicina spedito a me e mi riapre la giacca e esplode in un “come una pornostar, come nei film hard, che meraviglia”
mi carezza il sedere e gli tocco la patta, l'ha già duro. Si sbottona davanti e scopro un cazzone dritto e duro che gusto in bocca volentieri, ma siamo nel parcheggio, anche vicino alla strada lungomare … forse è meglio allontanarsi un po, andiamo nelle dune in mezzo ai cespugli e, prima di entrare do un occhio al posteggio, c'è anche un furgone bianco parcheggiato, uno di quelli che giravano prima nell'altro parcheggio. Ci appartiamo dietro un cespuglio sulla sabbia, mi levo la giacca e lui insiste con la pornostar, lo ricomincio a spompare e in una pausa lui mi dice che vuole rompermi il culo, mi spinge a terra a pancia in giù sulla sabbia umida e mi sale sopra spingendo il suo cazzone tra le mie natiche finché non trova il buco già unto e entra. Mi sbatte spingendo di fianchi mentre io mi lascio andare per almeno cinque minuti, poi rallenta per riprendersi e io inarco la schiena e la riabbasso facendolo entrare e uscire fino a che non lo sento gemere mettersi in ginocchio e schizzarmi sulla schiena. Con la faccia a terra non avevo notato che un vecchietto era li che ci guardava, ma dopo che il ragazzo carino che mi ha scopata mi ha aiutata a rimettermi in piedi e ripulirmi la schiena e i capelli dal suo sperma, mi confessa che lo aveva visto, che all'inizio lo aveva infastidito (quando ha rallentato la sua cavalcata) ma poi, visto che non faceva niente e che io avevo ripreso a cavalcarlo, lo ha eccitato a tal punto che è venuto. Mentre facciamo queste cose e mi confessa ciò il vecchietto se ne va con aria soddisfatta.

Il mio amico mi aspettava contento che avessi avuto quest'ultima occasione, ma preoccupato per l'ora, visto che per tornare ci sarebbe voluta un'altra ora di viaggio.

Rientriamo tranquillamente e arrivo a casa alle 4 del mattino esausta ma contenta.

Ho intenzionalmente omesso che questa notte ho avuto solo rapporti protetti, e che quelli che mi sono venuti sulla schiena si sono tolti il preservativo mentre venivano, nessuno mi ha schizzato in faccia, ma solo sul petto, ho scritto in faccia perché trovo la cosa eccitante e arrapante.

Usate il preservativo!!!

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Posted by jasmineTRAV 3 years ago  |  Categories: Group Sex, Hardcore, Shemales  |  Views: 2714  |  
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Mia sorella Raffy 2! extraguaio


Era Lunedì mio cognato doveva partire per lavoro alle 6 di mattina e stare una settimana fuori, io verso le 8 mi alzo dal letto visto che sono in ferie, faccio colazione , mi vesto e vado da mia sorella, visto che abita a meno di 1 kilometro da casa mia.
Entro mia sorella tutta contenta di vedermi, mi abbraccia mi bacia anche in bocca, dice"Antonio menomale questa settimana sei mio marito".Si svegliano i miei nipotini, li mettiamo in macchina e li portiamo al campo estivo che sta poco distante dalla casa di mia sorella che stanno là fino alle 4 del pomeriggio.Andiamo al supermercato,e a fare la spesa proprio come una coppia.Ci ritiriamo a casa verso le 12;00, dissi "ciao raffy vado a pranzare" lei rispose "no amore pranziamo insieme sono sola" e io dico subito "Ok".Pranzemmo e si fecero circa le 13:00 dopo fatte le faccende di casa mia sorella disse "ora scopiamo, oh mi scopi come dico io! oppure ti caccio fuori e nn entri piu"!
Io senza farmelo ripetere dissi "dimmi che devo fare"? Lei disse "scopiamo qua in cucina mi devi incavalcare come una cavalla vicino al tavolo" io senza rispondere la menai nel pizzo del tavolo col culo mentre le sbattevo la fica e lei gridava"ahhhhahhhahh si amore sei il mio tesoro sfondami mettimi incinta dai tesorino mio sei tutta la mia vita" io le risposi "Ti amooooooooo gridando" la sborro tutta in fica, in bocca e dappertutto.
All'improvviso bussarono il portone(visto che abita in un palazzo) erano circa le 15:00 ando mia sorella a rispondere al citofono, era mio cognato, pensate un pho che paura che feci!Mentre lui saliva mia sorella si butto la veste addosso, io andai in bagno facendo finta che mi stavo lavando, entro la porta di casa è disse"Ciao amore sono stato con il mio amico a casa sua è ora partiamo stasera"io ascoltai tutto, lei disse"cè anche Antonio sta in bagno a farsi una doccia ha pranzato con me" mio cognato gli fece piacere dalle parole disse" AH mi fa piacere!!!ora andiamo a riposarci visto che per questa settimana non ci sarò voglio assaporarti.Mia sorella era tutta attaccata di sborra dapperuttto e disse"dai amore non ho voglia" e lui insistiva talmente che lei si convinse e andarono a letto, mentre io ero richiuso in bagno a masturbarmi non volevo uscire piu dalla paura.All'improvviso senti urlare era mio cognato che diceva"Puttana che mi hai preso per un cornuto" e mia sorella che le disse "no amore ti posso spiegare non è come pensi tu" e lui appena gli ando a leccare la fica grido" ma questo e sborra dimmi con chi lo hai fatto" gridando e lei disse " la verità non la prendere a male lo fatto con mio fratello, visto che non lo ha mai fatto stava andando in depressione" gli racconto una bugia mio cognato si rivestì e mi chiamo andammo fuori a parlarne e disse"non ti permettere mai più, dico mai di toccare mia moglie anche se è tua sorella questo non dovevi farlo"lo disse a bassa voce e disse a lei per ora la lascio stare e che non si ripeta più, e vieni meno a casa mia perchè sei solo un bastardo e mi schiaffeggio anche, entrammo dentro e mia sorella ci fece il caffè, fumammo una sigaretta e io senza salutare nemmeno mia sorella scesi e andai via.Purtroppo non è andata come altre volte ma mio cognato ora è a modena e ieri(martedì) da ieri pomeriggio fino a stamattina ho allungato le corna di mio cognato scopando di nuovo il mio amore Raffaelle e vi stupirete del prossimo racconto ve lo racconto domani ora devo andare da mia mogie nonchè mia sorella Raffy! Ciao a tutti... Continue»
Posted by sukh1122 3 years ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 492  |  
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Le mie esperienze feticiste e non solo...

Le mie esperienze feticiste e non solo…

Premessa

Scrivo questo racconto per condividere pensieri, sensazioni, commenti con persone che provano il mio stesso piacere, vale a dire, la passione verso l’abbigliamento femminile, in particolare con ordine di importanza, le calze di nylon possibilmente in seta con reggicalze, collant, mutandine, reggiseni, scarpe rigorosamente con tacco, guepiere, body in nylon o rete, calze a rete, guaine con ganci da reggicalze, culotte, ecc. Questa passione la provo quando una donna indossa quei capi, ma anche quando sono io ad indossarli, e mi eccita ancor di più quando sono a conoscenza di chi, persona femminile, ha indossato quei capi.
Ho 47 anni sono nato nel 1964, sono eterosessuale, sposato con figli. Negli anni 60-70 molte erano ancora le donne che portavano il reggicalze e le calze di nylon, gli anni 80-90 hanno fatto si che il collant fosse più comodo e fosse preferito alle calze con reggicalze, gli anni 2000 addirittura la maggior parte delle donne porta i pantaloni, che peccato !!!
Tanto per capirci, trovo quasi molto più eccitante uno spacco di una gonna con delle belle gambe fasciate da una calza, un decoltè che lascia trasparire il pizzo di un reggiseno che una donna completamente nuda, con questo non voglio dire che disdegno una donna nuda, assolutamente, ma voglio far capire la dipendenza che ho con l’intimo femminile in generale.
Ora vorrei raccontarvi quando e come, mi sono accorto di avere questa stupenda passione, per fare ciò devo partire da qualche anno addietro.

Prima parte

Ho scoperto la masturbazione verso i 5 anni, strofinando il pisellino sul cuscino, avvertendo degli s**tti di piacere. A 6 anni abitavo in affitto con i miei in un condominio con il cortile comune ad altri condomini, una ragazza li vicino, più vecchia di me, un giorno mi fece entrate nella sua portina, dal lato cortile, si tirò su la gonna, giù le mutandine e mi chiese di farle vedere il pisello, io lo feci con molta timidezza e dopo avermi chiesto di mettere il pisello dentro il buchetto della sua farfallina, scappai terrorizzato.

Ci pensò un mio amico, 2 anni dopo, a farmi capire il vero movimento del piacere, questo lo potè fare grazie all'esperienza carpita dai due suoi fratelli maggiori.
Praticamente tutti i giorni ci masturbavamo parecchie volte al giorno, senza l'aiuto dell'altro, cioè ognuno masturbava se stesso, in un qualsiasi posto appartato che trovavamo, in cantina, in garage, in solaio, Ci scambiavamo alcuni giornaletti come “Jacula” “Messalina” “Lando” ecc. trovati nei parchi e nelle zone dove le coppiette andavano a scopare.
Allora dal pisellino usciva una sola e piccola goccia di liquido bianco trasparente e basta, il tutto era accompagnato da 3 o 4 s**tti di piacere.
Un giorno questo mio amico venne a trovarmi a casa mia, i miei non erano in casa per tutto il pomeriggio, ed ad un certo punto mi chiese cosa indossava mia madre sotto la gonna oltre alle mutandine, vale a dire se i collant o le calze con reggicalze, io che sinceramente non mi ero mai posto quella domanda, lo portai al comò dove mia madre riponeva l'intimo.
Con stupore, ammirazione, eccitazione, il mio amico, ma anch’io, dopo aver visto tutta una serie di calze di nylon di tutte le tonalità del marrone dalla più chiara alla più scura, più altre di color grigio e un paio nere, guaine con i ganci da reggicalze bianche, nere, color carne, mutande in pizzo, bustini, sottovesti, reggiseni ecc., mi chiese se poteva masturbarsi toccando l'intimo, sedendosi su una poltrona li vicino. Tutto subito non fui molto d'accordo, ma poi mi convinsi a lasciarlo fare, così avrei potuto di conseguenza, farlo anche io, con l'intimo di sua madre. Paolo iniziò a prendere le calze di mia madre, infilando il pisello dentro, prima in una, poi in un'altra, si masturbava con una eccitazione incredibile, l’affanno si faceva sempre più sentire, prendeva le guaine, le toccava, prendeva le mutande, le odorava, leccava le calze ecc. Questo suo crescere di eccitazione mi fece a mia volta diventare il pisello duro come l'acciaio e mi portò a masturbarmi. Quando Paolo scegliendo una calza di color nero con la riga, che lo faceva impazzire, mi chiese se poteva venirgli dentro, prima di potergli dire di si, mi ero già bagnato la mano con tre o quattro gocce di liquido bianco. Ero venuto nel giro di pochi secondi. Nel frattempo il mio amico, con un’aria godutissima, venne dentro la calza di mia madre. Mi eccitai al massimo, vedere uscire le gocce dal pisello del mio amico sporcando la calza di nylon di mia madre e pensando che le avrebbe indossate sporche di sborra, mi fece ridiventare duro il cazzo. Non riuscii a trattenermi nel ritoccarmi ancora, naturalmente anche a Paolo, non bastò una sola sega, prese una mutanda in seta bianca con pizzo e si masturbò avvolgendo il pisello nelle mutande, fu la seconda sega, poi una terza dove Paolo venne all'interno della coppa di un reggiseno color carne (mia madre porta una bella quarta), infine la quarta sega, dove il mio amico, fece solo più un filino di sperma e lo lasciò sopra un reggicalze nero a 6 ganci. Anche io arrivai al quarto piacere, con una soddisfazione incredibile, avevo le palpitazioni, due cose mi eccitavano tantissimo, una, era il vederlo venire con l'intimo di mia madre, due, il pensare, mia madre vestita con i quattro pezzi di intimo sporcati di sperma dal mio amico.
Passarono diversi giorni prima che potessi trovarmi a casa del mio amico e poter usufruire io, dell'intimo di sua madre. Finalmente arrivò quel giorno, avevamo a disposizione la casa per tutto il pomeriggio. Ricordo l'eccitazione che mi saliva fino in gola, quando vidi, l'armadio, con all'interno i cassetti, che contenevano quelle favolose cose intime. Iniziai a toccare le calze, odorarle, leccare le mutandine, ecc. e fu proprio in quel momento che Paolo mi chiese: hai mai indossato l'intimo di tua mamma?...rimasi per un attimo titubante...quasi non avevo a pieno capito la domanda...poi il mio amico togliendosi i jeans e le mutante si infilò quelle della mamma, prese un reggicalze nero, delle calze color carne e le indossò...dicendomi di fare altrettanto.
Mi ricordo come se fosse ora, scelsi delle mutandine bianche trasparenti, un reggicalze bianco e delle calze nere a rete e le indossai. Ci aiutammo a vicenda nell’infilarci i reggiseni. Ci sdraiammo sul letto matrimoniale dei suoi genitori ed a quel punto Paolo mi disse: chiudi gli occhi... e prendendomi la mano la posò sulla sua coscia fasciata dalla calza, cazzo…cazzo…sembrava quasi di toccare una donna vera...lui fece lo stesso, socchiuse gli occhi e con la mano mi toccò il pisello, io di conseguenza, eccitato come un toro, feci lo stesso. Ci masturbammo a vicenda, prima venne lui che girandosi verso di me mi bagnò la coscia con le sue gocce calde di sborra, poi a mia volta feci lo stesso, venni con una intensità stratosferica, sulla sua coscia e precisamente sul bordo della calza della mamma. Anche in questa occasione non ci bastò una sola sega. Dopo esserci cambiati, indossando altri capi intimi della mamma, mi venni addosso e precisamente su una guepiere bianca in raso. La terza fu dentro una calza marrone scuro, bellissimo vedere sborrare il pisello nella trasparenza della calza. Mentre la quarta fu anche per me solo più un filino e lo feci posare su un reggiseno nero.

Da queste esperienze, avevo scoperto che mi dava un piacere immenso, indossare un capo intimo femminile, soprattutto se di una donna che conoscevo e avevo anche scoperto una sensualità notevole in mia madre. Da allora iniziai a far caso a certi particolari, come il rilievo dei ganci del reggicalze sotto una gonna aderente, le calze nere con la riga, una scarpa col tacco che le slanciava le belle gambe, ecc. Ricordo, quando mia madre, la domenica mattina, mi svegliava verso le 9,30 del mattino, entrava in camera, tirava su la tapparella, girava per qualche minuto, sistemando ciò che era in disordine; tutto questo sempre ben vestita, perchè pronta per andare a messa, alcune volte indossava anche le scarpe coi tacchi. Molte volte mi svegliavo prima, mi toccavo il cazzo sempre in alza bandiera, arrivavo quasi a godere, aspettavo, entrava mia madre in stanza, quando girata di schiena, potevo vederle il culo, il rilievo del reggicalze sotto la gonna, le gambe fino a sopra il ginocchio fasciate dalle calze di nylon e le scarpe col tacco, mi lasciavo andare, sborrando a non finire. Provai, anche d’estate, a porre mia madre in una situazione un po’ imbarazzante, vale a dire, facevo finta di aver sonno e di non riuscire a svegliarmi, con il pisello duro e fuori dal pantaloncino del pigiama, con le lenzuola ai piedi, la prima volta, prese le lenzuola e le tirò su, la seconda volta, si fermò solo qualche secondo a vedere il pisello, la terza, inizialmente uscì dalla stanza per poi rientrare alcuni minuti dopo e avvicinandosi senza far rumore mi sfiorò il pisello per alcuni attimi, mettendolo dentro al pigiama, fu un momento magico. Appena uscita dalla camera, mi feci un segone mega, immaginando mia madre inginocchiata al bordo del letto, mentre mi stantuffava il cazzo, toccandole le tette e alzandole la gonna sentendo i ganci del reggicalze, toccarle la balza delle calze, per poi finire nel sborrarle nelle mani.
Innumerevoli furono anche le volte che la spiavo dal buco della serratura della porta del bagno, sia mentre si accingeva a svestirsi e sia all’uscita dalla vasca, curava molto i suoi piedi, le sue mani, il suo corpo. Imparando la routine del bagno, riuscii a farmi una sega da sballo, mentre si smaltava le unghie del piede destro, poggiato sopra l’angolo della vasca, immaginate la visione laterale dei peli e delle labbra della figa che si intravedevano mentre si smaltava di rosso le unghie dei piedi. Eccitante era anche vederla spalmarsi su tutto il corpo, alcune creme idratanti, in particolare, venni varie volte, mentre spalmava una crema in mezzo alle gambe, immaginando che fosse il mio sperma. Godetti più volte anche guardandole il seno ed in particolare, immaginando di venirle sui bellissimi capezzoli rosei. Venni varie volte nel barattolino della crema, la medesima che si sarebbe spalmata facendo il bagno.
Andavo a rovistare nella cesta dei panni sporchi, trovando sempre calze e mutandine odorose di figa materna.

Io e Paolo riuscimmo diverse volte a ripetere le performances raccontate in precedenza, sia a sua casa, sia a casa mia. Fu molto interessante. Pensate che condivisi con lui anche un paio di mutandine cadute sul mio balcone, dalla signora del piano di sopra, erano lavate a mano ma ancora odorose di figa e di sangue. Siamo riusciti a leccare tutto.
Ricordo ancora, la sua contentezza, quando mi fece vedere, in un sacco di plastica, quattro paia di scarpe da donna, qualcuno le aveva buttate, ma lasciate vicino al cassonetto dell’immondizia, una paio color verde smeraldo con tacco da 12 cm, un paio color bianco con tacco da 8 cm, un paio di stivaletti e delle ballerine nere che vi assicuro avevano un bel profumino.
Nel periodo invernale andammo molte volte verso le 18.00 di sera, quindi con il buio, a spiare le coppiette che scopavano in macchina...anche li ci facemmo tante di quelle seghe…che non vi dico.
Una sera vedemmo in auto una coppia che pomiciava, un uomo li spiava in prossimità dell’auto, questi si avvicinò piano piano alla coppia con il membro completamente fuori dal pantaloncino, aveva un cazzo piuttosto lungo e grosso, la donna tirò giù il finestrino e facendo avvicinare l’uomo, gli prese il membro con la mano e dopo averlo segato, lo mise in bocca, così, come se niente fosse. Lo stava non solo, mettendolo in bocca, ma lo stava decisamente ingoiando. Io e Paolo ci guardammo con una faccia che lasciava trasparire un godimento infinito e un’occasione da non perdere assolutamente. Non facevamo in tempo a far diventare molle l’uccello che già iniziavamo un’altra sega.

Un altro episodio singolare fu quello di aver scoperto che le chiavi della cantina di mio padre aprivano altre cantine del condominio ed in particolare, in una di queste, oltre ad un plastico favoloso di trenini elettrici della Lima, trovammo in uno s**tolone una raccolta di svariati anni di Playboy e in una scarpiera tante paia di scarpe da donna che individuammo subito essere della signora dell’ultimo piano, appassionata di scarpe.
La visione di tutte queste bellissime scarpe, inizialmente, ci indusse alla tentazione di rubarle e nasconderle mettendole in un nostro posto segreto, ma poi capimmo che non saremo più riusciti a utilizzare altre nuove scarpe che la signora andava a deporre in cantina, probabilmente per liberarsi le scarpiere in casa.
Quante volte provammo a camminare con i tacchi, quante volte ci siamo masturbati odorando le scarpe della signora, (avevano un odore favoloso), quante sborrate facemmo su quelle scarpe e sugli stivali ecc. La cosa più bella avveniva quando incrociavamo la signora per le scale e guardandole le scarpe vedevamo se quelle era state sborrate da me o da Paolo.
Poi purtroppo i genitori di Paolo dovettero trasferirsi e non lo vidi mai più.

Parte seconda

L'assenza di Paolo mi lasciò un grande vuoto. Nel frattempo legai con un ragazzo di nome Davide. Era molto timido. Con lui però, non ci fu, inizialmente, la stessa confidenza come con Paolo. Si parlava di seghe, di figa, di lingerie, ma senza molto affiatamento, l'unica cosa che riuscii ad avere... sono state le calze di sua mamma, color carne chiare, semi usate, riposte nel comodino, che gentilmente mi aveva dato sapendo che mi sarei masturbato con le medesime. Nel consegnarmi le calze di sua madre mi lasciò carpire che la cosa lo eccitava, infatti un giorno a stento mi confidò, che si era masturbato pensandomi mentre mi segavo e venivo nelle calze della mamma. Quelle calze diventarono rigide, tante furono le sborrate che gli feci dentro, dopo naturalmente averle annusate al bordo, per percepire l'odore della figa e al tallone per l'odore del piede. Con le calze di nylon, avevo già imparato ad infilarmi la punta delle calze nelle rispettive narici, per sentire l’odore dei piedi, leccavo il tallone sudato delle calze che rilascia un sapore favoloso e facendo scendere la calza fino al cazzo riuscivo ad avvolgerlo di nylon per poter venir dentro con tutta la libertà di questo mondo.
Avevo 11 anni e già mi ero reso conto che il godere con qualcosa di intimo femminile, mi avrebbe eccitato moltissimo.
In un’altra occasione, ci trovammo soli in casa, gli chiesi se mi faceva vedere dove la mamma riponeva i capi intimi, lui mi portò in camera da letto, apri il primo cassetto del comò e con ammirazione il mio sguardo cadde su delle belle cosette. Gli chiesi se mi lasciava andare in bagno con un paio di mutande per segarmi e lui mi disse che potevamo andare in camera sua, anche perché si sarebbe masturbato anche lui. Così facemmo, ci sedemmo sul suo letto, io avevo portato le mutande ad altezza naso per odorare il profumo, lui al mio fianco si toccava guardandomi. Ad un certo punto provò a toccarmi il cazzo, fu in quel momento che mi confermò la sua tendenza omosessualità, che per quanto mi riguarda, inizialmente non mi attraeva più di tanto. Comunque lo lasciai fare, mi allungai sul letto, continuando a odorare le mutande della mamma, chiudendo gli occhi. Dopo qualche minuto Davide si inginocchiò e si mise in mezzo alle mie gambe, mi alzai e non feci in tempo a dire una parola che si mise il cazzo in bocca. In quel periodo, bastava anche solo un battito di ali di farfalla per farmi venire, devo quindi ammettere che sentire in mio uccello nella bocca del mio amico, non mi dispiaceva affatto. Me lo scappellava piano piano, mi baciava la piccola cappella, me lo leccava su tutta la lunghezza fino a raggiungere la testa. Ad un certo punto senti il mio sperma uscire e venni nella bocca del mio amico che la tolse solo dopo tutti gli ultimi schizzi di piacere. Sul momento mi piacque molto il pompino che mi fece, nessuna bocca fino ad allora l’aveva succhiato, ma andando a casa quel pomeriggio, pensai di non ripetere più altre volte quell’esperienza.
Invece, non andò proprio così, i genitori di Davide erano al lavoro, come tutti i pomeriggi, dopo aver fatto qualche parola riguardante la musica, iniziai a dire che mi stava diventando duro il pisello, solo al pensiero di potermi di nuovo masturbare con qualcosa di intimo di sua madre. Andammo nuovamente in camera e dopo aver scelto delle calze marroni scuro, ci ritrovammo ben presto sul suo letto. Davide aveva scelto un paio di mutande nere in raso e pizzo. Avevo infilato il cazzetto in una delle due calze e l'altra la odoravo, mentre il mio amico con le mutande della mamma le sfrusciava sul pisello. Aveva la cappella sproporzionata rispetto al membro, era molto grossa e rossa. Fu la prima volta, che mi venne voglia di prendere in bocca un uccello, il vederlo sfrusciare freneticamente mi aveva eccitato non poco. Mi chinai e lo misi in bocca, succhiavo molto forte quasi con la forza di un’aspirapolvere, con la lingua sentivo il taglio della cappella, mi muovevo tutto intorno senza però troppo scappellarlo, perchè aveva dato segno di non gradire molto. Nel frattempo, lui mi toccava il cazzo dentro la calza trasparente marrone...mi ero prefissato di venire nello stesso momento in cui avessi sentito i primi schizzi caldi di sperma nella mia bocca e così andò. Fu un'esperienza particolare che non ci dispiacque affatto. Insomma ci toccavamo, ci spompinavamo, con l'intimo della mamma, era molto eccitante. Un giorno, la madre scoprì su una calza, dello sperma secco (sicuramente il mio, cercavamo sempre di asciugare, prima di riporre il tutto a suo posto, probabilmente rimase qualcosa) e fece una brusca romanzina a Davide pensando fosse lui, quando me lo raccontò ci ridemmo sopra non poco, per non rischiare, decisi di non venire più nell'intimo della madre, ma lo potevo sempre odorare. Andammo avanti tutta l'estate, un pomeriggio dopo esserci sdraiati nel letto, mi chiese se volessi provare a infilargli il pisello dentro il buco del culo. Gli dissi di si, solo se si fosse indossato una mutanda della mamma, ne scelse una bianca trasparente e se la indossò. Il buco del culo era molto piccolo e non avendo avuto precedenti esperienze, con il mio cazzetto da giovane, quindi non ancora del tutto sviluppato come quello di un adulto, ma molto duro, spostando da un lato le mutandine, provai ad infilarlo pian piano. Era incredibilmente eccitante sentire il buco del culo con la cappella del pisello, quando iniziai a sentire le pareti dell'ano, mi vennero i brividi fino alla punta dei piedi. Quando il cazzo fu completamente dentro ci girammo da un lato, iniziai a muovermi freneticamente, sentivo già i primi s**tti di piacere, buttai un occhio al suo cazzo che era durissimo, non feci in tempo a guardarlo, che iniziò a fare dei filini di sperma, stava praticamente venendo senza toccarsi, eccitato dal sentirmi dentro al suo culo. Quella volta avevo scelto delle calze di nylon velatissime color grigio chiaro e una delle due la infilai sul suo pisello, poco dopo averlo visto venire dentro, glielo presi in mano e scappellandolo piano piano con la calza fradicia, lo feci godere fino in fondo.
Quella scena, mi portò dopo pochi secondi a venire nel culo di Davide con un'intensità favolosa. Dopo essermi sfogato per quasi tutta l’estate, iniziai a capire che era l’ora di giocare con una figa. Piano piano non ci frequentammo più.

Non molto lontano da casa mia, c’era una merceria dove mia madre, andava a comprare. Entrai diverse volte con lei e vi devo confessare che ero eccitatissimo a vedere mia madre comprare calze, ecc. e a vedere l’intimo esposto nel negozio, da ogni parte che mi girassi c’erano capi interessanti, sognai di trovarmi all’interno del negozio di sera e man mano aprire tutte quelle s**tole e scoprire il favoloso contenuto. Questa merceria, aveva all’angolo del negozio, una vetrinetta formata da montanti in alluminio e da un vetro antisfondamento. Erano sempre esposti collant, mutandine, guepiere, ecc. Un giorno passando li, scoprì che un camion facendo retromarcia, aveva in pieno colpito la vetrinetta, accartocciandola da un lato, e lesionando tutti i vetri delle pareti, ma senza infrangerli. Il contenuto era ancora tutto nella vetrinetta. Il mio occhio andò immediatamente a cadere alla base e vedendo che era formato da un semplice piano in legno foderato, pensai di ritornare e fare un bel bottino. Tornai di sera sul tardi, infilando il braccio, da sotto il piano in legno rotto in un angolo presi tutto quello che mi interessava. Mi portai a casa una gupiere bianca a fiori da sballo, calze da reggicalze in sete, di varie taglie e colori, collants di vari colori e denari, insomma tutte marche di alta categoria.

In estate con i miei si andava in un paesino dell’entroterra in puglia a trovare mia nonna, mamma paterna e ci si soggiornava per circa un mese. Andavamo in treno con al seguito l'auto. Un anno nel viaggio di andata, gli scompartimenti della 2^ classe erano formati da 6 posti a sedere, si partiva alle 21.00 di sera e si arrivava al mattino alle 8.00, ci sistemammo e verso le 22.00 tirammo in avanti i sedili, uno con l'altro formando una specie di letto dove si potevano distendere i piedi. Nello scompartimento c'ero io, mio padre, mia madre una coppia di anziani e una signora di circa 50 anni, era una signora piacente, vestita semplicemente, una camicetta, una gonna corta, delle calze di nylon marroni. La sistemazione era la seguente: io mi trovavo verso il finestrino, la signora di fronte, mia madre al mio fianco destro, mio padre di fronte e verso l'uscita la coppia di anziani. Tutti quanti trovammo una posizione comoda per poter affrontare la notte, la signora si allungò e mise i piedi tra me e mia madre. Tutti si addormentarono tranne il sottoscritto, rimasi per parecchio tempo a pensare se provare a toccare le gambe della signora o se solo masturbarmi guardandole nella penombra. Avevo il pisello duro come l'acciaio. La signora sembrava dormire, ma c'era da fidarsi a toccargli i piedi?...e se si fosse svegliata, che figura di cacca, facevo davanti ai miei? Era la prima possibilità che mi si presentava di toccare una donna vera. Avevo il cuore in gola. Mi feci coraggio e provai a sfiorarle le dita dei piedi fasciate dal rinforzo della calza, poi le sfiorai il dorso del piede, il tallone, il polpaccio, peccato che il quella posizione non riuscii ad arrivare alla coscia e alla balza della calza. Che sensazione incredibile sentire il nylon fasciare le gambe della signora. Ad un certo punto, la signora si girò da un lato, spostò i piedi e me li posizionò ancora più vicino, feci un'altra stupenda prova, strusciai il pisello sulla calza, ricordo che bastarono poche volte, per venire in maniera strepitosa, la sporcai con qualche goccia di sperma, praticamente ero venuto solo per lo sfregamento della cappella con il nylon. Decisi di addormentarmi, ma dopo circa dieci minuti, il mio pisello diventò nuovamente duro, non ne voleva sapere di dormire, mi abbassai piegandomi fino ad arrivare con il mio viso vicino ai piedi della signora. Baci, leccai, odorai, i piedi della signora, odoravano di cuoio delle scarpe e di sudore...bastarono due annusate e voilà...di nuovo un piacere intenso. In quella posizione, potei finalmente, arrivare a toccarle anche le cosce…mmmmm, ma soprattutto riuscii ad arrivare alla balza e ad un gancio del reggicalze, la mano si era intrufolata, tra la calza e la sottoveste probabilmente in raso, era di un liscio incredibile. Arrivò il terzo godimento, fu meraviglioso.
Lo feci altre due volte, una di queste tornai ad annusarle i piedi, l’altra tirandomi su mi permise di strusciare nuovamente il pisello scappellato sul dorso del piede, era favoloso sentire il nylon sfiorarmi la cappella, insomma arrivai a quota 5 seghe mega. Al mattino mia madre mi chiese se ero riuscito a dormire bene, avevo due occhiaie!. Non si ripresentò mai più una situazione del genere, peccato, ma mi servì per capire che era eccitante toccare una donna sconosciuta e per di più nel sonno.
Questo periodo fu molto bello, spensierato, e soprattutto molto proficuo per quanto riguarda la mia passione. Come forse tutti non sanno, in questi paesini quando si ha un lutto in famiglia, dalla moglie alle figlie ecc. era d’obbligo vestirsi di nero. Voglio precisare che allora il colore delle calze e dei collant che preferito era proprio il nero, non facile da trovare in città. Un’altra cosa che va spiegata è la seguente, questo paesino era formato al 70% da vecchie case, quindi su un piano solo o eventualmente due, dandomi la possibilità di reperire roba intima facilmente. Un giorno, andando a messa, per far piacere ai miei, vidi in un banco davanti a me sulla sinistra, una signora giovane, molto elegante e bella, tutta vestita di nero, con calze nere con riga molto trasparenti, così tanto da lasciare intravedere il color roseo delle gambe. Usciti da messa con il cuore in gola la seguii ed individuai dove abitava e dove poteva eventualmente stendere il suo intimo. Per giorni e giorni passai di lì a dare un’occhiata, senza grossi risultati, ma la mia perseveranza un giorno mi premiò vedendo uno stendi bagno pieno zeppo di roba nera, era così tanta che dovetti escogitare un piano per poter razziare tutta quella roba, andai velocemente a casa di mia nonna, presi il mio zainetto, ritornai un po’ più tardi in zona, sapevo di rischiare, ma l’eccitazione di possedere quella roba era 10000 volte superiore alla paura. Lo zainetto era così pieno che sembrava una mongolfiera. Bottino: quattro paia di calze nere in seta di cui un paio con la riga, una guepiere, un body, diverse mutandine in seta e culotte in raso, reggiseni, guaine con ganci da reggicalze, due gonne, una camicetta in seta ed infine una maglia in cotone. Fu una manna per quei tempi avere quella roba. Potei vestirmi quasi completamente con l’abbigliamento di quella stupenda e giovane signora, un sogno che diventò realtà. Sento ancor ora nelle mie narici il profumo stupendo di quei capi. Era troppo rischioso tenere lo zainetto in casa e siccome mi piaceva molto girare per lungo e per largo tutte le stradine del paesino, fu proprio in questo modo, che trovai in periferia un casotto semi abbandonato in un oliveto, dove potei nascondere l’intimo.
Andavo periodicamente al casotto e sapendo che quel ben di Dio, trascorsa la vacanza, non l’avrei potuto portarlo interamente a casa mia, mi portò pian piano a fare delle sborrate libere sugli indumenti.
In quella stessa vacanza ebbi un amore platonico con una fidanzatina e un incontro ravvicinato del “terzo tipo” da parte di una delle tante cugine, più vecchia di età, la più porca, che avevo li al paese. Facendola breve, mi trovai con lei, in uno sgabuzzino, nella rimessa molto grande di suo padre, imprenditore edile, con la scusa di doverla aiutare a cercare qualcosa che ora non ricordo cosa fosse. Mi iniziò a chiedere se avevo la fidanzata, se avevo baciato una ragazza e se lo avevo fatto con la lingua, ecc.
Mi ricordo il vestito a fiori che indossava e sedendosi su un ripiano di fortuna, accavallava le gambe come se fosse una porno-star, lasciandomi intravedere le mutandine bianche. Piano piano si avvicinò sempre di più e prendendo la mia mano se la mise sotto la gonna, sopra le mutandine, all’altezza della figa, sentivo il taglio, ero molto eccitato, ma allo stesso tempo molto ansioso, non sapevo esattamente cosa dovevo fare e allora presi a muovere le dita su e giù per il taglio, lei dopo poco, strinse così forte la mia mano nelle sue cosce, che non riuscivo quasi più a muovere le dita, questo non le creava nessun problema, anzi nel giro di pochi minuti ansimò come…come…non so che cosa…decidete voi…poi, per premiarmi del piacere datole, mi infilò la mano nei pantaloncini corti che indossavo, passando prima da una coscia poi dalla patta, mi masturbò ma non riuscii a venire, non so ancor ora darmi una spiegazione di tutto ciò, so solo che questa mia cugina si incazzò molto e non mi parlò più per tutta l’estate.

Purtroppo non avevo ancora quella malizia che si può avere ad un'età più avanzata. Nel frattempo tornato dalle vacanze mi trasferì in un altro condominio, formato da 12 famiglie.
Ebbi le prime amicizie femminili, vale a dire in una di queste famiglie c'erano due sorelle, Monica e Manuela e in un’altra, una ragazza bellissima, della stessa mia età, che si chiamava Antonella e la sorella, gran figa, Patrizia.
Devo per forza raccontare due avvenimenti fantastici che mai dimenticherò e precisamente una festa di carnevale nella tavernetta dei genitori di Antonella e un capodanno a casa di Monica e Manuela.
Nella tavernetta di Antonella eravamo circa una dozzina di persone tra ragazzi e ragazze, Antonella mi aveva già eccitato tutto il pomeriggio, con il suo vestito da spagnola, non so se rendo l'idea, vestito nero, calze nere a rete, con copri spalle e scarpe di color rosso. Dopo aver ballato, bevuto, mangiato, giocammo al gioco della bottiglia, dove riuscì per culo a vincere, un bacio da una ragazza, un' altro bacio con lingua da un'altra, ma il mio pensiero era sempre rivolto ad Antonella. Avevo il cazzo durissimo e quindi decisi di andare al bagno per farmi un gran segone. In quel bagno, piuttosto spartano, scoprì che le ragazze si erano cambiate per indossare i vestiti di carnevale e quindi avevano lasciato delle borse che contenevano, potete immaginare che ben di Dio. Rubai un collant nero molto trasparente, forse un 15 denari, e per la prima volta provai eccitazione per un paio di scarpe di color rosso con un tacco da circa 8 cm. Strofinai la mia cappella, quelle poche volte che bastano, all'interno di quelle scarpe rosse e fu una sborrata colossale. Pulì alla meno peggio le scarpe e proseguì la festa.
Nel corso del tempo, riuscii a rubare dei collant ad Antonella perché abitava al piano terra. Avevo 13 anni non si parlava più di gocce bianche, ma di due o tre schizzi di sborra bianca ma decisamente più densa.
Un anno dopo, mi trovai, invitato insieme ad altre persone, a casa di Monica e Manuela, a festeggiare il capodanno, i genitori a loro volta festeggiavano il capodanno fuori casa, Avevamo la casa a completa disposizione. Si era deciso di aspettare la mezzanotte guardando la televisione, inizialmente sembrava uno di quei capodanni, pallosi al massimo, dove non vedi l'ora di tornare a casa, fino a quando su un divano andò a sdraiarsi Monica per godersi la visione dello spettacolo televisivo, dopo pochi minuti le si avvicinò una sua amica mi sembra si chiamasse Elena e si sdraiò vicino a lei. Nella mia timidezza, scelsi il posto più indietro di tutti, cosa vuol dire, che davanti a me c'era una schiera di sedie con ragazzi e ragazze imbambolati davanti alla TV in bianco e nero e tra loro e la mia posizione, a sinistra, c'era il divano con le due ragazze sdraiate, la luce proveniva solamente dallo schermo della televisione. Con la scusa del freddo si misero un plaid addosso...e cominciarono a baciarsi e toccarsi...immaginatevi di che dimensione e durezza poteva essere il mio cazzo in quel momento! Provai a toccarmi il cazzo da fuori i pantaloni ma l'ansia di essere beccato da tutti a toccarmi, mi fece riflettere e abbandonai quella soluzione. Pensai allora di provare a venire muovendo il muscolo dell’uccello ritmicamente, le gambe fasciate da un collant color carne che fuoriuscivano dalla coperta, i movimenti, che provocavano le ragazze, erano tremendamente eccitanti. Godetti come non mai, senza toccarmi, fu favoloso.
Nel frattempo passata la mezzanotte, qualcuno ebbe la bella idea di giocare a nascondino al buio in casa, tenete presente che il loro alloggio era quasi il doppio di quello dei miei genitori, quindi si prestava benissimo al gioco.
Si fecero varie conte, in una di queste, mi trovai a nascondermi nella camera di Manuela, aveva qualche anno in più di me ed era una bella tipetta, non persi tempo e cercai la roba intima, provai nel comò, niente, provai nell'armadio, niente, al buio completo, naturalmente non era facile vedere, poi ebbi la fortuna di scorgere in un angolo una cassettiera molto alta, con circa otto cassetti molto stretti, li, trovai il paradiso. Rubai un paio di mutandine (bianche) e due collant (uno marrone scuro con tassellino bianco zona figa ed uno blu) e feci la stessa cosa nella stanza di Monica, rubando due collant (uno nero ed uno marrone). Verso le 4 tornammo a casa, io, giuro con 4 collant e un paio di mutandine infilati nelle mie mutante. Incredibile, ma vero. Indossai più volte quei collant e quelle mutandine...quante mega seghe. L'eccitazione era sempre più grande, perché sapevo che quell'intimo era di Manuela e di Monica.


Parte terza

Ho sempre praticato molti sport, ma mi voglio soffermare sul nuoto e sul tennis, perché in ambedue le circostanze sono entrato nello spogliatoio femminile sapendo di non incontrare nessuno, e con una velocità incredibile, portar via dalle borse, mutandine, collant, anche gambaletti usati. La curiosità di odorare i gambaletti mi ha portato a capire che ogni piede femminile ha un suo proprio odore. Questo è bellissimo.
In questo periodo mi ricordo accadde un episodio molto buffo, di fronte al nostro condominio si era sposata una giovane coppia, che dopo circa una settimana, aveva steso, allo stendi bagno, fuori dal balcone al piano terra, precisamente un reggiseno, uno slip, un reggicalze, un paio di calze tutto di color bianco e un reggiseno, uno slip, un reggicalze, un paio di calze tutto di color nero (le calze erano in seta...mmmm). Sapete dove sono andate a finire? Immaginatevelo!
I miei genitori ogni tanto, andavamo a trovare alcuni loro amici e portandomi con loro, scoprì che la moglie di questo amico, usava il reggicalze, perché quando si sedeva sul divano in sala, le calze si raggrinzivano e si vedeva il rilievo del gancio del reggicalze, aveva delle gambe bellissime e lunghissime. Sognavo di inginocchiarmi vicino a lei seduta e di venire sulla piega che si formava dal lato del ginocchio. Una sera mi feci coraggio e chiesi di andare al bagno, fui molto fortunato, perché in una cesta in vimini, trovai delle calze usate color nero. Mi feci una sega galattica, odorai il bordo delle calze che sapevano tantissimo di figa e sborrai lasciando solo qualche goccia nelle calze. L'esperienza riscontrata é quella che in casa altrui, andando in bagno, nella cesta dei panni sporchi, si può trovare, quasi sempre, qualcosa di molto interessante.
L'unica volta che trovai la cesta dei panni sporchi non nel bagno, ma nello studiolo, fu quando presi alcune ripetizioni di inglese da una bella professoressa bionda. Usava molto i kilts, riuscii a rubare un collant blu ed uno bordeaux, molto, molto odorosi Questa professoressa, prendeva il pullman per andare a scuola, aspettando alla fermata, mi dava il tempo, passando dal retro di un condominio di salire le scale e dalle vetrate del piano rialzato, vedendola, di segarmi varie volte, una di queste, lei indossava una minigonna grigia con collant grigi e stivali neri, giuro, feci una sborrata con il cazzo molle, vale a dire ero così eccitato che mi sono bastate 5 o 6 stantuffate con la mano ed il mio cazzo non ebbe nemmeno avuto il tempo di diventare duro che già avevo sborrato.
Le altre ripetizioni, che dovetti prendere, sono state di matematica, la professoressa non era molto bella, anzi era persino un po' cicciottella, faceva il bagno nel profumo, aveva due grosse tette, indossava sempre una gonna sopra il ginocchio e con collant generalmente di color marrone molto velati. Questa professoressa mi si sedeva di fronte ad un tavolo molto stretto e mentre mi dava degli esercizi da svolgere, correggeva i compiti in classe dei suoi allievi, quindi molto concentrata nella correzione, mi dava la possibilità piegando la schiena indietro, abbassando lo sguardo, di vederle le gambe, toccandomi il cazzo da fuori i pantaloni, feci un sacco di sborrate nelle mutande!

Un giorno, andando a trovare un mio compagno di classe, salii su un pullman di linea, c’era solo l’autista, io, e una ragazza più o meno della mia età, con giubbotto e gonna in pelle nera, calze a rete e stivali, aveva i capelli tinti di un bel rosso ramato e con degli orecchini ad anello da zingara. Era seduta alla mia sinistra, due posti più avanti, non persi tempo e sperando che nessuno salisse alle fermate, mi tirai fuori l’uccello e mi masturbai velocemente, guardandole le gambe con le calze a rete nere. Lasciai un vero e proprio laghetto di sperma. Mi eccitò così tanto vederla che aspettai di scendere alla sua fermata e seguendola a meno di 10 metri di distanza, imboccata una stradina secondaria, mi tirai nuovamente fuori l’uccello durissimo e mi masturbai avvicinandomi alla ragazza…aveva un culo da favola…lei non si accorse di nulla…a distanza di quasi un metro…giuro…venni facendo colare tutto per terra.
In questo periodo iniziai ad avere le prime fidanzate, purtroppo, a quel tempo uscendo con una ragazza, se eri fortunato si arrivava alla masturbazione reciproca, ma non di più, solo con una certa Cristiana che ancor oggi, incrocio per la città (sempre molto distinta, sempre vestita in maniera impeccabile, sempre ancora una bella tipetta) le cose furono molto diverse.
Alle superiori nell’intervallo le ragazze stavano da una parte del corridoio ed i maschi dall’altra, ero amico con un compagno ( Ezio ), molto figo, ed ero abituato a vedere le ragazze guardare lui e mai me, Cristiana nell’intervallo incrociò il mio sguardo diverse volte e di li a poco tempo, andai a prenderla sotto casa per andare a fare una passeggiata. Davanti ad una merceria si fermò di s**tto e mi disse: hai voglia di aspettarmi 10 minuti, devo comprare due cosette...naturalmente dissi di si...ero molto curioso di sapere di che cosa si trattasse...ma non ebbi il coraggio di chiederglielo...poco dopo andammo in un bar, a prendere una cioccolata, fu proprio lei, a farmi vedere gli acquisti...erano due paia di collant uno nero con delle foglie disegnate (era ottobre, classico collant autunnale) ed uno bianco ricamato...rimasi attonito per qualche secondo…rispondendole…da inebetito…eh…belli. Nella mia testa frullava un solo pensiero: forse ho incontrato la ragazza giusta a cui piace indossare graziosi capi intimi. Ci frequentammo per vari mesi e dopo i soliti approcci, cercai di farle conoscer meglio la mia passione. Non fu per niente difficile, anzi sentivo nel suo parlare, un piacere interiore intenso se indossava della lussuosa lingerie. Per farla breve, una delle cose più belle, fu vedere il mio uccello infilato in un suo collant 15 denari, la sua bocca andare su e giù, le sue mani affusolate con le unghie smaltate di color rosso torcere lo scroto e intravede il mio sperma uscire dal taglio del glande inondando il suo collant, le sue labbra e la bocca. Riuscii anche a realizzare un altro piccolo sogno quello di sborrarle addosso, sui suoi collant, alla pecorina sulle sue favolose mutandine in raso a fiori, e infilando l’uccello tra la calza nera e la sua coscia, venire vicino al gancio del reggicalze.

Devo ringraziare Ezio, per tutte le volte che mi ha fatto spiare la sorella (Lorella, veramente una gran figa), dal buco della serratura, mentre si accingeva a fare il bagno, questo, stimolò parecchie volte la mia fantasia, facendola colmare con dei piaceri incredibili.

I miei possedevano una casetta in montagna, nel periodo estivo quando il tempo si prestava, trascorrevamo i fine settimana. Mi annoiavo a morte, il paese vicino era squallido, solo le montagne offrivano una panorama piacevole. L’unica giornata che mi piacque, fu quella volta, dove aiutai a spostare dei mobili in casa di una signora di circa 60 anni, che i miei conoscevano, abitava li vicino, scesa al piano di sotto per prepararmi una bevanda, trovandomi nella camera da letto, aprì l’armadio, i cassetti e nel primo trovai calze in nylon da reggicalze quasi tutte grigie e solo qualcuna marrone, nel secondo guaine e bustini con ganci da reggicalze, nel terzo reggiseni di taglia grande (la signora aveva le tette grandi) e mutande a volontà. Mi misi immediatamente nelle mie mutande a contatto con il cazzo, due paia di calze grigie, mi eccitava molto il colore e poi erano molto trasparenti, 10 o 15 denari e un reggiseno bianco. Finito il lavoro, la signora mi chiese ancora, se potevo fissare con un gancio robusto un quadro con raffigurata una madonna, che le piaceva molto, le dissi: domani mi procuro il trapano e un tassello e ci vediamo nel pomeriggio. Trafficavo col trapano, quando la signora mi disse che sarebbe andata in giardino a curare i suoi fiori, il mio cazzo divenne durissimo, quasi da uscire di forza dalla zip dei pantaloni, aspettai qualche istante e dalla finestra la vidi chinata nell’aiuola, aveva delle bellissime gambe, la gonna tirata su, lasciava vedere una parte della coscia che sotto il sole era luccicante, andai nell’armadio, aprì il secondo cassetto e prendendo un bustino color carne, mi riavvicinai alla stessa finestra, infilando il cazzo nel morbido bustino e guardando le gambe della signora, il rinforzo al tallone delle calze, le punte dei piedi fuori uscire dalle ciabatte, mi toccai freneticamente. Portavo sempre un fazzoletto in tasca dei pantaloni, proprio perché se avessi dovuto sborrare senza sporcare da qualche parte, lo avrei potuto fare…ero quasi li per venire, ero così eccitato che decisi di sgocciolare tutto il mio sperma nel bustino, fu favoloso. La stessa signora stendeva molto spesso i collant e le calze che usava, io di notte andavo ad odorarli e a segarmi a volontà, non avendo la lavatrice, probabilmente i capi li lavava a mano, lasciando ancora il suo odore molto gustoso.

Avevo 17 anni, non uscendo da vari mesi con nessuna ragazza, avevo voglia di godere, e facendomi forza decisi di cercare di entrare in un cinema vietato ai minori di anni 18. Il controllore mi fece passare senza chiedere un documento, wuaoo…che figo…entro in galleria e quasi immediatamente vedo una metà della sala, formata da coppie e l’altra metà, formata solo da uomini. Vado a posizionarmi dietro una coppia, lei era una mora trentenne, molto carina. Allora, non esisteva Xhamster, i cd, i dvd, le videocassette porno, quindi potete immaginare come fossi eccitato a vedere quelle scene. Tirai fuori l’uccello duro, ma lo nascosi sotto il giubbotto, poggiato sulle gambe, mentre mi godevo le sequenze del film, osservai il fervore della coppietta seduta nella fila davanti a me, che con discrezione a loro volta sotto i loro cappotti si toccavano. Col cuore in gola, il respiro affaticato, poco prima di venire spostai il giubbotto e cercando di direzionare i getti di sperma verso il basso, decisi di dedicare i primi tre alla mora trentenne, sul maglione nero in lana, altezza spalle.
Questa operazione…vi giuro…lo feci per 4 o 5 volte nel corso di tutta la proiezione del film. Tornai a casa con il cazzo viola. Fu un’altra esperienza sensazionale.
Ritornai altre volte, in una di queste decisi di sedermi dalla parte dei soli uomini, all’inizio del film ero da solo, poco dopo, davanti a me, ma verso destra, si sedette un uomo di circa 50 anni, nella mia stessa fila alla mia destra lasciando un posto libero, si sedette un uomo di circa 30 anni. Feci la solita mossa del giubbotto sulle gambe, mentre l’uomo sulla destra davanti a me non facendosi nessun problema tirò fuori l’uccello dai pantaloni e si masturbò con le due dita, aveva un membro decisamente grosso. Anche alla mia destra l’omino tirò fuori l’uccello e si toccò con disinvoltura. Le scene del film erano sempre più arrapanti e nella foga, anch’io tolsi il giubbotto, così potei muovermi meglio, il trentenne si spostò di posto e si affiancò alla mia destra, poco dopo, con la sua mano sinistra mi toccò la coscia, io feci finta di niente, continuai a masturbarmi, fino a quando pian piano arrivò a toccarmi il cazzo, non dissi niente. Mi stava masturbando mentre a sua volta si toccava. Nella penombra riuscivo a vedere il film, il grosso uccello di quel signore davanti a me, la mano di uno sconosciuto che mi toccava e il suo cazzo. Ero lì quasi per venire, mi tenevo a fatica, il colpo di grazia me lo diedero le schizzate di sperma del grosso membro del signore seduto davanti, questo mi portò a prendere in mano l’uccello del mio vicino e a stantuffarlo a dovere, era caldo, duro, quando sentii i primi s**tti rallentai, poi ripresi, alla seconda serie di s**tti lo vidi sborrare, in contemporanea volarono alti i miei schizzi, non mi fermai, accarezzandogli con le dita la liscia cappella, continuai fino a sentire il suo sperma caldo colare nelle mani. Lui si chinò sul mio uccello e vi giuro, mi ripulì interamente la cappella dallo sperma, ogni volta che sentivo sfiorate la punta della lingua sulla cappella erano enormi s**tti di piacere. Io non sarei riuscito a fare lo stesso, ma lo lasciai fare…
Un’altra volta, vidi un vecchietto di circa 60 anni, andai a sedermi alla sua destra. Dopo qualche minuto di proiezione, dove si poteva ammirare un bel pompino in primo piano, iniziai a sbottonarmi, tirando fuori l’uccello già molto duro, tenendolo sotto il giubbotto. Aspettavo con curiosità i movimenti del vecchietto. Quando il mio uccello iniziava ad ingombrare sotto il giubbotto, lo tirai fuori, il vecchietto sembrò essere anch’esso molto eccitato e con disinvoltura mi guardava. Dopo essersi aperto la zip, tirò fuori anche lui il cazzo, non lungo, ma molto largo e iniziò a masturbarsi guardando la cappella del mio giovane cazzo. Presi l’iniziativa e allungando la mia mano sinistra, mi avvicinai, ricordo che mi fece segno di assenso. Non riusciva quasi a stare nella mano, tanto era largo, ma corto, non era durissimo, comunque lo smanettai non poco, nel frattempo si avventò con la sua mano al mio uccello. Aveva delle mani molto grosse, lo lasciai fare, ricordo che mi toccò i testicoli, facendomeli andare in su, poi da un lato, poi dall’altro, mi accarezzò il ventre, l’interno delle coscie, ecc…
Ad un certo punto, mi borbottò qualche parola, mi chiese se glielo prendevo in bocca, dissi di no, ma colsi l’occasione di dire che se voleva farlo lui, a me andava bene. Non se lo fece dire due volte, iniziò ad ingoiarlo fino alla base, sentivo i primi s**tti del mio cazzo, lo fermai diverse volte, fino a quando sentii il mio sperma nella bocca del vecchietto e la mia mano bagnata del suo. Con l’inizio del secondo tempo, si sedette alla mia destra un altro signore, che già in precedenza nella penombra ci guardava con molta attenzione. Fu la prima e l’ultima volta che presi in mano due cazzi in contemporanea, facendoli sborrare a più non posso, naturalmente schizzando anch’io a non finire e guardando le prestazioni delle pornostar nello schermo.


Parte quarta

Voglio precisare che tutti gli episodi narrati e tutti quelli che andrò ancora a raccontare sono tutti fatti realmente accaduti al sottoscritto. Ho deciso di mettere velocemente per scritto questo racconto per non dimenticare e per mantenere sempre vivo il ricordo di quei momenti erotici favolosi.

Non posso non narrare, il ritorno a casa, da una festa, abbastanza noiosa, a cui avevo partecipato. Non ero del tutto sobrio, arrivai fino alla portina di casa, ma decisi di non sprecare la serata, e il mio uccello volle andare a puttane. Le puttane erano visibili in tutti gli angoli dei grandi vialoni periferici della città e nel centro storico, in alloggi con vetrina, dove lasciavano intravedere all’esterno, il loro abbigliamento arrapante e sexy.
Scelsi una signora bionda di circa 35 anni con un babydoll, niente calze, peccato, entrai, era immediatamente visibile il letto, di fronte un comò, sopra una televisione accesa e in fondo una porta che dava in un bagno molto piccolo. Mi spogliai e salendo sul letto, mi infilò il preservativo, si mise su un fianco e mi toccò l’uccello, prima con le mani unghiate di smalto rosso carminio, poi con la bocca, mi fece diventare il membro così duro da non esitare a ficcarglielo velocemente nella figa, iniziai a muovermi in maniera molto decisa. La puttana guardava la televisione e faceva finta di godere, non troppo disturbato da quel fatto venni dopo pochi secondi. Andai in bagno e mi lavai, mentre mi accingevo ad uscire, la vidi, cambiarsi, mettersi un reggiseno, mutandine nere e aprendo il comò tirò fuori un collant nero molto velato. A quella vista, con la porta semiaperta, mi toccai il cazzo che era già duro come un bastone e mi masturbai. Il tempo trascorreva e la puttana iniziò a chiedersi cosa stavo facendo e avvicinandosi alla porta del bagno, mi vide sborrare a fiotti di sperma. Lei tutto subito si arrabbiò, praticamente avevo sborrato per terra e persino un po’ addosso a lei, io immediatamente, scusandomi, dissi che avrei pulito tutto e che avrei subito tolto il disturbo. Così feci, dopo aver pulito, mi rivestii e mentre ero sulla porta dell’uscio, mi disse: “Potevi dirmelo prima che ti eccitano i collants, la prossima volta se vuoi possiamo giocarci insieme”. Mi domando ancor oggi, come abbia fatto a capire la mia passione…in effetti era una puttana, se non lo sapeva lei, chi doveva saperlo…una suora?
Anche se mi aveva lasciato con quella frase molto allettante, non tornai mai più da lei.

Arrivò il periodo della maturità, eravamo una comitiva di 9-10 ragazzi e 4-5 ragazze, che sostenuto tutti quanti l’esame, decise di partire per le vacanze con le tende, destinazione: località marina tra la liguria e la toscana. Dopo varie peripezie in campeggio, per colpa di un mio amico che aveva sbagliato giorno di prenotazione, finalmente riuscimmo a montare una tenda da 8 posti e altre 3 canadesi. Ma vengo al sodo, due giorni dopo, arrivarono tre ragazze inglesi provenienti dalla capitale e si insediarono con la loro canadese al fianco della tenda da 8. La stessa sera del loro arrivo, Sergio che mi dormiva vicino, mi svegliò verso le 2 di notte, dicendomi che sentiva nelle vicinanze dei gemiti femminili, io assonnato sentii inizialmente solo lo stridio delle cicale, poi effettivamente i gemiti provenivano proprio dalla tenda delle inglesi. Potete immaginare quali fossero stati i commenti che facemmo la mattina seguente. Arrivammo persino a pensare di fare delle orge con quelle tipe…a dir la verità con la faccia da culo che soprattutto due dei miei amici avevano…riuscimmo a fare amicizia molto in fretta, tanto da insospettire ed ingelosire le ragazze del nostro gruppo. Ho ancora delle foto s**ttate con le ragazze inglesi, non vi dico in quali posizioni. Una era bionda, la più bella, una rossa, di media bellezza, una bruna, la più bruttina, ma comunque scopabile, avevano, mi sembra 24 o 26 anni. Erano disinibite al massimo, si spinellavano alla grande, bevevano birra in quantità industriali, lesbicavano tra di loro, insomma è proprio il caso di dirlo, è come se avessero avuto stampigliato sulle loro magliette “sesso, droga and rock’n’roll”. Facendola breve, ce le siamo passate una ad una, la bionda aveva una quarta di tette, fu una bella scopata, muoveva le anche divinamente, la rossa faceva dei pompini favolosi, alcune volte anche ingoiando lo sperma, alla bruna non feci tempo ad arrivarci, anche perché mi soffermai diverse volte con la rossa dagl’occhi azzurri, mi eccitava da morire. Quando venivo le tenevo la testa, sentendo i morbidi capelli, in modo da non farle togliere la bocca dal cazzo, lei non diceva mai di no. Ricordo, che in un incontro sessuale con la rossa, essendosi spinellata a dovere, siccome, era più di là, che di qua, approfittai a girarla in posizione prona per vederla e toccarle il buco del culo, non lo avevo mai fatto, aveva un culo bellissimo, sodo, perfetto, simmetrico, armonico, il buco era piccolo, quindi non dovevano essere stati in molti ad entrarci. Con il cuore in gola, iniziai a leccarle il buco del culo, sentire l’odore, mi fece quasi venire le vertigini, palpai più volte le natiche, strusciai il cazzo sopra l’orifizio, poi mi feci coraggio e provai ad avere un rapporto anale, inizialmente non riuscii, dovetti prima inserirle un dito, poi due, infine dovetti lubrificare con la mia saliva. Quando vidi la cappella del mio uccello entrare nel buco della rossa…mmmmm…mi sentii come a casa. Ci fu un fatto che mi fece andare in ebollizione e fu quella di sentirla godere con enorme gusto, a quell’età non riuscii a capire, non toccavo il clitoride, non toccavo la vagina, non stringeva le gambe, come faceva a godere? Ora me lo so spiegare…l’eccitazione mentale può fare molto. Non tardai molto a venire, non mi feci nessuno scrupolo nel venirle dentro, come vorrei tornare a quel preciso istante, sentire le sette, otto spruzzate di sperma dentro quel favoloso culo…mmmmm.

Arrivò settembre e dovetti partire militare, un anno sprecato in tutti i sensi. L’anno dopo nello stesso periodo feci domanda di sostituzione in una banca locale e per un anno sostituii un ragazzo che anche lui assolveva il medesimo servizio. Nel corso dell’anno lavorai in tesoreria, in esattoria, e allo sportello. In tesoreria l’ufficio era composto dal capoufficio Michele, da Giorgio e 6 donne, precisamente, Vilma: bruttina e vecchiotta Maurizia: una ragazza normale, Elsa: molto carina, ma molto riservata, Franca: la mega zoccola sempre minigonnata, con tacco vertigine, scamiciata, scollata, gambe lunghe 3 km e collants velati, forse anche a dormire, Nicoletta: bruttissima, Valeria: separata, che nel corso dell’anno mi tirò il colpo più volte, ma che sviai sempre, perchè non mi piaceva, non mi attizzava, forse anche perché ero continuamente distratto da Franca. In un giorno di sciopero, fatto, che accadeva assai raramente, mi trovai in ufficio solo con Franca. Io lavorando a tempo determinato, non potevo fare sciopero e Franca non aderiva per farsi vedere bene dai dirigenti. Le scrivanie erano a coppie una di fronte all’altra, la posizione di Franca era quella di darmi la schiena ad una distanza di circa 4 metri. Non riuscii a res****re molto nel toccarmi il membro da fuori i pantaloni, guardandole le cosce, le gambe, le scarpe…sborrai così tanto che dovetti andare a pulirmi in bagno.

In banca conobbi anche Marta una ragazza della mia età che sostituiva un’impiegata in maternità, le parlavo quando ci incrociavamo alla macchinetta del caffè nella pausa di circa 10 minuti mattiniera o pomeridiana. In una di quelle occasioni mi invitò nella pausa pranzo a prendere un caffè a casa sua, i suoi genitori erano al mare. Suonai il campanello, entrai, mi fece sedere sul divano, accese lo stereo e preparò il caffè, la musica era quella degli Style Council, lenta, sdolcinata.
La guardavo con molta attenzione mentre preparava il caffè, era di schiena, potevo ammirare le sue belle gambe e il culetto che il vestito le fasciava, la cosa che mi eccitava di più erano i collant che indossava color carne.
Pronto il caffè me lo portò e si sedette vicino a me sul divano, posammo le tazzine dopo aver bevuto e mi chiese se mi piaceva quella musica, gli rispondetti di sì. Sedendosi sul divano, naturalmente la gonna le salì un po' in alto, lasciando ammirare una parte della coscia, mi stavo eccitando terribilmente, sentivo il cazzo ingrossarsi enormemente nei jeans. Capì che questa situazione le piaceva, mi feci forza, e mi avvicinai con la bocca alla sua, cercando un bacio o una bella slinguata e nel frattempo le posai la mano un po' sulla gonna un po' sulla coscia fasciata dal nylon...mmmmm...la sua lingua nella mia bocca roteava a ritmo vertiginoso...poco dopo la mia mano andò sotto la gonna, mi avvicinai sempre di più alla zona vaginale e da sopra il collant e le mutandine iniziai a toccarla...dopo pochissimi minuti...stringendo la mia mano in mezzo alle cosce...ansimò a s**tti diverse volte...insomma ebbe un orgasmo da favola. Si fece tardi e dovemmo tornare al lavoro, ricordo che le dissi...”io inizio ad andare, così trovo parcheggio più facilmente, ci vediamo al lavoro, ciao”.
Mentre scesi a piedi per le scale, all'altezza di un pianerottolo, mi sbottonai, presi il cazzo in mano e nel giro di pochi secondi feci una sborrata galattica, contro il muro della scala.
Ci vedemmo diverse volte, ma voglio raccontare, quando un giorno, andammo a giocare a tennis, era molto brava, dopo la doccia, entrati in macchina per accompagnarla a casa, mi disse “mi è piaciuto molto come mi hai toccata l'altro giorno, adesso voglio premiarti anche io”...come prima cosa mi fece fare una bellissima limonata, nel frattempo, toccandomi da fuori i pantaloni, quando sentì che il mio uccello non poteva stare più in gabbia, l'ho tirò fuori e iniziò a segarlo, ad un certo punto scese con la testa e con la lingua mi leccò come se fosse un gelato, ogni colpo di lingua era uno s**tto di piacere, muoveva con la mano e leccava con la lingua...insomma mi fece venire letteralmente a colpi di lingua... qualche schizzo le andò sulle labbra e in bocca…fu un indimenticabile pompino.



Parte Quinta

Con alcuni amici, andai ad una festa di carnevale, organizzata dai titolari di una discoteca, io ero vestito da diavolo, tramite un mio amico, che conosceva una gruppo di ragazze, mi venne presentata una ragazza vestita da coniglietta, molto carina. Nell’arco della serata ci ballai insieme, ci scherzai, ci si divertì non poco, di lì iniziò una serie di incontri che ci portarono a frequentarci come “veri” fidanzati. Premetto che questa ragazza era sempre vestita bene, sempre impeccabile, anche senza utilizzare dei capi di alta qualità. Avevo immediatamente avuto la percezione che le piacesse non solo vestirsi bene esteriormente, ma anche internamente con diversi e attraenti capi di lingerie. In seguito potei constatare che le sue lunghissime, proporzionatissime gambe erano sempre fasciate dal nylon.
Alcuni dei ricordi più belli furono quelli di quando ci si imboscava in macchina, era bellissimo passare le mani sopra le sue cosce, scendere fino al polpaccio, usava collant molto velati e lucidi, mi faceva impazzire, indossava gonne a portafoglio molto corte, dove la mia mano poteva inserirsi facilmente all’interno.
La faccio breve quella ragazza di li a quattro anni diventò mia moglie. Il periodo di fidanzamento servì da “apripista” per conoscerci meglio in tutti i sensi, sesso a volontà, ma gli anni migliori secondo il mio parere, sono stati i primi anni di matrimonio, dove abbiamo fatto cadere molti tabù, ci si confidava intimamente e quindi si provavano varie esperienze sessuali. Insomma…ancor oggi se voglio leccare i piedi puliti o sudati a mia moglie, se voglio farmi pisciare sull’uccello facendomi masturbare, se voglio metterlo nel suo culetto, se voglio farle indossare un collant nelle gambe e uno in testa, se voglio sborrarle in bocca, sul reggicalze, sulle autoreggenti, sulle tette, sulle scarpe, se voglio scoparla utilizzando come preservativo un collant, se voglio venirle addosso quando e vestita da figona…ecc, non ho nessun problema a farlo. Il massimo lo raggiunsi, un giorno, quando mia moglie, conoscendo la mia passione verso i capi intimi femminili, mentre stavamo pomiciando mi disse: “vuoi indossare un mio collant?”. Tutto subito fui titubante, le rispondetti che non sarebbe stato un gran bello spettacolo, però dentro di me sentivo una intensa passione che si faceva sempre più palpitante. Riscontravo in mia moglie, una certa eccitazione, se mi avesse visto indossare il suo capo intimo, allora non mi tirai indietro e finalmente lo indossai. Mi fece anche indossare una gonna in pelle nera, una delle poche che mi andavano, (la taglia di mia moglie è 42-44 la mia era 46-48). Parecchie sono le volte che giochiamo in questo modo. In un'altra occasione, dopo aver comprato un collant di taglia molto grande ( XXL ), infilammo insieme le nostre quattro gambe e scopammo avvolti entrambi nel nylon. Provatelo...

Nei primi tre anni di matrimonio eravamo in affitto in una villetta a schiera, fuori città, su due piani, in una zona, molto bella e tranquilla. L’episodio simpatico, fu quello di una trentacinquenne, bruna capelli corti, occhiali da intellettuale, fisico notevole, tette da paura che di lavoro faceva la rappresentante di prodotti farmaceutici, questa tipa era tutti giorni della settimana in giro, tornava ad ore tarde e nei weekend era sempre in casa. Il suo piccolo giardino confinava con il nostro, diviso da un vetro zigrinato che lasciava trasparire discretamente bene le figure. All’insaputa di mia moglie, non vi dico quante seghe mi sono fatto, a vederla in trasparenza, in costume a prendere il sole d’estate. Non vi dico la roba intima che le feci sparire, era molto perfezionista nel suo intimo. Inondai con schizzate di sperma i suoi perizomi (prediligeva quelli di color nero e ne aveva un numero impressionante), i collants, le autoreggenti (le usava parecchio), i reggiseno. Di sera o di notte salivo su una sedia ed affacciandomi dal vetro divisorio, sborravo sopra lo stendibagno, sempre posizionato in quel punto, ricco dei suoi capi intimi. Aveva un modo di fare con gli uomini, che portava a far suonare tutti i campanelli d’allarme alle rispettive mogli. Una domenica pomeriggio di giugno, era una bellissima giornata, la vicina in costume da bagno, mi vide mentre anch’io mi accingevo a sdraiarmi per prendere il sole e iniziò ad intraprendere qualche discorso. Mia moglie immediatamente, arrivò, un po’ per curiosità, un po’ per controllare la situazione. Aveva un corpo da modella, avrei voluto dirle tirandomi fuori l’uccello dal costume: “scusa, ma con il corpo da paura che hai, non resisto nel non masturbarmi, guardandoti”…e sotto il suo sguardo mi sarebbe piaciuto lasciar fili di sperma cader nel prato.
Pensai di fare con mia moglie un bel giochetto, precisamente come già in altre occasioni, mi sono fatto fare da lei un pompino, una sega guardando un film porno, forse, se la convincevo, sarei riuscito a godere, guardando il corpo della vicina. Iniziai a convincerla, notai che mia moglie era abbastanza eccitata, in fondo invece di un film porno, c’era poi solo, un bel corpo longilineo, con due belle tette. Senza fare rumore mia moglie si inginocchiò da un lato, facendo finta di appoggiarsi sulla mia sedia a sdraio per leggere e iniziò con la bocca a slinguarmi la cappella, immediatamente diventata viola dalla durezza del cazzo. Mi leccava i coglioni, mi metteva la punta della lingua nel taglio del glande, insomma feci una sborrata favolosa.

Riuscii, un giorno, in bagno a casa di mia cognata, tra l’altro una bella donna, a rovistare nella cesta dei panni sporchi e trovare tre collants color carne usati e ben odorosi, uno lo rubai, facendomi tante di quelle seghe, da svenire. Per apprezzare meglio l’odore della figa, mi infilavo nelle narici il triangolo bianco, respiravo a pieni polmoni e facendo un buco in un piede del collant, venivo dentro a fiotti di sperma.

Alcuni anni più tardi ci trasferimmo in città, in appartamento di proprietà, dove abitiamo tuttora e qui non posso non raccontare dei simpatici dirimpettai di pianerottolo, precisamente Francesco e Giuliana, lei era infermiera in ospedale. Un giorno Francesco mi disse che mi avrebbe lasciato le chiavi di casa per qualsiasi evenienza ci fosse stata e per bagnare le piante, visto che loro sarebbero partiti quindici giorni per andare in vacanza in Egitto. Andai parecchie volte a bagnare le piante e non solo quelle…i capi intimi di Giuliana erano riposti in tre grossi cassetti del comò nella loro camera da letto, il primo era formato da mutandine, reggiseni, canottiere bianche e non voglio esagerare, ma circa una ventina di collant color carne, era il cassetto di ciò che usava in ospedale, il secondo era composto da capi per tutti i giorni, ricordo diversi perizomi e nel terzo vi erano le cosette più sfiziose. Non c’è che dire era molto ordinata. Aveva alcune guepiere, diversi reggicalze e relative calze di vari colori (bianche con riga, nere, marrone scuro, blu, un paio di calze rosse con balza nera), un collant tipo reggicalze, insomma tra me dissi: “ma che bella porcellina Giuliana”. L’eccitazione era incredibile quando indossai quelle meraviglie…la cappella del mio cazzo la strofinai dappertutto. Lasciai una goccia di sperma all’interno di molte mutandine zona figa. Guardandomi allo specchio dell’armadio, vestito in quell’intimo, mi masturbavo a manetta, la cosa mi eccitava un casino.
I collants mi entravano benissimo, mentre le calze di nylon erano un po’ corte. Ne smagliai una.
Non mi trattenni e portai via un collant color carne, le calze bianche con la riga, e uno slip nero trasparente con bordi in pizzo. Non posso non raccontare un capodanno trascorso insieme a Giuliana, il marito, mia moglie ed altre quindici persone circa, tutte coppie, che dopo aver mangiato, bevuto, ballato in una baita di montagna, andammo tutti a dormire in una mansarda, ognuno con il proprio sacco a pelo. Francesco era contro la parete del muro, affianco la moglie, poi io, infine mia moglie, noi eravamo girati al contrario, vale a dire mentre loro avevano la testa verso il muro, noi avevamo la testa dalla parte opposta. Faceva molto caldo e dopo aver potuto ammirare nei più disparati pigiami le varie mogli, andare a dormire, vidi Giuliana infilarsi nel sacco a pelo con una semplice t-shirt bianca, che le lasciava trasparire il turgido seno e un paio di pantaloncini bianchi corti, che le lasciavano mostrare le gambe belle affusolate. Dormivano tutti, ciò mi consentì di provare a segarmi, guardando Giuliana. Mi venne una fantastica idea, tirai giù fino in fondo la cerniera del sacco a pelo, rivolta dalla sua parte, piegai le gambe, mi girai verso di lei ed arrivai con l’uccello ad una distanza dal suo viso di circa 40 cm. Che figata, vedevo in penombra il mio cazzo e vicino, il suo viso. Fui molto fortunato, perché Giuliana, in quel momento girò il viso verso il mio uccello e si scoprì lasciando vedere il seno nudo sotto la t-shirt bianca, potei avvicinarmi ancora di più, quasi a circa 20 cm. Avevo timore si svegliasse, facendo una gran figura di merda, ma l’eccitazione era grande, sapere mia moglie da una parte, Giuliana dall’altra, mi fece proseguire, arrivando a sborrare nella mia mano destra sboccando gli schizzi per non colpirla. Che goduria!!! Avevo immaginato di sborrarle sul viso, sporcandole i capelli, gli occhi, il naso, la bocca. Non mi bastò, mi avvicinai con il cazzo ancora più vicino, ma all’altezza del capezzolo e fu una seconda goduria strabiliante. Per non rischiare non azzardai assolutamente a toccarla e feci bene infatti fui premiato con due seghe stupende.

Nel 2001 decisi di comprarmi un computer, perché ve lo sto dicendo?...perchè due anni dopo, provai a chattare con programmi come ICQ, C6, Netmeeting, ora sostituiti da Skype, messenger, ecc…
Conobbi una donna di 42 anni, sposata con un figlio, di nome Milena di Pescara, era una vera ninfomane, dopo esserci conosciuti in chat, scambiato foto, chat erotiche, confidati riguardo parecchie cose, mi chiese il numero di cellulare, mi dette il suo e cominciammo una serie di sesso vocale al telefono. Fu molto eccitante, aveva una voce molto sensuale. Mi chiese più volte di andarla a trovare, così avremmo potuto consumare carne con carne dei bei rapporti sessuali (le piaceva sentire il cazzo nel culo). Era troppo lontana per riuscire a trovare una balla così grande da farmi andare fino a Pescara. Pensate, avevo incontrato una donna che si eccitava nel sentire l’odore di cazzo nello slip di un maschio sconosciuto. Inviai in buste sigillate molti miei boxer odorosi di cazzo e sperma indossati per vari giorni e così fece lei con varie mutandine, collant e calze usate. Fu un bel periodo, molto particolare, dove ero sempre eccitato come una bestia. La convinsi, perfino, ad installare una webcam, aveva abbastanza dimestichezza con il computers, questo lo fece anche raccontando qualche balla al marito.
Ricorderò sempre la prima volta in webcam, che si infilò un vibratore rosa nella figa, seduta sulla sedia da computer, con i rispettivi piedini smaltati sul piano della sedia. A quel tempo la connessione non era delle più veloci, ma non importa, furono molte le volte che venimmo insieme. Una volta, Milena aprendo la bocca mi chiese di avvicinarmi con l’uccello in webcam, per sborrarle in bocca…sembrava quasi vero, in un’altra occasione venni nel buco del suo culo dilatato da un membro in lattice nero di discrete dimensioni.
Era veramente una donna molto calorosa, beato il marito, peccato che eravano troppo distanti…

Nel frattempo feci anche la conoscenza di una fisioter****ta, divorziata, 39 anni, di Pisa, veramente molto figa, di nome Sandra, con quel suo accento toscano, mi faceva sbrodolare, solo a sentirla parlare. Anche con lei si passò dalla chat al cellulare con sesso vocale ed infine all’incontro reale e fisico che stabilito a circa mezza strada, risultò essere a Genova. Stavolta con la scusa del lavoro potevo azzardare a compiere l’impresa. Studiati i minimi dettagli e preso il treno, mi diressi verso Genova Principe. Erano le 9.40, era un sabato di aprile, la giornata era stupenda, tiepidina, il cielo terso. Aspettai la telefonata che preannunciava l’arrivo in auto di Sandra. Le foto che mi aveva inviato mostravano una donna molto fascinosa, alta, bionda, occhi azzurri, tette (una quarta abbondante), insomma una strafiga. Non pretendevo che fosse gnocca come appariva nelle foto, mi sarei accontentato anche di qualcosa di più “normale”. Finalmente squillò il mio vecchio Nokia, sentendo la sua voce sensuale, mi disse che mi vedeva e che era esattamente di fronte, dall’altra parte della strada, nel parcheggio auto, dietro alla fermata del bus. Quando la vidi mi venne quasi un infarto, era altissima (era più alta di me, io sono alto 1.78), bionda, ben vestita, veramente una strafiga. Attraversai al semaforo come pedone e quando la raggiunsi, lei che era appoggiata al tettino della sua Y con la portiera aperta, mi venne incontro e tutti e due dopo un bel sorriso ci abbracciammo, come se ci conoscessimo da moltissimi anni. Mi dette subito un bacio sulla bocca. Non capivo più un cazzo. Mi disse di salire in macchina così potevamo raggiungere C.so Italia per poter passeggiare sul lungomare, zona che anch’io come lei, conoscevo e sapevo, luogo molto caratteristico. Nel tragitto in auto, non mi tenni nel farle capire che era una bella donna e rimasi compiaciuto, quando anche lei, era colpita dal mio fascino. La scansionai a 12000 dpi, indossava un paio di jeans leggermente a zampa di elefante che le fasciavano le gambe in maniera divina, stivaletti bassi colore jeans, un maglioncino in lana sottile color panna e un giubbotto altezza vita di montone rovesciato. Trovammo un bar con terrazza esterna rivolta verso il mare (un bel colpo d’occhio) e ci fermammo per fare colazione, parlammo per una buona mezzora, avevamo molte cose da dirci, poco prima di alzarci, mi mise la mano prima sulla coscia, poi mi toccò l’uccello, già duro in precedenza, da fuori i jeans. Senza più dire una parola, incrociando solo i nostri sguardi capimmo che dovevamo trovare un posto tranquillo per andare a fare del sano sesso. Ad un incrocio, vedemmo il cartello di un hotel, poco distante, facemmo così in fretta a registrarci che ci trovammo poco dopo il un bel letto matrimoniale. Aveva portato un borsone con il necessario per dormire, ma non solo, conoscendo le mie passioni, aveva riposto anche dei capi di lingerie, precisamente una gupiere nera con ganci da reggicalze con calze nere 15 denari. Quando capii che aveva portato capi intimi perchè sapeva che mi piacevano, fui letteralmente sopraffatto dalla sua generosità. Dopo esserci assaggiati con vari preliminari (una cosa singolare, aveva quei pochi peli della figa color biondo), mi fece sdraiare supino, mentre lei mi cavalcava, facendo aderire il mio cazzo durissimo in mezzo alle sue grandi labbra, dopo pochi minuti era eccitatissima, sentì colare sul mio ventre un liquido caldo, l'umore della sua figa bagnatissima, continuava e continuava, non mi era mai accaduto una cosa del genere con quella entità. Quando poco dopo la vidi ansimare, vidi il mio uccello sborrare verso la mia pancia. Fu un godere immenso. Ricordo che fece un apprezzamento sulla quantità di sperma che era uscita dal mio cazzo. Io normalmente riesco sempre a fare dalle 10 alle 12 schizzate piene di sperma.
Era quasi ora di andare a mangiare un boccone, Sandra andò in bagno a lavarsi la figa, mi alzai dal letto, mi asciugai la pancia ed avvicinai ad odorare i gambaletti blu, addirittura un pò secchi sulla punta dei piedi, perchè indossati e sudati negli stivaletti. Entrai in bagno, con una nuova forte carica sessuale. Era seduta sul water che stava aspettando l'arrivo della pipì, sentii lo scroscio e il filo dorato, mi eccitò in maniera indescrivibile, poi passò al bidè per lavarsi con un detergente profumatissimo, io, davanti allo specchio del lavandino, ve lo giuro, vidi il mio uccello fare un'alza bandiera da paura, fece in fretta a vederlo nuovamente duro, mi avvicinai e lei prese a succhiare il cazzo mentre si toccava la figa. Non vi dico il piacere che ebbi nel venirle addosso, precisamente le venni sulla guancia e vicino alla bocca, vidi colare il mio sperma sulle stupende tette.
Dopo pranzo, passeggiammo sul mare tra le case dei pes**tori a Boccadasse, un posto veramente romantico. Si parlava, le nostre occhiate si incrociavamo, ci osservavamo, ci abbracciavamo, fu un'emozione meravigliosa. Trascorsero circa due ore, tornammo in albergo, andammo in camera, uscimmo in terrazza, la vista, dava su un vialetto, lei era appoggiata al davanzale del balcone ed io le guardavo il culo vestito dal jeans, aveva due chiappe da favola. La abbracciai da dietro, le baciai il collo, aveva un odore stupendo, le leccai le orecchie, le baciai i suoi biondi capelli, mentre lasciava trasparire un piacere ed un'eccitazione molto intensa, preso dalla frenesia le sbottonai i jeans, glieli calai giusto ad altezza cosce in modo che potessi infilare il mio membro nella sua figa da dietro...lei stette al gioco...non curanti di sguardi indiscreti gli venni dentro (in precedenza le avevo chiesto se dovevo infilarmi un preservativo, ma lei mi aveva risposto che prendeva la pillola e che quindi non era il caso, ci credetti).
Guardammo la televisione per un po', poi la vidi di nuovo calda sul mio uccello, sentivo la punta della sua lingua nel buchetto del mio cazzo, dentro di me iniziavo a pormi una domanda: riuscirò a fare la quarta? Ero in astinenza da alcuni giorni, ma...non avevo più 18 anni...facemmo un bel 69, poi riuscii a leccarle i piedi smaltati di rosso porpora (sapeva che una mia passione era quella dei piedi, infatti me li mise letteralmente in bocca), che profumo, poi il culo, infilandogli la lingua le allargai il buco. Era prona sul letto, le feci diversi massaggi dalla schiena alle natiche, la baciai, depositai la mia saliva su tutto il suo meraviglioso corpo, poi mi chinai verso di lei per infilargli il membro durissimo nella figa, entravo ed uscivo, entravo ed uscivo, uscendo le premevo il clitoride e lei schizzava umori dappertutto. Dopo aver giocato per un po', provai a premere la turgida cappella, umida dei suoi umori, nel buco del suo fantastico culo. Con un po' di fatica, sentì la cappella entrare nel buco, sentì i brividi fino in fondo alla schiena...credetemi...mi ci volle poco a venire...i primi tre schizzi del mio sperma dentro l'ano...gli altri...fuori sulle natiche e sui lacci della gupiere...fu eccezionale.
Purtroppo non era nei piani il potermi fermare a dormire e quindi verso le 19,30, mi accompagnò alla stazione dove presi il treno del ritorno con il cuore distrutto dalla separazione con Sandra. Lei dopo circa un ora non resistette a telefonarmi, ero in viaggio in treno, anche lei sentiva un dolore immenso al cuore. Ci incontrammo altre volte, ma più la cosa si faceva interessante, più avevo paura di perdere mia moglie. Decidemmo all'unanimità, con molto rammarico di troncare!


Parte Sesta

Sono stato abbastanza stringato nel raccontare di mia moglie, anche perchè avrei troppo da scrivere, questo potrebbe essere lo spunto per un eventuale altro racconto.
Segnalo solo una serata a casa di Alberto ed Anna, dove fummo invitati, dopo esserci frequentati in precedenza, altre volte. Quella sera, dopo aver mangiato cena, Alberto che suona in un complesso, mi fece ascoltare le loro nuove canzoni, nello studio, mentre mia moglie ed Anna, erano sedute su un comodo divano, al piano di sopra, a vedere la TV.
Avevamo bevuto tutti e quattro, senza esagerare, ma da essere decisamente allegri. Quando tornammo, al piano di sopra, vidi mia moglie e Anna che si slinguavano, si toccavano le tette, si sfioravano sotto le gonne lasciando trasparire ambedue i bordi dei collant (mia moglie aveva un collant nero con stivali neri con tacco 12, Anna aveva un collant color carne con le pantofole, queste ultime mi eccitavano incredibilmente), avevano le camicette sbottonate e nel momento in cui vennero sorprese, si ricomposero mettendosi a ridere, noi dicemmo di continuare, perchè non ci stavano disturbavano assolutamente. Tra me pensavo: ma Silvia non è lesbica...come mai? sarà l'effetto del vino?.
Ricordo che Alberto attenuò la luce delle lampade, creando penombra nella stanza, si avvicinò alla moglie e mi fece segno di avvicinarmi alla mia...insomma scopammo le proprie mogli, guardandoci uno con l'altro, fu una eccitante e bella serata. Se ricordo bene, venni dentro mia moglie, guardando il movimento ritmico delle grosse tette e dei capezzoli turgidi di Anna, che veniva penetrata dal marito.

Alcuni anni fa, ristrutturammo una casetta in montagna, riuscimmo a recuperare la cucina, la camera da letto, e creammo una cameretta e un bagno. La arredammo pian piano, con i mezzi a disposizione, senza troppa urgenza. Un giorno mia moglie tornando a casa dal lavoro nella pausa pranzo, mi disse che una sua collega era disponibile a regalarci la vecchia cameretta in frassino della figlia, ormai sposata, basta solo che fossimo noi a smontarla. Naturalmente non ci facemmo scappare l'occasione e una sera andai a smontarla, per poi il giorno dopo farmi aiutare dal cugino di mia moglie, a caricare il tutto e trasportare il materiale in montagna.
La casa era vuota era rimasta solo quella cameretta, iniziai a smontarla, quando mi trovai a sfilare i cassetti, con mio imbarazzo e sommo piacere, trovai nel primo cassetto un collant nero velatissimo, aprii velocemente gli altri nella speranza di trovare qualcos'altro e così fu, altri tre collant, uno nero 40 den, uno color panna, uno color carne (questi ultimi erano smagliati, ecco il perchè probabilmente non furono presi). Ero da solo, pensai immediatamente di indossare il collant nero velatissimo, facendo attenzione a non strapparlo. Purtroppo erano stati lavati, quindi non erano odorosi, pazienza. Mi feci un segone da sballo.

Nell'ambito del lavoro avrei anche diversi episodi da raccontare, ora mi limito a ricordarne tre. Uomini e donne, abbiamo a disposizione degli armadietti separati, dove chi vuole può lasciare gli effetti personali. Questi armadietti sono usati maggiormente dalle donne. Claudia era una bella ragazza (ora non lavora più da noi), occhi azzurri, capelli corti, biondi, labbra carnose, molto alta, ne troppo magra, ne troppo grassa, insomma bel piantata, ma proporzionata, delle belle tette, ma una “palla” a sentirla parlare, (non stava mai zitta), posso immaginare, che se fossimo stati a letto insieme, o le si tappava la bocca con il pisello, o non sarebbe mai riuscito a diventare duro. Aveva però una bella abitudine, portare sempre gonne altezza sopra ginocchio e collants dal color panna al marrone scuro, molte volte, d'estate, anche bianchi. Si andava a cambiare le scarpe, quasi sempre con il tacco, con delle pantofole...si proprio così, delle comunissime pantofole da casa.
Non chiudeva mai a chiave il suo armadietto, un giorno, velocissimamente entrai nello spogliatoio vuoto, presi le sue scarpe ed andai in bagno. Erano delle Chanel nere con tacco 12, odoravano del suo piede, aperte in punta tanto da infilargli l’uccello dentro e stantuffando a dovere feci una sborrata gigantesca. Dopo neanche 10 minuti avevo riposto le scarpe nell’armadietto.
Il secondo episodio fu quello di quando le dissi che aveva le calze smagliate, lei dopo aver esclamato il suo dispiacimento, mi disse che aveva un collant di riserva e che quindi si sarebbe andata a cambiare. Aspettai che tutti fossero andati a casa e cercando dappertutto, trovai nel cestino dello spogliatoio femminile, proprio il collants color bianco che per quasi tutta la giornata aveva indossato. Che profumo sia nella punta dei piedi, sia nel triangolo zona figa. Per gli intenditori, si percepiva il profumo che usava abitualmente, l’umore della figa e il sudore dei piedi.
Claudia in molte occasioni, aveva lasciato trasparire un certo attaccamento nei miei confronti, voglio dire, avevo l’impressione che una scopata con me l’avrebbe fatta molto volentieri, anche se aveva il ragazzo. Nelle ore lavorative, varie volte siamo entrati in confidenza, sia con particolari anche molto intimi, sia con battutine (ad esempio: le chiedevo se per 10 euro mi faceva fare un giro sulle sue tette, lei mi rispondeva che fuori dal posto di lavoro, me lo avrebbe fatto fare, anche a gratis).
Infatti questo clima portò l’avvenimento del terzo episodio, quello di un dopocena aziendale, dove andai a prenderla a casa in macchina, perché così volle lei. Premetto, che per tutta una serie di circostanze, che ora non vado a spiegare, ho sempre cercato di non avere un rapporto extraconiugale con colleghe di lavoro.
Infatti quella fu l’unica volta dove mi lasciai andare…finita la cena, scherzando e ridendo arrivammo sotto casa sua. Mi ricordo molto bene come era vestita, l’avevo guardata varie volte a cena, aveva un maglione in lana color salmone, sotto una camicia bianca, una gonna marrone, con collant color carne, stivali marroni con tacco. Accavallò le gambe e si girò verso di me, mi si avvicinò per darmi il bacio della buona notte, ma io fui più veloce di lei, la baciai sulla bocca, aveva delle labbra carnose che mi facevano impazzire, soprattutto se me le immaginavo sulla cappella del mio uccello. Ci slinguammo parecchio, poi presi l'iniziativa e le toccai le tette da sopra il maglione, constatando la sua piena libertà nel farsi toccare, andai avanti e le misi le mani sotto la gonna. Lei, nel frattempo, incominciò a toccarmi da fuori i pantaloni l'uccello, che era già pronto, mi diedi da fare, con la brillante idea di farmi strada per arrivare a toccarle la figa, con un dito, forzai perforando il collant e spostando le mutandine riuscì a sentire il taglio della figa molto bagnata. La feci venire nel giro di pochi minuti, sentendola ansimare a volume piuttosto alto. Poi lei coronò il mio sogno, dopo aver sbottonato la patta si avvicinò con le sue carnose e lucide labbra al mio cazzo. Non persi tempo, forzai il collant da dietro, le misi un dito nella figa e uno nel culo (quelle dita non me le lavai per giorni). Poco prima di venire, tolse la bocca, ma continuò a segarmi con la mano fino a raggiungere gli ultimi spasmi di piacere, mi salutò baciandomi la cappella ancora sporca di sperma caldo e mi disse “ci vediamo lunedì”.

La città brulica di locali dove effettuano massaggi di tutti i tipi, con o senza olio, essenze, ecc…molti di questi sono seri altri un po’ meno. Ho sempre voluto provare a farmi fare un bel tonificante massaggio, lo avevo provato solo una volta in uno di quei centri benessere, esistenti nei “resorts” vacanze.
Un amico mi parlò di uno chiamato quello “romantico”…dopo aver telefonato mi prenotano un sabato mattina alle 10.00…suono il campanello, mi aprono, verso destra, seduta su di uno sgabello, dietro ad un bancone che fungeva da reception, una signora asiatica di circa 50 anni, poco attraente, un po’ troppo rotondetta per i miei gusti, comunque, dopo aver pagato, mi indicò uno spogliatoio, mi diede un asciugamano e mi disse di accomodarmi in un’altra stanza.
In questa stanza, non molto grande, vi era un lettino…aspettai qualche minuto, la signora asiatica mi disse di sdraiarmi prono con il solo asciugamano bianco e di aspettare…non parlava molto bene l’italiano…comunque feci quello che mi disse. Sapevo che il massaggio romantico finiva o con una sega, o una pompa, o una chiavata, sinceramente da quella signora di circa 50 anni, mi sarei fatto fare, solo un bel segone, con magari un dito nel culo.
Dopo pochi minuti, entra una donna di circa 30 anni, capelli neri lisci, asiatica, non bellissima, ma decisamente chiavabile, indossava un vestito corto in raso nero con grandi fiori colorati, ricordo che ne avevo comprato uno simile, ma di color rosso, a mia moglie perché mi eccitava un casino vederla con quel tipo di abbigliamento orientale. Lo sguardo poi mi cadde sul rilievo del bordo delle calze autoreggenti color nero molto velato e sulle pantofole colorate, dove i suoi fantastici piedi andavano a far tana. Mi stavo decisamente eccitando, sia per i massaggi, sia al pensiero di fare qualcosa di godurioso con quella tipa.
Iniziò dai piedi e salendo all’altezza dell’interno cosce, mi tirò lievemente su l’asciugamano e iniziò a massaggiarmi le natiche, che figata!!!...arrivò fino alla schiena, poi mi fece girare, girandomi potei vederla meglio, non era per niente male, un bel corpo. Riprese dai piedi e salendo all’altezza dell’uccello, mi toccò in maniera notevole i testicoli, questo mi fece impazzire. Spostò delicatamente l’asciugamano e iniziò a palparmi il membro, lo sfiorava con quell’olio profumato che riscaldava. Faceva scivolare le mani da professionista, il cazzo era caldissimo, mi faceva già qualche s**tto di piacere. Non tardai a toccarla con la mano sinistra…mmmmm…sentire il nylon della calza, la balza in pizzo, mi dava un’emozione intensa, ma quando andai a cercare la figa e mi accorsi che non aveva slip, l’emozione aumentò ancor di più. Non sapevo se potevo azzardare una decisa palpata e quindi iniziai a toccarla con dolcezza, poco dopo la sentii umida, all’asiatica, le piaceva farsi toccare. Non tardai a venire, avevo il mio dito medio nel buco del suo culo, con le sue mani mi stringeva il glande e con un po’ di malizia poco prima del primo schizzo, mi girai verso di lei, facendo trasparire una goduria incredibile, le sborrai addosso, lei fece inizialmente per spostarsi ma io con il dito nel culo riuscii a bloccarla e una dopo l’altra le schizzate andarono tutte sul vestito. Il numero delle schizzate furono 10 o 12, quindi provate ad immaginare. Non sembrò essere molto contenta e dopo avermi detto qualcosa di incomprensibile, prese un asciugamano e si asciugò il vestito, rimasto però ancora umido del mio sperma…che figata!!!

Un giorno incontrai per strada un carissimo amico, Johnny, era appena arrivato da Las Vegas, lui per lavoro viaggia in continuazione spostandosi da un capo all’altro del mondo. Quando torna in città mantiene sempre quei tre, quattro contatti, per non annoiarsi. Mi chiese se quella sera volevo andare con lui, era stato invitato da una coppia, lei una 40 enne molto prestante con un marito che gode a veder la moglie scopata da estranei. Dopo aver informato che saremmo stati in due, il marito ancora più contento, confermò l’ora del ritrovo. Il mio amico dopo avermi spiegato alcune cose. mi disse: “guarda cosa faccio io e comportati di conseguenza”.
Erano le 21.00 circa, suonammo alla porta, il marito ci fece entrare, fui presentato, ci offrirono un whisky, parlammo di qualcosa e dopo circa 20 minuti ci fecero andare in una stanza ampia molto particolare, vi era un enorme letto circolare in mezzo alla stanza, una X in legno da una parte, un comò, specchi alle pareti e sul soffitto, una poltrona, una videocamera su un treppiedi, una vasca con idromassaggio in un angolo.
Dal comò spuntò fuori una serie di oggettistica da far invidia ad un sexy shop, ricordo che la donna volle che la penetrassi con un enorme fallo nero in lattice, molto venoso, fornito di polpetta, spinsi più che potevo, il cazzo di gomma era lungo 30-35 cm ed aveva un diametro di 7-8 centimetri, entrò nella figa facilmente, nel mentre la donna succhiava il cazzo del mio amico, quando la sentii venire premetti la polpetta facendo uscire il liquido caldo…ero eccitato al massimo…mi stavo toccando già da qualche minuto, poco dopo sfilandole il fallo nero fece uno squirting da sballo, trovandomi inginocchiato davanti a lei, strusciai due o tre volte la cappella viola sulle sue gambe bellissime, ma soprattutto lisce come il marmo levigato e prontamente esplosero le mie schizzate bagnandole le cosce, nel mentre il mio amico le venne in viso e sulle tette. Incredibile, tutto questo davanti al marito, che si smanettava, ma senza arrivare a godere, di lì capì che da noi voleva ancora vedere altro.
L'iniziativa come al solito, venne presa da Johnny...aprì un cassetto del comò e prese delle calze di nylon, una nera, una marrone e legandole prima una mano poi l'altra, la immobilizzò alla X di legno, il mio amico mi fece segno di prenderne altre due per legarle i piedi, così feci, il cassetto era pieno di nylon e seta, da far rizzare l'uccello anche ad un ottantenne.
Presi due calze marroni con la riga di seta e mi avvicinai ai piedi smaltati di nero, ero eccitatissimo, sia perchè le stavo toccando i piedi, sia perchè la stavo legando con un calza di nylon. Era una visione stupenda, da inginocchiato, potevo ammirarla dai piedi, salire per le gambe, guardarle il culo, la schiena, fino ai capelli neri corvini. Dopo circa 20 minuti dalla precedente sborrata, avevo il cazzo durissimo. Johnny si avvicinò e da dietro le mise il cazzo nella figa, poi nel culo, di nuovo nella figa, poi in culo, alternava il movimento con maestria. Il marito continuava a guardare lo spettacolo. La donna ansimava con notevole ardore. Non sapendo esattamente cosa fare andai dalla parte opposta della X per cercare di toccarla, quando la donna mi vide, mi fece capire che voleva farsi una bella slinguata, mi avvicinai e dopo aver vorticosamente usato la lingua, iniziò a leccarmi il viso, la cosa mi eccitava tremendamente. Quando il mio amico le venne nel culo mi fece segno di fare altrettanto, non mi feci pregare due volte, inserendo il cazzo nel culo sentivo la sborra calda depositata in precedenza da Johnny e dopo pochi minuti le venni nella figa, lasciando il cazzo all'interno fino a goderne gli ultimi spasmi. Finalmente il marito arrivo e sbrodolò sulle natiche della moglie.
Dopo nuovamente alcune parole, sorseggiando dello champagne, pensai alla serata ormai conclusa, ma mi sbagliai, la donna ci fece sedere, compreso il marito, sul letto, infilandosi un vibratore nella figa, iniziò a spompinarci uno alla volta, la scena mi fece ricordare un vecchio film con protagonista Moana Pozzi, era una situazione molto eccitante vederla leccare prima il mio cazzo, poi quello di Johnny, infine quello del marito.
Quando mi sentì venire, portò la bocca fino alla base dell'uccello, sentivo la gola, sembrava una figa, le venni dentro fino all'ultima goccia, poi mi fece colare lo sperma caldo sulla cappella. Esattamente nello stesso modo fece con il mio amico e con il marito. Un bel tris di pompe, non c’e che dire.


Parte Settima

Dovetti andare una sera, a fare delle consulenze tecniche, riguardo programmi di contabilità e di magazzino, da un cliente di mio fratello. Era titolare di un colorificio. Entrando nel retro del negozio, c’era l’ufficio, vi erano i computers, un fax, uno scanner, due scrivanie, degli armadi contenenti classificatori vari, ecc…mi diedi da fare…questo signore fu molto contento e fu così che mi chiese altre consulenze. Nell’uscire dall’ufficio mi sbagliai e presi una porta che conduceva ad un altro negozio, era una merceria…si proprio così, era una merceria…il signore mi disse che era il negozio della moglie. Questo ufficio in sostanza era una stanza in comune che si trovava tra il colorificio che dava su una strada e la merceria che dava dall’altra parte sulla strada parallela.
Feci varie consulenze, ma il massimo fu, quando una di queste sere, ricevette la telefonata del figlio diciassettenne che doveva essere recuperato da qualche parte, dopo la partita di calcetto. Insomma, sarei rimasto da solo per circa mezz’ora. Non potevo farmi cazzate, ma non riuscii a trattenermi nel curiosare la merceria. Avevo il cuore in gola, ero eccitato da bestia, il fatto di trovarsi in una merceria da solo, era fantasmagorico. Un sogno, che mi perseguiva da vari anni, era quello di trovarmi da solo, nel piano intimo di un grande magazzino, uno di quelli, dove sono esposte le più belle cose al mondo, per metri quadri e metri quadri. Reparti giganteschi, dove l’intimo è esposto in zone, con tonalità di colori di tutti i generi.
Per noi, amanti della lingerie penso che sia il più bel sogno che si possa avverare. Non ero in un grande magazzino, ma ero in una merceria di un certo livello, a giudicare dalle marche. Immediatamente, diedi un’occhiata al negozio ed individuai la zona dei collant, in particolare quella delle calze di nylon per reggicalze. Mi venne subito un idea, non dovevo perdere tempo, ma potevo prendere un paio di calze da ogni s**tola che ne conteneva 10 senza destare sospetti. Nere, marroni, blu, bianche, grigie, sabbia, ecc…questi furono i colori delle calze, tutte di taglia da poter essere indossate. Poi passai agli espositori dei collant che erano della Perla, Gerbe, Philippe Matignon, Bombana, Omero, Sisi, ecc…presi a vita bassa, 15 den, 20 den, corpino nudo, autoreggenti sensualissime, disegnate, di vari colori, prendevo un po’ da una parte, un pò dall’altra. Per comodità, quando ero per consulenze, portavo sempre una ventiquattrore, morbida, che andai a riempire varie volte svuotando il tutto in macchina parcheggiata lì vicino. Erano presenti in un angolo due s**toloni, in offerta, uno di soli reggiseni, uno di sole mutandine, non vi dico quanti capi presi per poterli indossare con tranquillità a casa. Non riuscii a prendere purtroppo, nessuna guepiere, nessun reggicalze, sarebbe stato troppo rischioso. Nessuno non si accorse di nulla. Quando abitavo con i miei, nascondevo i capi intimi in camera mia, fortunatamente, avevo una stanza molto grande, in cantina, in garage, non fui mai scoperto dai miei, ora da sposato, il luogo più sicuro rimane sempre la cantina, molto ampia, dove bazzico solo io.

Ora vi devo raccontare una stravagante, ma stupenda avventura, una serata trascorsa con un trans, con delle gambe, vi giuro, più belle di una top model. Premetto che sono eterosessuale, ma un forte desiderio, era quello di poter indossare dei capi intimi di un trans, insieme a lui e trascorrere del tempo in tranquillità.
L’avevo più volte adocchiato, facendomi coraggio, gli spiegai cosa volevo fare, lui contento, mi disse di salire sulla sua macchina, così saremmo andati a casa sua. Lo seguì salendo le scale, ero rimasto letteralmente abbagliato dalle sue stupende gambe. Entrai in casa, fuori faceva freddo, si mise a suo agio, ma quando lo vidi che si stava svestendo, gli dissi di non farlo, perché mi piaceva vederlo così, indossava delle scarpe nere tacco 12, calze color carne, gonna in pelle nera molto corta, sopra un gubbottino che lasciava intravedere nella camicetta le curve del seno. Mi fece entrare nella camera da letto e mi aprì un armadio a sei ante pieno di vestiti stupendi e affianco una scarpiera con circa una cinquantina di scarpe di tutti i colori e di tutti i tipi. Guardandomi prese alcuni capi e mi disse di provarli, io subito chiesi se aveva delle calze e un reggicalze da indossare, me li diede, iniziai a vestirmi davanti a lui, infilarmi le calze, color marrone scuro, sentendo il fruscio del nylon mi eccitai a 1000, mi aiutò ad abbottonarmi il reggicalze bianco, mi diede delle mutandine bianche trasparenti, le indossai, un vestito intero molto corto di colore blu petrolio, un reggiseno bianco imbottito, e mi disse di provare 2 o 3 paia di scarpe. Lui portava il 42 io il 44, quindi mi aveva già consigliato alcune paia che potevano essere portate dal sottoscritto. Avevano un tacco 16 cm aperte in punta color nero, appena indossate, il trans mi disse che togliendo qualche pelo di troppo, avrei potuto far ammirare alla gente, le mie gambe di una notevole bellezza. Iniziai a camminare nella stanza, mi sedetti su una sedia, accavallai più volte le gambe, in quella posizione il cazzo era così duro che rigonfiava la gonna. Il trans vedendomi seduto sulla sedia, mi si sedette sopra di fronte, si sollevò la gonna, spostò le mutandine e tirò fuori il suo uccello molto duro e lungo e fece la stessa operazione su di me, faticò a farmi uscire il cazzo dalla mutandine, era così duro che si era incastrato. Lasciai l'iniziativa a lei che non tardò ad avvicinare i due cazzi, uno contro l'altro e dopo averli lubrificati con un olio, li segava entrambi con le sue stupende mani...mmmm...mentre mi segava ogni tanto sentivo le unghie che essendo piuttosto lunghe mi graffiavano, la cosa mi eccitava non poco, si mischiava un leggero dolore al piacere che stava sempre più esplodendo.
Dopo alcuni minuti, eravamo tutti e due molto vicini all’orgasmo, lo sentì, si fermò appena in tempo, giusto per far uscire alcune gocce bianche trasparenti che si fermarono sulle teste delle cappelle da ambedue i cazzi. Con la mano spalmò tutto sui nostri uccelli…fu bellissimo…appena vidi il primo schizzo di sperma uscire dal suo membro, lasciai andare anche i miei, creando una esplosione a 360°. Fu un’altra bella esperienza che sentivo di dover fare e che così feci.

Parlando di puttane, devo raccontare un secondo episodio oltre a quello accadutomi da giovanissimo, (vedi inizio IV parte della mia storia). Nel corso degli anni, in Italia, si passò dalle prostitute italiane, alle africane, alle albanesi, alle rumene, alle ungheresi, lituane, ecc…
Devo essere sincero le africane non mi hanno mai eccitato molto, i miei gusti sono piuttosto rivolti a una donna “ariana”, vale a dire la classica donna con capelli biondi, occhi azzurri, alta, fisico slanciato, ecc…
A differenza di molti altri miei amici, non posso vantare, come loro, nottate ad Amburgo, Amsterdam, Bangkok, con ladyboy, ragazze asiatiche, cubane, ecc…però voglio soffermarmi su due ragazze ungheresi di 22 e 24 anni che conobbi…tramite annunci sui giornali. Fissato l’appuntamento con una delle due, in un appartamento in periferia, ero pronto a tutto. Suonai, entrai, potei ammirare la ragazza veramente, ma veramente, la classica figa ungherese, bionda con occhi azzurri e che soprattutto sprizzava giovinezza da tutte le parti. Mi fece sedere su un divano a fare qualche parola. Mi dette subito l’impressione di una ragazza che si, era una puttana, ma che comunque voleva veramente rendere a suo agio e felice il cliente. Era gentilissima, sensibile, educata, umana, parlava molto bene l’italiano. Nel frattempo sbucò da un angolo l’amica anch’essa strafiga, che mi salutò come se ci conoscessimo da una vita e dopo avermi salutato si ritirò in un’altra stanza.
Aveva un vestitino molto corto, naturalmente non indossava calze, era estate, peccato, mi chiese quale prestazione volessi intraprendere, poco prima vidi i suoi stupendi piedini smaltati e la cosa mi fece subito rizzare il cazzo. Le chiesi se era disposta, come preliminari, a farsi leccare i piedi, lei naturalmente fu d’accordo. Aveva dei piedi stupendi, annusai completamente tutti e due i piedi dal tallone alle dita, iniziai a leccare passando la lingua in mezzo ad ogni dito, sentivo anche lo smalto sulle unghie. Era un momento fantastico, un odore meraviglioso, ad un certo momento mi venne da chiederle se anche l’amica aveva dei piedi stupendi come i suoi, lei mi rispose di si e la chiamò dicendole di partecipare, rimasi annichilito, forse potevo soddisfare un'altra mia fantasia, quella di leccare quattro piedi bellissimi di due stupende ragazze.

continua...
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Posted by chif2010 3 years ago  |  Categories: Fetish, Gay Male, Masturbation  |  Views: 1547  |  
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La mia intimità (1parte)

La mia intimità (1 parte)
Ciao a tutti prima di iniziare questo racconto tengo a precisare che prima di decidere di raccontare questa cosa molto personale ho riflettuto molto perché non capita spesso di sentire una ragazza parlare delle sue cose riguardanti la sfera intima forse per paura di essere giudicate o magari di non dare una bella immagine di se. Io uso questo sito come valvola di sfogo, come un qualcosa per staccare dalla vita quotidiana e cercare quella mezz ora di diversità per rilassarmi e nn pensare a niente... Voglio anche fare un altra premessa... Io nella realtà sono molto riservata e non amo parlare con linguaggi volgari e spinti, diciamo che sono un po' tradizionalista come idee nell ambito sessuale... Nel racconto che sta per iniziare ho deciso di essere per una volta più diretta e schietta cercando di farvi entrare nella mia intimità personale... Sappiate dunque che certe parole saranno confinate in queste righe di racconto!!!ora posso iniziare...
Come molti e molte di voi sapranno sono una ragazza di 19anni e vivo a Firenze, ho iniziato a vivere la mia sessualità un paio di mesi dopo l arrivo delle prime mestruazioni (11 anni e mezzo) iniziando tutta una serie di passaggi comuni a tutti ... Fasi di esplorazione e conoscenza del proprio corpo... Proprio ad 11 anni e mezzo mi sono masturbata per la prima volta con tutte le ansie e punti di domanda che a quell età ci si pone. Volta dopo volta conoscevo sempre di più il mio corpo e capivo dove dovevo concentrare le mie attenzioni per regalarmi qualche attimo di relax. A differenza della maggior parte di ragazze comprese alcune mie amiche non mi vergogno ad ammettere che mi masturbo regolarmente e cerco di stare meglio possibile....ci sono giorni in cui capita più di una volta, in pratica seguo molto l istinto di quel momento!! Nn ho un luogo preferito o un orario più congeniale... Semplicemente cerco di farlo quando mi va... In base a dove mi trovo e quanta fretta ho decido la durata ... Durante la masturbazione non ho limite alla fantasia e a lasciarmi andare in gemiti e sospiri ovviamente se sono sola! A volte penso al mio fidanzato altre alla mia migliore amica... Convinta che la priorità debba essere rigorosamente rivolta alla mia fica.
Non ho nessun pregiudizio nel vivere le mie masturbazioni e capita che nn mi fermi neanche di fronte al ciclo ... Dopotutto un evento naturale con cui si convive per anni e trovo ingiusto nn provare a limare al massimo i limiti che creano quei giorni..
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Posted by Saretta19 1 year ago  |  Categories: Masturbation, Taboo  |  Views: 345  |  
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Esibizionismo/audacia in autostrada, hotslut/cucky

Parlando di me, posso solo essere sincero, e descrivere cosa e come mi piace.

Dopo un fallito matrimonio, il rapporto con il sesso femminile, mi è tornato alquanto complicato. Tanto è stato fortunato il caso che, ci ha fatto conoscere: in un ambiente sauna-club dove tutti sanno che, il piacere materiale, può essere vissuto, in maniera discreta, ma libera, in qualunque luogo e combinazione.

Tu eri lì da sola, alla ricerca di quello che chiamavi: trovare emozioni forti che ci inducono a credere di essere ambita/desiderata/apprezzata. La tua vena di esibizionismo, riuscivi a viverla in maniera pacata, ma almeno, un poco accentuata.

Io ero solito, come te, di frequentare questo ambiente, nella speranza di conoscere gente che, come me, sanno apprezzare anche solo il lato fisico, del sesso. Senza necessariamente intraprendere un tragitto emotivo assieme.

Ci siamo avvicinati, e chiacchierato diverso tempo. Io mi sentivo titubante, perché ti vedevo con chi pensavo fosse il tuo compagno. Un mussulmano con una verga alquanto imponente. Alla fine, siamo riusciti a vincere le nostre remore, e siamo finiti tutti e tre a letto, dove ti ho scoperta estremamente elastica e penetrabile con l’intera mano, in fica… Il tuo lui, ha gradito questi eccessi e si è prodigato, in contemporanea, di stantuffarti il culo a dovere.

Indescrivibile piacere che ho provato, nel vedere che godevi a fontana, di questo a****lesco trattamento.

Tutto quanto è accaduto, fa parte delle mie “preferenze”: Mi piace la donna disinibita, che sa dire quello che vuole.
Mi piace un casino giocare con la fica di una donna, e sentirne le pulsazioni di voglia, che portano sia l’ingresso a risucchiare tutto ciò che si presenta di fronte. Come godo nel vedere una donna che, sbrodola letteralmente, mentre gode. Senza ne ritegno, tanto meno vergogna di godere così esplicitamente.

Alla fine, all’uscita, siamo riusciti a darci un indirizzo mail, col quale riuscire a tenere contatto. Siamo riusciti ad evitarci, la bellezza di 4 anni. C’era uno scambio di mail e messaggi.
Di tanto in tanto, ci scambiavamo anche la voglia di uscire a cena assieme. Ma in concreto, tu aspettavi io facessi un primo passo deciso, mentre io non leggevo chiaramente, il tuo consenso.

Alla fine, dopo tanto tempo, mi sono lanciato, e suggerito di uscire per una pizza…

Ci siamo avvicinati in modo innocente, se non ché determinato. Compreso il comune piacere nel visitare club e saune, ho suggerito d’andare in un club di mia conoscenza, in svizzera interna. Qua, la gente è sì altrettanto determinata, ma meno bigotta e meno insistente.
Tu hai subito accettato di gran lena. Ti piace farti vedere. Sei una donna di 45 anni, ma con un culo sodo, ed un portamento signorile, quanto perversa ed determinata, se decisa o provocata.

Nel frattempo, da quando ci siamo rivisti, ti ho (e più che altro, a me stesso) confermato, il mio sentirmi bisessuale. Dopo un primo conflitto istintivo, tu mi hai confidato che, la cosa non ti dava poi tanto fastidio.
Tu sei gelosa solo per quello che mi potrebbe dare un’altra donna. Mentre l’idea di condividere un altro uomo, con me, ti intrigava.
Per cui, anche questo lato era chiarito.

Oggi mi rendo conto che, già in questa fase, si stava sviluppando il mio piacere nell’essere “cuchold”… Solo non me ne capacitavo ancora … Non riuscivo ad inquadrarlo e capirlo bene. Mi eccitava l’idea di vedere la mia donna, desiderata da altri … Impegnata in pratiche “scabrose” con altri …

A me piace guidare la macchina, e durante il tragitto, so che mi piace intavolare discorsi più o meno interessanti. Oramai ci conoscevamo da quasi 4anni e mezzo, ed avevo già confessato tanto di me, che altri avrebbe potuto disgustare. A te, non solo non ti ripugnava, ma ti eccitava addirittura.
Abbiamo scoperto tanto, la similarità delle nostre vite e voglie, che per quel tragitto, avevo deciso di confessarti anche la mia passione per “giocattoli”

Se al primo momento, hai cercato di fingere indignazione, la tua eccitazione, riguardo l’argomento, ti ha indotto ad essere sincera, e confermarmi anche il tuo di interesse. Tanto era elettrica l’atmosfera nella nostra macchina, che alla fine, non sono riuscito a res****re, e ti ho mostrato, un piccolo giocattolo, che mi ero portato come “peperoncino” per quella sera di trasgressione, che ci eravamo prefissati.

Tu sei rimasta estasiata da Reddy: Un Butt-Plug di medie dimensioni. Te lo guardavi, e mi hai perforato di domande a riguardo: Quando, dove, come, con chi, per quanto ecc ….
Alla fine, mi hai reso spudoratamente partecipe che, sentivi una voglia irresistibile, di provarlo subito, su te stessa. Eri un poco preoccupata per la sua circonferenza, ma dicesti che, se riesco a prenderlo io, anche lei vuole esserne in grado.

Io sono rimasto un poco spiazzato. Non mi aspettavo tanto apprezzamento, tanta voglia spontanea. Ti suggerisco di attendere un attimo, in modo che posso uscire su di una piazzola di sosta. Ma tu, da brava esibizionista che sei e che gode, nel sentirsi guardata/ambita, mi confessi di volertelo mettere, in vista di chiunque ci passa affianco.
Mi chiedi esplicitamente di “puntare” camionisti. Così, io provvedo di ridurre la velocità, in modo da poter passare/sorpassare lentamente i camion, che ritenevamo “interessanti.
Il desiderio era quello di essere vista, e far infoiare qualche bel camionista.

Ancora non sapevo cosa gestivi in mente …

Detto/accordato, fatto. Ti sei slacciata la cintura. Inginocchiata a rovescio sul sedile, mi mostravi il tuo culo nudo, che affiorava dalla quasi inesistente minigonna, con la quale ti sei addobbata(alla “puttanesca”) per la ricorrenza dei nostri intenti.
Cominci a spalmarti un poco di crema lubrificante, che io per esperienza avevo incluso nel bagaglio. Mi guardavi diritto negli occhi, mentre lo facevi.
Mi stuzzicavi a dire quello che provavo e pensavo, nel vederti tanto porca/disinibita.

Nel frattempo, abbiamo percorso diversi chilometri … sorpassato diversi camion. E tu su mio espresso desiderio, guardavi esplicitamente nella cabina del conducente, per farmi rapporto dettagliato delle loro reazioni.
Nel frattempo Reddy cominciava a scivolare bene dentro a tuo sfintere. Ma la sua circonferenza, ti era ancora troppa, per riuscire ad ancorarlo dietro la tua rosetta, regalandoti la piacevole sensazione di sentirti presa, e non dover aver paura di spingerlo fuori.

Continuavi a masturbarti il culo, dicendomi le porcherie più esplicite che ti venivano in mente, mentre passavamo ad una velocità estenuante-mente lenta, i camion che si prospettavano all’orizzonte.

Nel frattempo, incitato da te, ma anche perché nemmeno io sono riuscito a res****re a non fare parte attiva all’accaduto, ho cominciato a stantuffarti io il culo, con quel bel oggetto che cercavo, di volta in volta a spingerlo sempre più profondo in te. A questo punto, volevo tu ti sentissi e fossi presa fino all’ingrasso nel club. (ancora ca. 2 ore di viaggio).

Tu mi sbrodolavi copiosamente sul sedile della macchina. Fortuna che avevamo portato anche degli asciugamani. Io ti stantuffavo a dovere, tu godevi senza ritegno ne remore. Urlavi il tuo piacere, misto ad inviti a sfondarti il deretano.

Io guidavo, per fortuna adagio, e spingevo reddy nel tuo culo… Ad un certo punto, affianchiamo un camion con rimorchio ungaro. Dietro a me, non ci sono macchine, che potrebbero indurmi ad accelerare la manovra di sorpasso. Così raggiungo la cabina di pilotaggio del camion, giusto quanto basta, per permettere al conducente, nel momento che si accorge di questa manovra di sorpasso anomala, di guardare dentro al nostro abitacolo.

Lei, da gran maiala che sto venendo a conoscere, mi descrive dettagliatamente le reazioni del fortunello di turno.
Con voce roca, mi confessi che lo stai eccitando, guardandolo esplicitamente in faccia, sorridendogli, mentre lui può distintamente vedere come io ti inculo con reddy, che grazie al suo colore si evidenziava bene nel tuo culo.
Io cerco di approfittare del momento, e cerco di infilartelo per intero, ma trovo sempre ancora un poco di resistenza nell’infilarlo tutto.
Dietro a noi, ancora nessuno, così questo spettacolo continua ancora, inesorabile per qualche chilometro, per la goduria di tutti i partecipanti.
Tu ti ecciti dal fatto che, cerco di deflorarti il culo, con un but-plug, e dal fatto che uno sconosciuto, sta ammirando una donna così infocata dal suo esibizionismo.

Il camionista, mi dicevi, si prodigava in gesti e smorfie sia espliciti quanto perversi, che lo inducevano sia a sbavare, quanto a sbandare …

Il momento che, decidiamo di proseguire, e cerco di sorpassarlo, ecco che questo, si attacca alle trombe del camion.
Lo spavento, l’eccitazione, il piacere di essere così maiala, ti ha indotto, proprio in quel mentre, di praticamente risucchiare col tuo ano, il benvoluto intruso: Reddy.!

L’urlo che hai lanciato, sentendoti prendere così tanto, sentendo le trombe del camionista, sentendoti tanto troia è stato senza eguali.
Ed io una volta superata la paura di averti fatto eccessivamente male, mi sono reso conto di che razza di troia avevo affianco ….

Reddy in culo, un orgasmo che ti pervade tutta. Il fiato corto, ed una grande eccitazione in corpo, ti inducono a dirmi: “fagli capire di accostare alla prossima piazzola. Lo voglio ringraziare”

Io, perplesso, ti guardo, e capisco solo in parte, il tuo progetto..
Sono deciso ad appagare qualunque voglia ti venga. Gioco un poco coi freni, freccia e cc. e faccio intendere al nostro complice, le nostre/sue intenzioni.

Arriva la DESIDERATA piazzola, io accosto ed attendo di vedere se e dove il camionista posteggerà.

Tu sei sempre ancora elettricamente eccitata, sia dal butt-plug sempre ancora in culo, sia anche dall’idea di ciò che ti sei prefissata di fare.

Vladimir, esce anche lui dall’autostrada e si volge verso i posteggi per camionisti.

Posteggia in fondo, vicino ad una zona per pick.nick, nel verde. Spegne il camion, ed attende. Io proseguo, e posteggio dietro al camion, dalla parte del passeggero, e spengo la macchina.

Subito, al finestrino del camion, sorge il sorriso infoiato di Vladimr.

E’ la prima volta che lo vedo direttamente, e lui mi squadra non poco.
Io gli strizzo l’occhio, e lui sorride. Abbassa il finestrino, e formula uno stentato “ciao”.

Tu dietro di me, mi chiedi se si può comunicare. Io indago, e scopriamo di avere una lingua in comune: il tedesco.

Alche, mi preghi di chiedere a Vladimir, di chiamare via CB, eventuali amici suoi, perché la troia che mi porto appresso, ha voglia di sborra, ed emozioni forti.

Vladimir, riflette un’attimo, i suoi occhi si illuminano, e si mette alla radio…

Nel frattempo, tu sei scesa dalla macchina, e metti in mostra il tuo eccitato corpo. Mini da urlo, dove serve poca distanza per notare sia che non porti biancheria intima, ma anche che, hai sempre ancora Reddy, ben conficcato nelle viscere.
Una giacca jeans, senza nulla sotto, dove i due bottoni chiusi, lasciano intravvedere i tuoi seni vogliosi

Ti appresti ad andare verso i tavoli, con panche fisse, che si intravedono poco distanti.

Anch’io, mi appresto a scendere, perché non so bene cosa hai in mente, ma non voglio lasciarti sola.
Il tempo di accendermi una sigaretta, che il nostro “amico” ci raggiunge.

Mi saluta di nuovo. Saluta anche la troia che mi accompagna, e si vede che ha un bel batocchio, tra le gambe. Tu sorridi.

Vladimir mi dice che, è riuscito a sentire due amici, che erano poco più indietro nel tragitto. Mi confida che, vogliono raggiungerci in poco tempo. Io te lo dico, e i tuoi occhi scintillano di voglie.

Ti osservo, alla ricerca di un indizio sulle tue intenzioni, e ti vedo leggermente studiosa. Sicuro stai pensando a come raggiungere il tuo scopo, nel modo più comodo possibile.

Ecco che ti vedo sederti su di una panca, con la schiena rivolta al tavolo. Guardi Vladimir e gli fai un gesto esplicito, di avvicinarsi. Questo, si piazza davanti a te, il cavallo all’altezza della tua bocca. Ti guarda all’ingiù e dice in tedesco stentato: che gran vacca che sei…

Tu non ci vedi più. Senza nemmeno esitare un pochino, ti affanni ad aprirgli i pantaloni. Lui ti aiuta, in maniera quasi impacciata.
Tu mi guardi, e sussurri che, puzza anche un poco. “che bello, anche condito!" dici.

Un attimo dopo, ti vedo girare la testa verso di lui, apri la bocca e avvolgi la sua cappella, già molto gonfia, con le tue labbra. Vedo l’impronta della tua lingua, sulle guance, mentre ti immagino leccargli la cappella, mentre con le labbra lo risucchi, da brava pompinara che sei.

Lui rantola qualche cosa di incomprensibile, e lo vedo prenderti la testa, per spingerti il suo cazzone, fino alle tonsille. Tu soffochi un poco, ma poi ti riprendi subito, e cerchi di assecondare le stilettate del camionista, godendo del suo cazzo, praticamente in pancia ….

Vedo le tue lacrime rigarti il viso, e mi abbasso a baciartele asciutte, mentre tu, inesorabile, succhi questo magnifico esemplare di cazzo.

Quando lo estrai la prima volta, i suoi pantaloni sono scesi fino alle caviglie, e le sue misure sono ora visibili e spaventose. E’ enorme. Lungo un 22-24 cm, ma anche bello grosso e venoso. Lo si vede proprio pulsare, dall’eccitazione …

Tu te ne appropri, e lo scappelli, come piace fare a te. Te lo rificchi in bocca e cominci a pomparlo rumorosamente.

Io ti sono affianco e ti sussurro che gran pezzo di troia che sei … Succhialo puttanella, mungilo.
E’ il primo di questa nostra serata, dedicagli tutte le attenzioni … fallo venire …. Goditelo …. Assaporalo … sentiti vacca … facci vedere che razza di pompinara sei, così presa anche in culo …. Che gran troia che sei…

Dopo diverso tempo, così impegnati, non ci siamo nemmeno accorti dell’arrivo dei !4! amici di Vladimir.

Io te lo faccio notare, e tu, lasciando un attimo il cazzo di Vladimir, ti giri, dai un “Guten Abend” ai nuovi arrivati e chiedi innocentemente: “Blasen…?”(=pompino…?)

Io mi scosto quel tanto da lasciare posto ai nuovi arrivati, che in piedi, col cazzo in mano, ti si avvicinano …
Tu abbandoni la presa delle mani dal cazzone di Vladimir, per afferrare almeno due dei nuovi arrivati.
Questi, si fanno in cerchio, attorno a te, porgendoti il loro membro …

Inebriata, esclami: “che bello, che bello” e ti infili il primo fallo che ti arriva a tiro.

Prosegui così diverso tempo, ingoiando ogni singolo centimetro di cazzo.

Vladimir, eccitato da tanto ben di dio, resiste poco, e prendendoti la testa, ti infila il suo cazzone fino in gola, dove si appresta a godere sonoramente.
Dopo mi dici che è riuscito a farti ingoiare tutto quel ben di dio, senza nemmeno sentirne il gusto, tanto lo aveva spinto in fondo alla tua gola.

Ma per fortuna tua, ne hai altri 4 a disposizione, ai quali ti dedichi, senza pause ne stanchezza.

Fortunatamente, la nostra piazzola “ del suplizio”, era un poco riparata dai camion posteggiati. In questo modo, i tre quarti d’ora che abbiamo trascorso lì, nessuno ci ha disturbati.

Tu sei riuscita a mungere tutti e 5 i gentili donatori.

C’è stato chi, ha voluto anche frugarti tra le gambe. Ma trovando il culo occupato, hanno potuto solo farti dei piacevoli ditalini, che tu hai giustamente ricambiato con sugosa sborra delle tue godute.

Ogni volta che uno ti veniva in bocca, tu facevi in modo da farmi vedere la schiuma bianca nella tua bocca, prima di deglutirla, vistosamente appagata.

4 t'ho permesso di berli ed ingoiarli, ma uno, l’ultimo, ti ho chiesto di fartelo scivolare dalle labbra, sul tuo viso, sul tuo petto nudo.
Questo, mi ha permesso di esaudirmi un desiderio particolare: Il spalmartelo sul viso e corpo.

E così ho fatto: ho cominciato ad accarezzarti la faccia, spalmandoti lo sperma estraneo, su tutto il viso, sul collo, sui seni. A questo punto, non ho più resistito, e mi sono abbassato a baciarti intensamente.

Mi è piaciuto molto, sentire il gusto di sperma estraneo, sulle tue labbra, sul tuo collo.
Mi arrapava non poco, il sentire il tuo odore così perverso quanto luridamente eccitante.

Ti vedevo tanto eccitata quanto appagata. Mi piaceva molto la sensazione, di essere IO l’uomo di questa puttana.
Non mi disturbava per niente, anzi mi eccitava, l’idea che tu ti fossi adoperata con 5 estranei …

Imbrattata, tremolante e presa ancora da Reddy, ti ho accompagnato alla macchina, dove ti sei lasciata cadere nel sedile, sul asciugamano, e dove hai risentito bene, Reddy, piantato dentro il tuo ano.

Hai chiuso gli occhi, e mi hai ringraziato. Io perplesso, ho ricambiato il grazie, per avermi permesso di ass****rti in un momento così eccitante e scabroso…

Dopo una lieve pausa, ci siamo rimessi in strada, per raggiungere il posto, dove volevamo sfogare la tua sete, originariamente.

Ti ho “ordinato” di trattenere Reddy in culo fino al nostro arrivo, e la cosa, ti ha tenuto in eccitazione, fino al nostro arrivo.

Durante il rimanente tragitto, ci siamo scambiati pensieri ed emozioni provate, poc’anzi.
Qua che ho scoperto, la similarità del nostro piacere, nel fare cose “oltre il limite della società per bene”.
Di vivere emozioni forti, e di non aver paura di affrontare anche più soggetti alla volta….

Un tragitto corroborante, e appagante senza eguali ….

Quello che abbiamo vissuto poi nel club, ve lo racconto in un altro episodio.
Vi basti sapere che, quella sera/notte, lei ha conosciuto e munto ben altri 12 cazzi. L'ho montata, l’ho fatta montare … addirittura da tre alla volta … Ma tutto questo nel prossimo racconto.

Spero che questo racconto, vero, piaccia a qualcuno.

Magari lo legge anche una lei/coppia, alla quale piacciono le possibilità che queste situazioni offrono.

So che ci sono tante donne, alle quali piace sentirsi/atteggiarsi da troia. Solo hanno paura di ciò che il compagno potrebbe pensare di lei.

Io mi dichiaro libero da queste gelosie, anzi, sono alla ricerca di una nuova compagna (sono tornato “single”), col quale vivere questo tipo di emozioni e situazioni.

Per cui, non esitate:
Commentate, commentate e commentate

OK
Ciao, Thom



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Posted by thobi68 1 year ago  |  Categories: Fetish, Group Sex, Taboo  |  Views: 646  |  
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Alessia la dea del sesso

Racconto trovato in rete su xhamster.

Mi ero trasferito alla fine di agosto a Milano per motivi di studio, all'inizio è stato un gran trambusto, lo spostarsi da una piccola città di provincia ad una grandissima città con i suoi ritmi frenetici ma il fatto che non conoscevo nessuno pesava ancora di più, andai ad abitare in un'appartamento piccolo ma almeno avevo la mia autonomia. Il palazzo era abitato da famiglie, c'erano certe madri di famiglia che mi capitava di incontrare per le scale e mi facevano eccitare, più di tutte mi eccitava una bellissima ragazza thai, capelli neri, carnagione mulatta, un fisico giunonico da far paura, due tette grandi ma che alla vista davano l'idea che nonostante la prosperosa misura erano seni turgidi da accarezzare e stringere tra le mani, inutile dire che da quanto l'avevo visto mi ispirava una grande voglia di sesso senza limiti, una vacca da prendere e da montare con grande voglia, la mia prima impressione fu data non solo dagli abiti succinti che vestiva quotidianamente che mettevano in risalto le sue strabilianti forme ma anche dalla grande mole di amicizie maschili che mi capitava di incrociare assieme a lei sulle scale.
All'inizio mi concedeva solo un saluto ma pian piano iniziammo a scambiare qualche battuta sul più e sul meno, la situazione galeotta si presento un sabato mattina tornando dalla biblioteca dell'Università, ero andato a studiare in vista del primo esame, la vidi, Alessia con le borse della spesa saliva le scale, vedendola affaticata colsi l'occasione al balzo e gli chiesi se potevo darle una mano.
"Oh grazie menomale sono molto stanca."
"Su dammi qua le porto su io."
Nel modo in cui mi porse le borse si abbasso un pò e potei intravedere lo spacco delle sue meravigliose tette, mi venni duro all'istante, salimmo nel suo appartamento e mi chiese di entrare.
"Dai ti offro qualcosa per sdebitarmi."
Inutile dire che accettai senza troppi convenevoli, l'occasione per stringere un rapporto con lei era troppo ghiotta, ci sedemmo un'attimo nella suo salotto, io ero ancora in erezione, sia per la vista di poco prima, sia perchè adesso me la ritrovavo davanti.
"Prendiamo una birra?"
Mi disse
"Si dai oggi è sabato, dopo una settimana di stress ci vuole."
"Eh si lavoro tutta la settimana."
Andò in cucina a prendere la birra, io nel frattempo mi massaggiai la patta dei pantaloni noncurante lei potesse tornare da un momento all'altro, ero troppo eccitato tanto da non accorgermi che lei era tornata e mi guardava con un sorriso sornione, aveva abboccato, nonostante tutto si sedette e mi verso la birra nel bicchiere. Mentre sorseggiavamo la birra lei inizio a farmi a un piedino, la guardai come se volessi spogliarla, posai la birra sul tavolo e mi alzai, andai in fronte a lei e iniziai a toccarle le tette, erano sode nonostante la grande taglia.
"Alessia mi fai impazzire."
"MMM lo so fin dalla prima volta che ti ho visto, ho capito che mi volevi scopare da come mi guardavi."
Mentre diceva questo mi sbottonò i pantaloni, inizio a segarmelo mentre io scostavo le bretelle del top che indossava, lo abbassai, presi i seni e li tolsi dal reggiseno, erano favolosi, nello stesso istante me lo prese in bocca, un pompino da favola, la sua lingua giocava con la mia cappella.
"MMMMM sei proprio una porca fantastica."
"Siii sono una porca, dai andiamo in camera voglio che mi monti, fai uscire la troia che c'è in me."
Mi prese per il cazzo e andammo in camera sua, era fantastica con quel corpo formoso, le tette penzolanti mi guidava verso camera sua, neanche il tempo di entrare in camera la presi la sbattei sul letto a pancia in su e gli tolsi gli short e le mutandine, avevo davanti la sua fica che era già un lago di piaceri, iniziai a sgrillettare il clitoride, mi abbracciò, iniziammo a fare un 69 aveva il mio cazzo in bocca mentre infilavo a poco a poco tutta la mano nella sua figa bagnatissima, ogni tanto la sentivo mugolare, era un gran piacere, dopo un pò la misi a pecorina mentre la tenevo per le tette era una vera troia da monta
"Siii troia sei fantastica."
"Siii sono una troia, scopami scopami, si cosi mi piace ancora, lo voglio nel culo."
A quella parola non resistetti mi sputai sul cazzo e glielo ficcai piano piano dentro, più entrava e più aumentavo il ritmo.
"Sei una vacca da monta."
"Siii che bello, è vero che mi scoperai ogni volta che mi verrai a trovare?"
"Certo puttana, ho certe fantasie per te in serbo, questo è solo l'inizio."
"MMMMMM siii che fantasie?"
"Con il tempo vedrai..."
Dopo un pò che gli avevo trapanato il culo già aperto di suo stavo per sborrare, la presi per la testa e la girai verso di me.
"Vieni qui troia succhia che ti sborro tutto in bocca troia."
Inizio a segarmelo, a leccare la cappella come se fosse un gelato, quando stavo per venire glielo ficcai in bocca, sborrai come non mai, lei lo prese ed inizio a fare dei gargarismi e a ingoiare tutto proprio come una vacca.
Quando ebbe finito andammo a fare una doccia assieme, notai che si porto un dildo, sotto la doccia ci insaponammo e iniziammo a limonare, presi il dildo che aveva nelle mani e glielo ficcai nella fica mentre succhiavo i suoi capezzoli, venne un'altra volta, finita la doccia mi masturbò, non lo prese in bocca nonostante io la invitassi a farlo, non voleva diceva che doveva fare una cosa,dopo un pò venni e lei prese la sborra se la passo tra le mani e se la spalmò in faccia.
"La sborra è la migliore crema per mantenere la pelle giovane."
Ci asciugammo, dopo 5 minuti si asciugò la faccia poi ci rivestimmo, l'aiutai a sistemare la spesa, mi accompagnò alla porta e mi diede un bacio, mi disse.
"Sei stato bravo, vorrei proprio scoprire le tue fantasie."
"Ehehehe domani mattina sali su da me e vedrai."
Me ne andai e salii al piano di sopra dove c'era il mio appartamento.
L'indomani mattina mi svegliai di buon umore dopo la mattinata passata il giorno prima, mi misi a studiare per qualche oretta quando mi citofono Alessia, la vidi dallo spioncino della porta era vestita come se dovesse uscire, era più bella che mai, una canotta elegante rossa, una gonna nera, in più era truccata con le sue belle tette come al solito in risalto, per quanto non stetti molto a guardarla dallo spioncino notai che era un pò giù, l'accolsi con un sorriso cercando di farla stare serena, era imbronciata, andammo in camera mia, i miei coinquilini quel week end erano ritornati nelle loro città, ci sedemmo sul letto.
"Che è successo Alessia?"
"Niente, mio marito mi aveva promesso che mi portava a pranzo fuori e invece è andato a giocare a pallone con i suoi amici."
"CHE STRONZO!!!"
Mi aveva promesso che oggi stava tutto il giorno con me, mi ero messa pure l'intimo adatto invece sto stronzo preferisce giocare a pallone.
"Sono venuta per chiederti se potevamo pranzare assieme?"
"Ma certo a patto che oggi cucino io, tu sei la mia ospite."
Mi sorrise, mi abbraccio forte mentre io sentivo le sue tette stringersi sul mio petto, allentò la presa e inizio ad accarezzarmi il pacco.
"Lasciami fare ti voglio dare un gran bel regalo."
Mi tolse i pantaloncini che indossavo e i boxer, inizio a segarmelo tutto, poi si tolse la canotta, aveva un reggiseno di pizzo rosso, non potei fare altro che prenderla e baciarla volgarmente mentre la stringevo per i capezzoli, ci stavamo eccitando nonostante tutto.
"AHAHAH ti ho detto che oggi faccio io, sono tua, sono la tua porca, la tua zoccola, c'è qualcosa in te che mi fa sentire cosi donna di letto, ma la cosa mi piace e voglio dimostrartelo."
Rimasi in silenzio ma con lo sguardo gli feci capire che avevo intuito quello che voleva dirmi anzi la cosa mi piacque molto, si tolse il reggiseno e me lo sbatte in faccia, poi si mise in ginocchio davanti a me prese il mio cazzo e le lo mise tra i seni, era favolosa, porca, sorrideva con malizia ogni tanto leccava con la lingua, era tremendamente porca cosi porca che quando suonò il suo cellulare dopo aver risposto continuo a farmi la spagnola, era suo marito rimasi stupito.
"Si pronto amore... ma no tranquillo mi sto riposando, no no tranquillo non ci sono rimasta male, ma era da molto tempo che non vedevi i tuoi amici? Non ti preoccupare per me, si si ok questa sera andiamo al cinema, dai adesso stacco che ho sonno."
Chiuse il telefono giusto in tempo perchè stavo per venire.
"Dai sborrami in faccia... alla faccia di quel cornutone di mio marito, fammi sentire donna... quel coglione mi ha lasciato per gli amici e io gli metto un bel paio di corna, dai che non finisce qui lo faccio diventare cervo a primavera."
"SIIIII ecco sborro troia è tutto per te, sei una grande troia."
Gli sborrai sul seno, vennero fuori grandi fiotti, ero terribilmente eccitato dalla sua porcaggine, dopo un pò lei si asciugò la sborra con il fazzoletto e tornò a letto, ci baciammo ancora per molto tempo, dopo iniziammo a scherzare e a chiacchierare, mi racconto che suo marito non la scopava molto quindi si era fatta vari amanti e continuava a darci dentro con nuove esperienze, mi racconto che una volta si scopò 2 neri conosciuti mentre cercavano di vendergli qualche calzino in cambiò di qualcosa. Dopo aver chiacchierato un pò con loro i 2 neri avevano notato che lei guardava spesso la loro patta dei pantaloni, infatti lei stava già fantasticando sui loro enormi cazzi, si era lasciata prendere e dopo averli portato a casa si era fatta fare di tutto, lei era maledettamente porca e maledettamente insoddisfatta da quel marito di 15 anni più grande di lei che raramente la faceva sentire donna, questa cosa non gli piaceva anche se era felice con lui non si sentiva apprezzata come donna nonostante a molti ispirava grande sesso.
Mi raccontò che ancora adesso gli capita di scopare con quei due negri, che qualche volta si era lasciata andare a qualche gang bang con i loro amici, frequenta privè dove andava a soddisfare le sue voglie con ragazzi più giovani o con donne, a lei piace molto lesbicare, questa cosa mi piacque molto non l'avevo mai fatto con due donne quindi gli chiesi di potermi organizzare un'incontro a 3 con qualche altra sua amica, mi rispose si, si poteva fare, doveva vedere chi era disponibile.
Passammo la mattina e il pomeriggio insieme in cui scopammo come matti, facemmo sesso in tutti i modi mettendo la panna nelle sue tette, nel mio cazzo, ci leccammo a vicenda, fu una giornata memorabile, lei era diventata la mia porca ed io il suo stallone che la soddisfaceva, scese a casa sua verso le 19:00 con la bocca ancora pregna della mia sborra, voleva baciarlo cosi, voleva umiliare il suo cornuto.
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Posted by marcomerivot 9 months ago  |  Categories: First Time  |  Views: 1168  |  
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esibizionismo in spiaggia

Racconto trovato in rete su xhamster.

Salve ragazzi,oggi vi racconto quello che ho fatto per la mia ultima giornata al mare.
La scorsa settimana ho voluto chiudere in bellezza l'estate col mio amante, giorni prima avevo comprato un bel bikini bianco sottilissimo e trasparente per stuzzicarlo un po', volevo vedere la sua faccia e le sue reazioni perchè non mi fa mai complimenti nonostante io mi affanni a comprare cose molto hot, le mie amiche e amici soprattutto, fanno sempre apprezzamenti sulla mia quarta di seno e in verità quando sto senza di lui ricevo diversi approcci e inviti per scopatine al volo. Premetto comunque che non l'ho mai tradito e lui ogni volta che gli racconto di qualche avances ricevuta in sua assenza mi risponde sempre allo stesso modo.
"Beh potevi farlo divertire, ti ha fatto dei bei complimenti."
Questa sua frase la detesto ma alla fine lo perdono perchè nei momenti di passione capisco e sento chiaramente che gli piaccio e lo faccio godere, comunque arrivati in spiaggia gli metto subito sotto gli occhi il nuovo costumino e gli sussurro nell'orecchio.
"Sai sotto poi mi sono completamente depilata, sono liscia e unta come piace a te, seguimi in acqua!"
Lui senza accennare ad alcun complimento ne espressione di piacere mi segue, entrati in acqua lo tiro a me per fargli sentire il mio seno, la mia fica che già si pregustavano una bella penetrazione, notai che il suo pisello era già duro come il legno ma guardandomi disse.
"Non diamo spettacolo ci guardano c'è gente ovunque."
Io allora per essere spiritosa gli dissi.
"Eh lo so che ci guardano, è da quando siamo arrivati che un gruppo di ragazzi mi sta fissando ma alla fine non vedono nulla, siamo in acqua dai!"
Alla mia battuta si irritò e scostandosi da me disse.
"Beh forse sono troppo riservato per te, dovresti farti apprezzare da tipi sfacciati e guardoni come quelli!"
Rimasi delusa e stizzita allo stesso tempo ma per non peggiorare le cose non replicai e mi distesi accanto a lui sulla spiaggia, restammo circa un'ora senza parlarci, intanto gli occhi di quei ragazzi erano sempre su di me, li intravedevo con la coda dell'occhio, almeno loro mi apprezzavano e sicuramente mi desideravano, questa era la mia unica consolazione, se così si può chiamarla, volevo a tutti i costi riprendere a parlare con lui, gli chiesi di spalmarmi un po'di crema sulla schiena, purtroppo erano rimaste solo poche gocce e così gli dissi.
"Adesso mi brucerò tutta, il seno si farà rosso peperone e tu non mi guarderai più vero?"
Lui senza scomporsi rispose.
"A quei ragazzi piaceresti ugualmente, poi hanno la crema che serve a te, chiedigliene un po' sicuramente te la daranno perchè tu sei bellissima no???" (con un fortissimo tono sarcastico)
Io gli risposi che non avevo voglia di litigare, poi se gli altri mi guardano a me non interessa e volevo solo lui.
"Cosa ci posso fare se gli uomini mi guardano e mi desiderano?"
"Tu invece non mi dai mai soddisfazione."
Gli dissi e mi distesi di nuovo a prendere il sole.
"Vuoi che ti dia soddisfazione???"
Mi chiese.
"Bene, te la darò se ti esibisci in un certo modo!"
"Sarebbe???"
"Ti do la possibilità finalmente di ricevere i complimenti che meriti, mostra le tue grazie a quei tipi, con la scusa della crema solare spogliati davanti a loro e spalmati!"
Io incredula a quella proposta risposi.
"Ma scherzi o fai sul serio?"
"Sono serissimo, sicuramente attirerai la mia e la loro attenzione!"
Considerai quella cosa una sorta di affronto e di sfida ma lo accontentai, mi diressi verso i ragazzi che mi osservavano dalla testa ai piedi scambiandosi occhiatine maliziose, mi fermai davanti a quei guardoni pieni di ormoni pazzi e con tono deciso dissi.
"Scusate ragazzi avreste della crema solare?"
"La mia mi è appena finita."
Uno di loro s**ttò subito e allungando la mano in uno zaino tirò fuori un flacone porgendomelo senza parlare, a quel punto mi posizionai in modo che tutti i sette otto spettatori potessero ammirarmi e mi slacciai il pezzo di sopra rimanendo in topless, volevo soprattutto che mi guardasse il mio amante stronzo e depravato, ognuna delle loro facce aveva una propria espressione, chi sorrideva, chi rimaneva imbambolato, chi era arrapato, ma nessuno parlava. Mi spalmai la crema lentamente partendo dall'alto del seno per poi arrivare giù in fondo e poi tornare verso i capezzoli che stringevo tra il pollice e l'indice in modo che si indurissero e sporgessero di più, mi piaceva essere guardata, era bello sentirsi osservata, desiderata e considerata una troia, avevo comprato il costume per lui che non mi aveva degnato di una parola e alla fine stavo li a mostrarmi a seno nudo davanti a lui e a degli estranei. Finii lo show ringraziandoli per la crema ma uno di loro mi disse di tenerla perchè poteva servirmi e infatti non si sbagliava, tornai sul mio asciugamano e lui con aria serena ma ironica disse.
"Ora siamo tutti felici, tu io e i ragazzi!"
"Beh sono stati anche gentili, mi hanno lasciato la crema"
"Ahahahahah che bello ringraziamoli allora."
"Come?"
"Girati a pancia sotto con il culo verso di loro."
Io avevo capito che nella sua mente girava la voglia di mostrarmi agli altri, lo assecondai senza controbattere, cominciò a spalmarmi la crema sulla schiena, quando arrivò sul culo mi disse di aprire le gambe, a quel punto lo vidi ungersi a volontà le dita spostandomi il filo dal culo ci infilò lentamente prima il medio poi l'indice e infine l' anulare.
"Sapessi come guardano i ragazzi."
"Io ce l'ho durissimo ti scoperei subito!"
Quella frase fu la conferma di quanto avevo dedotto poco prima, gli dissi che io ero bagnatissima ma sulla spiaggia non lo avrei mai fatto, il suo giochino con le dita mi aveva allargato il culo e mi sentivo la fica gonfia e bagnata, per finire lo show e dare piacere sia al mio uomo sia ai ragazzi mi sedetti sull'asciugamano fissando il gruppo, tirai fuori dalla borsa un pareo, mi tolsi il costume lentamente e piegai le gambe portando le ginocchia verso il petto tenendo le cosce ben aperte, avvolsi il pareo intorno alla vita ma lasciai la fica in vista, il mio uomo mi guardava estasiato, io contenta e soddisfatta gli dissi.
"Tra un po' vorrei andare via ma prima finisco quello che ho iniziato."
Presi il flaconcino che i ragazzi mi avevano dato, guardandoli con la coda dell'occhio mi feci una bella spalmata sulla fica, mi passai le dita al centro ungendomi il clitoride, quando sentii che ero bella unta allontanai le labbra l'una dall'altra con due dita per mostrare l'interno fica al mio pubblico, alla fine mi alzai, mi diressi verso i ragazzi con le mie belle tette abbronzate e unte al vento e il pareo trasparente che lasciava intravedere la fica depilata gli dissi.
"Ragazzi vi ringrazio per la crema, scusate se ne ho usata più del dovuto!"
"Figurati"
Risposero, tornai dal mio uomo che mi aspettava e quando gli fui vicino disse.
"Ho un cazzo così duro che a casa ti sfondo!"
Finalmente mi aveva dato soddisfazione.... Continue»
Posted by marcomerivot 6 months ago  |  Categories: Voyeur  |  Views: 692  |  
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Ho ricevuto questa mail e ve la ripropongo pari, pari. Mi è piaciuta troppo per cambiarla... spero vi diverta e vi emozioni com'è successo a me.

“Gentile Giovanna, mi chiamo Gina e non sono più una ragazza, infatti ho 60 anni. Nonostante figli e nipoti non potrebbero mai immaginarlo,a volte, di mattina quando sono da sola, leggo qualche tuo racconto. Mi ci sono imbattuta per caso, attratta da un titolo che credevo trattasse ben altro: “La Madre”.
Come puoi immaginare non sono particolarmente brava col computer ma non essendo nata ieri so anche che ci sono siti pornografici; non avrei mai il coraggio di andarci per due motivi, primo perchè ho paura che i ragazzi se ne accorgano e poi perchè queste cose non mi eccitano particolarmente.
Ma torniamo a noi; cercando qualcosa da leggere, mi imbattei nel tuo racconto e solo dopo qualche capitolo capii dov'ero finita (sorrido)!
In piena sincerità devo dirti che nonostante mi accorsi che era un racconto erotico non volli smettere di leggere e ti devo fare i miei complimenti perchè l’ho trovato molto bello, nonostante le descrizioni, a volte, pornografiche.
Sorrido ancora di me stessa e mi pare impossibile che sto scrivendo di queste cose; comunque mi sono ripromessa di essere sincera e lo farò!
Mi è talmente piaciuto il tuo modo di scrivere di certe cose, che, per me, è diventata una piccola trasgressione casalinga leggere i tuoi racconti (anche quelli tradizionali mi sono molto piaciuti).
Sono una donna all'antica e quel calore pruriginoso che trasmettono certe tue storie è già tanto per me. Poi, marito non sta bene e sono alcuni anni che non abbiamo più rapporti; viviamo come fratelli, per intenderci.
Seguendoti mi sono imbattuta anche in questa rubrica sull'uso di oggetti erotici, e da questo nasce la mia lettera.
In qualche modo ha risvegliato un mio ricordo del passato e mi è venuta una gran voglia di parlarne, come se volessi sentirmi protagonista per un momento, perchè, cara amica, anche a me, nonostante la “vecchiaia” è capitato di avere per casa un oggetto erotico.

Circa 30 anni fa, mio marito era in trasferta a Milano; da poco avevano aperto i primi Sexy Shop. Conoscendolo, mi sembra di immaginare come abbia trovato il coraggio di entrare... e comunque ci andò.
Qualche giorno dopo il suo ritorno mi chiamò in camera da letto e con aria più ingenua che intrigante mi fece vedere il pacchetto con i suoi acquisti. Non sono un’esperta ma credo che all'epoca ci fosse una scelta di gadget limitata, rispetto a oggi; comunque, nella busta, c’erano: una videocassetta porno di cui non ricordo né il titolo né altro; un completino rosso, mutandine e reggiseno, di misura e qualità indefinite. Ricordo solo che aveva la particolarità di essere aperto tra le gambe, ma era talmente scadente e piccolo che lo buttai alla prima occasione.
Infine c’era un pene di gomma, non potevo sbagliarmi perchè era un lungo tubo, color carne, e si vedeva chiaramente la forma del glande, a grandezza naturale. Non era particolarmente grosso, ma era veramente stranissimo, almeno per me. Innanzi tutto avevo pochissima esperienza di membri “veri”, figuriamoci di falli di gomma. Nemmeno sapevo com'erano fatti. Nonostante tutto, quello che vidi mi sembrò veramente incredibile; era un tubo a forma di cazzo (scusa il linguaggio, ma l’argomento, alla fine, è quello ah ah) solo che era lunghissimo, credo circa mezzo metro, e aveva il glande da tutti e due i lati... come spiegare, come se i cazzi fossero due.
Non capivo assolutamente il perchè di quella strana forma e nemmeno come mai la scelta di mio marito fosse caduta su quell'oggetto. Possibile che li facessero tutti così? Ne dubitavo.
Infatti devo aggiungere che, qualche giorno dopo, nella busta segreta che tenevo nascosta accuratamente, mi accorsi che c’era un catalogo pubblicitario, con tanto di fotografie e, di peni di gomma, ce n’erano di tanti tipi, persino a batteria, elettrici insomma.
Comunque cara amica, tutto questo sproloquio è servito solo a trovare il coraggio di confessarti che, questa vecchia signora, in gioventù (e con molta soddisfazione) ha fatto uso personalmente di un “sex toy” come li chiamate oggi.
E che sono assai grata a quel lungo cazzo, così particolare. Strano a dirsi, mi ha fatto scoprire più cose sul sesso quel pezzo di gomma che la mia quarantennale esperienza di moglie e mamma.
Sì, cara Giovanna, lo abbiamo usato, non spesso, ma ogni tanto sì, e le cose, in quei momenti intimi, prendevano pieghe inaspettate e inconfessabili.
All'inizio mio marito lo usava per infilarmelo in figa e poi lo muoveva con la mano, intanto poteva darmi piacere con l’incessante leccare. Sono clitoridea e con la bocca mi ha dato gli orgasmi più belli e più lunghi della mia vita.
Poi, quando prese dimestichezza con l’oggetto e si rese conto che anch'io amavo lasciarmi andare, cominciò a usarlo per scavarmi il sedere fino a trovare il coraggio di incularmelo.



Fu così che scoprì che non avevo grosse reticenze a fare sesso anale, solo che non avevo mai avuto il coraggio di confessarglielo.
Spesso mi scopava davanti, mentre dietro avevo il dildo ben infisso tra le natiche; altre volte lo tenevo in figa, mentre succhiavo il pene del mio uomo. Insomma, quel coso era un vero portento. Mio marito imparò che amavo l’inculata e iniziò a prendermi anche da dietro con sua (e mia) soddisfazione.
Cara Giovanna non essere troppo sorpresa, ricorda che la mia generazione, specialmente in provincia, era ancora abbastanza succube del concetto di verginità fino al matrimonio. Ma chi resisteva?
Credimi, ti posso garantire che le ragazze di un tempo non se ne stavano con le mani in mano... allora si facevano tantissimi pompini e quasi tutte non solo avevamo il culetto rotto ma, le più passionali, usavano l’ano come una vera figa, provandoci un gusto estremo e venendo come, e meglio, del semplice orgasmo vaginale.
Infatti, in gran segreto e nelle più assurde situazioni, si cominciava a prenderlo intorno alla prima pubertà, e si continuava a lasciarsi sodomizzare fino al matrimonio, che in genere avveniva ben dopo la maggiore età!

Ma non è finita.
I giochi che quel lungo pene doppio ci ha permesso non lasciarono perplesso solo il mio amore, anche per me ci fu una sorpresa del tutto inattesa.
La prima volta avvenne una sera in cui eravamo del tutto soli. Mio marito mi fece voltare nel letto e, pian piano, da dietro, usando molta vaselina, mi penetrò il culetto con estrema dolcezza. Quello che fece dopo, essendo io voltata e delicatamente rilassata, ci misi un po’ a capirlo.
Mio marito si voltò a sua volta; sentii il pene che si muoveva in modo disconnesso, segno che lui stava armeggiando col tubo, ma non sapevo cosa facesse. Alla fine si placò, come si fosse calmato, e rimase immobile. Continuavo a non capire bene, finché, tastandomi il sedere con le dita, mi accorsi che i nostri culi erano di fronte e che, incredibilmente, il cazzo era infisso anche dietro del mio uomo.
In poche parole il mio “maschio” subiva la stessa penetrazione anale che stavo ricevendo io. Provai una sensazione tremenda, incredibile, e ci misi un po’ per accettare la situazione, ma poi presi la cosa con estrema dolcezza. Credo che quella sia stata una delle notti d’amore più belle che io abbia mai provato...

Forse è inutile dirti che, da quella volta, tante cose sono cambiate tra noi, intendo sessualmente, ed io mi sono sentita di fare cose che, se ci penso adesso, mi sembrano impossibili. Abbiamo giocato ancora con quell’oggetto di piacere, provando posizioni che altrimenti mi sarebbero state precluse.
Ricordo che mi rendeva folle di piacere installarmi mezzo cazzo in figa e poi fare la parte del maschio, inculandomi il maritino a sangue; attaccata alla sua schiena, mentre lui, a quattro zampe come un cane, subiva l’oltraggio senza lamentarsi.
Per finire, questa lunga confessione, di cui ti chiedo scusa, devo dirti qualcosa che nemmeno lui sa.
Ho usato il dildo a forma di serpentone anche da sola, naturalmente, e ho scoperto qualcosa che consiglio a tutte le donne: quello strano, magico, attrezzo permette un “gioco” meraviglioso.
Se lo piegate completamente, a “U”, per capirci, con un po’ di abilità si riesce a infilarselo in tutte due i buchi; cosa accade poi? Essendo elastico, il membro spinge, come se volesse aprirsi di nuovo. Bloccato nei buchetti non riesce a uscire e rimane ben saldo, in tensione. Da quel momento in poi non viene fuori, a meno che non lo tirate con le mani.
Giovanna, non mi vergogno a dirti che ho passato intere mattinate, a casa e (dio mi perdoni) a volte sono persino andata a far la spesa, in costante e continua doppia penetrazione. La testa mi girava per il piacere e la lunga sollecitazione fisica mi lasciava spossata per alcuni giorni: ma ne valeva la pena, amica cara.
Mio marito non lo ha mai saputo, né io saprei dirti se si è mai trastullato col nostro cazzo segreto, in solitudine... siamo sempre stati molto discreti al di fuori del letto, e rispettosi.
Io resterò sempre con un dubbio che mi ha assalito spesso, quello di sapere se, il mio uomo, era stato già inculato prima del nostro incontro. Lo stesso vale per lui: sono certa che all'epoca lo ha sospettato, ma non mi ha mai chiesto se e quando mi avessero fatto il culo per la prima volta.
Tua, Gina."... Continue»
Posted by giessestory 18 days ago  |  Categories: Anal, Fetish  |  Views: 1489  |  
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Il viaggio di Valentina e Luca - Ottava parte

Quella mattina mi svegliai di buon’ora, Valentina stava ancora dormendo e ne approfittai per dare un’occhiata alla posta elettronica.
Accesi il mio portatile e andai subito a cercare un messaggio, speravo di trovarlo, ma non ero sicuro.
Prima di partire avevamo conosciuto in chat una ragazza, Rossana, una tipa piuttosto interessante , si era dimostrata subito alla mano e in sintonia con Valentina, abitava in un paese nella provincia di Grosseto e una volta comunicatole che per le ferie avremmo fatto un giro per l’Italia, ci aveva invitati a casa sua per conoscerci meglio.
Aprendo la posta notai subito il suo messaggio che non vedevo l’ora di leggere, ci comunicava che quel fine settimana lei sarebbe stata a casa e quindi rinnovava il suo invito ad andarla a trovare.
Ero soddisfatto e anche eccitato all’idea di poterla incontrare, avevo solo potuto ammirare delle sue foto che ci aveva spedito e sulle quali avevo già fantasticato non poco……. Ne avevamo anche parlato con Valentina e tutti e due eravamo dello stesso parere, una bellissima ragazza sia esteticamente che come persona, insomma eravamo rimasti colpiti tutti e due e tutti e due speravamo di poterla incontrare.
Mentre ero ancora lì che fantasticavo su Rossana e che immaginavo il momento del nostro incontro, Valentina si svegliò; la osservai mentre si stava stirando ancora calda di sonno, nel movimento il lenzuolo che la stava coprendo scivolò in basso facendomi gustare la visione dei suoi seni, tondi e ben fatti, ma soprattutto rittissimi, i classici seni che non hanno alcun bisogno di essere sorretti.
Ci preparammo pagammo il conto dell’albergo e partimmo, la giornata era bella, il sole risplendeva e Valentina con i suoi occhiali scuri mi sembrava più bella e raggiante del solito, una volta in macchina le dissi della mail che avevo trovato e che Rossana ci stava aspettando, cosi decidemmo di chiamarla al telefono per prendere accordi definitivi.
Una volta riattaccato Valentina mi mise al corrente, avevano fissato per quella mattina di incontrarci e Rossana aveva anche dato indicazioni per raggiungere il posto visto che si trattava di una casa fuori dal paese; quindi, cartina alla mano e indicazioni date, per le 12 circa arrivammo nei pressi di una casa di campagna su di una collinetta, era circondata da un bel giardino curato al quale faceva cinta una bellissima siepe di alloro.
Suonato il campanello e apertosi il grosso cancello in ferro battuto, salimmo lungo il vialetto alberato che portava all’abitazione,davanti faceva da teatro un grande porticato completamente arredato con oggetti in bambù e in mezzo al portico, ad attenderci, c’era Rossana con accanto due grossi pastori maremmani che le scodinzolavano attorno.
Era veramente bella come risultava dalle foto, altezza media con un fisico esile ma ben delineato, i capelli scuri e lunghi facevano da cornice al viso sempre sorridente, indossava un abitino leggero e corto che metteva in evidenza le forme del corpo e due seni che sembrava volessero bucarlo.
Ci salutò come se ci conoscessimo da anni e facendoci entrare in casa ci mostrò subito la nostra camera che, come il resto della casa, era arredata con mobili di vecchio stile contadino ma che danno un senso di calore e di familiarità.
Fatta una doccia ristoratrice scendemmo al piano di sotto dove Rossana aveva già provveduto a preparare un ottimo pranzetto a base di affettati tipici della zona e verdure arrosto, mentre mangiavamo avemmo occasione di parlare un po’ di conoscerci meglio e di raccontarci un po’ delle nostre esperienze.
Notai che mentre Valentina raccontava quello che ci era successo nei gironi precedenti durante il viaggio, Rossana era rapita dal racconto e spesso bagnava le labbra con la sua lingua, credo che anche Valentina avesse notato questo, mi rendevo anche conto che, mentre cercava di rendere il racconto il più eccitante possibile si muoveva di continuo sulla sedia e non riusciva a tenere le gambe ferme fissando Rossana con uno sguardo pieno di desiderio.
Comunque terminammo di mangiare e dopo esserci ripostati un po’ decidemmo di andare a fare il bagno in una stazione termale che si trovava li vicino.
Il posto era incantevole, immerso in un boschetto scorreva un fiume di acqua termale che giunto in prossimità di un dislivello, formava delle piccole cas**te di acqua calda; non era molto frequentato a quell’ora e così decidemmo di fare il bagno nudi.
Cominciammo a spogliarci vicino alla macchina, io da un lato, Valentina e Rossana dall’altro; mi stavo slacciando le scarpe, chino in avanti, quando vidi dei piedi di fronte a me, erano non grandi e affusolati, le dita lunghe, con le unghie ben curate e uno smalto trasparente che le ricopriva; lentamente alzai lo sguardo e percorsi quelle gambe che si trovavano lì davanti, abbronzate, lisce, lunghe….…..
Correndo con la testa ancora più in alto mi trovai proprio davanti alla bocca un cespuglietto di peli neri, ben curati e folti, mi soffermai e alzando lo sguardo vidi il viso di Rossana che mi stava fissando con un sorriso a dir poco ammiccante.
Sapeva che la mia eccitazione stava montando al massimo, il suo profumo mi stava inebriando salendo dritto al cervello, il cuore pulsava violentemente come volesse aprire un varco in mezzo al petto…la voce di Valentina ci riportò alla realtà.
Ci dirigemmo verso l’acqua, loro davanti e io un po’ indietro, guardavo quei corpi davanti a me muoversi e l’eccitazione che poco prima avevo provato non accennò a diminuire… anzi aumentava.
L’acqua formava delle piccole vasche su vari livelli, ci soffermammo in una di queste e ci immergemmo per goderci tutto il calore e il benessere che quell’acqua sulfurea può donare al corpo.
Facemmo giusto in tempo a bagnarci che vidi Rossana avvicinarsi a me e dopo un’occhiata data a Valentina e un sorriso di approvazione di quest’ultima, cominciai a sentire le mani di Rossana scorrere lungo il mio corpo partendo dal viso, scorrendo lungo il collo per andare ad afferrarmi le spalle, poi ancora a scendere sui fianchi, accarezzare la pancia per arrivare a prendere fra le dita la mia asta che ormai era dura e tesa dall’eccitazione.
Per un attimo guardai Valentina che si trovava di fronte a noi, lessi nel suo sguardo un’eccitazione quasi famelica, anche lei si stava accarezzando e, assecondando il movimento dell’acqua, si stava palpando con la mano destra i seni, li stava stringendo e insisteva con le dita sul capezzolo che ormai era duro e ritto come un chiodo, non vedevo la mano sinistra ma dai movimenti della spalla e dal muoversi del bacino, intuivo che si stava toccando …la vedevo tremare, sentivo che c’era qualcosa di diverso dalle volte che si era masturbata da sola…
Sentire il calore dell’acqua sulla pelle, vedere Valentina così eccitata nel guardarci e sentire le mani di Rossana che accarezzavano tutto il mio corpo mi mandava in estasi…..
Cominciai anche io ad accarezzare Rossana, la sua pelle era liscia come la seta, le gocce d’acqua sembravano perle sul suo corpo e i miei polpastrelli scivolavano su di essa come su un qualcosa di impalpabile, mi stava fissando con quegl’occhi da gatta e si avvicinò con la sua bocca alla mia;
sentii il contatto delle sue labbra sulle mie, si sfioravano e si toccavano avide… aspettavano solo l’istante in cui la mia lingua entrasse decisa nella sua bocca, subito aperta, decisa a ricevere il piacere tanto atteso.
Sentii un brivido intenso percorrermi il cervello fino a raggiungere il mio cazzo.
A questo punto Rossana si avvicinò, con una mano me lo prese e continuando a baciarmi se lo infilò dentro con decisione…non ne poteva più, le labbra della sua figa si schiusero sotto la pressione della mia punta e finalmente le fui dentro.
Un calore intenso avvolse tutto il mio cazzo e mentre lei cominciava a muoversi avvolgendomi con le braccia il collo, con le mani le presi quelle splendide natiche e agevolai i suoi movimenti con la spinta delle mie braccia.
Guardai nella direzione di Valentina e la vidi completamente inarcuata con la testa all’indietro mentre continuava a masturbarsi con vigore e stringersi i seni in un modo quasi rabbioso.
Sentivo Rossana ansimare per il piacere e muoversi sempre più in fretta, vedevo quei seni davanti a me che saltavano ad ogni colpo che le davo e la sua espressione era proprio quella di chi sta’ per raggiungere l’orgasmo.
Sentii il godimento crescere in me, il cazzo diventò durissimo e lo sentivo scorrere dentro a quelle pareti strette ma ben umidificate dagli umori di Rossana, cominciai a sentire il cuore che batteva sempre più in fretta e sembrava che fosse sulla punta della mia cappella fino a che non raggiunsi l’orgasmo esplodendole dentro.
Continuai a pomparla fino a che anche Rossana esplose in un grido liberatorio e quasi conficcando le unghie sulle mie spalle……….il dolore mi riportò alla realtà e vidi che si erano avvicinati alla vasca un paio di ragazzi, anche loro completamente nudi e a quel punto con la loro erezione tra le mani e se lo stavano menando tutti presi da quello che stavano vedendo.
Erano così vicini al bordo della vasca sul lato dove si trovava Valentina che le bastò alzarsi in piedi per ritrovarsi davanti ai loro cazzi, le prese uno per mano e continuò lei a fare quello che stavano facendo prima loro fino a portarli ad eiaculare sul suo seno.
Si immersero anche loro nella vasca e rimanemmo lì ancora un po’ a goderci il piacevole contatto dell’acqua calda sulla nostra pelle cercando di riprendere fiato per poi ritornare tutti insieme a casa di Rossana.
La serata continuò con una ricca cena a base di pesce e un sonno ristoratore per poi affrontare il viaggio che ci avrebbe portato verso nuove avventure…..... Continue»
Posted by xmerlo 4 years ago  |  Views: 199  |  
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Rosa

questa storia non l'avevo raccontata mai a nessuno per il semplice fatto che sono un uomo sposato e quello che mi è successo in realtà è stato un tradimento e di certo non vado a raccontarlo in giro.
ho deciso di scrivere questa storia perché adoro leggerne di questo tipo soprattutto se vere, mi fanno diventare il cazzo durissimo e aiutano a mantenere più che viva la vita sessuale con mia moglie.
Spero con il mio racconto di essere promotore di una bella scopata così come avviene con me.
Quanto mi è capitato ha come protagonisti me stesso e una ragazza Rosa, del mio stesso paese, quasi una mia coetanea io ho 37 anni, che conosco da quando andavamo al liceo. In realtà Rosa non è molto attraente e un pò bruttina , alta circa 1,55 seni piccoli, cosce tozze, culetto normale da 6 come voto. Non è stata mai presa in considerazione dai ragazzi fin dai tempi della scuola, non ha mai avuto il fidanzato e per sua stessa ammissione è ancora vergine.
Come detto in precedenza ci conoscevamo dai tempi del liceo ed eravamo anche abbastanza amici nel senso che siccome frequentavamo la stessa scuola si viaggiava assieme con l'autobus, spesso ci si sedeva assieme
all'epoca io ero fidanzato con la mia attuale moglie e diciamo che sessualmente ero appagato, scopavo regolarmente e inoltre avevo iniziato la mia fidanzata ai pompini quindi ero apposto. Rosa invece come detto in quanto ad esperienze era a zero ma non per sua volontà ma bensì perché non se la filava nessuno così me la ritrovavo sempre dietro spinta anche dalla mia fidanzata che in questo modo non solo mi controllava ma era anche sicura che con lei non sarebbe successo nulla, in effetti non mi faceva impazzire l'idea di averla sempre dietro cosi dopo un paio di anni trascorsi a parlare e parlare e parlare decisi di guardarla con occhi diversi. In realtà fui costretto a fare così perché la mia fidanzata non frequentava più la scuola e quindi i pompini e le scopate diminuirono drasticamente ed io mi ritrovavo sempre più spesso a farmi le seghe da solo,e chi come me ha vissuto queste cose sa benissimo che la mente inizia ad immaginare le cose e le situazioni più strane facendotele apparire più arrapanti che mai.sempre più spesso immaginavo Rosa con la sua manina piccola ed inesperta sul mio cazzo. Adire il vero quello che mi faceva eccitare di più era il fatto che il mio sarebbe stato il primo cazzo che vedeva Sara quindi non sapevo come avesse reagito e ad immaginare tutte queste storie mi diventava sempre più duro. Così decisi di porre fine a questa fantasia per cercare di metterla in pratica. Un giorno mi svegliai più arrapato del solito così pensai che fosse il giorno giusto o ora o mai più mi dissi. Con una scusa banale cercai di convincerla di marinare la scuola cosa impossibile per lei, ma dicendole che ero impreparato per andare a lezione riuscii a convincerla di entrare alla seconda ora, il tempo era poco mi proposi di agire subito. Siamo andati in un parco poco lontano dalla scuola inutile dirvi che il posto era meta di coppiette che marinavano la scuola con i propri fidanzati e che io conoscevo molto bene. La portai in un luogo appartato da dove pero si vedeva se veniva qualcuno quindi sicuro, che faceva sentire me e lei a proprio agio lontano da sguardi indiscreti, ci sedemmo per terra a parlare del più e del meno così introdussi l’argomento sesso partendo da lontano per farla incuriosire lentamente senza farle creare barriere o sentire in imbarazzo. Gli raccontai che avevo avuto dei problemi con la mia fidanzata e che era da un po’ che ci eravamo allontanati e che solo lei poteva capirmi insomma tutte storie per farla impietosire e rompere il ghiaccio, la mia tattica funzionò da subito pure lei mi racconto del suo disagio e del fatto che Lei fosse un po’ in ritardo rispetto alle sue amiche che gli raccontavano le loro esperienze sessuali mentre lei non poteva fare altro che ascoltare ed immaginare, cercai di girare il coltello sulla piaga dicendole che in effetti non era normale il fatto che lei ancora non avesse avuto esperienze significative e che era ora che si dava una mossa, lei mi confidò che l’incuriosiva molto l’altro sesso ma che si sentiva insicura così preferiva l’immaginazione alla pratica. L’ora passo velocemente la discussione divenne piacevole anche per lei così con mia sorpresa fu proprio lei a propormi di non rientrare affatto a scuola e di restare li a patto che questo sarebbe rimasto tra noi. Diventai sempre più audace col passare del tempo, così tra una frase e l’altra gli chiesi se io gli piacessi insomma che effetto gli facevo, mi disse balbettando che ero un bel ragazzo in effetti ma ero fidanzato con una sua amica il che la frenava un tantino così mi rivolse la mia stessa domanda per vedere cosa io pensavo di lei. Adire il vero non aspettavo altro, cosi le raccontai tutto, a partire dalle mie ultime fantasie, la vedevo sempre più arrossire ma le sue domande sempre più incalzandi sulle mie immaginazioni voleva sapere tutti i dettagli, mi eccitai come non mai pensavo che il cazzo mi stesse scoppiando mi pulsava all’inverosimile anche Rosa si era accorta della mia erezione così finalmente le proposi di toccarmi un po’ il cazzo se voleva provare, Rosa rimase senza parole ma con lo sguardo fisso sul mio cazzo, si vedeva lontano un miglio che impazziva dalla voglia di toccarlo di menarmelo e magari di succhiarmelo cosi come le avevano raccontato le sue amiche, ma non trovava il coraggio di fare tutto ciò, allora le presi la mano e gliela portati sul mio cazzo, Rosa senza dire una sola parola inizio ad accarezzarlo da sopra i jeans lentamente come se fosse una cosa preziosa da non rovinare, io mi misi più comodo mi sono sdraiato del tutto chiudendo gli occhi sperando che in questo modo lei si sentisse meno frenata dal mio sguardo, vedendo che lei non osava farlo decisi di sbottonarmi io i jeans per facilitarla un po’ avendo capito cosa volevo, Rosa infilo la manina sotto gli slip stringendo il mio cazzo fino a farmi male e menandomelo su e giù lentamente senza pero tirarlo fuori , mi scappellava il cazzo fino in fondo facendomi anche male mentre con il pollice mi sfregava la punta ormai inumidita procurandomi brividi di piacere immensi non mi sarei mai aspettato che la mano inesperta di Rosa mi avrebbe fatto provare tutto ciò, la sega continuò per alcuni minuti ormai doveva avere i crampi alla mano che nel frattempo era diventata caldissima serrata com’era dall’elastico degli slip cosi Rosa decise di cambiare posizione, si adagio sul mio petto con il viso rivolto verso il cazzo in modo tale che io gli vedessi solo la nuca, solo allora decise di tirarmelo fuori del tutto, una volta fuori il mio cazzo si senti finalmente come liberato e rimase dritto come un palo, Rosa per un paio di secondi rimase ad ammirarlo poi lo riprese con l’altra mano ed inizio con lo stesso movimento di prima lento e profondo, mentre io con gli occhi chiusi immaginavo l’espressione di venerazione mista a stupore di Rosa, tra di noi non una parola, a questo punto desideravo fortemente che lei me lo prendesse in bocca ma allo stesso tempo non volevo interrompere quella situazione pensavo che si sarebbe rifiutata che non lo avesse mai fatto lasciandomi cosi con un pugno di mosche in mano, cosi decisi di godermi il momento, mi sistemai lo zaino dietro la testa usandolo come cuscino per vedere cosa faceva, non vedevo molto, solamente la sua mano che continuava lentamente con la sega che ogni tanto veniva interrotta per riprendere l’impugnatura e accarezzarmi con l’indice e il pollice la cappella, ero al settimo cielo oramai non riuscivo neanche a stare fermo, poi all’improvviso la mano di Rosa senza fermarsi cambio posizione, il risultato fu che il mio cazzo da una posizione verticale fu portato orizzontalmente quasi a toccarmi la pancia, lì ho capito cosa voleva fare con il mio cazzo Rosa visto che se lo era puntato dritto in faccia, solo all’idea di entrare in quella piccola bocca ed essere leccato da una lingua che ancora non conosceva il sapore maschile , fece diventare se possibile il mio cazzo ancora più duro e lucido. In realtà era ancora lontano dalla sua bocca distante circa 30-40 cm, non riuscivo più a controllarmi stavo per sborrare da un momento all’altro, non riuscirò a gustarmi la sua bocca pensavo, volevo fermarla, avrei voluto dirle cosa doveva fare, cosa avrei voluto che mi facesse, ma mentre pensavo a tutte queste cose vidi che lentamente la sua testa si avvicinava sempre di più impercettibilmente piano- piano, nello stesso tempo il ritmo della sega era calato, la forza della sua mano si era come placata sembrava quasi sfiorare il mio cazzo, che in questo modo riprese come respiro non sentiva più quella necessità di esplodere, era arrivata oramai vicinissimo alla mia cappella sentivo il suo respiro sulla mia pancia, ci siamo pensai. Lentamente Rosa allungo verso fuori la sua lingua nel cercare di sfiorare con la punta il mio cazzo, avevo l’impressione che quell’impatto non sarebbe venuto mai, poi senti qualcosa di caldo e bagnato avvolgere la mia cappella, Mamma mia non avevo mai provato qualcosa di simile, quella ragazza brutta che tutti evitavano e nessuno considerava stava per farmi il più bel pompino che io abbia mai ricevuto, non avrei mai immaginato di poter provare quelle sensazioni. Rosa ormai aveva smesso di segarmi e con la mano teneva solo fermo il mio cazzo, dopo avermi leccato in lungo ed in largo bagnandomi, con la sua saliva che colava tutti i coglioni, si mise finalmente ben in bocca il mio cazzo ed inizio a succhiarmi forte fece diventare la sua bocca come una morsa non allentava la presa neanche per respirare mi stava per risucchiare anche le viscere, sentii salirmi la sborra come un’eruzione all’improvviso e copiosamente gli inondai la bocca, al primo fiotto di sborra Rosa smise subito di succhiare ma contrariamente a quanto pensavo rimase attaccata al mio cazzo ricevendo ed ingoiando fino all’ultima goccia della mia sborra tutto questo se possibile mi appago ancora di più. Quel giorno resterà per me indimenticabile.
... Continue»
Posted by 40190dbanno 3 years ago  |  Categories: First Time, Masturbation  |  Views: 2355  |  
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L'intruso

Questo racconto in tre parti è molto lungo ... spero che la vostra pazienza venga ripagata ...

Nei panni di Marco
Eccomi qui. Un addio al celibato divertente e stuzzicante. Anche troppo, oserei dire. Certo che quella Denise me lo ha fatto quasi scoppiare ...

Andiamo per ordine. Sabato Fabio convola a giuste nozze. Noi amici gli abbiamo organizzato il classico addio al celibato: cena allegra e poi, tutti alticci, in un locale di striptease.
Banale, forse, ma non per me, che non ero mai stato in luoghi di questo tipo. Denise è una ragazza molto giovane (intorno ai 20 anni), molto carina, con un corpo che si addice perfettamente al ruolo, ma, soprattutto, molto brava nella sua "arte": far arrapare noi maschietti.

Io e il mio amico Cesare (fratello del futuro sposo) siamo letteralmente andati in bambola per lei. A suon di "strip-dollar" che uscivano dalle nostre tasche e finivano nel suo perizoma, abbiamo praticamente monopolizzato questa strafiga per buona parte della serata. A forza di strusciamenti, lap dance e tante toccate maliziose delle sue sapienti dita sui nostri pacchi, abbiamo finito per "sostenere" un'erezione direi dolorosa per quasi due ore. Più di una volta, con il naso immerso tra le sue tette sode, mi sono inebriato del profumo afrodisiaco che emanava dal suo corpo. Ogni volta che ci saliva a cavalcioni e strusciava la sua figa rasata sulle nostre "patte ben ripiene", mugolava come una gatta in calore e ci ricordava la possibilità di appartarci nel privee. Questo refrain si ripeteva ad ogni giro di lap, indifferentemente che fosse con me o con Cesare.
Dopo qualche giro abbiamo iniziato a proporle una cosa a tre.
Da un primo secco rifiuto Denise è passata ad un "Uno alla volta", poi un "Insieme ma uno alla volta, l'altro guarda". Ammise che la cosa la intrigava. Ma il tempo passava e l'eccitazione montava di bestia. Quando si è decisa e ce l'ha comunicato si stava strusciando sull'uccello di Cesare e ...
Ma può mai essere che quell'imbecille al suo "Dai, saliamo che vi desidero ..." definitivo se ne viene nelle mutande? Va bene che lei se lo stava facendo scivolare tra le chiappe, in quel momento ... ma poteva anche res****re ancora un po'.

Morale: non se n'è fatto niente. Non volevo andare su da solo con lei. O in tre o niente le dicevamo per convincerla, e così fu.
Usciamo dal locale tra uno sfottò e tante risate. Ci salutiamo appena oltre la soglia, quindi ognuno verso la propria auto.
Meno male che la serata è fresca e l'aria mi sferza abbastanza da farmi riprendere un po' ... altrimenti rischierei di stare tutta la notte con l'uccello in tiro e ...
"Wow!" mi esce spontaneamente di bocca alla vista di quella splendida donna che sembra furibonda mentre smanetta in continuazione col cellulare. Pochi metri oltre il posto in cui avevo parcheggiato l'auto, lei passeggia nervosamente, di fianco ad un fuoristrada fermo, leggermente di traverso rispetto al parcheggio (donne!), le quattro frecce lampeggianti.
Rallento il passo per studiare la situazione. Lei è elegante nel suo tailleur grigio. Capelli biondi ondulati (recente permanente, scommetto con me) che le scendono sulle spalle. Al collo spicca un girocollo di perle che impreziosisce il suo volto, ma anche il suo decollete. E' una favola. Anche incazzata è bellissima.
Con lo sguardo verifico che sia da sola (mi sembra impossibile!), mi accendo una sigaretta e faccio finta di controllare un'inesistente ammaccatura sulla fiancata della mia auto sportiva.
Lei continua a provare a telefonare, ma sempre senza successo (si direbbe).
"Problemi?" azzardo io, offrendo il miglior sorriso per non spaventare una simile bellezza da sola, di notte.
"Si vede?" risponde lei senza garbo. Poi aggiunge:
"Mi scusi! ma questa notte sembra che niente vada per il verso giusto. Riunione fiume al lavoro, cena tutt'altro che rilassante e per finire la macchina che mi abbandona in mezzo alla via e quello str... ehm ... di mio marito che <<non è raggiungibile>> ... alle 3 del mattino!" mi spiega in maniera sempre più irata man mano che snocciola i problemi.
"Mmm" mormoro, cercando di rendermi utile. "La macchina cos'ha?"
"Non lo so. Si è fermata di colpo e sono a malapena riuscita a parcheggiare. Adesso non si accende nemmeno il quadro. Che sia la centralina?"
Io che di elettronica capisco davvero poco glisso: "Ma ha provato a chiamare un carro attrezzi?"
"Si. Ma dicono che c'è stato un tamponamento a catena e che tutti i mezzi sono fuori. Non potranno venire prima di un paio d'ore ..." risponde lei stizzita.
Sebbene perplesso non mi perdo d'animo. Da vicino è ancora più bella. Un viso ben curato. Direi sui 35 anni, occhi grigi (almeno così mi sembrano, con la poca luce dei lampioni) labbra carnose, ben disegnate da una matita civettuola ed un rossetto che le risalta. Movenze fini, è di certo avvezza a quel tipo di abiti. Sotto la giacca un top scollato. Non indecente, ma che riesce a mettere in risalto un seno prosperoso ma ben sostenuto. La gonna è sopra al ginocchio. Le gambe belle ed affusolate. Mentre faccio questo esame il mio sesso ha un lieve sussulto e penso tra me che non è il caso.
Altre domande di rito e poi le propongo di darle uno strappo, immaginando già un rifiuto, forse gentile ma fermo.
"Ma abito dall'altra parte della città!" è invece la risposta, che lascia aperto più di uno spiraglio.
"ti porto anche in capo al mondo" penso, ma invece dico "Non fa niente, tanto stanotte non ho sonno e domani non ho problemi di sveglie", mentendo anche se solo sulla seconda affermazione. Il sonno me l'ha ucciso Denise, poco prima.
"Un ultimo tentativo!" dice, provando a chiamare il marito. Sento distintamente il messaggio dell'operatore telefonico: "Il numero da lei chiamato ...".
Mette giù imprecando a bassa voce, quindi apre la portiera della sua auto, raccoglie una elegante 24 ore, l'immancabile borsetta e chiude con cura per poi avviarsi verso la mia auto. Resto per un istante sbigottito. Non avrei mai detto che ...
Mi riprendo in fretta dallo stupore. Apro la macchina e lei entra decisa dal lato passeggero. Mi sistemo in auto e la sua vicinanza mi dà un improvviso turbamento. Nel sistemarsi sul sedile la sua gonna è salita un po', mettendo in mostra il merletto delle sue autoreggenti. Lei segue il mio sguardo e poi allunga una mano per aggiustare la gonna, senza troppo successo. Le sue splendide gambe sono in piena vista, fino al conturbante elastico.
Con un gesto quasi automatico allungo una mano verso le sigarette. Poi mi fermo, potrebbe darle fastidio.
Lei coglie al volo la situazione e mi dice: "Fuma pure, se vuoi".
Quell'improvviso passare al "tu" mi sembra un invito ad entrare in maggiore confidenza.
"Anzi, offrine una anche a me. Io, come se non bastasse, le ho appena finite. Non che fumi molto ... ma quando sono così nervosa una sigaretta ci vuole proprio ... in mancanza d'altro".
La frase suonò strana, ma faccio finta di niente e le porgo una sigaretta. La mia mano che tiene l'accendino si avvicina alle sue labbra, lei allunga una mano, come a riparare la fiamma da un vento che non c'è e sfiora leggermente la mia.
Quel tocco, così insulso e casuale, mi fa comunque rabbrividire.
"Quella Denise!" penso. Adesso mi eccito per un nonnulla.
Il contatto è prolungato. Poi lei lascia la mia mano con un sorriso.
"Ti spiace se aspettiamo ancora un minuto? Non mi piace fumare mentre guido. Non mi gusto la sigaretta e poi è pericoloso ..."
butto lì, cercando di apparire naturale, mentre penso alle fumate a 200 all'ora in autostrada ...
"Ma certo! fumiamo pure tranquilli" risponde.
Dopo 30 minuti e un paio di sigarette la chiacchierata era molto meno formale e più rilassata. Lei continuava a lanciarmi quelli che il mio stato d'animo ipereccitato leggeva come segnali. Ma la testa mi frenava ... fino a quando non riprese la frase sibillina.
Dopo diverse battute contro il marito, che apostrofò in tutti i modi possibili e di certo non carini, dice, rifiutando la terza sigaretta: "Sai, quando sono in questo stato di nervosismo ed anche le sigarette non raggiungono lo scopo di calmarmi c'è solo una cosa che posso fare..." e lascia la frase incompleta.
"Una doccia?" provo io, fingendo un'innocenza che non ho, mentre il mio sesso inizia a rinvigorirsi.
"Anche quella, volendo e potendo ... ma quando non ci sono docce ... come in questa strada ... sento l'urgenza di masturbarmi"
getta la frase come una sassata, che percorre in una frazione di secondo la distanza che ci separa ed infrange il sottile vetro di inibizione che la mente frapponeva tra me e le mie intenzioni.
Si sistema sul sedile ed inizia ad accarezzarsi l'interno della coscia. Resto di pietra e non so fare altro che osservare quel gran bel pezzo di donna che inizia a percorrere con dita agili e lievi la pelle nuda, risalendo fino al proprio sesso, coperto da un perizoma nero, di fine fattura. Socchiude gli occhi e, conscia di dominare il campo, indugia sempre di più con le dita sul sesso.
Nel cercare la posizione più comoda mi offre uno spettacolo non secondo a quello che fino a poco prima mi aveva offerto Denise.
L'altra mano si insinua sotto la giacca del suo tailleur, cominciando a giocare con il suo seno destro. Lo accarezza e lo palpa mentre si morde il labbro inferiore ...
La scena mi ipnotizza. Le pulsazioni mi salgono vertiginosamente e mi scuotono nel momento in cui inizio a percepirle sensibilmente sul glande. Sarei tentato di avventarmi su di lei, ma percepisco che sarebbe la mossa sbagliata, quella che rovinerebbe la magia.
Inizio, invece, a toccarmi a mia volta ... riempiendomi gli occhi di lei e delle sue grazie ancora nascoste.
Lei agisce come se io non esistessi. Mi rendo conto che sto facendo la figura dell'emerito imbecille ... quindi provo a prendere l'iniziativa. Allungo una mano, raggiungendo il suo seno sinistro e lo accarezzo, imitando i suoi stessi movimenti. Le mi prende la mano con la sua e la conduce sul suo seno destro, insinuandola sotto il leggero top. Le mie dita scivolano su quella pelle che sembra seta e sono così leggere da percepire il suo respiro affannoso. Appena i polpastrelli raggiungono il capezzolo lei ha uno s**tto, si scosta e si ricompone alla bene e meglio. In me l'effetto è come un elefante che entra di corsa in una cristalleria: disastro!
Sono già pronto a balbettare qualche scusa, ma lei mi precede e mi dice: "No, ti prego ... non qui!" ed il mio cazzo ha un ulteriore sussulto. Mentre il sangue inizia di nuovo ad affluire anche al cervello, cerco di pensare ad un'alternativa. Ma prima che possa fare mente locale, lei mi esorta a mettere in moto l'auto. "Muoviamoci da qui" dice. Mi avvio lentamente lungo la strada, sopravanzando la sua vettura. Dopo un paio di isolati mi dice di svoltare a destra. Percorro poche decine di metri, poi lei mi indica il parcheggio di un supermercato, ovviamente vuoto. "Entra qui! Staremo più tranquilli" suggerisce. Obbedisco come un automa, conducendo l'auto fino in fondo al parcheggio. Posiziono l'auto tra l'edificio del market e il deposito dei carrelli. In una zona d'ombra, appena rischiarata da un lampione, distante una decina di metri. Il tempo di girare la chiave nel quadro e mi ritrovo lei che mi abbraccia, iniziando a baciarmi il viso con foga. Cattura letteralmente le mie labbra con le sue, forzandomi la sua lingua umida in bocca. Le mie mani iniziano a perlustrare il suo corpo. I suoi seni sono le prime vittime della mia veemenza. Dapprima da sopra il top, poi a pelle nuda catturo i suoi capezzoli, stringendoli e torturandoli un po'. La mano sinistra disegna il suo corpo, fino ai fianchi ... poi si insinua tra le sue cosce che si allargano per un consenso inequivocabile.
La mano sul suo sesso, ad accarezzare quella splendida figa umida di umori. Lei afferra il mio braccio, spingendolo in basso. Quando il polso raggiunge l'altezza del suo clitoride viene stretto dalla morsa ferrea delle sue cosce. Lei inarca il bacino e strofina il suo sesso sul mio avambraccio. Inizia un movimento ritmico che mi fa intavvedere paradisiaci amplessi. Poi sposta l'attenzione su di me. In breve le sue dita corrono alla patta dei miei pantaloni oscenamente rigonfi. Prima con il solo sguardo, poi con un provocante movimento della testa la vedo abbassarsi verso il mio sesso. Allungo una mano ad azionare la leva del sedile. Un attimo e lo spazio tra il volante ed il mio ventre è agevole per i suoi movimenti. Mi sorride, mentre la mano estrae il mio cazzo dolorante per la lunga attesa e continua a guardarmi mentre inizia ad assaporarlo con la sola lingua ... la sua mano sinistra lo tiene ritto davanti a se. La sua lingua ne percorre l'asta, fino ai coglioni e poi su, fino a giocare col glande.
I primi tentativi di ingoiare la cappella vengono interrotti dall'insinuarsi di qualche pelo malandrino nella sua gola.
E' un tormento sentirla cominciare a succhiare e poi subito vederla ritrarsi. Ma al primo tentativo senza il fastidio dei peli mi ripaga di tanta attesa. Lascia che il cazzo le si insinui in bocca, in profondità ... Sento la sua lingua precedere le labbra, quasi ad aprire la strada alla sua gola. Resto in apnea quasi incredulo della sua abilità di pompinara. Inizia un lento movimento in su e giù ... ingoiando ogni volta un po' di più del mio cazzo ... Sto ansimando e mi rendo conto che l'andamento della serata mi porterà presto a schizzare l'anima, ma non senza aver provato la sua splendida figa. Lei mugula mentre mi succhia e scorgo la sua mano destra impegnata sul suo sesso, a masturbarsi con grande foga.
Prima ancora che possa fermarla, lei stessa si ritrae dal mio cazzo. Solleva il volto verso il mio e vedo l'espressione del suo dolcissimo volto in preda ad un'eccitazione pazzesca.
Si lecca le labbra, come ad assaporare il gusto che il mio cazzo vi ha lasciato sopra. Socchiude gli occhi mentre mi dona un sorriso, accompagnato da un mugolio che dice più di mille parole.
Allungo la mano sul lato del sedile. Sto per abbassare lo schienale quando lei mi ferma. "No ..." mi gela.
"Vieni, scendiamo!" mi allibisce.
Prima che possa obiettare qualsiasi cosa ha già aperto lo sportello ed è scesa dall'auto. Allargando leggermente il top sul suo decollete, estrae i suoi magnifici seni, sorretti da uno spettacolare reggiseno a balconcino. Si allunga sul cofano della mia vettura e dopo avermi invitato a raggiungerla si gira mostrandomi la vista del suo splendido fondoschiena, alzando la gonna e chinandosi in avanti.
Ancora una volta ipnotizzato esco dall'auto, con il cazzo ben teso fuori dalla patta. Lei poggia entrambe le mani sul cofano ed un attimo dopo la mia lingua sta ricamando un pizzo di saliva al suo perizoma nero. Lo sposto con una mano ed insinuo la mia lingua nella sua figa fradicia. Poi ripeto l'operazione sul suo sfintere che cede alla soffice spinta della mia lingua, lasciandola entrare per quanto possibile ... La sento pronta, mentre io lo sono da una vita. Mi sollevo, ma prima che possa avvicinare il mio sesso al suo lei si gira, si accovaccia e riprende a succhiarmi. La vedo armeggiare con le mani e dopo qualche istante un preservativo cinge la mia cappella. E' splendido vedere come lo srotola con la sola azione delle sue labbra ...
"Che troia" credo di pensare, ma evidentemente a voce alta.
"Sì ... dimmelo ancora ..." mi incita, tornando a girarsi sporgendo il suo culo perfetto.
A tutte le emozioni della sera aggiungiamo anche l'aver trovato una splendida troia, amante del turpiloquio ... il massimo!
La penetro senza troppi ulteriori indugi. Mentre il mio cazzo le scivola dentro la sento fermarsi, quasi sospesa nell'aria. Mi fermo ed aspetto la sua reazione di protesta, che non tarda ad arrivare.
"Non ti fermare ..." mi dice, ma io non mi muovo.
Si volta verso di me e con il volto in preda all'eccitazione mi dice, quasi urlando: "Scopami! ... Mettimi quel fottutissimo cazzo dentro la figa e sfondami!! ... Fammelo sentire dentro ..."
Cercava disperatamente il tasto giusto per far s**ttare la molla in me. Poi alla fine prende ad implorarmi: "ti prego ... riempimi del tuo cazzo, fammelo sentire fino all'utero ... Ti scongiuro ... voglio essere la tua troia ... Fai godere questa vacca con il tuo cazzo marmoreo ..." dice con voce sempre più concitata, spingendo col bacino verso il mio cazzo. Un po' per smorzare l'eccitazione e durare di più, un po' per stare al gioco, per tutta risposta io mi ritraggo, lasciando dentro di lei la sola cappella.
A quel punto la vedo abbassarsi ancora di più, le mani che afferrano le sue chiappe allargandole, mostrando il suo buchino oscenamente aperto. Con un dito raccoglie un po' degli abbondanti umori della figa e poi inizia ad insinuarlo nel suo sfintere. Lo allarga e lo stuzzica sotto il mio sguardo sempre più arrapato.
"Ti prego ... se lo preferisci, sfondami il culo ... ma riempimi di cazzo!! ..." A queste parole reagisco insalivando per bene il medio della mano destra, appoggiandolo al suo buco posteriore e spingendolo fermamente dentro. Le sue mani sempre ad allargare le chiappe ed un prolungato mugolio di piacere accompagna lo sprofondare del mio dito, interamente dentro il suo culo ...
Viene letteralmente fagocitato dalla sua voglia ormai irrefrenabile. Solo allora, all'ennesimo suo tentativo di impalarsi da sola rispondo con un unica lunga spinta. Il cazzo le entra dentro fino ai coglioni mentre il dito rimane sprofondato nel suo culo. La sento fremere e poi emettere un suono quasi a****lesco, che sembra sgorgarle dall'anima. Sta venenedo ... sento le pareti della sua figa stringere ritmicamente il mio cazzo mentre gode senza ritegno. Solo grazie al preservativo riesco a trattenere il mio orgasmo, mentre lei inizia lentamente a muoversi, scopandosi da sola sul mio cazzo. "Che grande figlio di puttana!" mi dice sorridendo "mi volevi far impazzire, eh? ... Beh .. ci sei riuscito!". Poi si stacca da me, si gira, lascia aderire le sue splendide forme al mio corpo e mi bacia in maniera lasciva. La sua mano a mantenere viva l'attenzione del mio cazzo. "meriti un premio: dimmi come vuoi venire ..."
Per tutta risposta le mie mani si poggiano sulle sue chiappe, un dito scivola lungo il solco, sfiora il buco del culo e poi si insinua nella passera. "Ok!" prende l'iniziativa "ci penso io, non te ne pentirai!". Mi prende per mano e mi porta sul fianco dell'auto. Apre la portiera e mi invita a sedere. Mi siedo sul sedile del passeggero, le gambe fuori dall'abitacolo. Lei si piazza con le chiappe all'altezza del mio viso, esplicito invito alla mia lingua. Prendo ad insalivare quel buco in maniera abbondante, provando di tanto in tanto a penetrare con un dito.
Lei si masturba con ritmo crescente, fino a quando non stabilisce che la lubrificazione è sufficiente. "Dai ... adesso inculami!" mi dice in una maniera che non ammette repliche (se mai avessi avuto voglia di replicare). Inizia a piegare le gambe fino al punto in cui il mio cazzo poggia contro il suo buchino. Poi inizia un fiume di parole che sembrano fatte apposta per "esorcizzare" una sorta di timore. "Piano, per favore ... lascia fare me ... ecco ... così ... adesso spingi un pochino ... ma piano ... ooohhh ... sì ... sento lo sfintere cedere ... adesso la cappella sta passando ... cosììììì .... piano piano .... eccolo ... la cappella è dentro di me ... lasciamela assaporare ..." così dicendo inizia a muovere piano il suo bacino sul mio cazzo, lasciando che la cappella allarghi il suo sfintere da dentro a fuori. "Mmmmm .... che libidine di cazzo ... lo sento durissimo dentro di me ...". Poi riprende a spingere piano e a farlo scivolare dentro il suo budello. "Senti come è stretto? ... scivola piano dentro di me ... sento la tua cappella che si fa strada e che mi allarga ... piano ... è bellissimo ..."
Poi un'altra pausa, studiata, eccitantissima.
Infine un'altra spinta, prolungata e profonda. Il mio cazzo le scivola nell'intestino fino a che i coglioni si fermano contro le labbra della sua figa ... è tutto dentro ...
"sìììì! ... " ansima "sei tutto dentro il mio culo ... mi stai riempiendo le budella con il tuo cazzo ... mmmm ..."
Un rumore metallico gela il suo piacere e risuona come un campanello d'allarme alle mie orecchie. Dalla fila di carrelli inutilmente allineati si staglia l'ombra di un uomo. Ci sta osservando, immobile. Quando si accorge di essere stato scoperto alza le mani, a dimostrazione della sua volontà di non nuocere.
E' distante solo pochi metri e la sua voce, calda ed eccitatissima ci giunge chiara "Non temete, voglio solo guardare ... è da un po' che vi osservo ...". Non del tutto tranquillizzato afferro la donna per i fianchi e la spingo, seppur con scarsa convinzione, per valutare la sua reazione. Lei resta impalata sul mio cazzo e dopo qualche istante di imbarazzo inizia piano a dondolarsi, cercando di riacquistare il feeling momentaneamente perduto ...
"Se ti piace guardare e basta ... l'importante è che te ne resti lì ..." dice categorica, quasi a voler governare la situazione portandola a proprio vantaggio. Poi si rivolge a me "Dai, pompami il culo ... sto ricominciando a scaldarmi!"
Ed è lei stessa ad iniziare uno stimolante smorzacandela sul mio cazzo ancora teso. L'uomo sembra riprendere il lavoro di self service improvvisamente interrotto, agitando la mano sul proprio sesso. Lei ha lo sguardo calamitato dall'inatteso ospite, adesso sembra eccitata dall'idea di essere spiata, di essere oggetto delle attenzioni di un guardone.
Un po' per esorcizzare la paura provata al momento, un po' per il repentino cambio di situazione, inizio anche io a parlare. "Dai, troia! muoviti ... fatti sfondare il culo, chè ti piace! ... muovi quelle chiappe da zoccola, che te lo faccio uscire dalla bocca ... così, brava! ... sollevati sulle gambe e fatti cadere sul mio cazzo ... così ... ti piace eh, vacca?"
Cercavo di rendere meglio l'idea al guardone, immaginando che la penombra gli inibisse la visuale. "hai il culo ben aperto ... chissà quanti cazzi ti sei presa, troia!" ...
"sììì, .... mi piace ... adoro farmi inculare da grossi cazzi ... non ne ho mai abbastanza ..." rincara lei.
Il guardone resta al suo posto, continuando a far scivolare la mano sul suo membro ... lo vedo spostarsi leggermente per cercare la migliore visuale, allora prendo l'iniziativa e, tenendo per le gambe la donna, sempre impalata sul mio cazzo, mi sollevo a fatica dal sedile, ponendomi in una migliore prospettiva, con la luce del lampione a rischiarare leggermente quanto prima appena percettibile nella penombra. Le sue gambe oscenamente divaricate, le ginocchia raccolte quasi al petto, la figa perfettamente in vista e la base del mio cazzo che sparisce nel suo sfintere.
Con la forza delle sole braccia continuo ad inculare la troiona, facendo in modo che il guardone possa vedere il mio cazzo scivolare dentro e fuori, allargandole lo sfintere.
L'ospite sembra aver gradito, perchè prende a masturbarsi più forte. Anche lei rientra nella parte e gli si rivolge apertamente "Ti piace? ... riesci a vedere questo grosso palo che mi apre in due? ... mi sta riempiendo il culo in una maniera incredibile ..."
Con le mani si allarga le labbra della figa, insinua un dito dentro il suo sesso e poi riprende a mugolare di piacere ...
"Sì, mi piace guardarvi ... siete eccitantissimi ..." dice lui con la voce sempre più rotta dall'eccitazione. La mano che continua a scorrere sull'asta.
"Mmmm ..." gode lei, sempre più provocante "sembra che ti piaccia davvero ... a giudicare dal tuo cazzo ... Fammi vedere come ti masturbi ..." lo sfida.
Lui si sposta in modo da essere illuminato dal lampione. Ha un cazzo di tutto rispetto. Per la prima volta illuminato decentemente: ha un aspetto assolutamente insospettabile. Di quelli che non ti aspetteresti di vedere alle 4 del mattino con il cazzo in mano in un parcheggio di supermercato ...
Un po' il suo comportamento "corretto", consapevole del suo ruolo, un po' la sfrontatezza della mia partner, fugati tutti i residui timori inizio a dare libero sfogo all'ulteriore libido aggiunta dall'evolversi della situazione.
"Non ha solo un culo da favola, sai? ... ha anche una pelle come il velluto ... due tette da sfidare le leggi di Newton e una bocca ... una bocca ... mmmm ... da pompinara nata! ..."
Lei mi fa capire di voler cambiare posizione. Fa uscire il cazzo dal suo sfintere nello scendere. Si gira verso lo sconosciuto e gli regala un bel primo piano del suo sfintere ancora ben aperto, tenendo le chiappe allargate con entrambe le mani. "Guarda come mi ha sfondata per bene ..." gli dice con voce civettuola.
Poi si gira nuovamente verso di me "Dai, rimettimelo nel culo ... non vorrai lasciarmelo così vuoto, vero?" ...
Adesso la posizione è più agevole, le appoggio la cappella al buco e spingo dentro. Scivolo dentro senza sforzo alcuno, percorrendo una via ampiamente battuta. Lei mi incita a sbatterla con forza ed io la accontento dandole vigorose spinte di bacino. Ad ogni colpo di cazzo lei caccia un piccolo urletto, che diventa un esortazione a mentenere il ritmo "dai ... dai ... più forte ... dai ... sbattimi ... spaccami il culo ... sììì ..."
Sento l'orgasmo salire e l'eccitazione toccare punte incredibili. Poi il pensiero va a Denise ed al triangolo mancato con Cesare. "Perchè no?" penso.
"Dai, troia ... fai vedere al nostro amico come sei brava a succhiare ..." e così dicendo le porto due dita alle labbra perchè lei simuli e magari ... si lasci trascinare.
Lei regge il gioco e sebbene subisca il mio assalto al suo culo succhia le mie dita con abilità straordinaria. Poi si rivolge a me ma in maniera indiretta esorta l'ospite "certo che con un cazzo vero è un'altra cosa ..." e mi fa un cenno per farmi capire che è d'accordo. "Cosa aspetti!" invito l'estraneo "un invito scritto?"
L'uomo si avvicina e dopo un istante il suo cazzo è parzialmente scomparso nella sapiente bocca della donna.
Tutti i motori sono su di giri ... lei si stacca da noi e si sdraia letteralmente sul cofano dell'auto. Alza le gambe allargando le chiappe e facendomi entrare per l'ennesima volta nel suo culo. Osserva il guardone che non stacca gli occhi dal suo sfintere che si allarga per ospitarmi. "Ti piace vedere il suo grosso cazzo che mi entra nel culo, vero?" gli domanda in maniera ormai confidenziale.
"Sì, è una scossa di libidine, per me!" risponde lui riproponendogli il suo cazzo ormai viola da succhiare. Capisco la sua ultima mossa, vuole far sentire guardone anche me. La guardo affascinato ingurgitare quel cazzo, lavorarlo con le labbra e con la lingua come la più esperta delle puttane. Poi ad un tratto vedo lei aprire le labbra mentre lui si inarca ed esplode tremendi schizzi di sborra sulla sua lingua protesa e sul suo viso.
La sua splendida faccia imbrattata di sperma è troppo per me e le mie residue resistenze all'orgasmo.
Esco dal suo culo, che vedo aprirsi e chiudersi palpitando, strappo via il preservativo ed aggiungo quello che mi sembra mezzo litro di sborra a quella dell'altro. Le dita di lei torturano il clitoride fino ad un nuovo tremendo orgasmo.
Il tempo di riprendere i sensi e l'uomo è scomparso nel nulla così come era arrivato.
Io e lei ci ricomponiamo in silenzio. Una sigaretta. Poi il cellulare ... "Pronto! ... alla buon'ora!! ... ma si può sapere che c... ok, ok! ... Sono troppo stanca anche per arrabbiarmi. Vieni a prendermi che poi ti racconto ... Una vera e propria avventura ... la macchina mi ha lasciato a piedi ... sono in Via ..."

Le tenni compagnia fino all'arrivo dell'auto del marito. Non le chiesi di lei, nemmeno il nome. L'ultima cosa che vidi fu la splendida forma del suo fantastico culo mentre prendeva posto sul sedile dell'auto del marito.

Il punto di vista di Iaia
"Solo ragazzini in giro, stasera! Che palle!" mormoro tra me e me, mentre giro intorno all'auto, nervosamente. Sono le 3 e la nottata sembra prendere una piega assolutamente nefasta. Avevo immaginato questa serata in maniera diversa. I preparativi per l'incontro tanto atteso con Stefano, un avvocato conosciuto in vacanza la scorsa estate, sono stati febbrili e meticolosi. Sin dal mattino, nella scelta dell'abito giusto, avevo provato quello stato di eccitazione tipico di chi sta per trasgredire, che desidera farlo.
La giornata in ufficio a pregustare quello che desideravo succedesse di lì a poco. Vampate di calore tra le gambe ad ogni semplice passaggio mentale di come sarebbe potuta andare. Dissimulazione per evitare che i capezzoli turgidi fossero preda dei colleghi ... che mai come quest'oggi ho "sentito" guardarmi con insistenza e desiderio. Solo verso le 5 del pomeriggio la telefonata che mi ha completamente gelato l'entusiasmo. Stefano mi chiama dall'aeroporto e mi racconta di un improvviso impegno di lavoro che lo sta portando a Roma per qualche giorno. La delusione mi getta in uno stato di agitazione che non avrei mai pensato. Il nervosismo per l'occasione mancata invece di smorzare la mia eccitazione finisce per acuirla. Mi sono alzata dal letto, stamattina, con una gran voglia di avventura, alimentata durante tutta la giornata da fantasie e pensieri piccanti, e non ho intenzione di tornarmene indietro con le pive nel sacco. La telefonata è come una secchiata di sabbia su un falò: soffoca il fuoco ma le braci covano, lì sotto.
Spendo le ultime ore in ufficio a fare telefonate, nel disperato tentativo di arrangiare qualche fuoriprogramma che valesse la pena ... fino a "costruirne" uno ...
Ceno con un'amica in un piccolo locale del centro. Evito come la peste di pensare a cosa sarebbe potuto essere con Stefano. Tengo sveglia la mia libido con giochi di sguardi e di piccole provocazioni con gli uomini presenti nel locale. Alla fine del pasto mi alzo da tavola con la stessa grande voglia di sesso che avevo al mattino. Qualche giro per locali a bere qualcosa, per mantenere alta la temperatura. Poi saluto la mia amica e salgo in auto. E' dalle 2 che sono ferma qui. Branchi di ragazzi non disdegnano qualche stupido commento e qualche tentativo di approccio violento. Li dissuado facilmente, per fortuna. Poi ... ecco la preda! Lo vedo venirmi incontro a piedi. Vestito sportivo ma con gusto si avvicina. Un bel tipo, non c'è che dire! Si ferma un istante presso quella che sembra essere la sua auto. "Però!" penso tra me. Sembra proprio il tipo giusto per recuperare una serata "no". Parto con la mia "scena", cellulare, imprecazioni ...
Non fatico ad essere "falsamente" scortese, gli eventi mi hanno minato il sistema nervoso. E' carino, a suo modo gentile. Sui 40, di certo un professionista ... magari un avvocato ... come Stefano ... Distolgo facilmente l'attenzione dal falso problema dell'auto e provo a sondare il terreno. Sembra quasi timido, non direi impacciato, ma di certo un po' inibito dalla situazione.
Saliamo nella usa auto. Spero che non abbia fretta di andare via ... e comunque so bene come fargliela passare. Due chiacchiere mi permettono di mettermi a mio agio. E' proprio una persona piacevole ... poi ha un sorriso accattivante ed un atteggiamento positivo. La sua pacatezza invece di sconcertarmi mi inebria. E' una di quelle situazioni che prediligo: lui che nicchia, cerca di circuirmi e di creare una situazione favorevole all'approccio. Non immagina nemmeno lontanamente che mi porto dentro questa voglia da stamattina. Sta tenendo il freno tirato, lo percepisco dai movimenti delle sue belle mani, sempre impegnate a giocherellare con qualche oggetto. Mi fa sorridere il fatto che sta cercando il modo di aprire una porta già spalancata. Nonostante i miei segnali di incoraggiamento è sempre sulle sue. Immagino che stia cercando il modo di piacermi e di "strapparmi" un numero di telefono e la possibilità di un successivo incontro. Non sa quanto poco sia questo, rispetto a quanto circola nei miei pensieri. Si sta creando quella situazione per me ideale: quella in cui scaglio il mio fulmine a ciel sereno e svesto i panni di donna per vestire quelli provocanti della ninfomane. Dopo l'ennesimo sguardo denso di desiderio decido di prendere l'iniziativa e sconcertarlo. Non faccio altro che esternare una delle mie "verità nascoste": quando sono nervosa (ed eccitata) finisco spesso per dirigere le mie attenzioni al mio sesso, sfogando in un sano autoerotismo la mia libido semirepressa. L'ho fatto a lungo in auto, poco prima, da sola, in attesa di un'insperata preda. Inizio a farlo anche ora ... rompendo gli indugi e gettando in chiara luce le mie intenzioni tutt'altro che pudiche.
Non ho particolari problemi a mostrarmi a lui: mi ha sempre eccitato eccitare, provocare anche in maniera aperta un uomo. Inizio a toccarmi e chiudo gli occhi desiderando le sue mani su di me. E' quasi tenero quando frena il suo istinto di saltarmi addosso per accarezzarsi il sesso. Decido lì per lì che devo sconvolgerlo. Voglio mantenere il comando e portarlo gradualmente al massimo della sua eccitazione. Lascio che la sua mano si impossessi del mio seno. Il contatto sulla mia pelle mi provoca un brivido infinito lungo l'autostrada che unisce il mio centro nervoso con il mio sesso. Pausa. Spostiamoci da qui. C'è quel posticino ... lo guido io. Arriviamo al parcheggio che le mie gambe quasi tremano per l'anticipazione. Il sesso mi gronda umori e non vedo l'ora di risentire il contatto del suo corpo sul mio. Famelicamente lo bacio e perlustro la sua bocca con la mia lingua. Ho il sesso che palpita e "uso" il suo braccio per strofinare il mio clitoride contro una superficie dura ed eccitante. Ore di eccitazione sfociano in una esplosione di carica erotica. E' arrivato il momento di scoprire cosa si nasconde lì sotto. Con l'emozione che può accompagnare il momento in cui il telo cade a scoprire il monumento all'atto dell'inaugurazione libero il suo cazzo dagli indumenti, cercando con lo sguardo avido quanto le dita avevano appena percepito. Ha un gran bel cazzo, duro come il ferro e di più che discrete dimensioni. Deve aver "patito" qualche momento di eccitazione, lo capisco dall'odore leggermente acre che ne emana. Non posso res****re alla voglia di sentirne il sapore. Passo la lingua sulla cappella e ne ricavo qualche residuo di liquido prespermatico che conferma la mia tesi: forse sono stata io con la prima eccitazione seguita dalla pausa, forse ... sta di fatto che il suo sapore di sesso è una droga per me. So che non attende altro. Con gesti lenti e studiati lo scappello e lo imbocco appena. Lo sguardo fisso su di lui a cogliere ogni variazione di espressione. Non appena leggo una parvenza di piacere per il calore della mia bocca ... pausa per un piccolo e fastidioso pelo. Lo tengo in pugno ... e non solo il suo cazzo ...
Ci gioco un po' ... lo faccio fremere dal desiderio di sentire le mie labbra avvolgerlo. Poi decido che sta soffrendo abbastanza e che merita un golino con i fiocchi. Muovo la mia testa in su e giù, facendo penetrare il suo membro nella mia bocca ... sempre più profondamente. Cerco di tenere desta la sua attenzione visiva. Guardami! Non distogliere lo sguardo ... guarda la mia bocca allargarsi sul tuo palo. Mi eccita da morire il suo sguardo pieno di libidine mentre la mia bocca gli dona piacere. La cappella è già gonfia e sono certa che la mia azione potrebbe essere "fatale". Ma non ho atteso una giornata per un pompino ...
Scendo dall'auto, decisa a catalizzare la sua attenzione sugli altri miei orifizi. La mia voglia di cazzo ha raggiunto il suo acme e so che sentirlo dentro di me mi porterà in breve ad un orgasmo. La sua lingua non fa altro che gettare alcol sul fuoco della mia passione. Devo sentirlo dentro di me ... ora!
Gli applico il preservativo come una troia consumata. Voglio che tolga dalla sua mente l'immagine della "bella donna" e che inizi a trattarmi come una troia ... Lo sento commentare, o forse lo immagino soltanto "Che troia ...". Una scossa mi percorre il corpo e sento urgente il bisogno di averlo dentro. Mi giro e sento il suo sesso appoggiarsi alla mia figa. La penetrazione tanto attesa mi toglie il fiato. Mi fermo per concentrare tutto il mio corpo su quel cazzo che si fa strada dentro di me. La cappella inizia a farsi strada ed allargare il mio sesso ... pausa ... "No!" penso dentro di me. Non fermarti ora ... dammelo tutto ... Lui resta immobile e penso che voglia che sia io a scoparmi da sola. I miei tentativi sono vanificati dai suoi movimenti, spingo indietro il bacino ma lui fa lo stesso ... La mia figa reclama il suo cazzo ... cerco in tutti i modi di farlo spofondare dentro di me ... ma capisco che sta giocando come il gatto col topo. Ha capito che questo breve ma intenso prolungare l'attesa è il miglior modo per avermi alla sua mercè. Arrivo ad implorarlo pur di essere posseduta, convinta che voglia essere adulato, come tutti gli uomini, d'altra parte. Poi gioco la carta della disperazione: la promessa! Ti dò anche il culo, basta che mi prendi! Rendo più allettante l'offerta mostrandogli anche quel paradiso. Mi penetro da sola aspettando solo di sentirmi profanare. Invece lui sposta l'attenzione sul mio sfintere ... ci gioca ancora ... poi in un attimo l'esplosione: il suo dito si incunea dentro il mio condotto anale, stimola ancora di più i miei terminali nervosi e ... finalmente scivola dentro di me ... completamente ... senza alcuna pausa ... Il duplice stimolo è quanto necessitava al mio corpo stremato dall'attesa per sfogare in un orgasmo l'enorme grado di eccitazione. Le miriadi di scintille s**turite da quel fuoco d'artificio si spengono riportandomi alla realtà. Una realtà impersonata da un perfetto sconosciuto che affonda dentro di me il suo cazzo magnifico. E' il suo turno ... e so già che quel dito era solo un assaggio, che il mio culo avrà il piacere di essere allargato da quel grosso uccello. Ci spostiamo, voglio che si goda lo spettacolo del mio corpo che si immola sul suo cazzo, volontariamente ...
E' allora che vedo l'ombra vicino ai carrelli. Non posso non trasalire ... ma solo per un istante. Poi s**teno la parte di me che mi vuole esibizionista. Mi calo piano su quel palo, attenta a gustare ogni singolo istante di piacere che quella penetrazione mi provoca. Non manco di esaltare ogni momento, ogni centimetro di carne che si insinua in me descrivendo le sensazioni a voce alta. La mia preda si gode la vista del mio sfintere che si allarga per ospitarlo e le mie parole hanno un effetto sconvolgente anche sul mio "ammiratore" nell'ombra. Solo quando finisco di sprofondare su quel membro, completamente riempita da quel cazzo arriva il rumore ... Il mio partner occasionale ha un sussulto. L'ombra dello sconosciuto guardone è un potenziale pericolo e lui reagisce di conseguenza. Sono troppo eccitata per recedere. Il guardone recupera parzialmente la situazione, la mia troiaggine raggiunge lo scopo: sfido chiunque ad uscire dal mio culo, ad un passo dal paradiso di un orgasmo agognato. Smorzo la blanda reazione dell'uomo sotto di me con ampi movimenti rotatori del bacino. Il suo cazzo non ha mai perso turgore e vigore e continua a darmi una bellissima sensazione di pienezza. Non ci vuole molto per convincere il mio amante a "regalare" all'opite quello che lui desidera. Mi solleva di peso e sono con la figa aperta ad un paio di metri da lui. Il cazzo che si sta godendo il mio culo è ora visibile all'uomo che continua a menarselo mentre mi guarda. D'improvviso ho voglia di essere la SUA troia. Tutto quello che succede dopo è per lui, per il suo piacere, che poi si riflette in me amplificato. Un uomo gode del mio corpo mentre un altro gode dello spettacolo del mio piacere. Sono percorsa da scosse continue. Pur assecondando gli affondi nel mio sfintere, avevo l'attenzione catalizzata dal guardone. Vedevo la sua mano scorrere sul cazzo imponente e godevo al pensiero che si stesse masturbando per me ... guardando me ... Cambiamo posizione e ne approfitto per mostrare al "nostro amico" il mio buchino ormai dilatato. Sono una continua provocazione, per lui ... che non desidera altro.
Mi chino per farmi scopare nuovamente nel culo. Posizione ideale per tormentarmi la figa e vedere da vicino anche l'altro cazzo. Mentalmente mi dipingo la scena delle mie labbra che si sostituiscono alle sue dita ... Nemmeno il tempo di figurarmi la scena che il mio amante sembra leggermi nel pensiero. Appena titubante, insicuro di come possa reagire, mi fa succhiare le sue dita ... ottima opportunità per far impazzire l'altro. Faccio capire che la cosa non mi dispiace affatto ... e finalmente assaporo anche il secondo cazzo. Non ho voglia di "giochini" quindi inzio subito a pomparlo con passione, gustando la sua consistenza e facendomi scopare in bocca.
Il precipitare degli eventi ha portato tutti noi vicini al limite dell'orgasmo. Lo percepisco dai movimenti dei miei due amanti, sempre più scomposti ed accelerati. Un ultimo tocco da esibizionista ... cambio ancora posizione. Scelgo un punto abbastanza illuminato, sul cofano dell'auto e mi sdraio sulla schiena, alzando bene le gambe ed offrendo al cazzo della mia preda ed allo sguardo del guardone il mio culo ancora voglioso ed ormai completamente aperto. Un attimo dopo ho il cazzo del guardone in bocca e mi godo lo sguardo ormai di pura libidine di chi mi incula con foga. Solo pochi istanti, poi sento il cazzo pulsare contro il mio palato ... lo lascio uscire e spalanco la bocca per farmi vomitare addosso tutto lo sperma accumulato in quel tremendo amplesso. Lascio che la sborra mi riempia il viso, si depositi sulla lingua e nella mia bocca ... L'altro uomo fa la sua scelta. Esce dal mio sfintere, libera il cazzo dalla stretta di gomma e svuota i suoi testicoli direttamente sulla mia pelle e nella mia bocca ... E' troppo anche per me ... con le dita a martorizzare la figa godo di un orgasmo violento e lunghissimo, che mi lascia spossata, sul cofano.

Il guardone racconta
"Che fantastica troia!" penso tra me e me, mentre nascosto dietro i carrelli mi godo la scena di lei che, scesa dall'auto, provoca il maschio con un accenno di danza. Ha dei seni sodi e voluttuosi ... "E che culo ..." commento con me stesso , mentre lei mostra la merce al suo fortunato spettatore.
Sono qui da quando la macchina è entrata nel parcheggio ed ho iniziato a menarmelo non appena ho visto la sua chioma bionda sparire alla mia visuale per fare quello che immagino fosse un pompino favoloso ... almeno a giudicare dall'espressione di lui ...
"Certo che l'esibizionismo non le fa difetto!" commento felicitandomene per l'opportunità di guardare meglio la loro performance. "Mmmm ... ma guarda sta troia come se lo imbocca ... gli sta mettendo il preservativo con le labbra ..." la mia mano scivola leggera sul cazzo mentre osservo l'abile pompinara darsi da fare su quel cazzo. "Ecco, adesso si fa scopare ... alla pecorina ... come piace a me ..." sono letteralmente estasiato dalla scena che si svolge davanti ai miei occhi. Sono completamente vestiti e questa precarietà aggiunge pepe alla situazione morbosa. Devo rallentare il ritmo della mano, altrimenti me ne vengo subito ...
Li vedo fermarsi e poi lei agitarsi e chiedergli di scoparla. "Questa troia è proprio affamata di cazzo ... e quello stronzo non glielo dà ... E scopala, coglione!" La vedo allargarsi le chiappe con le mani e "immagino" il suo culo aprirsi ... socchiudo gli occhi e lo "vedo" concretizzarsi davanti ai miei occhi.
Poi sento l'orgasmo di lei e devo fermarmi per non sborrarmi sulla mano. Si spostano ... peccato ... era un buon punto di vista.
Mi ha visto! Sono sicuro che mi ha visto ... ed allora perchè fa così? Perchè si nasconde al mio sguardo, la puttana? Da qui non riesco a vedere niente ... ma quella gran bagascia sa giocare il suo ruolo alla perfezione. Supplisce con le parole alla mia impossibilità di vedere. E' una tortura pazzesca. Lei se lo sta infilando da sola nel culo ... e ne gode da fantastica vacca. Ed io non posso vederla ... Porc... Cazzo! sono inciampato contro sto stramaledetto carrello ... Che faccio? ... Faccio capire di non voler fare niente di male se non guardare. Lei asseconda il gioco e contribuisce con la sua arte scopatoria a tranquillizzare l'uomo. Ma adesso cambia tutto ... loro sanno che ci sono ... e la cosa si fa man mano più eccitante ...
Sono entrambi esibizionisti e completamente su di giri ... mi avvicino e loro mi permettono la massima visuale. Vedo la pelle delle sue cosce oscenamente aperte, la sua figa lasciata scoperta dal perizoma, spostato di lato. La parte alta delle cosce che termina nella morbida curva delle natiche al centro delle quali si incunea, massiccio il cazzo dell'uomo ... E' semplicemente spettacolare. Lo vedo entrare ed uscire per qualche centimetro ... e in me esplode il desiderio di poter vedere ancora più da vicino quell'amplesso anale.
Lei mi sputa verbalmente addosso il suo piacere nel farsi sfondare il culo da quel cazzo ed io continuo a masturbare il mio che scoppia dalla voglia di un contatto con lei. Non faccio un solo gesto verso di loro. Le faccio vedere tutta la mia eccitazione, cercando di istigarla a fare di più, a fare meglio ...
Adesso scende letteralmente dalle braccia dell'amante. Si gira di spalle ed abbassandosi mi regala la vista del suo sfintere gonfio e slabbrato dalla possente intrusione del cazzo dell'altro. Vedere quel culo così usato e largo mi fa seccare la gola dall'eccitazione. Non ho che il tempo di imprimere nella mia memoria quella visione, lei è già impalata nuovamente su quel sesso che adesso la stantuffa con vigore. Posso solo immaginare quel buco infilzato da continui affondi. Guardo il suo viso in preda al godimento più sfrenato e poi le sue tette muoversi al ritmo delle bordate che l'uomo le infligge. Dalla libidine del suo sguardo sul mio cazzo so che vorrebbe anche me ... ma non posso far altro che guardare ed aspettare ...
La magia si compie, l'uomo la istiga a leccare le dita ed io attendo con ansia che si decidano a coinvolgermi ...
Ecco, è il momento ... acconsentono a che mi avvicini, libero il mio cazzo dalla mano ed anelo solo di sentire le sue morbide labbra cingerlo e risucchiarlo. E' davvero una pompinara favolosa. Nonostante un gran cazzo le stia squassando il culo riesce a succhiarmi divinamente, ingurgitando una gran parte della mia mazza e lavorandola con le sole labbra, quasi a farsi scopare in bocca. Sono pronto a riversarle in gola tutto il frutto di tanta e tale eccitazione, ma lei vuole altro ...
Si mette sul cofano e mi regala ancora una volta la vista del grosso cazzo che le entra nel culo. Adesso è in perfetta luce e mi godo lo spettacolo del suo sfintere che si apre docile alla spinta dell'uomo. La sua espressione goduriosa si moltiplica nel vedere il mio cazzo svettare a pochi centimetri dalla sua bocca. Di profilo rispetto all'osservazione del suo partner mi imbocca l'uccello e lo lavora con la sua maestria, mostrando all'uomo tutta la sua troiesca fame di cazzo. Non resisto più ... pochi colpi della sua morbida lingua e sento la cappella allargarsi ancora di più per espellere quello che mi sembra un torrente in piena di sborra. Lo sento affluire dai testicoli e rovesciarsi su di lei ad ondate ritmate. Le copro il viso di getti copiosi e lei non disdegna riceverne in bocca e sulla lingua protesa ...
E' davvero una visione spettacolare. Ne conviene anche l'altro. Esce dal suo culo, che vedo contrarsi ed allargarsi ancora, come una piccola bocca famelica. Toglie il preservativo e si svuota completamente sul suo viso, contribuendo alla maschera di sborra cha avevo iniziato a farle poco prima. Con il culo ancora aperto e le dita che si muovono rapide sul clitoride la vedo contrarsi in una smorfia di piacere infinito e godere di un orgasmo violento.
E' l'ultima immagine che ho di questa gran bella avventura. Un attimo dopo mi incammino per la mia strada e raggiungo la mia auto.

Accendo il cellulare e dopo qualche minuto lo sento squillare.
"Ciao ... si ... tra mezz'ora sono da te ... sei fantastica ... Iaia ... ti amo!"

Retroscena
Questo giochino era stato studiato e programmato da tempo da me e Iaia. Non era previsto per quella sera, ma la sua voglia insoddisfatta per l'impegno di Stefano ha comportato un cambio di programma. Ovviamente io le sono sempre stato vicino. Ero a pochi metri quando svicolava dalle attenzioni indesiderate dei ragazzotti ed ero sempre nei pressi quando è arrivata "la preda".
Solo quando la situazione è risultata completamente sotto controllo ho spento il cellulare e mi sono avviato verso il luogo convenuto. Confidando nell'assoluta capacità di Iaia di "governare" la situazione nella direzione voluta, mi è rimasto solo da attendere l'arrivo della coppia. In origine avrei dovuto solo spiarla e godere della sua maialaggine. Il rumore è stato un fuori programma che, per fortuna, Iaia ha abilmente ricondotto nei giusti binari. Anzi ... direi che è stato molto più sconvolgente che non "ass****re".
La cosa che più ha eccitato sia me che Iaia è il fatto di aver dato al nostro amico la sensazione che l'intruso fossi io ... ... Continue»
Posted by unoperdue 2 years ago  |  Categories: Group Sex, Hardcore, Voyeur  |  Views: 2337  |  
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mamma!!

Un saluto a tutti, una breve presentazione prima di scrivere il mio racconto.Mi chiamo Giuseppe ed ho 47 anni questa storie che mi accingo a scrivere non e' molto antica, ma e' capitata circa sette anni fa.
Io 40 enne professionista, felicemente sposato con una bambina di 3 anni ,vivevo da circa un anno una relazione intima con la mia sorella maggiore Chiara, di questa storia racconterò' tutto in un altro racconto.
La nostra relazione si basava su incontri sporadici, quando ci prendeva la voglia ci si messaggiava e in poco tempo ci si incontrava spesso a casa sua di mattina, quando il marito era al lavoro e i figli a scuola, per cui avevamo tempo per divertirci e fare tutte le porcate che volevamo.....e col tempo erano diventate sempre di piu...oramai non conoscevamo più limiti io e Chiara....
Una mattina di meta' maggio andai da lei e più' arrapati del solito cominciammo a scopare a più' non posso, era una mattina calda e praticamente sudammo all'impazzata mentre i nostri corpi si deliziavano.......dopo la seconda sborrata mentre eravamo a letto a prendere fiato in attesa che il cazzo mi tornasse duro Chiara comincio' a farmi delle domande un po strane, ma più' che domande erano delle considerazioni....Mi parlo' di nostra madre, di come la vedeva negli ultimi tempi, e mi disse che le sembrava un po giù di morale. Io non ci feci molto caso, dissi delle frasi di circostanza, ma lei insisteva, andando più nei particolari, mi disse che da qualche tempo aveva smesso di fare l-amore con nostro padre oramai ultra settantenne e lei che di anni ne aveva 65 aveva subito il colpo e gli era presa un po di depressione. Non capivo Chiara dove volesse arrivare, ma pensavo che erano chiacchiere tanto per fare....discorsi tra fratello e sorella....
Ora faccio un passo indietro, e vi parlo della mia mamma, bella donna da giovane e anche col tempo s'e' mantenuta bene pur essendo una 65enne, sicuramente qualche kg di troppo, appesantita, fianchi larghi
ma nn da buttare, e ricordo bene un particolare di lei che mi colpi' molto durante la mia adolescenza.
Ricordo che quando avevo circa 18 anni in piena fase ormonale già avevo la passione per la mia sorellona e spesso e volentieri frugavo nel cesto dei panni sporchi alla ricerca delle sue mutandine usate , per annusare l'odore del suo sesso e spararmi delle seghe pazzesche. Un giorno mentre ero con le mani nel cesto miracoloso a cercare la sua mutandine mi trovai tra le mani uno slip di mamma, altre volte ne avevo visti ma quel giorno nn so come mai, decisi di annusarlo....fu una sensazione incredibilmente shoccante....un odore intensissimo ed acre mi entro' nel cervello.....dal principio rimasi disgustato, lo ributtai nel cesto e presi quelle di Chiara....ma mentre mi segavo mi resi conto che volevo ancora sentire quell'odore così forte e pungente.....cosi le ripresi e fu la mia prima sega annusando le mutande sporche di mia madre........dopo quella volta ci furono altre volte ma la mia educazione morale mi fece rigettare quei pensieri e mi dedicai solo a quelle della mia sorellina.
Tornando a noi, Chiara continuava a parlarmi della mamma, fino a che ad un certo punto non disse chiaramente che secondo lei la mancanza di sesso l'aveva mandata un po in depressione e che secondo lei dovevamo fare qualcosa per aiutarla. Ero diventato curioso, non capivo dove volesse arrivare e cominciai a farla parlare...cosa intendeva per aiutarla?.....Chiara pian pianino comincio' ad aprirsi....aveva preso il discorso alla larga, e mi disse che se era solo sesso il suo bisogno toccava a me appagarla....infatti secondo lei non avrebbe mai messo le corna a papa' solo per un bisogno sessuale......A quel punto le dissi di parlare chiaro....e venire subito al punto...e infatti mi confesso che già da un po aveva notato mamma in quello stato e visto che tra loro c'era molta confidenza ne avevano già parlato a lungo.
Insomma mi disse che praticamente mamma già era d'accordo......e chiara aveva il compito di parlarne con me avendo confessato a mamma anche dei nostri rapporti. La cosa detta così mi agito' un po...ma più ci pensavo e più mi cresceva l'eccitazione della situazione che si poteva creare.
Chiara aveva lanciato il sasso...e mi stava facendo riflettere mentre me lo prese in bocca e mi fece un pompino stratosferico......succhiava in modo sublime...dolcemente con colpi morbidi di lingua....ed e' inutile dirvi che durante quel pompino il pensiero di mia madre era costante......
Passarono circa due settimane da quel nostro incontro e tornai ai problemi della vita quotidiana, praticamente solo quando sentivo mamma per telefono per salutarla mi veniva in mente quella storia ...ma non ne parlammo mai...non sapevo se lei sapesse che io sapessi...e credo viceversa..per cui furono solo telefonate di saluto.
Era oramai meta' giugno....caldo quasi estivo, e mi arrivo' un sms di Chiara che mi disse di andare da lei la mattina successiva. Accettai e l-indomani mi presentai a casa sua come sempre ......
E appena arrivai...rimasi di sasso....a casa di Chiara c'era anche mamma !!!!...
Entrai facendo il disinvolto ma ero nervoso, fu Chiara a sciogliere il ghiaccio della situazione...dicendo subito che sapevamo tutti perché eravamo la' e quindi di rilassarci...fece delle battute che rilassarono sia me che mamma e dopo un po disse " Beh andiamo in camera mia?...." ero eccitato da morire ma anche nervoso....Entrare tutti e tre nella camera di Chiara , che tolse la copertura dal letto...lasciando le lenzuola più fresche....e cominciando a spogliarsi......Mamma aveva vinto l'imbarazzo e comincio' a spogliarsi anche lei.....e così feci anche io......
Chiara fu la prima a sistemarsi nel letto, completamente nuda.......Poi mamma....che si tolse il reggiseno e rimase in mutande......era la prima volta che vedevo le sue tette..due areole grosse e chiare in un seno 4 misura.....Mi tolsi tutto anche io...e con il cazzo gia in tiro mi misi tra loro....notai lo sguardo di mamma al mio cazzo...e la cosa mi eccito' molto......Fu sempre Chiara a prendere l'iniziativa....mi prese il cazzo in mano e comincio' a masturbarmi....e invito' mamma a toccarlo...Mamma nn se lo fece ripetere due volte...e con un sorriso tra il nervoso e l'arrapato mi se una mano sula cazzo....che chiara lascio' tutto a lei....masturbava lentamente...stringendolo forte...sentivo la sua mano piccola e calda..e mi piaceva da morire la situazione....era di fianco a me....poggiata sul gomito...sentivo il suo seno sul mio petto....ci guardammo per qualche secondo negli occhi....poi mamma mi bacio'....sentii la sua lingua vorticarmi nella bocca, mamma aveva davvero una lingua lunga la sentivo dappertutto nella mia bocca...intanto chiara mi stava baciando i capezzoli..facendomeli indurire....Dopo pochi minuti Chiara mi distolse da quel bacio e mi disse " vieni ora fai sentire a mamma come lecchi bene la fica, gliene ho parlato tanto...." Così le sfilai le mutande...avevo davanti a me mamma nuda..la prima volta che la vedevo così...la pancia flaccida e bianca due seni flaccidi con due capezzoli ritti e tra le coscione una fica pelosissima...peli castani ricci...e quando spalanco' le cosce tra essi emerse la sua ficona....labbra aperte, rosa...si sentiva l'odore a distanza....che divenne intensissimo quando mi avvicinai per leccarla...entrava nel cervello...un odore acre e intenso che aumentava man mano le sue secrezioni abbondavano...la leccai a lungo...quell'odore sebbene forte mi eccitava da morire...Chiara ci guardava e si masturbava....mamma mi premeva la testa sulla sua fica...avevo tutte le labbra bagnate del suo umore...e tanti peli in bocca....dopo un po...smisi di leccargliela...ero pronto per scoparla...mamma mi disse" vieni" ed io mi misi tra le sue cosce spalancate..poggiai la cappella sulla sua fica....la penetrai....e mi stesi sul suo corpo...La sua fica era bollente e bagnatissima.....le baciavo il collo mentre la stantuffavo in profondita'...eravamo sudatissimi...mamma godette dopo un po....con delle contrazioni molto violente della fica...e dopo un po le sborrai anche io dentro degli schizzi interminabili di sborra....mi stesi sul letto sfatto...mamma con dei fazzolettini cercava di pulirsi la fica....mentre Chiara si stese vicino a me....anche lei sfatta dopo aver goduto da sola.....
Restammo buttati sul letto per un po...a chiacchierare di tante cose come una famiglia normale...e dopo qualche minuti chiara mi riprese a lavorare il cazzo con la sua mano...mi divento' duro dopo pochissimo...e Chiara se lo mise subito in bocca e comincio' a succhiarlo...davanti agli occhi di mamma....che la guardava fissa...dopo pochissimo invito' mamma a prenderlo in bocca..e lei nn si fece pregare....immediatamente le diede il cambio......lo fagocito' tutto dentro la sua bocca...e con la sua lingua lunga comincio' a leccarlo.....era vorace...si capiva che le piaceva d a morire succhiare i cazzi...!!! Mi piaceva sentire la sua lingua che roteava sulla mia cappella...e mentre lei succhiava io le misi una mano sulle pacche....grandi e morbide...e cercai di arrivare con le dita al suo buchetto del culo....non era facile perché aveva il culone sudato...cosi chiara mi aiuto'....le allargo' lei il sedere mettendomi a disposizione l'ano di mamma. Era stretto e il mio dito nn riusciva ad entrare...dovetti insalivarlo per bene...e finalmente la penetrai.....Mamma aumento' il ritmo del pompino....e gemeva ai miei colpi nel suo culo...si capiva che era un culo vergine....troppo stretto e lei troppo timorosa.....e così non volli ins****re...doveva essere un piacere e come prima volta nn era il caso di spaventarla e farle del male........cosi dopo un po la ritrovai a pecora....e la scopai ancora nella fica....che sensazione trovarsi la propria mamma davanti a 4 zampe!!!!.....le riempii ancora la fica con i miei zampilli........e quando si andò' a fare una doccia......Chiara si mise a pecora davanti a me...e mi disse.." il culo te lo do io"........e mi inculai la sorellona in attesa della mamma.....
Fu una mattina davvero particolare ed eccitante.............per mamma fu un esperienza che lascio' in quelle 4 mura...era sempre la mia mamma dolce ed affettuosa....ma quando si entrava a casa di Chiara diventava una vacca.





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Posted by thebeachboy 2 years ago  |  Categories: Mature, Taboo  |  Views: 2311  |  
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