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Antonella ed il suocero

Posted by antonioeffe80 1 year ago  |  Categories: Fetish, Hardcore, Shemales  |  Views: 778

Sonia ed il fidanzato con un trans.

Racconto trovato in rete su xhamster.

Quando ho visto su un sito porno dei trans che si inculavano e si spompinavano a vicenda il mio cazzo ha avuto subito una reazione incredibile, mi sono eccitato così tanto che con appena due toccate mi stavo sborrando nelle mutande, sarebbe stata una situazione imbarazzante, il computer era quello della società per cui lavoravo, così mi sono affrettato a cancellare la cronologia.
Di quella mia "evasione visiva" non ne è rimasta traccia ma il mio cervello iniziò a rimuginare alle donne avute sino ad allora, alle loro prestazioni, i bocchini che mi avevano fatto sino a quel momento non avevano la stessa carica erotica di quello che quei trans si facevano a vicenda.
Sebbene abbia conosciuto Sonia, da me soprannominata per la sua abilità nel settore specifico, "la Marchesa del Pompino", nessuna donna mi aveva fatto eccitare in quel modo, forse neanche lei, sì neanche la Sonia del liceo così educata e troia che leccava il cazzo come una fottuta cagna e ingoiava come un uomo nel deserto assetato e avido di acqua.
Qualche volta pranzando a casa sua ho pensato che nella mia sborra ci fossero più proteine vitamine ed ormoni che in quella di altri, perciò lei veniva a rifornirsi da me anzichè andare in farmacia o in qualche negozio di articoli sportivi a comprare integratori, Sonia a tavola mangiava come un uccellino per mantenere la sua splendida taglia 42, per il resto beveva da me tutto il resto. Nonostante intorno ai trenta anni avessi questo tipo di "impegni" con lei, spesso fantasticavo, chi fantastica sogna e chi sogna desidera, vedere quei trans che avevano un fisico snello e longilineo, movenze femminili, maniere dolci ed accoglienti mi aveva destato curiosità, l'insolito è il vero afrodisiaco altro che viagra, cialis, levitra o altre pillole da super-eroi del porno.
Arriviamo a Jessica, "lei" era un ragazzo che avevo visto crescere, adesso faceva rosicare le ragazze più belle della facoltà di Scienze Politiche a Napoli, si prostituiva ogni sera per venti miserabili euro, non poteva essere possibile, di solito nell'eros ci attira molto più l'insolito del solito, Jessica con i suoi diciotto anni le sue gambe ed il suo culo meraviglioso era l' "insolito".
Neanche la mia fantasia era stata molto abituata alle cose solite sino ad allora, il mio desiderio divenne subito quello di avvicinare un trans, non mi eccitava l'idea di sperimentare una corporeità diversa ma la mia mente fantasticava su altre cose, poter toccare quelle lunghe gambe, quei fianchi così stretti atletici e nervosi rispetto al morbido fisico della donna, quella stessa notte feci un sogno erotico con una trans che mi inculava e io che gli sborravo sulle tette. Mi svegliai di colpo e mi accorsi di essere venuto veramente, incominciai a guardare sempre più film porno di trans, mi capitava pure di scoparmi Sonia pensando ad un culo di un trans e ritornando a casa riuscivo a vedere un film porno di trans per farmi proprio delle seghe esplosive, insomma ero proprio attratto da quei corpi magnifici. Volevo sapere, curiosare, per questo obbiettivo avevo raccontato tutto a Sonia, riuscii a coinvolgere il suo fidanzato ufficiale Francesco, non mi ci volle molto a coinvolgere Francesco, grazie anche alle sue millantate capacità amatorie e alle virtuose cavalcate olimpioniche che faceva con Sonia.
Un giorno, sbirciando su internet vidi un annuncio di una trans mulatta con una quinta di seno e un bel culo sodo, la chiamai subito e le dissi che Francesco non era mai stato da una trans ma che ne era attratto tantissimo, lei mi disse di farmi trovare sotto il suo palazzo e di chiamarla. Il tempo di avvisare Francesco e Sonia e due giorni dopo presi la decisione di andarci, quando fui sotto casa sua la chiamai e le domandai cosa dovevamo fare, eravamo in quattro, la più felice sembrava essere Sonia pensando che quello che le potesse capitare era di beccare tre cazzi al volo contemporaneamente.
Lei ci disse di aspettare fermi nel parcheggio e che ci stava guardando, dopo circa trenta minuti vidi venire verso di me una figa pazzesca in jeans corti e una t-shirt che esplodeva dalle tette, era lei, avevo il cuore a 1000, mi chiese il nome e si presentò anche a Francesco e Sonia. Ci invitò a salire e dopo aver chiarito che la persona interessata era Francesco lo baciò con tutta la lingua nella sua bocca, sentiva il cazzo del ragazzo esplodere cosi gli tolse i vestiti, lo buttò sul divano e cominciò a spompinarlo, si aggiunse subito Sonia che leccò tutto finchè Francesco non le venne sulla bocca, Sonia e Consuelo bevvero tutto. Dopo questi preliminari Francesco inizia a capire che cosa può volere Consuelo per meritarsi i 500 euro concordati, portò il ragazzo in camera sua e lo convinse a rimanere perchè gli aveva riservato un trattamento speciale, lei prese dal bagno un rasoio e un asciugamano che gli mise sotto il culo, inizia così a depilargli la parte sotto i testicoli e vicino al buchino vergine con abilità e precisione, dopo aver posato tutto in bagno Consuelo torna con del gel e dei preservativi, quindi gli alza le gambe e comincia a leccare il buchino e ad infilarci la lingua dentro. Sonia a quella vista era completamente bagnata, riuscii con scaltrezza a sentirla sotto la gonna ma Francesco era diventata la troia di Consuelo, faceva di lui quello che voleva ed infatti si tolse il perizoma e si girò di s**tto in un 69 forzato puntando sopra la sua bocca il suo enorme cazzo mulatto, il cazzo era duro e Francesco lo subì tutto.
Mentre Francesco veniva fottuto io nel frattempo in un'altra stanza prendevo da dietro Sonia inculandola in una allegra cavalcata, Francesco ci ha raccontato dopo che era impegnato a non soffocare col cazzo di Consuelo di cui sentiva l'odore e beveva il seme, il frocetto si era già abituato a Consuelo, aveva in mano (non so come avesse fatto a prenderlo ) un vibratore e così dopo una leggera lubrificazione iniziò la penetrazione. Il Don Giovanni dei quartieri alti di Napoli veniva inculato da un vibratore che gli causava un dolore atroce al culo, Consuelo in un'occhiata aveva capito l'intesa che esisteva da tempo tra me e Sonia, quasi reggendo il gioco dei nostri piccoli tradimenti si accanisce contro Francesco, gli fa tenere il vibratore con le sue stesse mani nel suo culo che ormai non lo espelleva più. A Francesco quel giochino iniziava a piacere, Consuelo si era già infilata un preservativo e gli sussura con voce sensuale che vuole infilarsi nel culetto di Francesco finchè non avrebbe goduto anche lei, alla vista di un arnese da 25 centimetri il ragazzo prova a dire di no, Consuelo gli toglie rapidamente il vibratore dal culo sputa un paio di volte nel buco del culo e in un colpo secco e doloroso se lo incula. Si trattava di un cazzo più morbido del vibratore ma più grosso e lungo, ad ogni pompata venie spinto con destrezza sempre più dentro, ad un certo punto Francesco rivela la sua vera natura di frocio latente, inizia ad urlare e godere con Sonia ad un passo, era dentro tutto voleva essere trombato come la sua troia.
Francesco era eccitatissimo non voleva smettere, sborrò un paio di volte, si bevve pure tutto lo sperma della travestita, alla fine dopo quasi tre ore di giostra Francesco non riusciva a credere all'idea di aver tradito la sua fidanzata con un trans, era ufficialmente passato dal ruolo di "sciupafemmine" della Napoli dei Baroni e dei Principi a quella di una squallida troia drogata vogliosa di prenderlo. Sonia chiese a me di essere riaccompagnata a casa, Francesco avrebbe preso un taxi, da quell'avventura di cui fui testimone non ho più visto Sonia, ho saputo che per volere dei suoi genitori era stata quasi costretta a sposarsi con Francesco, dal quale aveva divorziato dopo un paio di anni.... Continue»
Posted by marcomerivot 3 months ago  |  Categories: Shemales  |  Views: 453

Il viaggio di Valentina e Luca - Seconda parte

Il viaggio di Valentina e Luca - Seconda parte
Devo ammetterlo Valentina mi ha spiazzato, stamani è stata spettacolare, questa sua voglia di sorprendermi mi ha colpito ed affondato, pensare che lei è sempre stata la mia timida metà, pensare che ho dovuto penare le pene dell’inferno per farle vedere il primo filmino osè, per fare cose che per noi maschi “erotomani” ed un po’ esibizionisti sono il pane e che per lei pensavo fossero tabù.
Mi ricordo come fosse ieri la nostra prima volta eravamo a casa mia e non aveva voluto neanche accendere la luce, quasi si vergognasse di mostrarmi il suo piacere.
Però avrei dovuto prevedere l’exploit di stamani, i segnali c’erano tutti, lo scorso inverno con l’acquisto del pc e della cam le sue fantasie erotiche avevano avuto una brusca impennata, dopo insistenze sono riuscito a pubblicare su exibizioni le nostre foto prima quelle soft poi quelle più hard, il gioco le piaceva sempre più, tant’è che sono nate amicizie di cam con alcune coppie durante le quali lei si mostrava sempre più spigliata, le stesse coppie che adesso ci apprestavamo ad andare a trovare.
A dire il vero tra me e me ho sempre pensato che una cosa è esibirsi di fronte ad una cam con un’altra coppia che fa altrettanto, una cosa è farlo in una piazzola di sosta con i camionisti che vanno fuori di testa.
Stamani mi ha smentito ed ha dato il meglio di se, adesso sono incuriosito e ansioso per ciò che potrà accadere stasera a Roma, stasera siamo ospiti di Marina e Corrado una coppia di amici di cam, una coppia simile a noi che come noi non ha mai avuto rapporti di scambio e che come noi si è affacciata grazie all’intraprendenza di Corrado al mondo delle esibizioni.
Ci aprono la porta della loro villa nel litorale laziale precisamente a Capocotta, rinomata spiaggia nella zona di Ostia - Torvaianica, Lui è un tipo un po’ su con l’età, non un bel tipo ma direi interessante, Marina invece è una bella e giovane ragazza ha una trentina d’anni è alta è bionda un fisico da modella, “la classica tipa che mi farei volentieri”, pensai tra me e me, insieme a loro c’era Antonella una loro vicina di casa una tipa molto intrigante direi la sorella grande di Mascia del grande Fratello, aveva l’aria di una che di storielle piccanti ne aveva vissute parecchie.
Dopo i primi convenevoli e le prime battute di rito del tipo “dal vivo sei meglio”, ci fecero fare il tour della casa, una bella villa con la vista diretta nella spiaggia che l’indomani mattina avrebbe visto i nostri bianchi corpi abbrustolirsi al sole.
Finito il giro ci trasferimmo nella sala da pranzo dove ci aspettava una bella tavola imbandita, ci sedemmo e tra una portata e l’altra e soprattutto tra un bicchiere di buon vino e l’altro, i discorsi si fecero più piccanti, ad incoraggiare il tutto ci pensava Antonella che, confermando le mie prime impressioni, ci raccontava delle volte che con il marito, oggi assente, aveva realizzato ciò che per noi erano delle mere fantasie sessuali.
Al culmine della serata quando il vestito già semitrasparente di Antonella aveva perso mantelle ed orpelli vari, lei si propose di fare un giochino che avevano fatto una sera a Cap d’Adge, per questo io e Corrado dovevamo calarci i pantaloni da sotto il tavolo e le donne dovevano abbassarsi l’intimo, lei sarebbe scesa sotto il tavolo ed avrebbe fatto un servizietto ad uno o ad una sola di noi.
La cosa era fattibile a patto che tutti e quattro da sopra non dovessero scostare la tovaglia e che continuassero a parlare senza interruzione come se nulla stesse succedendo li sotto, in pratica gli altri tre non dovevano accorgersi di niente.
Il gioco inizio lei si accovacciò sotto il grande tavolo ed iniziò a girare allargando le gambe di tutti i commensali, per Antonella era una manna perché non aveva che da scegliere tra due membri in erezione e due fichette bagnatissime al solo pensiero di avere tutta l’attenzione di una bocca, presumibilmente rifatta, come quella di Antonella.
Io guardavo con un po’ di curiosità e di sfida Valentina, lei non aveva mai avuto un rapporto con un’altra donna, anche se mi aveva sempre confessato che nelle sue fantasie sessuali, questa ipotesi assumeva un ruolo di prim’ordine.
Presumibilmente dopo poca attesa Antonella iniziò il suo lavoro, la musica dello stereo non ci faceva sentire i rumori che provenivano dal basso, come da accordi nei volti dei commensali non riusciva a trasparire ne la delusione di non essere i destinatari delle attenzioni di Antonella ne il o la fortunata, dialogavamo di cose assurde e quasi ridicole, dopo circa dieci minuti Antonella riemerse da sotto il tavolo facendoci giurare che nessuno di noi quattro avrebbe dichiarato agli altri, ne tanto meno al consorte, se la buona sorte fosse toccata a lui, il premio sarebbe stato una sorpresa per l’indomani mattina.
Io pur deluso dal fatto di non era stato il prescelto ero sovraeccitato dall’idea che la mia “santarellina” Valentina potesse essere stata al centro delle attenzioni di Antonella, ma per far fede al patto ebbi la forza d’animo di non chiederle nulla.
Finita la cena, ed il piccante dopocena Antonella tornò a casa e noi andammo a dormire perché l’indomani mattina ci aspettava un’intensa giornata di mare e sopratutto perché l’eccitazione del gioco fece si che appena entrati nella nostra camera da letto ci dedicammo ad una nottata di sesso ad oltranza. Dai rumori che provenivano dalla camera di Marina e Corrado presumemmo che anche loro si stessero dando parecchio da fare.
L’indomani mattina sentimmo suonare alla porta era Antonella con il marito Ernesto appena rientrato da Milano per il Week end, ci davano la sveglia per trascinarci al mare. Malgrado la nottata trascorsa semi insonne eravamo tutti e quattro piuttosto carichi. Antonella ed Ernesto erano vestiti di un solo pareo, dalle trasparenze si poteva notare l’esagerato membro di Ernesto e la cosa solleticava Valentina che con sfacciataggine non gli staccava lo sguardo.
Fatta una rapida e fugace colazione ci spostammo immediatamente in spiaggia, qui Antonella ed Ernesto si tolsero anche l’ultimo velo rimasto sfoggiando una bellissima abbronzatura evidenziata maggiormente dalla depilazione integrale, che evidenziava le grandi labbra di lei ed il mastodontico pene di Ernesto. Marina e Corrado immediatamente li imitarono evidenziando anche la loro bella abbronzatura integrale mentre io e Valentina gli unici bianchicci e timidi rimanemmo con il costumino suscitando le ilarità dei quattro amici, dopo uno sguardo di intesa cadde anche l’ultimo velo e decidemmo per la prima volta di prendere il sole integralmente anche noi due.
La spiaggia di Capocotta, per chi non la conosce, è una spiaggia molto ampia e bella, le persone possono tranquillamente isolarsi e dedicarsi sia al nudismo che a pratiche più spinte, l’unico rischio è che in quest’ultimo caso si avvicinino dei voyeur ad ass****re alle esibizioni, cosa che peraltro in taluni casi è molto gradita.
Dopo poco tempo Antonella decise di svelarci la sorpresa, prese una bandana nera mi bendò e, dopo aver verificato che nulla e nessuno potessi vedere, con fare soldatesco ordinò a Valentina di iniziare a spalmarmi della crema abbronzante in tutto il corpo, Valentina nello spalmare doveva preavvisarmi quale zona del corpo sarebbe stata la successiva.
Il dolce calduccio del sole, l’eccitazione del sapere che cinque persone mi stavano mettendo al centro della loro attenzione ed infine sentire la dolce voce di Valentina che verbalmente e localmente si avvicinava al centro del mio piacere mi creava una situazione piacevolissima. Non riuscii più a res****re ed il mio membro si sollevò mostrando agli amici una stupenda erezione, Antonella e Marina manifestavano il loro compiacimento con frasi del tipo “Vediamo che il massaggio ti piace”.
A quel punto Antonella disse: “Ora Valentina leccali la punta del cazzo” Valentina non se lo fece dire due volte e sentii la sua punta fare cerchi intorno alla mia cappella gonfia. “Adesso Valentina montagli sopra a cavalcioni” e sentii l’ interno delle sue cosce premere nei miei fianchi, poi lentamente si abbasso e sentii la punta del mio cazzo toccare le sue calde e bagnate labbra, ero a mille, lentamente la sentii scendere e sentii la sua calda vagina accogliere il mio membro turgido, Valentina con voce accattivante mi disse preparati alla sorpresa e mi levò la benda, con stupore vidi che sopra di me c’era Antonella che, mentre mi sorrideva, lentamente e ritmicamente saliva e scendeva dal mio membro.
Ebbene si Valentina mi aveva stupito di nuovo, la sera prima aveva complottato con Marina ed Antonella ed i frutti si erano visti, ed io come un pollo ci sono cas**to di nuovo, un po’ imbarazzato e soprattutto preso in contropiede mi irrigidisco, ma noto che anche Valentina a fianco a me sorrideva e chinatasi mi disse all’orecchio “Goditela è quello che volevamo”, a quel punto io mi scongelo ed inizio a toccare il seno di Antonella aiutandola nei suoi ritmici sali e scendi, Valentina sempre chinata su di me inizia a baciarmi, la situazione è fantastica, vedo Ernesto che approfitta del fatto che Valentina è a carponi e da dietro la possiede noto la smorfia prima di dolore poi di piacere che Valentina ha nell’accogliere l’esagerato membro, mi guarda, ci guardiamo siamo all’apice.
Ernesto continua a montare Valentina mentre Marina si inserisce nel gioco e posiziona la sua calda fichetta sopra la mia bocca guardando in faccia Antonella. Uno sguardo d’intesa tra le due donne che iniziano a baciarsi. Corrado ipereccitato inserisce il suo membro tra le bocche delle due donne che continuano a baciarsi e contemporaneamente pompano il fortunato, io sotto sento i gemiti e godo anche per loro.
Nel frattempo si è sparsa la voce ed un gruppetto di guardoni si è avvicinato e ci cinge a cerchio con discrezione, sanno qual è il loro limite sono ad un paio di metri e si menano le loro verghe con ardore vedendo questo nugolo di corpi caldi e sudati ansimare e godere.
L’estasi è presto raggiunta uno dopo l’altro raggiungiamo l’orgasmo Ernesto dentro Valentina, Io dentro Antonella e Corrado schizza in faccia alle due assetate donne.
Sfiniti ci sdraiamo nella sabbia e nei nostri umori poi tutti e sei ridendo corriamo verso il mare lasciando i guardoni a finire il loro lavoro.
È stata la nostra prima volta, ma pensando a ciò che è successo nei primi due giorni di vacanza ho il pensiero che non sarà certamente l’ultima delle nostre avventure.
Dimenticavo la sorpresa di Antonella era rivolta a me perché ero l’unico dei quattro che non aveva “goduto” dei suoi servigi.... Continue»
Posted by xmerlo 4 years ago  |  Views: 747  |  
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Il ragazzo dagli occhi di ghiaccio

Storia di un ragazzo dagli occhi di ghiaccio ( che sono io )


Una luce abbagliante e delle urla sono gli unici ricordi che ho di quando ero bambino e non ricordo nient’altro della mia infanzia fino all’età di dieci anni. Erano i miei primi ricordi, poco chiari e offus**ti sempre più dagli anni che passavano e che lentamente facevano sbiadire da questa immagine ogni dettaglio, particolare dopo particolare. Spesso mi chiedevano come fosse possibile che io non ricordassi niente, ma io rispondevo dicendo che neanche io riuscivo a comprendere. Quando provo a ricordare qualcosa , faccio un grande sforzo che non viene minimamente ripagato dai quei piccoli frammenti che riporto alla memoria. Ho scoperto che non ha più alcun senso provare a riportare alla memoria qualcosa in più, perché le immagini che riesco a vedere sono sempre le stesse e mai se ne aggiunge una nuova o si disegna più chiaro un particolare. Sarei felice anche di un solo ricordo in più, che mi possa fare capire chi sono o un odore che mi riporti indietro nel tempo, facendomi rivivere un’emozione passata, o una foto s**ttata quando ero più piccolo, o un oggetto che avevo ricevuto in dono. Ma , purturoppo, niente di tutto ciò è mai successo e tutto ciò che riesco a vedere del mio passato, non molto chiaramente è una casa in condizione decadente, circondata da mura alte e grigie, fatte in cemento armato e l’unica via d’uscita era un insormontabile portone in ferro. Di ciò che vi era all’interno non ricordo pressoché niente: solo un prato, dove spesso vi erano bambini che correvano e giocavano, miei coetanei, ma mai posso dire di aver visto sul loro viso l’accenno velato ad un sorriso. Gli alberi erano quasi sempre spogli e i cespugli quasi incolti, poiché venivano potati e sistemati solo quando era necessario. Le maestre ci tenevano sempre sotto controllo, sembrava quasi che non volessero che noi ci divertissimo. Infatti quando qualcuno faceva qualcosa di divertente, che potesse far provare lui un poco di gioia, loro lo chiamavano in disparte e lo sgridavano come se avesse fatto qualcosa di tremendamente sbagliato, un reato imperdonabile. In realtà il bambino aveva solo espresso la sua personalità, che qui doveva essere repressa, come sembra dai fatti, e non c’era miglior modo di reprimere l’individualità che fare un completo lavaggio del cervello. Crescevamo come automi e la fantasia era solo un’utopia irraggiungibile, poiché ogni strada ci veniva sbarrata: ogni volta che disegnavamo o scrivevamo qualcosa ci venivano strappati i fogli e non era minimamente ammesso cantare, né ascoltare musica. Non sapevo nemmeno cosa fosse la televisione, né ero a conoscenza dell’esistenza dei cartoni animati o dei videogiochi, cose di uso quotidiano nella vita di un bambino normale. La formazione del nostro carattere ci era negata e infatti, molto spesso, non sapevamo come comportarci in situazioni differenti da quelle scolastiche.
Inizio ad avere ricordi più chiari e nitidi dal momento in cui una coppia mi venne a prendere e mi portò via da quel posto così triste. I loro nomi sono Ella e Martin e ricordo bene il momento in cui mi fecero entrare nella loro macchina, una Ford Fiesta vecchio modello. Mi chiesero se avessi preso tutto, poiché non sarei mai più tornato in quel posto ed io feci un semplice cenno con la testa che stava a indicare che ero pronto ad andare e a lasciare quel luogo, che per anni era stata una torutra mentale. Per la timidezza non mi uscì un filo di voce, la sentivo bloccata in gola e le guance mi si colorarono di rosso. Li avevo già visti altre volte in quel luogo , anche prima che mi venissero a prendere. Parlavano spesso con le maestre e con la direttrice, e portavano sempre con sé molti fogli. Ricordo che una volta, mentre tornavo dalla lezione di matematica, li vidi uscire dalla mia stanza accompagnati dalla direttrice che diceva loro
- Questa è la stanza dove alloggia.-.
I visi, quindi, non mi erano nuovi, né sicuramente il mio era nuovo a loro, poiché una volta, mentre correvo nel prato mi scontrai con Ella e lei con tranquillità mi sorrise dicendomi che non era successo niente, ma la maestra continuava a rimproverarmi e io con lo sguardo basso andai lentamente via.
Mentre andavamo verso casa , la strada era lunga e la meta lontana, mi chiesero quale fosse il mio nome. Ero sicuro che lo conoscessero, mi sembrava una scusa per iniziare una discussione, poiché non avevo parlato durante tutto il viaggio. Non la avevo fatto per ineducazione, ma solo per timidezza. Infatti prima ebbi paura e non risposi, ma dopo qualche minuto cercai in me il coraggio di rispondere e dissi sicuro
- Io sono Kyle e ho dieci anni. -
Proprio in quel momento Ella, che non era impegnata nella guida, spense la radio, che trasmetteva delle canzoni bellissime che non avevo mai sentito, si voltò verso di me e vidi per la prima volta qualcuno sorridere. Con la mano mi spostò i capelli che mi coprivano gli occhi e disse
- Ciao Kyle, io sono Ella. – e guardandomi fisso negli occhi continuò – Anche se i tuoi
capelli lunghi ti coprono gli occhi, sono troppo chiari e li lasciano trasparire. I tuoi occhi sono grandissimi e raccontano tutto di te. Sembra che ti si possa leggere dentro e quello, certamente, non deve essere un bel posto… Si vede che sei molto spaventato, ma allo stesso tempo felice, perché i tuoi occhi ancora tristi, sono inumiditi da lacrime di gioia, che forse riesci appena a trattenere, ma sono visibili. -
Scavando in profondità nella mia memoria, quei pochi ricordi che mi rimanevano, mi fecero rendere conto che era proprio così: quel posto è austero e invivibile.
Come ciò si potesse evincere dai miei occhi, non riuscivo a capirlo ma avevo ipotizzato due spiegazioni possibili : Ella aveva una sensibilità maggiore rispetto a tutte le altre persone che avevo conosciuto fino a quel momento oppure ciò che provavo non era più al sicuro sotto la combinazione grigio ghiaccio-azzurro chiarissimo dei miei occhi, un colore più unico che raro. Come aveva ben visto Ella erano appena umidi e luminosi, poiché trattenevo appena le lacrime di gioia, che non lasciavo libere per paura di sembrare debole. Per niente al mondo volevo apparire debole agli estranei, e infatti celavo tutto dietro una corazza durissima, ma penetrabile, dal momento che Ella era riuscita a capire tutto di me: cosa provavo e quali erano le mie paure.
-Io ho ventisei anni, mentre Martin ne ha ventotto . Abitiamo a Londra, dove siamo nati e conduciamo una vita piuttosto normale. I nostri genitori non abitano più a Londra: i miei si sono trasferiti da circa sei anni a Dublino, mentre i genitori di Martin non ci sono più. Io non ho sorelle, né fratelli mentre Martin ha un fratello che è andato via di casa ad appena sedici anni per andare a vivere in Australia, a Sydney. Io sono un’insegnante di una scuola elementare della città perché amo i bambini, anche se spesso mi fanno impazzire. Martin lavora invece allo Starbucks vicino casa nostra. Non sono grandi lavori ma grazie all’aiuto economico che i nostri genitori ci hanno lasciato e con quel poco che riusciamo a guadagnare possiamo condurre una vita abbastanza agiata.- .
Mentre Ella parlava, io immaginavo come da lì a poco la mia vita sarebbe cambiata. Speravo di vivere una vera vita, ricominciando da quel momento e stabilendo un distacco con il passato. Non volevo essere ancora comandato e oppresso, volevo far capire a tutti chi fossi realmente. Vedevo tutto da una prospettiva diversa e per la prima volta pensai che il sole brillasse anche per me, forse anche perché era la prima volta che lo vedevo nella mia vita da una posizione esterna a quel cancello. Era bellissimo vedere come tutto fosse diverso qui fuori. Il sole illuminava le colline e i le verdi distese di prato che scorgevo appena dal finestrino della macchina mentre che eravamo in autostrada. I corsi d’acqua scorrevano veloci e limpidi e le rondini volavano libere in cielo, dove le nuvole non erano minacciose, ma sembravano bianchi e morbidi cuscini. M
Mentre io osservavo tutto ciò Ella riprese
-Abitiamo in una casa abbastanza grande. Ovviamente c’è una stanza anche per te. Era la casa dei miei genitori, ma loro la hanno lasciata a noi non appena trasferiti. Io sono cresciuta lì, ma ora è totalmente diversa da quando io avevo la tua età. I miei genitori avevano iniziato a renderla più bella e ad aggiungere qualche piccolo dettaglio. Poi sono partiti e noi abbiamo fatto il resto- continuò Ella fino a quando Martin non la interruppe dicendo
- Ora che sai molto di noi, anche se non sappiamo niente di te, passiamo ai tuoi doveri.- sorrise a Ella, le fece l’occhiolino e poi si voltò verso di me e continuò – gli unici doveri che hai è quello di mantenere il rispetto nei nostri confronti e di andare a scuola, impegnandoti con tutti i tuoi mezzi a dare il massimo. Per il resto…-
Non lo lasciai neanche terminare e, per la gratidune, mi uscì dalla bocca, quasi involontario
- Prometto che non sarò disobbediente- e dopo ciò iniziò a spiegarmi tutto dicendomi
- Ok. La scuola è vicino casa nostra e ogni giorno prenderai l’autobus alle sette e mezzo . A che ora eri solito svegliarti la mattina ?–
- Alle sei e un quarto poiché le lezioni iniziavano alle otto meno un quarto quindi non sarà un problema. L’unica cosa che mi spaventa sono i nuovi compagni e soprattutto le nuove maestre. Non sono molto bravo a fare amicizia, perché lì avevamo degli amici “costretti” e soprattutto sono molto timido. Ho quasi sempre paura di sbagliare e non è raro che io mi senta a disagio, anzi succede piuttosto spesso .-
Mi rassicurò dicendomi che i compagni sono sempre felici di avere un nuovo amico ed essendo ancora bambini non c’era alcun motivo di preoccuparsi, poiché non c’era ancora in loro la rivalità che si potrebbe creare contro un nuovo arrivato in una scuola di persone più adulte: i ragazzi delle scuole medie e i liceali hanno la tendenza a screditare tutto e tutti, anche gli amici, per affermare la loro superiorità nella scuola.
Poi chiesi delle maestre con tono preoccupato ed Ella lo avvertì. Si mise in agitazione, poiché aveva paura che mi trattassero male nella vecchia scuola e perciò chiese con tono preoccupato
–Come ti trattavano lì?-
- Vuoi davvero sapere come mi trattavano lì? Non è una bella storia, però sembri una signora simpatica e perciò te la racconto. Durante la settimana, dal momento che la mattina non avevo quasi mai voglia di alzarmi, gli educatori mi costringevano a scendere giù dal letto con la forza, mentre il sabato e la domenica non venivano nemmeno a svegliarmi, poiché non figurava niente nei compiti da svolgere durante la giornata e quindi la mia presenza nei corridoi o nel giardino era solo superflua e fastidiosa. Così si comportavano anche con gli altri bambini. La colazione era un pasto velocissimo, che spesso saltavamo se non riuscivamo ad essere in tempo nel salone grande, poiché le lezioni iniziavano subito dopo e non ci era concesso di perdere nemmeno un minuto. A scuola i maestri erano molto severi e non ci era permessa la minima distrazione: con una bacchetta in legno colpivano le nostre mani quando ci comportavamo male o disturbavamo le lezioni e quando non avevamo svolto il grande carico di compiti che ci avevano assegnato il giorno prima la punizione era ancora più dolorosa perché ci davano colpi sulla schiena e sulla pancia. A pranzo ci riproponevano sempre la stessa cosa e qualora noi non volessimo mangiare, saremmo andati incontro a due punizioni : erano soliti spingere la nostra testa dentro il piatto con violenza oppure ci mandavano via senza pranzo e ci facevano lavare i piatti. Durante il pomeriggio dovevamo studiare e quindi ci portavano in biblioteca, ma non vi era la luce elettrica e di conseguenza studiavamo con la luce di una candela: non cambiavano la candela finché tutta la cera non si fosse sciolta e quindi la candela si fosse spenta da sola. Se non studiavamo e parlavamo ad alta voce, ci picchiavano a mani nude o con una cintura, poiché quello era il posto dove si poteva solo studiare e accrescere la cultura: spesso uscivo dalla biblioteca con i lividi. Era un posto pieno di libri di ogni genere ed era diviso in varie sezioni ma noi bambini avevamo il libero accesso solo ad alcune, mentre le sezioni “ proibite” erano protette da un piccolo cancelletto in ferro chiuso a chiave, come se dietro quella porta vi fosse nascosto qualcosa che non doveva essere scoperto: c’erano solo delle scritte che le identificavano, come “ Corrispondenza” o “ Archivio” .
Era molto raro che un bambino finiva i compiti prima che il sole tramontasse e l’unica luce che potevamo scorgere, solo dalla finestra e furtivamente era quella della luna. Era la mia unica e vera amica: l’unica con cui riuscivo a parlare e confidarmi. Spesso lei era lì ad ascoltarmi e anche se alcune volte andava via per qualche giorno e non si faceva vedere, tornava subito dopo con le risposte che io chiedevo. Per andare a giocare fuori nel giardino occorreva che tutti i compiti fossero stati portati a termini in modo corretto e che le maestre avessero la pietà di farti uscire fuori : spesso le supplicavi di portarti fuori ma loro, con aria superba, facevano finta di non ascoltarti e se ti lagnai troppo ti portavano nella stanza della detenzione, dove dovevi stare quando eri in punizione. Era una stanza senza finestre, dove una maestra ti obbligava a scrivere su un foglio determinate frasi in relazione alla punizione che avevi fino a quando le mani non iniziavano ad essere doloranti. Ricordo che entrai solo poche volte in quella stanza, due o tre al massimo, ma ne rimasi traumatizzato. A cena si ripeteva quasi sempre la stessa storia del pranzo ma con una piccola differenza: dovevamo mangiare obbligatoriamente e spesso ci ingozzavano loro. Dicevano tra di loro che erano obbligate a farlo perché non ci potevano lasciare morire di fame. Ci facevano lavare ogni sera con l’acqua presa dal pozzo, che raccoglieva l’acqua piovana, e ci mandavano a letto. Se non volevamo dormire ci picchiavano oppure ci chiudevano in una stanza buia.-
- Ma è una tortura- urlò Martin e continuò – tranquillo che da adesso non sarà più così.-
Ciò mi rassicurava molto e con un sorriso continuai il mio racconto
-Ricordo solo di una persona in particolare, forse perché era l’unica che cercava in ogni modo di aiutare noi bambini. Era una delle suore che stava in cucina, ma era diversa dalle altre. Se durante la cena si accorgeva che qualcuno non mangiava, di notte e di nascosto gli portava un pezzo di pane con un bicchiere d’acqua. Quando finiva il suo turno di lavoro controllava i nostri compiti e ci aiutava affinchè le maestre non ci picchiassero. Facendo così rischiava molto infatti ricordo che una volta la direttrice la cacciò fuori dalla sua stanza dicendole che non le avrebbe mai permesso di portarci fuori da quelle mura per visitare e conoscere il posto dove vivevamo. Si avvicinò a me, che stavo vagando per i corridoi, e mi sussurò con voce dolce e bassa, come se mi stesse confidando un segreto, che non sopportava la direttrice perché era così difficile da persuadere e non faceva niente per permettere a noi bambini di provare un po’ di gioia, giusto per allontanare i brutti ricordi che ci riempivano la mente. La suora, che si chiama Laura se la memoria non mi inganna, era l’unica che proponeva questo genere di attività e che la domenica ci portava in giardino. Per queste ragioni fu cacciata da quel posto qualche mese fa: si esponeva troppo a favore di noi bambini e ciò non piaceva né alle suore, né alle maestre, né soprattutto alla direttrice.-
Quel giorno per me iniziava una vita nuova, avevo una nuova speranza di tornare a vivere, lasciandomi tutti i brutti ricordi alle spalle. Avevo molti brutti ricordi e li trascinavo dietro ma avevo capito che adesso era arrivato il momento di lasciare quel pesante fardello e andare avanti senza alcun rimorso, né alcun timore.
Erano passate più o meno tre ore da quando eravamo saliti in macchina e perciò chiesi a Martin se mancasse ancora tanto prima di arrivare perché avevo molta sete. Ella mi passò una bottiglietta con l’acqua ma prima che io iniziassi a bere Martin disse:
- Siamo arrivati!- e proprio in quel momento urlai
-WOOW!- . Lui mi chiese cosa fosse successo e io con il cuore in gola ed eccitato per felicità risposi
– Va tutto bene, per la prima volta.
La casa era bellisima già a prima vista, mi sembrava di vivere in un sogno. Era una villetta a due piani con un enorme giardino dove vi era una piscina. Il giardino era verde con molte aiuole e gli alberi rigogliosi, vi erano anche un altalena per bambini e un’amaca. Poco più in là vi erano una depandance e una tettoia, solo dopo avrei scoperto che nella depandance vive il mondo di Ella e della sua vena di pittrice , mentre sotto la tettoia Martin dava libero sfogo alle sue passioni, il pianoforte, la chitarra e la musica in generale. Dietro la casa i genitori di Ella fecero costruire uno spazio adatto per fare barbecue e Martin mi disse che spesso invitavano amici, soprattutto nelle calde sere d’estate per magiare un po’ di carne cotta alla brace e poi stare insieme e divertirsi grazie alla musica, che lui ritiene unico metodo per unire i cuori.
Scesi dalla macchina e continuando ad esprimere la mia felicità, correndo e saltellando caddi per terra e mi sbucciai un ginocchio. Non avvertì nemmeno il dolore, ma Ella mi portò dentro e mi medicò: mentre disinfettava la ferita, questa bruciava un po’ ma sopportai il dolore sorridendo. In quel momento la abbracciai, come segno di riconoscimento, ma subito dopo averlo fatto ritrassi indietro le braccia e mi allontanai, poiché non volevo che nessuno fosse capace di leggere le mie emozioni, interpretarle e quindi sapere ciò che provavo. Mi guardò stranita e mi disse di seguirla, perché mi avrebbe fatto vedere la mia stanza. Siamo saliti al piano di sopra e la seconda porta a sinistra era la mia stanza. Era diversa dalla quella che avevo prima : questa era piena di colori ed era mia. Avevo un armadio tutto mio, pieno di vestiti puliti della mia taglia ( non so come facevano a conoscerla ) un letto con le lenzuola che profumavano di ammorbidente con un cuscino morbido e soffice. Accanto al letto vi era un orsacchiotto enorme, ma non lo usai mai e col tempo lo feci sostituire con un comodino. Appeso alla parete vi era un canestro e nella parete opposta una finestra da cui si poteva vedere la piscina. Il sole entrava da quella finestra la mattina tardi, verso le dieci: infatti successivamente presi l’abitudine di alzarmi dal letto di domenica solo quando venivo raggiunto dalla luce del sole. Avevo anche la televisione nella mia camera e tutto ciò mi sembrava molto strano perché non l’avevo nemmeno mai vista. C’era una libreria con accanto una scrivania su cui vi erano una divisa scolastica estiva, una invernale, dei libri e tutto il materiale che mi sarebbe servito per andare a scuola. Scesi di nuovo sotto e Martin mi chiese
- Come va con il ginocchio? Tutto bene? –.
Io lo avevo già scordato e quindi gli feci capire che andava bene. Poi gentilmente chiesi
- Sono molto stanco, e preferirei andare a letto anche se non ho ancora mangiato. Domani inizia la scuola e mi piacerebbe essere carico d’energia il primo giorno. Se per voi non è un disturbo Signori Davis- Ella mi interruppe dicendo – Ok Kyle, vai a dormire! Domani sarà sicuramente una giornata impegnativa. Sicuro che non vuoi niente? Ho preparato della pizza.-
- No, grazie. Vado a letto. Buonanotte e grazie Signori Davis- e mi diressi verso le scale. Mentre le salivo Martin urlò – Noi non siamo i Signori Davis! Siamo Ella e Martin!-
Entrai nella mia stanza e mi misi a letto ma non presi subito sonno. Ricordo infatti che dopo qualche minuti Ella entrò nella mia stanza, mi rimboccò le coperte, mi diede un bacio sulla fronte e se ne andò via.
Ero felice e per la prima volta pensavo di poterlo essere per sempre: finalmente avevo trovato che qualcuno si preoccupasse di me. Avevo apprezzato molto il gesto di Ella e mi era ancor più gradito poiché sapevo che lì dove stavo prima, mai nessuno lo avrebbe fatto.
La mattina dopo, venne Ella a svegliarmi dicendomi – Il sole si alza e tu devi fare lo stesso. Devi andare a scuola e non c’è tempo da perdere. Vedrai che ti piacerà.-
Mi alzai di s**tto e la salutai con un bacio sulla guancia e un abbraccio. Subito dopo andai a lavarmi e mi misi la divisa. Una volta pronto per andare a scuola, scesi in cucina dove incontrai Martin che mi disse
- Buongiorno campione! Dormito bene?-
- Sì! Benissimo-
- Cosa vuoi per colazione? Latte e cereali vanno bene?-
- Sono perfetti, grazie.-
- Ok! Aspetta due secondi seduto lì che vado a prepararti la colazione.-
Mi preparò la colazione e mentre mangiavo velocemente disse
-Prendi questa busta e mettila dentro lo zaino. Ci sono un pacchetto di patatine e una merendina per quando farete pausa.-
- Grazie, poggiali lì, per favore. Non appena finisco di fare colazione li sistemo nello zaino.-
Era tardi e per questo, dopo aver sistemato le ultime cose, salutai di fretta Ella e Martin e mi diressi verso la fermata del bus, che si trovava ad appena cento metri da casa mia, giusto alla fine della via.
Arrivato, vidi alcuni bambini, potevano essere una decina, che aspettavano l’arrivo dell’autobus come me e iniziai a parlare con uno di loro , che sembrava avere la mia età. Iniziai dicendo
- Ciao! Io sono Kyle e tu?-
-Ciao Kyle! Io sono Ben. Sei nuovo di qui? Non ti ho mai visto a scuola e di solito le facce le conosco tutte, vivendo nello stesso posto dalla nascita e frequentando la stessa scuola per 5 anni consecutivi.-
- Hai ragione! Sono nuovo, appena arrivato! La famiglia Davis mi ha preso con sé appena ieri.-
- Sei un ragazzo fortunato. La famiglia Davis è una famiglia perfetta e sono anche giovani. Hanno tutte le carte in regola per essere una buona famiglia e poi sembrano gentili e disponibili. -
- Lo sono e ne sono felice. Guarda l’autobus è arrivato! Saliamo.-
- Ok! Andiamo- rispose Ben.
L’autobus ci portò diretti a scuola, con qualche breve fermata. Guardavo attentamente la strada mentre continuavo a parlare con Ben, poiché non volevo pertermi il più piccolo dei dettagli delle cose e dei paesaggi che stavano scorrendo davanti ai miei occhi. Vedevo tutto quello che non avevo visto mai: donne con un passeggino, ragazzi che passeggiavano i loro a****li e molto altro ancora.
La scuola sembrava molto più bella di quella che frequentavo prima. Era in condizioni migliori e non sembrava isolata dal resto del mondo, poiché era circondata da grandi costruzioni, dal momento che si trovava quasi al centro della città. Mentre stavamo scendendo dall’autobus Ben mi chiese se questa scuola somigliasse minimamente a quella che frequentavo e ovviamente io risposi di no, in quanto questa sembrava diversa e anche nell’aria si respirava più tranqullità. Nella mia vecchia scuola tutto, anche la cosa più bella, poteva diventare una tortura da un momento all’altro, anche se tu non avevi fatto niente per peggiorare la situazione. Tutto era nelle mani degli educatori, che ti muovevano come marionette e tu dovevi sottostare ai loro ordini. Per un loro sbalzo di umore potevi passare anche ore ed ore chiuso nella stanza della detenzione e per una loro incomprensione potevi anche essere punito.
Non appena attraversata la soglia della scuola, Ben mi chiese
- Sai già in che classe sei ?-
- Sì, so che sono in quinta.-
- Volevo chiederti se tu sapevi già la sezione perché ci sono molte quinte.-
- No, questo non lo so. Vieni con me in presidenza prima che inizino le lezioni? Andiamo a chiedere.-
- Sì, ma dobbiamo affrettarci. Sai, possibilmente saremo compagni di classe, perché nella mia classe ci sono meno alunni.-
- Non so dove sia la presidenza, mi accompagni?-
- Seguimi!- e dopo avere percorso alcuni corridoi e salita una rampa di scale siamo arrivati alla presidenza.
-Eccocci arrivati! Ora bussa e parla.- disse Ben
- Ok!- bussai e mi aprì una signora, un poco avanti con gli anni, con le rughe che gli tagliavano il viso ma con lo stesso sorriso che potrebbe avere anche una quindicenne, carico di energia e voglia di vivere.
- Come posso aiutarti, giovanotto?- mi disse la signora ed io risposi
- Sono appena arrivato in questa scuola, la mia domandina d’iscrizione era stata già presentata per me. Volevo sapere quale fosse la mia classe.-
- Io non mi occupo di ciò. Guarda lì, vedi quella porta?- mi disse mostrandomi una porta all’interno del suo ufficio
- Quella è la porta della presidenza. Entra lì e la preside Howell ti darà tutte le informazioni di cui hai bisogno.-
-Grazie, signora.-
- Di niente, figliolo.-
Detto ciò, con Ben che stava sempre un passo dietro me, mi feci strada nel suo ufficio , che sembrava piuttosto in disordine poiché era pieno di fogli, carpettoni, moduli e s**tole, e arrivai alla porta della presidenza. Bussai e chiesi
- Posso entrare?-
- Sì, certo!-
Non appena la preside vide due ragazzini entrare nel suo ufficio chiese
-Posso aiutarvi? Non trovate la classe?- ed io risposi
- In effetti no. Non so nemmeno in che sezione sono stato ammesso. I miei genitori hanno compilato il modulo d’iscrizione quest’estate.-
- Come ti chiami?-
- Kyle Davis-
- Ok. Trovato la tua classe è la VA. Questo è la tua tabella degli orari, mentre queste sono le chiavi del tuo armadietto è il numero AV19. La combinazione è questa ma ovviamente puoi cambiarla.-
- Grazie per le informazioni. Ora vado prima che le lezioni inizino.-
-Ok. Ci vediamo presto.-
Ben, che aveva aspettato fuori dalla porta, non appena fui uscito mi chiese
- Sezione?- ed io risposi
- A –
Subito mi diede il cinque e mi disse
- Siamo nella stessa classe, amico.-
Io e Ben eravamo compagni di classe e sarebbe anche diventato il mio migliore amico, con il passare del tempo.
Era appena suonata la campanella quando Ben mi disse
-Dobbiamo andare nell’aula di Mrs Schwarz, la nostra insegnante di Inglese, Storia e Geografia. Questa è la lezione della prima ora. Gli altri insegnanti che oggi conoscerai sono Mr Jones, l’insegnante di Educazione Fisica e Mrs Haynes, l’insegnante di Matematica e Scienze. Gli unici professori che non conoscerai oggi sono Mrs Wade, docente di Arte e Disegno, Mr Newman, docente di Informatica e Mrs Coyle, la nostra insegnante di Musica e Teatro. L’ultima che ho nominato è la migliore perché riesce a farti sognare e le sue ore di lezione sembrano volare.-
La giornata è passata velocemente e arrivata la fine delle lezioni chiesi a Ben
- Torni a casa con l’autobus?-
- Certo! Perché i miei lavorano. Tu?-
- Sì. Ti siedi accanto a me?-
- Certo. Perché no? In questo modo possiamo continuare a parlare.-
Sull’autobus parlammo di molte cose e mi resi conto di quanto fosse divertente: sapeva giocare con l’autoironia e le sue battute facevano sempre sorridere, almeno un po’.
Arrivati alla fermata gli dissi
- Ci vediamo domani-
. -Certo! A domani.-
E io andai verso casa mia mentre lui andava verso casa sua.
Il primo giorno di scuola non è stato per niente pesante: forse perchè era il primo o forse perché nell’altra scuola ero abituato a lavorare molto di più. Le maestre erano giovani e simpatiche e i compagni molto solari e amichievoli, ma ora ricordo i nomi di quelli che mi sono stati accanto: Robert, Will, Josh, Laura e Emily. Tornato a casa raccontai tutto a Ella, perché le si leggeva in volto la voglia che aveva di sapere tutto e così feci.
-Come ti è sembrata la scuola?-
- Molto più grande di quella che frequentavo prima. L’altra aveva al suo interno anche le stanze dove noi dormivamo e proprio per questo le aule erano molto più piccole.-
Anche Martin quando si rientrò a casa da lavoro, anche se stanco, volle sapere tutto nei minimi particolari. Mi sentivo strano perché per la prima volta c’era qualcuno che voleva sapere di me, di ciò che avevo fatto durante la giornata, qualcuno disposto ad ascoltarmi. Era un’emozione che non avevo mai provato e devo ammettere che mi piaceva trovarmi al centro dei discorsi . Mentre Ella cucinava mi sedetti a vedere alcuni programmi televisivi, soprattutto cartoni animati, poiché ero ancora un bambino. Stavo disteso sul divano ,quando Martin mi alzo la testa e la pose sulle sue gambe: avevo capito che voleva pormi ancora qualche domanda. Allora mi alzai , spensi la televisione e mi misi in ginocchio sul divano e ricordo che Martin mi chiese
- Come hai trovato i tuoi compagni di classe? Sono stati carini con te?-
- Certo! Soprattutto uno. Si chiama Ben e vive molto vicino a noi, Bradford Road se non ricordo male. Si è seduto vicino a me sull’autobus e a scuola, mi ha chiesto molte cose e soprattutto ha ascoltato con interesse la mia storia.-
- Bradford Road, eh? Il suo cognome è Sellen?-
- Sì, proprio così. Come fai a saperlo?-
- I suoi genitori sono nostri grandi amici. Suo padre era un mio compagno di liceo, mentre sua madre è insegnante e lavora nella stessa scuola in cui lavora Ella. Se vuoi, puoi farlo venire quando vuole. Strano che non ti abbia detto nietne di noi, siamo stati molte volte a casa sua e lui diverse volte è venuto a casa nostra con i suoi genitori.-
- Mi ha detto che siete delle ottime persone, molto simpatiche e disponibili. Per quanto riguarda il fatto di venire a casa nostra glielo dirò domani stesso.-
Il telefono squillò e Martin dopo aver ascoltato la mia risposta corse a rispondere. Io mi alzai dal divano e andai in camera a sistemare lo zaino per il giorno dopo. Qualche minuto dopo Ella mi invitò a scendere perché la cena era pronta, e mi avvertì che se non mi fossi sbrigato si sarebbe freddato tutto. Spensi la televisione, mi chiusi la porta dietro di me e andai in bagno per lavare le mani. Subito dopo scesi in fretta le scale e mi misi a tavola con Ella e Martin. Ella aveva cucinato lasagne al forno con pesto, come secondo un semplice filetto di carne e come contorno un insalata di lattuga, mais e pomodoro. Era tutto molto buono e mentre cenavamo Martin mi disse che aveva chiamato Drew, il padre di Ben e che sarebbero venuti a cena qualche giorno dopo e Ben sarebbe rimasto a dormire a casa nostra. Fui molto lieto di ricevere questa notizia poiché mi piaceva l’idea di passare del tempo con Ben, la sua famiglia e soprattutto Ella e Martin. Lui mi faceva ridere tantissimo e proprio per questo desideravo passare con lui più tempo possibile. Finita la cena andai a dormire e come il giorno precedente Ella sistemò coperte e lenzuola e mi diede la buonanotte. Questa volta anche Martin mi diede la buonanotte con un bacio sulla fronte proprio come Ella.
Il giorno dopo andai a scuola regolarmente e finalmente conobbi Mrs Coyle, la docente di Musica e Teatro. Quello che Ben mi aveva detto in precedenza era vero: è un’ottima professoressa. Il tempo sembra volare durante le sue lezioni e ogni minimo sforzo che richiede viene subito ripagato. Oggi ha cantato per noi un brano di Celine Dion : il titolo è My Heart Will Go On. La sua voce mi ha stregato e sembrava possibile vivere i sentimenti celati dietro le parole di quella canzone che tutti i miei compagni idealizzavano in un film che io non avevo mai visto : il Titanic.
Mentre cantava, la sua voce veniva accompagnata dal suono armonioso e melodico del pianoforte che lei stessa suonava. Poi ci ha raccontato una storia, quella del Titanic che io non conoscevo e rimasi colpito da questa storia d’amore, quasi impossibile. Il suo racconto era quasi giunto alla fine quando suonò la campana: mentre andavamo via ci disse che avremmo visto il film la lezione seguente.
Quella sera, ritornato a casa, chiesi a Ella di raccontarmi la storia di quel transatlantico perduto negli abissi dell’Oceano Atlantico e lei me la raccontò nei minimi dettagli, capace di farmi rivivere tramite le sue parole tutte le emozioni provate da ogni personaggio: dalla paura alla gioia, dall’amore al disprezzo. Me la raccontò mentre stava cucinando e vedendo sul fuoco più pentole del solito chiesi
- Perché ci sono tutte queste pentole? Cosa stai cucinando?-
- Vedo che non ti sfugge nulla. Ci sono molte più pentole sul fuoco perché oggi non siamo soli a cena. Vengono a farci visita Drew e Marta, i genitori di Ben, e si fermano per cena.-
- Veramente? –
- Sì!-
- Sono molto felice. Vado a prepararmi.-
Corsi di fretta in camera e mi sistemai per l’arrivo dei Sellen. Fatta una doccia, indossai una camicia bianca con un paio di pantaloni blu. Non appena avevo finito di allacciare le scarpe suonarono al campanello e Ella mi invitò ad aprire la porta. Lo feci volentieri e appena visti Ben lo abbrcciai. I suoi genitori si salutarono con i miei e poi mi dissero
- Ciao Kyle. Ben ci ha raccontato molto di te.Tieni questo è per te. Martin sa come usarla e ti aiuterà.-
- Grazie signori Sellen.-
Mi diedero un pacco che scartai immediatamente. Dentro vi trovai una chitarra acustica.
Cenammo velocemente e poi io e Ben andammo in camera mia a vedere un po’ di cartoni, mentre i nostri genitori rimasero sotto a parlare.
Si fece mezzanotte e i genitori di Ben andarono via mentre lui rimase a dormire da me.
Il giorno dopo venne Ella a svegliarci, poiché dovevamo andare a scuola. Scesi in cucina, abbiamo trovato la colazione già pronta, che consumammo in fretta poiché era tardissimo. Per prendere l’autobus abbiamo fatto la strada correndo perché mancavano appena due minuti al suo passaggio, ma arrivati a scuola iniziammo le lezioni normalmente, senza un minuto di ritardo. Sebbene le lezioni diventavano sempre più complesse e i ritmi sempre più accelerati la mia vita di studente continuava tranquillamente. Il tempo passava veloce e il mio rapporto con Ben migliorava sempre più. Quest’anno scolastico era quasi giunto al termine e si avvicinava la data del mio compleanno, il 7 giugno e mancava più o meno un mese alla fine della scuola. Ella e Martin avevano deciso di organizzare una festa e avevano deciso di invitare tutti i miei compagni di classe. Avevo contribuito in minima parte ai preparativi, poiché volevano fare tutto loro. L’unica cosa che ho fatto è stato spedire gli inviti e fare finta di non capire alucne discussioni fra di loro, in particolare quelle in cui parlavano del regalo. L’unico aiuto che richiesero fu per scelta degli addobbi e infatti qualche giorno prima vennero a prenderemi a scuola alla fine delle lezioni per andare a comprarle.
Con noi venne anche Ben, che mi aiutò nella scelta dei festoni. Ho scelto qualcosa di molto sobrio, per niente legato al mondo dei cartoni animati, benché Ella e Martin fossero accondiscendeti. Preferivo qualcosa che non mi catalogasse nel mondo dei bambini e perciò avevo completamente escluso il mondo dei cartoni animati. Stavo per compiere undici anni e quindi era già abbastanza crsciuto. Giorno 6 Ben era rimasto a dormire a casa mia perché voleva essere il primo a farmi gli auguri appena sveglio. Quando il mattino seguente mi svegliai Ben mi aveva preparato una sorpresa. Un video in cui diceva quanto mi voleva bene anche se ci conoscevamo da così poco tempo. Quando lo vidi, lo ringraziai per il video ma non ebbi il tempo di parlare poiché entrarono Ella e Martin nella stanza e volevano farmi gli auguri anche loro. Ci dissero di scendere in cuicina poiché la colazione era pronta : una torta-gelato solo per noi. Poi più in fretta che abbiamo potuto ci lavammo e appena pronti ci avviammo verso la fermata dell’autobus.
La giornata a scuola è stata fantastica, mi sentivo quasi un re. Anche Mrs Coyle aveva intonato la canzone del “ Buon Compleanno ” per me e tutti la seguirono cantando. Finite le lezioni Ella venne a prendere me e Ben con la macchina, poiché non avevamo molto tempo per preparare le cose. Arrivammo a casa e dopo due ore tutto era pronto : la festa poteva iniziare.
Non ricordo mai di aver festeggiato il mio compleanno, non sapevo neache l’esistenza di questa ricorrenza e ricordavo il giorno in cui ero nato solo perché nell’orfanotrofio ci dividevano per età e ogni 7 giugno io cambiavo stanza. Dove vivevo prima era un giorno come tutti gli altri, niente di speciale: non ricevevo né un dolcetto, né una carezza in più. Avevamo deciso di fare la festa nel giardino, in modo da avere più spazio per giocare e non soffrire il caldo dentro casa.
Martin aveva pensato a tutto quello che riguardava la musica, mentre Ella aveva pensato al le bevande e alle cose da mangiare: aveva fatto anche la torta. Ho ricevuto molti regali: i signori Sellen mi regalarono un comupter, i miei compagni di classe un telefono cellulare, ma il regalo più bello è stato quello di Ella e Martin. Verso le otto e mezza di sera si è fermato un piccolo camion davanti casa nostra ed Ella mi disse
- Vai a prendere il tuo regalo.-
Ci spostammo tutti dall’altro lato del giardino e aperta la s**tola vidi la cosa più dolce che avevo mai visto: un cucciolo di Labrador che poteva avere massimo due o tre mesi. Sembrava affettuoso e appena mi ha visto mi è saltato addosso. Decisi di chiamarlo Sean.
Alla fine della festa tutti andarono via e rimase solo Ben, che saerbbe rimasto da noi anche per la notte. Ben era già andato in camera mentre io mi ero soffermato un po’ a parlare con Martin ed Ella che mi chiesero
- Ti è piaciuta la festa?-
- Certo! E anche molto. Non avevo mai festeggiato il mio compleanno.-
- Da oggi e per gli anni a venire lo festeggerai ogni anno.-
- Davvero? Grazie. Ora sono un po’ stanco, oggi è stato una giornata abbastanza impegnativa. Vado a riposarmi. Ben aspetta zitto zitto che io arrivi per farmi uno scherzo, come se non lo sospetto.-
-Ok, piccolo. Vai a dormire. Domani non c’è scuola quindi non vi sveglierò presto.-
- Ok. Buonanotte mamma.- dissi a Ella – e buonanotte anche a te, papà.- dissi a Martin.
- Come ? Ripeti ….- e entrai di corsa in camera. Ben stava stranamente dormendo, ma non aveva messo il lenzuolo, così lo sistemai io e dopo mi misi a dormire. Ma non presi subito sonno, benchè fossi molto stanco : pensavo a ciò che avevo detto. Avevo chiamato Ella e Martin mamma e papà, anche se sapevo per certo che non lo erano. I miei non c’erano più, non li ricordo nemmeno.
-Ben, fermati.- queste sono state le prime parole che ho pronunciato al risveglio. Ho ritrovato Ben nel mio letto che tentava in tutti i modi di svegliarmi e alla fine mi ha buttato un bicchiere di acqua fredda in faccia.
Lui rideva e anche se ero arrabiato mi misi anche io a ridere.
Dopo aver fatto colazione ci preparammo per andare a fare un’escursione. Non ricordo esattamente il posto, ma ricordo le emozioni che provai, intense e cariche di felicità.
Alla fine della giornata non ero per niente stanco, anche se avevo camminato per diverse miglia : ero ancora pronto a vivere milioni di emozioni, tutte quelle che non avevo provato negli anni precedenti. Accompagnato Ben a casa, anche noi tornammo a casa, dopo aver fatto un salto al negozio di a****li perché dovevamo comprare da mangiare per Sean. Appena arrivati lasciammo Sean libero nel giardino, mentre noi andammo a fare una doccia.
Erano quasi le otto di sera ed eravamo pronti per cenare quando Martin mi dice di seguirlo in giardino. Io non indugiai e gli andai dietro, come se fossi la sua ombra. Mi portò nel capannone dove teneva tutti i suoi strumenti musicali e anche se ero entrato varie volte in quel posto, ogni volta mi sembrava la prima e mi emozionava sempre più: non è possibile capire quanto mi piacesse quel posto, perché neanche io so spiegare cosa provavo quando entravo lì dentro.
- Vieni, avvicinati.- mi disse Martin
- Cosa devi farmi vedere?-
- Vieni qui! Chiudi gli occhi e apri le mani.-
In quel momento, mi poggiò qualcosa sulle mani, piccolo e di forma triangolare e mi disse
- Apri gli occhi-
Non appena lo vidi e realizzai cosa fosse gli dissi un po’ deluso
-Un plettro? E a cosa dovrebbe servirmi se non so nemmeno suonare la chitarra?-
- Questo non è un plettro, ma è il primo plettro che io ho ricevuto in regalo. Sono passati molti anni dall’ultima volta che l’ho usato, perché avevo deciso di conservarlo. Ora, voglio regalarlo a te, perché è un oggetto a cui tengo molto. Non importa se non sai suonare perché da domani ti insegnerò qualcosa.-
- Wow! Il primo plettro con cui hai suonato? Vuoi realmente regalarmelo?-
- Sì e adesso è tutto tuo.-
Subito dopo rientrammo in casa ed Ella ci chiese cosa avessimo fatto fuori e Martin le rispose, strizzandomi l’occhio
- Segreti da uomini!-
Ella sorrisee disse
- Ah ok! Allora non mi intrometto.-
Dopo qualche minuto andammo a cenare e finita la cena, abbiamo visto sul divano un film piuttosto divertente.
Il giorno dopo mi svegliai sul divano. Guardai l’orologio ed segnava già le nove meno venti. Mi alzai di fretta e andai a fare colazione. In cucina trovai solo Ella che mi salutò e mi domandò per quale ragione fossi già sveglio alle nove circa del mattino quando di domenica di solito non mi alzo mai prima delle dieci. Mentre mi preparava la colazione io le risposi dicendo che ero troppo felice poiché Martin mi aveva detto che quella mattina avrebbe iniziato ad insegnarmi qualcosa di chitarra.
-A proposito… Dov’è Martin?-
- Martin è nel capannone. Mi aveva detto di dirti che ti aspettava lì.-
- E perché non me lo hai detto prima?-
Divorai velocemente la colazione e corsi da Martin.
- Buongiorno campione, dammi il cinque! Hai portato il plettro?-
- Sì, certo. Eccolo qui.-
- Dammelo! Ne creerò una collana, in modo che tu non lo perda.-
Non ci mise più di due minuti e appena aveva finito disse
- Sei pronto?-
Ed io risposi
-Non aspettavo altro.-
In un giorno avevo appreso tutte le scale naturali ed alterate delle varie note musicali, sia normali che minori. Potevo leggere nel suo viso quanto fosse orgoglioso di me e ciò non mi dispiaceva affatto. Mi aveva anche detto che avevo una voce abbastanz buona, doveva solo essere perfezionata ed educata ( la voce si educa al canto o almeno così diceva Martin ).
Siamo stati sotto la tettoia tutto il giorno, avevamo saltato anche il pranzo benchè Ella ce lo avesse portato.
Rientrati a casa, feci vedere a Ella quanto avevo appreso e rimase molto colpita.
Diventavo sempre più bravo e grazie all’aiuto di Martin la mia voce era stata corretta. Suonare e cantare erano diventate le mie passioni, perché solo cantando o suonando riuscivo ad esprimere tutto ciò che avevo dentro ed era l’unico metodo che funzionava quando avevo bisogno di distendere i nervi e rilassarmi, lasciandomi alle spalle tutte le preoccupazioni.
A scuola tutto andava bene e non avevo alcuna insufficienza, i professori erano molto contenti di me, in particolare Mrs Coyle che in occasione degli incontri scuola-famiglia diceva sempre ai miei genitori adottivi che io possedevo un talento ed era da sciocchi non accorgersene. Durante le sue lezioni mi sentivo nel mio mondo e pregavo affinchè durassero il più allungo possibile.
Finito il mio primo anno scolastico a Londra, tutto cambiava. Dall’anno seguente noi alunni eravamo obbligati a studiare solo inglese, matematica e scienze e poi avevamo la possibilità di scegliere 6 o 9 materie. Io durante gli anni successivi scelsi sempre :Teatro, Storia della Musica, Chitarra, Pianoforte, Disegno, Francese, Spagnolo e Storia. Alcuni corsi erano difficili da seguire, ma affrontandoli con passione ed energia non ho mai avuto alcun problema.
Ben era sempre presente nella mia vita, ma frequentavamo corsi diversi, poiché lui non amava affatto la musica, né le lingue, preferiva le scienze e la tecnologia. Anche se a scuola avevamo orari diversi e ci vedevamo solo la pausa o a pranzo, stavamo incollati lo stesso perché quasi ogni giorno veniva a casa mia, o io andavo a casa sua.
Proprio in questi anni conobbi una ragazza che era mia compagna di corso nelle ore di Spagnolo e Francese. Il suo nome è Nicole e ricordo che mi piaceva molto. Ci frequentammo e uscimmo insieme per qualche mese, fino a poco prima che io compissi sedici anni.
Tralasciando la fine di questa relazione, avvenuta in modo pacifico, tutto sembrava andare bene, ma presto sarebbe cambiato qualcosa.
Avevo appena compiuto sedici anni quando una sera , mentre stavamo cenando, Ella e Martin mi dissero che dovevamo traslocare. Proprio in quel momento mi cadde il mondo addosso.
Non ero pronto a lasciare quel posto e avevo solo quattro settimane di tempo per abituarmi all’idea.
- Andremo via di qui- disse Martin
- Come? Lascieremo questo posto?-
- Sì, Kyle. Dobbiamo andare via. Mio fratello ha trovato un posto di lavoro per me a Sydney e non penso che rifiuterò l’offerta. Guadagnerei molto di più e potrei essere vicino a l’unica persona della mia famiglia che mi rimane.-
- Certo, papà. Ma ora guarda la situazione dal mio punto di vista. Io sono arrivato qui da sei anni circa e solo ora mi sento pienamente appartenente a questo posto. Non voglio cambiare né scuola, né casa, né abiutidini. E poi Ben, come faccio io senza potergli più parlare? Senza vederlo più piombare in casa nostra? Senza più picchiarlo? Senza più piangere insieme a lui? Senza più dormire nella stessa stanza e svegliarsi la mattina in modi più o meno bizzarri? Senza litigare con lui? Come potrei mai separarmi da questo posto? Non penso di farcela, il distacco sarebbe per me troppo traumatico…-
- Non c’è scelta da fare, è già stata presa. So che sarà difficile affrontare un mondo completamente a noi nuovo, ma ci riusciremo se restiamo uniti come una famiglia.-
Mi alzai di s**tto dalla tavola buttando il bicchiere a terra e entrato nella mia stanza chiusi violentemente la porta. Ella stava per raggiungermi in camera ma Martin la bloccò, e lei si limitò solo a prendere il bicchiere che avevo fatto cadere e ad asciugare l’acqua che si era riversata sul pavimento. Era la prima volta che mi capitava di arrabiarmi con Ella e Martin, di trovarmi in disaccordo con loro e la sensazione che provavo era molto strana. Dovevano sentirsi molto confusi anche loro, poiché non mi ero mai comportato in quella maniera e sicuramente non sapevano nemmeno loro come comportarsi. Ero indeciso tra tornare indietro subito per chiedere scusa dell’azione che avevo commesso o aspettare che fossero loro a fare il primo passo. Pieno di dubbi, adesso ero nella mia stanza illuminata da un argenteo raggio di luna che entrava pallido dalla finestra, sdraiato sul mio letto e pensavo a tutto quello che era successo da quando avevo lasciato l’orfanotrofio fino a questo momento ed ero molto spaventato, perché non sapevo ancora quello che mi sarebbe successo in una trentina di giorni. Certezze oramai ne avevo poche, ma una era proprio quella di non avere l’intenzione di perdere Ben. Ben era il mio migliore amico e condividevamo tutto: piangevamo insieme e la gioia di uno era la gioia dell’altro, eravamo sempre in contatto e sembravamo telepatici, poiché bastava uno sguardo per capirci.Ci siamo conosciuti in un modo così banale che non avrei mai immaginato che sarebbe diventato il mio migliore amico, ma invece da quel momento è sempre stato presente nella mia vita, l’unico che conosce ogni minimo dettaglio e a cui dicevo realmente tutto senza aver paura di dover omettere qualche particolare, perché lui accettava i miei punti di vista e mi consigliava che scelte fare. Le nostre idee erano spesso in contrapposizone, ma trovavamo alla fine una soluzione che accomunava entrambi i pensieri , ma era difficile arrivare a questa conclusione e spesso stavamo anche ore a discutere. Litigavamo spesso, ma non ero mai arrabbiato con lui, né portavo dietro rancore perché era come un fratello per me e gli volevo realmente bene. Confuso, decisi di liberare un po’ di emozioni scrivendo

“ Cara luna,

Sono fermo qui, ad osservarti dalla finestra della mia stanza e il tuo bagliore è l’unica luce che illumina il mio volto. Solo tu riesci a vedere la lacrima che mi taglia il viso e solo a te voglio dire ciò che provo in questo momento. Mi rimani solo tu, perché a Ben non so come dire che sto per andare via.
Sono confuso e non so cosa fare. Meglio dire tutto a Ben o lasciare che passi ancora un po’ di tempo? Meglio tagliare i rapporti in modo che nessuno soffra o godersi questi ultimi momenti?
Non mi piace mentirgli, e non l’ho mai fatto.
Mi piacerebbe trovare una risposta a tutte queste mie domande, ma nessuno è capace abbastanza.
Mi chiedo perché proprio adesso, che tutto sembrava andare bene, il destino abbia deciso di giocare con il mio umore.
Sono molto triste e non so cosa fare. Per la prima volta mi sento realmente solo perché anche Ella e Martin sono contro di me.
Vorrei solo chiudere gli occhi e sperare che questo fosse tutto un incubo, ma so che non è così.”

Non appena ebbi finito di scrivere quella lettera, essendo stanco e abbastanza sconvolto, mi misi sotto le coperte e iniziai a dormire.
La mattina seguente tutto sembrava diverso. Ella e Martin mi avevano appena salutato, ma in modo molto freddo: si vedeva benissimo che non sapevano cosa fare, né cosa dire. Ella si tratteneva a stento dall’abbracciarmi, mentre Martin era molto sulle sue. Io avevo appena ricambiato quel saluto, sentendomi quasi costretto a ricambiare quel saluto, ma non avendo alcuna voglia di farlo. Lasciai casa silenziosamente e mi diressi verso la scuola. Camminavo per la strada: jeans a vita bassa di un blu non molto scuro, snickers bianche con lacci blu, maglietta bianca disegnata la bandiera degli Stati Uniti , felpa con zip e cappuccio, rigorosamente indossato e occhiali da sole decorati a tema USA. Visto dall’esterno sembravo un ragazzo normale che stava andando a scuola ( non indossavo più la divisa in quanto ero già alla Sixth Form ), ma solo io sapevo che il peso delle parole portavo dentro era difficile da sostenere. Ascoltavo un po’ di musica con il lettore Mp3 ma ero distratto dall’eco rimbombante delle parole che avevo sentito e dai mille pensieri che avevo in testa: cercavo di trovare un modo per scappare da quella situazione infernale e non riuscivo a trovarlo. Ero molto spaventato perché pensavo di non poter riuscire ad affrontare Ben non credendomi capace di potergli dire tutto, ma presto o tardi lo avrebbe scoperto.
Vedere ogni giorno Ben a scuola era una tortura: dovevo trovare il modo di dirgli quello che stava succedendo, ma ogni volta che se ne presentava l’occasione, io dissimulavo.
I giorni passavano rapidamente e mancava una settimana alla mia partenza. Stavo studiando per gli ultimi test quando mi arriva un messaggio da parte di Ben

“ Per quanto tempo ancora vuoi continuare a fingere che vada tutto bene? Che non hai niente da dirmi? Io mi sono stufato di questo gioco.
Grazie di tutto. ”

L’aveva saputo. Ma chi aveva potuto dargli questa notizia se io stesso ne ero talmente turbato da non averne fatto nemmeno un piccolo accenno con nessuno? Potevano essere stati i miei genitori ?
Ne dubito perché era quasi un mese che Ben non veniva a stare un po’ a casa mia, nemmeno per studiare. Non mi interessava minimamente come aveva potuto saperlo, ma mi preoccupava il fatto di non sapere come risolvere la situazione. Gli mando un messaggio che diceva

“ Te lo avrei detto prima, se avessi saputo come farlo senza farti stare male. Scusa.
Se mai volessi parlare, vieni a casa mia.”

La risposta non arriva subito, tarda di qualche minuto. Ma appena arriva non tardo nemmeno un secondo ad aprire il messaggio e leggo

“ E secondo te è stato meno doloroso saperlo così? Sapere che tu lo sapevi ma continuavi a mentirmi… A me? Ti consideravo come un fratello e giuro che se penso ancora oggi a me, vedo la tua figura perché ormai eravamo una cosa sola e non avrei mai pensato che tu fossi capace di nascondere una cosa di così grande importanza. Stai per andare dall’altro lato del mondo e non penso che tornerai mai. Scusa amico, ma non posso accettarlo. Prova a vedere la situazione dal mio punto di vista.”

“So che ho sbagliato, sono pienamente cosciente di ciò. Ma già lo sapevi? Da quanto tempo? Chi te lo ha detto?”

“ So tutto da più o meno quattro settimane ho aspettato fino a questo momento per dirtelo perché speravo che fossi tu a dirmi tutto ( e anche perché fino all’ultimo non ci volevo credere e speravo che tu non partissi ). ”

“ Come fai a saperlo da quattro settimane, se io l’ho saputo 20 giorni fa ? L’hai saputo prima di me!! In questo periodo non sei neanche venuto a casa mia.”

“ I tuoi genitori mi hanno detto tutto e mi hanno anche chiesto di allontanarmi da te in modo che tu avvertissi meno dolore al distacco. Io li ho ascoltati perché pensavo fosse la cosa giusta. Vederti ogni giorno a scuola mi fa stare sempre più male.”

“ Vieni a casa mia! ORA! Penso che sia arrivato il momento di parlare.”

“ I tuoi non mi lasciano entrare e lo sai!”

“ Non ti preoccupare di ciò, aprirò io la porta.”

“ Ok, sto per uscire di casa. Fra dieci minuti sarò da te.”

“ Ok. Ti aspetto.. Non tardare!”

“ Mi dai il tempo di levarmi il pigiama e indossare una maglietta e un paio di jeans o vengo in pigiama?”

“ Ah ah! Non scherzare e sbrigati =)”

Aspettavo con ansia il suo arrivo ma non riuscivo a capire cosa mi stesse prendendo. Il momento in cui aspetti qualcuno è secondo me l’attesa più lunga che puoi provare nella vita e il tempo non sembra passare e ogni secondo che passa ti fa pensare sempre più al peggio. Tutto ciò mi metteva ancor di più in agitazione, considerando quello che stava succedendo. Questi dieci minuti sembravano non passare mai. Tra un monologo e un altro ( sembravo un cretino mentre parlavo da solo nella stanza ) dalla finestra lo vedi camminare lungo il vialetto, fermarsi davanti alla mia porta un attimo a pensare e poi suonare.
I miei aprirono la porta, visto chi era e la chiusero subito ancor prima che io arrivassi sotto per aprire. Sento solo Martin che pronuncia la frase – allora non hai capito – e poi la chiusura brusca della porta.
Appena arrivato sotto chiesi
-Chi è ?-
- Nessuno!- risponde Martin
- Ah ok! Apro io la porta e vedo chi è-
-Cosa intendi dire?- mi chiese Martin con aria sospettosa e io nemmeno risposi.
Mi diressi verso la porta e dopo averla aperta mi resi conto che non c’era veramente nessuno, era andato via.
Chiusi la porta con violenza ed entrai in camera. Non riuscivo a capire come mai era andato via.
E allora gli mandai un messaggio

“ Perché sei andato via? ”

“ Sono andato via perché tuo padre ha aperto la porta e mi ha cacciato. Sapevo che sarebbe finita così. Non capiscono proprio.”

“ Se solo avessi aspettato tre secondi in più, sarei arrivato io ad aprire la porta e saresti ancora qui.”

“ Scusa. Non lo sapevo! Ma tuo padre mi ha cacciato, quindi sono andato via.”

“Ok. Va bene! Ne parleremo a scuola”

Ma purtroppo questi ultimi sei giorni passarono velocissimo e così arrivai al giorno prima della partenza senza ancora avere chiarito nulla con Ben, poiché tra verifiche e molto altro non avevamo avuto nemmeno il tempo di vederci. Il pomeriggio appena rientrato a casa ricevo un messaggio

“ Domani parti. Addio”

“ Non mi dire tutto ciò. Non essere così freddo con me. Non me lo mertio perché sai che non voglio partire. Se dipendesse da me, resterei qui, poiché mi trovo bene e soprattutto non voglio lasciare né le mie abitudini, né tanto meno le persone.”

“ Anche se non vuoi farlo le tue parole restano solo intenzioni che rimangono in contraddizione con ciò che stai facendo, Kyle! Renditene conto! Stai andando via e io sto per rimanere solo.”

“ Lo so Ben ! Lo so ! Pensi che non sto già abbastanza male? Anche io rimarrò solo, in un mondo a me completamente sconosciuto. Pensi che la mia situazione sia migliore?”

“ Non lo so, ma penso che devi venire a casa mia stasera. Voglio stare con te un ultima volta… e questa volta penso proprio che piangeremo ( forse anche per l’ultima volta insieme )”.

“ Ok arrivo. Solo il tempo di preparare alcune cose e vengo. Né Ella, né Martin potranno fermarmi.”

Metto il telefono in tasca, prendo il mio Eastpak nero e metto dentro tutto quello che può servirmi per una notte.
Scendo giù e incontro Ella che mi chiese dove stessi andando e io risposi
-Vado da Ben! Dormo a casa sua perché vogliamo passare quest’ultima notte insieme dato che non ci rivedermo mai più! Se ti va bene, perfetto! Se non ti va bene e cercherai in tutti i modi di bloccarmi a casa, sappi che ti sarà impossibile. Non rinuncerò a passare l’ultima notte con il mio migliore amico e finigere un mezzo sorriso nei vostri confronti. –
- No, vai pure tranquillo. Non ho alcuna intenzione di fermarti. A Martin penso io.-
Avevo dedotto che neanche a lei piaceva l’idea di traslocare, quindi era tutta una costrizione di Martin. Mi abbracciò, non lo faceva da molte settimane, le uscì una lacrima e mi lasciò andare.
Mentre camminavo per la strada pensavo a come mi sarei dovuto comportare una volta trovatomi faccia a faccia con Ben. Dopo dieci minuti di camminata, che equivalevano a dieci milioni di dubbi, arrivai a casa di Ben e proprio Ben aprì la porta. Mi abbracciò come non ha mai fatto in sei anni e mi disse
- Finalmente sei arrivato! Non sai quanto è brutto attendere qualcuno a cui tieni, l’attesa sembra infinita.-
- Vedi? Siamo telepatici! Quando l’altro giorno sei venuto a casa mia e Martin non ti ha fatto entrare ho detto la stessa cosa!-
- Entra!-
Chiuse la porta dietro sé e mi fece salire in camera. Quella casa la conoscevo ormai come se fosse la mia. Erano più o meno le sei del pomeriggio e il sole al tramonto era l’unica luce di cui avevamo bisogno. Dava un atmosfera più accogliente rispetto al neon e quindi avevamo deciso di non accendere la luce fino a quando non si sarebbe fatto buio. Ben indossava una magliettina bianca a maniche corte e poi una tuta azzurra che gli cadeva molto larga. Non aveva scarpe ma solo calzini e portava in una mano il guanto senza dita che avevamo comprato insieme. Nell’altro polso, quello sinistro, aveva un polsino interamente nero. Io indossavo invece un paio di jeans larghi, una maglietta con cappuccio e alcuni bracciali in plastica. Non appena avevo tolto le scarpe ci sedemmo sui letti e io iniziai a parlare.
- Prima di iniziare a parlare di qualsiasi cosa, della mia partenza o altro voglio che tu sappia una cosa e infatti ora inizierò a raccontarti una storia. All’inizio cercherai di capire ma ti sarà impossibile e allora aspetterai che io finisca tutto il racconto. Abitavano una volta a Brighton una coppia che si amava tantissimo. Si chiamavano James and Katie ed erano sposati dall’età di 18 anni. Si erano conosciuti a scuola e i loro genitori erano sempre stati contrari a questo amore, ma alla fine si dovettero adeguare alla situazione. Katie, subito dopo il matrimonio concepì un figlio e l’attesa della nascita di quel bambino aveva riempito di gioia quella famiglia. Il padre, quando ogni giorno rientrava da lavoro, portava qualsiasi cosa che potesse servire al bambino che stava per nascere : un ciuccio, un orsacchiotto, un biberon e molto altro. Anche i nonni volevano essere resi partecipi della nascita di questo bambino e infatti il padre di James, che era un falegname, aveva costruito per il nipote la più bella culla in legno che era mai stato capace di fare. Per tutta la gravidanza Katie non aveva avuto alcun problema, ma allo s**ttare del settimo mese tutto cambiò tremendamente. I primi di giugno Katie diede alla luce il suo primo figlio, anche se la nascita era prevista per la metà di luglio. Katie non vide mai suo figlio e al figlio fu tolta la madre dal destino.
Durante il parto, che i dottori fecero d’urgenza, la pressione della madre si era alzata talmente tanto da provocare un’emorragia interna, benchè fosse sotto effetto di anestesia totale. Katie è passata dalla vita alla morte senza nemmeno accorgersene, ma il bambino non seppe mai il significato della parola mamma. Crescendo, egli veniva trattato dal padre e dai nonni come un principe ed era sempre felice, o così sembrava essere. Nessuno ha mai capito quanto gli facesse male non avere una madre come tutti gli altri. All’età di otto anni però successe una cosa che distrusse quest’equilibrio familiare, che si era creato con molta fatica, come se risalendo da un burrone, quasi impossibile da scalare, scivoli di nuovo giù quando sei quasi arrivato in cima e riesci già a rivedere la luce. Anche James aveva sofferto tanto per la perdita della moglie e rimanendo fedele a lei non si era mai più risposato anche se aveva appena diciotto anni. Qualche anno dopo si traferirono a York, poiché vi abitavano i nonni. Un giorno decise di dire tutto al figlio e lo portò dove la madre era sepolta. Era una giornata piuttosto cupa, il sole era sempre nascosto dietro le nuvole, il vento soffiava forte e pioveva, anche se piano. James e il bambino stavano viaggiando da York verso Brighton ma durante il tragitto una ruota della macchina slittò a causa dell’asfalto bagnato. Il bambino si rannicchiò impaurito nel sedile posteriore e sentì solo le urla di James che non sapeva cosa fare. La macchina uscì fuori dalla strada e sbatte contro un’insegna pubblicitaria. Il bambino non si mosse, aveva troppa paura di vedere. L’ambulanza arrivò subito, ma per James non c’era niente da fare, mentre per Kyle c’era ancora qualche speranza, poiché aveva riportato solo qualche livido. Ma il trauma più grande era quello della perdita anche dell’altro genitore.-
- Kyle? Hai detto Kyle?- mi interruppe Ben
- Sì, Kyle aveva ancora una speranza.-
-Kyle? Questa è la tua storia? Tu sai chi sono i tuoi genitori ? Li hai conosciuti?-
- Sì, ma non ricordo molto bene quelle immagini.-
- Avevi dei nonni, giusto? Perché non sei andato con loro? Perché ti hanno messo in orfanotrofio?-
- Il giudice riteneva i miei nonni incapaci di essere i miei tutori poiché già anziani e senza alcuna entrata economica, esclusa la pensione, non ritenuta sufficiente per la cura di un bambino della mia età.-
- E quindi ti hanno costretto ad andare lì.. Ma hai mai più rivisto i tuoi nonni?-
- No! Quando ero all’orfanotrofio le maestre mi dissero che gli unici parenti che avevo erano morti e quindi non ho mai più avuto opportunità di vederli.
- Hai mai raccontato a qualucno questa storia? C’è qualcuno oltre me che è a conoscenza di questo tuo grande segreto? Ella sa qualcosa ? Martin?-
- NO! Nessuno sa niente di questa storia e non voglio che nessuno la sappia. Tu sei la prima persona a cui la racconto, poiché persino alle maestre e alle balie dell’orfanotrofio ho sempre mentito dicendo di non ricordare niente, forse perché è ciò che voglio.-
-Vuoi davvero non aver vissuto niente di tutto ciò? Sembra veramente difficile superare tutto quello che hai passato, ma è questo che ti ha portato ad essere la persona speciale che sei ora, con il tuo carattere e con tutti i sentimenti che sai esprimere.-
- Non è questo che intendevo dire! Io non rinnego il mio passato, né lo disprezzo, ma a volte desidero che tutto fosse andato in maniera differente e almeno una volta nella vita una scelta fosse facile.-
- Ti capisco. Grazie di avermi confidato questo segreto.-
- E di cosa, stupido? Sei o non sei il mio migliore amico?-
- Lo sono. E fra poco mi ritrovero solo.-
- Ah finiscila! Anche se saremo lontani, esiste il cellulare, internet, o anche le lettere. Rimarremo in contatto, non temere e sarà come se io fossi rimasto qui.-
- Beh in realtà ora tocca a me parlare.-
- Vai, ti ascolto.-
-Sai proprio non riesco ad immaginare la mia vita qui senza te :sarebbe così noiosa e vuota.Ti prego non partire! Non sarebbe la stessa cosa anche considerando i vari modi per tenersi in contatto.-
-Sai che se dipendesse da me, io rimarrei qui.-
Ben si alzò dal suo letto e si sdraiò sul mio e disse
-E allora non partire. Non mi lasciare solo!-
- Ahah! Gli occhi dolci non funzionano. E poi non è una scelta che ho preso io, ma che Martin ha fatto per me.-
E proprio in quel momento in cui non so ancora spiegarmi bene cosa sia successo e soprattutto perché sia successo, Ben mi prese la mano e le nostre dita si intrecciarono, si avvicinò repentinamente al mio viso e mi iniziò a toccare i capelli e ad accarezzarmi. Si avvicinò ancora di più e mi baciò. Penso che quello di Ben è stato il bacio più bello che ho mai ricevuto nella mia vita, poiché era carico di emozione e vi si celavano dietro tutti i dubbi e le speranze che erano proprie del nostro futuro. Entrambi avevamo dentro la paura di perderci per sempre e non è un sentimento facile sa gestire. Appena dato il bacio, si staccò rapidamente, le gote gli si colorarono di rosso per la vergogna e disse
- Scusa, non volevo! Non so che mi è preso …-
Gli dissi – Shh.. Stai zitto, non è un problema..- e lo baciai.
Non sapevo se ciò che stessi facendo fosse giusto o sbagliato, ma stava accadendo e non mi ero mai sentito più felice prima.
La mattina dopo mi svegliai io prima di lui mi misi a sorridere vedendo la scena. La camera non era ancora illuminata dal sole: era l’alba o forse il cielo era coperto dalle nubi. Avevo freddo e quindi rimisi la maglietta e tirai il lenzuolo sopra Ben, poiché doveva avere freddo anche lui.Niente era cambiato rispetto alle altre volte. Eravamo sdraiati nello stesso letto ma c’era un piccolo particolare in più: le mie braccia erano attorno al suo petto e lui era accovacciato tra di esse. Sorrisi ancora, gli baciai la nuca e mi riaddormentai.
Non so se fosse già passato molto tempo, ma lui si svegliò e si girò verso di me, mi baciò e mi risvegliai immediatamente, quasi di soprassalto.
- Buongiorno Kyle, dormito bene?- mi disse
- Sì, mai dormito meglio. Sei speciale e non ti voglio perdere.-
- Pensi che io ti voglio perdere? Pensi che mi piace sapere che già fra qualche ora tu sia in viaggio per raggiungere l’altro lato del mondo ?-
- No. Suppongo di no.-
Il danno era ormai fatto: bisognava ripararlo oppure nasconderlo. E noi ovviamente scegliemmo la seconda opzione, cioè nascondemmo tutto.
Dopo aver passato ancora un po’ di tempo a parlare di quanto fosse ingiusta questa partenza, siamo scesi in cucina per fare colazione. Mrs Coyle aveva ragione sul fatto che noi fossimo degli ottimi attori : ci siamo comportati come di solito niente di nuovo.
Dopo aver finito di far colazione, uscimmo a razzo da casa per andare verso casa mia, poiché dovevo sistemare le ultime cose prima della partenza. Per la strada ci tenemmo per mano e qualche bacio è pure scappato, volevo mantenere il contatto con lui il più a lungo possibile. Ma appena arrivati a casa, costretti di nuovo a dissimulare ritornammo a fingere, fino a quando non eravamo al sicuro nella mia stanza e avevo chiuso la porta, a chiave.
Stavo riponendo nelle valigie alcune magliette mentre Ben era seduto nel mio letto. Non ricordo cosa stesse facendo, ma ricordo che non parlava, era impegnato a fare qualcosa.
Era l’ora di pranzo e la partenza era imminente. Il volo era alle quattro meno venti e quindi era arrivato il momento di salutarci e ci salutammo con un semplice bacio, dopo il quale vidi scorrere lenti i suoi passi, e ad ogni passo che faceva il mio cuore si stringeva sempre più. Una lacrima mi tagliò il viso e cadde dritta sul telefono che vibrò di colpo. Era un suo messaggio

“ Penso che non ci vedremo mai più e inizio a piangere. Già mi manchi.
Sei tutto quello che ho, e ora che vai via non ho più niente.”

Era il messaggio più triste che io avessi mai letto ed aveva lasciato in me un vuoto incredibile.
Forse ciò che era successo di notte non aveva fatto che peggiorare la situazione o meglio aumentare il bisogno che l’uno aveva dell’altro.
Non appena tutto era stato preso e sistemato nei vari camion per il trasloco, Martin chiuse la casa ed il momento di andare era arrivato.
Salimmo in macchina e il viaggio era appena iniziato, ogni secondo mi sentivo sempre più insicuro, avevo sempre più paura di non riuscire ad affrontare tutto ciò che stava per accadere. Mando allora un messaggio a Ben

“ Noi ci vedremo ancora, fosse l’ultima cosa che faccio. Verrò presto dammi solo due anni di tempo e tornerò indietro. Non voglio perderti. Per adesso devo andare perché sono minorenne e sono sotto la loro tutela, ma il giorno stesso dei miei diciotto anni tornerò indietro. ”

La risposta arriva immediatamente

“ Sono solo parole.”

“ Credimi non sono parole! Sono emozioni e speranze. Quel bacio mi ha fatto capire quanto tu sia dannatamente importante per me e quanto io non voglia partire. Sento già il vuoto dentro me e so che quel vuoto è il posto che tu stai lasciando. ”

“Non voglio lasciare quel posto che ho conquistato con il passare degli anni.Allora non posso che aspettare il tuo ritorno e 700 giorni passano velocemente no?”

“ Sì. Spero proprio di sì. E adesso ciao… Sto per salire in aereo. Le lacrime mi stanno tagliando il volto, sento un vuoto che non ho mai provato. Sento il TUO VUOTO che non riesco a colmare. ”

“ Sono qui e aspetto solo te. Torna presto. Ancora non capisco perché sei dovuto andare via.”

Avevamo fatto il check-in e raggiunto il gate. L’hostess di terra mi aveva appena chiesto la carta d’imbarco e io l’avevo mostrata. Mi sentivo come quando un condannato a morte va verso il patibolo: è cosciente di cosa sta per succedere e sa che è ciò che non vuole, ma è obbligato a farlo. Dentro gli si s**tenano tutte le emozioni che ha provato nella vita, i ricordi saltano alla mente uno dopo l’altro, vuole scappare ma non sa come fare e alla fine affronta tutto o per coraggio o per disperazione.
E così anche feci io. Ma ero certo di aver affrontato tutto ciò non con coraggio ma per disperazione .
Presi posizione in aereo e chiusi gli occhi, mi addormentai perché ero piuttosto stanco e sconvolto.
Mi svegliai alla fine del volo, quando più o meno mancavano 30 minuti all’atterraggio.
Appena atterrato l’aereo non avevo ancora realizzato che mi trovassi dal lato opposto del mondo. Subito dopo andammo a recuperare i bagagli e lo zio venne a recuperare noi.
Lo zio Pauly sembrava simpatico e somigliava molto a Martin : aveva solo qualche ruga in più. Era il figlio maggiore, come mi avevano raccontato in passato, aveva lasciato casa all’età di sedici anni circa per inseguire il suo sogno: quello di girare il mondo. La prima tappa fu Sydney e fu anche l’ultima : come spesso accade, si fermò qui perché aveva trovato la donna della sua vita. Con ciò non voglio dire che la amasse ma solo che Martin diventò zio più o meno un anno dopo che suo fratello fosse partito da casa. Erano ormai quasi venticinque anni che viveva lì con la sua famiglia indubbiamente numerosa: escludendo la moglie Mary rimanevano Mark che aveva ventiquattro anni, Sophie che ne aveva venti, Christopher che ne aveva sedici e le due gemelline Clara e Faith di appena cinque anni. Vivevano in una casa piuttosto grande, simile come dimensioni a quella dove io abitavo quando vivevo a Londra e noi avremmo alloggiato nella depandance che era appena dietro la casa fino a quando non avessimo trovato casa migliore. Sistemate le valigie e saliti in macchina, ci diressimo verso casa, che non era molto lontana. Passata circa mezz’ora eravamo a casa: era piccola e non era per niente arredata. Il camion con i mobili e il resto delle cose che non entravano in valigia sarebbero arrivati solo quattro giorni dopo, quindi dovevamo aspettare e accontentarci di ciò che avevamo. Martin sembrava sapere tutto ciò e infatti non aveva fatto traslocare altro che non fosse lo stretto indispensabile. La mia stanza era grande quanto la metà di quella che avevo in precedenza, se non più piccola e soprattutto non avevo due letti. Dopo qualche minuto mi resi conto che non avevo che farmene di due letti : ero solo con davanti una vita nuova da iniziare, mille ostacoli da affrontare e con nessuno al mio fianco. Sistemate le prime cose, dopo aver aiutato un po’ anche Ella e Martin, decisi di conoscere la famiglia dello zio.
Suonai un paio di volte il campanello e Mary mi venne ad aprire. La prima impressione che mi fece fu positiva: mi è sembrata una bonacciona, timida che non riusciva proprio a fare un torto a nessuno . Il suo colore della pelle era molto chiaro, somigliava più ad una svedese che a un’australiana, che di solito hanno la carnagione scura. Era bionda platino e aveva due grandi occhi azzurri.
Mi accolse in casa chiedendomi come fosse andata e mi fece accomodare sul divano. Lo zio Pauly era andato a comprare la cena, mentre i ragazzi, o meglio i miei “ cugini ” , erano ognuno nella propria camera, escluse le Faith e Clara che stavano in cucina con la mamma. Appena avvicinatomi alle bambine per salutarle, mi sorrisero e mi chiesero chi fossi e io risposi loro
-Sono vostro cugino, e sono mi sono appena trasferito qui da Londra.-
- Da Londra? Deve essere una bellissima città.-
- Sì, è veramente bellissima e non volevo partire.-
- Avevi molti amici lì? –
Non risposi, ma non potevo colpevolizzare l’ingenuità delle bambine, rendendole capro espiatorio del dolore che provavo. Per fortuna Mary mi sottrasse all’obbligo di dare la risposta dicendomi
- Ora ti presenterò agli altri cugini…- e urlò – Mark … Chris…. Sophie … scendete! Sono arrivati gli zii da Londra e qui c’è vostro cugino.-
Il primo che scendeva sembrava avere la mia età e perciò dedussi che egli fosse proprio Christopher. Era alto qualche centimetro in meno di me, ma avevamo lo stesso colore di capelli e anche lo stesso taglio. Indossava degli occhiali da nerd, dietro i quali nascondeva duo occhi di colore verde smeraldo. Per quello che potevo notare avevamo lo stesso stile anche nel vestire.
-Ciao Christopher. Piacere Kyle.-
- Ehi Kyle! Chiamami Chris… Come è andato il viaggio?-
- Bene, ho dormito tutto il tempo.-
- Ahaha tranquillo… ora ti faccio svegliare io! In giro in città ci sono delle ragazze che …-
Allora arrivò Sophie che non lasciò che Chris terminasse la frase e si intromise nella discussione in modo piuttosto scontroso verso il fratello - Stai zitto! Sai usare quella bocca solo per dire cose insensate. Da quando sei nato non ho mai sentito uscire da quella bocca una frase che potesse minimamente avvicinarsi al concetto di un periodo grammaticalmente e sintatticamente corretto.- e poi continuò – comunque sono Sophie e guardandoti bene sembri la fotocopia esatta di mio fratello. Meglio tornare a studiare e non perdere tempo.-
Sembrava proprio una secchiona antipatica e speravo che la prima impressione mi ingannasse.
Subito dopo arrivò Mark e devo ammettere che era uguale al fratello solo poco più alto e più muscoloso in quanto andava in palestra dal lunedì al mercoledì e i giorni che restavano, esclusa la domenica, andava ad allenarsi in piscina.
- Non ti preoccupare. Chris e Sophie litigano sempre: lei è troppo perfettina mentre lui è troppo stupido. Non troveranno mai un accordo.-
Sorrisi e lui mi chiese
- Vuoi un po’ d’acqua?-
- No, grazie. Ora vado a casa. Devo ancora sistemare alcune cose e poi vorrei fare una passeggiata in città.-
- Perché non vieni con me e Chris stasera? Usciamo con dei nostri amici.-
- Ok. Ci penserò su, sono un po’ stanco.-
- Sì, ma divertirti un po’ ti farà bene. Ti si legge negli occhi che sei molto triste e hai già nostalgia.-
- Ahah! Forse è un po’ troppo evidente. Comunque ci penserò su.-
- Va bene. Se volessi venire, fatti trovare qui alle nove.-
- Ok. A dopo.-
Sono rientrato a casa e ho sistemato nei cassetti la poca roba che ho. Appena finito decisi di fare una doccia, ma resi subito conto che l’acqua calda non era ancora disponibile, perché non avevo acceso la caldaia. Uscito dalla doccia, letteralmente congelato, mi asciugai e subito dopo cercai i vestiti adatti per uscire. Non avevo molte cose ancora e quindi presi le prime cose che trovai. Sono uscito di corsa dalla camera, pensando che fosse tardissimo, ma arrivato in cucina mi resi conto che erano appena le otto e venticinque. Ella era ancora molto indaffarata nel sistemare ogni cosa e Martin la aiutava. Dovevo chiedere loro il permesso di uscire e allora dissi
-Mamma, Chris e Mark mi hanno chiesto se mi piacesse uscire insieme a loro. Io, sinceramente sento il bisogno di uscire da queste quattro mura e incontrare gente. Posso?-
- Certo che puoi non c’è alcun problema. Me lo avevano già chiesto e io avevo risposto di sì. Dormirai da loro stanotte.-
- Ok. Allora vado.-
- Non è un po’ presto?-
- Sì, in effetti. Sono nella mia camera per un altro po’, se non vi serve una mano.-
- No, tranquillo. Vai.-
Rientrai nella mia camera e presi un foglio per scrivere una lettera a Ben. Non avevo ancora il computer e non volevo usare quello dei miei cugini, perché avrebbero potuto controllare tutte le mie conversazioni. Iniziai a scrivere di getto

“ Ciao Ben,

Sono Kyle e questo è il mio nuovo indirizzo: vedi quanto è distante?
Sono appena arrivato: qui sono quasi le nove di sera mentre lì il sole sta ancora sorgendo.
Ho conosciuto la famiglia di mio zio Pauly e devo dire che sono molto simpatici.
Però anche se tutto sembra normale, c’è una cosa di cui non posso fare a meno : TE.
I giorni sembrano infiniti qui, consideranto che sono qui da poche ore. Non ho nessuno con cui parlare e niente da fare: solo ora capisco quanto riempivi la mia vita.
Ora vado, stasera esco con i miei cugini per cambiare aria e per evitare di deprimermi rimanendo chiuso in queste quattro mura, davanti la televisione con una vaschetta di gelato in mano.
Spero che questa lettera ti arrivi presto e che tu risponda il prima possibile.

Kyle xoxo ”

Piegai la lettera e la ma misi in una busta, in cui scrissi il suo indirizzo: 153 Bradford Road, London. Ora dovevo solo trovare un francobollo, ma erano già le nove meno un quarto e mi diressi verso casa di zio.
Suonai al campanello e Sophie mi aprì la porta dicendo
- Anche tu ti aggreghi alla mandria?-
Sorrisi, ma non risposi e tirai dritto verso la cucina, dove vedevo Chris seduto.
Entrai in cucina e mi accorsi che c’erano altri due ragazzi e Chris subito me li presentò
-Ah finalmente Kyle, stavamo proprio parlando di te. Questi sono i miei migliori amici : Cody e Joey. Frequentano la mia stessa scuola e l’anno prossimo, a partire da settembre, tu sarai con noi. Non vivono molto lontano da qui, infatti sono sempre qui a casa mia.-
- Sono Kyle e ho visto che Chris vi ha già parlato di me, quindi non aggiungo niente.-
Proprio in quel momento arrivò Mark che chiese se fossimo pronti e noi rispondemmo affermativamente.
- Non è che avete dei francobolli?- chiesi io
- Posso controllare in camera, forse ne ho qualcuno.- mi rispose Mark e continuò
- Andate in macchina. Vi raggiungo subito, il tempo che controllo se ho i francobolli o meno.-
-Ok.-
Chris prese le chiavi che Mark gli aveva lanciato e in gruppo andammo verso la macchina. Saliti in macchina Cody incominciò un discorso dicendo
- E tu? Inglese? Come sono le ragazze lì? Come passavi il tempo?-
- Sono abbastanza carine.-
- Che eri solito fare la sera?- chiese ancora
- Non uscivo spesso. Di solito stavo a casa mia con il mio migliore amico.-
- Che noia! Mai una serata in cerca di ragazze?-
- Quasi mai.-
- Noi, invece, quando usciamo, siamo incontrollabili. Ci piace bere nei diversi pub e spesso ubriachi ci ritroviamo a fare cose con ragazze sconosciute. Per fortuna che a fine serata Mark ci viene a riprendere e ci mette in macchina anche se siamo in condizioni pietose.- mi raccontava Cody ma Chris lo interruppe dicendo
- E tu sei pronto a stare con noi stasera? Hai mai bevuto fino a vomitare?-
- Ma perché fate questo? Non potete divertirvi normalmente?-
- La normalità non è per noi! Noi ci divertiamo così e imparerai anche tu.-
- Ah ok .-
La nostra discussione, che sembrava degenerare verso argomenti un po’ imbarazzanti per me, fu interrotta da Mark.
- Tieni i francobolli. Ti hanno spaventato?- mi disse
- No. Non ti preoccupare io alcune volte faccio di peggio. Penso di poter res****re.-
- Perfetto! Allora andiamo.-
Mise in moto la macchina e ci dirigemmo verso il centro della città.
La città non sembrava molto diversa da Londra: stessi blocchi di appartamenti e stessa gente che corre veloce per la strada. Ma non provavo nessuna voglia di vedere quel posto.
Ricordo solo di aver capito che non era il posto per me anche se solo a prima vista e volevo tornare indietro.
La gente parlava con un accento diverso e storpiava le parole e anche al bar mi prendevano in giro, facendo finta di non capirmi. Non parlavano in inglese, ma un dialetto derivato dall’inglese con parole e nomi diversi , pronuncia completamente diversa e grammatica più o meno simile.
Non voglio dire che non ci capivamo per niente, ma che il modo di parlare era diverso.
Posteggiammo vicino ad un pub e scendemmo dalla macchina.
- Kyle, là puoi imbucare la posta.- mi disse Mark indicandomi un bidone blu in lontananza.
- Grazie. Torno subito.-
Imbucai la lettera e raggiunsi gli altri che erano appena entrati nel pub. Volevo dimenticare tutto e andare avanti ma non so se ce l’avrei fatta. Mentre Chris, Cody e Joey si ubriacavano, Mark si sedette accanto a me. Dopo aver preso più di otto cocktail mi disse
-Ora basta! Vuoi ridurti come quei tre?-
- Mi piacerebbe svegliarmi domani mattina e non ricordarmi più niente, né chi sono, né da dove vengo.-
- Non dire queste cretinate. Parlamene! Sfogati!-
- Ok! Ma non giudicarmi.-
Gli chiesi di non giudicarmi poiché è difficile comprendere ciò che in realtà provavo. Risultava difficile anche a me, perché ero cresciuto in ambienti in cui non era possibile neanche solo pensare di poter avere una relazione con una persona dello stesso sesso. Qui in Australia sembra una cosa piuttosto normale e lo stesso accade negli USA, come mi hanno riferito alcuni amici. A Londra, dove vivevo prima, non era ancora del tutto accettato e c’erano molte persone che ti guardavano con aria di disprezzo e disgusto , ma la stituazione è di gran lunga migliore rispetto a quella che vi è in Italia. Conosco diverse persone che abitano in Italia, grazie ai vari social networks, ma quelli con cui ho più contatti sono due : Riccardo, che vive a Torino e Francesco, che vive vicino Brindisi. Riccardo mi ha raccontato che al Nord la situazione è simile a quella londinese, ad eccezione di qualche sporadico atto di violenza nei confronti degli omosessuali. Scendendo più a Sud, come mi racconta Francesco, l’omosessualità non è per niente accettata. Francesco si è sempre battutto per i diritti degli omosessuali, anche essendo eterosessuale, e sempre è stato preso in giro, ma ha continuato questa battaglia perché detesta vedere quanto le persone siano chiuse come mentalità e come continuino a disprezzare queste persone.
Gli raccontai della mia infanzia, di quando Ella e Martin mi vennero a prendere all’orfanotrofio (ma ero già certo che lui sapesse tutto), di Londra e di Ben. Gli dissi proprio tutto. Nel frattempo avevo mandato giù altri cinque o sei bicchieri di vodka. Iniziavo a parlare in modo disconnesso e di ciò Mark si era reso conto. Il racconto lo aveva lasciato basito ma non aveva affatto l’aria di uno che intendeva giudicare. Spezzò il silenzio dicendo
-Kyle per quanto ancora starai seduto al bancone di quel pub a bere drink? Se vuoi cambiare la situazione non bere, alzati e affronta tutti e torna indietro. Bere non servirà a dimenticare e anche se funzionasse dimenticare non serve a niente.
Io vi aspetto in macchina. Quando avete finito venite.-
Quelle parole mi fecero pensare molto, per quanto non avessi la lucidità adatta per farlo.
Le altre cose che successero quella notte non le ricordo nemmeno, perché ero totalmente ubriaco.
La mattina mi svegliai in macchina e vidi che i ragazzi stavano peggio di me. Eravamo ancora sulla strada per casa e mi telefono mi vibrò: era un messaggio di Ben che diceva :

“ In questo momento riesco a vedere la luna, una luna che tu hai già visto. Sta sorgendo ed è tanto luminosa da illuminare la mia camera. Sembra molto vicina e sembra quasi volermi dire qualcosa. Forse tu gli hai già affidato dei segreti, o un messaggio per me. Lo stesso farò io: le dirò quanto sei importante per me. Buonanotte Kyle.”

Non mi sembrava adatto rispondere in quel momento, perché forse avrei solo scritto un testo senza senso. Decisi di rispondere dopo.
Ritornammo a casa ed io entrai a casa , stanco e sconvolto. Le parole di Mark riecheggiavano nella mia mente e adesso ero molto pronto a prendere una decisione. Mi chiedevo perché ogni persona alla quale mi affezionavo spariva dalla mia vita.l Avevo sofferto molto a causa della morte dei miei genitori e solo dopo anni ero riuscito a sorridere di nuovo, grazie a Ella e Martin. Mi sono affezionato a loro , ma Martin mi ha deluso per la sua prepotenza , e anche per questo ho sofferto. Mi ero affezionato a Ben e il destino ci ha voluti lontani. Perché sono sempre io quello che doveva soffrire nelle relazioni di qualsiasi genere?
Durante l’estate che mi separava dall’ingresso nella nuova scuola cambiai molto e anche Ella se ne rese conto. Mi ero fortificato dentro, e non provavo più alcun sentimento. Non volevo più essere fragile perché avevo sofferto abbastanza e non avevo ottenuto niente.Mi piaceva vedere le persone strisciare ai miei piedi e soprattutto più mi volevano bene, più le facevo soffrire. Chi mi voleva bene era come una marionetta nelle mie mani: si muoveva proprio come piaceva a me . Chi non stava con me o era mio nemico veniva schiacciato come un insetto, insultato e portato alla esasperazione, tanto da abbandonare la scuola. Chris, Cody e Joey mi rispettavano, come tutti ed esiguivano tutti gli ordini che davo loro.
C’era solo una persona con cui ero ancora fragile e tenero, mio fratello Zayn. Ella è rimasta incinta poco dopo del nostro arrivo a Sydney e già a Marzo dell’anno successivo Zayn era nato.
Era bellissimo e anche Ben che lo aveva visto in foto lo aveva detto. Il nostro rapporto sembrava essere uguale, come se non fossi mai partito. La scuola era sempre più noiosa e non avevo nessuno che aveva tanto carattere da tenermi testa. Ma qualche mese dopo sei arrivato tu.
Io?- mi interruppe Josh.
-Sì. Tu mi hai aiutato in questo inferno! Ti ricordi di quando ci siamo conosciuti a scuola? Ahaahah è stato fantastico. Entrambi dal preside per aver saltato più volte le lezioni.-
- Ahaha vero!-
- E quando abbiamo bucato le gomme all’insegnante di matematica?-
- Sono stati dei bei momenti.-
Mi fece segno di battere il cinque.
- Wow.. la tua storia è interessante! La mia, in confronto, è piuttosto comune. Ho sempre desiderato avere una via un po’ più movimentata.-
- Ogni storia ha i suoi particolari e ti assicuro che spesso avere una vita movimentata e piena di cambiamenti non è semplice né divertente.-
- E quindi stai per partire?-
- Sì fra un paio di giorni torno in Inghilterra. Martin non ha venduto la casa, quindi mi lascia le chiavi. Loro non vogliono tornare ma io non riesco più a stare qui. E poi li c’è Ben!-
- Ahah! Quindi io sono stato la riserva?-
- Scemo! Io ti voglio bene… Perché non vieni con me?-
- No, grazie! Preferisco stare qui. E poi dovrei fare il terzo incomodo?-
- No! Stai qui.. la tua ragazza si offenderebbe molto se tu partissi.-
-Almeno accompagnami all’aereoporto.-
- Certo che lo farò.-
Mi rimanevano appena quarantotto ore alla partenza. Avevo già sistemato tutto in valigia, avvertito Ben del mio ritorno e preso il diploma, con molta fatica. Salutare Ella, Martin e il piccolo Zayn è stato abbastanza traumatico, ma dovevo farlo.
Josh mi ha accompagnato all’aereoporto e arrivati al momento di salutarci mi ha detto
- Fratello , quando vuoi ritorna! Casa mia è sempre aperta.-
- Come se non avessi la mia! Ahaha .. Ora devo andare.-
Voltai le spalle e mi diressi verso il gate. Mi urlò qualcosa come “fai un buon viaggio” , ma non ricordo esattamente le parole.
Era arrivata la fine del mio soggiorno a Sydney che anche se durato appena due anni mi sembrava essere stato lungo quanto il tempo trascorso in orfanotrofio.
Ero pronto per prendere l’aereo e a lasciare l’Australia. Era stato un bel soggiorno ma sentivo che qualcosa mi mancava e stavo andando a raggiungerla.
Gli ultimi messaggi di Ben erano sempre più freddi, sicuramente perché sono dei testi scritti dai quali non si possono evincere emozioni.
Il volo mi è sembrato molto più lungo rispetto a quello di andata, forse perché non sono riuscito a chiudere occhio.
Appena atterrato a Londra ho gridato “Finalmente a casa!”
La prima cosa che ho fatto dopo avere preso i bagagli è stata mandare un messaggio a Ben

“ Sono finalmente a casa. Stasera non possiamo vederci perché devo sistemare un paio di cose, ma domani non appena ti svegli raggiungimi a casa.”

“ Non so! Ho molti impegni…”

“ Cosa? Sono appena tornato da Sydney dopo due anni e tu mi dici che hai impegni e non puoi trovare un po’ di tempo per me? Il tuo migliore amico?”

“ Scusa. Ma sono davvero troppe le cose che devo fare.”

“ Ok. Io sono tornato quando vuoi cercami.”

Ero un poco arrabbiato, devo ammetterlo, perché non riuscivo a capire il motivo per cui Ben fosse così schivo nei miei confronti.
Ritornai a casa con un taxi poiché nessuno poteva venirmi a prendere.
Ma mentre eravamo distanti da casa mia appena tre isolati, vidi per la strada una faccia che mi sembrava conosciuta. Ma solo qualche secondo dopo realizzai che era Ben. Decisi in fretta di voler scendere dal taxi e infatti chiesi al taxista
- Scusi può accostare?-
- Ma non siamo ancora arrivati a destinazione, manca poco, due o tre minuti.-
- Mi faccia scendere, non si preoccupi. Vado a piedi perché ho bisogno di sgranchire le gambe dopo molte ore di volo. Quanto le devo?-
Pagai e scesi. Presi le valigie e me le trascinai, come fardello pesante. Avevamo avanzato un po’ rispetto al punto in cui avevo visto Ben e quindi dovetti voltare le spalle e ritornare più indietro.
Sarebbe stato meglio non avere voltato le spalle: Ben non era solo e teneva per mano una ragazza. Che scena pietosa vista dall’esterno!
Il cuore mi si era ristretto e stavo per piangere, ma fui capace di trattenere le lacrime. Camminavano ad appena trenta metri più avanti rispetto a me e io li guardavo da dietro, come uno studipo, tenendo la mia valigia. Mi sentivo strano, deluso e tradito. Avevo riposto in lui tutti i miei sogni e il mio futuro, ma li stavo vedendo distrugersi e svanire. Avevo ancora voglia di parlargli, o forse ne avevo anche più di prima: intendevo chiarire tutta questa situazione.
Urlai, con la poca voce che mi rimaneva in gola e che riusciva ad uscirmi, una voce strozzata da un pianto appena trattenuto e stroncata dalla rabbia e delusione che provavo
-Ben!-
Si voltò di s**tto e lo stesso fece la ragazza. So per certo che non aveva capito chi fossi e per esserne sicuro si avvicinò. Lo stesso feci io. Ogni passo che facevo era sempre più marcato e ogni secondo che passava sempre più scandito dalla voglia che avevo di parlargli, di abbracciarlo, di dargli uno schiaffo e caricarlo di insulti. Più vicini eravamo più il cuore mi saliva in gola e mi era quasi impossibile respirare. Quando ci trovammo ad appena qualche metro, mi riconobbe e lasciò la mano della ragazza di s**tto, come se non volesse che io vedessi questa azione. Si allontanò da lei, ma io avevo già visto tutto.
- Kyle! Sei tornato finalmente.-
Lo disse con un tono così spento e povero di emozioni, che mi fece rendere conto di quanto la situazione fosse oramai degenerata e che l’unico cosa rimasta del nostro rapporto fossero i ricordi. Ben non era più la mia metà, la persona senza la quale non potevo vivere, poiché ormai, aveva sostituito la mia figura assente con quella di un’attraente ragazza e soprattutto io non ero più il suo centro, la persona che riempiva la sua vita.
- Questa è Emma.- disse con la voce così spaventata e piena di vergogna che quasi non riuscivo a sentire.
- Piacere, io sono Kyle. Ero il migliore amico di Ben. Ci incontriamo in giro! Ora vado a casa. Sono piuttosto stanco! Ci sentiamo tramite messaggi, ok?-
Non avevo voglia neanche di sentire la risposta: con gli occhi gonfi di pianto mi voltai e mi diressi verso casa. Non sapevo che pensare: ero io lo stupido della situazione perché ero tornato indietro come gli avevo promesso o era lui quello che stava sbagliando?
Mentre camminavo non riuscivo a trattenere le lacrime perché mi passavano in mente i ricordi di tutto ciò che avevamo passato insieme. Quantilitigi e quante riappacificazioni che avevamo passato! E anche tutto quello che era successo il giorno prima di partire, forse, per lui non contava più niente, ma per me era ancora tutto importante. Arrivato davanti alla porta di casa mia, presi le chiavi nella mia tasca e devo ammettere che rientrare a casa è stato come fare un salto nel passato. Vedevo ogni immagine ridisegnarsi nitida nei miei ricordi, ogni sorriso o ogni lacrima. La mia mente era come una tela: lentamente prendeva colore e solo dopo aver finito il disegno di base si disegnavano nitide anche le più piccole sfumature, che erano forse i ricordi che faccevano più male. Lasciate le valigie all’entrata, faccio un giro veloce della casa e mi accorgo che ogni cosa era al suo posto: le riviste aperte sul tavolo e i bicchieri vicino al lavandino. Era come se il tempo si fosse fermato e solo ora tutto riprendesse vita. Sembrava assurdo ma tutti gli orologi di casa segnavano le dodici e trenta, il momento in cui avevamo lasciato casa e ora le lancette avevano appena riniziato a muoversi.
Anche la mia stanza era proprio così come l’avevo lasciata, era tutto uguale: stesso letto, stesso armadio e stessa sistemazione. Ritornai per un attimo bambino, presi quel peluche che non avevo mai toccato e che era messo sopra l’armadio e lo poggiai sul letto. Mi misi anche io sul letto e strinsi forte il cuscino. Mi accorsi di avere sfiorato qualcosa e con la mano la presi. Mi sembrò un appunto, scritto di fretta e piegato in quattro per essere più piccolo e non essere notato. Solo leggendolo mi resi conto di cosa fosse realmente

“ Kyle,
Ti scrivo questo messaggio mentre tu sistemi le ultime cose prima della partenza. Mi sembra piuttosto inutile ripeterti che non voglio che tu parta, ma è tutto ciò che mi viene in mente ogni volta che ti vedo e anche quando mi sei distante, perché ho paura di non rivederti più.
Ieri notte è stata la notte più bella della mia vita, perché per la prima volta ho provato qualcosa di veramente speciale e solo grazie a te. Mi hai aperto il tuo cuore e mi hai dato la forza di esprimere veramente quello che provo per te, che è molto più di una semplice amicizia. Con la tua storia mi hai fatto capire che non c’è motivo di nascondere chi siamo o cosa proviamo realmente, perché forse non ci sarà mai più l’occasione di dimostrarlo. Per queste ragioni ti ho baciato, non facendo nemmeno caso al fatto che domani sarai dall’altro lato del mondo. Ho deciso di vivere quel momento solo irrazionalmente e per due minuti ho smesso di avere paure e preoccupazioni.
Averti accanto mi rende felice e l’ho capito proprio stamattina, appena sveglio. Svegliarmi e trovarmi avvolto dalle tue braccia è stato bellissimo. Anche se vai via non ho alcuna intenzione di perderti e spero nel tuo ritorno.
Anche se lontano, resterai per sempre nel mio cuore e nessuno potrà mai sostituirti.
Non so se leggerai mai questa lettera, ma voglio che tu sia a conoscenza di ciò che provo per te in questo momento: il sentimento più forte che ho mai provato.


Ben”

Questa non l’avevo trovata prima, l’aveva nascosta veramente bene. Aveva ragione sul fatto che forse non l’avrei mai trovata , perché così sarebbe stato se non fossi tornato a casa.
Mi butto nel letto realmente stanco, confuso, perché non riesco più a capire chi sono realmente e cosa provo. Vorrei realmente capire cosa voglio: se voglio vederlo oppure scappare e non rivederlo più. Mi arriva un suo messaggio. Inizialmente ignorai il messaggio ma subito dopo lo lessi

“ Sono felice che tu sia tornato. Ora la luna possiamo anche vederla sotto lo stesso cielo.
La vediamo insieme stasera?”

Non risposi.
In pochi minuti il telefono iniziò a squillare incessantemente, ma vedendo che era lui che chiamava non risposi, perche ciò che aveva fatto mi aveva ferito troppo e non ero ancora disposto ad ascoltarlo, né se fossero state scuse, né se fosse stato un addio.
Rifiutai la decima chiamata in modo da fargli capire che non volevo parlare con lui e subito dopo spensi il telefono.
In un decina di minuti arrivò qualcuno alla porta e suonava insistentemente il campanello. Ero più che sicuro che fosse Ben alla porta, ma scesi lo stesso.
Aperta la porta, senza nemmeno darmi il tempo di salutarlo o cacciarlo, disse
-Posso spiegarti!-
-Non voglio stare ad ascoltare te e le tue bugie. Per favore vai via. Non pensi di avermi già mentito abbastanza?-
Stavo per chiudere la porta quando la blocco con il piede e disse
-Per adesso sto resistendo col piede ma molto presto cederò, ma anche se questa dannata porta che ci separa si chiuderà alle mie spalle, starò qui dietro ad aspettare che tu mi apra. Ricordi cosa ti ho detto? Che non ti voglio perdere e ora che sei qui non ti farò fuggire di nuovo.-
- Non mi aspettare nello stesso modo in cui hai aspettato il mio ritorno dall’Australia. Non voglio vederti davanti casa mia con quella ragazza. Andate a casa tua per fare le vostre cose. Ora leva quel piede e vai via! Non puoi nemmeno immaginare come sono stato male quando vi ho visto insieme. Non sapevo cosa fare, né come reagire, perché ogni cosa che facevo poteva essere sbagliata. Stavo per scoppiare in lacrime perché mi sono sentito tradito. Ora vai via!-
- No! Mai… So che ho sbagliato e lei forse è solo un errore. Avevo bisogno di qualcuno che mi stesse accanto come te. Non riuscivo a sopportare la tua assenza.-
- Anche io non ti avevo al mio fianco, ma non ho cercato nessun altro. Non l’ho fatto perché sapevo che le cose che provavo con te erano uniche e che non le avrei mai potute provare con un'altra persona. Io provavo davvero qualcosa per te e tu hai tradito me e la mia fiducia. E ora al mio ritorno tu avevi troppo da fare per venirmi a salutare… Perché non mi dicevi sin dall’inizio che stavi con lei? Non avrei perso tempo e non sarei tornato.-
- Fammi entrare! Ti spiegherò tutto.-
Dibattemmo ancora un altro po’ fino a quando si arrese e levò il piede. Si sedette dietro la porta e aspettò tutta la notte. Era una notte dannatamente fredda.
Alle cinque del mattino, mi alzai e vidi dalla finestra che lui era ancora seduto dietro la mia porta. Non riuscivo a capire se fosse sveglio o stesse dormendo, ma ricordo che era vestito benissimo: quel look stramaledettissimo che mi aveva fatto innamorare.
Sotto la porta, aveva fatto scivolare un biglietto.

“ Questa è una notte dannatamente fredda e sto cercando di capire cosa posso fare per farmi perdonare. Non mi riconosco neanche io e so di aver sbagliato. Non soffro tanto il freddo, ma il fatto che il mio cuore sia vuoto, perché tu hai deciso di lasciare libero quel posto ed ora non so a chi affidarlo.
Emma? Vale meno di zero. Ho bisogno di te per andare avanti.
Rimarrò dietro questa porta anche ore, giorni, settimane o mesi, non mi importa il tempo che passa, perché non ha senso che io lo viva, senza averti al mio fianco.”

Decisi di aprirgli.
- Come hai potuto?- gli dissi, dopo avergli dato uno schiaffo
- Lo schiaffo me lo merito! Non so come è successo.-
- Ma è successo! Dimmi la verità! Provi per lei ciò che provavi per me?-
- No! Per lei non provo niente rispetto a quello che provo per te, ma non posso lasciarla.-
- Certo! Io ho lasciato la mia famiglia e tutto ciò che ho difficilmente conquistato in due anni per te e tu non puoi lasciare una ragazza per cui non provi niente?-
- Ci starebbe troppo male. E poi con quale pretesto?-
- Le dici la verità. Che tu vuoi stare con me… Cosa c’è di strano? Se tu provi veramente qualcosa per me, non dovrebbe essere così difficile-
-Cosa? Non lo farò mai! Quello che è successo deve rimanere solo un segreto.-
- Se deve rimanere solo un segreto vai fuori da qui! Ti interessi troppo di quello che gli altri pensano di te e per me non va bene. Quando si ama qualcuno, non ti dovresti interessare di ciò che dicono gli altri, perché vorresti che tutti sapessero di chi sei innamorato.Io sono venuto dall’altro lato del mondo fino a qui per te e non mi merito tutto ciò che mi stai facendo. Devo ammettere che non ho detto la vera ragione ai miei genitori, perché non avevo certezze, ma ai miei cugini ho dettto tutta la verita. Se vuoi che io resti solo un segreto e meglio che te ne vai.-
E lo cacciai fuori di casa.
Dopo tutto quello che avevo fatto per la nostra relazione, non era ancora disposto ad ammettere i suoi sentimenti e ad accettare che la nostra era molto di più che un’amicizia e che forse era arrivato il tempo che i nostri genitori lo sapessero. Non erano passati più di cinque minuti, quando gli mandai un messaggio

“ Domani mattina partirò. Tornerò a Sydney dalla mia famiglia, dato che qui non ho nessuno.
Avevo fatto tutto questo per noi. Io mi sono sacrificato molto, ma tu non hai mai contribuito. Addio”

“ Non partire! Ti prego… rimani.”

“ E perché? Non c’è nessun motivo che mi tenga legato qui! E’ vero, provo ancora qualcosa per te, ma non voglio essere il segreto di nessuno.”

“ Rimani qui… fallo per me”

“ Per te? .. Tu non mi vuoi bene e ora che puoi avermi non ti interessa. Vuoi soltanto sapere che io sono disposto a tornare indietro ogni volta come un cane.”

“ No! Non voglio questo!”

“ Invece sì! Io sono tornato solo per te… per abbracciarti ancora e baciarti ancora.”

“ Ed è ciò che faremo… Te lo prometto!”

“ Non voglio essere il tuo segreto o la tua ruota di scorta! Voglio essere la tua priorità!
E non mi importa se non vuoi dirlo ai tuoi. Se lo fai tu lo farò anche io! Dobbiamo solo trovare il coraggio.”

“Giuro che la lascierò e che lo dirò ai miei, ma dammi più tempo.”

“ Non più di una settimana! Vieni a casa… Parliamo un po’… dedichiamoci un po’ a noi.”

“ Arrivo! :)”

Volevo dargli un’altra possibilità, in fondo provavo qualcosa per lui e ci sarei rimasto davvero male se lo avvessi perso per sempre.
Non appena è arrivato a casa lo baciai e lo abbracciai e lui mi disse
- Scusa sono stato proprio uno stronzo! Prometto di non lasciarti mai più!-
- Sì! Lo spero anche io!...-
Mentre continuavamo a baciarci gli squillò il telefono, lo prese e vedendo che la chiamata era di Emma lo lanciò sul divano, sembrava non volerne sapere più niente, veramente questa volta. Qualche istante dopo, dall’ingresso di casa mia, arrivammo sul divano e ci sedemmo sopra il telefono senza nemmeno rendercene conto.
Dopo qualche ora stavamo già parlando, ma continuavamo ad avere il contatto : eravamo abbracciati. Il mio sguardo si perdeva nei suoi occhioni verdi mentre continuavamo ad accarezzarci il viso. La sua testa era appoggiata sul mio petto, sudato e riuscivo ad avvertire il suo respiro affannato. Le nostre mani si intrecciavano, mentre i nostri cuori erano già una cosa sola.
- Perché sei andato via?- mi disse baciandomi
-E perché tu non sei venuto con me?-
- Ok. Basta parlare del passato. Non mi interessa quello che è successo prima ma mi interessa ciò che sta accadendo ora. Ora non ti lascierò andare mai più.-
- E io non mi farò portare via da una ragazza il mio migliore amico.-
- Migliore amico? … Volevi dire fidanzato… -
- Come? Suona un po’ strano ahah –
- Sì è vero, ma adesso ho capito che anche io desidero che la cosa diventi ufficiale.-
Suonò di nuovo il telefono, che ci aveva disturbato per tutto il pomeriggio, ma non capimmo da dove venisse il rumore. Solo dopo qualche minuto ci accorgemmo che si trovava nascosto tra i cuscini del divano. Lo ignorammo per un altro po’, circa mezz’ora, ma poi esausti decidemmo che era opportuno controllare le chiamate e i messaggi
Ben legge ad alta voce :
- Dodici chiamate perse e otto messaggi tutti da parte di Emma ! Suppongo che sia il caso di chiamarle.-
-Fai pure. Ma ricorda che sono geloso.-
Dopo essersi rimesso la maglietta uscì fuori di casa e le chiamò.
Hanno litigato un po’ al telefono, non so per cosa in quanto non ho ascoltato la situazione e alla fine Ben mi chiese
- Posso farla venire ?-
Ed io risposi
- Ok.-
Il nemico stava per arrivare e fra poco Ben avrebbe scelto tra me e lei. Qualunque scelta avrebbe fatto, uno dei due ci sarebbe rimasto male ( e speravo vivamente che quello che non ci sarebbe rimasto male fossi io ).
Suonò il campanello e io andai ad aprirle la porta.
Avevo stampato in viso un finto sorriso che cercai di mantenere anche quando si sedette sulle gambe di Ben e lo baciò.
Non la respinse e ciò non mi piacque per niente.
Li lasciai parlare, e me ne andai nella mia stanza. Dopo qualche minuto andarono via di casa e mi arrivo un messaggio.

“ Vado a casa con lei. Non ce l’ho fatta.”

“ Ok. Hai fatto la tua scelta. Domani parto.”

Stavo realmente male e piangevo. Avevo bisogno di sfogarmi un po’, pertanto andai sotto il capannone della musica, dove vi era ancora il pianoforte. Qualche settimana prima del mio rientro, Martin aveva chiamato una persona per accordarlo, quindi mi misi a suonare. Avevo imparato a suonare durante il mio soggiorno in Australia, e stavo ancora imparando. Come per la chitarra, mostrai subito una grande capacità, ma ovviamente la strada era ancora molto lunga e la meta, che io delineavo nella perfezione era ancora lontanissima.
Mi misi a suonare una canzone di Avril Lavigne, When you are gone ( Quando tu sei via ) e le parole mi emozionavano sempre più, a tal punto che non smisi di piangere nemmeno per un attimo.

Ho sempre avuto bisogno di tempo solo per me e
Non ho mai pensato di aver bisogno di te quando piangevo
E i giorni sembrano anni quando sono solo
E il letto dove dormivi si ha perso la tua forma.
Quando tu vai via conto i passi che fai,
Non vedi quanto ho bisogno di te proprio in questo momento?
Quando sei via ogni, manchi ad ogni pezzo del mio cuore
Anche la faccia che mi sembrava conoscere mi manca
E tutto ciò che ho bisogno di sentire per affrontare ogni giornata e per stare bene è
Mi manchi.
Non mi sono mai sentito così e ogni cosa che faccio mi ricorda di te
E i vestiti che hai lasciato giacciono ancora sul pavimento e profumano di te.
Amo tutto ciò che fai.
Siamo fatti l’uno per l’altro, anche se non qui ma per sempre: so che lo siamo.
Tutto ciò che ho sempre desiderato dirti
Tutto ciò che ho fatto ho dato il meglio di me
Solo per sentirti respirare qui con me.

Era proprio la canzone adatta a tutto ciò che stava succedendo. Sentivo ancora il suo calore sulla mia pelle e respiravo ancora il suo odore, e avvertivo ancora i segni e le conseguenze di quell’incontro. Prima di partire dovevo mettere un paio di cose a lavare e per questo la mattina seguente mi svegliai presto. Il volo era dopo pranzo e quindi avevo il tempo di sistemare tutto. Ben non si era fatto sentire, quindi la sua scelta mi sembrava più che chiara.
Non appena ebbi finito di pranzare, presi la valigia e chiusi casa, questa volta consapevole che non sarei più tornato in Inghilterra. Chiamai un taxi e mi diressi verso l’aereoporto.
Ero così deluso da far fatica a parlare.
Arrivato all’aereoporto Gatwick di Londra andai subito a fare il check-in.
Subito dopo, mentre mi stavo dirigendo verso il gate da cui partiva il mio aereo, mi arrivò un messaggio

“ Ti prego aspetta! Ho fatto un’altra cazzata…”

Era Ben il mittente, ma era anche troppo tardi. Gli risposi dicendo

“ Sto partendo. Scusa ma è troppo tardi. Mi sto già dirigendo verso il gate.”

“ Sono qui al check-in numero dodici. ”

“ Cosa ci fai qui? E soprattutto perchè al mio stesso check-in?”

“ Speravo di trovarti qui. Vieni!”

Tornai indietro e lo vidi lì al check-in con una valigia. Mi avvicinai e gli dissi
- Sei pazzo?-
- Sì! Completamente pazzo!! Di te! Ho deciso che voglio partire con te. Ricordi cosa ho detto? Non ti permetterò di andare via.–
- Zitto! Tu Sei andato via con lei, senza dirmi niente. Mi avevi promesso che saresti stato con me.-
- Sono andato via con lei e siamo andati a casa mia …questo è vero!-
- Non mi serve sapere nient’altro. Grazie. Rispamiami i dettagli-
- Non fare il sarcastico e ascolta... L’ho lasciata e le ho detto tutto davanti ai miei genitori. Mi hanno sequestrato il telefono e mi hanno buttato fuori di casa. Stamattina solo rientrato a casa con la forza, ho preso il telefono e…-
- E ora sei qui con me.-
- Sì!! E voglio partire con te…-
Dopo che Ben aveva fatto il check-in ci dirigemmo velocemente al gate, perché l’aereo stava per decollare. Nelle scale mobili che portavano al gate, Ben mi ha baciato, per la prima volta in pubblico.
Ero felice e tutto sembrava perfetto, ma arrivarono i suoi genitori, che videro tutta la scena.
Suo padre urlò
- Ben torna subito qui. Ultima possibilità di tornare a casa.-
Con loro c’era anche Emma. Povera ragazza… Sembrava amare veramente Ben e io glielo stavo sottraendo: mi sentivo un verme.
Ben doveva scegliere me o i genitori. Mi ha guardato negli occhi con uno sguardo penetrante e proprio così ho capito che aveva preso la sua decisione.
Avrebbe mai potuto fare scelta diversa? Non credo.
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Posted by AndrewKyleGay 2 years ago  |  Categories: Gay Male  |  Views: 812  |  
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il mio mondo pornografico

Se le persone sapessero cosa realmente penso mi prenderebbero per folle.
Nessuno potrebbe immaginare che nel momento in cui ci guardiamo la prima cosa che mi viene in mente è in che maniera si scoperebbe mia moglie e come sarebbe berlo vederli.
Enrico ad esempio la fotterebbe nella posizione del missionario. Conosciamo sua moglie ed è una di quelle donne che al massimo lo prende in bocca ma senza farsi venire dentro. Credo che questo ormai abbia limitato le sue fantasie.
Mi piacerebbe proprio se la scopasse, organizzerei una bella settimana in montagna noi tre e mi godrei lo spettacolo, comincerei con il fargli fare le seghe in auto mentre andiamo, mia moglie si divertirebbe a metterlo in imbarazzo durante la fila del casello e poi, sono sicuro che sotto è messo così bene da ricambiarle il favore sbattendosela sul nostro letto matrimoniale.
Il fatto è che farei scopare mia moglie a parecchi dei miei amici, lo sconosciuto ha il suo fascino ma anche un amico è un pensiero eccitante.
Probabilmente sono io ad essere sbagliato, il mio tasso di perversione rasenta livelli che ha volte sorprendono anche me, come quando penso che la giornata ideale dovrebbe cominciare con un uomo maturo che le schizza nel latte ed un altro che la sveglia venendole in viso.
Sarebbe bellissimo, lei che apre gli occhi e dolcemente gli sorride mentre il suo seme le scende lentamente sul collo.
Sarà che per gli uomini maturi provo una forma di venerazione incondizionata.
Se fosse per me istituirei una legge che gli permetterebbe di fare sesso con chiunque ed in qualsiasi momento, oppure li farei venire a casa da noi, creerei una piccola colonia di over sessantenni ai quali mia moglie si presterebbe per qualsiasi tipo di servizio.
La scorsa estate siamo andati al mare in una spiaggia naturista, ce ne erano talmente tanti che per un momento ho sperato che si convincesse.
Credo che ad affascinarmi sia il contrasto tra il loro corpo ormai trasformato dalla saggezza e la freschezza dei trentenne di mia moglie.
Adesso sta cominciando a diventare una donna vera, la sua femminilità è esplosa in un corpo straordinario e nella ricercatezza di dettagli che una ragazza più giovane è abituata a trascurare.
Per questo ho la certezza che i miei amici la scoperebbero tutti, perché non esiste occasione in cui non si presenti a loro trasandata come le donne che hanno accanto.
Mia moglie ha l’abitudine di indossare scarpe con tacchi molto alti, calze o collant molto velati, abiti scollati e morbidi che la fasciano e questo la rende molto più attraente delle altre.
Una donna è tanto più bella quanto più femminile, la femminilità è il fondamento sul quale si basa la masturbazione.
Io Nonostante possa averla quando voglio spesso e volentieri mi masturbo pensando lei, amo chiudermi in bagno e pensarla. A volte può essere una scarpa, altre volte le sue cosce o uno smalto particolare che cattura la mia attenzione. Mi domandi quanti siano quelli che si tirano le seghe su mia moglie.
Credo che il numero sia elevato, ma purtroppo a scoparla realmente sono solo due o tre.
Sono suoi amici, io si potrebbe dire che li conosco per procura perché so come sono fatti e come si chiamano ma non li ho mai incontrati personalmente. Gestisce tutto lei, li approccia tramite internet e poi se le vanno a genio li incontra. È molto selettiva in questo, nonostante da parte mia abbia tutta la libertà e l’incoraggiamento non si lascia mai andare se prima non li ha conosciuti bene.
Il primo incontro avviene in un Bar, fanno qualche chiacchiera e bevono un caffè ma non vanno a letto, lei preferisce prima vedere se tra loro c’è del feeling, in quel caso allora li rivede in un albergo e si lasciano andare.
Dietro questo nostro modo di essere c’è un mondo infinito di emozioni, le stesse se non più grandi, di quelle che provo quando faccio i miei pensieri più perversi ed assurdi.
Ad esempio una cosa che adoro è scegliere gli abiti e l’intimo che indosserà durante i suoi incontri, spesso andiamo a fare acquisti insieme, in fondo, da uomo so molto meglio di lei cosa è apprezzato di più e cosa meno.
Compro tutto io, a mie spese. Lei deve solo preoccuparsi di stare bene e divertirsi e soprattutto di riprendere ogni attimo del loro sesso con la mia videocamera. È un accordo che abbiamo fatto da subito, da quando la prima volta mi ha confessato di avere imbarazzo nel farlo con me accanto.
I suoi amici lo sanno, hanno la garanzia che nulla uscirà e verrà reso pubblico su nessun sito internet, due di loro sono sposati ed hanno dei figli ed io non ho alcuna intenzione di rovinare nessuno.
Con i filmati dei suoi incontri passo il mio tempo a masturbarmi sul divano, sono tutti rigorosamente archiviati per nome e per generi. Anale, orale, missionaria, orgasmo, eiaculazione.
L’ultima categoria è la mia preferita. La prima volta che uno di loro le è venuto in bocca mi sono sentito quasi morire.
C’è un aspetto meraviglioso in gesti come questo. L’egoismo.
Non so perché ma l’egoismo mi ha sempre affascinato, un po’ come la prepotenza.
Mia moglie inizialmente aveva proibito questa cosa categoricamente, ma dopo qualche mese di incontro il tipo ha evidentemente deciso di approfittare della confidenza raggiunta ed ha fatto di testa sua.
L’inquadratura è laterale, lui è sdraiato sul letto e mia moglie accovacciata tra le sue gambe a succhiarlo. Inizialmente sembra che possano andare avanti per ore, ma ad un tratto lui porta entrambe le mani sulla nuca di mia moglie e preme la testa venendole dentro.
La prima volta che l’ho visto è stato pazzesco, è stato pazzesco per una serie di motivi.
Il primo è che quando si è lasciato andare mia moglie ha tentato di fermarlo mugugnando qualcosa di incomprensibile, questo ha reso il suo gesto una sorta di affascinante sopruso.
Il secondo è che una volta capito, mia moglie ha lasciato che finisse ingoiando probabilmente anche qualche schizzo del suo sperma, ed il terzo è che quando è tornata a casa, non ha avuto il coraggio di dirmi cosa le era successo, ha aspettato quasi tutto il pomeriggio prima di raccontarmi di quell’episodio e lo ha fatto incolpando lui e la sua smania di venire.
Mi ha fatto piacere che lei abbia avuto qualche remora nei miei confronti, ovviamente però non solo le ho detto che non c’era problema, le ho anche chiesto di terminare in quella maniera ogni loro rapporto.
Ora ne colleziono un buon numero ed il più bello è sempre l’ultimo che porta.
Il fatto che lei frequenti solo due o tre uomini ci permette di gestire meglio una faccenda così delicata. Uno dei requisiti fondamentali è che anche loro siano donatori di sangue, in maniera che ogni sei mesi abbiamo tutti le analisi con la dichiarazione di negatività alle malattie veneree.
Questa è l’unica cosa che ogni tanto mi riporta con i piedi per terra, per il resto le farei venire in bocca da chiunque, anzi istituirei a tutti gli effetti un periodo in cui metterla a disposizione di chi ha più bisogno, extracomunitari, anziani, handicappati, per una settimana avrebbero su di lei ogni tipo di privilegio.
Sarebbe bellissimo, ho sempre visto tutti preoccuparsi del sostentamento dei meno fortunati, ma nessuno del loro piacere. Tutti quegli extracomunitari che sono ai distributori di benzina, quegli operai rumeni schierati sul ciglio della strada che attendono dalle sei di mattina che un padroncino offra loro una giornata di lavoro, chi li aiuta a rilassarsi.
E quei disabili impossibilitati ad avere una vita sociale. Quegli anziani che nonostante tutto si rendono utili vicino le scuole, chi premia il loro lavoro?
Ad ognuno di loro vorrei dare la possibilità di ricevere un po’ di amore, di compassione.
Gli darei l’opportunità di andare con mia moglie senza dover pagare come invece sono costretti a fare, li lascerei liberi di scegliere, magari anche solo farsi masturbare.
È un pensiero assurdo forse, ma è giusto.
Dove lavoro c’è un uomo che ha dei problemi motori, dall’età di dieci anni cammina con l’ausilio di stampelle e questo ha limitato la sua vita in maniera enorme. Come negare ad un uomo così la gioia di un rapporto orale, come non essere felici pensando che grazie a me, finalmente anche lui ha ciò che gli altri hanno sempre avuto, senza rivolgersi a delle prostitute. Sono certo che se le spiegassi
le mie ragioni mia moglie accetterebbe, forse non con tutti, ma con alcuni andrebbe.
La mattina vedo orde di uomini intirizziti dal freddo aspettare che qualcuno che li carichi. File di cinquantenni che sembrano avere cento anni. Li porterei da me e li farei rilassare sul mio divano mentre mia moglie glie lo prende in bocca e li fa venire. Questa non è follia secondo me, questo è altruismo, è giustizia sociale.
Questi pensieri mi esaltano, sono idee rivoluzionarie che non posso raccontare, non posso proporle altrimenti il mondo si troverebbe costretto a fingere di odiarmi. Mi direbbero pazzo, ma poi correrebbero in bagno a farsi le seghe pensando a come sarebbe meraviglioso se accadesse davvero, in poco tempo diventerebbero tutti invalidi ed occuperebbero i distributori self service per reclamare il loro diritto di fottere mia moglie.
Fortunatamente almeno nel mio mondo pornografico tutto questo esiste veramente, anzi, la domenica la passo guardando mia moglie masturbare a turno i miei amici sul divano. Domenico, Antonio, Rino, Daniele, tutti attorno a lei a farsi toccare lentamente il pisello.
Morirebbero per una cosa così. Domenico le tirerebbe fuori i seni e li accarezzerebbe fino a venire, Antonio si farebbe toccare il cazzo sorseggiando un calice di rosso, Rino godrebbe anche solo a mostrarle il suo cazzone largo e peloso, Daniele riuscirebbe a farsi fare anche tre seghe in un solo pomeriggio. Li conosco talmente bene che se glie lo dicessi mi risponderebbero esattamente così.
L’unico che non ci starebbe è Simone.
Simone è il classico trentenne di periferia con un bel fisico che non si accontenterebbe di essere masturbato.
Lui sarebbe perfetto in un’altra occasione, tipo una di quelle domeniche che passiamo tutti assieme con mogli e barbeque a casa di Domenico.
Noi tutti fuori a mangiare ed a divertirsi e lui a scoparsi mia moglie nel bagno o in qualche camera di sopra.
Se dovesse succedermi una cosa del genere mi schizzerei addosso senza neanche dovermi toccare.
L’idea che la scoprano mettermi le corna mi eccita. Non so effettivamente il perché, forse perché essere traditi significa non avere il controllo delle cose, mentre comunque anche se si fa venire in bocca dai suoi amici, lo fa alla luce del sole e non di nascosto.
La psiche in questo caso è incomprensibile.
Da che ricordo ho sempre subito il fascino del tradimento. Da piccolo sentivo mio padre e mia madre parlare di Salvatore e della moglie. Lei sembrava lo tradisse e quando lo incontravo per me era come avere davanti un eroe. Ero piccolo ma ricordo perfettamente l’emozione che provavo nel guardarlo sapendo che la moglie gli fosse infedele.
Ora a trentasei anni farei qualsiasi cosa per essere nella sua stessa situazione.
Essere traditi deve essere stupendo. Ricordo che ogni volta che mi capitava di sentire storie o meglio ancora di vedere film basati su questo argomento mi eccitavo morbosamente. Una scena che mi elettrizzò fu quella in cui un marito rientrando in casa scoprì che la moglie con un uomo. Piuttosto che fare ciò che ci si sarebbe aspettato si nascose dietro la porta e cominciò a masturbarsi, fu bellissimo quell’istante, ma nulla in confronto alla scena del matrimonio in Braveheart.
In quel caso successe che immediatamente dopo i festeggiamenti per il matrimonio di due popolani, gli uomini del re fecero irruzione e portarono via la sposa per lo “Ius primae noctis”, ossia un diritto del sovrano di passare la prima notte di nozze con la neo moglie del suo servo.
Crescendo ho scoperto che non è mai stata accertata questa cosa, ma quando la vidi mi fece impazzire letteralmente. Prepotenza allo stato puro, una prepotenza così forte risultare la cosa più eccitante che avessi mai visto e sentito fin a quel momento.
Mi ha talmente solcato l’anima che non ho mai smesso di sognare che accadesse anche a me.
Tuttora penso che concedere la propria moglie la prima notte di nozze sia la cosa più eccitante e speciale che possa capitare ad un uomo come me.
Forse è stato questo che mi ha aperto le porte della depravazione, ad esempio all’eccitazione riguardo certi eventi.
Sarei ipocrita se negassi, a me certe notizie riportate dai giornali eccitano.
Quando leggo di certi soprusi non riesco a far finta di niente, non riesco ad indignarmi senza comunque non provare una certa emozione. Tempo fa ho letto di un prete che per aiutare alcune ragazze a liberarsi dal maligno le toccava e le palpeggiava sui seni e sotto le mutandine.
Il gesto lo punisco, ma il meccanismo che inventato ed il fatto che sia un prete in una qualche misura mi eccita.
Sono certo di non essere ne il primo ne l’unico.
Nel mio mondo pornografico mia moglie l’hanno inculata preti e diaconi.
Non so bene perché, ma più l’immagine dell’uomo con cui vorrei che andasse ha un alto valore morale, più l’atto sa essere osceno.
Dei preti mi piace il fatto che spesso si accontentano di appoggiarsi, di palpare, di accarezzare. Per loro il sesso è come per un quindicenne, gli basta vedere un seno o una coscia per godere.
Quasi li invidio. Mi piacerebbe ad esempio portare mia moglie da Don Sebastiano, il parroco della parrocchia vicino a noi. Gli metterei mia moglie seduta sulle cosce per tutto il tempo. Il cazzo gli esploderebbe sotto la tunica. Penso che le prime quatto o cinque la farebbero godere come poche volte nella vita.
Sarebbe una bella soddisfazione far scopare veramente mia moglie ad un prete, un po’ come farla scopare a qualche politico.
Se entrasse in quel giro poi, immagino come se la passerebbero tra di loro, ministri, assessori, presidenti di circoscrizioni, ognuno ungerebbe il proprio ingranaggio presentandola all’altro ed in cambio qualche misero regalino per farla stare buona. Sono sicuro che non si farebbero scrupoli di dire a chi la danno di venirle tranquillamente dentro.
Carne da macello per gli uomini potenti. Bellissimo.
Il potere mi affascina come l’egoismo e la prepotenza.
Possono esserci vari tipi di prepotenze, c’è quella economica, c’è quella razziale, quella becera, per ognuna si possono prendere meravigliosi spunti per viaggiare con la fantasia.
La prima l’ho testata realmente con mano, purtroppo non è finita come ho poi inventato in seguito, ma è stato comunque un piacevole incontro.
È successo sul lungomare, io e mia moglie dovevamo attraversare la strada e ferma ad attendere il verde c’era una Ferrari cabriolet rossa, credo fosse una 348. Il conducente aveva più o meno cinquanta anni, mia moglie iniziò a camminare e quell’uomo fissandola si portò entrambe le mani tra le cosce mostrandole la sagoma del suo cazzo dai pantaloni.
Facemmo finta di niente, ma non lo dimenticherò mai.
Il resto della storia nella mia mente ha avuto mille esiti diversi. L’ho mandata con lui aspettando che finisse e me la riportasse, ho scambiato una sega di mia moglie con un giro in auto, gli ho detto che per fare le cose fatte bene avrebbe dovuto farsi succhiare il cazzo, ho detto a mia moglie di prenderglielo davanti a tutti, ho sognato che la chiamasse puttana, insomma, con quell’esperienza ho costruito storie meravigliose, ma purtroppo solo storie. Quell’uomo rimarrà sempre un favoloso ricordo e se oggi potessi incontrarlo l’unica cosa che realmente sarei capace di dirgli è grazie.
Sono sicuro che se quell’uomo fosse stato dentro una qualsiasi altra macchina non si sarebbe permesso.
L’arroganza razziale invece è una cosa diversa, ma altrettanto affascinante.
Questo non mi è successo ma ho assistito ad una discussione. Due uomini, uno italiano ed uno africano. Dopo qualche urlo l’africano ha iniziato a gridare razzista ripetutamente.
Ho immaginato se fosse accaduto a me ed ho immaginato che per come sono fatto io, gli avrei chiesto di darmi un modo per dimostrargli che non lo fossi.
Chiunque penserebbe a qualcosa di normale, ma io sono un pervertito e così ho immaginato quell’uomo tirarsi fuori il pisello e reclamando un pompino da mia moglie.
Quale migliore maniera per dimostrare di non essere razzista se non fargli prendere in bocca il cazzo dalla propria donna. Mi sono fatto mille seghe sognando questa cosa. Mia moglie che lo succhia ad un africano che oltre a venirle in bocca, quando va via le sputa addosso borbottando parole incomprensibili.
Questi esempi rappresentano esattamente ciò che intendo quando parlo della mia depravazione, un miscuglio di realtà e fantasia che sfociano in discrete sceneggiature da film pornografico.
Per me un percentuale di realtà è necessaria affinché provi piacere. Non sempre sono le persone a darmi lo spunto per iniziare, a volte possono essere dei luoghi ad ispirarmi.
La stazione Anagnina ad esempio sarebbe il luogo ideale per un incontro con l’africano, li c’è un cavalcavia e sotto sarebbe perfetto.
Il posto è fondamentale, a volte da lui dipende l’idea.
In via Makallé ad esempio c’è un piccolo parchetto di forma triangolare. È un giardino ci circa cento metri quadri con al centro una porzione di muro che sembra nascondere chi si siede dalla parte opposta alla strada.
Non so il perché, ma quando passo li penso sempre a come sarebbe se la sera ci portassi mia moglie.
Dietro quel muro c‘è l‘incognito più assoluto.
Immagino di essere li con lei e di essere raggiunti da uno di quei cani che ogni tanto ci portano per la passeggiata notturna.
Io tocco i seni scoperti di mia moglie quando ad un tratto arriva un uomo con in mano un guinzaglio.
Non posso fare nulla, posso solo lasciare che avvicinandosi a noi guardi liberamente quello che cerco di coprire con la mano.
Lei si agita un po’ e riesce a coprirsi ma non prima che il tizio si avvicini parecchio a noi.
Ci scambiamo qualche parola, lui è un uomo corpulento, grande di età, e volge lo sguardo verso mia moglie e la sua scolatura con una certa sfacciatamente .
Nonostante questo faccio finta di niente e gli do confidenza, accarezzo il suo cane, dico qualche parola e chiedo come lo ha chiamato, ma quando mi volto per guardarlo in faccia lo vedo rispondermi toccando uno dei seni di mia moglie.
È così naturale il modo in cui compie quel gesto che non riesco a fare nulla, resto impietrito ed abbasso lo sguardo. Lo lascio fare, non so come descrivere la sensazione, quella sua sfacciataggine è così emozionante che non mi importa nemmeno dell’imbarazzo di mia moglie, piuttosto continuo a far finta di giocare col suo cane pur di lasciarlo stare.
Lei intanto guarda in terra, prova una profonda vergogna ma allo stesso tempo sembra che non abbia la forza di fermarlo, di fermare quella mano grande e forte che nel frattempo è si è fatta largo dentro la scollatura del vestito.
Lui non parla, il suo respiro pesante e tutto ciò che si sente in quel silenzio di tomba, anche io non ho più la forza di far finta di niente, di accarezzare il cane come se nulla fosse, preferisco arrendermi a quello spettacolo e guardarlo, non mi importa nulla di cosa possa pensare di me.
Ogni tanto dei piccoli sobbalzi di mia moglie mi dicono che è eccitata anche lei. L’uomo continua a toccarla come nulla fossa, sembra quasi che il seno di mia moglie sia una sorta di anti stress, una distrazione che quando decide di scoprire nuda è già passato molto tempo.
È questo che oltretutto mi fa impazzire. Un chiunque le avrebbe messo la bocca su quei capezzoli o si sarebbe tirato fuori il cazzo, ma lui sembra stia giocando a fare il padrone, non il semplice porco.
Quella tetta tonda e del tutto nuda è bellissima, si lascia accarezzare come fosse la cosa più soffice del mondo.
L’uomo continua per un po‘, poi allunga un braccio e mi fa cenno di tenere il guinzaglio.
Io ovviamente obbedisco e lascio che la denudi completamente, se avessi una macchina fotografica immortalerei quel momento senza dubbio alcuno.
Piantato davanti a lei ormai le tocca entrambe le tette, forse fino a pochi istanti prima mia moglie era stata capace di gestire le sue emozioni ma adesso no, due mani sono troppe per far finta che non senta piacere ed infatti china la testa indietro respirando affannosamente.
Le dita le stringono i grossi capezzoli gonfi, una volta, poi un’altra. Poco a poco la presa si fa sempre più forte e ad un tratto l’uomo le si avvicina all’orecchio sussurrando qualcosa che non riesco proprio a sentire.
Mia moglie non dice nulla, non obietta e non mi fa capire cosa sta accadendo, vedo soltanto le sue mani scivolare sotto la gonna e calarsi le mutandine. Non ci capisco nulla, penso a chissà cosa le ha detto ma poco istanti dopo me lo fa capire lui stesso.
Porta una mano sotto la stoffa e la penetra con le dita.
Ha le mani grosse e tozze e credo che anche solo un dito sia sufficiente a riempirle la fica fino in fondo.
La mano si muove, mia moglie si agita, in pochissimi minuti arriva l’orgasmo. Vorrei masturbarmi ma non ci riesco, sono così coinvolto da non riuscire a muovere le mani.
Lui continua senza mai interrompersi. Non è irruento eppure a lei sembra piacere nonostante sia venuta solo pochi istanti prima. Ingoio la mia saliva, cerco una distrazione, mi porto le mani sul viso e sui capelli come se assistessi a qualcosa di incredibile e poi voltando lo sguardo verso gli alberi mi accorgo di un uomo nascosto li dietro che chissà da quanto tempo osserva mia moglie e i suoi seni nudi e turgidi.
Non so che fare, non so se avvertire il tizio che sta masturbando mia moglie o far finta di niente, è troppo eccitante quello che sta accadendo.
I nostri sguardi si incrociano per un paio di secondi ed alla fine con un filo di voce l’unica cosa che sento di dire è “venga anche lei”.
I suoi baffi ed i suoi capelli bianchissimi sembrano riflettere la luce fioca dei lampioni. L’uomo si avvicina a piccoli passi e si ferma ad un metro da me. Mia moglie aprendo gli occhi se lo trova davanti e salta come presa dallo spavento. Posso solo prenderle la mano e stringerla come a tranquillizzarla.
Siamo in tre attorno a lei e questa è una cosa bellissima.
Il tizio nuovo allunga timidamente la mano su un seno, forse ha paura, mi guarda come a chiedere il permesso ma a quel punto posso solo lasciarlo fare e tirarmi fuori il cazzo.
Mi masturbo guardandoli toccare mia moglie ovunque, lei mi stringe forte la mia mano e così decido di lasciarle toccare il mio pisello.
È bellissima in quella situazione.
L’uomo che la masturba intanto sfila il suo enorme dito da dentro la fica, per un attimo mia moglie sembra restarci male, di li a poco avrebbe avuto il terzo orgasmo e gli occhi sembrano dire questo.
Senza dire una parola si abbassa la lampo ed estrae il suo cazzo tozzo e contornato di vene gonfie e prorompenti, si piazza vicino a lei e gli si inginocchia di fronte.
Con una forza inaspettata la prende per le gambe e la solleva portandole il bacino quasi fuori la seduta di mattoni ed a quel punto impugna la sua bestia e la infila dentro il ventre di mia moglie.
Per un attimo sembra provare dolore, ma dopo tre o quattro colpi lenti si lascia chiudere gli occhi.
Il mio non lo stringe quasi più, tolgo la mano e ricomincio a toccarmi da solo.
Con un andamento regolare e non troppo veloce la penetra senza fermarsi un istante. Passano i minuti ed ormai l’odore delle nostre cappelle è tutto ciò che è possibile sentire nel raggio di cinque o sei metri.
Anche l’altro uomo se lo è tirato fuori.
Il vecchio ad un tratto comincia ad essere più irruento e dopo una decina di colpi viene senza nemmeno provare a tirare fuori il suo cazzo. Un colpo, due, tre. Il suo respiro è quello di un grassone affannato e lei non può farci nulla, ascolta quei gemiti stringendo gli occhi con un espressione quasi schifata mentre il seme di quell’uomo le si deposita nella pancia e sulle ovaie. Prima di toglierlo aspetta qualche lasso di tempo, poi lo sfila e con fatica si alza in piedi scrollandosi per bene.
Guardo l’altro, lo guardo per dirgli di andare, è il turno suo.
Nella stessa posizione inizia a scoparsi mia moglie davanti ai miei occhi allibiti ed eccitati.
Questo è più snello ed ha un cazzo lungo e sottile. Il suo ritmo è da subito incalzante ed in pochissimo tempo si trova già vicino all’orgasmo.
Mentre spinge il suo ventre nel ventre di mia moglie mi guarda come ha chiedermi che fare, ma ormai le alternative sono inutili, per quanto mi riguarda se vuole può venirle dentro anche lui.
Così fa, schizza il suo sperma dentro il corpo di mia moglie come se ormai non avesse alternative valide, ma quando finisce lo tira immediatamente fuori strizzandolo in direzione del vestito di lei.
Hanno finito, quei due porci mai visti prima hanno passato la loro serata, io posso fare solo una cosa, posso aggiungermi a loro e venire dentro mia moglie come a chiudere il cerchio.
La prendo e la bacio mentre sono dentro di lei ed anche io mischio il mio seme con il seme di chi c’è stato prima di me, poi ci ricomponiamo ed andiamo via.
Se mai mi succedesse una cosa così farei di tutto perché accadesse sempre, cercherei in ogni angolo di Roma un parco o un posto dove poter ass****re a queste scene e lo farei con la speranza di poter far innamorare mia moglie di qualche uomo più grande di noi, magari come quello che per primo ha iniziato a toccarla ed a farla godere.
Sono l’unico forse che sogna una cosa del genere, ma penso che se si innamorasse di lui, vivrei la nostra relazione con un coinvolgimento così forte da chiederle ogni girono di sposarmi di nuovo.


PS: io sono così, un miscuglio di perversione e depravazione. Spero che qualcuno possa ritrovarsi in queste mie voglie, spero che qualcuno possa pensare di aver trovato qualcuno come lui, perché sotto i panni che vestiamo, nascondiamo tutti un identità non svelabile agli altri. Un po’ per pudore, un po’ per vergogna, un po’ perché certi segreti, è bellissimo tenerli per se.






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Posted by unoduetre 1 year ago  |  Categories: Fetish, Masturbation, Mature  |  Views: 558  |  
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Le Corna Il Matrimonio Il Sesso La Mia Mente Il Ca

LE CORNA

E' una filosofia la mia, è una dimensione nella quale mi rifugio più volte al giorno, perché non ci si abitua alle emozioni, alcune sono impossibili da metabolizzare e convertirle alla normalità, sarebbe un processo innaturale che lo stesso istinto respinge.
Se me lo avessero detto non c'avrei mai creduto, io cornuto, non è possibile.
Invece si, invece faccio parte di quella realtà che ho sempre guardato dal basso verso l'alto con ammirazione e devozione, come capitava se giravano voci su qualcuno che conoscevo o che conosceva la mia famiglia, o come in quei film in cui bellissime mogli tradivano ripetutamente il marito con mille amanti diversi.
Anche io cornuto, come alcuni invidiabili mariti, come mio zio, che senza rendersi conto della fortuna che ha avuto ha lasciato la moglie quando l‘è venuto a sapere.
Io a differenza sua ho dovuto impegnarmi per esserlo, ho lavorato su mia moglie liberandola dalle inibizioni e dalla dottrina, ma lui questo dono lo ha ricevuto senza sforzo, senza abnegazione. Cosa c'è di più bello.
Invece gli uomini in genere fuggono al mostro come se dovessero prenderne le distanze, urlando come se dovessero essere visti da tutti perché loro non c'entrano nulla, sono innocenti, vittime di un male assoluto.
Io la penso diversamente, piuttosto credo solamente che alcuni uomini valgono così poco rispetto alle loro mogli, che scappano via perché ne sono impauriti, impauriti dalla consapevolezza di non esserne all'altezza. In fondo la cosa più bella delle corna è proprio avere una moglie che le mette.
Per i cornuti come me la moglie è un feticcio, una creatura divina, un miracolo da custodire e contemplare in attesa di un nuovo prurito, di una nuova svogliatura che la attirerà tra le braccia di un altro uomo, che la porterà a conquistarlo.
Adoro quando accade, quando arriva il momento in cui le sue attenzioni si rivolgono ad un altro maschio dimenticandomi del tutto, mi fa sentire la strana ed emozionante sensazione di averla persa, ed io adoro perderla.
In quei momenti in me quindi imperversa un unico pensiero, mia moglie.
Quando mi sveglio, quando vado a dormire, quando lavoro, quando sono con i miei amici non posso fare a meno di pensare a mia moglie, a lei che bacia, che accarezza un altro uomo e si fa accarezzare da lui, a lei clandestina in un auto tra mille auto nel parcheggio di un centro commerciale, a lei che succhia accovacciata sul sedile, a mani grandi e forti che le tengono la testa, ai suoi sorrisi, alla sua soddisfazione, all’appagamento di essere riuscita a conquistare il suo desiderio. Tutto questo mi rende felice, mi rende felice perché lei è felice e darei la mia vita per la sua felicità.
Sono dell’idea che non c’è differenza tra il mio e l’amore di un qualsiasi altro marito, è cosa lo sprigiona a differire ma non il sentimento. Sentirmi cornuto è come vivere continuamente nell’idillio dei primi mesi, quando tutto funziona perfettamente e sembra non dover finire mai.
Senza alcun indugio posso dire che per lei vale lo stesso discorso. Mia moglie ha rapporti sessuali con altri uomini, alcuni completamente diversi da me, ma non ha mai sentito il bisogno di trasformare quegli incontri in qualcosa di profondo. Ci sono persone con le quali si incontra ripetutamente mentre con altre è bastata una sola volta, ci sono uomini adulti, ma anche ragazzi, però nulla si è spinto oltre il sesso. È il sesso la sua linfa, è quel desiderio di sentirsi preda e cacciatrice allo stesso tempo, quel bisogno ripetuto di conferme che hanno tutti gli esseri umani, la necessità di sapersi belli, attraenti, capaci di conquistare e di essere conquistati.
Mia moglie può avere bisogno di un ragazzino di diciotto anni come di un uomo di sessanta, può desiderare di essere legata per le mani come invece di essere trattata da Regina, è il suo modo di vivere, il suo modo di stare al mondo e credo che questo sia uno degli aspetti che più di tutti amo in lei.
Mia moglie è una donna libera e per libera intendo nel senso più alto e nobile della parola stessa.
La maggior parte delle altre donne, fedifraghe o meno, non sanno cosa sia la libertà. Tradiscono i loro mariti ed il più delle volte lo fanno con un solo uomo del quale si innamorano perché diverso da quello che hanno sposato. Non si rendono conto che è la novità ad attrarle, non valutano l’uomo in quanto essere umano con gli stessi identici difetti del proprio marito, credono di avere davanti il principe azzurro che per il resto della vita sarà sempre profumato, intelligente ed galante come nei giorni del corteggiamento e delle prime avventure assieme. Essere traditi è comunque bello e forse se non avessi avuto quello che ho mi sarei accontentato anche di questo, ma non sarebbe stato come è adesso.
Dentro di me, nei miei pensieri, c’è la gioia di essere cornuto, la felicità dell’essere cornuto.
Quando scorgo la mia immagine riflessa nelle vetrine dei negozi vedo un uomo felice, una persona invidiata da tutti gli altri uomini come me. Lo griderei se fosse per me, farei sapere a tutti che sono un cornuto e che mia moglie mi tradisce continuamente.
Ci sono volte durante le quali so che lo sta facendo in quel preciso istante e sono volte in cui la consapevolezza di essere cornuto si concretizza magicamente con la realtà dei fatti.
Non capita sempre ma succede.
È successo con il proprietario di un locale che se l’è portata nel suo ufficio mentre eravamo li con altra gente. Una scusa stupida e per un ora e mezza sono spariti mentre fingevo che fosse tutto normale.
È stata un’esperienza straordinaria, difficilissima da spiegare nella sua semplicità, ma realmente eccezionale.
Ho galleggiato per tutto il tempo in un pensiero ovattato, come le barchette delle clessidre che da bambini trovavamo nelle uova di pasqua. Sotto di me l’azzurro, sopra il rosso ed in mezzo il bianco dell’acqua.
In quella culla le persone che mi circondavano fingevano di non capire e volevano non capire.
I loro dubbi leciti e legittimi trovavano nella sfacciataggine degli eventi la categorica negazione dei pensieri, come nel più assurdo dei paradossi.
Eppure un affascinante imbarazzo aleggiava su tutti, sulle mie amiche, sui loro fidanzati, sui miei compagni.
Anche i baristi e le cameriere sembravano guardarmi, loro che più di chiunque altro conoscevano il proprietario del locale e la sua matrice di maschio dominante. Chissà quali pensieri avranno avuto, quante parole e risate sulla troia e sul cornuto che non immaginavano minimamente cosa li avrebbe aspettati.
Intanto idee, emozioni ed elucubrazioni convivevano con la naturalezza che dovevo agli altri, nulla da far t****lare, soprattutto il piacevole imbarazzo che stavo provando.
Nel frattempo il pensiero di cosa stessero facendo elargiva adrenalina al mio organismo senza interruzione.
L’immaginazione volava e con lei i miei sensi si amplificavano minuto dopo minuto. C’erano attimi in cui mi sembrava sentire gemiti provenire da un luogo lontano, rumori sordi di poltrone che sbattevano, scrivanie che si spostavano.
Ogni tanto mi assentavo con la mente ed i pensieri finivano inesorabilmente li, a loro, a mia moglie che se ne era andata ridendo e sorridendogli come se noi altri neanche ci fossimo.
Per me è questo essere cornuto e non c’è nulla di più bello.
Mia moglie era andata con un altro uomo in barba alle apparenze, si era chiusa nel suo ufficio fregandosene dell’etichetta e dei pensieri che gli altri avrebbero avuto, se ne era fregata di me e dell’ umiliazione che mi avrebbe procurato e tutto questo perché è così, una fantastica egoista che adoro esattamente per questo motivo.
Chissà come starà godendo pensavo, chissà quanto sarà stata forte la voglia per arrivare a tanto e chissà come sarà felice adesso sbattuta su quella scrivania.
Me la immagino con la gonna alzata mentre il tizio in piedi me la sodomizza fiero e soddisfatto. Un’altra troia da aggiungere alla lista, da raccontare agli amici.
So che il suo cazzo è enorme, è enorme come tutti i cazzi che ho dovuto immaginare ogni volta che mia ha tradito e so che più è grosso, più mia moglie è contenta di prenderlo in bocca, di dietro o nel suo ventre.
Io la conosco la mia principessa, conosco il suo stato d’animo in quei momenti, vuole toccarlo, vederlo, sentirlo, non aspetta altro ed io fuori da li ho i suoi stessi identici bisogni di saperglielo fare.
Vorrei che la mia vita fosse tutti i giorni così.
Tornando non sembrò neanche troppo scomposta, solo io avevo la certezza di cosa avesse fatto. È una specie di simbiosi che ci lega ci fa comunicare a distanza. Gesti, parole, occhi, anche semplici pieghe del vestito possono rispondere alle nostre domande ed io sapevo che lo aveva fatto. Gli altri galleggiavano sempre nel dubbio ma io No.

IL MATRIMONIO

A cosa serve il matrimonio, a cosa serve essere sposati.
Non credo che in merito abbiamo tutti la mia stessa posizione, le donne in generale vedono l’inizio di un film del quale finalmente saranno loro protagoniste, una favola che inizia camminando con un abito sognato una vita intera. Nulla è poi lontanamente simile alla realtà.
Purtroppo le persone riversano nel matrimonio la loro esistenza, le loro ambizioni, tutto ciò che è stato viene accantonato, scansato. Una nuova partenza che magicamente cambierà i loro giorni a venire, un po’ come accade con i figli finché non ne hanno avuto uno.
Nessuno sembra in grado di capire che il prima ed il dopo rimarranno tremendamente simili, il tempo libero, le scelte, il lavoro, nulla subirà le variazioni che credono. Le persone delegano ai sogni le speranze di un cambiamento ma non provano minimamente a rimboccarsi le maniche per ottenerlo davvero. Tutto il loro mondo si ferma all’obiettivo, come in un gioco dell’oca, una volta vinto ci si alza dal tavolo orgogliosi ma senza saper che fare. Il matrimonio, un figlio, per loro sono traguardi, non griglie di partenza. Fatto il bimbo e creata la famiglia si è completi, ma i giorni passano e le esigenze si moltiplicano e per queste persone è come sopperire perché non hanno mai pensato a ciò che sarebbe accaduto dopo, ma peggio ancora, non hanno più sogni ai quali delegare le loro speranze.
Quello che è accaduto a me è stato esattamente l’opposto. Il matrimonio ha significato costruire un mondo dove noi due decidiamo chi far entrare e chi tener fuori, un inizio vero grazie al quale ho potuto dedicarmi a ciò che ho sempre desiderato assecondando anche i miei sogni, i miei desideri, le mie distrazioni.
È stato il matrimonio a dare un colore alla mia condizione di cornuto, come un sigillo che in una qualche misura mi ha regalato l’inconscia consapevolezza che nessuno me la porterà via. Possono usarla o essere usati da lei, ma resterà mia moglie anche con il loro cazzo in bocca.
È questo per me il matrimonio, ciò che definisce il reale cambiamento di vita che esso rappresenta.
È mia moglie la donna che raccontano di aver sporcato con il loro sperma, è mia moglie quella conquista di una sera ed in parte è mio quel buco del culo che hanno posseduto e che lei gli ha permesso di possedere.
Quanti maschi l’avranno presa, dieci, cento, mille? Per ognuno è stata qualcosa di diverso, una troia, una soddisfazione, una gioco, una conquisa, ma per me è sempre stata mia moglie.
Il mondo intero potrebbe fotterla e per me non cambierebbe nulla, al massimo sarebbe solo un bellissimo sogno che si realizza, ma noi rimarremmo comunque legati assieme, io rimarrei comunque suo marito, il suo salvatore, la sua ancora di salvezza nei momenti di sconforto. Mia moglie deve essere solamente felice, mia moglie deve preoccuparsi solamente di aver il maggior numero di orgasmi possibili, con chiunque, con chi vuole, con uno o più uomini assieme, con chi stima, con chi ama o con chi odia a tal punto da farsi scopare.
È così bella mia moglie che tutti dovrebbero avere la possibilità di averla per mostrargli le loro abilità di amanti. Tutti gli uomini sono capaci di far sognare una donna e lei dovrebbe sognare con tutti loro.
Quanti sono i mariti che con lei riscoprirebbero soddisfazioni che in casa sembrano essersi perse, solo nel nostro palazzo ne conto almeno tre.
Questi dovrebbero venire da me e sedersi sulla mia poltrona, al resto penserebbe lei, gli succhierebbe il cazzo con tanta di quella devozione che il loro amor proprio tornerebbe allo splendore di dieci o venti anni prima, diffonderebbe così tanta fiducia che affronterebbero la vita in maniera diversa.
Purtroppo invece a ceti uomini il matrimonio li schiaccia, li annienta, addirittura li sconfigge. La metà di loro darebbe qualsiasi cosa per tornare indietro, per cambiare le cose.
Quando durante la quotidianità mi capita di aver a che fare con ragazzi in procinto di sposarsi io sono l’unico a dir loro che stanno facendo una cosa bellissima, gli altri più o meno seriamente li dissuadono, li sconsigliano, io li incoraggio.
Il matrimonio non è la tomba dell’amore, il matrimonio è l’essenza della vita e le corna il più bel dono che esso possa dare.

IL SESSO

Mia moglie lo prende in culo.
Un pensiero schietto, fulmineo. Feroce.
Ci sono volte in cui mi fermo ad analizzare il perché delle cose, il loro valore, la loro importanza, ma anche la loro incredibile e disarmante semplicità.
Non è un gioco il mio, non è un esercizio di stile, mia moglie si fa sodomizzare senza obiezione e senza opporre resistenza ed io, oltre ad esserne felice, da tutto questo sono anche molto affascinato.
Cosa la spinge a dirottare il piacere certo e concreto dell’orgasmo verso un probabile dolore, verso un possibile fastidio. Mi ha raccontato di un uomo che l’ha portata con se esclusivamente per possederla dietro, la poggiata al muro di un bagno e la sodomizzata fino a venirle dentro. Quanto fascino deve aver avuto costui per convincerla ad alzarsi da un tavolo dove conversava con altre dieci persone, cosa l’ha spinta a dire si, ad accettare di essere usata senza ottenere nulla in cambio.
Gli uomini per indole amano i rapporti impari. L’atto sessuale quando diverge dalla sacralità della procreazione crea dinamiche dalle quali siamo tutti dipendenti. Porgere il cazzo nella bocca di un’altra persona, dominarla o in qualche maniera usarla ed umiliarla per il nostro piacere sono dinamiche naturali, forse inconsce ma naturali. L’incontro di una bocca con un pene equivale a dissacrare la delicatezza e la purezza attraverso la possenza e la virilità e lo stesso può valere se a congiungersi sono anatomie meno nobili ma nate comunque per scopi differenti. Anche le posizioni spiegano cosa intendo, esse assumono un importanza estetica esaltante, volti distanti o impossibilitati a guardarsi, sensi che si amplificano perché occultati dalle circostanze.
Tutto questo ha un valore emotivo non indifferente, ma subirlo cosa dona?
Me lo chiedo continuamente pensando a mia moglie.
È la sfida che la attrae? La possibilità di dimostrare di esserne all’altezza, di esserne capace, di non provare dolore nei confronti di una virilità sovradimensionata, oppure è coprire quel ruolo di preda impotente ed indifesa che la spinge a dire si, ad offrirsi per cinque minuti di soddisfazione altrui.
Mi piacerebbe capirlo, mi piacerebbe essere nella sua mente in quel momento, ascoltare i suoi pensieri soffocare il dolore, oppure accentuarlo sapendosi inculata da un maschio che la sta dominando.
Una vota soltanto mi ha permesso di vederla, di ass****re al momento di un rapporto anale mentre era con un suo amico in casa mia.
Attendevo in sala da pranzo, loro erano già in camera da letto. Dopo trenta minuti mi mandò un messaggio con scritto “vieni ora”.
Entrai nella camera e la trovai carponi con un uomo completamente nudo dietro di lei, io non lo avevo mai visto. In un silenzio tombale le sue mani si portarono alle natiche allargandole e il tizio quindi la penetrò.
Poche volte nella vita il piacere suscita debolezza e senso di svenimento. Per me quella fu forse la prima in assoluto.
Davanti agli occhi il buco del culo di mia moglie ed il cazzo di uno sconosciuto che lo stava elegantemente possedendo. Entrava ed usciva pacatamente, dilatandolo come non avrei mai potuto immaginare.
Quel piccolo fiorellino che appena mi era possibile leccavo ascoltando i racconti delle sue avventure, ora sembrava un enorme bocca di pesce gatto che cercava di ingurgitare la sua grossa preda.
“E’ per questo che mi piace farlo ed è per questo che non lo faccio fare a te”.
Mi disse così ed in quella amara verità racchiuse tutto il senso della mia vita.
Mi mandò via dopo dieci minuti appena, il rapporto anale era terminato e non c’era motivo per cui restassi con loro.
Le sue allusioni e la sua crudeltà mi cullarono e continuano a cullarmi ancora oggi ed ogni volta che sento il bisogno di rifugiarmi in qualcosa di rassicurante.
Forse alle mille domante, nella sua semplicità, la risposta è una soltanto. Mia moglie si fa inculare perché è femmina. Una risposta elementare, ma l’unica plausibile e allora ben vengano uomini affascinanti, ben vengano avventure nei bagni, che il suo corpo continui ad unirsi a quello degli altri e che gioiscano nel sentirsi vivi.

LA MIA MENTE

Cosa possa aver s**turito in me questo modo di essere non credo di saperlo.
A dir la verità ho smesso di pensarci quando ho capito che una risposta avrebbe potuto metter fine alle mie passioni, al mio modo di essere.
Non è una novità spiegare che cornuto mi ci senta sempre, che suscita in me un orgoglio maggiore di qualsiasi altra cosa, ma a volte mi piace capire quanti e quali siano gli aspetti che mi rendono così sereno e felice di esserlo ed allora penso, peso ai motivi elencandoli in una sorta di gioco infinito che conosco soltanto io.
Amo farmi scopare mia moglie perché è bella, perché sarebbe un peccato se la scopassi solo io o una persona sola, amo farmi scopare mia moglie perché il mio cazzo non è abbastanza grande e perché nessuno ce l’ha mai abbastanza grande da potergli chiedere di andare soltanto con lui, amo farmi scopare mia moglie perché sentirla considerata una puttana per me è un privilegio vero.
Avevo forse dodici anni quando vidi per la prima volta nella mia vita una prostituta. Scendeva dall’auto di un uomo vestita solo di una pelliccia bianca e dell’intimo nero. Quando chiesi chi fosse e perché uscisse vestita così mi dissero la verità, era una donna che per lavoro andava con altri uomini. Generico e poco chiaro ed io non conoscevo ancora il sesso e la malizia, ma sapevo che non era un lavoro normale quello. Lo percepii come una specie di missione ed allo stesso tempo una costrizione. Mia madre e le madri dei miei amici erano sempre state con un solo uomo, sempre affezionate ad un solo uomo, come poteva una donna essere la donna di tutti gli uomini.
Non lo dissi a nessuno, ma me ne innamorai.
Naturalmente non di lei, non della prostituta che avevo visto, mi innamorai di quel modo di essere, di quell’idea sfuggente di donna difficile da conquistare ed impossibile da tenere per se, una donna che va con altri uomini, per lavoro, come fosse normale.
Qualcuno a casa aspettava il suo rientro, doveva esserci qualcuno accanto a lei, un marito, un fidanzato, un compagno che sapeva quello che faceva eppure non diceva nulla. Volevo essere lui, volevo essere quell’uomo e lo volevo più di ogni altra cosa al mondo.
A volte penso a quanto la volontà possa aiutare l’essere umano. Ho costruito il mio destino quasi come l’avevo immaginato e sognato, forse non me ne sono neanche reso conto del tutto ma alla fine ho raggiunto un equilibrio, un traguardo. Sono riuscito a scegliere la persona giusta, ho avuto il coraggio di farle sapere chi ero, cosa cercavo e quale fosse per me il modo migliore di essere amato e lei lo ha capito, lo ha accettato ed ora anche lei vive una vita soddisfatta e serena, una vita diversa da quella che credeva affrontare ma pur sempre piacevole.
Il nostro amore è una continua complicità, un intesa perfetta fatta di sesso e dominazione ma anche di affetto e di pari opportunità, lei va con altri uomini, lei sa come farmi soffrire ed allo stesso tempo rendermi felice e per questo la amo più di ogni altra cosa al mondo.
Mi racconta le sue avventure, me le descrive e mi indica i luoghi dove poi mi reco da solo in un pellegrinaggio emozionante ed intimistico.
Amo quei posti. Parcheggi, anfratti isolati, portoni di palazzi o negozi dove ha avuto avventure con i proprietari. Arrivo li ed immagino come sia andata, come sia stata presa, come si sia offerta per la loro felicità.
Lo avrà preso in bocca accucciata ed accovacciata per non essere vista? Lo avrà succhiato coperta da un cappotto? O magari lo ha fatto alla luce del sole senza neanche preoccuparsi troppo.
L’avranno vista forse? Sarà passato qualcuno che conosco e che l’ha potuta riconoscere? Forse si, forse lo sanno tutti. Forse qualcuno credendola facile le ha anche chiesto di succhiarglielo, alla prima occasione se l’è tirato fuori brandendoglielo davanti agli occhi e dicendole di prenderlo in bocca. Voglio pensare che sia successo, voglio pensare che qualche conoscente neanche troppo intimo si sia permesso di fare una cosa del genere e che lei abbia dovuto accettare.
Amo questi processi mentali, queste storie al limite dell’inverosimile in cui mia moglie è vittima e carnefice di se stessa, degli altri, di tutti.
Se dovessi smettere di usare la mia mente, di elaborare le sue avventure esasperandole fino a sentirne l’odore credo realmente che morirei.

IL CAZZO

C’è una cosa che accomuna tutti gli uomini di tutte le razze del mondo. Il cazzo.
Nascosto tra le pieghe dei pantaloni e celato per comune senso del pudore il cazzo è la più alta rappresentazione del sesso che ci sia. Non c’è piacere e non c’è peccato che non costringa l’uomo al pensiero del cazzo, il mezzo con il quale arrivare al fine, la rappresentazione della nostra forza e della nostra virilità.
Il cazzo può offendere, può dare sollievo, il cazzo può regalare emozioni.
Ogni uomo, ogni individuo incontrato per strada non è che un cazzo raccolto nei pantaloni, non è che un oggetto sessuale al quale attaccherei mia moglie per la bocca e dove la lascerei per ore senza darle la possibilità di respirare.
Il maschio in fondo non è nulla senza l’idea di avere un cazzo tra le gambe, senza l’utilità che esso stesso fornisce al suo corpo rendendolo appena qualcosa di più.
Un uomo che va in bagno ad esempio è soltanto un uomo che va in bagno, ma un uomo che urina per strada è un uomo che per strada si tira fuori il cazzo e lo mostra a tutti. La differenza ovviamente non è in loro, ma nel mio modo di guardarli, nel mio modo di considerarli per ciò che si tengono in mano piuttosto che per ciò che sono.
È più forte di me, è un richiamo, un associazione istintiva che mette mia moglie inesorabilmente vicino all’organo sessuale maschile, come se entrambi non sarebbero nulla senza l’altro. Così non posso fare a meno di pensare che la cosa più giusta in assoluto sarebbe farla scendere dall’auto, dirle di aiutare quegli sconosciuti tenendoglielo in mano aiutandoli ad urinare.
Sono gesti semplici ma ricchi di erotismo perché in fondo l’erotismo è solo rendere piccante ciò che consideriamo la normalità. Una donna scende dall’auto e le si vedono le autoreggenti, si china e le si alza la gonna, mia moglie si avvicina e lo prende in mano ad uno sconosciuto.
Credo che per quanto possa sembrare assurdo o strano, il cazzo sia nato per stare tra le mani di mia moglie, tra le mani come nella sua bocca, nel suo corpo. Non ho idea se per gli altri mariti valga lo stesso che per me, ma il cazzo abbellisce il suo volto.
So che sorride quando l’uomo di turno se lo tira fuori, sembra quasi che aspetti quel momento da sempre.
Me lo ha detto un mio amico al quale un suo amico ha raccontato di esserselo fatto succhiare da mia moglie.






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Posted by unoduetre 12 months ago  |  Categories:   |  Views: 2422  |  
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Quattro Ragazze Ed Una Grande Scopata!

Era un pomeriggio di inizio stagione primaverile di qualche anno fa, mi recai in un centro commerciale per comprare un portatile a mio fratello che avrebbe compiuto gli anni. Avrebbe iniziato da lí a poco anche l'Universitá e questo mi sembrava il regalo piú azzeccato. Guardai tra le offerte di un noto negozio di Elettronica e mentre cercavo il miglior rapporto qualitá prezzo, non potei non notare quattro ragazzine, probabilmente anche loro studentesse, che non avevano nulla da invidiare a delle modelle. Vestite, anzi svestite come se fosse giá estate, con le gambe di fuori coperte da gonne microscopiche che lasciavano ben poco all'immaginazione. Sopra erano altrettanto "scoperte" da magliettine e canottiere aderenti. Non potevi non notarle, erano davvero belle! Pensai "qualche anno di meno e avrei fatto carte false per scoparmene almeno una". Ma come diceva sempre mia nonna, "dovevo sistemarmi" e mettere la testa a posto, trovandomi una brava ragazza con un lavoro e la testa sulle spalle. Quindi dopo una prima occhiata che non nascondo mi provocó un'erezione, tornai al compito primario: l'acquisto. Mentre continuavo a cercare il Computer perfetto, notai che anche loro mi osservavano. Abbassai lo sguardo e sorrisi da solo: era una bella sensazione essere ancora oggetto di sguardi alla soglia dei 7 lustri, specialmente con delle ragazzine. Poi una di loro si fece coraggio, si avvicinó a me e disse:
-senta, mi scusi?
-prego, mi dica! Gli risposi.
-ho visto che Lei sembra interessato all'acquisto di un PC. Sicuramente ci capisce piú di noi, non potrebbe darci una mano? Dobbiamo fare un regalo.
Tutto inizió qui: io che feci la parte del quasi bello & impossibile (il nuoto e la palestra come sempre davano i propri frutti) loro la parte delle ragazzine svampite, ed in poco tempo, tra una chiacchiera e l'altra, ci scambiammo i contatti di qualche Social Network, in modo tale che io potessi contattarle non appena avessi trovato un PC per le loro tasche. In altre parole quella fu la scusa per agganciarmi. Giá, perché furono loro a
volermi rivedere per prime. Ed accadde un mese dopo esatto, in una una tarda mattinata. "Chase, ho un problema a casa. La mia famiglia é fuori, ed io Martina, Roberta e Federica volevamo passare il pomeriggio qui tra film, birra e pettegolezzi tra noi donne. Ma il Satellite non funziona. Ti prego, aiutaci. Una serata senza film non é una serata degna di essere chiamata tale". Mi disse Elettra, la mia preferita, peccato la differenza di etá, altrimenti... "OK, arrivo. Oggi sono di riposo, prima di fare altro passo da voi". Risposi. Dopo un'ora ero a casa sua. Suonai il campanello e ad aprire fu proprio Elettra. Era soffocata in una gonna aderente ed un reggiseno che sembrava un costume. "Giri sempre cosí per casa?" Gli feci notare. "Fa caldo, che pretendi". Lasciai cadere il discorso, anche perché le altre non erano "svestite" da meno, sarebbe stata una battaglia persa parlare di abbigliamento consono per certe situazioni con loro. Cercai di sbrigarmi a trovare il problema del segnale satellitare, ed una volta sistemato, feci per andar via.
"Aspetta Chase, dove vai? Resta con noi" Disse Elettra.
"Devo andare e se questo é uno scherzo, ti avverto che sono incasinato oggi" gli dissi.
"Scherzo? Di che parli?"
"Non prendermi in giro Elettra. Il problema del Satellite erano semplicemente tre fili staccati che ho rimesso a posto" Risposi.
Diventó rossa, ma non si perse d'animo e confessó che voleva farmi una sorpresa per tutte le volte che l'avevo aiutata, come per il PC da regalare ad una sua amica. Onorato di tanto interesse, feci finta di nulla e rimasi con loro. In fondo un pomeriggio in mezzo a quattro fichette non era poi cosí male. E poi ero curioso di questa sorpresa. Bevemmo birra tutti e cinque. Poi Elettra disse che era arrivato il momento del mio "regalo" e mi chiese di togliermi la maglietta e di sedermi sulla sedia vicino al termosifone. Domandai il perché della maglia, ma lei disse che faceva parte del gioco. "OK, accetto". Sembrava divertente ed eccitante. Dopo essermi seduto, mi misero una benda sugli occhi. Fino all'ultimo non dovevo vedere. Dopo qualche minuto mi chiesero di mettere le mani dietro la sedia e poggiarle sul termosifone. Due di loro si avvicinarono ed in pochi secondi mi trovai ammanettato. Dove le avevano prese delle manette? In un Sexy Shop? Un parente nelle forze armate?
"Che state facendo?" Dissi.
"Tranquillo, é tutto OK. Fá parte del gioco e della sorpresa. Ora ti togliamo la benda, ma non aprire gli occhi fino a quando non te lo dico io" Rispose Elettra.
Mi tolsero la benda e mantenni la parola data, rimandando la questione della provenienza di quei bracciali d'acciaio. Aspettai quindi un loro segnale. "OK Chase, ora puoi aprire gli occhi" Disse Elettra. Quando aprii gli occhi non credevo a quello che stavo vedendo, erano tutte e quattro di fronte a me: Elettra, Martina, Roberta e Federica, tutte... tutte completamente nude! Ci furono diversi secondi di silenzio da entrambe le parti e mentre cercavo di formulare un pensiero, le osservai attentamente una ad una. Elettra: per me la più bella di tutte. Una mora da un metro e settanta, lunghi capelli leggermente mossi e due tette formose. Ma quello lo immaginavo da un pezzo, con quelle magliette aderenti era facile prevedere lá sotto due bombe esagerate. Ma viste cosí, sembravano ancora piú grandi. E poi i capezzoli, circondati da due areole piú grandi della norma, almeno un centimetro di circonferenza. La sua fica invece fu una scoperta, me la immaginavano depilata, come fanno oggi quasi tutte le ragazze giovani. Invece era al naturale, nera, non si vedevano nemmeno le grandi labbra. Era perfetta, la mia donna ideale se avesse avuto qualche anno di piú. Non potevo nascondere la mia eccitazione, che era evidente dal rigonfiamento dei pantaloni. Poi osservai Martina, piú o meno stesso fisico di Elettra, ma con qualche Kg di piú e qualche centimetro di meno in altezza, ma sempre ben proporzionata. Anche lei aveva due belle tette, leggermente calate, probabilmente a causa di una qualche dieta perche notai delle picccole smagliature sulla parte alta, ma erano comunque belle grosse. Anche lei non aveva la fica depilata, ma era meno folta della precedente. Si metteva male per me, erano passati pochi secondi e giá sentivo il pisello esplodere. Guardai successivamente Federica, forse la piú piccola del gruppo, in tutti i sensi. Era la piú bassa e la piú magra, lunghi capelli biondi lisci, un piccolo seno che forse non arrivava oltre la seconda ed una fichetta completamente rasata. Mi ricordava le mie prime scopate. Infine vidi Roberta e la cosa che notai subito erano i suoi seni asimmetrici, il destro era leggermente piú liccolo del sinistro e tendeva ad "andare" verso l'esterno, staccandosi cosí dall'altro. Erano davvero eccitanti quelle tette, anche se immaginavo che lei magari per quella "diversitá" ci soffrisse. La fica era depilata a metá, una piccola striscia nera al centro e rasato tutto il resto.
"Non dici nulla Chase?" disse Elettra avvicinandosi a me insieme alle sue amiche.
"Dico che la sorpresa é riuscita molto bene. Ma ora toglietemi le manette e finiamola con questa storia".
"Vuoi dire che non ci desideri, che non vuoi scoparci? Che non ti piacciamo nemmeno un pó?" Continuó Elettra.
Ormai le avevo di fronte, cazzo quanto erano belle e piene! Ispiravano sesso da ogni poro. Sentivo il mio pisello pulsare. "Siete delle gran fiche, lo ammetto, ma abbiamo una grossa differenza di etá, quindi liberatemi cosí me ne vado" conclusi non molto convinto. "Siamo delle gran fiche? Hai detto che siamo delle gran fiche? Allora perché vuoi andare via? E poi da quando per voi uomini l'etá di una donna, specialmente se piú giovane, é stato un problema? Siamo tutte maggiorenni, anche se da poco ed io non sono piú vergine Chase, quindi rilassati... anche perché il tuo cazzo qui la pensa diversamente" Giá, non era piú vergine, chissá quanti cazzi aveva drizzato con quel fisico. Ed in aggiunta a quelle parole, Elettra mise una mano sul mio pisello duro ingabbiato nei pantaloni per dimostrarmi che non si sbagliava. Perché quel gonfiore, quel bozzo, reclamavano una scopata. Poi guardó le sue amiche con aria di complicitá e prima che mi rendessi conto della loro idea, afferrarono tutte quante i miei pantaloni sfilandomeli di colpo. Il mio cazzo spuntó fuori come una molla, dritto e gonfio come non mai. Federica, la piú giovane, lo toccó per prima e disse: "ora ci pensiamo noi a Lui". Inizió Roberta a provocarmi, i suoi seni asimettrici mi facevano impazzire, si mise sopra di me a gambe aperte senza sedersi sul mio cazzo. Lo sfioró leggermente con la sua fica pelosa, quel tanto per farmelo rimanere dritto, ed inizió a toccarsi le tette davanti la mia faccia. Giocó cosí per diversi minuti, poi si tolse per sdraiarsi a terra insieme a Martina. Intanto Elettra e Federica si misero in ginocchio vicino a me, ed iniziarono a massaggiarmi l'interno coscia. A terra le altre due si misero una di fronte all'altra, aprirono le loro gambe e le misero ad "X" in modo tale da potersi strusciare la fica una con l'altra. Era uno spettacolo da infarto. Le vedevo muoversi lentamente senza fermarsi. Il mio cazzo voleva possederle, entrare dentro di loro e dargli quello che stavano cercando: un pieno di sborra! Ma non potevo muovermi, erano loro a condurre il gioco. Elettra intanto continuava a massaggiarmi l'interno coscia, ogni tanto si alzava e mi strusciava le sue tette sul viso. Almeno fino a quando non diede il cambio alle struscia-fica mettendosi al centro della sala. Era il suo turno. Inizió a toccarsi ovunque, prima le grosse tette, poi la sua fica dannatamente pelosa. Intanto Martina e Roberta presero il suo posto vicino a me. Una non smetteva di toccarmi le palle, l'altra ogni tanto prendeva il mio cazzo in mano cercando di farmi una sega. Giá, perché dopo tre o quattro movimenti su e giú, smetteva. Il loro scopo lo avevo capito, erano tenermelo duro il piú a lungo possible. Intanto Federica continuava il suo massaggio sulle cosce. Stavo impazzendo. Se non mi veniva l'infarto quel giorno, non mi sarebbe piú venuto. Elettra continuava il suo ballo, la vidi afferrare una tetta e giocarci. La massaggiava e schiacciava a tempo. Dopo la vidi masturbarsi, vidi le sue dita entrare nella sua fica. Martina invece non smetteva di toccarmi il cazzo, ci giocava alzandomi e abbassandomi la pelle della cappella. A quella visione il mio uccello inizió a pulsare sempre piú, complici anche i delicati movimenti di Martina sul mio pisello. Forse c'eravamo, potevo sentire la sborra salire lungo l'asta, le avrei innaffiate di crema calda finalmente. Ma anche le ragazze si accorsero che ero arrivato, complice anche un mio gemito che lasciava presagire la futura sborrata, stavo per venire. Roberta scansó subito Martina e Federica, pensavo non volesse che le sporcassi con i miei schizzi, ma mi sbagliavo. Quello che fece dopo mi permise di capire che era veramente una macchina del sesso per la sua giovane etá. Afferró con forza il mio pisello di marmo con la mano destra e con il pollice spinse con decisione il frenulo sotto la cappella, intanto con la sinistra mise due dita tra lo scroto e l'ano, spingendo anche qui con forza. Sentivo la sborra che cercave di salire, l'avrei innaffiata di sperma, ma con quelle sue mani, con quella tecnica imparata chissá dove, bloccó la fuoriuscita. Sentivo il cazzo battere nella sua mano come un cuore dopo una corsa, ma non uscí nemmeno una goccia di sborra. Poi lo molló delicatamente, lasciando il mio pisello che cercava riposo afflosciandosi ma pieno ancora di liquido. "Roberta, toglimi questi bracciali. Iniziano a farmi male le palle, devo svuotarle, é da troppo tempo che stó a cazzo dritto" Gli dissi. "Non ancora amico mio, lo spettacolo é appena iniziato, schizzerai la tua sborra quando sará ora" rispose Lei. E mentre iniziava nuovamente a massaggiarmi le cosce, a masturbarmi, avvicinó il suo volto al mio pisello, lo sollevó, tiró fuori la lingua e mi leccó tutta l'asta. Partì dal basso e lentamente salí su, per fermarsi all'inizio della cappella, sopra il frenulo. Con la punta della lingua lo stimoló pochissimi secondi, quel tanto per far uscire qualche goccia di sperma e riportare il mio cazzo dritto. Poi appena vide quel principio di sborrata, smise. Non voleva rischiare di farmi venire. Elettra allora continuó il suo spettacolo. A masturbarsi davanti ai miei occhi cercando di alzare la posta, la mia eccitazione. Vidi che prese una bottiglia di vino vuota e se la infiló lentamente nella sua fica, poi la tolse per poi rimettersela dentro di nuovo. La volevo, il mio cazzo reclamava quel buco peloso, doveva esserci lui lí dentro. Successivamente a quel gioco, leva e togli la bottiglia dalla fica, si avvicinó a me. Gambe divaricate sopra di me e se la mise di nuovo nella sua fica. Potevo vedere il cono di vetro entrare dentro e mentre con una mano sfioró il mio pisello, inizió a pisciarci dentro. Stavo morendo, cercavo di spingere lo sperma fuori per svuotarmi, ma il risultato, senza stimolazione, non fu altro che le solite gocce di sborra. Mi arrivarono schizzi di piscio addosso, poi si tolse la bottiglia e si mise sopra di me, continuando ad urinare. Una pioggia calda bagnó il mio pisello e sentii anche un lieve bruciore sulla cappella che diventó rossa. Poi avvicinó le sue enormi tette a me, ora potevo sentirle perché me le schiacció in faccia, quasi a soffocarmi. D'istinto ho aperto la bocca ed ho iniziato a leccare prima il capezzolo e poi quella grossa areola che lo circondava. Lei alzó le mani ed inizió a toccarsi la tetta, la stessa tetta che non potevo smettere di leccare. Inizia a mordere quel duro capezzolo e poi a succhiarlo. Lei contiunuó a toccarsi la tetta, fino a quando non la strinse con forza, schiacciandola e facendo uscire del liquido caldo che mi finí dritto in bocca. Uno , due, tre, quattro schizzi di quello che sembrava latte, nella mia bocca. Mi piaceva e lo mandai giú. In quello stesso istante, piegó le gambe e lentamente mise la sua fica sul mio cazzo, si aiutó con una mano e se lo mise dentro. Entró con facilitá e lo fece scivolare nella sua piú profonda intimitá. Era calda, caldissima e umida. Si muoveva in senso orario, alternato da qualche movimento a stantuffo. Sentivo che stavo per eplodere, questa volta sarei venuto. Ma come una brava veggente, se ne accorse che stavo per godere e sul piú bello si alzó lasciando il mio cazzo dritto davanti agli occhi di tutti aggiungendo: "Ora é il turno di Federica". E mentre Lei si avvicinava, una delle altre ragazze prese una macchina fotografica digitale. "No, le foto no" dissi subito mentre Federica prendeva posizione sopra di me. "Rilassati, non sono per noi. Alla fine le avrei tutte per te. Sará il nostro ricordo, a patto che prometti di cancellare poi i nostri volti" Disse sorridendo Elettra. E mentre Federica iniziava la sua discesa sul mio cazzo, una di loro inizió a s**ttare foto. Federica sembrava piú impacciata della sua amica e quando cercó di mettersi il mio pisello dentro, avvertii una certa resistenza della sua fica. Ora la potevo vedere da vicino: liscia, rosa e umida, con due grandi labbra di grosse dimensioni. Sentivo che stava entrando, ma la sua fica era davvero stretta, ma questo non fece altro che aumentare il mio piacere. Roberta non voleva correre rischi e mentre Federica si muoveva lentamente sopra di me, lei mise di nuovo due dita sotto le mie palle per non farmi sborrare. Che intenzioni avevano? Farmi esplodere i coglioni? Non li avevo mai visti cosí gonfi e non ero mai stato cosí tanto tempo a cazzo dritto senza sborrare. Le palle davvero iniziavo a darmi dolore. Federica continuava a muoversi su e giú, sentivo la sua fica e le sue labbra spingersi sul mio cazzo, schiacciarlo con tutto il suo peso. Pensavo che questa volta sarei venuto, ma fece prima lei. Sentivo le sue piccole labbra pulsare sul mio cazzo, stava avendo un orgasmo, ne ero certo. Avvertivo anche un liquido sulla mia cappella, ora bruciava. Ed infatti non mi sbagliavo, perché sentii subito un urlo di piacere. Poi, sudata di piú rispetto alle altre, si sfiló dal mio cazzo e si fece indietro per andare via. Non avrei resistito molto, ma guardando il mio pisello, vidi qualcosa che inizio a spegnere l'erezione: del sangue sulla mia cappella! Ecco cos'era quel liquido che sentivo mi bruciava. Lo sapevo, quella fica troppo stretta e forse poco lubrificata, mi aveva staccato la pelle dalla cappella. Mi aveva lacerato il frenulo. "Liberatemi, stó sanguinando" dissi urlando. Ma nessuna sembrava preoccupata ed Elettra disse per tranquillizzarmi: "Rilassati Chase. Non é il tuo pisello a sanguinare, ma la fica di Federica. Lei era ancora vergine, ed ha scelto te per la sua prima volta". Non sapevo se essere contento per l'onore riservatomi o incazzato per non essere stato avvisato. Se lo avessi saputo... giá, se lo avessi saputo cosa avrei fatto? Te la saresti scopata lo stesso Chase, l'avresti sverginata comunque, non esere ipocrita. Poco dopo tornó Federica, si avvicinó a me con in mano delle salviettine umide. Inzió a pulirmi il pisello, o almeno lo credeva, per me era ancora una lenta masturbazione. Poi avvicinó le sue labbra alle mie e fece quello che nessuna ancora aveva fatto: mi bació sulla bocca. Un semplice e delicato bacio. Poi mi sussurró all'orecchio qualcosa: "grazie Chase". Ma la festa non era finita. Roberta e Martina si avvicinarono, iniziarono a toccarsi e poi una di loro si mise a cavallo su di me. Ora il mio cazzo era nella fica di una di loro: due, tre, quattro stantuffate e ci fu il cambio. Di nuovo su e giú, su e giú. E mentre una aveva il mio cazzo dentro, l'altra si masturbava davanti ai mie occhi. Fecero questo gioco per un bel pó, fino a quando tutte quante si misero di fronte a me. "Il gioco è quasi finito Chase, dovrai fare un'ultima cosa per noi perché il regalo sia completo. Dovrai chiudere gli occhi, noi ti toglieremo le manette e dovrai riaprirli solo quando te lo diciamo noi. Non cercare di toccarti il cazzo per svuotarlo, lo sappiamo che sei carico. Ma fidati, ne varrá la pena" disse Elettra. Finalmente questa tortura era finita e decisi di dargli retta. Chiusi gli occhi e aspettai di essere liberato. Qualche minuto dopo una voce mi disse: "Ora puoi aprirli". Erano lì, ancora nude, sdraiate per terra e tutte con le gambe divaricate. "Scegli una di noi Chase. Scegli una di noi e svuota le tue palle. Facci il pieno di sborra" disse Elettra. Mi avvicinai a loro, con il mio cazzo dritto e le palle gonfie come un pallone. "Allora? Non dicevi che ti facevano male le palle? Metticelo dentro e liberati di quel carico" stavolta fu Roberta a parlare e mentre diceva quelle parole, sollevo una gamba e mi diede un colpetto alle palle, poi un secondo. "Andiamo Chase. Siamo qui" un altro colpo alle palle, ma quello fece esplodere il mio cazzo prima ancora che lo buttassi dentro ad una di loro. Un primo grande schizzo venne fuori, centrando proprio le tette ed i capelli di Roberta, poi una seconda lunga sborrata colpí il divano. Stavo sborrando alla grande, come un vulcano in piena eruzione, senza sfondare una fica. Non volevo che finisse cosí. Mi gettai quindi immediatamente sulla mia preferita, Elettra, con il pisello che ormai viveva di vita propria e continuava a sborrare in tutte le direzioni. Non pensavo che le mie palle potessero contenere tutto quello sperma. Mi aiutai con una mano e glielo misi dentro quella sua fica pelosa, prima che il mio cazzo smettese di sputare. Poi lo spinsi con forza dentro piú volte, doveva arrivargli in gola la mia cappella e la mia sborra. Non só quante volte fossi venuto ancora, ma só che rimasi sopra e dentro di lei per un pó, nonostante non sentissi piú il mio pisello spingere sperma fuori. Dopo diversi minuti lo sfilai dalla sua fica, mi sdraiai di fianco a loro con il volto rivolto verso il tetto e restammo in quella posizione, in silenzio, per molto tempo. Poi ci alzammo, io con il mio cazzo ridotto ad uno straccio e loro con le loro fiche ancora umide, tranne quella di Elettra che aveva sulla sua fica pelosa ancora i segni di un'abbondante sborrata che colava fuori dalle sue grandi labbra. Ci facemmo poi la doccia insieme.
Ma il mio cazzo sembrava non averne abbastanza. Mi sentivo umido tra le gambe, ma non era acqua, bensì sperma. Abbassai lo sguardo e misi una mano sul mio uccello che continuava a sborrare senza che io lo toccassi. Poi alzai lo sguardo, Elettra e tutte le altre non c'erano più. Mi guardai bene intorno ed il bagno anche era "scomparso". Ora ero nel letto di casa mia. Sdraiato, sotto le coperte e con il pigiama bagnato.
Mi venne da ridere con me stesso.
Avevo sognato tutto!


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Posted by Chase90 11 months ago  |  Categories: Sex Humor, Voyeur  |  Views: 432  |  
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Rpoberto, il figlio del mio vicino (Finale)

Più tardi quella notte

Non riuscivo a dormire quella notte pensando a quanto divertimento avevo avuto col ragazzo di Gianni mentre il vecchio ubriacone era fuori. Roberto era una tale bella, libidinosa, eccitante piccola puttana, lo era stato sicuramente durante il pomeriggio che passammo insieme nello squallido soggiorno di Gianni. Non avevo mai fottuto un ragazzo così giovane prima di allora e mi sentivo un po’ ansioso. Ma Roberto sapeva veramente come succhiare un uomo ed anche se il suo culo era deliziosamente stretto intorno al mio cazzo, quando avevo tentato di estrarlo, lui aveva tentato disperatamente di mantenere la sua figa di ragazzo sopra la mia verga rigida. Avevo sparato una quantità enorme di sperma mentre lo inculavo. Nel mio libro questo voleva dire che mi piaceva farlo con lui.
Ma la notte passò e Roberto non venne alla mia porta. Alla fine spensi le luci ed andai a letto da solo. Mi sdraiai sopra le coperte dato che faceva caldo e mi menai l’uccello duro finché non sparai il mio carico. Solamente dopo riuscii a sonnecchiare per un po’.
Lo vidi il giorno seguente che ritornava dalla spesa per suo papà. Indossava una bella maglietta ben portata e gli stessi jeans del giorno precedente. Le guance pallide si riempirono di colore quando mi vide e tentò di nascondersi dietro la frangia nera che pendeva sulla sua bella faccia.
“Ciao Roberto.” dissi amichevole andandogli incontro in modo che fosse costretto a guardarmi. Quando tentò di deviare anch’io lo feci per non lasciarlo passare. Con tranquillità chiesi: “Cosa ti è successo la notte scorsa? Stavo aspettando che tu venissi a scaldarmi il cazzo.”
“Umm… mio papà è tornato a casa tardi.” Borbottò il ragazzo abbassando la testa. “Quando è arrivato ero già addormentato e mi sono svegliato questa mattina alle 8.”
“Ora è a casa?” Chiesi. Volevo toccarlo ma non mi fidavo fuori in strada dove era possibile che ci stessero guardando.
“Sì, sta guardando le corse.”
“Sono per lui?” E accennai col capo verso la birra che teneva nelle sue lunghe dita da ragno.
“Sì.”
“Bene potresti portargliela.” Suggerii amabilmente. “E quando hai fatto la commissione per tuo papà, potresti fare alcuni piccoli lavori per me, che ne dici?”
Mi guardò ed improvvisamente i suoi occhi verdi divennero molto accorti. I piccoli denti bianchi morsero il labbro inferiore mentre mi valutava.
“Cosa c’è per me?” Chiese alla fine.
“Beh, tutto dipende da quale lavori farai.” Gli dissi. “Che ne dici di una bottiglia di vodka e qualche sigaretta per iniziare?”
Lui alzò le spalle: “Ok.”
“Ci vediamo tra quindici minuti?” Suggerii. “Entra dalla porta posteriore, la lascerò socchiusa.”
“Sì. Ok.” Roberto mi rivolse un piccolo sorriso storto e mi sorpassò come se non fosse accaduto nulla. Mi girai e guardai il suo bel culo che ondeggiava in quegli stretti jeans blu. Il mio cazzo si irrigidì piacevolmente nei pantaloni ed attraversai la strada affrettandomi a casa per prepararmi.
Dopo venticinque minuti sentii il rumore della porta che si apriva e chiudeva. Stavo cominciando a pensare che mi avesse bidonato di nuovo quando entrò nel soggiorno avanzando tranquillamente come un piccolo gatto, la sua faccia era rossa e sudata.
“Cosa ti è successo?” Chiesi alzandomi in piedi ed abbassandomi la cerniera della patta per fare uscire il pene duro.
Gli enormi occhi verde foglia di Roberto si posarono brevemente sulla mia verga eretta e poi salirono al mio viso.
“Papà voleva il pranzo e ho dovuto correre al negozio a comprare il necessario.” Ansimò.
“Sei un bravo ragazzo.” Dissi con un sorriso. “Togliti i vestiti, Roberto.”
Lui mi guardò di sottecchi lentamente. “Qui?”
“No, fuori nel giardino! Chiaramente qui!” Risi scuotendo la testa. “A meno che tu non voglia che saliamo subito in camera da letto.”
Roberto alzò goffamente le spalle, ma cominciò subito a togliersi la maglietta mentre gettava uno sguardo verso la finestra con le sue tende spesse come se stesse stimando quanto si poteva vedere da fuori. Io mi sfibbiai la cintura e lasciai che i pantaloni precipitassero, poi mi tolsi camicia e cravatta piegandoli ordinatamente sul bracciolo di una sedia e mettendoci insieme anche i pantaloni. Mi tolsi calze e mutande mentre Roberto si stava togliendo i jeans stretti. Li lasciò cadere a terra e ne uscì, pallido, nudo e quasi completamente senza peli. La mia verga si contorse di desiderio a quella vista.

Camminai verso di lui, vestito solamente delle sue scarpe. Il suo bel cazzo era molle ma io vi misi sopra una mano e cominciai a carezzarlo lentamente e dolcemente. Lui mi sembrava nervoso ma io perseverai facendo rotolare le sue sode palle tra le dita e muovendo delicatamente la sua piccola verga sexy tra le mie prime due dita ed il pollice. La mia altra mano si posò e spremette le sue natiche nude, mi chinai a baciare il suo giovane collo pallido mentre l’accarezzavo. Il mio pene eretto sobbalzava contro la sua pancia ed io sentii una piccola goccia di pre eiaculazione cadere dalla testa quando la pelle di seta del suo giovane corpo incontrò il mio cazzo.
“Posso avere un drink?” Bisbigliò Roberto, la sua voce era emozionata ed ansiosa.
“Sicuro. Vuoi un po’ di quella vodka?” Mormorai nel suo orecchio.
Lui accennò col capo rapidamente, io andai all'armadietto del bar e ne presi la bottiglia di Vladivar che avevo comprato quella mattina ed un solo bicchiere. Volevo tenere la testa sgombra per godere ogni secondo del nostro piacere.
“Con cosa la vuoi?” Gli chiesi.
“La voglio liscia.”
“Sei sicuro?” Lo guardai di traverso.
Lui accennò col capo automaticamente così versai un paio di dita di liquore chiaro e glielo passai. Roberto lo bevve in un sorso e si asciugò la bocca col dorso della mano.
“Un altro?”Gli chiesi con un sorriso.
Un altro cenno fu la risposta così questa volta riempii un po’ di più il bicchiere. Lo vuotò in tre sorsate questa volta e la sua espressione non era più così nervosa mentre mi rendeva il bicchiere.
“Vediamo se ti puoi guadagnare il prossimo,” dissi rimettendo la bottiglia nell'armadietto. “Vieni qui e mettiti in ginocchio, bello. Sentiamo quelle belle labbra morbide sulla mia verga.”
Roberto deglutì con forza e mi venne di fianco dopo una breve esitazione. Si inginocchiò subito ed io carezzai di nuovo i suoi capelli neri e morbidi che gli coprivano il viso mentre con quelle mani lunghe e sottili cominciava a carezzarmi delicatamente l’uccello. Teneva gli occhi abbassati quando tirò il mio sesso verso le sue labbra e cominciò a baciarmi il pene eretto salendo e scendendo lungo l’asta. Quando giunse alle palle le leccò pungendo con la lingua il mio sacco peloso mentre le sue mani menavano abilmente il mio membro palpitante.
“Che bello!” Ansimai. “Mmmm, sei uno sporco ragazzino, Roberto. Tu sai veramente come occuparti dell'attrezzo di un uomo. Apri la bocca ed ora mettici dentro la testa del mio cazzo. È ora di succhiare il grosso uccello dello zio.”
Il ragazzo spalancò la bocca e con una mano vi guidò dentro la mia verga. L'altra continuava a spremere e strofinare con forza le palle. Sentii il piacevole formicolio che precede l’orgasmo nel mio inguine mentre il bel adolescente cominciava a succhiare lentamente la testa del cazzo. La sua lingua carezzava la grossa campana porpora che scivolava tra le sue labbra. Presi nel pugno i suoi capelli neri e lucenti e cominciai a fargli muovere la testa spostando ritmicamente le sue labbra morbide su e giù sulla mia asta. Ero affamato di questo: ero nudo ed eretto nel mio soggiorno con un ragazzo nudo ai miei piedi che aveva appena preso volentieri il mio cazzo duro nella sua bocca. Il ragazzo stava succhiandomi come un piccolo campione.
“Oh Roberto!” Gemetti. “Ti sto venendo in bocca.”
Afferrai con forza i suoi capelli e cominciai a sgroppare nella sua gola sentendo l'ingresso stretto della sua faringe intorno al mio glande. Roberto tossì ed soffocò, la bava gli correva sul mento, sulle mie palle quando praticamente mi portò nella sua gola sino all'elsa. Era così desideroso di darmi piacere che mi spinse sull'orlo. Le mie palle sobbalzarono ed io sparai il mio primo fiotto di sperma nella sua gola.
La sua testa diede ancora una scossa ed io gli permisi di togliersi vedendolo tossire e soffocare. Mi strofinai con forza il pene e ne estrassi un altro colpo di sborra che schizzò sulla sua bella faccia. Afferrandolo di nuovo per i capelli spinsi ancora la cappella nella sua bocca.
“Succhiami per pulirlo!” Ordinai al ragazzo. “Succhiaci fuori anche l’ultima goccia.”
Lui continuò a succhiare, dio lo benedica. La sua bocca bagnata e morbida si muoveva con forza sulla testa del mio attrezzo e mi venne duro per il piacere di vedere la mia sborra scendere sul suo mento. Le sue guance arrossivano mentre mi succhiava avidamente coi suoi begli occhi verdi leggermente chiusi. Una mano mi masturbava delicatamente la base dell’asta mentre ingoiava la cappella. Quelle labbra piene e morbide erano meravigliose e calde sul mio pene palpitante. Sentivo i rapidi sbuffi del respiro dalle sue narici che si muovevano lungo la pelle della mia erezione mentre mi lavorava con la bocca.
“Sei un bravo ragazzo, Roberto” ansimai. “Quello che mi fai sentire è incredibile.”
Mi guardò con un mezzo sorriso che gli torse le labbra intorno al mio cazzo. Anche quella sensazione era favolosa.
“Perché non ti sdrai con me sul divano?” Suggerii. Il mio sofà era di morbida pelle crema. Sapevo che era piacevole contro la pelle nuda, presi una bottiglia di baby oil dall'armadietto e la allungai al ragazzo incoraggiandolo a strofinarselo lentamente sul corpo nudo mentre io guardavo.
Si sedette sull'orlo del divano e si tolse le scarpe da quel bravo ragazzo che era poi si appoggiò indietro con un piccolo sospiro e prese la bottiglia dalla mia mano. Mi sedetti sul bracciolo del sofà e lo guardai con bramosia mentre lui faceva scendere l’olio scivoloso sul magro torace senza peli e giù sull’inguine. Appoggiò la bottiglia accanto a se e cominciò a far correre furtivamente le mani su e giù sul torace e sulla pancia nuda, poi si carezzò in cerchi lenti abbassando le mani mentre io lo guardavo impaziente.
Quasi cautamente portò le dita nello scavo delle sue ossa iliache e si carezzò tra le gambe strofinando l’olio nella carne morbida dello scroto, poi allargò leggermente le gambe per toccarsi la parte posteriore delle palle. La pelle morbida brillava per il baby oil, prese di nuovo la bottiglia e versò il liquido serico sopra il pene semiduro. Il mio respiro dovette affrettarsi perché lui mi guardò contorcendo le labbra.
“Vuole guardarmi mentre mi faccio una sega?” Chiese rauco.
Io accennai violentemente col capo, mi piaceva guardare film porno dove bei ragazzi si carezzavano di fronte alle cineprese. Era oltre le mie fantasie più selvagge avere un ragazzo nudo sul mio sofà che si offriva di farlo quasi per nulla.
Roberto si appoggiò indietro comodamente strisciando il culo contro la pelle morbida mentre chiudeva le dita intorno all’asta del cazzo e lentamente fece scivolare la mano intorno alla testa della sua giovane verga. Si menava ad un ritmo lento all’inizio, lasciando che la carne del suo uccello si irrigidisse nella mano. Capii che era abituato a giocare col suo pene. Roberto non si limitò ad afferrarlo e pomparlo, si prese il suo tempo facendolo diventare lentamente duro, toccando il gonfio glande rosa col pollice, strofinando la fessura della piscia in cerchi lenti e lamentandosi piano ai piccoli tremiti di piacere sessuale che si muovevano lungo la sua asta.
Doveva essere bello perché il suo giovane cazzo ora era ritto e duro e stava in piedi orgoglioso sulla sua pancia quando lo lasciò andare per versarvi altro olio. Lo vidi prendere il labbro inferiore tra i denti e chiudere gli occhi sdraiandosi indietro e cominciando a lavorare la sua attrezzatura con ambedue le mani. La destra circondò e carezzò le palle e la radice del pene, la sinistra si muoveva sulla testa e l’asta strofinandole leggermente e rapidamente tra la punta delle dita ed il pollice. Le labbra si aprirono e la sua piccola lingua rosa si sporse leccandole e bagnandole. Mi diventò ancora più duro nel vedere le brillanti labbra bagnate ed il bel cazzo duro come pietra.
Scivolai giù dal bracciolo e spinsi delicatamente da parte la gamba destra per potermi sedere tra le sue cosce. Roberto aprì gli occhi per guardarmi incuriosito ma tenne le gambe larghe, il piede destro sul pavimento, l'altro dietro di me contro lo schienale del sofà. Versai dell’olio sopra la mia mano e la misi tra le sue gambe, esplorando urgentemente tra le sue natiche, applicando con forza il fluido scivoloso alla giovane fessura liscia del culo di Roberto. Lui alzò la gamba sinistra, piegando il ginocchio ed appoggiando il piede contro il bracciolo del divano mentre alzava leggermente il culo dal cuscino. Mi piacque il morbido rumore di risucchio della sua pelle sudata che si alzava dalla pelle del divano. La punta del mio dito trovò la sua increspatura e la carezzò lubrificandola delicatamente percorrendo in lenti cerchi il suo piccolo anello e spingendo un po’ più con forza all'ingresso del suo giovane tunnel d’amore stretto.
Guardavo le lunghe dita di Roberto avvolte intorno all’asta, afferrandola più strettamente e menandola con più forza mentre io giocavo col suo buco. La sua mano era bagnata di pre eiaculazione cremosa che continuava a colare mentre lui si strofinava emozionatemente. Quelle natiche si aprirono permettendomi di ficcarvi brevemente un dito e lui rabbrividì indifeso, un piccolo sospiro gli sfuggì dalla bocca sentendomiì sondare il suo buco caldo ed umido. Lentamente infilai il medio scivoloso più profondamente, pompandolo dentro e fuori del suo canale che me lo strinse mentre lui si masturbava furiosamente per me.
“Rotola sopra la pancia.” Ordinai quasi ansando.
Roberto sembrò confuso ma si girò presentandomi il suo culo impertinente e perfetto mentre si sdraiava. Gli feci allargare le gambe e lo posizionai in modo che le sue anche fossero sull'apertura tra due dei cuscini del sofà. Trascinai delicatamente la sua verga giù tra le sue gambe finché non frignò che era scomodo. Versai un po’ di baby oil sull’apertura e dissi al mio giovane compagno di far scivolare la sua erezione nella fessura lubrificata tra i cuscini mentre gli fottevo l’ano, spingendovi dentro lentamente le prime due dita della mia destra. Lo penetrai sino alla terza nocca e pompai il suo piccolo buco caldo con forza mentre Roberto spingeva le sue anche magre contro i cuscini del sofà, fottendo il mio divano con piagnucolii di stimolazione disperata.
“Ti fa arrapare, bel culo?” Grugnii mentre versavo olio sul mio cazzo e gettando la bottiglia mentre mi carezzavo lo scivoloso membro colante ed il suo canale esposto.
Lui accennò col capo e gemette: “Uuhhhh… Ohhh! Sto sbooorrandooo!”
“Non ancora, angelo birichino. Prima ti monterò e ti spingerò dentro il mio cazzo duro.” Gli dissi andando a cavalcioni sul ragazzo sexy ed estraendo le mie dita dalla sua giovane condotta stretta. “Quando sarò dentro il tuo buco del culo sino alle palle, potrai eiaculare.”
Lui si contorse freneticamente sotto di me, sempre fottendo i cuscini di pelle. Io afferrai le sue natiche nude nelle mani, allargandole mentre strofinavo la testa del mio uccello sul suo scuro buco. Con le dita ed il pollice di una mano portai il grosso bulbo porpora al suo buco e spinsi lentamente finché non gli scoccò dentro. Roberto sgroppò sotto di me uggiolando impazientemente mentre muoveva avanti ed indietro le anche, pompò sui cuscini tentando di impalare il suo culo sulla mia verga dura. Mi appoggiai a mani e ginocchia roteando le anche in modo da carezzarlo lentamente col mio sesso dentro di lui. Era stupendo affondare in un giovane ragazzo come quello mentre lui tentava di cavalcarmi per prendere di più del mio pene dentro di sè.
Non sapevo se il giorno precedente l'avevo costretto ma quel pomeriggio lui era venuto volentieri a casa mia ed ora stava tentando di prendere il più possibile della mia virilità dura dentro di sé. Non c’era nulla di quello che si può chiamare stupro. Roberto era assolutamente pazzo della mia carne di uomo. Il figlio del mio vicino era una puttana a cui piaceva il cazzo ed essere inculato. Afferrai le sue anche snelle e cominciai a pompare il mio uccello sempre più profondamente dentro di lui, mentre stavo sdraiato su di lui in modo che l’intera lunghezza del mio corpo nudo e peloso strofinava contro la sua levigatezza. Sentii la sua condotta stringermi il pene mentre lo spingevo dentro finché le mie palle non batterono contro il suo buco del culo e lui ricominciò a lamentarsi, piccole grida di desiderio, al ritmo del mio cazzo che spingeva nella sua figa stretta di ragazzo.
“Ahhh… inculami! Sì! Sì!” Guaì e lo sentii stringersi di nuovo intorno a me, sgroppando più ferocemente contro il mio inguine mentre io lo inculavo più velocemente e più forte. “Sì! T… uuuuuu!”
Il suo corpo magro diede una scossa e tremò violentemente mentre cominciava ad eiaculare con forza, il suo giovane cazzo rigido sprizò più volte tra i cuscini del divano. Io continuai a pompare vigorosamente a lungo il suo buco dopo che lui aveva smesso di gridare, ansare e rabbrividire sotto di me. Era bello sentire il suo bel giovane corpo sudato e nudo pigiato contro il mio. Estrassi il pene per ammirare quel caldo buco rosa spalancato tra le sue natiche. Rapidamente schizzai altro olio nel suo tunnel rimettendovi poi il cazzo eretto. Scivolò nella sua figa di ragazzo liscia come seta questa volta ed io lo cavalcai duramente e velocemente spingendo la mia carne di uomo eccitata profondamente nel suo culo. Ero contento che mi avesse succhiato precedentemente perché voleva dire che potevo durare molto più a lungo nel suo ano prima della seconda eruzione di crema dalle mie palle e dal mio cazzo teso, riempendo questa volta il suo buco invece della sua bocca.
Restammo sdraiati a lungo vicini, nudi e sudati sul mio sofà. Poi rotolai via da lui e mi misi dietro la sua schiena, appoggiandomi al giovane sexy e carezzando con gratitudine il suo corpo nudo.
“Come è stato, bellezza?” Finalmente gli bisbigliai in un orecchio. “Ti è piaciuto, Robertino? Io so di aver amato ogni minuto del tuo giovane culo stretto intorno al mio cazzo.”
“Sì… è stato ok.” Accennò col capo ansando e fece piccoli rumori affermativi prima di accoccolarsi di nuovo nelle mie braccia strofinando il suo culo nudo contro il mio inguine.
Gli baciai collo e spalla e la mia mano cominciò ad accarezzare lentamente il suo pene. Ora non sembrava più nervoso, lo sentii girarsi tra le mie braccia e poi pigiò le sue labbra contro le mie. Ci baciammo lingua in bocca a lungo, nudi sul sofà, le mie mani che carezzavano il corpo snello di Roberto. Poi allargò di nuovo le gambe ed io vi rotolai in mezzo, il mio cazzo ritornato duro era affamato di altro piacere anale con la mia giovane puttana sexy.... Continue»
Posted by aramis45 6 months ago  |  Categories: Anal, Gay Male  |  Views: 427

Il Segreto Per Un'Abbondante Schizzata!

L'unico pensiero di quando ero adolescente e mi toccavo, era venire! Mi spiego meglio: da quando feci la scoperta che toccarmi il pisello mi procurava piacere, ed anche tanto, la mia sola preoccupazione era ritagliarmi uno spazio (e del tempo) dove masturbarmi. Magari impiegavo anche pochi minuti, ma l'importante era che venissi. Lo stesso valeva quando feci sesso le prime volte: mi interessava semplicemente avere un orgasmo! Collezionare scopate! Qualcuno dirá: "e allora? Se ti fai una sega, se fai sesso, é perché vuoi sborrare, liberarti, tappare il buco di qualcuna". "Ovvio", risponderei a chi me lo chiedesse, ma volevo concentrare l'attenzione sull'atto di masturbarsi o di fare sesso fine a sé stesso, che talvolta é molto (troppo) veloce. Ma questo, per quanto mi riguarda, appartiene al passato, mentre per molte (tante) altre persone, vale ancora oggi. "E quindi?", direbbe ancora qualcuno. Ora ci arriviamo, un altro paio di brevi racconti come introduzione a questa "storia" e tutto sará piú chiaro.
Qualche volta, quando tornavo a casa da scuola, in mezzo alla folla sull'autobus mi mettevo le mani in tasca, scoprivo la cappella strofinando la stoffa sul mio pisello ed in attesa di arrivare a destinazione, me lo toccavo attraverso i tessuti. Una volta a casa, giá carico per quella lenta masturbazione, dritto in bagno a svuotarmi. Altro esempio: a quei tempi non cera La Rete e per eccitarsi, al di lá di qualche pensiero che facevi sulle compagne di classe, dovevi acquistare delle riviste per adulti. Non proprio quelle dove si vedeva il sesso esplicito, in quanto per comprarle dovevi fare i salti mortali, perché spesso (giustamente) gli edicolanti non te le vendevano, anche se poi quando vedevano che eri un cliente (segaiolo) regolare, lasciavano correre, in fondo una sega non ha mai ucciso nessuno! Ma come dicevo, se per aquistare riviste porno era difficile, comprare quelle con le donne nude, era facilissimo. Ne giravano una marea non essendo vietate ai minori. Ed io, come gli altri adolescenti, le compravo per farmi delle seghe.
Spesso veloci, altre volte con piú tranquillitá, bastava approfittarne (ed aspettare pazientemente) quando i miei fratelli andavano a calcetto o mia madre a fare la spesa, in pratica, finché casa non si svuotava, io non mi svuotavo (gioco di parole voluto). Comunque se non sono diventato cieco dedicando le mie sborrate a Samantha Fox o Stephanie Seymour, non lo divento piú. Perche vi stó raccontando tutto questo?
Primo: perché voglio partire proprio dall'inizio, dal giorno in cui sono entrato nel mondo del sesso, da quando mi facevo le seghe (perfezionandomi ogni giorno di piú) fino ad arrivare alle prime scopate (aumentando anche qui l'esperienza con il passare del tempo). Senza questa prefazione, infatti, non sarebbe di immediata comprensione la mia evoluzione sessuale!
Secondo: per darvi un'introduzione a questo manuale. Proprio cosí, non una storia questa volta (ma forse un pó lo é) ma una piccola guida (con tanto di risposta) sulle tante domande che molti lettori negli ultimi anni mi hanno posto con diverse E-Mail, leggendo i miei racconti e guardando i miei video On Line. Quesiti tipo: come mai, Chase, le tue sborrate sono cosí abbondanti? Come riesci a venire senza toccarti il cazzo? Come fai a schizzare almeno dieci o dodici volte a orgasmo? Come riesci a gonfiare la cappella cosí tanto? Come fai a res****re sotto le coperte per almeno un'ora? E molte altre ancora. Avendo poi ho letto numerosi articoli su come fare questo o come fare quello, consigli "su come praticare il ditalino perfetto", "quali posizioni assumere per godere meglio" e cosi via, ho deciso anche io di scrivere una piccola guida (basata sulla mia esperienza) su come avere maggiore resitenza a letto, come fare per espellere "litri" di sperma durante un rapporto sessuale ed altro ancora.
Onestamente non pensavo di dover dare dei suggerimenti a cosí tanta gente, ma quando le richieste iniziano ad arrivare in cosí grandi quantitá, tra l'altro anche da parte del sesso femminile incuriosito, ti senti quasi in "dovere" di condividere alcuni piccoli (grandi?) segreti sul sesso! Ma prima di andare avanti voglio darvi un vivo consiglio, andate a rileggere i miei precedenti racconti, sempre sul tema, come: "Le Mie Prime Masturbazioni", "Un Centro Benessere Con Massaggi & Servizi Particolari", "Le Mie Prime Masturbazioni - Vecchi Ricordi", "Un Centro Benessere Con Massaggi & Servizi Particolari - Nuova Gestione" e "Sette Orgasmi Al Giorno, Tolgono La Sborra Di Torno".
Riassumendo quanto scritto sopra e dando per scontato che abbiate (ri)letto i miei precedenti lavori, sapete ormai che il sesso mi piace in ogni sua forma. Purché sia fatto da due persone consezienti e per quanto mi riguarda, eterosessuali. Le prime masturbazioni me le sono fatte sempre a casa, talvolta sul letto, altre volte sotto la doccia. In bagno era piú semplice, dopo un lungo lavoro di mano, la sborra finiva nel buco della vasca, anche se poi dovevo pulirla per bene. Giá, perché lo sperma aveva il potere di rimanere "bloccato" nella griglia di scarico e quindi dovevi sempre toglierlo successivamente con le mani. In camera era piú complicato, specialmente i primi tempi che dormivo con mio fratello. Non solo avevo il problema di dove schizzare e raccogliere la sborra, ma dovevo anche stare attento a non ansimare nel momento dell'eiaculazione. Il problema della "raccolta" dello sperma lo avevo risolto portandomi dei fazzoletti di carta da avvolgere sul mio pisello in caso di sborrate improvvise, mentre quello del non far rumore durante la sborrata, lo imparai con il tempo. Poi con il passare dei mesi e degli anni, volevo di piú. Ma in ogni caso, volontariamente o per necessitá, masturbandomi sapendo che altre persone erano "intorno" a me, sapendo che non potevo schizzare "tranquillamente", ho "dovuto" anche imparare ad avere piú autocontrollo ed a trattenermi per poi esplodere una volta carico in bagno!
Tralasciando le mie prime scopate che giá vi ho raccontato e che approfondiremo tra poco, sentivo quindi che ero in grado di "fare" di meglio. Avevo giá compreso che potevo prolungare il mio godimento durante la masturbazione. Come? Esattamente come facevo da piccolo la sera sotto le lenzuola! Aspettando, dedicando piú tempo al mio pisello. Quando ero da solo e mi segavo, se sentivo che stavo per venire, mi fermavo, lasciavo riposare l'uccello e poi ripartivo. Su & giú con la mano fino a quando non tornava dritto, poi non appena sentivo la sborra incanalarsi lungo l'asta, mi bloccavo di nuovo. E poi ricominciavo. Le prime volte non andarono bene, venivo dopo soli cinque minuti di masturbazione, ma poi con il passare del tempo, delle settimane, dei mesi e degli anni, riuscivo ad avere un orgasmo ed un'abbondante sborrata, anche dopo un'ora di seghe! In che modo? Appunto controllandomi, trattenendomi, respingendo lo sperma dentro il mio uccello se non mi sentivo carico al massimo. Fino a quando le mie palle non dicevano basta per il dolore dovuto al gonfiore ed alla troppa attesa. Ecco la prima risposta alla domanda di tanti che mi chiedono come possa sborrare cosí tanto: io eiaculo come una fontana perché non ho fretta, lascio che le mie palle producano sperma fino a scoppiare e solo dopo mi svuoto! A volte mi preparo ore prima, se non giorni. Indossando i boxer (ma a volte giro anche senza biancheria intima sotto i vestiti) senza slip interni. Passeggio, frequento la palestra, vado a lavoro sentendo le mie palle ed il mio pisello ciondolare come un orologio a cucú. Una sensazione di libertá ed eccitazione allo stesso tempo, ma anche una lenta masturbazione che non finirá prima che la giornata sia terminata, a casa mia! Qualche volta potrà capitare che vi "perdiate" la sborra camminando, di sentire quelle goccioline incanalarsi lungo l'asta del vostro uccello ed uscire lentamente dal buco della cappella. Ma dovrete des****re, quello è segno che le vostre palle stanno pruducendo sperma, significa che di lì a poco, il vostro vulcano sarà pronto ad eruttare una quantità esagerata di crema bianca! Non dico che sia facile (io ho inziato da adolescente) ma con un pó di "pratica" é possibile. Riassumendo, quando vi fate una sega, provateci, ma provateci davvero. Vi diventa duro? Avete voglia di sborrare? Provate a trattenervi, fate riposare il vostro uccello per qualche minuto e poi ripartite. Cercate di non venire prima di un'ora di masturbazione, perché quello che verrá dopo, sará un lago di sborra, una pioggia di sperma (questo era il commento di una mia Fan vedendo un mio Video) che vi lascerá svuotati e sodisfatti come non mai!
Diverso é in un rapporto sessuale con una donna. Dopo le prime scopate classiche, dove l'importante era farmi una ragazza, una qualunque purché respirasse, avevo capito che pure con loro potevo dare di piú, potevo sborrare di piú! I primi tempi avevo iniziato a barare, nel senso che se sapevo che andavo incontro ad una scopata, mi "preparavo" giá da casa. In pratica mi masturbavo qualche ora prima dell'incontro, ma senza venire, caricavo il mio pisello per la fica di turno e quando ci vedevamo, avevo giá le palle mezze piene. Poi mi bastava scopare quel suo buchetto sul classico, metterglielo dentro e riempirla di calda crema bianca. Mi ricordo che spesso le ragazzine che mi facevo, rimanevano sorprese da tutta quella sborra che tiravo fuori. Ed ancora oggi lo sono le donne che mi porto a letto! Con la differenza che ora io non baro piú per riempire la loro fica di sperma. Il tempo (e l'esperienza) mi ha insegnato a dedicare maggior tempo a loro oltre che a me. Adesso quando faccio sesso, mi dedico molto ai preliminari. Inizio a baciare la lei di turno, a toccarla ovunque, a leccargli la fica e solo dopo un pó glielo metto dentro. Ma cerco di non eiaculare subito, lascio che le grandi labbra accolgano il mio cazzo, poi mi muovo dentro su & giú per un pó, assaporo ogni minuto quel caldo buchetto, quelle morbide pareti di pelle viva, infine se sento che stó per venire, mi trattengo, esco fuori dalla sua fica ed inizio magari a fargli un ditalino, a baciarla di nuovo, giusto il tempo per dare tregua al mio uccello! Poi, non appena avverto che stá per afflosciarsi, ancora dentro la sua fica e fino a quando non sento che sono completamente gonfio, continuo con questo "gioco" che puó durare anche piú di un'ora! Arrivato al punto dove il mio cazzo non ne puó piú, mi svuoto dentro di lei come un vulcano che da troppo tempo non erutta. E qui rispondo ad un'altra domanda, ecco come riesco a durare cosí a lungo sotto le coperte, ecco come riesco a schizzare almeno dieci volte dentro una fica. E non parlo ovviamente di semplici sborrate, ma di veri e propri fiotti di sperma, tanto da poterci riempire un bicchiere classico. Anche qui non sará semplice le prime volte, la voglia di svuotarvi, di riempire la vostra donna e la sua fica di sperma il prima possibile, potrá essere piú forte di voi. Ma dovrete res****re e cercare di combattere anche contro la vostra "Lei" di turno, si perché contrariamente a quello che si pensa, non tutte le donne sono disposte a scopare per piú di un'ora, figuriamoci due! Qualche volta, delle donne "allegre" che ho conosciuto On Line su qualche sito per adulti (questo o l'altro poco importa) mi chiedevano se oltre ad avere un bell'attrezzo, lo sapessi spingere al massimo per almeno un'ora. Gli ho risposto che un'ora era il minimo, ed anche se non dovevo dimostrare nulla a nessuno, ad un paio di loro ho chiesto di "incontraci" in On Line in chat. Ve la faccio breve: siamo rimasti On Line per diverse ore a mostrarci e masturbarci le nostre rispettive parti intime. Lei si toccava ovunque, si sgrilletava la fica come una dannata, io mi masturbavo lentamente, gli mostravo il mio cazzo dritto, la mia cappella, ogni tanto mi tiravo giú la pelle per far fuoriuscire qualche goccia di sperma ed eccitarla di piú. Morale della favola, dopo molto tempo di queste rapporto virtuale, chi mollava per prima, erano sempre loro, che sfinite e con la fica fradicia, zuppa, mi chiedevano di terminare quella "scopata" con una mia sborrata a loro dedicata. Inutile dire la loro sorpresa e soddisfazione quando vedevano quella pioggia di sperma, quel lago di sborra finire sulla tastiera preventivamente coperta da un panno. Infatti molte signore (ragazze) si lamentano di alcuni uomini che sono troppo "veloci" a letto, ma quando poi si trovano di fronte qualcuno che le sfinisce, che é in grado di procurargli piú di un orgasmo, che gli manda letteralmente la fica in fiamme, non vedono l'ora che il partner eiaculi per terminare la scopata. In ogni caso anche io ho capito che questa storia della durata, é piú un raro caso che lo standard. Giá... perché spesso uscendo con amici e colleghi, o meglio amiche e colleghe, quando veniva tra una chiacchiera e l'altra, fuori il discorso "sesso", tutte lamentavano le stesse cose. Di noi uomini la maggior parte purtroppo gli dava ragione, dicendo che fisiologicamente per noi maschietti la durata a letto é minore e quando io sostenevo l'esatto contrario, che si puó scopare anche per tutta la notte volendo, mi dicevano che ero un Alieno, un caso raro. Ovviamente poi la curiositá é donna, ed infatti molte loro a fine sera mi lasciavano il numero e con la scusa di prenderci un aperitivo in un fine settimana, in realtá cercavano l'occasione per scoparmi e testarmi sul campo! Datemi retta, portate il vostro pisello al limite, gonfiate le vostre palle come come un canotto, inondate le vostre signore, sentite la loro fica riempirsi in modo spropositato, osservate la sborra colarvi lungo l'asta per l'eccessiva quantitá di spruzzate e godetevi quel momento fino in fondo. Fatele godere fino in fondo. Perché il piacere che vi dá una serie di lunghe e ripetute abbondanti sborrata, non ha eguali!
Come é possibile? Anche qui con l'esperienza, dedicando del tempo ad un rapporto sessuale, senza correre. Il trucco é anche nell'avere una buona forma fisica ed una corretta alimentazione, bere molta acqua (che poi é un "elemento" base dello sperma) é un altro suggerimento che posso darvi.
Ora mi rimane solo da rispondere ad una serie di curiositá di alcuni lettori (ma anche di chi "colleziona" le mie foto ed i miei video amatoriali) che mi hanno scritto in questi ultimi tempi.
- "Perché non ti depili?" Perché mi piace il mio uccello al naturale, come la fica del resto. E poi mi sembra piú virile. Tu che me lo hai chiesto, perché lo fai? Pensi che il tuo pisello sembri piú grande cosí? A me é bastata una sola volta per far piacere ad un'amica e poi pentirmene. La ricrescita é stata veramente fastidiosa.
- "Come mai la tua cappella si gonfia cosí tanto?" Rileggi quanto scritto sopra e avrai la risposta. In breve: piú sangue fai affluire sul tuo pisello, piú l'uccello ti diventa grosso e la cappella ti si gonfia. E poi credo che la mia sia comunque di natura grande come un fungo.
- "Come fai a sborrare senza toccarti?" Pratica mio giovane lettore, ed anche a te rinnovo il suggerimento di rileggere questo articolo. La versione breve, comunque, é che quando sborro senza toccarmi, é perché in precedenza mi sono masturbato fino allo sfinimento. Almeno due ore! Poi mantengo l'erezione semplicememte toccandomi lungo l'asta o poco sotto la cappella. Quando sento lo sperma incanalarsi nel corridoio e solo dopo che sono dannatamente carico, ed ho voglia di svuotarmi, inizio a spingere fuori lo sperma con il bacino, inizio ad affondare il mio cazzo nell'aria come se mi stessi scopando il buco di una fica.
- "Come fai a spruzzare cosí tanto e più volte?" La risposta é in questa sorta di manuale. Anche per te le versione bignami é che quando faccio sesso, cerco di non venire subito, provo a trattenermi, a far ingoiare la sborra al mio pisello fino a quando non sento le palle esplodere. Vale la regola di cui sopra: devi soffocare la sborrata e mantenere l'eccitazione per qualche ora! Puó servire qualche volta (in passato mi aiutava) bloccare l'uscita dello sperma mettendo un dito sotto la cappella ed un altro tra l'attaccatura delle palle e l'asta del vostro uccello. In questo modo il cazzo pulsa ma non espelle lo sperma che rimane bloccato nella sacca scrotale. Magari puoi anche dare qualche secondo di "tregua" al tuo cazzo dando piacere alla tua donna stimolando e masturbando la sua fica con le mani. Alla fine, quando sei arrivato, quando le palle ti faranno veramente male e stai per eplodere, la tua eiaculazione sará cosí abbondante che non ti basteranno dieci schizzate per svuotarti.
- "Riesci a durare piú di un'ora a letto?" Se é per questo, posso mantenere alte le mie prestazioni anche per tutta la notte. Ma non voglio annoiare chi mi legge, sopra l'ho ampiamente spiegato. Ma a te, proprio a te, ragazza che mi hai scritto l'E-Mail poco tempo fá, dico, citando qualcuno, che io non vendo sogni, ma solide (ed aggiungo dure) realtá. Provare per credere!
Infine, se volete vedere con i vostri occhi, prima ancora di provarci personalmente, qualche filmato per sincerarvi che tutto questo é possibile, che fare sesso per una notte intera non é fantascienza, che spruzzare abbondantemente almeno dieci o dodici volte si puó, cercate i miei Video in Rete e se non li trovate, contattatemi, saró lieto di fornirvi i Link.
Ma scrivetemi anche se volete semplicemente fare quattro chiacchiere su questo ed altri temi, scambiare esperienze o raccontarmi la vostra storia!
Chase.


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Posted by Chase90 6 months ago  |  Categories: First Time, Masturbation, Voyeur  |  Views: 2419  |  
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IL RITORNO DEL CERVO

……………IL RITORNO DEL CERVO………………………………………….

SONO UN MARITO CORNUTO CONTENTO ED ORGOGLIOSO DELLA MIA SISSI HO SCOPERTO QUESTO BEL SITO ED HO DECISO DI PUBBLICARE LE IMPRESE DI MIA MOGLIE CHE LEI MI RICORDA SEMPRE PER FARMI ECCITARE COME UN CORNUTO, HO IL SUO CONSENSO OVVIAMENTE SPERO CHE LEGGENDO DI QUELLA GRAN PORCELLINA CHE HO SPOSATO GODIATE COME GODO IO OGNI VOLTA CHE MI RACCONTA, LA MIA SISSI DI 38 ANNI UN PEZZO DI FIGA PAZZESCO. Anni fa Sissi lavorava come commessa in un negozio d’abbigliamento il suo datore di lavoro si chiama Pino un bel ragazzo moro nostro coetaneo forse uno o due anni più piccolo di me. Pino e mia moglie a quei tempi erano amanti , mia moglie me lo confesso dopo che lui volle rompere la storia. Ora vengo hai fatti di oggi, mentre siamo andati a far visita ad un amico in Ospedale, abbiamo avuto la sorpresa di vedere ricoverato Pino per una forte depressione, e parlando con lui del più e del meno alla fine si confidò con mia moglie mentre ero fuori a fumare, dicendogli che a causa della sua depressione e stati d’ansia i medici medici gli avevano riscontrato un possibile danno all’erezione una forma di impotenza. devi capire che il sesso per i Pino è importante non vive a lungo... e Pino ci aveva già provato a suicidarsi; all’indomani siamo ritornati all’ospedale e al nostro arrivo siamo subito andati da lui, non sorrideva più quasi non ci guardava non era più lui, un'angoscia infinita. col passare dei giorni ci siamo sempre più dedicati alle sue cure ormai era guarito ma non lo dimettevano perché i medici temevano che si uccidesse ed in Ospedale lo potevamo sorvegliare, Man mano chi i giorni passavano mi rendevo conto di quanto mia moglie tenesse alla sua guarigione, non un sentimento ma il desiderio di fare per lui qualcosa per aiutarlo, qualunque cosa, era fortissimo. Una notte che io e Sissi eravamo a letto il discorso è caduto su Pino, abbiamo cercato di comprendere tutte le cose che ci stavano capitando. dissi a Sissi quello che sapeva già e cioè che per Pino l'ospedale non poteva più fare nulla, aveva bisogno di una donna che lo facesse sentire desiderato che risvegliasse in lui il desiderio e la voglia di essere uomo. si era pensato ad una e****t ma abbiamo subito scartato l'ipotesi, l'avrebbe inibito ancora di più; Io gli dissi a Sissi senza mezzi termini il suo pensiero, l'unica sei tu, sono giorni che mi parli del desiderio che provi per lui ed io non voglio che tu debba sentirti repressa dai tuoi sentimenti, domani andrai da lui per offriti fagli capire che sei lì perché lo desideri e se è sano come noi pensiamo sarà lui stesso a prendere l'iniziativa e ti farà sua rendendo me un marito nuovamente cornuto come anni fa, solo che stavolta con la mia approvazione... Sissi non si sorprese perché in fondo se l'aspettava, la notte dopo è andata da Pino; era sulle spine con un nodo allo stomaco……….ora vi racconta lei come mi ha raccontato tutto a me………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… Quando sono arrivata Pino non dormiva era in una stanza da solo per non farlo stare troppo insieme ai suoi coetanei e non farlo sentire inferiore a loro, mi sono seduta al suo capezzale gli ho offerto il più disponibile dei miei sorrisi, ma lui non raccoglieva, continuava a perdersi nella sua presunta disgrazia alla fine mi sentivo frustrata ed anche esasperata gli avevo fatto capire in mille modi che io ero lì e non doveva far altro che prendermi -Se non sai essere uomo è solo perché non vuoi essere uomo tu stai benissimo la menomazione è solo nella tua mente, lì sei malato Mi ha guardata quasi con odio, per un attimo mi sono spaventata si è alzato ed è andato nel bagno della camera non sapevo che fare ho aspettato un paio di minuti poi mi sono alzata anch'io forse volevo uscire non so mi sono fermata un attimo davanti allo specchio come per vedere che faccia avessi ed ho visto che lui era dietro di me, era uscito dal bagno ma non l'avevo sentito, era scivolato silenzioso dietro di me e con delicatezza ho sentito le sue braccia cingermi all'altezza della vita e poi fermarsi sul ventre, solo pochi attimi poi le sue mani hanno cominciato lentamente a salire sempre più su io vedevo tutto dallo specchio davanti a me e sentivo il delicato tocco di quelle mani guardavo il viso di Pino riflesso nello specchio e lui faceva lo stesso con me mentre quelle mani salivano sempre più su fin sotto i miei seni dove si sono fermate, Pino sembrava indeciso poi con uno s**tto improvviso ed inaspettato le sue mani mi hanno afferrato i seni e me li hanno stretti con forza, ho emesso un gemito di piacere fortissimo ed un -Si Pino siiiiii Lungo come un romanzo, poi ho reclinato la testa all'indietro e lui subito ha cominciato a baciarmi il collo. immediatamente il mio corpo è stato scosso da immensi brividi di piacere, lui mi baciava il collo me lo leccava mi mordicchiava con i denti mentre le sue mani continuavano a stringersi sui miei seni. in un attimo la situazione è diventata incandescente: senza smettere di baciarmi il collo e palparmi con forza il seno, ha liberato una mano ed ha cominciato a sbottonarmi la mia camicetta di seta, sotto avevo una gonna e poi non portavo nient'altro che intimo, slip e reggiseno, quando ha finito di sbottonare i pochi bottoni ero praticamente nuda e quasi istantaneamente la sua mano libera si è infilata sotto lo slip e subito mi ha infilato due dita dentro la fica cominciando un ditalino da paura mi ha strappato un altro gemito fortissimo ed un altro -Si Pino si così così cosìììì –Sissi non ti ho mai dimenticata sei una moglie troia mi spiace per tuo marito” -Si Pino si sono la tua puttana non pensare a quel cornuto di mio marito pensa a me pensa a me dentro di me chiedevo mille volte scusa a mio marito anche se era stato lui stesso a suggerirmi cosa dire per infoiarlo ancora di più ed infatti ci ha dato dentro ancora più forte mentre io riempivo la stanza di gemiti sospiri ed incitamenti -Ancora ancora non fermarti continua ti prego continua Cose così insomma... non saprei dire per quanto ha continuato a sditalinarmi in quel modo favoloso, con gli occhi semichiusi mi guardavo allo specchio mentre continuava a succhiarmi il collo e le sue mani facevano il bello ed il cattivo tempo sui miei seni e sulla mia fica, comunque sta di fatto che a un certo punto mi ha fatta girare su me stessa e mi ha spinta contro lo specchio con una mano mi ha sollevata una gamba afferrandola per la coscia e con le dita mi ha scostato lo slip un pensiero mi ha attraversato la mente come un Lampo “Mio Dio sta per impalarmi, Mio Dio Mio Dio ti amo Pinoooo ti amo da impazzire da impazzire” L'attimo dopo l'ha fatto, cavolo se lo ha fatto: mi ha impalata senza pietà con un colpo secco che a momenti mi solleva da terra e se non ero svelta a mettermi una mano in bocca avrei fatto un urlo di piacere che si sarebbe sentito per tutto l'ospedale!!! “Pino ti amo ti amo Mio Dio come mi stantuffa è portentoso ti ho messo le corna Amore mio ti ho messo le corna Oddio mio” Il mio ultimo lucido pensiero dedicato all'uomo della mia vita ormai entrato senza rimedio nell'affollatissimo club dei cornuti contenti e mentre formulavo quell'ultimo pensiero il mio amante non mi ha dato neppure il tempo di rifiatare, ha cominciato immediatamente a stantuffarmi come una furia s**tenata. e chi se lo scorda, era peggio di un stantuffo; ora so cosa prova un motore con tutti quei pistoni che fanno su e giù, io ne avevo dentro uno solo ma valeva per un motore 16 valvole!!! Beh mi ha scopata in quella posizione per buoni 5 minuti ma forse erano di più poi mi ha sollevata di peso senza farlo uscire e mi ha sbattuta di traverso sul lettino d'ospedale lì mi ha sollevata fino a farmi toccare il letto solo con le spalle e la testa e subito ha ricominciato con quel suo spaventoso stantuffo, e meno male che si temeva potesse restare impotente ero completamente fuori di testa ed in preda ad orgasmi pazzeschi e continui -Mamma mia che gran troia che sono godo Pino godoooo sfondami ti prego sfondami tuttaaaaaa!! Il massimo che sono riuscita a dire e fra sospiri e gemiti da paura mentre mi stantuffava gli offrivo il mio ventre per farmi penetrare meglio e lui ci dava dentro come un pazzo, Dio che cosa incredibilmente bella in mezzo a quell'Uragano che mi stava investendo la forza di parlare non ce l'avevo proprio, insomma ero troppo occupata a gemere di piacere, all'improvviso si è fermato mi ha presa con forza per i capelli facendomi male e mi ha sbattuta per terra mi guardava e lo teneva tra le mani -Forza vieni a succhiarlo -Si Pino si Mi sono letteralmente lanciata sul quel cazzo ed un attimo dopo me lo sono ritrovato in bocca mi teneva la testa e lui me lo spingeva fin quasi in gola, ho faticato come una negra per contenere un rigurgito era semplicemente meraviglioso mi stava facendo sentire una femmina e non una donna, da infarto vero e proprio e quando dopo un po' è venuto ho dovuto ingoiare tutto senza pietà...lo ha tirato fuori e se l'è pulito sui capelli poi ha preso il lettino e lo ha messo di traverso davanti allo specchio io ero in terra del tutto sconvolta da quell'amplesso selvaggio ma ero ben lungi dall'immaginare che eravamo solo all'inizio; mi ha afferrata di nuovo per i capelli mi ha poggiata sul lettino a pancia sotto e le gambe penzoloni -Adesso ti rompo il culo Testuale, ero preparata ad essere inculata ed infatti dentro avevo messo carrettate di vasellina ma ero lo stesso un po' spaventata, vedevo la mia faccia allo specchio completamente sconvolta -Anouk no ti prego non farlo no pietà pietà Come cercare di fermare una valanga prima mi ha inculata con un dito, poi due, dentro e fuori come una furia ed io gemevo come impazzita ho avuto un altro orgasmo pazzesco ed a quel punto ho ceduto di schianto e se mi era rimasta un minimo di dignità l'ho fatta a pezzi -Godooo Madonna mia non ne posso più Anouk inculami maledetto te inculami a sangue sfondami tuttaaaa” NO!!! Non mi vergogno perchè è quello che è successo ed io ho goduto come MAI prima di quel giorno...a quel punto ho sentito il suo cazzo che premeva contro il mio sedere -Guardati allo specchio guardati mentre ti inculo L'ho fatto e quasi mi riconoscevo un viso sfatto dal godimento “Madonna mia aiutami Marco Amore mio sto per essere inculata da un pazzo Madonna mia Madonna mia” Non ho fatto in tempo a pensare niente altro con una mano mi ha bloccato le braccia dietro la schiena mi teneva i polsi in una morsa ferrea e con l'altra mi ha tirata per i capelli costringendomi con il viso sollevato, ero sconvoltissima. un colpo secco violentissimo e l'attimo dopo era tutto dentro di me, ho visto un velo rosso scendere davanti agli occhi mentre vedevo la mia espressione allucinata riflessa dallo specchio, mi sono morsa le labbra quasi a sangue per non gridare a squarciagola ma lo stesso non sono riuscita a trattenere del tutto l'immenso godimento di quel momento -Siiii inculata senza pietà si sfondata come godo Una voce ormai arrochita dall'eccitazione assoluta che provavo, l'orgasmo è stato istantaneo -Adesso ti inculo sul serio Senza fiato per rispondere, ho fatto cenno di si ed immediatamente ha cominciato a pomparmi a tutto spiano e i miei gemiti di piacere hanno invaso la stanza -Si si si siii cosììì!!! Sono la tua troia rotta in culo siiiiiii!! Non fermarti non fermarti!!! Per favore non parliamo più di orgoglio o dignità, continuavo a fissare il mio volto sfatto dal piacere riflesso dallo specchio e vedevo il mio corpo sconvolto dai colpi che mi mollava il suo bacino ero del tutto assuefatta alla situazione mi piaceva guardarmi mentre venivo selvaggiamente sodomizzata lo spettacolo mi aveva stregata -Godo Anouk godo Non so quanti orgasmi avessi avuto dopo il terzo avevo perso il conto; non so per quanto è durata parecchi minuti comunque quello stantuffo pareva inarrestabile, invece ad un certo punto l'ho sentito accelerare il ritmo ed io ansimavo come una pentola a pressione poi l'ho sentito venire, il tempo di riempirmi il sedere del suo piacere e subito ha spostato il suo arnese nel mio sesso ed ha cominciato a scoparmi con la solita furia -Adesso devo godere anche qui dentro poi potrai andare a farti sbattere dove ti pare dal cornuto.Non mi sentivo più nemmeno una persona “Madonna mia ma non gli si smoscia mai? Ma quanto vuole andare avanti ancora?” Prima mi aveva sfondata la bocca, con antipasto di scopata furiosa, poi è toccato al sedere, sfondato senza pietà pure lui, ora era inevitabile che mi sfondasse anche la fica ed infatti con la consueta furia mi ha scopata in tutti i modi possibili ed immaginabili: alla pecorina, smorza candela e non so quanti altri. alla fine sono stata in quella stanza per un paio d'ore almeno ed ovviamente come promesso mi è venuto dentro . appena fatto si è di nuovo ripulito il cazzo sui miei capelli e mi ha letteralmente buttata fuori dalla camera senza darmi neppure il tempo di rivestirmi, l'ultima umiliazione. quando sono uscita ero a dir poco frastornata, letteralmente sbarellavo, quasi non mi reggevo in piedi, mi ci sono voluti oltre 20 minuti per raggiungere l’uscita dell’Ospedale dove mio in macchina mi stava aspettando. come ha reagito quando mi ha vista? non mi reggevo, il cornuto mi guardava divertito -Hai partecipato ad un'orgia? Egoista potevi dirmelo sarei venuto anch'io! In effetti ero un disastro, quasi non mi reggevo in piedi, camminavo a tentoni conto il muro, dolorante dappertutto specie il sedere mi andava a fuoco, con i capelli pieni di sperma di Pino tutti arruffati ed appiccicosi, la camicetta ancora mezza sbottonata, il piacere di Pino che mi colava lungo le cosce sia da davanti che da dietro e lo slip in mano -Magari si fosse trattato di un'orgia mi sentirei più riposata. quello mi ha spompinata, scopata ed inculata a sangue, mi ha sfondata senza pietà dappertutto specie il sedere me l'ha stantuffato come un martello pneumatico, un Uragano di sesso selvaggio non scopava da mesi e si è visto. ha goduto tre volte perché ha detto che voleva venirmi dappertutto; prima mi è venuto in bocca e a momenti soffoco per quanta me ne ha fatta ho la bocca tutta impastata la mia saliva sembra colla; credevo avesse finito invece gli è diventato ancora più duro ed ha ricominciato con quello stantuffo spaventoso, nel sedere stavolta, ed alla fine mi è venuto dentro anche lì ed infine davanti, da paura, anche lì ne ha fatto una marea guarda qui me lo perdo pure. è ufficiale Amore mio: da stanotte sei un marito nuovamente cornuto, ma adesso però mi serve una doccia, il cornuto mi guardava e rideva alla fine la doccia l'abbiamo fatta insieme e mentre gli raccontavo tutto ci siamo scambiati maree di baci coccole ed altro, insomma alla fine mi si è fatto pure lui gli ho chiesto cosa provava al pensiero che avessi appena finito di scopare con un altro uomo -Sia tu che Pino ne avevate un disperato bisogno. mi vuoi meno bene di prima adesso? Gli ho risposto quello che gli dico da sempre e cioè che sono pazza di lui, e lui mi ha detto lo stesso, mi sentivo rassicurata ma anche un po' in colpa per quello che era successo -Ho capito che non sarei mai stata capace di frenarmi. Dio quanto lo desideravo... cosa succederà adesso? -Vedremo, di sicuro ora che il ghiaccio è rotto guarderai gli altri uomini in modo diverso, quello che non ti avrei mai perdonata e non ti perdonerei è se mi avessi colpito alle spalle sei stata onesta e non mi aspettavo di meno da te e ti amo ancora di più se possibile parlami sempre di te dei tuoi dubbi dei tuoi desideri e quando arriverà un altro Pino parlane sempre con me risolveremo il problema insieme Gli ho fatto promettere che anche lui dovrà fare lo stesso ma lui non è interessato -E' te che voglio vedere così meravigliosamente puttana sarò felice di portare tutte le corna che mi metterai. io non ho bisogno di altre donne Una perversione passiva la sua, tutto sommato meglio così per me! Poi abbiamo fatto l'Amore... l'Amore sia chiaro, NON una semplice scopata e non ha mancato di ricordarmelo -Puoi scopare con chi vuoi ma l'Amore lo devi fare solo con me L'ho giurato su quello che ho di più caro al mondo e manterrò ne sono certa... quando me lo stava per mettere dentro ho avuto un lampo -Cornuto sono ancora piena degli umori di Pino non ti fa un po' schifo? Ha detto che la cosa lo eccitava da morire e poi mi ha chiesto se avevo fatto l'Amore con Pino -Amore??? Con quella bestia... solo un Toro da monta una volta usato lo si chiude nel recinto Mi ha sorriso in quel modo che solo lui sa fare -Appunto hai scopato con lui ma l'Amore lo stai facendo con me e quello che c'era prima non conta più Mi ha penetrata subito e Pino è scomparso dalla mia vita anche nei giorni successivi l'ho tenuto a distanza e dopo un paio di settimane è sparito del tutto...mi ha commossa quest'atto d'Amore totale e assoluto da parte di mio marito, un atto di Fede nei miei confronti che forse non mi merito.
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Posted by syssy2000 4 months ago  |  Categories: Anal, Voyeur, First Time  |  Views: 962  |  
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il massaggio - storia breve al femminile

IL MASSAGGIO
-Storia breve al femminile-

Avevo partorito sedici mesi prima una bellissima bambina.
Dopo la sua nascita mi dedicai interamente a lei, alle sue esigenze con i suoi ritmi, come qualunque madre fa con i suoi figli. Nel fare ciò cominciai a trascurare me stessa, le mie piccole esigenze di donna, vivendo solo per la mia dolce bambina.
Mio marito accondiscese la mia dedizione, che era il sogno di una vita, lasciandomi tutto il tempo a disposizione per fare la mamma perfetta.
Lasciai il mio lavoro di direttore dell’ufficio acquisti presso una multinazionale per potermi totalmente dedicare a lei. Era un lavoro che mi piaceva molto poiché dovevo assumere il ruolo di parte forte nelle trattative di acquisto e spesso dall’altra parte c'erano uomini con i quali oltre alla professionalità era bello mettere contro anche la femminilità; ho sempre suscitato interesse tra gli ometti, grazie ad un fisico asciutto e ben delineato, un temperamento tosto ed anche un po' di malizia che non guasta mai! Tutto questo era un’arma infallibile contro quasi tutti i maschietti. Tendevo la trappola con qualche scosciatina qua e là, qualche mano sulla spalla del rivale, qualche piccola parolaccia a far vedere che non mi impressiono facilmente e.... Taaac, la trappola è s**ttata!
Comunque la vita di mamma è certamente meno avvincente. Ma l’amore verso la piccola creatura mi aveva rapita, portandomi in una nuova dimensione fatta a misura per lei! Dopo circa un anno cominciai ad accusare strani sintomi che andavano dall’ansia per i posti chiusi al vomito e nasua. Spaventata, decisi a fare delle visite specialistiche che però non evidenziarono nulla.
Un giorno, parlando con un amica, mi consigliò una visita da un medico specializzato in osteopatia, capace, a suo dire, di intervenire con leggeri massaggi in punti cruciali che permettono al nostro fisico di riprendere energia e funzionalità, punti magari atrofizzati o particolarmente sollecitati da un cambiamento radicale delle abitudini. Ed io le abitudini, dopo la nascita della piccola, le avevo sicuramente cambiate.
Prima della gravidanza avevo la mente sgombra da futili preoccupazioni ed ansie; ciò mi permetteva di avere sempre grande lucidità e determinazione, con una vita sessuale regolare ed appagante, oltre ad una attività masturbatoria quotidiana. Insomma, oltre a dedicarmi scrupolosamente al mio lavoro ed agli impegni domestici, sapevo ritagliarmi tutti i giorni qualche spazio per soddisfare le mie fantasie erotiche che coltivavo nell’ombra dell’apparenza della mia persona retta e devota.
Dopo la gravidanza tutto era cambiato, i miei pensieri erano rivolti solo alla mia piccola; cominciai ad avere mille paure divenendo ogni giorno sempre più insicura. Anche sessualmente la situazione peggiorò, accontentandomi di qualche fugace masturbatina settimanale e concedendo saltuariamente una veloce scopata notturna a mio marito, fatta perlopiù per senso di colpa nei suoi confronti che per voglia. Decisi così di andare da questo osteopata seguendo il consiglio della mia amica, tanto più che nell’ultimo periodo mi sentivo particolarmente dolorante nelle ossa e acciaccata nei movimenti.
Arrivai nello studio con largo anticipo.
L’ambiente era nuovo ed accogliente, con una musica rasserenante di sottofondo. Le luci soffuse ed il profumo di pulito mi misero subito a mio agio.
Entrando, dopo la reception, vi era un grande specchio; mi ci riflessi e notai con soddisfazione che ero comunque in forma; la gonna corta con le calze scure rendevano le mie gambe ancora longilinee e ben scolpite come un tempo, la taglia in più di seno che acquisii dopo la gravidanza mi era rimasta dando al mio torace un aspetto sicuramente più formoso, tanto che riempivo decisamente una quarta con un seno sodo e non cadente.
Unico neo era il mio sguardo, un po’ assente e scontato.
Mi sedetti in attesa del turno e mi misi a leggere una rivista di moda. Era molto tempo che non mi distraevo con un giornale mondano.
Sarà stata la temperatura dell’ambiente decisamente calda, la serenità di aver lasciato la piccola in mani sicure, che mi ritrovai per un attimo con la mente sgombra dai soliti pensieri ad apprezzare le figure dei modelli fotografati nella rivista, quasi riscoprendo nelle narici e nel palato, profumi e gusti della mia adolescenza.
All’improvviso venni chiamata ad entrare nella stanza del dottore…mi alzai quasi sentendo freddo come appena uscita dalla doccia e mi avvicinai alla porta.
Entrai in questo locale dalla temperatura ancor più calda della sala di attesa. Era un ambiente poco illuminato se non da qualche monitor che emetteva luci blu e dalla lampada posta sulla scrivania del dottore.
Mi sedetti e mentre lui scribacchiava, alzando leggermente lo sguardo cominciò a presentarsi.
Mi fece una serie di domande alle quali risposi inizialmente in modo attento e scrupoloso, desiderosa di far capire esattamente quello che provavo, ma che lui interrompeva sistematicamente per porne altre, il tutto in modo molto asciutto e distaccato; ero seccata che non volesse sapere quello che avevo da dire e mi irritava sentirlo mugugnare commenti incomprensibili ancora prima che finissi il periodo della mia frase. Il tutto sempre vedendolo chino sulla scrivania ed intento a scribacchiare sopra un foglio. Finì le domande e lasciò cadere un silenzio imbarazzante. Ero già irritata. In quel momento pensai di alzarmi e mandandolo rispettosamente a cagare, andarmene! Se pensava di avere a che fare con una cretina aveva proprio sbagliato; ero abituata a farmi valere e rispettare, sopratutto dagli uomini!

Ad un certo punto, senza alcun garbo, mi chiese di spogliarmi completamente, restando solo con reggiseno e mutandine. Già irritata ora mi sentivo anche un po’ imbarazzata; soprassedetti e cominciai lentamente a spogliarmi appoggiando i miei indumenti sopra una poltroncina.
Rimasi qualche minuto in piedi praticamente nuda ad aspettare che questo “cafone” finisse di scribacchiare e mi dicesse cosa fare. Meno male che almeno la temperatura era calda, l’ambiente in penombra e la musica di sottofondo rilassante; così feci qualche respiro profondo cercando di calmarmi.
Ad un tratto si alzò dalla sua maestosa poltrona, appoggiò la penna sopra il foglio ormai completamente riempito di appunti e discostandosi dalla scrivania mi si avvicinò, si fermò ritto davanti a me a guardarmi con un mezzo sorriso mi disse “Bene!”.
La sua voce era forte e penetrante. Al chiarore della lampada da tavolo riuscii a scorgere la figura di un bell’uomo sulla quarantina, alto circa un metro e ottantacinque (quindi un po’ più alto di me che sono un metro e sessantotto!) capello brizzolato, leggermente abbronzato, corpulento, con pantaloni e maglietta bianchi ed un paio di ciabatte ortopediche bianche; un dottore ospedaliero in bianco anziché in verde!
Quando mi si avvicino, non so per quale motivo, mi sentii tremare le gambe; sentivo che quell’uomo aveva una forte personalità e mi spaventò. Senza più dirmi niente mi si avvicinò in modo frontale, alzò le mani verso il mio collo e dolcemente lo accarezzò; per un attimo pensai volesse baciarmi!
Le sue mani calde e morbide cominciarono a massaggiarmi in modo delicato il collo e mascelle; disse qualcosa di incomprensibile a voce bassissima, fece qualche mugugno e poi mi chiese di sdraiarmi sul lettino.
Si allontanò per andare alla porta ed aprendola disse qualcosa all’impiegata che stava fuori alla reception, del tipo “questa è l’ultima?..ok, vai pure e chiudi tutto..Si..Si..Ci vediamo domani pomeriggio. Ciao..cosa? Si Si… buona serata!”.
Richiese la porta e si avvicinò al lettino.
- Dunque dunque - disse - vediamo un po’! Scusa hai detto che ti chiami?
Ecco, mi stavo incazzando di nuovo! Ma che stronzo! Hai scritto per mezz’ora e non ti ricordi neanche come mi chiamo?
-Adele- risposi, con voce rotta dal nervoso!
-Bene, Adele, ora sdraiati sul lettino! Pancia sotto!
Le sue parole erano ferme e decise, il suo tono di voce pieno e caldo; se un secondo prima il mio cervello al femminile stava già elaborando qualche frase acida per ripristinare gli equilibri, il tono della sua voce mi disorientò tanto che decisi di eseguire senza obiettare. In fondo mi sentivo veramente a pezzi e volevo che quella seduta mi ritemprasse donandomi tutte le energie le forze che negli ultimi sedici mesi avevo perso.
Mi distesi rassegnata cercando di sdraiarmi sul lettino nel modo più comodo possibile.
Una volta distesa aspettai che cominciasse qualcosa ma.. niente! Trafficava qualcosa nel tavolino lì vicino ed io nervosamente attendevo. Sembravano secondi interminabili fino a quando sentii che mi disse: - Chiudi gli occhi e rilassati! Arrivo subito!-
Ok, cercai di farlo. In fondo non era difficile! C’era un gran caldo, luci e musica soffuse.. mi riaccomodai e chiusi gli occhi.
Sentii una mano calda che dal tallone mi sfiorò sino ai glutei per poi staccarsi e riprendere da metà schiena; mi salì un brivido emozionante come veder sfiorare la prima pennellata di un maestro pittore sopra una tela bianca. Era una sensazione nuova per me; sposata da ormai dieci anni con la persona che frequentavo da altrettanto tempo, mai una relazione extra coniugale, mai una scappatella, sentirmi toccata da un uomo che non fosse mio marito mi sembrò tanto strano quanto eccitante.
Con il lavoro che facevo di occasioni avrei potuto averne tantissime ma stavo bene così, non mi serviva nulla, soddisfavo il mio corpo regolarmente e da sola e con mio marito il quale, sempre generoso e prestante, mi aveva iniziato alla vita sessuale senza traumi; la mia curiosità prima ed il mio costante appetito dopo, furono gli elementi indispensabili per raggiungere un equilibrio perfetto tra mente e corpo. Ma tutto questo ormai non lo ricordavo neanche più.
Mi ridestai quando si mise, a toccarmi con entrambe le mani in modo dolce ma deciso le scapole, le spalle e la dorsale. Qui partì in formicolio che cominciò ad invadermi prima tutta la schiena poi le braccia ed infine il cervello.
Sentivo ad ogni pressione delle sue mani il mio corpo lasciarsi andare, come trasportato da un’onda a ritmo del massaggio. In un attimo mi sentii come sciolta, morbida ed abbandonata; inoltre il piacevole profumo dell’ambiente ora mescolato ad un profumo di pelle sapido e buono che emanava lui, cominciava ad accendermi.
Non avrei mai pensato che ciò potesse accadere, ovvero lasciarmi palpeggiare da un perfetto sconosciuto e provarne piacere; credo che l’eccitazione era dovuta allo stato di rilassamento in cui stavo entrando. Le sue mani, che inizialmente erano sulla parte alta della schiena, pian piano scesero fino alla base della spina dorsale; in quel punto mi sentivo il bacino leggero, spostarsi avanti ed indietro per poi essere spinto e pressato sul lettino facendomi leggermente sfregare il clitoride sulle mutandine, provocandomi una grande eccitazione.
Cazzo, mi stavo bagnando, non era possibile! Cominciai a sentirmi imbarazzata quando ad un tratto mi disse con voce soffusa
-Quando spingo cerca di espirare con la bocca in modo da espellere l’aria dalla pancia!-
Va bene, pago,una persona per toccarmi ed allora che venga fatto tutto come si deve! Sarà ben abituato lui a certe situazioni, no?
Distratta da ciò che mi aveva appena detto comincio ad eseguire il nuovo comando. Peccato che questo non fece che eccitarmi ancor di più in quanto mi pareva di ansimare, il che, unito al suo respiro che si faceva leggermente più pesante nella fase di compressione, mi sembrava di ascoltare in diretta due che in una sorda notte di nascosto scopano!
Quando le sue mani, in modo molto delicato, mi spostarono le mutandine verso il basso arrivando oltre i glutei, mi sembrò che la mia figa stesse allagando. La sentivo pulsare sempre più, come quando da ragazzina andavo a letto la sera ed infilavo il cuscino in mezzo alle gambe in attesa che, pensando a cose porche, il clitoride si esponesse e strusciandolo contro la punta del cuscino con il movimento delle natiche, raggiungevo l’orgasmo.
Le sue mani presero a roteare sui miei fianchi, spingendosi verso l’alto e poi verso il basso; in quel momento la mia eccitazione cominciò a salire vertiginosamente. Ad un tratto si spostò e si mise davanti alla mia testa con le mani che spingevano verso il centro della schiena con partenza dal collo; sentivo ad ogni movimento la mia nuca avvicinarsi al suo pube! Cazzo era lì! Sentivo il suo pene sulla mia testa! E non solo! Quando si sporgeva per arrivare sino ai miei glutei con le mani sentivo il suo cazzo direttamente sulla fronte! Ma che pacco ha questo dottore??
Lo sentivo morbido ma carnoso, bello pieno per intenderci! E poi profumato! Cioè, voglio dire, tra il profumo di pulito del pantaloncino (che mi sono resa conto che era di cotone molto leggero) mi pareva di scorgere un odore più inteso, di pelle, di carne, di sesso, di... Cazzo! Era un connubio di odori che mi facevano venire l’acquolina!
Ad un tratto si spostò ai piedi del lettino e cominciò a massaggiarmi le gambe partendo dai polpacci in su e poi dai polpacci in giù, alzandomi una gamba alla volta, facendomi roteare le caviglie e massaggiandomi la pianta del piede.
In quel momento decisi di abbassare la guardia, insomma, ero da un dottore, avevo un grande bisogno di riprendermi e se le sensazioni che stavo provando sarebbero state indispensabili per guarire, allora che così fosse!
Mentre ero totalmente abbandonata alle mie sensazioni, sognando che cominciasse a leccarmi i piedi, sentii appoggiare il suo membro sopra il piede che non stava massaggiando…Dio mio che cazzo enorme! E sentivo che si era gonfiato rispetto a prima! Che cosa stava succedendo? Allora non era un sogno, non ero io ad inventarmi il dottore con il cazzone che voleva provarci.. Questo ce l'aveva duro veramente!
Per un attimo non sapevo se essere terrorizzata per quello che stava accadendo e quindi pensare di alzarmi ed andarmene di corsa da quello studio oppure sperare che mi aprisse le gambe con forza e mi scopasse selvaggiamente tenendomi costretta sul lettino per i polsi ed impedendomi di fuggire!
In uno stato di agitazione totale, pensai che fuori era freddo e lì era caldissimo, profumato, tranquillo….e poi che figure! E se mi stessi sbagliando? Se stessi fantasticando perché in completo relax e quindi distorcendo la realtà?
Mentre cercavo di dirmi – Adele, stai calma, goditi questo relax e fai finta di nulla – mi sentii dire
- Scusa Adele ora puoi girarti con la pancia sopra? –
- ..si..si..subito… - riuscii a balbettare!
Se in quel momento mi avesse chiesto di aprire le gambe per infilarmelo dentro credo che oltre a non obbiettare non avrei minimamente balbettato!
Girandomi mi sentii vacillare; il massaggio stava dando i suoi effetti e probabilmente l’affluenza di sangue alla testa era cambiata.
Riprese dai piedi a massaggiarmi, salendo su con le sue mani calde per tutta la mia gamba, prima l’una poi l’altra, sfiorandomi la vagina in ogni risalita; riuscii solo a pensare che le mie mutande erano sicuramente fradice ma a quel punto non me ne importava più niente! Anzi, pensai che se mi avesse scopato in quel momento mi avrebbe fatto solo piacere; quindi decisi di lasciare accadere qualsiasi cosa, che andasse come doveva andare!
Continuò per un bel po’, spostandosi poi a massaggiarmi il ventre, le braccia, gli avambracci, i palmi delle mani e le dita; non ce la facevo più, ero eccitatissima! Stavo dando di testa. Non avevo mai provato una cosa simile ed era la prima volta che mi facevo massaggiare. Ero pronta a tutto ma sapevo che non mi avrebbe mai violentata, era un professionista dopotutto. Quindi ero ormai disponibile a prendermi tutte le sensazioni che quell’uomo mi stava dando per riporle in qualche angolo della mia memoria per poterle utilizzare alla prima occasione, magari la sera stessa masturbandomi come una ragazzina forsennata nel lettone!
Ad un tratto si rispostò dietro alla mia testa portando le sue mani dietro al mio collo ma questa volta c’era qualcosa di diverso…Ce l’aveva duro! Ma non gonfio e basta, duro!! Lo sentivo, lo sentivo bene; con la testa mi sembrava di percepire un palo, tipo il manico di un badile! E quando cominciò a massaggiarmi a lato dei seni, spingendosi in su ed in giù, lo sentivo appoggiato prima sulla mia fronte e poi sulla mia guancia! E nel movimento lo sentivo come strofinarsi addosso a me. Duro ed enorme! Cavolo era più lungo della mia faccia!
- Dio mio! Cosa faccio ora? – pensai...
Ad un certo punto sentii le sue mani che si spostavano dolcemente sui miei seni..avevo i capezzoli che sembravano chiodi! Avrei bucato una gomma di un camion da quanto me li sentivo duri! Quando cominciò a sfiorarli tenendoli con il pollice e l’indice delle sue mani non capii più nulla! Penso di essere venuta, cioè di aver avuto un orgasmo e forse non era neanche il primo! Sentivo i miei genitali pulsare, le gambe mi tremavano! In quel momento decisi.. girai la faccia verso il suo cazzone e aprii la bocca per mordicchiarglielo Appena feci quel gesto lui si abbassò il pantalone e mi ritrovai questo enorme cazzo in bocca! Era stupendo! Rigoglioso, con una pelle morbidissima e delle vene in rilievo da far impallidire una quercia secolare; culminava con una cappella enorme, rossa e lucida, pronta a sfondare una parete di mattoni!
Me lo infilai ripetutamente in bocca prendendolo con la mano. In un attimo, mentre ero intenta ad assaporare quel dolce sapore di sesso che emanava il suo grosso membro, mi sentii levare le mutandine e subito dopo un enorme calore, quello delle sue labbra carnose che baciavano quelle della mia vagina. Sentivo la sua lingua roteare intorno al mio clitoride che credo stesse scoppiando da quanto il sangue continuava a pompare; ad un tratto, senza rendermene conto mi trovai girata a pancia sotto, con le gambe leggermente divaricate a penzoloni dal lettino e le sue mani che massaggiavano i miei glutei allargandoli sempre più. Mi limitai ad inarcare leggermente la schiena quando mi sentii penetrare da un tronco infuocato. Emisi un urlo che forse non avevo mai emesso in vita mia. Il piacere aveva invaso tutto il mio corpo, ero così sensibile in ogni punto della mia pelle che mi pareva di avere un orgasmo infinito; ogni colpo che affondava sprigionava energia fluida che mi pareva di sentirla fuoriuscire da tutti i pori.
Non so quanto sia durato l’amplesso ma di sicuro una cosa simile non l’avevo mai provata.
Quando infine anche lui venne, sentii una colata bollente sulla mia schiena, mentre il suo corpo, come quello di un leone che ha finito la battaglia con il suo rivale per difendere la sua terra, si accasciava dolcemente sopra il mio.
Cercando di riprendere fiato, restammo immobili qualche minuto, ascoltando i nostri respiri affannati; quando mi girai i nostri sguardi si incrociarono penetrando le nostre anime. Pareva che nessuno dei due si sentisse in colpa con qualcuno. Ci accarezzammo e continuando a guardarci negli occhi, ci lasciammo andare in un lungo e passionale bacio.
Ritornai a casa leggera, svuotata e contenta.
Da quel giorno mi sparirono sia le ansie che i sensi di vomito; ripresi la mia quotidianità con grande serenità.

Oggi sono felice, sicura come una volta, faccio la mamma part-time poiché ho ripreso a lavorare mezza giornata, ho la mia intimità quotidiana con fantasie sessuali sempre più ricche e dettagliate, un rapporto sessuale meraviglioso con mio marito dove abbiamo scoperto nuove frontiere con utilizzo di accessori vari, insomma, tutto perfetto!
Son passati ormai cinque anni da quell’episodio e visto che prevenire è meglio che curare, per sicurezza ogni due mesi un massaggio me lo faccio ancora fare!



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Posted by sleeppig 1 month ago  |  Categories: First Time  |  Views: 2104  |  
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Anche le mamme hanno il diritto di venire



Tutto iniziò quando sorpresi accidentalmente mia madre seminuda nel bagno. Nell’imbarazzo che ne seguì da parte di entrambi, nel tentativo mio di scusarmi per il fatto increscioso (che però mi aveva eccitato e mi aveva reso anche un po’ intraprendente) avvenne che mi ritrovai a dire: “Mamma... mi dispiace per quanto è avvenuto, ma ti devo confessare che sei una bellissima donna, scusa se te lo dico, so che sei mia madre e non dovrei, ma...nel vederti sono andato un po’ su di giri, sai...voi donne avete...”. “Smettila stupido, non mi piace parlare di queste cose, soprattutto con mio figlio. Quello che è stato è stato, ormai... pazienza. Tu hai diciassette anni, hai le tue ragazze. Io e tuo padre ci vogliamo bene, il nostro è un amore misurato, rispettoso, soprattutto spirituale”. “Dai mamma”, insistetti io “non mi verrai a dire adesso che i bambini li porta la cicogna”. “No, io e tuo padre ci siamo amati, perché eravamo e siamo ancora innamorati, ma sempre con molto rispetto l’uno dell’altra; sai benissimo quanto tuo padre sia devoto e ligio ai suoi doveri di cristiano praticante e di coniuge”. “Ma non è che con tutti quei suoi principi sulla continenza e sul rispetto, ti abbia un po’ trascurata? Voglio dire... come donna”. “Assolutamente no!”. “Va bene, mamma, scusami, ma sai che sei davvero un bel bocconcino? Se non fossi tuo figlio ti farei la corte. Chissà quanti uomini vorrebbero averti o anche solo vederti nuda”. “Ho capito, sono una bella... ‘figa’, come dite voi, o come dicono quegli uomini che vorrebbero vedermi nuda e chissà cos’altro...”. “Suvvia mamma, non far finta di non sapere queste cose; tutte le donne sono un po’ vanitose e non vedo perché tu dovresti fare eccezione. Sono sicuro che quando ti dico che se una bellissima donna e che quando ti vedo mi eccito e che molti uomini farebbe pazzie per te, sono sicuro che un po’ la cosa t’intriga, magari ti sei anche bagnata; sono sicuro che tanti tuoi amici si fanno delle segh... ehm... si masturbano in bagno, quando la loro moglie non li vede, pensando a te, oppure fanno l’amore Adv
con la loro consorte immaginando, al momento dell’orgasmo, di venire nel tuo ventre”. “Alberto! non ti ho mai sentito parlare così. Penso che tu frequenti delle brutte compagnie”.
Avevo notato la sua voce farsi un po’ più stridula, vagamente insicura, affettata, come se recitasse. Nonostante l’avessi sorpresa, con suo grande imbarazzo, seminuda (che spettacolo meraviglioso!), alla fine si era messa addosso solo una sottoveste un po’ trasparente ed ora circolava per la casa e vicino a me praticamente come se fosse in mutande e reggiseno. Avrei certo voluto vedere di più, ma anche quello spettacolo mi eccitava non poco. “Su mamma, non fare la puritana, siamo tutti maggiorenni e vaccinati. Volevo solo dire che tu meriti di più, sei ancora giovane e, lasciatelo dire da uno che se ne intende, sei ancora una donna molto sensuale”. Mia madre ebbe come un gemito e un lampo di rabbia negli occhi. Arrossì leggermente. Avevo colto nel segno: l’amor proprio e la mascherata vanità avevano aperto una breccia nel suo, nel suo che cosa?... già una breccia, un taglio, un taglio peloso...e un buco. Ecco a cosa volevo arrivare, da quando avevo visto mia madre seminuda, con i seni scoperti e le mutande calate sotto il sedere nudo, mi ero invaghito di lei. Naturalmente l’avevo già vista altre volte, anche completamente nuda, ma molti anni prima, come accade un po’ a tutti i bambini e agli adolescenti che spiano la loro madre mentre fa il bagno senza un francobollo addosso. Ultimamente, però, avevo sognato spesso di fare l’amore con lei, e non mi ero neppure vergognato di questo. Anche il fatto di averla sorpresa seminuda non era stato casuale: ero entrato di proposito nei servizi, fingendo di non sapere che lei si trovasse lì. Ma perché non si era rivestita subito, e perché aveva lasciato la porta del bagno aperta? “Dici che te ne intendi, ma di che cosa? Che ne sai tu delle donne?”, mi canzonò lei, dopo un po’, forse per sedare un’invisibile tempesta emotiva (o ormonale). “Effettivamente” aggiunse, con una certa esitazione “una cosa la devo rimproverare a tuo padre. A te lo posso dire perché ormai sei già grande e poi hai dimostrato di essere precoce e anticonformista”. “Tuo padre...sì... voglio dire... tuo padre...”
“Mio padre...sì...coraggio, dai, sputa il rospo”.
“Si, diciamo che tuo padre non mi ha mai amata in modo completo” (ormai era lanciata) “...non mi ha mai permesso una cosa, che quasi tutte le mie amiche fanno”.
“Cioè?”, incalzai io. “Cioè...sì insomma, è inutile ormai stare qui a tergiversare, ormai il ghiaccio è rotto, tuo padre non mi ha mai permesso di massaggiargli il membro fino a farlo sborr... voglio dire fino a portarlo all’emissione dello sperma... quello sperma benedetto, così colloso, vischioso, odoroso, che mi dicono salato, e caldo, che a volte prendo con le mani per impastarmelo sui seni, sul ventre e sulla fica che ancora pulsa per il piacere...oh Dio, cosa mi stai facendo dire...”. “In poche parole non vuole che tu gli faccia un bel pompino”. “Come lo dici in modo volgare... però, devo ammettere che la sostanza è quella”. Come magicamente attratto, mi avvicinai a mia madre, così trasudante di femminilità, le cinsi i fianchi e tentai di baciarla, le cercai il collo, la gola, mentre con una mano osavo accarezzarla fra le gambe. “Alberto, che fai?”, si schernì lei, fingendosi scandalizzata. “Mamma...io ti voglio bene”, le sussurrai, come si sussurrano proposte poetiche con intenzioni indecenti alla propria amante, (ma qui la situazione era particolarmente intrigante ed eccitante per il fantasma dell’i****to) “io amo il tuo corpo e la tua anima...”. “Non possiamo, Alberto, ti rendi conto che siamo madre e figlio, io ti ho messo al mondo, io ti ho cresciuto”. “E io voglio penetrare ancora in quella ferita da cui sono passato tanti anni fa. Voglio esplorare di nuovo la tua vagina, il tuo utero; ci sono già stato dentro”. “Ti posso permettere solo una cosa”, disse lei, superando ogni pudore ed ogni perplessità “in fondo anche il corpo ha le sue esigenze, ed anche la psiche, e poi come tu hai detto, non sono solo una madre, sono anche una donna, una femmina giovane e piacente che vuole essere trattata come tale. Ti posso permettere, se lo vuoi, di carezzarmi leggermente i seni, mentre io ti massaggio il... pisello; so che l’hai molto sviluppato, ho visto più volte come t’ingrossa i calzoni, all’altezza del cavallo, anche prima quando mi hai vista seminuda. Te lo tolgo” (e intanto con le mani tremanti mi abbassò la cerniera dei pantaloni) “e te lo meno, così...”. Il mio pene era già divenuto un randello dalle dimensioni asinine, duro come una scultura d’ebano; il glande ormai sporgeva tutto, lucido, d’un acceso rosso-viola, simile alla testa di un ariete, ma senza corna e senza un pelo, senz’altro bellissimo e pieno di fascino perverso per gli occhi inebetiti di mamma. Lo afferrò con una mano piena, poi con tutt’e due e cominciò a stantuffarlo con foga, senza curarsi della sua postura decisamente goffa, come se non avesse fatto altro in tutta la sua vita. In men che non si dica, vuoi per l’eccitazione morbosa dovuta al fatto che era mia madre, vuoi per il tocco delle sue mani piccole e ben curate, che ogni tanto andavano a strizzarmi i coglioni gonfi, come se volesse spremerli fino all’ultima goccia, venni eruttando densi fiotti biancastri e tutta la mia eccitazione, che fecero impazzire la femmina vogliosa che abitava nella mia genitrice.
Ora mia madre aveva il viso sereno, di donna seria, saggia e innocente, nonostante avesse appena consumato un i****to. Io ero momentaneamente appagato, ma non avevo visto nulla di lei, né le avevo fatto assolutamente nulla. Dopo un poco ripresi il mio assalto, mascherato da filiale preoccupazione per una madre che si mostrava depressa e psicologicamente insoddisfatta. “Sono certo che la fellatio non è l’unica cosa che papà non ti permette, in fatto di tenerezze e coccole coniugali”. “E cos’altro dovrebbe permettermi, secondo te?”. “Scommetto, anzi ne sono più che certo, che fate l’amore sempre nello stesso modo, nella posizione classica, quella del missionario: la donna sotto a pancia in su con le cosce divaricate e l’uomo sopra, con il preservativo fra il tuo corpo e il suo”. “E in quale altro modo dovremmo fare l’amore?”. “Il 69, ad esempio”.
“Sei pazzo? E’ scandaloso. Io dovrei mostrare la figa ad un uomo a tre centimetri dal suo naso e, peggio ancora, due dita più su, pure il ‘bottoncino’ osceno e vergognoso del culo?”
“Ti ha mai presa da dietro?”
“Da dietro...come? Se mi ha mai abbracciata da dietro?”
“Dai mamma, hai capito benissimo”.
“Vuoi dire se mi ha mai penetrata da dietro, come fanno solitamente gli a****li, i cani? Ma è scandaloso! Vuoi sapere se mai tuo padre me lo ha infilato nel buco del c...?”
“Non ti ho chiesto se papà te lo ha messo di dietro, ma se ti ha mai presa ‘da’ dietro”. “Beh, no; è una cosa che non voglio neppure immaginare; accoppiarsi come fanno gli a****li, copulare come fanno le bestie!”. Aveva detto ciò con voce alta, inutilmente alta e un po’ stridula e non capii bene, a questo punto, se era veramente scandalizzata o se l’immagine di due cani, anzi di due esseri umani, in particolare di un uomo che fotte una donna come fosse una bestia, una cagna, l’avesse in qualche modo, suo malgrado, eccitata, e non poco. A suffragio di questa mia ipotesi stava il fatto che la mia affascinante nutrice, che amavo sinceramente (in modo sacro e profano) si era messa inconsapevolmente una mano fra le gambe, all’altezza dell’inguine. “Eppure, credimi mamma, tante coppie lo fanno, non è una cosa così scandalosa come tu credi, forse tu sei eccessivamente puritana”. “E’ una cosa inammissibile, fa vergognare solo il pensarlo”. “Eppure, in fondo, è una forma di tenerezza; molte donne si eccitano a dismisura quando vengono prese così”. “Mio piccolo Alberto, io ti amo con tutta me stessa, ma sei mio figlio; io ti ho permesso, anzi tu mi hai permesso di masturbati con le mie dita per colmare una lacuna e una voglia (di cui già mi vergogno) che mi trascinavo da anni, ma il gioco finisce qui. Non possiamo andare oltre i limiti del lecito. Già ci siamo concessi troppo. Oltretutto non sono fatta di ferro, io mi vergogno in modo incredibile solo ad immaginare quello che tu mi stai descrivendo e che forse hai fatto con la tua fidanzatina e che forse vorresti -che porco che sei!- fare anche con me, per compiere il peggiore dei peccati... E’ che queste cose, oltre a scandalizzarmi, non so come, finiscono per eccitarmi. Dico davvero. Ormai mia hai già vista seminuda, anzi mi hai già vista nuda – di nascosto, dì la verità- per cui ti posso anche mostrare le mutande. Guarda!” Sollevò la vestaglia e, come se nulla fosse, mi mostrò le mutandine bagnate all’inguine. “Sei bagnata”, dissi un po’ imbarazzato. “Sono bagnata anche nel taglio del sedere”. Si girò, con la massima naturalezza e constatai che era vero: una riga verticale di sudore le segnava la biancheria fra le natiche, dal coccige al cavallo. “Ehm, già...oggi non mi sono depilata, scusami se qualche pelo fuoriesce dagli slip”. Infatti alcuni peli neri, terribilmente arrapanti, uscivano sia sul davanti che da dietro, dalla sua pelosa e succinta copertura. Detto questo, come se nulla fosse successo, si ricompose, abbassò la vestaglia (lasciandomi immaginare in modo libidinoso e senza freni o censura le sue parti più sconce), dopo di che riprese con un tono più che naturale il suo discorso da madre moralista e moglie esemplare: “Oltretutto dev’essere una posizione scomoda”, continuò “oltre che contro natura, non puoi neppure baciare il tuo amante”. “Invece sì”, insistetti io “prova a metterti alla pecorina e te lo dimostro”. “Cosaaah? Vuoi prendere tua madre in questo modo, tu che sei mio figlio? Non se ne parla neanche”. “Ma no mamma, non voglio far l’amore con te (per il momento); voglio solo dimostrarti come lo fanno queste persone”. La presi per le braccia e per le spalle e la condussi sul letto, nella posizione che le avevo descritto verbalmente e che ora le volevo illustrare e far provare. Stranamente lei non oppose resistenza, ma si lasciò mettere passivamente nella posa che io le avevo descritto, lasciò che le spostassi con delicatezza le braccia, che le allargassi in modo dolce ma risoluto le gambe e le togliessi la vestaglia, lasciandola in reggiseno e mutandine. Era uno spettacolo! I capezzoli sporgevano appuntiti, turgidi ed eretti. Le natiche erano ancora polpose ed insolenti. Erano larghe e distanti fra loro ed il tessuto che vi passava nel mezzo era leggero e sufficientemente teso da mostrare esattamente nel centro una sporgenza piccola e rotonda. La vellicai, delicatamente, vi passai sopra i polpastrelli della mano destra. “Alberto, cosa fai?”, sussultò lei “non si devono fare queste cose!”. Ripetei il gesto. Mia madre reagì di nuovo: “Alberto, ti ho già detto di smetterla, la vuoi capire o no che tra madre e figlio certe cose non si fanno?”. E già la sua voce era meno convinta e risoluta, meno scandalizzata. Stava forse per cedere? Passai per la terza volta la punta delle dita su quel grumo intimo e stupendo. Questa volta lei non disse nulla, come se facesse finta di non accorgersi di quella mia sfrontata richiesta di trasgressive confidenze. Continuai ad accarezzare quella sua intimità, quel suo bocciolo sporgente fra le natiche, appena al di sotto delle sue mutandine graziose a fiorellini. Ne percorsi la circonferenza e sentii che nell’interno il muscolo ad anello a tratti si contraeva. Feci per montarla (non volevo penetrarla per ora); volevo solo spiegarle come si fa ad accoppiarsi alla “pecorina”. Decisi, però, di aspettare un po’. Volevo ammirare quel corpo femminile, non più giovane, ma neppure troppo maturo, quelle mutandine quasi trasparenti, le natiche nude naturalmente aperte, le gambe snelle e ben tornite. E poi ero curioso di vedere la reazione di mamma: sapevo che si era eccitata, volevo che si umiliasse lei a chiedere di sospendere o di continuare l’insegnamento del Kamasutra da parte del figlio. Sicuramente la femmina che abitava nel suo ventre e fra le sue gambe voleva in qualche modo placarne l’eccitazione anche se, a causa dei soliti principi e del perbenismo, nemmeno immaginava come. “Allora, Alberto, vogliamo o non vogliamo terminare questa tua stupida dimostrazione? Almeno, una volta finita, possiamo tornare alle nostre faccende; ma, mi raccomando, non mi toccare, non fare carezze da camionista o troppo confidenziali” (e qui la sua voce ebbe ancora un tremito). Anche le sue gambe tremavano, non so se per la posizione scomoda o per l’emozione. “Va bene, mamma”, dissi “lascia fare a me, non ti preoccupare più di tanto, sai che ti voglio bene e che ho per te il massimo rispetto”. Ma non sapevo fino a che punto, in cuor suo (anche se forse non lo ammetteva neppure a se stessa), lei voleva veramente essere rispettata da me. Mi aspettavo una sua immediata reazione quando le montai sopra e mi adagiai facendo pressione sopra il suo corpo, in quella posizione per lei così poco dignitosa, ‘a quattro zampe’. Mamma invece non disse nulla, neppure quando sentì il mio torace aderire perfettamente alla sua schiena, le mie cosce a stretto contatto con le sue, il mio bacino che premeva contro le sue natiche, il mio uccello, gonfiatosi a dismisura, insinuarsi nel solco aperto fra le chiappe nude, in intimo contatto con le sottili mutandine; non protestò nemmeno quando posi, per esemplificare la tecnica, la punta del mio fallo contro il presunto ingresso, sebbene ancora coperto, della sua vagina. Colto da una libidine smisurata e da una foia incontenibile, infilai tre dita sotto quelle mutande, le sollevai, le sfilai a poco a poco; mi apparve il taglio fra i glutei in tutta la stupenda nudità; incapace di res****re gliele abbassai fino all’incavo delle ginocchia. Di tanto in tanto lei emetteva dei gemiti appena percettibili. Non mi sembrava vero: ora avevo davanti agli occhi l’ano sporgente, slabbrato, seppure un po’ contratto, ma soprattutto la figa pelosa, nuda, fradicia di mamma, molto dilatata dal desiderio inconfessato e circondata da un cespuglio di peli folti e nerissimi, che montarono la mia eccitazione. Non stetti a riflettere più del necessario. Mia madre non diceva nulla, dunque non poteva essere veramente contraria. Forse non aspettava altro: la voglia di godere non ammette ragioni. Puntai la punta del mio cazzo contro l’ingresso della sua vagina e penetrai profondamente in lei, scivolando con facilità in quella guaina molto lubrificata, già pronta per l’uso, provando un gusto fisico e psicologico ineguagliabili. Pompai subito con grande foga, sapendo mia madre pienamente consenziente. Il mio ritmo diventava sempre più incalzante, stavo avvicinandomi rapidamente alla conclusione; davo dei colpi sempre più forti e profondi alle chiappe di mamma. Stavo per venire, ma volevo prolungare il mio godimento. Con uno sforzo riuscii a rallentare il ritmo, appena in tempo per non oltrepassare il punto del non ritorno. Mamma era sempre silenziosa, non sapevo cosa stesse effettivamente provando, né cosa stesse pensando in quel momento. Le girai il viso di lato e vidi che aveva gli occhi torbidi e semi chiusi. “Guardami mamma, le dissi “non chiudere gli occhi nel momento dell’orgasmo, voglio leggere il piacere nei tuoi occhi, non ti devi vergognare. Ora ti dimostro che ci si può baciare anche in questa posizione”. Le girai ancora un po’ la testa, lei collaborò volgendo il viso verso di me; torcendo il collo più che poté e allungando le sue labbra gonfie e vogliose verso le mie, mi baciò e si lasciò baciare a lungo, sensualmente ed anche lascivamente, mentre io le tenevo a coppa fra le mani le mammelle turgide, liberate dal reggiseno, tiepide, nude, delicate, dai capezzoli turgidi, eretti, mentre le infliggevo le ultime stoccate. Sentendo vicino l’orgasmo, il mio ed anche il suo, aumentai il ritmo, che divenne frenetico vicino all’apice del godimento. Mamma gemeva sempre più forte. Ora le stavo dando dei colpi tremendi, risolutivi. Come le avevo consigliato, anzi ordinato, mantenne gli occhi spalancati, nonostante la vergogna e il riserbo che solitamente vuole il piacere. I suoi occhi tradivano la libidine e la voglia di varcare il confine del piacere supremo, di tuffarsi in un totale smarrimento. Vedevo le sue pupille contrarsi e dilatarsi, come la sua vagina e, molto presumibilmente, il suo sfintere anale. Mi fissò con non poco compiacimento nel mentre queste si facevano particolarmente dilatate; la fissai intensamente quando queste si dilatarono al massimo...
“Vengoooooo... gooooodooooo.....” urlò tutto il suo piacere, e a questo punto non ce la fece più a reggere il mio sguardo: gli occhi le si rivoltarono nelle orbite, mentre esplodeva il suo orgasmo e lei s’immergeva nell’indispensabile solitudine di chi vuole gustare il piacere supremo. Io venni assieme a lei, perché stavo già per venire, perché il suo urlo, la contrazione dei suoi muscoli vaginali, la consapevolezza del suo orgasmo, così intimamente e sinceramente assaporato, mi fecero collassare. Mi scaricai in lei con grandissima soddisfazione, le riempii la fica con dei getti potenti di sborra, seguiti da altri fiotti, in un singhiozzo che pareva interminabile. Riempii la vagina di mia madre con litri di sperma, tanto che fuoriuscì dal condotto stesso, unendosi al brodo meno denso, ma forse altrettanto copioso che il ventre della mia genitrice aveva prodotto e che già da un po’ le stava colando per le cosce bianche e vellutate, lungo i peli appiccicosi della figa e delle gambe.
“Avevi ragione, Alberto”, disse lei appena riprese fiato “siamo solo dei finti moralisti, sono venuta, ho goduto, mi sono lasciata montare come volevi tu perché lo desideravo. Vedi, Alberto, hai una madre porca, chissà cosa direbbe papà se lo sapesse, forse mi caccerebbe da casa”.
“Ma noi non glielo diremo mai”, la rassicurai io “resterà un nostro piccolo segreto. A patto, però che la cosa non rimanga un caso isolato. Mi piace molto il tuo corpo e lo voglio ancora esplorare, penetrare...”. Prima che lei rispondesse, la rovesciai sul letto e la baciai in bocca, con la mia lingua cercai la sua, la trovai, duellai con essa, la esplorai sotto la lingua, negli anfratti più segreti, le spinsi la punta quasi fino in gola. Fu un bacio molto sensuale, più intimo dell’amplesso che avevamo appena consumato. Steso su di lei, mi eccitai di nuovo e ogni tanto spingevo in avanti il pube contro il suo basso ventre, facendole sentire il mio randello nuovamente in tiro, sempre più duro ed eccitato. Lei rispondeva spingendo la sua prugna contro il mio bacino. La accarezzai di nuovo fra le gambe e la trovai ancora vogliosa. Feci passare una mano sulla sua passera nuda e la ritrassi con le dita coperte e impiastricciate di una sostanza colloidale, non bianca ma viscida, e non era solo il mio sperma. La strinsi forte, l’amavo, l’amavo come figlio e la desideravo come un uomo desidera una donna... Ci amammo di nuovo, di un amore passionale, sincero, di un amore sinceramente lascivo, esclusivamente sensuale; il mio membro ripercorse la sua vagina fradicia, lubrificata, e fu una cosa del tutto naturale, e la quantità di seme che versai in lei fu ancor più abbondante della prima volta, la scarica più appagante, più goduta, e la penetrazione nel suo ventre più profonda, senza incertezze o reticenze, fino a raggiungere il piacere e la liberazione più completi nell’intimità fra due corpi consapevoli, travolti da un orgasmo superlativo che di nuovo ci travolse, finalmente liberi da ogni ingiustificato tabù o zavorra.
Giacemmo sfiniti per quasi un quarto d’ora, ma quando feci per alzarmi e rivestirmi di quel poco che di fatto mi ero tolto, inaspettatamente la vidi alzarsi pigramente per riappoggiarsi subito dopo su di un gomito, gli occhi fissi su di me con aria interrogativa, e udii la sua voce che con un tono un poco strafottente, un poco impacciato, chiedere:
“Sei sicuro, mio piccolo grande maestro, di avere terminato la lezione? Un maestro come te, un figlio che riesce ad arrapare la madre fino a farla diventare consenziente, vogliosa e i****tuosa e che alla fine riesce a portare avanti il gioco fino a farla venire, non si può dimenticare, ora che è momentaneamente appagato, la parte migliore. Ricordi dove eravamo rimasti? La frittata è ormai fatta, abbiamo fatto trenta ed ora, mio piccolo adorabile Alberto, mio unico vero bene, non ci resta che fare trentuno!”. “Vedi... mamma... forse...”, mi ritrovai a balbettare io, insolitamente imbarazzato (probabilmente era la spossatezza che mi faceva tentennare). “Non si era forse detto che esiste un altro modo di possedere e far godere le donne? Se non lo vogliamo sperimentare di fatto, possiamo almeno inscenare una pantomima affinché io mi renda conto e partecipi almeno in parte a questa forma a****lesca di amore che tu descrivi e sostieni non essere del tutto innaturale, ma più che legittimo per due coniugi che si vogliono veramente bene”.
“A dire il vero io parlavo di mont...di penetrazione ‘da’ dietro, cosa che abbiamo sperimentato con inusitato trasporto. Ora tu mi stai proponendo d’insegnarti la penetrazione ‘di’ dietro, vale a dire direttamente nel...buco del culo”. “Dire ‘da’ dietro e ‘di’ dietro per me fa poca differenza, dal momento che la distanza fra i due buchi è così esigua, sono solo pochi millimetri di pelle, ché per noi donne, o perlomeno per me, sono quasi un tutt’uno”. Quella frase, detta in quella maniera un po’ volgare, il modo con cui mia madre aveva volutamente sottolineato e pronunciato la parola ‘pelle’ mi fece accapponare l’epidermide, mi fece talmente eccitare, che avrei voluto avere un fallo lungo due metri per trapassare la femmina che avevo di fronte da parte a parte in un solo istante e salire nel cielo e nell’oblio per la terza volta, annegando tra fiotti di sperma, peli di fica, buchi, budella, clitoridi pulsanti e smisurati. La sua voce, prima esitante, un po’ tremante, ora era come affannata, ruffiana, sfrontatamente porca. Era chiaro che mia madre fingeva di non capire la differenza anatomica e funzionale, proprio perché comprendeva ed estimava l’immensa differenza fra le due cose, una differenza che voleva provare sulla sua pelle. Allora le apersi le chiappe, fino a farle male. pensai fra me e me. Le introdussi una clava smisurata per l’eccitazione nello stretto pertugio del retto, sodomizzandola al primo colpo. Percorsi tutto il tratto, arrivandole fino in fondo al canale, stuzzicato dalla mucosa, entrando nel suo tiepido corpo di donna e di giovane madre infoiata attraverso l’ingresso meno nobile e puro, attraverso il suo pertugio segreto e proibito, difficilmente accessibile e per questo lubricamente sognato, provando un gusto fortemente perverso. Lei non urlò: segno che stava godendo, o forse era svenuta. Ma non provai pietà per lei. Continuai a penetrarla con tremende bordate; le presi la testa fra le mani e la girai verso di me; lei mi fissò, piangeva, ma riuscì ugualmente a sussurrare: “E’ bello anche così, continua, squarciami fino in fondo”. Allora feci penetrare una mano fra le sue gambe e le afferrai il clitoride gonfio di tutta la sua abnorme eccitazione, che lei ormai non poteva più nascondere, ma che, al contrario, adesso mostrava senza pudore alcuno. La masturbai fino a farla venire, urlare, piangere di gioia, fino a riempirmi le mani del suo brodo denso e colloso. Il suo ventre era scosso da mille orgasmi, che si concludevano con mille raffiche di liquido vaginale e spasimi fra i meandri cerebrali; anche le reni, la schiena e i muscoli interni delle cosce si contraevano con lo stesso ritmo. La profanai attraverso tutti i buchi; non ci stancavamo mai. La mia dolce e appetitosa nutrice, una volta gettata la maschera, non ebbe più nessun pudore a mostrare la sua libidine senza freni e il suo bisogno di sesso mai appagato. Urlò come un cane ferito mentre sborrava in modo convulso, sfogandosi egoisticamente e senza sensi di colpa nel suo ultimo orgasmo. Quel giorno tutto finì lì, ma la nostra intesa proseguì. Dal momento che mio padre, un po’ per il lavoro, che lo costringeva spesso ad allontanarsi da casa, un po’ per il fatto che aveva intensificato le sue frequentazioni del centro dei lavoratori credenti, avemmo molte altre occasioni per fare liberamente l’amore, godendo senza vergogna l’uno dell’altra. Anzi, un giorno, mia madre, non bastandole più la minestra riscaldata, decise di rendere più intrigante la nostra intesa, già molto immorale così (per aver cornificato mio padre e per l’i****to), con la presenza di una terza persona, di sesso femminile, ovvero la nostra vicina di casa, un’insegnante, colta e intelligente, ma in preda alla ‘passione della menopausa’ (un buco nero nel cervello): donna dalle forme giunoniche, la quale mi concesse volentieri le sue grazie (le concesse anche a mia madre; poi, però, a sua volta la sottomise in modo indecente). Fu un periodo meraviglioso, una parentesi della mia vita che ricordo con molta nostalgia. Ora mia madre è anziana, ma ogni tanto ancora la scopo (anche perché mio padre è divenuto impotente) ed ho avviato con lei delle pratiche sado-masochiste. Per dare un po’ più di sapore alla vita...

FINE
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Posted by iincest 3 years ago  |  Categories: Anal, Mature  |  Views: 2694  |  
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Il debito di mamma (racconto trovato in rete)

La mia vita trascorreva abbastanza lenta e monotona, niente emozioni, niente trasgressioni, anche con mamma andava tutto bene, ogni tanto usava il mio appartamentino in Via Pavia con il “suo” ginecologo, in università avevo addirittura dato i primi tre esami, nulla di ché, appena sufficiente, tanto papà diceva che i voti del biennio non facevano media, comunque tant’è, poi un giorno la mamma mi chiama e mi dice che mi viene a trovare, e cosa sarà mai successo?
Mamma è nervosa, tesa, le faccio un the, le sue mani sembrano in moto perpetuo, cerco di calmarla ma non è facile, poi scoppia a piangere e si sfoga :
La mamma gioca, sì è una giocatrice incallita, io pensavo solo a bridge, con le sue amiche una o due volte la settimana ma non è così, mi spiega che una delle sue tante amiche “per bene” l’ha accompagnata in un posto, qualche mese prima e, lei ha continuato ad andarci anche da sola, a volte vince a volte perde, ma questa volta ha perso molto, molto più di quanto possa recuperare da papà senza insospettirlo, lei gioca a chemin, non chiedetemi com’è che si gioca perché non lo so, so solo che ha fatto un “buco” di dieci milioni e che il giorno dopo scade il termine per pagarli, chiaramente non li ha, le chiedo se non c’è qualcuno che possa prestarglieli, ma risponde che sono tutti amici suoi e di papà e questi lo verrebbe a sapere subito, le chiedo dei suoi gioielli, ma qui la confessione, li ha già usati facendosene fare di falsi per non insospettire papà, uffah che storia, cerco di tranquillizzarla ma non c’è verso, allora le prometto di accompagnarla il giorno dopo e vedremo cosa si può fare, visto poi che papà è, come al solito, in giro per l?Italia le propongo di fermarsi a dormire e così fece.
Il giorno dopo, a colazione, mi raccontò che si trattava di un locale, chiaramente clandestino, dove si giocava d’azzardo, era di proprietà di due fratelli, probabilmente, anzi sicuramente, legati alla malavita, ma pensa in cosa doveva andare a cacciarsi la mia mammina? Il suo timore, comunque, non era che potessero farle del male, del resto aveva sempre pagato, bensì che facessero in modo che papà lo venisse a sapere e, questo sarebbe stato “assolutamente improponibile”, mia madre ha sempre usato questi termini, se non si fosse trattato di una situazione così drammatica, sarebbe stato da ridere.
Il pomeriggio ci truccammo, ci vestimmo con attenzione, mamma diceva che si trattava di un locale elegante, e poi, con il mio maggiolino ci dirigemmo verso Piazza Napoli, da lì verso il Lorenteggio e, dietro Piazza Frattini trovammo un parcheggio, la palazzina era abbastanza anonima, praticamente una villetta, le finestre erano chiuse da persiane, dall’esterno non sembrava che lì si svolgesse una qualsiasi attività, ma mamma suonò al citofono e subito il cancelletto si aprì, attraversammo il giardino e poi salimmo alcuni gradini per arrivare all’ingresso, lì mamma suonò ancora un campanello posto di fianco al portoncino e, subito ci venne aperto, un uomo, in giacca e cravatta ci accolse, chiudendo la porta alle nostre spalle, ci diede il suo benvenuto e si appropriò dei nostri soprabiti.
La mamma mi guidò attraverso un corridoio e poi oltre una porta dove entrammo in una sala abbastanza ampia dove una decina di persone stavano giocando alla roulette, mamma si diresse in fretta verso una specie di ufficio che scoprii essere la cassa e chiese del proprietario, il sig. Cavalcanti (nome inventato, chiaramente) ci venne detto di attendere e, dopo pochi minuti venimmo invitate verso un corridoio al cui inizio c’era una tenda color rosso, mamma doveva conoscere bene la strada perché vi si diresse a passo svelto fino ad arrivare, all’incirca a metà corridoio davanti ad una porta, ai lati della quale c’erano due uomini seduti su delle sedie, non dissero una parola, ci fecero solo cenno di entrare; entrammo in un bell’ufficio, abbastanza ampio, una scrivania, un divano con una pio di poltrone, tappeti ed un mobile bar in un angolo, con mamma ci sedemmo su due poltroncine poste di fronte alla scrivania, una porta, sul lato sinistro della stanza si aprì ed un uomo molto elegante entrò, aveva i capelli un po’ lunghi, ma indossava un completo grigio sicuramente di qualche stilista, azzardai un ‘Armani, subito si rivolse alla mamma :” Cara Signora, l’aspettavo con ansia, ma ero certo non sarebbe mancata al nostro appuntamento” poi si sedette nella poltrona dietro la scrivania, “ E questa bella signorina chi è?” aggiunse appena seduto, mamma gli spiegò che ero sua figlia, la sua unica figlia e che facevo l’università e lui ancora :” così giovane e con una figlia già così grande”, mamma, comunque, era sulle spine, aprì la borsa e ne trasse una busta, l’appoggiò sulla scrivania e poi la spinse verso l’uomo spiegandogli che era tutto quello che aveva potuto racimolare e che se avesse avuto ancora un po’ di tempo avrebbe saldato il debito al più presto.
L’uomo non disse niente, contò i soldi nella busta e poi li gettò con uno s**tto contro mia madre, il suo tono cambiò, si alzò in piedi e quasi urlando disse”due milioni, due milioni, cosa pensava di fare con due milioni? Me ne deve dare DIECI” urlò più forte, mamma non sapeva cosa rispondere, allora intervenni io raccogliendo i soldi che per fortuna erano ancora quasi tutti nella busta “ Se mamma le dice che pagherà, lo farà senz’altro, ha solo bisogno di un po’ più di tempo, non c’è bisogno di reagire così” rimisi i soldi sulla scrivania e li spinsi di nuovo verso di lui , si sedette, si appoggiò all’indietro sulla poltrona e disse , con un tono molto diverso :” E quanto tempo vi occorrerebbe?” mamma rispose che si trattava solo di qualche giorno, lui, intrecciando le mani sul piano della scrivania, in modo però che la busta con i soldi rimanesse tra le sue mani ed il suo corpo, disse :” vi concedo fino a domani alle 4 del pomeriggio, però... “ rivolgendosi a me questa volta, “ dovrà darmi qualcosa in cambio di questa proroga, vero signora?” girandosi verso mia madre, lei abbassò lo sguardo e compresi che ci era già passata, l’uomo si alzò e, girando intorno alla scrivania si mise proprio di fronte a me, si appoggiò al piano del tavolo e si tirò giù la lampo dei pantaloni estraendone il pene e disse” bene, signore, chi delle due…… “ compresi subito cosa voleva, era chiarissimo, allungai una mano, gli impugnai il membro con la mano destra e cominciai a leccarlo, lo inumidii per bene e poi lo presi in bocca, volevo fare in fretta, con la coda dell’occhio avevo visto la mamma girarsi dall’altra parte, lavorai di lingua e bocca senza fermarmi, ci misi almeno un quarto d’ora prima di venir colpita proprio sul naso dal suo primo schizzo di sborra; presi un cleenex da una s**tola sulla scrivania, mi ripulii il viso e rivolgendomi all’uomo :” ci vediamo domani” presi la mamma per mano ed uscimmo dalla stanza e, dopo poco da quel posto “elegante”.

Durante il tragitto in macchina la mamma piagnucolò un po’, le dissi che l’indomani sarei andata io a saldare il debito e la riaccompagnai a casa.

Il mattino dopo, mi alzai all’alba, erano praticamente le 8, come si fa ad alzarsi a quell’ora? Comunque visto che durante la notte avevo preso una decisione, presi una piccola borsa che avevo preparato ed uscii, ho un amico barista pratico di “queste cose”, mi aspettava all’angolo di corso San Gottardo, andammo in un posto in centro noto a molti milanesi, “il monte di pietà”, unico modo per recuperare del denaro in fretta senza vendere nulla, tutti i miei gioielli erano in quella borsetta , mi servivano 8 milioni, ne ricavai 6, non erano sufficienti ma avrei fatto in modo che bastassero.

Il pomeriggio, dopo aver fatto un bel bagno caldo, mi truccai e vestii per l’appuntamento delle 16,00, un tailleur che mi invecchiava un po’ ma mi stava benissimo, con la gonna che aveva uno spacchetto posteriore che lo rendeva sexy,sotto la giacca un top di seta praticamente “inesistente”, calze di seta nere velate e scarpe di coccodrillo tacco 10, i miei lunghi capelli biondi raccolti in una trecciona che mi ricadeva sulla spalla destra occhiali dal sole, pochette anch’essa di coccodrillo con dentro i 6 milioni recuperati; arrivata davanti alla stessa palazzina del giorno prima ripetei l’iter già collaudato con la mamma e venni introdotta nello stesso ufficio, stavolta il sig. “Cavalcanti” era già seduto alla sua scrivania, non si degnò neppure di alzarsi, con un cenno mi indicò una delle poltroncine di fronte a lui, mi sedetti accavallando le gambe ed appoggiando la pochette sulla scrivania, lui intervenne subito :” Ha portato i soldi?”,
Risposi che li avevo portati ma che ne avevo recuperati solo una parte ; 6 milioni, ne mancavano “solo” 2, ma se avesse aspettato, al massimo una decina di giorni avrei provveduto senz’altro, stavolta no disse nulla, contò i soldi che avevo tolto dalla borsetta e gli avevo allungato oltre il tavolo, poi aprì un cassetto e li ripose, appoggiò i gomiti alla scrivania e mi disse :” Signorina, le ho già concesso una proroga, per la quale, devo dire sono stato pagato in maniera soddisfacente, almeno per me, però per una decina di giorni………… ho paura che il prezzo sia molto più alto, inoltre devo, per forza chiedere un parere al mio socio che, oltretutto è anche mio fratello”, risposi chiedendo di darmi un’idea di questo prezzo così alto, allora si alzò ed invitandomi a fare altrettanto si diresse verso la porta dalla quale il giorno prima era uscito, mi invitò ad entrare e mi ritrovai in una specie di soggiorno, con due divani, ad uno dei quali era seduto un uomo, con un giornale in mano,che aveva in effetti una qualche somiglianza con il sig. Cavalcanti, questo, a differenza del fratello, si alzò per stringermi la mano che, tenne tra le sue per qualche istante squadrandomi con attenzione, il fratello gli spiegò il problema e la mia richiesta di proroga, poi, lasciandomi in piedi, davanti ai divani si sedettero vicini, poi il “nuovo” fratello mi disse, indicandomi un’altra porta alla sua sinistra :” vai in quella stanza, c’è un letto, spogliati ed aspetta”, quasi come un automa, con le gambe rigide, obbedii, entrando in quell’altra stanza, mi richiusi la porta dietro le spalle e mi ci appoggiai respirando forte, poi mi guardai intorno, a parte alcuni mobili antichi lungo le pareti, il centro della camera era dominato da un grande letto a baldacchino, con drappeggi rossi e un copriletto dello stesso colore, tolsi la giacca del tailleur e la appoggiai su una poltroncina, poi “scesi” dalle mie scarpe, feci scorrere la cerniera della gonna e un po’ sculettando la feci scivolare per terra, poi la raccolsi e le feci raggiungere la giacca, mi feci passare il top sopra la testa, poi slacciai gli automatici del reggicalze e sganciai le calze appoggiando i piedi al sedile della poltroncina, staccai il reggicalze ed infine, chinandomi in avanti mi tolsi le mutandine di pizzo, poi rimasi in piedi, di fianco al letto ad aspettare.
I due fratelli entrarono insieme, mi guardarono girandomi intorno, poi sorrisero, quasi contemporaneamente,
il sig. Cavalcanti si tolse la giacca e in poco tempo si spogliò completamente, mi venne vicino, mi fece girare verso il letto, poi mi spinse facendomi piegare in avanti, sentii le sue mani allargarmi le natiche e la sua lingua lambirmi le grandi labbra ed il buchino posteriore, io,ero praticamente distesa in avanti sul materasso, però con i piedi per terra ed il viso appoggiato al copriletto, cominciavo a sentire l’effetto di quella lingua, le mie labbra si gonfiavano, ero già bagnata abbondantemente, oltre la lingua sentivo anche le sue dita intrufolarsi nei miei orefizi, ora volevo mi penetrasse, volevo un cazzo dentro di me, e glielo dissi, quasi urlando, non si fece pregare e sentii la sua cappella farsi strada nella mia fica fradicia di umori, aprii gli occhi mentre lui mi penetrava e, davanti al mio viso, vidi il fratello, completamente nudo, seduto davanti al mio viso, la cosa incredibile era il suo pene, non ne avevo mai visti così, sembrava il ramo di un albero, tutto storto e nodoso, non lungo ma…..grosso del tutto diverso da quello dell’altro fratello che, intanto, mi stava “sbattendo” al punto che sentivo le sue palle sbattere contro le mie natiche ad ogni colpo, presa da ingordigia allungai una mano e , successivamente la lingua, cominciai dal suo scroto, lentamente, molto lentamente, ne assaporai ogni centimetro prima di imboccarlo e farlo scorrere nella mia bocca, lo sentivo pulsare contro il mio palato, averlo nella mia bocca mi dava piacere quasi quanto l’altro pene che avevo nel mio corpo e che, imperterrito, continuava il suo andirivieni nella mia vagina, finalmente, con un grido roco, il sig. Cavalcanti venne dentro di me, sentii il suo primo schizzo caldo infrangersi contro il mio utero e, successivamente, sentii il suo pene ritirarsi da me; intanto ero presa da quello che, penso , sia stato il mio miglior pompino …….fino a quel momento, rifiutavo l’idea di lasciarlo andare, ma mi sentii sollevare e mettere sul letto e, dovetti per forza abbandonarlo, il fratello che mi aveva appena omaggiato del suo sperma presentò il suo membro alla mia bocca perché ne “risollevassi” le sorti, ed ecco sentii strusciare tra le mie cosce quel ramo d’albero, strisciò la cappella sulle mie grandi labbra che si dischiusero naturalmente ma, passò oltre, e puntò al mio buchino posteriore, quel mostro voleva infilarsi nel mio corpo dalla porta posteriore, dalla parte più “stretta” e difficile, appoggiò la punta al mio buchino e …… spinse, lentamente, un centimetro per volta, dandomi il tempo di abituarmi a quell’ospite tanto scomodo quanto……..piacevole, certo che stavo guadagnandomi la mia proroga ma non stavo “soffrendo” troppo, a parte quella cosa dentro di me, uhm ancora un centimetro, poi ancora, stringevo il copriletto nelle mani mentre, comunque, l’altro fratello, ballonzolava la sua cosa moscia tra le mie labbra.

Ecco, era arrivato in fondo, non penso riuscisse ad andare più avanti di così, si fermò, rimasi in attesa, penso passarono quasi due minuti prima che iniziasse a muoversi arretrando leggermente e poi tornando nella posizione precedente, poi arretrando ancora un poco di più e tornando avanti, poi ancora e ancora e………..ancora.
Uhmmmm il piacere che mi stava dando, tanto gliene ero grata che cominciai a succhiare con entusiasmo il cazzo del fratello che sembrò dare segni di rinvenimento, i colpi che stavo ricevendo adesso erano lunghi e profondi, la strada si era aperta, ora per lui era più agevole, tanto che, ogni tanto, usciva da me per poi rientrare quasi subito, ad un certo punto mi prese per i fianchi, si sedette contro la spalliera del letto e mi tirò sopra di se, praticamente impalandomi e facendomi saltellare su quel cazzo nodoso, il fratello si mise, invece, davanti a me e mi penetrò con un colpo secco di reni, ma l’altro fratello non veniva mai? Avevo il sederino in fiamme e quello continuava a stantuffarmi come niente fosse, il primo, il sig. Cavalcanti, durò solo una decina di minuti e mi scaricò sul pube il suo seme denso e biancastro, e si sdraiò sul letto al nostro fianco, il proprietario del “mostro” invece uscì da me, e prese, per qualche istante il posto del fratello, provocandomi l’ennesimo orgasmo, poi mi fece scendere dal letto, appoggiare un piede a terra ed uno sul materasso, tenendomi ad una colonnina e, mettendosi dietro di me continuò ad incularmi, questa volta con molta forza, ad ogni colpo quasi mi sollevava da terra, poi, ad un certo punto, uscì di colpo da me, mi spinse per terra e, tenendosi il cazzo in mano lo puntò alla mia faccia e con un urlo gutturale si scaricò su di me, venni praticamente …..inondata, sperma bollente, denso, copioso, con la lingua cercavo di catturarne il più possibile ma ce l’avevo dappertutto , mi aggrappai alle sue gambe e leccai le sue cosce e di nuovo quel mostro non ancora in posizione di riposo, mi sentivo svuotata ma …..sazia, mi prese tra le braccia, mi baciò e mi distese sul letto di fianco al fratello, poi si stese dall’altra parte e mi abbracciò, mi addormentai così, tra le sue braccia.

Guardando il mio orologio mi accorsi che avevo dormito almeno 3 ore, ero sola sul letto, silenzio intorno, c’era una porta che vidi portava in un grande bagno, c’era la doccia ma venni attirata da una grande vasca incassata a pavimento, la riempii d’acqua e mi ci immersi, avevo trovato del bagno schiuma, penso che ci rimasi per una buona mezz’ora, poi mi asciugai strofinandomi energicamente, il mio corpo era leggermente dolorante ma ancora assaporavo il piacere che mi avevano dato i due fratelli, mi rivestii ed uscii dalla stanza, sicura di aver ottenuto la mia proroga, ripresi la mia borsa dalla scrivania e guadagnai l’uscita, arrivata alla macchina aprii la borsa per prenderne le chiavi e vi trovai un biglietto, c’era una data ed un’ora, da lì ad una decina di giorni e subito sotto c’era scritto : Saldo ed interessi.
Sorrisi e risalii in macchina.... Continue»
Posted by zizzi87 2 years ago  |  Categories: Anal, Hardcore  |  Views: 1795  |  
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La Prima Scopata Estiva - Il Giorno Dopo

Mi aveva lasciato cosí, spalle al muro, palle svuotate e con un'erezione che lentamente andava scomparendo. Avrei preferito venire dentro di Lei, ma era stata chiara: se il giorno dopo avessi portato qualcosa, avrebbe aperto le gambe e fatto accomodare il mio pisello nella sua fica! Ma per quella giornata non potevo lamentarmi: avevo toccato le sue tette, visto la sua fica pelosa e strusciato il mio cazzo in mezzo alle sue gambe per poi sborrarci sopra. Ma questo giá lo sapete, sempre se avete letto il racconto "La Prima Scopata Estiva" che precede questa storia. Se cosí non fosse, vi consiglio di dargli un'occhiata. Altrimenti continuate la lettura tranquillamente, questo racconto tutto sommato é indipendente dall'altro.
La guardai chiudere la porta della cabina, osservando un'ultima volta il suo culo e le sue lunghe gambe lisce, quelle gambe su cui due minuti prima aveva spalmato con le sue mani la mia sborra come fosse crema solare. Non potendo farsi una doccia, aveva pensato che quello fosse il miglior modo per "pulirsi" senza dare nell'occhio. Rimasi ancora qualche minuto nella cabina, aspettando che il mio cazzo si ammosciasse del tutto per potermi rimettere il costume. Poi presi una magliettina dal tavolino, forse era la sua o di una delle sue amiche e me la passai sul pisello per pulirlo alla meglio. Qualcuna dopo avrebbe trovato delle inspiegabili macchie. Dopo un paio di ore eravamo sul Bus che ci avrebbe riportato a casa. Per tutto il viaggio non feci che pensare a Lei, non che fosse la prima volta che una ragazza mi masturbava, ma certamente fu una delle poche con tanta int****ndenza, aveva pianificato tutto: la scusa della passeggiata, la cabina ed infine quella sega! Di norma ero io, soprattutto a scuola, che con scuse di vario genere cercavo di portarmi in bagno le mie compagne per cercare di rubare qualche bacio o qualche leccata di fica. Comunque l'estate non poteva iniziare in modo migliore, ero stato promosso e l'anno successivo il diploma sarebbe stato mio, prima settimana di ferie e giá una ragazza appena conosciuta mi aveva omaggiato di una grande ed elaborata sega: si, le vacanze promettevano davvero bene! Il giorno dopo, al mare, arrivai organizzato portandomi un preservativo. Questa volta me la sarei davvero scopata Milena, non mi sarei accontentato di farmi masturbare con le sue mani delicate. Avrei trovato posto e situazione per metterglielo dentro a quella sua fica. Il giorno dopo la giornata inizió come sempre: il Bus che passa a prenderci sotto casa, quasi un'ora di viaggio verso la costa Laziale ed infine arrivo. Allo stabilimento balneare cercai subito Lei, dovevo mostarmi intraprendente ma non troppo. Non volevo pensasse, per quanto fosse vero, che volevo solo il suo buchetto. Cosí passammo l'intera mattinata trascorrendo il tempo con le solite cose che fanno i ragazzi in spiaggia: racchettoni, prese in giro, pallone, chiacchiere sotto l'ombrellone e roba simile. Fino a quando, dopo pranzo, chiesi a Milena di fare una passeggiata per digerire il pranzo. Non se lo fece ripetere due volte, prese la sua borsetta ed il telo da mare, io il mio marsupio (a quei tempi andava di moda) e ci allontanammo dal gruppo. Iniziammo a passeggiare sulla spiaggia, volevo allontanarmi il piú possibile da tutto e da tutti. E mentre parlavamo di tutto un pó, la mia mente tornava al giorno precedente, quando vidi per la prima volta Milena nuda: le sue tette fresche e sode, ma anche la sua meravigliosa fica piena di peli. A quei tempi non era ancora di moda rasarsela, per fortuna. Giá..... perché se c'era (se c'é) una cosa che in una ragazza mi faceva drizzare il cazzo, era la fica naturale, quella pelosa. E quei pensieri che attraversavano la mia mente, uniti agli sguardi che la stavano spogliando, iniziavano a farmelo gonfiare. Milena se ne accorse, tanto che mentre camminavamo , mi chiese che intenzioni avevo. "Come che intenzioni ho? Nessuna. Solo stare un pó con te". Provai a mentire. "Sicuro? Perché quel gonfiore che hai nei boxer sembra avere un altro programma" rispose Lei. A quel punto era meglio giocare a carte scoperte per evitare di fare la figura del novellino. "Che vuoi che ti dica Milena? Ieri mi hai chiesto se mi piacevi ed ora l'inquilino lí sotto mi sembra ti abbia risposto, si é anche messo sull'attenti! Sei carina e non poco, non posso smettere di guardarti" gli risposi. Avevo fatto centro, ero stato diretto e sincero, ma non volgare. L'avevo riempita di complimenti, con le ragazze funziona sempre. Ed infatti apprezzó non poco quanto gli dissi, perché ci fermammo qualche minuto, si mise di fronte a me e mentre una mano si faceva strada nei miei boxer, mi diede un bacio. Un lungo bacio, ed intanto la sua mano continuava a tocare il mio pisello ormai dritto e gonfio. Poi Lei si guardó attorno e prese di nuovo la situazione in mano... in tutti i sensi. Si staccó da me, mi guardó per un pó e dopo qualche secondo si tolse il reggiseno. Il mio cazzo pulsava nell'ammirare quello splendido panorama, due tette gonfie con l'areola ed i capezzoli bianchi, segno evidente di un'abbronzatura non in topless. Davvero eccitante. Poi come una squillo di alto borgo, si tolse lentamente anche la parte bassa del costume: gli slip. Anche lí un immagine da urlo: la sua fica pelosa con dei contorni bianchi. Il sole non aveva mai battuto da quelle parti. Sentivo le palle esplodore, dovevo prenderla e mettergli dentro tutto quel carico di sperma che avevo accumulato. Ma quando feci per avvicinarmi, Lei sorrise, prese la maschera da sub dalla sua borsa e si buttó nel mare. Mi fece un cenno per seguirla ed io non me lo feci ripetere due volte. Mi tolsi il costume, spuntó fuori il mio cazzo dritto e poco dopo ero in acqua con Lei. Mi ricordo un milione di sensazioni legate a quel momento. Tra le tante quella di sentire il mio pisello in libertá che fluttuoava nell'acqua. Una lenta sega naturale. Avrei potuto sborrare in qualunque istante ormai. Se le mie palle si fossero staccate dal mio cazzo, per quanto erano gonfie avrebbero galleggiato! Ma non sarei mai venuto se non nella fica di Milena. Mi avvicinai a Lei, sentivo il mio petto premere contro il suo seno ed il mio cazzo insinuarsi in mezzo alle sue gambe. Il tutto con il mare che ci cullava... masturbava! Ci baciammo ancora ed ancora e poco dopo sentii una strana sensazione di caldo sul mio pisello stretto nelle sue cosce. Stava pisciando sul mio cazzo. Quando poi la sua viscica fu completamente svuotata, si staccó da me, si mise la maschera da sub e lasció che il suo corpo galleggiasse in mare. Fece quello che comunemente veniva definito il "morto a galla". Ma tanto morta non era Milena. Con la testa sotto l'acqua diresse le sue mani sul mio pisello in erezione. Inizió a farmi una sega in mare, percepivo le sue mani che inizialmente tolsero la pelle dalla cappella e successivamente iniziarono un movimento su & giú lungo l'asta del mio cazzo! Poi smetteva e si limitava ad accarezzarlo aiutata dall'acqua. Potevo dire "ciao" all'idea di scoparmela, ero pronto per una lunga ed intensa sborrata marina. Ma Lei come una maga o forse per pura fortuna, smise di masturbarmi e si mi mise in piedi di fronte a me. Inizió a baciarmi di nuovo mettendomi le mani sul sedere. Mentre la mia lingua esplorava ogni angolo della sua bocca, la mia mano fece altrettanto nella parte bassa di Milena, nel Suo posto piú intimo. Toccai quel soffice pelo umido, sembrava di sfiorare delle alghe, solo che le alghe quando le tocchi non ti fanno esplodere le palle. Inizia ad accarezzarla lentamente, cercando di infilare il mio dito medio dentro le sue grandi labbra. Scivoló con facilitá, iniziai a muoverlo in senso antiorario e poi lentamente su e giú. La sentii ansimare e mugulare strani suoni. Sentire poi le sue piccole labbra e tutta la parte dentro della sua fica pulsare, stringersi intorno al mio dito, mi fecero rendere conto che le avevo provocato un primo orgasmo. Portai dopo le mie mani sul suo seno, continuando a baciarla. Ma Lei mi fermó quasi subito, delicatamente mi staccó le mani dalle sue tette e con la sua mano destra afferró il mio uccello sempre piú gonfio. Non voleva farmi una sega, ma trascinarmi a riva usando il mio pisello come guinzaglio. Lo afferró con vigore, con sufficiente forza che la sua stretta aveva spremuto l'asta lungo il mio pisello facendo uscire la sborra incanalata dentro. "Non ancora Chase" disse Milena vedendo quell'unica schizzata uscita per forza di inerzia. Mi porto a riva, con la sua mano che continuava a tirarmi il cazzo e di conseguenza me. Arrivati in spiaggia prese l'asciugamano e lo distese sulla sabbia, mi fece sdraiare e mi chiese se lo avessi portato. "Il preservativo é nel marsupio" gli risposi. Allungó la sua mano su di esso, prese il profilattico ed aprí la confezione. Prima di mettermelo, tenendolo saldamente in una mano, con la lingua mi diede un'unica leccata lungo il mio cazzo per essere sicura che non perdessi l'erezione. Poi con estrema familiaritá lo infiló sul mio pisello. Fece un piccolo massaggio alle mie palle ormai doloranti e lentamente si mise a cavallo sopra di me. Poi aiutandosi con una mano, si abbassó delicatamente sul mio pisello infilandoselo nella sua fica. Ero dentro! Inizió a spingere con vigore, leggeri ma continui movimenti su e giú. Spinse con tanta forza che ebbi la sensazione che potesse arrivargli in gola il mio cazzo. Una, due, tre, quattro..... cinque stantuffate di fica, insieme alle piccole labbra che stavano avendo il loro secondo orgasmo pulsando contro il mio pisello, fecero salire un carico di sperma lungo l'asta. Stavo sborrando alla grande, sentivo gli schizzi di crema calda colare sopra la mia cappella. Dopo l'ennesimo colpo di bacino che indicava ormai che il serbatoio era completamente vuoto, feci alzare Milena da sopra di me. Sfiló la Sua fica dal mio cazzo e si mise al mio fianco. Concludemmo quell'amplesso con un lungo bacio. Successivamente Lei si alzó e come se non ne avesse abbastanza, mi sfiló il preservativo velocemente sensa curarsi dello sperma che coló sulle mie palle e lungo il mio uccello. Poi chinandosi leggermente mi prese per mano e disse: "Andiamo in acqua, te lo pulisco e torniamo indietro". Qualche minuto dopo avevamo giá indossato il costume e mano nella mano ci direggemmo verso i nostri amici allo stabilimento. Quello stesso giorno, quella stessa estate, ci mettemmo insieme.Non duró molto, quando si é giovani le relazioni si consumano in fretta.
Siamo stati insieme per quasi un anno, per poi lasciarci l'estate successiva dove avevamo giá preso strade diverse.... Continue»
Posted by Chase90 1 year ago  |  Categories: First Time, Taboo, Voyeur  |  Views: 261  |  
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Ho rubato il ragazzo a mia sorella (Parte 10)

Io sentii il fischio degli allenatori e mi tuffai nell'acqua. Le mie braccia cominciarono il loro movimento, i miei piedi mi spingevano verso l’altro capo della piscina per poi ritornare verso la alla posizione iniziale e quindi di nuovo indietro. Quando ero in acqua mi sentivo così nel mio ambiente. Virai e tornai verso i blocchi, allenatore tornò a fischiare.
Mi guardò mentre gli altri arrivavano e disse: "Nick, hai fatto un grande tempo, ma sarà meglio che ti conservi per la gara di sabato. Sei è il mio miglior nuotatore e non voglio che tu ti stanchi prima della gara." Io mi limitai ad accennare col capo.
Quando tutti ebbero finito l'allenatore ci congedò ed andammo a fare la doccia. Mi tolsi il costume bagnato ed andai sotto la doccia per lavare via il cloro dal mio corpo. Quando ebbi finito presi un asciugamano, mi asciugai e poi l'avvolsi intorno alla vita. Ritornai nello spogliatoio e vidi Renzo che nudo frugava nel mio armadietto.
"Ehi. Perché cazzo frughi tra la mia roba?"
"Devo scoprire cosa sta succedendo con Giacomo!"
"Se lo vuoi sapere chiedilo a lui! Non guardare nella mia roba."
"Cosa succede?" disse una voce, mi voltai e vidi l'allenatore.
"Sono ritornato dalle docce e Renzo stava curiosando tra la mia roba!" Dissi.
"Renzo, questo è contro il regolamento." Disse l'allenatore. "Ti avviso, se lo farai ancora dovrà punirti e convocare i tuoi genitori. Ora vai a fare la doccia!"

Renzo si allontanò. L'allenatore mi guardò e disse: "Nick, ho parlato con tuo padre, aveva sentito che tua sorella avrebbe tentato di metterti contro qualche componente della squadra, se hai bisogno di qualcuno con cui parlare del tuo problema, anche se si tratta del tuo ragazzo, potrai parlare con me, sono esperto in questo genere di cose."
Mi guardai rapidamente intorno. “Vuole dire che lei è gay?"
"Sì." disse l'allenatore. "E per favore tienlo segreto. In una città come questa a molta gente non piacerebbe sapere che un insegnante è gay. So come ti senti, se hai bisogno di qualcuno a cui parlare, puoi sempre parlarmi."
Accennai col capo, mi vestii e salii in macchina. Ero sicuro che Alice avesse caricato Renzo anche se non sapevo cosa gli aveva detto. Renzo era uno stronzo ma quello che stava facendo era troppo anche per lui. Arrivai a casa, vidi che le macchine dei miei genitori non c’erano e Alice era sulla porta.
"Allora, strega, Renzo stava guardando nel mio armadietto nello spogliatoio, cosa gli hai detto?"
Alice aveva un'espressione soddisfatta. "Stava solo cercando di scoprire se Giacomo è gay."
"E a chi cazzo frega se lo è? E cosa ha scoperto Renzo?"
Alice aveva un sorriso furbesco sul viso. "Bene" dissi. "Se non me lo dirai lo scoprirò da me."
Entrai e corsi nella sua stanza. "Nick, esci dalla mia stanza!" gridò Alice.
"Tu hai mandato qualcuno a rovistare tra la mia roba e scommetto hai frugato nella mia stanza, quindi è il minimo che possa fare, cagna!"
Alice mi saltò sulla schiena, io gli afferrai le braccia e la allontanai da me, poi la presi per un braccio, la spinsi fuori della stanza e chiusi la porta a chiave. Alice picchiava sulla porta mentre io cominciavo a frugare tra la sua roba.

"Nick, apri subito la porta!" Gridava.
Io la ignorai e cominciai a guardare nei cassetti. Dopo alcuni minuti trovai quello che stavo cercando. Una stampa di una e-mail tra Renzo ed Alice. Renzo risultava essere il padre del bambino di Alice e lei gli diceva che non l’avrebbe detto a nessuno se avesse fatto quello che lei gli avrebbe detto di fare. Mi misi in tasca il foglio ed aprii la porta.
"Tu, fottuto stronzo!" Urlò Alice.
Io le passai davanti e mi avviai all’ingresso con lei che mi seguiva. Uscii e mi diressi verso la macchina. "Dove stai andando?!" Continuava a gridare.
"Non sono affari tuoi."
Salii in macchina ed Alice tentò di aprire una delle portiere. Io pigiai rapidamente il pulsante di chiusura delle porte, avviai la macchina e lei si mise davanti all’automobile. Io feci avanzare un po’ la macchina, lei si spostò ed io mi diressi a casa di Giacomo.

Bussai alla porta e venne ad aprire suo padre. "Nick, stavamo per cenare." Disse.
"Mi spiace interrompervi ma ho trovato delle informazioni e non so dove andare. I miei genitori non sono a casa e c’è solo Alice."
Roberto indietreggiò e fece entrare. Io lo seguii in sala da pranzo dove Giacomo era seduto con sua madre. Lui mi guardò incuriosito, mostrai a lui ed ai suoi genitori le e-mail che avevo trovato e dissi loro quello che era successo dopo l’allenamento e quando ero tornato a casa.
"Mamma." Disse Giacomo. "Papà. Posso andare a casa di Nick con lui?"
"Perché vuoi andarci?" Chiese Roberto. "Se i suoi genitori sono fuori, ci sarà solo Alice."
"Ci sarà Nick con me e voglio dirgliene quattro a quella cagna."
"Ben detto ragazzo, non farti mettere sotto i piedi."

Finita la cena ritornai a casa, i miei genitori non erano ancora ritornati. Quando entrammo Alice mi guardò e disse: "Aspetta che mamma e papà tornino e vedrai."
"Chiudi quella boccaccia!" Disse Giacomo. "Tu non provochi che guai!"
"Oh Giacomo, tu vuoi solo entrare nei pantaloni di Nick. E lui non se ne rende conto! Tu non sei nint’altro che una checca!"
"Alice e tu non sei nient’altro che una troaia!" Disse Giacomo. “Io l'ammetto. Io sono gay! E sì voglio stare con Nick, ma cosa pensi stupida puttana? Io sto con Nick. Suo fratello mi trova eccitante in una maniera che tu ti puoi solo sognare! E l'unica ragione per cui sono uscito con te era per poter avvicinare Nick! Ora guarda!"
Giacomo si girò verso di me e mi diede un bacio. Fu molto lungo, profondo e mettemmo le braccia uno intorno all’altro mentre noi baciavamo. Quando interrompemmo il bacio e tornammo a guardare Alice, lei aveva l’espressione più strana sul viso. "Allora come ti senti a sapere che ti ho scaricato per tuo fratello? Perché l’ho fatto? Perché mi piaceva!" E vedessi quello che facciamo quando siamo dietro una porta chiusa, e come mi eccita. inoltre non pensare che ti ho scaricata perché sono gay! O no! Era perché Nick voleva stare con me quanto io volevo stare con lui!" Poi Giacomo gridò. "Tu sei una troia e penso che nessun ragazzo potrebbe res****re a stare con te!"

Alice non disse niente, era come se fosse stata colpita da un martello. "Veni.” Dissi, Giacomo ed io andammo nella mia camera, chiusi la porta a chiave dietro di noi, andai alla mia scrivania ed estrassi un pezzo di carta. "Cos’è?" Chiese Giacomo .
“Il numero del cercapersone di mio padre.” Presi il telefono, composi il numero e poi quello dell’emergenza per indicargli di chiamarmi subito.
Un momento più tardi il telefono suonò ed io lo presi prima che Alice potesse prendere un altro apparecchio.
"Ciao" Dissi.
"Nick." disse mio padre. "Cosa succede?"
Spiegai molto brevemente quello che stava succedendo. "Ok, ritornerò fra un paio di ore. Vedi se riesci a far venire i genitori di Giacomo. La mamma è dalla zia e non ritornerà fino a domani."
"Ok." Dissi.

Dopo aver riagganciato Giacomo chiamò casa sua. Dopo aver parlato coi suoi genitori disse: "Mio padre sarà qui in un paio di ore.”
"Bene." Dissi io. Giacomo al mio letto e ci si sdraiò. Io mi alzai, mi sdraiai su di lui e cominciammo. Velocemente ci spogliammo, lubrificai il suo culo ed il mio pene e poi lo spinsi dentro di lui. Spinsi velocemente e con forza; Giacomo si lamentava ed io lo baciai profondamente. Stavamo facendo sesso più rumorosamente di quanto non facessimo normalmente, penso che Giacomo cercasse di fare in modo che Alice sentisse. In breve Giacomo sparò un carico enorme tra i nostri corpi ed io esplosi dentro di lui.
Restammo sdraiati a letto coccolandoci e baciandoci. "Nick." Disse Giacomo. "Ti amo."
"Anch’io ti amo Giacomo" Guardai su alla sveglia e vidi che c'era ancora un'ora prima che mio padre arrivasse. Il mio stomaco brontolava. "Ho bisogno di un spuntino." Dissi.
“Vuoi andare in cucina anche se c’è Alice?"
"Non possiamo avere paura di lei. Ed inoltre con lo show che abbiamo inscenato prima, e che sicuramente ha sentito, dubito che dobbiamo preoccuparci molto."
"Ok." Disse Giacomo.

Ci alzammo, ci vestimmo ed andammo in cucina. Presi delle patatine, un paio di Coca cola ed andammo in soggiorno a mangiarcele. Misi un braccio intorno a Giacomo, accesi la televisione e cominciai a fare zapping. Girai la testa di Giacomo verso di me e lo baciai. Alice entrò nella stanza.
"Voi due siete disgustosi." Disse.
“Davvero?" Chiesi. "Ci vorrebbe una doccia. Vogliamo andare a farne una, Giacomo? Potrebbe essere divertente farla insieme."
"L’abbiamo fatta insieme l'ultimo fine settimana, Nick. E sì è stato molto divertente fare una bella doccia bollente con te."
E ci baciammo.
"Smettetela!" Disse Alice. "Ho dovuto uscire prima per non sentire il rumore che facevate."
"Beh, non peggio di quel ragazzo che ti sei portato a casa all'una notte durante le vacanze pasquali un anno fa. Ti ricordi che mamma e papà erano fuori quella sera, avrei potuto chiamarli e raccontare tutto; ma non l’ho fatto e questa sera è stata la mia vendetta."
Giacomo appoggiò la testa alla mia spalla. "Smettetela!" Gridò Alice.
"Di fare che cosa?" Io chiesi.
"Cosa! Di dare quello."
"Si chiama coccolarsi, Alice. Le coppie lo fanno sempre. E non si dica che non posso coccolarmi col mio ragazzo."

Alice se ne andò incazzata, Giacomo ed io guardammo una po’ la televisione e dopo poco arrivò mio padre. Il padre di Giacomo entrò subito dopo. Mio padre chiamò Alice: "Cosa è successo stasera?" Chiese.
Io spiegai quello che era successo cominciando da quello che era accaduto dopo l’allenamento di nuoto. Una volta che ebbi finito mio padre chiese: "Hai quella e-mail?"
Gliela diedi, mio padre la lesse e la passò poi a Roberto. "Alice, Renzo è il padre del bambino? La prova di paternità per Enrico è stata negativa." Disse mio padre.
"Sì potrebbe esserlo." Disse Alice.
"Contatterò i suoi genitori e dovrà fare una prova di paternità. Inoltre ho parlato col preside e lui ha detto che potrai finire l'anno con un insegnante privato. Stando così le cose da questo fine settimana andrai a stare con i nonni e starai con loro finché il bambino non nascerà."
“Cosa!" Gridò Alice.
"Non provocherai più guai a Nick e Giacomo." disse mio padre. "Ora finiamola! Venerdì preparerai i bagagli perché dopo la scuola partirai!"
"Loro sono ripugnanti!" Gridò Alice indicando Giacomo e me.
"Non ti permettere di dire queste cose di Giacomo e tuo fratello!" Gridò mio padre. "Tu farai come ho detto!"
Alice corse via. Mio padre si rivolse a Roberto: "Mi dispiace per quanto mia faglia ha fatto a Giacomo ed alla sua famiglia.
"È tutto a posto signor Vardi." Disse Roberto. "Sta diventando tardi, sarà meglio che torni a casa. Vieni Giacomo."
Giacomo ed io ci salutammo poi io andai nella mia stanza e mi preparai per andare a letto. Il giorno seguente tutta la scuola sapeva che Giacomo ed io eravamo una coppia. ... Continue»
Posted by aramis45 9 months ago  |  Categories: Gay Male  |  Views: 280

Ho rubato il ragazzo a mia sorella (Parte 12)

Giacomo ed io eravamo nella sua stanza ambedue a torso nudo. Le mie mani si mossero giù lungo il suo corpo e cominciai a sbottonargli i pantaloni. Glieli tirai via insieme alle mutande e mi tolsi i miei. Lo tirai sopra il mio grembo e noi cominciammo a fare l’amore. Il mio cazzo strofinaca contro il suo sedere, l’uccello di Giacomo strofinava contro i suoi addominali ed imbrattava di liquido pre seminale il mio stomaco.
Presiu il lubrificante e lubrificai il suo buco ed il mio pene. Lo posizionai contro il suo buco e lo penetrai. Sentii la bella sensazione calda intorno al mio uccello e vidi l’espressione di piacere estremo sulla sua faccia. Gli baciai il collo mentre cominciavo a spingere dentro di lui. La bocca di Giacomo era al mio orecchio e vi si stava lamentando dentro, quello mi eccitò ancora di più facendomi spingere più forte. Giacomo aveva le mani sulla mia nuca ed io, mentre continuavo a spingere, trasportai la mia bocca sulla sua e cominciò a baciarlo mentre lo inculavo.
Lui mi spinse sulla schiena e cominciò a cavalcarmi il cazzo. Muoveva le mani sul mio torace, trovò i capezzoli e li pizzicò costringendomi ad inarcare la schiena. Vidi un'espressione di soddisfazione sulla sua faccia, portai le mani sul suo corpo, trovai i capezzoli e li strinsi. Giacomo emise una cosa simile ad un ruggito quando lo feci.
Mi tirai indietro, lo circondai con le mie braccia e lo feci girare sulla schiena. Cominciai a spingere con più forza dentro di lui. Sentii il mio orgasmo arrivare e presto sparai il mio sperma dentro di lui. Una volta finito di eiaculare crollai sul suo corpo con la testa appoggiata al suo torace a riprendere fiato. Abbassai una mano e sentii il suo cazzo ancora duro. Abbassai la testa tra le sue gambe, glielo presi in bocca e cominciai a succhiarglielo.
Giacomo ricominciò a lamentarsi mentre io mi muovevo su e giù sul suo cazzo. La sua respirazione divenne più veloce, capii che stava per venire così continuai a succhiarlo ed in breve lui stava sparando il suo carico nella mia bocca ed io stavo bevendo la sua sborra.

Mi sdraiai accanto a lui e lo tirai nelle mie braccia. "Wow!" Disse Giacomo.
"Veramente!" Dissi io.
Restammo sdraiati per un po’ e poi lui disse: "Tammy vuole che andiamo alla festa con lei e Renzo."
"Sì, lo so."
"Ma lasceranno entrare una coppia gay?"
"Non so. Dovremo chiederlo per saperlo.”
Restammo sdraiati ancora per un po’ e poi ci addormentammo.
Quando scuola riprese la settimana successiva chiedemmo al preside se potevamo andare insieme alla festa. Lui disse che gli stava bene ma ci avvertì di non attirare troppo l’attenzione su di noi. Dato che alla fine del meeting di nuoto dove avevo vinto, un fotografo ci aveva fotografati mentre ci baciavamo, e la fotografia era apparsa sul giornale, tutta la città sapeva che eravamo una coppia.
Mio padre aveva fatto il possibile per non permettere ai vicini di farne un affare di stato e lo stesso avevano fatto i genitori di Giacomo. Qualche volta mentre camminavo vedevo gente che mi guardava in modo strano oppure se mi vedevano arrivare smettevano di parlare e mi guardavano. A scuola le cose erano andate meglio, la maggior parte dei nostri compagni di classe aveva accettato che fossimo insieme per non dire che Renzo, l’amico di Giacomo, usciva con la ragazza più popolare della scuola, Tammy, la quale ci aveva preso sotto la sua protezione ed aveva cominciato a chiamarci i suoi "fratelli", penso che fosse per questo che nessuno ci infastidì mai.

Tammy si era preoccupata di tutto, ci trovò un servizio di berlina ed una stanza vicino alla loro nel motel dove sarebbero stati lei e Renzo. La sera della festa arrivò ed io, nel mio smoking, stavo aspettando che la berlina mi venisse a prendere.
Era tutto tranquillo da quando mia sorella Alice era stata spedita dai nonni. Sentii la porta di casa aprirsi e mio padre uscì bevendo una tazza di caffè.
"Nick. stai attento questa notte."
"Ok, papà."
"E se beve cerca di no ubriacarti troppo."
"Papà, io non bevo." Papà sembrò sorpreso.
"E’ una sorpresa."
"Ma è così, ho provato ma non mi piace il gusto dell’alcol."
"Bene, sono contento di sentirlo ma attento alle droghe."
"Non ne faccio uso, papà. E non ho interesse a provarle.”
"Come ho fatto ad allevare un ragazzo così responsabile?"
Io alzai le spalle.
La berlina arrivò, io salutai papà e salii. La macchina partì e dopo qualche attimo si fermè davanti alla casa di Giacomo. Lui entrò e fortunatamente ero seduto perchè mi sarebbero cedute le ginocchia a vederlo così bello nel suo smoking. Quando fu seduto lo guardai nei suoi occhi di smeraldo, mi piegai e lo baciai. Avrei voluto non smettere mai di baciarlo disse: "Andiamo Avremo tempo più tardi."

In breve arrivammo alla sala da ballo che era stata affittata per la festa. Quando entrammo nessuno ci prestò attenzione, poi sentimmo un grido. "Nick! Giacomo!" ci girammo e vedemmo Tammy che agitava la mano verso di noi. Ci avvicinammo e lei e Renzo ci abbracciarono.
"Avete votato per il re e la regina della festa?" Chiese lei.
"Sì. Non preoccuparti Tammy, hai nostro voto."
"Bene." Disse Tammy.
Chiacchierammo un po’ con loro poi andammo a ballare. Pochi fecero caso al fatto che Giacomo ed io ballassimo insieme un ballo romantico e lento. No sapevo se fosse perché tutti a scuola erano ormai abituati ad avere una coppia gay o per l'influenza di Tammy.
Ballammo per un paio di ore poi il preside salì sul palco e si dedette. "Ok è il momento di rivelare il re e la regina della festa 1998 che sono..." Il preside aprì la busta e lesse: "Il re e la regina della festa sono Nicola e Tammy!"
Rimasi seduto scioccato, ero stato eletto re della festa. Gli studenti avevano eletto re della festa un ragazzo gay. Guardai a Giacomo che mi stava sorridendo e sentii sul mio braccio la mano di Tammy che tentava di tirarmi in piedi. Mi alzai fra gli applausi. Salii sul palco dove il preside mise una corona sulla mia testa. Tammy fece un discorso e quando venne il mio turno riuscii a dire solo: “Grazie."
"Ora è il momento che il re e la regina ballino." Disse il preside.
Tammy ed io scendemmo in pista ed iniziò a suonare un romantico lento. Sentivo tutti gli occhi su di me. “Deve esserci stato un errore." Dissi io.
"Come?" Disse Tammy.
"Renzo dovrebbe essere qui, non io."
"Nick, tu hai vinto regolarissimamente, tu sei è piuttosto popolare. Se tu fossi etero potresti avere tutte le ragazze che vuoi. E tu hai dato a questa scuola qualche cosa che non ha mai avuto in tutta la sua storia."
La guardai confuso. "Oh dai Nick. Hai vinto una gara di nuoto dando a questa scuola un titolo sportivo che non ha mai ottenuto."
"Ma anche se non ci fossi stato io la scuola avrebbe vinto lo stesso, Renzo è arrivato secondo e se non ci fossi stato io avrebbe vinto.”
"Ma il suo tempo sarebbe stato sufficiente per guadagnare i punti per permettere alla scuola di vincere? Credici Nick, tu sei è il ragazzo più popolare della scuola, gay o no."

Finito il ballo andai a sedermi vicino a Giacomo. Un ora più tardi la gente cominciò a lasciare la festa, noi due riprendemmo la berlina ed andammo alla stanza del motel che Tammy aveva prenotato. Facemmo una doccia ed una bella sessione di sesso sotto l’acqua calda, poi andammo sul letto e ci coccolammo.
"Nick." Disse Giacomo. "Ti amo."
"Anch’io ti amo, Giacomo."
"Non vedo l’ora di essere con te all’università. Lì forse potremo girare senza essere oggetto di attenzione."
"Dovremo aspettare solo qualche mese."
"Non penso che Tammy ci lascerà in pace quando saremo là dato che anche lei ci va."
"Bene, sarà bello sapere che c’è almeno una persona che si conosce. E Renzo non sarà molto lontano."
Restammo sdraiati insieme finché non ci addormentammo. Il diploma si avvicinava e Giacomo stava per incontrare i miei nonni.... Continue»
Posted by aramis45 8 months ago  |  Categories: Hardcore, Gay Male  |  Views: 257  |  
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Il sogno

Mi chiamo Massimo, ho 30 anni, sono alto, biondo, carico per non dire bello, single e benestante. In poche parole non dovrei lamentarmi e invece … sono seduto nella sala d’attesa della psicologa in attesa di essere ricevuto. Ultimamente ero ossessionato dal sesso e dopo averci pensato e ripensato più volte ho deciso di rivolgermi ad un professionista. Non sapendo da andare scelsi sulle pagine gialle quello più distante dal luogo dove abito senza capire però che si trattava di una psicologa, Luciana.
Non vi dirò l’imbarazzo che ho provato nei primi minuti quando ero più che tentato di scappare né quando fo parlato, o meglio ancora ho provato a parlare, per la prima volta ottenendo come unico risultato una specie di sibilo e nient’altro. Fu però a causa di ciò che ho capito di aver trovato la persona giusta. Stupidamente, non essendo mai stato da un psicologo, mi aspettavo commenti o battutine su quell’inizio mentre lei rimase in silenzio. Superato quel momento mi sono presentato facendole poi un quadro del problemi che mi aveva indotto a rivolgermi ad un psicologo.
Ed ora sono ormai quattro mesi che settimanalmente vengo per sfogarmi con quella che penso sia l’unica persona in grado di capirmi o meglio ancora quella che mi ascolta in silenzio senza interrompermi. Ogni tanto mi chiede di approfondire qualche pensiero o osservazione altrimenti rimane seduta su quella poltrona usurata dal tempo prendendo appunti.
Luciana è una donna di circa 35 anni, bassotta e cicciottella, capelli neri, una terza abbondante di seno, vestita sempre di nero con gonne lunghe.
“E’ in lutto o spera che il nero la faccia sembrare più magra? “ mi sono chiesto più volte
Sono guarito dall’originale ossessione del sesso o meglio è cambiata. Guardare ora le donne passeggiare per le strade non mi fa più nessun effetto e posso anche andare tranquillamente al mare con la certezza che la vista di tutte quelle ragazze in bikini o topless non mi turba più.
Quello che ora sconvolge la mia vita è un sogno; il seguente:
Sono vestito elegantemente in una grande stanza, si sente in sottofondo una musica sconosciuta, la luce è bassa, cupa, al centro ci sono delle strutture metalliche, uno strano cavalletto alto, un palo bloccato a terra e che scende dal soffitto, una croce fatta a ics larga. Su ogni struttura si vedono manette e ganci e dal soffitto pendono diverse catene e corde. C’è poi un mobile, anch’esso metallico tipo banco da lavoro, su cui si intravedono fruste ed altri oggetti erotici. Sono fermo ed aspetto.
Sono tante le domande che mi faccio ma ce ne sono due che mi tormentano: cosa faccio lì e cosa sto aspettando e Luciana mi sta aiutando a trovare queste risposte.
Alla fine dell’ultima seduta mi aveva detto
“Massimo dobbiamo sposare l’orario degli appuntamenti. Puoi venire alle 18.00?”
“va bene, non ci sono problemi” e così eccomi qui in leggero anticipo seduto su questo scomodo divano in attesa di essere ricevuto.
“Massimo scusa l’attesa ma ho ricevuto una telefonata” mi dice facendomi entrare. Ho la sensazione che ci sia qualcosa di nuovo nello studio ma non riesco a capire cosa sia. Forse è solamente il fatto che fuori è buio mentre le altre volte era giorno. Comunque mi sdraio sul lettino ed inizio a parlare
“Il sogno continua a perseguitarmi. Proprio questa notte però c’è stato un cambiamento. Alla fine ho sentito per la prima volta un rumore. Un ticchettio, come dei passi che si avvicinavano. Mi sono girato verso quel rumore. Ho visto una porta aprirsi ma poi … è suonata la sveglia.”
“bene vuol dire che la prima risposta è alla portata di mano. Hai detto che hai sentito un ticchettio?”
Quando la vedo prendere degli appunti capisco cosa c’è di nuovo in questa stanza. Luciana è vestita in modo diverso. Porta una gonna che le arriva sopra il ginocchio (sempre nera), calze nere e una maglietta rosa. Questo mi fa felice perché significa che non è in lutto.
“così mi sembrava. Forse erano dei passi. In fin dei conti quella porta si stava aprendo” le rispondo
“bene. Ora però non ti innervosire se questa notte non sogni il resto. Dimmi è successo qualcosa di nuovo questa settimana? Hai fatto nuove amicizie?”
“no è tutto come prima”
“eppure qualcosa deve essere successo, ce lo dice il cambiamento nel sogno”
“sinceramente non mi viene in mente nulla”
“ok. Ci vediamo tra una settimana.”
Per quasi tutta la settimana dormii bene senza fare sogni particolari. Questo fino alla sera precedente l’appuntamento con Luciana. Non mi sentivo bene, avevo qualche linea di febbre e questo sicuramente stimolò il mio riposo e di conseguenza il sogno.
“allora Massimo dal tuo comportamento capisco che c’è qualcosa di nuovo, raccontami”
“La stanza era la stessa, come pure tutto il resto, sento quasi subito il rumore dei tacchi, la porta si apre con un lugubre scricchiolio e intravedo lei. Una donna che cammina a tentoni su delle scarpe con tacchi a spillo alti almeno 15 cm. Solo quando entra nel cono di luce noto che è bendata. Un sorriso ghignoso appare sul mio viso. Lei continua ad avanzare sbandando più volte a destra e a manca anche per la poca abitudine a portare i tacchi così alti. Più volte perde l’equilibrio ed io rimango sempre lì fermo nel centro della stanza a godermi questo insolito spettacolo. Non capisco cosa ci sia di seducente in quello che vedo ma sono molto eccitato.
Sento il suo respiro farsi sempre più veloce. Continua a camminare fino a quando, dopo un grido di dolore, cade malamente a faccia avanti. Ha preso una storta. Si contorce sul pavimento dal dolore.
“alzati” le dico con una voce ferma ed imperativa.
“dove sei” mi chiede piagnucolando mentre con notevole difficoltà si alza e si avvia claudicante verso di me
“ferma” le induco e subito lei si ferma cercando di spostare il peso sulla gamba sana.
“dritta” vedo dal suo viso la sofferenza che prova nel rimanere in questa posizione ma lo fa automaticamente.
Mi avvio verso di lei e per alcuni minuti le giro intorno, con calma, guardandola bene per la prima volta. E’ vestita tutta di nero. Gonna, maglietta, calze, anche la collana è nera. Solamente la benda è colorata. Rosa per la precisione. Lei resta sempre ferma mentre i miei passaggi si fanno sempre più stretti.
“levati la gonna” lo fa con non poca difficoltà gemendo per il dolore alla caviglia
“silenzio” urlo a poca distanza dalle sue orecchie. Una goccia di sudore le scende lungo il collo insinuandosi pian piano nel decolté.
La gonna scende lungo le gambe mostrando un tanga nero e le calze autoreggenti. Le natiche, liberate dalla stretta della gonna, prendono la loro forma naturale. Sono grandi.
“non ti vergogni ad andare in giro così. Sei ridicola con quel tanga infilato in mezzo a questi due cocomeri” le dico sottolineando quest’ultima parola con una sonora sculacciata su ciascuna chiappa.
Non se le aspettava. Accusa gemendo sia gli schiaffi che l’insulto. Una lacrima scende da una guancia.
“Dovrai essere punita per questo” le dico mentre la prendo per i capelli portandola verso il cavalletto. Ogni passo è un gemito.
“spogliati ma lascia le scarpe e le calze” Il suo seno che sembrava così bello si allunga subito dopo che viene liberato dal reggiseno
Un ghigno si forma sulla mia bocca quando dico “Di bene in meglio” pizzicandole i seni. Altro gemito. Prendo il frustino semirigido con punta piatta. Lo muovo sferzando l’aria. Al suo sibilo la vedo irrigidirsi. Inizia a tremare.
“riconosci il rumore?”
“sì” risponde cominciando a frignare
“lo supponevo. Ne devi aver un buon ricordo” e scoppio a ridere in modo sadico
Appoggio la punta del frustino su un seno e comincio a muoverlo con leggerezza, sfiorandola quasi, disegnando dei ghirigori sempre più ampi. La pelle è tutta un brivido. Scendo verso il basso gustandomi la smorfia di piacere che si forma sulle sue labbra. Mi fermo. Mi fermo e trascino una scaletta a due gradini accanto a lei. Un singhiozzo mi fa capire che sa cosa le capiterà, almeno così si illude. Ubbidiente ci sale sopra avanzando con cautela fino a quando non entra in contatto con il cuoio che ricopre la parte alta del cavalletto. Prendo le manette che blocco sia sulle caviglie che ai polsi. Il suo tremolio aumenta quando chiudo quella sulla caviglia slogata.
“allungati” le ordino. Ora è a 90°. Blocco le manette dei polsi sui piedi anteriori del cavalletto che scendono parallelamente. La parte posteriore del cavalletto è diversa da quella anteriore. Qui le zampe del cavalletto si allargano in modo che le gambe siano aperte mettendo in mostra sia la fica che il culo. Guido quindi ciascuna gamba sulle zampe del cavalletto. Ora i suoi piedi rimangono sollevati da terra. La forza di gravità la fa scendere leggermente allargandole ancora di più le gambe fino a quando le manette sui polsi la bloccano. Urla. Sarà per il dolore che prova sulle braccia distese che reggono il suo peso, per le gambe oscenamente aperte o per la paura?
struscio il frustino su una natica dall’esterno verso l’interno avvicinandomi sempre di più alla fica esposta. Un veloce passaggio e subito sono sull’altra natica. Freme ogni volta che mi avvicino alle sua intimità esposte
“Zac” Di colpo faccio partire una sferzata che disegna una striscia rossa sulla natica colpita.
Il suo ansimare viene interrotto dall’urlo che esce dalle sue labbra quando sente la staffilata arrivare e colpire.
Riprendo il gioco partendo ora dall’altezza del ginocchio salendo con studiata lentezza. Non ho fretta. Più mi avvicino e più trema immaginando quale sarà la fine di questa corsa.
Le sfioro il clitoride, passo sulla fica, sul buco del culo, riscendo sulla fica e “zac” parte la seconda sferzata che colpisce lo stesso punto della precedente.
L’urlo che ne segue è ancora più forte e prolungato. Rimane quasi senza fiato. Attendo che il dolore si plachi, giusto pochi secondi, e poi “zac, zac, zac” colpisco le cosce della stessa gamba avvicinandomi sempre di più alla fica. I lamenti e il pianto dirotto si espandono nella stanza. La mia eccitazione aumenta ancor di più. Il risalto dei segni lasciati sul suo corpo formano quella che può sembrare un ideogramma. Il rossore della gamba contrasta il biancore dell’altra. Vado verso la parte anteriore del cavalletto e la libero dalla benda. I
suoi bellissimi e lucidi occhi hanno un colore blu intenso e ……. Mi sono svegliato.
“Hai riconosciuto il volto, la conosci questa persona?” mi chiede Luciana parlando per la prima volta
“No. Di lei mi ricordo solamente gli occhi ed il corpo” le rispondo. Per la prima volta noto in lei un rossore, come se fosse in imbarazzo, mentre mi parla. Si deve esserle slacciato un bottone perché prima non avevo notato il suo decolté. Si intravede il reggiseno nero e mi sbaglio o si intravedono i segni dei capezzoli induriti sulla camicetta rossa?
“Nientr’altro?”
“solo quel sogno ancora più strano. Mi dovevi vedere quanto ero diverso e … uhm … eccitato”
“L’ho visto” mi dice sorridendo “lo eri anche mentre raccontavi”
“scusami”
“non ti preoccupare, non sei il solo a cui capita. Molte altre persone si eccitano quando sono qui” mi risponde
“comunque per ora basta così. E’ tardi. Stai tranquillo e ci vediamo tra una settimana” mi dice mentre si alza dalla poltrona.
Guardo l’orologio e vedo che sono più di 2 ore che sono qui. Per fortuna ero l’ultimo.
“scusami per l’ora” le dico mentre usciamo dallo studio. “per farmi perdonare ti posso offrire una cena?”
“ti ringrazio dell’invito ma non posso. L’etica professionale non me lo permette.”
Mentre scendiamo con l’ascensore sento il suo inebriante profumo di donna, la vedo parlare ma non la sento, ho come le orecchie ovattate, la testa mi gira e … tutto diventa buio.
Quando riprendo i sensi sono di nuovo disteso sul lettino dello studio. Sento in lontananza una voce che parla, la sento sempre più forte e chiara. Finalmente riapro gli occhi. La luce mi acceca ma riconosco la silhouette di Luciana.
“cosa mi è successo?”
“Hai perso i sensi, forse dalla fame. Ora aspetta un po’ prima di provare ad alzarti altrimenti potrebbe succedere di nuovo. Non ho fretta”
“ma fame si” le rispondo sorridendo
“insomma. Non sono ai tuoi livelli ma ci sono vicino”
Senti. Lascia perdere l’etica e vieni a cena con me. Oltretutto sei quasi obbligata, potrei svenire lungo la strada o peggio mentre guido”
La vedo indecisa, di nuovo appare quel rossore che avevo notato precedentemente, poi finalmente mi risponde
“Ok. Ma ciascuno paga per conto suo altrimenti non vengo”
“va bene. Non insisto.”
Dopo una mezz’ora siamo seduti al tavolo di un ristorante che si trova vicino al palazzo dello studio. Siamo entrambi imbarazzati. Io non so di cosa parlare e lei aspetta il mio primo passo.
“Luciana, scusa ma in questo momento mi sento spaesato. Vorrei parlare con te ma mi sento bloccato, non so da dove cominciare.”
“questo è il motivo per cui non volevo venire a cena con te. Certo non possiamo parlare di me, è assurdo che un mio paziente mi conosca al di fuori della mia professione come non possiamo parlare del tuo problema visto che so tutto del tuo sogno.”
“hai ragione. Parliamo di sport? Politica? Di tempo no, ti prego!”
Le sue labbra si allargano in un sorriso malcelato e poi finalmente si aprono in una allegra risata. Rotto il ghiaccio parliamo del più e del meno per tutta la cena come due “amici” che non si vedono da tanto tempo senza però mai sfiorare le sfere personali.
Ritornato a casa accendo la televisione per vedere l’ultimo TG e poi mi addormento.
“Questa è la segreteria telefonica della Dott.sa XXXXXX. Lasciate un messaggio e sarete richiamati”
“Ciao Luciana …. Uhm … Buongiorno dottoressa sono Massimo. Scusate se ho chiamato ma ho bisogno di vederla. Il sogno è ritornato e sono … Guardate sto tremando al solo pensarci. Mi faccia venire, la prego, in qualunque orario. Mi sono preso un giorno di permesso per quanto sono stravolto. Mi richiami per favore.”
Erano le 6.30 quando ho lasciato questo messaggio sulla segreteria telefonica di Luciana. Ora sono le 11.00 ed ancora non ho ricevuto notizie da lei. Mi alzo per prepararmi l’ennesima camomilla, dicono che aiuti a calmarsi ma su di me per ora non ha fatto effetto, quando squilla il cellulare
“Pronto?”
“ciao Massimo sono Luciana, la dottoressa XXXXXX. Ho appena ascoltato il tuo messaggio. La mia giornata è tutta impegnata. Ci possiamo incontrare alle … fammi vedere … alle 19.00.”
“mi dispiace ma ne ho veramente bisogno. Grazie e a questa sera”
Lei mi sembrava scocciata. Certo con un messaggio così è stata obbligata a darmi l’appuntamento ma sono veramente preoccupato. Ho bisogno di sfogarmi con qualcuno.
Finalmente sono sdraiato sul lettino dello studio. Sono agitato.
“Massimo fai un bel respiro, calmati un momento. Ora sei qui. Siamo soli. Hai mangiato?”
“un pezzo di pizza, ma controvoglia. Ho lo stomaco chiuso”
“calmati. Anche io ho mangiato. Possiamo rimanere tutto il tempo che vuoi”
respiro profondamente e riesco a calmarmi. Lei è già seduta sulla poltrona con il solito quaderno su cui prende appunti. Dalla sua faccia capisco che è stanca. Il pallore del viso fa sì che sia un tutt’uno con la camicetta bianca.
Quando mi sento pronto inizio
“Il sogno è suppergiù lo stesso. C’è qualche piccolo cambiamento in alcuni dettagli e poi c’è la parte nuova. “
“non correre, respira profondamente, chiudi gli occhi e dimmi cosa è cambiato”
“La benda non è più rosa ma nera. La biancheria invece è rossa anziché nera”
“rosa o rossa”
“rosso acceso.”
“Sono nudo.”
Il fruscio della penna che scorre sul quaderno mentre lei prende appunti mi fa venire i brividi. Mi ricorda il sogno. Con un sospiro riprendo a raccontare
“ho in mano la benda nera che ho appena tolto dai suoi occhi. I suoi bellissimi e lucidi occhi hanno un colore blu intenso, le pupille sono dilatate, le palpebre sono nere grazie al mascara sciolto dalle lacrime, mi guarda intensamente. Sostengo il suo sguardo fino a quando non lo abbassa. Mi avvio verso il banco da lavoro che si trova alle mie spalle e su cui giacciono oggetti erotici di vario tipo. Glieli mostro uno ad uno gustandomi le sue reazioni. Alla fine scelgo un frustino molto lungo e flessibile che faccio sibilare vicino alla sua testa posta alla fine del cavalletto ed una specie di morso. Le urla di paura mi danno fastidio. Si può lamentare solo quando prova dolore. Lo sa questo! Tra me e me ammetto che sono invece quelle di paura che mi eccitano di più. Salgo su uno sgabello davanti a lei e le metto il morso che tiene aperta la bocca. Lo dilato prima al massimo per poi portarlo alla misura giusta. Arrivo con il pene all’altezza della bocca pronta a riceverlo da cui scendono già fiumi di saliva. Lo infilo nel morso e sento prima il calore e poi la lingua avvolgerlo.
“Ferma! sei in punizione! Non puoi godere del mio cazzo” le ordino mentre si sente lo schiocco della frusta quando la colpisce sulla natica, ed il cazzo affonda nella sua gola. Vorrebbe gridare, urlare, piangere ma non lo può fare. E’ già tanto che riesce a respirare visto che con il glande sento la sua ugola.
In successione faccio partire altre due, quattro, otto frustate che la colpiscono in vari punti delle natiche ed ogni volta affondo sempre di più il membro dentro la sua bocca. L’ugola l’ho sorpassata sicuramente. Guardo i suoi occhi che quasi escono dalle orbite. Sorrido.
“brava, così” le dico mentre lancio l’ultima frustata colpendola proprio nel solco delle natiche e raggiungendo la sua fica che so essere grondante di umori.
Sfilo il marmoreo cazzo dalla bocca, una valanga di saliva e muco le scende dai lati, forse anche dalle narici.
La sento tossire violentemente, le gambe scivolano ancora di più verso il pavimento e le braccia si allungano con uno strano rumore. Il grido di dolore è assordante e prolungato. Dal tavolo di lavoro prendo una pomata rinfrescante che con leggerezza passo sui segni delle frustate. Sono diventato veramente bravo. La pelle è ancora tutta intatta. La sento ansimare per il piacere che prova grazie a questo unguento. E’ rinfrescante. Lo passo su tutti i punti colpiti con micidiale precisione senza tralasciare la fica ed il culo vittime dell’ultimo colpo.
Prendo un attrezzo che ho appena acquistato e di cui lei non conosce l’esistenza. Sarà una bellissima sorpresa. E’ una macchina particolare. Una macchina del sesso telecomandata. La regolo in modo che lo stantuffo sia nella posizione e all’ altezza giusta applicandovi sopra un dildo molto lungo. Lo ricopro di gel in modo che la sua immissione sia facilitata e lo appoggio sull’ano.
Lei si irrigidisce subito. Non le è mai piaciuto il sesso anale anche se con me lo pratica spesso. Con me deve fare tutto altrimenti la punisco. E non sempre le piace questo.
Sono di nuovo sullo sgabello con il cazzo all’altezza della bocca. I suoi occhi sembrano implorare pietà. Nel momento in cui prendo la frusta una lacrima scende lentamente lungo la guancia.
Aziono il telecomando, il pistone inizia a muoversi lentamente, si sente un lamento quando il fallo entra nell’ano. Affondo il cazzo nella bocca spalancata e faccio partire una scudisciata. Il suo urlo è così soffocato che quasi non si sente. Esco dalla sua bocca. Ansima. Per ora la corsa del fallo è regolata su una corsa breve e lenta. Dopo essere quasi uscito ricomincia a spingere. Vedo i suoi occhi dilatarsi. Urla di nuovo. Più violentemente di prima faccio entrare il cazzo nella bocca, ancora più a fondo e ZAC parte la frustata. Faccio uscire il cazzo dalla bocca. Le lacrime scendono dai suoi occhi come un fiume un piena. Al nuovo ingresso del fallo non si sente nessun gemito ed il mio comportamento è diverso. La lascio respirare tranquillamente e non la frusto. Aumento solamente la corsa del fallo. Al nuovo e più profondo affondo non riesce a trattenere il lamento che si trasforma in urlo quando vede il mio pene entrare nella sua bocca ed il colpo di frusta colpisce la natica. Andiamo avanti per una buona mezz’ora. Ora non si lamenta più, ha capito che non le conviene farlo, il fallo entra lentamente per buoni 25 centimetri nel suo culo e le sue natiche sono scarlatte. Ad ogni affondo il respiro si fa più affannoso, non piange più. La libero dal morso e scendo dallo sgabello. I suoi occhi mi guardano. Di colpo porto la velocità al massimo.
“Ahhhhhh ….. Ahhhhhhh ……. Ahhhhhhhhh” geme ad ogni affondo. Gemiti misti di piacere e dolore che aumentano di tono e intensità fino all’urlo liberatorio al momento dell’orgasmo.
La macchina continua a muoversi ancora per pochi secondi e poi la blocco. Quando le sfilo il fallo dal culo vedo l’ano rimanere dilatato. Non ci tracce di escrementi e sangue.
“brava. Hai fatto bene i compiti a casa. Ti è convenuto altrimenti ti facevo leccare tutto quanto. La libero dalle manette. Cade rumorosamente rimanendo distesa sul pavimento.
“inginocchiati” con difficoltà esegue il mio ordine. Mi avvicino a lei. Con il cazzo inizio a schiaffeggiarle il viso, lo struscio vicino agli occhi, alle orecchie. La mia eccitazione aumenta ancor di più. Mi avvicino alla bocca che subito si spalanca. Sa quanto mi piace. Glielo faccio assaporare, lecca tutta l’asta fino ad arrivare sui coglioni, risale, lo imbocca e comincia a succhiare profondando sempre di più nella sua gola, piace anche a lei, è una maestra in queste cose.
Il dondolio della sua testa si fa sempre più veloce, il risucchio diventa un vortice alla cui alla fine mi arrendo spruzzando lo sperma direttamente nella sua gola. Lei ingoia tutto avidamente senza perdere neanche una goccia di questo nettare. Lo ripulisce e si ferma. Alza la testa guardandomi fisso negli occhi, altre lacrime appaiono nei suoi occhi, deglutisce per l’ultima volta e dice
“grazie amore”
Si rialza, mi bacia, le nostre lingue si intrecciano, i nostri corpi si uniscono in un forte abbraccio, le sue mani si muovono alla ricerca del mio sesso, le mie sono già sulla fica grondante di umori, il clitoride è duro e sporgente, lo stimolo, grazie alle sue manipolazioni il cazzo è tornato duro. La faccio stendere sul pavimento, infilo il membro nella sua accogliente vagina, la stanza si riempie dei nostri gemiti di piacere, i movimenti si fanno sempre più forsennati, la chiavo alternando i movimenti prima lenti, profondi, dolci ad altri veloci e brutali.
“Ahhhhh siiiii” urla mentre raggiunge l’ennesimo orgasmo di questa serata particolare “vengoooo … vengo …. Vengoooooooooo… oddio come è belloooo ….. siiiii ancoraa” le sue parole mi eccitano in un modo incredibile, l’apice del mio piacere si avvicina sempre di più, sempre di più fino al momento in cui non sento le lacrime uscire dai miei occhi, la guardo e le urlo il mio amore.
Poi mi sono svegliato.
Il silenzio che è sceso nello studio è disturbato solamente dal respiro di Luciana, veloce, affannoso , ansimante. La guardo e vedo l’eccitazione sul volto, il seno che si alza e si abbassa con quel respiro affannoso, i capezzoli che formano due piramidi sulla camicetta, la gonna leggermente alzata sulle gambe tanto da mostrare la fine delle calze autoreggenti, la mano che trema mentre tenta di prendere appunti, dalle palpebre degli occhi scendono gocce color nero, sono lacrime mescolate al mascara.
I nostri sguardi si incrociano, cerca di riprendere la solita aria professionale.
“Luciana ho ponderato tutto il giorno sulla cosa ed ho deciso che questa è l’ultima volta che vengo. Prima o poi capirò il significato di questo sogno che ad essere sincero inizia a piacermi. Ti ringrazio dell’aiuto che mi hai dato, non offenderti per la decisione ma preferisco così”.
Sul viso ancora scosso dal racconto appare una smorfia di delusione.
“sei libero di fare quello che vuoi.”
Ci salutiamo con una fredda stretta di mano. Esco dal portone del palazzo. E’ tardi e buio pesto. Mi fermo e faccio vagare il mio sguardo per la stretta strada. Da un telone pubblicitario scendono delle corde, sotto l’infrastruttura di un palazzo c’è un cavalletto abbandonato, le strisce di plastica bianco e rosse utilizzate per delimitare il cantiere sono agitate dal vento, un rumore di passi si fa sempre più vicino. Sento uno scricchiolio,
vedo il portone aprirsi e vedo lei. Mi guarda, si avvicina, le mie labbra si aprono in un sorriso quando sento la mia eccitazione crescere
“Ti ho aspettato tanto” le dico con voce ferma e autoritaria
“lo so. Anch’io ti ho aspettato per tutta la vita” mi risponde baciandomi


P.S. Questo racconto l'ho postato anni fa in un altro sito con un nick differente e me ne ero quasi dimenticato. Chiedo scusa se alcune descrizioni sono poco chiare, ero alle prime armi, ma ho preferito lasciarlo com'era.
Spero vi piaccia ugualmente
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Posted by io_nascosto 8 months ago  |  Categories: Anal, BDSM  |  Views: 1127  |  2

3 - il potere logora…

il potere logora… finché non inizi a prenderci gusto.

Inizio

Tutto ha un inizio,
ogni inizio non è altro che il primo passo verso la fine...

Ero appena arrivato in quell’ufficio, assunto da poco a 30anni ero il più giovane, i colleghi erano quasi tutti molto più grandi di me e, a parte i buoni rapporti di lavoro, avevo ben poco in comune con loro.

L’unica con la quale si stabilì una certa amicizia, e poi intimità, era Veronica aveva 40anni, sposata con due figli, ed era simpatica, fisicamente gradevole, ma si vestiva sempre un po’, come dire, troppa seriosa. Con lei mi trovai subito a mio agio, mi piaceva, fisicamente ed intellettualmente, poi il fatto che fosse felicemente sposata la rendeva ai miei occhi inaccessibile a qualunque coinvolgimento romantico-erotico, per cui la simpatia fu subito priva di doppi fini.
Il lavoro ci faceva passare molto tempo assieme, e via via l’iniziale simpatia si trasformò in vera e propria amicizia. Io le raccontavo le mie disavventure sentimentali e lei mi confidava dei soliti problemi che sempre ci sono in famiglia. L’amicizia era talmente limpida che spesso e volentieri ci si scambiava SMS di saluto o di scherzo anche durante il fine settimana.

Un giorno durante una dura giornata di lavoro, la vedevo più tesa e nervosa del solito, così gli dissi:
- anticipiamo la pausa caffè?
- si, dai, non riesco proprio a concentrarmi oggi…
Uscimmo così per andare al solito bar vicino, ci sedemmo e ordinammo, mentre aspettavamo i caffè, vedevo che il cambio d’aria non le aveva giovato ed aveva ancora su un muso lungo che non mi piaceva affatto, così provai con una battuta:
- dovresti fare un po’ più sesso con Davide (suo marito), almeno arriveresti un po’ più distesa al lavoro!
- ah… ah… ah… simpatico come sempre. E poi, fosse per me…
e lasciò cadere la frase così, evitando di guardarmi in faccia.
Mi ero cacciato nel solito ginepraio! Che fare ora, entrare in argomento e provare a parlarne o lasciar cadere le sue parole?
In tutti i casi sarebbe stato un possibile insuccesso, o ci facevo a figura del ficcanaso o passavo per insensibile a quella che poteva anche essere una specie di richiesta d’aiuto da parte di un’amica. Visto che il pericolo è il mio mestiere decisi di indagare:
- dai, non mi dire che hai problemi a “sedurre” tuo marito, non ci credo nemmeno se lo vedo!
- non è questo…
- aah… volevo ben dire…
- è che non mi vede più come un tempo, sarà forse che sono invecchiata o imbruttita, non so, ma non cerca più di sedurmi, mi da per scontata, ecco.
- mmm… sarà lo stress… capita, ma passa. Di sicuro, a guardarti, non è un problema di età, tantomeno di bruttezza, sei uno schianto, e lo sai.
- grazie, sempre galante… però non so se è una cosa passeggera, prima era anche un tipo geloso, mi stressava sempre se per caso mi vestivo un po’ troppo sexy, o se mi sentiva parlare al cellulare con qualche collega fuori orario di lavoro. Ora più nulla…
- vabbe’… avrà capito che i colleghi hanno bell’e raggiunto la pace dei sensi…
- ahahahah… già… pensa che l’unico “segno di vita”, lo ha avuto l’altra sera, eravamo in macchina che tornavamo a casa, e mi è scappata una risatina per un SMS che mi avevi mandato tu, ha iniziato a chiedere “chi è, cosa vuole, come mai ti fa ridere? ecc…” e nche la sera a cena è stato un po’ più presente, dopo molto tempo ho avuto l’impressione che fosse più interessato a conversare con me che a quello che aveva nel piatto.
- beh… se è per così poco, che ci vuole? Basta che mi fai sapere quando hai voglia farti sedurre ed io ti mando SMS, sinché non si ingelosisce e ti salta addosso.
- ahahahahah… che scemo, magari funziona!?!?! Comunque sei riuscito a farmi sorridere. Grazie.
- ma ti pare… ahahahahah…
chiudemmo lì la conversazione, pagai i caffè e ce ne tornammo in ufficio. In effetti in qualche mdo ero riuscito a farle tornare il buonumore, ed il resto della giornata scorse tranquilla.

Tutta la settimana era passata via tranquilla, il venerdì sera, mentre tornavo a casa ero stanco ma sereno, non avevo programmi per la serata e mi sarei potuto dedicare a cucinare, mangiare, magari uscire per un caffè dopocena senza dovermi preoccupare neppure dei piatti da lavare, che avrei tranquillamente potuto rimandare all’indomani.
Entrato in casa, mi metto comodo e, inizio a darmi da fare per la cena, Tv accesa come sottofondo sul solito quiz preserale, un assaggino di tanto in tanto mentre cucino e intanto rispondo a voce alta alle domande che il conduttore fa a quel tontolone del concorrente.
Saltate le verdure, con abbondante peperoncino, per la pasta , che intanto avevo già buttato nell’acqua, non mi restava che aspettare. Mi sono seduto un attimo sul divano, poi mi son reso conto che non avevo a portata d’occhio il cellulare, allora mi alzo e lo vado a cercare, lo avevo lasciato vicino alle chiavi all’ingresso. Mentre mi sto risedendo sul divano vedo che c’è un SMS di Veronica:
“oggi ci vorrebbe uno dei tuoi “sms”, stiamo andando a cena fuori, siamo passati in macchina davanti al posto dove abbiamo fatto l’amore la prima volta. Quando gliel’ho fatto notare mi ha risposto quasi freddamente “già… quanti secoli”“
Sorrisi e risposi di getto:
“Colpa tua, dovevi provocarlo. Se gli dicevi “sai, qui una volta ho fatto l’amore con uno. Non è stato un granché!” avresti visto che reazione!!! ahahahah”
Inviato, mi sono alzato, posando il cellulare sul tavolino, per andare a controllare la pasta. Quasi pronta. Allora mi dedico ad apparecchiare il tavolo, sono solo e potrei benissimo limitarmi ad un piatto, bicchiere ed una forchetta, tanto l’etichetta non conta, però ho voglia di fare le cose per bene e poi mi accorgo di avere una gran fame. Allora dal frigo tiro fuori un po’ di salumi e formaggi per prepararmi anche un antipastino. Mentre preparo la tavola sento la vibrazione del cellulare amplificata dalle vibrazioni che provoca sul tavolino.
Abbandono i salumi, vado a vedere chi mi cerca. Magari qualche amico che organizza la serata. Niente, è di nuovo lei:
“ahahahah… il solito scemo. Però sta funzionando, come l’altra volta ha notato che ho sorriso e mi ha tempestato di domande. PS come facevi a sapere che non era stato un granché?”
Risi di gusto mentre rispondevo:
“la prima volta coi mariti è sempre così… infatti ci si sposa per vedere se migliora!!! Ahahahah”
Ho tirato il cellulare sul divano, così non avrei sentito nemmeno la vibrazione e mi dedicai a mangiare, la fame era aumentata mentre la cucina si riempiva dell’odore delle verdure saltate.

Mi sono seduto a tavola ma, appena presa la forchetta in mano, mi è venuta la curiosità di sapere com’era andata a finire col marito di Veronica. Ho recuperato il cellulare dal divano e mi sono rimesso a tavola, mentre assaporavo il primo boccone leggevo il suo ultimo messaggio:
“gli ho detto che eri tu, e della battuta sulla prima volta coi mariti. Ha riso, ma si vedeva che era una risata finta, in faccia è livido. Ahahah… se continua così altro che attenzione alla conversazione, qui ci scappa “qualcosa”. A più tardi”
“a più tardi”? mi vuole fare le cronache della serata? ho non mi sono risposto e gli ho scritto:
“prova a provocarlo un po’ durante la cena… magari al ritorno si ferma in quel posto… ahahaha”
Finito di cenare, ho deciso di cambiare programma, lavo i piatti e poi mi metto davanti alla Tv, l’indomani si prospettava una giornata di sole e sarei potuto uscire a fare una passeggiata e godermi la mattinata. Alle 23 ero già a letto e, dico la verità, prima di addormentarmi mi sono chiesto come fosse finita la serata di Veronica.
La risposta l’ho avuta la mattina alle 8 quando mi sono svegliato, il led del cellulare lampeggiava, mentre realizzavo che a quell’ora non poteva essere che un SMS di Veronica mi accorsi anche di avere una certa erezione, la situazione iniziava effettivamente a stuzzicarmi, inizio a toccarmi con la mano sinistra, mentre con la destra prendo il cellulare. C’erano 2 messaggi:
3:05 “ho seguito il tuo consiglio. Ha funzionato, al ritorno ci siamo fermati ed è stato particolarmente passionale… ora mi sto preparando per andare a letto mentre lui parcheggia… magari ci scappa il secondo round… hahahahahah”
4:03 “wow… altro che secondo round… è stato proprio un combattimento… e lui è andato al tappeto… ahahahah… chissà perché te lo dico a te poi? Sarà colpa del vino a cena!”

Un po’ intrigato ed un po’ preso dall’erezione che intanto, con il lento massaggio, era cresciuta, risposi con la prima cosa che mi venne in mente:
“se continua così mi dovrete assumere come consulente sessuale di coppia… però dovremmo concordare un “compenso”… ahahahah”
Subito dopo averlo mandato me ne pentii, poteva essere frainteso e, poi, era troppo presto per risponderle, il marito avrebbe potuto perdere la pazienza. Invece:
“se il risultati sono questi… considerati assunto!!! per il compenso… l’accordo si trova!!! Ahahahah… ps: Buongiorno, com’è andata la serata?”
Evidentemente il gioco le piaceva, quindi decisi di giocare:
“la serata è stata tranquilla, cena e a letto presto. Il risveglio è stato meno tranquillo, a causa di una certa signora, che non trova di meglio che raccontarmi le acrobazie col marito, mi sono svegliato con una certa “voglia”, il che non è il massimo quando ci si sveglia da soli… ahahahah… ps: ma tuo marito non si arrabbia che di primo mattino stai già massaggiando con me?”

Ora, pensando a Veronica alle sue forme, un fondoschiena ancora sodo con fianchi solo appena allargati dall’età e la gravidanza, il viso rotondo e quelle labbra, ne troppo sottili ne troppo pronunciate, mi stavo lentamente masturbando. La passeggiata si poteva rimandare un po’. Ma, proprio quando mi stavo perdendo completamente nelle mie fantasie, squillò il cellulare. Richiamato alla realtà guardai il display, era lei che mi chiamava, presi il cellulare e risposi con la mano destra, mentre con la sinistra proseguivo il lento massaggio anche se non era certo una finezza masturbarsi mentre si parlava con un’amica, risposi:
- pronto… ‘chè rompi all’alba???
- Ahahahahahah
- che c’è da ridere, allora… tuo marito non si incazza?
- ahahah… no, è fuori che traffica col giardino.
- ridevo per il tuo risveglio con le voglie…
- c’è poco da ridere… tu soddisfi le tue voglie con tuo marito grazie a me, e a me vengono voglie in soddisfabili per colpa tua...
- ahahahah… già, la si può vedere anche in questo modo…
- già…
- comunque ti devo ancora ringraziare per le dritte, in Davide si è risvegliato “qualcosa”, ed era da tempo che non lo facevamo così…
- aspe’… non vorrai mica iniziare a raccontarmi la tua notte di sesso?
- che c’è di male, magari ti aiuta a placare le tue voglie, puoi sempre toccarti… ahahahahah
- se la metti così… sappi che lo stavo già facendo prima che chiamassi… e non ho smesso…
- …
Restò in silenzio, forse ero stato un po’ troppo diretto, ma era stata lei a provocarmi e non sarei stato certo io ad arrendermi per primo, per cui:
- che c’è… ti è mancata la voce? Non mi dire che prima mi racconti i tuoi segreti più intimi… e ora sei scioccata per così poco? Sono un uomo anch’io, non sono fatto di legno…
- hai ragione, forse non dovrei dirti queste cose, ma con te mi sento libera e… e poi, devo essere sincera, era bello agire senza pensare, seguendo i consigli che mi davi tu… e… non sono scioccata perché sei eccitato, è che mi sono sorpresa ad essere lusingata dal fatto che lo fossi a causa mia…
- non fare la falsa modesta con me, lo sai benissimo di essere una bella donna.
- si, forse lo so, ma ogni tanto me lo scordo, e se me lo sono ricordata, e soprattutto se l’è ricordato mio marito è grazie a te…
- e quindi?
- quindi mi piacerebbe raccontarti cosa è successo ieri…
- e se rientra e ti trova a raccontare ad un altro uomo quello che fai con lui?
- non c’è problema, stamattina si è svegliato “pieno di energie” ha detto, starà in giardino almeno un paio d’ore… vuoi ascoltarmi?
- perché no?
- e continuerai a toccarti?
- a questo punto potremmo anche chiamare le cose col proprio nome, no? si, continuerò a masturbarmi!
- si, forse hai ragione…
- allora… che è successo di tanto interessante ieri sera?
- si, ok, ecco… dopo gli SMS in macchina, lui era proprio arrabbiato, rodeva di gelosia. Ero proprio contenta, mi stava facendo sentire di nuovo bella e desiderabile, come non mi sentivo da tanto. Così durante tutta la cena mi sono ho cercato di fare come mi hai detto tu e di sedurlo. È stata una cena fantastica, lui pian piano si è sciolto ed ha iniziato a flirtare con me come non faceva da anni. Gli facevo piedino sotto il tavolo e ci baciavamo come due fidanzatini. Arrivati al dolce la sua mano era costantemente sulla mia coscia…
- ti eccitava?
- si…
- ti stavi bagnando?
- sempre diretto eh?
- non si era detto di chiamare le cose col proprio nome?
- si…
- e allora?
- allora che?
- ti stavi bagnando?
- si…
- dillo!!!
- si, ero già bagnata!!!
- ooh… non ci voleva tanto… continua…
- finito il dolce ci siamo baciati ancora, la sua mano è scivolata sotto la mia gonna, appena ha sentito la mia eccitazione ha subito tolto la mano, ha chiamato il cameriere ed ha chiesto il conto… e con una certa impazienza direi.
- lo capisco… e tu non hai controllato la sua eccitazione?
- ahahahah… non al ristorante. L’ho fatto appena siamo arrivati alla macchina, mi ha baciata, mi sono appoggiata alla portiera e lui si è appoggiato a me aderendo con tutto il corpo. La sua eccitazione era evidente. Ahahaha… sembrava addirittura più grande… ahahahah…
- non è che sia proprio interessatissimo alle sue dimensioni…
- ahahahah… paura del confronto…
- me ne infischio dei confronti sulle misure… se mi stai raccontando queste cose è evidente che non sei alla ricerca di centimetri in più… per questo esistono dei giocattoli!!!
- ahahaha… hai ragione… ancora una volta…
- comunque… se non inizi a dirmi qualcosa di più interessante, riattacco, e mi riaffido alla mia immaginazione…
- si, si… ora ti racconto. Appena siamo ripartiti lui mi ha subito messo una mano sulla gamba, e ha iniziato a risalire sotto la gonna sino alle mie mutandine e si è messo a giocare con l’elastico. Io intanto cercavo di arrivare alla sua patta per toccarlo…
- toccare cosa?
- il suo coso…
- ci risiamo?
- si scusa… il suo pene, cercavo il suo cazzo… così va bene?
- si, continua pure… poi che è successo?
- capivo che aveva difficoltà con le mie mutandine, così ho slacciato la cintura, ho fatto forza sui talloni sollevando il bacino e me le sono abbassate sino alle ginocchia e mi sono riseduta, alzandomi la gonna a metà coscia. Lui ha apprezzato parecchio ed ha inziato a frugarmi la cos… la figa…
- brava, vedi che quando ti impegni ci arrivi da sola?
- ahahahah… non ci sono abituata, però ci provo…
- allora…
- beh, intanto io ero arrivata al suo cazzo, glielo avevo tirato fuori e lo masturbavo… forse con troppa foga, perché ad un certo punto mi ha bloccato la mano. “amore, così vengo” mi ha detto, allora gli ho afferrato la mano con le mie e l’ho guidata verso il mio piacere…
- una domanda…
- si?
- ora sei bagnata?
- mmm…
- è facile… si o no?
- si…
- perché?
- come… “perché”?
- perché sei eccitata… per i ricordi della serata, o perché li stai raccontando a me?
- mmm… ora che mi ci fai pensare, forse un po’ tutt’e due…
- e ti stai toccando?
- certo che no… mio marito potrebbe sempre entrare in casa…
- lo faresti se te lo chiedessi?
- forse…
- per stavolta non te lo chiederò… ma dovrai fare una cosa…
- cosa?
- quando chiudiamo la telefonata, dovrai andare da tuo marito e fargli sentire come sei bagnata, vedrai che apprezzerà…
- ahahahah… ne sono convinta…
- che è successo quando siete arrivati nel famoso “posto della prima volta”?
- mi è letteralmente saltato addosso…
- senza preamboli eh?
- no, giusto il tempo di spostarci sui sedili posteriori. Non ha voluto nemmeno che mi spogliassi completamente, mi ha presa così, abbassando la spallina del top per farlo scendere ed arrivare ai seni… era molto appassionato, rude, al limite della violenza…
- i particolari, a te piaceva?
- si, ero eccitatissima...
- a che pensavi?
- non pensavo, mi godevo tutto, l’unico pensiero era che dovevo essere grato a te per tutto quello che stava succedendo…
- quindi te la godevi pensando a me?
- si, in un certo senso, si!
- e poi?
- poi è andato avanti per un po’, più del solito devo dire, poi mi è venuto dentro… non lo faceva da tanto… forse era talmente eccitato che non ha fatto in tempo…
- no, ha voluto ristabilire il suo possesso, così facendo ti ha voluto ricordare che sei la sua donna…
- beh, si… ha una logica…
- e tu?
- io cosa?
- tu sei venuta?
- si, mi è piaciuto molto…
- non ti ho chiesto se è stato piacevole… sei venuta o no?
- non proprio, è stato piacevole. Tutta la situazione lo era… averlo sentito venire dentro di me, mi ha quasi portato all’orgasmo… ma mi mancava qualcosa per venire, forse sarebbe dovuto durare un po’ di più, non so!?!?
- qual è la prima cosa che ti è passata per la mente mentre lo sentivi venire dentro di te?
- …
- allora?
- avrei voluto chiamarti per raccontartelo…
- ecco cosa ti mancava!!!
- tu?
- qualcuno che capisse il tuo piacere…
- si… ora ho voglia di toccarmi!!!
- non lo fare…
- non riuscirò a raccontarti cosa è successo al ritorno a casa se non mi tocco, sento che potrei impazzire…
- non lo farai… tutta la situazione è certo intrigante, ma andiamo avanti da quasi un’ora, e il braccio mi si è stancato…
- vuoi dire che ancora non hai finito di…?
- di che? Di farmi una sega mentre parlo con te? Se vuoi risposte fai le domande giuste!
- si, non hai ancora finito di masturbarti pensando a me?
- no… e non intendo finire… finirai tu dopo pranzo, mentre mi racconti il resto… problemi?
- ma…
- niente “ma”… se vuoi continuare a raccontare dovrai farlo qui, ma in cambio ti darò un premio…
- che premio?
- prima dimmi se accetti… tanto tuo marito avrà certo qualche partita come al solito… no?
- si, infatti… allora ok!
- ok che?
- ok, verrò a casa tua a masturbarti mentre ti racconto cosa ho fatto stanotte!!! Contento ora? Ma dimmi quale sarà il premio, sono curiosa come una scimmia, lo sai!
- così va bene. Ti dirò il sistema per venire mentre ti scopi tuo marito!!
- si… e quale sarebbe il sistema… ti chiamo mentre sento che sta per venire? Così ammazza me e poi anche te!!!
- sarebbe da verificare chi ammazza chi! Comunque si, più o meno ci hai azzeccato… ora ti metti il cellulare in tasca e vai in giardino da tuo marito e gli fai sentire che sei bagnata e te rientrerai in casa, se non è pazzo ti seguirà. Qui tu dovrai sistemare il cellulare in una posizione dalla quale poterlo tenere d’occhio anche mentre ti fai scopare… scegli la posizione prima di uscire, così poi non perdi tempo… mi stai seguendo?
- si, tutto chiaro, così tu mi potrai sentire…
- esatto… farai in modo di farlo venire dentro… così stavolta quando sentirai di volermelo dire, penserai che ti sto già ascoltando e verrai anche tu!!!
- ahahah… Questa voglio proprio provarla… Ma come ti vengono in mente?
- tu non ti preoccupare di questo… pensa ai tuoi compiti che non sono ancora finiti…
- si ti ascolto…
- ti farai venire di nuovo dentro, ripeto… e quando verrai anche tu… dovrai ringraziarmi!!!
- e come dovrei farlo?
- semplice, urlerai tutto il tuo piacere con quanto fiato hai in gola, ricordandoti di ringraziare… tuo marito certo penserà che ce l’ahi con lui… invece tu e io sapremo la verità… un’altra cosa… quando andrai i bagno non ti dovrai lavare. Anzi metterai un assorbente interno e lo terrai sino a che non sarai qua. Tutto chiaro?
- si, ci proverò…
- se non ci riesci puoi pure restartene a casa e chiamare il telefono amico se hai voglia di parlare di sesso… la nostra amicizia non è certo in discussione, ma se vuoi che parliamo di sesso detto io le regole… ok?
- ok… credo di averti capito… ora vado, ho già tolto suoneria e vibrazione… ora metto il cellulare in tasca.
Non gli ho risposto, continuavo solo a massaggiarmi lentamente mentre ascoltavo, le voci sembravano lontane, ma comprensibili:
- caro, stai ancora lavorando… non sei stanco?
- ho quasi finito, che mi prepari per pranzo… lo sai che devo mangiare presto che poi ho la partita…
- a dire il vero, al pranzo non ci ho ancora pensato… ma…
- che fai? Sono tutto sudato, lasciami la mano…
- ma, dicevo, qualcosa pronta per c’è già… stamattina mi sono svegliata così, ripensando a questa notte…
- ah… però… forse è anche meglio del pra…. ma dove vai ora? Aspetta…
si sentono i rumori di lei che corre verso casa, uno scorrevole che viene chiuso, del cellulare che viene appoggiato, un tonfo sul divano, di nuovo lo scorrevole che si apre… poi:
- ma dove scappi? Non puoi andartene dopo avermi fatto sentire come sei… aspetta un attimo… e la tuta che fine ha fatto? E le mutandine?
- mi davano fastidio… e visto che siamo soli oggi… non aveva senso portarli ancora… no?
- mi piacciono queste iniziative…
quello che segue è un susseguirsi, di ansimi, gridolini, e parole indistinte nella confusione del piacere… poi dopo molti minuti… la voce di lei, chiara e forte:
- siii, lo sento… sento che si ingrossa… ti prego non uscire… vienimi di nuovo dentro… come ieri… ti prego…
poi un urlo incredibile e, ancora:
- siii… vengo… grazieeee, grazieee… grazieeee… farò sempre tutto quello che vuoi!!!
- amore, sei stata fantastica…
ho chiuso io la chiamata senza aspettare altro… aveva fatto più di quanto le avessi chiesto… mi aveva promesso obbedienza senza che glielo chiedessi.
Non avevo più alcun dubbio che dopo pranzo avrei ricevuto la sua visita.
Dopo mezzora circa mi arriva un SMS:
“avevi ancora ragione, quando ho sentito che lui mi stava vendo dentro, non ho pensato solo che tu mi stavi ascoltando, ed è stato come hai detto tu… sono venuta anch’io… non vedo l’ora di essere lì”
Ero compiaciuto, tutto si stava evolvendo velocemente. E la situazione prendeva una piega molto interessante. Risposi il più freddamente possibile:
“ non mi interessa… se vuoi raccontarmi qualcosa vieni qui!!!”
Ormai era tardi, ho definitivamente abbandonato l’idea della passeggiata, ho spento il cellulare e ho iniziato a darmi da fare per il pranzo, tra una cosa e l’altra, non avevo nemmeno fatto colazione, anzi, non avevo neppure preso un caffè.... Continue»
Posted by aurelianoduro 1 month ago  |  Categories: Taboo  |  Views: 663

Il viaggio di Valentina e Luca - Nona parte

Luca e Valentina dopo un lungo viaggio in nave scendono al porto di Cagliari e si dirigono verso Villasimius, località consigliata dal gruppo dei sardi della chat. Andando in macchina in una strada a due corsie che costeggia il mare si vede uno spettacolo stupendo, il sole che si infragge sul mare lasciando una striscia dorata.......... lascino le case e costeggiano il mare dall'alto di una scogliera...... ad un certo punto sono incuriositi da un posto pieno di macchine e, vista la voglia di farsi un bel bagno, si fermano.
Un cartello piccolo prima di una sbarra dice "Mari Pintau" (mare dipinto), scendono giu e si siedono in un tavolino di un chioschetto a 10 metri dal mare.
Io mi avvicino e chiedo, sefve qualcosa da bere?
La donna mi chiede qualcosa di fresco per due, una bella coppia lei una gran bella donna accaldata e dalla scollatura della sua camicetta posso anche vedere il suo seno splendido.
Porto la roba nel tavolo e lei mi chiede:
"Il tuo nome?" noto che mi ha dato subito del tu.......
"Mi chiamo Luca e gestisco questo chiosco... e voi?"......
Lei mi dice Valentina e lui Luca come me. Questo fatto ci rende un po piu uniti e subito iniziano le battute sul nome.
Partono i primi approcci e i primi dialoghi fugenti visto che devo servire altra gente.
Mentre sono fermo nel chiosco vedo che Valentina mi guarda e fa ruotare le gambe verso di me..........
Azz........ che vedono i miei occhi ...... le sue gambe si aprono lentamente offrendo ai miei sguardi ed alle mie fantasie la sua vagina.
Vedo che segue i miei movimenti e dopo un po perchè non le è bastato si passa le dita in bocca e le fa scivolare giu nella figa come fosse un messaggio......... una cosa di sicuro la fa, il gonfiore nei miei pantaloni ........
Non posso quasi piu uscire dal chiosco e Lei però mi chiama, come arrivo capisco dal suo sorriso ammicante e dallo sguardo che fa al marito, che il gonfiore del mio pene è evidente e capto una frase che Valentina dice a Luca.... "certo che se ci fosse un angolino sicuro mi attirerebbe molto...."
Passa così la mattinata piena di sguardi e carezze fugenti da parte sua, ormai ce piu calma e mi siedo al loro tavolo.
Lei mi attizza molto sento il mio corpo vibrare e Lei come se lo capisse mi avvicina lentamente il piede alla gamba e lo fa salire verso su........ come sale sento il mio cuore andare in fibrillazione..... sale lungo le mie gambe e si infila sotto il pantaloncino del costume andando ad accarezzare conla punta le mie palle, io cerco di essere infirente ma il mio cazzo no!!!!!!
Sta scopiando .......
Valentina mi fa....... "ma qui una zona tranquilla non ce?"
ed io come fossi una guida turistica inizio a descriverle la zona e a battuta le dico..... "andando avanti di li ce un angolino riservato alle persone esibizioniste, si sta bene li perchè si è coperti dallo sguado della gente e puoi metterti nudo tranquillamente."
Valentina a questo punto dice..... "Perfettooooooo" e ricolgenoli al marito "Luca dai andiamo a farci un bagno"
Luca non ne ha voglia e poi le dice " non ricordi i costumi sono in macchina" ..... "perchè se vado li non ne ho bisogno - risponde Valentina - se non ci vieni mi faccio accompagnare dall'altro Luca"
Non desideravo altro........ e appena me lo proprone togliendo la scusa che non conosceva bene il posto le dico ........ "OK ti accompagno intanto per oggi ho finito"
Mi camina davanti ha un culo fantastico che oscilla a destra ed a sinistra, a cosa mi eccita sempre di piu ........
Arriviamo nel posto lo dico a Valentina e lei senza aspettare un attimo sfla giu la gonna, toglie la camicetta e rimane nuda....
CHE SPLENDORE!!!!!!!!!
"Basta, io mi butto" penso ormai super eccitato. La seguo in acqua e con la scusa che non sa nuotare bene si aggrappa a me ed avvicina il suo corpo al mio e si attacca come fosse un polpo e che polpo...... le mie mani scivolano lungo il suo corpo e stringolo il suo seno sino a stringere forte i suoi capezzoli.
Lei geme ed allunga le mani sul mio cazzo e inizia ad accarezzarlo scivolando da sotto lepalle sino alla punta......... la mia mano affonda tra le labbra della sua vagina ed inizia una splendida esplorazione....... In un eccitante silenzio e gioco di sguardi scivoliamo verso le rocce e mi sdraio sopra i miei vestiti e lei sopra di me le sue labbra catturano le mie e le nostre lingue si incrociano scoprendo uno il sapore dell'altro.
La sua bocca scivola giu succhiando i miei capezzoli e catturando alla fine la mia capella che, eccitata dalle carezze sotto le palle, scoppia e vuole che qualcosa l'acoclga e Valentina sembra capirlo e l'avvolge con la lingua e con le sue labbra muovendosi in un lento su e giu e succhiando con sensualità!!
Io lentamente la giro sino a portare la sua vagina sulla mia faccia e li la mia lingua inizia ad accarezzarla e a perdersi dentro il suo clitoride e le sue labbra.
Mi alzo, prendo Valentina e l'appoggio ad una roccia calda dal sole e dalle spalle faccio scivolare lentamente il mio cazzo dentro la sua vagina ormai bagnata e piena di eccitazione. da li un lento ma deciso movimento ci porta al massimo dell'eccitazione e, prima io, la riempio di sperma sino a vederlo uscire fuori dalla sua vagina e poi lei gode accompagnandolo con un urletto ed un sospiro di piacere.
Stavo facendo scivolare via ilmio pene per pulirmi quando Valentina mi blocca il braccio e mi tieni li ......... vedo le sue mani che accarezzano le sue natiche ed aprendo il buco mi invita a prenderla dietro....... Il mio cazzo è ormai bagnato ed il suo buco è pronto per accoglierlo, non mi faccio aspettare e scivolo dentro, mentre scendo sento la sua pelle aprirsi al mio passaggio e lei urla di piacere ........... Mentre sto provando un piacere immenso e sto per godere una altra volta ... alzo lo sguardo e vedo dietro una roccia Luc, il marito, che aveva in mano una macchina fotografica e s**ttva foto...........
Dopo esserci rivestiti in sensuale ed intrigante silenzio ci dirigiamo verso il chiosco dove Luca ci aspetta con la macchina digitale sul tavolo e, quando arrivo, mi fa.... "Le foto del panorama sono riuscite benissimo....... le publicheremo nel nostro sito. Tranquillo che il tuo viso non si vedrà"
E' stata un avventura fantastica e mentre prima di andare via gli chiedo dove vanno e se al loro ritorno si fermano per salutarli (spero anche in un secondo incontro con Valentina!!)
Valentina si avvicna per salutarmi, io porgo la guancia ma lei mi prende la bocca ed affonda la sua calda lingua..........
Non li dimenticherò mai e speriamo che le loro vacanze in Sardegna continuino bene!!!..........
Ed il viaggio di Valentian e Luca continua verso Villasimius... Continue»
Posted by xmerlo 4 years ago  |  Views: 739  |  
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Il ballo delle debuttanti (racconto trovato sul we

A volte l'amore per un figlia nasconde un profondo desiderio di possederla, ma si sa le leggi della morale comune sono li a fermare quell'impulso come severi poliziotti.... ma nella vita capitano situazioni imprevedibili nelle quali è la nostra morale a decidere, sempre nel rispetto della libertà altrui...


Finalmente diciotto anni!
Agnese attese il raggiungimento di quella meta con grandi aspettative, ritenendola la chiave che le avrebbe aperto un mondo fantastico.
Si era preparata mentalmente per le possibilità di libertà che offriva.

I genitori, avvocati famosi, per festeggiare degnamente la ricorrenza, la iscrissero al ballo delle debuttanti.
L’avvenimento rappresentava la cerimonia ufficiale che sanciva l’ingresso nella società degli adulti.
Era l’addio all’adolescenza ingenua e spensierata.
Dopo il ballo c’era il college, gli impegni universitari, che l’avrebbe introdotta in un mondo completamente diverso da quello in cui aveva vissuto fino allora.

I cavalieri serventi erano stati scelti nelle scuole militari e collegi del paese, tra i più prestigiosi.

Erano i rampolli del mondo che contava, mandati in quegli istituti ad imparare le rigide regole di vita, che poi avrebbero messo in pratica per prendere in mano le redini della nozione.
Tra loro c’erano i futuri generali, capitani d’imprese, dirigenti di grandi società, forse anche qualche ministro.
Poteva essere l’occasione di conoscere l’uomo della propria vita.

Agnese scelse con cura il vestito del debutto.
Era semplice, scollato, non troppo lungo, bene aderente alla vita e bianco come il suo candore.

La sera della vigilia.

“Mamma? Sei sveglia?
“Si tesoro! è tardi!
“Non riesco a prendere sonno!
“Se non dormi domani sembrerai una mummia!
“sono agitata e preoccupata! Ho paura di sbagliare tutto!
“Vieni qui!

I genitori di Agnese si erano separati da molti anni, lei in sostanza è cresciuta con la madre, che, sebbene avesse una vita mondana molto intensa e libertina, si guardava dal portarsi compagni occasionali a casa.
Preferendo non avere legami eccessivamente morbosi.

Agnese salì sul letto e si stese al fianco della madre, poggiando il capo sul suo seno.

“Adesso rilassati! Via quei brutti pensieri! Vedrai che domani andrà tutto bene!

La coccolava accarezzandole i lunghi capelli castani chiari.

“Ci sarà papà? Ha promesso che sarebbe venuto!
“Assolutamente si! Non si perderebbe mai un avvenimento così importante per te!
“Mamma il mio difetto! Credi che qualcuno lo noterà?

Agnese era affetta da blesità. Un difetto di pronuncia che si manifestava, quando proferiva la consonante “erre”, che diventava, di fatto, un “v”.
Per lei fu una tragedia e col tempo diventò un complesso frustrante, che le provocò molta difficoltà nelle relazioni con i compagni.
Parlava poco e col passare degli anni divenne anche introversa,
per paura di doversi esporre a causa di quel difetto di pronuncia.
Per questo motivo le amicizie con i ragazzi non furono molte, di conseguenza agli occhi delle amiche appariva come una ragazza impacciata e timida, nonostante fosse molto bella e intelligente.

Il giorno del debutto, la Cadillac nera si fermò davanti al portone di casa.
Alla guida c'era Giorgio, il padre di Agnese, che l'aveva presa a noleggio.

Agnese e sua madre, appena la notarono, si affacciarono subito all’ingresso della villa. Giorgio quando vide la figlia non poté fare a meno di emozionarsi.
La sua bambina era diventata una donna. Vederla con il vestito della cerimonia, la coroncina in testa e il bouquet di fiori, che le fece arrivare nella mattinata, gli tolse il respiro di bocca.
Era la più bella delle damigelle e lui sarebbe stato fiero di presentarla come sua figlia.

Quando tutti i partecipanti arrivarono al castello medioevale, sfilando nei loro meravigliosi abiti di cerimonia, i genitori si disposero davanti alla scalinata di marmo, aspettando trepidanti l’ingresso dei figli.
Tutti fissavano le lunghe gradinate, dalla quale le ragazze, a braccetto del cavaliere servente, sarebbero scese in modo trionfale nella grande sala.

L’orchestra partì con un valzer lento. Sulla cima delle scale comparvero le prime coppie, seguite dalle altre.

Agnese era la terza. La sua statura imponente spiccava nettamente su tutte.
Al suo fianco c’era un giovane cadetto. Formavano una bella coppia.
La madre e il padre, appena la videro, si guardarono commossi. Trattenendo a stento le lacrime.
Nonostante fossero avvocati di successo e preparati ad affrontare situazioni difficili, in tribunale e/o in mediazioni conflittuali private, quel giorno sembravano persone comuni.

I ragazzi, una volta scesi, si disposero a cerchio. Il maestro di ballo si collocò al centro del salone. Scrutò a una a una le coppie. Poi fece un segno e queste, partirono una alla volta, iniziando a veleggiare al ritmo dolce del valzer lento.

Ballavano divinamente. Erano state preparate personalmente dal maestro.
I ragazzi si erano accoppiati nel corso delle lezioni, per simpatia e anche per attrazione fisica.
Il compagno di Agnese si chiamava Silvio, aveva 21 anni, ed era al terzo anno accademico. Era il figlio di un imprenditore che possedeva emittenti televisive e società finanziarie sparse in tutta Italia, ed era anche il presidente di una grande società di calcio.

Agnese, quando lo conobbe, si legò subito a lui.
Gli piacque così tanto che si era presa anche una cotta.
Sua madre lo aveva intuito dall’entusiasmo con cui aveva partecipato alle prove di ballo, e delle buone maniere.

La giovane coppia ballava con leggiadria. Era perfettamente coordinata.

Dopo una serie di balli. Il maestro invitò i ragazzi a fare una pausa, informandoli che nella stanza attigua era stato approntato un buffet.
Nello stesso istante invitò i genitori ad approfittare di quella circostanza per farsi qualche giro di valzer.

Giorgio guardò sua moglie aspettando un cenno di assenso.
Valeria, nonostante gli anni, era ancora una bella donna.
Aveva scelto un vestito lungo e stretto che esaltava le sue forme di femmina maggiorata.
Lei gli sorrise e lo invitò a farsi avanti.
Quella sera si era tenuta libera da tutti gli impegni mondani.

Appena Giorgio cinse i fianchi dell’ex moglie provò un brivido alla schiena.
Dopo tanti anni la percepiva ancora sensuale come la prima volta che l’aveva conosciuta.
Ripensò, suo malgrado, al giorno in cui, dopo una violenta baruffa, fece le valige ed andò via.
Aveva scoperto che il suo migliore amico, e collega, era il suo amante.

“Esci ancora con quel coglione di consigliere comunale?
“No! Appena ho capito che voleva fare sul serio l’ho mollato!
“Lo sai che sei molta chiacchierata nell’ambiente?
“Si Lo so, molti mi considerano una troia! Ahahah E chi se ne frega! Mi godo la vita!
“Con Agnese come va?
“Perfettamente! Sai bene che la mia vita privata la tengo lontana dai riflettori!
“Si lo so! Per questo ti ammiro! Hai fatto un bel lavoro con lei!
“Grazie anche a te! Anche perché, fuori dei tribunali, non ci siamo mai scontrati sulla sua educazione!
“Ahahahah certo!
“Fa caldo qui! Ci prendiamo un drink e andiamo sul terrazzo?
“Che cosa è? Una proposta?
“ahahahahha sei sempre il solito malizioso! Ahahah

Giorgio afferrò due flute di spumante al volo, dal cameriere che stava passando in quel momento, e con Valeria a braccetto si avviò verso il terrazzo.

“Anche tu sei rimasto singolo? Perché?
“Basta! Con le complicazioni! Dopo la rottura del nostro matrimonio ho pensato che sarebbe stato meglio se non mi fossi più impelagato in un altro rapporto serio!
“Mi dispiace! è anche colpa mia!
“Lascia perdere! E’ inutile rimuginare sul passato! Forse è anche colpa mia!

Valeria, lo fissò intensamente, si avvicinò a lui e gli passò la mano sul viso.
Dopo tutto, una volta, lo aveva amato tantissimo.
Lo aveva tradito fisicamente ma mai mentalmente.

Giorgio fremette appena la mano di Valeria sfiorò la sua pelle. Era come se un soffio di freddo le avesse sfiorato la schiena.
D’istinto la cinse dai fianchi e la tirò verso di se. Posarono i flute sul muretto e si abbracciarono con forza.
Valeria ebbe un sussulto e sentì il suo corpo vibrare.
Tra loro c’era ancora qualcosa. Sotto le ceneri era rimasta qualche brace accesa.
Giorgio percepì la sensualità di Valeria.

Il clima si era surriscaldato. Tra loro c’era ancora attrazione.
Le bocche d’istinto si unirono e le lingue iniziarono a danzare con la melodia del valzer lento che arrivava ovattato dall’interno del castello.

Giorgio si era eccitato. Il suo cazzo esplose ingrossandosi e premendo contro il grembo di Valeria. Il tessuto leggero del suo vestito non impediva di avvertire il caldo delle sue membra.
Valeria, eccitata, fremette, quando avvertì la grossezza del cazzo di Giorgio che premeva contro il suo scoscio, impaziente di violare la sua intimità.

“Vieni! Andiamo in macchina!
“Come ai vecchi tempi?
“Si! ahahahah

Si afferrarono per mano e come ragazzini corsero verso la Cadillac nera parcheggiata in un angolo dell’immenso parcheggio.
La fortuna li aveva anche aiutati perché era parcheggiata lontano da occhi indiscreti.

Giorgio, appena fu vicino all’auto sentì dei gemiti, e fece subito segno a Valeria di bloccarsi.
Qualcuno aveva avuto la stessa idea di utilizzare l’auto come un’alcova.

Giorgio si accostò per primo. Quello che vide gli fece venire la pelle d’oca. Nei sedili posteriori c’era Agnese a pecorina e dietro di lei il Silvio, il suo cavaliere servente, mentre si agitava scopandola con foga.
Non aveva più il vestito indosso ed il reggiseno era stato spostato sotto le tette scoprendo quelle meraviglie della natura.

Giorgio si soffermò a guardare sua figlia. Era la prima volta che la vedeva nuda.

Nonostante l’imbarazzante situazione, si fece coinvolgere emotivamente da quella situazione incandescente,
Inoltre, aveva ancora i sensi sconvolti.
L’eccitazione s**tenatagli da Valeria non si era placata. Pulsava viva nelle sue vene come lava incandescente.
Cosicché davanti a quelle scene infernali, nelle quali era in azione sua figlia, la sensazione morbosa si stava rafforzando, facendogli palpitare il cazzo allo stesso ritmo folle dei battiti del suo cuore, stimolato dai movimenti forsennati di quei giovani amanti.

Si soffermò ad fissare il corpo magro di Agnese. La sua bellezza era impressionante.
Suo malgrado, non riuscì a prendere le distanze da lei, trovandosi bloccato ad ammirarla con la mente alterata dalla libidine, piuttosto che con gli occhi.

“Che fai spii tua figlia adesso? Lasciamoli tranquilli e andiamo da un’altra parte!

Giorgio, con la mente corrotta dal desiderio, ansimando, si girò verso Valeria l’afferrò dai fianchi e se la tirò verso di se. Era eccitato come un montone pronto alla monta.

Valeria, per fronteggiare quello impeto dovette appoggiarsi con la schiena contro un’auto; subendo l’assalto convulso di Giorgio, e, nel contempo, si lasciò coinvolgere dalla libidine.
Del resto anche lei sentiva una forte emozione interiore, all’idea che l’ex marito, come un guardone maniaco, era eccitato da quella situazione incandescente.

Quindi, lo lasciò fare, quando le sue mani le alzarono il vestito, e s’infilarono nel perizoma.
Godette, quando le dita di Giorgio iniziarono a tormentarle le fenditure della figa. Allargò le gambe, quando lo vide inginocchiarsi e ficcare la bocca nello scoscio e leccare in ogni parte.
Gemette in silenzio, quando la sua bocca aveva afferrato il clitoride e lo stava stimolando con forza, mentre alcune dita le sollecitavano il buco del culo.

Era impossibile res****re a quello uragano d’emozioni.

Giorgio, ere come impazzito dalla bramosia, si tirò fuori il cazzo, duro come una roccia, menandolo contro lo scoscio di Valeria.
Valeria lo notò subito, lo placco con una mano, e senza che lui glielo chiedesse, si piegò al suo cospetto iniziando a fargli un lavoretto di bocca e di lingua.

Valeria stava succhiando il cazzo, mentre Giorgio non riusciva a distogliere lo sguardo da sua figlia.
La vedeva nettamente, quando seduta sul suo Cavaliere Servente si lasciava scopare. Soprattutto vedeva la sua figa assalita dal palo di quel giovane cadetto che s’infilava in profondità, lasciando fuori solo i coglioni, schiacciati dai candidi glutei.

Era dannatamente eccitante guardare la figa di Agnese, oscenamente slabbrata, aperta da quel palo impertinente, che nella sua azione devastante stimolava le labbra ed il clitoride.

Il viso di Agnese era deformato dall’intenso piacere che le veniva dal basso ventre. Ansimando come una cagna in calore.
La sua vocina lo esaltava a tal punto che afferrò la testa di Valeria, e cominciò a scoparla in bocca, concordando i movimenti con quelli del giovane, quando spingeva il suo grosso palo nella fica di Agnese.
Era come scopare sua figlia a distanza. Ogni affondo nella bocca di Valeria corrispondeva ad un acuto di Agnese, mentre il cazzo gli sconquassava la fica.

Ad un certo punto non riuscì più a tenere a bada un incipiente orgasmo. E stringendo il capo di Valeria gli scaricò un fluido di sperma nella gola. Nello stesso istante il giovane cadetto cosparse di sborra il ventre di Agnese


Mmmmmmmmmmmmmm godo oooooooooo

Dopo che ebbe scaricato tutto il suo impeto, tirò su Valeria.

“Presto allontaniamoci! Quelli hanno finito!

Giorgio e Valeria, scapparono via da lì. Dopo alcuni metri. Valeria trascinò Giorgio dietro una siepe.

“Che cazzo ti è preso! Ed io che sono stata al tuo gioco!
“Non lo so! Ho perso il controllo!
“Su tua figlia?
“Già! La situazione era… Cazzo! Anche tu del resto potevi fermarti!

Per Valeria sarebbe stato impossibile rinunciare al piacere di una sborrata in bocca. Era una maniaca del pompino con l’ingoio, ed era anche la sua specialità.

“OK! Abbiamo perso la testa tutte e due! Che facciamo stasera?
“Ne parliamo dopo il ballo! Continuiamo il discorso a casa mia!
“ahahah ci puoi giurare! Questa! caro mio! È un’opera incompiuta!
“Cazzo! Non sei cambiata! Hahahah Ora andiamo dentro va! Aspetta! Una cosa! Tua figlia stasera ha bruciato in fretta le tappe! Mi pare! Si può dire che oggi sia entrata a buon diritto nella società degli adulti! Dovresti farle un discorsetto sui rischi!
“Già! Anche io sono rimasta sorpresa! Pensare che ieri sera era agitata! Ma ho visto che le è passata in fretta la paura hahahah
“Non c’è dubbio! È nostra figlia hahahah

Stavano entrando nella sala, quando videro Agnese che correva verso l’esterno in lacrime. Giorgio cercò di fermarla, ma lei non lo vide e proseguì oltre.

Le corse dietro fino a quando non riuscì ad abbrancarala da un braccio.

“Bastardo! Lasciami stare! Sei come tutti gli altri! Mi hai promesso mari e monti e poi mi hai preso in giro!

Piangeva come una fontana.

“Tesoro che cosa è successo?
“Papà!

Piangendo si buttò nelle sue braccia. Dopo un po’ arrivò Valeria.

“Tesoro che cosa è successo!

In lacrime raccontò tutto.

Dopo aver fatto sesso con Silvio. Erano rientrati nella sala. Appena dentro si accorse che il ragazzo aveva preso le distanze, rideva facendo dei gesti ai suoi amici, in segno di vittoria.
Inoltre si mostrava anche distaccato.
Lei, nonostante tale atteggiamento, cercò di stringersi a lui, baciandolo su una guancia.
Silvio si sottrasse da quello abbraccio, e, guardando negli occhi Agnese, con uno tono glaciale:

“Ma che cazzo ti sei messa in testa! Sei bella, ma parli come un’oca! Da te volevo solo una cosa: la figa! Adesso fammi il piacere di non soffocarmi, altrimenti togliti dal cazzo!

I genitori di Agnese rimasero basiti. Giorgio voleva entrare dentro e spaccare la faccia al ragazzo. Valeria glielo impedì.

“Ora dobbiamo pensare a nostra figlia! Cazzo!

Giorgio si calmò. I due si guardarono attorno e si accorsero che Agnese era sparita.

“Cazzo! Dove è andata?
“Oddio! Speriamo che non faccia stronzate! Cerchiamola subito!
“Tu vai dentro! Io la cerco fuori!

Giorgio si avviò verso il parco. Ad un certo punto vide una sagoma scura che rifletteva sullo specchio del laghetto artificiale.
Si avvicinò alla sponda. La prima cosa che notò furono i vestiti di Agnese sparsi sul prato.

Scrutò il centro del lago e la vide. Immediatamente si buttò in acqua per raggiungerla.
Le arrivò da tergo afferrandola dalle spalle.

“Che cavolo ti sei messa in testa! Usciamo subito da qui!
“Lasciami stare papà! Voglio annegare qui!
“Ma sei cretina! Non ne vale la pena! Tipi come lui è meglio perderli che trovarli!
“Papà quello mi ha scopato e mi ha buttato nella spazzatura come uno straccio vecchio! Gli ho dato la mia verginità! Cazzo! Mi sembrava un angelo ed invece era un diavolo! Mi ha umiliato! Nessuno mi vuole! Sono un mostro! Non piaccio a nessuno!

Piangeva disperata. Giorgio se l’abbracciò, stringendola forte a se.

“Tesoro sei ancora una ragazzina! E’ soltanto una brutta esperienza! Tutto qui!
“Papà! Papà! Aiutami ti prego!

Giorgio la teneva stretta tra le braccia, quando, durante le carezze, si accorse che Agnese era completamente nuda.

Quella scoperta gli fece tremare il corpo, come se fosse stato folgorato da una forte scarica di corrente elettrica.
La sua mente si destò, tornando indietro di alcune ore, quando Agnese era in macchina intenta a scopare con il suo giovane cadetto.
Quel ricordo lo eccitò; così, d’istinto, mosse le mani verso il basso, lungo la schiena, fermandosi appena sopra la zona lombare.
Poi abbassò lo sguardo a notò il seno a punta di Agnese, compresso contro la sua camicia bagnata. Era un’immagine di straordinaria sensualità.

La sua mente non aveva considerato quella variante conturbante.

Immediatamente riemersero altri ricordi di lei, a pecorina, mentre quello sciagurato gli trapanava la figa.

La sua figa, si era stampata chiaramente nella sua mente, in modo particolareggiato.
Nonostante gli sforzi di mantenersi neutrale da quei sentimenti, il suo cazzo si mosse autonomamente, somatizzando i suoi desideri, così si ingrossò in pochi secondi diventando duro e palpitante.

Le carezze divennero sempre più lascive.
A un certo punto superarono la linea dei fianchi, scendendo ancora più giù, fino a lambire le rotondità delle natiche.
Era un piacere toccarla e stringerla.

“Papà ti prego aiutami! Sto soffrendo!
“Certo che ti aiuto!

Mentre Agnese era attaccata alle sue spalle, Giorgio si sbottonò i pantaloni e lentamente se li fece calare nell’acqua insieme alle mutande. Ora il suo cazzo spingeva vivo e vegeto direttamente contro il monte di venere di Agnese.

“Papà! Aiutami!
“Si piccola lasciami fare! Papà ti aiuterà a superare questo brutto momento!

Lentamente la sollevò su, costringendola ad aprire le gambe. Poi, la prese in groppa al suo grembo.
Nel momento in cui la solleva in aria, le tette bagnate strofinano sulla sua bocca.
Lui le bacia subito con passione.
Agnese è quasi sospesa in aria, quando Giorgio, da sotto, punta la grossa cappella contro l’apertura della figa.
Poi, tenendola in braccio come una bambola, lentamente, la scende verso il basso facendo entrare il cazzo in quello inferno di fuoco.

“Papà! Mmmmmmmmmm
“Papà ti vuole bene! Lasciati fare mmmm
“Si papà! Mmmm fai fai fai mmmmm

Il cazzo di Giorgio scivolò interamente dentro la figa di Agnese. Alla fine della corsa, solo i coglioni rimasero fuori.
Sudava freddo. Per questo si fermò un attimo a prendere fiato, per scaricare la tensione accumulatasi in quegli istanti vorticosi.
Il suo cazzo intanto pulsava dentro la vagina di Agnese al ritmo impazzito del suo cuore.

“Tesoro papà ti aiuta!
“Si papà aiutami! Mmmmmmmmm si lo voglio mmmm

Considerandolo un assenso, le afferrò le natiche e tenendola sospesa appena sopra il livello dell’acqua, prese a muovere il cazzo da sotto, spingendo dentro fino a quanto poteva.

“mmmmm si mmmmm si papà mmmm
“Tesoro mmmmm

Dopo i primi colpi leggeri, iniziò a spingere con più veemenza. L’acqua non era alta. Superava di poco i loro fianchi.
Giorgio, in quelle circostanze, saldamente piantato con i piedi sul fondo del laghetto, la teneva sollevata dalle cosce, quel tanto da poterla chiavare con più forza.
La sua mente era completamente alterata dalla libidine.
Aveva soppresso il controllo della ragione, e c’erano solo gli istinti primordiali a guidare la sua audacia.

I movimenti convulsi di Giorgio agitavano l’acqua, formando delle piccole onde, che si allontanavano in cerchi concentrici.
Agnese era attaccata alle spalle del padre, con le gambe incrociate ai suoi fianchi, mentre incassava con godimento i suoi assalti spietati.

“Si iiiiiiiii papà mmmmm mi piace eeeee
“Tesoro mmmmm

Dopo un po’, lo scroto andò in fibrillazione. Erano gli spasmi che gli preannunciavano una imminente sborrata.

“Mmmmm si si si si mmmmm

La dolce voce di Agnese alterata dal godimento gli destava una forza incredibile.
Un attimo primo di sborrare diede dei forti colpi, in sequenza, devastanti, che mandarono la mente di Agnese in estasi.

“Godo oooooooooo mmmmmmm

Era un orgasmo.
Nello stesso istante se la strinse forte a se, scaricando nelle profondità della vagina, il suo fluido di sperma.

“Mmmmmm tesoro ooooo si godo oooo
“Mmmmm papà si mmmmmmmm

Alcuni secondi dopo. La fissò negli occhi.

“Come ti senti?
“Mi sento benissimo papà! Hai ragione tu! Quell’idiota non merita la mia sofferenza!

Giorgio guardò sua figlia. Aveva l’aria di una persona serena. La scopata le aveva messo il buon umore.

Si rivestirono in fretta. Raggiunsero Valeria che, in preda alla disperazione, aveva coinvolto altri invitati nelle ricerche.

Quando li vide arrivare tirò un sospiro di sollievo. Poi si soffermò a guardare sua figlia.
Rimase colpita dall’atteggiamento smaliziato che ostentava. Non sembrava affatto disperata.

Agnese notò che al fianco di sua madre c’era Silvio.
Anche lui sembrava disperato. Gli sorrise, si avvicinò, quando lo ebbe nel suo raggio di azione, gli assestò un forte calcio nei coglioni. Lo lasciò sofferente a terra, scavalcandolo con un passo.

“Agnese!

Gridò Valeria con espressione sbalordita.

“Papà! Andiamo a ballare?
“Certo tesoro! Andiamo! Da adesso in poi papà si prenderà cura di te!
Ahahahahahah (risata corale)

Valeria guardò perplessa la figlia e il suo ex marito, abbracciati, con i vestiti bagnati, mentre a passo di danza entravano nel castello.


Così va la vita.... Continue»
Posted by zizzi87 2 years ago  |  Categories: First Time, Taboo  |  Views: 823  |  
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